Variabili

Da Frida la loka (Lombardia)

La coppa di cristallo si ruppe;
Condizionata dalle variabili alle quali era sposta;

Può essere che sopravviva a tempeste, terremoti; una svista e si rovescia, però non si è rotta, ancora;

neanche un graffio giacché, ben protetta, custodita accuratamente; tenuta lontana dai pericoli...

quando v'è l'affetto ad essa;
Da sola, è un oggetto come qualsiasi altro della sua specie, gracile...

Dilazionare il suo utilizzo più di quanto si possa immaginare talvolta è una inconsueta preziosità ...

Le variabili, già;
Suficiente una lacrima piena di dolore, pessante di tanto contenimento caduta dal cielo per compiere l'atto finale sul orlo del calice per disfarsene.

Tua

14 gennaio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Cultura. Poesia: “Venezia” di Caterina Alagna

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a questo post nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/03/viaggio-venezia.html

Sulle sponde della mia pelle

Venezia cosparge il suo canto serafico,

una melodia che risuona di stelle

e  mi inebria il cuore di chiarore romantico.

Illuminato nasce un sorriso 

che si squarcia profondo e senza fiato,

innamorato  s’inoltra nelle  vie  del paradiso 

fino a perdersi nel cuore di San Marco.

Sulla loggia della Basilica

estasiato ho lasciato il mio viso 

e nella laguna che di delizia brulica,

s’incendiano i miei occhi d’oro intriso.

Brillantate dai raggi di dorate increspature,

movenze sinuose trascinano i canali,

per le calli dissolvono ataviche paure 

e sotto i ponti mietono i sospiri degli innamorati. 

Venezia ha posto sul mio capo un diadema,

davanti alla sua immagine idilliaca

la mia carne ancora trema,

s’immerge nel ricordo del suo lirico splendore,

un sigillo che s’incarna come emblema

scolpito nell’anima da brividi d’amore. 

Una anno con Salinger (2020)

Oggi cinema.

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Fosse ancora vivo e volessi scrivergli una lettera, direi a Salinger: Ho letto il suo Giovane Holden una volta sola e l’ho trovato piuttosto ingiallito, ma sotto la patina ho intravisto l’energia di una grande scrittura, la sua. Un anno con Salinger è un film che mi ha colpito per immediatezza, dolcezza, intreccio. Un gran bel film da vedere, specie per noi che crediamo di saper scrivere, persone del tutto ordinarie che si credono straordinarie. La versione colta di Il diavolo veste Prada, con il New Yorker, l’Algonquin e l’autore di “Il giovane Holden” al posto della moda, degli abiti e degli stilisti. Poteva essere insopportabile nel suo strizzare l’occhio allo spettatore amante di un certo mondo letterario, ma non è mai spocchioso né arrogante, ed è sempre sincero. E così, diventa una gradevole commedia, un riuscito racconto di formazione capace di toccare leggermente temi ampi e complessi senza voler…

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FASCINOSA SOLITUDINE, di Silvia De Angelis

 Con dolcezza

apro le mani

le appoggio

sul silenzio imperante

d’un attimo sfacciato

Trapela dalle sue fessure

un manto di fascinosa solitudine

S’inarca

nel profondo

come le onde del mare

sussurrando di velate creste

intarsiate di scirocco

Immersione azzurra

nella smania d’un respiro solitario

che risorge

e lascia scivolare

ombre dagli occhi

nel blu d’inviolato amore

e sagace inganno

@Silvia De Angelis

“Del mio tentativo di far sposare Renzo e Lucia” di Gabriele Andreani

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Racconto che si muove su un impianto costruttivo che racchiude una storia nella storia,  dove leit motiv è rappresentato da una sottile ironia  che lega una trama intessuta in un immaginario dialogo tra il lettore/narratore e i protagonisti del celebre romanzo del Manzoni. Lo stile narrativo è ineccepibile e la padronanza lessicale e sintattica rendono il brano un esempio brillante di prosa moderna e rigorosamente strutturata.[Maria Rosaria Teni]

9788817097413_1_536_0_75La cena era stata pantagruelica e il vino aveva fatto affari d’oro con la mia gola. Per non ingolfare ulteriormente il mio cervello di liquori, barcollai a mezz’aria in direzione della saletta all’ingresso, presi un libro dallo scaffale, inforcai gli occhiali e diedi un’occhiata al titolo stampato in rosso sulla copertina: I Promessi Sposi. Poi, mentre gli amici eruttavano grasse risate, sprofondai nella poltrona, accanto a un raggio di luna. Aprii il romanzo e lessi un periodo a caso: Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo, non si fece molto aspettare. Appena gli parve ora di poter, senza indiscrezione, presentarsi al curato, v’andò, con la lieta furia di un uomo di vent’anni, che deve in quel giorno sposare quella che ama…[1]

Andai avanti nella lettura fino al punto in cui Don Abbondio dice a Renzo che il matrimonio non verrà celebrato per alcune formalità che devono essere ancora adempiute.

Sentendo il giovanotto sospirare, decisi di offrirgli il mio aiuto. Balzai come in sogno a pagina trentaquattro e mi sedetti su una virgola, accanto a un ma.

«Salve» dissi.

«Voi chi siete? Da dove siete entrato?» gracchiò don Abbondio, guardandomi con sospetto, mentre Renzo, pallido di rabbia, andava avanti e indietro per la canonica.

«Sono il Lettore» dissi. «Sono entrato da una nota a piè di pagina.»

«Uscite dalla mia casa!» gridò il curato, agitando la mano.

«Me ne andrò solo quando avrò ottenuto soddisfazione.»

«Che?»

«Quando sposerete questo bravo ragazzo.»

«È del mio matrimonio che state parlando, signore?» chiese Renzo, andandosi a sedere sul ma.

Sorrisi e feci segno di sì.

«Non voglio che questo tizio s’impicci dei miei imbrogli!» tuonò don Abbondio.

Mi prudevano le mani. Sentii il desiderio di strappargli il folto pizzo.

«Ecco, vedete» disse il giovane, rivolto al curato, «magari è il caso di ascoltare l’opinione del Lettore.»

Don Abbondio si aggrappò a una sponda del latinorum e un istante dopo lasciò la canonica. Perpetua lo trovò accartocciato sotto un impedimento, con il respiro pesante e un’espressione turbata.

Poiché battevo i pugni nell’aria, Renzo mi chiese perché provassi così tanta rabbia. In fondo, il turlupinato era lui, mormorò quasi piangendo.

«Rinviare al giorno del poi e all’anno del mai un matrimonio che aspetta solo di essere celebrato» dissi «è una cosa che mi fa uscire dai gangheri. Se non fossi il Lettore, se potessi apportare delle annotazioni al testo e inserire delle pagine, aggiungerei elementi sufficienti per ridurre don Abbondio allo stato laicale. Cristo Santo, come si fa a impedire a un onesto filatore di seta di crearsi una famiglia?»

«Già, come si fa?» domandò Renzo rivolgendosi alla caricatura del curato affissa alla parete, opera di Grignapoco[2] da Bergamo.

«Mi è venuta un’idea!» esclamai. Tirai fuori da una tasca lo smartphone e composi il numero di don Euro, il sacerdote che mi aveva sposato una decina d’anni prima e con il quale, sebbene il mio matrimonio fosse andato a pezzi, ero rimasto in buoni rapporti.

«Cos’è quel coso?» chiese il filatore di seta, strabuzzando gli occhi, mentre una voce raffreddata sospirava: «Pronto, pronto…»

Spiegai la situazione a don Euro, pregandolo di raggiungermi prima di sera in cima alla collina che sorge sulle rive del ramo meridionale del lago di Como.

Rispose che non era in grado di alzarsi dal letto. Aveva il Covid-19. Tuttavia, non c’era da preoccuparsi, almeno per il momento.

Gli feci gli auguri di pronta guarigione e chiusi la conversazione. Renzo continuava a guardare lo smartphone con gli occhi più grandi delle orbite. Glielo mostrai e ne spiegai le numerose funzionalità, compresa l’APP-IMMUNI creata per combattere l’epidemia di Yersinia Pestis, il batterio responsabile della peste manzoniana.

«Che te ne pare?» chiesi.

Renzo non rispose subito. Poi disse:

«In verità, da povero figliolo che opinione posso avere di un’appendice dell’orecchio di cui nessuno qui da noi, neppure Padre Cristoforo, ha mai sentito parlare?»

«Già» feci io. «È un prodotto dell’evoluzione o, per essere più precisi, dell’educazione moderna. Chi ne abusa, e sono davvero in tanti, non si gode il sole, non sa di che colore siano i fiori, crede che il Libro sia una stella morta.»

«E ora che accadrà?» domandò Renzo, appoggiando la testa su un punto interrogativo.

«A essere sinceri non lo so» dissi. «Dammi un paio d’ore. Cercherò di convincere il curato a cambiare idea. Ora vai a casa e tappati la bocca. Ci vedremo a pranzo alla locanda di Gorgonzola.»

«Stai cercando di smaltire la sbronza leggendo I Promessi Sposi?» mi chiese Gilberto, abbassando lo sguardo sul libro. Gilberto aveva gli stessi anni di Renzo, anche se ne dimostrava di meno. Era in procinto di sposarsi. Clara, la futura moglie, non la conoscevo, Gilberto non me l’aveva ancora presentata. Quella sera, alla Luna Piena aveva riunito gli amici per festeggiare l’addio al celibato.

«Lo sapevi che don Euro ha il Covid-19?» dissi.

Gilberto impallidì di colpo. «Ah, che disgrazia! Il matrimonio è fra tre giorni. E adesso chi lo sente Gastone, mio suocero. Lui, da buon comunista, aveva insistito per un matrimonio civile.»

«Calma, calma» dissi. «Se don Euro non ti ha detto niente, avrà i suoi buoni motivi. Se non sarà lui a celebrare il matrimonio, lo farà il prete di un’altra parrocchia. Il Padre Provinciale sistemerà ogni cosa. Andrà tutto bene.»

Gilberto sorrise e tornò a sedersi a capotavola.

Io che avrei riferito a Renzo? Mezz’ora se n’era già andata e non avevo concluso ancora nulla.

Aprii di nuovo il libro e, dopo un attimo di smarrimento, entrai nella canonica di Don Abbondio. Lo trovai uggiolante su una sedia. Perpetua, con un gran cavolo sotto il braccio, lo guardava con occhi torvi.

Appena il curato s’avvide della mia presenza, pregò la zitella di accompagnarmi alla porta. Quando Perpetua avanzò verso di me, l’afferrai per la cuffia e gridai: «Attenta vecchia, un altro passo e ti strozzo!» Con mia sorpresa, lei mi mollò un ceffone, andò alla porta, si girò e disse: «Fuori!»

«Aspetti» dissi mentre mi passavo una mano sulla faccia. «Giungo a un accordo con il Don e me ne vado. Sarà questione di minuti.»

«Il tempo che questo cavolo venga tolto dalle fiamme del fornello» fece lei dalla soglia, pestando i piedi.

Mi avvicinai al curato e lo guardai negli occhi. Don Abbondio sfuggiva il mio sguardo.

Domandai: «Perché questo matrimonio non s’ha da fare

«Vi siete introdotto come un ladro nella mia canonica a pagina trentaquattro, non avete letto le precedenti pagine?»

«No» dissi «le ho saltate.»

«Ma non le avete almeno sfogliate quando andavate a scuola?»

«A scuola ero un somaro.»

«Quindi non sapete nulla delle minacce che ho ricevuto stamattina da due gaglioffi al soldo del diavolo?»

Scossi la testa.

«E allora fatemi il piacere, tornatevene alla vostra cena e lasciatemi in pace. Perché volete intromettervi in questa faccenda?»

«Lei è un prete davvero strano e per certi versi anche buffo» dissi. «Un giovanotto, che lei conosce come le sue tasche, le viene a chiedere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa e lei gli risponde che è stato un suo sbaglio fissare per quel giorno la data del matrimonio. Un servitore di Dio, se pensa di fare la cosa giusta, non si tira mai indietro. Mantiene la parola data. Qualcuno, contrario alle nozze, l’ha minacciata? Che ridicolaggine! Ha mai sentito parlare di Giorgio Gennaro, di Pino Puglisi e di Peppe Diana?[3]»

«No, mai. Chi sono costoro?»

«Sacerdoti che, in nome del Vangelo, sfidarono malavitosi molto potenti.»

«E che ne è stato di loro?»

Il mio viso si rannuvolò. «I loro corpi furono ritrovati coperti di piombo.»

A quelle parole, il curato sobbalzò dalla sedia.

«Sposi Renzo e Lucia e mandi al diavolo chi ha osato minacciarla» continuai. «Nostro Signore fa il tifo per lei.»

Parlai per quasi tre quarti d’ora. Quando tacqui, Don Abbondio si alzò e andò a controllare che il cavolo fosse pronto per essere servito a tavola.

Scuro in volto, uscii dalla canonica e mi avviai lungo il sentiero per Gorgonzola. Quando arrivai alla locanda, Renzo era seduto in fondo della tavola, vicino all’’uscio. Alla sua sinistra un pesciaiolo se ne stava abbandonato sulla seggiola tracannando un boccale di vino. A destra, il barrocciaio del paese si stava mettendo in tasca delle molliche di pane nero. Accanto al bancone, un cagnuccio affondava i denti negli avanzi di una beccaccia.

Non dissi nulla a Renzo del mio fallimento, non ce ne fu bisogno, la mia faccia era un libro aperto. Quando vi lesse questo periodo:

Don Abbondio ordinò a Perpetua di mettere la stanga all’uscio, di non aprir più per nessuna cagione, e, se alcun bussasse, risponder dalla finestra che il curato era andato a letto con la febbre

Il giovane scoppiò in un’amara risata.

«Sant’Iddio, ti vuoi svegliare!» esclamò Gilberto chinandosi a terra per raccogliere il libro capovolto.

Quando aprii gli occhi, il locale era quasi vuoto. Un cameriere stava riordinando i tavoli.

«Ti accompagno a casa» disse Gilberto.

«No, preferirei che lo facesse Renzo.»

«Renzo chi?»

In un lampo realizzai che non mi avrebbe potuto capire. «Andiamo» balbettai.

Nella stanza da letto, mentre mi sbottonavo la camicia, decisi di fare un altro tentativo.

Forte di quel convincimento, mi recai in soffitta e aprii una scatola odorante di muffa. Un’edizione del 1953 dei Promessi Sposi, rinvenuta sotto vecchie riviste, m’illuminò gli occhi. La presi e scesi di sotto. In cucina mi versai una mezzetta di vino in un boccale, poi mi sedetti in soggiorno, accanto alla finestra.

Incurante delle ore che passavano, della fame e degli squilli del telefono, lessi il libro fino alla fine, andando alla ricerca del passo in cui sarei potuto intervenire. Ma non ce ne fu bisogno. La talentuosa penna di Don Lisander[4], indagando i cuori dei personaggi e dando a ciascuno secondo il merito delle proprie azioni, aveva già provveduto a fare giustizia, assicurando la felicità ai due giovani.

Quando mi alzai dalla poltrona era giorno pieno. Mentre mi sgranchivo le gambe, sentii suonare alla porta. Raccolsi tutte le mie forze e andai ad aprire. Il postino mi consegnò una lettera proveniente da Pescarenico. Così diceva lo scritto:

Lettore,

mai scorderò quanto avete fatto per me. Anche se il vostro tentativo non è andato a buon fine, il fatto stesso che vi siete ingegnato affinchè il matrimonio avesse luogo fa di voi un galantuomo.

Fra poco andrò da don Abbondio a prendere i concerti per lo sposalizio. Oggi stesso Lucia e io saliremo all’altare. Non udite suonare a festa le campane?

Prima di congedarmi, v’ho da dire un’ultima cosa, la più importante: se su un Capolavoro, su tutti i Capolavori del mondo, non calerà mai il sole, il merito è Vostro, amico Lettore.”

Renzo

Gabriele Andreani

[1] I riferimenti in corsivo del testo rimandano alle parole testuali dei Promessi Sposi.

[2] È uno dei bravi di Don Rodrigo.

[3] Don Giorgio Gennaro (1866 – 1916), don Pino Puglisi (1937 – 1993), don Peppe Diana (1958 – 1994) furono trucidati dalle mafie.

[4] Alessandro Manzoni veniva affettuosamente chiamato dai milanesi Don Lisander.

Gabriele  Andreani vive a Pesaro e lavora a Forlì. Laureato in giurisprudenza e in sociologia è stato anche professore a contratto in criminologia presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. È autore di alcuni saggi pubblicati su riviste specializzate concernenti la violenza, la devianza giovanile, il bullismo, la prevenzione situazionale del crimine, la deprivazione relativa e le armi. Nel 2014 è vincitore del concorso di poesia “BRA DAY (Breast Reconstruction Awareness Day)” indetto dall’Associazione Musicale Culturale “Gian Matteo Rinaldo” Sambuca di Sicilia – Agrigento in collaborazione con gli Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo. Nel 2015 ha ricevuto la Menzione d’Onore al premio di poesia indetto dal Salotto Letterario di Torino “Il numero UNO della Poesia Italiana Contemporanea” e, nello stesso anno, il Premio Speciale Miglior Racconto Noir con  “Il respiro della primavera” al concorso letterario “Città di Grottammare” indetto dall’Associazione Culturale “PELAGSO 968”. Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti in varie parti di Italia, tra cui podi, menzioni, segnalazioni, pubblicazioni e premi speciali

Non ti salvare di Mario Benedetti

Conosco due Mario Benedetti, entrambi poeti immensi. Uno è italiano, l’altro uruguainao. La poesia di oggi è del Mario Benedetti uruguaiano (1920 – 2009)

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Conosco due Mario Benedetti, entrambi poeti immensi. Uno è italiano, l’altro uruguainao. La poesia di oggi è del Mario Benedetti uruguaiano(1920 – 2009)

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma

*

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TIRO ALLA FUNE, di Silvia De Angelis

Nel vortice inconsueto

di quel tuo ansimare denso

muovo
su stanze d’amore

il tracimare infinito

di passione condivisa

Quasi una sfuriata incontrollabile

migrante

su mobilità di sinuose mani

vibranti nel vagito del tempo

Inutile dire

che caviglie slanciate
 rincorrano i tuoi passi

So, nello sconcerto

che ibridi artifici

fanno leva

sul manto delle tue emozioni

nel tiro alla fune

resa sottile


dallo scandire


d’un inverno in sordina

@Silvia De Angelis

Rade – Paolo Angeli (2022) con poesie di Grazia Denaro

Poesie di Grazia Denaro con musica di Paolo Angeli

Avatar di almerighialmerighi

Scrive Grazia Denaro: ho sempre amato la poesia, infatti sono sempre stata una lettrice entusiasta. Circa dodici anni fa, ho sentito l’esigenza di scriverne anch’io, non so se ciò che scrivo sia interessante, ma mi aiuta a rasserenarmi dall’inquietudine che mi alberga interiormente. Alcune mie poesie sono presenti su antologie On-line e cartacee. Visitate il suo blog:

https://graziadenaro.wordpress.com/?s=denaro+

*

Un silenzio letale
.
Stasera la pagina del cielo
piange il suo lamento
quando di tanto in tanto
viene graffiata dal lampo.
.
Coperto è il suo velario
intento a nascondere
il brillio degli astri.
.
Osservo l’asfalto viscido
e brumoso
dove non si vede anima
passare
in questa serata spettrale.
.
Una solitudine arcana
m’incombe, rimembrandomi
un bosco di memorie malsane
e di soli neri
in cui la mia cartilagine
è arpa che si scioglie
disfacendo le sue corde
nel buio di ombre lontane
enuncianti l’inquietudine
di un silenzio…

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ALLA VOCE DEL TEMPO, di Silvia De Angelis

 

Dentro quei soli grandi

disegnavamo a iosa

cerchi concentrici d’amore

nel contrappeso di binari fermi

presidio invisibile di sguardi.

Nella mossa artificiosa d’accadere

si sbrinano giorni

in un’implosione di tocchi

e oscure scansioni

disciolte in volute opache.

Indossa altresì

la memoria

un impeto a sé stante

scostando i cardini del buio

che è alle spalle

nel salto d’una scheggia di luce grezza

trafugata alla voce del tempo

insaporita di lavanda e dolore…

Silvia De Angelis

Lucia Triolo su Matilde Cesaro

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Eccola: Matilde Cesaro


Negli anni 60 era appena nata, 
nei 70 girava a vuoto, 
negli 80 dimagrivo a vista d’occhio.
Nei 90 ero viva… ma morta, 
Nel 2000 ho sostituito le lire con gli euro 
e torri gemelle si disgregavano.
Nel 2010 ho iniziato a collezionare parole 
sistemandole su mensole di leggerezza

E su mensole di leggerezza l’ho incontrata, impegnata con la massima serietà a non prendersi troppo sul serio, a non ontologizzare né il sorriso né il pianto. Ma a vivere intensamente e senza sconti minuto per minuto la responsabilità del “qui e ora”.  
Abitante attenta e sensibile del villaggio globale di cui è intelligente critica, mi è piaciuta per questo

Quattro testi da Poesie Sghembe, 
Oedipus 2021

SCHIZZI 

-pare che ci rivedremo… 
-sì, così pare 
-pareva impossibile 
-sì, anche a me 
-pare di nuovo come la prima volta 
-sì, proprio come la prima volta 
-pareva non dovesse mai più accadere 
-sì, anche a me 
-pareva tutto risolto 
-sì, proprio così 
-pareva… e invece scorre di nuovo.

[Metafisica di un rubinetto]

ATTACCAMENTI

Sono stremato non faccio altro che cedere le tue pressioni, 
ti inseguo su traiettorie spericolate 
che non tengono minimamente conto dell’ora o della presenza di estranei.
A volte ti allontani, indifferente ai miei appelli 
e mi lasci nella più cupa disperazione in attesa che passi.
Altre volte mi cogli di sorpresa: ti lasci andare senza un reale motivo 
sembri pervaso da una furia diabolica, fatico a riconoscerti, 
e di nuovo mi costringi a rincorrerti, a tenere il passo con te.
E riprendiamo fiato solo quando hai verificato ogni cosa 
esaminato ogni minimo dettaglio.

Eppure all’inizio non era non era così, eri più riflessivo, prudente direi 
Eri entrato nella mia vita proprio perché aspiravo a un quotidiano più ordinato, 
distante da levare improvvise e schiamazzi a qualunque ora.
Profondamente deluso e sconfortato vorrei abbandonarti alla tua scatola 
e restituiti al mittente 

[Monologhi con l’aspirapolvere]

SENSAZIONI

Non pensavo che saremmo stati qui a parlarne eppure tu insisti… 
Vuoi sapere quando ci siamo incontrati e cosa lo mantiene così attivo? 
Credo basti una sola parola: intesa, mia cara!
E’ cominciata per caso – come nelle migliori storie –
e nel tempo si è intensificata.
Una relazione duratura basata sulla fiducia. Reciproca.
all’inizio piccoli passi mossi con cautela, una precauzione necessarie 
per instaurare un’economia del pensiero 
e garantirsi un certo tipo di serenità.
Oggi ancora confermiamo quella magia che ci avvicinati: un non so che di attraente,
stuzzicante 
un fluire di emozioni che mi invadono di cui sono molto gelosa.
Inutile stare a spiegare é necessario come successo a me.
Bisogna decidere di farsi prendere e sorprendere, 
valutando il prezzo che si è disponibile a pagare nonostante le offerte.

Solo così potrai scoprire la differenza tra il tuo e il mio supermercato 
e fare la tua scelta! 

[Esperienze condivise di banco]

INSISTENZE

E mi guardi insistente, 
senza aggiungere nulla di nuovo – che io non sappia o non abbia già sperimentato -.
Sto al gioco senza porre una particolare resistenza, 
poi, e solo quando mi sentirò pronta,
-senza capire perché quello sia il momento giusto-
mi perderò tre righe immaginarie e paragrafi allineati.

[Monologo alla pagina bianca]

—————-

Docente di scrittura autobiografica nella Libera Università Autobiografica Anghiari, Matilde Cesaro vive a Napoli

Controluce: gradite, per caso, una buona lasagna con farina di grillo?

Date: 10 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Roma 10 gennaio2023

Quando ero piccola pensavo che i grilli parlassero, leggevo Pinocchio, questo grilletto saggio e carino, e mi piaceva molto.

Da adulta ho scoperto che i grilli mi facevano schifo, è capitato che mi saltassero vicino ed ho urlato per mezz’ora! Mi è capitato anche di schiacciarli, non volendo, quell’umore verdastro, un pò giallino, mi ha provocato un movimento tellurico allo stomaco. Conosco poche donne, che se gli salta un grillo addosso, non gridano. Vorrei fare una considerazione – Donne, se un grillo vi salta addosso, non urlate, mangiatelo direttamente!-.

A vederla così fa impressione ma si potrà scegliere se mangiarla o no… ma in tutto ciò che mangiamo ci sono già cose che nemmeno si possono immaginare, a cominciare dagli insetti. “Si chiama Acheta domesticus, ed è il nome scientifico del grillo domestico che a partire dal prossimo 24 gennaio arriverà sulle tavole degli europei. L’Ue ha infatti autorizzato l’immissione sul mercato della polvere di grillo sgrassata come nuovo alimento.

Di fatto si tratta di una farina ottenuta dal grillo essiccato che potrà essere utilizzata in numerosi alimenti, dal pane alle salse passando per i prodotto sostitutivi della carne.

Sono in molti però a considerare la farina di grillo inadatta alla nostra alimentazione, primi fra tutti gli italiani che, secondo Coldiretti, “non porterebbe mai a tavola gli insetti, considerati estranei alla cultura alimentare nazionale”. Sulla stessa linea anche Filiera Italia: “Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra”, le parole di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

L’Unione europea ha approvato l’utilizzo di questa polvere in vari alimenti, tra cui pane, cracker, grissini, barrette ai cereali, nei biscotti, nei prodotti secchi a base di pasta farcita e non farcita, nelle salse, nei piatti a base di leguminose e di verdure, nella pizza, nei prodotti a base di pasta, nel siero di latte in polvere, nei prodotti sostitutivi della carne, nelle minestre o anche nelle bevande tipo birra, nei prodotti a base di cioccolato, negli snack diversi dalle patatine e nei preparati a base di carne, destinati alla popolazione in generale.

Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale comunitaria. E per un periodo di cinque anni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, 24 gennaio 2023, è precisato nel provvedimento, solo la società Cricket One Co. Ltd è autorizzata a immettere sul mercato dell’Unione il nuovo alimento, salvo nel caso in cui un richiedente successivo ottenga un’autorizzazione per tale alimento.” @fanpage.it#itsitalybaby💙🇮🇹#wearedreamers#tommassinivirtualfamily

https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2023/01/05/farina-di-grillo-negli-alimenti-perche-lunione-europea-ha-dato-il-via-libera/embed/#?secret=Az53yIn1A3Questi uno dei tanti articoli al riguardo, vorrei suggerire, per tutti quei posti invasi da bacarozzi
avete presenti quelli neri cicciotti, non li ammazzate, allevateli, escogitate ricette, nel loro guscio non c’è un umore rivoltante, ma un nettare sublime, super proteico. Volete mettere una bistecca succulenta con una tale prelibatezza di bacarozzo? Avete presente un ristorante ” bacarozzo gourmet!” Poi quelli delle fogne, ben nutriti , in modo, come dire, ruspante? quelli ancora meglio. Poi che carini, che delicatezza, i grilli, li fanno morire congelati, una filiera controllata, appetitosa, gustosa. Addio parmigiana, addio ragù dal profumo sublime, crostate, ecc, facciamo tutto con la farina di grillo!. Questa cosa mi rivolta lo stomaco, di cosa può odorare la farina di grillo? come potrei adoperare una tale nefandezza? Ma chi ha partorito un conato di vomito, invece di una spiga di grano luminosa di sole?

Con la scusa del politicamento corretto che mira alla ” cancel culture” che sia culturale, tradizionale, culinaria, vogliono spiazzare millenni di bellezza e tradizioni? Ma chi la vuole la farina di grillo? Avete presente l’odore degli insetti in putrefazione? Pensate che abbiano un ottimo odore? Pensate che non aggiungano aromi e varie per aggiustare questa cosa che mi inorridisce? La cucina, come tutto si è evoluta. Pensate al vino, come lo facevano prima, i greci, i romani, un vino forte che addizionavano con miele ed altri ingredienti, fino alla sapienza di oggi, nel fare viticultura, vini nobili, sassicaia, amarone, tutta la pasticceria napoletana, siciliana, la pasta che noi amiamo e cuciniamo in infiniti modi, la pizza, la nostra amata pizza, patrimonio dell’umanità, la volete fare con farina di grillo?

Il grillo parlante di Pinocchio dice che dobbiamo ascoltare la coscienza, abituarci ad ascoltare! la mia coscienza dice viva la tradizione culinaria italiana, la farina, la farina di grano maturato al sole. Ci sono anche altre farine, ma tutte vegetali, quelle animali mi fanno schifo, gli insetti ancora di più

D’estate le zanzare non le paletto, le mangio, le formiche? anche quelle. I vermi, ma che boni! Mettete carte moschicida per le mosche, staccatele e mangiatele. A proposito, non vi ho detto che per un chilo di farina, ci vogliono ventimila grilli. ! 100 gr. di farina di grillo, pura per carità! costa la modica cifra di euro 8,14. se la fanno pure pagare bene, sta roba! Dovrebbero pagare profumatamente chi osa assaggiarla, intanto! Ma non fermiamoci qui, c’è la farina di scorpione, 100 gr. euro 14euro e su di lì, la farina di Tenebrio Molitor, vermi in pratica, 100 gr quasi 29 euro. Come avrete notato, sono prelibatezze che si pagano!

Non aggiungo altro, l’articolo si commenta da solo, vorrei terminare con ” Bon appetit”

Articolo di Marina Donnarumma Roma 10 gennaio 2023

ER CIMAROLO (vernacolo), di Silvia De Angelis

Ecchime…so’ er cimarolo er mejo

de tutti li carciofi co’ ‘a chioma arotonnata

de’ ‘na grannezza mai vista prima

co’ ‘na tinta fra er verde stantio

e er violetto che te se ‘nfila drento

l’occhio pe’ fallo godè da subbito.

Nun ciò gnente a che vedè co’

quei mei parenti striminziti

che si nun t’avvedi te bucheno er palato

cor pelo niscosto nel profonno

e fregatte mejo ‘n’do’ ‘o sguardo

nun ce po’ arivà.

Nun te poi mai sbaijà…come me

cucini so’ sempre prelibbato…

lesso, a la giudia, a spicchi o

come artro te pare.

Accompagnato cor limone

che me schiarisce ‘ a corolla

ce poi giurà so’ un ‘n piatto sopraffino.

In quer de Caere me piace d’esse

cortivato e lì mani robbuste

me raccojeno da dicembre a

aprile pe’ famme interpretà l’anteprima

ner mercato ove e‘ perzone se litigheno

pe’ potemmese accaparà….

@Silvia De Angelis

IL CIMAROLO (traduzione)

Eccomi, sono il cimarolo il

meglio di tutti i carciofi con la chioma arrotondata

di una grandezza mai vista prima

con una tinta fra il verde stantio

e il violetto che s’infila

dentro l’occhio per farlo godere da subito.

Non ho nulla a che vedere con

quei miei paranti striminziti

che se non fai attenzione ti bucano il palato

col pelo nascosto nel profondo

e fregarti meglio dove lo sugardo

non può arrivare.

Non ti puoi mai sbagliare come mi

cucini sono sempre prelibato…

lesso a la giudia, a spicchi

o come altro desideri.

Insieme al limone

che mi schiarisce la corolla

puoi giurarci sono un piatto sopraffino.

In quel di Caere (Cerveteri) mi piace di essere

coltivato e lì mani robuste

mi raccolgono da dicembre

ad aprile per farmi interpretare l’anteprima

nel mercato ove le persone litigano

per potermi accaparrare.

Le parole di José Saramago

Gran bella poesia del grande Saramago

Avatar di almerighialmerighi

José de Sousa Saramago (1922 – 2010) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Scordiamo le parole, le parole:
quelle tenere, dure, capricciose,
quelle dolci di miele, quelle oscene,
quelle di febbre e fame, le assetate.
Lasciamo che il silenzio dia senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre:
che parola o discorso può mai dire
amare nella lingua del mio seme?

*

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Lucia Triolo: un giorno, un senso

E poi ci sarà un giorno
come ci fu un momento in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe

non erano per me quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che non c’è!

Hai fatto visita ai sogni degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.

Questi avanzi di stupore 
nei miei panieri notturni 
pieni d’acqua basteranno
a saziare la fame dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
che lascia il corpo
e corre lungo il mare

Lui nuota, conosce l’inchiostro

Al Cineforum progetto Genitori il film “Genitori quasi perfetti”

Alessandria, 10/01/2023

Venerdì 13 gennaio 2023, alle ore 20.30 si inaugurano gli incontri 2023 del Progetto Genitori dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria con il ciclo “Guardiamo un film insieme?!”, in collaborazione con l’Associazione di cultura cinematografica e umanistica La Voce della Luna. In occasione del Cineforum dedicato a genitori e figli verrà proiettato il film “Genitori Quasi Perfetti”, una commedia di Laura Chiossone che mette a nudo ansie e fragilità dei genitori  moderni.
Conducono la serata Barbara Rossi, media e film educator, saggista di cinema, presidente dell’Associazione La Voce della Luna e Patrizia Farello, psicologa e  pedagogista, già docente di scienze umane. Ingresso libero: è possibile prenotare il posto a sedere al seguente link:  https://culturaesviluppo.it/evento/al-cineforum-del-progetto-genitori-il-film-genitori-quasi-perfetti/

Per informazioni: info@culturaesviluppo.it; lavoce.dellaluna@virgilio.it


Simona è una mamma single legata da un amore profondo al suo bambino, Filippo. L’organizzazione della festa per gli otto anni di lui porta a galla tutte le sue insicurezze e il senso di profonda inadeguatezza. Combattuta tra l’assecondare i desideri del figlio e la volontà di proteggerlo dal giudizio altrui, Simona arriva al giorno della festa carica di aspettative e di ansia. Quando arrivano gli invitati, si viene a comporre uno variegato squarcio di umanità e mentre i bambini giocano, gli adulti si odiano amabilmente. Fino a quando una inattesa performance di Filippo rompe gli schemi e innesca un effetto domino di azioni e reazioni che porta la festa a deragliare…

Laura Chiossone, regista di ampia esperienza sia teatrale che pubblicitaria, fa seguire al suo debutto indipendente (“Tra cinque minuti in scena”, 2012) questa tragicommedia che, fin dal titolo, rivela i suoi punti di riferimento, e racconta: «Da piccola volevo scrivere storie, ma il lavoro dello scrittore mi è sempre parso troppo solitario, quando sono inciampata nel mondo del cinema a 25 anni mi è sembrato un modo meraviglioso per raccontare storie accompagnati in un viaggio da un lavoro di gruppo che rende prezioso ogni filo della trama. Ho fatto la gavetta prima in produzione, quindi come aiuto regia, auto-producendomi i primi corti con gli scarti di pellicola dei set su cui lavoravo. I primi festival, i premi, uno dal Maestro Monicelli mi hanno incoraggiato e da lì sono passata al rutilante mondo del videoclip, tanta libertà di provare la tastiera della mia immaginazione. Ho esplorato il mondo del documentario per mettermi alla prova in prima linea, come per il documentario per Amnesty sui desaparecidos. Il debutto al cinema è stato con un film indipendente e coraggioso, “Tra cinque minuti in scena”, che gioca con i linguaggi del teatro, del documentario e del cinema per raccontare con un tocco di leggerezza, poesia ed ironia un tema non facile come quello dei caregiver. Nel 2019 è uscito nelle sale il mio secondo film “Genitori quasi perfetti” una commedia scomoda e irresistibile sulla follia della genitorialità contemporanea, con un cast di prim’ordine e la sfida della mono-location. Sempre affamata di nuove sfide ho ora in sviluppo o finalizzazione progetti su vari fronti e linguaggi dal documentario d’arte alla regia esecutiva di progetti seriali».

Joan Josep Barcelo e Filippo Papa presentano la loro prima Metaperformance nel Metaverso

Metaperformance nel Metaverso

per Filippo Papa e Joan Josep Barcelo

Catania, 9 gennaio 2023

COMUNICATO STAMPA: EROS CAPTIVITY: FILIPPO PAPA & JOAN JOSEP BARCELO  la prima METAPERFORMANCE nel METAVERSO

La prima “Metaperformance” termine coniato da Filippo Papa che con Joan Josep Barcelo presenta “Eros Captivity” prima performance artistica nel “Metaverso” live giorno 15 gennaio 2023 dalle ore 15:00.

Dopo il grande successo delle performance art and poetry che i due artisti hanno portato in giro per il mondo, ricordiamo “Regeneration” presso la Biennale Amedeo Modigliani a Venezia e “Signs” svoltasi lo scorso novembre in Tunisia, adesso Filippo Papa e Joan Joseph Barcelo approdano nel Metaverso con il proprio avatar. L’arte performativa di Papa e Barcelo ha puntato sempre all’unione di forme d’arte diverse quali l’arte visiva e la poesia. La ricerca sulla smaterializzazione della realtà portata in mostra dai due artisti attraverso l’uso dell’olografia si continua ad evolvere in questo 2023 appena agli inizi.

Il Metaverso, nuova frontiera della tecnologia che a poco a poco sta iniziando a unirsi con il nostro quotidiano, ci pone davanti la possibilità di viaggiare non fisicamente ma attraverso mondi virtuali con i nostri avatar. Le possibilità di interazione tra utenti di tutto il mondo sono molteplici come fare riunioni, meeting e mostre. Papa e Barcelo decidono di sperimentare e di spingersi ancora oltre entrando letteralmente nel Metaverso e creandone uno tutto loro, nasce così l’idea di “Eros Captivity”.

Questo è il titolo della prima Metaperformance che andrà in scena live a livello mondiale all’interno della piattaforma Spatial. Spatial è una piattaforma di realtà virtuale visibile sia da computer che da dispositivi mobili scaricando l’applicazione. Per accedere bisogna registrarsi dopo aver scaricato l’app o andando da pc sul sito spatial.io. Successivamente basta creare il proprio avatar secondo le indicazioni riportate e poi entrare nel Metaverso di Papa e Barcelo cercando Metart by Filippo Papa and Joseph Barcelo.

Svolgimento della performance : Eros captivity vuole lanciare un messaggio di libertà, libertà intesa in tutte le sue forme ma partendo con il citare il sentimento più puro, ancestrale e capace di essere presente tra spazio e tempo: l’ amore. L’avatar dell” artista Filippo Papa sarà imprigionato all’interno di una gabbia virtuale e rappresenterà iconograficamente il dio eros, mentre l’avatar del poeta Joan Barcelo declamerà le sue poesie scritte appositamente. Molti sono i significati indagati attraverso questo atto performativo, per primo la simbologia dell’amore rinchiuso all’interno di una gabbia rappresenta ciò che accade nel mondo fisico ma anche nei social network con il fenomeno degli haters. Lo scorso anno che lasciamo alle spalle con enormi strascichi ha dato spazio a conflitti sociali sfociati in guerre e lotte di potere guerre, l’ombra della pace è ancora lontana, l’amore per ciò che ci circonda, la comprensione, la compassione sembrano rinchiusi, in giro sembra che ci sia solo odio e rancore. Questi atti performativI che realizzano Joan e Filippo tentano di ricordare quando sia bello parlare di sentimenti positivi e che non devono essere scontati ma declamati.

L’EVENTO

Sito: Spatial.io

Durata: 15 gennaio 2023

Ingresso: Gratuito

Per ulteriori informazioni

Web: http://filippopapa.com/

mail: press@filippopapa.com

Ufficio stampa
Artista Filippo Papa

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Inizio del nuovo anno 2023 con tante idee e novità per Filippo Papa e Joan Josep Barcelo

Per Filippo Papa e Joan Josep Barcelo inizio del 2023 con nuovi progetti

Foto : Joan Josep Barcelo
Foto : Filippo Papa

Il segreto della camelia

Di Frida la loka

Oh! Camelia, hai celato persino troppo tempo il tuo incanto

Hai negato a noi la bellezza, il candore!

Pioggia incessante ci ammutoliva l'anima per tanto tempo

Bagnasti ogni angolo delle mie ossa, della mia pelle

Fino al distacco di questo mondo irrazionale

Strade sporche, buie; mischia di cicche pestate in fretta, carta di caramelle agrovigliate

Un sottile scroscio senza fine crea chiazze di qua e là

la loro immagine si specchia nei vetri sozzi dei negozi

disegnando lacrime amare traballanti in verticale

Il vicolo odora ancora a cassonetto pieno di sporcizia

Oh! Malgrado la terra abbia bisogno di te

Ti ho odiato! Non capivi che marcivamo?

Infine; hai svelato i tuoi fragili petali, e ancora qualche goccia ha il coraggio di scendere dalle grondaie

Oh! Camelia ti sei aperta!... il tuo fogliame lucido, lavato ci prodiga l'energia della quale ci hai procurato carestia, lo sai?

Ancor una volta, torniamo a sorridere, te sei bellissima e i raggi di sole che reccano versi gentili e d'amore ch'elargisci rende sazio lo spirito.

Oh! Camelia... quanto mi hai dispensato.

Tua

9 gennaio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alesdandria.today

Una fabbrica abbandonata di Philip Levine

Dare voce agli ultimi e ai dimenticati

Avatar di almerighialmerighi

Philip Levine, poeta americano (1928 – 2015)

Quanto tormento per una spilla persa,
per un comune e pur utile fermaglio.
È una tragedia da nulla, di sicuro
buffa, persino
e a malapena degna della tonalità minore.
Mozart però sapeva quanto comune è il pianto
di chi ha perduto qualche minuta cosa
minuta e normale – del proprio padre un bacio
la lettera mai spedita –
che noi cerchiamo, quasi tenesse insieme
in fondo, i pezzi di una vita.

.
Traduzione di Cristina Alziati e Maria Nadotti

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Poesie della poetessa cubana Idalmis Castellanos Botas

Carlos Jarquin presenta la poetessa Idalmis Castellanos Botas di Cuba

Poesie di Idalmis Castellanos Botas

Tu e alcuni occhi.

Oh tu e gli occhi,
quella macchina fotografica che hai sulla retina,
gli occhi che dicono più delle parole,
occhi che ti fanno innamorare,
che ti astraggono da tutto e ti guardano,

e rimani inutile, incapace di parlare,
tu che degli occhi, ti hanno fatto fluttuare nell’aria,
vivere i sogni ad occhi aperti,
e il colore non conta,
quello che esprime è lo sguardo,

e trabocca l’anima e la riempie di rose, melodie,
e un semplice sguardo ti porta in Paradiso
e ti butta in mare.

Il mio centro e te.

Sono uscita stasera e la mia luna blu  romantica è tutta per te.
Tu non c’eri e il mio cuore batteva veloce.
Camminavo,
cercando il centro di questa città
che non ho mai trovato

e anche se non avevo il tuo centro d’amore,
il mio centro dell’anima ha tutti i flussi straripanti,
cercando mille volte di trovarti
e benché tu fossi distante, per terre e mari,

non riuscivo a superare la tua assenza
e quel modo unico che stanotte ti ho sentito vicino a me,
sogni in questo viaggio unico del cuore e dell’anima,
Per questo sono il tuo centro pieno di versi d’amore, per amarti sempre.

Ti guardo dal mio mare.

O mare che mi riempi di calda tenerezza,
e anche se ora non posso guardarti da vicino,
Muoio in quel calvario quando non vedo le tue onde e perso rimango,
oh mare che esalti i miei sensi.

Sono un grido al tuo gemito,
che dentro me si agita,
e lascio cadere goccia a goccia, quando guardo i tuoi occhi,

la tua bocca mi ispira a baciare,
e non stupirti che nel mio silenzio muoio per te,
sei la mia totale disperazione,
quella luna piena nel mio desiderio,

Non ti rendi conto che non lo dico a nessuno,
perché sei tu che amo,
Anche se non mi avvicino a dire,
Intreccio la tua bocca nella mia immaginazione e tutte le mie rose sbocciano,

e te ne vai pensando che non sei tu che amo,
la mia vita si è capovolta
e non so dove mettere i piedi, le mani,
se i miei occhi guardano solo te
perché l’anima mia sospira e non ti  ha.

Visto che mi ami.

Assomiglio a tutto da quando mi ami,
Sono acqua cristallina
cadendo tra i burroni,
Sono un fiore remoto, una canzone al mattino,

Rido e a volte piango
un sole all’alba,
passione e calma
e anche se è la somma di mille cose astratte,
e anche se tra tante cose forse non so niente,

Assomiglio a tutto da quando mi ami.

In questo video Idalmis Castellano recita due poesie di sua paternità.
https://youtu.be/2K-e-w8O2UM

Circa l’autore:
Idalmis Castellanos Botas (nato a Santiago de Cuba il 12 febbraio…). Fin dai primi anni di studio partecipò attivamente a tutte le attività di pioniere. Si è diplomata come Tecnico dei Media in Biblioteconomia e successivamente si è laureata in Educazione presso l’I.S.P.F.P., specializzandosi in Letteratura e Spagnolo. Ha lavorato come bibliotecaria in diversi stabilimenti, nonché nella posizione di specialista in formazione e personale. Parallelamente ha lavorato come sceneggiatrice e annunciatrice per la Radio Base “Oro Negro”.


Poemas de Idalmis Castellanos Botas

Usted y unos ojos

Oh usted y los ojos,
esa cámara fotográfica que tienes en la retina,
los ojos que dicen más que las palabras,
ojos que enamoran, que te hacen abstraer de todo y te miran,

y te quedas inútil, sin poder hablar,
usted que unos ojos, te han puesto a flotar en el aire,
a vivir  sueños con los ojos abiertos,
y no importa el color es lo que la mirada dice,

y desborda el alma y la llenas de rosas, de melodías,
y una simple mirada te lleva al cielo
Y te tira al mar.

Mi centro y tú

Salí en esta noche  y mi luna azul toda romántica para ti
tú no estabas mi corazón latía fuerte,
caminaba buscando el centro de esta ciudad,
que nunca encontré,

y aunque no tenía tu centro amor,
mi centro tiene el alma todos mis ríos desbordados,
intentando mil veces encontrarte,
y aunque estabas distante,  por tierras y mares,

yo no podía superar tu ausencia,
y esa manera única que ésta noche te sentía cerca de mí,
los sueños en este viaje único del  corazón y el alma,
por eso soy tu centro lleno de versos amor, para amarte siempre.

Te miro desde mi mar

Oh mar que me llenas de las tibias ternuras,
y aunque ahora mirarte cerca no puedo,
en ese suplicio muero cuando tus olas no veo y perdida yo me quedo,
oh mar que exalta mis sentidos,

soy a tu gemido un grito,
que de adentro me alborota,
y dejó salir gota a gota, cuando tus ojos yo miro,

tu boca me inspira besar,
y no te haz de extrañar que en mi silencio por ti yo muero,
tú eres mi total desespero,
esa luna llena en mis ganas,

no te percatas que a nadie digo,
porque es a ti a quién yo amo,
aunque no me acerco a decir,
tejo en mi imaginación tu boca y se afloran todas mis rosas,

y tú te alejas pensando que no es  a ti a quien amo,
mi vida se puso al revés,
y no sé dónde poner mis pies, mis manos,
si mis ojos solo a ti, te miran
porque mi alma suspira y no te tiene a ti.

Desde que tú me amas

A todo me parezco desde que tú me amas,
soy agua cristalina,
cayendo entre barranca,
soy una flor remota, un canto en la mañana,

soy risa y a veces llanto,
un sol en la madrugada,
la pasión y la calma,
y unque sea la suma de mil cosas abstractas,
y unque entre tanta cosas quizás no se nada,

A todo me parezco desde que tú me amas.

En este vídeo  Idalmis Castellano, recita dos poemas de su autoría.
https://youtu.be/2K-e-w8O2UM

Sobre la autora:
Idalmis Castellanos Botas (nacida en Santiago de Cuba el 12 de febrero de…). Desde sus primeros años de estudio, participó activamente en todas las actividades pioneriles. Es graduada de Técnico Medio en Bibliotecología y posteriormente Licenciada en Educación en el I.S.P.F.P., en la especialidad de Literatura y español. Trabajó como bibliotecaria en diferentes establecimientos, así como también en el cargo de Especialista en Capacitación y Cuadro. En paralelo, se desempeñó como guionista y locutora de la Radio Base “Oro Negro”.

👇👇👇
http://alessandria.today/2023/01/09/poesie-di-idalmis-castellanos-botas-da-cuba/
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/01/09/le-poesie-di-idalmis-castellanos-botas/

Lucia Triolo: rabbia

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte.

           … delle rose in boccio
non godute,
che imprigiona violenta
universi di passioni
mai ad altri cedute,
da nessuno vissute

           … di umori e odori
delle umane scuderie
abbandonati
in vecchi jeans slabbrati
di lontane periferie.

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte

            … di fatiche ancestrali
che nessuna bestemmia,
benedizione al cielo,
ha mai acquietate:
dove sei ora vecchia cisterna
che svuotai col mio ditale?

            … di ciò che non ha nome,
che a nessuno sapemmo riferire
col sangue o col dolore.
Ma che solo un sguardo colse
con un sussurro lieve
e se ne dolse

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte


rabbia d’amore
si dà cruda e graffiante senza
farsi saziare

ChiaroScuro: Sassate ma poi si pentono. Altri però imitano…e la spirale della violenza terrorizza il povero clochard,gabriella Paci

In uno spazio verde, resede dell’istituto tecnico per geometri “Fossombroni” di Arezzo è posteggiata una vecchia roulotte:è lì da 10 anni,con il premesso della provincia di Arezzo,proprietaria del terreno.

A viverci,in compagnia di un vecchio cane, è Tiziano Birra, un 56 enne d’origine del  Canton Ticino ed ex falegname. E’ facile incontrarlo nei paraggi, sempre dignitosamente vestito e pulito ,a passeggio con il suo cane. Nessuno si è mai lamentato di lui, ombra che cammina in silenzio senza quasi alzare lo sguardo.

Eppure un gruppetto di ragazzi non ha trovato altro divertimento,tra la notte di Natale e Santo Stefano, che prendere a sassate la roulotte e frantumare il vetro del finestrino. Poi ,il rimorso: si frugano in tasca e racimolano 80 euro che lasciano al clochard con le scuse per il danno fatto e per non avere possibilità di lascargli di più.

Un gesto crudele ,forse commesso senza riflettere e senza trovare un briciolo di compassione se non dopo aver commesso il fatto. Ma ciò che è peggio ,è che il gesto si è ripetuto in un asorta di emulazione della cattiveria fine a se stessa,da parte di altri ragazzi.

A dirlo è lo stesso clochard che ha visto che si trattava di altri giovani che gli hanno frantumato l’unico vetro rimasto indenne. Questo il 3 gennaio scorso. Da questa notte il clochard vive nel timore di nuove rappresaglie ai suo danni.

Eppure intorno ci sono palazzi eleganti,tutti densamente abitati ma,si sa, chi colpisce gli indifesi ha anche la vigliaccheria di farlo di nascosto, temendo di essere sorpreso e di dover affrontare le conseguenze.

Quello che suscita indignazione e sgomento,in una realtà di città di media grandezza, dove finora non c’erano mai stati episodi di bullismo e  teppismo ,che si stia assistendo ad un progressivo espandersi delle baby gang e di episodi  di violenza gratuita, come questo di “cui abbiamo parlato

Il  consigliere comunale Mattesini,di fronte alle denunce di atti di teppismo e bullismo  ha dichiarato a suo tempo :ruolo di un amministratore pubblico non è quello di isolare ed emarginare ma di affrontare alle radici il problema. Gli adolescenti hanno bisogno di ‘guida’ ma spesso non trovano riferimenti adulti, né nella scuola né nei genitori. Siamo di fronte alla crisi delle famiglie: aumento delle separazioni e di situazioni conflittuali, incremento della disoccupazione o sottooccupazione con maggiori povertà e sfratti, impossibilità di far fronte alle spese di casa per l’aumento del costo dell’energia elettrica e del gas, orari di lavoro dilatati anche di notte, figli lasciati soli anche per l’assenza di servizi a sostegno dei minori e degli adolescenti.

Ci associamo a tale richiamo ma siamo anche consapevoli che la punizione serve a far ravvedere un giovane e che talvolta bisogna anche far aver il timore delle conseguenze di un certo comportamento, proprio anche perché le famiglie non esercitano più un serio ruolo educativo e i giovani più fragili sono soggetti a emulare certi comportamenti fuori dalle righe.

Comunque ,indubbiamente, stiamo assistendo,in tutta Italia, ad un preoccupante sviluppo di bande di giovani che disturbano,aggrediscono  e danneggiano l’ambiente.

Libri: Il Destino tra noi, di Maria Santoro

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Il Destino tra noi

Trama del libro

Dopo la tragica morte del padre la giovane contessa Melanie de Varenne cerca di reagire al dolore. A un ricevimento conosce il conte Adrian Lebon, pericolosamente affascinante e romantico, e i due s’innamorano. L’uomo però è promesso sposo di un’altra, perciò entrambi impongono al proprio cuore di dimenticare. Ma quando si rivedono la prepotenza dei reciproci sentimenti scardina inevitabilmente ogni difesa eretta dal buonsenso. 

Il destino ha già scritto per loro storie diverse, obbligandoli a unirsi in matrimonio con altri, ma l’amore fonde le loro anime in una, per sempre. E nemmeno un ingiusto, doloroso addio ne segnerà la fine. Il destino tra noi è un romanzo che parla d’amore, quell’incognito imprevisto che entra nelle nostre vite senza chiedere il permesso, catapultandoci inconsapevolmente in un magico mondo dove volontà e ragione sono bandite, dove ci si ubriaca con calici colmi di frizzanti emozioni, dove i cuori alati si ritrovano per librarsi in volo nei cieli dell’eternità, dove gli occhi vengono rapiti dal fiabesco panorama di una tanto anelata felicità; e forse è per questo che è il nostro sogno più grande.

Maria Santoro biografia

Mi chiamo Maria Santoro, sono nata a Sorrento (Na) il 03/04/1985 e risiedo a Massa Lubrense (Na). Ho una laurea magistrale in giurisprudenza. 

Amo da sempre leggere e scrivere, ho pubblicato due romanzi storici con la casa editrice Albatros-Il filo di Roma, “Il destino tra noi” “Il destino tra noi-parte seconda”. 

In self-publishing ho all’attivo anche un romanzo contemporaneo, “La voce del cuore”. 

Attualmente ho un blog di recensioni libri “La valigia di carta” con mia sorella Valeria, dove ci piace parlare di quello che leggiamo ed aiutare autori emergenti a farsi conoscere.

Libri: La Voce del Cuore, di Maria Santoro

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

La Voce del Cuore

Trama del libro

Marina non sente più Davide da un pò. Eppure le aveva giurato che il loro amore sarebbe sopravvissuto alla lontananza. Invece erano solo parole. E’ a pezzi, il cuore devastato, proprio non le va di farsi prendere in giro da Gabriele, il playboy della pittoresca cittadina costiera dove vive che l’ha puntata. Però, dopo un bacio rubato, qualcosa cambia per entrambi, anche se ammetterlo non è così semplice., soprattutto se il passato torna a bussare alla porta…

Maria Santoro biografia

Mi chiamo Maria Santoro, sono nata a Sorrento (Na) il 03/04/1985 e risiedo a Massa Lubrense (Na). Ho una laurea magistrale in giurisprudenza. 

Amo da sempre leggere e scrivere, ho pubblicato due romanzi storici con la casa editrice Albatros-Il filo di Roma, “Il destino tra noi” “Il destino tra noi-parte seconda”. 

In self-publishing ho all’attivo anche un romanzo contemporaneo, “La voce del cuore”. 

Attualmente ho un blog di recensioni libri “La valigia di carta” con mia sorella Valeria, dove ci piace parlare di quello che leggiamo ed aiutare autori emergenti a farsi conoscere.