La befana e Il Mistero dei pupazzi di neve Di Maria Cristina Buoso

Fuori c’è una vera e propria bufera di neve, ormai sono un paio di settimane che il maltempo non dà tregua.

Lo scorso mese ha piovuto così tanto da far franare un pezzo di strada isolando in parte il piccolo paese di montagna. In queste ultime settimane la neve è scesa senza interruzione costringendo tutti gli abitanti a rimanere chiusi in casa, perché le strade sono diventate impraticabili.

I bambini e gli adulti non sono più abituati a tutta questa neve e la guardano con curiosità scendere lenta ricoprendo ogni cosa, scende senza interruzioni fino a trasformare il paesaggio in una coltre ondulata da cui emergono comignoli e finestre illuminate.

Per uscire, i bambini, devono coprirsi con sciarpe, cappelli e guanti in lana che li fanno sembrare tanti pupazzi colorati che rimbalzano sul bianco candido che ogni giorno cresce sempre di più, ma sono felici di correre e giocare lasciando incustoditi i loro computer.  Hanno scoperto la gioia di divertirsi con poco, come fare gli angeli o i pupazzi di neve tutti insieme e le loro risate risuonano nell’aria fredda. Gli anziani gli insegnano  ad usare gli oggetti che trovano per le strade per rendere uniche le loro creazioni e il risultato è un insieme di tanti soldatini colorati e silenziosi che sorvegliano il paesino di montagna mettendo allegria quando si guardano dalle finestre.

E’ la sera del 5 gennaio, mi stringo addosso lo scialle mentre vado a sedermi nella mia poltrona preferita  e una preghiera muta mi passa per la testa. “Speriamo che quest’anno la Befana non si sia presa un’altra vacanza”.

Mi sento osservata, la mia gatta mi osserva in maniera strana. Sulla finestra sento un rumore come se qualcuno stesse raspando contro il vetro, mi giro lentamente e vedo il furetto bianco dell’anno scorso che mi fissa sbuffando, mi avvicino, apro la finestra per farlo entrare.

«Vedo che non sei cambiata di molto, sempre lenta sei.»

«Ciao anche a te Sherlock, come mai da queste parti?»

«Secondo te? Manca poco a mezzanotte per cui…» Mi guarda sorridendo «meglio prepararsi, non credi?»

«Scusa, vorrei starmene tranquilla al calduccio quest’anno.»

«Ma come… non hai voglia di vivere un’avventura…»

«No. Troppo freddo, troppi giri da fare, troppi pacchetti da consegnare…»

«Come sei negativa» Maya mi si struscia sulle gambe e mi guarda con dolcezza «dovresti essere felice per un’altra avventura magica.»

«Ti assicuro che non ne sento il bisogno.»

«Non sei per niente curiosa?» Sherlock mi strizza un occhio.

«Curiosa? E di cosa?»

«Non ti sembra strano che negli altri paesini limitrofi, il tempo sia leggermente diverso?»

«Ma di cosa stai parlando? Siamo in inverno per cui è normale che ci sia tanta neve e…»

«Ma non ti sembra strano che la neve non diminuisca mai? Che tutti sembrano esser tornati bambini, che nessuno…» Maya mi osserva seria e con un mezzo sorrisetto: “Sono sicura che si sta divertendo a vedermi in difficoltà.”

«ALT» li guardo entrambi leggermente preoccupata «Di cosa state parlando?»

«Fortuna che ti piacciono i gialli e i polizieschi» Sherlock si sistema meglio la sciarpa attorno al collo. «Bene, mezzanotte è passata, avanti, prendi scopa, sacco e mettiti il cappotto e tutto il resto che dobbiamo andare, spicciati che non abbiamo molto tempo» corre davanti alla porta e si gira a guardarmi «avanti, datti una mossa.»

«Se pensi che io…» Mi fermo, mi sento diversa e capisco che non ho scelta, devo andare. Accidenti a Babbo Natale e alla Befana. «Anche quest’anno aveva voglia di farsi una vacanza?»

«Quest’anno ha deciso di seguire il tuo consiglio.»

«Quale?»

«Quello che tu hai espresso l’anno scorso, che si meritava una vacanza in una Spa.»

«Ma non mi dire. Ma perché non mi cucio per bene la bocca prima di parlare?»

«Maya, tu che fai, rimani in casa o vieni con noi?»

«Sono curiosa, per cui vi seguo, ma fa freddino lì fuori, brrr…»

«Prendi, ho portato queste muffole per i tuoi piedi e questa sciarpa rossa per te» e come per magia ecco alle zampette e al collo della mia gatta questi accessori rossi a coprirla.

«Grazie, sono bellissime.»

«In effetti…» Li guardo e capisco che non ho alternative, devo andare e poi… sono curiosa di sapere a quale mistero stesse alludendo prima. «Ho capito, andiamo.»

Abbottono per bene il cappotto, prendo il sacco e la scopa ed esco. Fuori una luce lunare illumina il paese che, coperto di neve e illuminato dalle luminarie cittadine, sembra essere uscito da vecchie cartoline vintage, è stupendo. Non so per quale motivo ma ho la sensazione di non essere da sola, mi do della stupida e recupero il quaderno delle consegne per capire come organizzarmi. Ad un tratto sento un colpetto sulla spalla, mi giro e per poco non mi prende un infarto.

«Possiamo aiutarti?»

Il pupazzo di neve che si trovava vicino alla mia porta mi sta parlando e, dietro di lui, ci sono tutti gli altri pupazzi in fila a osservarmi in attesa dei miei ordini. Cerco di articolare una frase ma non mi esce nulla.

«Se ci dici dove dobbiamo andare, consegniamo noi i vari regali ai bambini» continuo a fissarlo in silenzio, come è possibile?

«Sarà passato un anno ma tu…» Sherlock esasperato salta sul sacco e me lo trovo a un palmo dal naso «Non sei cambiata di molto, sempre lenta sei» mi dà un morso sul naso e salta giù.

«Scusa se una scena così mi ha sconvolta. Tutti i giorni ho davanti a me pupazzi di neve che si muovono e parlano.»

«Ma è normale per te, parlare con un furetto e con la tua gatta?»

«Diciamo che dopo la sorpresa dell’anno scorso …  adesso tanto sconvolgente non lo è più parlare con voi.»

«Datti una mossa Befana, che abbiamo altre cose da fare. Pesca nel sacco il regalo, leggi a chi deve essere portato e consegnalo al pupazzo che andrà a portarglielo. Avanti, comincia!»

Cercando di darmi un contegno, comincio a fare quello che mi ha detto Sherlock, ma non so perché la lista di quest’anno sembra non avere fine. Lentamente le statue di neve sostituiscono i pupazzi che si sono allontanati con i loro doni; quando anche queste sono terminate arrivano pezzi del labirinto; poi fiocchi grandi di neve e, quando alla fine il sacco è vuoto, attorno a me non c’è più neppure un’idea di neve, tutto è libero e incredibilmente in ordine. Ma cosa è successo e come mai quest’anno la lista era così lunga? Mi guardo attorno e non c’è nessuno a parte i miei amici animali che mi osservano in attesa che dica o faccia qualcosa.

«Qualcuno mi può spiegare cosa è successo? Perché così tanti regali?»

«Perché quest’anno a riceverli non erano solo i bambini, ma tutti quanti. Questi ultimi mesi non sono stati facili per nessuno ed era giusto che per un giorno tutti avessero un desiderio esaudito.»

«Mi sembra una bella cosa»

«Vieni con me, abbiamo un’altra cosa da fare» Sherlock saltella davanti a me e comincia a correre veloce.  Salto sulla scopa, metto Maya comoda sopra al sacco che ho dietro e lo seguo sperando di non perderlo di vista.  Ci allontaniamo dal paese, ci ritroviamo in una vallata che riconosco subito, è quella dell’anno scorso dove avevo visto tanti barboni e i senza tetto che volevano andare lontano al caldo.

«Ma…» rimango sorpresa, sono tutti loro con vestiti caldi e nuovi a sorridermi, sembravano aspettarmi, mi avvicino timorosa «Ciao» è l’unica cosa che riesco a dire.

«Ciao» una signora anziana si avvicina camminando lentamente «Grazie a te e alla tua generosità adesso stiamo tutti bene, abbiamo trovato un posto in cui ognuno di noi può rendersi utile e riposarsi quando è stanco, non ci manca più nulla, abbiamo pensato di venire a restituire qualcosa di quello che abbiamo ricevuto.»

«E questa giornata ci è sembrata quella giusta per poterlo fare» un signore alto con i capelli bianchi come la neve mi porge un fiore fatto di carta. «Questa rosa bianca è per te.»

«Grazie, ma io non ho fatto proprio nulla.»

«Ti assicuro che il tuo gesto è stato unico e molto bello, ci hai permesso di ritrovare la voglia di vivere, così noi ogni anno vogliamo restituire un po’ di quello che abbiamo ricevuto e se nel mondo altri come te non avessero paura di regalare la speranza… la vita diventerebbe più bella e meno solitaria per ognuno di noi e di voi.»

«Sono felice che tutti voi stiate bene e…»

«Manca poco al sorgere del sole» Sherlock ci guarda serio «ognuno di voi deve andare se non vuole che l’incantesimo si spezzi.»

«Incantesimo???» Lo guardo senza capire.

«La notte della Befana sta’ per terminare e con lei la sua magia, se non volete che tutto vada sprecato, ognuno deve tornare da dove è arrivato, altrimenti…»

«Hai ragione» la vecchina mi stringe la mano e si allontana verso il pallone fatto di calze della befana,  con la cesta speciale fatta da me l’anno scorso. Li vedo allontanarsi nel cielo stellato che presto lascerà il posto ai primi raggi solari. Salgo sulla scopa e veloce mi avvio verso casa, arrivo infreddolita ma felice, questa esperienza del 6 gennaio comincia a piacermi, chissà se anche il prossimo anno la Befana si farà sostituire ancora da me.

Per il momento voglio solo riscaldarmi, salutare il mio amico furetto e coccolare la mia gatta che sembra felice del regalo ricevuto da Sherlock.

«Ammetto che è stata una notte veramente folle ma anche piena di magia e di amore. Mia nonna lo diceva sempre: “Se ricevi qualcosa di bello poi devi restituirne una parte, perché così la catena dell’amore e delle buone azioni non si ferma; attorno ci saranno sempre più persone che sorrideranno e torneranno a sperare. Basta crederci”.»

«Nonna saggia»

Maya si era già messa comoda sul suo cuscino preferito.

«E’ giunto il momento che vai via o ti puoi fermare un po’ con noi?»

«Mi dispiace, ma la magia sta terminando anche per me, chissà…» Sherlock si alza sulle zampe posteriori e io mi chino alla sua altezza per permettergli di darmi una leccatina sulla guancia. «… forse ci rivedremo il prossimo anno.»

Veloce corre fuori dalla stanza e dalla finestra lo vedo allontanarsi verso il sole che sta sorgendo.

Mi stiracchio per bene e senza neppure guardarmi allo specchio vado in cucina per farmi una tazza grande di cappuccino, con tanta schiuma. Una volta pronta, con alcuni biscotti vado a sedermi davanti alla televisione, sono proprio curiosa di sentire cosa dirà il giornalista per l’improvvisa scomparsa della neve e di tutto quello che era stato creato in quei giorni, per non parlare dei regali misteriosi che tutti avevano ricevuto.

Sorridendo mi metto comoda sul divano mentre sullo schermo della televisione compare il cronista che con un viso pieno di stupore inizia a parlare.

«Buon giorno. Buona Befana a tutti. Oggi ci siamo svegliati…»

“1944: The rebellion” di Elisa Delpari

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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“1944: The rebellion” di Elisa Delpari

Sinossi

Elektra una teenager timida ed introversa di New York, una sera durante una festa perde i sensi e si ritrova a vivere un’esperienza paranormale legata ad un ricordo appartenente ad un’altra persona. Da quel momento questi strani fenomeni iniziano a susseguirsi sempre più, fino a che la ragazza per venire a capo di questo mistero, deciderà di compiere un viaggio che la porterà indietro nel tempo… per la precisione a Bologna durante la seconda guerra mondiale.

Qui vivrà una serie di esperienze fianco a fianco con un gruppo di partigiani, grazie alle quali non solo scoprirà la natura dei suoi ricordi, ma compirà un viaggio nel profondo della sua anima, che la porterà a diventare una persona totalmente nuova.

Note Biografiche

Elisa Delpari nasce a Casalmaggiore il 15 novembre del 1988 e vive insieme al suo compagno a Moglia, un paesino in provincia di Mantova. E’ diplomata. 

Non ha grosse esperienze lavorative alle spalle, ma fin da piccola ha sempre avuto una passione per la lettura ed un’altra, non meno significativa inerente alla storia che l’hanno portata a scrivere il suo primo romanzo 1944: The rebellion ed il suo seguito 2030: Apocalypse war

Oltre a questi due grandi amori adora viaggiare, andare a teatro, fare lunghe escursioni immersa nella natura ed andare con la sua fidata bicicletta nelle campagne della sua città.

Cucina per l’Epifania: il carbone dolce fatto in casa



Preparazione:
Ponete un pentolino sul fuoco con 200 grammi di zucchero e l’equivalente in acqua e scaldate a fuoco lento, togliendo dal fuoco il composto ottenuto quando lo zucchero inizia a cambiare colore.
Nel frattempo unite in una ciotola l’albume, lo zucchero a velo, il succo di limone e il cucchiaio di alcol, mescolando con una frusta fino a ottenere una consistenza pari a quella della glassa.
Aggiungete ora due cucchiai del composto ottenuto allo zucchero cotto in precedenza in acqua, unendo anche il colorante alimentare nero.
Mettete il pentolino sul fuoco a cuocere: per la presenza dell’alcol lo zucchero tenderà a salire a galla, assumendo anche la tipica porosità del carbone.

Conservate il composto ottenuto in una carta oleata ad asciugare, avendo cura di chiuderla ermeticamente e di farla raffreddare per un paio d’ore, prima di metterla nella calza.

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Crediti
ricetta: buonissimo .it
foto: autore sconosciuto, crediti su segnalazione.

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Novi Ligure. Teatro Marenco: Nel 2023 torna la stagione in collaborazione con Piemonte dal Vivo e gli appuntamenti di Scuola per il pubblico

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Nel 2023 torna la stagione in collaborazione con Piemonte dal Vivo e gli appuntamenti di Scuola per il pubblico.

Novi Ligure: Continuando la tradizione inaugurata l’anno scorso della Scuola per il pubblico, anche quest’anno verranno organizzati incontri di avvicinamento al teatro, che prevedono reading di grandi testi di prosa e approfondimenti sulla storia del teatro, con particolare riferimento agli spettacoli programmati al Marenco di Novi.

Nel primo incontro, fissato per mercoledì 11 gennaio, il direttore artistico, Giulio Graglia, elaborerà il tema della pazzia, che a partire da Shakespeare e dagli autori nordici, ha sempre affascinato molti scrittori teatrali. 

Verso gli anni ‘20 del secolo scorso, il tema si fece più complesso e profondo, quando la mente umana e le sue alterazioni divennero oggetto di studio da parte di Freud, secondo cui i processi psichici inconsci influenzano il pensiero, il comportamento umano e le interazioni tra individui. Basterà citare La maschera e il volto di Luigi Chiarelli e Enrico IV di Luigi Pirandello. 

Il primo appuntamento è previsto alle ore 16:30; al termine, dalle ore 18:00 alle 18:30, avrà luogo un incontro con Carolina Rosi e alcuni degli interpreti dello spettacolo di Edoardo De Filippo, che sarà messo in scena in serata. (Entrambe le iniziative pomeridiane saranno gratuite)

Alle ore 21:00 la stagione in collaborazione con Piemonte dal Vivo apre il 2023 con lo spettacolo di Eduardo de Filippo Ditegli sempre di sì. Il tema della pazzia ha sempre offerto spunti comici o farseschi, ma di solito è giocato a rovescio, con un individuo sano che si finge pazzo. In questo caso, invece, il protagonista è realmente pazzo. Michele Murri è infatti un pazzo metodico con la mania della perfezione. La sua malattia mentale è vera, e a causa di essa egli è stato internato per un anno in manicomio. Uscito grazie ad un atto di fiducia di uno psichiatra ottimista, torna alla vita normale, alla sua casa, dove l’unica che conosce la sua pazzia è la sorella Teresa. Qui si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti che coinvolgono don Giovanni, il padrone di casa, la figlia Evelina e il giovane Luigi, corteggiatore della ragazza, a cui Michele cerca di tagliare la testa, credendo sia la radice dei problemi del ragazzo, alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera? 

Tra lemeno note delle commedie di Eduardo, uno dei suoi primi testi scritti, “Ditegli sempre di sì” si basa su un perfetto equilibrio tra comico e tragico; ne risulta un’opera molto divertente che però, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale. In un’atmosfera di dolore e senso di minaccia l’opera, si sviluppa tra equivoci, fraintendimenti, menzogne, illusioni, avvolgendo lo spettatore in un clima sospeso tra la surrealtà di Achille Campanile e di un Luigi Pirandello finalmente privato della sua filosofia.

Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo (Fondazione teatro della Toscana), ha affidato la regia a Roberto Andò, abituato a muoversi tra cinema e teatro, qui alla sua prima esperienza eduardiana. Una produzione importante per la Compagnia, che continua, nel rigoroso segno di Luca, a rappresentare e sostenere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale. Nel ruolo di Michele, Tony Laudadio; in quello di sua sorella Teresa, Carolina Rosi. Altri interpreti: Andrea Cioffi, Antonio D’Avino Federica Altamura, Vincenzo Castellone, Nicola Di Pinto, Paola Fulciniti, Viola Forestiero, Vincenzo D’Amato, Gianni Cannavacciuolo, Boris De Paola regia Roberto Andò; scene e luci Gianni Carluccio, costumi Francesca Livia Sartori.

Per info: comunicazioneteatromarenco@gmail.com

www.teatroromualdomarenco.it

TEATRO MARENCO Via Niccolò Girardengo 48, Novi Ligure (AL)

La Befana, di Piero Calamandrei, analisi di Elvio Bombonato

LA BEFANA

Vien da lontano, per le vie nevose,
lascia giù, al cancello del giardino,
il somarello, e tra le sue calzette
una ne sceglie per ciascun bambino
e gliela porta: e sal dritta e sicura
per ogni stanza, sia pur chiusa e scura.
In ogni stanza di bambini buoni
entra pian piano, e il loro sonno spia:
e ai piedi del lettino lascia i suoi doni.

PIERO CALAMANDREI

Poesia di 9 versi, 8 endecasillabi regolari e l’ultimo doppio senario. Rime giardino/bambino, sicura/scura, buoni/doni, alterna BB, baciata DD, alterna EE. Piero Calamandrei (Firenze 1889–1956), avvocato e giurista, membro del partito d’azione, è uno dei padri della nostra Costituzione. Ha scritto per i bambini questa lirica, gentile, delicata e affettuosa, poco dopo la fine della guerra.

La ‘vera’ storia della Befana. Una fiaba di don Giampaolo Perugini

La ‘vera’ storia della Befana. Una fiaba di don Giampaolo Perugini

La “vera” storia della Befana
Una fiaba di don Giampaolo Perugini

Pubblichiamo on-line una fiaba scritta dal parroco della parrocchia di Santa Gemma Galgani per presentare ai bambini la festa dell’Epifania. È attesa l’edizione di una prima raccolta delle fiabe scritte da don Giampaolo Perugini per diverse feste cristiane.

Il Centro culturale Gli scritti (7/12/2007)

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio.
Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

La storia magica e poetica della Befana, di Lia Tommi

La storia della befana inizia nella notte dei tempi e discende da tradizioni magiche precristiane. Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”. La Befana si festeggia, quindi, nel giorno dell’Epifania, che solitamente chiude il periodo di vacanze natalizie.

La Befana è rappresentata, nell’immaginario collettivo, da una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, che viaggiando su di una scopa in lungo e in largo, porta doni a tutti i bambini. Nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio, infatti, sotto il peso di un sacco stracolmo di giocattoli, cioccolatini e caramelle (sul cui fondo non manca mai anche una buona dose di cenere e carbone), la Befana vola sui tetti e, calandosi dai camini, riempie le calze lasciate appese dai bambini. Questi, da parte loro, preparano per la buona vecchina, in un piatto, un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino. Il mattino successivo, oltre ai regali e al carbone per chi è stato un po’ più cattivello, i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.

Come dice la famosa filastrocca “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”, la Befana indossa un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate.

Nella tradizione cristiana, la storia della befana è strettamente legata a quella dei Re Magi. La leggenda narra che in una freddissima notte d’inverno Baldassare, Gasparre e Melchiorre, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna ad unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli seguiti e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo. La vecchietta, quindi, iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino.

Una figura, quindi, magica e poetica per i bambini. Una tradizione della nostra cultura che andrebbe rispettata, quanto il presepe o i canti natalizi, e non svuotata di significato con festeggiamenti inappropriati.

Il Me.Si. il brevetto di Franco Russi, genio della termodinamica, per risparmiare sul riscaldamento

Franco Russi nasce a San Severo (FG). Diplomato perito elettrotecnico lascia giovanissimo la cittadina della Capitanata iniziando la sua attività tecnica incentrata su continue ricerche professionali, lontano dalla sua terra.  Pone le sue conoscenze al servizio di varie aziende. Dirige più società nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni realizzando molti progetti che lo hanno portato a depositare diversi brevetti industriali nel mondo delle telecomunicazioni, sicurezza attiva e passiva, risparmio energetico. 
 

INTERVISTA

Partendo dalla nostra cittadina, tra gli anni ’60 /’70, come si trasformò la sua passione giovanile in attività professionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie?
– Tutto ha inizio con la mia prima intuizione, a sedici anni, quando ideai “l’Interruttore Elettromagnetico Differenziale” ad elevata sensibilità, in seguito denominato “Salvavita.” Con peripezie incredibili riuscii a contattare una grande società di Milano la SIEMENS divisione “Gorla Siama” (legata in qualche modo alla B-Ticino).

Poi la sua ascesa continua, ormai sempre lontano dalla Capitanata.
Fu tutto un incalzare. A ventisette anni divenniLegale Rappresentante della società Servizi di Telematica s.r.l. di cui fui anche socio a soli ventinove anni. Presidente del Consiglio di Amministrazione della Elberg S.p.A. Senza sosta passo a Dirigente della EDS Italia (società paritetica a IBM) e dopo ancora a Dirigente in ALBACOM progetti speciali.

L’idea del Salvavita nasce proprio da un episodio luttuoso accaduto a San Severo, rimasto a memoria di tanti.
Purtroppo è così. Casualmente a metà degli anni ’60, avevo quindici anni, mi ritrovai ad assistere alla folgorazione di un amico di giochi, nei pressi della villa comunale. La cosa mi sconvolse al punto che in seguito non feci altro che pensare a soluzioni che impedissero le folgorazioni elettriche e dopo alcuni mesi nacque “L’Interruttore Elettromagnetico Differenziale ad elevata sensibilità”. Sarebbe divertente descrivere la scena del sedicenne che, mentre parla a tre ingegneri di grande levatura (in SIEMENS), si stupisce del loro stupore. Il risultato fu che la Società acquistò il diritto di sfruttamento del progetto/brevetto assumendosi l’impegno, senza limiti di tempo, ad assumermi nella stessa società al conseguimento di un diploma o di una laurea. Fu così che nel 1969, insieme ad altri due miei amici di scuola, sanseveresi anche loro, iniziai la mia avventura nel mondo del lavoro.   

Da alcuni articoli apparsi su giornali autorevoli quali Il Sole 24 ore, il Corriere Adriatico, il Sussidiario, risulta che lei ha depositato numerosi brevetti e sviluppato diversi progetti volti a risolvere situazioni in alcuni casi molto complesse, ce ne può fare cenno?
In realtà assunto in SIEMENS Gorla Siama percepirono le mie doti innate e fui indirizzato nei servizi di emergenza, ma quando passai alla SIP diedi sfogo a tutta la mia capacità creativa. Inventai la teleconferenza sfruttando linee solitamente utilizzate per la trasmissione dati.

Poi la Cariplo.
Sì, alla CARIPLO ebbi il compito di seguire tutto lo sviluppo della rete telematica della Banca. Nei cinque anni di permanenza realizzai molti progetti e depositai otto brevetti nel mondo dei collegamenti di trasmissione dati, sicurezza e telesorveglianza. Fu il periodo più creativo in cui realizzai progetti/brevetti in un settore estremamente tecnologico e difficile da spiegare.

So che è intervenuto anche in ambito della prevenzione sanitaria per quanto riguarda il proliferare della Legionella.
– Certo e proprio recentemente con interventi definitivi presso il Policlinico Gemelli, al Palazzo Santa Marta in Vaticano e in alcune strutture alberghiere.  

La Legionella fa un po’ paura, subdola, invisibile e spesso mortale. Dobbiamo temerla anche nelle nostre abitazioni?
– Allo stato attuale degli impianti domestici posso affermare che tale pericolo non esiste. Negli impianti in cui è previsto un accumulo di acqua, chiamato spesso bombolone di riserva dell’acqua calda, il fenomeno può verificarsi. Due piccoli accorgimenti da adottare: tenere l’acqua nell’accumulo a temperature superiori ai 65°C ed evitare di essere vicini allo scroscio d’acqua, sia doccia, bidet e/o lavabo nei primi secondi dall’apertura dei rubinetti.

In tanti ignorano i suoi tanti meriti per lo sviluppo di tecnologie di cui oggi possiamo usufruire. Non ha mai pensato di farsi una lecita propaganda per promuovere se stesso?
– In effetti non ho mai avuto molto tempo da dedicare al marketing di me stesso ed ai rapporti sociali.  Sono sempre stato del parere che debbano essere i fatti a parlare.

E i fatti ci sono stati. Alcuni fra i riconoscimenti di cui si è sentito gratificato?
Posso orgogliosamente affermare di essere stato invitato come relatore in diversi convegni per presentare i miei progetti presso Istituti di Credito, presso la IBM, Olivetti. Per un nuovo rivoluzionario brevetto depositato “Architettura di rete telematica a 2 fili ad elevata affidabilità” mi è stato proposto un incarico universitario a contratto per introdurre la mia innovazione nel mondo della ingegneria. Inoltre ho ricevuto il personale ringraziamento del Senatore Carlo Bo, Rettore Magnifico della Università di Urbino, nonché fondatore della stessa Università, per aver risolto un annoso e pesante problema inerente le scariche atmosferiche distruttive sugli apparati informatici e telematici della Università.  

A soli cinquantuno anni, anche per ragioni di salute, decide di abbandonare tutto e di dedicarsi a studi e progetti di interesse e passione personale E negli ultimi tempi nasce uno dei suoi ultimi brevetti, di grande utilità il Me.Si.  Di cosa si tratta esattamente?

Il Me.Si. è un brevetto molto intelligente che permette un risparmio ingente per quanto riguarda il consumo del riscaldamento. È applicabile a tutti i tipi di impianti, di qualunque potenza e dimensione e con qualsiasi generatore di calore e combustibile purché ci sia un liquido come mezzo di trasporto del calore. Riduce praticamente a zero gli accorgimenti per una corretta gestione dell’impianto.

Come lei stesso afferma il Me. Si. Ha 44 anni di prove, test, verifiche e ha raggiunto circa 2000 installazioni. È complicata l’installazione nelle nostre abitazioni?
Si installa in pochi minuti, non richiede modifiche sull’esistente ed ha la capacità di prevenire, con estrema precisione la perdita di calore che l’immobile subirà nella successiva “mezz’ora” di funzionamento. A differenza degli impianti esistenti il Me.Si. non corre dietro al recupero del calore, ma lo previene adeguando la potenza della caldaia alla quantità di calore effettivamente necessaria per mantenere costante il benessere nell’immobile. Quindi la caldaia si accende per il solo tempo necessario per far riscaldare i corpi radianti e sfruttando il principio dell’isteresi termica, spegnendola, l’ambiente continua a scaldarsi per il rilascio graduale della temperatura contenuta nei corpi scaldanti fino a raggiungere il benessere ambientale. 

Forse non tanto semplice per chi non è del campo
In pratica è come se avessi due impianti di riscaldamento; il primo dato dalla caldaia che scalda i corpi scaldanti e l’ambiente, il secondo è dato dai corpi scaldanti che rilasciano nel tempo il calore accumulato.

A chi consiglierebbe il suo apparato?
Il mondo delle applicazioni è infinito. Ovunque esista un impianto dotato di circolazione di liquido scaldante (no aria). Non a caso è stato applicato in ospedali, al Policlinico Gemelli di Roma, in diversi condomini, in Istituti scolastici privati di grosse dimensioni (circa mille studenti), in conventi e comunità religiose, asili privati e in alcuni palazzi del Vaticano, in piscine private etc etc. In seguito applicato agli impianti di ACS per introdurre risparmi di energia elettrica e di combustibile si è rivelato un ottimo strumento per impedire la proliferazione del batterio Legionella mediante trattamento termico controllato (vedi Policlinico Gemelli, palazzo Santa Marta in Vaticano ed alcuni alberghi).   

Dopo l’installazione gli effetti sono immediati?
Il Me.Si.  una volta installato, nelle prime ore di funzionamento acquisisce dati importanti e si adegua, in assoluta autonomia, alle esigenze dell’immobile sia in base alle dispersioni termiche che alle escursioni climatiche anche di 40°C. Produce un calore omogeneo, molto dolce come se fosse un impianto radiante e non più irradiante ed evita anche la formazione di “bombe di calore” e quindi anche di macchie di muffe.                   

Questa volta ha deciso di gestire personalmente la sua invenzione, senza l’intermediazione di aziende.
La pessima esperienza fatta in passato con agenti e manutentori mi ha portato a non sviluppare nessuna rete commerciale e a impegnarmi da solo nella commercializzazione ed esecuzione degli impianti, evitando agenti e sub agenti. Fortunatamente la mia innovazione/ brevetto vale ben poco se privata del mio Know-How. Tutto ciò ovviamente a scapito del numero dei clienti che comunque sono di tutto rilievo tra cui la centrale termica del Gemelli in grado di produrre ed erogare calore ad un paese d 25 mila abitanti.

Che percentuale di risparmio si può avere con l’applicazione del Me.Si?
Questo ritrovato, inizialmente nato per i piccoli impianti, ha permesso e permette di introdurre risparmi sulla spesa del riscaldamento pari circa al 40/50 %. Ancora oggi nonostante sia applicato in oltre 3.000 strutture suscita incredulità.

Infatti vorrei chiederle come è stato accolto sul “mercato”
Il Me.Si. è spesso osteggiato perché il manutentore teme di perdere il cliente. Inoltre visto che brevetto risponde a precise formule matematiche in ogni applicazione fa emergere, se ci sono, gli errori esistenti sugli impianti. Chi lo ha installato non fa altro che ringraziarmi per il grado di benessere ottenuto e, quasi tutti, dopo anni di utilizzo, per fasce orarie, hanno finalmente ascoltato i miei suggerimenti tenendolo acceso 24 ore al giorno constatando che, risparmiano lo stesso rispetto a prima, magari un po’ meno del 50%, ma usufruiscono del calore giorno e notte.    

Ha ancora progetti o sogni da realizzare?
Conoscendo la mia irrequietezza mentale direi che fare innovazioni è come presentarmi un piatto di ciliegie ed io, sapendo di mentire, dico a me stesso “questa è l’ultima”. Amo risolvere i problemi e anzi approfitto per dire che in questa intervista mi sono astenuto dal parlare di altri miei brevetti e progetti portati a termine. Alcuni sono molto affascinanti e meriterebbero pagine e pagine di descrizione.

Grazie mille per la sua cortese disponibilità
Sono io a doverla ringraziare per questa piacevole chiacchierata.



Maria Teresa Infante

Alle donne, niente auguri per la Befana, ma una bella dedica di Alda Merini

Alle donne che meritano, oggi niente auguri per la befana ma una poesia a loro dedicata…
Le donne
di Alda Merini

Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle,
perchè sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via con un abbraccio
che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare
scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.

Alda Merini

Concorso Letterario Nazionale Althedame “Beyond Borders – Oltre i Confini” IX edizione, di Isa Voi

Concorso Letterario Nazionale Althedame “Beyond Borders – Oltre i
Confini” IX edizione

Scadenza: 25 febbraio 2023
Organizzato da: Associazione Culturale Althedame di Este
E-mail: associazioneculturalealthedame@gmail.com
Internet: vedere su Facebook “Gruppo Althedame”
REGOLAMENTO
Il concorso è aperto a tutti coloro che abbiano già compiuto sedici anni.
Sezione A – POESIA
1) Giovani: dai 16 ai 30 anni
Tema: libera interpretazione del titolo del Concorso
Lunghezza: una sola cartella in formato A4, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1
(lunghezza massima di 30 versi)
Opere ammesse: una, inedita e mai premiata in altri concorsi.<br>2) Adulti: dai 30 anni in su
Tema: libera interpretazione del titolo del Concorso
Lunghezza: una sola cartella in formato A4, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1
(lunghezza massima di 30 versi)
Opere ammesse: una, inedita e mai premiata in altri concorsi.
Spedizione elaborati: Spedire l’elaborato, che dovrà essere anonimo, all’indirizzo di
posta elettronica associazioneculturalealthedame@gmail.com con indicato nel
corpo dell’email:
Oggetto: Sezione Poesia Giovani o Sezione Poesia Adulti;
Allegato 1: Il documento word, denominato con uno pseudonimo, contenente
l’elaborato con cui si vuole concorrere;
Allegato 2: Il documento word, denominato con “Dati Autore”, contenente lo
pseudonimo scelto, il nome e il cognome dell’autore, data di nascita, l’indirizzo di
residenza e il numero di telefono.
Allegato 3: Il modulo d’autorizzazione alla partecipazione per minori.
Allegato 4: La ricevuta del versamento effettuato
Giuria: ci saranno due giurie.
1) La giuria tecnica, presieduta da Bruna Mozzi (scrittrice e giornalista) e composta
da Chiara Bertollo (insegnante di lettere e musicoterapista), Enrico Da Rù (insegnante
e scrittore), Leonardo Manetti (poeta), Valentina Mora (psicologa e psicoterapeuta),
Paola Muraro (insegnante e conduttrice di gruppi di lettura), Luciana Permunian
(insegnante ed esperta di scrittura creativa), individuerà tre vincitori per categoria
(Giovani – Adulti).
2) La giuria popolare, costituita dai soci dell’Associazione Althedame, come quella
tecnica individuerà tre vincitori per categoria (Giovani – Adulti).
Premi: attestati, targhe, libri.
Notizie sui risultati: i vincitori saranno avvisati mediante telefonata e/o email.
Data premiazione: La cerimonia di premiazione avverrà in un sabato del mese di
aprile a Este, in un luogo ancora da definirsi.
Quote di partecipazione: 6 euro da versare:
1) nella carta PostePay n°5333 1710 9644 0223 intestata a Bottin Stefano (C. F.
BTTSFN62C21D442S)
2) o attraverso bonifico bancario sul conto intestato all’Associazione Althedame.
Banca Prealpi San Biagio
IBAN IT28 S089 0462 4600 3400 0001 902
BIC CCRTIT2TPRE
Le quote di partecipazione raccolte andranno a sostenere la “Città della Speranza”
Sezione B – PROSA (Racconto breve)
1) Giovani: dai 16 ai 30 anni
Tema: libera interpretazione del titolo del concorso
Lunghezza: una sola cartella in formato A4, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1
(1800 battute spazi inclusi)
Opere ammesse: una, inedita e mai premiata in altri concorsi.
2) Adulti: dai 30 anni in su
Tema: libera interpretazione del titolo del concorso
Lunghezza: una sola cartella in formato A4, carattere Arial, corpo 12, interlinea 1
(1800 battute spazi inclusi)
Opere ammesse: una, inedita e mai premiata in altri concorsi.
Spedizione elaborati: Spedire l’elaborato, che dovrà essere anonimo, all’indirizzo di
posta elettronica associazioneculturalealthedame@gmail.com con:
Oggetto: Sezione Prosa Giovani o Sezione Prosa Adulti;
Allegato 1: Il documento word, denominato con uno pseudonimo, contenente
l’elaborato con cui si vuole concorrere;
Allegato 2: Il documento word, denominato con “Dati Autore”, contenente lo
pseudonimo scelto, il nome e il cognome dell’autore, data di nascita, l’indirizzo di
residenza e il numero di telefono.
Allegato 3: Il modulo d’autorizzazione alla partecipazione per minori.
Allegato 4: La ricevuta del versamento effettuato.
Giuria: ci saranno due giurie.
1) La giuria tecnica, presieduta da Bruna Mozzi (scrittrice e giornalista) e composta
da Chiara Bertollo (insegnante di lettere e musicoterapista), Luigi Contegiacomo
(archivista, storico, scrittore), Enrico Da Rù (insegnante e scrittore), Valentina Mora
(psicologa e psicoterapeuta), Paola Muraro (insegnante e conduttrice di gruppi di
lettura), Luciana Permunian (insegnante ed esperta di scrittura creativa), individuerà
tre vincitori per categoria (Giovani – Adulti).
2) La giuria popolare, costituita dai soci dell’Associazione Althedame, come quella
tecnica individuerà tre vincitori per categoria (Giovani – Adulti).
Premi: attestati, targhe, libri.
Notizie sui risultati: i vincitori saranno avvisati mediante telefonata e/o email.
Data premiazione: La cerimonia di premiazione avverrà in un sabato del mese di
aprile a Este, in un luogo ancora da definirsi.
Quote di partecipazione: 6 euro da versare:
1) nella carta PostePay n°5333 1710 9644 0223 intestata a Bottin Stefano (C. F.
BTTSFN62C21D442S)
2) o attraverso bonifico bancario sul conto intestato all’Associazione Althedame.
Banca Prealpi San Biagio
IBAN IT28 S089 0462 4600 3400 0001 902
BIC CCRTIT2TPRE

Racconti: La Befana e Il Mistero delle calze scomparse, di Maria Cristina Buoso

Entro in casa dopo aver fatto una bella passeggiata nel freddo della sera, fuori il sole si spegne sulla neve caduta durante la notte creando riflessi colorati che mettono di buon umore.

Il freddo mi è entrato dappertutto facendomi ballare sui piedi congelati per cercare di farlo passare, mi spoglio in fretta per liberarmi dei vestiti umidi ed entro nella doccia per permettere all’acqua calda di sciogliere il gelo che sento in tutto il corpo.  La felpa mi accoglie e riscalda mentre preparo una tazza di cioccolata calda.

Mi siedo sul divano sotto ad una copertina colorata di ciniglia e la mia gatta si acciambella ai miei piedi, la tivù accesa su un canale dove stanno trasmettendo uno dei tanti film a tema natalizio mi concilia il sonno ed io lentamente mi addormento mentre continuo a pensare ad una notizia che il telegiornale aveva dato nella mattinata: tutte le calze per la notte della befana erano scomparse dalle bancarelle e dai negozi. Come fosse successo e perché, nessuno lo sapeva. I genitori e i nonni che avevano aspettato gli ultimi giorni per acquistarle, nella speranza di poter risparmiare un po’, e così poter fare un regalo più bello ai bambini, adesso temevano di deluderli ed erano furiosi verso le autorità che non avevano saputo trovare una soluzione al mistero.

Un rumore mi sveglia di soprassalto e Maya mi guarda strana, si alza e sempre guardandomi sospettosa si allontana preferendo un cuscino vicino al termosifone. Scuoto la testa, mi alzo per andare in cucina e… mi blocco … la mia schiena.

E adesso????

Con fatica, mi avvio verso la mia camera da letto dove ho le pastiglie per quando mi blocco ed il mio cuscino di sale grosso che, riscaldato, mi darà sollievo dove mi fa male.  Cammino lentamente appoggiandomi al muro, passando davanti allo specchio dell’anticamera mi cade l’occhio sull’immagine riflessa e… mi blocco. Ritorno sui miei passi e mi fermo davanti allo specchio per essere sicura di non avere le allucinazioni.

Cosa diavolo è successo?????

–   È il regalo che quest’anno la befana ha voluto fare ad alcune persone –  Calma, adesso sento pure le voci dentro casa? Mi giro e vedo la mia gatta seduta dietro di me che mi guarda sorniona – Non sarai mica tu a parlare?

 –  E chi vuoi che sia? Certo che sono io.

Calma, rimaniamo calmi… io sto ancora dormendo e … – spazientita la mia gatta mi dà un morso al polpaccio e mi fissa. – ahiiiiiii.

  •  Non abbiamo tutta la notte. Concentrati e ascoltami bene.
  • Mi sai spiegare perché sono conciata così?
  • Sei proprio brutta.  Comunque, questa è la regola.
  •  Regola???
  •  Certo. Da adesso fino a domani mattina, quando sorgerà il sole, tu puoi andare dove vuoi e fare tutto quello che vuoi a bordo della tua scopa speciale, hai una immunità di invisibilità… ma devi ricordarti che, prima che il sole termini di salire nel cielo, devi essere a casa, altrimenti ovunque ti troverai quando la scopa scomparirà tu ritornerai ad essere di nuovo tu.
  • Ma… sono la befana! –  Non riesco a credere all’immagine che lo specchio mi rimanda. Il vestito è colorato e un po’ rattoppato come quello delle vecchine di una volta, il cappotto è lungo di colore scuro e al collo ho una sciarpa lunghissima fatta ai ferri e un fazzoletto di flanella legato sotto il mento.  Gli occhi sono nascosti dietro ad un paio di occhiali grandi e vicino alla porta vedo una scopa in saggina con il manico grosso di noce scuro.
  • Come mai sei così silenziosa? Non sei contenta di poter andare dove vuoi, ma solo dopo che avrai consegnato i regali ai bambini?
  • Ma che scherzo è questo…
  • Credo che sia stato Babbo Natale a pensarlo.
  •   COSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA??????
  •   Lo scorso anno la Befana si è lamentata con lui perché voleva prendersi un giorno di pausa il 6 gennaio, ma non poteva farlo per la mancanza di disponibilità da parte delle persone.  Così, quest’anno, ha pensato di farle un regalo. Con la magia ha reclutato tante “befane” che potessero sostituirla per una notte. Ha messo alcuni nomi nel suo cappello e, dopo una bella rimescolata con la mano, ha estratto per ogni città una persona e ha fatto un incantesimo speciale per farle diventare le sue sostitute.
  •   E se mi rifiuto?
  •   Rischi di trovarti così per un anno intero.
  •   Accidentaccio …. E allora?
  •   Copriti bene e comincia il tuo giro. Quello vicino alla scopa è il sacco, tu metti la mano dentro e tiri fuori il regalo e lo lasci al bambino che lo ha richiesto.
  •  Hai detto che posso fare tutto quello che voglio?
  •   Si, ma solo dopo che avrai terminato la consegna dei regali. Prima inizi e prima termini e più tempo ti rimane per fare… cosa vuoi fare?
  •  Ho una mezza idea  che mi frulla per la testa…
  •  Prima i regali…
  • Ho capito. –  Sbuffo esasperata. Prendo scopa, sacco ed esco mentre la gatta mi guarda dubbiosa, sconsolata ritorna a pisolare sul cuscino vicino al termosifone.

Una volta in strada mi sistemo la sacca sulle spalle come fosse uno zaino, devo cercare di capire come posso sedermi senza cadere, ma soprattutto come farla funzionare.  Aver letto i libri e visto i film di Harry Potter aiuta,  eccomi in aria. Mamma mia come sono in alto e come è veloce.  Calma, devo mantenermi calma, però la vista da quassù è bella. Adesso devo solo capire come fare per consegnare tutti i regali, vediamo cosa c’è nel sacco.  Ritorno a terra e comincio a rovistarci dentro …. diciamo  che il sacco ricorda la borsa di Mary Poppins, praticamente dentro c’è di tutto, allungo la mano e non trovo la fine ma solo tanti pacchetti. Legato con un filo rosso al laccio della sacca c’è un taccuino, lo apro e ci sono i nomi e cosa bisogna consegnare, per fortuna che è suddiviso per quartiere. Inizierò da quelli che sono vicino a casa mia. Fortuna che abito in un paesino di montagna e non ci sono tantissime famiglie.

  • Ma come fa la befana a portare tutti i regali tutto da sola? 

Sono stanca, mi devo riposare un attimo. Controllo il taccuino per vedere quanti bambini mi sono rimasti e … per fortuna ne ho ancora pochi. Mi rialzo, risalgo sulla scopa e parto per le ultime consegne. Se mai dovessi incontrarla le regalerò un fine settimana in una SPA, se lo merita, sono distrutta e ho consegnato solo una piccola parte rispetto a quello che deve fare da sola in una notte.

Sono seduta su di una panchina mentre controllo che il sacco sia vuoto … – ma quanto è profondo questo sacco?  –  Controllo  di aver cancellato tutti i nomi e…. ce l’ho fatta!

E adesso posso cercare di capire che fine hanno fatto tutte le calze, chi le ha rubate e perché.

Da dove cominciare? Il sacco comincia a muoversi come se avesse un attacco di tosse. Faccio un salto e mi ritrovo seduta per terra sul freddo della neve. Il sacco si muove sempre di più e alla fine ecco uscire un musetto dal sacco, prima vedo le narici, poi gli occhi e infine ecco apparire un bellissimo furetto bianco come la neve ma con una macchiolina nera tra gli occhi e il naso.

  • E tu chi sei?
  • Mi sembra evidente: un furetto.
  • Questo lo avevo capito da sola, grazie. Ma … parli?
  • Certo. E prima che tu me lo chieda, mi chiamo Sherlock –  si rituffa nel sacco e riappare con un paio di occhiali rotondi sul naso, una sciarpa attorno al collo – bene, allora da dove cominciamo?
  •  Come?
  • Datti una mossa perché è rimasto poco tempo. Da dove vuoi cominciare per risolvere il tuo mistero?
  • Vuol dire che mi darai una mano?
  •  Ma sei sempre così lenta? Perché pensi che sia venuto, ti vuoi decidere?
  • Giusto, il mistero. Pensavo di andare in piazza dove si trova il mercatino Natalizio e vedere…

     Con un salto è già a mezza strada – allora ti decidi?

  • Arrivo. Arrivo. –  Salto sulla scopa e in pochi minuti siamo nella piazza del paese. Le luci dell’albero e delle lampadine fuori dai negozi rendono il luogo magico. – Che meraviglia?
  •  Credo che mi metterò ad annusare attorno alle bancarelle  …
  •  Giusto, tu hai un olfatto molto accentuato – mi guardo attorno in cerca di un  particolare che possa aiutarmi mentre Sherlock corre veloce attorno a tutte le bancarelle chiuse, si ferma un  attimo pensieroso e ricomincia la sua corsa folle.
  • Ci sono diversi odori … la traccia va verso il bosco.
  • Allora andiamo a vedere.

Mi salta sulla spalla ed io rimonto sulla scopa e voliamo verso il bosco. Non sono spaventata ma solo curiosa.  Chi sono i ladri e cosa se ne fanno di tutte quelle calze e del loro contenuto?

In lontananza intravedo delle luci, man mano che mi avvicino mi accorgo che sono tantissime e formano un cerchio e nel mezzo un enorme falò rischiara tutta la radura. Sono senza parole. Scendo verso il limitare del bosco e mi metto a camminare con circospezione tenendomi vicino agli alberi per non farmi notare mentre Sherlock  corre veloce verso le luci, è più curioso di me. 

Arrivo nella radura ed mi avvicino al cerchio di luci e rimango senza parole. Le calze sono tutte cucite assieme e formano un enorme e colorato pallone aerostatico con attaccata un’enorme cesta di vimini, dentro la cesta ci sono tutti i barboni del paese, non pensavo che ci fossero così tante persone senza casa. Le guardo muta, non so cosa dire. Ci pensa il mio furetto curioso a farlo al posto mio.

  • Ciao.
  • Ciao.  –  Risponde una vecchia signora – Ma tu non sei la befana?
  • No. La sostituisco solo questa sera.  Ma … cosa state facendo?
  • Avevamo un desiderio.
  •  Quale?
  • Andare verso il sole in cerca di un luogo in cui non avremmo più né freddo né fame.
  • E come pensate di riuscirci?  – Li guardo tutti con affetto – Non credo che in questo modo andrete molto lontano e rischiate di farvi male.
  • Non importa. – Sempre meglio di come stiamo adesso. Nessuno noterà la nostra sparizione, siamo invisibili. –  Se si alzano con quel pallone di sicuro precipiteranno appena ci sarà un po’ di vento.  Il furetto mi tira per la gonna obbligandomi a piegarmi. Con fatica lo accontento, la schiena mi fa un male…
  •  Io avrei un’idea, ma devi volerlo anche tu, altrimenti non funziona.
  • Di cosa si tratta?
  • Tu sei la befana.
  •  E allora?
  • Tu sei la Befana, hai la scopa e il sacco magico.
  • Continuo a non capire.

 Mi guarda spazientito –  Sei la Befana e in questa notte magica tu … se vuoi, puoi realizzare i desideri di tutti i bambini.

  •  Ma loro non sono bambini.

Mi dà un morso al naso esasperato.

  •  Ahi! – Ad un tratto capisco. I vecchi con l’età ritornano bambini. Una strana idea comincia a prendere forma e  guardo il furetto che mi strizza l’occhio e mi sorride. –  Forse so cosa fare.

Metto il sacco per terra e lo allargo per bene fino a farlo diventare grande abbastanza per  contenere la cesta che è attaccata al pallone, li leggo stretti e poi li attacco alla scopa.  Faccio salire tutte quelle persone e dico un paio di paroline magiche, che non sapevo di conoscere. Sono tutti affacciati felici e mi salutano riconoscenti mentre si allontanano nel cielo stellato e io sento il cuore riempirsi di amore e di gratitudine, sono felice per loro. La luna li accoglie nella sua luce ed io spero che ovunque andranno ci sia tanta gioia e serenità. Mi giro e vedo la strada che devo fare per tornare a casa, meglio che mi avvii. Sherlock mi saltella attorno contento mentre mi scorta verso casa.  Sono stanca, ho freddo e vorrei tanto essere al calduccio nel mio salotto… e il mio desiderio si avvera appena l’ho pensato. Mi sento ancora incredula per l’avventura che ho vissuto, vado alla finestra, Sherlock mi saluta con una zampina e si allontana nella notte. Gli sorrido e poi intirizzita per tutto il freddo che ho patito mi infilo sotto alla doccia bollente. Mi avvolgo nella coperta del mio letto e mi addormento guardando l’albero di Natale che brilla davanti alla mia finestra sotto alla neve che scende.

Il televisore si accende svegliandomi. Tengo gli occhi chiusi mentre sento una notizia che mi fa sorridere. Il giornalista sorpreso riferisce che tutti i senza tetto, i barboni e le persone povere sono scomparse.  Per le strade non si trova nessuno e le associazioni di volontari cercano qualcuno che sappia spiegare come sia possibile che tutti sono scomparsi durante la notte senza lasciare traccia. Sorrido, io lo so cosa è successo, è un segreto che la Befana non svelerà mai.

Maya si acciambella ai miei piedi tutta contenta di riavermi a casa con lei ed io ritorno a dormire.

MC

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FERMATI CAVALLINO, di Roberto Busembai

Fermati cavallino

che fuori è scomparso il sole

fermati cavallino

di volare come un gabbiano

perso in mare,

la giostra è solo un sogno

che non posso più respirare,

fermati cavallino

non sono più il tuo cavaliere,

la pioggia adesso vuole

frenare la luce calda del sole

e freddo riportare.

Il desiderio mi ha scaraventato

col pensiero

e con la voglia di ricordare

ma tu cavallino non ti devi fermare

vola e cavalca

anche sopra il sole

perchè la pioggia

non ti possa mai bagnare,

e giostra gira ancora

non ti fermare,

che io abbia sempre il desiderio,

come adesso,

d’impazzire.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Robert Doisneau – Le Manège de Monsieur Barrè

DIVAGAZIONE, di Silvia De Angelis

DIVAGAZIONE

Nelle vertebre di luna verticale                 

opposte a stelle in penombra

s’adagia un desiderio di dita strette

assorte  in tele malinconiche che straziano.

Sono muti lidi e conche d’aliti nostalgici

sbirciano riflessi e voglie d’un sogno antico

misto  a odore di terra umida

dopo una pioggia irriverente

che ha reso languidi soffi d’amore

in quel concedersi all’infinito

prima che  l’alba dischiuda manti di girasole.

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/12/divagazione.html

IMBROGLI DI METALLO, di Silvia De Angelis

IMBROGLI DI METALLO

 Nella magia  d’un involucro di tempo

quando scandisce

 sensitive sintonie

dipingo sogni stravaganti

per sfumare

un transito indesiderato

annodato a inquieti della vita.

Tacitamente s’insinuano

nella fucina sensitiva

marcando sommesse ombrosità

e sussurri irriverenti.

Quel vocio lieve  si fa sibilo

nel sortilegio astratto

d’un azzardo di luna

nel  soliloquio a bocca chiusa

sull’apice d’un motivo appagante

che smuova i polsi

da imbrogli di metallo.

@Silvia De Angelis
https://deangelisilvia.blogspot.com/2023/01/imbrogli-di-metallo.html?spref=fb&fbclid=IwAR0FyP9W5aGIFIeMS6YQPTmbeBF2dfolyoI9Nf0fP4KiPQLjJJvvK1oYEO0

Alessandria today presenta “Verità e Misteri” il nuovo libro di Elena Di Gesualdo, da Tubinga fino a Stonehenge

Alessandria today presenta “Verità e Misteri” il nuovo libro di Elena Di Gesualdo, da Tubinga fino a Stonehenge

Siamo molto lieti di presentare ai nostri lettori l’ultima fatica letteraria della scrittrice Elena Di Gesualdo “Verità e Misteri”, da Tubinga fino a Stonehenge

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava Social Media Manager – Alessandria today

Sinossi:

Tradizione e fede religiosa fanno da sfondo nella narrazione di questa storia, al punto da sondare le profondità del cuore dell’uomo e il suo anelito verso l’Infinito, che si esprime non solo nella contemplazione ma anche nelle bellezze artistiche, le quali fanno da fil rouge al viaggio, da Tubinga fino a Stonehenge, dove storia e leggenda si intrecciano mirabilmente fino a formare uno splendido ordito di sapere

Biografia: Elena Di Gesualdo è nata a Genova nel 1971.

All’età di quattro anni si è trasferita in Francia, a Toulouse, dove ha iniziato la sua formazione scolastica e, adolescente, è tornata in Italia, proseguendo gli studi a Genova. Nel 1994 si è laureata in filosofia con la tesi: ‘Politica e religione in America: un confronto tra Alexis de Tocqueville e Michel Chevalier”.

Insegnante in un Istituto Superiore di II grado, già articolista per settimanali della provincia di Alessandria, è appassionata anche di scienza e letteratura.

Ha già pubblicato ‘Alla scoperta degli Inca’, Edizioni Abrabooks, 2021, romanzo storico in cui è manifesto tutto il suo amore per la conoscenza.

LA VOCE CHE MI MANCA, di Mirella Ester Pennone Masi

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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LA VOCE CHE MI MANCA

In questa sera piovigginosa

Mi sento in un torpore estatico

Mentre nessuno mi cerca

E tutto sembra fermo e inusuale

Nel tempo ormai passato,

È in questo attimo che malevolmente

Si fa ruvido il mio cuore.

È in questo momento

Che ancora si scatena

L’ indole che mi appartiene

Indomabile ma sincera

Che mi azzurrava l’infanzia.

È l’eterna lotta per velate chimere

E come allora provo il vecchio tormento;

Perché già sapevo che il destino

Era il rimpianto che attendeva

Il rifiuto dell’abbandono.

Adesso in questa stanza -nessuno c’è

Ma anche allora nessuno c’era;

Già risuona il mio canto antico

In quel coro dalla voce bianca

E una preghiera a stento

Sale da un groppo in gola

Ma la voce manca ❤️

@Mirella Ester Pennone Masi

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Poeti. Albert CamusCamus: “Quel poco che so della morale l’ho appreso sui campi di calcio e le scene di teatro – le mie vere università”, di Imma Paradiso

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“Quel poco che so della morale l’ho appreso sui campi di calcio e le scene di teatro – le mie vere università”

Solo un poeta, beffandosi di una società intellettuale che condanna la passione per il calcio in nome di una presunta e mai dimostrata inferiorità spirituale rispetto al balletto classico, alla musica dodecafonica e alle sfilate di moda, ha avuto la faccia tosta di ammettere che quel poco che sa della morale lo ha appreso sui campi di calcio, la sua vera università. Questo temerario è stato Albert Camus, Nobel per la letteratura nel 1957. Albert Camus, il celebre scrittore francese nato in Algeria nel 1913, ha giocato a calcio, come portiere, nel Racing universitario algerino e, secondo alcune voci, anche nella nazionale algerina durante dei campionati mondiali. Se non si fosse ammalato di tubercolosi, forse non avrebbe fatto lo scrittore-filosofo e avrebbe continuato a giocare. Fu la fine della sua giovinezza e l’inizio di quella che per lui divenne una vita monca. Nel 1930 la tubercolosi era ancora una malattia senza cura e questo segnò per sempre la visione del mondo che Camus ebbe della vita: un delicato equilibrio tra l’Assurdo e la Contraddizione. Si gettò a capofitto nella politica, nell’impegno civile e, soprattutto, nella scrittura.

Ma il calcio fu qualcosa di cui Camus non si libererò mai. Infatti la notizia della vittoria del premio lo raggiunge in uno stadio, al Parco dei Principi, mentre assiste a Racing Paris-Monaco. Un giornalista della televisione francese gli chiede di commentare una papera del portiere parigino. “Non diamogli addosso”, è la risposta: “È quando sei in mezzo al campo che capisci quanto sia difficile”. da ragazzino, in Algeria, giocava in porta perché, avendo solo un paio di scarpe, le avrebbe consumate di meno. Venendo da una famiglia povera, non poteva concedersi il lusso di correre nei campi: ogni sera la nonna gli ispezionava le suole e, se le avesse trovate danneggiate, lo avrebbe picchiato. Quei pomeriggi passati a respingere palloni come, più avanti, le insidie della vita, gli hanno insegnato che i colpi più pericolosi non arrivano mai da dove ci si aspetta. Memore di questa esperienza, con i soldi del Nobel acquisterà una tenuta a Lourmarin, nel Lubéron, dove trascorrerà le domeniche guardando i ragazzi della squadra locale allenarsi o giocare contro i villaggi vicini, arrivando persino a sponsorizzarli e a pagare loro le maglie. E così può ripensare agli amici d’infanzia, alle partite per strada, alla povertà che gli appariva naturale e ovvia come l’aria stessa di questo mondo, a tutto quello che ha perso e che si illude di ritrovare quando una rete si gonfia e i ragazzi esultano. Non è la stessa cosa ed è sempre più difficile, ma può bastare per riempire il cuore di un uomo che è stato bambino.

“Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.

Albert CamusCamus

Mia cara,

nel bel mezzo dell’odio

ho scoperto che vi era in me

un invincibile amore.

Nel bel mezzo delle lacrime

ho scoperto che vi era in me

un invincibile sorriso.

Nel bel mezzo del caos

ho scoperto che vi era in me

un’ invincibile tranquillità.

Ho compreso, infine,

che nel bel mezzo dell’inverno,

ho scoperto che vi era in me

un’invincibile estate.

E che ciò mi rende felice.

Perché afferma che non importa

quanto duramente il mondo

vada contro di me,

in me c’è qualcosa di più forte,

qualcosa di migliore

che mi spinge subito indietro.

Albert Camus

*Un grande poeta, scrittore, poteva diventare un grande calciatore, il talento ha molteplici sfaccettature. Tutto ciò che può insegnare qualcosa di bello e importante vale la pena viverlo, in un campo di calcio o osservando un tramonto e se poi puoi riversarlo nei versi diventa una ricchezza da condividere.

La scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice di Alessandria today. Biografia e Sinossi libri

La scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice di Alessandria today Biografia e Sinossi libri

Sono particolarmente lieto di comunicare agli affezionati lettori di Alessandria today che ci seguono sempre più numerosi, che da oggi la scrittrice Maria Santoro è una nuova autrice della nostra redazione.

Alfine di conoscerla meglio pubblichiamo la sua biografia, la sinossi dei suoi libri e di seguito il link del suo primo post: https://alessandria.today/2023/01/03/non-proprio-un-colpo-di-fulmine-meghan-quinn/

Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Maria Santoro biografia

Mi chiamo Maria Santoro, sono nata a Sorrento (Na) il 03/04/1985 e risiedo a Massa Lubrense (Na). Ho una laurea magistrale in giurisprudenza. 

Amo da sempre leggere e scrivere, ho pubblicato due romanzi storici con la casa editrice Albatros-Il filo di Roma, “Il destino tra noi” e “Il destino tra noi-parte seconda”. 

In self-publishing ho all’attivo anche un romanzo contemporaneo, “La voce del cuore”. 

Attualmente ho un blog di recensioni libri “La valigia di carta” con mia sorella Valeria, dove ci piace parlare di quello che leggiamo ed aiutare autori emergenti a farsi conoscere.

Il Destino tra noi

Trama del libro

Dopo la tragica morte del padre la giovane contessa Melanie de Varenne cerca di reagire al dolore. A un ricevimento conosce il conte Adrian Lebon, pericolosamente affascinante e romantico, e i due s’innamorano. L’uomo però è promesso sposo di un’altra, perciò entrambi impongono al proprio cuore di dimenticare. Ma quando si rivedono la prepotenza dei reciproci sentimenti scardina inevitabilmente ogni difesa eretta dal buonsenso. 

Il destino ha già scritto per loro storie diverse, obbligandoli a unirsi in matrimonio con altri, ma l’amore fonde le loro anime in una, per sempre. E nemmeno un ingiusto, doloroso addio ne segnerà la fine. Il destino tra noi è un romanzo che parla d’amore, quell’incognito imprevisto che entra nelle nostre vite senza chiedere il permesso, catapultandoci inconsapevolmente in un magico mondo dove volontà e ragione sono bandite, dove ci si ubriaca con calici colmi di frizzanti emozioni, dove i cuori alati si ritrovano per librarsi in volo nei cieli dell’eternità, dove gli occhi vengono rapiti dal fiabesco panorama di una tanto anelata felicità; e forse è per questo che è il nostro sogno più grande.

La Voce del Cuore

Trama del libro

Marina non sente più Davide da un pò. Eppure le aveva giurato che il loro amore sarebbe sopravvissuto alla lontananza. Invece erano solo parole. E’ a pezzi, il cuore devastato, proprio non le va di farsi prendere in giro da Gabriele, il playboy della pittoresca cittadina costiera dove vive che l’ha puntata. Però, dopo un bacio rubato, qualcosa cambia per entrambi, anche se ammetterlo non è così semplice., soprattutto se il passato torna a bussare alla porta…

Non proprio un colpo di fulmine – Meghan Quinn

La Valigia di Carta

martedì 3 gennaio 2023

Recensione: Non proprio un colpo di fulmine – Meghan Quinn

Titolo: Non proprio un colpo di fulmine

Autore: Meghan Quinn

Editore: Always Publishing (25 novembre 2022)

Giudizio: 💗💗💗💗💗

Author: 812liveit

Tutte le coppie hanno una dolce storia romantica da raccontare sul momento in cui Cupido ha trafitto i loro cuori con la sua freccia… tutti, ma non Lottie e Huxley. Loro due si scontrano, letteralmente, nelle strade di Beverly Hills, lei disperata e lui furioso. Finiscono a sfogarsi sui loro guai in un bar e tra i due non nasce un colpo di fulmine… bensì un accordo: Huxley, agente immobiliare di grido di LA, propone a Lottie di essere la sua Vivian, come in Pretty Woman. Lui farà una buona impressione sui clienti come fidanzato amorevole e lei risolverà i suoi problemi economici, oltre a rimediare un perfetto futuro marito da presentare alla sua acerrima nemica del liceo, che tra l’altro l’ha appena licenziata. Nonostante l’inizio burrascoso, non è detto che Cupido rinunci a mirare ai loro cuori!

Recensione

Proprio quando pensi di aver toccato il fondo, che non ci sia modo di risalire la montagna e ritrovare la felicità, ecco che compare un sentiero, accidentato e in salita, ma con la sorpresa di un panorama mozzafiato alla fine.

Due persone “disperate” s’incontrano per caso e decidono di “darsi una mano” a vicenda. Un mero accordo commerciale, messo nero su bianco, volto a soddisfare le reciproche esigenze. I problemi iniziano quando entrano in gioco le emozioni.

Lottie Gardner si ritrova licenziata in tronco da quella che riteneva essere la sua “migliore amica”, anche se ad intermittenza. Bruciato il sogno di potersi permettere un posticino tutto suo, disperata e al verde, si butta nella folle idea di trovare un marito ricco.

Huxley Cane, a capo della Cane Enterprises coi fratelli, per cercare di accaparrarsi un grosso affare, s’inventa una finta fidanzata, che dovrà trovare in  .…. quattro giorni!

Entrambi non sanno come uscire dalla loro tragica situazione e, complice un incontro casuale, stabiliranno un accordo esclusivamente professionale. Tra un battibecco e l’altro, però, un’irresistibile attrazione comincia a divampare tra loro.

Lei è troppo irresistibile.

Non sono in grado di controllarlo, di controllare come mi fa sentire.

Un romanzo esilarantedivertente frizzante, che bilancia sarcasmo e veritàpassione e bugiedolore e gioiacomicità momenti hot. Un romanzo emozionante, dalla pelle ruvida e dura ma dal ripieno dolce e tenero, dal sapore intenso ed inebriante e dall’aroma caldo avvolgente. Un romanzo trascinante ed impetuosopulito e fresco come una giornata di pioggia estiva che lava via tristezza ed incomprensioni.

Voglio solo vederti felice.

Lottie non riesce proprio a comprendere il comportamento di Huxley, un minuto prima freddo e distante, poi generoso ed altruista. All’inizio la cosa la faceva solo arrabbiare, eppure adesso desidera conoscerlo meglio, capirlo, perché sente che non è più odio quello che prova per lui.

Lui mi piace davvero.

Huxley è abituato ad ottenere sempre ciò che vuole, e al momento vuole i terreni di Dave Toney ed è disposto a tutto, anche ad inventare un finto fidanzamento con una tipa stramba come Lottie. Tuttavia più passa il tempo, più diventa difficile non trovarla attraente.

E’ quel tipo di donna di cui non ti prendi un assaggio per poi dire stammi bene e tanti saluti. No, ti lascia un segno indelebile. Un’impronta. Che non se ne va.

Una storia rocambolescatravagliata ed ironica, spesso ai limiti del surreale, con punte d’introspezione e riflessione profonde, colpi di scena e stravolgimenti degni di un film romantico iconico. Una storia apparentemente “leggera” che tocca invece temi anche delicati dandole una veste sofisticata ed affascinante. Una storia che rievoca alla mente “Pretty Woman” in chiave contemporaneaspregiudicata e spudoratamente accattivante.

Ti amo più di quanto pensavo possibile amare qualcuno.

Consigliato a tutti, per ricordare la bellezza e la prepotenza dei sentimenti, che se ne infischiano delle regole prestabilite.

Non credevo che a un certo punto avrei frequentato il mio finto fidanzato.

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Parole mai scritte

Questa poesia l’ho scritta il 28 Dicembre , ero molto triste e solitamente se scrivo sto meglio e così con la tristezza nel cuore dopo aver guardato un bel tramonto siculo , ho scritto questa breve poesia e la posto solo adesso . Sono mancata da un pò e non ho nè postato nè commentato. Quando scrivo mi dissocio da ciò che vivo nel reale e questo in un certo senso mi aiuta se attraverso un periodo difficile di ansia e preoccupazione… Eccomi adesso ci sono con ” Parole mai scritte “.


Parole mai scritte

Adagio il cuore 💓
Su fogli immacolati
lasciati spogli per non aver parole.
Pensieri innocenti…
Pensieri che non hanno trovato sfogo.
Emozioni nate da sentimenti ripercorrono l’Essenza.
Frementi emozioni mai palesati …
Brulicano come vespai …
Nella mente creano scompiglio .
Intanto scorrono sensazioni conosciute
mentre gli occhi si riempiono dei colori del tramonto.
Fluttua quel cangiante riverbero quieto .
Pare assonnato mentre il sole scompare.
Un solo istante e poi tutto si attenua …
Rimane quella sensazione di benessere .
Una percezione di serenità.
Pochi istanti per svanire
Un solo istante per catturare la dolcezza dell’effimero tramonto .
Ammaliante e avvolgente come un arcobaleno 🌈.©


Desire’ Kariny 28/12/2022

https://desire876416000.wordpress.com

ALESSANDRIA VOLLEY SETTORE GIOVANILE IN PRIMO PIANO

Alessandria, pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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ALESSANDRIA VOLLEY SETTORE GIOVANILE IN PRIMO PIANO

Con la pausa per le feste natalizie si conclude la prima parte della settima stagione agonistica dell’Alessandria Volley, settima stagione che porterà la Società del Presidente Andrea La Rosa, alla ripresa dei campionati, toccare il traguardo delle 2.000 partite disputate entro la fine della stagione sportiva. La ripresa dei campionati avverrà dopo la festività dell’Epifania ma nel frattempo i team del sodalizio alessandrino non conoscono sosta e proseguono incessantemente gli allenamenti sia per quanto riguarda gli aspetti atletici sia per quanto riguarda quelli tecnico-tattici. Allo stesso tempo per lo staff dirigenziale, coadiuvato da quello tecnico, è il momento di tirare le prime somme ed effettuare le giuste analisi sull’attività finora svolta ed allo stesso tempo iniziare a tracciare le linee programmatiche per i prossimi 6 mesi nel breve termine e per la prossima stagione nel medio. Con la pausa è prammatica il dover fare un excursus su questi primi 6 mesi di attività. Di Serie C femminile e del team di Prima Divisione femminile, i due team ricordiamo che sono ai vertici delle rispettive classifiche, ne abbiamo già parlato in precedenti articoli ora è la volta di fare una panoramica sul settore giovanile che da sempre risulta essere un fiore all’occhiello della società alessandrina, società che conta ben oltre  200 atlete e mini atleti attivi. L’attività del settore giovanile in questa stagione 2022/2023 si snoda su tre filoni ben distinti. Infatti troviamo le squadre under che difendono i colori dell’Alessandria Volley, altre squadre under sotto l’insegna del progetto sperimentale DUEA e le più giovani leve che muovono i primi passi nel percorso S3 ex minivolley tutti nate e nati negli anni dal 2012 al 2016. Tutta l’attività dei team dell’Alessandria Volley è gestita dalla sua nascita (n.d.r. anno 2016) dal Direttore Tecnico Massimo Lotta con assoluta capacità organizzativa e professionalità di alto livello, professionalità dimostrata altresì da tutto lo staff tecnico del sodalizio alessandrino. Staff tecnico che conta, oltre naturalmente ai responsabili delle squadre di Serie Marco Jus Ruscigni, Giorgio Oberti e Paolo Demagistris, già dal suo nascere dei coach Gabriella Scarrone, che sta per staccare il biglietto delle 450 panchine con l’Alessandria volley, Alessandra Ferrando con 300 panchine e Marcello Ferrari alla rincorsa delle 250 presenze. Altri coach che da anni sono parte attiva del progetto del Club Alessandrino sono Elisa Milan, Marco Dua e da quest’anno Andrea Guazzotti, ex atleta nella serie C e D maschile alessandrina, coadiuvati dalla new entry Martina Demagistris. Altro fiore all’occhiello dell’Alessandria Volley è l’S3 ex minivolley, praticamente una accademia che introduce le nuove leve alla disciplina pallavolistica. Toccano quasi quota 100 le e gli iscritti in questo settore che vede in Elisa Milan e Marco Mantelli i motori di questa attività sotto l’aspetto organizzativo oltre al rivestire un ruolo tecnico. Altri tecnici e collaboratori di staff sono Arianna Gaia, Ivana Berta, Chiara Cazzulo e Greta Simi. Parlavamo quindi di tre filoni del settore giovanile e ai nastri di partenza in questa stagione sportiva come Alessandria Volley abbiamo visto scendere in campo 2 team partecipanti al campionato Under 13 femminile Territoriale e 1 team iscritto al campionato Under 14 femminile Territoriale e 1 team Under 13 maschile Territoriale. Per quanto riguarda il settore maschile occorre aprire una parentesi in quanto il sodalizio alessandrino nelle sue nuove strategie programmatiche ha deciso di iniziare, per questo settore, un percorso con partecipazione ai soli campionati under 13 territoriali nel tentativo di rilanciare la parte maschile del movimento pallavolistico del capoluogo procedendo con step graduali e ben definiti. Come enunciato in precedenza un altro filone seguito è quello del progetto sperimentale DUEA. Progetto nato in sinergia tra due importanti sodalizi femminili del territorio l’Alessandria Volley e l’Acqui Pallavolo con l’obiettivo di mettere insieme le risorse organizzative, tecniche ed economiche per fornire alle ragazze un percorso di qualificazione ed eccellenza. L’Under 14 femminile Eccellenza Territoriale, guidata da Gabriella Scarrone la troviamo al comando del girone ed ancora imbattuta facendo registrare 8 vittorie in 8 incontri disputati con 2 soli set persi, l’Under 16 femminile Eccellenza Territoriale sempre con coach Scarrone e roster composto da atlete sottocategoria e l’Under 16 femminile Eccellenza Regionale guidata da coach Marcello Ferrari ed attestatosi al termine del girone in posizione di metà classifica. Col nuovo anno inizieranno anche i campionati Under 12 femminili Territoriali con 1 Under 12 femminile territoriale 6 vs 6 e 2 Under 12 femminili 4 vs 4 ai nastri di partenza a difendere i colori dell’Alessandria Volley. I team Under 12 femminile come del resto l’under 13 maschile composti da giovani atlete e atleti provenienti dal florido settore S3. Non dimentichiamo infine che le ragazze dell’Under 16 Eccellenza Regionale del Progetto DUEA stanno cimentandosi anche nel campionato di serie D con alterne fortune essendo atlete molto giovani, tutte nate nell’anno 2008, ma che lottano per conquistare la permanenza nella categoria. La partecipazione a questo impegnativo campionato con lo scopo di offrire loro una chance in più in un percorso di crescita e di esperienza. Tiziana Barisone, Cinzia Ferretti, Stefania Gabutti, Badiaa Tazi, Dino Bianco e Rocco Famà sono i Team Manager che si occupano dell’attività organizzativa delle squadre del settore giovanile. Come per i team delle Serie C, D e Prima Divisione il medico sociale Dott. Francesco Mele e il massofisioterapista Antonio Aita, colonne portanti dell’Alessandria Volley Medical Zone, fanno parte dello staff di tutti i team come del resto i 20 dirigenti abilitati nei ruoli di Segnapunti, addetti DAE e addetti all’arbitro. 

“Come società, fin dal suo nascere, la nostra mission è stata quella di creare progetti formativi per le atlete e gli atleti del settore giovanile.“ i commenti all’unisono a partire dal Presidente Andrea La Rosa e dal suo vice Claudio Capra proseguendo con il Direttore tecnico Massimo Lotta e il responsabile del settore giovanile Simone Ponzano “Mission che doveva e deve tutt’oggi portare alla crescita del nostro settore giovanile e di riflesso condurre ad una crescita esponenziale della nostra Società. Uno degli obiettivi è stato ed è il creare oggi atlete e atleti per i progetti futuri.  L’aver cresciuto ragazze come Alice Nardo, laureatasi campionessa europea con la Nazionale Italiana under 21 e militante nel campionato di A2 con l’Albese con Cassano o Alice Farina anche lei in A2 con il Vicenza Volley e Martina Furegato in B2 con l’Arbor Reggio Emilia sono la prova evidente del buon lavoro portato avanti da tutto il gruppo sia per la parte tecnica che per quella organizzativa. Buon lavoro testimoniato anche dal roster dell’attuale team di serie C femminile composto da 10 ragazze su 13 tutte nate negli anni 2000 e tutte provenienti dalla “cantera” alessandrina. Un percorso molto impegnativo” prosegue nell’analisi lo staff alessandrino “ma con esiti decisamente positivi grazie ad uno staff di tecnici e preparatori di grande livello sportivo, culturale e umano che hanno permesso e permettono tutt’oggi di trasformare i sogni in realtà. Sogni che si possono avverare, alzando anche l’asticella, grazie alla “sinergia” e alla “partecipazione” di tutte le forze societarie in comunione con quelle del territorio per far si che una Società sportiva, non solo la nostra, possa essere patrimonio comunitario e possa dar lustro di riflesso all’intera città”.

Point of view

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

John Keating (Robin Williams in “L’attimo fuggente”)

ASCOLTA (Video): https://youtu.be/SrMK8d9H_GM

“16 minutes of Mr. President”. 

L’altra notte, sono toccati a (quasi) tutti in una pantomima di foggia americaneggiante e improbabile con inquadrature non-conventional e imbarazzanti ammiccamenti anni 80.

Lo spettacolo a reti unificate sarebbe stato troppo (per me ovviamente) e così ho atteso di vederlo un po’ alla volta e di leggere il (e “del”) suo discorso con calma. Era scritto e sottolineato, quasi fosse un merito, che il Presidente ha parlato per 16 minuti, roba da standing ovation.

Me ne sarebbero bastati anche la metà, o forse meno, per convincermi della distanza incolmabile tra valori e parole contenuta in ognuno di quei minuti.

Noi parliamo, paghiamo e spendiamo in nome del Dio giusto, del mondo giusto, della ricchezza diffusa, del merito e del valore della prosperità e serviamo la finanza magnanima e solidale che libera gli uomini.

In sintesi (ma non troppo, visti i sedici-minuti-sedici) il presidente recidivo stabilisce priorità e declina responsabilità: le tasse sono cosa buona e giusta, distinguono i patrioti e sostengono la nazione che avanza e progredisce senza sosta, una Presidente del Consiglio donna è la testimonianza della maturità italiana e nel mezzo c’è posto per ogni sorta di luogo comune, dall’appello ai giovani perché non guidino ubriachi all’occasione irripetibile del PNRR che ci farà (di nuovo) ricchi, senza trascurare una sanità più giusta e un paese più equo da Nord a Sud. Se non l’avessi letto al mattino, avrei pensato di essere ubriaco io, altro che i giovani.

Conclude, Mattarella, con le energie rinnovabili e, naturalmente, ci spiega che la guerra alla Russia è necessaria, altrimenti assisteremmo ogni sei mesi a un’invasione del mondo civilizzato da parte dei trogloditi che stanno fuori dai confini sacri dell’Occidente collettivo.

Su questi principi altissimi e granitici il Paese deve dimostrarsi compatto anche se non lo è in realtà e a questo serve il racconto monocorde dell’informazione italica, prima e dopo.

Il direttore de “La Stampa” Giannini fa il portavoce del verbo unico e meritorio nel suo editoriale di capodanno e conferma, convinto, che il 2023 dovrà essere come il 2022. Obbedire e combattere (la seconda, più o meno) con la Grande Alleanza (atlantica), con la parte più evoluta del mondo e la sua finanza creatrice. Il titolo (“Le democrazie resilienti e l’anno zero delle autocrazie”) la dice lunga e ci promette che metteremo a morte gli infedeli figli di Madre Russia.

Sullo stesso giornale, però, Massimo Cacciari assume il sembiante della sua nemesi e dimostra che qualcuno ha ancora un pensiero libero anche qui da noi, nonostante Mr. President. Credo che Giannini non lo abbia letto prima di pubblicarlo, doveva essere intento a smaltire l’ebbrezza dei festeggiamenti e le conseguenze dei sedici-minuti-del-presidente.

Mattarella e Cacciari sono l’uno l’antitesi dell’altro.

Il primo dispensa ovvietà e cinismo in parti uguali, condite con un bel po’ di faccia tosta e indifferenza per il mondo reale, mentre il secondo ritrova la linea del valore della Pace inciso nella Costituzione e invita a lavorare per risolvere la crisi (e le crisi in generale) con metodo diplomatico, con pazienza e con intelligenza.

Ovvietà sovversive ai tempi d’oggi.

Critica il giudizio preconcetto e la condanna senza appello, Cacciari, proprio mentre il Presidente si fa portavoce della sentenza emessa in contumacia da altri più in alto di lui e si presta convinto al servizio della missione internazionale compiuta a colpi di spada.

E gli altri?

Che dice il resto del mondo, quello di cui nessuno ci dice niente o quasi?

I discorsi di Vladimir Putin e Xi Jinping – quelli cattivi –  durano decisamente meno e sono fatti senza la regia da televendita voluta dagli spin doctors di Mattarella, tutto molto più tradizionale e classico.

Vi risparmio le conclusioni a cui sono giunto, ma mi piacerebbe che faceste lo stesso e li guardaste (o li leggeste) anche voi, per capire cosa dicono i “nostri” nemici, quelli contro cui conduciamo la nostra nobile e virtuosa crociata per la liberazione dell’Ucraina e la nostra guerra economica e culturale per l’affermazione del modello neo-liberista, globalista e suprematista del nostro magnifico e florido occidente a guida USA.

Vladimir Putin – 31.12.2022

“Abbiamo sempre saputo che il futuro sovrano, indipendente e sicuro della Russia dipende solo da noi, dalla nostra forza e determinazione, e oggi ne siamo convinti ancora una volta.

Amici,

La Russia vive sotto sanzioni sin dagli eventi in Crimea nel 2014, ma quest’anno è stata scatenata contro di noi una guerra di sanzioni in piena regola. Coloro che l’hanno avviata si aspettavano che la nostra industria, le finanze e i trasporti crollassero e non si riprendessero mai.

Ciò non è accaduto, perché insieme abbiamo creato un affidabile margine di sicurezza. Abbiamo adottato misure per rafforzare la nostra sovranità in un campo di vitale importanza, l’economia. La nostra lotta per il nostro Paese, per i nostri interessi e per il nostro futuro serve indubbiamente da esempio ispiratore per altri Stati nella loro ricerca di un giusto ordine mondiale multipolare.

(…)

Considero molto importante che nell’anno in uscita qualità come la misericordia, la solidarietà e l’empatia proattiva siano diventate particolarmente importanti in Russia. Sempre più russi sentono il bisogno di aiutare gli altri. Si radunano insieme e prendono l’iniziativa senza istruzioni formali.

Voglio ringraziarvi per essere così premurosi, responsabili e gentili, per il vostro coinvolgimento attivo nella causa comune indipendentemente dall’età o dal reddito. Organizzate magazzini e trasporti per consegnare i pacchi ai nostri combattenti nella zona di combattimento, ai residenti delle città e dei paesi colpiti e aiutate a organizzare le vacanze per i bambini delle nuove entità costituenti della Federazione.

(…)

Amici miei, state fornendo un grande supporto alle famiglie dei combattenti che sono morti, che hanno dato la vita per difendere la vita degli altri.

So quanto sia difficile per le loro mogli, i loro figli e figlie, e per i loro genitori, che hanno cresciuto veri eroi; capisco come si sentono adesso, a Capodanno. Faremo ogni sforzo per aiutare le famiglie dei nostri compagni caduti a crescere i propri figli, dare loro una buona istruzione e ottenere una professione.

Con tutto il cuore, condivido il vostro dolore e vi chiedo di accettare le mie sincere parole di sostegno.”

Xi Jinping – 31.12.2022

“La Cina di oggi è un Paese dove i sogni diventano realtà. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Pechino si sono conclusi con un clamoroso successo. Gli atleti cinesi degli sport invernali hanno dato il massimo e ottenuto risultati straordinari. I voli spaziali Shenzhou-13, Shenzhou-14 e Shenzhou-15 si sono librati nei cieli. La stazione spaziale cinese è stata completata e la nostra “casa nello spazio” sta vagando nel cielo blu intenso. Le forze armate popolari hanno festeggiato il loro 95° anniversario e tutti i membri del servizio stanno marciando con fiducia nel grande viaggio della costruzione di un forte esercito. La terza portaerei cinese Fujian è stata varata. Il C919, il primo aereo passeggeri di grandi dimensioni della Cina, è stato inaugurato. E la centrale idroelettrica di Baihetan è entrata in piena attività… 

Nessuno di questi risultati sarebbe stato possibile senza il sudore e la fatica dei numerosi cinesi. Le scintille di talento si stanno unendo e sono la forza della Cina!

(…)

Qui voglio citare Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”. 

(…)

Possa il nostro Paese godere della prosperità e la nostra gente vivere in armonia. Possa il mondo godere della pace e possano i popoli di tutti i Paesi vivere felici.”

Manterrò la promessa di non esprimere convincimenti personali.

Nel frattempo è accaduto anche che sia morto Joseph Ratzinger.

Un uomo che ha vissuto tempi diversi e in quei tempi (era il 1969), scriveva così:

“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità.

Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza.

Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.

Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.”

Ho letto di lui su ogni pagina blasonata e accreditata, ma di queste sue parole non ho trovato traccia in quei racconti per tutti.

Il 2023 inizia ora e io non possiedo competenza, esperienza e tantomeno cultura sufficiente per trarre gli auspici dagli eventi che racconto e dai discorsi che vi propongo di conoscere, ma sono quasi certo che quello che mi dice il cuore possa essere messo al centro.

E mi dice di cercare, imparare e conoscere, perché troverò le risposte che voglio davvero.

Intanto ho imparato che Volodomyr Zelensky, Larry Fink, Jens Stoltenberg (il segretario generale della NATO),  Fareed Zakaria (giornalista della CNN) saranno presto (il 17-18 gennaio) tutti ospiti da Klaus Schwab a Davos, dove il World Economic Forum (sempre lui) li ha voluti a parlare di come “Rilanciare il commercio, la crescita e gli investimenti”.

Tanto per darvi qualche informazione utile, Larry Fink è il CEO (Chief Executive Officer, l’equivalente di un Amministratore Delegato)  di “Blackrock”.

Blackrock è americana ed è la società d’investimenti più grande del mondo, con ottomila miliardi (si…ottomilamiliardi) di dollari in portafoglio, ed è uno dei principali “partner” del WEF di cui finanzia su scala globale l’agenda ESG – Environmental (ambiente), Social (società) e Governance.

Cosa hanno in comune l’attore-Presidente Ucraino e Blackrock?

Indovinate?

Pare che il Fondo Statunitense sia da tempo al lavoro sulla raccolta dei capitali per le spese post-belliche di Kiev ed ha allo studio un fondo per rimettere in piedi l’economia. 

Qualcuno dice che avesse già iniziato prima del 24 febbraio, ma vorrebbe dire che…

Non voglio fare cattivi pensieri e neppure ispirarne; del resto si sa che la preveggenza è una delle doti tipiche degli investitori e degli speculatori che per qualche motivo sanno sempre da che parte andrà il mondo e dove piazzeranno il loro prossimo business.

Si parte con le infrastrutture, per raccogliere più o meno 350 miliardi di dollari, per cominciare e poi vedremo (vedranno).

A me pare che ci sarebbe stato molto da dire a Capodanno in 16 minuti e che il nostro presidente ci abbia mostrato solo un punto di vista. 

Il suo? 

Forse, ma di certo non quello più interessante. 

Per la verità rivolgetevi pure alla Chiesa di cui scriveva Benedetto XVI.

Buon anno a tutti e…auguri…(tanti).

Mariangela Ciceri Psicologa. Alessandria. 2023: festeggiamenti e buoni propositi

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Alessandria: Ci hanno insegnato a farlo fin da piccoli: a festeggiare in modo «adeguato» la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. 

Per alcuni ciò rappresenterebbe anche una buona occasione per progettare cambiamenti, in modo da modificare ciò che non va bene o che crea disagio, tanto da leggere o sentire un riassunto di tutto quello che si sarebbe voluto cancellare, evitare nell’anno da cui ci stiamo congedando, con la determinazione (fantastica) di essere pronti a diventare diversi da ciò che in realtà siamo. 

Un gioco che da bambini poteva essere riassunto nelle promesse di diventare più buoni, studiare di più, fare meno capricci, non dire troppi no, e da adulti, nell’azzeramento dei bilanci negativi, dalla conquista di nuovi amori, dal trovare un lavoro perché lo abbiamo perso o perché abbiamo ultimato gli studi e ce ne serve uno.

Se quando eravamo «giovani» tutto questo era appunto un gioco, puntare e ipotizzare cambiamenti nel futuro da adulti, può generare ansia e impedire il conseguimento di obbiettivi anche semplici e perseguibili.

Le ragioni? Noi e il nostro modo di pensare, di porsi davanti a una strada da percorrere a volte completamente sconosciuta come è un nuovo anno.

Considerare tutto quello che non ci ha soddisfatti e non ci è piaciuto come qualcosa di necessariamente negativo e da cancellare non è una soluzione utile.

Nessun cambiamento di ciò che siamo passa attraverso la rimozione di ciò che siamo stati.

Per questa ragione davanti ad ogni progetto di cambiamento è necessario tenere in gran considerazione ciò che in passato abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, perché, quali emozioni ci hanno spinto verso decisioni che alla fine non ci sono piaciute, ci hanno deluse, amareggiate, ferite.

Di fronte a un nuovo anno non possiamo pensare che tutto quello che non va bene per noi, potrà essere sostituito da cose migliori, tuttavia possiamo tenere ben chiari i risultati di quel bilancio fatto il 31 dicembre e metterci nella posizione di credere alla possibilità di cambiare, non tanto perché avremo davanti giorni felici, progetti realizzati, aspettative soddisfatte, ma perché saremo in grado, dalle delusioni, di cogliere quello che ci potrà essere utile per evitarne altre.

Cambiare è un percorso che richiede prima di tutto, la capacità di accettarci per come siamo.

Cosa fare? Metterci in piedi, diritti, con lo zaino delle esperienze fatte sulle spalle, a volte pesante, ma capace di contenere tutto quello che siamo e darci gli strumenti per guardare dritto di fronte a noi.

Immaginiamo allora che, almeno per i primi 500 metri di questo 2023, ci siano sul nostro cammino pesantezze da lasciare e leggerezze da raccogliere: delusioni e opportunità, rimpianti e progetti, amarezze e appagamenti, ansia e serenità.

Mariangela Ciceri

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.

Alessandria

cicerimariangela@gmail.com

347 5874157 anche su WhatsApp  

“Città Futura” ricorda Dario Fornaro

“Città Futura” ricorda Dario Fornaro

Il Dottor Dario Fornaro questa notte ci ha lasciato.

Alessandria: L’associazione “Città Futura”, di cui Fornaro è stato per anni un assiduo aderente, esprime le proprie condoglianze ai famigliari e partecipa al dolore degli amici e delle persone che lo hanno conosciuto.

Dario Fornaro, per anni direttore dell’Unione Industriale, ai temi dell’industria e dell’economia alessandrina, delle sue prospettive e del suo declino ha dedicato numerose e puntuali analisi.

In particolare nel 1969, come responsabile dell’Ufficio Studi, ha curato la pubblicazione, promossa dal Comune di Alessandria e dedicata a: “Industria e occupazione in Alessandria nel decennio 1958-1968”.

Negli ultimi mesi non potendo, per l’aggravarsi della malattia, partecipare direttamente ai lavori dell’associazione, non ha però mai fatto mancare per il giornale online di “Città Futura” i suoi precisi e dettagliati interventi sulla situazione dell’attualità politica ed economica del Paese e del territorio.

Ricordiamo, tra i molti, il contributo di Fornaro per il volume dedicato dall’associazione agli 850 anni della storia della città (“Alessandria: 850 anni di Storia”, pubblicato nel novembre 2019) che riguardava il tema: “Città e Industria – Separati in casa?”. Dove l’amico Fornaro, tra l’altro, constatava, con un pò di rammarico, come gli alessandrini guardassero ormai all’industria con un sentimento di distacco e delusione. Delusione che non poteva che aumentare quando gli sviluppi della “logistica”, più volte presentati come vincenti, non si sono rivelati tali.

Alla figura di Dario Fornaro, a partire dall’analisi dei suoi numerosi contributi scritti, l’associazione “Città Futura” dedicherà uno specifico approfondimento.

Renzo Penna

Alessandria, 1 gennaio 2023

Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.

Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.

Poeti: SPIAGGIA D’INVERNO, di Alfonso Gatto. Analisi di Elvio Bombonato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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SPIAGGIA D’INVERNO

E’ l’inverno del mare, la viola

bluastra della spiaggia

s’allarga dai suoi petali, ne raggia

finitamente sola.

E di sparti tenaci, di spineti,

di ceneri annerite

odora il ranno della schiuma morta.

La parola dell’uomo è nei divieti

promessi per l’estate,

pali, confini, l’arco di una porta,

l’insegna d’Afrodite.

Ora il silenzio sgombra le facciate

delle nebbie piovose, sale al cielo

lumescente il fastigio dell’agrore

disabitato, la pietà del gelo

per l’inverno del mare e dell’amore.

ALFONSO GATTO

Strofa unica di 16 versi, 11 endecasillabi e 5 settenari, perfetti. Il titolo è un indicatore semantico perché annuncia la descrizione del paesaggio.

Questa poesia, compresa nella raccolta “Rime di viaggio per la terra dipinta”, fu composta nel 1968/69, probabilmente durante il suo soggiorno a Venezia. “Nata dall’occasione del dipingere e dalla gioia dell’essere io, agli occhi del vedere, la distanza che ne dà voce, queste poesie, trasparenti al segno e al colore, riguardano un anno della mia vita in cui viaggiai per la terra dipinta” annotazione del poeta in calce a questa raccolta.

Parafrasi. ‘bluastra’: con sfumature blu; ‘raggia’: splende; ‘finitamente’: in modo concluso, compiuto; ‘sparti’: piante erbacee, usate per produrre cordami; ‘spineti’: cespugli spinosi; ‘ranno’: miscuglio di cenere e di acqua, usato per lavare i panni; ‘l’insegna d’Afrodite’: cartello della dea greca dell’amore; ‘lumescente’: luminoso; ‘fastigio’: sommità del tetto; ‘agrore’: sapore aspro, ‘la pietà del gelo’: personificato.

Gatto descrive il paesaggio marino di Salerno; è un poeta pittore, le sue poesie, infatti, sono fatte di immagini visive, colorate, allegre, piene di luce e di gioia di vivere.

Poeti: Quel che sentiamo, FERNANDO PESSOA, tr. Antonio Tabucchi. Analisi di Elvio Bombonato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Quel che sentiamo,

non quello che è sentito,

è quel che abbiamo.

Certo, l’inverno stringe.

Come destino accogliamolo.

Ci sia inverno sulla terra,

non nella mente,

e, amore ad amore, o libro a libro,

amiamo il nostro fuoco breve.

FERNANDO PESSOA, tr. Antonio Tabucchi

Pubblicata con l’eteronimo Ricardo Reis, Odi.

Il tema della poesia è la sensazione trasformata in riflessione intellettiva. Il freddo dell’inverno riguardi la terra, ma non la nostra mente.

Antonella Viola: Il 31 dicembre per me è sempre stato un giorno speciale

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Il 31 dicembre per me è sempre stato un giorno speciale.

Prima di tutto è il compleanno di mia madre (80 quest’anno; auguri mamma🥂💫) e quindi sin da piccola a casa c’era doppia festa, con nonni, zii e cugini. Ma anche dopo, da adulta, ho sempre vissuto in modo complesso questa giornata. È il momento di tirare le somme, di guardarsi indietro per capire dove si è adesso e come ci si è arrivati. Molti fanno i propositi per il nuovo anno: io preferisco guardare negli occhi l’anno trascorso, gli errori commessi, i momenti difficili ma anche le scelte giuste e coraggiose, i momenti di felicità.

Per il mondo, il 2022 è stato un anno orribile. Per me, l’anno orribile era stato il 2021 e quindi ho vissuto tutte le difficoltà personali del 2022 con una serenità ritrovata. Perché nell’anno che sta per chiudersi mi sono ricentrata, riscoperta e ritrovata. E, in questo stato di grazia interiore, ho potuto affrontare con il sorriso i 7 lunghissimi mesi sotto scorta, gli immancabili piccoli problemi a casa o al lavoro, e persino le grandi delusioni (che non sono mancate).

È stato, personalmente e professionalmente, un anno importante e felice. E, guardando indietro, so che lo è stato grazie ad alcune scelte giuste; giuste per me, ovviamente, perché mi hanno permesso di restare autentica, coerente, focalizzata sui miei obiettivi e centrata sui miei amori: scienza e famiglia. Al mondo auguro un 2023 completamente diverso, migliore del 2022. A me, auguro che questa sensazione di felicità che mi ha accompagnato per molti mesi del 2022, non mi abbandoni. E mi auguro un anno di scelte belle e coraggiose. Grazie a tutti voi che avete fatto parte del mio 2022, leggendo i miei libri, ascoltandomi alla radio o mandandomi messaggi, libri, fiori.. Grazie di 💖 e tanti auguri