La befana e Il Mistero dei pupazzi di neve Di Maria Cristina Buoso

Fuori c’è una vera e propria bufera di neve, ormai sono un paio di settimane che il maltempo non dà tregua.

Lo scorso mese ha piovuto così tanto da far franare un pezzo di strada isolando in parte il piccolo paese di montagna. In queste ultime settimane la neve è scesa senza interruzione costringendo tutti gli abitanti a rimanere chiusi in casa, perché le strade sono diventate impraticabili.

I bambini e gli adulti non sono più abituati a tutta questa neve e la guardano con curiosità scendere lenta ricoprendo ogni cosa, scende senza interruzioni fino a trasformare il paesaggio in una coltre ondulata da cui emergono comignoli e finestre illuminate.

Per uscire, i bambini, devono coprirsi con sciarpe, cappelli e guanti in lana che li fanno sembrare tanti pupazzi colorati che rimbalzano sul bianco candido che ogni giorno cresce sempre di più, ma sono felici di correre e giocare lasciando incustoditi i loro computer.  Hanno scoperto la gioia di divertirsi con poco, come fare gli angeli o i pupazzi di neve tutti insieme e le loro risate risuonano nell’aria fredda. Gli anziani gli insegnano  ad usare gli oggetti che trovano per le strade per rendere uniche le loro creazioni e il risultato è un insieme di tanti soldatini colorati e silenziosi che sorvegliano il paesino di montagna mettendo allegria quando si guardano dalle finestre.

E’ la sera del 5 gennaio, mi stringo addosso lo scialle mentre vado a sedermi nella mia poltrona preferita  e una preghiera muta mi passa per la testa. “Speriamo che quest’anno la Befana non si sia presa un’altra vacanza”.

Mi sento osservata, la mia gatta mi osserva in maniera strana. Sulla finestra sento un rumore come se qualcuno stesse raspando contro il vetro, mi giro lentamente e vedo il furetto bianco dell’anno scorso che mi fissa sbuffando, mi avvicino, apro la finestra per farlo entrare.

«Vedo che non sei cambiata di molto, sempre lenta sei.»

«Ciao anche a te Sherlock, come mai da queste parti?»

«Secondo te? Manca poco a mezzanotte per cui…» Mi guarda sorridendo «meglio prepararsi, non credi?»

«Scusa, vorrei starmene tranquilla al calduccio quest’anno.»

«Ma come… non hai voglia di vivere un’avventura…»

«No. Troppo freddo, troppi giri da fare, troppi pacchetti da consegnare…»

«Come sei negativa» Maya mi si struscia sulle gambe e mi guarda con dolcezza «dovresti essere felice per un’altra avventura magica.»

«Ti assicuro che non ne sento il bisogno.»

«Non sei per niente curiosa?» Sherlock mi strizza un occhio.

«Curiosa? E di cosa?»

«Non ti sembra strano che negli altri paesini limitrofi, il tempo sia leggermente diverso?»

«Ma di cosa stai parlando? Siamo in inverno per cui è normale che ci sia tanta neve e…»

«Ma non ti sembra strano che la neve non diminuisca mai? Che tutti sembrano esser tornati bambini, che nessuno…» Maya mi osserva seria e con un mezzo sorrisetto: “Sono sicura che si sta divertendo a vedermi in difficoltà.”

«ALT» li guardo entrambi leggermente preoccupata «Di cosa state parlando?»

«Fortuna che ti piacciono i gialli e i polizieschi» Sherlock si sistema meglio la sciarpa attorno al collo. «Bene, mezzanotte è passata, avanti, prendi scopa, sacco e mettiti il cappotto e tutto il resto che dobbiamo andare, spicciati che non abbiamo molto tempo» corre davanti alla porta e si gira a guardarmi «avanti, datti una mossa.»

«Se pensi che io…» Mi fermo, mi sento diversa e capisco che non ho scelta, devo andare. Accidenti a Babbo Natale e alla Befana. «Anche quest’anno aveva voglia di farsi una vacanza?»

«Quest’anno ha deciso di seguire il tuo consiglio.»

«Quale?»

«Quello che tu hai espresso l’anno scorso, che si meritava una vacanza in una Spa.»

«Ma non mi dire. Ma perché non mi cucio per bene la bocca prima di parlare?»

«Maya, tu che fai, rimani in casa o vieni con noi?»

«Sono curiosa, per cui vi seguo, ma fa freddino lì fuori, brrr…»

«Prendi, ho portato queste muffole per i tuoi piedi e questa sciarpa rossa per te» e come per magia ecco alle zampette e al collo della mia gatta questi accessori rossi a coprirla.

«Grazie, sono bellissime.»

«In effetti…» Li guardo e capisco che non ho alternative, devo andare e poi… sono curiosa di sapere a quale mistero stesse alludendo prima. «Ho capito, andiamo.»

Abbottono per bene il cappotto, prendo il sacco e la scopa ed esco. Fuori una luce lunare illumina il paese che, coperto di neve e illuminato dalle luminarie cittadine, sembra essere uscito da vecchie cartoline vintage, è stupendo. Non so per quale motivo ma ho la sensazione di non essere da sola, mi do della stupida e recupero il quaderno delle consegne per capire come organizzarmi. Ad un tratto sento un colpetto sulla spalla, mi giro e per poco non mi prende un infarto.

«Possiamo aiutarti?»

Il pupazzo di neve che si trovava vicino alla mia porta mi sta parlando e, dietro di lui, ci sono tutti gli altri pupazzi in fila a osservarmi in attesa dei miei ordini. Cerco di articolare una frase ma non mi esce nulla.

«Se ci dici dove dobbiamo andare, consegniamo noi i vari regali ai bambini» continuo a fissarlo in silenzio, come è possibile?

«Sarà passato un anno ma tu…» Sherlock esasperato salta sul sacco e me lo trovo a un palmo dal naso «Non sei cambiata di molto, sempre lenta sei» mi dà un morso sul naso e salta giù.

«Scusa se una scena così mi ha sconvolta. Tutti i giorni ho davanti a me pupazzi di neve che si muovono e parlano.»

«Ma è normale per te, parlare con un furetto e con la tua gatta?»

«Diciamo che dopo la sorpresa dell’anno scorso …  adesso tanto sconvolgente non lo è più parlare con voi.»

«Datti una mossa Befana, che abbiamo altre cose da fare. Pesca nel sacco il regalo, leggi a chi deve essere portato e consegnalo al pupazzo che andrà a portarglielo. Avanti, comincia!»

Cercando di darmi un contegno, comincio a fare quello che mi ha detto Sherlock, ma non so perché la lista di quest’anno sembra non avere fine. Lentamente le statue di neve sostituiscono i pupazzi che si sono allontanati con i loro doni; quando anche queste sono terminate arrivano pezzi del labirinto; poi fiocchi grandi di neve e, quando alla fine il sacco è vuoto, attorno a me non c’è più neppure un’idea di neve, tutto è libero e incredibilmente in ordine. Ma cosa è successo e come mai quest’anno la lista era così lunga? Mi guardo attorno e non c’è nessuno a parte i miei amici animali che mi osservano in attesa che dica o faccia qualcosa.

«Qualcuno mi può spiegare cosa è successo? Perché così tanti regali?»

«Perché quest’anno a riceverli non erano solo i bambini, ma tutti quanti. Questi ultimi mesi non sono stati facili per nessuno ed era giusto che per un giorno tutti avessero un desiderio esaudito.»

«Mi sembra una bella cosa»

«Vieni con me, abbiamo un’altra cosa da fare» Sherlock saltella davanti a me e comincia a correre veloce.  Salto sulla scopa, metto Maya comoda sopra al sacco che ho dietro e lo seguo sperando di non perderlo di vista.  Ci allontaniamo dal paese, ci ritroviamo in una vallata che riconosco subito, è quella dell’anno scorso dove avevo visto tanti barboni e i senza tetto che volevano andare lontano al caldo.

«Ma…» rimango sorpresa, sono tutti loro con vestiti caldi e nuovi a sorridermi, sembravano aspettarmi, mi avvicino timorosa «Ciao» è l’unica cosa che riesco a dire.

«Ciao» una signora anziana si avvicina camminando lentamente «Grazie a te e alla tua generosità adesso stiamo tutti bene, abbiamo trovato un posto in cui ognuno di noi può rendersi utile e riposarsi quando è stanco, non ci manca più nulla, abbiamo pensato di venire a restituire qualcosa di quello che abbiamo ricevuto.»

«E questa giornata ci è sembrata quella giusta per poterlo fare» un signore alto con i capelli bianchi come la neve mi porge un fiore fatto di carta. «Questa rosa bianca è per te.»

«Grazie, ma io non ho fatto proprio nulla.»

«Ti assicuro che il tuo gesto è stato unico e molto bello, ci hai permesso di ritrovare la voglia di vivere, così noi ogni anno vogliamo restituire un po’ di quello che abbiamo ricevuto e se nel mondo altri come te non avessero paura di regalare la speranza… la vita diventerebbe più bella e meno solitaria per ognuno di noi e di voi.»

«Sono felice che tutti voi stiate bene e…»

«Manca poco al sorgere del sole» Sherlock ci guarda serio «ognuno di voi deve andare se non vuole che l’incantesimo si spezzi.»

«Incantesimo???» Lo guardo senza capire.

«La notte della Befana sta’ per terminare e con lei la sua magia, se non volete che tutto vada sprecato, ognuno deve tornare da dove è arrivato, altrimenti…»

«Hai ragione» la vecchina mi stringe la mano e si allontana verso il pallone fatto di calze della befana,  con la cesta speciale fatta da me l’anno scorso. Li vedo allontanarsi nel cielo stellato che presto lascerà il posto ai primi raggi solari. Salgo sulla scopa e veloce mi avvio verso casa, arrivo infreddolita ma felice, questa esperienza del 6 gennaio comincia a piacermi, chissà se anche il prossimo anno la Befana si farà sostituire ancora da me.

Per il momento voglio solo riscaldarmi, salutare il mio amico furetto e coccolare la mia gatta che sembra felice del regalo ricevuto da Sherlock.

«Ammetto che è stata una notte veramente folle ma anche piena di magia e di amore. Mia nonna lo diceva sempre: “Se ricevi qualcosa di bello poi devi restituirne una parte, perché così la catena dell’amore e delle buone azioni non si ferma; attorno ci saranno sempre più persone che sorrideranno e torneranno a sperare. Basta crederci”.»

«Nonna saggia»

Maya si era già messa comoda sul suo cuscino preferito.

«E’ giunto il momento che vai via o ti puoi fermare un po’ con noi?»

«Mi dispiace, ma la magia sta terminando anche per me, chissà…» Sherlock si alza sulle zampe posteriori e io mi chino alla sua altezza per permettergli di darmi una leccatina sulla guancia. «… forse ci rivedremo il prossimo anno.»

Veloce corre fuori dalla stanza e dalla finestra lo vedo allontanarsi verso il sole che sta sorgendo.

Mi stiracchio per bene e senza neppure guardarmi allo specchio vado in cucina per farmi una tazza grande di cappuccino, con tanta schiuma. Una volta pronta, con alcuni biscotti vado a sedermi davanti alla televisione, sono proprio curiosa di sentire cosa dirà il giornalista per l’improvvisa scomparsa della neve e di tutto quello che era stato creato in quei giorni, per non parlare dei regali misteriosi che tutti avevano ricevuto.

Sorridendo mi metto comoda sul divano mentre sullo schermo della televisione compare il cronista che con un viso pieno di stupore inizia a parlare.

«Buon giorno. Buona Befana a tutti. Oggi ci siamo svegliati…»

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