BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO 

Sulla pietra scotta 

la stoffa che copre 

i sogni disillusi 

nei luoghi dove 

ho gettato le àncore

per i miei tanti 

provvisori salvataggi.

Non vedo più sfumature, 

il bianco è bianco, 

il nero è nero. 

Ma ogni tanto mi fermo, 

per sentire meglio il vento, 

il suo alito sul mio petto, 

sulle mie braccia aperte e

riscoprire le sensazioni

che mi tengono in vita, 

essere me stesso e 

spedire al mittente 

tutto il superfluo

di cui non sento il bisogno. 

VINCENZO POLLINZI – Luglio 2022 

Foto di Maria Pia Torresi

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

spazi infiniti e intimi pronti ad accogliere

i segreti di una notte di luna piena. 

Ci sono parole che si scrivono da sole, 

perse nei silenzi che raccontano

di volti già conosciuti. 

C’è il buio che non fa paura 

perché è nell’oscurità che si svela la luce. 

Ci sono voci e risate e sospiri e respiri 

a dire tutto quello

che solo una poesia saprebbe spiegare. 

Ci sono ricordi in attesa del loro posto speciale che stanno a guardare, come curiosi spettatori, nuove geografie disegnate su tele vergini 

da un pittore impacciato. 

Ci sono occhi chiusi su meraviglie nascoste 

e lo stupore e la bellezza 

di ciò che non conoscono, ancora. 

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

persi nelle notti che non vanno a dormire 

perché ebbre di vita e di profumo

di fiori selvatici.

(Federica Sanguigni)

Ph web

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me,

Notte,

regalami un sogno,

uno solo

come dono da scartare

quando l’aurora

pennellerà 

tenuamente il cielo

e di rosa vestirà

il mare. 

E tu, Aurora,

vestita di rosa e d’azzurro

regalami, 

con un piccolo sorriso,

un lieve sussurro

dolce d’amore

onde i giorni bui 

del freddo inverno

io possa illuminare. 

Insieme al sogno 

lo vorrò serbare.

Rosalba Di Giacomo

È una storia d’amore, di Stefania Melani

È una storia d’amore, di Stefania Melani

È una storia d’amore 

È una storia d’amore 

che sconvolge e restituisce desideri,

ambito premio al mestiere di vivere.

Anguste ci furono strade

eppure viali di sole 

conobbero i passi scanditi a cercarci, 

incontri senza nessuna stanchezza

dopo lunghi viaggi notturni..

..

Nessuna assenza in un vortice di sogni,

nessuna,

nonostante ci colsero marosi,

nebbia, foschia..

È una fantastica storia d’amore 

che ha voce di desiderio 

fra vibrazioni di parole dentro – miniate

nel cuore – su carta sgualcita

o nei nostri silenzi, 

dovunque 

a morire d’amore.

Stefania MELANI@d.r.

FELICE LUNEDÌ DI UNA BELLA SETTIMANA NUOVA DI SOGNI…

amici carissimi.

Lungo il viale ….incontro a te!

Muletta e Grissia Monferrina, di Silvia Gario

Muletta e Grissia Monferrina, di Silvia Gario

La “Muletta” (divenuta prodotto a Denominazione Comunale) è un pregiato salume tipico del Monferrato dal sapore decisamente interessante, delicato ma al contempo speziato e decisamente appagante per il palato.

Le fette di “Muletta”, tagliate a coltello e non troppo spesse, devono essere necessariamente abbinate alla “Monferrina” detta “Grissia”: un pane, tipico del Monferrato, che ha una forma particolare che ricorda due chiocciole unite insieme alle estremità posteriori, grazie alla bravura dei panettieri artigiani.

La “Grissia” è un pane a pasta dura dal doppio impasto, è un pane di altri tempi, visto la lunga lavorazione che richiede ed è adatto ad essere conservato per alcuni giorni.

A questo punto ad uno straordinario salume ed a un eccezionale pane non può che essere abbinato un bicchiere del tipico e stupefacente Grignolino!

Buona degustazione!

VIE SILENZIOSE, di Giusi Caliri 

VIE SILENZIOSE

Posted on  by Giusi Caliri

Barcellona Pozzo di Gotto, 4 luglio 2022            

Succede di trovarmi catapultata nella piccola casa di Barcellona per un motivo di cui avrei fatto volentieri a meno. Il Covid -19 ha deciso per me e per i miei figli, prendendosi, senza ritegno, la gioia e la libertà di godere un po’ di vacanze estive, dopo la fine dell’anno scolastico.            

Per fortuna qualcosa d’inaspettato può sopraggiungere, cambiando umori e pensieri.          

Stamattina, ancora insonnolita, mi siedo fuori a prendere un po’ di aria fresca, e, esplorando con lo sguardo i dintorni, mi soffermo su alcune piante di garofanini. 

Immaginate, sul basso muretto di cemento che separa il giardino dal cortile, dei vasetti tondi e rettangolari riempiti con garofanini rossi screziati di bianco, viola, rosa e fucsia.        

È un’emozione intensa, che mi traghetta fra i ricordi dell’infanzia: “to gnanu”[1] di Pozzo di Gotto dove abitava mia nonna Peppa. Lei, era così premurosa con i suoi garofanini, così allegri, colorati, profumati, che ci ficcavo il naso per sentire tutto il profumo. I fiori di mia nonna erano inconfondibili, di rara bellezza, con quel fucsia scuro, che sembrava velluto pregiato, dentro pentole vecchie, secchi, e qualche vaso di terracotta.        

A distanza di tempo non sono riuscita più a trovarli con quel tocco di colore che li rendeva unici.        

E adesso ritrovo i garofanini che avevo lasciato l’anno scorso in estate.      Annaffiati, accuditi e rigogliosi.     

È mio padre, che fa e disfa nel giardino, che richiederebbe più ordine, e manutenzione, però i fiori sono lì, profumati, e per quanto in questo momento il mio odorato sia in tilt, ci sono e mi aspettano.         

Sono sentimenti che affondano nel profondo, sono parole che non portano più rancori, sono colori che ridanno gioia e pace… 

ma soprattutto mi ricordano che l’amore vero, come quello di padre e figlia, non ha bisogno di parole, ma di vie silenziose che solo loro sanno, e percorrono insieme, mano nella mano, per sempre.


[1] Lo spiazzo esterno di una o più case

Da Il Diario di Giusi

Pino Iannello un autore col gusto romantico del mistero, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

di Luciana Benotto

Pino Iannello un autore col gusto romantico del mistero

I libri pubblicati ogni giorno sono sempre molti, nonostante la crisi economica e l’aumentato prezzo della carta, perché in Italia, sebbene i lettori non sono numerosi come in altri paesi europei, esiste uno zoccolo duro che, fortunatamente, non può rinunciare a questo piacere.

Tra quelli appena arrivati in libreria ne ho notato uno dal titolo davvero insolito, e la mia curiosità è cresciuta leggendo la seconda di copertina che  traccia una trama intrigante; pertanto, tramite la casa editrice ho contattato l’autore, il professor Pino Iannello, per porgli delle domande in merito al suo lavoro:

L’epitaffio di Issione, scoprendo inoltreche in precedenza aveva già scritto dei saggi e dei romanzi.

D. “Professore, “L’epitaffio di Issione”, è un titolo inquietante, quindi mi viene spontaneo chiederle di cosa parla il romanzo.

R. Il romanzo racconta di un fatto strano che accade al protagonista: un antropologo; anzi, più di un fatto strano.

D. Cosa intende per fatti strani?

R. Singolari coincidenze, quelle che Jung chiama sincronicità, ovvero inspiegabili sovrapposizioni di eventi, nomi, fatti, che sembrano convergere tutti intorno a lui, all’antropologo intendo, come se in qualche modo volessero comunicargli qualcosa.

D. Quindi non si tratta di un giallo classico?

R. Naturalmente i canoni del giallo sono rispettati: mistero, indagine, azione, suspense, ma con qualcosa in più che, ahimè, oggi manca a molti gialli. 

D. Cosa di preciso?

R. Vede, mettiamo per esempio la differenza che c’è tra un romanzo di un genere letterario alto, tipo un dramma, e uno più basso, per esempio un giallo. Forse la differenza del mio rispetto a essi sta nella presenza dell’ironia; e inoltre nel fatto che non è tanto importante sapere com’è che va a finire una storia, per quanto necessario, quanto soprattutto seguirne il plot col fiato mozzato… Ecco, se c’è il cosiddetto fiato mozzato, si è raggiunto un bel risultato.

D. Ma allora, nel suo caso, si può parlare ancora di romanzo giallo?

R. Beh, gli si può cambiare l’etichetta, che ci vuole?

D: E come lo definiamo, allora?

D. Innanzitutto questo romanzo è tante cose insieme, è una narrazione fantastica, un giallo, un romanzo gotico, un intreccio d’amore, un’inchiesta, l’ennesima denuncia sull’inquinamento del nostro pianeta e sulla mafia, ma soprattutto è una rapsodia, un’avventura che accade nel bel mezzo di un miscuglio tra magia e raziocinio, tra credenza e conoscenza, senza che sia chiaro quale tra le due prevalga.

D: Torno a ripetere: e quindi come lo definiamo?

R.  Sicuramente dove vi è un miscuglio tra magia e raziocinio siamo in presenza del cosiddetto romanzo gotico, per quanto forse lo vedrei bene accanto al cosiddetto realismo fantastico, che in fin dei conti è una specie di non-corrente, dato che in essa ci si può trovare un po’ di tutto: dal surrealismo a Borges, da Márquez a Pauwels.

D. Non è un po’ presuntuoso da parte sua?

R. In alcuni casi, in certi periodi storici fortemente demenziali come il nostro, leggere un certo tipo di opere può rappresentare una ginnastica salutare, una lettura che, a differenza di altre, non finisce per anchilosarti, come spesso accade, collocandoti in quella nicchia comoda ma soffocante, del già visto, del già detto, delle nozioni già acquisite, delle certezze.

D. Perché parla di periodo storico demenziale?

R. Beh, gli esempi non mancano: vedi la guerra con la Russia in cui, giocoforza, siamo di fatto implicati, o dove un gruppo politico fa cadere il governo Draghi, strafottendosene di ciò che accade nel Paese, o dove lo zero termico si trova a 4.000 metri d’altezza e ancora nessuno fa niente per porvi rimedio, riuscendo solo a rimanere a bocca aperta davanti agli incendi che devastano il mondo; ecco: non le pare di trovarsi già in un mondo in rovina, dove tutto ormai è ricondotto sotto il segno del caso, che quindi per definizione è poco controllabile, e dove noi vi soggiorniamo come se fossimo dei dispersi, e ci aggiriamo in esso comprendendo sempre meno ciò che ci circonda?

D: Dove vuole arrivare, che nesso c’è col suo romanzo?

R. Il nesso è che, viviamo in un universo sempre più inafferrabile con gli strumenti della logica, o del buon senso, viviamo in una realtà che sfugge a qualsiasi criterio raziocinante e anzi buona parte di tutto ciò che accade sembra alterare il concetto stesso di realtà. Ed è qui che allora prende forza il bisogno di qualcosa di antico, che sta nascosto nei meandri del nostro inconscio, qualcosa che viene da lontano, da un’età remota, ed è nuovamente il bisogno di fantasia, forse anche il bisogno di miti. E così a poco a poco anche le leggende, le fiabe… finanche la superstizione, cominciano a trovare un loro spazio. Come se tutto ciò facesse parte di una paradossale speranza, che poi è sempre la stessa: l’umana speranza di un mondo migliore dove rifugiarsi.

D. E il suo romanzo, che fine ha fatto?

R: Ha ragione, mi sono lasciato prendere, mi scusi. Insomma, il mio obiettivo è stato quello di creare qualcosa che fosse in grado di fornire al lettore un momento di tregua dalla demenzialità del quotidiano, riaccostandolo ai sogni e alle leggende che attraverso i secoli sono stati alimentati dalla magia e dall’occultismo. Per cui L’Epitaffio di Issione è un miscuglio di magia e raziocinio, dove l’assurdo è misteriosamente verificato dall’esperienza dei personaggi. 

D: Sembra affascinante.

R. Era quello che ho cercato di fare: il suo fascino consiste nel presentare una realtà ignota, dove prevale il gusto romantico del mistero e la conseguente elaborazione di un’indagine, di una ricerca per una volta in piena luce, di ciò che da sempre giace nell’ombra del nostro inconscio collettivo. 

D. Ultima domanda: che studi ha fatto? Qual è la sua formazione?

R. Sono laureato in Sociologia e ho insegnato Scienze Sociali per quasi tutta la mia vita.

D. E quindi anche Antropologia e Psicologia?

R. Proprio così.

D: Grazie di averci chiarito le idee sulla sua opera, quindi non ci resta che leggerla.

R: Grazie a lei.

Pino Iannello – L’epitaffio di Issione – eclissi editrice – € 16.00

CONTINUA L’ESTATE AL MAGGIORE: Spettacolo QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE 


CONTINUA L’
ESTATE AL MAGGIORE

Domani, MARTEDÌ 26 LUGLIO ultimo appuntamento in cartellone con 

STEFANO MASSINI e ORCHESTRA MULTIETNICA di AREZZO

e lo spettacolo 

QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE 

Massini racconta a Gaber

Verbania: Biglietti disponibili al link https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Continua l’ESTATE AL MAGGIORE: un ricco cartellone di eventi che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, passando per la danza e la prosa, ospitati al TEATRO MAGGIORE, nella sua ARENA ESTERNA, il cui palco è stato acquistato grazie al progetto Culturagility, finanziato da Fondazione Cariplo, e nella recentemente riaperta al pubblico VILLA SIMONETTA.

Domani, martedì 26 luglio ultimo appuntamento in cartellone (Sala Teatrale del Maggiore – ore 21.00) con STEFANO MASSINI, che ha di recente trionfato ai TONY AWARDS, l’importantissimo “premio Oscar del Teatro” con l’opera Lehman Trilogy, e lo spettacolo QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE Massini racconta a Gaber Con Orchestra Multietnica di Arezzo.

Lo spettacolo è prodotto da Savà Produzioni Creative e Officine della Cultura, con il patrocinio della Fondazione Giorgio Gaber. 

Spettacolo realizzato in convenzione con Piemonte dal Vivo.

Un corto circuito spiazzante: Stefano Massini in questo spettacolo non si propone di raccontare Gaber, bensì racconta a Gaber. 

Ma racconta cosa? Semplicemente storiepersonaggivicende realmente accadute, incontri e memorie che lo scrittore non avrebbe mai intercettato, se non fossero state attratte dalla calamita delle canzoni del signor G. 

Perché aveva ragione Borges: ogni verso evoca altri versi, ogni creazione semina altri raccolti, ogni opera muta forma in un’ennesima opera. Cosa accade allora se un narratore come Massini si lascia ispirare dai brani di Giorgio Gaber? Cosa prende forma sul palcoscenico se i racconti del “più popolare cantastorie del momento” (Repubblica) sbocciano dentro le canzoni della premiata ditta Gaber-Luporini? 

In un cantiere poetico contagioso e intrigante, il palcoscenico si popola di personaggi fra i più diversi e inattesi. 

Sono geografie del nostro essere, sono cartografie dell’esistenza, sono rotte nell’oceano di un mondo sbandato, sono danze di fuochi per illuminare la notte del nostro vagare, scoprendo che tutti in fondo attendiamo solo il momento in cui saremo, finalmente, capaci di amare. 

Da “I mostri che abbiamo dentro” a “La parola io”, da “Non insegnate ai bambini” a “Se io sapessi” e molti altri brani, Massini sceglie di coinvolgere il pubblico in un viaggio di echi e rimandi, in un unico grande omaggio a Gaber. 

Se poi in scena aggiungi i suoni e i colori di un’orchestra di musicisti da ogni parte del mondo, riuniti sotto il marchio ormai noto dell’OMA di Arezzo, ecco spiegata l’attesa per questo incontro così voluto e cercato dalla Fondazione Giorgio Gaber.

Biglietti disponibili al link: https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.ilmaggioreverbania.it

www.facebook.com/ilMaggioreVerbania

www.instagram.com/il_maggiore_verbania/

TEATRO MENOTTI IN SORMANI: Programa spettacoli

TEATRO MENOTTI IN SORMANI 

26 luglio ore 19,30 

Harp & Tap 

Spettacolo originale di Adriano Sangineto e Ilaria Suss 

Coreografie ideate da Ilaria Suss 

Musiche composte e arrangiate da Adriano Sangineto 

Interpretato da Adriano Sangineto (arpa celtica) e Ilaria Suss (tip tap) 

Sound Engineer and Lighting designer Francesco Pederzani 

Uno spettacolo di musica e danza che si compone di una serie di quadri musicali che esprimono una perfetta combinazione di suoni e ritmi dalle colorazioni inaspettate: da una grottesca maschera della commedia dell’arte fino al ritmo pulsante di un ragtime degli anni ’30. L’arpa celtica e il tip tap sono la colonna portante di una performance frizzante e di grande impatto, alternando i ruoli in scena e dimenticando ogni tipo di connotazione. Swing e Groove dialogano con le molteplici sonorità dell’arpa e tratteggiano i caratteri dei due protagonisti principali. “Harp & Tap” è uno show originale che attinge dal mondo del concerto, del teatro e della sperimentazione musicale, per poi fondere generi e ritmi in un’ora di grande coinvolgimento.

Prezzo €11,50

28 luglio ore 19,30 

KLEZPARADE 

Chitarra, voci, narrazioni, direzione musicale Manuel Buda 

Violini, voci Daniele Davide Parziani, Martino Pellegrini 

Clarinetti, voci Angelo Baselli, Rouben Vitali 

Tromba, voci Massimo Marcer 

Sax soprano, voci Fruszina Laszlo 

Sax tenore, voci Luca Rampinini 

Tuba, voci Enrico Allorto 

Bombardino, voci Fabio Marconi 

Fisarmonica, vociLuca Pedeferri 

Contrabbasso, voci Davide Tedesco 

Percussioni, Saz, voci Ashti Abdo 

 Batteria, vociLucio Sagone 

6 settembre 2020, Giornata Europea della Cultura Ebraica: l’edizione Milanese si chiude con una grande festa-concerto nella splendida cornice dei Bagni Misteriosi a Milano: KlezParade. Per la prima volta si sono riuniti tanti musicisti con l’idea di dar vita a una vera e propria orchestra di musica ebraica. Sono quindici personalità che a questo repertorio e a questa cultura hanno dedicato amore ed esperienze lungo le loro carriere. Bastano due prove e pochissime parole: l’armonia esce istantanea, e il senso delle note trova voce negli strumenti. C’è spazio per improvvisare e gli arrangiamenti si annotano veloci.

Il risultato è memorabile: quattrocento persone seguono, si divertono, cantano assieme all’orchestra, chiedono più bis, mentre in più di duemila seguono l’evento sul web. Ot Azoy! – “that’s the way!” – si direbbe in Yiddish, la lingua degli ebrei d’Est Europa. Perché in un anno come il 2020 le note della musica Klezmer sono sembrate ancor più preziose. Il loro messaggio passa senza bisogno di parole: spiritualità e gioia, allegria e malinconia, senso di incertezza e salvifica ironia si condensano in un repertorio creato da uomini e donne la cui vita è stata per secoli sospesa fra cielo e terra, fra l’eternità del Libro e il radicamento nel quotidiano, fra Ed è forse tutto qui il motivo per cui alcune musiche ebraiche toccano in profondità ogni tipo di pubblico, anche quando sono apparentemente leggere. Ci raccontano una condizione umana che è di tutti noi: se siamo precari come violinisti sul tetto, l’unica via è volare con le note. Assieme a KlezParade nasce un’orchestra, un luogo aperto a musiciste e musicisti che nei loro cammini frequentano le musiche ebraiche. Uno spazio di sperimentazione e di scambio che fiorisce grazie all’estro e alla grande esperienza dei suoi componenti. Ma soprattutto un crocevia e una cassa di risonanza delle tante esperienze legate al fare musica ebraica in Italia le certezze della fede e l’incertezza di una vita sempre in bilico.

Prezzo €21,50

29 luglio ore 19,30 

AUT 

Un viaggio con Peppino Impastato 

Progetto di Stefano Annoni, Marta Galli, Roberto Rampi e Paolo Trotti 

Testo di Paolo Trotti, Simona Migliori e Giuseppe Adducci 

Con Stefano Annoni 

 Regia Paolo Trotti 

Produzione Teatro Linguaggicreativi e ArteVOX 

Aut è un viaggio di un treno fantasma, un treno che corre su quelle rotaie che saranno la tomba di Peppino. Lui è seduto su quel treno e dal finestrino vede passare la sua vita. Vita che era lotta e politica. Il treno e la radio diventano teatro per raccontare la sua storia. 

Peppino si racconta dal microfono di radio AUT e sbeffeggia, urla, canta, sputa parole e piange tutta la rabbia e la vergogna per la sua terra corrotta e malata di mafia. Abbiamo utilizzato le sue parole, abbiamo rubato dai classici e abbiamo scritto cose nuove. Dissacrando il mito, lo abbiamo immaginato, oggi, a condurre un suo one-man show. Lui stesso usava il teatro e spesso lo definisce uno tra i momenti più riusciti della sua attività. Siamo andati proprio nella sua Cinisi a presentare questo lavoro. Abbiamo camminato con i suoi amici, siamo entrati nella sua casa, abbiamo mangiato con il fratello, abbiamo visto aprirsi le porte di casa Badalamenti. Ed è con questo negli occhi e nel cuore che ora portiamo in giro questo lavoro.

Prezzo €13,50

30 luglio ore 19,00 e ore 21:30
ANTONIO REZZA 

Pitecus 

(mai) Scritto da Antonio Rezza 

Quadri di scena Flavia Mastrella 

Assistente alla creazione Massimo Camilli 

Tecnica Daria Grispino 

Organizzazione generale Marta Gagliardi, Stefania Saltarelli 

Macchinista Andrea Zanarini 

Una produzione Rezza Mastrella – TSI La fabbrica dell’Attore Teatro Vascello 

Gidio è chiuso in casa, Fiorenzo, uomo limbo, sta male fisicamente; il professor Stella, videodittatore dipendente, mostra a migliaia di telespettatori alcuni malati terminali, un padre logorroico non si capacita dell’omosessualità del figlio; Saverio, disinvolto ed emancipato, prende la vita così come viene, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste, Roscio, di nome e di fatto, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza. La bella addormentata non prende sonno ed il re, stanco di fasce e capricci, tenta di asfissiare il corpicino bambino. Un giovane studente ha un rapporto conflittuale con la radiosveglia mentre mariti annoiati e lussuriosi vengono rapiti dal fascino indiscreto del solito Saverio, borghese che miete amori ed affitta sentimenti. Un nuovo dibattito a tinte fosche analizza il rapporto uomo-droga, un signore solo e mediocre adotta Fernando Rattazzi a distanza, due ragazzi restano a piedi e sfidano le leggi della sopportazione, uomini che tentano di godersi sprazzi di libertà ma, proprio perché a sprazzi, non la riconoscono più. Giovani handicappati incattiviti e solidali si scagliano contro creato e convinzioni, esseri senza ottimismo dividono il proprio corpo pur mantenendo intatto l’istinto luciferino.

Questi personaggi parlano un dialetto frastagliato e tronco, si muovono nervosetti, fanno capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti, i menti e le capoccette pensanti spuntano e si alternano dalle sete, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell’incomprensione media. Il quadro di scena è la scenografia mista PITECUS di Flavia Mastrella Antonio Rezza con Antonio Rezza quadri di scena Flavia Mastrella (mai) scritto da Antonio Rezza assistente alla creazione Massimo Camilli tecnica Daria Grispino organizzazione generale Marta Gagliardi, Stefania Saltarelli macchinista Andrea Zanarini una produzione RezzaMastrella – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello Antonio Rezza e Flavia Mastrella Leoni d’oro alla carriera La Biennale di Venezia 2018 1 al costume, ogni storia ha il suo habitat, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato. E’ uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un’occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali. PITECUS racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio. I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.

Prezzo €21,50

31 luglio ore 19,30 

CENTENARIO DELLA NASCITA DI PIER PAOLO PASOLINI  

ARTEMIS DANZA, CHIARA TOMEI, ANTONIO PERRETTA 

ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI 

Profezie di Pierpaolo Pasolini 

Adattamento drammaturgico Emilio Russo 

Coreografia Monica Casadei 

Regia Emilio Russo e Monica Casadei 

Progetto cross-over tra parola, musica e movimento firmato a quattro mani dalla coreografa Monica Casadei e dal regista Emilio Russo per un omaggio al centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini anticonvenzionale e anti-celebrativo. Abbiamo scelto di lavorare su uno dei capolavori più controversi e più visionari della letteratura poetica del 900. Scritta sotto forma di croce e dedicata a Jean Paul Sartre, la profezia poetica onirica e mistica di Pasolini, anticipa di un trentennio l’incontro/scontro tra le culture a seguito delle grandi invasioni di massa da un sud del mondo che invade un altro sud.  

Prezzo €11,50

1° agosto ore 19,30 

KERKIS 

Teatro Antico in Scena 

Elena di Euripide 

E se la causa della più rovinosa guerra che si sia mai abbattuta sui Greci non fosse stata la celeberrima Elena, ma l’immagine di essa, il suo doppio, il suo simulacro? Se la bellissima donna, causa di lutti infiniti, fosse in realtà rimasta tutto il tempo in Egitto per volere divino, protetta da un re, senza mai fuggire con Paride? Da questo filone alternativo del mito prende avvio l’Elena di Euripide, che racconta un tentativo di nozze fallito, un incontro inaspettato, un riconoscimento e una fuga dall’Egitto. In un continuo scambio tra l’identità tragica e quella comica, il dramma euripideo, uno dei più intriganti composti dal tragediografo ateniese, è una critica non troppo velata alle cause inconsistenti della guerra e all’utilizzo della donna come capro espiatorio, temi ancora oggi molto attuali. Prima produzione interamente realizzata da Kerkìs. Teatro Antico in Scena, Elena vede la completa realizzazione nell’autunno del 2012 dopo ben due anni di studio e di ricerca non esclusivamente sul testo, ma anche sui diversi aspetti artistici e artigianali legati alla messinscena: costumi, attrezzeria, trucchi, musiche e danze arricchiscono il prodotto, valorizzandone il linguaggio e rispettandone la tradizione. Elena di Euripide è stata, rielaborato e replicato più volte nel corso degli anni, diventando una pièce trale più richieste del repertorio dell’Associazione. Lo spettacolo è stato ospitato in teatri e spazi culturali presso Monza, Lodi e Lugano (Teatro Foce), inaugurando persino l’apertura del XIX Festival VeliaTeatro presso il parco archeologico di Elea Velia (Ascea, SA). trama del nostro stesso tessuto sociale.

Prezzo €11,50

2 agosto ore 19,30 

LA COMPAGNIA DELL’ANELLO

 WOMAN IN LOVE (WILLIAM SHAKESPEARE)

Con Davide Mindo, Corrado Spanger Andrea Bianchi, Roberto Pina, Daniele Santoro, Sasha Daelli, Davide Luongo, Giulio Giovannini, Giuseppe Ciullo, Carmine Esposito, Carlo Cesana, Adriano Bencini, Gabriele Giulini, Felicita Anselmi, Fem Ferreri, Maria Romano, Daniela Galvani, Valeria Rauseo, Viola Bertoletti, Maria Teresa Audino, Laura Ottaviani, Maria Romano, Debora Sollazzo, Monica Mioccio, Anna Vicari

Uno scenario Shakespeariano, un “Panopticon” dove lo sguardo si concentra sui personaggi femminili emergenti dalle opere, con la caratteristica, ora della drammaticità ora della leggerezza, protagoniste indiscusse che si avvicendano imperterrite nella mente dell’autore. . . “qui actor e voce narrante” ossessionandolo. William ne è posseduto, cerca di sfuggire la loro pressante invadenza con l’aiuto di un mentore, Timone di Atene, alter ego a lui caro, che lo invita prima a cercare una catarsi nella poesia, fallita la quale, lo spinge a immergersi nella natura per allontanare l’oppressione delle visioni e riprendere l’aplomb. Ma la natura è piena di insidie: la brughiera, dove le streghe hanno dimora, governate dalla loro regina Ecathe, è il “dove “ in cui viene decisa la malasorte di Macbeth e di sua moglie …il bosco di Atene, apparentemente idilliaco è luogo del magico e del conflitto, regno della litigiosa Titania , la foresta di Arden in cui strisciano serpenti e i felini preparano agguati, è il teatro delle vicende dell’ambiguo Ganimede …la natura non è benevola, è solo un contesto di vicende drammatiche o insolite …così come i luoghi “altri”, le città o l’isola misteriosa di Prospero , ambienti di elezione in cui imperversano le contorte personalità delle auguste eroine. Le “muse inquietanti “Gertrude, Ofelia, Lady Macbeth, Desdemona, Giulietta, Porzia, Titania, la transvestita Rosalind, Miranda, non perdono vitalità, nonostante i tentati ostracismi di William e ballano la ridda nella mente dell’autore, che rivive a ciclo continuo le loro storie pervasive. Si libererà delle sue creature estetiche (forse) nel finale con l’escamotage della “reductio ad voce”.

Ingresso gratuito

3 agosto 19,30 

HYPNOSIS ELECTRO DUO 

A voce sola: esplorazioni sulla voce 

Soprano Carolina Lidia Facchi 

Elettronica Mattia Olgiati 

L’unione tra passato e presente prende forma, le arie del ‘600 vengono reinterpretate e riarrangiate per voce ed elettronica. L’elettronica e l’informatica musicale contribuiscono a plasmare infinite possibilità di rielaborazione, esplorando le interazioni tra strumenti acustici “classici” e le nuove tecnologie, permettendo di creare nuovi mondi sonori. Un concerto che reinterpreta i grandi autori del passato come Dowland, Johnson, Enrico VIII, Monteverdi e Vivaldi, mantenendo inalterata la linea melodica caratteristica e familiare di queste composizioni. L’elettronica agisce dal vivo con dei trattamenti sulla voce per creare interpolazioni sonore inedite e stimolanti come per i brani di John Cage, uno dei compositori più rilevanti del ‘900.

Prezzo €5,00

Ufficio stampa:

Linda Ansalone

stampa@teatromenotti.org

BIGLIETTERIA

biglietteria@teatromenotti.org
02/36592544

TeatroMenotti

Via Ciro Menotti 11

Ore 15 – 19 dal lunedì al venerdì

PalazzoSormani (4 luglio / 3 agosto)
Corso di Porta Vittoria 6 

Ore 18,30 – 19,30 dal lunedì al venerdì

PREZZI

  • A partire da € 11,50

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARISPETTACOLI

Palazzo Sormani (4 luglio /3 agosto)

Tutti i giorni: ore 19,30

In caso di maltempo, gli spettacoli si terranno presso il Teatro Menotti alle ore 20

Cnosso, Marco Mellace fa rivivere in 3D il Palazzo e la città simboli della civiltà minoica

Cnosso, Marco Mellace fa rivivere in 3D il Palazzo e la città simboli della civiltà minoica

L’opera ha fatto conoscere in tutto il mondo il lavoro multimediale di riscoperta del passato da colui meglio conosciuto con il soprannome di Flipped Prof

di Marco Di Marzio

Per Marco Mellace, nella vita insegnante di sostegno all’Iss Luca Paciolo di Bracciano, è l’opera che l’ha fatto divenire celebre a livello internazionale con il soprannome di Flipped Prof, reso possibile attraverso la divulgazione effettuata dal proprio canale YouTube che da esso ne assume l’identificazione. Stiamo parlando del Palazzo di Cnosso che per mezzo della tecnologia è tornato a vivere in tutto il suo antico splendore grazie alla ricostruzione in 3D. Pubblicato sulla piattaforma web 2.0 il 12 maggio 2019, con il titolo “3d Live in Knossos city flipped prof educational 3d creations”, è oggi arrivato ad essere visualizzato da oltre 59.800 utenti, facendolo divenire una vera e propria perla del lavoro multimediale svolto globalmente da Mellace, conosciuto oramai da tutti come l’uomo che parla di antichità mediante i prodigi offerti dall’informatica. Forme perfette che provocano nel visitatore stupore, meraviglia e che spingono chi scrive ad incontrare telefonicamente l’autore così da poterne conoscere meglio il contenuto.

Caro Marco, nel ringraziarti per lo spazio concesso, ti chiediamo in apertura cosa era Cnosso in antichità?

Era una delle città più importanti della civiltà minoica, anche per la presenza al proprio interno di un edificio importante ed imponente, il Palazzo di Cnosso. Il termine “minoico” deriva da Minosse e venne coniato dall’archeologo inglese Sir Arthur John Evans.

E come si presentava?

Cnosso si era sviluppata in maniera irregolare attorno al Palazzo che a sua volta si mostrava in maniera altrettanto irregolare attorno al suo grande cortile. Dunque era una città di rilievo ma che per lo più ruotava attorno al Palazzo, che aveva una struttura polifunzionale.

Quali emozioni si provano nell’aver ricostruito in 3D uno degli edifici più importanti del passato oltre che del luogo?

Emozioni immense perché questa ricostruzione è stata in sostanza la prima richiesta in 3D soddisfatta, fatta da molti miei alunni che con frustrazione, vedendo le foto del sito come si presenta oggi, non riuscivano a farsi un’idea concreta dell’aspetto originale del Palazzo.

Per cosa si caratterizza in dettaglio la tua ricostruzione multimediale?

Si caratterizza per un continuo miglioramento poiché ultimamente ho provveduto a pubblicare una revisione di questa ricostruzione fatta con dettagli sempre più accurati. Principalmente il lavoro del 2019 si presenta con la città di Cnosso e il Palazzo, con il relativo cortile e gli interni, all’interno dei quali è possibile ammirare i diversi dipinti scoperti da Evans, posti da me in maniera ipotetica ma prossimi alla collocazione che si suppone sia quella esatta.

Quali sono stati i suoi tempi di realizzazione?

La prima uscita la realizzai in 8 giorni, ma una notte, poco prima della conclusione, il programma 3D mi andò in crash perdendo tutto d’un sol colpo. Dovetti rifarla di nuovo, ma questa volta con maggiore cura e attenzione, mettendoci circa 20 giorni.

Quali riconoscimenti ha ottenuto?

Riconoscimenti a livello mondiale perché il video, come detto in apertura, è stato il passe-partout che mi ha permesso di farmi conoscere in ogni parte del globo. Ne sono la prova i quasi 90 commenti posti sotto il filmato di cui soltanto 3 sono italiani, dei quali 2 sono stati scritti da utenti di origine greca.

Oltre che per scopi conoscitivi, lavori del tipo in quali altri ambiti possono trovare spazio?

Ovviamente in ambito ludico, tant’è vero che in futuro vorrei trasferire la mappa per ambientazioni riguardanti giochi multimediali, che abbiano però scopi didattici, oppure tutorial per spiegare come avviene la strutturazione di un lavoro in 2D oppure una ricostruzione 3D.

Sempre riguardando Creta sono stati fatti altri simili lavori?

Si, mi vengono in mente la ricostruzione 3D di Micene, di età contemporanea a quella di Creta, e Lacedaenom che l’architetto greco Theodore Spyropoulos sostiene sia la “Sparta micenea”.

Ne sono in programma altri in futuro?

Assolutamente. Ho in programma la ricostruzione di altri palazzi minoici, tra i quali ad esempio Il Palazzo di Malia, di Festo e di Galatas.

Caro Marco, nel ringraziarti di nuovo per l’intervista, ti chiediamo in conclusione a chi vuoi dedicare questa ricostruzione 3D?

La voglio dedicare a mio padre e a tutti quegli alunni che grazie a questo lavoro sono riusciti a comprendere la bellezza della civiltà minoica.

APPUNTAMENTO CONCLUSIVO DI Radic’Arte 

IL 30 LUGLIO APPUNTAMENTO CONCLUSIVO DI Radic’Arte 

LA SECONDA STAGIONE DEL PICCOLO FESTIVAL 

CHIUDE IN BELLEZZA LA SERIE DI APPUNTAMENTI SERALI CON LO SPETTACOLO IN CASTELLO

UNA VISITA GUIDATA E INTERATTIVA 

PRESSO LO STORICO EDIFICIO DI PASTURANA 

Un ultimo, conclusivo appuntamento, per celebrare ancora una volta le bellezze nascoste del paese di Pasturana e per riscoprirle attraverso un occhio inedito e originale: sabato 30 luglio a partire dalle ore 18:00 il Castello di Pasturana diventerà la perfetta cornice dell’ultimo evento di Radic’Arte 2.0, il piccolo Festival dedicato alla riscoperta del territorio, ospitato per il secondo anno di fila dal piccolo ma attivo paese di Pasturana nei mesi di giugno e luglio. Dopo “1277 passi da te – Pasturana in videoarte”, l’evento che lo scorso 9 luglio ha unito degustazioni, musica dal vivo, tecnologia e videoproiezioni di danza contemporanea, l’organizzazione presenta uno spettacolo in Castello, una nuova azione performativa “nel paese e per il paese”, realizzata grazie alla generosa ospitalità e collaborazione della famiglia Gavotti, che ha aperto le porte dello storico palazzo pasturanese a questa iniziativa. L’appuntamento arriva a conclusione della settimana dedicata ai festeggiamenti in onore di Sant’Anna, santa patrona del paese, “un’occasione, questa, per sottolineare l’importanza che Radic’Arte desidera dare alle tradizioni e al patrimonio storico-culturale di Pasturana” sottolineano le curatrici Chiara Borghini e Gaia Figini.

Suddivisi in piccoli gruppi, questa volta spettatori e spettatrici avranno la possibilità di riscoprire in chiave artistica il Castello attraverso una visita guidata e interattiva, in cui gli spazi diventeranno l’ambientazione di performance site-specific di danza contemporanea e musica dal vivo: un invito, questo, a riscoprire ancora una volta il ricco patrimonio artistico-culturale del territorio, a conoscere i linguaggi artistici contemporanei e, soprattutto, a incontrarsi grazie all’arte.

Artiste coinvolte nella performance coreutica saranno Chiara BorghiniGaia FiginiMarika Di Remigio e Federica Mocchetti, accompagnate dalla musica della Majin Blues Band, della violoncellista Cecilia Ponassi e dalla voce di Noemi D’Angelo.

Ingresso libero a offerta. Si richiede la prenotazione al numero +39 351 7114177 o alla mail info@radicarte.it

Radic’Arte 2.0 è realizzato con il Patrocinio del Comune di Pasturana e grazie al contributo di Cassa di Risparmio di Alessandria, Ass. Turistica Pro Loco di Pasturana e S.M.S. “La Concordia”, oltre alla partnership con Birrificio Birra Pasturana, Biblioteca Civica “E. Arecco” e il collettivo whynot_space.

Da un Poemetto alla Luna I fiori di Gelsomino, di Adriana Deminicis. Recensione di Raffaele Piazza

Adriana Deminicis

Da un Poemetto alla Luna I fiori di Gelsomino

Recensione di Raffaele Piazza

La raccolta di poesie di Adriana Deminicis, insegnante di Monte Vidon Corrado, in provincia di Fermo, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Maria Rizzi esauriente e ricca di acribia.

Come scrive la prefatrice l’Autrice crea una sorta di romanzo in versi che tocca vette altissime di lirismo e trascina nel suo universo, in apparenza surreale, in realtà quanto mai vicino alla concretezza. Il riferimento Alla luna, l’idillio leopardiano dell’opera I Canti, è inevitabile, tanto più che il poeta di Recanati aveva come tema di fondo il ricordare, ovvero il rimettere nel cuore, per riferirci al significato etimologico del termine.

Leggerezza che si coniuga a icasticità sembra essere la cifra distintiva del poiein e della poetica della Deminicis, connotato fortemente dalla linearità dell’incanto, ad una capacità di stupirsi, di fronte alle cose e alla natura e non manca un riferimento concreto alla quotidianità di componimento in componimento come quando vengono detti la medaglietta del cane Zoe e la caffetteria, che a loro volte divengono simboli della ricerca di un rassicurante profitto domestico.

Tutte ben risolte le composizioni che sono sottese ad una forte dose di magia e malia e sembra che la poetessa raggiunga equilibrio e armonia nel suo approccio alle cose come quando, per esempio, prova un forte senso di amore per le piante, metafora di purezza, qualcosa che scende nel cuore e nell’anima.

Tutto l’ordine del discorso pare essere immerso in una costante riscoperta della bellezza che trova la sua realizzazione in quello che potremmo definire Eden privato dell’io-poetante stesso.

Chiarezza, nitore, luminosità e precisione sembrano connotare questi versi e la raccolta per la sua unitarietà contenutistica, semantica e stilistica potrebbe essere considerata un poemetto.

«…/ Il fiore nasceva come sentimento d’Amore / ogni qualvolta passava un Cuore colmo / d’Amore /…» (La caffetteria) scrive Adriana riscoprendo la rima che per antonomasia appartiene ai giardini eterni, infiniti e salvifici della poesia.

«Aspettavo la guarigione / andavo a cercare nei libri antichi / della memoria che dentro di me conservavo / per far venire alla Luce quel medicamento / antico, naturale, / quando ancora non c’era il caos / della disinformazione /…» (Aspettavo la guarigione): e qui pare essere sottintesoche proprio la pratica della scrittura poetica porta salvezza e guarigione dell’anima e del corpo.

In Una pianta di ulivo vengono decantate le qualità terapeutiche dell’ulivo e dell’olio e l’ulivo stesso diviene animato perché saluta l’io-poetante.

In un’epoca come la nostra di pandemia e guerra, di inquietudine per il destino dell’umanità, è raro incontrare una voce poetica, in questo caso autentica e originale come quella della Deminicis che non rifletta sul dolore e la morte.

C’è qualcosa di virgiliano in questi versi quando l’amore per la natura che si fa poesia anima le pagine.

Un esercizio di conoscenza tout-court intelligente e sensibile per ritrovare sintonia con se stessi e la realtà.

Raffaele Piazza 

Adriana Deminicis, Da un Poemetto alla Luna – I fiori di Gelsomino, pref. Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 120, isbn 978-88-31497-32-9, mianoposta@gmail.com.

IL LIBRO DEL MESE DI LUGLIO SCELTO DALLA RIVISTA DI LETTERATURA E OPPROFONDIMENTO CULTURALE “CULTURA OLTRE”– “IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” DI CARMELO ALIBERTI

IL LIBRO DEL MESE DI LUGLIO SCELTO DALLA RIVISTA DI LETTERATURA E OPPROFONDIMENTO CULTURALE “CULTURA OLTRE”– “IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” DI CARMELO ALIBERTI

Pubblicato da Carmelo Aliberti il 23 luglio 2022 in HOME

PREFAZIONE
di Francesca Romeo
 
    “La passione per la lettura era emersa in me spontaneamente fin da ragazzino, e precisamente dopo la lettura delle dolorose vicende della vita e della morte di Anna Frank”. Inizia così “Il mio mondo finirà con te” del professore Carmelo Aliberti. Un incipit che trasmette tutta l’enàrgheia e l’enèrgheia insita nella parola rappresentativa del suo romanzo. Già dalla copertina traspare ciò che è “in potenza”, ovvero il leitmotiv che Aliberti sgranerà pagina dopo pagina: la disperazione dell’uomo nel suo status di lavoratore-schiavo, vittima silenziosa delle angherie del padrone-industriale. Un interrogarsi e un interrogare sul perché del male, della sofferenza, dell’esistenza stessa. Ecco che l’amara condizione di sfruttamento cavalca i secoli e si ripropone, oggi come ieri, facendo leva sullo status di bisogno del lavoratore. A rendere ancora più incisiva questa condizione è la metafora scelta – con certosina cura da Aliberti –  ossia l’affresco ritraente la figura di Giobbe nella Bibbia. Non una figura passiva vista nell’accettazione del subire secondo la proverbiale pazienza che lo connota. Ma una figura attiva, che chiama Dio, lo prega, gli chiede il perché. Un lamento eterno che si leva al cielo e che l’uomo, nella sua condizione di assoluta finitezza, fa suo. Giobbe non rinuncia. Giobbe sa attendere. Amore, meschinità, fatica quotidiana, difficoltà, ideali, affetti familiari si rincorrono e si sovrappongono in un universo superiore. Si avviluppano e si dipanano. Si palesano e si nascondono. È la straordinaria capacità narrativa di Aliberti che, come seguendo uno spartito, elabora note per suonare diverse melodie. Protagonista è l’amore. Un amore puro, vero, delicato come i petali di una rosa. Un amore senza lieto fine e, proprio per questo, imperituro. A viverlo è il giovane Carlo, un ragazzo pulito, buono, sognatore, che ha ereditato dalla famiglia quei valori essenziali intrisi di “sacrificio” e “abnegazione”, e Anna una ragazza bella, candida, genuina, saggia. “Anche dopo sposati dovremo camminare insieme, condividere il bene e combattere il male, comprenderci nei nostri errori e saperci ritrovare nel perdono reciproco, nelle scelte condivise di operare, accettandoci e correggendoci umilmente a vicenda” sono le parole rassicuranti di Carlo di fronte alle paure di Anna, parole che dipingono lo straordinario affresco di un sacro voto pronunziato innanzi alla promessa di una vita da vivere insieme. Ma Anna è qualcosa in più di una donna. Anna è una creatura indefinita, una musa, un angelo: Anna è Beatrice. E, proprio come Beatrice, Anna non è fatta per vivere su questa terra. Aliberti riesce così a incastonare nella cultura contemporanea una storia che segue i canoni di un amore cortese, rendendolo profondamente attuale e vero, senza tuttavia perdere il legame con il sublime empireo dell’amore irraggiungibile. Improvvisamente nella vita di Carlo appare Rosa, una “ragazza confidenziale e simpatica, spontanea e spensierata, uno sguardo limpido e saettante” come egli stesso la descrive. Ed inizia un nuovo amore, idilliaco e anch’esso, purtroppo, dal tragico epilogo: Rosa scompare inghiottita dal nulla. Emblematico il viaggio di Carlo: come Ulisse si spinge oltre simboliche colonne d’Ercole. Come Ulisse scende nell’Ade. Affronta i suoi demoni. E risorge. Significativo è l’incontro con il pastore. Carlo imprime allora una nuova direzione alla sua vita. Orienta la sua bussola sulle rotte dell’umanità, cercando di rispondere al più bello dei comandamenti cristiani: ama il prossimo tuo come te stesso. 
          Tra le novità di questa seconda ampliata edizione del romanzo, Aliberti ha aggiunto uno scorcio di delicata impetuosa poesia. Durante una sua visita a Castroreale, l’autore viene improvvisamente “folgorato” da una luce che faceva “ardere” la vetrata della cattedrale castrense. Ne scorge “il volto impomatato di una ragazza con il sorriso disegnato sulle labbra”. Una figura leggiadra, eterea, appartenente ad un altro mondo, che scuote il suo animo, che suscita in lui una sequela di ricordi che non riesce a collocare nello spazio e nel tempo, di cui non comprende subito il significato, ma che lo lasciano turbato. Solo in un secondo momento capirà, con rammarico per non aver compreso subito, che quella visione altri non è che Anna, la sua incontrastata Beatrice. Ed ancora, la fuga verso Trieste, città intrisa di storia e simbolismi patriottici, emblema del Risorgimento. Sì perché il protagonista è tutt’altro dall’essere un personaggio piatto o ripiegato su sé stesso. Carlo è l’antitesi del giovane Werther. Se da una parte anche qui il lettore tende a proiettare le proprie aspirazioni deluse sul personaggio alibertiano, tuttavia dall’altra Carlo risorge. Di fronte ad una serie di avvenimenti che sembrano destinarlo all’infelicità, Carlo sceglie di vivere. Non a caso nella IV di copertina Aliberti sceglie “La nascita di Venere” di Botticelli, icona forte della grandezza di Firenze e del Rinascimento. Infine una nota merita la nascita di una delle prime radio libere d’Italia, fondata a Trieste da Aliberti, e subito eletta la migliore da un referendum di “Novella 2000”.
          La profonda cultura dell’autore, la voglia di divulgare il bello, il continuum avventurarsi sulle strade di quella che possiamo definire “la grande letteratura”, non fa altro che confermare Aliberti quale un fine esteta della nostra società e la sua produzione letteraria un raffinato exemplum di bellezza cui ispirarsi. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma lascio al lettore l’incomparabile emozione dello stupore che si palesa ad ogni pagina.
                                                                                                                               Dott.sa Francesca Romeo                                                                                                                                         (giornalista e scrittrice)

Racconti: RICORDI … Maria Clausi

Racconti: RICORDI … Maria Clausi

RICORDI …

Ci sono dei momenti in cui, d’improvviso, mi affiorano alla mente pezzi di vita passata.

Ricordo ad esempio la mia infanzia che ho trascorso in un vicolo stretto e, di sera, molto buio. Ero circondata da persone anziane, che mi affascinavano con i loro racconti.

Ricordo poi la mia adolescenza e la mia giovinezza che ho trascorso ai piedi di un convento diroccato, oggi ristrutturato.

Ricordo le tante risate fatte con i vicini di casa.

Forse la parte più bella di quella mia vita passata sono le grosse risate che facevo con le mie vicine. Ci divertivamo con molto poco: delle semplici passeggiate, due chiacchiere in strada le sere d’estate, i racconti fatti dai vecchi con il loro dialetto a volte arcaico …

Quella vita fa parte di un passato definitivamente archiviato, un passato irripetibile, un passato che non può più replicarsi: moltissime persone non ci sono più. 

Il ricordo delle risate si mescola all’angoscia per tutti coloro che sono morti.

Ripensando a quella vita mi sembra che io appartenessi ad un’altra dimensione. 

Domani la mia vita presente sarà passato: quello a cui oggi penso con nostalgia e angoscia. 

Forse le grandi risate sono le cose belle che ci rimangono perché quelle risate sono accompagnate sempre da piccoli momenti piacevoli.

Le cose semplici sono le più belle da conservare in memoria.

Le cose semplici sono piccoli pezzi di vita: una vita che scorre velocemente, che ha tempi diversi dai nostri pensieri.

Quando mi affiorano alla mente i ricordi, penso che nessun istante della vita debba essere sprecato e angosciarsi per cose inutili significa sprecare la propria esistenza. 

Occorre vivere intensamente ogni attimo della propria vita perché ogni attimo è unico e irripetibile. 

MC

di un romanzo ai tempi di instagram, e di una storia d’amore 

di un romanzo ai tempi di instagram, e di una storia d’amore 

 Autrice: @alice_gransassi_ferretti 

 “ho intenzione di cambiare la mia vita e questo lo farò indipendentemente da te. Lo devo fare per me è perché non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere” 

 Trama: Alice, giovane psicologa, diretta, schietta, grande sognatrice e innamorata dell’amore, un giorno, si decide finalmente a proporre il romanzo che tiene nel cassetto da un po’ ad un editore, che la rifiuta preferendole un giovane Influencer di Instagram con milioni di followers. Avvilita, Alice torna a casa, si getta nel letto, e la mattina dopo viene svegliata da una bimba bionda che la chiama “Mamma”. Una storia impetuosa, dai sentimenti travolgenti e sempre sinceri e autentici, una lettura gratificante che vi lascerà il sorriso sulle labbra e il cuore colmo di felicità.

 Commento: adoro la penna di Alice perché è un pò come lei, semplice, diretta, sempre vera e senza problemi a dire la propria,scorre veloce piena d’amore e sensibilità alla ricerca di pensieri, riflessioni ed emozioni, creando una narrazione fluida e sempre lineare, si parla in queste pagine di depressione, amicizia ma anche di sogni e speranza spinta dalla forza. Belli gli intrecci dei protagonisti e i flashback gestiti con maestria. La narrazione in prima persona permette facilmente di entrare in sintonia con la protagonista, anche perché, siamo tutti un pò Alice, a quest’ultima viene rifiutato un romanzo proposto a un editore che accetta invece quello di un famoso influencer, una critica all’editoria quantomai vera e attuale. E poi il dilemma tra Daniele e Marco, chi sceglierà?

Affogare nel buio di Leonardo Benedictis

Affogare nel buio di Leonardo Benedictis

 Titolo: affogare nel buio

 Autore: @leonardodebenedictis_official

 ” la parte più interessante del momento, era tutta quella che si trovava fuori dal pullman, la bellezza del mistero racchiuso in ogni granello di sabbia del deserto che stavamo percorrendo”

 ” quegli istanti consegnavano il riposo dell’anima al mio cuore, che battendo più rapido, rallentava al termine di quella tregua dai brutti pensieri che sovente mi facevano visita”

 Trama: Un giovane giornalista, a seguito di un evento fuori dal comune, vedrà la propria esistenza completamente stravolta.

La successione degli eventi narrati ed il suo conflitto interiore, lo costringeranno a trovare delle soluzioni estreme.
Il racconto cercherà di evidenziare il desiderio del protagonista di trovarne il lato positivo nell’epilogo, pur condizionato da dilemmi esistenziali.

 Commento: un diario ma senza date, troviamo presente e diversi riferimenti che ci riportano ai giorni d’oggi. Molto interessante la crescita del personaggio da ragazzo a uomo un Climax e ti trascina con sé, anche se la lettura parte un po’ lenta vale davvero la pena continuare. Ho trovato la lettura molto intrigante, diversi momenti creano curiosità e spingono il lettore a perdersi tra le righe. La scrittura semplice, lineare, il Flashback gestiti molto bene È un linguaggio diretto fa da cornice a una penna sfoderata davvero con classe Punto belle le descrizioni è da sottolineare la capacità dell’autore di farci provare le emozioni descritte e portarono una riflessione continua pagina dopo pagina. Ringrazia l’autore per avermi fatto conoscere queste pagine che altrimenti, forse, non avrei incontrato perdendo sicuramente qualcosa che questo libro mi ha lasciato dentro.

Difendersi investigando di Oreste Coletta

Difendersi investigando di Oreste Coletta

 Titolo: difendersi investigando
 Autore: Oreste Coletta @ilsegretodigreta
  Ho recensito dello stesso autore il suo primo libro “il segreto di Greta”, mi ha fatto pervenire a sorpresa questo interessante manuale sull’investigazione. Trovo sempre molto inressanti i libri che trattano di diritto e questo ha sicuramente arricchito le mie conoscenze. Oreste ci spiega il suo lavoro, quello dell’investigatore privato, attraversando in modo molto approfondito il diritto di difendersi, le leggi e le regole alle quali si attiene l’investigatore privato nell’indagine, l’attività investigativa, gli strumenti e le modalità. Lo stile del manuale è molto fluido e scorrevole, risulta una lettura semplice se la persona che legge ha almeno un infarinatura sul diritto, in caso contrario, probabilmente, la lettura potrebbe risultare lenta in alcune parti. Ogni pagina e ogni capitolo è curato nei minimi particolari, arriva al lettore la cura che ne ha avuto lo scrittore, nelle leggi, nei vari rimandi al suo primo libro e in tutte le spiegazioni. Ne consiglio la lettura a chi è interessato a questo lavoro ma anche a chi, come me, è curioso di sapere cosa si cela dietro alle investigazioni ecc… Tutto sommato nella vita potrebbe capitare di aver bisogno di un investigatore privato e credo sia interessante ed utile conoscere questo nostro diritto.

LAMODECA. Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie, di Tommaso Tommasi

Tommaso Tommasi
LAMODECA
Lettere d’amore, Lettere ai genitori,
Racconti, Memorie, Poesie
Recensione di Marcella Mellea
LAMODECA (Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie), di Tommaso Tommasi (Guido Miano Editore, Milano, 2022), è un’opera originale e peculiare, poiché l’autore, attraverso forme letterarie diverse – lettere, poesie, pagine di diario, recensioni, articoli di giornale, racconti – esprime il suo caos interiore, il senso di frammentarietà del vivere quotidiano, e tenta di dargli unitarietà e senso. L’opera si potrebbe collocare, come sottolineato da Enzo Concardi nella prefazione, nel filone del Frammentismo, tipico della letteratura italiana dei primi anni del Novecento, che ebbe come espressione caratteristica il frammento, cioè la composizione lirica breve, in versi o in prosa, inconciliabile con ogni forma di letteratura costruita, complessa e oggettiva.
Il titolo dell’opera stessa non è riconducibile a qualcosa di reale e di senso compiuto. “Lamodeca”, il primo termine del titolo, infatti, pur significativa per l’autore, non ha senso linguistico “ufficiale”, potrebbe essere un gioco di parole oppure esprimere le iniziali di più parole messe insieme: a tal proposito, l’autore nulla spiega, ci lascia nel dubbio, sospesi tra speculazioni mentali varie. Molti passaggi del volume – affermazioni, dichiarazioni, descrizioni –, presentano messaggi strani e misteriosi, indecifrabili a volte, che potrebbero essere collocati nella sfera onirica e/o dell’inconscio.
Il libro, suddiviso in cinque capitoli – AGENDA ROSA, AGENDA GRIGIO/VERDE, AGENDA GIALLA, AGENDA BLU, AGENDA VIOLA –, è caratterizzato da autobiografismo ed estreme punte di lirismo. Nell’agenda rosa, l’autore ci rende partecipi di una sua storia d’amore, un amore impossibile, che non potrà mai realizzarsi per gli impedimenti che solo i due protagonisti della storia conoscono. L’autore gioisce alla sola vista della donna amata, al solo sfiorarla o al solo parlarle; è lei l’amore della sua vita, un amore struggente e unico, un amore che non ha futuro e rimarrà per sempre in una dimensione platonica. Nell’agenda grigio-verde, l’autore ci parla della sua vita militare, della sua esperienza di soldato e, attraverso una serie di lettere inviate ai genitori, ci narra con minuziosità la vita quotidiana in caserma: le uscite, gli incontri, le guardie, i soprusi, i permessi, le sensazioni e le speranze di un giovane soldato. L’agenda gialla ci narra fatti quotidiani, storie di gente comune che popola un mondo ricco di umanità e dolore. Nell’agenda blu sono riportati diversi articoli giornalistici e recensioni su argomenti vari, anche a carattere artistico – culturale. L’agenda viola, l’ultima, ci offre immagini e messaggi indecifrabili e simbolici che emergono dall’inconscio dell’autore e da una dimensione di sogno.
L’opera, nel complesso, è caratterizzata da mescolanza di generi letterari: poesia e prosa, stili e temi vari. L’autore ci offre stralci di vita, ricordi, rimpianti, rivisitati con un linguaggio asciutto e scorrevole. Le varie parti dell’opera, pur non collegate tra loro, hanno dei temi comuni, un “fil rouge” che scorre dalla prima all’ultima parte e le tiene legate fra loro: il bisogno d’amore, la sua ricerca spasmodica, il bisogno di essere amati e accettati, la paura e l’angoscia di non essere all’altezza, l’incapacità di realizzare i propri sogni e seguire i propri desideri. Infatti, nella prima parte, lettere a Silvy, si legge:… «Ti amo come non ho mai amato / ti amo e vivrò per sempre solo per quest’amore puro / per quest’amore che il mondo non capirà mai / e che non so da dove scaturisca…/ Ma so che esiste e che non è del tutto impalpabile: / se vorrai potremo trasformarlo eterno / come eterno è il mare / come eterno è il cielo / come eterno è l’amore. / Amore unico /amore mio per sempre».
Nella seconda parte, lettere ai genitori, si legge: «Carissimi genitori, questa volta vi scrivo da un tavolo di un bar-tabacchi. Devo dirvi delle cose importanti». L’autore registra tutti gli eventi e le esperienze per ricevere approvazione, comprensione e affetto dai suoi genitori. Nella terza parte, i protagonisti delle storie sono alla ricerca di qualcosa: «Quando un’estate di tanti anni fa mi sei apparsa vestita allegramente come una farfalla, avrei voluto abbracciarti per portarti con me nel mondo. Ma non ho avuto il coraggio di fare quel passo in più che avrebbe deciso per noi. Mi avvicinavo a te, ma poi tornavo indietro, poi mi avvicinavo di nuovo, ma mi allontanavo di nuovo. Forse temevo un tuo rifiuto (Vanna)». Nella quarta parte, l’autore ci riporta articoli e lettere inviate alla redazione di vari giornali.
La quinta parte, la più complessa, tra poesia e narrativa, si muove tra sogno e realtà; di particolare fascino è la poesia “POESIA”: «Immaginavo di volare / tra i fiori del cielo / che ridevano in coro / tra i capelli. lontane scintille di stelle / che correvano giocando / e coprivano il mio sognare / ma ricordavo visioni / nell’espressione dei tuoi occhi. / immaginavo di girare / come un’onda di sale marino / ma il potere dell’uomo / non va oltre il cielo / di fantasmi nascosti». Qui il poeta si libra nell’aria, è libero: è aria, poi diventa onda, consapevole comunque che l’uomo non può superare i limiti umani e rimarrà sempre in una dimensione terrena: come “Icaro” le sue ali di cera non gli consentiranno di andare oltre il cielo. Questa lirica racchiude il senso profondo di LAMODECA, un’opera tra sogno e realtà, tra lo slancio alla vita, di chi vuole innalzarsi e volare, e il mondo reale che intrappola nelle sue ansie, frustrazioni e paure.
Marcella Mellea

Tommaso Tommasi, Lamodeca, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 96, isbn 978-88-31497-87-9.

Difendersi investigando di Oreste Coletta

Difendersi investigando di Oreste Coletta

 Titolo: difendersi investigando
 Autore: Oreste Coletta @ilsegretodigreta
  Ho recensito dello stesso autore il suo primo libro “il segreto di Greta”, mi ha fatto pervenire a sorpresa questo interessante manuale sull’investigazione. Trovo sempre molto inressanti i libri che trattano di diritto e questo ha sicuramente arricchito le mie conoscenze. Oreste ci spiega il suo lavoro, quello dell’investigatore privato, attraversando in modo molto approfondito il diritto di difendersi, le leggi e le regole alle quali si attiene l’investigatore privato nell’indagine, l’attività investigativa, gli strumenti e le modalità. Lo stile del manuale è molto fluido e scorrevole, risulta una lettura semplice se la persona che legge ha almeno un infarinatura sul diritto, in caso contrario, probabilmente, la lettura potrebbe risultare lenta in alcune parti. Ogni pagina e ogni capitolo è curato nei minimi particolari, arriva al lettore la cura che ne ha avuto lo scrittore, nelle leggi, nei vari rimandi al suo primo libro e in tutte le spiegazioni. Ne consiglio la lettura a chi è interessato a questo lavoro ma anche a chi, come me, è curioso di sapere cosa si cela dietro alle investigazioni ecc… Tutto sommato nella vita potrebbe capitare di aver bisogno di un investigatore privato e credo sia interessante ed utile conoscere questo nostro diritto.

Ambiente. Degrado: Invasione erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi

Ambiente. Degrado: Invasione erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Premettiamo che una della finalità di Alessandria today è quella di dare spazio alle segnalazioni dei cittadini in merito ai problemi della città al solo scopo di informare i nostri lettori e sopratutto l’Amministrazione comunale e gli Assessori competenti per delega alfine di sollecitarne l’intervento per risolverli. Un impegno che stiamo svolgendo dal 2010 con vari governi della città.

Noi non cerchiamo colpevoli ma soluzioni ai problemi, pertanto oggi ci corre l’obbligo di evidenziare quanto ci ha comunicato una nostra lettrice in merito ad una situazione di degrado con alte erbacce e marciapiedi dissestati in via Rodolfo Montevecchio e limitrofi, come si evince dalle immagini allegate.

In tal senso va detto che la situazione in oggetto era già esistente da tempo e quindi durante l’Amministrazione di CDX, ma il problema esiste tutt’ora con la nuova Amministrazione di CSX.

Crediamo da sempre che l’efficienza di un Amministrazione comunale si evinca a partire da quelli che vengono erroneamente definiti piccoli problemi, ma che invece oltre ad una questione di immagine e di igiene possono complicare la vita dei cittadini ogni singolo giorno.

Ci auguriamo pertanto che gli stessi vengano risolti in quanto tra l’altro non richiedono particolari investimenti ma solo una normale manutenzione del territorio.

Sarà nostro compito seguire con attenzione come abbiamo sempre fatto, la soluzione dei problemi che ci sono stati segnalati, in ogni caso provvederemo provvederemo a darne conto ai nostri lettori che ringraziamo per le loro segnalazioni.

LA VIA DELLA CERTOSA, di Corrado Covoni

LA VIA DELLA CERTOSA, di Corrado Covoni

Da Patrizia Nosengo

LA VIA DELLA CERTOSA

Strada disabitata, in mezzo a gli orti

pieni di fiori e di malinconia,

strada che mena al soggiorno dei morti

che frequenta la mia nostalgia:

strada silenziosa, dove l’erba

prospera come in vecchio monastero,

solitaria straducola, che serba

come un sentor di ceri e di mistero.

Quante bare passarono, per questa

via da cui non si ritorna mai!

quante bare emigrarono a la mesta

devozione dei funebri rosai!

Talune erano simili ad altari

di festa (oh come bianche le corone!);

ed eran altre simili a calvari

di lutto, e senza alcuna orazione:

strette casse di gracili fanciulli

morti tra i fiori, morti d’etisia,

corpicciuoli ravvolti in fini tulli

di amare lacrime e di liturgia;

lunghe casse di poveri mendichi

la cui vita fu un’agonia lenta:

vecchi senza famiglia, mendichi

di cui nessuno piange e si rammenta.

O tristezza d’andare al camposanto

senza la compagnia di qualche fiore,

tristezza de la bara senza pianto

che procede per l’ultime dimore!

La stradicciuola è stretta in mezzo a gli orti

pieni di rose e di malinconia…

Oh pensate, pensate a tutti i morti

che passarono lungo questa via!

[di Corrado Govoni]

Ambiente. Casale Monferrato. Bonifica amianto: in sei mesi erogati oltre 650 mila euro per le coperture di immobili

Casale Monferrato. Bonifica amianto: in sei mesi erogati oltre 650 mila euro per le coperture di immobili

Date: 20 luglio 2022 Author: alessandria today

Bonifica amianto: in sei mesi erogati oltre 650 mila euro per le coperture di immobili

L’assessore Strozzi: «Un risultato molto importante che, con gli oltre 700 mila euro finanziati, ci avvicina ad essere il primo territorio Amianto Free»

Nei primi sei mesi del 2022 sono stati erogati ben 654.924,00 euro per la bonifica da amianto delle coperture di immobili presenti nei 48 Comuni del Sin (Sito d’Interesse Nazionale) di Casale Monferrato. Cifra che si somma ai 728.344,10 euro stanziati per pagare le domande pervenute nello stesso periodo e che riguardano lavori da concludersi entro l’anno.

«Oltre un milione 300 mila euro di contributi amianto è un risultato molto importante – ha commentato l’assessore Cecilia Strozzi –, che conferma l’impegno del territorio nel raggiungere quanto prima il traguardo di prima area Amianto Free. In queste settimane stiamo inoltre verificando le domande giacenti, in modo da fare il punto della situazione con quelle istanze che negli anni non hanno visto la conclusione e avere il dato preciso sui fondi ancora a disposizione».

Le domande già evase e liquidate in questi anni sono state 3.021, quelle in corso di finanziamento 484, mentre quelle giacenti e in fase di verifica 1.078. Verifica che sarà effettuata anche suddivisa per Comuni, per individuare quelli in cui le bonifiche procedono più lentamente e avviare così da settembre percorsi di sensibilizzazione in accordo con i Sindaci interessati.

«Il coinvolgimento attivo delle Amministrazioni del territorio è fondamentale – ha sottolineato ancora l’assessore Strozzi –, perché la bonifica dalla fibra killer deve essere portata avanti con il massimo impegno da tutti. È con questo spirito che il Sin di Casale Monferrato può vantare oltre un milione 200 mila metri quadrati di tetti e coperture bonificati: un ottimo risultato, ma che possiamo e dobbiamo ancora migliorare!».

“Tempesta d’estate”, di Salvatore Scalisi

“Tempesta d’estate”, di Salvatore Scalisi

Date: 20 luglio 2022Author: salvatorescalisi

“Il mondo è pieno di insidie, se stiamo lì ogni qualvolta a sguainare la sciabola, entreremo in un tunnel di orrore e morte senza via d’uscita, e io non voglio starci in questo quadro infernale” dice Luca.

“Amico mio, mi spiace, ma ci sei dentro” ribatte Orlando. “Se credi di raggiungere l’agognato paradiso con la coscienza pulita, sei in grave errore.”

“Farò il possibile per non cadere in facili tentazioni. La tua esperienza mi dà ragione, o sbaglio?”

“Confesso di essermi mosso con una certa leggerezza, con la conseguente e inevitabile autocritica che mi sta ancora appiccicata addosso. Ma, come hai ammesso tu stesso, è stato un gesto istintivo, dettato dalla circostanza, e lì non si ha molto tempo per pensare, bisognava agire.”

“L’aria di mare comincia a dare i primi benefici” commenta Luca.

“Mi fa piacere, oltretutto, credo che il nostro incontro doveva servire proprio a questo. Cercare di fare pace con noi stessi” replica l’amico.

“Liberandoci delle nostre pesantezze.”

“Esatto!”

“E io di zavorra ne ho ancora tanta, non è così?”

“Vuoi conoscere il mio pensiero? Sì! In effetti ti vedo molto appesantito.”

“Volevo fargliela pagare” afferma Luca masticando delle noccioline. “Avevo pregato il Signore di perdonarmi per i pensieri di vendetta che mi si accavallavano nella mente, per quello che mi ero promesso di fare se li avessi rintracciati. È questa la verità.”

“Cosa ci trovi di strano? È una sensazione normale.”

“Umanamente normale.”

“Sì, proprio così, siamo degli umani; è bene ricordarselo di tanto in tanto” dice Orlando. “Il Signore è misericordioso, dovrà necessariamente rendersi conto in che mondo viviamo e assolverci dal peccato. Nel modo più assoluto.”

“Lo spero” risponde Luca.

“Di qualsiasi entità si tratti” aggiunge l’amico, con l’intento di rendergli la confessione più agevole.

La poetessa che parlava alle api

La poetessa che parlava alle api

Date: 19 luglio 2022Author: immapara

Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni.
I fiori e, in particolar modo, le api che si posano sulle loro corolle sono elementi ricorrenti nelle opere della poetessa americana Emily Dickinson.
Il regno della Natura è per la poetessa lo scenario che l’Invisibile ha scelto per celarsi e a tratti rivelarsi tramite quelli che la poetessa chiama i “Bollettini dell’Immortalità”. Delle circa 1800 poesie che Emily Dickinson ha scritto nel corso della sua esistenza se ne trovano circa un centinaio dedicate alle api. Quei piccoli esserini volanti e industriosi catturavano l’immaginazione della poetessa che vi trovava lo specchio più fedele di se stessa, l’allegoria più fedele di emozioni e sensazioni. Nelle opere della poetessa di Amherst i vivaci insetti ronzanti sono spesso paragonati a pirati, condottieri temerari, eserciti di soldati: non hanno quasi mai una funzione confortante, non evocano dolcezza o riposo, ma sono esseri deputati all’azione, alla costruzione, talvolta anche all’annientamento. Le farfalle volano sognanti, mentre le api, nell’immaginario della poetessa, marciano come un plotone di cavalieri pronti a conquistare tutti i fiori del giardino. Nella poesia di Dickinson tuttavia spesso le api non sono solo semplici api, percepite nella loro pura essenza animale. Gli insetti ronzanti si fanno allegoria di sensazioni ed emozioni inespresse, l’ape è generalmente utilizzata per rappresentare una “figura maschile” che domina una figura femminile, solitamente nascosta dietro l’allegoria di un fiore, spesso di una rosa. Se il rapporto tra gli impollinatori e le piante di cui si nutrono è fondamentale per sostenere i nostri ecosistemi, allo stesso modo l’ispirazione poetica era vitale per la poetessa. Viene definita non a caso: la poetessa impollinatrice. È naturale che proprio alle api, sue interlocutrici favorite, Emily Dickinson decida di confidare il presagio della morte. Annunciare la sua morte all’ape la renderebbe inevitabile, e spezzerebbe l’incanto del giardino, la sua terra promessa. L’ape è una creatura innocente che non conosce il trauma della sofferenza né il destino ineluttabile della morte: la poetessa quindi non ha il coraggio di infliggerle tale conoscenza che spezzerebbe l’incanto di una vita vissuta cogliendo l’istante, in un eterno presente.

Non l’ho ancora detto al mio giardino –
Perché potrei esserne sopraffatta.
Non ho proprio la forza ora
Di svelarlo all’Ape.
Non ne farò parola nella strada,
perfino le botteghe stupirebbero ch’io
timida ed ignorante come sono,
abbia l’audacia di morire.

*È naturale che una poetessa dall’animo sensibile come Emily guardasse con occhi attenti e sognanti i fiori e gli insetti del suo giardino. Singolare questo suo grande amore per le api, esse diventano quasi una personificazione del suo io poetico. Il loro incessante lavoro, la voglia di vivere l’attimo, quella forza che a lei spesso mancava, lo slancio quasi sensuale dell’impollinazione su cui fantasticava. Ed anche quando la depressione oscurava i suoi pensieri, al piccolo insetto si aggrappava a cercare l’invisibile filo che riuscisse a tenerla legata alla vita perché l’ape non conosce il vuoto della fine.

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

Maria Strazzi

Buon giorno ai mattinieri

Buon caffè a tutti

La dittatura perfetta avrà

le sembianze d’una democrazia,

una prigione senza muri

nella quale i prigionieri non

sogneranno mai di fuggire

Un sistema di schiavitù dove

grazie al consumo di divertimento,

gli schiavi ameranno la loro schiavitù.

                                     Aldont Huxiey

Storia: Le venditrici punite

Le venditrici punite

Me Piemont

Le venditrici punite

Questa storia si svolge nella metà del settecento ma l’epoca non è importante in quanto racconta l’eterno desiderio umano di frodare il prossimo.

Ordunque, cinque compaesane della campagna torinese giravano mercati e fiere per rifilare i loro prodotti invenduti che risultavano avariati ed erano causa di malesseri anche gravi; ma a loro poco importava la salute del prossimo.

Ovviamente dopo aver turlupinato la clientela di un mercato rionale facevano passare parecchio tempo prima di farvi ritorno, temendo pesanti ritorsioni nei loro confronti.  

Non erano mai state al mercato di piazza del Municipio, a Torino, e siccome avevano parecchia merce guasta da far fuori, compreso un certo quantitativo di uova marce, decisero di recarvisi.

“I cittadini sono cretini, li incanti come vuoi; basta dire che è roba fresca di campagna e aprono il loro borsellino soddisfatti” disse Ada.

“Si, ma se poi crepano non è che i gendarmi ci impiccano?” rispose Luigina.

“Crepino pure, che ne sanno i gendarmi che sono state le nostre uova marce e fetide a condurli all’inferno? E poi chi ci riconosce tra centinaia di venditrici?” disse strafottente Margherita.

La risposta di Margherita fu soddisfacente per tutte e cinque, comprese Anna e Teodosia che erano rimaste zitte e quindi l’indomani portarono le loro merci deteriorate al mercato; nel cesto delle uova misero dei fiori profumati che avevano arraffato in un giardino, per coprire eventuali effluvi poco invitanti.

“Uova frescheeeee! Uova frescheeeee! Raccolte stamattina dal pollaioooo!” urlarono quasi in coro le cinque perfide comari.

La loro merce e in particolare le uova andavano a ruba; l’aspetto sano delle venditrici prometteva inconsciamente la qualità e genuinità dei loro prodotti.

Finché arrivò una vecchina che chiese mezza dozzina di uova “Eccole, può berle anche crude” disse Teodosia, dimostrando la sua totale assenza di scrupoli.

La vecchina pagò e allontanatasi di pochi passi dal loro banco venne urtata da alcuni mocciosi che si rincorrevano; le uova caddero in terra e si levò all’istante un tanfo putrido.

Gli astanti capirono immediatamente che tale olezzo terribile veniva emanato dalle uova delle cinque malintenzionate; la reazione popolare fu immediata, esse vennero circondate da una moltitudine di persone che iniziarono ad inveire contro di loro, in attesa dell’arrivo dei gendarmi. I gendarmi infine giunsero e confiscarono i ricavi delle cinque malefiche venditrici, poi le consegnarono al pubblico ludibrio.

Esse vennero poste contro un muro di pietra, sorvegliate affinché non si dessero alla fuga, e sottoposte ad un feroce tiro a segno da parte dei monelli entusiasti, che usarono come proiettili le uova marce della indecente cinquina.

La punizione durò parecchio e alla fine le cinque disoneste risultarono interamente ricoperte di sostanza marcescente; a qual punto poterono andarsene, seguite dai lazzi delle innumerevoli persone presenti.

Ritornarono al loro paesello, a piedi, seguite dal latrato dei cani che incontravano e che parevano, anche loro, disgustati da quelle cinque persone strambe e repellenti.

Giunsero al loro paesello di notte e piene di vergogna raggiunsero le rispettive abitazioni, sperando di non essere viste dai compaesani.

Da quel giorno le cinque venditrici, punite così duramente, diventarono corrette fino all’ossessione e le loro merci, fresche e selezionate, furono gradite da chiunque.

Racconto inedito scritto da Ernesto Martinasso

“I racconti del giovedì”.

Nell’illustrazione:

Giovanni Michele Graneri ( Torino 28 Settembre 1708 –

Torino 26 Febbraio 1762), pittore.

Mercato in piazza del Municipio (le venditrici punite), olio su tela, 1740; Torino, Palazzo Madama.

Oh pienezza dei miei giorni, di Imma Paradiso

Oh pienezza dei miei giorni, di Imma Paradiso

Oh pienezza dei miei giorni
pensiero intenso,
impetuoso come vento
che scuote ogni singolo ramo.
Terra in cui affondo
radici per nutrirmi e
sostenere il peso della vita.
Cosa potrà il tempo,
cosa le stagioni,
se la tua ombra
avvolge le mie
spalle e a te
mi abbandono.
Il cuore trema
e grida una gioia
senza voce,
e bevo l’aria
che la tua essenza
quasi mi sottrae.
Imma Paradiso
Immagine: “I due amanti” Marc Chagall

Un racconto di Maria Clausi nell’Antologia RACCONTI CALABRO-LUCANI 2022

Un racconto di Maria Clausi nell’Antologia RACCONTI CALABRO-LUCANI 2022

Historica Edizioni

È USCITA L’ANTOLOGIA RACCONTI CALABRO-LUCANI 2022

Il libro è disponibile sul nostro sito: http://www.historicaedizioni.com/…/racconti-calabro…/

Ecco l’elenco degli autori selezionati:

Ofelia Marisa Alati

Pina Antonucci

Francesco Arcieri

Teresa Averta

Paola Bevilacqua

Maria Bochicchio

Guido Burgio

Pina Calabrò

Giampiero Calia

Angelo Canino

Franco Emilio Carlino

Andrea Carnì

Maria Cianciaruso

Maria Clausi

Claudia Cotroneo

Maria Curatolo

Alessandra D’Agostino

Marina De Pasquale

Anna Maria Digno

Antonio Donadio

Gianluca Facente

Domenico Faniello

Nicoletta Fanuele

Pierpaolo Fiore

Manuela Fragale

Benedetta Garofalo

Paolo Imperio

Mario Annizio Iudici

Salvatore La Moglie

Luigi Lamorte

Martina Lascaro

Giuseppe Lento

Vinicio Leonetti

Lucia Luongo

Teresa Francesca Magarò

Antonietta Malvaso

Michele Messina

Erica Milia

Lorenzo Morano

Anita Muglia 

Michele Pingitore

Francesco Placco

Rocco Pontevolpe

Vito Quagliara

Caterina Rafele

Maria Antonella Ruffolo

Giacomo Sacco

Italo Scalese

Francesco Scorza

Elena Scrivano

La ragazza che sognava l’Africa, di Stefania Chiappalupi Autrice

La ragazza che sognava l’Africa, di Stefania Chiappalupi Autrice

Non si può scegliere di chi innamorarsi.

E’ l’amore che sceglie te.

E non importa se è il momento gusto oppure no. Se ha il doppio della tua età o la metà. Non importa se vive nell’altra metà del mondo o parla un’altra lingua.

Se è quello giusto oppure il più sbagliato che ti potesse capitare.

L’amore arriva all’improvviso. Non bussa alla tua porta.

Non ti chiede permesso.

Arriva e basta.

“La ragazza che sognava l’Africa” disponibile cartaceo e ebook.

A una settimana dalle nozze la vita di Margherita, promettente avvocato di Roma, è sconvolta da un evento drammatico: il fidanzato muore in un incidente stradale. La donna non riesce ad andare avanti e decide di lasciare tutto per partire come volontaria in Uganda, realizzando il sogno di sempre. Durante un’escursione a Kampala incontra Giorgio, giovane dottore di Medici Senza Frontiere, che le fa scoprire l’Africa. Margherita si innamora di questa terra e vorrebbe farla diventare la sua casa, ma una notizia inaspettata riavvolge il nastro della vita e rischia di allontanarla dal posto che custodisce nel cuore.