Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Negli occhi di un uomo o di una donna, di una ragazza, di un adolescente, di una madre, di un anziano si possono leggere le gioie e le angosce che ha vissuto, dai suoi sguardi è possibile intuire le scelte disumane e quelle felici che ha compiuto o è stato costretto a compiere, dalle sue espressioni si possono percepire le sofferenze dell’animo e le allegrie dei pensieri.
Ma noi non siamo abituati a interpretare i segnali che ogni viso ci offre perché la nostra vita e quella di chi ci sta accanto scorre nel benessere sostanziale ed effettivo, quindi quasi nessuno di chi ci vive accanto ha da comunicare efferate violenze subite o esasperate sofferenze vissute.
E così abbiamo difficoltà a saperle leggere nelle espressioni di chi ce le sta comunicando.
Di fatto noi mai abbiamo dovuto sopportare la fame o la sete, mai abbiamo visto dilaniarsi davanti a noi i corpi dei nostri fratelli, genitori, figli, amici.
Mai abbiamo dovuto decidere chi resta tra le macerie e chi parte per la salvezza.
Proviamo a pensare quali espressioni avrebbe oggi il nostro viso se avessimo dovuto scegliere quali famigliari portare nel viaggio verso la pace e quali lasciare a vivere in un teatro di guerra.
Decidere tra genitori e figli.
Oppure tra nostro fratello e nostra sorella.
Il viaggio si affronta in base ai soldi che si hanno e spesso non tutti i componenti della famiglia possono partire.
Occorre fare una scelta.
Questa selezione segnerebbe per tutta la vita la nostra espressione, come l’essere stati costretti a guardare l’impiccagione di un nostro amico o di nostro fratello ritenuto dissenziente, o schifosamente frocio, o insufficientemente religioso e allineato.
Quale sarebbe oggi il nostro sguardo se la nostra casa fosse saltata in aria con dentro i nostri parenti?
I nostri occhi, cosa racconterebbero se avessimo dovuto scavare con le mani tra le macerie per cercare i loro corpi? Quante lacrime avremmo ancora dopo aver sepolto frettolosamente i loro corpi tra altri dannati?
Quanti di noi hanno visto con i propri occhi una guerra fratricida, dove non riconosci l’amico dal nemico?
Quanti tra noi hanno ascoltato l’incubo dei sibili che si avvicinano rapidamente e poi l’esplosione a pochi metri da noi?
E quanti hanno cercato disperatamente del cibo per i figli in un paese di macerie dove i soldi non servono a nulla perché non ci sono più i negozi?
Fortunatamente noi siamo vissuti nella pace e non siamo mai stati costretti a scappare trascinando con noi solo chi e ciò che potevamo, noi non abbiamo mai vissuto in un campo profughi appiccicati a centinaia di migliaia di altre persone. Noi non abbiamo mai camminato per centinaia di chilometri per giungere a una frontiera, ignorando le lamentele dei nostri vecchi o dei nostri piccoli figli, per poi sistemarci in una tenda e scoprire che lì riusciremo, forse, solo a sopravvivere.
Quanti tra noi hanno fatto un viaggio lunghissimo e poi vissuto in una tendopoli con l’angoscia di essere derubati dei soldi che serviranno per pagare un altro viaggio, quello verso un paese dove c’è la pace?
Senza quei soldi si muore, non c’è speranza, futuro, amore.
Fortunatamente noi non abbiamo mai sopportato le sevizie fisiche e psicologiche di delinquenti ai quali si è affidato il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri cari. Perché sono questi delinquenti quelli che comandano e loro possono impunemente massacrarci, torturarci, violentare noi o nostra moglie o i nostri figli, loro possono illuderci per mesi per poi caricarci su una barca e lasciarci al largo, in attesa che qualcuno ci venga ad aiutare.
Quanti di noi hanno sentito l’odore di morte accanto, l’odore cadaverico di un nostro conoscente o amico o peggio ancora di un nostro genitore o fratello o figlio solo perché volevamo stargli accanto per ore e per giorni anziché abbandonarlo alle acque di un mare che ci separa dalla vita?
L’odore di cadavere ti si appiccica nella mente e anche dopo anni sei certo di sentirtelo addosso.
Io non sono patetico, sono realista. Io non sono un buonista, sono uno disincantato. Io non sto parlando di ragazzi che lasciano il loro paese per cercare un miglioramento economico, io penso solo a quelle persone che hanno la guerra, la violenza mortale, la follia umana nella loro vita quotidiana e scappano per sopravvivere. Chiunque di noi fuggirebbe, chiunque di noi trascinerebbe con sé la famiglia o quelli tra loro sopravvissuti, chiunque di noi non si fermerebbe alla tendopoli disumane, chiunque di noi affronterebbe il viaggio verso la pace e nulla, davvero nulla ci potrebbe fermare, né un filo spinato, un accordo internazionale, un muro, un documento.
Nulla ci fermerebbe nel nostro viaggio verso un paese di pace.
Per mettersi in viaggio, quello grazie al quale diventerai un migrante e di conseguenza un profugo, come benevolmente ti chiameranno nei paesi di accoglienza, occorrono soldi, avere alle spalle una famiglia mediamente benestante. Altrimenti ti fermi nei campi profughi. E se ti fermi all’interno del tuo paese e sei povero morirai nei campi di sfollati, insieme ad altri milioni di persone misere come te e più di te. In un paese che vive la guerra civile non c’è un governo che provvede agli aiuti umanitari e coordina eventuali soccorsi internazionali; questi aiuti normalmente sono dirottati da chi è al potere verso le proprie truppe. Per sfamarle.
Se tu non sei sano, forte, furbo, egoista… in un campo di sfollati dentro un paese in guerra, muori.
Io non sono caritatevole, io sono uno concreto, pragmatico!
Se vivessi in Siria, Afganistan, Iraq, Nigeria, Somalia, in Libia o in uno dei 59 paesi oggi in guerra (perché non esiste solo la guerra in Ucraina, anche se ci fanno vedere solo quella, ma ne esistono altre 58) io partirei e nessuno riuscirebbe a fermare il lungo viaggio verso un paese “normale”.
Io, che ancora oggi conservo il certificato di profugo che lo Stato Italiano mi ha dato anni fa, ogni giorno mi ricordo di esserlo stato e di esserlo tuttora un profugo e sono felice di aver trovato un paese che mi ha accolto, che mi ha permesso di vivere sereno, lontano da tagliatori di teste, da mine, da bombe, da violenze di ogni genere.
Io non so cosa hanno visto nella loro vita gli occhi dei politici che rifiutano i richiedenti asilo, i profughi dalle 58 guerre, ovviamente oltre quella in Ucraina.
Io non conosco i rapporti umani che intrattengono queste politici, i loro sentimenti verso gli altri, tutti gli altri, ma considerando quello che riescono a esprimere con la bocca, non mi interessa neppure approfondire… Non sono politici e amministratori della cosa pubblica, sono degli ignoranti cialtroni colpevoli perché non sanno ciò che per obbligo devono conoscere.
Per il cittadino comune “la legge non ammette l’ignoranza”, cosa che non vale per un politico di professione o per un governatore o un sindaco. È vero, loro le leggi possono farsele se vogliono, possono costruire muri, respingere barconi, affondarli… Ma quando parlano in realtà incitano all’illegalità, istigano a delinquere perché esiste la Convenzione di Ginevra del 1951, ratificata e resa esecutiva in Italia con la Legge del 24 luglio 1954 ed esiste il Protocollo relativo allo status di rifugiato, firmato a New York il 31 gennaio 1967 (reso esecutivo in Italia con Legge 14 febbraio 1970) che ci obbliga e che vincola tutti, anche quelli che vorrebbero ignorare la legge italiana, a dare rifugio a qualunque persona che ha subito nel proprio paese persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, ecc.
Una persona non diventa rifugiato perché è dichiarato tale, ma una persona è riconosciuta come tale proprio perché è un rifugiato.
Se questo concetto fondante del diritto, qualche politico lo manipola, stravolge, accartoccia, ignora… è tutta la nostra cultura, il nostro pensare, il nostro sapere, il nostro esseri ragionanti, la nostra legislazione che questi politici infilano in un sacco nero e che poi gettano nel contenitore degli “indifferenziati”.
E non ci devono essere differenze se un profugo arriva dall’Ucraina o da uno degli altri 58 paesi in guerra… io capisco che un ucraino ha lo stesso colore della pelle degli europei, che la maggioranza di loro sono cristiani, che hanno usanze, cultura, morali simili agli occidentali, ma nell’essere profugo tutto questo non deve avere valore, è la legge italiano che lo dice!
Io ho una proposta umana, ma comunque razionale e pratica per tutti i politici che parlano e incitano contro l’accoglienza dei profughi o che propongono di intervenire direttamente sul territorio di partenza dei migranti: un viaggio ufficiale, non direttamente nei luoghi di guerra (ho specificato che è una proposta umana), ma un periodo di soggiorno nei campi profughi per i profughi siriani in Giordania o in Libano dove sono stipate oltre 2.500.000 persone di cui 1.200.000 bambini. Oppure, come alternativa per i più temerari, un “viaggio avventura” in una delle tendopoli all’interno della Siria che ospitano oltre 9 milioni di sfollati, o perché no? Sulla coste libiche dove i profughi vengono torturati, affamati, violentati, in attesa di partire in “crociera” verso le coste italiane.
Sono certo che dopo questo soggiorno, anche solo di una settimana, gli occhi dei nostri politici nazionali, regionali, comunali, i loro sguardi, le loro espressioni comunicheranno talmente tanto che la loro bocca potrà ancora parlare e dire parole (probabilmente le stesse di oggi), ma sarà come guardare la televisione senza l’audio.
Saranno i loro occhi e i loro sguardi a raccontare la verità.
Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini
Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.
22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.
La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo “Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale” a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.
Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.
E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!
“TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”
FRESONARA – Venerdì 23 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di piazza don Orione, la Biblioteca Civica di Fresonara ospiterà lo scrittore D’Aquino Gianluca, che presenterà i suoi romanzi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”.
Nel corso dell’evento, l’autore dialogherà con la scrittrice Silvia Vigliotti, addentrandosi nei temi della biografia romanzata dell’imperatore romano Marco Ulpio Traiano, ripercorrendone la vita e i grandi successi politici e militari, e del suo più recente romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore, nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown.
“TRAIANO – il sogno immortale di Roma”, romanzo pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”, ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’infanzia ai grandi successi militari in Germania e in Dacia, fino allo scontro con i Parthi, ai confini dell’impero, dove nessuno era mai arrivato prima e oltre i quali nessuno fu più in grado di andare. Traiano restituì a Roma un senso di civiltà per molto tempo perduto e la portò in quella che sarà ricordata come l’età aurea, passando per le grandi riforme in ambito civile, amministrativo, economico e militare. Basata su solide fonti storiche, l’opera è al tempo stesso biografia e romanzo, e narra di intrighi, amori, amicizie e battaglie rivolgendosi a ogni genere di lettore. Il romanzo nasce dall’infatuazione dell’autore per gli studi sull’edificazione della Colonna Traiana condotti dall’amico scultore, di fama internazionale, Claudio Capotondi.
«Marco Ulpio Traiano è passato alla storia come l’Optimus princeps di Roma» spiega l’autore «l’imperatore che interpretò il proprio ruolo come servitore di Roma, con l’umiltà dell’uomo del popolo, riuscendo a ottenere risultati mai raggiunti in tutti i campi della pubblica amministrazione dell’epoca, facendo di Roma la Capitale del Mondo. Nonostante siano trascorsi 1900 anni dalla sua morte, la memoria di Traiano risplende ancora nel cuore di Roma, come ci ricorda la colonna coclide eretta in suo nome da Apollodoro di Damasco. Traiano fu il principe di Roma e dei romani, che sostenne anche impegnando il personale patrimonio, consegnando ai cittadini dell’impero un benessere ampio e diffuso. Mi piace immaginare che quel tempo sia stato un sogno, forse troppo dolce e delicato per poter attraversare le epoche che ci hanno condotto ai giorni nostri. Sarebbe meraviglioso se quell’amministrazione così illuminata potesse essere davvero qualcosa di immortale, tanto da potersi applicare anche oggi, in quest’epoca così complessa per la politica e la società».
«“Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo” è invece un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita, narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è raccontata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale».
Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza.
«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua l’autore, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità e quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio».
L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere».
Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”».
La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.
Due amici, un antropologo e uno psicologo; un reperto archeologico, un vaso campano del IV secolo a.C. raffigurante il supplizio di Issione; un’inquietante indemoniata esorcizzata dalla Curia e che cita le parole del mito; un convento di monache dove si cela un terribile segreto. E ancora, eventi strani e incredibili coincidenze lungo il cammino degli investigatori. Infine una, due, tre, tante vittime di omicidio. Su tutto aleggia sempre, ossessivamente, la ruota di Issione con il suo mito, a segnare in modo indelebile il destino di due uomini e una donna, in una struggente storia d’amore. Ragione e superstizione, credenze e conoscenze si mescolano, si aggrovigliano e si scontrano, alla ricerca di una risposta che riguarda tutti noi.
Eclissi editore, pag. 296, € 15,20
Pino Iannello
Note biografiche autore
Pino Iannello: nato a Ragusa nel 1954, ha insegnato scienze umane in un liceo della provincia di Milano. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: Troppo di niente (Mimesis, Milano 2001) e Nella spirale dell’oca (UNI Service, Trento 2009).
Le Metamorfosi di Ovidio nell’arte– Edizioni Espera è il mio saggio disponibile dal 5 settembre 2022 in tutte le librerie e negli store digitali. Ci tengo tanto a presentarvelo, poiché in esso sono fuse le mie più grandi passioni: l’arte e la letteratura. La prefazione è dello scrittore saggista Corrado Occhipinti Confalonieri che ringrazio di cuore. Se vi fa piacere avere il libro con la dedica e uno sconto sul prezzo di copertina, vi invito a contattarmi su Messenger; Whatsapp 389 2585658; e-mail librarte.blog@gmail.com
Sinossi
Se il poeta romano Publio Ovidio Nasone (43 a.C. – 17 d.C.) non avesse creato il poema epico-mitologico Metamorfosi, una cospicua quantità di opere d’arte non esisterebbe. Il saggio analizza la celeberrima opera poetica, per mezzo della quale si è creato un rapporto sintonico con le opere d’arte prodotte nei secoli ed esamina con peculiare attenzione i dipinti, gli affreschi e le sculture che hanno avuto come tema le Metamorfosi di Ovidio. L’opera letteraria gode fin dall’antichità di un fascino singolare, in quanto attrasse letterati, artisti nel campo dell’arte e del mondo teatrale, diventando motivo di illuminazione. Ovidio fu un poeta magistrale, creatore di un’arte letteraria che tuttora offre spunti di studio e di analisi. Il suo poema ispirò poeti illustri e divenne un punto di riferimento essenziale per la maggior parte dei maestri come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Caravaggio, Rubens, Bernini, Rembrandt e Canova che, stimolati dalla scioltezza della narrazione, plasmarono i soggetti delle storie foggiando capolavori appartenenti all’arte figurativa. L’autrice sofferma la sua attenzione sul significato di alcuni miti, esaminando il ruolo da loro assunto nell’arte e nella letteratura. Ogni dipinto, affresco o scultura indagati sono preceduti sia dai versi riferiti alla composizione poetica, vale a dire dal mito che un tempo veniva interpretato artisticamente, che da una sintesi riassuntiva utile per conoscere i racconti legati alla mitologia.
Se in questo paesaggio ci fosse una donna, non avrebbe compagnia se ci fosse un uomo, sarebbe un uomo solo. Di fronte a un albero un uccello si allena alla solitudine: l’uomo e la donna, soli e indifferenti al cielo e agli astri, ascoltano il canto dell’uccello.
IDA GRAMCKO, 1951 tr. Martha Canfield
Poetessa venezuelana (Caracas 1924 – 1994), conosciuta e apprezzata in patria, pressoché sconosciuta in Italia. Lirica di 10 versi; i primi 5 si fondano sulle preposizioni ipotetiche; i secondi 5 sono affermativi/asseverativi. La semplicità è solo apparente, il significato profondo della poesia si coglie dopo alcune riletture.
🎥 L’ALFF (Alessandria Film Festival) è una manifestazione di cultura cinematografica alla quarta edizione, che consta di tre giorni di proiezioni ed eventi dedicati alla settima arte, a cadenza annuale 🎥
🗓 Si terrà dal 23 al 25 settembre 2022 nelle sale del Teatro Ambra e del Teatro Alessandrino 🗓
🎞 Il festival si regge su un concorso internazionale basato sulla selezione di cortometraggi provenienti da tutto il mondo tramite la piattaforma online Film Freeway, giudicati poi da una giuria di esperti; all’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 100 corti 📹
‼️La serata di apertura del Festival avrà come protagonisti il regista LUCA RIBUOLI originario di Alessandria che dialogherà con Roberto Sant’Agostino sull’evoluzione della sua carriera dalla provincia fino al grande pubblico Ci sarà anche una performance di LUCA MARIA BALDINI una re-interpretazione audiovisiva del documentario, inedito e mai montato, di PIER PAOLO PASONI che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970‼️
‼️La serata di chiusura al festival ALESSANDRO HABER dialogherà con Roberto Lasagna e Lucio Laugelli sulla carriera del maestro, il futuro e il cinema italiano in generale‼️
Giovanna Ceriotti: a scrittrice del piccolo vissuto quotidiano
Ho letto con piacere i romanzi scritti dalla delicata e pacata penna di Giovanna Ceriotti, autrice di storie di buoni sentimenti, storie che narrano a tinte volutamente tenui e dimesse il quotidiano di persone comuni, talvolta di umili, come Alba, una donna non più giovane che vive in un locale inutilizzato di un cortile condominiale e di cui la Ceriotti scrive: “Era parte del paesaggio urbano quanto le mura dei palazzi, invisibile e anonima come un difetto nell’asfalto”. Vista la scelta inusuale delle trame e di certi suoi personaggi (oggi vanno di moda i vincenti), ho pensato di farvela conoscere.
Vuoi raccontare ai lettori di Alessandria today wordpress qualcosa di te? Mi hai accennato che nella vita fai tutt’altro.
Come cominciare? Forse dicendo che sono nata sul finire degli anni Sessanta e ho avuto in dono un’infanzia dorata, trascorsa in provincia di Milano, ad Arconate, dove tuttora vivo. Una famiglia serena e amorevole, il mio giardino e gli adorati cani hanno riempito le giornate insegnandomi a sorridere e ad apprezzare le piccole cose. Ho amato frequentare la scuola, dove ho preteso di capire oltre che conoscere, e dei buoni insegnanti (non tutti!) mi hanno aiutata. Ho scelto studi scientifici: il liceo prima, economia aziendale poi. E mentre apprendevo, insieme al latino, la fisica e la geografia astronomica, scrivevo e dipingevo, perché anche il disegno e i colori hanno sempre fatto parte della mia vita; e proprio la scrittura, a ventitré anni mi ha fatto vincere il primo premio in un concorso con un racconto sul mio cane. Dopo la laurea e una breve esperienza come ricercatrice universitaria, ho iniziato a lavorare in banca senza però mai smettere di “creare”.
Poiché scrivere sul serio è un vero e proprio lavoro e tu un lavoro impegnativo ce l’hai, ti domando qual è stata la scintilla che ha acceso a tutti gli effetti la tua creatività.
Be’, credo sia accaduto quando è nato il mio primo nipote; è allora che ho iniziato a scrivere racconti per bambini e, all’arrivo del secondo nipotino, ho ideato per lui il mio personaggio del coniglietto color carta da zucchero, che nel 2010 mi ha portato alla prima pubblicazione, ovvero Sugar Coniglio Carta da Zucchero; e nei due anni successivi ho completato la trilogia, da me illustrata, con Un anno con Sugar Coniglio e Che storie, Sugar! Sugar mi ha aperto le porte delle scuole, permettendomi di fare laboratori ed esperienze bellissime con le insegnanti e i piccoli lettori. Nel 2015 è poi uscito il mio primo romanzo per ragazzi Estate sull’isola a farfalla e, nel settembre dello stesso anno, sono stata invitata dall’assessorato alla cultura del comune di Favignana (TP) per la presentazione del libro, ambientato proprio sull’isola: un’esperienza davvero piacevole. L’anno seguente è stato pubblicato Tutto per un comodino, breve romanzo per lettori di ogni età, in cui c’è anche il punto di vista di un gatto di nome Fuoco, e che ho presentato anche a Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano, nel 2017. Proprio quell’anno è uscito il mio primo romanzo di narrativa dedicata agli adulti e al momento i libri per i “grandi” sono in tutto tre.
I tuoi romanzi hanno un filo conduttore che li accomuna o mi sbaglio? Puoi spendere due parole sulla trama senza rivelare troppo?
Con occhi pieni d’infanzia Bolis edizioni pag. 210 € 13.30
Come ho accennato poc’anzi, cinque anni fa è uscito il mio primo romanzo intitolato Con occhi pieni d’infanzia, e alcuni dei temi affrontati nelle storie per ragazzi: il rapporto tra le generazioni, l’amicizia, la diversità, sono tornati in questa vicenda che racconta di due donne tanto differenti: una senza tetto e una brillante funzionaria di banca. L’intreccio delle loro solitudini, unico punto che le accomuna, fa riemergere il passato di entrambe, scava nell’infanzia e descrive l’affannoso presente. Ambientato tra Milano, Roma e la Bretagna, il romanzo si snoda attraverso quasi mezzo secolo di storia, per arrivare a un inaspettato quanto commovente finale.
Il mare alla fine A & B pag 216 € 15.20
Il secondo romanzo Il mare alla fine, narra di Ottavio, che con i suoi ottantasette anni e il cane Ettore ci porta a ripercorrere la sua lunga vita, una vita che ha comportato rinunce e scelte. Per sfuggire a un destino certo e inaccettabile il protagonista viaggia attraverso l’Italia, verso il mare, alla ricerca di un antico amore. È il romanzo dell’amore che cambia e che ci cambia, declinato in tutte le sue forme; è un romanzo che sprona ad andare incontro alla propria sperata felicità con caparbietà e un briciolo di incoscienza.
Come passiflora Golem edizioni pag. 224 € 15.20
Nel mio terzo libro: Come passiflora, le protagoniste sono ancora due donne appartenenti a generazioni distanti: l’anziana Tilde e la giovanissima Nora che, divenendo vicine di casa, a poco a poco entrano l’una nel mondo dell’altra, condividendo i pomeriggi nella semplicità dell’orto di Tilde o della sua cucina che profuma sempre di dolci.
Hai degli autori che ti hanno ispirato, vista la particolarità delle tue storie?
Beatrix Potter e Astrid Lindgren per i ragazzi.
Nella narrativa adulti apprezzo la scrittura che non descrive ma ti porta con sé, al fianco dei personaggi, dentro le scene. Amo i romanzi introspettivi, dove magari non c’è azione ma il dettaglio di una scrittura ricercata e al tempo stesso immediata al punto da “vedere” il personaggio. Da adolescente mi sono innamorata dello stile di Isabel Allende, ho pianto e parteggiato per le donne dei suoi romanzi; per me resta un modello. Apprezzo altre autrici – sempre donne, chissà come mai! – per il loro stile: Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini, Romana Petri, Piera Ventre: i loro sono viaggi tra i sentimenti, i piani temporali, le storie delle persone.
Che tipo di lettrice sei?
Prediligo la narrativa alla saggistica, soprattutto romanzi “intimisti” e storie familiari. Talvolta infilo tra le letture qualche genere diverso, come Simenon e Camilleri (tra i primi amori anche Agahta Christie!).
Hai una stanza tutta per te, come sosteneva fosse necessaria Virginia Woolf e se ce l’hai quando e per quanto tempo ti ci rintani per dedicarti alla scrittura?
Purtroppo non riesco a scrivere come vorrei, le giornate non hanno ore a sufficienza! La teoria dell’allenamento quotidiano la conosco a menadito, ma nella realtà non riesco a praticarla. Ho un lavoro, neanche molto vicino a casa, che mi occupa a tempo pieno, pertanto ricerco le mie ore “di qualità” per la scrittura, nella giornata in cui sono più libera, la domenica. Ho una mia scrivania, ma non disdegno di scrivere, quando si può, anche sul balcone, in compagnia del mio pastore tedesco Dolf.
I tuoi progetti nel cassetto?
Sto lavorando a un nuovo romanzo, che in parte, per i personaggi e lo stile narrativo, si discosta dai precedenti. I temi però restano l’amore su tutto e in perenne evoluzione.
Come desideri concludere questa chiacchierata?
Ho pubblicato il primo libro considerandolo già un impensabile punto di arrivo, dicendomi che tutto ciò che fosse arrivato dopo, sarebbe stato accettato con gioia e gratitudine. Adesso continuo a scrivere godendo delle storie che racconto e delle emozioni di chi legge.
A questo punto, non mi resta che ringraziarti e suggerire i tuoi romanzi.
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SALVATORE LA MOGLIE di Cosenza “Il Poeta e la pandemia” (Macabor, 2020)
Menzione d’onore – Finalista
Dall’Introduzione a cura dell’autore: “Uno scrittore, un poeta e, insomma, ogni artista può avere diverse fonti e motivi di ispirazione e di creatività. La realtà, gli eventi e i fatti che un giorno finiranno nei libri di Storia rientrano a pieno titolo tra queste fonti e questi motivi. Non è vero, come diceva Benedetto Croce, che l’arte è qualcosa di talmente autonomo e a se stante, rispetto alla realtà esterna, per cui l’artista può creare le sue opere anche standosene in una bella torre eburnea; e non è vero, come sosteneva il mio amatissimo Eugenio Montale, che la Storia non è magistra di nulla che ci riguardi. E, invece, la realtà e gli eventi storici o della cronaca che poi diventa Storia ci condizionano eccome, sia a livello fisico che psicologico e possono essere, appunto, fonte e motivo di ispirazione. Tanti sono gli scrittori e gli artisti che, per esempio, hanno tratto la loro ispirazione dalla Prima Guerra Mondiale e poi dalla Seconda, ma anche dall’esperienza del Fascismo, del Nazismo o del Comunismo come da tanti altri fatti storici o comunque sortiti dalla realtà della vita e del mondo, una realtà che, spesso, si manifesta come imprevedibile e surreale, incredibile e paradossale, tanto che finisce sempre per superare la fantasia.[…] Mai avevo scritto tante poesie in così breve lasso di tempo, cioè circa due mesi, quelli della quarantena (o clausura o lock-down) vissuti chiusi in casa, forse perché credo caparbiamente che contro certi eventi ci possono salvare solo la poesia, la letteratura, la cultura come strumenti, appunto, di estrema difesa e resistenza contro gli orrori e le violenze della Storia e della vita. Ho scritto tanto e di getto solo un’altra volta durante la mia attività letteraria e, cioè, quando nell’estate del lontano 1999 scrissi il romanzo Il cocchio alato del tempo. Fu veramente allora che compresi in cosa consiste l’ispirazione: un momento magico e irripetibile in cui possiamo riuscire a creare delle opere di alto livello, dei veri e propri capolavori che resisteranno all’usura del tempo. I testi poetici che presento al lettore sono usciti dalla mia mente e dalla mia anima con tanta sofferenza interiore, non solo per la mia persona ma soprattutto per il pensiero della sofferenza e del dolore del mondo, il dolore degli altri esseri umani e delle tante esistenze travolte e sconvolte dalla terribile pandemia. Si tratta di poesie-pensieri, poesie-riflessioni, di poesieracconto scritte, certo, non per mera consolazione ma soprattutto per resistere al male, al nuovo spettro che si aggira per il mondo, quello ben più pericoloso della pandemia, e per riaffermare, ancora una volta, attraverso la scrittura, che l’uomo è un essere dotato di ragione e di pensiero e che – come diceva Blaise Pascal – pur essendo la più debole delle canne è comunque una canna che pensa e in questo consiste la sua grandezza e la sua dignità. (Salvatore La Moglie)
Omaggio a Sépulveda
Anche un poeta dal virus è stato assassinato. Un poeta che sognava un altro mondo, più giusto, più libero e più umano. Come un leone ha lottato, poi via per sempre se n’è andato. Forse è in cielo come una stella e accanto a lui c’è la sua amata gabbianella.
Oscilla sempre tra timore e speranza
Oscilla sempre tra timore e speranza il pendolo della nostra misera esistenza, ogni dì spesa nell’attesa di una liberazione che ponga fine a una domestica prigione che più che sul corpo sull’anima pesa.
Commento critico: l’uso di figure retoriche rende in modo efficace il senso delle situazioni descritte, evidenziate nella versificazione tesa all’ascolto di emozioni e stati d’animo, scaturiti dall’esperienza realmente vissuta in una realtà travolta dalla sofferenza.
Salvatore La Moglie
è nato a Lauropoli (CS) nel 1958. Laureato in “Lettere” alla “Statale” di Milano, nel 1998 ha pubblicato, per la Pellegrini di Cosenza, il suo primo romanzo, La stanza di Pascal e, nel 2000, per la Rubbettino, Il cocchio alato del tempo. Testi poetici e racconti sono stati pubblicati in alcune antologie. Raccolte di poesie sono state pubblicate da Aletti: Austro 2017- Poeti del nuovo millennio a confronto, Il Paese della Poesia-Tre poeti a confronto e, sempre nel 2017, la raccolta La parola che resiste mentre per la saggistica Profili letterari del Novecento. Altri testi poetici sono stati pubblicati nella Enciclopedia dei poeti italiani contemporanei (Aletti, 2017). Dello stesso anno è pure la pubblicazione di una silloge in Navigare 88, Pagine editrice. Ha collaborato con le riviste “La colpa di scrivere” e “Il Fiacre N.9” e collabora attivamente con il mensile online “La Palestra”. Tra il 2015 e il 2017 ha ottenuto vari riconoscimenti e premi ed è risultato tra i primi classificati per la poesia, il racconto, il romanzo e il saggio. Ricordiamo: 1° Premio Intern. S. Quasimodo” (2015); al Premio Intern. J. Kerouac (2016) ;(2016); al Premio Intern. Corona (2016); e nel 2017 ai seguenti Premi: Premio il Giovane Holden; 8° Concorso “Club della poesia”; Premio Intern. “Terre di Liguria”; Premio “Umile F. Peluso”; Premio Letterario Cittanova, IV edizione; Premio Intern. M. Buonarroti; Premio Intern. “Terre Lontane”; Premio Intern. Antico Borgo.
Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni
1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?
È nata da un’esigenza immediata, dalla contingenza più cogente; non dalla vita interiore ma da quella esterna drammaticamente incombente su di essa. Era scoppiata la pandemia da Coronavirus, qualcosa di inedito che ha reso le nostre vite come sospese in un Limbo e, pertanto, per un poeta, per un artista sarebbe stato colpevole non scrivere, non consegnare ai posteri un fotogramma in versi, insomma un documento che fosse capace di cogliere ogni sentimento, ogni emozione, ogni stato d’animo soggettivo, personale ma anche collettivo in presa diretta, giorno dopo giorno. E, infatti, c’erano giorni in cui riuscivo a scrivere anche tre poesie. Inoltre, in quei giorni, più di adesso (due anni dopo), si avvertiva forte l’esigenza di opporre come un argine, una diga alla pervasività della pandemia che regnava in maniera assoluta su tutto il mondo e sembrava (e tuttora sembra!…) dominare le nostre esistenze. Insomma, si avvertiva forte l’urgenza di opporre una forma di resistenza al Covid-19 armata soltanto di parole, di versi da consegnare all’universo, e questa resistenza poteva essere costituita solo dalla parola poetica, dalla Poesia che, come ci ha insegnato il Foscolo, vince di mille secoli il silenzio. Insomma, come direbbe Pasolini, con le sole armi della poesia.
2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?
La Poesia è tante cose e ognuno la vive e la sente secondo la propria visione del mondo e a seconda della funzione che le attribuisce. La Poesia è bellezza, è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo che sembrano dominare la realtà e il mondo. È evasione dalla realtà ma stando sempre dentro di essa, perchè il poeta non è un uomo che vive beato tra le nuvole. Ma la Poesia è soprattutto una forma di resistenza contro il male e il dolore della vita e della Storia, contro la cattiveria e la stupidità degli uomini che, invece, di dare amore e fare del bene più spesso fanno il male… Ecco, la Poesia è resistenza, la parola poetica consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra; la Poesia, la parola poetica resiste anche all’usura del Tempo, lo sfida, rimane nei secoli e nei millenni e la sua potenza è tale che Omero, Virgilio e Dante sono dei classici senza tempo, degli eterni contemporanei.
3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?
Sin da quando avevo 14-15 anni volevo essere Salvatore La Moglie; sognavo già da allora diconquistarmi il mio pezzo di “eternità” ed è da allora che io ho incominciato a scrivere le mie prime poesie e le mie prime storie, i miei primi racconti e, parallelamente, ho fatto le mie prime importanti letture. Quanto al “perché si scrive” posso dire che per me scrivere, come leggere, è una seconda natura: non farlo mi fa stare male. Scrivere è un’esigenza praticamente fisiologica, ma più dello stesso mangiare: spesso mi capita di saltare la cena per completare la scrittura di una mia opera. Se non potessi leggere e/o scrivere morirei. Del resto, l’ho scritto anche in una mia poesia che: il giorno più / perduto e vano / è quello in cui / la mano non ha / steso neppure un / verso da consegnare / all’universo. Certo, per me la scrittura costituisce non solo qualcosa di consolatorio ma soprattutto un’alternativa e una contestazione continua della realtà e del mondo così come sono adesso (ed entrambi non piacciono). Negli ultimi 25 anni ho scritto tanto e anche pubblicato molto: due romanzi, due racconti lunghi, un saggio letterario su profili di scrittori del Novecento, quattro sillogi poetiche, tanti racconti ancora inediti ma premiati in tutta Italia e, infine, il commento all’Inferno della Commedia di Dante. Ma nel cassetto c’è tanto altro materiale che attende di vedere la luce.
4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?
Certamente, il bisogno di comunicare con gli altri è primario: che cosa ne faremmo di un nostro scritto che venisse letto soltanto da noi? Il mestiere dello scrittore è un mestiere particolare: si fa in solitudine, dentro una stanza ma è per gli altri che scriviamo, è agli altri che vogliamo consegnare il nostro messaggio come dentro una bottiglia, sperando che la bottiglia venga aperta da più di uno. Essere autoreferenziale è il peggior difetto che uno scrittore possa avere. Nella mia poesia edita Il poeta è ormai un clandestino, concludo dicendo che sono gli altri l’oggetto del canto di un poeta. È per gli altri che scriviamo e non soltanto per i contemporanei ma soprattutto per i posteri. Il vero scrittore cerca di parlare prima di tutto ai posteri, deve avere come massima aspirazione quella di durare nel tempo, quella cioè di essere un classico che avrà sempre qualcosa da dire e da dare a chi lo legge. Io credo nella forza della parola scritta, della parola letteraria. Si pensi a cosa sono la Bibbia e la Divina Commedia: due progetti di salvezza fondati sulla potenza della parola, della parola capace di persuadere, di essere illuminante, capace di indurre alla conversione e, insomma, di fare da guida durante la nostra vita. Una frase potente è capace di sollevare il mondo! Potenza della parola, potenza del pensiero!
Con la letteratura, con la poesia si può fare anche politica, si può rendere un servizio alla polis, alla cittadinanza. Diceva il grande Alberto Moravia: Impegno controvoglia, perchè l’impegno artistico è l’impegno più politico che possa darsi un artista. Aveva perfettamente ragione. La cultura e la letteratura sono armi formidabili e fanno solo del bene e nessun male: la parola scritta resta nel tempo e la letteratura deve avere il compito di stabilire la verità e fare da tribunale morale, sia per quanto riguarda il caso di un grande personaggio della Storia che per quanto concerne la storia di una qualsiasi semplice persona. La letteratura dev’essere Verità, Giustizia, Bene contro il Male, Libertà, Bellezza contro tutte le brutture e il negativo del mondo e della realtà.
5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?
Sono convinto che ogni scrittore ha dei debiti nei confronti di quelli che lo hanno preceduto. Ogni scrittore ha i suoi modelli sia per quanto concerne la visione del mondo che per quanto riguarda lo stile, il modo di scrivere. Poi, però, lo scrittore autentico si crea un suo stile, un particolare modo di scrivere che lo contraddistingue e lo rende originale e riconoscibile, identificabile. Per me sono stati e sono fondamentali Dante, Petrarca, Machiavelli, Shakespeare, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pirandello, Svevo, Moravia, Pasolini, Hemingway. Per es., Hemingway mi ha insegnato soprattutto ad essere incisivo ed essenziale dove occorre esserlo, ad evitare i paroloni e la retorica, lo stile eccessivamente formale, gonfio che poi non ha nulla di concreto da dire e da raccontare. A me piace la poesia e la letteratura di contenuto e non di sole parole che non dicono nulla.
6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?
La poesia, la letteratura sono particolari forme di comunicazione di massa attraverso le quali un autore cerca di comunicare con un pubblico il più vasto possibile. Certamente, la poesia è il genere letterario più penalizzato, quello meno letto, quello con un pubblico ristretto di lettori. Eppure, ci sarebbe tanto bisogno di poesia in un mondo così impoetico e prosaico!… Già Hegel aveva decretato la morte della poesia in un mondo e in una realtà che apparivano sempre più prosaiche, banali, poco propense a concedere spazio al sogno, alla fantasia, all’immaginazione, all’incanto, alla fantasticheria… Ma il poeta non è un “sognatore”, un cantore del solo chiaro di luna e ha dimostrato, negli ultimi due secoli che, nonostante tutto, essa non è morta, che può raccontare la realtà e anche contestarla e che, quindi, il poeta non sta tra le nuvole, non è un sognatore fine a se stesso ma che la sua parola può essere un grido, un urlo contro il Male del mondo, contro le cose che non vanno, contro un mondo alla rovescia che andrebbe rifatto e reinventato. La poesia non dà utili, non dà pane ma è utile e continuerà ad esserlo fino alla fine dei tempi; e il poeta, quello vero, anche senza più la corona di alloro sulla testa, avrà sempre qualcosa da dire e da urlare e, quindi, con i suoi messaggi in bottiglia da lanciare, che potranno sempre essere raccolti e scoperti da coloro che verranno.
Credo che la poesia abbia un suo particolare linguaggio e modalità espressiva che sono ben lungi da quelli che vediamo e leggiamo sui social network. Questo, però, non vuol dire che il poeta non possa o non debba adeguare il suo linguaggio alle novità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa o non fare uso di certi vocaboli o espressioni proprie di quei mezzi. Io stesso mi sono adeguato e ho utilizzato alcune espressioni in voga, ma senza mai sottomettere la parola poetica al facile linguaggio da social: la poesia, la parola poetica deve sempre distinguersi per la sua altezza, per la sua peculiarità e per i suoi elevati messaggi che solo essa può racchiudere in sé e lanciare nel mondo per l’oggi e per il domani. Perché la parola poetica, letteraria deve resistere: sia nel senso di opposizione e di contestazione nei confronti della spiacevole realtà che nel senso della durata: resistere nei secoli, nei millenni.
7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?
Oggi più che mai essere un poeta è un atto di fede e di resilienza; ci vuole tanta umiltà, molto coraggio e molta capacità di resistenza in un mondo globalizzato che sembra fagocitare tutto. Tutto questo, sempre nella consapevolezza che i poeti non scrivono sulla sabbia (come recita una mia poesia che dà il titolo all’ultima mia silloge) ma scrivono per lanciare messaggi che durino per sempre, che sfidano l’usura del tempo. Insomma, il poeta deve continuare a fare, a creare poesia nonostante tutto, non deve demordere e, invece, deve pensare che la parola manterrà sempre la sua forza, la sua capacità di scuotere la Terra e di tenere testa al male che, purtroppo, ancora prevale e domina su quella che Dante chiamava l’aiuola che ci fa tanto feroci.
8- perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?
In genere, i miei libri si contraddistinguono per gli alti messaggi e i grandi contenuti che racchiudono. Nella fattispecie, una raccolta poetica scritta e pubblicata in piena pandemia merita l’attenzione del lettore, in quanto essa vuol essere un documento, la fotografia di stati d’animo, sensazioni, emozioni, sentimenti, ecc. che l’io narrante poetico, espressione del mondo interiore e della visione dell’autore, ha vissuto e raccontato in presa diretta: una narrazione, una cronaca poetica che immortala un particolare momento che non è solo individuale, soggettivo ma globale, addirittura universale.
Quanto ai punti fondamentali che, a mio avviso, dovrebbero restare maggiormente impressi nella mente e nel cuore del lettore, il principale è quello proprio della forza e della vitalità della parola poetica, letteraria capace di lottare e di combattere tenacemente contro il Male del mondo che, nella fattispecie, si è presentato sotto forma di uno sconosciuto, misterioso e micidiale virus, un esserino di proporzioni minuscolissime ma in grado di annientare milioni di persone e soprattutto in grado di assassinare la nostra capacità di reagire, la nostra volontà di resistere e di opporci, fino a ridurci all’inerzia e alla passività più assoluta. Ma, come diceva Hemingway, un uomo può essere ucciso ma non sconfitto. L’uomo, nelle vesti del poeta, deve mostrare al virus che la sua parola e il suo pensiero, ovvero il (suo) logos è superiore a lui e che, come diceva Pascal, l’uomo è la più debole delle canne ma è una canna che pensa. Questa cannapensante deve dimostrare di essere più forte del virus che ci vorrebbe dare una morte lenta, che vorrebbe annientarci lentamente, giorno dopo giorno, lui ormai sovrano assoluto e nuovo spettro che si aggira per il mondo.
Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa che mai nessuno le chiede?
Questa: Se le offrissero tanto denaro in cambio dei suoi ottomila e passa libri e l’archivio di giornali e riviste in suo possesso lei accetterebbe? Risposta: No, preferisco i miei libri e il mio archivio: sono loro la mia ricchezza!
Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.
Riallacciandomi a quello che ho appena detto, mi piacerebbe far sapere a chi mi farà l’onore di leggere questa intervista che da quando ero un quindicenne e, quindi alle scuole superiori, preferivo comprare un libro o almeno due giornali invece di spendere i pochi soldi per la colazione. Poi ritornavo a casa con una fame terribile… Ai libri e alla letteratura avrei sacrificato anche la mia stessa vita. Il percorso è stato fin qui duro, tutto in salita e con le mie sole forze. Per arrivare ad essere riconosciuto a livello nazionale e nel 2010 inserito nell’albo degli scrittori italiani mi è costato molto lavoro, tanta dedizione e tantissime rinunce. Ma ne è valsa la pena: era quello che ho sempre desiderato nella mia vita e che finalmente si avverava!
Il mio amore per i libri e per la letteratura è stato sempre smisurato e non mi sono mai pentito, anzi. Perchè la cultura è la cosa più importante della vita e un uomo senza cultura è come un morto che cammina. La cultura ci aiuta a comprendere meglio cose, uomini e situazioni. La cultura è come una lente d’ingrandimento, è come una grande e meravigliosa finestra sul mondo. La cultura è il Grande Albero sul quale riusciamo a salire e a guardare il mondo dall’alto solo grazie a tanta passione, dedizione, a tanti sacrifici e rinunce inenarrabili e incredibili. Essa ci consente un superiore punto di vista sul mondo ed è solo grazie a lei che riusciamo meglio a comprenderlo e a dominarlo. La cultura ti apre le porte e un uomo colto è sempre più tenuto in conto di uno ignorante. E il mondo di oggi, la società postmoderna in cui viviamo tende – più d’ogni altra precedente – a relegare chi non è, chi non ha e chi non sa ai margini della vita.
La cultura ci fa sentire leggeri, ci alleggerisce il fardello della vita, ci consente la sospensione del dolore e ci toglie la paura della morte facendoci vivere in una dimensione extratemporale, pur restando in questo mondo, in mezzo a tante vite e a tante storie. La cultura è l’unica cosa che ci consente uno sguardo quasi divino sulle miserie di questo mondo. Ci consente di vivere il tempo fuori dal tempo facendo della nostra esistenza qualcosa di veramente grande e unico nell’universo. Perché l’uomo non è grande quando vive il tempo secondo gli orologi e i calendari, ma quando lo vive nella sua coscienza, nel suo mondo interiore. E ciò si realizza con la cultura, con la letteratura, con l’arte. Non c’è ricchezza più grande della cultura e dovremmo sempre sognare che questa ricchezza un giorno sia di tutti, perchè la cultura è tutto e una vita dedicata alla cultura – anche se brevissima – è, in fondo, più lunga di una di cento anni trascorsa senza aver mai aperto un libro. Un uomo colto, anche senza un soldo, è un uomo ricco, ma un uomo ignorante, anche con i miliardi, è un pezzente.
La letteratura è una forma particolare di conoscenza del mondo, della realtà e di se stessi, una maniera speciale di scavare nelle profondità, negli abissi dell’animo umano per scoprire e rivelare. La letteratura è terapeutica e liberatoria, un rimedio ai mali umani. Essa ci alleggerisce la vita, ci rende meno penoso il male di vivere… e anche quello di morire… La letteratura ci consente scappatoie, ci offre un’alternativa di vita, ci fa viaggiare al di là delle colonne d’Ercole, oltre i confini dell’universo. Siamo nel mondo, eppure essa ci consente di fuggire dal mondo…. La letteratura è vita e sogno, impegno ed evasione, realtà e utopia, incanto e disincanto. La letteratura può essere reazionaria e rivoluzionaria, può essere conservatrice e può cambiare la vita e il mondo. La letteratura è bellezza, verità, giustizia; è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo; ci consente di uscire dalla banalità quotidiana, dalla prosa bassa e mediocre della vita di ogni giorno e ci fa vivere in una dimensione poetica dentro un mondo orribilmente impoetico. Ci consente quella che si può chiamare la quinta dimensione.
La letteratura è anche una straordinaria forma di resistenza, di argine al male, alla violenza della Storia, alle offese del mondo e alla cattiveria e stupidità dell’uomo. Ecco: la letteratura è resistenza: la parola scritta, in prosa o in versi, impressa sul foglio bianco, consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra.
Attraverso la letteratura, infine, riusciamo ad allontanarci dal giorno che passa e possiamo salire sulla navicella del nostro ingegno, dove alzeremo le vele per correre migliori acque.
Lo sapevate che il frisbee, ancor prima di chiamarsi così, fu inventato negli Stati Uniti da due veterani della seconda guerra mondiale? Era il 1948 e lo battezzarono Flyin’-Saucer (disco volante), ispirandosi al nome che i giornali utilizzavano per identificare quegli strani oggetti che la gente aveva iniziato a vedere nei cieli di tutto il mondo.
Da oltre settant’anni UFO, astronavi fantasmagoriche, E.T. in cerca di casa e invasori spaziali hanno popolato il nostro immaginario e il mondo dei giocattoli, ma anche tutto ciò che attiene al divertimento.
Per percorrere i sette decenni di “contaminazioni” aliene, il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) propone presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria, la mostra tematica:
UFO LUDICO
Dal 24 settembre al 30 ottobre
Da un’idea di Paolo Toselli
L’invito per l’inaugurazione è alle ore 18.00 di sabato 24 settembre
Con l’occasione, sarà anche presentato in anteprima il libro con analogo titolo che racconta e illustra le invasioni “aliene” nel mondo dei giochi dagli anni ’50 ai giorni nostri.
Ingresso libero tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00,
escluso la domenica mattina.
Su appuntamento, potranno essere disponibili visite guidate alla mostra per scolaresche.
I più curiosi cono invitati domenica 2 ottobre, alle ore 17.00, sempre presso il Museo, per la conferenza
“Gli UFO: solo giochi?”
con Danilo Arona, Fulvio Gatti e Paolo Toselli
Domenica 9 ottobre, dalle ore 16.00, i più giovani potranno partecipare all’evento “Giochiamo con gli UFO”, un pomeriggio all’insegna del sano divertimento con giochi all’aperto e altri passatempi.
Per informazioni sulla mostra e gli eventi correlati:
(Non andate a leggere il finale…altrimenti salta la sorpresa)
Solo dopo tre mesi dalle elezioni già era stata istituita un’autorità di controllo dei media.
Molti non rimasero sorpresi dal fatto che fosse successo, ma dalla velocità con cui lo avessero fatto.
Ma non fu l’unica cosa che fecero, ovviamente.
In pochi mesi modificarono la Corte Costituzionale e misero pesantemente mano sul potere giudiziario indebolendolo.
Non solo, dopo due anni, forti dei due terzi dei seggi nel parlamento, modificarono la Costituzione togliendo la parola “Repubblica” dalla denominazione.
Cosetta da poco?
Mica tanto…
Riformarono anche l’istruzione e il sistema dell’informazione, rendendoli più malleabili dal potere centrare. Non contenti misero dei pesanti vincoli alle libertà individuali appesantendo l’intolleranza verso l’omosessualità, verso le diverse etnie e le minoranze.
Infine, e non poteva essere altrimenti, riscrissero la legge elettorale, blindando di fatto il loro potere assoluto.
«Seeee» direte voi «e tutto questo senza l’intervento dell’Europa?»
Certo, l’Europa mandò i suoi moniti…
Ma loro se ne fecero beffe e, approfittando di una nuova pandemia, chiesero ancora più poteri. E ovviamente l’ottennero da un parlamento completamente assoggettato al potere centrale. Istituirono un governo assoluto senza limiti di tempo, inasprendo ancor di più l’odio è l’intolleranza verso i migranti provenienti da paesi poveri e in guerra e verso chiunque manifestasse volontà di transizione di genere o altre preferenze rispetto alla rigida visione della famiglia tradizionale.
Insomma una vera e propria crociata verso le minoranze e i più deboli.
Avrete pensato che tutta questa sia una nostra previsione pessimistica dell’Italia del dopo 25 settembre, vero?
E invece no!
È la storia reale dell’Ungheria dal 2010 ad oggi.
“Chi sapete voi” sono solo loro amici…
…per ora!
Vogliamo che diventino anche fedeli alleati al tavolo dei leader d’Europa?
James Curzi. Poeta e pittore italiano è un nuovo autore di Alessandria online e Alessandria today
Sono particolarmente lieto di comunicare ai nostri lettori che James Curzi Poeta e pittore italiano è un nuovo autore di Alessandria online e Alessandria today. In attesa di leggere i suoi post gli porgo anche a nome di tutti gli autori delle due redazioni il benvenuto tra noi.
Pier Carlo Lava
Social Media Manager
James Curzi
Biografia:
James Curzi è nato a Firenze il 10/12/1988, figlio di due parrucchieri, ha intrapreso la loro stessa carriera. Al tempo stesso ha coltivato la sua passione per lo sport e la preparazione atletica divenendo preparatore atletico e consulente nutrizionale, oltre che articolista del settore.
Da sempre molto interessato alla musica ha svolto l’attività di recensore su varie webzine del panorama italico.
Fin dalla più tenera età ha mostrato grande interesse per la letteratura, la filosofia e successivamente la psicoanalisi, materie che coltiva da autodidatta e che sono al centro del suo percorso artistico/letterario.
Nel 2019 ha partecipato a svariati concorsi poetici, nazionali e internazionali, nei quali ha ricevuto una selezione da parte di varie case editrici, tra cui “Pagine” di Roma, con cui ha pubblicato alcune poesie sulla collana “Le tue Parole”.
Tra il 2020 e il 2021 si è classificato tra i primi posti a Premi letterari di livello sia nazionale che internazionale, ottenuto menzioni d’onore e numerose selezioni tra i primissimi posti di molti concorsi importanti (Casa di Dante ‐ Accademia delle belle arti, Per troppa vita che ho nel sangue, Penna d’Autore, Premio Area cultura, Premio Internacional Galaxia e altri).
È stato pubblicato da riviste mensili e rubriche di poesia cartacea curate da varie associazioni culturali. Le sue poesie sono presenti in varie antologie del settore.
Oltre alla scrittura creativa si è dedicato alla scrittura di articoli di saggistica breve a carattere filosofico/sociale e dai forti connotati psicoanalitici, pubblicati sul web e su varie riviste culturali indipendenti.
Nel dicembre 2021 ha pubblicato un saggio breve in forma di articolo: “Matriarcato e nuova concezione del carattere sociale”.
Negli ultimi anni si dedica assiduamente anche alla pittura ottenendo buoni consensi. Il suo stile è assimilabile al movimento dell’espressionismo tedesco e dell’astrattismo, con qualche divagazione nel naif e nel neo-primitivismo.
Nel 2021 ha fondato un gruppo artistico/letterario: “Arte e poesia nella notte”, nel quale ha sviluppato varie iniziative culturali.
Il 2022 inizia con la pubblicazione della sua silloge poetica “Istanti ripetuti” edita da VjEdizioni. Una silloge dalla forte impronta psicoanalitica nella quale la poesia va a congiungersi con le teorie Freudiane e con una dimensione filosofica ad ampio spettro. L’intento dell’autore, nel corso delle 32 poesie che costituiscono l’ossatura dell’opera, è quello di mettere in mostra come la vita, spesso, sia la risultante di una coazione a ripetere di istanti ripetuti, seppur all’insaputa dell’individuo stesso. Raggiunta questa consapevolezza, sempre tramite l’ordine e la concatenazione dei testi, cerca di mettere in luce le possibilità esistenti atte ad invertire le determinazioni che costringono l’uomo in una coazione a ripetere di stampo regressivo, a favore, di una “coazione evolutiva”.
Sempre nel 2022 ha inaugurato il Premio letterario Internazionale “Arte e poesia nella notte”, e lanciato un piccolo progetto editoriale indipendente: “Insight”, del quale è uscito il primo numero ad aprile. Una sorta di rivista antologica che si occupa di arte, poesia e saggistica in chiave introspettiva.
Successivamente inizia una collaborazione artistico/letteraria con la Dott.ssa e giornalista Maria Catalano, che lo porterà a far parte del comitato di giuria del premio di Arte e letteratura: “Premio Filippo Pugliese”, da lei diretto.
Recentemente alcune sue opere pittoriche sono state omaggiate da una pubblicazione con una breve recensione sul giornale “Lavocenews.it” (diretto da Gianvito Pugliese) a cura di Maria Catalano.
come dici? Non da sempre? E invece sì. Sì, perché da sempre ho amato,nel mio immaginario [e temuto utopico, e invece no], uno con la tuasensibilità, la tua eleganza, la tua coerenza, la tua vivida intelligenza,la tua creatività senza confini, senza confronti, senza freni, mai freni tu, la tua travolgente spudorata, barocca sensualità manifesta in ogni gesto,in ogni sfera, in ogni opera, in ogni parola, in ogni atto, per non parlare poi,
last but not least,
della tua disarmante bellezza, che, mio caro,
avrebbe fatto crollare le mura di Gerico.
ma dicevo, mio caro, mio da sempre e per sempreamato,
ieri stavo rileggendo Seneca, ma sì, le Lettere a Lucilio, e ho trovato
una frasetta che ho cerchiato.
Te ne parlerò dopo, comunque.
Non prima ovviamente d’averti raccontato
lo stupore felice nel vedere, era poco dopo l’alba, in balcone, chela rosa rosa, ma anche la gialla e quella blu magenta di cui non ho ancora visto il fiore ma deve essere stupendo, beh,stiano tutte rifiorendo come fanciulline a primavera.
E che bello starsene in balcone con questo clima finalmente mite
e una ritrovata voglia di fare che il caldo orribile dell’estate ormai
alle spalle non stronca più.
ma sì, mio caro, mio da sempre e per sempre amato
Seneca. Dovevo dirti di Seneca. Ora ti dico. Questa la frase:
“Cesserai di temere se cesserai di sperare”
E, nel leggere, ho aggiunto, tra me e me, e cesserai di soffrire.