IL TERREMOTO, di Silvia De Angelis

Improvvisamente un boato, diverso dal rumore d’un tuono e poi un sussulto inaudito  che sfocia nel forte tremolìo  della terra e tutto si muove d’intorno in modo inconsulto… Ecco il terremoto, inaspettato cataclisma, che sa incutere  interminabili attimi di panico. La mente in pochi secondi gestisce immagini terrificanti  e l’istinto di sopravvivenza avanza a grandi passi con  velocissime mosse portate alla salvaguardia della propria  persona, allarmata da una situazione di forte pericolo. Non c’è tempo di pensare, si deve correre al di fuori delle  mura dell’abitazione, all’aperto, possibilmente lontano  da fabbricati, che potrebbero sbriciolarsi da un istante allo  altro. Le scene che seguiranno, dopo il sisma, saranno terrificanti  per la loro violenza… un ammasso di detriti ed edifici  distrutti o semidemoliti, fra gli sguardi della gente ancora  attonita e sbigottita per aver vissuto ed avere ancora il dono  della vita, dopo un evento di tale portata. Organizzati nelle tendopoli, in uno stato di precarietà ed  emergenza, in parte sono felici di aver avuto salva la vita,  ma molti di loro hanno perso la casa e forse anche il lavoro. Situazioni davvero drammatiche, che la vita, che bisogna  sempre considerare un’avventura, può riservare insieme  ad altre, di natura imprevedibile che portano a riflessioni  profonde e alla considerazione di quanto, soprattutto, siamo fragili, di fronte all’inaspettata forza della natura,   che non finisce mai di sbalordirci con le sue incredibili  performance @Silvia De Angelis

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Lucia Triolo: soliloquio


In questo lungo racconto 
mezzo vuoto
spezzi angoli curve cerchi

nessun centro
da cui muovere
o a cui tornare

tatuaggi le parole sillabate
sulla lingua
-promessa di carne-
rotearli a strascico tra il palato
poi in gola

sfumano i desideri
nei soliloqui inghiottiti dinnanzi
al mare
la gente quasi non sa
che cosa perde
come lo spermatozoo non sa
del suo destino

mi fa paura la diagonale
perché taglia

Paul Klee, Angelo in divenire, Engel im Werden (1934; olio su tela preparata su compensato, 51 × 51 cm; Svizzera, Collezione privata, in deposito permanente al Zentrum Paul Klee, Bern)

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Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale

Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale

Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale dedita alla commissione di furti, riciclaggio, ricettazione di veicoli, mezzi d’opera e merci varie trasportate a nord di un container in transito o destinate al polo logistico tortonese.

A partire dalle prime luci dell’alba di oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Alessandria e della Compagnia CC di Tortona, coordinati dalla locale Procura della Repubblica e coadiuvati da oltre 150 militari appartenenti alle altre Compagnie del Comando Provinciale di Alessandria e ai Comandi Arma territorialmente competenti per le Province di Milano, Caserta, Brescia, Varese, Savona, Roma, Avellino e Pavia, con il supporto di unità cinofili antidroga e antiesplosivo del Nucleo CC Cinofili di Volpiano (TO), hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Alessandria il 18 ottobre u.s. nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, fatta salva la doverosa presunzione d’innocenza, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, riciclaggio e ricettazione di veicoli, mezzi d’opera e merce in essi contenuta, posti in essere in diverse province del nord Italia, nel periodo compreso tra  i mesi di ottobre 2020 e aprile 2021.

23 le perquisizioni effettuate nei confronti di altrettanti indagati, dei quali 12 colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora.

 6, i soggetti tratti in arresto dei quali:

  • 3, condotti in carcere a Milano e a Alessandria;
  • 3, posti agli arresti domiciliari a Serravalle Scrivia (AL), Tortona e Maddaloni (CE).

6 quelli sottoposti ad obbligo di dimora – con divieto di allontanarsi dal luogo di dimora nelle ore notturne – nelle province di Alessandria, Brescia e Varese.

Le indagini, scaturite a seguito del ritrovamento nell’area del tortonese – nota, tra l’altro, per essere uno dei principali poli logistici del nord-ovest del Paese – di diversi mezzi rubati, sono state caratterizzate da complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito agli investigatori, coordinati dalla Procura alessandrina, di ricondurre tali rinvenimenti all’attività di un vero e proprio sodalizio criminale, le cui figure di spicco erano rimaste già coinvolte, in passato, in altre indagini che avevano riguardato soggetti appartenenti o contigui ad associazioni di stampo mafioso di matrice ‘ndranghetista, operanti nel settore del trasporto merci e della logistica del tortonese mediante imprese del settore spesso intestate a loro congiunti.

La refurtiva, asportata nel nord Italia, in particolare nelle province di Verona e Milano, veniva poi trasferita e nascosta nel tortonese, all’interno di capannoni di proprietà o affittati da privati, dove i mezzi venivano svuotati della merce trasportata e poi “cannibalizzati” o, mediante l’alterazione dei telai e delle targhe, contraffatti per essere rivenduti.

I riscontri effettuati dai Carabinieri hanno anche accertato come, in una circostanza, i trattori rubati erano stati già caricati su un bilico per essere portati in provincia di Caserta, dove erano stati già rivenduti ad un nuovo acquirente.

Al vertice dell’organizzazione, in cui i ruoli degli associati erano ben definiti, un italiano, di origini calabresi, e un egiziano. Il primo sovrintendeva all’attività di riciclaggio e smercio della refurtiva, mentre il secondo, insieme ad altri due extracomunitari, era quello che si occupava di individuare e rubare i mezzi di trasporto. 

Il calabrese, inoltre, si avvaleva a sua volta di altri tre soggetti, tutti di nazionalità italiana, ai quali era affidata, sotto la sua supervisione, la responsabilità dell’occultamento dei mezzi rubati all’interno di capannoni inutilizzati o in disuso, e della successiva alterazione dei numeri di telaio per la loro successiva commercializzazione.

13 i mezzi complessivamente rinvenuti nel corso delle indagini e delle perquisizioni di questa notte, tra i quali due container, la maggior parte dei quali già restituiti ai legittimi proprietari, per un valore complessivo di oltre 500mila euro.

Rinvenuti e sequestrati, ad alcuni degli indagati, anche 35mila euro e 500 dollari in contanti, ritenuti provento dell’attività delittuosa.

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Festival 2023 Panorama Internazionale Letteratura

Festival 2023 Panorama Internazionale Letteratura

WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION
Panorama Internazionale Letteratura Festival 2023 (PILF 2023)

La quarta edizione di uno dei maggiori festival letterari del mondo con la partecipazione di oltre 76 paesi nel mondo. Ospitato dalla Spagna quest’anno, il festival è un programma da record mondiale per essere il più lungo festival di letteratura dedicato alla diffusione dei valori umanitari e allo scambio culturale e alla partecipazione di famosi scrittori e accademici di tutto il mondo.

Luogo: in tutto il mondo
Modalità: ibrida (eventi virtuali e nazionali)
Date:
1-31 gennaio 2023
Ultima data di presentazione della domanda: 30 novembre 2022

Per saperne di più: http://www.panoramafestival.org
Registrazione (Globale): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registrazione (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

Scrivici: contact@panoramafestival.org
Portato da te
Writers Capital International Foundation
wcifcentral@gmail.com

humanity #literature #arts #wcif #pilf #pilf2023 #GlobalPeaceAndHarmony #OneWorld


Congratulazioni a tutti i poeti per l’adesione e la partecipazione. Inviamo un affettuoso saluto con l’augurio e con la speranza che questa quarta edizione, ospitata dalla Spagna quest’anno, sia il punto di incontro di diverse culture provenienti da tutto il mondo.

Luogo: in tutto il mondo
Modalità: ibrida (eventi virtuali e nazionali)
Date:
1-31 gennaio 2023
Ultima data di presentazione della domanda: 30 novembre 2022

Per saperne di più: http://www.panoramafestival.org
Registrazione (Globale): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registrazione (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

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WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION
Panorama International Literature Festival 2023 (PILF 2023)

The fourth season of one of the major literature festivals in the world with the participation of more than 76 countries across the world. Hosted by Spain this year, the festival is a World Record-Winning programme for being the lengthiest literature festival dedicated to spreading humanitarian values and helping cultural exchange and being participated by renowned writers and academicians from across the world.

Venue: Worldwide
Mode: Hybrid (Virtual & National Events)
Dates: 1-31 January 2023
Last date of Application: 30 November 2022

Know more: http://www.panoramafestival.org
Registration (Global): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registration (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

Write to us: contact@panoramafestival.org
Brought to you by
Writers Capital International Foundation
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La cuarta edición de uno de los festivales de literatura más importantes del mundo con la participación de más de 76 países de todo el mundo. Organizado por España este año, el festival es un programa ganador del récord mundial por ser el festival de literatura más largo dedicado a difundir valores humanitarios y ayudar al intercambio cultural y en el que participan escritores y académicos de renombre de todo el mundo.

Lugar: en todo el mundo
Modo: Híbrido (Eventos Virtuales y Nacionales)
Fechas: 1-31 de enero de 2023
Última fecha de solicitud: 30 de noviembre de 2022
Más información: http://www.panoramafestival.org
Registro (Global): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registro (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

Escríbenos: contact@panoramafestival.org
Comunicado por
Fundación Internacional Writers Capital
wcifcentral@gmail.com


WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION
Panorama International Literature Festival 2023 (PILF 2023)

Congratulations to all poets to join and participate. We send a endearing greeting with the wish with the hope that this fourth season, hosted by Spain this year, be the meeting point of diverse cultures from all across the world.

Venue: Worldwide
Mode: Hybrid (Virtual & National Events)
Dates: 1-31 January 2023
Last date of Application: 30 November 2022

Know more: http://www.panoramafestival.org
Registration (Global): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registration (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

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Felicitaciones a todos los poetas por sumarse y participar. Enviamos un afectuoso saludo con el deseo de que esta cuarta edición, acogida este año por España, sea el punto de encuentro de diversas culturas de todo el mundo.

Lugar: en todo el mundo
Modo: Híbrido (Eventos Virtuales y Nacionales)
Fechas: 1-31 de enero de 2023
Última fecha de solicitud: 30 de noviembre de 2022

Más información: http://www.panoramafestival.org
Registro (Global): https://rzp.io/l/pilf2023Global
Registro (India): https://rzp.io/l/pilf2023India

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PANORAMA INTERNAZIONALE LETTERATURA FESTIVAL 2023

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NELLE PIEGHE DELLA NOTTE

E’ bellissimo quello scorcio cosciente della sera, quando prima di abbassare le ciglia, precipitiamo in uno stato di quasi incoscienza…è allora che immagini sfocate, premonitrici del sogno vero e proprio, si rincorrono dolcemente fra le oasi del nostro sé, immergendoci in  quel cortometraggio animato, del quale diventeremo protagonisti.

La notevole creatività del nostro cervello viene allora alla ribalta, mescolando in modo confusionario ricordi, illazioni, remore e quant’altro al momento le possa apparire  più succulento possibile,  cosicchè iniziamo a vivere un’ avventura strampalata, che rincorriamo animosamente, ma che all’improvviso cambia il suo tema, spiazzandoci per l’illogicità dell’inaspettata nuova situazione.

Visibilità tenui e sfondi carichi di colore, s’alternano, in attesa che la nostra ombra segreta s’immerga in quei paesaggi suggestivi, che ci meravigliano per i picchi d’infinito  e ci faranno intraprendere azioni insospettabili, che nella vita reale ripudiamo con tutte le nostre forze.

Eppure se riuscissimo ad analizzare, con calma, e con  un’ottica diversa dall’usuale, quell’affascinante vissuto, ci potrebbe apparire meno stonato e assai più veritiero di quanto potremmo osservare sul momento.

Infatti quando dormiamo, siamo soliti abbandonare le resistenze e gli impedimenti che ci frenano, nella fase cosciente della nostra vita, e la parte più nascosta del nostro io, quella che se ne sta silenziosa in un angoletto, entra in azione indisturbata…..così ne combina di tutti i colori, anche se, spesso, al nostro risveglio, non riusciamo a ricordare, esattamente, quanto animosamente abbiamo vissuto nelle fitte pieghe del buio.

Eppure, al mattino, ciò che abbiamo registrato nella nostra mente, sembra dare il suo imput alla giornata, infatti se il coinvolgimento notturno ci ha emozionato con sensazioni positive, ci sentiamo rilassati e molto creativi, in caso contrario, un senso  di malessere, rende faticoso guardare con benevolenza il rosa vellutato dell’alba…

@Silvia De Angelis

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Joel Ross e tre poesie di Geo Milev

Poeta bulgaro da riscoprire

Avatar di almerighialmerighi

Georgi Kasabov Milev, in bulgaro: detto Geo Milev, è stato un poeta (1985 – 1925) , critico letterario, pittore e redattore bulgaro.

Diario
.

ORMAI E’ TROPPO TARDI. ADDIO.
(Perché ti amo troppo io!)
Ma non ti adornerò con la passione.
(Sono sbiadito. Troppo. Troppo.)
Ormai è troppo tardi. Tutto tarda.
Il giorno. La notte. Io. Tu.
Tarda anche il sorriso
versato con dolore dai vasi
del tuo sguardo…

Che sterile notte!
Il mio cuore non attende nessun segreto.
(io o questa sera pallida –
ma il pallore è infinito!)
Intendo. So. Non c’è nessun segreto.
Ormai è troppo tardi. Già.

.
*
.
Gennaio
.

In questo giorno sono nato io.
In questo giorno, tra i denti gelidi del freddo, si smorza trattenuto
l’ultimo urlo delle bufere di neve. L’Orsa Maggiore rabbrividisce
irrigidita, bianca, di ghiaccio; tra i suoi denti sfavillanti trovo il
disco spezzato della Stella Polare.

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Lucia Triolo: sceneggiata

e questa sceneggiata 
addosso a chi raglia!
che inciampi nelle sue maschere,
nei suoi personaggi da burla

figurazioni d’impatto capaci di 
tante bellezze  prone
a ogni salvataggio del nulla che
teniamo in pugno

il silenzio di qualcuno 
resta nei pressi di quello di un altro
un campanello d’allarme:

oggi la recita non è andata
in scena
Non si sa perché!

Loplop Introduces a Young Girl by @artisternst #dada

Max Ernst, a young girl

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Sulla poesia italiana, che accade quasi per miracolo…

La poesia parte svantaggiata rispetto alla musica già in fase prenatale. È il ritmo cardiaco della madre ad essere il principale suono dell’ambiente intrauterino. Le parole della madre prima della nascita sono echi lontani. Diventeranno importanti solo dopo la nascita con la lallazione,  etc etc. Ma poi la musica ontologicamente e ontogeneticamente ha una funzione rilassante già nel periodo fetale. In ogni caso il ritmo musicale viene prima della musicalità delle parole stesse. E poi pochi apprezzano la musicalità delle parole (rime, allitterazioni,  consonanze, assonanze, etc etc)! La maggioranza delle persone nell’infanzia si impadronisce della musicalità verbale per sviluppare le proprie abilità fonologiche e fonosimboliche. Per questi motivi psicofisiologici oltre che per altri squisitamente culturali, storici e di mercato  l’industria ha deciso di investire nella musica leggera e non nella poesia. Le persone nella maggior parte dei casi ascoltano musica e non leggono poesia. Non c’è niente da fare: la poesia arriva dopo rispetto alla musica, ha una minore capacità di trasmettere emozioni per natura e anche per cultura. Se poi si aggiunge il fatto che la poesia non è quasi più mitopoietica in una società occidentale sempre più tecnologica e scientista, allora la frittata è fatta. Le multinazionali investono nella musica e non nella poesia per tutta una serie di ragioni e di problematiche annesse e connesse. Anche lo stesso Ginsberg prima di diventare famoso aveva un pubblico di 100 persone, ma lui poi ha venduto centinaia e centinaia  di migliaia di copie. In Italia la stragrande maggioranza di poetesse e poeti, veri o presunti, raramente arriva ad avere un centinaio di persone (tra cui molti amici e parenti) alle presentazioni dei libri e se tutto va bene riesce a vendere qualche centinaio di copie (di solito le regala ad amici, parenti, editori, critici, appassionati,  etc etc). Niente di più e niente di meno. Così stanno le cose. Poi c’è chi guarda solo il rimasuglio d’acqua nel bicchiere quasi vuoto ed è felice di ciò, ma a onor del vero qui è un caos. Lo scrivo da persona che ama la poesia. Ci sono validi poeti e valide poetesse costrette a pagare per farsi pubblicare. Ci sono validi critici o recensori che dedicano centinaia di ore e ore a scrivere centinaia di articoli, a collaborare a riviste e non vengono pagati un euro. Eppure leggere un libro e scrivere anche solo una nota critica significa “perdere” metà giornata. Eppure scrivere un saggio breve per una rivista richiede del tempo. Così come tra incubazione, scrittura di getto, ripensamenti, revisioni e correzioni richiede del tempo una silloge poetica. Della serie: tutto avviene per miracolo o quasi; diciamo più precisamente, che avviene  solo per diletto, passione, dedizione, quasi mai senza essere riconosciuti pubblicamente, restando underground, tra i tanti carneadi della comunità poetica, fatta di un intreccio caotico e millefoglie, di un sovrapporsi continuo di migliaia di voci, che rivendicano ciascuna la propria originalità e il proprio diritto a farsi conoscere. D’altronde allo stesso modo, così come c’è un esercito di appassionati e letterati che fa cultura gratis sul web, il mondo attuale premia con lauti compensi chi mostra seni e fondoschiena sui social. Probabilmente i poetry slam e i poeti performer possono aiutare la poesia, possono richiamare pubblico e attenzione. Anche sul fatto che prevalga la banalità delle canzonette ad esempio sulla vera poesia in musica dovrebbe far riflettere ulteriormente. Accade così che c’è un discreto tasso fisiologico di conflittualità: gli intellettuali, i critici letterari, gli scrittori spesso non riconoscono il valore dei poeti, che sono risentiti per questa ragione (conflittualità intergruppo), si creano delle cricche, tanti poeti sgomitano e alcuni polemizzano  (conflittualità intragruppo), i poeti stessi hanno un rapporto ambivalente nei  confronti della poesia e/o sono frustrati per lo scarso tempo che possono dedicarvi (conflittualità intrapsichica). Se poi a tutto ciò aggiungiamo le contraddizioni insanabili,  che più o meno abbiamo tutti, (perché le uniche persone veramente equilibrate e pacificate col mondo sono i morti presumibilmente) allora possiamo capire quanto la situazione sia critica per la poesia italiana. 

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Sguardo animale di Flavia Sironi. 2 Novembre 2022. Articolo di Flavia Sironi

Date: 2 novembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

𝗗𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗶 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼.

La preoccupazione peggiore di tantissime persone che posseggono animali e la conseguente domanda che si pongono è: che fine farà il mio cucciolo se io dovessi mancare?

Mancare non significa necessariamente morire ma anche andare in una casa di riposo, o sprofondare in una demenza senile ed essere nelle mani di chi non ama gli animali.

Io penso spesso alla fine che farebbero i miei beniamini senza di me. Garantisco loro una notevole qualità di vita. Ho la fortuna d’essere circondata da persone che se ne farebbero carico ma la loro vita non sarebbe la stessa.

Quasi cinque anni fa è venuto a mancare una persona a me molto cara, che ha portato con sé un pezzo del mio cuore, aveva quattro cani. Era un uomo giovane, atletico, nel pieno della sua meravigliosa forza fisica.

In cuor mio lo consideravo il figlio che non ho mai avuto vista la notevole differenza di età e la rassomiglianza sia fisica che mentale che ci legava.

Con lui condividevo tantissime cose, dallo sport all’amore per i cani, alla vita libera, spartana, vissuta all’aria aperta.

Portava ogni giorno i suoi cani a correre, nuotare, rotolarsi nell’erba fresca, nella neve e a giocare. Devo dire però che è stato “fortunato” perché sua cognata, la dolcissima Laura e suo fratello Carlo, se ne sono fatti carico unendoli al loro branco composto da due cani e due gatti.

In pratica si son ritrovati con sei cani e due gatti. Non tutti gli animali hanno lo stesso fortunato destino. Io lo so bene perché essendo volontaria spesso vengo consultata per piazzare animali orfani. Esseri viventi che passano dal divano, ricoperti da mille attenzioni, al pavimento freddo di cemento a volte sporco e puzzolente, o peggio rinchiusi al buio in qualche garage o in una stalla, o abbandonati in qualche luogo sperduto, o addirittura legati ad un palo lungo una strada a scorrimento veloce. Sbarazzarsi del cane di una persona non più in grado di occuparsene è un atto davvero ignobile, soprattutto per la memoria di chi non c’è più.

Nelle foto Stefano Viganò con i suoi quattro popi Luky, Easy, Stella e Cody. La dolcissima Laura Bonati sua cognata /sorella e il marito Carlo. Io con tutti loro ( sono la zia che insieme al mio branco li fa correre e divertire con lo zio Ezio )

Voi avete esperienze simili? #sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#canidiinstagram#sguardoanimale#camminacolcane#caniliberi#sportcinofili#canicross#canile#canifelici#canibelli#cani#canicrosstrailrunning#canicross#canifelici❤️#canidiinstagram

Io, Flavia Sironi, con i miei cani

2 Novembre 2022. Art. di Flavia Sironi

sguardoanimale.wordpress.com

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CULTURA: L’ intervista: Giovanni Cacia. lo scrittore con la musica dentro. 2° parte

L’ intervista: Giovanni Cacia. lo scrittore con la musica dentro. 2° parte

Date: 2 novembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Art. di Marina Donnarumma : Roma 2 novembre 2022

FORSE LA LUCE E’ L’OMBRA SEGRETA DI DIO

dice ancora:

“Sono strada di casa

quando non sai dove andare,

fiaccola sul cammino

trapasso di tempo senza Tempo.

Ti ho scelto

perchè Mi accarezzi

prima che faccia sera…

Una Foglia

un Frutto

e una Carezza

potranno bastare

al Mio Cuore”. Giovanni Cacia

.

Ecco! Comincio a presentarvi Giovanni Cacia con l’anteprima di una delle sue bellissime poesie. Lo incontro virtualmente e ho l’impressione di un uomo gentile, di altri tempi, ma con un carattere fermo e deciso, di chi sa perfettamente ciò che vuole. Giovanni Cacia prima aspirante medico e poi psicologo e poi imprenditore medico, con un amore appassionato verso la poesia, che da lui si eleva come musica, come note musicali che fanno vibrare l’aria e l’anima. Una personalità forte, carismatica, il tutto unito ad un animo estremamente poetico, e lui con le parole, ci sa fare decisamente.! Bella voce, gentilezza, fermezza, quante sorprese ci riserverà? Leggi le sue poesie e le amerai tutte! Un uomo che sogna e ci fa vivere sogni con le sue parole musicali, ci entrano dentro e dentro ruotano e noi le assaporiamo. Giovanni Cacia scrittore dalle mille sorprese, dalle tante sfumature metà razionale, metà sognatore.

Il suo segreto? scoprire la bellezza. Un dono veramente grande, tutto in Giovanni Cacia che unisce una forte razionalità come imprenditore, ma con un anima che va oltre e ci regala con le sue poesie e il suo vissuto interiore.

  • Il tuo lavoro principale di imprenditore nel campo della medicina, oltre ad essere precursore di una certa medicina estetica, non ti ha impedito di mettere su un salotto letterario, come ti è venuta questa idea?

Mia mamma ha cercato di educarmi al “sentire”, alla musicalità delle parole, al sentimento, facendomi respirare amore in casa. E’ stata la mia educazione sentimentale.
Mi diceva: Giovanni, per scrivere versi bisogna avere orecchio, essere intonati.. e cercava di trasmettermi un mare di Musica, di Fantasia e Tenerezza. Ha immesso in me i primi semi di Fantasia e mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi di poesia. Ho avuto l’idea del salotto letterario, perchè innamorato della letteratura e l ho messo in atto.
Fin da giovane ho iniziato a frequentare i miei MITI letterari, e per farlo creai un Salotto Letterario, il Sofà delle Muse (Ad Virgines Musas).
Giocavo a fare l’anfitrione, ma in realtà ero solo un ragazzo di Bottega di nomi che per me erano davvero giganti, le loro opere mi SCAVAVANO DENTRO.
Ed ero felice di potermi innestare anche marginalmente nelle loro vite. MORAVIA, ALBERTAZZI, ALBERTO BEVILACQUA, ALDA MERINI… per citare solo alcuni passati dal mio SOFA’.
Con alcuni strinsi amicizia, altri divennero miei MAESTRI.
cercavo un Maestro, non più professori.
Il professore insegna ciò che sa, il MAESTRO ciò che NON SA…
Cioè il Maestro cerca INSIEME A TE.
TI mette nelle condizioni di imparare, non fa calare dall’alto il Sapere, LO RESPIRI. Ti ISPIRA..
Il più grande Maestro è stato per me Alberto Bevilacqua, Scrittore, regista, la sua prosa poetica ha ispirato molto della mia poetica e ridefinito il mio rapporto col Tempo.
Non ho mai saputo perchè siano venuti al mio sofà delle muse. Qualcuno non aveva neanche libri da promuovere e io ero assolutamente sconosciuto. Fortuna? Sarà piaciuto il modo un di invitarli? la filosofia del salotto era di conoscere la persona sottesa al personaggio, al di là dei riflettori.

Ho conosciuto ALBERTO MORAVIA alla fine degli anni 80 a Sabaudia, con la sua compagna CARMEN LLERA, una DONNA DEL SUD, spagnola, tutta ardore, con negli occhi gli ulivi di Calabria e le nacchere di Pamplona.

SI AMAVANO.

Tutti dicevano che lei stesse con lui per interesse (letterario), io ebbi la netta sensazione che si AMASSERO, nonostante un enorme divario di età: l’amore si percepisce, si annusa…

Lei amava di lui la mente, diceva di trovarlo erotico, credo avvertisse le sue Erezioni mentali, l’Eros della sua mente come una droga potente e invincibile; lui la sentiva come una donna di ispirazione, amava la sua AMABILITA’, il suo ESSERCI, l’amava di un amore tenero, passionale, struggente e autentico, come sanno essere le cose più vere…

Dell’amore diceva che lo si riconosce quando arriva perchè alza il tasso di vitalità e spazza tutto ciò che è avvenuto prima.

Sui suoi libri e sulla sua frequentazione mi sono formato, lo considero un MAESTRO di vita oltre che di lettere.

Giovanni Cacia

.

Le Donne sono come i camaleonti, che dove si posano prendono e danno colore.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Rai Cultura " La poesia è come l'acqua nelle profondità della terra. Il poeta è simile a un rabdomante, trova l'acqua anche nei luoghi più aridi e la fa zampillare. " ALBERTO MORAVIA"
  • .Mi.pare di aver capito che negli anni ottanta hai creato una serie di studi medici di estetica, laser e altro, non ricordo bene, quindi un precursore dei tempi, visto che la medicina estetica ormai è diventata tanto normale che la praticano quasi tutti Quindi questo fa di te una persona alla ricerca del bello, inconsciamente o consciamente. Un bello estetico, ma il bello dell’anima?certe volte bellezza esteriore e bellezza interiore non sono direttamente proporzionali, che mi dici di questo?

Forse nasce da un inconsapevole voglia di cambiamento, o di vivere piu vite, chissà. Alla ricerca di qualche nuovo stupore, di qualche nuovo entusiasmo. Sento dentro il bisogno di mettere radici, ma poi prevale la spinta di cercare altre terre, e le mie radici restano così volanti, in cerca di nuove terre dove radicarmi. Sono una antonomìa, cerco certezze e insieme mi programmo e mi sprogrammo e volto pagina e scenario. Mi rimetto in gioco. La cosa non è indolore ma forse seguo un istinto. Mia madre mi disse una volta, ero adolescente, che io ero come quegli uccelli di passo che sostano un attimo sul balcone e poi riprendono il viaggio per terre lontane. Chissà, forse aveva visto giusto.

  • Scrivi da sempre? Cosa provi?

Da giovane la scrivevo al buio la poesia, a volte ritrovo poesie.. e non ricordo di averle scritte, le scrivo quando non me l’aspetto, è un canto di notte, che ti viene da lontano, a volte dico grazie grazie, continua a cantare… .
A volte leggendola ci accorgiamo che parla di noi, che parla per noi
Io e la poesia non ci siamo proprio sposati, diciamo che siamo una coppia di fatto, ci siamo lasciati ma lei mi ha ripreso quando ha voluto.

  • Che senso ha per te?

il senso per cui scrivo non so, scrivevo da ragazzo e non sapevo perchè, né mi chiedevo perchè, era naturale, mi meravigliavo che gli altri non lo facessero, il senso è estistenzialistico. I versi Sono carismatici, sotto il senso della grazia, del dono,
Ci sono flashback nelle mie poesie
La poesia non avrebbe bisogno di esser libro. Si fa poesia non pensandoci, come si fa musica. , la si fa perché occorre farla.. , alcune le ho scritte sui postik rosa, su cartoni sui bugiardini è come una idea, un sentimento che ti tormenta, un retropensiero, urge, preme. Va e poi ritorna. A volte un travaglio breve a volte mesi per una parola.

  • Come definiresti un poeta?

Un poeta è uno stupito, stupito dello stupore che prova , è un miracolato. La poesia , la poeticita la senti. Se c’e.. la intendi.
Altrimenti avverti che si tratta di un poetante. Scrive poesie non è detto sia poesia e che sia poeta, è poetante, bisogna avere orecchio per scrivere poesia per leggere e per sentire poesia, si deve essre intonati. Alcune poesie son sotto il segno della grazia, altre della gioia o dolore. Trasforma il dolore in bellezza, nella poesia vera musica e parole si fondono ..
la poesia non va spiegata se non in piccola parte, va goduta se la si ritiene godibile… noi della Bellezza cerchiamo quella roba li. POETA: è troppo solenne è meglio scrittore di versi, autore. POETA: è troppo solenne è meglio scrittore di versi, autore, la poesia è spina, fiore e frutto..La poesia non dà risposte, concede solo domande

  • Perchè scrivere?

e dunque perchè scrivere.. non è facile da spiegare,,
Una volta un grande poeta scrisse una lettera a un grande scrittore.
Il poeta si chiamava Francesco Petrarca e… lo scrittore.. Giovanni Boccaccio …
Adesso io non ricordo esattamente le parole di quella lettera,…. ma più o meno diceva: Non c’è…. cosa più leggera della penna e non ci sono cose più belle delle parole.
Uno scrive parole e… dopo mille anni ci saranno persone che continueranno a leggerle… e ad amarle. Se quelle parole avranno anima, musicalità, se veicoleranno emozioni.
Oggi è tempo di contraddizioni ma quando io leggo una lirica del Petrarca io sento che … Che è la celebrazione della vita, perché lui amava la vita…. e amava le parole. Le ultime parole della sua lettera, me le ricordo molto bene, dicevano: Poiché devo morire, spero che la morte possa trovarmi intento a leggere o a scrivere”.
Ecco perché mi sgomenta quando la gente cerca di analizzare la poesia, come un teorema intellettuale. Non lo è. E’ feeling. non è un aforisma, è solo la chiave di lettura di attimi, attimi che scolpisco con il tempo, è la chiave non è assoluta, non fa la morale, non indica strade.

  • Scrivi molto d’ amore

L’Amore ha un posto privilegiato, un sentimento tutto teso tra il platonico e il sensuale, con un ritmo che va dall’innocenza primordiale a un’altra innocenza, conquistata attraverso la sofferenza, il dolore, la vita. Molte delle mie poesie, infatti, sono personali e formano una biografia intima ed emotiva. Nelle mie pagine la DONNA (spesso i miei versi sono come scritti in prima persona da una donna) non è angelicata, è una donna con le sue contraddizioni, con la sua anima carnale, col suo gioco delle passioni, col suo smarginare. L’Amare è il centro vitale di queste poesie, il solo vero messaggio, l’amore profondo verso il senso dell’amare. Non è solo amore per una donna, è l’amore gioioso e malinconico per l’esistenza, per i suoi solchi di sofferenza e per le sue esplosioni di passione.

  • Tu hai avuto un incontro di poesia con delle donne deternute in carcere, come è stata questa esperienza?

Sull’incontro in un carcere del nord Italia con le detenute( non cito il carcere per un accordo all’epoca preso dalla associazione organizzatrice, magari forse oggi non più da secretate, non so). . Quei luoghi concentrazionari hanno un che di emozionante e di terribile. Ho fatto un post sulla poesia nelle carceri.
Portando nelle CARCERI la Poesia ti accorgi che ci sono Donne diventate Bachi da Seta.
Tessono Speranze e Disperazioni, Eterne PENELOPE che non attendono un ULISSE…(Nella vita di fuori sono state spesso loro Ulisse).
Lavorano fili, PARTORISCONO Sogni e Incubi
C’è una Serra di Fiori nella loro Anima, una Tempesta di Vetro nel loro Cuore, e sembrano dire:
“Faccio l’amore
ma solo con me stessa,
e quando nella Stanza sento l’Eco
penso sia un Gemito
dell’Uomo che ho amato”
Sono ultime tra gli ultimi le CARCERATE, certo hanno colpe, sono a volte figlie di famiglie sbagliate, e stanno saldando un debito sociale. La loro paura e il loro coraggio ruggisce tra le sbarre ma chi getterà la Prima Pietra senza concedere loro una SPERANZA di RISCATTO????. Giovanni Cacia

Dedicata a mia MADRE Anna, alla stanza del suo pianoforte e al giardino di note che fioriva dalle sue mani…

E a mio PADRE Francesco che l’ha amata e protetta FINO ALLA FINE.

.

Quando Morì mia Madre

mio Padre

accarezzò il Pianoforte

radunò i Suoi spartiti musicali

se li mise sul Petto

e restò così per un Tempo Infinito……

………………………………………………………….

Poi

annaffiò le Sue Camelie

e iniziò

l e n t a m e n t e

a Morire

.

Giovanni Cacia

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Giovanni Cacia, lo scrittore con la musica dentro. Presentazione, biografia. 1° parte https://alessandria.today/2022/10/31/giovanni-cacia-lo-scrittore-con-la-musica-dentro-presentazione-biografia-1-parte/

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I morti di Billy Collins

Splendidi versi di Billy Collins

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Billy Collins (1941) poeta americano.

I morti ci guardano sempre dall’alto, si dice,
mentre mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l’eternità.
Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.

*

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DIFETTI, di Silvia De Angelis

Ognuno di noi ha delle peculiarità caratteriali, che lo distinguono da qualsiasi altro essere  umano e che siano interessanti, o del tutto negative, non è la cosa essenziale…l’importante  è il fatto che le suddette particolarità rendano davvero unica quella creatura.

Nel tempo che va, con l’esperienza e la consapevolezza di vita, si accentuano tutti gli attributi  della personalità, che diviene decisa e pronta a muoversi con disinvoltura in ogni situazione..

Non sempre si attuano le scelte giuste, ma ciò potrebbe dipendere da diversi fattori….qualche  triste esperienza del passato, o qualche titubanza attuale che potrebbero, in qualche modo, condizionare Il senso del nostro agire dell’occasione.

In ogni caso, anche errando sui passi da intraprendere, quello sbaglio rappresenta una lezione  d’esistenza, su cui porre riflessioni e pensieri idonei, che ci permetteranno, in futuro di  scegliere presupposti diversi.

La cosa su cui mi volevo soffermare, in questo scrivere, in realtà, riguarda il fatto che ognuno  di noi racchiude nell’evoluzione di sé stesso una parte, diciamo, non proprio positiva, che  nonostante gli sforzi e la buona volontà non tende a diminuire nel corso del tempo…..si, perché  anche se è fastidioso doverlo ammettere, i nostri difetti nel tempo, non tendono a dimuire, bensì aumentano quasi a dismisura, procurando qualche disagio alle persone del contorno…

E sono vani gli sforzi perché la cosa possa essere superata del tutto, quindi infine, sono arrivata  alla conclusione che, ognuno di noi resta fondamentalmente sé stesso, ed è quasi impossibile  che possa modificare la sua profonda essenza caratteriale, impressa nel dna

@Silvia De Angelis

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SAPORI E PROFUMI DI LIGURIA: PERCORSO TRA RICORDI DI FAMIGLIA E PIATTI TIPICI

di Ludovica Palì

Madeleine 

Il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievocava nello scrittore Marcel Proust piacevoli ricordi d’infanzia. Ed è proprio così che funziona per tutti. Ognuno di noi conserva in memoria delle fragranze legate a determinati momenti di vita; momenti che riaffiorano anche dopo molti anni se torniamo a contatto con quel particolare odore ad essi collegato.

L’odore del cibo è fra i più evocativi 

Giornalmente la nostra vita è scandita da pranzi e cene, grande varietà di alimenti, e ognuno di noi ha i propri piatti preferiti. Quando sentiamo il profumo di alcune pietanze ci appaiono immagini vivide di momenti vissuti e riproviamo alcune emozioni, anche risalenti all’infanzia. 

La fragranza della pizza appena sfornata

In giornate in cui siamo giù di morale, un consiglio è quello di preparare un piatto che sappiamo essere evocativo per noi e che riporta a galla un ricordo felice. Ricordate, ad esempio, quando nelle fredde sere invernali in prossimità del Natale la mamma ci preparava una cioccolata calda e poi si preparavano insieme i biscotti alla cannella? Al tempo non ci facevamo caso, ma oggi il profumo della cannella e il ricordo che gli associamo potrebbero corrispondere a una vera e propria pillola del buon umore.

Biscotti alla cannella

Tour gastronomico tra i miei ricordi

I piatti tipici della mia vita sono quelli presenti nel territorio ligure della Spezia e del territorio toscano con cui confina, luogo di incontro tra la città di origine di mio padre, Genova, e quella di mia madre, Livorno. A La Spezia ci sono molti ristoranti che offrono piatti della cucina tipica ma quelli tramandati in famiglia sono l’esaltazione di quei sapori antichi che tanto mi piacciono, ricchi di genuinità e autenticità. Ora molte ricette che prepariamo sono state rivisitate aggiungendo altri ingredienti che non fanno parte della tradizione, perciò alcuni piatti sono diversi da quelli preparati all’origine ma fanno parte della tradizione di famiglia

Sgabei

Una specialità locale sono gli sgabei, ovvero pasta lievitata fritta. In genere viene data loro una forma allungata perché dovrebbero essere tagliati a metà e farciti con salumi o formaggio, ma sono buoni anche da soli. Vengono preparati spesso nelle sagre mentre in città si possono gustare in alcune friggitorie o come antipasto in alcuni ristoranti. E il mio ricordo più divertente va all’odore pungente di olio fritto alle sagre di paese. Sgabei farciti di salame o caldi con Nutella erano le nostre cene estive quando ero più piccola, tra balli di gruppo e qualche calcio al pallone erano le sere più belle passate in campagna. 

Sgabei 

Focaccia

Ogni regione d’Italia ha una focaccia tipica e quella spezzina è abbastanza bassa e croccante. Viene preparata tonda, rettangolare oppure a triangolo. Gli ingredienti sono farina, acqua e sale ma quello che cambia è la cottura, l’importante è che sia unta con molto olio. Una delle colazioni preferite da mio padre, «il vero genovese la gusta così» afferma ogni volta che intinge una bella fetta unta nel caffellatte, ritrovandosi poi più olio che latte.  

Focaccia ligure 

La cima alla genovese

La cima ripiena è un piatto povero di ingredienti, ma non di sapore. La ricetta prevede un taglio di carne di vitello, tipicamente preso dalla pancia, piegato in modo tale che possa creare una sorta di tasca da farcire con diversi ingredienti come uova, piselli, animelle, mollica di pane e maggiorana. È sempre stato nella mia famiglia il piatto delle feste, cucinato obbligatoriamente il giorno di Capodanno. «Se l’anno funesto vuoi evitare, cima a Capodanno devi mangiare» cita ogni anno mio zio per sottolineare l’importanza di questo piatto, dunque che fai? Non ne mangi una porzione abbondante per scongiurare la sfortuna? 

Cima alla genovese

Il Pandolce 

La ricetta del Pandolce è semplice pur avendo molti ingredienti. Le varie ricette liguri lo vogliono tutte ricco di uvetta, canditi e pinoli e si prepara senza lievitazione. Ha una consistenza morbida, umida e leggermente sbriciolata. Tradizione vuole, nella mia famiglia, di prepararne due, uno per i “bimbi” di casa e uno per i più “grandi”. Non sono mai stata un’amante di uvetta e canditi, così come i miei cugini, quindi viene chiesto ogni anno, a mio padre, il “pasticcere di Pandolce” della famiglia, di prepararne uno speciale con gocce di cioccolato solo per noi piccoli golosi. 

Pandolce 

Panigacci e testaroli 

Sono due piatti tipici della cucina povera della Lunigiana che nascono da un impasto molto simile – fatto di acqua, farina e sale – ma differiscono quanto a preparazione e consumo. I testaroli vengono cotti su un testo di ghisa, ed una volta raffreddati vengono rapidamente bolliti in acqua e conditi con olio e parmigiano, pesto e sugo. I panigacci vengono invece cotti su testi di terracotta, prima arroventati nel camino o nel forno a legna. I testi vengono impilati uno sopra l’altro, in modo che la pastella rimanga schiacciata ed il calore accumulato dalla terracotta la faccia cuocere rapidamente. Vengono serviti insieme a salumi, affettati e formaggi spalmabili. Quando ero più piccola li preparavamo nel forno a legna nel giardino dei miei zii, non amavo particolarmente questo piatto però mi piaceva l’atmosfera che si creava quando venivano preparati. Tutta la famiglia insieme, nelle calde sere estive illuminati delle lucciole e in lontananza la musica di qualche sagra. 

Panigacci e testaroli

CAMPIONATO MONDIALE DEL PESTO, VINCE LA STUDENTESSA CAMILLA PIZZORNO

Sfidanti da ogni angolo del mondo, a trionfare è la genovese e più giovane della gara 

Camilla Pizzorno vince il Campionato

Frequentando il corso di giornalismo presso l’Università di Genova, ho avuto la possibilità di poter scrivere in prima persona articoli che trattano gli eventi più significativi della zona. Attrezzata di carta e penna, sono riuscita ad intervistare in esclusiva la vincitrice del Campionato Mondiale del Pesto. Con questo articolo voglio portarvi con me alla scoperta di tradizioni familiari e ricette segrete tra il profumo del basilico. 

Il pesto più buono del mondo lo prepara Camilla Pizzorno, 22 anni, studentessa universitaria di psicologia, residente a Pegli. È la terza donnae la ragazza più giovane nella storia a vincere il  Campionato Mondiale del Pesto Genovese, che è tornato dopo 2 anni di assenza, causa Covid. Camilla ha sbaragliato i cento concorrenti provenienti da tutto il mondo, sabato 4 giugno, sfidandosi a colpi di pestello nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Hanno partecipato adulti, bambini e addirittura un robot, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Robo Twin, caratterizzato da un sistema di movimentazione composto da due braccia robotiche dotate di mani poliarticolate e muscoli artificiali che per la prima volta nella storia si è cimentato con la preparazione della storica salsa genovese. 

Robo Twin

Si sono sfidati concorrenti provenienti da  Cambogia, Camerun, Giappone, Guinea, Messico, Moldavia e Stati Uniti, alla presenza di trenta giudici selezionati per esperienza, competenza e attivismo nel mondo del food e della promozione territoriale, e tanti illustri ospiti, ma i veri protagonisti sono i sette ingredienti “magici” uguali per tutti, un mortaio e il pestello. 

La più giovane concorrente in gara vince con due ingredienti segreti “lo faccio con amore e divertendomi”, dedicando la vittoria alla nonna che le ha insegnato da bambina la passione per il pesto genovese “ricordo ancora quando mi veniva a prendere a scuola alle elementari, mi portava  a casa e nella sua cucina preparavamo il pesto con il suo  grosso mortaio. La guardavo affascinata, rappresentava un momento per stare insieme”. 

Una tradizione di famiglia, tanto che il padre aveva già partecipato ad altre edizioni del campionato, nel 2016 e nel 2018, arrivando due volte secondo. Lei lo ha superato: “Adesso il pesto a casa lo farò solo io – ha detto al termine della premiazione – Qual è il segreto del mio pesto? I segreti non vanno mai rivelati”. Inattesa la vittoria dato che il mondo delle cucina non le appartiene, ma da vera genovese è cresciuta tra basilico e mortaio

Il “trofeo”

Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra”. Il Campionato si svolge una volta ogni due anni e il vincitore viene selezionato tra i cento finalisti mondiali. Sarà dunque un compito importante per Camilla che diventa così la portavoce del pesto in tutto il mondo: “spero di adempiere questo ruolo al meglio” spiega emozionata, dovendo partecipare come giudice alle selezioni dei prossimi finalisti, una grande responsabilità rappresentando la Liguria e sopratutto Genova.

TUTTE LE STRADE PORTANO A VEZZANO LIGURE

Vezzano Ligure

Vezzano Ligure, collocato a cavallo tra il Golfo dei Poeti e la valle del Magra, lo si può notare per il suo antico borgo sul cocuzzolo della collina, per cui impossibile passare inosservato. E proprio per i buon intenditori di borghi e panorami mozzafiato, Vezzano Ligure fa a caso vostro e… del mio fidanzato. Originario della Puglia ha subito colto la bellezza e le particolari caratteristiche del borgo ligure, esprimendo da ben due anni il desiderio di visitarlo. Il tempo passava e ogni giorno lungo le strade incontrava indicazioni per Vezzano, sui social leggeva le pubblicità di sagre ed eventi in paese a Vezzano e in treno passava sempre alla stazione di Vezzano… sembrava che ogni strada portasse a VEZZANO! 

Indicazioni per Vezzano

Quale migliore occasione, quindi, se non portarlo alla tipica Sagra dell’Uvae del Vino? Nata nel 1962 per celebrare il più antico rito della vendemmia, era un momento di festa per mettere fine alle fatiche dei contadini che duramente lavorano la terra. Ogni anno la sagra presenta banchi gastronomici colmi di prodotti tipici, intrattenimenti musicali e l’esposizione di antichi attrezzi contadini tra i vicoletti del borgo.

Passeggiando tra i vicoli

All’interno del centro medievale, circondato da vigneti, si può passeggiare immersi nella tipica aria di festa tra artigiani, cibo e vini tipici di produttori locali, sfilate dei rioni, produttori di vino e tanta musica. La Sagra dell’uva per i paesani non è solo un giorno di festa ma è anche il Palio dei Rioni, per contendersi il famoso “strazo” (ossia il palio) attraverso numerose prove come gli addobbi dei rioni sul tema della vendemmia, la sfilata in costume, la disfida in dialetto e la finale Gara dei Vendemmiatori che vede i Rioni impegnati nella pigiatura dell’uva con i piedi. 

Uva pronta per la pigiatura

ISABELLA DE’ MEDICI: UNA STORIA SOSPESA TRA REALTÁ E FANTASIA

Per la notte più spaventosa dell’anno, voglio raccontarvi la storia della bellissima Isabella De’ Medici, una storia che racconta di fantasmi, tradimenti e assassini. Si narra del fantasma della donna, in veste cinquecentesca, avvistato sulle rive del lago di Bracciano, nel Castello Orsini-Odescalchi, durante le notti di tempesta. C’è chi sostiene di aver percepito la sua presenza aggirarsi proprio nella camera da letto, la cosiddetta Stanza Rossa. Non si è a conoscenza se questa fu davvero la camera della giovane, ma per secoli questo è stato il luogo in cui prese vita la sua leggenda. Il racconto inizia nel 1558 quando la quattordicenne Isabella De’ Medici viene costretta dal fratello maggiore a sposare l’insensibile e violento Paolo Giordano Orsini.

Castello Orsini-Odescalchi, lago di Bracciano

Nel 1576 Isabella muore molto giovane a causa di una grave malattia, ma attraverso bocche malevoli passa una terribile notizia: per vendicare i tradimenti di Isabella, Paolo Giordano la uccise. Nel castello la leggendaassume le tinte più torbide, a tal punto che il letto a baldacchino presente nella camera diventa il simbolo dei tradimenti della donna a dir poco spietata. Consumato l’atto invitava lo sventurato ad entrare in una porta che lo avrebbe condotto in un salottino, assicurandogli di raggiungerlo poco dopo, ma dietro la porta l’uomo, ignaro di tutto, sarebbe stato inghiottito da una botola aperta sul pavimento, precipitando in un pozzo pieno di calce viva.

La Stanza Rossa

Storia terrificante di un amore altrettanto spaventoso, ma se vi dicessi che in realtà si tratta di una storia di amore all’altezza dei magici film Disney? Furono infatti scoperte le oltre 700 lettere che Isabella e Paolo si scambiavano durante i periodi di lontananza. Non si era mai preso in considerazione che i due giovani sposi potessero volersi davvero bene, come attesta una dolce lettera in cui Paolo Giordano scrisse «Io ti adoro bella, credi che quando mi morirò né figli, né Stato, né amici, né dame, né niun’altra cosa si ricorderà di me, se non che io ti adoro». Quindi a cosa dobbiamo credere? Che Isabella fosse una donna spietata e depravata o una ragazza moderna capitata in un’epoca in cui non riusciva ad essere compresa?

Isabella De’ Medici

Qualunque sia la storia di Isabella, sembrerebbe che per il modo in cui le fu sottratta la vita, il fantasma della donna si vendichi contro chi si sposa nel castello, lanciando una maledizione. Che la maledizione sia reale, così come quale sia la vera storia di Isabella De’ Medici, non si sa, ma questi racconti danno sicuramente maggiore fascino ad un meraviglioso castello, nel quale ci si può ritrovare all’epoca di Isabella e Paolo Giordano passeggiando tra camere, saloni e scale a chiocciola, circondati da un’aria regale, colma di tradizioni e leggende

Giardini del Castello

“La Materia Oscura”, di Olga Karasso

“La Materia Oscura”, di Olga Karasso

La materia oscura

Recensione di Maria Cristina Flumiani

Olga Karasso ci appassiona di nuovo con “La Materia Oscura”, l’ultimo suo libro scritto con il noto stile fluido e raffinato, così attuale e profondo ma nello stesso tempo così sottilmente ironico; certo non è una lettura leggera poiché richiede una concentrazione particolare per poter cogliere appieno nei contenuti le sue personali allusioni sul mistero della Creazione e sul senso della nostra esistenza. 

Tra le tante riflessioni, mi è piaciuta molto quella sull’equilibrio naturale che l’incessante energia, identificata come Dio, realizza a ogni livello; così l’autrice scrive: “Tutto è intelligenza vibrante di energia che si esprime creando e distruggendo forme ma continuando a vivere oltre le stesse. 

Tutto è armonia, persino la disarmonia che potrebbe ai nostri occhi cancellare intere galassie è armonia”. 

Prima di addentrarci troppo nei misteri del Cosmo di cui non conosciamo tutte le leggi, si sanino i gravissimi problemi del piccolo pianeta Terra e dei suoi confusi abitanti. Un libro che consiglio vivamente di leggere.

Luca Ianiri scrive una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri nel Ventennale del sisma del 31-10-2002

Lettera di Luca Ianiri al Presidente del Consiglio dei Ministri

Foto : Luca Ianiri

Le riflessioni di Luca Ianiri sono l’espressione dei pensieri di un’anima sensibile, eredità di una donna – mamma – maestra – amica eccezionale ed unica, Carmela Ciniglio.

Ill.mo Presidente del Consiglio dei Ministri,
in occasione del ventennale del triste crollo della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia (CB) il 31 ottobre del 2002, mi permetto di scrivere a nome di coloro che non hanno potuto conoscere e costruire il proprio futuro, non hanno potuto crescere e maturare i propri sogni nel cassetto, non hanno potuto giocare, continuare a studiare, coltivare le passioni e le ambizioni che ogni bambino dalla tenera età porta con sé, conoscere il mondo, la sua essenza e l’ambiente che li circonda perché privati della propria vita, in ragione della negligenza dell’uomo nel vigilare e nel buon costruire.

A nome di quei ventisette Angeli, dell’Insegnante Carmela Ciniglio che, nell’adempiere il proprio dovere e spirito di servizio, da quell’occasione non ha più potuto veder crescere i propri figli, veder me e mio fratello affrontare le difficoltà della vita, supportarci e consigliarci, come solo una madre con il suo amore sa fare.

A nome di coloro che portano addosso i segni visibili e invisibili di quel triste evento, che ha pregiudicato e segnato tristemente non solo la comunità di San Giuliano di Puglia e il Molise, ma l’intero Paese incapace di saper proteggere il futuro della propria nazione. A nome delle tante vittime di eventi disastrosi che si sono susseguiti e che questo Paese purtroppo oggi conta. A nome dell’intera popolazione studentesca italiana, dei docenti, collaboratori e addetti ai lavori che oggi giorno si trovano ancora a dover operare in contesti di estrema fragilità.

Ricordare è un dovere affinché si possa riflettere e non rincorrere negli errori del passato. È proprio da qui che parte la mia riflessione, chiedendo come ancora oggi il nostro patrimonio scolastico ed universitario sia soggetto a grandi fragilità, vetusto e poco sostenibile, nonostante l’alto prezzo pagato in termini di vite umane, le innumerevoli promesse susseguitesi e il non poco tempo trascorso da quel 31 ottobre del 2002. A livello nazionale quasi un edificio su due non dispone ancora del certificato di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione degli incendi. È presente a riguardo una forte disparità tra le diverse aree del Paese quali Nord, Sud ed Isole. Come se non bastasse, in più della metà degli edifici scolastici del territorio italiano non risulta ancora effettuato il controllo di vulnerabilità sismica. Ancora molto alta la percentuale di edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti.

Mi domando se si possa discutere di progresso, sentir a distanza di vent’anni parlare di crolli di soffitti, di aule, di tragedie evitate come la più recente situazione dell’Università di Cagliari e rifletto se, San Giuliano di Puglia e le altre tragedie del nostro Paese non bastassero per ribadire un diritto, il diritto alla sicurezza e all’incolumità, il diritto alla vita. Dunque, quante altre persone, quante altre vite debbano essere sacrificate per porre definitivamente la parola fine e per non sentir più parlare di stragi d’innocenti?

Urge non solo concentrare gli sforzi nell’edilizia pubblica, nel “buon costruire” e nell’adeguare e migliorare secondo i criteri il patrimonio italiano, affinché tali eventi non si ripetano, ma anche e soprattutto garantire che i nuovi investimenti avvengano nel rispetto dell’ordinamento, che si vigili sulla corretta applicazione della normativa e si pervenga a controlli molto più severi per le opere pubbliche, a tutela dell’incolumità di tutti i fruitori. Necessario è rivedere l’ordinamento delle pene, non solo garantendo la certezza che ogni reato sia punito, che la pena irrogata sia poi effettivamente scontata, ma anche stabilire pene più dure per chi espone a questo rischio sconsiderato i fruitori della stessa opera pubblica. Necessario ancora, che non si ripeta quanto accaduto durante i tre gradi di giudizio della scuola F.Jovine e non si finisca per consolidare nelle famiglie di tutte le vittime delle stragi italiane il pensiero, che la legge non sia uguale per tutti.

Rifletto anche sugli innumerevoli passi che sono stati fatti in avanti, passi che però non possono far abbassare la guardia. C’è tanto da fare, allo scopo che si ribadisca e possa affermarsi in ogni dove, l’importanza della prevenzione e del rispetto delle norme. Passi che, come la “giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole” istituita dalla Legge n. 107 del 13 luglio 2015 e fissata per il 22 novembre di ogni anno dal decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, devono essere attuati e realmente estesi in ogni contesto, diventando consuetudine al fine di maturare e accrescere la contezza e consapevolezza del rischio a cui si è esposti nei luoghi ed edifici pubblici. Si sensibilizzi le nuove generazioni a riflettere su quanto accaduto nel nostro Paese e non si finisca per pensare, come spesso accade per queste immani tragedie, che siccome si è già verificato altrove, tali eventi non possano verificarsi di nuovo. Nessuno debba sentirsi escluso.

Comprendo lo stato e il periodo che il Nostro Paese sta affrontando, ma auspico che queste mie riflessioni possano essere ascoltate. Che questo Governo, nel pieno delle proprie facoltà, possa tradurre in un orizzonte non troppo lontano, le necessarie azioni volte in modo netto a porre la parola fine a tematiche che riecheggiano da troppo, tanto tempo. Possa porre come priorità della propria azione, la sicurezza scolastica e l’istruzione come base strategica del nostro Paese, investire in essa affinché questa società possa definirsi sana. Non lo si deve solo per rendere onore a coloro che hanno sacrificato la propria vita in questi eventi, ma per le nuove generazioni che verranno, per i nostri figli. Dalla scuola e dall’istruzione che passa il futuro del nostro Paese, attraverso essa deve essere tenuta viva la fiamma della memoria e del ricordo, perché non dimentichiamolo mai, un Paese senza memoria è un paese senza futuro.

San Giuliano di Puglia, 31/10/2022

F.to Luca Ianiri

“Possa essere di monito ed accrescere la prevenzione e la sicurezza in tutti i luoghi in cui si sviluppano attività e presenza umana.”
Antonio Bronzino

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La lettera di Luca Ianiri al Presidente del Consiglio dei Ministri nel Ventennale del sisma del 31-10-2002 avvenuto in San Giuliano di Puglia – Molise

VOTRE ÉPOUSE, di Manuela Floris

VOTRE ÉPOUSE

HO Tentato di forzare il mio destino
In una notte lunga ed insidiosa
Convinta che all’arrivo del mattino
Sarei stata nuovamente votre épouse!

Quante mai cose mutano nel tempo!
Però che il tempo degli imperituri anni
Da ogni tema può sciogliere il cuore
e suggerire alle mie labbra un canto,

Prima che il vivo oro di quel campo venga stretto in covoni polverosi
O che rosse foglie dell’autunno
calino sulle stoppie come uccelli

La mia gloria può essere conclusa
Conquistata la torcia ancora accesa
Dietro tutta l’esistenza si combatte con coerenza
Fra l’ingorgo e la paura dell’ignoto e la magnifica avventura!

Manuela Floris

L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA(Acrostico) di Manuela Floris

L’ALTRA FACCIA DELLA
LUNA(Acrostico)

Lucente vita e magica sorpresa
A te che il vento porta buone nuove
Lambisce il mare soffio dell’attesa
Tornando punto e
a capo vado altrove
Rovista l’anima e spesso la scompiglia
Amare l’altra faccia quella oscura

Falciano vite come fosse grano
Alcova del pensiero si fa oscuro
Commuove il pianto della bruna terra
Che avanza cresce e muore senza schema
Innalza un’ode alla luce pura
Alba che giunge tremola appaura

Dedico il verso al grido del perché
È solo attesa senza più parole
Luce del mondo, dimmi tu cos’è
Lacrime e pianti senza più speranze
Avversa appari sorte senza pace

Luna sognante dai un senso a questi giorni
Uguali tutti di timori e pianti
Nuotiamo in questo mare di rimpianti
Amiamo sempre essere accettati.

Manuela Floris

Risvegliarsi

RACCONTIRACCONTI & POESIE

Risvegliarsi

V.R.

Finalmente. 
Esatto, finalmente mi ritrovavo dentro un teatro. Guardavo incredula e con occhi lucidi ogni cosa intorno a me: dallo schermo che cambiava immagini a un ritmo vorticoso, ai sedili in pelle bordeaux ordinatamente in fila, fino a tutta quella gente che parlava entusiasta, quanto lo ero io. Sembrava che fossimo tutti lì per la prima volta e forse lo era per davvero.
Una marea semi composta di persone continuava a entrare, pronti a prendere posto in platea per l’evento. A quanto pare, quella era una serata speciale; infatti si festeggiavano i settant’anni di un film che ha segnato la storia del cinema, con Audrey Hepburn come protagonista.
Una volta raggiunto il mio posto, accanto ad altre persone allegre e agghindate a festa, ricordo che non riuscii a stare seduta per la frenesia del momento. 
Mi sentivo nuovamente una bambina, in attesa che Babbo Natale arrivasse con i doni; oppure ancora un’adolescente, trepidante, nel momento prima che si spegnessero le luci dell’anfiteatro per dare inizio al concerto della sua band preferita.
Ad ogni modo, mancava ancora tempo prima dell’inizio della pellicola. Dunque, una volta chiesto permesso alle tante gambe comodamente sedute perché si spostassero in modo da lasciarmi passare, riuscii infine a uscire dalla sala per raggiungere la hall: e fu solo in quel momento che mi accorsi di essere al MET di New York.

I luoghi dell’arte in funzione del cinema, il quale divulga la cultura come se si trattasse di una nuova primavera. Sembrava un altro mondo, una nuova era, e forse, magari, chissà che non lo fosse sul serio.
E mentre signore e signori inzuppati, con l’ombrello ancora aperto, si facevano strada verso l’interno del teatro, una volta varcate le grandi porte a vetro scorrevoli, io, incurante della pioggia torrenziale che imperava per la città, con il cellulare tra le mani, decisi di uscire fuori. Volevo immortalare quello spettacolo: un grande schermo posto sulla costruzione permetteva anche ai passanti non paganti di ammirare il ritorno di un capolavoro ancora tanto amato, mettendo il cinema a disposizione di tutti e portandolo tra le strade della Grande Mela.

Una volta inquadrato con il telefono lo schermo variopinto con la scritta MET come firma, sulle note languide di Henry Mancini, molte teste distratte subito alzarono il naso all’insù, richiamate dalla dolce melodia di Moon River. E tra quelle c’ero anche io, che con la pelle d’oca, soltanto allora realizzai come tutta New York stesse festeggiando proprio Breakfast at Tiffany
Presi a sorridere inconsapevolmente, mentre intanto continuavo a guardare il film da quella inedita postazione. Un croissant, un lungo tubino di raso nero Givenchy che tocca terra e una donna che si riflette sulle vetrate di un negozio ormai senza tempo. I miei occhi erano incantati dalla visione del mondo sentimentale di Blake Edwards, e mentre una parte di me veniva letteralmente rapita da quelle scene di una città sempre attuale, riuscendo perfino a dimenticare come la pioggia fosse riuscita ad inzupparmi ormai fino ai capelli, non potei fare a meno di pensare a quanto la realtà si avvicinasse al sogno. Un meraviglioso sincretismo artistico, questo il regalo di New York. L’abolizione dei confini, del ‘mio e tuo’, una libertà che va a braccetto con una rinnovata tolleranza: che siano stati questi alcuni degli effetti positivi di due lunghissimi anni di pandemia?
Finalmente la vita ci offriva uno spettacolo più democratico e l’arte era pronta ad aprire le sue porte per risollevare lo spirito umano dopo questa lunga guerra.
Cosa volere di più? “Beh, forse semplicemente un phon per asciugare i capelli, prima di beccarmi una semplice influenza”. Così, risposi tra me e me, mentre tornavo sui miei passi per varcare nuovamente e al contrario le porte scorrevoli del MET. Dopotutto, il mio posto a sedere in platea, finalmente, mi aspettava.

Dopo di ciò, mi svegliai.

Il vecchio diario

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Il vecchio diario

V.R.

11/11/18

Vai sereno, cuore di pietra. Vai e sgambetta pure liberamente di fiore in fiore, proprio come ti piace fare. Dopotutto, che importanza hanno avuto tutti i nostri lunghi anni insieme? Il tempo passato l’uno accanto all’altra, uniti a tutti quei soldi che mi avresti fatto risparmiare. Che poi, era necessaria quella attrezzatura per risistemare la tua barca? E di tutti gli strumenti per andare a fare le tue cose spericolate con i tuoi amichetti poco furbi, non potevi farne a meno?
I tuoi giochi ti hanno portato così lontano che non ti sei neanche preso la briga di avvisare che te ne andavi; anzi, preso dalla tua vita com’eri, ti sei pure dimenticato di salutare. E mentre tu socchiudevi la porta di casa per quella che non sapevi fosse l’ultima volta, all’ennesima crepa del mio cuore, ho buttato finalmente la chiave e ti ho lasciato fuori. Tanto, ero certa che non avrei ricevuto neanche un messaggio del tipo: “Non so se tu sia viva o no, e ancora sto cercando di capire quanto la cosa mi interessi, ma spero solo che la botta che ti ho inflitto nuovamente non ti abbia fatto molto male questa volta”. Eh, no, mica l’hai fatto; sennò non saresti il famoso Mr Narcisista, quale tu sei. 
Eppure sai che ti dico, mio caro? Un giorno io e te ci rincontreremo. 
Oh, sì che ci rincontreremo e puoi giurarci. E ti assicuro che io non sarò più la tua fragile “pupetta” con gli occhi chiari e il cuore spezzato. Eh no, quella versione lascerà il posto a una me fatta di cicatrici e un cuore di pietra, proprio come il tuo. 
E accadrà più o meno così: dopo tanti anni da quella porta chiusa alle tue spalle ormai lontane, noi ci rivedremo lì, in una triste sala comune di un ospizio per anziani. Tu sarai quello con la giacca blu e il tuo stupido solito fiore all’occhiello, manco fossimo nell’Ottocento. Io sarò quella ancora figa per i miei anni, che penserai non essere cambiata di una virgola. Allora ti avvicinerai a me, mentre io sarò girata a guardare un’altra anziana suonare una malinconica melodia al pianoforte. Finché mi busserai alla spalla, e dopo aver speso l’ennesimo secondo importante della mia vita per tornare a guardare indietro verso te, tu mi dirai: “Emma, dopotutto questo tempo… Il destino ci ha riuniti”. Dunque, soltanto in quel momento, io ti guarderò con i miei occhi grandi oceano-mare, poi accennerò un sorriso tenero che ti parrà di ricordare e infine ti risponderò delicatamente con: “E tu chi sei?”. 
E allora sarà lì che ti verrà quel principio di infarto che porrà fine alla tua misera vita, e sarà lì che finalmente avrai capito: che una persona non la perdi anche quando ti chiude la porta alle spalle e butta la chiave, che non la perdi nemmeno quando sono gli anni a dividervi. Ma, attento! Che il tempo stringe e poi ci pensa la vita, in questo caso l’alzheimer, a farti perdere l’unico tesoro puro e di valore che ancora rimaneva.
“Signora Emma, è il momento di tornare alla sua camera. Saluti il signor Benito, lui sta tornando al suo ospizio dall’altro lato della città”. Ed io: “Arrivederci signor Benito, è stato un piacere conoscerla.”

“Mamma cosa stai leggendo?”, mi chiese Isabel, mentre feceva capolino nel salotto dove stavo seduta a ripassare tutti i ricordi racchiusi nei miei vecchi diari. “Nulla, tesoro” dissi, prendendola in braccio e facendola sedere sulle mie gambe. “Che cosa sono tutti questi libriccini?”, mi domandò, indicando le copertine variopinte dei tanti blocchetti. “Vedi, c’è stato un tempo in cui la mamma era molto arrabbiata e allora scriveva”, le spiegai, sistemandomi meglio sulla poltroncina gialla. La bambina non capiva, prima guardò le pagine scritte fitte fitte e a tratti scarabocchiate e poi si voltò a indagare il mio viso: “Arrabbiata con chi? Con me?”. “Oh, no amore, non con te!”. 
Ma lei non si dava pace, il suo volto turbato era lo specchio del suo dubbio interiore: “E allora con papà, perché spesso fa le monellerie?”. Io la guardai; accidenti, come somigliava a suo padre. “È vero, papà fa le sue monellerie e la mamma lo sgrida, ma poi ci mettiamo sempre a ridere, non è così?”. La bambina ci pensò su un attimo e sorrise: “Sì, tu ridi e lui ti abbraccia e poi mi prende in braccio e mi fa fare l’aeroplano”. Io la strinsi, ma poi la mia piccola si fermò nuovamente: “E allora mamma, non eri arrabbiata con papà?”, tornò a fissarmi con occhi seri per un’ultima volta. “No tesoro, anzi, è stato proprio dal giorno in cui ho conosciuto il tuo papà che ho definitivamente smesso di essere arrabbiata”.
Dopo aver pronunciato quella frase, stetti in silenzio; era come se per la prima volta, il mio cuore si fosse quasi fermato a realizzare quelle parole, a mo’ di delicata e intima rivelazione. Semplicemente sorrisi, come un riflesso incondizionato o forse fin troppo condizionato da verità a lungo sotterrate nel mio inconscio. Di seguito, i miei occhi si poggiarono automaticamente nella foto di noi tre, posta sul tavolinetto di fianco a me. In un grande parco, c’ero io, in fondo, immortalata nel bel mezzo di una frase di ammonimento, tra il finto arrabbiato e il divertito, mentre davanti a me guardavo Isabel che faceva l’aeroplanino con suo padre.
Dunque, istintivamente chiusi il diario, e lanciai un’occhiata a tutte quelle pagine ingrigite dal tempo e ormai obsolete, sparpagliate sul tavolinetto. Allora feci un respiro profondo e mi alzai dalla poltrona, prendendo in braccio la piccola che guardava ancora incuriosita quella montagna di pensieri lontani in forma scritta: “Dai Isabel, aiuta la mamma a preparare la cena. Sai dov’è papà?”, le chiesi, intuendo già la risposta. Ma la bambina non disse nulla; semplicemente indicò con il suo ditino affusolato e roseo fuori dalla finestra. “Di nuovo tutto sporco di fango per giocare con Rudi! Ah, si salvi chi può!”.
E sorrisi nuovamente. E sorrisi davvero, finalmente.

Tradimento di Cesare Pavese

Il grande scrittore poeta piemontese

Avatar di almerighialmerighi

Stamattina non sono più solo una donna recente
sta distesa sul fondo e mi grava la prua
della barca, che avanza e fatica nell’acqua tranquilla
ancor gelida e torba del sonno notturno.
Sono uscito dal Po tumultuante e echeggiante nel sole
di onde rapide e di sabbiatori, e vincendo la svolta
dopo molti sussulti mi sono cacciato
nel Sangone. «Che sogno», ha osservato colei
senza muovere il corpo supino guardando nel cielo.
Non c’è un’anima in giro e le rive son alte
e a monte più anguste, serrate di pioppi.

*

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“Mio era il nome alla porta, ma il corpo non ero io”: Fernanda Romagnoli

Avatar di mariaconsigliaalvinoVersipelle

Lo spazio di Atena

di Maria Consiglia Alvino

Prima o poi qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva.

La storia della letteratura italiana conta numerosi colpevoli silenzi. Tra questi, rientra quello sull’opera di Fernanda Romagnoli.

Entrare nella scrittura di Fernanda Romagnoli significa fare i conti con una storia dolorosa di silenzio e dimenticanza. “Una poetessa grandissima”, come l’ha definita Paolo Lagazzi, rimasta tuttavia a lungo negletta dalla critica e dalle antologie.

Nata a Roma il 5 novembre 1916, Fernanda Romagnoli si diploma in pianoforte a diciotto anni al Conservatorio di Santa Cecilia. A vent’anni consegue da privatista il diploma di maestra elementare. Nel ’43 esce la sua prima raccolta, Capriccio (Signorelli). Nel ‘46 sposa Vittorio Raganella, militare di carriera, a seguito del quale si sposterà in varie città italiane. Negli anni ‘60 collabora con alcune riviste e programmi radiofonici, come L’approdo, La Fiera Letteraria e Forum Italicum

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Il mio lagotto Argo…

Ora io per dimostrare di essere una persona intellettualmente seria e valida dovrei affrontare grandi tematiche, fare sottili distinguo, fare polemiche al vetriolo, cercare di usare parole difficili per far vedere quanto sono bravo e colto, etc etc. Invece il mio minimalismo esistenziale e non solo prende spesso il sopravvento e così oggi vi parlerò del mio cane. Qualche professore impegnato storcerà il naso e disapproverà fortemente queste righe, ma tant’è…d’altronde io scrivo anche per sputtanarmi e una dose di ironia ci vuole sempre per scrivere: mai assumere una posa, mai atteggiarsi troppo, mai prendersi troppo sul serio! Il mio lagotto si chiama Argo e ha dieci anni. Se tutto va bene ha ancora 5-7 anni di vita. Per ora gode di buona salute. Lo si nota dal fatto che è iperattivo e non sta mai fermo. Non lo porto a fare tartufi perché nei boschi di San Miniato c’è in corso una guerra tra trifolai e mettono delle polpette avvelenate. Io e mio padre lo portiamo a fare le scampagnate sullo scolmatore.  Allora insegue gabbiani, annusa per terra, segue delle tracce, corre a perdifiato.  Bisogna stare attenti perché alcune volte c’è il pastore con le sue pecore e con il suo cane, che potrebbe aggredire Argo. Così cerchiamo sempre di metterci molto lontani dal pastore (almeno tre km distanti) oppure ritorniamo a casa e desistiamo se quel giorno c’è troppa gente (ma è raro). Lui gradisce molto le scampagnate e lo si vede dal fatto che ogni volta che apriamo la bauliera, per qualsiasi motivo, lui salta sopra e sale in macchina perché crede di andare a zonzo. È molto impegnativo invece portarlo al guinzaglio in città perché tira molto; non sei tu a guidarlo, ma è lui a guidare te. Inoltre non si diverte e non ha la stessa libertà di azione di quando è in aperta campagna.  Così accade che sia molto difficile che lo porti a fare il giro del quartiere. Una volta, quando era piccolo, ha tirato talmente tanto il guinzaglio  che per un giorno ho avuto il dolore alla spalla. Il guinzaglio è il suo nemico. Appena lo vede vuole morderlo. Argo è intelligente. Capisce sempre tutto. Conosce tutto di noi, delle nostre abitudini e dell’ambiente circostante. Sa tutto quello che c’è da sapere. Impara in fretta. Si adatta presto.  In casa passa il suo tempo sdraiato oppure abbaia ai cani che passano coi padroni, alle ambulanze, ai vigili del fuoco, agli operatori ecologici. Un suo passatempo è cercare di prendere delle lucertole. A volte scava nel giardino perché è il suo istinto quello di essere uno scavatore. Quando era più piccolo, appena aprivamo il cancello, lui scappava e mi toccava rincorrerlo per acchiapparlo.  Oggi invece non lo fa più, anche se è sempre un giocherellone, un mattacchione. È molto sensibile e affettuoso;  anche con gli estranei si mette supino e si fa accarezzare. Diciamo che non ha paura degli estranei. Per lui gli esseri umani sono tutti amici e quindi non potrebbe fare il cane da guardia. Ha un indole buona come molti lagotti. Va benissimo come cane da compagnia. È buono e attaccato ai padroni,  al limite della ruffianeria.  Potrebbe ringhiare o mordere solo se qualcuno lo disturba mentre mangia. A onor del vero ruglia  anche quando è a riposarsi in casotto e io mi avvicino per vedere se sta bene. Una volta è stato operato all’occhio. Lo abbiamo portato a Firenze. Due ore di operazione  e tre veterinari per togliergli un pezzo di forasacco, che gli era andato in un occhio. Argo vuole sempre compagnia. Se qualcuno stende i panni lui va lì a strusciarsi. Se in soggiorno qualcuno guarda la televisione lui si mette sdraiato sopra il tappetino di un gradino dell’ingresso di casa e ascolta il rumore della TV, talvolta stiracchiandosi.  Ad Argo non togli mai l’appetito. Fa due pasti e poi quando noi mangiamo fa due spuntini, che consistono nel mangiare bucce di mele, di pesche o di pere. Argo d’estate soffre il caldo e allora fa il bagno ogni giorno nella tinozza in giardino, che gli prepariamo sempre. Argo deve essere tosato 3 o 4 volte l’anno per stare bene. Anche i suoi croccantini costano. Però nonostante queste spese ne vale la pena, dato che ci ripaga con tutto il suo amore. Argo ormai è un membro della famiglia e noi viviamo in simbiosi con lui. Dargli da mangiare, accarezzarlo, sincerarsi se sta bene, portarlo in campagna sono ormai dei rituali quotidiani che scandiscono la mia giornata. Parafrasando una celebre pubblicità degli anni scorsi un lagotto allunga la vita e di certo dispensa il buonumore, poiché è di una simpatia unica. 

Giorni, di Maria Rosaria Teni

Giorni

Posted on 

Giorni pervasi di malinconia, giorni che si frantumano su pensieri e immagini sfocate e che rivelano cocci di rimpianto…
A volte una pagina può rappresentare quel tappeto da cui si raccolgono questi piccoli residui di vita che restano dopo tanti attimi, dopo ore lunghe o brevi, dolorose o liete, vissute o sognate…
Giorni in cui vorresti che il tempo fosse rimasto cristallizzato a quell’istante, impresso in una retina virtuale da cui non si può cancellare nulla…
Giorni in cui il dolore è stato così forte da desiderare un vento impetuoso per spazzare via tutto, in un rapido balenare di follia, in un volteggiare imbizzarrito da cui non si esce che tramortiti…
Giorni che si avviluppano su scorci di momenti che sfumano e raggiungono un cielo che non ha confini…
Giorni che sono onde, sussurri e voci in un mare liquido di emozioni che non si toccano ma si vivono o forse si sognano, perché cosa altro è la vita se non un sogno?

Racconti: La stupidità e la Saggezza, di Antonino Salsone

La stupidità e la Saggezza.

Milan Kundera, celebre scrittore, poeta, drammaturgo e saggista, spiega che “La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall’avere, per ogni cosa, una domanda”.

Il poeta ci ricorda l’importanza di porci delle domande.

Spesso si crede erroneamente che l’uomo saggio sia colui che dispone di tutte le risposte.

In realtà la presunzione di avere già la soluzione a ogni quesito inibisce la curiosità che tiene vivo l’essere umano.

Al contrario, è l’umiltà dovuta alla consapevolezza di non conoscere la verità che motiva ognuno di noi a migliorarsi senza sosta e a percorrere incessantemente la propria via.

Ogni risposta genera a sua volta un’infinità di ulteriori domande e solo chi è davvero saggio ha il buonsenso per capire il dono che si riceve scavando nella profondità delle cose.

Quanto più si approfondisce e si scava, tanto più occorre approfondire ed estrarre.