
i nostri sentimenti, di Stefano Polo
I nostri sentimenti.
I nostri sentimenti
sono come boccioli
trascinati dal tempo
che si posano
e crescono piano piano…
Col loro profumo trasmettono
felicità e amore…
Questi fiori
portati dal vento
si posano nelle nostre mani
profumano d’amore
e appartengono solo
al nostro cuore…
Fai piano quando mi parli, di Iris G. DM

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava
Social Media Manager – https://alessandria.today/
Fai piano quando mi parli,
se mi abbracci, fallo con delicatezza.
Non mi mentire, non vale mai la pena,
e io ho bisogno di verità,
anche se dolorose.
ma se lo vuoi , veramente,
puoi starmi accanto .
Certe volte rido,
spesso il confine con le lacrime
è talmente sottile
che mi rendo conto di piangere,
anche se non vorrei.
Ho passato la vita
a nascondermi da me stessa,
la mia esistenza a fare quello che è giusto
per gli altri.
Sono confusa, tutto ciò mi ha confusa,
La mia identità spesso non la trovo.
Toccami piano,
mi sono rotta tante volte,
che è facile che io vada in mille pezzi.
Mi sono ricucita tante volte,
molte cuciture lise e consumate.
Sono sul punto di rottura,
vorrei essere incollata d’amore,
I miei confini sono freddi,
non vedo nulla,
oppure vedo la morte.Iris G.DM
Emanuela Cadoni Emy’ s word: la scrittrice che ascolta il mare e il suo cuore. 1°parte
Emanuela Cadoni Emy’ s word: la scrittrice che ascolta il mare e il suo cuore. 1° parte.

Date: 12 novembre 2022 Author: irisgdm

Articolo di Marina Donnarumma 12 novembre 2022

“Tutti hanno diritto alla propria favola… la mia è da qualche parte in attesa di essere scritta.”
Emanuela Cadoni.

Io sono una fans della parola, mi rendo conto che le parole possono farti bene, tanto male, tanta gioia, lacrime, risate. Le parole possono essere fiore o coltello, calde e accoglienti come una tazza di caffè, fredde come l’ultima glaciazione. Hanno un fascino speciale, misterioso, come i numeri, le costellazioni, sono sempre e comunque nel bene e nel male, multicolori.
Io mi sento come una ricercatrice, in questo caso di parole, e la mia mente e il mio cuore frenano bruscamente, facendo attrito quando trovo qualcuno che , in qualche modo mi colpisce. Emy’s words, le parole di Emy, una pagina che mi ha colpito, per i contenuti immediati, Emanuela Cadoni e le sue frasi, direi una poesia in pillole di impatto, che comunicano gioia di vivere, passioni, emozioni, veramente vibranti. Percepisci una donna vivace, grintosa, romantica, un pò guerriera, ma con una grande sensualità e di un fascino di cui lei stessa è consapevole, ma anche le persone con cui comunica, percepiscono.
Tutto ciò che scrive, è lei, per conoscerla fatelo attraverso le sue parole. Definirei la sua poesia, uno shortino, lo bevi e poi ne vuoi un altro. Una personalià colorata e non tra le righe, lei che ascolta il mare come una musica e l’accorda al suo cuore.
Nasce il 16/06/ 1965 a Monza, dove viene assorbita fin dalla giovane età
nell ‘azienda storica familiare, dove ancora oggi lavora attivamente.
Ma nel cuore di Emanuela batte forte una passione che la richiama come fosse un sussurro d’anima, nel profondo e intrinseco viaggio della Poesia, regalandoci
queste sue Perle di brezza che si staccano dal cielo al mare e toccano in fondo
Fin dove devono andare nel più profondo essere che il lettore non puoi che
catturare e rendere i suoi scritti battiti vivi di emozione che ci dona senza nulla
chiedere.
“È anima il dolce canto leggero, profondo il sospiro di vita che si fa
lettera e inchiostro tra le dita di questa autrice.” Fatta di rosso smeraldo e
profonda luce, Emanuela dipinge sui suoi fogli bianchi attimi di vita, che strugge
tra i pensieri e battiti di un cuore che semplicemente… si fa Poesia. Emanuela è
una poetessa in erba che ci riserverà certamente delle grandi sorprese poetiche
perché come cita in uno dei suoi scritti di infinito vedere..Emanuela nelle sue liriche è semplice e va dritta al punto,
delucidando il lettore e regalandogli un pensiero semplice che lo conquista. Il suo primo
esordio letterario lo fa nel 2020 con il suo primo
‘”Luci sparse 18″, una raccolta di
quindici autori; il secondo,
“Emozioni”, una collana di sette autori nel 2021.
Oggi con “Note”, una nuova collana di quattro autori che nasce per dimostrare che la poesia contemporanea esiste ed è molto forte, e con le sue poesie ce ne dà piena dimostrazione regalandoci ancora una volta una dolce emozione. Emanuela Cadoni

Una sola cosa è certa:
Con l’età si impara
Che non si impara mai.
Emy

Ci sono muri impenetrabili
E quelli che si sgretolano
Al suono di una voce
Che si fa musica nel cuore. Emy

Se vorrai camminare con me,
dovrai muoverti lentamente.
lo sono colei che si fermerà
ad ogni passo,
per attendere il risveglio del sole,
e la danza leggera delle nuvole
che lo colorano.
Hai mai atteso
lo sbocciare di un fiore
o prestato ascolto
a un soffio di vento
che ti accarezza il viso?
Hai mai atteso
l’attimo in cui la luna
fa capolino all’orizzonte
e gioca con le ombre?
Come hai potuto non
“vedere”
fino ad oggi?
lo mi fermo.
Ti fermi con me?
-Emanuela Cadoni ![]()
©Copyright L. 633/1941
«Due occhi che hanno imparato a cogliere granelli di emozioni nella normalità dei giorni
qualunque.» Emanuela Cadoni

Ogni giorno è differente
Non siamo mai pronti
alle sorprese che può riservare.
con quel mix di gioia,
entusiasmo e speranza
Come fanno i bambini,
ogni volta che al mattino
il sole bacia di nuovo i loro visi.
Emy

Articolo di Marina Donnarumma !2 novembre 2022
COME UN SORSO, di Silvia De Angelis

Un suono lontano
ma consistente
non si dilegua dal pensiero
Sempre torna
a quel muto d’ombra
privato di parole
ma fermo
sull’abito scivolato a forza
Allora
il lato oscuro della tua persona
s’è appropriato della mia mente
violata nelle reticenze
in un sesso oltre la distanza
che riecheggia ancora…
forte
come un irresistibile sorso
di vino rosso
@Silvia De Angelis
Lucia Triolo

Bonhoeffer: un Cristianesimo senza scrupoli
„Sono effettivamente ciò che gli altri dicono di me? | Oppure sono solamente ciò che io conosco di me stesso?“
Dietrich Bonhoeffer
Le poesie di Bonhoeffer
Mi è capitato di incontrare questi versi di Dietrich Bonhoeffer e di finirci dentro tutta d’un pezzo, scarpe comprese: o è stata la frase che mi è piombata addosso, insieme ai suoi puntini e ai suoi dubbi? Mi pare chiaro infatti che, a partire da essa, gli interrogativi potrebbero moltiplicarsi. Non tanto dal versante della prima domanda, quanto piuttosto dal versante della seconda. Si potrebbe infatti continuare e chiedersi “cosa conosco di me” ed ancora: “è corretto ridurre ciò che io sono a ciò che conosco di me? E se sì, fino a che punto lo è?” Ancora: messa a punto una qualche risposta, in che misura essa è in grado di rappresentarmi di fronte agli altri e di fronte a me stesso; in che misura la conoscenza che ho acquisita su di me può trasformarmi? Si tratta insomma di una conoscenza statica o dinamica?
Credo siano proprio interrogativi inderogabili di questo genere: radicali alla, e radicati nella, nostra umanità, a rendere degno di attenzione chi l’ha pronunciata. Si tratta di Dietrich Bonhoeffer (4. Febbraio 1906 – 9. Aprile 1945) teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo. Un uomo che ha reso la sua azione gigantesca e incommensurabile risposta a questa serie di interrogativi, fino alla morte.

Lucia Triolo, Sagome in filigrana, Teologia luterana
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In questo sparso odore di giacinto di Franco Matacotta
Poeta italiano da riscoprire

Rari giorni d’inverno quando la tramontana
spezza gli aliti al fiume e tende il cielo
come se contrappunto fosse il giura e invece sono
queste martoriate pietre che bussano ai lastrici
divini, la sola porta impropria perché a Roma
non spettano salvezze. Cosí dicono gli orli delle case
fratturati cristalli d’arabia, trapunti dalle luci
e dai suoni mattini, lo dicono fumando i meccanici topi
e i natali non soffici né sacri, anche lo dicono
le sue morti feriali, la mia coperta corta. Lo ripetono
qui – minimamente – i cerini di lusso che s’accendono
a stento fra le mani di chi non ha piú fede
nell’avvento di un nuovo nord.
In questi rari giorni d’inverno
quando il sole mi pesa cosí poco
sarà bene tenere alta la testa. Forse si vive
altrove.
*
Il sorriso dell’attrice italiana Florena Iavarone
Florena Iavarone – attrice

PROFILO
ESPERIENZA PROFESSIONALE
- Insegnante curricolare di scuola primaria ed extracurricolare per ragazzi audiolesi: esperienza ultraventennale e spirito creativo.
- Organizzatrice e curatrice di gemellaggi culturali (Guidonia), incontri eventi con autori di libri, concerti con alunni di diversi ordini di scuola, spettacoli teatrali, concorsi, (ruoli di coordinamento dello staff nell’istituto di appartenenza): 1999/2001 – Scuola Primaria 7 circolo di Pescara (PE) 2001/2009 – Scuola Primaria di Montebello di Bertona (PE) 2009/2022 Scuola Primaria di Marina di Città Sant’Angelo (PE).
- Diplomata con 60/60 e borse di studio da parte dell’Istituto Magistrale “G. Marconi” (PE) come alunna con la media voti più alta della scuola durante il periodo di frequenza.
- Operatrice socio-educativa con borsa di studio dell’Ente Regione Abruzzo.
- Master di 1 livello in “Approfondimenti professionali per l’insegnante ed il formatore” c/o l’Università telematica “Leonardo da Vinci”.
- Tutor di insegnanti in anno di prova pre-immissione in ruolo.
- Laureata in pianoforte all’Istituto Musicale “G. Braga” di Teramo
(a.a. 1997-1998) con esperienza giovanile di concerti e concorsi e programmi televisivi. - Laureanda in Giurisprudenza (ultimi esami).
Corsi di aggiornamento:
per il conseguimento del livello B1 in inglese/delle pratiche di Coding (Istituto Istruzione Superiore “E. Alessandrini”);
sulle sigle dei film (Istituto MIBE di Pescara); per il conseguimento della pratica della didattica capovolta con esperti provenienti da diverse parti d’Italia (PalaEur di Roma); con il Centro dei Servzi Culturali (60 partecipanti provenienti da tutta Italia);
sulla memoria con il Metodo Golfera (Prof. Gianni Golfera); sulla lettura ad alta voce organizzato dal Prof. Batini;
corsi AIB (regione Umbria). Lettrice per l’iniziativa nazionale “Libriamoci”
e per
l’organizzazione “Telefono Rosa”. Incisione di un disco di musica contemporanea al pianoforte. Attrice amatoriale-corsi con: Maestro Maria Antonia e Tommaso Avati, Giorgina Cantalini, Paolo Genovese, Aldo Inda, Piero Lombardi, Valentina Materiale, Randall Paul, Gianmarco
Tognazzi, Tina Venturi, Giovanni Veronesi, Beniamino Vitali.
Musical “Children”. Film: Lilium, storia di un femminicidio presentato al Festival Internazionale del Cinema di Casacalenda.
Spettacoli teatrali:
Le coeur du mal (ispirato alla vita e alle opere di Charles Baudelaire)
Pinocchio
Pilato
Sei personaggi in cerca di autore.
Lettrice per la Maratona di lettura con DiLibri (Edizione critica edita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi in occasione del Centenario di Pinocchio-1983- a cura di Ornella Castellani Pollidori con il patrocinio dell’Accademia della Crusca): 80 insegnanti italiani.
Inteprete di opere teatrali radiofoniche e presenti in siti nazionali (Cotier le mimò di J. L. Giadima-Casa di bambola di H. Ibsen-A piedi nudi nel parco di N. Simon).
Collaboratrice del programma di mobilità “Eu-Reading Circle”, con l’Associazione SmartLab Europe-Università degli Studi di Chieti, in partenariato con paesi europei (Francia, Grecia, Spagna, Polonia), per il quale ha curato la documentazione con filmati, voce, testi, montaggio e regia video.
“Direttore” del coro “Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo” per il relativo Progetto PON.
Volontaria della cultura, in particolare degli audiolibri teatrali per non vedenti e dei libri, in particolare per il CSV (laboratorio di lettura ad alta voce con ragazzi delle Scuole superiori).
Disegnatrice, scrittrice per passione per fasce d’età 6-11 anni.
Cultrice del fai-da te (pittura, decoro, piastrellato, riciclo).
Co-conduttrice radiofonica.
Editor.
Giurata in concorsi letterari, presente in antologie di premi letterari e audioletture c/o biblioteche scolastiche;
Interprete-Lettrice per il Telefono Rosa e di Reading letterari.
Istruttrice di nuoto e preparatore Atletico (tesseramento FIN-CONI).
Appassionata di arte, cinema, teatro, fotografia.
Viaggiatrice-Comunicativa-Versatile-Desiderosa di imparare-Predisposta al lavoro di gruppo e/o in modalità singola-Attenta al dettaglio.
Il poeta Lucio Vitullo, vincitore di premi nazionali ed internazionali, le ha dedicato una poesia dal titolo “Il canto di Florena”.
Nel Gennaio 2021, ha ricevuto
dal World Literary Forum For Peace and Human Rights ( WLFPH) il titolo di “International Ambassador of peace”.
https://drive.google.com/file/d/1GqHO5_vGDl_5AUWqjGjduRichl54iguh/view?usp=sharing
https://drive.google.com/file/d/1wprZtd4cpN5QNVvwRkwYbBkFl4TB-rmw/view?usp=sharing
Florena Iavarone
“CONTAGIATI DALLA LETTURA CON FLORENA IAVARONE” (Cinzia Di Giannatale)-
Novembre 2020
Anche quest’anno, a dispetto del Covid, l’Istituto Comprensivo “Savini – San Giuseppe – San Giorgio” di Teramo ha aderito alla settimana di Libriamoci con scambi, incontri, riflessioni ispirati al libro e alla lettura. Tra le tante iniziative che hanno visto coinvolti gli alunni della scuola secondaria di I grado “F. Savini”, l’incontro con una lettrice d’eccezione: Florena Iavarone.
Nonostante il mezzo utilizzato (il ben noto Google Meet) non agevoli le relazioni e le interazioni, né quelle sociali né quelle culturali, le letture proposte dalla Iavarone e le successive riflessioni, domande, curiosità degli studenti hanno accorciato le distanze fisiche e hanno reso il clima simile a quello di uno di quegli eventi in libreria o in biblioteca, di cui tanto si avverte la mancanza in questo tempo di pandemia. La lettura espressiva della poesia “I limoni” di Eugenio Montale e del passo più celebre del romanzo “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro è stata lo spunto non solo per ricordi e aneddoti legati agli affetti familiari e all’importanza dei nonni, ma anche più in generale per domande e riflessioni sul valore della lettura e del libro nella società attuale e sull’efficacia e sul fascino della lettura espressiva.
“Contagiati” dalla lettura, molti dei ragazzi hanno partecipato all’evento hanno condiviso le loro impressioni sul blog della nostra scuola:
TOMMASO LIBERATORE :
Secondo me è stato un bellissimo incontro perché la lettrice ha saputo trasmettermi bene cosa per lei significa leggere e scrivere, inoltre mi sono piaciuti i piccoli consigli come quello di mettere la -t alla fine delle parole.
LUDOVICO SCARPONE :
È stata sicuramente un’esperienza indimenticabile. Mai mi sarei aspettato di incontrare una famosa lettrice come Florena Iavarone. Mi ha trasmesso le sue idee sulla lettura e sulla scrittura, mi ha fatto capire come puoi arricchirti di cultura leggendo. Mi sono piaciuti molto i suoi consigli e la storia di quando ha trovato un libro impolverato dentro una casa abbandonata.
ARIANNA SORU :
È stata un’esperienza carina, mi è piaciuta molto l’espressività di Florena Iavarone, certo, sarebbe stato più bello se fosse stato in presenza, ma a causa di questa pandemia non abbiamo potuto incontrarci dal vivo.
ELENA SANTORO :
Per me è stata un’esperienza molto bella, soprattutto per l’espressività con cui leggeva la Iavarone. I suoi consigli per me sono stati molto utili in quanto, dopo quell’incontro, ho cominciato a leggere più di prima. Peccato solo che non l’abbiamo potuta incontrare dal vivo.
ALESSANDRO RAPAGNA :
A parer mio è stato un incontro molto emozionante in quanto Florena Iavarone è stata in grado di farmi conoscere un nuovo lato della lettura, con la sua grande espressività ed il suo carattere istrionico, a tal punto da rendere teatrale la narrazione. Inoltre ho apprezzato particolarmente i testi letti.

Viaggio nella poesia francese: La “poesia pura” di Paul Valéry
Salerno, ore 16:
Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/
Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/11/la-poesia-pura-di-paul-valery.html
“I miei versi hanno il significato che gli si presta. Quello che gli ho dato io non serve che per me, e non lo credo opportuno a nessuno. È un errore contrario alla poesia il pretendere che a ogni componimento corrisponda un significato vero, unico e conforme o identico a qualche pensiero del poeta”.
Paul Valéry
Ambroise Paul Toussaint Jules Valery nasce a Sete il 30 ottobre del 1871. Il padre, Barthélemy, è un controllore delle dogane di origini corse, la madre, invece è la genovese Fanny Grassi, figlia del console del Regno di Sardegna a Sete. Dopo aver frequentato il liceo, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Proprio negli ambienti universitari avrà l’occasione di conoscere Mallarmè e altri esponenti importanti del mondo culturale dell’epoca. Si avvicina alla poesia e pubblica alcuni componimenti poetici che risentono di tutti gli influssi intellettuali del Simbolismo. Per lui la poesia è un gioco di intelligenza, un chiaro segno dell’altezza dello spirito. Purtroppo nel 1892 la sua ispirazione poetica subisce un duro colpo: l’amore del poeta per una ragazza spagnola e una profonda crisi interiore lo porteranno a ripudiare la scrittura che definisce, addirittura, una vanitosa forma di autoaffermazione personale. Lui stesso chiarirà in seguito, in un saggio su Poe, di aver avuto quella che lui chiama ” una crisi dello spirito” dipesa dalle paure e le incertezze dei suoi vent’anni. Crisi che lo porta ad annotare quotidianamente su un diario tutte le sue riflessioni con lo scopo di un ottenere un rigido controllo sul suo intelletto. In questi diari, che verranno pubblicati solo dopo la sua morte, riporterà tutte riflessioni filosofiche, estetiche e antropologiche. In realtà Valéry, pur allontanandosi dalla poesia, non l’abbandonerà mai del tutto. Nel 1894 si trasferisce a Parigi e lavora come redattore presso il Ministero della Guerra. Sono anni che vedono proliferare la sua scrittura . In tal senso sono importanti alcune opere che mettono in luce il suo ideale estetico: ” Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci” ( 1895) e “Serata con il signor Teste” ( 1896). Per quanto riguarda la figura di Leonardo, c’è da dire che Valèry ne è davvero affascinato. Per lui Leonardo è il vero eroe dell’intelletto in quanto capace di osservare il mondo con uno sguardo eclettico : di poeta, di pittore, di scienziato, di inventore, di naturalista, di fisico. Teste invece non è altri che una trasposizione dello stesso poeta. Figura leonardesca che ha una vita del tutto immaginaria: grazie all’immaginazione egli riscopre le leggi dello spirito. Ecco che la scrittura diviene il mezzo attraverso il quale lo scrittore, ma anche il poeta, può esprimere le idee maturate insieme alle esperienze spirituali. E non a caso ho citato il termine “poeta”, perché nel 1917 la sua carriera poetica riprende il volo con grande successo grazie alla pubblicazione della raccolta ” La giovane parca”, un poemetto ermetico in cui la protagonista rappresenta il conflitto tra coscienza e spiritualità. Dominante è l’intellettualismo che rende ostico il senso dell’opera che si riversa tutto sulla struttura. Secondo Valèry la poesia nasce da un evento misterioso, per cui la sua poesia prende forma solo dall’ispirazione. Il compito del poeta, quindi, è quello di condurre il lettore alla partecipazione del testo attraverso la musicalità e la perfezione della forma. Ecco che nasce la ” poesia pura”, improntata essenzialmente sulla parola poetica, ammaliante e incantatrice . Successivamente pubblicherà altre due raccolte di successo : “Il cimitero marino”(1920) e “Charmes” (1922). La sua carriera poetica è un enorme successo. Ottiene cariche prestigiose e al College di France istituiranno una cattedra di poetica apposta per lui. Durante l’occupazione nazista lavora come amministratore al centro universitario di Nizza, ma viene rimosso dall’incarico dal momento che si rifiuta di collaborare con il regime. La sua carriera si eclisserà in quanto costretto al silenzio. Ma l’anima libera di Valéry non verrà mai domata. Continuerà ad avere scambi di riflessione con importanti esponenti intellettuali dell’epoca, tra cui il filosofo Bergson, di origini ebraiche. In questo rapporto di amicizia e collaborazione si comprende il carattere determinato e indipendente di Valéry. Dopo il conflitto mondiale è di nuovo libero di esprimersi in pubblico ma purtroppo si spegnerà alcune settimane dopo la fine della guerra all’età di 73 anni. Verrà sepolto proprio in quel cimitero marino protagonista delle sue poesie.
Paul Valèry affermò per tutta la vita che la poesia è un fatto personale, individuale. Ogni intervento su di essa, come la parafrasi o addirittura la traduzione in un’ altra lingua, è una forzatura che tradisce la valenza originaria dell’opera poetica. Ogni lettore deve essere libero di interpretare la poesia liberamente, ricavandone un proprio messaggio, un proprio significato.
Un chiaro fuoco
Un chiaro fuoco m’abita e vedo freddamente
la violenta vita, illuminata tutta…
io non posso più amare oramai che dormendo
i suoi graziosi atti mescolati di luce.
I giorni miei, la notte, mi riportano sguardi
dopo i primi momenti di un infelice sonno,
quando sparsa nel buio è la sventura stessa,
tornano a farmi vivere, mi danno ancora occhi.
Se erompe quella gioia, un’eco che mi sveglia
ributta solo un morto, alla mia riva di carne.
E al mio orecchio sospende, il mio riso straniero
come alla vuota conchiglia un sussurro di mare,
il dubbio – sul bordo di un’estrema meraviglia,
se io sono, se fui; se dormo oppure veglio…
I Passi
Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.
Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quali indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!
Se da protese labbra,
per’ acquietarlo, all’ospite
dei miei sogni prepari
d’un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:
io vissi dell’attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.
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CULTURA
Il colore della poesia. Iris G.DM Roma 11 novembre 2022

Date: 11 novembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica
Avevo un cuore con un lembo stracciato,
la mia sottana scucita,
i capelli sciolti senza lavare.
Sedevo con i pugni chiusi,
le braccia conserte,
Vedevo lontano e non guardavo gli occhi,
neppure i miei davanti allo specchio.
In silenzio,
avevo sbarre ovunque mi girassi.
Mi dicevano cosa fare,
non mi dovevo lamentare!
Dovevo accontentarmi
senza capire perchè!
Non sapevo come fare,
non so come fare a demolire queste sbarre!
Odio i piatti da fare, le pentole per cucinare,
365 giorni , ogni giorno.
La vita scorre,
una lunga pellicola srotolata lucente,
perso un inizio, persa la fine
e io che vorrei fuggire, anche se fredda e rigida,
libera di essere bianca ed immortale,
marmorea di rose e petali appassiti,
forse libera. Iris G. DM

Sonetto d’amore totale di Vinìcius De Moraes
Un grande brasiliano

Ti amo così tanto, amore mio … non cantare
Il cuore umano con più verità …
Ti amo come amico e come amante
In una realtà sempre diversa
Ti amo in modo simile, di un amore calmo e amorevole,
e ti amo oltre, presente nel desiderio.
Ti amo, finalmente, con grande libertà
nell’eternità e in ogni momento.
Ti amo come un animale, semplicemente,
Di un amore senza mistero e senza virtù
Con un desiderio enorme e permanente.
E amarti così tanto e spesso,
è che un giorno nel tuo corpo
morirò improvvisamente di amare più di quanto potrei.
*
AMORE NASCENTE, di Silvia De Angelis

Parole adagiate lontano dalla soavità del fiore irrequieto.
L’ascolto di sillabe accentuate
esalta il confine intrigante di cieli assiemati
Aliti vibranti
sfondano il mormorio della frangibilità dei sensi.
Solo un soffio d’intuito
scivolerà sul bavero
tacendo il dubbio d’un amore nascente…
@Silvia De Angelis
COSPARSE DI FOGLIE

Polpacci lievi s’addentrano in quel motivo pulsante da sempre nel chiostro rimasto inappagato disegno. Nell’estensione d’un miraggio rimodellato a piacer mio quel richiamo amaranto arriva a lambire membra raggomitolate sciogliendo lontani abecedari. Apici di ghirlande d’oro in bilico su una realtà spenta dal suono e dal sentire si discostano da mani cosparse di foglie.. @Silvia De Angelis
Lapislazzuli e pepite d’oro
Lapislazzuli e pepite d’oro, di Federica Campanella
30 marzo 2022
Federica, le parole non servono
Tutto quello che non ti ho detto l’ho chiuso in uno scrigno di ottone intarsiato di lapislazzuli e pepite d’oro.
L’antica chiave di ferro che lo apre l’ho nascosta in fondo all’ultimo cassetto della biancheria e presto me ne dimenticherò.
Ti ho scritto parole su fogli che profumano d’albero, lo stesso su cui salivamo e guardavamo giù meravigliandoci di quanto fosse essenziale la vertigine.
Non avevamo paura quando oltrepassavamo il ruscello delle nostre emozioni saltando da una roccia all’altra in bilico sul filo della nostra innocenza.
Bevevamo acqua limpida e ci prendevamo cura delle nostre anime che si specchiavano sulla superficie. I nostri amici erano il vento, il buio e i lupi. La nostra medicina il veleno dei serpenti. Invincibili non avevamo paura di niente nemmeno di noi.
Tutto quello che non ti ho detto l’ho chiuso in uno scrigno di ottone intarsiato di lapislazzuli e pepite d’oro che si trova al centro del mio cuore. Trova la chiave e vieni a prenderlo.

Mele rosse
Mele rosse, di Federica Campanella
15 ottobre 2022
Federica, le parole non servono
Tutto si tinge di rosso, il colore del sangue e delle viscere della terra. Il serpente attorcigliato su se stesso si risveglia dall’arcaico torpore e ha fame.
Il suo cibo son frutti che maturano in lande profonde. Il rettile si muove deciso, conosce la sua direzione e strisciando solca il sentiero. Il suo veleno è medicina, i suoi denti affilati annientano sogni.
La sua dimora è il cielo.
Lo seguo con il mio occhio magico e trovo il suo giardino nell’abisso della terra. I suoi frutti sono rossi, grandi, succosi, goduriosi e brillanti nell’oscurità. Con la mano ne prendo uno. Un morso, poi un altro. È dolce più del miele.
Lo sguardo del serpente che si nasconde tra le foglie pare mostrarmi visioni contrastanti. Un fuoco che arde nel mare, una stella che brilla al centro della terra. Negli occhi le galassie.
Cado in terra immobile e senza respiro. Il serpente strisciando pesante sul mio corpo mi sussurra un canto lasciandomi abbandonata in un sonno profondo.
All’ombra di un albero di mele rosse apro gli occhi. Il sole forte rischiara ogni ambiguità, anche l’ombra più cupa del serpente.
Nella mia pancia egli ha trovato la sua dimora.

Profumi d’autunno
Profumi d’autunno, di Federica Campanella
Federica, le parole non servono
3 novembre 2022
La luce penetra dalle imposte chiuse della camera e Alma si risveglia dal torpore del dormiveglia mattutino. La notte appena trascorsa è un flebile ricordo oppure solo uno strano sogno ma in ogni fibra della sua pelle vive un sottile cambiamento.
Sposta le lenzuola a fiori aggrinzite e si mette seduta sul letto. Quando poggia i piedi sul pavimento freddo si irrigidisce. Vorrebbe tornarsene nel ventre caldo da cui è sgusciata qualche minuto fa ma lo stomaco borbotta e rivendica qualche biscotto di frolla alla cannella e un pezzo di crostata di mele, prelibatezze entrambe preparate per lei dalla nonna.
Infila i piedi nelle pantofole ed esce dalla camera abbracciandosi nello scialle di lana.
Si ferma ad osservare il dipinto appeso al muro del corridoio che ritrae una imponente balena regina del mare che nuota nel suo regno. Lo scruta come se fosse la prima volta. I colori intensi e sfaccettati che identificano quell’angolo di mare impresso su tela le solleticano la voglia di scendere di nuovo giù nelle profondità del sonno e del sogno. Ma lo stomaco borbotta ancora.
In cucina il profumo di mele e cannella è come una carezza che Alma assapora tutta. La nonna non c’è, sul tavolo il cappuccino è ancora caldo.
“Nonna?”
Nessuna risposta.
Alma si dirige verso la finestra. Il sole d’autunno le fa socchiudere gli occhi e le riscalda i punti del viso più esposti alla luce. La bocca si scioglie in un sorriso quando vede la nonna nel frutteto che coglie le mele cotogne. Accanto a lei un gatto nero dagli occhi magnetici la fissa attraverso il vetro. Al collo porta una chiave, la stessa che la notte scorsa tremolava nel muro e lo sgretolava, mattone dopo mattone.
L’infinitezza dei campi arati della campagna all’orizzonte fa meno paura di quella degli stessi celati al buio di una notte senza luna. La chiave adesso brilla al riflesso del sole.
“Bambina mia queste cotogne sono perfette per la marmellata!”
Dice la nonna ad Alma rientrando in casa con gli occhi lucenti e il cestino pieno di mele. Un incontro di sorrisi e un abbraccio al profumo di chiodi di garofano e narcisi.

Dall’Argentina Alicia Antonia Muñoz Verri invia un articolo interessante “Yoga terapeutico e disabilità”
Yoga, sport, disabilità, educazione

Informazioni AMBA – Provincia di Buenos Aires – Repubblica Argentina – Il Mondo
ARTE, SPORT, DISABILITÀ, EDUCAZIONE, TRE FEBBRAIO
È organizzato a Caseros dall’associazione civile YAD Internacional, una scuola di yoga in acqua per persone con disabilità. Saranno presenti le autorità del comune di Tres de Febrero e dell’Ambasciata dell’India. La giornalista, Agustina Kampfer, madrina dell’evento; Chris La Valle direttore di YAD International ed esperti in educazione, yoga e disabilità. Interverrà, tra gli altri, il medico ayurvedico Antonio Zangaro. L’insegnante specializzata in disabilità, Claudia Iazzetta, fondatrice di Inclusive Teachers. E Luis Giuliani direttore di Mondo Disabili. Sarà sabato 12, dalle 10, al CEDEM 1 su Tres de Febrero, Av Juan Bautista Alberdi 5524.
Il volantino dell’YAD
YAD International è una scuola inclusiva di yoga, arte, yoga in acqua e anche meditazione creata da Chris La Valle 45 anni fa. Dall’entità spiegano che “è un’energia e una filosofia di vita basata sull’amore, l’umorismo e il rispetto per gli altri. Dove tutti impariamo gli uni dagli altri e condividiamo saggezza e conoscenza”.
I valori dell’istituzione si basano sull’intelligenza emotiva e spirituale per raggiungere la pace nel mondo. International YAD organizza la 1a Giornata di Yoga Wateryoga e Disability for Peace. Sarà questo sabato 12 al CEDEM 1 di Tres de Febrero, Av Juan Bautista Alberdi 5524. Fatto in casa. Ci saranno conferenze di esperti e anche workshop e pratiche.
WaterYoga inclusione pace
Chris La Valle sarà il direttore di YAD International. Anche la giornalista Agustina Kampfer, madrina del Convegno. E le attività inizieranno alle 10, con la presenza delle autorità municipali, dell’Ambasciata dell’India. E anche l’accensione di una lampada commemorativa del maestro indiano, Indu Verma.
Il famoso ballerino e insegnante di Yoga spiegherà anche cosa sono i menhi (decorazione temporanea della pelle). E durante il giorno farà tatuaggi Hena. A nome del comune di Tres de Febrero, responsabile dei centri sportivi CEDEM del comune, sarà il direttore municipale del CEDEM n. 2, Hernán Jofre.
Le attività proseguiranno fino alle 19:00. Verranno affrontati temi sull’educazione inclusiva e sui suoi contributi a una cultura di pace. Inoltre, i contributi dello Yoga alle persone con disabilità e alla medicina. Yoga inclusivo. E verso le 15:00 Chris La Valle terrà un masterclass di yoga in acqua.

Claudia Iazzetta, specialista in disabilità e fondatrice di Inclusive Teachers, terrà una lezione sull’educazione inclusiva e una cultura della pace. Inoltre, autore di A place for you, a place for me – L’integrazione scolastica come strategia di integrazione sociale (Ocruxaves 2011). E da Per una società pacifica (Amazon 2016).
Accessibilità yoga e altro ancora
Liliana Reckinger Master in Yoga Terapeutico e Disabilità, di AURANANDA BUENOS AIRES, affronterà gli effetti dello Yoga sulle disabilità causate da malattie autoimmuni. Parteciperà anche Claudia Casabianca, Campionessa del Mondo di tennis 1977, e insegnante di tennis per disabili mentali.
Luis Giuliani, specialista in trasporti e accessibilità, e direttore di Mundo Discapacitado, parlerà di accessibilità per le persone con disabilità. papà. E il medico ayurvedico, Antonio Zangaro, ginecologo e ostetrico, presenterà anche i benefici dello Yoga dalla medicina.
Ci saranno lezioni ogni 15 minuti, in media. Inoltre verranno svolte pratiche di yoga in acqua, laboratori di mandala e Pranayama (energia corporea) per la vita quotidiana. Danze indiane. Yoga, meditazione, mantra.
E María Ester Palumbo parlerà di “Ascolto attivo e comunicazione”.

Información del AMBA – Prov. de Buenos Aires – República Argentina – El Mundo
ARTE, DEPORTES, DISCAPACIDAD, EDUCACIÓN, TRES DE FEBRERO
La organiza en Caseros la asociación civil YAD Internacional, escuela de wateryoga para personas con discapacidad. Habrá autoridades del municipio de Tres de Febrero y de la Embajada de la India. Participarán la periodista, Agustina Kampfer, madrina del evento; Chris La Valle directora de YAD Internacional; y expertos en educación, yoga y discapacidad. Entre otros, disertarán el médico ayurveda, Antonio Zangaro. La profesora especializada en discapacidad, Claudia Iazzetta, fundadora de Docentes Inclusivos. Y Luis Giuliani director de, Mundo Discapacitado. Será el sábado 12, desde las 10, en el CEDEM 1 de Tres de Febrero, Av Juan Bautista Alberdi 5524. Caseros.
El Flyer de la YAD
YAD Internacional es una escuela de yoga, arte, wateryoga y también meditación inclusiva creada por Chris La Valle hace 45 años. Desde la entidad explican que “es una energía y filosofía de vida basada en el amor, humor y respeto hacia el otro. Donde todos aprendemos de todos y compartimos sabiduría y conocimiento”.
Los valores de la institución parten de la inteligencia emocional y espiritual para lograr la paz en el mundo. YAD internacional organiza la 1ª Jornada de Yoga Wateryoga y Discapacidad por la Paz. Será este sábado 12 en el CEDEM 1 de Tres de Febrero, Av Juan Bautista Alberdi 5524. Caseros. Habrá conferencias de expertos y además talleres y prácticas.
WaterYoga inclusión paz
Estará Chris La Valle directora de YAD Internacional. También la periodista Agustina Kampfer, madrina de la Jornada. Y las actividades se iniciarán a las 10, con la presencia de autoridades municipales, de la Embajada de la India. Y además el encendido de una lámpara conmemorativa a cargo de la profesora india, Indu Verma.
La reconocida bailarina y docente de Yoga también explicará qué son los mendhis (decoración temporal de la piel). Y durante la jornada realizará tatuajes de Hena. Por parte del municipio de Tres de Febrero, a cargo de los centros deportivos CEDEM en la comuna, estará el director municipal del CEDEM Nº 2, Hernán Jofre.
Las actividades continuarán hasta las 19. Se abordarán temáticas sobre educación inclusiva y sus aportes para una cultura de la paz. Asimismo, los aportes del Yoga a las personas con discapacidad y a la medicina. El Yoga inclusivo. Y alrededor de las 15, Chris La Valle dictará una masterclass de wateryoga o yoga acuático.
Sobre educación inclusiva y cultura de paz dará una conferencia la licenciada en gestión y administración educativa, Claudia Iazzetta, especializada de discapacidad, y fundadora de Docentes Inclusivos. Además, autora de, Un lugar para vos, un lugar para mí-La integración escolar como estrategia de la Integración social (Ocruxaves 2011). Y de Por una sociedad en Paz (Amazon 2016).
Yoga accesibilidad y más
Liliana Reckinger master en Yoga Terapéutico y Discapacidad, de AURANANDA BUENOS AIRES, abordará los efectos del Yoga en las discapacidades generadas por enfermedades autoinmunes. También participará, Claudia Casabianca, campeona Mundial de Tenis 1977, y docente en tenis para personas con discapacidad mental.
Luis Giuliani, especialista en transporte y accesibilidad, y director de, Mundo Discapacitado, se referirá a la accesibilidad para las personas con discapacidad. dad. Y el médico ayurveda, Antonio Zangaro, ginecólogo y obstetra además, planteará los beneficios del Yoga desde la medicina.
Habrá disertaciones cada 15 minutos, en promedio. Además se realizarán prácticas de wateryoga, También talleres de mandalas y de Pranayamas (energía corporal) para la vida diaria. Danzas de la India. Yoga, meditación, mantras. Y María Ester Palumbo hablará sobre “La escucha activa y la comunicación”.
Dall’Argentina Alicia Antonia Muñoz Verri, Guainy ha inviato un articolo interessante “Yoga terapeutico e disabilità”
Una piccola meschinità (miniracconto di fantasia)…
Ha preso una tachipirina. Ha mangiato solo due crostini tanto per non essere digiuno, tanto per fermarsi lo stomaco. Accende la radio. La stazione sta passando una canzone straniera di moda negli anni ’80, di cui non riesce a ricordarsi il titolo. Fa degli sforzi di memoria, proprio non riesce a ricordarlo. Sono arrivati a un paese del circondario dove c’è un panificio che fa una buona schiacciata. Suo padre parcheggia. Poi va a comprarla. Lui aspetta in macchina. Dopo cinque minuti suo padre mette sui sedili posteriori la busta con dentro la schiacciata. Gli fa cenno di uscire fuori dell’abitacolo e andare in un bar vicino, distante solo trenta metri, per prendere qualcosa. Piove a dirotto, ma loro si incamminano, incuranti di tutto. Due schizzi d’acqua non hanno mai rovinato la salute a nessuno! Entrano. Il titolare è cinese. La barista è italiana. Suo padre ordina un caffè. Lui prende un cappuccino. Ci sono degli avventori che parlano tra di loro. Scherzano, ridono, parlano del tempo. Lui prende il cappuccino e si mette seduto a un tavolino. Prima si gusta la schiuma con dei colpi di cucchiaio. Quindi apre la bustina dello zucchero, che gira e rigira. Infine si sorbisce lentamente il liquido. È un buon cappuccino perché il latte e il caffè sono di qualità. Si guarda intorno. Arriva una donna sulla quarantacinquina. È lei o non è lei? È una sua vecchia conoscenza? Rimane interdetto. I suoi pensieri sembrano fermarsi. Il tempo sembra fermarsi. Sono istanti di incertezza e di sospensione. Molti anni fa quando lei era una bella ragazza lo aveva illuso. Passava sempre davanti al suo negozio. In realtà lei aveva solo giocato. Lei aveva molti uomini e lui non significava niente per lui. Solo un gioco di sguardi molto prolungato, durato delle settimane, ma che non aveva portato a nulla. Appena lui aveva provato ad approcciarla, lei si era rivelata ferma, decisa, categorica, risoluta. Lo aveva preso a male parole e il giorno dopo si era presentata davanti al suo negozio con un uno dei suoi amanti a scambiarsi effusioni. La delusione era stata cocente, ma erano altri i drammi, le vere sofferenze nella vita. Bisognava non pensarci, andare avanti, fare finta di niente, sopportare tutto. Lei continuava a passare davanti al luogo dove lavorava come se fosse invincibile, irreprensibile, totalmente padrona del mondo o almeno di quel piccolo mondo di provincia, dove le belle ragazze potevano permettersi tutto. Lui non sapeva il suo nome, sapeva solo dove lavorava. Poi lui aveva chiuso il negozio e non l’aveva più vista. Poco male! Meglio così! Quindi un giorno morì un ex collega di lavoro di sua madre. Lui andò a visitare il profilo Facebook del defunto e trovò che lei era una sua amica sui social. Solo allora seppe il suo nome e cognome. Poi seppe, leggendo il giornale, che il padre di lei era morto. Forse è lei in quel bar. È quasi irriconoscibile. Quello è un vero tuffo nel passato. È un vero tuffo al cuore. Prende la tazza e la riporta al banco. In quel breve tragitto la guarda. È davvero lei. È appoggiata al banco di tre quarti. Lei lo guarda di sguincio, con la coda dell’occhio. I loro sguardi si incrociano, ma senza alcuna curiosità né elettricità né erotismo da parte di entrambi. Lei forse si chiede cosa mai ci faccia lì. Lui sa già che quello è il suo paese. Nota che la sua bellezza è sfiorita. Lei mormora qualcosa, mentre lui posa sul banco la tazza. Lei sussurra queste parole: “il tuo problema è che non hai il fisico”. Le bisbiglia, le pronuncia in modo appena percepibile. I due uomini che sono con lei, forse suoi amici o forse suoi amanti, lo guardano male, lo apostrofano con due insulti. Cercano la rissa. Sono disposti a venire alle mani. Lui capisce che non tira aria, che quel luogo non fa per lui. Chiede a suo padre che sta leggendo un giornale sportivo se possono andare via. Il padre annuisce. Vanno verso la macchina. Lui è totalmente immerso nei suoi pensieri. Non l’attrae più quella donna e poi è una vecchia ferita ormai interamente cicatrizzata. Però non riesce a non pensarci. Pensa che a volte il destino gioca dei brutti scherzi. Pensa che è strano e davvero buffo rivederla dopo poco più di quindici anni. Quante cose sono avvenute in quel periodo! Pensa a un mare di cose. Pensa che lei prima poteva puntare sulla bellezza e ora non è altro che una donna rozza, sgraziata, ormai non più appariscente, non più piacente. Certo il suo pensiero o questa sua semplice constatazione di fatto non è da comunicare al prossimo perché sarebbe stato ritenuto cinico, odioso, politicamente scorretto, insensibile nei confronti delle donne. Certe grandi intellettuali femministe se sapessero questi suoi pensieri lo considererebbero un omuncolo banale, scontato, sotto la media. Lui se ne frega altamente. Questa sua idea cattiva, spietata gira e rigira nella sua mente e lui quella mattina è davvero di buon umore. Sa che è senza lavoro, che ha solo un amico fidato, che non ha una donna, che forse i suoi soldi finiranno presto, che c’era stata una pandemia terribile e una terribile guerra è in corso. Sicuramente questo è segno inequivocabile che è meschino, ma ognuno ha la sua meschinità che nasconde a tutti in fondo all’animo. Sono piccoli pensieri da non rivelare al prossimo, ma esistono e ci fanno talvolta stare meglio, sono garanzia di momenti di felicità. Non fate finta di essere puri e candidi come gigli! Ammettetelo serenamente. Non cercate di dimostrare una grandezza d’animo che non avete. Confessatelo che è la vostra gretta meschinità che vi fa tirare avanti in questa vita! E lui quella mattina si sente solo ma felicemente solo. È stato rifiutato da quella ragazza anni fa. Non ha avuto baci, carezze, calore, orgasmi da lei. Ma ora a 50 anni è felice di essere stato rifiutato, di non esser il suo uomo, di non avere figli da lei e si sente davvero un uomo fortunato. Pensa a tutti i problemi del mondo, ma non può fare a meno di essere di buon umore e niente e nessuno possono togliergli quello stato d’animo, pensando a come è diventata ora quella ragazza che un tempo stordiva tutti con la sua bellezza. È di nuovo in macchina. Partono. Sono di nuovo in un ambiente caldo e confortevole. Accende di nuovo la radio. La stazione passa una canzone straniera di moda negli anni ’80, di cui lui proprio non riesce a ricordarsi il titolo, nonostante gli sforzi di memoria.
CONTROLUCE: Barriere architettoniche e assenza assoluta di empatia
CONTROLUCE: Barriere architettoniche e assenza assoluta di empatia.

Date: 10 novembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 novembre 2022
Questa, una mattina in cui ti svegli già indisposta verso il mondo, perchè ti girano ” le cosiddette”. Cielo grigio, pensieri grigi, ti sbatti giù dal letto pensando come il mondo è ingiusto con te. Vorresti fregartene di tutto e di tutti, velenosa come una tarantola, poi ti imbatti in qualche cosa che ti fa dire – cavoli dove ti giri è peggio!- EMPATIA, GIUSTIZIA, ” PIETAS”. Sapete quell’antico sentimento che induce amore, compassione e rispetto , per le altre persone ? Lo conosciamo? Lo conoscete?.
Leggo spesso un bellissimo blog, che si chiama ” la farfalla della gentilezza” e sono venuta a conoscenza della storia di Marta, ma ” Marta” è la storia di una – uno- e di tanti. Tutte storie avvolte dal massimo menefreghismo e indifferenza, da parte dello stato, ma anche da parte di ognuno di noi. Noi pensiamo solo al nostro ” io” mostruoso ed egoico.
Con il permesso della blogger ” della farfalla della gentilezza ” posto il suo articolo
Anche Marta è una studentessa straordinaria. Ma lei non vuole bruciare le tappe, non vuole nemmeno diventare una studentessa da record. Vorrebbe solo il diritto di fare quello che fanno i suoi coetanei, senza troppi problemi. Anche cose molto semplici, come uscire, andare a prendere un caffè al bar, farsi un bel giro per il centro di Napoli, dove abita.
Però per Marta Russo tutto questo non è così semplice, perché per muoversi ha bisogno di una sedia a rotelle.
E quindi non può uscire sola, perché anche scendere sotto casa diventa un’impresa impossibile: le macchine parcheggiate male le rendono impossibile anche gli spostamenti più semplici, il trasporto pubblico per lei è praticamente inesistente, le barriere architettoniche di fatto diventano una barriera anche sociale.
Marta per fortuna ha una famiglia che le sta vicino, e che ha sempre provveduto ai suoi spostamenti, fin dai tempi della scuola primaria, quando il servizio comunale al quale avrebbe avuto diritto si era rivelato inadeguato. Ma Marta, oggi, studentessa universitaria, non ha gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri studenti perché ci sono le barriere architettoniche, e perché sa che non troverà il parcheggio riservato, che lo scivolo sul marciapiede sarà ostruito da un automobilista egoista…
Abbiamo un bellissimo articolo della nostra Costituzione, il terzo, che afferma che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Ma una barriera architettonica è evidentemente un ostacolo che impedisce a Marta il pieno sviluppo della sua personalità.
Per questo Marta ha scritto una lettera aperta alLA Presidente del Consiglio, per raccontarle le sue difficoltà quotidiane e farle notare, a proposito del merito, che se lei, Marta, vince una borsa di studio, è una grande soddisfazione, ma poi cosa succede? Che l’Inps sottrae l’intero importo al 100% dalla pensione di invalidità, cioè dalla sua unica fonte di reddito.
A proposito d

el merito…
Questo è un paese a due velocità. E ha ragione Marta, che non ha ricevuto il clamore mediatico che invece la sua vicenda meriterebbe, a dire che le girano le ruote…
(Potete seguire Marta Russo sulla sua pagina e nel suo canale youtube “I Pensieri di Marta”). La farfalla della gentilezza.
Ora mi domando, ma i propri affari personali devono diventare pubblici per essere compresi ? Compresi relativamente direi, perchè si continua a parcheggiare nei parcheggi dei disabili, non ci sono strutture adeguate per viaggiare sui mezzi, non c’è l’educazione necessaria per il rispetto, per capire.
Studentessa con disabilità scrive al premier Meloni: “Sono Marta, ho 22 anni e mi girano le ruote!”
La 22enne napoletana, costretta in sedia a rotelle, lancia un appello alla maggioranza, chiedendo maggiore attenzione per le istanze degli studenti disabili. Nessuno dovrebbe rimanere indietro: uno dei valori fondanti la società democratica si scontra però con una realtà crudele.
Autore
11′ di lettura
4 Novembre 2022
“Chiediamo il diritto a una vita come gli altri”, lo scrive Marta, studentessa napoletana, in una lettera.


Credo che ognuno di noi sia testimonio concreto di questa situazione, di vedere parcheggi per disabili occupati, forse anche noi l’abbiamo fatto, oppure parcheggiare davanti una passerella per disabili. Spesso con il ” passeggino” io stessa mi sono trovata in difficoltà per un posto dove scendere dal marciapiedi, vogliamo parlare delle spiagge, di ogni luogo pubblico dove è impossibile accedere? Noi non siamo gli unici ad avere diritti, ci sono, spesso, persone che hanno bisogno che non ci siano barriere architettoniche, queste persone hanno il diritto di accedere dovunque, neppure dovrebbe essere messo in discussione.
A questo proposito vorrei citare articoli della costituzione.
Art. 2
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”
Art. 3
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”¦”
Art 24
“Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri interessi legittimi”¦.”
Art. 32
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività “¦”
Un handicap non deve essere mai causa di discriminazione e che la persona che ne è portatrice non solo deve essere opportunamente curata, tutelata , ma deve avere le stesse possibilità di una persona sana per principio di eguaglianza, a cui vorrei aggiungere per empatia e” pietas” che sarebbe amore e comprensione dell’altro, da non confondere assolutamente con la pietà che intendiamo in genere. Questa ” pietas” deve essere per ogni persona in difficoltà, che abbia un handicap o no. Siamo una società civile? Davvero non lo so più, una società violenta, dove vige la legge del più forte, in questo caso leggi del ”più ricco”, dove l’aggressività si manifesta verbalmente e fisicamente, la buona educazione, la comprensione, la tutela del cittadino, in balia di se stesso. Siamo una civiltà civile? Io non lo so, non lo so!
Vorrei che ognuno di noi riflettesse, che ognuno di noi si mettesse nei panni di Marta, Giuseppe, Giovanni, Francesco…, pensate di essere al loro posto.
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 novembre 2022
Lovers Go Home di T. S. Eliot
Il grande innovatore della poesia del Novecento

Oggi che ho iniziato la giornata
tornandoti sott’occhio
e mi hai trovato bene
e ti ho trovato ancora più bella
adesso che finalmente
è abbastanza chiaro
dove sei e dove
sono
Per la prima volta so
che avrò la forza
di costruire con te
un’amicizia così sottile
che dal vicino
territorio dell’amore
questo disperato
inizieranno a guardarci
con invidia
e finiranno per organizzare
escursioni
per venire a chiederci
come facciamo.
*
“Il cielo della memoria” di Marcel Proust
Tutto cancella il tempo come l’onda cancella
i giochi dei fanciulli sulla sabbia spianata.
Dimenticheremo le vaghe, le precise parole
che schermavano, tutte, un poco d’infinito.
Tutto il tempo cancella, ma non offusca gli occhi,
sia chiari come l’acqua o d’opale o di stella.
Belli come nel cielo o dentro un lapidario,
brilleranno per noi d’un fuoco triste e gaio.
Gli uni, a un vivente scrigno trafugati gioielli,
duri raggi di pietra mi getteranno in cuore,
come quando nella palpebra conflitti, sigillati,
lucevano d’un raro, illusorio splendore.
Ad altri dolci fuochi da Prometeo rapiti
la scintilla d’amore che in esso palpitava
per soave tormento abbiam portato via,
gioie troppo preziose o luci troppo pure.
Il cielo della mia memoria costellate in eterno,
inestinguibili occhi delle donne che ho amate !
Sognate come morti, brillate come glorie,
scintillerà il mio cuore come a maggio la notte.
Simile a una nebbia d’oblio cancella i volti,
i gesti che altra volta adorammo al divino,
che ci resero folli, che ci resero saggi,
grazie di perdizione, e simboli di fede.
Tutto cancella il tempo, le sere confidenti,
le mani ch’io posavo sul suo collo di neve,
i suoi sguardi che l’arpa dei miei nervi sfioravano,
la primavera che su noi scuoteva i suoi turiboli.
Altri occhi, pur essendo d’una donna gioiosa,
al pari dei rimorsi erano vasti e neri,
spavento delle notti, mistero delle sere.
Fra le sue belle ciglia c’era l’anima intera,
e come un gaio sguardo era vano il suo cuore.
Altri, simili al mare così dolce e cangiante,
ci smarrivano all’anima che in essi è prigioniera
come incalza l’ignoto nelle sere marine.
Solcammo, mar degli occhi, i tuoi limpidi flutti.
Gonfiava il desiderio le rattoppate vele;
delle antiche tempeste dimentichi, andavamo
sull’onda degli sguardi a scoprire altri cuori.
Tanti sguardi diversi, così simili i cuori !
Vecchi, delusi ostaggi degli occhi,
dovevamo restarcene a dormire sotto le fronde… Ma anche
sapendo tutto voi vi sareste imbarcati
per avere quegli occhi gravidi di promesse
come un mare che a sera fantastica del sole.
In inutili imprese vi siete prodigati
per giungere al paese del sogno che, vermiglio,
si lamentava d’estasi oltre le acque vere,
sotto la santa arca d’una nube, profeta
crudele. Ma è pur dolce avere per un sogno
queste piaghe, e festoso brilla il vostro ricordo.
Marcel Proust
Traduzione di Giovanni Raboni – Gallimard, 1982
ph Eleonora Mello
Marcel Proust, scrittore francese (Parigi 1871 – ivi 1922). Figlio di Adrien, prof. universitario di medicina, e di Jeanne Weil, di ricca famiglia ebrea, donna sensibile e colta alla quale restò morbosamente legato, all’età di nove anni cominciò a soffrire d’asma, malattia che lo tormentò tutta la vita. Frequentò il liceo Condorcet di Parigi (1887-89), dove strinse le prime amicizie importanti e collaborò al periodico studentesco Revue lilas; s’iscrisse poi alla facoltà di diritto, seguendo contemporaneamente corsi alla Scuola di scienze politiche e alla Sorbona, dove fu allievo di H. Bergson. Collaborò a Le Banquet, la rivista fondata (1892) da un gruppo di amici del Condorcet, alla Revue blanche e ad altri periodici e quotidiani tra cui Le Gaulois, e, dal 1903, a Le Figaro. Dal 1914 uscirono sulla Nouvelle revue française ampî estratti delle sue opere. Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell’alta borghesia e dell’aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell’affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista. Fu intimamente legato al musicista R. Hahn e allo scrittore R. de Montesquiou. Insieme a B. de Fénelon nel 1902 fece un viaggio in Belgio e in Olanda (l’unico altro viaggio fu quello con la madre a Venezia, nel 1900). Dopo la morte del padre (1903) e soprattutto della madre (1905) si dedicò interamente alla stesura della sua opera, in un progressivo isolamento che lo portò a tappezzare di sughero la sua stanza nell’appartamento di boulevard Hausmann dove si trasferì nel 1906, assistito negli ultimi anni dall’autista Alfredo Agostinelli e, dopo la morte di questo, dalla fedele governante Céleste Albaret. L’unico, immenso romanzo che scrisse, dopo varî tentativi, a partire dal 1909 fino all’anno della morte, s’intitola À la recherche du temps perdu e consta di sette parti intimamente legate: la prima, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell’autore da Grasset, dopo che il parere negativo di A. Gide ne impedì la pubblicazione presso Gallimard; seguirono (questa volta da Gallimard) À l’ombre des jeunes filles en fleur (1918), che ottenne il premio Goncourt, Le côté de Guermantes (2 voll., 1920-21), Sodome et Gomorrhe (3 voll., 1921-22). Postume apparvero le ultime tre parti: La prisonnière (1923), Albertine disparue (1925, chiamata anche La fugitive) e Le temps retrouvé (1927). Fondata su un impianto autobiografico, l’opera, la cui struttura ciclica richiama quella della Comédie humaine di Balzac e della Tetralogia di Wagner, è un grandioso affresco della società francese all’inizio del secolo, del suo linguaggio, delle sue passioni e delle sue leggi; allo stesso tempo è la storia di una vocazione artistica che si realizza dopo una lunga esperienza di tempo “perduto”, tempo che nell’arte è possibile ritrovare, cioè rivivere nella sua verità. In contrasto con il canone dell’oggettività del realismo, la narrazione, dietro la quale è percepibile la lezione di Chateaubriand, di Nerval, di Baudelaire ma anche l’influsso degli studî della psicologia del tempo sulle “intermittenze” della memoria, si dispiega attraverso il punto di vista soggettivo di un narratore protagonista, a partire da un evento fortuito: un sapore “ritrovato” nel gustare una madeleine risveglia la memoria facendo inaspettatamente riaffiorare alla coscienza tutto un mondo dimenticato. Il racconto, che adotta la forma del monologo interiore e si sviluppa attraverso frasi lunghe, ricche di subordinate, ruota intorno a diversi poli ideologici: si va dalla critica ad ogni mito, amoroso o mondano, che tende a cristallizzarsi in idolo, alla prefigurazione di un bello in sé, a un discorso sull’omosessualità che fornisce lo spunto a una più vasta meditazione sulla condizione di vittima e di carnefice in cui precipita chiunque contragga un rapporto affettivo. Intrisa di un senso drammatico dell’esistenza, ma sorretta da un’ironia che diviene fervido umore narrativo, la Recherche trascende il clima decadente, che pure la sostanzia, per collocarsi agli apici dell’esperienza letteraria del sec. 20°. Il momento irrazionale (la memoria involontaria che nel contatto fra due sensazioni, l’una presente, l’altra passata, scopre la loro essenza comune e fa ritrovare il tempo perduto) è solo la prima tappa nel cammino verso l’arte, che si raggiunge nel completo dispendio esistenziale, di ragione oltre che di forze inconscie, poiché solo la ragione sa stabilire i nessi, creando un discorso narrativo. Tale poetica è frutto di un lungo travaglio critico che preparò lentamente la scrittura del romanzo. Dopo Les plaisirs et les jours, una raccolta di racconti che uscì nel 1896 con una prefazione di A. France, P. redasse il primo abbozzo della Recherche. Il lavoro lo occupò dal 1895 al 1899; ne venne fuori un grosso manoscritto (pubbl. post. nel 1952 col titolo Jean Santeuil; trad. it. 1953), rimasto incompiuto. Alla scoperta di quello che chiamò il suo “metodo”, P. fu avviato dai successivi studî sull’estetica di J. Ruskin, di cui tradusse The Bible of Amiens (1904), aggiungendovi un’importante introduzione, e Sesame and lilies (1906). Frattanto svolgeva un tipo di esercizio letterario al quale si era dedicato fin da ragazzo, il “pastiche”, sorta di parodia dello stile di scrittori famosi (pubblicò nel 1919 Pastiches et mélanges), e tra il 1908 e il 1909 scriveva il Contre Sainte-Beuve (post., 1954), in cui accusava il critico d’aver confuso l’io biografico e mondano degli artisti con il loro io profondo, che solo crea l’opera d’arte. Altri testi sono stati pubblicati postumi (Chronique, 1927; Textes retrouvés, 1968), incluse le numerose corrispondenze. La critica proustiana, sterminata, è assai varia: si va dai tentativi di sintesi (G. Cattaui, R. Fernandez, H. Bonnet, G. D. Painter) all’analisi di aspetti particolari, come lo stile (L. Spitzer), la morale e la filosofia (G. Bataille, M. Blanchot), la struttura del racconto (J. Rousset) o il linguaggio (R. Barthes). G. Deleuze, proponendo un’analisi semiologica del romanzo, sembra aver fornito una chiave per coglierne la natura infinitamente allusiva. Alla grande fortuna di P. hanno contribuito in misura rilevante gli studiosi italiani (G. Macchia, G. Debenedetti, G. Natoli, G. Contini). Alla prima traduzione italiana della Recherche (7 voll., 1946-51) hanno collaborato N. Ginzburg, G. Caproni, F. Fortini, ecc. Una nuova traduzione (4 voll., 1983-93), con note di A. Beretta Anguissola e D. Galateria, si deve a G. Raboni.[ Enciclopedia Treccani]
Il circolo di lettura della Voce della Luna propone un incontro sulla letteratura gotica
Solitudine messicana di Jack Kerouak
Grande poeta e scrittore americano

E sono uno straniero infelice
contento di scappare per le strade del Messico
I miei amici sono morti su di me, le mie
amanti svanite, le puttane bandite,
il mio letto sbattuto e sollevato dal
terremoto – e niente erbasanta
per uno sballo a lume di candela
e sognare – solo spurghi d’autobus,
ventate polverose, e cameriere che mi sbirciano
da un buco nella porta
segretamente attizzate alla vista
degli onanisti fottenti cuscini –
Io sono la Gargolla
di Nostra Signora
che sogna nello spazio
sogni di grigia nebbia –
Il mio volto è puntato verso Napoleone
– io non ho forma –
La mia agenda è piena di DEFUNTO
non ho valore nel vuoto,
in patria senza onore, –
Il mio unico amico è un vecchio pederasta
senza macchina per scrivere
Chi, se è mio amico,
lo beccherò nel culo.
Mi resta ancora un pò di maionese,
tutta un’inutile…
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CURIOSITA’ NELLA CAPITALE, di Silvia De Angelis

Roma, caput mundi. Oltre che essere una affascinante meta turistica che ogni anno attira milioni di visitatori da tutto il mondo per il suo vastissimo patrimonio storico, culturale, artistico ed enogastronomico, la città di Roma propone una gran quantità di curiosità, segreti e stranezze di ogni tipo.
Tra i suoi vari misteriosi segreti, vediamo delle curiosità su Roma che meravigliano profondamente :
La Porta Alchemica a Piazza Vittorio Emanuele II
Nel Rione Esquilino e più esattamente in quella che i romani chiamano semplicemente Piazza Vittorio, si può ammirare una tra le più importanti testimonianze alchemiche al mondo, ovvero la Porta Alchemica. Osservandola, si potrà notare gli enigmi e simboli che il marchese Savelli, non essendo stato in grado di decifrar, volle che divenissero pubblici.

Giulio Cesare e la presenza dei Gatti
Largo di Torre Argentina, propone una più che interessante area archeologica. Difatti, fu proprio in questa area che Giulio Cesare cadde vittima per mano dei congiurati. Oggi, il punto esatto dove venne ucciso è indicato da una lastra voluta da Ottaviano per far sì che i posteri sapessero dove cadde ucciso il grande condottiero. La curiosità è che questo luogo è “custodito” da una ingente colonia di gatti che sembrano essere poste a guardia della lapide.

La Magia del Cupolone
Ammaliante bellezza di Roma, propone una interessante curiosità. Infatti, se da Villa Pamphili ci si dirige verso San Pietro, più la cupola della Basilica si avvicina e più questa sembra piccola. Se invece si procede inversamente, il Cupolone sembrerà ingrandirsi.

Lo Street Food ante litteram
I romani sono stati i precursori anche di quello che oggi viene ad essere chiamato street food. Infatti, nell’antica Roma vi era già una infinità di locali ove gli avventori potevano prendere il cibo, così come vi erano numerosi venditori ambulanti, ovvero i lixae, che proponevano sulle loro bancarelle smontabili pane, frittelle e varie altre gustose cibarie.

Chiacchiere da Toilette a Roma
Oggi, in linea generale, si è portati a vedere la toilette come un luogo privato. Ai tempi dell’antica Roma, invece, le toilette pubbliche venivano ad essere viste e considerate alla sorta di salotto. Non per nulla, venivano ad essere costruite a ferro di cavallo proprio per far sì che gli astanti potessero agevolmente chiacchierare tra loro.

Sesso e Roma
Come testimoniato da innumerevoli scoperte archeologiche, i romani avevano una forte fame di sesso. Ad esempio, nelle popinae, le osterie del tempo, oltre che poter consumare dei pasti veloci, vi erano numerose prostitute che, dopo aver contrattato la prestazione al piano terra, portavano la clientela sul soppalco.

Il problema dei rifiuti a Roma
La storia che vede protagonista Roma e i suoi rifiuti, ha antiche origini. Infatti, fu solo a partire dal diciottesimo secolo che si può attestare l’esistenza di un organizzato servizio di nettezza urbana. Tra le più antiche testimonianze di questo annoso problema, vi è il Monte Testaccio, così chiamato per il fatto che venne, praticamente, ad essere eretto dallo smaltimento delle anfore ai tempi degli antichi romani.

La Sedia del Diavolo a Roma
Oggi è piazza Elio Callistio e si trova nel quartiere Africano ma prima era chiamata piazza Della Sedia del Diavolo. Questo nome inquietante era derivante dal fatto che una antica costruzione romana ridotta a rudere, ricordava una sedia, quasi un trono con tanto di alta spalliera e pronunciati braccioli. Ovviamente, prima dell’urbanizzazione questa era un’area di campagna e la leggenda narra che chi avesse avuto il coraggio di avvicinarsi a questo rudere acquistasse il dono di curare le malattie e la capacità di fare profezie.

La Cripta dei Cappuccini in via Via Veneto
Tra le 10 curiosità su Roma che vi lasceranno a bocca aperta, non poteva mancare questo luogo misterioso. Proprio in quella via che è nota per la Dolce Vita, infatti, si trova la Chiesa di Santa Maria Immacolata al cui interno vi è la cripta dei Cappuccini. A rendere un po’ inquietante la visita di questo luogo sacro in via Veneto è la presenza degli scheletri dei cappuccini. Tutto all’interno della cripta è fatto di ossa: vertebre, femori, peroni, tibie e via dicendo.

La grandiosità del Colosseo
Già la sua gloriosa vista lascia a bocca aperta ma, poi, se si sa che in questo luogo oltre che ai tradizionali combattimenti tra gladiatori si disputavano vere e proprie battaglie navali, la meraviglia e lo stupore sale ancora più forte. (web)

lucia triolo: la canzone del non tempo
Svaligiate le immagini
si vedeva solo la calza
sul viso furfante
“sta da quelle parti” -dicevi-
e parlavi del mio corpo
ma io non stavo più (d)alle parti
del mio corpo
imballavo la refurtiva
a ladri audaci
confortanti come
pensieri zitti;
incubo trovatello
il mio sguardo,
in questa piazza ossessiva,
scivolava dietro,
gelida assassina,
la canzone del non-tempo

Bellezza Italia sul lago d’Orta

| “Bellezza Italia” sul lago d’Orta |
| “Bellezza Italia” sul lago d’Orta |
Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/
| “Bellezza Italia” sul lago d’Orta Presentazione dell’Osservatorio Cusio per comprendere e mitigare gli effetti del cambiamento climatico e pianificare l’adattamento di un territorio lacustre realizzato nell’ambito della campagna di Legambiente-Gruppo Unipol |
| Appuntamento venerdì 11 novembre alle ore 11 presso il Municipio di Orta (No) |
| Sarà presentato venerdì 11 novembre il nuovo progetto realizzato da Legambiente e Gruppo Unipol nell’ambito della campagna “Bellezza Italia” nel territorio del lago d’Orta. Grazie alla costituzione dell’Osservatorio Cusio si vuole contribuire a sviluppare capacità territoriali di adattamento alla crisi climatica, aumentando la collaborazione e la condivisione delle risorse con altre organizzazioni e agenzie di gestione dei sistemi lacustri. Legambiente e il Gruppo Unipol hanno scelto di avviare questo progetto sperimentale nel territorio del lago d’Orta (Cusio), il più occidentale dei grandi laghi prealpini, in Piemonte, con l’obiettivo di coordinare un’azione di monitoraggio costante del territorio che insiste su questo bacino e sui sistemi territoriali ad esso connessi. L’appuntamento è presso il Municipio di Orta (No), Villa Bossi, via Bossi 11, a partire dalle ore 11. Saluti: Giorgio Angeleri, Sindaco di Orta Modera: Massimiliano Caligara, presidente circolo Legambiente Gli Amici del Lago Interventi e contributi di: Giorgio Zampetti, direttore generale di LegambienteMarisa Parmigiani, responsabile Sustainability del Gruppo Unipol Roberto Signorelli, vicepresidente circolo Legambiente Gli Amici del LagoAlice De Marco, direttrice Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Gianni De Bernardi, coordinatore contratto di Lago per il Cusio Maria Sighicelli, ricercatrice ENEA C.R. CasacciaAngelo Robotto, direttore ARPA PiemonteAldo Marchetto, responsabile di sede CNR-IRSA |
Casale Città Aperta: nuova edizione sabato 12 e domenica 13 novembre

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/
Casale Città Aperta: nuova edizione sabato 12 e domenica 13 novembre
Passeggiata gratuita ai monumenti domenica alle ore 15,00 con partenza da piazza Castello.
Sabato 12 e domenica 13 novembre torna la sempre apprezzata Casale Città Aperta, la tradizionale iniziativa per far conoscere i monumenti e i musei cittadini organizzata dell’Assessorato alla Cultura – Museo Civico in collaborazione con l’Associazione Orizzonte Casale. Come da tradizione la manifestazione si svolgerà in concomitanza con la domenica dedicata al mercatino dell’antiquariato e osserverà l’orario invernale.
I turisti e i visitatori potranno trovare aperti:
Castello del Monferrato: con la possibilità di salire sugli spalti e all’interno dei torrioni e visitare gratuitamente le mostre allestite negli ambienti interni: sabato dalle 15,00 alle 19,00 e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Cattedrale di Sant’Evasio e chiesa di San Domenico: sabato e domenica dalle 15,00 alle 17,30.
Chiesa di Santa Caterina: sabato dalle 15,00 alle 18,00 e domenica dalle 10,00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00 con ingresso da via Trevigi, 16 (Palazzo Trevisio).
Teatro Municipale: sabato chiuso per spettacolo; domenica aperto dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.
Torre Civica e chiesa di San Michele: sabato dalle 15,00 alle 17,30, domenica dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.
Palazzo Gozani di San Giorgio, sede del Comune. Sarà possibile visitare gli ambienti del piano nobile: Sala Consiliare, Galleria, Sala Verde, Sala Rossa e Sala Gialla, decorate con gli splendidi affreschi di Francesco Lorenzi dedicati a temi mitologici. Il palazzo sarà visitabile solo domenica dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.
Percorso storico-militare del Monferrato (Coordinamento delle Associazioni d’Arma in via Martiri di Nassiriya 8): domenica dalle 10,00 alle 12,30 con esposizione di un interessante e vasto patrimonio documentale e fotografico custodito dal Coordinamento.
Sarà inoltre possibile partecipare a una passeggiata gratuita condotta dai volontari dell’associazione Orizzonte Casale della durata di un’ora circa alla scoperta dei principali monumenti cittadini. Ritrovo al chiosco di piazza Castello (di fronte al Teatro Municipale) domenica alle 15,00.
Nel fine settimana saranno aperti anche i seguenti musei:
Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi con ingresso gratuito sabato e domenica dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,30. Situato nell’ex Convento di Santa Croce, affrescato all’inizio del Seicento da Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, include la Pinacoteca (con l’esposizione di circa 250 opere tra dipinti e sculture) e la Gipsoteca Leonardo Bistolfi (una delle poche collezioni italiane in grado di illustrare l’intero percorso creativo di uno scultore nella sua completezza.
Sono esposte 170 sculture del maestro simbolista, di origine casalese, che raggiunse fama internazionale). Nella sala ipogea è esposta la collezione di Carlo Vidua, con le testimonianze di viaggio raccolte dal viaggiatore monferrino durante tre viaggi intorno al mondo all’inizio dell’Ottocento.
Il museo proporrà domenica 13 alle ore 17,00 la visita guidata Rappresentare il mito: Giuseppe Garibaldi nelle Collezioni civiche, a cura di Dario Salvadeo.
La partecipazione all’iniziativa prevede il pagamento del biglietto ridotto di € 3,60. È gradita la prenotazione ai numeri 0142/444.249- 444.309.
Percorso museale del Duomo Sacrestia Aperta, visitabile sabato e domenica dalle 15,00 alle 18,00 che permette di ammirare preziosi reliquiari, splendidi tessuti e importanti mosaici. Il Museo del Duomo ospita attualmente la nuova mostra tematica dal titolo L’arte dei mestieri. Devozioni e confraternite nella Cattedrale di S. Evasio. L’esposizione è visitabile tutti i sabati e tutte le domeniche dalle 15,00 alle 18,00. Ingresso a offerta libera. Sarà anche possibile accedere la domenica al percorso dei sottotetti della Cattedrale: l’ingresso sarà organizzato con visite guidate ad orari fissi: ore 15,00 – 16,00 – 17,00; il percorso avrà una durata di circa 45 minuti ed è richiesto un contributo di 5 euro (per maggiori di anni 12), 4 euro (per minori di anni 12 e over 60), ingresso gratuito per possessori di tessera MoMu o Abbonamento Piemonte Musei. Il numero massimo consentito per ogni visita è di 10 persone, motivo per cui è consigliata la prenotazione al numero 392.9388505 o alla mail antipodescasale@gmail.com.
La Sinagoga e i Musei Ebraici saranno aperti domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 con ingresso a pagamento: edificata nel 1595, monumento di grande interesse storico e artistico, il Tempio Israelitico oggi si presenta nel suo splendore barocco rococò piemontese (1700- 1800). Sono annessi il Museo Ebraico, che espone numerosi argenti, tessuti e oggetti di culto.
Per ulteriori informazioni è possibile telefonare al numero 0142.444.330 – 444.309 o consultare il sito http://www.comune.casale-monferrato.al.it/cca.
Casale Monferrato, 7 novembre 2022
Novi Ligure. Museo dei Campionissimi: In mostra gli “accumuli di vita” di Arman




Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/
AL MUSEO DEI CAMPIONISSIMI DAL 26/11/2022 AL 26/2/2023
In mostra gli “accumuli di vita” di Arman
Sarà inaugurata sabato 26 novembre, alle ore 17, l’esposizione dal titolo “Arman, accumuli di vita”, nuova mostra d’arte contemporanea allestita al Museo dei Campionissimi che potrà essere visitata fino al prossimo 26 febbraio.
Protagonista assoluto l’artista francese Arman, al secolo Armand Pierre Fernandez (Nizza, 1928 – New York, 2005), fondatore, insieme a Yves Klein, del Nouveau Réalisme, movimento nato attorno al critico Pierre Restany che nell’aprile del 1960 ne stilò il manifesto. Ciò che lo caratterizza è un nuovo modo di osservare gli oggetti inutilizzati, ma recanti tracce dell’uomo. Nei suoi lavori, Arman compie un processo di dissemblage: l’oggetto non viene semplicemente esposto, ma sottoposto a un’azione distruttiva, metafora della violenza che la società esercita sui valori morali. Le opere prendono nuova vita dal riciclo degli oggetti di cui sono composte e incorporano le storie delle persone che con tali oggetti hanno condiviso una parte della propria esistenza. La selezione ospitata al Museo dei Campionissimi rappresenta appieno la sua poetica. Tra le 24 opere esposte (tutti pezzi unici e inediti provenienti da collezioni private) sono presenti alcuni dei soggetti più celebri e ricorrenti dell’artista, come i violini spezzati, le accumulazioni di oggetti riassemblati o annegati in blocchi di resina e di cemento, le fusioni in bronzo e in altri materiali.
«Con questa mostra – commenta il Commissario Straordinario Paolo Ponta – il Museo dei Campionissimi conferma la sua vocazione polifunzionale di polo culturale per la città di Novi e il suo territorio. Al di là dell’indubbio valore artistico, le opere costituiscono un monito forte, e a tratti provocatorio, per le donne e gli uomini del nostro tempo. In una società sempre più caratterizzata dalla logica dell’”usa e getta”, il riciclo degli oggetti, persino dei rifiuti, è ormai una necessità. Mi auguro di cuore – conclude Ponta – che questo messaggio giunga a tutti i visitatori».
Nel corso dell’inaugurazione, oltre alla presentazione del catalogo (curato da Carla Bertone con i contributi di Elena D’Elia, Giuliana Godio e Chiara Vignola), è in programma l’esibizione del duo Melonois (Andrea e Luca Serrapiglio) che accompagneranno gli intervenuti con l’anteprima di “Musica al Museo”, seconda edizione della rassegna concertistica organizzata in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Due di Novi Ligure, che prenderà il via nel mese di dicembre.
La mostra è organizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e di Gestione Ambiente.
ARMAN, accumuli di vita
A cura di Carla Bertone. Coordinamento generale: Chiara Vignola. Ideazione e ricerca opere: Giuliana Godio. Schede: Elena D’Elia.
Novi Ligure, Museo dei Campionissimi (Sale d’arte), viale dei Campionissimi 2
Dal 26 novembre 2022 al 26 febbraio 2023
Per informazioni:Museo dei Campionissimi tel. 0143772266–772230; http://www.museodeicampionissimi.it | fb: Museo dei Campionissimi | Instagram: museo_campionissimi; email museodeicampionissimi@comune.noviligure.al.it
Orari di apertura: venerdì dalle ore 15 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 (chiuso a Natale e Capodanno)
Biglietti: 7 euro intero, 4 euro ridotto; catalogo della mostra in vendita a 15 euro
dal Palazzo Comunale, 8 novembre 2022

