Preludio alla vita di Cesare Ruffato

Voce della poesia italiana contemporanea

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Cesare Ruffato (1924 – 2018)

Non sai assegnare nomi alle cose
e bleffi la tua origine veloce
con la smorfia del mandorlo in fiore
la ragione è chiara: le collisioni blu
spampanano lo sforzo
di cogliere le voci della luce
e i riflessi delle ombre.
Forse ti attieni al fenomeno
che rincorre i profili del pensiero
quindi il respiro inventato dal principio
tensioattivo, talora strazio
nella culla termostatica.
E le ombre che non entrano negli occhi
ma furtive rappezzano divaricano
le gambe strofinano le posture.

*

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Controluce: ”giornata della memoria”, ovvero l’olocausto, ovvero le nefandezze di cui siamo capaci. Giornata della memoria nel secchio

Date: 27 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 27 gennaio 2023

La farfalla della gentilezza

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«Donne e bambini si tolgano le scarpe, prima di entrare nella baracca. Infilate le calze nelle scarpe. Quelle dei bambini dentro i sandali, le scarpe o gli stivaletti. Ordine, mi raccomando». E di nuovo: «Portate nei bagni gioielli, documenti, denaro, asciugamano e sapone… Ripeto…». Dentro la baracca femminile c’è la parrucchiera; nude, le donne vengono rasate a zero, alle più anziane tolgono la parrucca. È un momento strano, psicologicamente: le addette hanno poi sostenuto che di solito quella rasatura ante mortem convinceva le vittime che davvero sarebbero andate a lavarsi. Le più giovani si tastavano il cranio e, sentendo qualche punta ispida, capitava che chiedessero un ritocco. Solitamente dopo la rasatura le donne erano più tranquille, tutte o quasi lasciavano la baracca con in mano un pezzo di sapone e un asciugamano piegato. Tra le più giovani qualcuna piangeva le belle trecce perdute. Perché le rasavano? Per illuderle? No, perché la Germania aveva bisogno dei loro capelli. Erano materia prima… Ho chiesto a diverse persone che cosa se ne facessero, i tedeschi, della montagna di capelli che rasavano a quei cadaveri ancora in vita. Tutti i testimoni riferiscono che cumuli enormi di capelli neri, biondi e color dell’oro, di riccioli e di trecce venivano sottoposti a disinfezione, pressati nei sacchi e spediti in Germania (…)

Nude, le vittime vengono condotte a uno sportello, la «cassa», dove sono invitate a consegnare documenti e preziosi. E la solita voce ipnotica grida: «Achtung! Achtung! Chiunque venga scoperto a nascondere gioielli verrà ucciso! Achtung!».

Qui, alla «cassa», la svolta decisiva – qui finisce la tortura della menzogna che tiene le vittime in uno stato ipnotico di incertezza, in un delirio febbrile; nell’arco di qualche minuto si passa dalla speranza alla disperazione, da visioni di vita a visioni di morte. La tortura della menzogna era un elemento chiave nella catena di montaggio della morte, facilitava il lavoro delle SS. Ma quando sopraggiungeva l’atto finale, l’ultimo saccheggio di quei cadaveri ambulanti, la musica cambiava. E allora i tedeschi spezzavano le dita per strappare gli anelli alle donne, o laceravano loro i lobi per portarsi via gli orecchini.

Il tragitto dalla «cassa» al luogo dell’esecuzione richiede qualche minuto in tutto. Spronate dai colpi, stordite dalle grida, le vittime arrivano su un terzo piazzale e per un istante si fermano, interdette.

Il silenzio sopraggiungeva quando le porte delle camere a gas venivano chiuse. E le grida ricominciavano quando arrivava un nuovo lotto di donne.

Due, tre, quattro, anche cinque volte al giorno. Perché Treblinka non era un semplice luogo di morte. Era una fabbrica di morte, una catena di montaggio improntata a quelle della moderna produzione industriale su larga scala.

***

Queste parole sono di Vasilij Grossman, scrittore e giornalista sovietico, che nel 1944 entrò nel campo di sterminio di Treblinka, dove poté toccare con mano la ferocia nazista.

Non occorre aggiungere altro.

🦋 La farfalla della gentilezza 🦋

(La citazione è tratta da: Vasilij Grossman, L’inferno di Treblinka, Adelphi, 2013)

Ho preferito cominciare con questa condivisione della mia amica blogger della ” La farfalla della gentilezza”, uno dei tanti che raccontano l’orrore e mi lasciano inorridita, stupefatta, per questa umanità che si perpetra nell’orrore e poi ricorre alla ” giornata della memoria” per sgrullarsi un pò di sensi di colpa, alla fine chi non ha proprio colpa ha questi sensi di colpa, completamenti sconosciuti alle menti più abbiette nate su questo pianeta. Nei campi di concentramento prestarono servizio 55.000 guardie, circa 5000 erano donne. Una follia collettiva, che mi spaventa da morire, nessuno si mosse a pietà? forse qualcuno lo fece, ma il risultato furono morti e morti senza distinzioni, fame, torture, violenze, esperimenti, docce di gas, uomini e donne disumanizzati, perseguitati ridotte a larve, scheletri, giorno per giorno. La speranza morta per tanti, il dolore, la sofferenza. Raccontare, ricordare, raccontare di nuovo e poi? Personalmente ricordare mi fa male, troppe cose ho letto, troppe testimonianze di questo orrore!

Oggi è la giornata della memoria, una delle tante dove l’umanità, non ha nulla di umano.Gli uomini non hanno memoria delle loro nefandezze, tanto è vero che non le ricordano, continuano a farle e nel momento in cui le fanno le innalzano a patriottismi, guerra, con la scusa, c’è una scusa? L’uomo è l’animale più pericoloso, in assoluto della terra. L’ uomo, di cui parlo, ha solo una legge, potere e soldi, al di sotto e al di sopra non esiste altro dio che questo, potere, denaro e speculazione, un uomo per cui ” l’altro non conta” solo carne da macello.

Non avevo mai visto un carro di bestiame

e lì il mio inferno.

Un orrore di corpi morti su corpi vivi.

L’odore nauseabondo di umanità bruciata,

cadaveri vivi con piaghe marciscenti.

Ce l ho con te, mio Dio!

Dove sei!

Perchè questo male!

Ho fame ma, non lo posso dire,

ho sete ma,sto zitta,

ho dolore ma,sono in silenzio.

Dio mio!

Bambini come frecce lanciati in cielo,

senza vita sulla terra come un fiore triste

che ha perso la corolla di pochi stracci

e pochi anni!

Vivere ma, sei morta di mille morti

e non vorresti il respiro.

Ho la testa bassa, il mio cranio nudo

e io sono donna o sono uomo,

un umanità indistinta,

senza nome,

senza sesso, carne da macello ,

marchiata come bestie.

Le lacrime scavano solchi profondi

ma,il dolore urla muto disperato,

ce l’hai tutto negli occhi e nell’orrore

senza fine.

Sai ti ho pregato Dio!

Ho chiesto di te!

forse troppo debole per sentirti,

forse le nostre urla ti hanno distratto

dalle nostre preghiere.Iris G. DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante monumento

Ho il volto pallido della morte

di chi viaggia in piedi,

assiepata come bestiame,

lercia di letame.

Ho il seno sporco di latte

sangue che scivola tra le gambe,

le mie braccia chiudono

la mia creatura senza respiro.

Ho il volto del terrore,

ho l’odore nauseabondo di fumo nero oleoso.

La mia identità un numero impresso nelle carni.

Hanno rasato la mia testa,

la mia testa!

Non ho capelli,

sono vestita della mia pelle troppo grande,

i miei piedi strusciano nel fango,

il mio corpo solo fango,

i miei occhi vedono solo cadaveri

che camminano,

sono un pigiama a righe

che veste un mucchio d’ossa scarnificate

da lacrime e dolore. Shoah. Iris G. DM

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 27 gennaio 2023

E’ arrivata una letera!!

Di Frida la loka, Lombardia

27 gennaio, Giornata della memoria

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Cara Anne, lo so di averti lasciata un po' nell" oblio, ma sai, qui le cose non vanno tanto bene, non abbastanza come dobrebbero e se ci fosti, sicuramente saresti molto delusa degli uomini. Cosicché colgo questo ritaglio di tempo d'una giornata sicuramente particolare per molta gente, oserei dire per il mondo, anche sé, il mondo tutto non lo sa, oppure ha dimenticato o peggio, se ne frega. 

Eh sì Annuccia; perché da quel momento in poi sappi che non fu mai più lo stesso e purtroppo non hai avuto la possibilità di venirne a conoscenza.
Cercherò di essere poco noiosa, (sei una ragazza inteligente), oggi voglio dedicarti un pò d'attenzione per farmi perdonare,spero ti faccia piacere o almeno, ti raserene sapereche che per quanto sia passato del tempo qualcuno ancora s'interessa di chiarire come fu una parte importante della nostra storia, della tua!

Ti ricordi?! Se ho iniziato  a scrivere, quando avevo più o meno la tua età, è soltanto grazie a te; e le tue preziose pagine, che poi divennero un libro, ma questo te l'ho avevo già detto.

Sai Anne cara, tempo fa, son venuta a conoscenza che una scrittrice importante, ha raccolto in un libro, tantissima  informazione, si parla sul fatto di chi rivelò il vostro nascondiglio segreto, come lo chiamavi. Cinque anni e una squadra investigativa composta da quasi duecento persone!!! Hai capito?! Ahimè... alla tua età, diventata famosa, tu diresti sicuramente, -dovuto a cosa?!, già tì sento!! Grazie alla preziosa e minuziosa informazione che col inchiostro è senza rendertene conto ci stavi lasciando come legado.

Dolce Anne, siete stati traditi d'un altro ebreo, come te, come tuoi famigliari e "coinquilini ", triste già, sarai rammaricata oppure sconcertata e ti capisco...

Ma non uno qualsiasi, tale "signore " chiamatosi, Arnold van den Bergh, notaio ebreo, membro del Consiglio ebraico di Amsterdam, sposato con tre figlie.

Pare facesse parte della commissione del Consiglio ebraico che, su ordine dei nazisti, doveva selezionare i nomi degli ebrei da inserire nelle liste di deportazione.

Era molto facoltoso sai!, era riuscito a farsi inserire nella lista del tedesco Hans Georg Calmeyer che, ufficialmente, addirittura dichiarò la sua non appartenenza alla razza ebraica. Per questo, nonostante il decreto nazista che obbligava i notai ebrei olandesi a cedere la loro attività, Arnold van den Bergh poté svolgere il suo lavoro fino al gennaio del 1943, fino a quando un collega ariano, destinato a occupare il suo studio, J. W. A. Schepers, lo denunciò alle SS e gli fece perdere i suoi privilegi.

Probabilmente, a questo punto, sarai un pò seccata? Forse, ma ho pensato che quello che v'è capitato e non solo a voi, è stata una tragedia imanne. E mi dirai, - ma è passato del tempo, a cosa serve oramai sapere, ricordare?, e io ti dirò una frase scritta da un signore, Primo Levi, che subì come te, perché ebreo, ma
sopravvisse e divento una scrittore! Pensa te, il tuo sogno! E recita,

《"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria"》.

Bene! Chissà cosa continuerai a scrivere, là, dove tu sia; spero siano cose colorate, radiose e piene di emozioni.

Ti abbraccio forte, carissima.

Ps: Sono molto soddisfatta di averti scritto e sedermi con te per terra sui pavimenti in legno, con le gambe incrociate come indiani, mentre tiepida filtra un raggio da qualche fessura
Credo essermi ritagliata un pò "troppo " di tempo, alla prossima.

Tua.
27 gennaio, 2023.

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Giornata della Memoria. Edith Bruck, “Quel pensiero”- Per non dimenticare mai, di Caterina Alagna

In occasione della Giornata della Memoria ho deciso di condividere i versi di una grande scrittrice e poetessa, testimone ancora vivente della Shoah, che con la sua arte ha raccontato l’orribile e disumana esperienza vissuta nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen Belsen. Sto parlando di Edith Bruck e la poesia che ho scelto è un estratto del canzoniere ” Il Tatuaggio” (1975) ed è dedicata a sua madre. 

Quel pensiero


Quel pensiero di seppellirti
te l’hanno tolto con almeno trent’anni di anticipo!
Abbiamo avuto una lunga festa d’addio
nei vagoni stivati ​​dove si pregava dove si facevano
i bisogni in fila dentro un secchio
che non profumava del tuo lillà di maggio
e anche il mio Dio Sole ha chiuso gli occhi
in quel luogo di arrivo il cui nome
oggi irrita le coscienze, dove io e te
restano sole dopo una selezione
mi desti la prova d’amore
sfidando i colpi di una belva umana
anche tu madre leonessa a carponi
per supplicare iddio maligno di lasciarti almeno l’ultima
la più piccola dei tuoi tanti figli.
Senza sapere la tua e la mia destinazione
per troppo amore volevi la mia morte
come la tua sotto la doccia
da cui usciva un coro di topi
chiusi in trappola.
Hai pensato alla tua piccola con quel frammento
di coscienza risvegliata dal colpo
del portoncino di ferro
con te dentro il mio pane amato mio pane bruciato!
O prima ancora
sapone paralume concime
nelle mani parsimoniose di cittadini
che amano i cani i poeti la musica
la buona letteratura e hanno nostalgia
dei familiari lontani.

Questi versi dal linguaggio forte e viscerale sconquassano la coscienza del lettore. Bruck descrive a chiare lettere, anche brutali, l’orrore dell’Olocausto, con immagini incisive che hanno la forza di scene cinematografiche. Quella di Edith Bruck è una poesia che esprime tutta la disperazione vissuta sulla pelle, il dolore per la morte della madre, diventata concime o sapone nelle mani di tante persone, ignare dell’orrore che si consumava in quei luoghi di sterminio.  Quella di Bruck è una poesia fatta di sangue e dolore, sempre vivi e pronti a travolgere l’anima della poetessa. Siamo di fronte a una memoria del presente. Per Bruck la Shoah non rappresenta un fatto passato, ma un male che è ancora capace di logorare l’anima e la carne dei sopravvissuti. La scrittura diventa quindi un monito per tutti i popoli della terra: tenere viva la memoria affinché mai più si ripeta quello che è accaduto. Come lei stessa afferma: ” La memoria è vita per me. La memoria dovrebbe essere vita per tutti. Non possiamo cancellare il passato perché il passato è il nostro presente e il nostro presente sarà il nostro futuro. Il tempo è uno. Credo che la memoria riguardi tutta l’umanità, non solo coloro che sono stati deportati. Purtroppo dobbiamo parlare sempre noi perché gli altri vorrebbero appiattire, cancellare, allontanare, respingere, mistificare, rimuovere“.

Edith Steinschreiber, poi Bruck, nasce nel 1931 da una povera famiglia ebrea, in uno sperduto villaggio dell’Ungheria. Da bambina viene deportata in vari campi di concentramento, tra cui quello di Aushwitz. Sarà liberata, insieme alla sorella, nel 1945. I suoi genitori, un fratello e altri familiari non sopravvivono. Dopo la liberazione ritornerà in Ungheria, dove inizia la sua carriera di scrittrice raccontando l’orrore agghiacciante che ha vissuto.  Ma ben presto scopre che le sue parole non sono accolte come spera. Nessuno s’interessa a quello che scrive, nessuno è disposto ad ascoltarla. Decide allora di lasciare il paese, dando inizio al suo pellegrinaggio. Prima tenta di raggiungere una delle sorelle maggiori (salvate da Perlasca) in Cecoslovacchia, ma il tentativo fallisce. Poi nel 1948, con la nascita del nuovo Stato di Israele, piena di entusiasmo vi si trasferisce. Qui, per evitare il servizio militare obbligatorio, si sposa assumendo il cognome che ancora oggi porta. L’entusiasmo da cui è animata, però,  svanisce ben presto. I conflitti e le tensioni dello Stato di Israele la deludono e così nel 1954 decide, ancora una volta, di trasferirsi. Questa volta in Italia, a Roma, dove tutt’ora risiede. Qui sposa il poeta Nelo Risi, con cui instaurerà un’importante  storia d’amore che darà vita anche a un sodalizio artistico. Ha scritto tutti i suoi romanzi in italiano. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche in cui narra la sua esperienza di sopravvissuta all’Olocausto.

Babi Yar di Nina Kossman (trad. Paolo Statuti)

A proposito di Olocausto

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 E’ nata a Mosca. Durante la guerra molti membri della famiglia del padre morirono nell’Olocausto a Riga (Lettonia), mentre molti familiari della madre morirono nell’Olocausto in Ucraina, dove allora vivevano. Nel 1972 con la famiglia emigrò dall’Unione Sovietica. Dopo un anno trascorso tra Israele e Roma, si stabilì prima a Cleveland e poi a New York, dove tuttora vive.
     Ha pubblicato tre raccolte di poesie in russo e in inglese, due raccolte di racconti e un romanzo in inglese. 

Babi Yar
.
La madre diceva tua sorella mi fa impazzire,
ma dov’è, oggi andiamo tutti a morire.
I fritzi* bussano alla porta, dobbiamo uscire.
Presto, svelto, perché quei libri, che te ne fai,
là dove andremo a stare non li userai mai.
Sei sempre l’ultimo, figlio mio, continuava a dire.
Ecco, sono pronti, ma ora lui vuole dormire!
Dormirai là dove ci porta la nostra stella.
Lascia i libri…

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l’ora dell’inizio

Vi ho amati? Male forse,
ma eravate miei!
ogni oggi forse ho sbagliato 
con voi
eravamo gli inizi

Passavamo insieme
le ore, i giorni
ci assaggiavamo cannibali
come cibo per la nostra carne.
eravamo gli inizi

soffrivamo insieme
le lacrime, i dolori
la strana voglia di farla finita e 
la sua gemella: quella di 
di continuare
con almeno qualcuno di me
eravamo gli inizi

In attesa di chi?
Di noi certo, ma di noi nuovi
facevamo dei cenni
tracce di roccia tra
la bocca e il cuore

E siamo ancora in attesa
l’uno con l’altro
l’uno per l’altro 
della nostra novità
di quell’inizio che eravamo

L’ andare via ha sempre un ritornare
va sù, poi giù
disegna come un cerchio magico che
non si chiude mai.

La storia dell’ amore
forse, 
non ci ha toccati.
Ma io vi ho amati.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria, per ricordare l’olocausto,Gabriella Paci

L’anima voleva essere pietra

Questa poesia vuol essere appunto un richiamo a ricordare..

In quei giorni d’attesa del niente

dove c’era timore del tempo che ladro

rubava  la vita nella carne diventata

solo pelle attaccata al respiro,

l’anima voleva  essere pietra per non

sentire l’agonia delle ore nel vibrare

del cuore devastato dal dolore per chi

era ormai solo cenere nel vento dispersa.

L’anima voleva  essere pietra per non

vedersi morire ogni volta in uno sguardo

che si specchiava nel fango e non era

più quello di un uomo vero nell’inferno

di terra dove era scritta una storia d’orrore

con l’inchiostro del sangue che scolorava

della neve caduta  il biancore …

e nell’aria vibrava un acuto dolore

Ecco   l’anima voleva essere pietra diventata

 ora lapide e sull’epitaffio solo un nome : pietà.

Tu che passi nel campo di morte,non

scordare di mettere un fiore sulla pietra

che ha visto morire tanti agnelli sbranati

che chiedono di non essere dimenticati.

Auschwitz -.

Il nostro tempo di Carlos Drummond De Andrade

dal Brasile uno tra i più grandi

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Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987) è stato un poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo.

Questo è tempo di partito
tempo di uomini divisi.

Invano percorriamo volumi
viaggiamo e ci coloriamo.
L’ora presagita si sgretola in polvere per la via.
Gli uomini chiedono carne. Fuoco. Scarpe.
Le leggi non bastano. I gigli non nascono
dalla legge. Il mio nome è tumulto, e si scrive nella pietra.

Visito i fatti, non ti trovo.
Dove ti nascondi, precaria sintesi
pegno del mio sonno, luce
addormentata accesa sulla veranda?
Minuscole certezza in prestito, nessun bacio
mi risale la spalla per raccontarmi
la città degli uomini completi.

Taccio, aspetto, decifro.
Può darsi che le cose migliorino.
Sono così forti le cose!
Ma io non sono le cose e mi rivolto.
In me ci sono parole che cercano un canale

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DOMUS ROMANE DI PALAZZO VALENTINI, di Silvia De Angelis

Un affascinante percorso sotterraneo nella Roma dell’età imperiale, vero e proprio centro nevralgico della vita culturale e politica dell’Urbe. A due passi dal Foro di Traiano, durante i lavori di scavo e riqualificazione del 2005, tra i cinque e i sette metri al di sotto del cinquecentesco Palazzo Valentini, viene alla luce una straordinaria area archeologica costituita da due dimore patrizie risalenti al IV secolo d.C., dotate di un’area termale privata, e appartenenti a influenti famiglie dell’epoca. Nel corso dei secoli, l’aspetto originario delle sale è stato modificato da muri medievali e rinascimentali che, comunque, consentono di ricostruire un importante tassello della topografia antica di questa zona. L’area delle terme private, inoltre, era piena di detriti dovuti al crollo del piano superiore, dovuto forse a un terremoto avvenuto nel 538 d.C. Sono presenti, infatti, delle fratture orizzontali nelle lastre marmoree e delle tracce di un incendio scatenatosi probabilmente dopo il sisma. Attraverso l’accurata ricostruzione multimediale e alla computer grafica curate da Piero Angela, Paco Lanciano e da un’équipe di tecnici ed esperti, oggi è possibile rivivere la magnificenza delle Domus, appartenute alle nobili famiglie romane che vi avevano stabilito la propria dimora. Le strutture murarie, gli ambienti, le terme, le decorazioni e gli arredi, rinascono e accompagnano il visitatore in un suggestivo viaggio virtuale all’interno della Roma imperiale. L’installazione di una pavimentazione trasparente gli permette, inoltre, di camminare come sospeso su questo straordinario sito e, attraverso dei giochi di luce, ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati, di ammirare i suoi ambienti immergendosi completamente nell’atmosfera dell’antica Roma. La visita inizia dal complesso termale delle Piccole Terme di Traiano, nella cui piscina centrale i padroni di casa potevano rilassarsi dopo la palestra. Le piscine erano dotate di impianto idrico privato, un lusso che solo i cittadini più abbienti potevano permettersi. Si prosegue entrando nel laconicum, una sauna in cui la temperatura raggiungeva i 50 gradi, grazie a una fornace alimentata dalla legna bruciata dagli schiavi. Le altre vasche delle terme: il calidarium, il tepidarium e il frigidarium, erano utilizzati per adattare il corpo ai diversi livelli di calore. Nel frigidarium è stata rinvenuta la testa marmorea della dea Minerva risalente al I secolo d.C. che costituiva già un’antichità per l’epoca. Dalle terme si accede direttamente alla casa patrizia e in uno dei suoi salotti la cui pavimentazione e le pareti sono rivestite di pregiati marmi policromi. Dalla rimozione dei detriti utilizzati per riempire il terreno prima della costruzione di Palazzo Valentini è emersa una porzione di strada romana in basolato del I secolo d.C. composta da grandi blocchi di pietra spessi 30 centimetri e del peso variabile tra i 50 e i 300 kg. Nella stessa area sono state rinvenute anche due statue romane. Una scala monumentale portava al piano superiore della domus dove si trovavano delle camere da letto di dimensioni piuttosto contenute. Le domus erano dotate anche di una biblioteca per lo studio e la lettura dei papiri, nonché di una grande cucina. Il salone della seconda domus presenta uno straordinario pavimento a mosaico con disegni geometrici e floreali, in seguito tagliato in due dal muro cinquecentesco del palazzo. Per realizzarlo ci sono volute circa mezzo milione di tessere e centinaia di migliaia di tasselli. Un altro mosaico si trova nella stanza adiacente che probabilmente esibiva un colonnato che si apriva verso giardini della casa. Il materiale di risulta degli scavi è organizzato in una piccola esposizione museale e contribuisce a tracciare usi e costumi delle varie epoche attraversate dall’edificio. Il percorso di visita culmina in un grande plastico ricostruttivo dell’area in età romana e delle fasi attraversate da Palazzo Valentini, grazie al quale il visitatore può rivivere il contesto urbano dell’epoca con le sue stratificazioni storiche. Le foto sono di proprietà dell’Amministrazione della Città Metropolitana di Roma Capitale(WEB)

FIORI DI CARTA

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Peduncoli reclinati
sull’orma d’una cromatica potestà
rinascono su fiori di carta.
Orgia di pennelli talentuosi
coricati su logica ansante
d’un immaginoso fragile
donano essenzialità al respiro.
Luce ritrovata nella severità del buio
proietta ciocche di colore
capaci sminuire l’orma di paura
rifugiata nel pozzo nero
dopo la caduta a picco nel sogno…
@Silvia De Angelis 

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Lucia Triolo: persecuzioni affettive

notte agitata
per via del caldo.

tra un risveglio e l’altro
persecuzioni affettive
in camicie sudate
attraversano vetrine intime
piene di dei 
scaduti e di zanzare

come passeggeri 
improvvisati
costeggiano una mente
cui il laccio da scarpe
ricorda
cammini senza misericordia

a quest’ora dal
profilo aquilino
luogo di bestie e
di sopravvivenza stenta
venderò le mie labbra
alle bambole

rimaste a spiegare il
mio mondo

Per Elisabetta di Ottiero Ottieri

Sociologo, scrittore e poeta

Avatar di almerighialmerighi

Ottiero Ottieri (1924 – 2002) è stato scrittore, poeta e sociologo.

Lucio, io vorrei che tua figlia
non fosse morta. Non ci resta altrimenti
che raggiungerla anche se non sappiamo
bene dove; lentamente dimenticarla

è ripugnante. Ci scotta ormai
sotto i piedi la terra.
Si è aperto un vulcano che ignoriamo
quando si spegne.

Scende intanto una lava nera sul cranio
e il cuore, li avvolge, e li dimena
fra l’esserci per un immediato decesso

o l’attendere attraverso un diurno notturno.
Fra ricordare e dimenticare
si è aperto lo spacco.

*

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Dispersione

Di Frida la loka (Lombardia)

Oggi c'è, è venuto a trovarmi, io l'ho accolgo con tenero abbraccio, mi scalda, sento il brivido accarezzando il corpo

Sono grata; e mi disperdo, come bimbi ch'accolgono la curiosaggine.

Non so quanto durerà; non ha importanza...

S'è affacciato ed è quello che conta per me.
Tornerà?...
Sicuramente.
L’Abbraccio di Klimt è parte di un trittico composto da tre pannelli che sono dedicati alla serie dell’Albero della vita, realizzato tra il 1905 e il 1909.

Tua.

24 gennaio, 2023

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Controluce: la finestra di Overton e gli insetti.

Date: 23 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma 23 gennaio 2023. Roma

La “finestra di Overton” spiega come si manipolano le masse

Joseph Overton era un sociologo americano. Morto giovane, a 43 anni. Nel 2003 si schiantò a bordo di un aereo ultraleggero da lui stesso pilotato, in circostanze non del tutto chiare.

Ha avuto una certa notorietà postuma per la sua teoria di ingegneria sociale, denominata appunto “The Overton Window”, la finestra Overton. Nei suoi studi cercava di spiegare i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse, in particolare di come si possa trasformare un’idea da completamente inaccettabile per la società a pacificamente accettata ed infine legalizzata.

Tecniche affinate, gli esperti di pubblicità e marketing ben le conoscono e sempre di più vengono applicate su scala globale dai think tank dell’economia e della politica per orientare il modo di pensare e le inclinazioni dell’opinione pubblica.

In fondo è lo schema tipico delle dittature. Ci si chiede infatti, spesso a posteriori, come interi popoli, non solo e non sempre a seguito di pressioni violente, abbiano potuto a un certo punto trovarsi a pensare tutti nello stesso identico modo e a condividere supinamente stili di vita prima nemmeno immaginabili, per ritrovarsi infine rinchiusi in una caverna di prigionia, come nella fiaba del Pifferaio Magico.

Eppure è successo e succede. Anzi nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale – che ai tempi di Overton era appena agli albori – si sono spalancati nuovi sconfinati orizzonti, dove paiono materializzarsi scenari degni dei romanzi distopici di Orwell e Benson, dominati da invisibili grandi fratelli e padroni del mondo.

PROGRESSIONE A TAPPE

Sia chiaro che Overton non era un moralista, né uno strenuo difensore di principi non negoziabili su frontiere di lotta contro il relativismo etico. Neppure può essere ascritto tra i propugnatori di tesi “libertarie” per cui, dal momento che non esiste alcuna legge naturale, all’individuo tutto è concesso rispetto a se stesso e tutto può divenire lecito. Semplicemente Overton studia il percorso e le tappe attraverso le quali, ogni idea, sia pur assurda e balzana, può trovare una sua “finestra” di opportunità. Qualunque idea, se abilmente e progressivamente incanalata nel circuito dei media e dell’opinione pubblica, può entrare a far parte del mainstream, cioè del pensiero diffuso e dominante. Comportamenti ieri inaccettabili, oggi possono essere considerati normali, domani saranno incoraggiati e dopodomani diventeranno regola, il tutto senza apparenti forzature.

Secondo Overton questa progressione è scandita da una precisa sequenza che può essere sintetizzata nelle seguenti fasi. 

1 Impensabile E’ il momento in cui la “finestra” si apre. L’idea e i comportamenti annessi risultano impresentabili, suscitano generale repulsione, sono oggetto di divieto. Però se ne comincia a parlare … e, senza che nessuno se ne renda conto, se ne parla sempre di più. Il tam tam è partito e l’idea è pronta per il passaggio successivo.

2 Divieto, ma con qualche eccezione A questo punto si apre il dibattito. La “finestra” resta confinata nel campo delle trasgressioni non ammesse. Tuttavia… non si può generalizzare. In alcuni casi occorre considerare le motivazioni e l’idea, per quanto estrema, radicale e inopportuna può trovare spazio, quanto meno a livello di provocazione.

3 Accettabile “Io non lo farei mai, ma perché impedirlo ad altri?” Sia pur con i dovuti distinguo la “finestra” entra nella sfera del socialmente rilevante. Nei salotti televisivi scendono in campo esperti a vario titolo. L’opinione pubblica sospende il giudizio, si sposta verso posizioni più “soft” all’apparenza neutre. 

4 Ragionevole A questo punto l’idea ha già perso quasi del tutto l’iniziale carico eversivo. “Non c’è nulla di male”. E’ più che comprensibile,  normale, assolutamente normale… anzi necessario, “bisogna creare le condizioni affinché…”

5 Diffuso La “finestra”, salita ad un nuovo stadio,  raccoglie crescente consenso politico e nel contempo può far aumentare i consensi alla politica. Rappresenta ormai un sentire comune ampiamente condiviso, che si specchia nella cultura popolare (testimonials, cantanti, attori, programmi televisivi ecc.)

6 Legale  L’idea viene ufficialmente recepita nell’ordinamento dello Stato. L’obiettivo è raggiunto.

CANNIBALI, PERCHÉ NO?

La “finestra di Overton” non è progressista, né reazionaria. Lo schema funziona allo stesso modo sia che gli imput arrivino da destra, dal centro o dalla sinistra.  

Qualche tempo fa il regista russo Nikita Mihalkov, ispirandosi alla Overton Window, ha ipotizzato gli spostamenti della “finestra” su un’idea oggi ritenuta totalmente estrema (…ma neanche troppo): quella del cannibalismo. Inaccettabile ai più, persino orripilante. Passata alla seconda tappa, la narrazione impercettibilmente cambierà: chiamare i mangiatori di carne umana “cannibali” è una semplificazione, meglio sarebbe parlare di “antropofaghi”. In alcuni casi il fenomeno, diffuso sin dall’antichità e radicato in alcune culture, trova spiegazione in lunghi periodi di carestia e forse anche in una predisposizione su base genetica.

Se un gruppo di pressione o una lobby riuscirà a far spostare la “finestra” in avanti, avremo un ritratto dei precedenti “cannibali” quasi edificante. Nei dibattiti qualche studioso comincerà a chiamarli “antropofili” (amanti del genere umano). Questa abitudine alimentare non va criminalizzata – si dirà –  è un’opzione possibile e in fondo naturale, fatte salve le precauzioni igienico-sanitarie, a condizione che non si provochi un danno permanente a terze persone e che queste siano consenzienti. E così via di seguito…  

RANE BOLLITE

Per restare in tema già Noam Chomsky, filosofo anarchico contemporaneo, aveva declinato in termini sociologici il cosiddetto “principio della rana bollita”, prendendo spunto dai  risultati di un vecchio esperimento scientifico ottocentesco.

Se si butta una rana in un contenitore di acqua bollente, l’anfibio, come tocca l’acqua, spicca un salto fulmineo e quasi sempre riesce ad uscirne vivo. Se si mette nell’acqua fredda e si riscalda molto lentamente il contenitore fino ad ebollizione, la rana finisce bollita senza mostrare alcun segno di reazione e senza tentare di venirne fuori.    

“Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni – sostiene Noam  Chomsky – ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute”.

Proprio come la “rana bollita”, cotta a puntino, mentre sguazzava tranquilla nella sua acqua sempre più tiepida.

https://www.nichelino.com/news/index.php/approfondimenti/33-etica/2862-la-finestra-di-overton-spiega-come-si-manipolano-le-masse.

Vorrei che la vostra attenzione si incentrasse su questo articolo e poi potete fare mente locale su quello che succede ogni giorno, quando in qualche modo ci fanno un lavaggio del cervello. Falso? Non credo perchè quando decidono di indottrinare, spaventare, spersonalizzare, in ogni social, tv, giornale, si parla sempre e solo della stessa cosa. Mi viene la nausea!

Il termine “finestra di Overton” è stato coniato da Joseph P. Overton che affermò che qualsiasi idea politica dipende principalmente dalla sua posizione rispetto a ciò che è accettato dall’opinione pubblica piuttosto che dalle preferenze personali del politico che la propone. Allora il compito della finestra di Overton è fare accettare al popolo determinate idee, e poi il politico può finalmente far accettare quello che a priori voleva ed era prima inaccettabile.

Potere e politica, il potere sta alla politica, come la politica sta al potere

Lo spazio all’interno della curva è la finestra di Overton. Tanto più centrale sarà una proposta, tanto più facilmente verrà accettata. Se la proposta è verso la periferia sarà accettata, ma con qualche resistenza. Le proposte appena al di fuori della finestra sono controverse e non saranno accettate subito, ma potrebbero essere accettate in un secondo momento, allo spostarsi della finestra. Le proposte in posizioni estreme rispetto alla finestra di Overton sono considerate inaccettabili.

https://blog.inbreve.biz/finestra-di-overton/embed/#?secret=6ZaLmgTrHe#?secret=qRt0Yyt5yQ

In parole semplici vuol dire che un poco alla volta, attraverso vari messaggi, buttasti cosi con nonchalance, si comincia a parlare , discutere, a fare dibattiti su ciò che prima era impensabile ed inaccettato. L’idea viene lanciata attraverso dei stadi, senza pressione, giusto per dire…Ad esempio, per i primi gruppi per i diritti gay era impensabile proporre l’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, perché prima era necessario far accettare l’idea dell’omosessualità, poi convincere le persone che l’omosessualità non era una minaccia per la società e via dicendo. Alla fine è stato sdoganato tutto questo. Quando ad esempio ci fu l’attacco alle torre gemelle, il governo americano cambiò la legge sulla privacy. Le persone si trovano a cambiare idea senza neanche accorgersene, una psicologia di massa ben addestrata. Su questo ci sarebbe da parlare tanto, ma ora vorrei parlare di insetti, personalmente mi fanno schifo. Se penso ad un grillo, uno scarafaggio, mi viene da gridare per la repulsione. Nel mio precedente articolo parlavo proprio della farina di grillo o di altre immangiabili nauseanti creature che dovremmo mangiare perchè ci farebbero bene.

CONTROLUCE: Gradite, per caso, una buona lasagna con farina di grillo?, di Marina Donnarumma https://alessandria.today/2023/01/16/controluce-gradite-per-caso-una-buona-lasagna-con-farina-di-grillo/

Per chi volesse leggere l’articolo ho messo il link.

Cosa succede ora? Da un pò di tempo si sente parlare degli insetti che dovrebbero risolvere la fame nel mondo, se pensate che 100 grammi di farina di grillo, costa circa dieci euro, mi domando come farebbe tutta la povera gente a sfamarsi a questo prezzo.

Hanno cominciato, poco alla volta ad aprire finestre. Molti italiani si sono inalberati, per qualcuno la cosa è indifferente, per qualcuno è accettabile. Tra qualche anno ci saranno molte persone favorevoli e la consiglieranno per stare in salute. La maggior parte della gente quindi, per ora, ha reagito con ” che schifo!”, alt! I social sono passati all’attacco, senza dire che la farina di grillo fa schifo, dicono semplicemente che ci sono dei coloranti a base di insetti, ad esempio la cocciniglia, che colora di rosa vari alimenti, che nel caffè sono anni che ci sono scarafaggi, e vengono tostati insieme ai chicchi di caffè. Quindi come possiamo inorridire se nel caffè tostato ci sono scarafaggi? Ovvio che no! Non possiamo schifarci e da ora in poi ne usciranno di chicche simili!

Poi si parla molto di un marchio a livello nazionale e non solo, un marchio ultimamente molto calunniato, per le farine che adopera e ultimamente, gira la voce che nella farina e nella pasta adopereranno la farina di insetto. Affermo che sono solo voci, non so se ci sia qualcosa di vero, ma se non lo fosse, dovrebbeto difendere il proprio marchio. Riporto questa cosa, perchè letta e ascoltata nei social, ma è vero? Lascio a voi tutti giudicare, ma qua i giudizi non sono importanti, importante è dichiarare quello che contiene un alimento, sempre e comunque, in modo chiaro ed inequivocabile. Non giudicare , ma vedere con i propri occhi. A me, personalmente, il gusto degli insetti non piace, solo disgusto. A chi non è capitato di andare in moto e ingoiare un insetto? Un sapore, puah!

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 23 gennaio 2023

Sguardo animale di Flavia Sironi

Date: 23 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Flavia Sironi 23 gennaio 2023

Quando nevica il paesaggio diventa incantato. Sembra uscito da una favola dove improvvisamente si possono incontrare fatine con la lucente bacchetta magica dalla quale fioccano meravigliosi fiocchi di bianca neve che cadono a terra, folletti e libellule dalle ali di cristallo che si depositano su piccolissimi laghetti di ghiaccio dagli argentei riflessi.

Uscire da casa con i miei “quattrozampeeunacoda” e salire, salire, salire, passo dopo passo, con loro che corrono su e giù per fermarsi improvvisamente, rotolarsi lasciandosi scivolare verso il basso arrivando sino alle mie caviglie, per poi improvvisamente rialzarsi e riprendere a correre a perdifiato facendo spostare la bianca neve è meraviglioso. La loro felicità è lì sotto i miei occhi. Sono loro le bellissime fatine, i meravigliosi folletti, saltando si trasformano in leggerissime, leggiadre libellule. Si levano verso l’alto e sembra spicchino il volo. Tutto attorno a me si riempie di gioia, di incantata magia. Poi si calmano, tutto torna in un silenzio assoluto, per poi ripartire e riempire di gioia il paesaggio soleggiato dai riflessi lunari. La neve è gioia, la neve è scorta di acqua per i mesi asciutti, la neve protegge le messi, la neve è purezza, candore, bellezza, la neve è tutto ciò che serve al creato per affrontare, proteggere, dissetare la vita.

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Articolo di Flavia Sironi 23 gennaio 2023

DAL QUARTIERE CRISTO A TASSAROLO PER DON CLAUDIO

Date: 23 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Alessandria online 23 gennaio 2023

Dal Quartiere Cristo a Tassarolo per Don Claudio Alessandria Quartiere Cristo: Il Quartiere Cristo si è mobilitato con Pullman e auto per Don Claudio il parroco che a luglio 2022 aveva lasciato la Parrocchia di San Giovanni Evangelista per quella di Tassarolo. Ieri pomeriggio oltre 60 parrocchiani hanno raggiunto il Paese di Tassarolo accolti dal Sindaco e dalla pro loco (che hanno preparato specialità con prodotti locali), assistito alla santa messa ed in serata partecipato alla cena tutti insieme con Don Claudio. Un momento emozionante dove Don Claudio ha rivisto e salutato i parrocchiani che hanno condiviso con lui 27 anni al Quartiere Cristo. Presenti anche il Presidente del Consiglio Comunale di Alessandria Giovanni Barosini, il dott. Roberto Mutti, il Centro Incontro Cristo e la Soms. ” Vi ringrazio della vostra visita – ha detto Don Claudio dall’altare – l’amicizia che ci unisce è qualcosa di speciale, quando posso torno al Cristo per incontrare tanti amici, ho tanti bei ricordi , oggi mi avete fatto un bel regalo”. Presente anche don Giuseppe Bodrati parroco del San Giovanni Evangelista. La nutrita presenza di Alessandrini ieri a Tassarolo dimostra ancora di più il forte legame tra il Quartiere ed il parroco.

23 gennaio 2023

L’amore spirato col vento di Olga Celuch (traduzione Paolo Statuti)

Poesia che tocca il cuore

Avatar di almerighialmerighi

Olga Celuch (1980 – 2010)

Aspetto l’amore
scritto con un verso,
un sentimento
con una canzone cantata,
finché qualcuno non voglia mangiarmi
e portarmi in braccio alle porte del cielo,
finché la mia anima non impari a volare,
e poi tornare sicura sulla terra,
finché il mondo non si metta sottosopra,
e non cadrà il cielo che è su di noi.
Aspetterò l’amore
scaldato con lacrime di gioia,
suggellato da un eterno sorriso.

*

Il testo è tratto dal blog di Paolo Statuti

https://musashop.wordpress.com/tag/olga-celuch/

*

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ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACHINO BELLI, di Silvia De Angelis

ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACCHINO BELLI

Come tornai da la Madon-dell’-Orto
Co cquer pizzicarolo de la scesta,
Aggnede poi cor mannataro storto
Ar Cimiterio suo che cc’è la festa.

Ner guardà cqueli schertri io me sò accorto
D’una gran cosa, e sta gran cosa è cquesta:
Che ll’omo vivo come ll’omo morto
Ha una testa de morto in de la testa.

E ho scuperto accusí cche o bbelli, o bbrutti,
O ppréncipi, o vvassalli, o mmonziggnori,
Sta testa che ddich’io sce ll’hanno tutti.

Duncue, ar monno, e li bboni e li cattivi,
Li matti, li somari e li dottori
Sò stati morti prima d’èsse vivi.

Roma, 10 dicembre 1832

Versicoli pensati in un bar, una sera come le altre…

“Non sarà una poesia

Ma la scriverò

E resterà una cosa mia

E anche se vale poco

Non la getterò nel fuoco.

Non si bruciano i pensieri”

(Leano Morelli da “Non bisogna esser poeti”)



I molteplici stati dell’essere

che l’ontologia moderna ha assottigliato 

e tagliuzzato in parti infinitesimali,

mentre l’avere e l’apparire

sono i nuovi dei (ma ricordiamoci

di sentirsi fortunati perché qui e ora

non c’è la guerra né si muore di fame). 

Ognuno ha non ciò che si merita

ma quel che gli tocca; così si passa

da una deriva darwinista a una deriva

innocua tautologica.

L’importante è avere un luogo

in cui raccogliersi, dato che

questo mondo è merda

e il tuo grido spesso finisce inascoltato. 

“Il lavoro è duro e la paga è buona.

Ma qui ci vogliono uomini veri.

Di uno come te non so che farmene”.

Così mi dice e se ne va. 

Nel profondo dell’anima,

ammesso e non concesso

che esista,

c’è ancora una tua traccia, ragazza 

che ora sei donna, 

anche se per tanto l’ho occultata

(parlare d’amore in poesia è quasi reato,

nelle canzoni è un luogo comune abusato). 

Non ti racconto le impressioni

quando guardo le costellazioni.

Quello in cui credevo tanti anni fa

oggi l’ho dimenticato e non conta più. 

Ma nel profondo del mio profondo

non c’è niente di profondo:

c’è molto materiale spurio, come per tutti, 

perché così siamo fatti da sempre. 

Non dirmi che sono superficiale o profondo,

dato che sono cose inutili,

anche se nessuno sa ciò che passa e ciò che resta. 

Passo in rassegna tutti i miei amori, veri, non corrisposti e trasognati. 

Ma altrove fanno sul serio. Imperversa la guerra. C’è tanto orrore.

Altrove si muore.

E io imperterrito continuo la mia cantilena

(sempre meglio che fare battute guerrafondaie sul proprio profilo Facebook). 

Non pensare alla perversione nel sesso, ma alla grande perversione della guerra. 

Tutto quel sangue versato, tutte quelle bombe sui civili, tutti quei cadaveri accatastati, ammassati. 

Ammettetelo che ogni tanto vi scordate della guerra, delle guerre, delle vittime.

Carissima, se io sono ripetitivo è perché la vita di ognuno è ripetitiva

e infinite variazioni minime sul solito tema oggi non mi interessano. 

Si può ridere di tutti i versi, anche dei migliori, 

e i peggiori versi, recitati con enfasi, possono sembrare buoni.

Ho un ricordo vago e sfocato 

delle tue labbra, dei tuoi capelli, della tua voce.

Moriremo distanti senza sapere più nulla l’uno dell’altra

e probabilmente non ci vedremo

mai più per l’eternità. 

Sono un uomo solo,

che non si affaccia più sull’abisso

perché nel profondo dell’anima

soffro di vertigini e altre amenità. 

Il passato conta 

perché ognuno deve tenere stretta la sua storia.

Il passato non conta

perché ciò che è stato è stato.

Chi sono e chi sono stato,

chi non sono e chi non sono stato

in fin dei conti non è importante,

se la barista indaffarata non mi dà il buongiorno

e continua a guardare svagata con nonchalanche in tutt’altra direzione. 

È così bello e necessario parlare a qualcuno, 

ascoltare qualcuno,

anche solo due frasi stupide.

Si nascondono frammenti di amore

anche nelle pieghe di parole banali,

dette senza amore. 

A volte penso a tutti i demoni

partoriti dalla mente di ognuno,

alle angosce covate per una vita

nell’animo. Io so di dover morire

e che forse non rinascerò.

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da ora in un tempo lontano e in un altro mondo.

Anche fare sesso con una donna

sarebbe vuoto e finzione

per dimenticare la morte

e l’inferno che mi aspetta,

prendere tempo e fiato

dalla noia che mi attanaglia.

Ogni parola, ogni gesto, ogni emozione

è finzione. Cosa resta di vero,

se anche l’amore in me oggi è una falsa partenza,

una stupida parvenza 

o un rimandare all’infinito? 

(scrivere poesie o presunte tali

non è una competizione, qualora non ve ne foste

ancora accorti). 

Dopo cinque anni di astinenza sessuale

la mia mente per un istante aveva accarezzato l’idea di farla finita

mesi fa

ma poi ho smesso con l’idea di farla finita

perché è un passo falso,

perché sono curioso di vedere quanto tempo

mi è stato dato e non voglio  sprecarlo,

perché non voglio anticipare l’inferno che mi aspetta

(molti scelgono il suicidio a scoppio ritardato, col veleno a rilascio prolungato). 

Ma tu prendimi in giro amica canticchiando “Uomini soli” dei Pooh:

ognuno prima o poi giunge sulla soglia della sua solitudine

e considero essere lasciati soli anche non arrivare coi soldi

alla terza settimana del mese; ci sono tanti tipi di solitudine.  

Ora per i maligni parlare del disagio, del torpore esistenziale è una posa, una falsa  scusa, una giustificazione inadeguata per tutti i nostri errori e limiti. 

Diciamo come stanno le cose: non c’è niente di gratuito nell’offrirsi in pasto ai lettori. Tutto è affermazione, è vanità di vanità,  etc etc. Ad libitum. 

Quando bevo delle birre poso per qualche ora me stesso in un angolo smorto

(i più bravi in poesia fanno finta di non parlare di sé, pur parlando sempre di sé

perché tutto è falso, il vero è anch’esso la metà esatta del falso).  

La ragazza trentenne mi dice quasi piangendo:

“Piuttosto che darla ai selezionatori del personale per avere un lavoro come fanno in tante vado a fare la puttana, che c’è molta più dignità! Molte di queste ragazze che fanno compromessi sessuali dove l’hanno persa la dignità? Il reddito di cittadinanza è anche un’alternativa a non accettare i compromessi.” 

Poi mi metto a pensare ad altro. Non so se dice il vero o il falso e non so neanche se è giusto chiederselo a conti fatti. 

Quello che pensavo tanti anni fa

l’ho dimenticato.

Eravamo ragazzi. Pensavamo che 

il senso che davamo alle cose fosse importante 

e invece eravamo come tanti, come chiunque e i nostri pensieri

non contavano niente.

Di me non interessa niente a nessuno

ed è bene così essere dimenticati per sempre, quando moriremo, 

noi uomini inascoltati senza donne né figli. 

Io non sono speciale. Non ti perdi niente. Dimenticami, se non l’hai già fatto.

Tu mi dici che chi è speciale ha successo.

Io ti rispondo che è l’esatto contrario,

che chi ha successo sembra avere qualcosa di speciale, sembra essere speciale, 

me nessuno è speciale né  ha qualcosa di speciale nel profondo,

che è come dire che tutti abbiamo qualcosa di speciale, usando un eufemismo.

Ragazza, se siamo arrivati fin qui nel buio e nel freddo di questa stanza

è perché ognuno di noi ha perso la sua partita.

Adesso amiamoci.  

Non c’è stato nulla di memorabile tra noi. 

Io sono solo un buffo uomo che ogni tanto si porta un poco in giro

e non conosce nessuno nel quartiere. 

Non voglio crearti imbarazzo.

Non voglio rinfacciarti quel che eri.

Perché dovremmo incontrarci

se è passato troppo tempo, se non sapremo più riconoscerci?

Ti lascio con le tue certezze e le tue sicurezze, vere o presunte:

l’importante è che ti facciano sopravvivere e vivere. 

Siamo cambiati troppo o siamo sempre gli stessi?

Tutti gli innamorati si dicono sempre “non cambiare mai”. 

In altri posti del mondo è più facile innamorarsi e amare,

ma io per cause di forza maggiore, pigrizia, abitudine, stanchezza ormai resto qui

in questo retrogrado e vecchio Paese cattolico. 

Tu sei l’unico amore non ricambiato

che rivivrei ed è per puro masochismo se ritorno a pensarti.

Tu sei una donna che ho rifiutato

e che non saluto per non illuderti; 

non è sadismo, né narcisismo. 

Passa in fretta il tempo.

Tra poco ci ritroveremo vecchi.

Non so come ingannare il tempo.

Qui tutti hanno un amore o così dicono.

Dicono anche che le ragazze al mondo d’oggi

sono così facili. Non per me che non ho storie

da raccontare. E tu smettila di dire che se non hai un amore

devi inventartelo, devi raccontare fandonie perché è così da che

mondo è mondo. Forse sono solo perché 

non ho il fisico, forse perché non ho una posizione.

Le ragazze si divertono ogni sera, non perdono un’occasione 

e io muoio un poco ogni giorno, 

di un morire lento e quasi inconsapevole. 

Se tu non mi hai amato

è perché avevi mille ragioni o mille emozioni per non farlo

o mille ragioni o mille emozioni  per amare altri. Io cammino nella nebbia.

Molti più importanti di me hanno già detto che l’amore

non conosce uguaglianza né giustizia, 

ma forse non c’è niente di giusto né sbagliato nell’amore,

che dovremmo tutti più pensare come fortuna che come conquista

perché in amore nessuno conquista nessuno

e tutti sono prede dell’amore,

ma per i più giovani questi saranno i vaniloqui di un uomo solo e maturo. 

Cosa vuoi che sia l’amore? Un gioco di sguardi, due parole messe lì 

e si finisce a letto…così dicono i maschi alfa, quelli per cui è tutto così facile

come bere un bicchiere d’acqua. 

Attraverso la città.  Hanno già chiuso il bar.

Sono solo io, coi miei pensieri e con  la mia solitudine,

che non è un’opportunità né una sconfitta,

che non è una trappola né una gioia,

che non è una condanna né una forma di libertà,

è solo il mio modo di essere a questa età,

è solo il mio modo di sentire e vivere questa ansietà

(perdonatemi queste parole.

 Altrove imperversa la guerra.

 Non facciamo un dramma di queste mie sciocchezze.

 Non pensare alla perversione nel sesso ma alla grande perversione della guerra. 

 Altrove si muore). 

La mia speranza è che siano più 

gli amori appena nati di quelli morti

e di quelli non nati. La mia speranza

è di rinascere diverso da oggi  in un tempo lontano e in un altro mondo.

Lucia Triolo: il corso del fiume

“da ogni altura speravamo di scorgere il corso del fiume:
speravamo sempre invano”. Alfred Brehm, “Viaggio nel Sudan”

in ritardo
come sempre
una fuga
come sempre 
l’affanno della corsa

(e il fiume scorreva
il suo flusso mischiava le acque)

a inseguire e fuggire un’orma,
un’ombra
davanti
poi improvvisamente
dietro

(e il fiume tra gli alberi non si scorgeva
come un lavoro precario)

la stessa ombra
non era stata superata
era lei, l’orma, che 
aveva aumentato
il ritardo 

(c’era un’ansa nel fiume,
un’ansa interiore?)

-“dove abiti” chiese?
-“dove non bastano le parole”

LA FAINA

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Notevole chiazza bianca
a  sfiorare la gorgia
e setoso manto oscuro come la pece
sensibilizzano i tratti
d’un solitario mustelìde.
Son solchi spogli in desertiche pianure
e rocce accidentate in curvature montuose
ad accentuare iridi accese della faina
nell’impatto controluce.
La dimenticanza del giorno
nel blu di notti mute
pone predilezione a feroci agguati
nel balzo repentino alla nuca della preda
suggendone il sangue
mentre l’orizzonte di cielo e terra mescolati
si fa invisibile
@Silvia De Angelis



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Eventi : Presentazione dei poeti e scrittori partecipanti al Festival 2023 Panorama Internazionale della Letteratura – Writers Capital Foundation -Elisa Mascia

Tema : Prana – Respiro – Aria

Due incontri, tramite la piattaforma di zoom, di poeti e scrittori dall’Italia e da altri Paesi del mondo oggi pomeriggio, 22 gennaio 2023, organizzati dal gestore culturale, poeta, artista Joan Josep Barcelo e lo staff della Writers Capital Foundation : presidente Preeth Nambiar, segretaria generale Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa ed Elisa Mascia che hanno accolto e presentato i poeti e scrittori.

” Il respiro dell’anima”
“Respiro del vento”
“Soffio divino”
“Vibrazioni – Prana – Vita”
“Viene a mancare il respiro per l’emozione”
“Ritmo della respirazione”
“Emotions”
“Respiro… energia vitale… Aria del Pianeta che tutti respiriamo”. 
“Non abbiamo voce se non abbiamo aria”…

Musicalità della poesia è respiro”…
“Abbiamo respirato emozioni”

Dos encuentros, a través de la plataforma zoom, de poetas y escritores de Italia y otros países del mundo esta tarde, 22 de enero de 2023, organizados por el gestor cultural, poeta, artista Joan Josep Barceló y el equipo de la Writers Capital Foundation : el presidente Preeth Nambiar, la secretaria general Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa y Elisa Mascia que dieron la bienvenida y presentaron a los poetas y escritores.

“El aliento del alma”
“Aliento del viento”
“Aliento divino”
“Vibraciones – Prana – Vida”
“La falta de aliento es por emoción”
“Ritmo de respiración”
“Emociones”
“Aliento … energía vital… Aire del Planeta que todos respiramos”. 
“No tenemos voz si no tenemos aire”…

La musicalidad de la poesía es aliento”…
“Respiramos emociones” 

Two meetings, via the zoom platform, of poets and writers from Italy and other countries of the world this afternoon, January 22, 2023, organized by the cultural manager, poet, artist Joan Josep Barcelo and the staff of the Writers Capital Foundation: president Preeth Nambiar, secretary general Irene Doura-Kavadia, Johanna Devadayavu, Christos Sanos, Filippo Papa and Elisa Mascia who welcomed and presented the poets and writers.

“The breath of the soul”
“Breath of the wind”
“Divine breath”
“Vibrations – Prana – Life”
“Breathlessness is out of emotion”
“Rhythm of breathing”
“Emotions”
“Breath… vital energy… Air of the Planet that we all breathe”. 
“We have no voice if we have no air”…

Musicality of poetry is breath”…
“We breathed emotions”

PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2023: LIVE

Thank you very much to all the participants in today’s sessions. Congratulations.
Grazie mille a tutti i partecipanti alle sessioni di oggi. Congratulazioni.
Muchas gracias a todos los participantes a las sesiones de hoy. Felicitaciones.

https://www.youtube.com/watch?v=dPP8gpId_jY
https://www.youtube.com/watch?v=iVxUTVEfk2I

■ IRENE DOURA-KAVADIA – Secretary General WCF – Coordinator PILF – Greece
■ CHRISTOS SANOS – Permanent Councillor – Greece
■ JOAN JOSEP BARCELO – Chief Advisor – Curator and moderator – Spain/Italy
■ FILIPPO PAPA – Member Working Committee – Co-moderator – Italy
■ ELISA MASCIA – Chief Coordinator – Co-moderator – Italy

■ DOMENICA ALATI – ITALY
■ FLORENA IAVARONE – ITALY
■ ALDO GALLINA – JONA – ITALY
■ IRMA BACCI – GABRIELE GALLONI – ITALY
■ GABRIELLA PACI – ITALY
■ FRANCESCA BERTINO – ITALY
■ ISABELLA SORDI – ITALY
■ MACIEJ DURKIEWICZ – POLAND
■ ALESSIO ARENA – ITALY
■ GAIA BONI – ITALY
■ MARSHALL PEIHANG LI – CHINA-USA
■ IVONNE SÁNCHEZ BAREA – SPAIN
■ CRISTINA PIZARRO – PORTUGAL
■ EHRALIEVA UMUTKAN  – KYRGYZSTAN

Team PILF 2023
Web: http://www.panoramafestival.org
Email: info@panoramafestival.org

Preeth Nambiar Irene Doura-Kavadia Johanna Devadayavu Christos Sanos

Domenica Alati – Florena Iavarone – Aldo Gallina – Jona – Irma Bacci – Gabriella Paci – Bertino Francesca – Isabella Sordi – Maciej Durkiewicz – Alessio Arena – Gaia Boni – Marshall Li – Ivonne Sánchez Barea – Cristina Pizarro – Umutay Ehralieva

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Eventi : Presentazione dei poeti e scrittori partecipanti al Festival 2023 Panorama Internazionale della Letteratura – Elisa Mascia

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Poeti : Fanny Zulema Meléndez Nolasco scrittrice, poetessa hondurenha – di Elisa Mascia

Poesie di Fanny Zulema Meléndez Nolasco

Poesie della poetessa honduregna Fanny Meléndez

Ombelico

Mi ricorda il meraviglioso campionato
Di amore sacrificale, di consegna.
Nodo di cuoio, marchio di origine
Promemoria del primo pane condiviso
Al tavolo pletorico del grembo materno.
Hai inaugurato un’altra vita bloccata
Al cuore unito di mamma.
Ti guardo, segno primordiale
Ti guardo, cerchio incarnato
Ti guardo rotolare all’infinito
E non dimentico l’inizio.

Elegia del bambino solo

Figlio multiplo, sei in tutto, tutto
Racconterò la tua storia, perché ti vedo in ogni angolo,
nelle piazze, nelle stanze delle case e negli uffici.
Parla di un ragazzo solo, di cui si è preso cura suo nonno
finché la morte bianca non ha chiuso gli occhi.
Aveva genitori e molti fratelli, ma è cresciuto
devastato e voleva solo correre, fuggire…

Poi l’amore ha voluto dipingere un cuore rosso sul suo petto.
La bella fata ha bruciato il suo vestito e la sua bacchetta magica
Non poteva più tornare alla sua dimora di luce,
Ha rinunciato alla sua pace, al conforto, tutto per amore…

Passavano i giorni, gli anni e il ragazzino
rimase imprigionato nel corpo di un uomo,
con pensieri incompiuti, confusi,
bambola danneggiata, era il suo spirito mutilato.
Sempre solo, con bambini intorno, come scrofe avvizzite.

La luce di Dio voleva addolcire quel freddo giardino,
quell’anima nell’eterno inverno…

Il ragazzino resistette, protestò con insolenza.
Se lo guardavi o gli parlavi dolcemente
lo scherno gli spuntava sulle labbra e deformava la pura intenzione,
prese le parole tra le mani e le contorse.
Quelli correvano angosciati e se ne andavano terrorizzati
attraverso il corridoio della sfiducia o attraverso la stanza della vendetta.
La paura dell’amore possedeva la sua anima, spirito e corpo.

Prego e spero che il ragazzino cresca,
lasciando che il demone del dolore e della paura scompaia.
Voglio vedere rafforzato, esercitato e sviluppato
la muscolatura del perdono, dell’amore nel suo essere.

Una pioggerellina.

Una pioggia di baci.
Freddi, distanti, erranti
sono caduti sul volto della mia anima.
Tempeste di distanza e indifferenza
l’anima fiera del deserto, gelida di notte,
focosa, disperata e crudele di giorno.
Notte oscura con una luna malvagia,
cielo misero senza stelle.
All’improvviso, le cicale uscirono con la pioggia
alla nascita di un lamentoso cielo,
la mia anima pulita è stata lasciata nel dolore.
Sorse la primavera, fiore della speranza,
Già le tempeste, e il deserto
scossero le loro putride viscere.
Appare un cielo cristallino
riflesso negli occhi di lapislazzuli del mare.

Circa l’autrice:

Fanny Zulema Melendez Nolasco (Honduras). Partecipazione a convegni di ricerca letteraria e storica all’interno e all’esterno del Paese. Ha al suo attivo pubblicazioni su diverse riviste antologiche di poesia nazionale e internazionale. Pubblicazione di saggi su riviste nazionali e internazionali. Pubblicazione di libri di poesia: “Honduras y superficies” (2020). “Ancore” (2021). “Di certezze e vicissitudini” (2022). Narrativa: “Con Olancho nel cuore” (2021). “Game over e altre storie” (2021).


Poemas de la poeta Hondureña Fanny  Meléndez

Ombligo

Me recuerda la maravillosa liga
De amor sacrificial, de entrega.
Nudo de piel, marca de origen
Recordatorio del primer pan compartido
En la mesa pletórica del vientre.
Inauguraste otra vida pegada
Al corazón unido de mamá.
Te miro, primigenia señal
Te miro, círculo encarnado
Te miro rueda al infinito
Y no olvido el principio.

Elegía del niño solo

Múltiple niño, estás en todos, todas
Contaré tu historia, porque te veo en todas las esquinas,
en las plazas, en las salas de las casas, y en las oficinas.
Se trata de un niño tan solo, que su abuelo cuidó
hasta que la blanca muerte cerró sus ojos.
Tuvo padres y muchos hermanos, pero creció
desolado y sólo quería correr, huir…

Después el amor quiso pintarle un corazón rojo en su pecho.
La hermosa hada quemó su vestido y su mágica varita
Ya no podía regresar a su mansión de luz,
renunció de su paz, comodidad, todo por amor…

Pasaron los días, los años y el niño pequeño
se quedó encarcelado en un cuerpo de hombre,
con pensamientos no acabados, confundidos
muñeca estropeada, era su espíritu mutilado,
Ssempre solo, con hijos alrededor, como siembros mustios.

La luz de Dios quiso enternecer aquel frío jardín,
aquella alma en invierno eterno…

El pequeño niño se resistía, protestaba con insolencia
Si se le miraba o se le hablaba con dulzura.
La burla se asomaba a sus labios y deformaba la intención pura,
tomaba las palabras con sus manos y las retorcía.
Aquellas corrían angustiadas y salían despavoridas
por el corredor de la desconfianza o por la sala de venganza.
El miedo al amor poseyó su alma, espíritu y cuerpo.

Oro y espero que el niño pequeño crezca,
que desaparezca el demonio del dolor y el miedo.
Quiero ver robustecida, ejercitada y desarrollada
la musculatura del perdón, del amor en su ser.

Una llovizna

Una llovizna de besos
Fríos, distantes, ambulantes
Cayeron sobre la faz de mi alma.
Tormentas de distancia e indiferencia
el alma orgullosa del desierto, gélido de noche
ardiente, desesperante y cruel de día.
Oscura noche con luna mezquina,
miserable cielo sin estrellas
de pronto, salieron las chicharras con la lluvia
parto del cielo quejumbroso, 
mi alma limpia quedó de dolor
Surgió la primavera, flor de esperanza,
Ya las tormentas, y el desierto
Sacudieron sus pútridas entrañas.
Surge un cielo límpido cristalino
reflejado en los ojos lapislázuli del mar.

Sobre la autora:

Fanny Zulema Meléndez Nolasco (Honduras). Participación en congresos de investigación literaria e histórica dentro y fuera del país. Tiene publicaciones en diferentes revistas antológicas de poesía nacional e internacional. Publicación de ensayos en revistas nacionales e internacionales. Publicación de libros de poesía: “Honduras y superficies” (2020). “Anclajes” (2021). “De certezas y avatares” (2022). Narrativa: “Con Olancho en el corazón” (2021). “Game over y otros cuentos” (2021).

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Il bagno di Amalia Bautista

Dalla Spagna

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Amalia Bautista, Madrid 1962, scrittrice, giornalista e doppiatrice spagnola.

Vuoi che facciamo il bagno
assieme una volta ancora?
Possiamo di nuovo essere due corpi
bagnati e sorpresi,
e verificare che non mi fa male
che l’acqua ci separi.
Sentire che solo l’acqua si frappone
tra la tua pelle e me,
come dal principio dei tempi,
e questa certezza è dolce,
calda e luminosa.
Come mai lo è stata.

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