Maurizio Costanzo ,uomo poliedrico dello spettacolo ,muore a 84 anni in un clinica a Roma. La sua facezia e il suo volto erano ormai un’abitudine a cui sarà difficile rinunciare ,Gabriella Paci

(Arezzo)

La vita

Chi non conosceva Maurizio Costanzo ? Credo davvero pochi,i ragazzi  se non altro come marito della show girl presentatrice –talent scout  Maria De Filippi, che lui ha sposato nel 1955.

Lui  inossidabile conduttore del programma “Maurizio Costanzo Show “  ha intrattenuto davanti allo schermo intere generazioni ,mentre intervistava,con domande di spiccato interesse  di aspetto privato e/o pubblico personaggi del mondo artistico,sportivo o istituzionale.Senza bisogno di musica,immagini o altro teneva davanti allo schermo milioni di telespettatori

Nato da una famiglia abruzzese,dopo il diploma in ragioneria,intraprende la carriera giornalistica per poi diventare conduttore e autore radiofonico e televisivo,rivelando doti di intrattenitore intelligente e d arguto.

Varie relazioni amorose prima della De Filippi e matrimoni  quali con la fotoreporter Lori Sammartino nel 1963 e  con la giornalista Flaminia Morandi,dalla quale ha avuto i figli Camilla e Saverio.

Ha poi una relazione  con l’attrice-doppiatrice Simona Izzo fino la 1986  e ha sposato ill nuovo amore Marta Flavi nel 1989per poi convolare a nozze civili con l’attuale moglie De Filippi Maria

La carriera

Fin da ragazzo sognava di fare il giornalista e infattia soli 18 anni è cronista per “Paese sera”e poi entra nella redazione de il “Corriere mercantile”. A 22 anni collabora con “Tv sorrisi e canzoni “ ed intervista Totò.poi passa a l settimanale femminile “Grazia”dove è caporedattore.

La canzone “Se telefonando” cantata da Mina con le musiche di Ennio Morricone, lo porta al successo perchè lui è un coautore del testo.

Pochi sanno che è anche coautore del personaggio di “Fracchia”,interpretato da Paolo Villaggio,che lui stesso scopre ed incoraggia ad esordire in un cabaret di Roma.

Nel 1970 conduce la trasmissione”Buon pomeriggio “ di grande audience e da allora è ideatore e conduttore di numerosi spettacoli televisivi quali “Bontà loro “ “l’ospite delle 2” Acquario “ “Grand’Italia ,”Fascination” ma è “Maurizio Costanzo Show “ quello più longevo e di grande successo grazie alla sua magistrale tecnica di interrompere e nello stesso tempo incrementare la conversazione portando i suoi ospiti a rivelare più di quanto volessereo.

Sotto i suoi riflettori,al teatro Parioli ,dove si attuano le riprese, passano, tanto per citarne alcuni, ospiti famosi come :Vittorio Sgarbi, Valerio Mastrandrea; Ricky Memphis; Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, Daniele Luttazzi

Ma Costanzo è stato anche autore di opere teatrali ,in collaborazione con altri autori quali ,ad esempio: Un coperto, “Cielo, mio marito,” Il marito adottivo “Con assoluta gratitudine,” Un amore impossibile”, Vecchi,” Vuoti a rendere,”ecc.

E’ stato anche collaboratore nel film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”  e ha partecipato alla sceneggiatura di molti altri film

Scopritore di talenti ,fa lasciare ia professione di ingegnere a Luciano De Crescenzo che diventerà solo autore-attore.

Nel 1981 lo scandalo della Loggia P 2 lo travolge perché il suo nome è rinvenuto tra quelli presenti nelle liste di Licio Gelli .

Deve perciò ripartire con al sua carriera ex novo ma questo significherà anche la nascita del “Maurizio Costanzo Show” e della sua carriera di attore nei 52 episodi di “Orazio “ e la sua collaborazione con la rivista “Gente

Negli anni 90 è direttore del teatro “Ciak “ di Milano e poi direttore di canale 5. Nel 1999 è nominato presidente di Mediatre che si occupa di fiction televisiva e nel 2000 fonda con Benetton la Maurizio Costanzo comunicazione che si occupa di comunicazione multimediale.

Ha ricevuto una laurea”Honoris causa “dalla IULM di Milano  in giornalismo,editoria e multimedialità ed ha anche insegnato tali campi di conoscenza nell’università “la Sapienza “ di Roma.

Il legame con Roma

Un legame inscindibile, quello  fra il conduttore nato a Roma il 28 agosto 1938 e la sua città natale, di cui conserva sempre un certo spirito sornione, ironico, capace di accogliere anche l’elemento più estraneo e all’apparenza disturbante, come dimostra con il Maurizio Costanzo Show dal Teatro Parioli, si cui è stato anche per una stagione direttore artistico. 

Impegnato con nuove sfide fino ai suoi ultimi anni, vigile fino a pochi giorni prima di spegnersi, Costanzo ha seguito da una camera della clinica Paideia il festival diSanremo.Dopo numerosi ricoveri,però, l’intervento a cuore aperto  non gli ha consentito di vivere ancora

La camera ardente sarà allestita sabato e domenica presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio (ingresso dal Portico del Vignola; sabato dalle 10.30 alle 18, domenica dalle 10 alle 18, raccomandato l’utilizzo della mascherina FFP2). I funerali si svolgeranno lunedì 27 febbraio, alle 15, presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo.

Poeti: Dante Alighieri, Inferno Canto V ” Paolo e Francesca” di Caterina Alagna – Salerno

Possiamo dire con certezza che sono tra i versi più belli del panorama letterario italiano. Sto parlando del V canto dell’Inferno e nello specifico dei versi che decantano il  grande amore che unisce due innamorati ( adulteri), Paolo e Francesca. 

Dopo l’incontro con Minosse, Dante e Virgilio s’inoltrano in un luogo buio tempestato da una violenta bufera che trascina i dannati sbattendoli da una parte all’altra del cerchio, mentre questi emettono grida e bestemmie. Dante intuisce che si tratta dei lussuriosi le cui anime, trascinate, formano schiere simili a quelle degli stornelli. Dante poi s’accorge di un’altra schiera di anime che in volo forma, invece, linee simili a quelle delle gru. Virgilio gli spiega che si tratta di tutti i lussuriosi morti violentemente e tra questi gli indica Didone, Cleopatra, Elena, Achille, Tristano. Dante nota due anime che camminano affiancate l’uno all’altra e dichiara a Virgilio il desiderio di poter parlare con loro. Virgilio acconsente e Dante le chiama a sé. Le due anime, staccatesi dalle altre, gli vanno incontro. Sono un uomo e una donna e quest’ultima ringrazia Dante per la pietà mostrata per loro. Dice di essere nata a Ravenna e di essere indissolubilmente legata all’uomo che è ancora accanto a lei . Si tratta appunto di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini che in vita erano cognati ( Francesca era la moglie di Gianciotto, fratello di Paolo) uniti da un grande amore. Dante colpito dalla loro unione, chiede a Francesca di raccontargli in che modo sia iniziata la loro relazione. La donna allora narra che un giorno, presi dalla lettura del libro che racconta la storia dell’amore tra Ginevra e Lancillotto, vengono travolti da una profonda passione finendo per scambiarsi un bacio tremante  che segnerà l’inizio del loro amore. Alla fine troveranno la morte per mano di Gianciotto. 

Avremmo letto questi versi centinaia di volte, ma non possiamo nascondere che a ogni nuova lettura, i nostri sensi tremano di fronte a quest’opera  di straordinaria levatura, di fronte all’immenso e profondo amore che ha condotto Paolo e Francesca alla stessa morte e che dura finanche all’Inferno.  Volendo dirlo con le parole di Dante:  ” Amor che a nullo amato amar perdona,/mi prese del costui piacer così forte,/ che, come vedi,  ancor non m’abbandona”. Dante profondamente colpito dall’intensità di questo amore così forte e vero, perde i sensi, e “cade come corpo morto cade”.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’ io intesi quell’ anime offense,
china’ il viso, e tanto il tenni basso,
fin che ‘l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com’ io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

Sabato 21 Giugno di Arsenij Tarkovskij 

No a tutte le guerre

Avatar di almerighialmerighi

Arsenij Tarkovskij (1907 – 1989) è stato uno dei migliori poeti russi attivi durante l’era sovietica. Sebbene nel corso della sua vita fosse conosciuto soprattutto per le traduzioni di opere di poeti asiatici, suo figlio, il celebre regista Andrej Tarkovskji (1932-1986), ha contribuito a far rivivere le poesie di suo padre nel film “Lo specchio” dove vengono riletti alcuni versi.

Che scàvino trincee fino a domenica.
La speranza di salvezza è nelle mie mani.
Come vorrei tornare a prima della guerra,
e avvertire quelli che sono destinati a essere uccisi.
Io avrei bisogno di dir loro:
“Vieni qua, e la morte ti sfiorerà soltanto”.
Io conosco l’ora, quando inizierà la guerra,
e chi sopravviverà e chi morirà in prigionia.
E chi di noi diventerà un eroe
e chi sarà fucilato davanti al plotone d’esecuzione,
e io stesso ho visto i soldati nemici
invadere già Stalingrado.
E ho visto come la…

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IL TUO SGUARDO, di Silvia De Angelis

Un pugno nel vuoto

in quella notte

quando la cometa

volgeva

altrove

il suo lucido impatto

Il riflesso rinchiuso

nel buio pennellato d’ogni lontano

tesseva il suo muto involucro

nella scansione d’un ricordo

Assilla

mentre ricalca un brivido

che viaggia su tacchi alti

nell’attenzione a non scivolare

su quella vorticosa giravolta

del tuo sguardo

@Silvia De Angelis

Lucia Triolo: e tu venivi

“Non cercare alle mie labbra la tua bocca”
P. Celan, Papavero e memoria”: Cristalli

“Ora l’ultima
parola che vi guardò
dovrà restare sola con se stessa
P. Celan, “La Rosa di nessuno”: stretto guancia a guancia

——-

E tu venivi
senza fretta
insegnavi alla mia fronte
la ruga

camminavamo insieme
la strada
che avevamo percorso
da soli
tutto tenevamo
negli occhi
il tuo verso tiepido
e la rosa

parlavi in piena luce alla mia bocca
baciavi il si e il no 

l’ultima
parola che ci ha guardato
deve ora restare
da sola 

L. T. Debitum

Mazzo di Rose Rosa - Fioreria Al Carmine

https://poesiesemiserie.com/page/39/

Un ricordo lontanissimo…

Avevo 16 anni. Andavamo ogni domenica pomeriggio in una discoteca che si chiamava Waikiki. Distava poche centinaia di metri da casa. Io a quei tempi non sapevo assolutamente cosa significasse Waikiki, quel nome bizzarro ed esotico (adesso so che è un quartiere e una spiaggia delle Hawaii, meta di tutti i surfisti). Allora avevo tutti i denti. Non avevo neanche un filo di grasso. E i miei coetanei non erano ancora tutti palestrati.  Ed ero alto 1.76 in un’epoca in cui alla visita di leva di quelli nati nel 1972 come me l’altezza media era di 1.72. Eravamo tutti sobri nel gruppo. Nessuno prendeva mai alcolici. Non ci sfiorava neanche per l’anticamera del cervello. Si consumava qualche Coca-Cola. Quella discoteca ci sembrava grande e invece era piccola. Le nostre cose della vita ci sembravano così importanti  e invece eravamo dei ragazzetti insignificanti alla periferia di una provincia insignificante,  in un angolo di mondo insignificante, dove non succedeva mai niente e la noia dominava su tutto. Eravamo dei piccoli provinciali insignificanti, ma quel piccolo nostro mondo angusto ci sembrava racchiudesse tutto il mondo e la sua illimitata varietà: avremmo scoperto nostro malgrado e a nostre spese che non era assolutamente così.  Era tutto un guardarsi con le ragazze. Ce n’era una che si chiamava Eleonora, aveva 16 anni, era pontederese anche lei, a cui piacevo. Che poi me lo avevano detto altri perché io non me n’ero neanche accorto! La sua sorella l’aveva confidato a un mio amico. L’avevo saputo per vie traverse. Tutti mi dicevano che ero fortunato perché era molto bella. Poi si vociferava che fosse emancipata. Fumava molto. Qualcuno diceva che era scoppiata. Era un modo di dire tutto pontederese per dire che era alternativa, che era contro il sistema. Io ero vergine. Lei aveva già avuto delle esperienze. Avrebbe potuto insegnarmi tutto dell’amore o della sua parvenza.  Tutti mi dicevano: che aspetti? Toccava a me fare il primo passo, ma mi limitavo a guardarla e sorriderle.  Gli amici non avevano fatto i conti con la mia timidezza, la mia goffaggine, il mio essere così imbranato. E fu così che passarono le settimane ed Eleonora non perse tempo e si fidanzò con un altro. Io fui per gli amici uno sfigato, un gay, un perditempo, uno che sprecava le occasioni. Avevo perso un treno. Un bel treno. Ancora oggi in certi momenti oziosi passati a rigirarmi nel letto o mentre fisso il soffitto oppure mentre cammino da solo all’alba nella nebbia mi ricordo vagamente di Eleonora, che non ho più rivista e che a distanza di più di 30 anni non so più cosa faccia, dove e con chi viva; ormai a distanza di più di 30 anni tutto è sfumato, non mi ricordo più la sua voce, non mi ricordo che molto genericamente le sue fattezze; a un tratto però nel buio della mente e nella spirale della solitudine nel cuore della notte o mentre cammino da solo all’alba, a un certo punto quando meno me lo aspetto mi illuminano la mente i suoi occhi azzurri e penso a tutti I bivi della vita, a tutto quello che poteva essere e non è stato; poi faccio mente locale e penso che sono rimasto solo, che quella piccola discoteca l’hanno chiusa da decenni e al suo posto da qualche anno c’è lo studio di un notaio. Penso che Eleonora non la rivedrò mai più e molto probabilmente è meglio così perché non voglio vedere i segni del tempo su di lei, ma anche perché si riaprirebbe una ferita mai totalmente risarcita. Penso anche che io ho il lusso di poter sprecare del tempo a ricordare cose lontanissime, di fantasticare inutilmente come avrebbe potuta essere la mia vita con Eleonora,  mentre lei più prosaicamente avrà problemi molto seri da affrontare come un marito, dei figli e un lavoro duro da sudare. Ma in certi momenti di solitudine più feroce penso che un giorno lontanissimo anche io piacqui a una ragazza come Eleonora (io che non ho più occasioni, non ho più opportunità di amare ed essere amato, io che sono un uomo solo) e questo pensiero per qualche istante soltanto mi rincuora e dilegua la tristezza passeggera. 

Sperduto di Carl Sandburg

C’è Poesia nella poesia

Avatar di almerighialmerighi

Carl Sandburg è stato un poeta statunitense. Fu insignito di due Premi Pulitzer: uno per la poesia nel 1951 ed uno per la storia nel 1959.

Desolato e solo
tutta la notte sul lago
dove la nebbia e la foschia s’insinuano,
il fischio di un battello
chiama e implora senza fine
come un bimbo perduto
che piange e si lamenta
cercando il seno del porto,
gli occhi del porto.

*

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L’abbraccio atteso

La natura si racconta a modo suo

Di Frida la loka ( Lombardia)

Tra canto e inchini, si affaccia su alberi spogli ma il loro rifugio si vede tra il bianco muto della sera prima.

Cristalli si scompongono al riflesso del sole vaporeggiano in mille sfumature, diamante che a controvoglia inizia a sciogliere quel che resta d'un altro inverno.

Le gocce cadono col sole che inizia trepidante a scaldare. Lei è da quelle parti, percepisce; la sta cercando.

Spande le ali pavoneggia e lavora, e non dimentica di agitare la coda, la natura è saggia, la predispone alegra!

Un giro a cerquio intercetta il suo volo, finalmente è arrivato il suo compagno! , fedele merlo avvolto nel suo manto d'un limpido e terso nero.

S'incontrano; come in un valzer, il suono degli altri uccelli fanno colonna sonora, sottofondo. E tutto diventa etere... mentre danzano nell'aria gelida.

Una volta giunti nel loro nascondiglio, divertiti e allegri, finalmente arriva quel abbraccio mancato, ponderato, l'avvolge con il suo battere, offrendo tepore e tanto amore in un crescendo di note musicali, che non finisce mai.

Fonte immagine: Vivek Doshi / Unplash

Tua.

23 febbraio, 2023.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

THE MAN OF NUMBERS AND THE WOMEN OF WORDS, di Silvia De Angelis

Avatar di silviadeangelis40dAlessandria Today Italia News Media

UN SIMPATICO PENSIERO POETICO DEDICATO AL BLOGGER PIER CARLO LAVA (L’UOMO DEI NUMERI) E 
ALLA POETESSA SILVIA DE ANGELIS (LA DONNA DELLE PAROLE)


THE MAN OF NUMBERS AND WOMEN OF WORDS
Col sole specchiato negli occhi
percepisce un raggio di numerologia
colui 
che in un tempo indefinito
plasma il rumore delle scarpe sul selciato.
Lo ode la donna che declina
verbi e nomi
intinta in un mare di parole.
Attratta dal brio della conta
districa nodi, fermenti e pesi oscuri
ma il suo vociare trasmigrato
nel suono aritmico d’unicorno
si disperde fra nebbie evanescenti
@Silvia De Angelis 


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Dovresti sempre portarti una penna di Laurence Hutchman

L’ispirazione sempre in agguato

Avatar di almerighialmerighi

Laurence Hutchman è nato a Belfast, Irlanda del Nord nel 1948 ed è cresciuto a Toronto.

Guardo dalla finestra
della biblioteca la città azzurra;
il mio riflesso fluttua su
edifici d’argento,
su, fino alle spirali di fumo,
oltre stanze radiose
dove impiegati azionano le macchine.

E le parole vengono facili
in questo edificio,
nelle luminose stanze della mente.

Accanto a me la donna aziona
la Xerox, strabiliante macchina a raggi x
che rende fosforescente il cielo.
Lei, la tentatrice in verde,
trasforma la sera
in un mito azzurro oceano.

Dovresti sempre avere una penna
specie al crepuscolo,
se si deve prestar fede
alle memorie di Coleridge,
le sue gite notturne lungo laghi brumosi.
e la donna che scrive un libro,
lo fa scivolare in una busta
e poi scompare.

Preso nella cornice della sera,
gli occhi degli studenti sono globi
sospesi sui loro libri.
Prendo l’Eagle Mirado,
in balia dei…

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DOLCE NOVELLA

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Sul piedistallo d’immaginoso
un’insperata interferenza…
Sul limite d’un sogno
vaga
col suo artificio più appagante
rendendo miope
una realtà penzoloni 
segregata
in un angolo
come sconcerto.
E nella tessitura
di quel lieve vaneggiare
s’assottiglia 
la fune del pensiero
in quel salto
ginnasta
d’un rito ideale
che faccia di nuovo
dolce novella.
@Silvia De Angelis

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Come un Arlecchino,Gabriella Paci

E’carnevale in questo febbraio disilluso

e mesto nei mattini ancora pigri e grigi .

Le maschere cercano nel gioco della

trasformazione una rinnovata emozione

nella falsa realtà che cambi l’umore

con il colore e la ricchezza del decoro.

All’ombra della finzione il gioco è

 seduzione dell’anima in cerca del tempo

della dimenticanza per poter trovare

riparo nell’illusione di vivere altro in

altro tempo senza orologio e senza

dovere per sentirsi Arlecchino davvero

nella fantasmagoria di un oblìo sincero

che regali nella momentanea dimenticanza

una sillaba di ritrovata infanzia …

Martedì  grasso : un giorno che segna  l’inizio della Quaresima e la fine del Carnevale  in Italia e non solo.Gabriella Paci

Origini

Il martedi grasso è l’ultimo giorno del Carnevale, quello in cui la Chiesa cattolica permetteva di festeggiare consumando cibi sostanziosi dolci  e avanzi dei banchetti del periodo precedente. Veniva fatto largo uso di grassi  nella preparazione dei cibi, consumando le scorte invernali ,dato i periodo  di “magra “della quaresima e l’avvicinarsi della bella stagione.  Dopo questo giorno,in cui ancora oggi vige tale tradizione, si dovevano consumare cibi più semplici e astenersi dai divertimenti.

 Eccezione è Milano ,che festeggia la fine del carnevale nel “Sabato grasso” poiché posticipa di una settimana la quaresima secondo la tradizione che narra che Sant’Ambrogio ,essendo fuori città e non facendo a tempo a rientrarvi per celebrare la liturgia, fece posticipare appunto tale fine.

A Venezia il giorno più importante è però il giorno del toro ,da cui deriva il famoso motto “Tagliar la testa al toro” ad indicare la soluzione che mette fine ad una incertezza .Infatti nel 1162 il doge di Venezia Vitale Michiel sconfisse il patriarca di Aquileia Ulrico e i 12 feudatari suoi alleati,.

Come risarcimento di guerra,Il Doge richiese il pagamento di un toro,12 pani e 12 maiali  in un giovedì appunto che fu detto “Grasso” .Gli animali rappresentavano i nemici vinti per cui erano oggetto di offese e scherno prima di essere uccisi. Per ultimo, toccava al toro, a cui veniva appunto tagliata la testa.

Oggi

Ancora oggi si mangiano  carne saporita e cibi sostanziosi e soprattutto dolci fritti,che variano a seconda delle regioni  come frittelle zeppole cenci stracci, Chiacchiere, tortelli, gale, crostoli, lattughe, castagnole, frappe, bugie,Sono impasti a volte solo fritti ,a volte ripieni di crema o miele serviti caldi e croccanti, ornati da un velo di zucchero: sono un cibo dolce che fa pensare alla libertà del gusto. che arricchiscono ogni mensa  

Nel Regno Unito questa giornata si chiama “Shrove (verbo che significa confessarsi) Tuesday” e si mangiano i pancake .In Germania si festeggia non il martedì grasso ma il lunedì, mentre in Francia prende vita la tradizione medievale della Festa dei folli al termine della quale veniva eletto il Papa dei folli, della quale parla anche Victor Hugo nel suo ‘Notre-Dame de Paris’.

Photo by Helena Jankoviu010dovu00e1 Kovu00e1u010dovu00e1 on Pexels.com

Sguardo animale di Flavia Sironi

Date: 21 febbraio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Flavia Sironi 21 febbraio 2023.

Gara di canicross CSEN.

Sabato 4 marzo e domenica 5 marzo si correrà, a Trecenta in provincia di Rovigo, la consueta gara di canicross DRACO-RACE organizzata dall’atleta Davis Colombo e dal suo staff.

La gara si svolgerà all’interno del parco dell’agriturismo La Bisa. Sito incantevole immerso nella natura, dove l’accoglienza e l’attenzione del personale nei riguardi degli ospiti è davvero perfetta.

La gara CSEN è valida per la selezione al Campionato Mondiale ICF 2023 che si svolgerà in Germania ad ottobre.

Dopo le competizioni agonistiche, per chi non conosce queste discipline e vuole iniziare a correre col proprio cane, c’è la categoria esordienti che dà la possibilità di mettersi in gioco provando a correre col proprio “quattrozampeeunacoda”. Si può anche, per chi non ha ambizioni agonistiche, passare una bella giornata godendosi la compagnia di tanti amici amanti del mondo legato alla cinofilia e magari potersi confrontare ed avere preziosi consigli da professionisti del settore, visto che saranno presenti veterinari, giudici di gara e, tra gli atleti anche educatori cinofili di tutto rispetto.

Oltre le premiazioni degli atleti vincitori ci sarà quella della categoria Open riguardante i cani nordici. Il premio, chiamato “The top” è dedicato al grande amico Stefano Viganò scomparso nel 2018 a seguito di un incidente stradale. Io sarò presente con i suoi 3 cani che assegneranno il premio ai vincitori.

Sono sicura che questa gara verrà organizzata alla perfezione da Davis perché questo ragazzone riesce a fare centro in qualsiasi cosa si butta.

Davis è un volontario della Croce Rossa, un donatore di sangue e un beebuster ovvero un acchiappaapi, lui cattura le api in pericolo, che si sa sono insetti indispensabili per mantenere la vita sul pianeta.

La vita svolta all’aria aperta, in compagnia di tanti amici, di tanti “quattrozampeeunacoda” è perfetta per le persone sportive amanti della natura, degli spazi aperti, e del vivere in piena libertà, ovviamente con il rispetto delle regole necessarie per non ledere quella altrui.

Qui alla Bisa troverete tutto questo.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi.

Per tutti quelli che vogliono partecipare sia alla gara competitiva, sia alla non competitiva ecco il sito della DRACO-RACE.https://sites.google.com/…/dracorace2023/dracorunner-a-s-d#sguardoanimaledisironiflavia#sironiflavia#sguardoanimale#camminacollcane#canidiinstagram#canicrossdogs#canicross#canibelli#canibuffi#canibellissimi#sportcinofili#canisportivi

Articolo di Flavia Sironi. 21 Febbraio 2023

Eventi: Poesia di Giacomo Brugnano, voce di Domenico Tota, video di Giancarlo Giambra

Il Poeta di Giacomo Brugnano

IL POETA
Quando t’innamorerai di un uomo,
bada che non sia un poeta
perché lui non amerà solo te!
Il poeta di notte veglia con la sua fantasia
e la penna che impugna.
Il poeta è libero come il vento,
non è facile trattenerlo,
lui ama la libertà.
Casomai dovessi un giorno
innamorarti di un poeta,
sappi che lui amerà tutte le donne che
incontrerà sul suo cammino perché
lui non è un uomo qualunque,
lui è un amatore innato.
Se un giorno dovessi trovarti
fra le braccia di un poeta,
ricordati quello che ti ho detto perché
poche sono state le donne che hanno
saputo catturare la sua fantasia.
Quando il poeta si lascia catturare
dalla donna giusta,
lui continua a conquistarla
giorno dopo giorno
fino alla fine dei suoi giorni.

Giacomo Brugnano – Copyright 18.01.2016
Dalla serie: Il poeta passionale.
Voce di Domenico Tota.
Video realizzato da Giancarlo Giambra (Profumo di vita).

Eventi: Poesia e video di Giacomo Brugnano in Poetiche Condivisioni

Eventi: Video poesia di Giacomo Brugnano – voce di Domenico Tota- video di Giancarlo Giambra

Immagine web

King Hannah e tre poesie di Dylan Thomas

Ascolta e leggi

Avatar di almerighialmerighi

Non andartene docile in quella buona notte,
vecchiaia dovrebbe ardere e infierire
quando cade il giorno;
infuria, infuria contro il morire della luce.

*

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
spauriti, pronunciando sillabe sommesse
per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare
senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

*

Questo pane che rompo un tempo fu frumento,
Questo vino su un albero straniero
Nel suo frutto fu immerso;
L’uomo di giorno o il vento nella notte
Gettò a terra le messi, la gioia dell’uva infranse.
Un tempo, in questo vino, il sangue dell’estate
Pulsò nella carne che vestì la vite;
Un tempo, in questo pane
il frumento fu allegro in mezzo al vento;
L’uomo spezzò allora il sole, abbattè allora il vento.
Questa carne che rompete, il sangue a cui lasciate
devastare per le vene, furono
Frumento ed uva, nati
Da radice…

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Eventi: Poetiche Condivisioni – Maria Rosa Oneto

Poesia di Maria Rosa Oneto

Poesia
Titolo
“Bellezza antica”.  

Quanto cielo in queste notti
grigie.
Tormenti d’anima, imbronciati
di passione.
Nel silenzio, celebravo la gioia
di una pacatezza estrema.
Dormivo senza più sogni
e malinconie recluse.
Accontemplavo già
l’ebbrezza del mattino,
in un respiro che sapeva
in anticipo di menta
e mandarino.
Lo sguardo del mattino,
mi accolse con un sorriso
di celeste aurora.
Ero felice
di essere ancora viva
e poter scrivere
una canzone nuova.
Sentivo
nel cuore un sentimento
fatto di note senza senso.
Di accordi di chitarra
che nella stanza non c’erano.
Suoni che mi toccavano
nel profondo, facendomi
scoprire chi ero.
Donna: in carne e ossa.
Rivestita d’intelligenza
e saggetta spudorata.
Creatura: divina,
la cui bellezza altera, poteva
oscurare il seme della vita.
“Ridi bambina” che domani
non vedrai più il Cielo e
sarai vecchia. Incanutita.
E più non racconterai la Storia
della tua esistenza antica!

Maria Rosa Oneto


http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/02/20/poetiche-condivisioni-maria-rosa-oneto/
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Quando il sole si sgrana – di Frida la loka

Lombardia

Poesia

Cristallo di neve
refratta contro l'appunntita stalacttite;
mordente.

Sbriciolato sol d'inverno
Non hai verve sufficiente
non è abbastanza per annientarla.

La sottile pelle
mostra fenditure ma
non intimoriscono;

nemmeno l'accentuarsi dei fasci;
bianchi fili in cima
silhouette d'una vita vissuta.

Lo specchio mi rigetta però
sdegnosa immagine
Ella; non sono io.
È solo un'ombra...
Digital Art, Frida la loka

Tua

20 gennaio, 2023

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Il Vampiro di Charles Baudelaire

Poesia immortale di Baudelaire

Avatar di almerighialmerighi

Charles Baudelaire (1821 – 1867)

O tu che con la lama di un coltello
nel mio cuore dolente sei entrata,
tu che con la potenza di un drappello
di demoni sei venuta, adornata

e folle, tu che del mio animo vinto
hai fatto il tuo giaciglio, il tuo maniero,
o essere infame, a te io sono avvinto
come alla sua catena il prigioniero,

come al suo gioco chi l’azzardo sogna,
come al fianco s’attacca il bevitore
e come al verminaio la carogna.
Sii maledetta, e maledetta ancora.

Spesso ho pregato il veloce pugnale
che mi riconsegnasse a libertà,
ho chiesto all’empio veleno mortale
di soccorrer la mia pavidità.

E invece, ahimé, presi da grande sdegno,
il pugnale e il veleno m’hanno detto:
“D’essere liberato non sei degno
da questo tuo servaggio maledetto,

idiota; se da questo tuo martirio
ti liberasse la nostra fatica,
i tuoi baci ridarebbero vita
al cadavere…

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Eventi: Poesia di Lenus Lungu

Insieme… per la Pace

Insieme

Quando dico la parola Pace,
Prendo il pianeta tra le mie braccia
Per proteggerlo dal male
Che non ci siano più dolore e guerra.
L’ambiente che dobbiamo proteggere
Aiutiamo i poveri,
In questa lotta sociale.

Consolidiamo la Pace
attraverso la tolleranza, l’equità,
solidarietà e umanità.

Ciò che è essenziale per la vita
Restiamo uniti per cooperare
Che prevalga la giustizia.

Insieme possiamo rendere il nostro pianeta più pacifico, sostenibile ed equo

© Lenuş Lungu

Eventi: Poesia di Lenus Lungu

Eventi: Poesia di Amb. Lenus Lungu

Eventi: Poesia di Graziella Campagna, video di Paolo Carriere, voce di Rodolfo Lettore

Poesia di Graziella Campagna

Campagna Epifania Grazia

CERCAMI

Cercami quando
ti accorgerai
della mia assenza,
quando non sentirai
più il mio battito
vicino, quando
il tuo cercarmi sarà
per te vana speranza.
Cercarmi quando
il vento scompiglierà
i tuoi capelli e
soffierà così forte da
toglierti il respiro.
Cercami nel tuo
silenzio
immaginando arcobaleni
d’ amore e solitudine.
Cercarmi nel dolore
dell’amore perché
sarò nei tuoi occhi
per farti luce nei
giorni tristi e bui.
Cercami nel cuore
quando all’unisono i
battiti scandivano
la mia presenza.
Cercami quando
il dolore sarà più
forte della morte,
allora mi troverai lì
ad aspettarti nel
sogno dell’ infinito
amore.

(Grazia Epifania Campagna)

https://youtu.be/7xwnSZ6jqnA


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Eventi: Poesia di Stefano Capasso

Poesia di Stefano Capasso

^^^^^^^^^^^^Domanda Imbarazzante^^^^^^^^^^^^^

Quando la carestia è ormai incalzante prova a porre una domanda imbarazzante a chiunque capita davanti : Chi di Voi . del suo potra' spartire in questo tempo orrendo e così tanto duro solo sopravvivere ? ..Un ricco possidente interrogato ahimè sospira addolorato : Non sarebbe sufficiente il patrimonio intero per sfamare un solo uomo senza dover penare. Poi un altro si fa avanti a dire assai angosciato : Adesso ho molte tasse da pagare e non so se potrò anzi , ne sono sicuro. Ma quando dalle risposte avute ormai sei rassegnato si leva da lontano di un Mendicante, la voce affaticata ed un po' stremata ma assai convinta. Il poco che possiedo voglio spartir contento con Chi me lo domanda, . con disperazione orrenda.

Tutti i diritti riservati @ copyright Autore Stefano Capasso Immagine dal Web

Eventi: Poesia di Stefano Capasso

IL LIBRO DEL MESE: “Affreschi strappati” di Giuseppe Settanni – febbraio 2023

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Ospitiamo con vero piacere, per la rubrica “Il libro del mese”, la seconda raccolta di poesie (dopo Blu, Edizioni Ensemble, 2019) di Giuseppe Settanni dal titolo Affreschi strappati (Edizioni Ensemble, 2022). Si tratta di una raccolta di pezzi di intonaco, come descrive l’autore, dipinti su un muro crollato nel tempo e pazientemente rimessi insieme con l’illusione che si possa ricucire ogni divisione. Non c’è spazio per costruire di nuovo ciò che è stato distrutto una volta: solo il ricordo e l’immaginazione possono salvare dall’abbandono qualche particolare di ogni vissuto. E, in questo senso, gli Affreschi strappati trovano una briciola di eternità nel museo delle parole in cui tutti i figli di Prometeo hanno il diritto di entrare.

CopertinaDalla postfazione di Ilaria Triggiani: ” Cosa fa di un verso, una poesia? Cosa rende un uomo, anche un poeta? Sono queste le domande da porsi al termine di Affreschi strappati, terza pubblicazione di Giuseppe Settanni, arrivata un po’ insieme alla stessa maturità anagrafica dell’autore. Forse perché, già dal titolo, si avvertiva un senso di rottura, un piccolo momento – o motivo? – di ribellione, un’inquietudine non ancora risolta, ma finalmente rivelata. Come fece l’immenso Montale negli ultimi anni di vita e in risposta a coloro che incessantemente chiedevano cosa la poesia fosse, quale atto – umano o divino – la rendesse tale, dopo questo libro è lecito ancora domandarselo. Se lo chiede il lettore, ma ancor prima l’autore. Poiché è l’autore il primo destinatario del suo stesso poiéin. Poiché la riflessione sul linguaggio, determinante nella poesia di Settanni, qui diventa umanamente urgente. Poiché da questi versi emerge prepotente una curiosità nuova, rinvenire chi si cela dietro la poesia, e poi ancora dietro il poeta. Come in un gioco di scatole cinesi. Come se la poesia, l’arte, si potessero spiegare empiricamente. O psicanaliticamente. Ma il poeta ha la straordinaria dote di affrontare tutto con naturale leggerezza.”
Di seguito una selezione di testi scelti:

ne1 frattempo, galleggiavi
attaccato alla rete

e quel figlio
avrebbe dovuto riscaldarsi
accanto a te

la colpa era scontata:
un lenzuolo, una lampada

respiravi con regolarità

fino a quando i1 tentativo
di rendere impraticabile
quell’anima pesante?

i1 cane e torbido,
forse si può rinascere
anche senza la speranza

piove fango
premio di una saldatura,
conservazione garantita
a1 minimo

ripetendo
ripetendo involontariamente
involontariamente e al freddo
battere il ferro finché morte non mi separi 

 

a1 telefono
una volta 1’anno
in cerca di dilatazioni
barattoli senza scadenza

ti ricordi
della passeggiata in cattedrale?

 avrâ avuto, futuro anteriore
in disuso

i cardini rosicchiati
topi nella baracca
quintali di legna
sui binari le formiche

allora quando ci vediamo?

se faccio la conta
qualcuno manca  sempre
e non posso prosciugarmi
per svanire tra le zolle

al vento rispondo
potevi farlo tu

no, sono il primo a non crederci
a non credermi

alcuni piedi si allontanano
come i1 pane fatto in casa.

Una silloge di ottima composizione, delineata attraverso una versificazione asciutta eppure incisiva, che indaga sulle sfaccettaure di una realtà quotidiana che incombe e rende fragili. L’adozione di immagini che, nette, si stagliano nel corpus della lirica con un’abile sperimentazione basata sulla figurazione allegorica ne fanno un poeta maturo e  sagace nell’articolare abilmente  le varie tecniche poetiche. [Maria Rosaria Teni]

Giuseppe SettanniGiuseppe Settanni – Sono nato a San Giovanni Rotondo nel 1981 e vivo a Fano (PU). Laureato in Giurisprudenza, sono avvocato e docente universitario presso l’Università di Urbino. Prima di Affreschi strappati (Edizioni Ensemble, 2022), ho pubblicato la silloge poetica Blu (Edizioni Ensemble, 2019 – Premio Anselmo Filippo Pecci). Con la poesia Fratture non scomposte sono risultato vincitore al Premio Nazionale di Poesia Inedita Ossi di Seppia 2019 e con la lirica Il museo delle mancanze ho vinto il Premio Ariodante Marianni 2020; il mio testo Delirio dell’amore bestiale, invece, mi è valso il Premio Roberta Perillo al Concorso Ciò che Caino non sa 2020, mentre con la composizione Il richiamo sono risultato vincitore assoluto al Premio Besio 1860. Ho ricevuto il Gran premio della giuria nel concorso I colori dell’anima (con In un logaritmo) e la mia poesia visiva Dialoghi è stata esposta alla Biennale di arte contemporanea “Luglio a Palazzo Merizzi 2021”. Miei testi sono pubblicati su vari blog e siti letterari, quali Poesia del nostro tempoLa poesia e lo spiritoL’Altrove – Appunti di PoesiaMargutte, l’angolo Poesia del quotidiano La RepubblicaInverso – Giornale di poesia, l’Angolo degli inediti di Stampa 2009, ecc.