Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Una cosca di ’ndrangheta ed un gruppo malavitoso albanese si contendono il traffico di droga sul territorio di Ventimiglia. Il rapimento del nipote del boss calabrese Salvatore Cannizzaro detto “il vecchio” sposta gli equilibri della contesa. Il commissario Scichilone verrà risucchiato da un’indagine dai contorni cupi che lo condurranno su un territorio in cui i compromessi lo costringeranno a scelte difficili.
Roberto Negro è nato ad Asti il 13.10.1960 e risiede a Perinaldo (IM). È un criminologo che ha prestato servizio per trent’anni nella Polizia di Stato con la qualifica di Sostituto Commissario. Nella sua carriera ha avuto incarichi di polizia giudiziaria anche presso le sedi diplomatiche italiane di Istanbul (Turchia), Karachi (Pakistan) e Colombo (Sri Lanka). Successivamente è stato il Responsabile della Sicurezza e della Tutela del Patrimonio Aziendale del Casinò di Sanremo. Attualmente è titolare dell’enoteca DiVino e… di Perinaldo. Ha collaborato con A.I.FO. (Amici Raoul Follereau – ONG aiuti umanitari) in Brasile – Ceres (Goias) nel progetto Pro – Han per la cura ed il recupero dei malati di lebbra. Con Fratelli Frilli Editori ha pubblicato Il tesorodi Perinaldo (2005), Omicidio ai Balzi Rossi (2006), Bagiue le streghe di Triora (2007), Ifuochi fatui (2008), Sinfonia per un delitto (2008), Bocca di rosa (2010), Rien ne vaplus (2011), Oltre la giustizia (2012), Animealla deriva (2013), Il mistero del cadaveresenza nome (2016), La solitudine di Adamo (2018)
Questa mattina ho avuto una piacevole conversazione con un signore colto, intelligente, dotato di notevole profondità d’animo.
Abbiamo riflettuto sul perché della necessità degli esseri umani di darsi delle leggi.
Io, da parte mia, sono giunta alla conclusione che le leggi in verità servono perché i popoli hanno bisogno di essere sottomessi ad un’autorità e hanno bisogno di essere costretti alla osservanza di norme codificate in ragione della durezza del loro cuore. In realtà, basterebbe il diritto naturale per garantire la pacifica convivenza tra gli esseri umani.
Sant’Agostino diceva, infatti, che esiste un diritto naturale che Iddio ha impresso nel cuore di ogni uomo: la coscienza del bene e del male!
La necessità di norme che costringono alla loro osservanza nasce dal grande egoismo dell’uomo e dalla sua voglia di prevaricare sugli altri.
Da qui nasceva un’altra mia riflessione: ultimamente sto rileggendo l’antico testamento e sono giunta alla conclusione che l’umanità, nel corso dei millenni, è rimasta identica a sé stessa. Identici sono i sentimenti, identiche sono le relazioni umane, identici gli inganni …
L’essere umano ha cambiato le tecnologie, gli strumenti attraverso i quali determina la qualità della sua esistenza: alle caverne si sono sostituiti i grattacieli, alle carrozze le ferrari, ai messaggeri i telefoni cellulari. Ma il suo animo è identico a quello di millenni fa!
Ed allora sono giunta alla triste conclusione che dalla storia dell’umanità e da quella del singolo non scalzaremo mai odio, inganno, tradimento, egoismo, tirannia, invidia, gelosia …
L’unica cosa che il singolo individuo può fare è scegliere quotidianamente il bene anziché il male.
Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una premessa di Nazario Pardini intitolata Un viaggio dal De lingua Latina di M. Terenzio Varrone alla conoscenza dell’italiano nell’opera di Maria Rosaria De Lucia e un’introduzione della stessa curatrice scandita nelle seguenti sezioni: Breve storia dell’etimologia, Struttura originaria dell’opera, Il manoscritto, Avvertenze.
Seguono i libri del saggio De lingua Latina di Varrone dal quinto al decimo.
A proposito dell’utilità dell’opera scrive Pardini che meditare su vocaboli che sono comuni nel nostro quotidiano ma il cui uso è, per così dire, meccanico, aprirà nuovi orizzonti di pensiero e si può aggiungere che sono proprio i vocaboli nel loro assemblarsi a costituire una lingua.
Le parole di Varrone hanno l’innegabile fascino di farci immaginare la vita nei tempi dell’antichità, di proiettarci nel quotidiano del mondo della latinità, della storia di Roma e dell’impero romano.
L’esistenza dei nostri antenati latini è lontana anni luce; la malia e il fascino di usi e costumi di cui parla Varrone sono per noi motivo di vivo interesse per penetrare filologicamente in una realtà lontana di quando si veneravano gli dei e i lari e i penati e lo spirito della guerra era fiorente e c’erano anche i poeti erotici e quelli patriottici per cantare le gesta dei potenti.
Come scrive la De Lucia nell’introduzione esauriente e ricca di acribia nasce spontanea la domanda del chiedersi cosa può indurre un lettore del III millennio ad accostarsi ad un’opera risalente a più di 2060 anni fa. Per l’appassionato di lingua latina la risposta è facile: trovare nuovi spunti e nuove prospettive da cui guardare all’idioma della Roma antica, con l’ausilio dell’etimologia.
Per chi invece ha un rapporto di diffidenza, se non addirittura di idiosincrasia, per quella lingua odiata fin dai banchi di scuola, perché ricordata solo come un labirinto di noiose regole grammaticali, può essere l’occasione per scoprire che il latino non era e non è solo declinazioni e sintassi, ma era la lingua viva che ha permesso a Varrone di lasciarci una vera enciclopedia sul mondo romano.
I brani degli autori classici, che costituiscono “le versioni” proposte a scuola, sono in massima parte, se non esclusivamente, incentrati su gesta leggendarie, battaglie, assedi, eroi, ma non si sa nulla della quotidianità del popolo romano.
Leggere il De lingua Latina significa aprirsi al mondo realmente vissuto da essere umani come noi che dovevano lavorare, nutrirsi, vestirsi, far di conto, dilettarsi nell’area romana, ante Cristo.
Nel Libro V in L’origine delle parole Varrone scrive di essersi «…proposto di esporre, in sei libri, il modo in cui, nella lingua latina, furono imposti i nomi alle cose. Dei sei libri ne ho già compilati tre precedenti a questo, nei quali ho trattato la materia che chiamano studio dell’etimologia e li ho dedicati a Settimio».
Continua Varrone affermando che «…ognuna e tutte le parole hanno due aspetti naturali, da cosa e a cosa il nome sia stato imposto, così quando si va a ricercare da cosa derivi “pertinacia”, persistenza, si dimostra che deriva da “pertendere” persistere; secondo a quale atteggiamento il termine pertinacia sia applicato, si parla di ostinazione quando non ci si dovrebbe ostinare e ci si ostina; invece si parla di perseveranza quando si persevera in ciò in cui è bene perseverare…».
Uno studio complesso e profondo quello di Varrone sulla lingua latina sul quale si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro ben oltre lo spazio di una recensione.
Raffaele Piazza
Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, traduzione e note di Maria Rosaria De Lucia, premessa di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021; isbn 978-88-31497-08-4.
La Val d’Orcia è un’ampia valle situata in Toscana, nella provincia di Siena, a nord ed est del monte Amiata e vicina al confine con l’Umbria. Attraversata dal fiume Orcia al centro, che le dà il nome, è caratterizzata da gradevoli panorami paesaggistici e da svariati centri di origine medievale, due dei quali molto noti come Pienza e Montalcino.
Albero caratteristico il cipresso, cibi e vini tipici i Pici, i salumi di Cinta senese, il Pecorino di Pienza, il Brunello di Montalcino e la nuova denominazione del vino DOC Orcia.
Comuni
I comuni che costituiscono il Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia sono i cinque comuni senesi di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia. Altri centri importanti sono frazioni dei sei comuni: Contignano, Monticchiello, Bagno Vignoni, Rocca d’Orcia, Campiglia d’Orcia, Bagni San Filippo, Vivo d’Orcia. Hanno parte del loro territorio nella Val d’Orcia, anche se non fanno parte del parco, Sarteano, con la frazione di Castiglioncello del Trinoro, e Castel del Piano in provincia di Grosseto con le frazioni di Montenero d’Orcia e Montegiovi. Moltissime aziende agrituristiche, case rurali e rocche con impervie torri si disperdono nell’isolato e tranquillo paesaggio. Ai confini della valle si trovano Montepulciano e
Chianciano.
Patrimonio dell’Umanità
La valle è anche un importante parco, naturale, artistico e culturale, e dal 2 luglio 2004 è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, per lo stato di conservazione eccellente del panorama, così come prodotto da un’intelligente opera di antropizzazione, il quale ha avuto una notevole influenza su molti artisti del Rinascimento. La commissione ha così giustificato l’inserimento nella lista:
L’area naturale protetta
Alla protezione dell’UNESCO si somma la protezione italiana come Area Naturale Protetta di Interesse Locale (ANPIL) “Val d’Orcia” dal 1999, su una superficie di 18.500 ettari. In parte compreso nell’ANPIL si trova anche il sito di interesse regionale, proposto come sito di importanza comunitaria (pSIC), “Cono vulcanico del Monte Amiata” .
All’interno dell’area naturale sono da segnalare anche i celebri cipressi di San Quirico d’Orcia.
Cono vulcanico del Monte Amiata
Il cono vulcanico del Monte Amiata è caratterizzato da un paesaggio alto montano con matrice forestale continua. I principali elementi di criticità interni al sito sono:
Pratiche selvicolturali che inducono un abbassamento dei livelli di naturalità.
Presenza, sino alla vetta, di impianti turistici (soprattutto sciistici) e della relativa viabilità; ne conseguono elevati carichi turistici invernali ed estivi, l’antropizzazione e la frammentazione degli habitat, il disturbo alla fauna, l’inquinamento delle acque, la diffusione di piante appartenenti a specie o ecotipi non locali, con rischio di inquinamento genetico, e l’innesco di fenomeni erosivi.
Turismo
La Val d’Orcia è un territorio ad elevato interesse turistico grazie alle peculiarità storico-paesaggistiche nonché a borghi caratteristici come San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Particolarmente sviluppato è anche il turismo eno-gastronomico.
L’intera area è un’importante punto di transito per gli itinerari di pellegrinaggio che tutt’oggi ripercorrono l’antica Via Francigena. Da alcuni anni il territorio della Val d’Orcia è stato particolarmente valorizzato grazie alla riscoperta ed alla valorizzazione di un turismo particolare legato alla ferrovia.
Tramite la riscoperta di antiche linee storiche non più attive per il servizio regolare come l’Asciano-Monte Antico e l’esecuzione di treni storici a vapore, il territorio è stato reso ancora più fruibile e raggiungibile con un diverso approccio che vede appunto il treno come mezzo di trasporto utile alla valorizzazione del territorio ed alla salvaguardia di un patrimonio ferroviario ed architettonico altrimenti destinato all’oblio ed al deperimento.
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BAGNO VIGNONI
E’ una frazione del comune italiano di San Quirico d’Orcia, nella provincia di Siena, in Toscana.
Il villaggio è situato in Val d’Orcia, nelle vicinanze della via Francigena. Le acque che sgorgano in questo luogo vennero utilizzate fin dall’epoca romana a scopi termali.
Monumenti e luoghi d’interesse
Al centro del borgo si trova la “piazza delle sorgenti”, una vasca rettangolare, di origine cinquecentesca, che contiene una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin dall’epoca degli etruschi e poi dei romani – come testimoniano i numerosi reperti archeologici – le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come papa Pio II, Caterina da Siena, Lorenzo de’ Medici e tanti artisti che avevano eletto il borgo come sede di villeggiatura.
Le acque che fuoriescono dalla vasca termale si dirigono verso la ripida scarpata del Parco naturale dei Mulini; vi si trovano quattro mulini medievali scavati nella roccia che furono importanti per l’economia locale in quanto la perenne sorgente termale garantiva il loro funzionamento anche in estate, quando gli altri mulini della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca.
“Quota 833”. Fuga verso la libertà negli anni del Fascismo
Il fenomeno migratorio negli anni Venti del Novecento e la fuga del protagonista alla ricerca della libertà. E’ il nuovo romanzo pubblicato nella collana “I Diamanti – Narrativa” dell’Aletti editore, dal titolo “Quota 833”, scritto da Salvatore D’Incertopadre. «Quota 833 – spiega l’autore nato a Napoli ma che vive a Latina – è la profondità della galleria della miniera di ferro di Fond de Grass, a pochi chilometri da Differdange in Lussemburgo, dove lavora Leonardo, il principale protagonista del romanzo. Quella galleria è un luogo duro, pericoloso e pieno di insidie ma il vero contesto nel quale Leonardo vive il passaggio dall’adolescenza all’età adulta».
In Italia, il fenomeno migratorio, sin dalla fine dell’Ottocento, si è contraddistinto per il suo carattere economico. Le condizioni dei lavoratori italiani erano difficili, il lavoro scarseggiava e spesso era mal pagato, specialmente in agricoltura, e quindi si decideva di emigrare. Solo negli anni Venti del Novecento si sviluppò un fenomeno migratorio dovuto oltre che a ragioni economiche anche alle persecuzioni delle squadre fasciste e alle limitazioni delle libertà in seguito alle leggi fascistissime del 1925. In questo romanzo si racconta proprio di questa problematica e della voglia di libertà. «Uno stato dell’essere – afferma lo scrittore – che consente di poter dire senza remore tutto ciò che si pensa, di fare tutto ciò che non è contrario alle leggi di uno Stato libero e democratico, di programmare il proprio futuro e provare a realizzarlo. Ma la libertà va conquistata, va custodita, giacché ci sarà sempre qualcuno che, per brama di soldi o di potere, proverà a cancellarla».
Il libro ha le caratteristiche del romanzo storico che si inquadra nella tradizione italiana del neorealismo. L’obiettivo principale è quello di raccontare la storia dei personaggi nel contesto in cui vivono. «Credo sia il modo migliore – dichiara l’autore – di far conoscere la storia a chi non ha voglia di leggere saggi adatti a un pubblico di lettori ristretto e di addetti ai lavori. Spero che siano tanti quelli che, leggendo questo romanzo, traggano qualcosa che possa essergli utile, magari un insegnamento, così come è stato utile e avvincente per me scrivere questa opera». Il libro sarà presentato il prossimo 24 settembre, alle ore 17.30, presso il circolo cittadino Sante Palumbo, in Piazza del Popolo a Latina.
Silvia Gario social media manager e content creator è una nuova autrice di Alessandria today e Alessandria online
di Pier Carlo Lava
Sono particolarmente lieto di comunicare ai nostri lettori che Silvia Gario social media manager e content creator è una nuova autrice delle redazioni di Alessandria today e Alessandria online.
A Silvia Gario do il mio benvenuto anche a nome di tutti gli altri autori delle redazioni di cui sopra e in attesa di leggere altri suoi post vi allego le sue note biografiche:
Silvia Gario. Social media manager e content creator
Biografia di Silvia Gario
Dopo avere conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza ed aver lavorato nell’ambito della comunicazione e delle pubbliche relazione, mi sono appassionata del mondo del vino ed ho quindi deciso di frequentare un Master in Management e Marketing delle imprese Vitivinicole, seguito da un periodo di stage presso la Casa Vinicola Prunotto di Alba, in cui ho potuto approfondire i temi di marketing e di comunicazione nel settore vitivinicolo.
La passione per il comparto vinicolo ed il territorio mi ha portato a decidere di divenire imprenditrice agricola, divenendo titolare dell’Azienda Agricola Bricco Camerano di Penango di Asti.
Qui ho potuto esprimere la mia creatività ed il mio legame col territorio, ottenendo autorevoli riconoscimenti enologici.
Ora sempre lo stesso legame al territorio ed al mondo del vino, mi hanno portato prima a frequentare corsi nei quali non solo ho approfondito il marketing territoriale ma che mi hanno formato come social media manager e content creator.
Quindi ho deciso di scrivere di territorio, nelle sue varie declinazioni e del mondo variegato del vino, parlando del nostro Monferrato e cercando di divulgare e trasmettere, considerandolo un viaggio, un percorso nelle tradizioni vitivinicole, un immergersi fra vigne e cantine, un riscoprire la passione ed il cuore dei nostri viticoltori; un tuffo in un atmosfera immutata, a contatto con la bellezza del paesaggio, che sa di fatica e tenacia, ma di grande gioia per il risultato. Quando ne parlo ne sento il sapore ed il profumo.
Continua la serie positiva di titoli internazionali vinti dal team azzurro di volo libero in deltaplano.
Dopo i dieci mondiali, l’ultimo nel 2019, quest’anno è stata la volta del sesto titolo europeo vinto dopo nove entusiasmanti giornate di volo nei cieli del Monte Cucco sopra Sigillo in Umbria. Una decima task è stata annullata per meteo avversa. Due settimane fantastiche per il volo senza motore che si regge sulle correnti d’aria ascensionali e che hanno sorpreso anche il responsabile delle previsioni meteo, il vicentino Damiamo Zanocco.
Il team italiano ufficiale, formato da Marco Laurenzi, Alessandro Ploner, Manuel Revelli, Filippo Oppici, Christian Ciech e Davide Guiducci. sotto la guida del varesino Flavio Tebaldi, ha condotto il campionato fin dalle prime battute, aumentando il vantaggio giorno dopo giorno fino a rendere incolmabile il divario sulla Germania, seconda classificata. Medaglia di bronzo per la Repubblica Ceca. Seguono Austria, Regno Unito, Svizzera e Francia.
Il titolo individuale è toccato per la terza volta al pilota bolzanino di San Cassiano Alessandro Ploner, già campione del mondo in carica, titolo questo vinto in passato ben cinque volte. Ha preso il comando della gara il terzo giorno e non l’ha più mollato fino alla fine, supportato dal collega Christian Ciech, trentino trapiantato nel varesotto, medaglia d’argento da aggiungere al titolo europeo vinto nel 2016 e a tre mondiali.
A superare gli italiani ci hanno provato prima il britannico Grant Crossingham, alla fine quarto davanti a Dan Vyhnalik, (Repubblica Ceca), e poi Primoz Gricar, pilota d’origine ceca, ma con passaporto tedesco. Sua la medaglia di bronzo. Ci ha provato anche il ciociaro Marco Laurenzi, arrivando a occupare il secondo posto prima di essere risucchiato oltre il decimo. Buone le prestazioni di Filippo Oppici di Parma e, fuori dalla rosa nazionale, di Lorenzo De Grandis di Caronno Varesino, rispettivamente sesto e settimo.
All’evento hanno partecipato 22 nazioni per un totale di 93 piloti che si sono confrontati su percorsi tra i 91 e i 201 km, spaziando anche nei cieli delle Marche, oltre a quelli dell’Umbria. Eccellente l’organizzazione affidata a Volo Libero Monte Cucco e Aero Club Lega Piloti sotto l’egida della FAI, Fédération Aéronautique Internationale, e dell’Aero Club d’Italia.
BERLINO ACCOGLIE IL RALLY PER LA PACE 2022: “NO A NUOVI MURI IN EUROPA”
Grande attesa a Berlino per l’edizione 2022 del “Rally della Pace”, la manifestazione che si terrà giovedì 27 luglio 2022 presso la Porta di Brandeburgo e il Bundestag. Organizzata da Universal Peace Federation (UPF), nell’ambito del programma internazionale della Peace Road, la kermesse sarà inaugurata da una Biciclettata per la pace. I ciclisti partiranno da Alexsanderplatz, attraverseranno il centro cittadino e raggiungeranno la Porta di Brandeburgo, dove si svolgerà il Raduno per la pace.
“Ricordate la Corea! No a nuovi muri in Europa!” è lo slogan che scandiranno le centinaia di partecipanti al Rally, che convergeranno presso la Porta di Brandeburgo, per chiedere a gran voce l’immediato cessate il fuoco nell’Europa orientale. I dimostranti si rivolgeranno ai leader delle nazioni per esortarli a un maggiore impegno per la pace; affermeranno il loro no a nuovi muri in Europa; e invocheranno la pacifica riunificazione della Corea.
Nel corso della manifestazione è previsto uno stacco musicale con l’esibizione della band tedesca Berge, un famoso gruppo musicale Pop, composto di due cantautori berlinesi.
Terminata la manifestazione alla Porta di Brandeburgo, i dimostranti daranno vita a una Marcia della pace che snodandosi per le vie cittadine raggiungerà il Bundestag, dove si terrà una serie di discorsi pubblici. Gli oratori provenienti da diverse nazionalità rivolgeranno un messaggio di pace al mondo, perché cessino tutti i conflitti che stanno insanguinando la terra.
Il programma della manifestazione prevede un raduno interreligioso pubblico presso il parco storico Moabit di Berlino, il 28 luglio. Esponenti di diverse fedi rivolgeranno canti, preghiere e invocazioni a Dio e al Cielo per la concordia tra i popoli.
Nell’ambito della Peace Road 2022, il 26 luglio si è svolto il Forum della Pace, un convegno che ha visto la partecipazione di studiosi internazionali che hanno dibattuto sui temi “Dalle spade ai vomeri. Prospettive di pace per la Corea e l’Europa” e “Peace Road: un progetto globale verso la pace sostenibile”.
La Peace Road è un’iniziativa mondiale volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del progetto dell’Autostrada Internazionale della Pace, che si propone di collegare le città, le nazioni e i continenti di tutto il mondo per abbattere i muri che dividono l’umanità. Il progetto di questa grande via di comunicazione è stato proposto per la prima volta dal Reverendo Sun Myung Moon alla Conferenza internazionale sull’unità delle scienze (ICUS) nel 1981.
UPF International, sponsor dell’evento, è un’ONG con Status Consultivo Generale presso l’ECOSOC delle Nazioni Unite.
Il Foro Festival – Carmagnola (TO): l’8 settembre un festival di musica elettronica con B Jones, The Cube Guys, Rawdolff… ed un altro grande artista internazionale top secret
Dal 2 all’11 settembre ’22 Il Foro Festival propone a Carmagnola (TO) 10 eventi molto diversi tra loro: sul palco vanno artisti di qualità assoluta come Mario Biondi, Ivana Spagna e Cristina D’Avena. Non mancano il Sunshine Gospel Choir (una formazione da 40 elementi) ed il format “Mania ‘90”, dedicato alle sonorità di un decennio magico.
Giovedì 8 settembre al Il Foro Festival prende poi vita un vero festival nel festival… dedicato alla musica elettronica che fa ballare ed emozionare il mondo.
Anche se manca il nome di un celeberrimo artista che sarà annunciato solo nei prossimi giorni, il line up dell’evento è già oggi davvero interessante: sul palco, per una serata degna di Ibiza, c’è ad esempio B Jones (nella foto), una delle artiste simbolo della scena musicale dell’isola. Si è poi da poco esibita sul mainstage del mitico festival belga Tomorrowland.
Suonano ad esempio i bergamaschi The Cube Guys, anche loro attivi in tutto il mondo a ritmo di house. Il loro sound progressive-house con incursioni tribal, tech e vocal, in continua evoluzione e sempre più internazionale, oltre che personale…
C’è poi il dj francese Rawdolff, creatore del format More Life e protagonista della nightlife parigina e in Costa Azzurra, oltre che produttore musicale di successo (il suo più recente singolo si chiama “Lose You” su Spotify ha superato i 600.000 ascolti).
Sul palco de Il Foro Festival ci sono anche anche la musica di Helinxy Violinist ed il sound di tanti altri professionisti del mixer: c’è TMP DJ, attivo soprattutto nell’esclusiva Montecarlo tra Twiga, Cipriani, Cova (…); c’è la slovena Dj Xenia, in forte crescita in tutta Europa tra vip party e club di riferimento; c’è l’italiano Alex Pizzuti, attivo anche a livello internazionale e produttore di successo: c’è il belga WhoisHoax, giovane produttore e dj belga, un talento che sta già facendo parlare di sé gli addetti ai lavori; c’è Ayko, anche lui italiano, sta facendo conoscere il suo sound in tutta Europa…
Sarebbe già abbastanza, ma come dicevamo al line up del festival elettronico che va sul palco de Il Foro Festival l’8 settembre 2022 manca ancora l’annuncio di un grande artista conosciuto in tutto il mondo
Il Foro Festival: 2 – 11 settembre 2022
Area spettacoli “Il Foro”, Piazza Italia angolo via Gobetti, Carmagnola (TO)
Il Foro Festival 2022 si svolge in concomitanza con la 73^ “Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola”, dal 2 all’11 settembre 2022: 10 giorni ricchi di eventi gastronomici, culturali e artistici che propongono intrattenimenti ed esperienze coinvolgenti per tutti i sensi e per tutte le fasce di età.
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ALCUNI DEI PRINCIPALI PROTAGONISTI DELLA SERATA DELL’8 SETTEMBRE A IL FORO FESTIVAL
B JONES @ Il Foro Festival l’8 settembre ’22
B Jones è una delle artiste simbolo della scena musicale ibizenca. Dopo tanti anni al Pacha, oggi è resident di Ushuaia, day club e hot spot assoluto dell’isola, dove divide il mixer con top dj internazionali del calibro di Adam Beyer, Charlotte de Witte, Paul Kalkbrenner ed infiniti altri. Nell’estate 2022 è protagonista sul main stage del Tomorrowland, celeberrimo ed immenso festival belga che consacra le star internazionali della musica da ballo.
THE CUBE GUYS @ Il Foro Festival l’8 settembre ’22
The Cube Guys sono nati nell’ormai lontano 2005 dall’unione di due dj producer già molto affermati, i bergamaschi Roberto Intrallazzi e Luca Provera. Il loro sound progressive-house con incursioni tribal, tech e vocal, in continua evoluzione e sempre più internazionale, oltre che personale… I loro dj set a quattro mani uniscono la creatività e l’esperienza tecnica da studio con l’improvvisazione dell’esibizione live nei club. Si esibiscono da anni con top dj come Tiesto e le produzioni ed i remix vantano apprezzamenti da artisti come Pete Tong, Roger Sanchez, Axwell, Bob Sinclar, Dave Morales, Mark Knight, Oscar G, Peter Rauhofer e molti altri. Tra gli infiniti altri, si sono esibiti in top club mondiali come ‘Privilege’ (Ibiza), ‘Fabulous’ (Las Vegas), Pacha (Marrakech), ‘Love’ (New York), ‘Circus Afterhours’ e ‘Parking’ (Montreal) ‘Panama’ (Amsterdam), ‘Senso’ (Orlando), ‘Queen’ (Parigi), The Week (Sao Paulo), Club Noxx (Anversa), ‘The Cross’ (London), ‘Space’ (Marbella), il ‘Gryphon’, ‘Score’ e ‘Mynt’ (Miami).
RAWDOLFF @ Il Foro Festival l’8 settembre ’22
Creatore del party format More Life, è protagonista della nightlife parigina e in Costa Azzurra. Rawdolff è anche un produttore musicale di successo assoluto: il suo più recente singolo si chiama “Lose You” su Spotify ha superato i 600.000 ascolti.
Li chiamavano “orsanti”, ed erano girovaghi artisti di strada e suonatori ambulanti, specializzati nel fare spettacolo con animali ammaestrati. Erano i poveri precursori del circo zoologico; si muovevano a piedi o coi carri, esibendosi nelle grandi città in occasione delle fiere e giravano tutta l’Europa, ma di loro si sono trovate tracce anche in Scandinavia, in Africa settentrionale, nel Medio-oriente.
Le compagnie di orsanti addestravano per le proprie esibizioni anche scimmie, istrici, cavalli, pappagalli o cammelli, ma il pezzo forte era l’orso, il cui peso poteva raggiungere i 350 chili e una volta alzato sulle zampe posteriori, anche due metri di altezza.
Molti di loro provenivano dalle valli appenniniche incassate fra Emilia, Toscana e Liguria (a Compiano, in alta Val Taro, è allestito un “Museo degli Orsanti”).
Sono tante le attestazioni iconografiche di questa secolare arte e professione:
stampe romane di Pinelli
incisioni inglesi e russe,
un dipinto di Antonio Ligabue (che probabilmente aveva visto la scena in Germania), foto d’epoca novecentesche ecc.
Ma a me piace particolarmente la miniatura medievale finale:
Far ballare l’orso, va bene, ma far ballare una cinghiala che allatta… non è mica da tutti…!!
unpopularopinions probabilmente, mossa da recensioni fantastiche ho tenuto questa lettura per un momento che mi permettesse di assaporarla a fondo e… Niente, l’ho trovata al limite della banalità, a metà del libro avevo già capito troppo. La narrazione passa da essere scorrevole a momenti in cui si contorce e diventa inutilmente prolissa. Spesso al limite della pura fantasia non ho trovato la narrazione per nulla “reale” il che probabilmente mi ha portata a non sentire nulla. Avevo letto tante opinioni, tutte super positive che parlavano di emozioni, velocità, originalità… Dove? E anche per questa volta è andata così, comincio a pensare che non dovrei più comprare libri spinta da tantissime recensioni a 5 stelle.
Cinque episodi in cui cinque donne comuni, molto diverse tra di loro, in tempi diversi, si accomodano su una panchina, quasi tutte insieme ai loro partner. Ci si racconta: ci sono affanni, gioie e dolori, episodi di vita normali e non eroici.
La serenità si raggiunge anche soltanto nel raccontare momenti della propria vita dove condividere diventa un gesto speciale. La panchina diventa simbolo della vita: traghetta, inconsapevolmente, le vicende di queste persone.
La ricerca della felicità fa parte del bisogno più profondo dell’uomo ed è lo scopo della vita di ciascuno. Nel momento in cui le persone si alzano e si allontanano dalla panchina, sentono l’animo leggero come le piume delle ali degli angeli.
DISSE LA VITE AL VITICOLTORE: “DAMMI DA BERE, MA RICORDATI CHE SONO ASTEMIA”, di Silvia Gario
La siccità perdurante in Piemonte, il caldo torrido e le temperature particolarmente elevate rispetto alla norma stagionale stanno mettendo a dura prova la produzione vitivinicola anche in Monferrato.
In questo 2022 stiamo assistendo a condizioni che non si vedevano da circa settant’anni, in cui il caldo torrido arriva dopo un inverno ed una primavera scarsamente piovosi.
In primavera la coltura della vite ha tratto giovamento dalle temperature più elevate rispetto alla norma: infatti la fioritura è stata molto anticipata. Ma tutto questo è andato oltre quando le piogge hanno continuato a scarseggiare e le temperature si sono innalzate troppo per questo periodo dell’anno.
I terreni risultano particolarmente asciutti, la vegetazione continua ad essere stentata ed in alcuni vigneti, soprattutto quelli esposti a Sud e di alta collina, si avvertono segni di sofferenza delle viti dovuti alla perdurante siccità ed alla disidratazione.
La preoccupazione principale, più che per il caldo, è legata alla mancanza d’acqua.
Dobbiamo iniziare a fare i conti con queste condizioni climatiche sempre più estreme e dobbiamo trovare il modo di accumulare l’acqua quando c’è, di recuperare le acque reflue oppure di prevedere di realizzare pozzi artesiani (con sistema di pompaggio ad energia solare) per irrigare con impianti a goccia.
Questa è l’irrigazione di soccorso: una pratica agronomica che, in annate molto calde e siccitose, contribuisce a migliorare la qualità delle uve, supportando il metabolismo delle viti, garantendo al vigneto l’indispensabile nutrimento, per cercare di mantenere adeguati i livelli produttivi o, in alcuni casi, per garantire addirittura la sopravvivenza del vigneto stesso.
Infatti un conto è il moderato stress idrico che la vite è in grado di sopportare ed un altro è la siccità perdurante accompagnata da temperature particolarmente elevate rispetto alla norma.
Una vite che soffre per mancanza d’acqua è uno spettacolo triste: dapprima smette di respirare attraverso le foglie, per limitare l’evaporazione della poca umidità rimasta al suo interno, poi inizia a perdere le foglie, infine abbandona completamente i frutti, che si disseccano. A questo punto, i danni possono essere irreversibili, fino a causare la morte della vite: per questo l’irrigazione di soccorso è non solo utile alla qualità delle uve, ma indispensabile alla sopravvivenza del vigneto.