Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
II Comune di Bergamasco con il sostegno e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e la collaborazione del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica e della Pro Loco di Bergamasco
presentano
VENERDI’ 2 SETTEMBRE 2022 ore 21:00 Piazza della Repubblica _ Bergamasco (Alessandria) CARLO LEVA, UNA GRANDE STAGIONE DEL CINEMA ITALIANO: DAI MUSICARELLI AI POLIZIOTTESCHI film e canzoni che hanno raccontato l’Italia INFO : SALVATORE COLUCCIO 389 4226172 COMUNE DI BERGAMASCO 345 224 6338 ingresso gratuito fino ad esaurimento posti http://www.comune.bergamasco.al.it/ protocollo@comune.bergamasco.al.it
PROGRAMMA
TALK Roberto Lasagna e Giorgio Simonelli del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica
SONIC FACTORY BAND in concerto Massimo Di Lullo: Voce e chitarra Egidio Perduca: Chitarra, pianoforte e cori Mauro Isetti: percussioni e basso elettrico Percorso attraverso le colonne sonore dei Musicarelli fenomeno cinematografico e musicale degli anni 60 e il Cinema di Carlo Leva . INFORMAZIONI WEB Massimo Di Lullo massimodilullo.com Egidio Perduca http://www.egidioperduca.com Mauro Isetti docacademy.retedoc.net/teachers/mauro-isetti/ Sonic Factory http://www.sonicfactory.it
Il Sindaco di Bergamasco Giulio Veggi dichiara : VENERDI’ 2 SETTEMBRE recuperiamo lo spettacolo annullato per il maltempo del 25 LUGLIO SCORSO. CARLO LEVA e il Cinema sarà ancora protagonista questa volta con la SONIC FACTORY BAND che proporranno canzoni che hanno accompagnato la storia dello scenografo di Bergamasco e quindi anche la nostra. Il concerto vuole continuare la strada intrapresa verso la collaborazione e aggregazione delle realtà di Bergamasco, valorizzando e riscoprendo le nostre eccellenze. Il progetto ha l’obiettivo di offrire eventi al territorio e nel contempo di contribuire alla valorizzazione turistica del nostro comune avvalendosi di qualificate collaborazioni, in termini di comunicazione e marketing territoriale. Diventa sempre più necessaria la definizione di percorsi turistici nei quali, oltre alla componente naturalistica ed enogastronomica riveste importanza strategica l’offerta di “prodotti culturali”. Ringrazio la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria che ha sostenuto l’iniziativa e il Festival Adelio Ferrero cinema e critica che collabora anche in questa edizione inoltre ringrazio tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale di Bergamasco per il contributo di idee e la fattiva collaborazione nella realizzazione di questo calendario con il contributo fondamentale e prezioso di Circolo ACLI, Pro Loco e Soms.
Sono troppo triste, ti prego, rimandiamo ancora una volta.
I tuoi occhi d’estate, sono pieni di mare.
Sei allegra, leggera.
Guardandoti, coi tuoi bimbi, mi sembra di vedere mia madre giovane, che parlava ai suoi tre bambini in un mattino di cinquanta anni fa.
E mi torna alla mente mio padre, che tornava dal lavoro, la domenica in quei giorni caldi di vacanza.
Sono troppo triste, ti lascio ai tuoi occhi, a tutto il tuo mare.
Oggi mio padre, come tutti i forti e i vincenti, a dispetto degli anni e delle malattie,lancia ancora il suo grido di battaglia, come il Generale lo lancia ai suoi soldati.
Come da bimbo, a lui va il rispetto che si deve alla resistenza e alla lotta, che si deve all’esempio continuo.
Ma anche l’affetto, a chi ti ha sempre dato sempre sicurezza, sapendo della tua fragilità.
Quanto a me, sono più simile al soldato morente, che in battaglia caduto in una pozza di sangue si sforza di morire intorno alle piante e agli animali.
Sono molto triste, ma tu, coi tuoi bambini, mi riporti indietro in un giorno di mare, in cui chiaccherando con mia madre alla Stazione, noi bambini aspettavamo mio padre.
Lo aspettavamo nei colori dell’estate, nei colori di tutto quel vento.
Noi bambini , aspettando alla stazione , riempivamo di colori le vacanze, riempivano di suoni ,il vento di Mistral.
Telemaco Signorini (Firenze, 1835-1901) è il pittore macchiaiolo che dipinse nel 1864 “L’Alzaia”, dove raffigurò cinque braccianti che procedono a fatica, trascinando un’imbarcazione lungo la sponda del fiume. Si tratta di una denuncia sociale contro lo sfruttamento dei lavoratori da parte della borghesia. Con gli abiti sciupati e la testa china, appaiono stremati per lo sforzo che stanno compiendo. I poveri uomini sono degli alzaioli, addetti all’alzaia, in cui avevano il compito di tirare la fune. Sul lato sinistro un signore con una bambina dell’alta società creano un contrasto penoso. I colori dello sfondo sono chiari e luminosi, mentre i vestiti presentano tonalità cupe. Signorini nel 1892 descrisse l’opera in questo modo al presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze:
“Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tirano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia”.
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dalla lusinga parodia, che ne sa donar d’ineguagliabile carisma.
Quell’essenza di piacevolezza nell’ascoltarla…
un vivace vezzeggiar, ne fa palpitar il cuor… d’infinite emozioni.
Ne sa render ancor più stupefacente il nascer del sol, sull’immensita’ del mar…
sino all’incantevolezza di tramonti che ne tinteggiano con svariate sfumature, le alte cime… nel divenir splendor, al chiaror della dolce Luna… in unica armonia col ciel cosparso d’un brillante manto di stelle, nel renderla dedita d’affascinanti pensier.
Quanto tempo ci vorrà per conoscerti, cercarti in questo arido vento e tra foglie cadenti e stelle filanti, tra nuvole cariche e pioggia elettrica con l’aria che condensa le parole da usare per invitarti a ballare, ad abbracciare la notte e sentire il rumore dei tuoi occhi.
Quanto tempo ci vorrà per capirti, par sapere del tuo cuore, il gioco delle ombre e delle paure e i vestiti che indossi sempre più diversi, sapere della tua umanità e raccogliere i frutti, pensare ad esserci d’aiuto senza farne un bando, salire le scale e coprire tutto d’amore.
Quanto tempo ci vorrà per ritrovarti, nonostante non è non più l’età dei difetti e delle virtù, il coraggio di sopportare gli sbalzi e le malinconie di un carattere umorale che annebbia le voglie, che allontana il desiderio di volerti stare accanto, che allontani la porta al sordo pianto.
Il tempo è quello che trovo da sempre e so che è un unguento che lenisce le ferite, che scherma il dolore e che tonifica i ricordi. Il tempo è un liquido dal sapore, a volte amaro, a volte dolce, si fa bello senza nessun pudore, padrone irriconoscente di ogni amore.
VORREI CHE FOSSE IERI Un lieve bagliore un soffio di vento che smorza sul fiore: sul verde dell’erba ha disperso i colori la pioggia di ieri. E ora che imbruna più breve è il giorno più triste la sera; quanto tempo è passato… è rimasta solo l’edera a ricordare i miei giovani anni, non so il perché… ma pare ieri. Credevo non dovesse finire mai quel dì d’estate; pensavo che dimenticarti fosse facile invece vorrei -che fosse ancora ieri- @Mirella Ester Pennone Masi@ /24 agosto 2013 photo web
ABBANDONO, di Vincenzo Cardarelli, recensione di Elvio Bombonato
ABBANDONO
Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa, là, verso oriente.
Ma sono rimasti i luoghi che ti videro
e l’ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.
VINCENZO CARDARELLI 1936
Poesia di 8 versi: 3 settenari, 3 endecasillabi, 1 quinario, 1 novenario. Il titolo è un indicatore semantico.
Questa lirica appartiene agli amori tormentati di Cardarelli, come: Amicizia, Amore, Distacco, Attesa, Passato, Crudele addio, Gabbiani, Aprile, Ritratto.
Lei lo ha lasciato, scomparsa chissà dove; l’abbandono è definitivo, senza speranza. A lui è rimasta solo la rimembranza – leopardiana –, nello spazio e nel tempo, dei loro incontri.
Adesso le ore del poeta sono deserte, i luoghi sono diventati un sepolcro, al quale fare un’inutile guardia. L’avversativa perentoria del v.4 sigilla la fine del loro amore, e il tu implicito sottolinea l’amarezza del poeta.
Il 7 luglio del 1866, il nuovo Stato italiano decretava la soppressione di tutte le corporazioni religiose, con l’esproprio dei relativi beni. Nella popolazione monastica di ogni città, il provvedimento suscitò reazioni diverse: se per alcuni poteva significare la liberazione dopo secoli di monacazioni forzate, per altri rappresentò la perdita di un importante punto di riferimento. Ad esserne avvantaggiati erano i religiosi e le religiose senza vocazione che avevano “le spalle coperte” e una famiglia alla quale tornare; chi invece, per amore o per forza, fosse rimasto in convento avrebbe dovuto inevitabilmente subire i disagi dell’esproprio. Le conseguenze, per persone abituate a vivere al riparo dalla società e in condizioni di agiatezza, furono indigenza, umiliazioni e marginalismo. In alcune comunità, però, la situazione diede lo stimolo ad una maggiore vitalità spirituale: fra esse, vi fu sicuramente il monastero catanese di San Benedetto il quale, grazie all’eccezionale energia e all’autentico spirito vocazionale delle monache rimaste, diede prova di una formidabile voglia di continuare ad esistere al di là di qualsiasi disagio sociale ed economico.
Fondato nel 1334 dalla vedova Alemanna Lumello, il monastero fu sottoposto fin dall’inizio alla regola benedettina. Da sempre tra gli istituti conventuali più ricchi e prestigiosi, accoglieva solo le fanciulle provenienti da casate illustri, o comunque da famiglie facoltose che potevano permettersi una dote cospicua. Dopo il terremoto del 1693 che rase al suolo la città, San Benedetto fu uno dei sei monasteri per i quali fu decretata la ricostruzione. Riedificato sullo stesso sito del precedente fabbricato, l’istituto ebbe un convento e una chiesa a dir poco spettacolari, per i quali non furono risparmiate risorse.
Rispetto alle altre monache di Catania, quelle di San Benedetto furono le prime ad iniziare i lavori (1702). L’intento era creare qualcosa di magnifico, che avrebbe primeggiato su tutte le altre comunità religiose. Il cenobio, quindi, volle innanzitutto rinascere su una porzione più ampia di spazio urbano, acquisendo allo scopo alcuni terreni adiacenti. Costruì poi – in una sola notte, secondo la leggenda – il caratteristico arco su via Crociferi per congiungere i diversi corpi di fabbrica.
La maestosa chiesa, affacciata su via Crociferi, richiese quasi un secolo di lavori: iniziata nel triennio dell’abbadessato Asmundo (1704 -1707) fu infatti terminata nel 1798. Per questo, al suo interno è possibile notare una sovrapposizione di stili differenti, dal barocco al neoclassico. Eretta sui progetti di Paolo e Antonino Battaglia, ebbe la volta completamente affrescata da Giovanni Tuccari; stucchi, dorature, marmi policromi, dipinti, reliquie e giogali la resero ancor più preziosa. Di grande eleganza il vestibolo, con la celebre “scala degli angeli” che fu realizzata interamente in marmo.
La ricchezza del monastero veniva da secoli di doti, lasciti e donazioni: San Benedetto, infatti, possedeva beni mobili e immobili in grande quantità. Le rendite, sia in denaro che in natura, ne rendevano la sopravvivenza quasi del tutto autosufficiente. Al suo interno, l’istituto poteva inoltre contare su un patrimonio di eccezionale valore in libri, opere d’arte e oggetti vari: si comprende bene, quindi, il danno che l’esproprio del 1866 dovette arrecare, non solo a questo, ma a tutti i monasteri che vantavano una simile floridezza.
Questa massiccia operazione non solo privò gli Ordini monastici di uno status sociale riconosciuto, ma diede il via ad un’opera di riconversione che trasformò i loro edifici in uffici governativi, caserme, scuole e ospedali. I religiosi e le religiose erano liberi di restare o tornare nel secolo. A chi restava, lo Stato riconosceva l’usufrutto di una piccolissima parte del convento; una esigua pensione, assegnata solo a chi avesse professato prima del 1864, avrebbe dovuto garantirne la sopravvivenza. Ciò significò per le monache – molte delle quali erano vecchie e inferme – una vita di stenti, resa ancor più scomoda dalle condizioni di trascuratezza dei fabbricati.
Mentre gli altri monasteri di Catania venivano occupati, San Benedetto si conservava miracolosamente intatto: le monache avevano fatto in modo che gli ispettori statali lo considerassero inadatto ad essere adibito a locale pubblico, conducendoli “per scale e scalette” ed evitando scaltramente di farli accedere ad alcune parti. Questa particolarità rese il monastero un vero e proprio rifugio per le religiose anche provenienti da altri istituti: vi trovarono ricovero, ad esempio, le benedettine della SS. Ma Trinità, cacciate dal loro convento poco dopo la soppressione per aver intralciato i lavori del Comune.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le conseguenze delle leggi eversive avevano completamente trasformato il volto di San Benedetto da convento di lusso a piccola comunità che sopportava con vero spirito evangelico tutti i disagi di una condizione di indigenza: vitto frugale e talvolta insufficiente, infermità, finestre e balconi con vetri a pezzi, arredi modesti, abiti vecchi e accomodati. Per questo, volendo realizzare un suo particolare progetto eucaristico, il vescovo Francica Nava non ebbe esitazioni, e riconobbe in San Benedetto la comunità ideale per far rinascere la vita claustrale a Catania. Nel clima della riforma liturgica voluta da Pio X, e soprattutto nel fervore pastorale acceso dal Congresso Eucaristico del 1905, Francica Nava cominciò a concepire il desiderio di una comunità religiosa in cui il SS.Mo Sacramento fosse adorato in perpetuo. Ricomprate le fabbriche di San Benedetto per 30.000 lire, il vescovo riformò la comunità secondo il modello delle Benedettine dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, congregazione femminile fondata dalla suora francese Mectilde de Bar nel XVII secolo e dedita all’adorazione eucaristica ininterrotta per riparare ed espiare i peccati del mondo.
Direttamente dalla sede di Ronco di Ghiffa (VB), furono inviate a San Benedetto di Catania due monache, Suor Scolastica Sala e suor Matilde Malinverno. Il loro compito non fu per niente facile, perchè si scontrò spesso con situazioni ormai cristallizzate: l’abitudine ad avere un confessore personale, quella di mandare in famiglia la biancheria sporca invece di farla lavare in convento, la possibilità di detenere oggetti e cibi propri (il necessaire per la colazione, ad esempio, come tazze, zucchero e cioccolata, che il convento non passava e che le monache più fortunate potevano procurarsi autonomamente). Oltre che degli aspetti pratici, le due monache di Ronco si occuparono della necessaria formazione (lezioni di canto gregoriano, conferenze sullo spirito di povertà, ecc.).
Nonostante le difficoltà iniziali, le benedettine catanesi recepirono con gioia le nuove direttive: le giovani postulanti furono in tal senso le più entusiaste. Il 10 agosto 1911 venne firmato ufficialmente il decreto che aggregava San Benedetto di Catania all’Istituto dell’Adorazione Perpetua; poco tempo dopo, la riapertura del noviziato portò a nuove vestizioni. Ancora una volta, questo monastero intraprendeva un nuovo percorso di rinascita, frutto dell’eccezionale resilienza che lo aveva distinto nei secoli e che permane ancor oggi.
L’ultima foto, che illustra la fermata di S.Agata davanti al monastero per il tradizionale omaggio cantato delle monache, è da http://rosarioplatania.it
Fonti:
Donatella Pezzino, Le murate vive. I monasteri femminili di clausura a Catania dopo il terremoto del 1693, Acireale, Bonanno, 2004.
Come pietre vive… Le benedettine dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento a Catania, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2010.
Gaetano Zito, Le benedettine dell’Adorazione Perpetua in Italia (1880-1960) in Il monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II, atti del III Convegno di studi storici sull’Italia benedettina, a cura di B.Trolese, Badia di Santa Maria del Monte, Cesena, 1995.
Emanuela Sansoni, La legislazione del 1866-67 sulle Corporazioni Religiose. Il caso di Pausula, Milano, Codex Edizioni, 2009.
Maria Luisa Gangemi, San Benedetto di Catania. Il monastero e la città nel Medioevo, Messina, Sikania, 1994
Lirica al Parvum: il “Rigoletto” torna ad Alessandria con l’Accademia Nazionale di Belcanto Italiano
Alessandria: Due cast internazionali daranno vita ai personaggi che animano l’opera “Rigoletto”, capolavoro scritto da Giuseppe Verdi ed andato in scena per la prima volta nel 1851.
L’opera verdiana sarà rappresentata, in selezione, al Teatro Parvum di Alessandria, con costumi storici e con l’accompagnamento del pianoforte, in uno spirito di collaborazione tra professionisti e allievi dell’Accademia Nazionale di Belcanto Italiano, fondata e diretta dal soprano belcantista e maestra di tecnica vocale Astrea Amaduzzi, in cooperazione con l’ISV (International School of the Voice) di Philadelphia.
L’allestimento è previsto per l’1 ed il 3 settembre 2022, sempre alle ore 20.30.
Gli artisti provenienti dall’Italia e dall’estero, da ben sette nazioni diverse, sono questi: Il Duca di Mantova, Eero Lasorla (Finlandia) – Rigoletto, Pier Zordan (Italia) – Gilda, Hannah von Riesen (USA, 1 settembre) e Yael Elia (Israele, 3 settembre) – Sparafucile, Emmanuel Fullerton (Nicaragua, 1 settembre) e Vicente Dominguez Rosario (Spagna, 3 settembre) – Maddalena, Eva Sun (USA, 1 settembre) e Manuela Rinaldi (Italia, 3 settembre) – Il Conte di Monterone ed Il Conte di Ceprano, Seoung Nam Ryu (Corea del Sud) – Marullo, Davide Mazza Spantigati (Italia) – Matteo Borsa, Kalil Silva (Brasile) – La Contessa di Ceprano, Laura Basso (Italia) – Giovanna ed Un paggio della Duchessa, Arianna Richeldi (Italia) – Un usciere di Corte, Andrea Torciere (Italia) – Maestro al Pianoforte e Direttore musicale, Mattia Peli (Italia).
Tutti i cantanti sono preparati, dal punto di vista vocale e dell’arte scenica, dalla Maestra Astrea Amaduzzi e dal punto di vista interpretativo dal M° Mattia Peli, mentre la regia è a cura della stessa Compagnia Lirica Internazionale di Belcanto Italiano che si pone come un “ponte” tra il mondo della scuola e quello del professionismo.
L’ingresso è a offerta libera con prenotazione obbligatoria tramite telefono o WhatsApp al numero 3475853253.
Il 3 e il 4 settembre 2022 il Borgo di Moleto torna a riempirsi di bellezza. Gli artisti di ArtMoleto organizzano ‘Green Spirit – Living with Art’, una collettiva che animerà le vie del piccolo borgo. L’arte contribuisce a questo processo con la riflessione condivisa che, attraverso il dialogo tra colore e forma, consente a chi osserva di entrare in contatto con la parte più dinamica dell’universo.
Gli artisti di ArtMoleto, sempre nel rispetto della loro modalità creativa, danno vita a un percorso intorno al verde, colore di speranza e benessere, integrato con lo scenario naturale che diventa essenziale collettore e quasi estensione di questa ricerca. Esporranno le loro opere Giò Bonardi, Ilenio Celoria, Anne Conway, Elena Caterina Doria, Michelle Hold, Andrea Massari, Petra Probst, Giovanni Tamburelli e Bona Tolotti.
L’evento si aprirà sabato 3 settembre, alle ore 16.00, con l’aperitivo dalle 16.30 alle 20.00; domenica la collettiva sarà visitabile dalle 10 alle 20 e si replicherà con l’aperitivo sempre alle 16.30 con vini della Tenuta Tenaglia, Tenuta Santa Caterina, Cantina USPJA’ e Cascina Montecchio.
MONFERRATO CLASSICAMASSIMO QUARTA e la MONFERRATO CLASSIC ORCHESTRA
Sabato 3 settembre, alle ore 21, ad Alessandria
Si chiude il festival diffuso del Monferrato
Alessandria, 25 agosto 2022
Sabato 3 settembre, nel cortile di Palazzo Cuttica, ad Alessandria, l’ultima tappa di Monferrato Classica, un evento diffuso a firma del Maestro Alex Leon e promosso dall’Associazione H.E.R., con il concerto del maestro Massimo Quarta accompagnato, nella sua esibizione, dalla Monferrato Classic Orchestra.
Tra giugno e settembre, le città di Alessandria, Acqui Terme, Nizza e Casale Monferrato, che hanno dato il patrocinio a questo momento musicale, sono state unite da un unico filo conduttore: le vibrazioni delle note suonate dai protagonisti di questo cartellone che ha portato artisti di fama internazionale nel nostro territorio.
Un percorso nella terra Unesco che ha dato la possibilità ai numerosi spettatori di godere delle bellezze del Monferrato, diventando testimoni di un progetto che ha l’ambizione di voler costruire, attraverso la musica, un manifesto di sostenibilità e di rispetto dell’ambiente.
“Sono sicuro che Alessandria saprà accogliere, come ha fatto fino ad ora, Massimo Quarta e la Monferrato Classic Orchestra con l’entusiasmo e il calore che meritano. Con loro salirò sul palco e insieme suoneremo per rendere omaggio ad un territorio, il Monferrato, che mi ha dato molto e a cui devo molto -racconta Alex Leon, direttore artistico della manifestazione- Monferrato Classica è stato un viaggio intenso fatto di mille sfumature, che hanno reso questo progetto ancora più saldo nei suoi intenti di sostenibilità sociale, culturale e ambientale.”
Un programma che coinvolge la Monferrato Classic Orchestra che con Massimo Quarta, suoneranno musiche di Felix Mendelssohn, concerto per violino in mi minore e di Ludwig van Beethoven, Sinfonia n.7 “La Monferrato Classic Orchestra è diventata recentemente l’ orchestra della Città e del Teatro di Casale Monferrato. Questo permetterà alla nostra realtà di arricchire ulteriormente con nuove ed innovative proposte artistiche la vita culturale della città e limitrofe, preziosi patrimoni UNESCO -afferma Sabrina Lanzi, presidente e direttore artistico di MCO– In collaborazione con Monferrato Classica e il Maestro Massimo Quarta nasce questo grande progetto sinfonico che consentirà alla MCO di acquisire un’ulteriore visibilità sulla scena musicale del territorio piemontese”.
Monferrato Classica, si inserisce all’interno di un progetto più ampio che per tutta l’estate ha coinvolto le piazze di Acqui Terme con dibattiti, incontri, divertimento e territorio. Revolution Culture, anche questo ideato e diretto da Alex Leon e sostenuto dall’Associazione H.E.R come spiega la Project Manager Graziella Boi:”I concerti di Massimo Quarta e la Monferrato Classic Orchestra chiudono la seconda edizione e aprono la nuova stagione. “Nel mese del Passaggio, nel difficile varco fra i mondi, l’augurio di custodire, mentre il buio avanza, la memoria della luce”. La parola chiave del progetto vuole essere “rigenerazione” che è il messaggio che la natura continua a mandarci nonostante crisi climatiche e sociali. Attraverso l’interprete dell’artista più selvaggio ed esagerato, vogliamo rappresentare questo concetto e inaugurare il nuovo con la celebrazione del vecchio.”
Il territorio del Monferrato è stato il palcoscenico naturale sul quale hanno rivissuto i grandi maestri.
“Monferrato Classica è un Festival con una formula innovativa grazie alla quale artisti prestigiosi, interpreti qualificati, solisti di fama internazionale, hanno portato la grande musica nel nostro territorio, dice il Sindaco di AlessandriaGiorgio Abonante. Tutto questo ha consentito al pubblico partecipante non solo di vivere momenti artistici indimenticabili ma anche di scoprire il fascino e la bellezza dei luoghi del nostro territorio che ben si prestano ad essere un naturale palcoscenico per eventi di tale levatura. Ecco perché Alessandria ha preso parte a questo manifestazione con entusiasmo, certa non solo del suo valore artistico ma anche della validità delle finalità di salvaguardia e promozione delle nostre terre”.
Seguirà a questo appuntamento Casale Monferrato il 4 settembre, sempre alle ore 21.00.
Il costo del biglietto è di euro 25 comprensivo di una degustazione vino e prodotti monferrini.
Nome d’arte di Alex Florin Leonte è un giovane violinista di formazione classica volto alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi linguaggi musicali. Nasce nel 1987 a Sighetu Marmatiei, città del nord della Romania, e inizia lo studio del violino all’età di 5 anni in una piccola scuola di musica dedicata al grande violinista romeno George Enescu. All’età di 13 anni viene ammesso al prestigioso Liceo Musicale “Sigismund Toduta” a Cluj-Napoca sotto la guida del Maestro Soltan Viorel. Nel 2003 si trasferisce a vivere in Italia, per proseguire gli studi al Conservatorio “N. Paganini” di Genova, dove si diploma sotto la guida del Prof. Valerio Giannarelli. Nel 2011 studia alla “International Menuhin Music Academy” in Svizzera con Maxim Vengerov, Liviu Prunaru e Oleg Kasiv. Nel 2014 studia e si perfeziona con la violinista Bin Huang vincitrice di numerosi premi tra cui il 1° Premio Paganini. Dal 2016 al 2019 studia e si perfeziona in musica da camera con Massimo Quarta a Genova e successivamente Piergiorgio Rosso a Torino. Nel cammino musicale incontra vari musicisti con i quali collabora, tra i quali il pianista Stefano Nozzoli. I due artisti formano un duo stabile e costruiscono negli anni un repertorio cameristico che spazia da J. S. Bach, Mozart, Schubert a Beethoven, Brahms, Schumann, Poulenc, R. Strauss, Debussy e Prokofiev. Violinista versatile trova interesse anche verso altri generi musicali. Nel 2008 inizia la collaborazione con gli Yo Yo Mundi gruppo folk-rock Piemontese, con i quali inciderà diversi dischi, Album Rosso, Munfrà. Insieme agli Yo Yo Mundi terrà numerosi concerti in Italia e all’Estero in teatri e palchi prestigiosi. La collaborazione durata fino al 2013 con la band Piemontese, porterà un enorme bagaglio culturale ed artistico all’artista in divenire. Tra il 2010 e il 2013 sarà tra i fondatori di un progetto musicale e multiculturale chiamato “Orchestra Multietnica Furasté”, con il quale ha tenuto numerosi concerti in giro per l’Italia. Viene invitato come turnista in diversi concerti della band “The Vad Vuc” in Svizzera e insieme alla band “In Vivo Veritas” suona al Festival de Chassepierre in Belgio e a numerosi concerti in Italia. La ricerca di nuove forme e linguaggi lo portano ad approfondire la musica d’improvvisazione, attraverso la quale sente di poter esprimere al meglio le proprie idee ed emozioni. Studia improvvisazione jazz con Marco Tindiglia, Masa Kamaguchi, Dave Douglas, Karl Berger, Ingrid Sertso e Furio di Castri. Ha suonato con: Faondail, Orchestra Multietnica Furastè, In Vivo Veritas, The Vad Vuc, Sharon Shannon, Stefane Mellino (Les Negresses Vertes), Trivette Bluegrass Band, The Thomas, Class Ingstrom, Marius Seck, Valerio Carboni, Maria Teresa Lonetti, Miriam Gallea, Toti Canzoneri, 20 Strings, Andy Sheppard. L E O N suona un violino Ansaldo Poggi del 1974.
Trio Debussy
I torinesi Piergiorgio Rosso, Francesca Gosio e Antonio Valentino, dopo gli studi al Conservatorio, si sono formati nel 1989 alla scuola del Trio di Trieste e dell’Altenberg Trio Wien(grazie ad una borsa di studio della De Sono). Nel 1993 hanno debuttato alla Grosser Saal del Musikverein di Vienna; nel 1995 ottengono il secondo premio al Concorso Internazionale “Gui” di Firenze; nel 1997 il primo premio al Concorso Internazionale “Trio di Trieste”; nel 1999 tengono un ciclo di concerti al Teatro Coliseum di Buenos Aires; nel 2002 sono protagonisti all’Accademia di Santa Cecilia di Roma con il Concerto Albatro di Ghedini, diretti da Jeffrey Tate.
Quartetto Indaco
Nasce presso la Scuola di Musica di Fiesole nel 2007 grazie all’impulso di Piero Farulli e Andrea Nannoni. La formazione ha seguito masterclass con diversi quartetti (Quartetto Artemis, Quartetto Brodsky, Quartetto Prometeo) e corsi di specializzazione tenuti da alcuni tra i maggiori cameristi e quartettisti del nostro tempo (Milan Skampa-Quartetto Smetana, Hatto Beyerle Quartetto Alban Berg, Reiner Schmidt-Quartetto Hagen, Krzysztof Chorzelski Quartetto Belcea). Nel 2017 il Quartetto Indaco ha conseguito il Master in Musica da Camera presso la Musikhoch schule di Hannover, sotto la guida di Oliver Wille (Quartetto Kuss).
Quartetto di Cremona
Nasce nel 2000, durante un periodo di studio all’Accademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini. L’ensemble, nell’attuale formazione dal 2002, si perfeziona con Piero Farulli del Quartetto Italiano presso la Scuola di Musica di Fiesole e con Hatto Beyerle dell’Alban Berg Quartett e in breve si afferma come una delle realtà cameristiche più interessanti sulla scena internazionale. Si esibisce regolarmente nei principali festival e rassegne di tutto il mondo, in Europa, in Sudamerica, Australia e Stati Uniti.
Massimo Quarta e Monferrato Classic Orchestra
Vincitore del Primo Premio al Concorso Nazionale di Violino Città di Vittorio Veneto (1986) e del Primo Premio al Concorso di Violino Opera Prima Philips (1989), nel 1991 Massimo Quarta ha vinto il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale di Violino N. Paganini di Genova. La sua intensa attività concertistica lo porta ad esibirsi per le più prestigiose istituzioni concertistiche, suonando con direttori quali Yuri Temirkanov, Myun Wun Chung, Christian Thielemann e molti altri. Massimo Quarta è considerato uno dei piú importanti violinisti della sua generazione ed è stato ospite di alcuni tra i maggiori festival.
Human Evolution Resource
Siamo una sola associazione, ma costituita da persone, aziende, enti formativi, altre associazioni. Un unico gruppo, un insieme di persone che lavorano insieme per costruire qualcosa di grande. Ognuno conta perché porta qualcosa, aggiunge un pezzo al puzzle che una volta composto costruisce una risorsa imperdibile. Condividiamo e portiamo avanti un obiettivo: l’umanizzazione in ambiti quali l’educazione, la salute e il lavoro. Non si tratta solamente di ciò che possiamo fare, ma di come possiamo pensare insieme e di conseguenza agire.
L’Associazione HER si occupa di Ricerca, Salute e Formazione, si ispira al movimento dell’ecologia profonda di Arne Naesse e vuole fornire la base filosofica e spirituale per un vivere più vicino alla natura e con la sua costituzione e il suo nome segna il punto di svolta. H.E.R. “Di lei” segna la tendenza del cambiamento della nostra epoca dal maschile al femminile; nel pensiero: da auto assertivo a integrativo, da razionale a intuitivo, da analitico a sintetico, da riduzionistico a olistico, da lineare a non lineare. Dal punto di vista dei valori da auto assertivi a integrativi, da conservazione a espansione , da competizione a cooperazione, da quantità a qualità, da dominazione ad associazione.
L’associazione HER APS ETS è partner dei due progetti culturali, Monferrato Classica e Revolution Culture per supportare la realizzazione di eventi culturali in una logica di turismo sostenibile, sostenere le progettualità di transizione green e di economia circolare delle aziende dei territori coinvolti, attraverso la ricerca di fondi o con sostegno diretto.
La HER intende coinvolgere gli stakeholder al fine di definire la stesura del documento di politica di sviluppo sostenibile e la condivisione tra soggetti pubblici e privati di un nuovo modello economico a supporto dello sviluppo territoriale.
A seguito del consulto delle Commissioni preposte, sono stati comunicati dalla Segreteria del Premio Lunezia Nuove Proposte 2022 i nomi dei treFINALISTI della Sezione “AUTORE DI TESTO” (in ordine alfabetico):
Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco di Attimis (UD) con il testo “Senza le mani dell’uomo nero”
Matteo Cattaneo di Schio (VI) con il testo “Caffè al Seurat“
Matilde Maria Rosati di Prato con il testo “Wanda“.
Nell’ambito della stessa sezione, sono stati resi noti, inoltre, i nominativi di altri tre autori così premiati:
PREMIO DELLA CRITICA: Renato Billi di Forlì con il testo “Le parole“
MENZIONE SPECIALE: Alessia Di Biase di Foggia con il testo “La quadratura che cerchi“
MENZIONE SPECIALE: Stefano Caironi di Legnano (MI) con il testo “Anime rare“.
Nella Sezione “MUSICARE I POETI“, invece, è risultato VINCITORE assoluto:
LUCIANO NARDOZZA di Casalpusterlengo (LO), musicando la prima parte dell’opera “Il pianto della scavatrice”, lirica scelta per la sezione dedicata a Pier Paolo Pasolini in occasione dei cento anni dalla nascita.
I candidati non prescelti potranno richiedere un’analisi scritta delle loro opere (tra il 20 ottobre e il 30 novembre 2022).
A breve sarà comunicata, agli autori premiati, la sede e/o il contesto in cui si svolgerà la cerimonia di premiazione.
Il poeta Marco Baiotto (piemontese ma da tanti anni residente in Friuli) e la poetessa friulana Claudia Manuela Turco (in arte Brina Maurer, nata a Codroipo), usando lo pseudonimo “Glitter & Sundog”, da tempo scrivono insieme testi di canzoni, in italiano e in inglese, e hanno raccolto sin da subito significativi riconoscimenti e giudizi molto favorevoli.
Il testo della canzone Senza le mani dell’uomo nero nel 2021, al 13° TourMusicFest – The European Music Contest, ha raggiunto la fase delle semifinali, e nel 2022è risultato secondo classificato alla 7a edizione del Premio Internazionale Salvatore Quasimodo (Presidente di Giuria Alessandro Quasimodo).
Casale Monferrato:Dementia Friendly Community: due convegni in occasione della Giornata Mondiale Alzheimer
A inizio settembre il Tavolo dei Promotori svilupperà il piano di sensibilizzazione
Il 21 settembre è la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, una patologia che sta registrando in tutti Paesi del mondo un significativo incremento. Casale Monferrato ha deciso di agire su questo fronte e dall’aprile scorso, su iniziativa di Vitas, è diventata una delle 39 città italiane Dementia Friendly Community, cioè ha istituzionalizzato l’impegno comune per l’inclusività, il sostegno e l’eliminazione dello stigma sociale nei confronti delle persone con demenza.
Il Tavolo dei Promotori della Community, che comprende il Comune di Casale Monferrato, la Diocesi, l’Asl AL, l’Ospitalità Casa di riposo di Casale e Vitas, svilupperà nel corso di una riunione a inizio settembre il piano di sensibilizzazione rivolto alla cittadinanza, alle organizzazioni di volontariato, ai club di servizio e agli operatori della sanità coinvolti.
Solo con il coinvolgimento attivo del territorio, infatti, sarà possibile diventare a tutti gli effetti una Comunità Amica della Demenza, dove le persone con questa patologia non siano escluse, ma parte ancora attiva della società.
Per questo motivo chiunque volesse approfondire gli obiettivi della Community o dare la propria disponibilità per partecipare ai prossimi incontri di sensibilizzazione, può inviare entro lunedì 5 settembre una e-mail a dfc@comune.casalemonferrato.al.it. E proprio per sottolineare l’avvio del piano e per contribuire al programma nazionale di interventi della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, il 23 settembre si terranno due convegni di particolare rilevanza.
Il primo si svolgerà nel pomeriggio alla Casa di Riposo: con un alto profilo scientifico, sarà destinato alla comunità di operatori del settore, ai medici ospedalieri e di medicina generale, ai familiari e alle associazioni di volontariato per approfondire e sensibilizzare sulle tematiche di cura e assistenza dei malati sofferenti di patologie legate alle demenze.
Alla sera, invece, si terrà un evento rivolto a tutta la cittadinanza con l’intervento di Alessia Rossetti, psicologa della Federazione Alzheimer Italia, la testimonianza di una caregiver di Casale Monferrato e la lectio magistralis di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Presidente della commissione nazionale per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana.
Nel corso della giornata sarà anche presentato un progetto di forte carattere innovativo e inclusivo, destinato a migliorare la qualità dell’assistenza fornita alle persone con demenza da parte degli operatori e dei caregiver, sempre nell’ottica di aiutare i malati a vivere meglio e di sollevare il gravoso peso che sostengono famigliari e operatori con costi umani, sociali ed economici molto spesso insostenibili.