Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Quali sono i “sintomi” della poesia? Sembra su questo interrogarsi Marisa Cossu alla quale la pratica psicopedagogica ha insegnato la ricerca dei segni arcani della vita in mezzo ai detriti del tempo. Sintomi poetici è, di fatto, un florilegio di versi articolati in soluzioni metriche differenti, tutte puntualmente riportate in calce ai singoli brani. Così scorrono sotto gli occhi di chi ormai, per forza di cose, ne ha smarrito la sana abitudine sonetti, distici elegiaci, asclepiadei e financo acrostici che raccontano la visione poetica della nostra. Una visione ispirata da una Natura onnipresente che assurge la pietra – “corpo ruvido/ cuore inaridito, sempre immobile” a potenziale destinataria “di una speranza, forse, che lo illumini”. Mentre gli uomini, viceversa, quando sono ormai “corpi spogliati/ naufraghi nell’iperbole dell’io” seguono il destino delle nuvole che “salgono chiare in cielo/ iridi senza volto/ accumulate in albe evanescenti”. Uomini entrati ormai “nella notte/ dove giace memoria/ delle cose perdute, spinte nel buio, in angoli di strada,/ da un vortice stellato dove vola/ quel che resta del giorno”. Tra cui, per fortuna, anche la poesia.
Giuseppe Ruggeri
Marisa Cossu, Sintomi poetici, prefazione di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 92, isbn 978-88-31497-84-8, mianoposta@gmail.com.
Sono muto, questa è la mia caratteristica da quando sono nato. Tutti, da sempre, mi chiamano “il muto”. In realtà sarebbe bastata una piccola operazione quando ero piccolo e avrei potuto parlare come tutti. Ma io non avevo dei genitori, non li ho mai avuti e così il mio frenulo ha sempre tenuto la lingua quasi completamente attaccata sotto. So che sono capace di dire qualche cosa, ma nessuno mi capisce e così da piccolo ho smesso di parlare. Mi ha allevato una famiglia che non è mai stata generosa con me. Probabilmente avevano un debito morale con i miei genitori e così mi hanno dato da mangiare e un letto. Ma non so altro. Non potendo io fare domande, nessuno si è mai curato di fornirmi le risposte che avrei avuto bisogno di ricevere. Anche da ragazzo non ho mai potuto domandare spiegazioni, chiedere cosa era successo ai miei genitori, perché erano morti, perché io ero ancora vivo… Non avendo frequentato le scuole non sono mai stato capace ne di scrivere ne di leggere, ho sempre solo potuto ascoltare. Ho sempre dovuto ascoltare solo quello che gli altri volevano dirmi. Non so quando e dove sono nato, non ho mai avuto un mio documento. Per tutti sono sempre e solo “il muto”. Ero poco più che un bambino quando i miei genitori adottivi decisero di liberarsi dal mio ingombro: mi trovarono una sistemazione vicino agli scavi archeologici di Leptis Magna: solo una stanza e una capretta. Per vivere si erano accordati perché ricevessi qualche soldo aiutando a tenere pulita l’area archeologica. Da quel giorno la mia vita è sempre stata ritmata dal calare del sole per andare a dormire e dalle prime luci dell’alba per alzarmi e andare a pulire quell’immensa e bellissima città disabitata che è Leptis Magna. Conosco ogni pietra, ogni muro, ogni decoro di queste rovine che tanto tempo fa erano state abitate da oltre centomila tra romani e arabi. Io so che dell’area archeologica più della metà è ancora sotto la sabbia. Ricordo che a volte, per passare il tempo, mi mettevo a scavare e scoprivo sempre delle cose nuove. Leptis è direttamente sul mare, così io ho iniziato a immergermi in quella enorme quantità di acqua sin dai primi giorni che mi portarono qui e ho imparato a nuotare bene, oltre che a pescare. Mi ha sempre dato molta autostima cercare il pesce giusto e catturarlo, il riuscire a sfamarmi da solo. Comunque la gente che abita vicino a me è sempre stata generosa nel regalarmi qualche uova, un po’ di datteri, qualche chilo di farina, della verdura e soprattutto il tè. Il direttore del sito archeologico era un uomo davvero bravo, sempre molto gentile con me, so che per cinquanta anni ha svolto questo lavoro. Adesso c’è suo nipote, Amhed, un giovane uomo davvero intelligente. Quando c’è stata la rivoluzione contro Gheddafi, Amhed aveva molta paura che Leptis venisse usata come postazione militare perché, essendo un sito inserito nel 1982 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, poteva venire sfruttata come scudo contro i raid aerei della Nato: così dovemmo lavorare giorno e notte per nascondere i reperti del museo in un magazzino e ne cementificammo le porte. Quando si presentarono degli ufficiali militari Amhed accampò ogni scusa: «Ci vuole il permesso dell’Unesco» oppure «Non ho più le chiavi». Giocò anche sulla superstizione dei soldati: trasportammo un sarcofago nel suo ufficio con i resti di una salma. Tutti dissero che era un luogo maledetto, da starne lontani. Ma ciò che persuase i miliziani a non varcare i cancelli del sito fu la solidarietà delle famiglie che vivono intorno a Leptis Magna. Accorsero in tantissimi schierandosi davanti agli ingressi. Di giorno e di notte, ad ogni ora ripetevano «Leptis non si tocca». Fu emozionante per me vedere come tutta quella gente si metteva a disposizione, rischiando il carcere e la vita, per difendere l’enorme bellezza di Leptis Magna. Gente che sino a poco prima mi sembrava indifferente alla città romana, si dimostrò invece attenta e lungimirante: economicamente Leptis può essere come un pozzo di petrolio, ma con la differenza che non si esaurirà mai. Era bello stare con la gente, in quei momenti tutti si sorridevano tra loro. Anche se a volte la preoccupazione era tale che le donne correvano a casa con i loro figli e rimanevamo solo noi uomini a protestare. Non era facile stare davanti all’esercito di Gheddafi perché quello era il potere, aveva sempre rappresentato le scelte giuste di un uomo che era considerato un eroe. Ma in quei giorni l’eroe era combattuto, altri lo sfidavano, chi avrebbe vinto? Nessuno lo sapeva. Io avevo sentito infinite volte la storia del giovane eroe che era riuscito a mandare via dalla Libia gli americani, gli italiani, ma anche i francesi, gli ebrei, gli inglesi, tutti quelli che erano in questa terra per fare affari, mentre i libici erano davvero poverissimi. Anche per me è sempre stato un eroe. Nessuno aveva mai osato tanto contro le potenze mondiali… e senza spargimento di sangue! Non poteva che essere stato davvero un grande uomo, un ragazzo che a soli 27 anni aveva sfidato tutte quelle autorità. Ogni volta che ho sentito leggere la storia di quegli anni mi sono emozionato. Quel ragazzo aveva vinto contro tutti, tutti gli stranieri erano scappati dalla Libia. Ma con gli italiani lui è sempre rimasto amico, io lo so perché Leptis Magna è da sempre protetta, amata e curata da loro e ho visto tantissimi italiani venire qui a lavorare, a scavare, a riparare… Ma dopo quarant’anni anche Gheddafi veniva messo in discussione e proprio quelli che lui aveva cacciato a 27 anni volevano tornare a riprendersi la ricchezza e il potere. Quei giorni di rivoluzione erano così diversi, così violenti, così confusi che io non capivo quasi nulla di ciò che accadeva. Io stavo con la gente del mio piccolo paese che difendeva Leptis Magna. Tanto per me, comunque fossero andate le cose, poco sarebbe cambiato ma la bellezza e la storia di questa antica città io volevo difenderla. Anche io, preso dalla foga e dall’eccitazione di quei momenti, vissi intensamente la rivolta e mi ritrovai ad urlare e a gridare con tutta la forza dei polmoni i miei suoni incongruenti, che sapevo confondersi con lo slogan urlato dagli altri: «Leptis non si tocca» Fu bellissimo quando una notte, improvvisamente tutti tacquero e solo la mia voce risuonò nel buio, di fronte ai fari dei mezzi militari. Non me ne accorsi subito e così continuai a urlare eccitato: nel silenzio assoluto, a modo mio, venivo ascoltato per la prima volta. Poi partirono gli applausi di tutti quelli che mi conoscevano e che mi erano intorno. È stata l’unica volta in vita mia che sono stato al centro dell’attenzione di tutti gli abitanti. Tutti mi sorridevano e mi abbracciavano. Ho capito che mi volevano bene, che per loro esistevo e probabilmente sono sempre esistito in tutti questi lunghissimi anni. Questa gente vive di poco, è gente semplice. Certo, si arrangiano come possono per guadagnare qualcosa dal turismo che Leptis attira, ma Gheddafi non ha mai amato questo sito archeologico, per lui era uno dei simboli di colonialismo, antico certo, ma sempre colonialismo. In quarant’anni che è stato al potere, Gheddafi non è mai venuto a visitare questi luoghi. Non ha mai dato dei contributi finanziari sufficienti per farlo vivere, per migliorarlo. Per fortuna molti stati stranieri si sono occupati di Leptis Magna. Questa indifferenza dei libici per tanta bellezza mi ha sempre fatto pensare cose strane rispetto alla politica e alla religione della mia gente. Ma non potendo fare domande… non ho mai avuto risposte ai miei dubbi. Come non ho mai capito perché anni fa dei musulmani hanno distrutto la bellezza delle enormi statue dei Buddha nella Valle di Bamyan. Ascoltavo tutte le notizie e così ho scoperto che quelle statue erano state scolpite nell’arco di due secoli, prima ancora che il Profeta Maometto nascesse, scolpite da una civiltà buddista che prosperava in quel tratto della via della seta. Ma perché? Perché distruggere il passato, la sua grandiosità, il suo resistere al tempo? Non potendo fare queste domande mi sono sentito solo e, davanti alla televisione, ho pianto di rabbia, di rancore verso l’ignoranza che mi ha perseguitato sin da piccolo. Guardando le trasmissioni arabe satellitari ho scoperto che tutte le religioni dedicate a un Dio hanno, nei loro scritti antichi, l’ordine di distruggere i templi, gli altari, le statue delle altre religioni. Ma io penso che sono testi antichi, è come se io pretendessi di fare il bagno e i massaggi nelle terme che ci sono all’ingresso di Leptis… Il tempo le ha consumate e comunque non sono più funzionali. All’epoca erano giuste, magnifiche, ma duemila anni fa. Ma allora perché anni fa dei musulmani salafiti hanno fatto saltare in aria le antiche tombe di Timbuctù, anche loro patrimonio mondiale dell’Unesco? Perché lo hanno fatto proprio a Timbuctù, la “regina delle sabbie”, la “perla del deserto”, la “città dei 333 santi”? Vuol dire che l’Unesco non conta nulla, e quindi che anche Leptis non è davvero protetta? Ho sentito alla televisione che l’Unesco aveva avvisato che una città dichiarata nel 1988 Patrimonio dell’Umanità non doveva essere danneggiata. E poi avevano detto che, proprio per la guerra in corso, Timbuctù andava considerata “Patrimonio dell’Umanità in pericolo”. L’effetto è stato esattamente il contrario: i salafiti si sono messi a distruggere i mausolei proprio per dimostrare che loro potevano fare esattamente come gli pareva. Hanno detto in televisione che, siccome l’Unesco vuole immischiarsi nei fatti loro, mostravano di cosa erano capaci. Io sono ignorante, lo so. Ho sempre solo sentito quello che gli altri mi vogliono dire. Non potrò mai avere risposte alle mie domande, ma i miei pensieri da quando guardo la televisione si sono aperti: ho avuto la certezza che tanti nel mondo vogliono bene alla bellezza della storia, come la gente che abita qui vicino a me, che ha difeso Leptis Magna. Dopo Gheddafi qui intorno sono passati tanti mezzi militari, anche macchine civili attrezzate come fossero in guerra, ma nessuno si è mai fermato a Leptis Magna. Comunque i miei pensieri sono solo miei e anche se in questi giorni non faccio altro che pensare al perché della violenza, ma so che non avrò risposte. Io sono cosciente di non sapere molte cose e quindi quelli che distruggono i segni del passato sanno probabilmente delle cose che io non conosco, cose che nessuno mi ha mai detto o non hanno ritenuto importante dirmele. Rimango alla sera davanti alla televisione molte ore, ascolto e guardo tutto e così continuo a complicarmi la vita. Ero davvero più felice quando non sapevo nulla, quando ascoltavo solo i racconti della gente vicino a me. La mia vita era tranquilla come i miei pensieri. È un po’ come il giorno che ho portato a casa mia un grande specchio. Riflettendomi mi ero accorto che forse ero bello, molto più bello di quasi tutti i ragazzi che conoscevo. Da quel momento complicai i pensieri che facevo su me stesso. Prima mi ritenevo insignificante, non mi ero mai posto domande sul perché le persone mi guardassero con espressioni prima di compiacimento e poi di compassione. Riflettendomi nudo allo specchio capii che forse era perché piacevo. E da quel momento la mia vita si complicò. Il sapermi bello è stato peggio che non saperlo. Uno specchio ha cambiato la mia vita e il mio pensare. Iniziai ad andare all’hammam con un atteggiamento diverso, ero sicuro che qualcosa di positivo anch’io avevo. Certo nessuno mi parlava, anche perché credo che molti, sapendomi muto, pensavano che ero anche sordo. Gli sguardi di molti ragazzi mi davano piacere: avevo scoperto che anch’io ero ammirato per qualche cosa. Non potendo condividere nulla con le ragazze, nessuna si sarebbe mai fidanzata con me, l’hammam rappresentava il luogo in cui esprimevo la mia sensualità, certo in modo molto solitario. Una sera, uscito dall’hammam, due ragazzi mi seguirono sino dove abitavo. Non erano di Leptis, non li avevo mai visti. Camminavano vicino a me e parlavano di cose che io non capivo ma mi sembrava molto eccitante come situazione. Per la prima volta ospitai dei miei coetanei in casa. Preparai del tè, ma oltre guardarli e ascoltarli non potevo essere di compagnia, anche se avevo mille domande da fare loro. Ricordo che uno dei due si alzò e controllò che la porta fosse chiusa e poi coprì con la tenda spessa anche la finestra. Non spense la candela e nella poca luce vidi che si stava spogliando nudo. Anche l’altro, tra molte risatine, fece altrettanto. Tra loro si dissero che “Tanto questo è muto, non potrà mai raccontare nulla a nessuno”. Io gli volevo dire che se anche fossi stato capace di parlare, certamente non ero il tipo che andava a raccontare cosa avveniva dentro la mia piccola casa. Furono entrambi a spogliarmi velocemente e sentii le loro mani dappertutto su di me. I commenti mi rassicurarono rispetto alle loro aspettative. Le sensazioni che provai erano uniche, difficili da spiegare, non avevo mai sentito delle mani sul mio corpo e io non avevo mai sfiorato un altro corpo nudo. Ma io cosa cercavo? Cosa desideravo? E cosa doveva succedere? Nessuno mi aveva mai detto nulla rispetto al sesso, all’amore, all’affetto. Alla luce di una piccola candela ci furono carezze, ansia, stupore e poi anche del dolore. Poi molto lentamente tutto si trasformò in piacere anche per me. Quella notte sono convissute le esigenze di tre corpi che pretendevano di sfogarsi istintivamente, quasi brutalmente ma anche le finte resistenze degli stessi tre corpi che si sono sottomesse al desiderio degli altri. Passate le prime frettolose situazioni in cui io mi ritrovai ad essere l’oggetto dello sfogo, i due ragazzi si rilassarono e senza pronunciare alcuna parola, tra sospiri e qualche lamento, si trasformarono loro in corpi disponibili a tutte le mie sperimentali pratiche amorose. Dopo alcune ore il nostro stare vicini divenne un sincero scambio affettivo, che io non conoscevo, non avevo mai assaporato, neppure immaginavo potesse essere reale. I due ragazzi tornarono puntuali tutte le settimane per alcuni mesi. Inizialmente capii che tra loro c’era un’amicizia speciale, dalla loro intimità intuii che per loro era abituale lo stare insieme per fare l’amore, per scambiarsi affetto. Quando percepii che la mia presenza stava rovinando il loro rapporto era troppo tardi: uno dei due soffriva nel vedere e nel sentire l’intimità dell’altro condivisa con me in modo sincero. Probabilmente quel ragazzo capì che lentamente veniva escluso dal suo amico. Non si presentò più in casa mia. L’altro ragazzo invece continuò a frequentarmi regolarmente. Da solo con me era molto più affettuoso, più attento alle mie esigenze, più disponibile a raccontarmi le sue sensazioni segrete. Le nostri notti erano sempre più dedicate agli aspetti affettivi, anche se il sesso rimaneva molto emozionante. In quelle ore i nostri corpi erano talmente aderenti che spesso confondevo il mio con il suo… non riconoscevo il mio battito del cuore dal suo. In quegli anni la mia vita fu leggera, tutto mi appariva bello. Smisi di frequentare l’hammam. Mi bastavano le sue attenzioni, il suo dirmi che gli piacevo. Anche lui con me era quasi muto, ma i suoi occhi e le sue espressioni mi facevano capire che era felice, quel ragazzo era felice di stare accanto a me. Era generoso di carezze e di di baci. Voleva starmi vicino, appiccicato. I nostri corpi per ore restavano fusi tra loro. Certo al mattino se ne andava ma il suo sorriso mi faceva stare tranquillo e sereno per tutta la settimana. Alcune notti mi sussurrava all’orecchio che io ero la persona più bella che lui conosceva, che ero io il suo amore. Che mai mi avrebbe lasciato, che dovevo stare tranquillo perché lui sempre sarebbe tornato da me. Dopo circa quattro anni o forse di più che settimanalmente veniva a trovarmi, non ne sono sicuro perché non sono mai stato bravo a contare il tempo… lui smise improvvisamente di venire a casa mia. Io l’ho cercato ovunque, ma non sapevo dove abitava, in realtà non lo avevo mai visto in paese e quindi non avevo nessuna indicazione di dove poterlo trovare. Tornai all’hammam molte volte al solo scopo di incontrarlo ma non lo rividi mai più. Feci fatica a sentirmi di nuovo solo, senza affetto, senza sesso, senza baciare nessuno. Il contatto fisico dei nostri due corpi era il ricordo che più mi faceva piangere. Capii che non era solo affetto quello che provavo per lui, la sua mancanza mi faceva stare male, troppo male per essere solo un sentimento di affetto. Compresi che era amore… o qualcosa di molto simile. Non avendo esperienze non potevo comprenderlo appieno. Quando mi rassegnai a non cercarlo più, mi resi conto che ero triste… tutto intorno a me era cupo, senza significati importanti. Dentro di me sentivo ancora ogni sera e ogni mattina la certezza della sincerità delle sue parole nel non avermi mai abbandonato… ma allora cosa gli impediva di raggiungermi? Un giorno il capo villaggio mi chiese, come succedeva due o tre volte all’anno, se ero disponibile ad aiutarlo a pulire il cimitero. Fu una giornata faticosa passata a togliere gli accumuli di sabbia, le erbacce, riordinare e lucidare le lapidi. Verso il fine pomeriggio vidi un uomo che stava accanto ad una tomba un poco isolata dalle altre, era distrutto dal dolore. Il suo bisbigliare mi aveva incuriosito e così iniziai a pulire le tombe prossime a quella. Quando dopo molto tempo si rialzò da terra e lentamente si diresse verso l’uscita del cimitero io andai a curiosare. Non ci trovai nulla di particolare, ma non sapendo leggere non capivo di chi fosse quella tomba. Chiamai il capo villaggio e a gesti gli chiesi se mi leggeva la scritta incisa sulla pietra. Invece di leggere iniziò a raccontarmi che la tomba era di un giovane uomo che risiedeva in un paese lontano circa venti chilometri e che era morto da circa quattro mesi per il morso di un serpente. Negli attimi prima di morire aveva chiesto al padre se poteva essere seppellito in questo cimitero. Il padre non conosceva le ragioni di quella richiesta ma comunque andò da lui per chiedergli la possibilità di seppellire qui il figlio. A gesti lo supplicai di leggermi tutto quello che c’era scritto sulla lapide. Quello che il capo del villaggio pronunciò distrattamente era il nome del mio amico, del mio amante, del mio amore, del mio unico pensiero. Ricordo che crollai a terra in ginocchio. Mi mancò il fiato, non riuscivo a respirare. Poi lo stomaco iniziò a contorcersi sino a provocarmi dei dolori atroci. Ma io rimasi li, immobile, muto. In quel momento volevo morire anche io. Presi per il braccio del capo del paese e gli feci capire che lo spazio accanto a quella tomba era mio. Che io volevo essere messo lì, che io avrei pagato per essere sotterrato li. Ovviamente non capiva le ragioni ma visto lo stato pietoso in cui mi ero trasformato, mi assicurò a parole che la terra accanto a quella tomba era a mia disposizione. Mi resi conto che il nostro era davvero amore. Solo questo poteva essere il motivo della sua richiesta di farsi seppellire nel cimitero del mio paesino. E io volevo morire e stare sempre accanto a lui. Rimasi li tutta la notte e alle prime luci dell’alba, sentendomi ancora vivo, iniziai a urlare con tutto il mio fiato, non volevo smettere, non potevo. Probabilmente svenni perché non ricordo nulla di quella giornata oltre il mio urlare… Ricordo che solo alla sera decisi di salutarlo e tornare nella mia piccola casa. Dopo tutto quello sfogo, quello straziarmi, quel buttare fuori da me il dolore assurdo che sentivo dentro, lo salutai baciando quella pietra e quella sabbia che lo ricopriva. Tornato a casa mi sentivo desolato, certo, ma con una calma interiore che mi ha permesso di vivere il tempo serenamente. Un tempo sospeso nella tristezza del mio amore che fisicamente non mi amerà più. Oramai saranno passati dieci anni ma io, tutti i fine pomeriggio, lo passo a trovare e, con la mia voce e i miei versi che lo facevano sempre sorridere, gli racconto dei miei pensieri, ciò che sento dagli altri, quello che mi è capitato, cosa farò l’indomani… vivo la triste gioia che per lui, e soltanto per lui, non sono stato solo “il muto” di Leptis Magna.
Alessandria: Molti pensano e scrivono che in Italia non abbiamo la libertà, certo qualche condizionamento esiste come del resto in tutti i Paesi occidentali del mondo, ma se proviamo a metterci nei panni di chi vive in taluni Paesi dove non esiste la democrazia, o si muore di fame, o sotto le bombe per la guerra, credo che ci dovremmo rendere conto che in fondo noi non stiamo tanto male, questo ovviamente non vuol dire che non dobbiamo lottare per migliorare ulteriormente la nostra Democrazia!, o quantomeno per evitare che si trasformi in altro…
Relazioni che possono «ingrassare», di Mariangela Ciceri
Nonostante per molti relazionarsi rappresenti una fatica quotidiana, viviamo di relazioni.
Alessandria: Ci relazioniamo con gli amici, con i conoscenti, con i colleghi, con i genitori degli amici dei nostri figli, con i figli stessi, con il partner, con la cassiera del supermercato che incrociamo più spesso di altre, con il dentista e perfino con chi, in auto, ci taglia la strada non rispettando il nostro diritto di precedenza.
Quando i rapporti sono superficiali, occasionali, minimi e le regole prevedono che ci possa ritirare dalla relazione, l’equazione potrebbe essere: tu, non mi piaci, mi deludi, mi ferisci = io mi allontano da te.
Una strategia valida che a volte non è possibile o facile mettere in atto e usare.
Pensiamo alle relazioni obbligate con persone che percepiamo come invadenti, giudicanti, inopportune, sfacciate, arroganti, ma a cui non possiamo (oppure non vogliamo) sottrarci.
Di fronte all’impossibilità di farlo, diamo vita a una delle più frequenti illusioni: lui, lei, loro cambieranno. E così mentre si attende che il miracolo avvenga, restiamo «sospesi», fermi sperando che gli altri facciano quello che sentiamo e crediamo, essere meglio per noi.
Le attese però, come ben sappiamo, logorano.
Il tempo si ferma, ristagna, le aspettative creano ingorghi mentali e ci ritroviamo a dover colmare tempo e spazio.
Le statistiche dicono che una delle modalità con cui cerchiamo di contenere o arginare l’attesa che tutto migliori e che le situazioni cambino è mangiando.
Assaggiare un biscotto, portarsi alla bocca una caramella, non resistere al secondo, terzo, cioccolatino, può aiutare. Può farci sentire meglio. Meno soli. Più forti. Persino più sicuri, perché ci offrono una consolazione fittizia, ma che in quel momento è l’unica che abbiamo.
Tuttavia se siamo nella situazione in cui abbiamo SEMPRE bisogno di sperare che il contesto fatto di vissuti, incontri e relazioni cambi, oppure viviamo in perenne attesa del consenso degli altri o del loro giudizio positivo per non essere (o sentirci) imperfetti, sottomessi, dipendenti, condizionati allora è bene chiedersi: come e quando è iniziato tutto questo? Cosa succede in me quando l’altro mi delude? Cosa provo? Quali paure attiva? Come posso sostituire l’aspettativa delusa in modo da riconoscermi io pregi e valori?
Sperare che gli altri ci amino incondizionatamente, quando noi primi non ci riconosciamo il diritto di essere amati, significa consegnare a loro il controllo della nostra vita.
Il cibo allora diventa il surrogato di quello che vorremmo essere e non siamo, di quello che gli altri dovrebbero darci e non ci danno, ma anche una modalità rapida e meno dolorosa di altre, per mettere a tacere disagi, confitti e bisogni. Proprio quelli che invece varrebbe la pena imparare ad ascoltare.
Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.
Dopo ‘E…stateingioco 2022’ e la pausa estiva, dal 19 settembre la Ludoteca Comunale ‘C’è Sole e Luna’, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Alessandria, riapre le sue porte al pubblico con un NUOVOORARIO, che prevede l’accoglienza dei bambini della fascia 0-4 anni nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle ore 12, quella della fascia 5-7 anni nella giornata di martedì e quella degli 8-11 anni nella giornata di giovedì dalle ore 16 alle ore 18:30.
Al nuovo orario si aggiunge un nuovo Programma: “LEGGERMENTE” – Autunno 2022, che partirà con il primo appuntamento venerdì 23 settembre alle ore 18:30, con lo spettacolo teatrale ‘LA COMPAGNIA DEGLI SPINOCCHIATI’ a cura della compagnia “Il Melarancio”, presso Piazza Santa Maria di Castello, per i bambini dai 6 agli 11 anni.
Altro evento teatrale in programma invece per i più piccini, dai 3 ai 5 anni, dal titolo ‘I PERCHE’ DEI BAMBINI’, a cura della compagnia Stilema, è previsto per venerdì 7 ottobre presso l’‘Anfiteatro’ di Parco Carrà alle ore 10:30.
“Lo spettacolo è una consuetudine che arricchisce il programma della Ludoteca – sottolinea l’Assessora alle Politiche Giovanili – accanto ad una serie di proposte ludico-creative, volte a far vivere esperienze in cui corpo, mente ed emozioni si incontrano, accompagnando piccoli e grandi utenti nella propria crescita”.
Ecco dunque le proposte:
per i bambini da 0 a 3 anni sono previsti – ‘Passo dopo passo’, creazione di un bagaglio motorio-emotivo, a cura di Andrea Bruni, preparatore atletico, tutti i lunedì dal 3 al 24 ottobre (4 incontri) dalle 11 alle 12, e ‘Giochi di luce’, laboratorio ludico-creativo rivolto a mamma-bambino, a cura delle animatrici della Ludoteca, tutti i venerdì dal 4 al 25 novembre (4 incontri) dalle 10 alle 11;
per i bambini dai 5 ai 7 anni: ‘PassoEnergeticooo!’, percorsi motori con Diego Fuiano, preparatore sportivo, tutti i martedì dal 4 al 25 ottobre(4 incontri) dalle 16:45 alle 18:15 e ‘Impronte e…via’, laboratorio creativo-espressivo a cura di NunziaCastiglione, atelierista, tutti i martedì dall’8 al 29 novembre dalle ore 17 alle ore 18;
infine per i bambini dagli 8 agli 11 anni – ‘Livello Avanzato: Ludoteca’, interazioni e scambi tra videogiochi e giochi reali a cura di Mattia Silvani,animatore ed esperto di gioco, tutti i giovedì dal 6 ottobre al 24 Novembre(7 incontri)dalle ore 16:45 alle ore 18:15.
Nella stagione autunnale non poteva mancare ‘Halloween Park’, festa di Halloween a cura di Mattia Silvani, prevista per giovedì 27 ottobre dalle ore 16:45 presso i ‘Giardini Pittaluga’ di via Cavour, per i bambini dai 6 agli 11 anni.
Infine due gite, una presso l’‘AstroBioParco Oasi’ di Felizzano sabato 22 ottobre, per i bambini dai 4 ai 5 anni e l’altra presso l’‘Acquario di Genova’ sabato 5 novembre,per bambini dai 6 agli 11 anni, che contribuiranno a far vivere esperienze nuove all’insegna dell’autonomia, della socializzazione e di tanto divertimento.
Segnaliamo che i percorsi motori proposti rientrano nell’ambito del progetto ‘Pedibus’, in collaborazione con il Servizio Sistema Educativo Integrato del Comune di Alessandria.
Ricordiamo infine che per frequentare la Ludoteca ‘C’è Sole e Luna’, che abilita anche al prestito di libri e dvd, occorre l’iscrizione, il cui costo è di € 50 all’anno e che i bambini, fino a 4 anni, devono essere accompagnati da un genitore o da un adulto di riferimento.
Per ulteriori informazioni sulla ludoteca e su prenotazioni, costi e disponibilità potete contattare:
Ludoteca ‘C’è Sole e Luna’, Via Verona 103 – Alessandria
Qualcuno ha tracciato un’onda sopra il lago una lama di luce in assenza di vento come una ferita, o una cicatrice e come onda avanzava, senza arrivare mai a riva. Polvere d’argento la cresta e un’ombra sotto, nel verdazzurro dell’acqua l’ora, quella delle mancanze dentro, giardini segreti e tartarughe e palme.
Acqua di lago e polvere d’argento ombra di palma, fiore di cresta aperta. lento l’avanzare come il lago sa fare corpo d’ombra e l’onda la coperta.
Qualcuno ha tracciato un’onda sopra il lago e riempie l’aria, fino al cielo e non ha nome l’onda ma è la sua fessura.
Fessura d’altro mondo o fiore di cresta aperta canta con voce d’acqua la memoria sofferta.
E io sto qui a riva, con i miei giochi d’acqua guardo l’onda che non arriva e che lo sguardo abbraccia sarebbe stato meglio non guardare ma non si può dimenticare i fiori di cresta aperta che il lago sa fare.
Da Ugovizza verso Chiusaforte non è che ci fosse stata una gran movida solo qualche bar, qualche osteria ma tante ombrette lungo la via. Da Chiusaforte verso Ugovizza poi era la stessa cosa solo la via un po’ più difficoltosa per altre ombrette, ancora, lungo la via. Se ti fermavi un po’ a Pontebba c’era la mensa della ferrovia si mangiava una lasagna uguale uguale a quella della caserma mia a dartela però era una bella cameriera e non un militare di fanteria. Sì lo so sono ricordi ma non sono da dimenticare e la lasagna è buona secondo chi te la fa mangiare.
Ci sono diversi modi per eccellere come leader. Uno dei modi più importanti è essere motivati. Concentrandoti sui tuoi punti di forza, puoi guidare senza sentirti sopraffatto. Un altro modo efficace per motivarti è impostare una visione per la tua organizzazione. Creare una visione per il futuro della tua organizzazione è un’abilità fondamentale che ti aiuterà a creare fiducia e lealtà con i membri del tuo team.
Una delle abilità essenziali di un buon leader è la motivazione. Per motivare i dipendenti, devi essere in grado di condividere la tua visione con loro. In questo modo, capiranno lo scopo dietro i tuoi obiettivi e saranno più propensi a svolgere i loro compiti. Inoltre, devi essere onesto con loro. I migliori leader sanno essere vulnerabili e autentici, il che è essenziale per creare fiducia e rispetto reciproco tra i loro team.
Per aumentare la motivazione, ascolta i tuoi dipendenti e fai in modo di avere incontri individuali con ciascuno di loro. Chiedi loro cosa li spinge a lavorare e che tipo di riconoscimento vogliono ricevere. Ad esempio, alcune persone vogliono il riconoscimento pubblico, mentre altre vogliono essere riconosciute privatamente per aver progredito verso un obiettivo.
Come leader, devi essere consapevole delle tue azioni e reazioni. L’autoconsapevolezza implica essere emotivamente saggi e adattare le proprie azioni a qualsiasi situazione in cui ti trovi. In definitiva, l’autoconsapevolezza è essenziale per il tuo successo. Se non ti prendi il tempo per conoscere te stesso, non sarai in grado di guidare gli altri in modo efficace.
I leader consapevoli di sé si prendono il tempo per analizzare le situazioni e valutare l’impatto delle loro azioni e reazioni sugli altri. Considerano i loro punti di forza e di debolezza prima di prendere decisioni. Pianificano anche riunioni e conversazioni. Questi leader usano anche la loro intelligenza emotiva ed empatia per essere efficaci. Non lasciano che le loro reazioni emotive abbiano la meglio su di loro.
I leader consapevoli di sé sono anche in grado di avere un impatto positivo sulla situazione finanziaria di un’azienda. Bilanciare il successo finanziario con la visione creativa può fare un’enorme differenza nei profitti di un’azienda. Inoltre, i leader consapevoli di sé hanno maggiori probabilità di essere rispettati dai loro team. Di conseguenza, è più probabile che questi leader rispondano al feedback dei loro subordinati e dipendenti.
L’umiltà è una qualità difficile da falsificare, quindi è essenziale averne un senso genuino. I leader più efficaci apprezzano la dignità degli altri e si sforzano di essere stimolanti anziché autorevoli. Imparano anche i problemi e le preoccupazioni di tutti i membri della loro squadra.
Il primo passo per diventare un leader più umile è riconoscere le tue debolezze e imperfezioni. In questo modo, avrai meno probabilità di esercitare pressioni inutili su te stesso e più disposto ad accettare le critiche e ad apportare le modifiche necessarie. Inoltre, avrai maggiori probabilità di mostrare al tuo team che apprezzi il loro contributo e che sei aperto al feedback.
Un leader umile può vedere le cose chiaramente e riconoscere le opinioni degli altri e le proprie. L’umiltà consente l’uguaglianza e i leader umili mettono al primo posto le esigenze dei membri del loro team. Incoraggiano inoltre la collaborazione e il lavoro di squadra, a vantaggio dell’azienda e dei membri del team. L’umiltà può anche portare a una maggiore felicità del personale e tassi di fidelizzazione più elevati.
In primo luogo, dovresti avere una visione di dove vorresti che fosse la tua organizzazione. Per fare ciò, dovresti creare una dichiarazione di visione da condividere con il tuo team. Se possibile, dovresti rendere la tua dichiarazione di visione aperta per le revisioni. Quindi, il tuo team può usarlo come guida per guidare la direzione futura della tua organizzazione.
La tua visione dovrebbe essere positiva e focalizzata sul futuro che vuoi che la tua organizzazione raggiunga. Non dovrebbe essere dettagliato o basato sulle condizioni attuali. Invece, dovrebbe riflettere i valori e le convinzioni profondamente radicate che definiscono di cosa si occupa il tuo team e fungere da linee guida per decisioni e azioni.
Lo sviluppo di valori fondamentali come leader è essenziale per guidare un’azienda. Aiuta a sviluppare una visione condivisa per l’azienda e aiuta i dipendenti a vivere i suoi valori. Tuttavia, questo processo può essere impegnativo e richiede il consenso delle parti interessate. I valori fondamentali dovrebbero essere sviluppati attraverso il brainstorming e la combinazione di idee diverse. Inoltre, devono essere espressi in un linguaggio semplice in modo che tutti possano capirli.
I valori fondamentali sono convinzioni fondamentali che guidano il modo in cui un leader agisce e si relaziona con gli altri. Questi valori sono una parte essenziale della cultura di un’organizzazione e sono essenziali per creare un ambiente di lavoro positivo e produttivo. Tuttavia, i valori dovrebbero anche essere personali e rappresentare la versione ideale del leader.
What’s up everybody it’s your boy DR. King Stone powerfully and I am here to talk about superheroes. Homelander: We know that Homelander has fought people like the seven, mutants, aliens, god’s and so many more. Captain Marvel: We know that Captain Marvel has fought people like the average, mutants, aliens, god’s and so many more. What do you guys think about this ? Follow me on my blog and like and comment and share with other people. PS: I need email followers on my blog.
E’ proprio vero che l’andar del tempo, con la sua incessante forza, riesca a modificare tutto….
E questi poveri maschietti, protagonisti, da sempre del mondo intero, compreso il dominio totale sul sesso opposto, si trovino, un attimo a disagio vedendo decadere, giorno dopo giorno, la loro supremazia sulle “coinquiline”.
Queste donne, cresciute, nella loro intrinseca sostanza, negli ultimi lustri, hanno dato prova di grande abilità, riuscendo addirittura a scavalcare i loro compagni, con motivata preparazione e tenacia in vari settori lavorativi e tecnici…..chi lo avrebbe mai, solo pensato, fino a cinquanta anni fa?
Certamente le signore oggi sono più disinvolte, affrontano la vita con un notevole spirito battagliero ponendosi dei traguardi ben precisi, che cercano di raggiungere, anche, con stressanti sacrifici.
Una volontà ferrea e un desiderio di vivere l’esistenza in tutte le sue manifestazioni, pone oggi, il gentil sesso, al centro di moltissime attività produttive, anche perché è dotato di un’attività cerebrale, molto creativa che le permette di rinventarsi e di programmarsi, in qualsiasi momento di vissuto disagio emotivo.
Gli uomini, nel frattempo, sono diventati sospettosi e insicuri e, qualche volta, tentano addirittura di creare difficoltà alle loro antagoniste (se così le possiamo chiamare)….del resto bisogna anche
comprenderli….non è facile veder scivolar via il proprio scettro, dopo che da sempre se ne è tenuto ben saldo il manico!
Allora qualche volta i maschietti, lasciano trapelare la loro aggressività, altre volte sminuiscono la loro personalità lasciando completamente le redini del gioco alla compagna, altre ancora si rifugiano in un eremo solitario per non avere alcun condizionamento con una femmina qualsiasi….
Le ragazze, a loro volta, hanno difficoltà notevoli a incontrare un partner che rispecchi, a pieni voti, quanto “si muova” nei loro desideri, e spesso. deluse da incontri che ritengano insignificanti, preferiscono proseguire il cammino per i fatti loro.
Alcuni dei più appassionati, dolenti e speranzosi versi dedicati all’esilio dalla terra natìa.
Dal Diwan di Ibn Hamdis, poeta arabo siciliano (1056-1133).
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Traduzione di Michele Amari
Custodisca Iddio una casa di Noto e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!
Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle sue donne.
E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno.
Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le tracce e le rovine!
Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi.
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Traduzione di Francesco Gabrieli (versione del 1948, in Ruta, C. e Blasone, P., Poeti arabi di Sicilia, Messina, Edi.bi.si., 2009)
II.
Oh, custodisca Dio una casa di Noto, e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!
Ogni ora io me la raffiguro nel pensiero, e verso per lei gocce di scorrenti lacrime.
Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle sue belle donne.
E chi ha lasciato il cuore a vestigio di quella dimora, a quella brama col corpo fare ritorno.
IV.
Giuro che mai ho chinato il capo nel sonno, senza che, malgrado la lontananza, mi visiti l’immagine della Valle [dell’Anapo o del Cassibile, N.d.T.] presso cui sono i miei.
La terra ove germogli la pianta dell’onore, ove dei cavalieri caricano in guerra contro la morte.
Viva quella terra popolata e culta, vivano anche di lei le tracce e le rovine!
Viva il profumo che ne spira, e che i mattini e le sere fan giungere fino a noi!
Vivano tra essi i viventi, e vivano anche le membra loro composte nel sepolcro!
V.
Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consunte le membra e le ossa dei miei,
come anela fra le tenebre al suo paese, smarrito nel deserto, un vecchio cammello sfinito.
Vuote mi son rimaste le mani del primo fiore di giovinezza, ma piena ho la bocca del ricordo di lei.
Ibn Hamdis
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Chiosa del marzo 2020
Nel ripubblicare questi versi alla data odierna, sono spinto dal desiderio di rileggerli come capaci di dare corporeità sia alla traduzione sia alla trasmissione di un senso di appartenenza.
Nella prospettiva di un loro ampio respiro spaziale e temporale, essi mi appaiono caratterizzati da una duplice capacità dialogica nel rinsaldare legami. In primo luogo, attraverso il riferimento a radici individuali e collettive o la loro ricostruzione, grazie a elementi simbolici non soltanto tangibili, ma anche diacronici, in grado di riannodare i fili di un tempo esteso. In secondo luogo, attraverso la capacità di costruire presenza, in un evocare edificante, in un annullare la lontananza trasformandola in prossimità.
Credo che abbiamo la necessità di condivisi inni all’appartenenza e alla relativa speranza.
I baci di dama sono dei biscotti originari del Piemonte della città di Tortona dove nacquero un secolo fa, chiamati così perché composti da due calotte di pasta unite dal cioccolato che richiamano due labbra intente a baciare.
I baci di dama nacquero a Tortona nell’Ottocento ed erano originariamente prodotti con le nocciole piemontesi, più facili da reperire e meno costose delle mandorle. Sarà infatti il cavalier Stefano Vercesi sul finire del 1810 a modificare la ricetta sostituendo le nocciole con le mandorle e brevettando i “baci dorati”. Presentati alla fiera internazionale di Milano nel 1906, vincono la medaglia d’oro, massimo riconoscimento di pasticceria del tempo. (Fonte: Wikipedia)
NOVI LIGURE – Domenica 11 settembre 2022, è stata inaugurata la mostra personale, FORMA RINATA, di Alessandra GUENNA, presso lo STUDIO 55 della pittrice, scrittrice e poetessa Anna GATTO. Quest’ultima, con cortesia e gentilezza, ha introdotto gli ospiti partecipanti al recente vernissage tenutosi, con contestuale presentazione delle opere che rimarranno esposte fino al 30 settembre 2022, presso il suo spazio a disposizione dell’arte e della creatività, situato in via Guglielmo Marconi, 55 a Novi Ligure (AL).
“Le realizzazioni artistiche di Alessandra GUENNA rappresentano un costante e rinnovato proponimento della massa del corpo femminile, in una versione che si espande nello spazio, secondo una forma che si riveste di tinte che, generalmente, tendono al grigio, nelle varie tonalità più chiare e più scure o al rosso. Ispirata da Picasso e Matisse (ma anche, probabilmente, da tutti quegli artisti, come ad esempio, Rubens o Renoir che hanno cercato la formosità del corpo femminile) l’artista non manca di captare l’attenzione con volumi fisici incarnati nella terza dimensione e, comunque, pieni di un significato simbolico di materia densa e tondeggiante. I “personaggi” delle sue realizzazioni d’arte tendono ad assomigliarsi, pur essendo varia la tematica espressa in ciascuna. Vi sono, infatti, richiami mitologici e tratti dall’antica tradizione culturale greca, come nelle opere dedicate alle Baccanti o in quella dedicata alla visita seduttiva ed amorosa di Zeus, tramutatosi in cigno per raggiungere indisturbato la sua amata o in quella relativa ad Apollo e Dafne oppure nell’opera dedicata ai Satiri e alle Ninfe. Vi sono, poi, richiami a carattere religioso, come nell’opera dedicata agli Angeli o al Bacio di Giuda. Vi sono, infine, opere con una collocazione spazio-temporale indefinita, come quella relativa alle Attese, alla Presenza, alle Bagnanti, ai Segreti… In tutte le sue realizzazioni, Alessandra GUENNA ricerca la forma che tende ad essere muscolosa, ma, al tempo stesso, aggraziata e dai lineamenti ricurvi che esprimono anche una certa sensualità e si tratta di corpi semplificati, in cui si mette in evidenza la massa generale, più che il dettaglio di ciascuna parte costituente. La testa di tali “personaggi” femminili è sempre priva di capigliatura, rasata, perfettamente in armonia con il tondeggiare di tutto il resto del corpo. Tra le opere della GUENNA sono ricomprese anche quelle frutto di un’ispirazione immediata, come la riproduzione dell’immagine di una Sirena su un tocco di legno, in parte lavorato e scoperto, per caso, presso la residenza di un amico di famiglia. Il genio artistico si esprime nel modo più originario e creativo, così ovvero con la trasmutazione istantanea della realtà in qualcosa di diverso e somigliante ad un’immagine, ricavata da metafore e similitudini mentali, felice accostamento che porta a concludere e a focalizzarsi sul fatto che una data forma grezza può rappresentare una determinata cosa. E’ il gioco d’immaginazione preferito dal bambino che, ad esempio, nelle nuvole del cielo, può vedere le forme più disparate di entità animate, vegetali o di oggetti inanimati. Infine, non si può dimenticare il ciclo di realizzazioni che l’artista ha dedicato alle cosiddette INTRUSIONI. Si tratta della rappresentazione di un’Anima vagante, tinta di rosso, che viaggia e si “intromette” nelle situazioni più disparate e offre suggerimenti per migliorare la situazione esistenziale o cerca un semplice dialogo significativo, basato sul linguaggio non verbale, con le altre figure, che possono anche essere personaggi famosi, come attori noti o sex simbol, presenti sulla scena dell’opera artistica, tratta dalle pagine di riviste e giornali. L’Anima rossa che si intromette è come fosse un supereroe che agisce all’interno di un ciclo fumettistico.“
Maurizio Coscia, scrittore e blogger per Alessandria Today
Galleria di immagini del vernissage dell’11 settembre 2022 presso Studio 55
Biografia di Alessandra Guenna
Alessandra Guenna vive e lavora a Novi Ligure.
Si è diplomata al Liceo Artistico “N. Barabino” di Genova dove ha frequentato le lezioni dei più importanti Artisti Liguri tra cui il Maestro Alberto Nobile.
Successivamente è stata allieva della scultrice Adriana Spallarossa.
Già docente in Disegno e Storia dell’Arte alle scuole superiori, è Direttore Artistico presso l’Associazione Culturale “SPAZIO ARTE” in Corte Zerbo a Gavi Ligure, Alessandria.
Opere in premanenza:
Croce – Santa Maria di Castello – Genova
Crocefissione – Madonna del Suffragio – Alessandria
ROMA – Questa mattina un centinaio di studenti e studentesse hanno protestato davanti al ministero dell’Istruzione dopo la morte, avvenuta ieri, di un loro coetaneo durante l’attività di stage scolastico in un’azienda. La manifestazione, indetta dalla Rete degli Studenti Medi “è simbolo di rabbia e frustrazione– si legge in una nota- per chi aveva già sottolineato, nei mesi scorsi, le carenze strutturali del sistema dei Pcto e del ‘Sistema Duale’ che regola il rapporto tra scuola e lavoro alle superiori”.
“Non sono bastate- commentano con rabbia i rappresentanti del sindacato studentesco- le due morti e i tanti incidenti dello scorso anno a fare intervenire d’urgenza governo Draghi e ministero Bianchi”. “Sull’onda emotiva e dopo le mobilitazioni ingenti di gennaio e febbraio il ministro aveva annunciato di voler riformare i Pcto- spiega Tommaso Biancuzzi della Rete degli Studenti Medi- Non c’è stato però nessun atto pratico da parte del ministero. Pensavamo che le due morti di Lorenzo Parelli e di Giuseppe Lenoci fossero sufficienti a riaprire una discussione seria sulla sicurezza e sul rapporto tra scuola e lavoro. Così non è stato e oggi ci ritroviamo purtroppo di nuovo sotto al ministero indossando dei caschi da lavoro in segno di protesta contro un sistema che ci sfrutta, ci rende precari e ci uccide. Noi abbiamo delle proposte serie e profonde per cambiare le cose, a partire dall’abolizione del Pcto. Il ministero ci ascolti prima che accada di nuovo. Non un morto in più a scuola e sui posti di lavoro, perché non è scuola quella che sfrutta e non è lavoro quello che uccide”. Dalla Rete degli Studenti Medi annunciano altre proteste e manifestazioni per la settimana prossima.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it
ALESSANDRIA FILM FESTIVAL QUARTA EDIZIONE Alessandria, 23-25 settembre 2022
L’ALFF (Alessandria Film Festival) è una manifestazione di cultura cinematografica alla quarta edizione, che consta di tre giorni di proiezioni ed eventi dedicati alla settima arte, a cadenza annuale. Si terrà dal 23 al 25 settembre 2022 nelle sale del Teatro Ambra e del Teatro Alessandrino.
Le prime tre edizioni hanno accolto più di mille persone a weekend ospitando, tra gli altri, Pupi Avati, Francesco Pannofino, Giuseppe Piccioni, Luca Bigazzi e Daniele Ciprì.
Il festival si regge su un concorso internazionale basato sulla selezione di cortometraggi provenienti da tutto il mondo tramite la piattaforma online Film Freeway, giudicati poi da una giuria di esperti; all’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 100 corti.
La serata di apertura del Festival avrà come protagonisti il regista Luca Ribuoli (La mafia uccide solo d’estate, Speravo de morì prima) originario di Alessandria che dialogherà con Roberto Sant’Agostino sull’evoluzione della sua carriera dalla provincia fino al grande pubblico. Inoltre, ci sarà una performance di Luca Maria Baldini prodotta da Fondazione AAMOD (Archivio del Movimento Operaio Democratico) e Le Cannibale. Si tratta di una re-interpretazione audiovisiva del documentario, inedito e mai montato, di Pier Paolo Pasolini che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970. La voce del regista emerge dai volti degli operai e sarà accompagnata da campionature, sintetizzatori e strumenti analogici, che accompagneranno lo spettatore nel percorso audiovisivo suonato dal vivo. Dagli originali 84 minuti di girato ne esce un montaggio di circa 40 minuti, un’opera pensata per una sonorizzazione live che è stata presentata in anteprima al PAC (Padiglione Arte Contemporanea) a Milano e Sole Luna Doc Film Festival di Palermo.
Il sabato, come nella terza edizione, è totalmente dedicato ai più giovani, con due incontri ad hoc da Visioni_47: il laboratorio Cine/mini a cura di Lorenza Novelli per bambini dai 6 anni.
Si prosegue con la masterclass “Il cinema italiano post 2000” di Federico Frusciante, gestore per anni della videoteca Videodrome a Livorno e famoso youtuber del panorama italiano.
Il sabato sera, si terrà un concerto del Liceo musicale “Saluzzo-Plana” diretto dal maestro Enrico Pesce sulle più famose colonne sonore del cinema italiano. La performance sarà accompagnata dal regista italiano Francesco Ghiaccio, collaboratore storico di Pesce.
Per concludere, la domenica torna lo slot “Amici del Festival” riservato ad opere fuori concorso ai quali la Direzione Artistica del Festival ha deciso di riservare uno spazio speciale, dal momento si tratta di autori del territorio, portatori pertanto di un valore aggiunto. Quest’anno è il turno di Letizia Salerno Pittalis, regista emergente di Alessandria che, insieme alle colleghe Chiara Canale, Giulia Zini e Chiara Ferretti, presenterà il documentario “I figli si baciano soltanto quando dormono” prodotto dalla Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” e presentato al Festival dei Popoli di Firenze. L’altro spazio riservato a questa sezione è di “Cadde la notte su di me”, cortometraggio diretto da Riccardo Menicatti e Bruno Ugioli, prodotto da me.dea e fuoricampo film e che vede la straordinaria partecipazione di Massimiliano Loizzi, volto del Terzo Segreto di Satira.
All’Alessandria Film Festival Bruno Ugioli e il produttore Stefano D’Antuono, presenteranno quest’opera di grande significato che affronta il tema della violenza di genere con un approccio nuovo.
La serata di chiusura al festival Alessandro Haber dialogherà con Roberto Lasagna e Lucio Laugelli sulla carriera del maestro, il futuro e il cinema italiano in generale.
La locandina dell’ALFF è opera di Lele Gastini, illustratore alessandrino.
L’Alessandria Film Festival, organizzato dall’APS Paper Street 2.0 in sinergia con l’APS Requiem for a film, gode del Patrocinio del Comune di Alessandria e conta sulla collaborazione di Film Commission Torino- Piemonte, del Festival Adelio Ferrero (cinema e critica), della ConfCommercio Alessandria; inoltre è gemellato con l’associazione Piemonte Movie.
ALFF ha una convenzione per l’ospitalità con l’Hotel Alli Due Buoi Rossi e Hotel Lux.
Casale Monferrato: Festa del Vino del Monferrato Unesco: le ultime novità in attesa dell’inaugurazione
Parcheggi blu gratuiti, apertura parcheggio multipiano, navetta gratuita, visita al treno storico e ordinanza sulle bottiglie in vetro
A poche ore dall’inaugurazione della sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, prevista per domani, venerdì 16 settembre, alle ore 18,00 al Mercato Pavia, ecco alcune novità per chi vorrà partecipare al grande evento di Casale Monferrato.
Torna la navetta gratuita che collegherà ogni 25 minuti piazza d’Armi con il Mercato Pavia, e viceversa, il sabato dalle 18,00 e la domenica dalle 11,00 alle 15,30. Un servizio che permetterà di unire l’ampio parcheggio della Cittadella a piazza Castello che, proprio per consentire lo svolgimento della festa e degli eventi collegati, vedrà ridotto il numero di posti auto. I punti di partenza della navetta saranno: di fronte alla galleria del PalaFiere, lato Cinelandia, e lo spiazzo della rotonda tra via XX Settembre e lungo Po Gramsci.
Sempre per quanto riguarda i parcheggi, sarà aperto per tutte le notti della Festa del Vino del Monferrato Unesco il multipiano di via Sant’Anna, mentre in occasione dello spettacolo pirotecnico nella giornata di sabato 17 settembre saranno gratuiti dalle ore 8,00 i parcheggi blu di piazza Castello.
Oggi, giovedì 15 settembre, è stata firmata l’ordinanza che prevede alcune prescrizioni da adottare all’interno e all’esterno della sede della festa. In particolare, durante lo svolgimento dell’evento, all’interno del Mercato Pavia sono vietati, tra l’altro, la vendita di birra, l’utilizzo di bicchieri di vetro e portare all’esterno bottiglie di vino aperte o delle quali non si è ultimato il consumo.
Nell’ambito del raggio di 300 dalla sede dell’evento, invece, sono vietati la vendita, per asporto o consumo sul posto, di bevande alcoliche di volume superiore ai 21° in qualsiasi contenitore e la vendita di bevande di qualsiasi specie e gradazione in contenitori di vetro e in lattine metalliche, essendo consentita la vendita e la somministrazione esclusivamente in bicchieri di plastica o di carta da parte di tutte le attività di somministrazione alimenti e bevande, autorizzate anche in forma temporanea, circoli privati, distributori automatici, attività artigianali autorizzate alla vendita di bevande.
Sono fatti salvi gli esercizi di ristorazione, ai quali è consentito di somministrare bevande alcoliche esclusivamente ai clienti durante la consumazione dei pasti, fermo restando anche per essi il divieto assoluto di vendita per asporto. È consentita altresì la vendita di bevande in contenitori in vetro e/o lattine da parte di esercizi commerciali, compresi i supermercati, a condizione che l’acquisto rientri in una spesa complessiva di generi alimentari.
Domenica 18 settembre, in occasione dell’arrivo in città del treno storico da Milano Porta Garibaldi, sarà possibile visitare gratuitamente, grazie al personale di Fondazione Fs, il convoglio composto da una locomotiva diesel e cinque vetture tipo 45000 direttamente in stazione dalle 14,00 alle 16,30.
Chi volesse ancora acquistare i biglietti per il viaggio, invece, può farlo direttamente online sul sito di Vivaticket alla pagina http://www.vivaticket.com/it/ticket/treno-storico-milano-casale-a-r/187734: il treno partirà alle ore 8,55 dalla stazione di Milano Porta Garibaldi e giungerà in città alle ore 11,30 con le seguenti fermate intermedie: Milano Lambrate (alle ore 9,20), Milano Rogoredo (9,30), Pavia (9,59), Garlasco (10,21) e Mortara (11,00). Ritorno previsto per le ore 17,00 da Casale Monferrato.
Si ricorda, infine, che la Festa del Vino del Monferrato Unesco porterà al Mercato Pavia le eccellenze enogastronomiche monferrine, e non solo, con oltre venti aziende vitivinicole e oltre trenta Pro Loco che proporranno gustosi piatti venerdì 16 e 30 settembre dalle 18,00 alle 24,00 e sabato 17 settembre e 1° ottobre e domenica 18 settembre e 2 ottobre dalle 10,00 alle 24,00 con orario continuato.
I posti a sedere disponibili sono 4 mila, ma sarà possibile anche il servizio da asporto per potersi portare direttamente a casa le tipicità del territorio. Per conoscere i menu, le aziende e tutte le iniziative legate alla Festa del Vino del Monferrato Unesco è possibile consultare il sito http://www.festadelvinodelmonferrato.it.
Casale Monferrato, 15 settembre 2022
Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.
Sala Atlas di Combo – Corso Regina Margherita 128, Torino Lunedì 19 settembre // h. 16.00
Lunedì 19 settembre alle 16,00 presenteremo le proposte di Legambiente Onlus per la prossima legislatura sulla necessaria transizione ecologica del Paese, confrontandosi con i candidati alle elezioni politiche. L’evento si terrà presso la Sala Atlas di Combo, in Corso Regina Margherita 128. Hanno confermato la loro presenza:
Marco Grimaldi, Alleanza Verdi Sinistra Chiara Appendino, Movimento 5 Stelle Andrea Giorgis, Partito Democratico Silvio Viale, +Europa Claudia Porchietto, Forza Italia Lucio Malan, Fratelli d’Italia Angelo d’Orsi, Unione Popolare
Continua domani, domenica 18 settembre, “Connessioni”, la seconda edizione del “Cuneo Bike Festival” che ha il suo fulcro in piazza ex Foro Boario (con palco, stand e un circuito di pump track per permettere a tutti bambini di sperimentare l’utilizzo della bicicletta) ma raggiunge sulle due ruote anche tanti altri luoghi della città, offrendo talk, pedalate, esibizioni e moltissime iniziative gratuite fino a mercoledì 21 settembre. Il calendario completo e aggiornato degli eventi, tutti gratuiti, è pubblicato sul sito comune.cuneo.it/cuneobikefestival, dove è possibile riservare il proprio posto agli appuntamenti per cui è richiesta la prenotazione.
Domani, domenica 18 settembre, alle 10, in piazza ex Foro Boario, ci sarà “Ciclostili: la bellezza di preparare una pedalata”. La parte più bella di ogni pedalata, di ogni viaggio, è forse il momento in cui si lascia correre l’immaginazione: per decidere dove andare, cosa fare, per quanto tempo stare lontano da casa. La preparazione mette i brividi: fremito, impazienza. Di queste sensazioni parlerà Paolo Ciaberta di Ciclostili, un’associazione che si impegna per far sì che sempre più persone si possano avvicinare al mondo del ciclismo attraverso la promozione dell’attività ciclistica, corsi di formazione e progetti specifici per i più giovani, per riscoprire la bicicletta, i suoi miti e la sua dura legge. Perché prepararsi a una pedalata vuol dire, innanzitutto, scoprire qualcosa di nuovo ogni volta. Ingresso libero.
Dalle 10, in piazza Galimberti e nelle zone limitrofe, ci sarà la festa dello sport cuneese “Cuneo vive lo sport” per tutta la giornata.
Alle 10.30, ci sarà il ritrovo in piazza ex Foro Boario, di “I bike Cn: Cuneo pedala”, una pedalata adatta a tutti alla scoperta delle bellezze storico artistiche della città con Team Itur.
Alle 11, sul palco in piazza ex Foro Boario, Alberto Fiorentini e Francesco Pila con Valeria De Donno presentano “Diab à vélo: pedalare contro il diabete”. Alberto Fiorentini l’ha sempre saputo e ne è sempre stato convinto: il diabete non poteva essere un ostacolo per la realizzazione di un’impresa sportiva. Pedalare sarebbe stato solo più difficile, ma certamente possibile. Passo dopo passo, come in tutte le cose importanti, Fiorentini e la sua bicicletta l’hanno dimostrato. Ingresso libero.
Alle 12, con “Prendo la bici e vado a vedere l’oceano” la storia di Gigio Gallo che qualche anno fa, è stato il professore e Noemi Giraudo l’alunna. In piazza Foro Boario, a Cuneo, Gigio e Noemi saranno solo due viaggiatori. E chissà che la passione di Noemi per la bicicletta non venga da Gigio. Oppure che quella carica di Gigio non venga dall’entusiasmo di Noemi. Un giorno, Noemi Giraudo ha salutato tutti: “Prendo la bicicletta e vado a vedere l’Oceano”. Un giorno, Gigio Gallo, dovendo portare una bicicletta al figlio, in Portogallo, ha pensato bene di pedalare per arrivarci. Storia di questi due viaggi e della scuola che li ha uniti. Ingresso libero.
Alle 14.45, piazza ex Foro Boario si trasformerà in cinema all’aperto con la proiezione di “The Balkans’ Rollercoaster”. Il docufilm racconta l’esperienza del padovano Manuel Truccolo, 31 anni, ingegnere e ciclista da sempre, durante la TransBalkan Race, competizione di ultra-cycling di 1300 km e 27000 metri di dislivello, con salite a volte estreme, attraverso Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro. “The Balkans’ Rollecoaster” è un viaggio tra le emozioni e gli stati d’animo che un’atleta attraversa durante un’esperienza di questo tipo. Enough Cycling, con il supporto di Elite, ha realizzato un documentario sulla sua esperienza. Ingresso libero.
Alle 15.30, ci sarà il ritrovo in piazza ex Foro Boario, per la Fancy Women Bike Ride: un evento genuino che riunisce oltre 50.000 donne in bicicletta lo stesso giorno, alla stessa ora, in più di 30 Paesi e 180 città in tutto il mondo. Si tratta di un’iniziativa che nasce dalle donne ed è rivolta alle donne per riaffermare la bicicletta come strumento di emancipazione e libertà dal forte impatto sociale. Incontrarsi per una pedalata e poi restare unite e insieme generare cambiamento attraverso una scelta. Perché la bicicletta fa bene. Partecipazione libera e gratuita.
Alle 16, invece, sul palco di piazza ex Foro Boario, ci sarà “Storia di un fotografo tra bicicletta e montagna”: chi conosce Daniele Molineris sa che si definisce “ininfluencer”. In un mondo in cui “influenzare” la società con la propria immagine interessa sempre più, Daniele è rimasto alle origini. Nato e cresciuto a Boves ha poi iniziato a viaggiare con una macchina fotografica al collo: tra montagna e bicicletta si racconta ogni giorno per ciò che vedono i suoi occhi. La fotografia, secondo lui, deve trasmettere qualcosa, raccontare un momento. Raccontare Daniele è quindi anche raccontare la visione dell’uomo dietro quell’obiettivo che riprende il mondo. Con Daniele Molineris ci sarà Valerio Dutto. Ingresso libero.
Alle 17.30, in piazza ex Foro Boario, si terrà “Voci a pedali” con Alessandra Schepisi, la voce della bicicletta a Radio24. Ogni storia ha una voce a raccontarla e, in fondo, quando pensiamo a quella storia pensiamo anche a quella voce. Di storie Alessandra Schepisi, giornalista di Radio24, se ne intende. Ogni settimana in “A ruota libera”, il programma da lei condotto in radio, cerca storie nuove e nuovi orizzonti per quella bicicletta di cui nel tempo ha conosciuto sempre più. Racconterà l’essenza di queste storie e quanto quelle ruote e quei pedali abbiano cambiato anche la sua persona. Sarà un’altra storia, sarà la stessa voce, con anche una sorpresa. Con Alessandra Schepisi e Pierpaolo Romio. Prenotazione obbligatoria su comune.cuneo.it/cuneobikefestival
Alle 18.30, in piazza ex Foro Boario, ci sarà lo spettacolo tra musica e parole di “Black boy fly: l’irresistibile ascesa di Major Taylor”, tratto dall’omonimo libro opera di Mulatero Editore nella collana Pagine Alvento. Una storia incredibile quella di Major Taylor: il primo ciclista afroamericano capace di diventare campione del mondo su pista in epoca di segregazione razziale che viene raccontata con uno spettacolo coinvolgente di musica e parole dal vivo. Con Marco Ballestracci, Gino Cervi e Marco Pandolfi. Ingresso libero.
Alle 21, Matt Rendell arriva in piazza ex Foro Boario a Cuneo, per la prima presentazione ufficiale della traduzione italiana del suo libro “Colombia es pasión! Una terra, un popolo ed il ciclismo colombiano” ad opera di Mulatero Editore nella collana Pagine Alvento. Una serata all’insegna degli aneddoti, dei ricordi e di tutto ciò che non vi aspettereste quando ammirate un ciclista scalare una montagna. Da Nairo Quintana, a Rigoberto Uràn, Esteban Chaves, Fernando Gaviria, Egan Bernal e molti altri. Con Filippo Cauz, Giovanni Ellena e Gino Cervi. Prenotazione obbligatoria su comune.cuneo.it/cuneobikefestival.
presso C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere, via Fabio Massimo, 19
Con la Via dei Narratori prende il via la prima parte del progetto “La città senza porte”, all’interno di Milano è viva. Abbiamo immaginato una città come Milano senza porte mentali, politiche, culturali, provando a tracciare una linea di continuità lungo una direzione che ci ha portato, quasi naturalmente, a sud-est nei quartieri di Porto di mare, Rogoredo e Santa Giulia alla ricerca di spazi e incontri. Un luogo di grandi contrasti, che, tra nuove visioni architettoniche, paesaggistiche e una realtà meltin’ pot sempre più protagonista riesce a svilupparsi, ma anche a conservare la propria identità grazie al lavoro costante del suo associazionismo dinamico che sarà coinvolto attivamente nel progetto.
17 SETTEMBRE ORE 20:30
MODOU GUEYE
AFRICA RACCONTA
Spettacolo diModou Gueye ConModou Gueye e percussionisti
Il viaggio tanto aspettato per le rosse terre d’Africa finalmente si avvicina. Ma come si dice in Africa: “chi è di fretta, non arriverà presto”. Ecco, quindi, un momento di incontro con Modou prima di immergerci nel Senegal più profondo.
I battiti del tamburo parlante e le vibrazioni della voce del cantante si intersecano nel gioco di parole, azioni e suoni tra artisti e pubblico come nel cerchio sulla piazza del villaggio o nelle stalle durante le veglie invernali. Le storie raccontano i sentimenti di tutti noi con i linguaggi di alcuni di noi: un momento di intimità tra pubblico e artisti che si deposita con dolcezza nel nostro animo.
Moni Ovadia legge e commenta l’enciclica di Papa Francesco
Laudato si’ è la seconda enciclica scritta da Papa Bergoglio nel suo pontificato e risale al 2015. Moni Ovadia, scrittore, autore, uomo di cultura agnostico ma da sempre vicino alla spiritualità e agli interrogativi propri degli uomini di fede ha deciso di farne un Reading in cui si potesse evidenziare la forza rivoluzionaria di questo scritto ovvero la denuncia dell’attuale crisi ecologica e l’assoluta necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’uomo.
L’umanità non può più permettersi uno sfruttamento sconsiderato della natura finalizzato ai propri interessi economici ma necessita più che mai di un rinnovamento nel segno di una conversione ecologica globale
“Un’ecologia Integrale, vissuta con gioia e autenticità”
Foto diAlex Majoli, Alberto Roveri, Jacopo Barsotti, Emiliano Boga
RegiaGigi Gherzi
Con il patrocinio diAmnesty International
Il valore della donna come individuo al di là dei tradizionali ruoli sociali di madre, moglie e figlia. Il diritto di esistere e il prezzo che si paga. Un viaggio tra parole e musica che s’interroga sull’identità individuale e pubblica, sull’informazione e la sua reale condivisione. In scena riflessioni e testimonianze di donne italiane e straniere, e un ironico monologo sui requisiti necessari per ottenere la Carta d’identità di Donna. Storie di resistenza al femminile raccolte sul campo da Livia Grossi, giornalista del Corriere della Sera, qui proposte, in un unico reportage teatrale, pagine di Giornale Parlato. Un reportage in continuo aggiornamento.
Tra le donne intervistate
Pushka (Albania), vergine giurata. Una donna di 66 anni che da oltre 40 anni ha deciso di diventare un “uomo” per difendere diritti e dignità. Un cambio d’identità sociale non biologico, la donna si veste, si comporta e pensa come un vero uomo e come tale viene considerata dalla comunità maschile.
Maria (Sudamerica) Rifugiata politica. Una donna arrestata con l’accusa di terrorismo, liberata in seguito alla sua riconosciuta innocenza dopo 8 anni di carcere. Una testimonianza che dichiara la vittoria di una donna che non ha mai perso il coraggio e la fiducia in se stessa e nella Giustizia. Una storia di abuso di potere che supera confini geografici e temporali: c’è un inserto importante sulla Milano del 1978, l’anno del sequestro Moro.
Marietù, N’Daye (Senegal), una delle portavoce contro la mutilazione genitale femminile. Un’Antigone africana di 46 anni che dopo che dopo aver visto morire le sue figlie per infibulazione ha deciso di ribellarsi alle “regole” che impongono a tutte le bambine di 6-7 anni di venire amputate e cucite fino alla prima notte di matrimonio. Marietu con l’aiuto di un Ong locale e l’Unicef italiana, è riuscita a creare in 10 anni di lavoro di capanna in capanna, un enorme movimento di donne che ha fatto cambiare le leggi del Parlamento di Dakar.
Livia Grossi: giornalista, collaboratrice storica del Corriere della Sera si occupa di teatro, cultura e reportage. Da qualche tempo i suoi servizi realizzati in Africa, Albania e Sud America sono diventati “reading teatrali”, o meglio pagine di “Giornale Parlato”, giornalismo in scena. Il suo nuovo modo di fare informazione che trasforma il palco in una pagina di un magazine. Le foto e i video dialogano con lei sul palcoscenico, la musica è dal vivo e la giornalista è in carne e ossa a “dire il pezzo” guardando negli occhi il lettore.
I suoi lavori sono stati oggetto di servizi d’approfondimento di RaiTg3 e ospiti in importanti Teatri e Festival, tra cui teatro Franco Parenti, Lac-Lugano Arte Cultura, Campania Teatro Festival.
Musiche dal vivo Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari
Un happening che mescola la realtà con l’immaginazione, una serata di improvvisazione disorganizzata che mette al centro il contatto diretto con il pubblico. I rimandi continui dal passato al presente, come è nello stile di Rossi, uniti alla sua capacità di essere sempre imprevedibile e attuale, rendono questo recital un evento unico e sempre attuale.
Paolo Rossi, accompagnato in scena dalle musiche di Emanuele Dall’Aquila e Alex Orciari, ci racconta la contemporaneità nel modo che da sempre lo contraddistingue: irriverente, rivoluzionario, pirotecnico, incontenibile.
Il rapper e scrittore Francesco “Kento” Carlo racconta alcuni episodi chiave in cui la storia del rap si è incrociata con la Storia con la S maiuscola, sia negli Stati Uniti che in Italia.
Aneddoti, riflessioni e curiosità per capire al meglio la musica che, più di ogni altra, rappresenta e racconta i nostri anni.
Novi Ligure: GLI APPUNTAMENTI AUTUNNALI DELLA RASSEGNA CULTURALE
Biblioteca Civica, riprende Novi d’Autore
Dopo la pausa di agosto riprendono gli appuntamenti culturali in Biblioteca per la rassegna Novi d’Autore.
La stagione autunnale si aprirà sabato 24 settembre (ore 10,30) con la presentazione del volume “I primi 50 anni dell’Atletica Novese”, che vuole essere una celebrazione per un importante traguardo raggiunto dalla storica società sportiva novese. Per l’occasione si terrà anche una conferenza stampa per la presentazione della XXXVI Mezza Maratona d’Autunno «Memorial Giuseppe Berrino».
Venerdì 30 settembre (ore 17,30) Osvaldo Semino presenterà “L’uomo delle fiere di cambio” romanzo storico ambientato nella Novi del Seicento.
Con la presentazione del volume “Donne d’Oriente”, in programma giovedì 13 ottobre (ore 17,30), si inaugurerà anche la mostra fotografica omonima allestita nei corridoi della Biblioteca. L’esposizione, curata dall’autore Antonio Gervasoni, presenta scatti che documentano l’universo femminile dei lontani paesi orientali.
Sarà rivolto principalmente alle scuole, ma aperto anche alla cittadinanza, il convegno “L’attualità del pensiero di Don Gianfrancesco Capurro” che si terrà nella mattinata di venerdì 21 ottobre (ore 9,45). Nel 140° anniversario della morte si vuole ricordare il sacerdote autore dell’alfabeto figurato, conosciuto come “Sistema Capurro”, che tanto contribuì all’alfabetizzazione dell’epoca.
Sabato 22 ottobre (ore 10,30) Francesco Moro, ex consigliere regionale e comunale, si racconterà nel volume libro “L’impegno di un comunista, nel partito e nelle istituzioni”.
Ultimo appuntamento del mese di ottobre sarà venerdì 28 (ore 17,30) con Bruno Pasero e il suo “Dietro le quinte. Un passo dopo l’altro.La vita sindacale di Bruno Pasero raccontata da Enrico Sozzetti”.
La stagione autunnale è solo all’inizio e proseguirà con un ulteriore calendario anche nei prossimi mesi. Intanto sono già confermati alcuni appuntamenti nel mese di novembre. Mercoledì 16 (ore 17,30) si svolgerà la presentazione di un saggio a cura di Guido Rosso dal titolo “Terra (Terrae) riflessioni sul mondo contadino in Cesare Pavese, John Steinbeck e altri autori”, incontro che si propone anche come aggiornamento per gli insegnanti delle scuole superiori.Sono invece ancora da definire due incontri che si svolgeranno in collaborazione con Isral.
Serravalle Scrivia: “Dante e il bullismo” a cura del Prof. Luciano Borghini
Una lettura classica dell’VIII canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale. In ricordo di Andrea Chaves.
22 settembre, alle 21.00, in Biblioteca.
La Biblioteca comunale “Roberto Allegri” celebra il “settembre dantesco” con un incontro dal titolo “Dante e il bullismo. Una lettura ‘classica’ del VIII Canto dell’Inferno con uno sguardo alla realtà attuale” a cura del Prof. Luciano Borghini. L’evento, organizzato in collaborazione con UNIduevalli Borbera e Scrivia, si terrà giovedì 22 settembre, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia e sarà dedicato al ricordo di Andrea Chaves, il giovane e talentuoso dantista novese scomparso cinque anni fa.
Dopo la conferenza verrà inaugurata la collezione dantesca della Biblioteca “R. Allegri”, un fondo speciale dedicato agli studi danteschi e che comprenderà parte della biblioteca personale di Andrea Chaves. Con questa collezione la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia intende raccogliere l’intenzione di Andrea di promuovere la conoscenza della Divina Commedia e di Dante e, nel tempo, diventare un punto di riferimento per gli studiosi sul nostro territorio. Non sarà però una collezione dedicata solo agli “addetti ai lavori”: oltre a comprendere testi altamente specialistici sarà ricca di opere divulgative e accattivanti, fino ad arrivare al fumetto, al manga e al libro per bambini.
E dei bambini la Biblioteca certo non si poteva dimenticare: la giornata comincerà alle 17.00, presso la Sala Bambini, con “DanteGame! Giochiamo con Dante e poi…il resto lo inventerete voi!”, laboratorio dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni. Vi aspettiamo!
“TRAIANO – il sogno immortale di Roma” & “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”
FRESONARA – Venerdì 23 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di piazza don Orione, la Biblioteca Civica di Fresonara ospiterà lo scrittore D’Aquino Gianluca, che presenterà i suoi romanzi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”.
Nel corso dell’evento, l’autore dialogherà con la scrittrice Silvia Vigliotti, addentrandosi nei temi della biografia romanzata dell’imperatore romano Marco Ulpio Traiano, ripercorrendone la vita e i grandi successi politici e militari, e del suo più recente romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore, nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown.
“TRAIANO – il sogno immortale di Roma”, romanzo pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”, ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’infanzia ai grandi successi militari in Germania e in Dacia, fino allo scontro con i Parthi, ai confini dell’impero, dove nessuno era mai arrivato prima e oltre i quali nessuno fu più in grado di andare. Traiano restituì a Roma un senso di civiltà per molto tempo perduto e la portò in quella che sarà ricordata come l’età aurea, passando per le grandi riforme in ambito civile, amministrativo, economico e militare. Basata su solide fonti storiche, l’opera è al tempo stesso biografia e romanzo, e narra di intrighi, amori, amicizie e battaglie rivolgendosi a ogni genere di lettore. Il romanzo nasce dall’infatuazione dell’autore per gli studi sull’edificazione della Colonna Traiana condotti dall’amico scultore, di fama internazionale, Claudio Capotondi.
«Marco Ulpio Traiano è passato alla storia come l’Optimus princeps di Roma» spiega l’autore «l’imperatore che interpretò il proprio ruolo come servitore di Roma, con l’umiltà dell’uomo del popolo, riuscendo a ottenere risultati mai raggiunti in tutti i campi della pubblica amministrazione dell’epoca, facendo di Roma la Capitale del Mondo. Nonostante siano trascorsi 1900 anni dalla sua morte, la memoria di Traiano risplende ancora nel cuore di Roma, come ci ricorda la colonna coclide eretta in suo nome da Apollodoro di Damasco. Traiano fu il principe di Roma e dei romani, che sostenne anche impegnando il personale patrimonio, consegnando ai cittadini dell’impero un benessere ampio e diffuso. Mi piace immaginare che quel tempo sia stato un sogno, forse troppo dolce e delicato per poter attraversare le epoche che ci hanno condotto ai giorni nostri. Sarebbe meraviglioso se quell’amministrazione così illuminata potesse essere davvero qualcosa di immortale, tanto da potersi applicare anche oggi, in quest’epoca così complessa per la politica e la società».
«“Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo” è invece un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita, narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è raccontata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale».
Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza.
«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua l’autore, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità e quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio».
L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere».
Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”».
La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.
L’ho riconosciuta negli echi la voce inquieta dei sogni, i più sbiaditi sono automi inscatolati negli inverni delle viscere. Martellano le aurore i luoghi frantumati dell’essere. Sono i giardini senza gemme avvizziti d’incuria, rami si staccano uno a uno e quando cala, la luce è un ampio mantello opprimente. Mia finestra che ancora raccogli i silenzi, sei l’acerbo diamante da far sbocciare – vita degli occhi orizzonti nuovi tramano in te fiori d’armonia.
Due amici, un antropologo e uno psicologo; un reperto archeologico, un vaso campano del IV secolo a.C. raffigurante il supplizio di Issione; un’inquietante indemoniata esorcizzata dalla Curia e che cita le parole del mito; un convento di monache dove si cela un terribile segreto. E ancora, eventi strani e incredibili coincidenze lungo il cammino degli investigatori. Infine una, due, tre, tante vittime di omicidio. Su tutto aleggia sempre, ossessivamente, la ruota di Issione con il suo mito, a segnare in modo indelebile il destino di due uomini e una donna, in una struggente storia d’amore. Ragione e superstizione, credenze e conoscenze si mescolano, si aggrovigliano e si scontrano, alla ricerca di una risposta che riguarda tutti noi.
Eclissi editore, pag. 296, € 15,20
Pino Iannello: nato a Ragusa nel 1954, ha insegnato scienze umane in un liceo della provincia di Milano. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: Troppo di niente (Mimesis, Milano 2001) e Nella spirale dell’oca (UNI Service, Trento 2009).
A proposito di banchi a rotelle facciamo chiarezza
a cura di Pier Carlo Lava
Come al solito in Italia la disinformazione più o meno voluta genera confusione e ovviamente è prontamente strumentalizzata dai politici di vari schieramenti con perdite di tempo, inutili polemiche sui social e i relativi danni. Ecco perché almeno per quanto possibile occorre fare un minimo di chiarezza.
I banchi a rotelle unitamente a lavagne LIS e altri materiali fanno parte di un finanziamento europeo.
I presidi hanno avuto facoltà di accedere a questi finanziamenti per ì propri istituti e decidere in autonomia se ne avevano bisogno oppure no.
Il finanziamento non è destinato ad altro, se non si vogliono banchi e quant’altro previsto lo si perde.
Così dichiara Chiara M. Ballarin Consulente in almeno 10 istituti: di sedie a rotelle ne ho viste uno solo in uno.