43 // VERSI DELL’ESILIO, IBN HAMDIS

43 // VERSI DELL’ESILIO, IBN HAMDIS

 di glasmundo

Alcuni dei più appassionati, dolenti e speranzosi versi dedicati all’esilio dalla terra natìa.

Dal Diwan di Ibn Hamdis, poeta arabo siciliano (1056-1133).

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Traduzione di Michele Amari

Custodisca Iddio una casa di Noto e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!

Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle sue donne.

E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno.

Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le tracce e le rovine!

Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi.

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Traduzione di Francesco Gabrieli
(versione del 1948, in Ruta, C. e Blasone, P., Poeti arabi di Sicilia, Messina, Edi.bi.si., 2009)

II.

Oh, custodisca Dio una casa di Noto, e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!

Ogni ora io me la raffiguro nel pensiero, e verso per lei gocce di scorrenti lacrime.

Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle sue belle donne.

E chi ha lasciato il cuore a vestigio di quella dimora, a quella brama col corpo fare ritorno.

IV.

Giuro che mai ho chinato il capo nel sonno, senza che, malgrado la lontananza, mi visiti l’immagine della Valle [dell’Anapo o del Cassibile, N.d.T.] presso cui sono i miei.

La terra ove germogli la pianta dell’onore, ove dei cavalieri caricano in guerra contro la morte.

Viva quella terra popolata e culta, vivano anche di lei le tracce e le rovine!

Viva il profumo che ne spira, e che i mattini e le sere fan giungere fino a noi!

Vivano tra essi i viventi, e vivano anche le membra loro composte nel sepolcro!

V.

Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consunte le membra e le ossa dei miei,

come anela fra le tenebre al suo paese, smarrito nel deserto, un vecchio cammello sfinito.

Vuote mi son rimaste le mani del primo fiore di giovinezza, ma piena ho la bocca del ricordo di lei.

Ibn Hamdis

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Chiosa del marzo 2020

Nel ripubblicare questi versi alla data odierna, sono spinto dal desiderio di rileggerli come capaci di dare corporeità sia alla traduzione sia alla trasmissione di un senso di appartenenza.

Nella prospettiva di un loro ampio respiro spaziale e temporale, essi mi appaiono caratterizzati da una duplice capacità dialogica nel rinsaldare legami.
In primo luogo, attraverso il riferimento a radici individuali e collettive o la loro ricostruzione, grazie a elementi simbolici non soltanto tangibili, ma anche diacronici, in grado di riannodare i fili di un tempo esteso.
In secondo luogo, attraverso la capacità di costruire presenza, in un evocare edificante, in un annullare la lontananza trasformandola in prossimità.

Credo che abbiamo la necessità di condivisi inni all’appartenenza e alla relativa speranza.

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Altri versi di Ibn Hamdis QUI

Altri, minori, versi su esilio, nostalgia ed esodi QUI.

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(Articolo e foto di G. Asmundo)

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