LA CASA DEI MOSTRI, di Silvia De Angelis

Il Palazzo che scende da Piazza Trinità dei Monti, lungo la via Sistina e Gregoriana è chiamato popolarmente la casa dei Mostri perché il portone sulla via Gregoriana si apre in una gigantesca bocca spalancata, con un naso a far da chiave di volta, le guance da cornice e gli occhi con le sopracciglia da timpano; una decorazione bizzarra che si accompagna ai due finestroni fiancheggianti l’apertura. Il tutto è l’unico elemento rimasto del muro, costruito da Federico Zuccari nel 1592 per questo suo palazzo. Un capriccio artistico tra l’orrido e lo stravagante. La costruzione allora non andava oltre un piano nobile, ma all’interno aveva già la splendida serie di sale, tutte decorate dagli Zuccari tra le quali ancora oggi è eccezionale quella detta “della gloria dell’artista”, con le effigi di Federico Zuccari e dei suoi familiari. Alla sua morte nel 1609 lo Zuccari avrebbe voluto che la casa diventasse una residenza per artisti, e invece i suoi eredi vendettero l’edificio ad un certo Toscanella, che lo fece ingrandire da Girolamo Rainaldi; la costruzione fu sopraelevata di due piani.

Entrata di Palazzo Zuccari più conosciuto come la Casa dei Mostri

Nel 1702 il palazzo venne affittato alla regina di Polonia, Maria Casimira, che proseguì il lavoro di trasformazione con l’unificazione dei due corpi di fabbrica ad opera di Filippo Juvara in un rinnovamento del prospetto d ‘angolo sulla Piazza Trinità dei Monti. Così nel 1711 arrivò il portichetto con le 6 colonne, grazie a Maria Casimira, il palazzo divenne anche un centro culturale nella Roma setttecentesca e , tra l’altro, vi furono allestite due opere di Alessandro Scarlatti, inneggianti le gesta contro i turchi del marito, Giovanni Sobieski, re di Polonia.

Con il nuovo proprietario Alessandro Nazzari, l’impronta culturale non venne meno, dato che il palazzo, in parte, diventò una locanda per artisti, esaudendo in sostanza la volontà espressa dallo Zuccari. Vi abitarono tra gli altri il Winckelmann, Louis David, che qui dipinse il giuramento degli orazi, e il generale prussiano Salomon Bartholdy che sponsorizzò l’esecuzione della prima opera collettiva dei nazzareni a Roma. Questi pittori tedeschi affrescarono una sala con le storie di Giuseppe in Egitto, che furono poi staccati e trasportati, nel 1887, alla Galleria Nazionale di Berlino.

Nel 1756 una parte del complesso fu ceduta dal nuovo proprietario, il Marchese Grifoni, ai fratelli delle scuole Cristiane, già insediati nella vicina “casa dei preti”; i quali misero su una scuola, rimanendo qui fino alla costruzione dell’istituto De Merode, alla salita di san Sebastiano, nel 1903. Il palazzo nel 1904 fu acquistato da Enrichetta Hertz che fece costruire sull’aria del giardino, un’edificio a tre piani, con l’ingresso tra le vie Sistina e Gregoriana, secondo un progetto di Mario Cannizzaro; e vi fu incorporata la casa dei preti. Ne venne fuori un grande complesso, nel quale la Hertz raccolse un’importante collezione di quadri e una ricchissima biblioteca.

Il fascino di questa abitazione risultò congeniale alla sensibilità di Gabriele D’Annunzio, che frequentò il salotto della Hertz e l’immortalò nel romanzo “Il Piacere” nel 1905. Alla sua morte la Hertz lasciò allo Stato Italiano la raccolta di quadri, che fu riunita al Museo di Palazzo Venezia; mentre dispose che l’edificio e la Biblioteca andassero al governo tedesco per istituire un centro di studi. Sorse così qui la biblioteca Hertziana, tutt’ora in funzione ed ampliata nel 1963 dalla nuova proprietà della società Maxplank, che ha acquistato l’attiguo palazzetto Stroganof.(WEB)

NELL’IMMENSO INFINITO, di Silvia De Angelis

Perfetta meccanica

racchiusa nel perimetro

d’un estro personale

mosso da eventi inaspettati

a cui assoggettare il pensiero.

Si scivolerà

senza rumore

sulla linea del tempo

ignorandone gli oscuri echi.

Resi lucenti da un’accentuata suggestione

annulleranno briciole d’ombra di luna

sospinte dal soffio d’una presenza interiore

vacante nell’immenso infinito

@Silvia De Angelis

Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 1 persona

Poesia : “Utopia” di Caterina Alagna

Potessero le mie mani sfogliare

petali bagnati di cielo

e impregnare di vita la pioggia

che scroscia lungo le vie del pensiero.

Potessero le mani afferrare

lo sciabordio di ardite favelle

che scorre come cascata 

di luce e sfavillanti stelle,

o accogliere il seme dei sogni,

il soffio soffuso di tacite nuvole

rannicchiato sulla cime dei monti

a offuscare foreste incolte.

Potessero le nuvole avvolgere i miei occhi,

scardinare immagini avvinghiate

a lastre di dolore,

cancellare le orme tracciate

da un amaro ricordo

che olezza di vento e d’un lacrimare sordo.

Dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

VICINISSIMA

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Quasi lacero
papavero
creatura asettica
friabilissima
d’un volo sgualcito
su argute dita di vento.
Assenza totale d’impeto
nell’enorme franchigia
dovuta alla natura.
Solitudine in spicchi di sole
nel vuoto che non è confine
ma il piegarsi 
a una ragione inamovibile
disarticolata
alla pochezza inflitta…
vicinissima alla mia cattedrale
ove non rivolgo prece….
@Silvia De Angelis 

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SENZA PAROLE, di Silvia De Angelis

donna-triste2

E’ il gelo a sopprimere
la lucidità dell’iride
precipitata in un non vedere d’arte disfatta
nelle inflorescenze dolenti di zagare appassite

Sono conflittualità nei pensieri dolenti
discostati da un sensuale brio sulla pelle
nel gemito d’un male luttuoso
abile nel corrodere la logica rituale

Eppur sa ricondurre le linee istintuali
all’imitazione dell’atavico succhiare
il caldo seno materno
nell’adempiente saggio persuasivo… senza parole

@Silvia De Angelis

Gabriele D’Annunzio :lo scrittore italiano che ha fatto del Decadentismo uno stile di vita e di sentire in grado di influenzare intere generazioni,Gabriella Paci

(Arezzo)

Gabriele D’Annunzio è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale, dal 1924 insignito dal Re Vittorio Emanuele III del titolo di Principe di Montenevoso. 

Figura di indiscussa fama e oggetto di ammirazione, lo fu al punto di determinare lo stile di vita di un’intera società che seguiva il “dannunzianesimo “ ovvero il suo modo di vestire ,parlare, agire ,e …pensare .Grande promotore di se stesso, seppe incarnare i desideri e le aspettative di gran parte degli italiani del periodo,tanto che lo stesso Mussolini,una volta al potere,si sentì minacciato nella sua figura di leader da D’Annunzio che cercò di relegare nella villa sul lago di Garda, affiancandogli una donna  che lo doveva distogliere da impegni politici e gratificandolo con doni e riconoscimenti.

La sua vita è quella tipica dell’esteta, un uomo cioè che mira a fare della sua vita “un’opera d’arte” nel senso che programma e sceglie tutto ciò che ritiene sia bello e piacevole ,senza pensare a limiti morali o etici Questo comporta frequentare luoghi ricercati, persone di alto livello, circondarsi di oggetti  preziosi e non comuni, indossare abiti e accessori di lusso e particolari ma anche godere pienamente dei sensi .Legato al suo estetismo ,che comparirà come nota trainante nel suo romanzo “Il piacere” che sarà un prototipo nel panorama europeo insieme ad altri romanzi (Il ritratto di Dorian  Gray di Wilde o””Mario l’epicureo di Pater o ancora “A ritroso” di  Huysmans )c’è il sensualismo, ovvero l’utilizzo  fine dei sensi per poter vivere la pienezza della natura sia fisica propria che del mondo naturale circostante .Per questo sarà un seguace del filosofo Nietze  e della sua teoria dionisiaca che porta all’esaltazione della vitalità e del piacere dei sensi

Questo lo farà aderire anche al “panismo” ovvero quella corrente di pensiero che vede la natura dotata di un’energia vitale che accomuna tutti gli esseri viventi,siano essi esseri del mondo animale che vegetale o minerale .Si è tanto parlato infatti del suo trasmigrare nella realtà circostante, divenendone parte integrante  come si evince nella sua lirica più nota “la pioggia nel pineto “ dove lui  e la donna amata diventano a poco a poco esseri che si immedesimano in modo in districabile, nella vegetazione divenendo esseri”vegetali e non solo umani”,come  anche accade  nella lirica “la sera fiesolana “,dove ,questa volta,è la natura ad “umanizzarsi”e la sera diviene una fanciulla .Una poesia dove la sensualità si fa chiara nelle ultime strofe, quando il poeta si volge ad una ipotetica accompagnatrice o interlocutore …

Una lirica emblematica  : “la sera fiesolana”

La sera fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
20tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e su ’l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e su ’l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incùrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

Come si evince dal testo, la lirica è fortemente caratterizzata da suggestioni oniriche e sensitive che creano un’atmosfera di rimandi e richiami di ancestrale memoria, Un richiamo appare anche Il cantico delle creature di San Francesco , dove tuttavia l’esaltazione della natura non era così prettamente sensuale e fisica.Qui,come detto, la sera si personifica in una fanciulla portatrice di frescura, profumi  e intimità mentre il paesaggio circostante assume una connotazione umana/divina nel suo trascolorare nell’ora che avvicenda il giorno con la sera e crea ,nella musicalità del verso, immagini visive e olfattive di grande spessore.

Un uomo che ha stupito e stupisce per la sua camaleontica capacità di essere se stesso pur divenendo tanti altri , impersonando così una  tipologia di “pirandelliana memoria “che è oggetto di critica negativa ,ma anche di ammirazione .

SCENARI D’EPOCA

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Nell’ormeggio d’una realtà d’echi ubriachi
s’adagiano transiti di logica e ribelli schegge
su balconi senza luce.
Temerarie indagini
inseguono fantasmi nella notte
sfidando lo spazio temporale
che stringe il crepitio di passi.
Vacillanti scenografie dell’attimo
precipitano su orizzonti
surrogato d’enorme malessere
ove lo specchio d’acqua
muta il fondo tinto di velleità…
@Silvia De Angelis 

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Struttura di Alfred Kolleritsch

Dall’Austria

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Alfred Kolleritsch (1931 – 2020) è stato un giornalista, poeta e filosofo, nato a Eichfeld in Austria fu il fondatore della rivista letteraria Manuskripte.

Che cosa aspetta dall’ultima volta,
tenuto in caldo dallo sguardo all’indietro,
tracce di mele, libri, ombre,
tracce di angoscia, qualcosa di annullato, la felicità?
È nella profondità della camera,
là lo sguardo di lei, il respiro fino all’insuperabile,
comune esser soli.
Nessuna parola dovrebbe sfuggire,
neppure un granello di polvere,
quel che è rimasto indica,
nulla promesso, cose vissute
catturate dai giorni,
risalendo il fiume qualcosa è in fuga.
Il ritorno fino alla sorgente,
a casa nell’erompere,
lo scomparire
si vela,
va oltre la sorgente,
libero di niente.

*

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IN CONTROLUCE, di Silvia De Angelis

Oltre l’opacità della barba

le sillabe svuotate di vigore

eludono sogni d’uno spessore antico.

Vagano su dune informi

modellate

da instabilità precaria e austera

distante da un benessere voluto.

Lo sguardo cristallino e verace

naviga su un qui

di speranze d’alba su cosmiche carezze

ove la mano

sempre presente

possa abbracciare i tuoi occhi

laghi in controluce.

@Silvia De Angelis

Celebrare il giorno della mamma tutti i giorni

Mamma per sempre di Elisa Mascia

Madre presenza eterna.

Foto archivio fotografico di Elisa Mascia qui con Otimia la sua mamma (2013)

Mamma per sempre.

Mamma, da sempre, abiti nel cuore
dimora, da anni,  da te costruita
quando hai deciso di darmi la vita
con la benedizione del Signore.

Non c’è dì che di te pensier non giunga
continuità ai saggi tuoi consigli
impartiti in lezioni eterne a noi figli
fa che presenza tua in Terra sia più lunga.

Se chiudo gli occhi per un momento
profonda e serena è la percezione
di averti nella mente in meditazione
voce risuona, sicura, portata dal vento.

Mamma il nome più dolce da pronunciare
ogni bimbo ne riceve dono per la vita
che poi si accorge fugge tra le dita
soltanto resta l’insegnamento ad amare.

Elisa Mascia 30-4-2023

Mamá por siempre.

Mamá, siempre has vivido en el corazón
casa, durante años, construida por ti
cuando decidiste darme la vida
con la bendición del Señor.

No hay día que los pensamientos no vengan de ti
continuidad a tus sabios consejos
impartidos en lecciones eternas para nosotros los hijos
que vuestra presencia en la Tierra sea más larga.

Si cierro los ojos por un momento
profunda y serena es la percepción
tenerte en la mente en meditación
resuena la voz, segura, llevada por el viento.

Mamá el nombre más dulce para pronunciar
cada niño recibe un regalo por vida
que luego se da cuenta se escapa a través de sus dedos
sólo queda la enseñanza del amor.

Eliza Mascia

Alidicarta.it – Testo: Mamma per sempre., di Elisa Mascia https://www.alidicarta.it/testo/15520231716292#.ZGJNuqtHNTY.whatsapp

Video creato da Peppe Altimare poeta videomaker

Foto cortesia per gentile concessione di Peppe Altimare

https://youtu.be/eSKTWfP9SGk
https://youtu.be/nOUp3YpWnDU

http://nonsolopoesiarte.art.blog/evento-della-giornata-della-mamma-emozioni-poetiche/
http://alessandria.today/2023/05/16/evento-della-giornata-dedicata-alla-mamma/

Lucia Triolo: al centro del mondo

Oggi al centro del mondo 
non c’era nessuno
Forse solo un respiro,
spauracchio 
per altri mondi possibili
ancora liberi.

Tutto taceva al buio.
Era come se la voce
non provasse nemmeno più 
a giungere dove doveva
e la luce cercasse altrove la sua velocità

Oggi al centro del mondo
un chicchirichì 
cercava il gallo
un occhio cercava
lo sguardo,

una preghiera,
non fatta da nessuno,
trovava ugualmente 
il cielo,
l’anima ereditava
la fenditura dell’eternità

Scala d grigi – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka, Lombardia.

Kürşat KURT (Pexels), foto di portata: Fuzail Ahmad ( Pexels)
Lo sguardo rivolto 

all'insù

mutazione continua

d'un mare in tempesta,

Ali con "anime"

svolazzano nervosamente

Dileguano come tante

altre;

Che a queste, hanno

strappato!, schiacciato!

L'anima. Vagano

per terre monocromatiche

e fangose

Piedi timorosi,

impauriti, esausti...

Sotto una coltre pesante

Sotto una scala di grigi;

Solo un gradiente soporifero

non si percepisce

a semplice sguardo colore

alcuno.

Sarà che la brezza

non vuol portar via il

chiaroscuro?

Dagli occhi, dal cuore!

Sarà che la bellezza

Di vedere arcobaleni

Non è largito

per essi?

Da questi parti, il tutto

è già tinteggiato

di sfumature varie

paradosso assoluto.

Intanto,

la scala di grigi;

avanza inesorabilmente

Facendo del cielo

denso tappeto

Oscurando pure le ali.

Tua

15 maggio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://alessandria.today/di Frida la loka

Michel Legrand con poesie di Meina Delmar

Ascolta e Leggi

Avatar di almerighialmerighi

Il Miracolo
.

Ti penso.
La sera,
non è più una sera;
è il ricordo
di quell’altra, azzurra,
in cui amore
si fece in noi
come un giorno
si fece luce nelle tenebre.
E proprio allora fu più brillante
la stella, il profumo
del gelsomino più vicino,
meno
pungenti le spine.
Adesso
quando la invoco credo
di essere stata testimone
di un miracolo.

.
*
.
Immigranti
.

Una terra con cedri, con olivi,
una dolce regione di fresche vigne,
lasciarono vicino al mare, abbandonarono
per il fuoco d’America.

.
*
.
Reminescenza
.

Si incrociarono un breve istante
il tuo sguardo e il mio.

.
*******
.

Meina Delmar, brillante poetessa colombiana, con la sua vasta opera e la sua presenza discreta ma costante nel mondo intellettuale colombiano, ha senz’altro stimolato l’attenzione sulle molte donne venute dopo di lei e ha aperto gli occhi dei critici, uomini e donne.

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PREDESTINATO, di Silvia De Angelis

l'importanza1

Nella presunzione di poter

immergere le dita nel nostro cielo

definendone i contorni

costruiamo geometriche cattedrali

marcando disegni e congrue linee

nell’entroterra  d’una realtà che vive in noi

Si sbriciolano spesso  profetici voli

per il veto d’una volontà ferrea

invisibile e decisa

Inasprisce chimere variopinte

nel vanto di gestire un cosmo alieno

ove radici lasceranno il seme

 in un deserto scarno e solitario

vibrante  sibili misteriosi nel buio che rincorre gemiti

@Silvia De Angelis

La Madre – Giuseppe Ungaretti

Pubblicato da Frida la loka, Lombardia

Foto di Rodolfo Quirós (Pexels), foto di portata, Pixabay.

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti

Tua

14 maggio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su: http://alessandria.today/fridalaloka

UN’EVASIONE, di Silvia De Angelis

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Sono anemone rigogliosa e vermiglia

nella stanza stemperata di destini viola

Sommosse provocanti dolci tremolii

scivolano nel colore del tempo senza far rumore

Avverto la caduta leggera d’un sussurro

fa amore sul pregio di parole ardenti

E’ la fretta di tornare nell’oltre

ad accelerare tonalità sbiadite..

rincorrono il vuoto fugace d’un’ evasione

tracciata sul filo d’una retta inconsapevole

leccata di segreti che inebrino lavanda

@Silvia De Angelis

Se c’era ancora un promessa di Josefa Parra

Poetessa spagnola contemporanea

Avatar di almerighialmerighi

Josefa Parra (1965) è una poetessa spagnola.
Laureata in Filologia Ispanica presso l’Università di Cadice, è vicedirettore della rivista letteraria Campo de Agramante . Le sue poesie sono state pubblicate in varie antologie e collabora alla stampa quotidiana ea riviste di letteratura, e tradotte in portoghese, francese, arabo, russo, inglese, tedesco, finlandese e cinese.

Se c’era ancora una promessa
tra me e te, un’offerta
prolungata, una luce laggiù
da poter seguire;
se restava la speranza
– sebbene fosse una triste,
piccola speranza;
se anche le tue labbra
mai hanno pronunciato
la parola mortale che io desideravo
o qualcosa che le assomigliasse,
penso che ancora avrei trovato
una ragione per aspettarti.
E chissà se il commercio della carne
non fu – in qualche modo –
una promessa.

*

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ARCO DEL PALAZZO DEI BORGI VIA SAN FRANCESCO DI PAOLA,RIONE MONTI, di Silvia De Angelis

L’Arco dei Borgia, è un arco sottopassaggio della casa dei Borgia, Rione Monti, Roma, è situato su quella che si chiama “Salita dei Borgia”, si trova a via San Francesco di Paola, un tempo era un passaggio unico, oggi consiste in una lunga scalinata che parte da via Leonina, interrotta dalla via Cavour e sale fino alla piazza di San Pietro in Vicoli. Il varco della salita noto come Arco dei Borgia, è posto su via San Francesco di Paola, che superato la via Cavour si apre tra gli alti muraglioni che fiancheggiano ad angolo retto la via degli Annibaldi e la via Cavour arrivando a San Pietro in Vincoli, in una sorta di oasi di pace, isolata dal caos della città. Questo tratto di scalinata, ricalca l’antico “Vicus Sceleratus” che ricorda il delitto  e l’uccisione di Servio Tullio da parte del genero Lucio Tarquinio Prisco ordito sia dalla figlia di Servio Tullio che dal suo amante. cognato e marito della sorella, Lucio Tarquinio. La storia narra che entrambi uccisero prima i rispettivi coniugi e poi uccisero Servio Tullio, la figlia di Servio Tullio, che era andata in Senato per salutare il nuovo re assassino e suo nuovo marito, Lucio Tarquinio, da questi le fu intimato di tornare indietro con il suo cocchio, e nel tornare indietro, la figlia si imbattè nel cadavere in una pozza di sangue del padre, e invece di fermarsi volle passarvi sopra più volte. Nei secoli la zona assunse un’aria medioevale completata dal vasto complesso edilizio detto dei Borgia, sorto sui resti di quello che nelll’VIII secolo era il palazzo dei vescovi tiburtini. Durante il Medioevo su questo complesso edilizio esercitarono il proprio dominio le potenti famiglie dei Cesarini e dei Margani, mentre sembra che alla fine del 1400 il palazzo e la annessa vigna divennero di proprietà di Vannozza Caetani, amante di Papa Alessandro VI Borgia, Rodrigo Borgia, con il quale ebbe 4 figli : Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo. Spesso Papa Alessandro Borgia, lasciava il suo palazzo alla Cancelleria per recarsi alla casa della sua amante. Di quella casa rimane una finestra con una balconata trifora palladiana del XVI secolo. Sempre su questo antico “vicus sceleratus” si consumò il delitto dei Borgia. Il 4 giugno del 1497 dopo una festa con i suo figli nella vigna della madre Vannozza, il figlio Giovanni scomparve e di lui non se ne ebbe più traccia per 4 giorni finchè il Tevere non ne restituì il corpo martoriato da nove pugnalate alla testa e al torace. Il Papa Alessandro VI ne rimase addolorato per giorni. In questo complesso edilizio della Casa Borgia, vi sono i resti di antiche fortificazioni e di una torre mozza, appartenuta dapprima ai Montanari, potenti signori del Rione Monti e primi proprietari del palazzo. Dopo i Borgia, presero possesso del luogo i Margani, che nel 1512 ospitarono qui Papa Giulio II della Rovere, diretto verso il Laterano. Nel 1623 il complesso divenne di proprietà di Giovanni Pizzullo devoto del conterraneo San Francesco di Paola, che acquistò sia il palazzo che la torre, palazzo che trasformò nel convento per i Paolotti, i frati minimi, il cui ordine era stato fondato dal santo stesso, e così nel 1632 prese vita la chiesa di San Francesco di Paola, e la antica torre medioevale dei Borgia assunse la funzione di campanile. Il convento è attualmente sede dell’istituto centrale di restauro. Su questo arco si trova una edicola sacra della madonna. (WEB)

Cultura: “Il fiordo di Furore” di Caterina Alagna – Salerno

Una profonda spaccatura nella roccia che cade a strapiombo sul mare, immersa nel cuore di una natura selvaggia e racchiusa da una spiaggia di soli 25 mq. Parliamo del Fiordo di Furore, una meravigliosa insenatura del borgo di Furore, piccolo gioiello della Costiera Amalfitana. Il fiordo, in realtà, è uno specchio d’acqua situato ai piedi di un vallone creato dal torrente Schiato. Attraversato da un ponte alto 30 m, è famoso anche per il ” Campionato mondiale di tuffi e altezze” che ogni anno accoglie atleti da tutto il mondo che si cimentano nelle gare di tuffi, ad altezze tra i 23 m e i 28 m.

Il borgo di Furore, noto anche come “il paese che non c’è”, si caratterizza per la sua particolare morfologia. Non presenta, infatti, un centro urbano ma case situate su rocce a strapiombo, sorgendo proprio sul laterale della montagna. Dal 1997 Furore, insieme ai suoi 688 abitanti, è patrimonio mondiale dell’Unesco.

A Furore ho voluto dedicare dei versi

A Furore

Inabissata nel grembo di una gola marina

Gemma preziosa di quella costa divina

Assaporo l’inquietudine del mare

Confondermi le carni alla pietra viva

Sulle onde corrugate dal vento

Nel furore di quel fiordo incandescente

Si schianta a strapiombo il mio spirito irruente 

Selvaggio come il mare che sferza la riva

Impetuoso come il vento che scaglia la corrente

Il respiro del mare che infuria nella mente

Mi soggioga a quel miracolo vivente

Fino a risucchiare il mio spirito ribelle. 

Caterina Alagna

OSCURANDO IL PENSIERO

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Oscurando pulviscoli d’ingegno
fiaccati da irruenti turbe
s’amplifica un “non senso”
in sospensione su indugi del pensiero.
Fluttuano in superficie
blande risacche azzurrine
nella tematica d’un incorporeo mare
stipato su membra quasi dormienti.
Dimentiche d’un lontano fortunale
svuotato di toni rumorosi
e strappi obliqui di luce
accatastano manciate di silenzio
sul brusio lieve d’occhi d’ebano…
@Silvia De Angelis 

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Finché posso di Sara Teasdale

apprezzatissima poetessa americana

Avatar di almerighialmerighi

Sara Teasdale (1884 – 1933) poetessa americana

Vento, grandine, pioggia tempestosa,
foschia che vela il giorno al suo languire,
d’anima e corpo ogni pena gravosa
finché posso vorrei per te patire.
E se potessi amarti t’amerei
perché in una notte infinita
presto si perderanno i giorni miei
e anche la pena mi sarà proibita.

.
Traduzione di Silvio Raffo

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L’ILLUSIONISTA, di Silvia De Angelis

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 Nell’encomio di gestualità fuggente

e sul fiato d’occhi

s’addentra

su evanescente amaca

il motteggio sconfinato d’illusionista

Effervescenti dita d’aria

carezzano

chincagli impreziositi

dal lesto mutar di scena

Pomposo

alla vista interdetta

d’un vocabolo d’icone scomposte

nella realtà composta

 si precipita in una scaltra andatura

nella  follia dipinta d’ empirismo

@Silvia De Angelis

Arezzo veste Prada e non solo nella moda: tre location acquistate dal noto marchio e riportate a nuova vita;Gabriella Paci

L’edicola

Nel centro di Arezzo, in piazza San Jacopo, c’è un’edicola “storica “che, nata nel 1953, è sempre stata gestita da Piero Scartoni e lo è tuttora, nonostante che il titolare abbia ben novant’anni. Questa edicola, simbolo di Arezzo, rischiava di essere chiusa se Patrizio Bertelli, il presidente del gruppo Prada, non avesse deciso di acquistarla, realizzando un atto d’amore e di riconoscenza verso la città che ha segnato la sua fortunata carriera.

 Ritrovo nel tempo passato di sportivi e frequentata dal giornalista Gianni  Brera e da Pier Paolo Pasolini,questa piccola edicola retrò è appunto un “luogo del cuore “per tanti aretini delle passate generazioni. Aveva resistito, per 70 anni, alle mutazioni intorno come l’abbattimento nel 1967  della retrostante chiesa del XII secolo per far posto alla costruzione dei Grandi magazzini Rinascente-Upim.

Lì gravitavano i giocatori della squadra amaranto  e gli allenatori Manlio Bacigalupo o Omero Tognon , quando erano allenatori dell’Arezzo” o   politici come Walter Veltroni e Luciano Lama  e artisti come Pier Paolo Pasolini, in città in visita al suo amico Ninetto Davoli, all’epoca in servizio di leva presso la Cadorna.

 Fino a settembre sarà ancora Piero Scartoni con la figlia, a gestire il chiosco ma la continuità grazie all’acquisto di Prada , gestito dall’avvocato Gatteschi, è garantita. Tuttavia ,come rileva Scartoni, la carta stampata oggigiorno interessa pochi,soppiantata dall’informazione online .

Il caffè de’Costanti”

E’il terzo atto d’amore da parte di Bertelli, il quale ha rilevato anche un altro locale storico, “Il caffè dei Costanti “ situato nella bellissima Piazza San Francesco.Un locale d’altri tempi, dove i liceali di un tempo si fermavano per una rapida colazione e dove le signore sostavano il pomeriggio nella saletta da the interna al locale. Oggi il  caffè con il suo outdoor  nella bella piazza storica, era affollato da turisti e aretini, specie all’ora degli aperitivi. Chiuso da tempo, circa 500 giorni, nonostante l’espandersi con i tavoli dei locali attigui, la piazza era menomata nel suo  tradizionale modo di essere. Ancora il caffè ,che ultimamente era anche un ristornate con piatti veloci, è chiuso, ma il suo acquisto da parte di Bertelli rende   imminenti i lavori di ristrutturazione per la sua riapertura a fine estate.

L’asta, lanciata ad inizio anno da Intesa Sanpaolo ,proprietaria dell’immobile ereditato da Ubi e a sua volta  da banca Etruria prevedeva una base di 1 milione e 350 mila euro e Prada l’ha acquistata per 1 milione e 600 mila euro.

 La” buca di San Francesco”

Altro acquisto che è tuttora attivo ,con un menu toscano ,è il ristorante chiamato “la buca di San Francesco”,situato nell’omonima piazza. Nato nel 1929 ad opera di Giuseppe Porcellotti, detto” Beppino della Buca” è stato gestito fino 2018, anno della sua scomparsa da Mario De Filippis che aveva sposato al figlia del Porcellotti. Gestito poi anche con i due figli ,era diventato un punto fermo di Arezzo. Chiuso poi nel 2019 causa covid, non era stato più riaperto. Il locale ha visto passare regine, scienziati,attori, registi, vips vari, e tutti gli amanti della tradizione culinaria toscana di livello. Perfino Harry Truman, presidente degli Stati Uniti ha mangiato nella Buca,come personaggi del calibro di Charlie Chaplin,Roberto  Benigni, Salvador Dalì, Gustavo VI di Svezia, Raymond Peynet, Adriano Celentano,Sting, Carolina di Monaco, Giorgio Gaber ,Margherita Hack e altri…

Sotto le suggestive volte affrescate,il locale ha riaperto ora  i battenti con prezzi accessibilissimi.

La città auspica di vivere una nuova stagione di presenze di  personaggi di spicco perché questo significa turismo e nuova linfa per una città che ha , peraltro, un centro storico d’eccellenza e borghi limitrofi di straordinaria bellezza.

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Inventario di Günter Eich

Letteratura delle macerie da un grande poeta tedesco

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Günter Eich (1907 – 1972) scrisse questa poesia mentre si trovava in un campo di prigionia americano.
“Inventur” è una delle più note e rappresentative composizioni della cosiddetta “Trümmerliteratur”, la 
letteratura delle macerie , nella Germania dell’immediato secondo dopoguerra.

Questo è il mio berretto
questo è il mio cappotto
qui le mie cose per radermi
nel borsello di lino.

Barattolo di conserva:
il mio piatto, il mio bicchiere,
nello stagno bianco
ho inciso il nome.

Inciso qui con questo
chiodo prezioso,
che sorveglio
da occhi bramosi.

Nel tascapane ci sono
un paio di elencare di lana
e alcune cose che non ho
mostrato a nessuno,

molto utili di notte
come cuscino per la mia testa.
Il cartone sta qui
tra me e il terreno.

La mina della matita
l’amo più di tutto il resto:
di giorno mi scrive i versi
che di notte ho inventato.

Questo è il mio taccuino,

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MEMORABILE FINITO, di Silvia De Angelis

donna-sogno1

Motivazioni sbiadite

nella segreta stanza

espandono nuove filigrane

sul mutismo della notte

E’ allora che morbidi polpacci

intraprendono

con languidezza

un percorso senza teoremi

Vieni tu

uomo sconosciuto

posando passi da ladro

Mi senti con gli occhi

nei piombi di piuma

mentre il ventre pulsa

intense risalite d’amore

Compare

avvolgente

un orgasmo indefinito

quanto la caduta d’una goccia

nel suo memorabile finito…

@Silvia De Angelis