La Madre – Giuseppe Ungaretti

Pubblicato da Frida la loka, Lombardia

Foto di Rodolfo Quirós (Pexels), foto di portata, Pixabay.

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti

Tua

14 maggio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su: http://alessandria.today/fridalaloka

Benvenuti!! – di Frida la loka

Siate tutti i benvenuti!!, di Frida la loka, Lombardia.

Foto: Francesco Ungaro ( Pexels), Foto di portata: Isaac García ( Pexels)
La giostra è aperta!

Care amiche, cari amici, conoscenti vari e soprattutto quelli che non lo sono affatto!!!, (per voi, faccio uno strappo alla regola).

L'ingresso è gratuito, ma c'è purtroppo una piccola regola, solo una, chi entra non potrà uscire finché non ha sperimentato l'adrenalina di ogni passatempo o svago che dir si voglia.

Perciò, requisiti indispensabili; coraggio,  tenacia e resistenza con una buona dose di (auto)ironia.

Avrete diversi privilegi, i quali vi serviranno a interagire meglio sui diversi ruoli, secondo la situazione proposta, considerate che non tutte saranno gradite, altre addirittura disgustose, beh! sarà parte della vostra "experience", direi, indimenticabile.

Potrete fruire di maschere, (disporrete dun'ampia varietà di scelta), giacché noterete che nel percorso ci saranno contesti nei quali, sé avrete indossato la maschera con un sorriso stampato su di essa, il resto vedrà in voi una persona allegra e che in apparenza si gode la giostra, concludendo col ragionamento che poi alla fine, non è tanto male.
Qualcun'altra, porterà con sé, la maschera della malinconia, che parla da sola, siccome la stragrande maggioranza sarà impegnata ad altro (non preoccupatevi!), passerete inosservati.

Noterete che la maschera con le labbra verso il basso, con gesto di tristezza, non la prenderà quasi nessuno, non sia il caso di far intravedere agli altri i propri stati emozionali...

Infine, avrete (eccezionalmente), l'opportunità di assaggiare il vero senso delle vertigini, quelle che vi metteranno un disagio unico e inspiegabile, sembrerà che il battito cardiaco acellera e il tutto viene a mancare, le gambe tremerano e ogni senso non sarà più in grado di avere il proprio controllo, e penserete, - è il momento di dire basta!!

Beh, vi do una notizia, non sarete in grado di uscirne, a questo punto, non sarete voi a decidere. Vi ricordate "Jumanji"? Quel gioco che prende vita e finché non si fa come da regolamento, non se ne esce.

Probabilmente più d'uno penserà che sta avendo un attacco di panico, tranquilli sono soltanto le vertigini, (le qualli vi faranno forse pentirvi d'aver accettato, a tal punto di rimettere tutti i tramezzini).

La giostra avrà presso le vostre anime e sarà lei a gestirvi.

Allora! Se sarete stati alla altezza e, come consigliato all'inizio: portasti con voi tenacia, resistenza, coraggio, vorrà dire che avrete trascorso solo delle poche ore, d'una sola giornata, delle vostre vite in questa giostra, la mia.

Cosa avete vinto? Nulla...

Semmai, avrete capito per un istante, come ci si sente, vivere gli alti e bassi di questa sciagurata e miserabile giostra chiamata vita...
Foto: Imustbedead (Pexels)

Tua

7 maggio, 2023

Dal blog personale di : http://fridalaloka.com

Ripubblicato su: http://alessandria.today

God save the King: a breve l’incoronazione di Re Carlo  d’Inghilterra,Gabriella Paci

(Arezzo)

Nell’abbazia di Westminster di Londra il 6 maggio, alle ore 11,00 Carlo, figlio della regina Elisabetta e del principe Filippo sarà incoronato re d’Inghilterra con il nome di Carlo III insieme a Camilla, regina consorte. Il programma avrà il nome in codice “Operazione Golden Orb”

Il nome

Carlo III sarà il primo re Carlo dal 1600 condividendo il nome ufficiale con i monarchi che regnarono durante uno dei periodi più turbolenti della storia britannica.

È infatti una lunga storia di assolutismo, dispotismo, sangue ed edonismo, quella di Carlo I e di suo figlio Carlo II, due sovrani assoluti. I regni di Carlo I e Carlo II, padre e figlio, andarono dal 1625 al 1685 e videro il rovesciamento e la restaurazione della monarchia, lasciando un’impronta indelebile nel quadro istituzionale dell’epoca con conseguenze del tutto imprevedibili e inattese. 

L’organizzazione e i costi.

Il re disporrà di due carrozze: nella prima, la Diamond Jubilee State Coach,creata per il giubileo della regina Elisabetta,  la coppia reale si recherà all’Abbazia, mentre utilizzerà la Gold state coach, molto più scomoda , solo per il ritorno. La Diamond è una carrozza più moderna e confortevole, dotata di aria condizionata e finestrini elettrici. A trainarla saranno sei Windsor Grey, i cavalli grigi tradizionalmente utilizzati dalla royal family per le parate ufficiali.

Sulla carrozza troneggia una corona dorata scolpita nel legno di quercia della HMS Victory ,la nave ammiraglia di Nelson nella battaglia di Trafalgar. Nell’interno intarsi con legni, metalli e altri materiali derivanti da varie residenze  reali ,quali Buckingam palace, Kensington Palace, Castello di Windsor, palazzo di Holyroodhouse  da cattedrali quali St Paul’s ,Westminster.

La processione del re partirà da Buckingham Palace attraverso il Centre Gate e procederà lungo The Mall, passando per Admiralty Arch e a sud dell’isola di re Carlo I. Poi virando a destra costeggerà Whitehall e Parliament Street, con il palazzo di Westminster. Infine, costeggerà i lati est e sud del palazzo del Parlamento, arriverà all’Abbazia di Westminster, dove la cerimonia dell’incoronazione inizierà alle 11.

La cerimonia costerà ,secondo la Golden Orb, circa 100 milioni di sterline ,nonostante le misure di contenimento della spesa :ne è prova la lista ridotta di ospiti,circa 2000 persone e tale spesa è a carico dei contribuenti perchè l’incoronazione di un re è un affare di stato e le casse statali riceveranno introiti cospicui dai numerosissimi turisti che saranno presenti e che acquisteranno i vari e costosi gadget creati per l’occasione.

Per l’incoronazione della regina Elisabetta II la spesa nel 1953 ci fu una spesa di 1 milione mezzo di sterline,che rapportata  aoggi è comunque la metà dei costi che sosterrà Carlo. La spesa per Carlo a causa della sicurezza che al tempo non era un problema.Comunque anche  i diritti  televisivi mondiali copriranno i costi e daranno un ulteriore impulso al turismo.Gli Hotel registrano già il tutto esaurito,come dichiara la “The sun” una fonte di Buckingam Palace”.A conti fatti i guadagni dovrebbero aggirarsi sul mezzo miliardo di sterline e,dunque, l’impatto sul paese dovrebbe essere molto lieve e Carlo ,dopo i festeggiamenti, comincerà a risparmiare.

La famiglia reale

La famiglia reale,presente all’incoronazione ,oltre al promogenito William con la moglie Kate e i loro  figli conterà anche il secondogenito Harry, ma senza la moglie e i figli.

I contrasti con la sua famiglia sono evidenti anche in questa occasione,dato che a lui verrà riservato il 10 posto . Una cosa irrilevante, si potrebbe pensare, ma fondamentale in ottica royal, perché in certe occasioni i posti vengono assegnati per importanza e per ruolo, non certo per parentela. Harry è sì il figlio secondogenito di Carlo, ma allo stesso tempo non è più, per sua scelta, un membro senior della royal family britannica, ossia non lavora attivamente per The Firm, quindi inevitabilmente non potrà sedere nelle prime file, tra «quelli che contano».

Ognuno ha i suoi demoni…

“Ma io non ci sto più”, e i pazzi siete voi

Tutti pensarono dietro ai cappelli

“Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto”

Ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa

Non è così che se ne andrà”

(“Alice” di Francesco De Gregori)

Passo davanti alla Coop. C’è un giovane uomo seduto su un capitello. È visibilmente fuori di sé. Ha gli occhi chiusi. Come minimo il suo stato di coscienza è alterato. Sta facendo un brutto viaggio. È una semplice sbronza passeggera, è tossicodipendente oppure è alcolizzato? Vedo che si rialza, sembra non avere bisogno di aiuto, continuo a camminare, lui va in un’altra direzione e scompare dal mio campo visivo. Faccio un km. Vado in un bar. Prendo un caffè e qui trovo un giovane, che mi dice di aver perso 130 euro alle slot-machine; dice che il suo è un vizio di merda,  che gli ci vogliono dei giorni di lavoro per guadagnarsi quei soldi e che invece nel giro di un’ora se li è sputtanati alle macchinette. 

Ognuno ha i suoi demoni, che si sommano ai demoni degli altri, del mondo. Non sto parlando di tare psicologiche, ma di vere e proprie ossessioni, di elementi fantasmatici,  di paure. Più che avere il diavolo in corpo, spesso si tratta di averlo nella mente. Ci sono idee fisse, che rodono nell’animo come tarli. Le abbiamo tutti, anche se molti non lo ammettono per timore di essere giudicati male. Molti rimuovono dalla loro consapevolezza la parte folle, che abbiamo tutti, più o meno, e spesso la proiettano sugli altri, ragion per cui i pazzi sono sempre gli altri.  Spesso sono piccole idee sotterranee, latenti, ma possono anche esplicitarsi, manifestarsi quando meno ce lo aspettiamo. Possono prendere il sopravvento. La vita è anche una lotta contro i nostri demoni interiori. Talvolta pensavi di averli vinti, eliminati totalmente ed ecco che si ripresentano immancabilmente. Ci sono traumi che non vengono mai del tutto superati, lutti mai del tutto rielaborati, ferite mai del tutto cicatrizzante, rimarginate. Puoi pure aspirare alla spiritualità,  puoi fare anni di psicoterapia, puoi mettere su carta e scriverne quanto vuoi, ma i demoni restano. Forse alcuni dei nostri demoni interiori fanno parte di noi, fanno parte del nucleo inalterabile, irriducibile, inossidabile di noi stessi. Ci sono persone ossessionate da delle paure verso cose, verso persone, nei confronti dell’ignoto. Si tratta di vere angosce. Ci sono persone dipendenti dal sesso, da altre persone, da fobie, da manie, dal potere, dai soldi, dal successo, da dei riti che ripetono continuamente. Ci sono anche i superstiziosi,  gli scaramantici. Chi dice di non avere niente di tutto ciò mente spudoratamente o non si conosce abbastanza.  Anche grandi geni dell’umanità avevano le loro ossessioni. Hemingway riscrisse decine di volte il finale di “Addio alle armi”. Proust non voleva essere minimamente disturbato dai rumori e si fece rivestire tutta la sua stanza di sughero. Alla fine è una lotta contro sé stessi. Bisogna vedere se un’ossessione è invalidante o meno, se cioè condiziona in modo determinante la vita di una persona. Ma conoscersi, guardarsi dentro, cercare di capire come siamo fatti è l’unico modo per superare in parte queste cose. Non esistono persone che non abbiano dei demoni interiori, piccoli o grandi che siano. Saperci convivere non dipende unicamente da noi, ma anche da come gli altri si relazionano con noi, se ci aiutano o meno, da quello che ci è accaduto, da quello che ci accade e che ci accadrà. Non dipende solo ed esclusivamente dalla nostra vulnerabilità,  dal nostro modo di affrontare la vita, da come ci rapportiamo agli altri ed è stupido o addirittura insensato cercare di dire quanto dipende e quanto non dipende da noi in termini percentuali.  Il puro calcolo non si può applicare alle cosiddette cose della vita. Certe cose non si possono quantificare.  A volte dimentichiamo, trascuriamo le nostre ossessioni. A volte le superiamo, ma non sempre definitivamente,  anzi spesso solo provvisoriamente.  Nessuno alla fine è un uomo o una donna totalmente sano di mente, perché qualcosa di irrisolto c’è sempre e anche a distanza di anni ci presenta sempre il conto, proprio quando non ci pensavamo più. Non sempre una persona con grandi demoni diventa l’incarnazione del male assoluto. Spesso i demoni fanno male solo a noi stessi, ma c’è sempre qualcosa, anche solo delle remore morali, che ci trattengono nel fare del male agli altri. Non sempre tutto finisce come nel romanzo “I Demoni” di Dostoevskij.  È difficile anche stabilire quale sia la strategia da adottare. Cercare di non pensarci e distrarsi oppure prendere di petto la situazione e affrontare a muso duro la paura? Niki Lauda dopo un terribile incidente, appena possibile, non ci pensò due volte e scelse di ritornare subito in pista e questo significava affrontare in un colpo solo tutte le ansie, tutte le paure. Non a caso la tecnica psicologica più efficace nei confronti delle fobie è la desensibilizzazione  sistematica, che consiste nella fase finale nel mettere il paziente di fronte allo stimolo fobico. Non possiamo stabilire quanto i demoni siano interiori o meno alla fine. Sto pensando anche alla donna violentata in un ascensore della stazione di Milano. Questa violenza inaudita se la porterà dentro fin che campa. Sto pensando a quella ragazza sfregiata in questi giorni dal suo ex. Certi traumi, certe ferite del genere sono irreparabili. Ma ci sono anche piccolissime ossessioni, che talvolta decidono la qualità della nostra vita psichica e non. A volte la possono cambiare anche in meglio. Stephen King ha dichiarato che qualche volta quando è sdraiato nel buio della sua stanza pensa che un mostro possa essere sotto il letto, prendergli la mano  ed è anche dalla comunissima paura del buio, che talvolta nascono certi suoi romanzi o racconti. Talvolta dalle ossessioni, dai demoni può scaturire ideazione e creatività.  Carducci, Pascoli, D’Annunzio avevano il loro lato patologico ben marcato e diventarono grandi letterati e poeti.  Freud, Jung, Adler erano tre nevrotici. A volte dei punti deboli possono trasformarsi in punti di forza. Come Alda Merini che diceva di trasformare sempre le sue ossessioni in poesia.  A volte il dolore esistenziale può trasformarsi in nuovo apporto di conoscenza, così come può trascinare nel baratro una persona e affossarla definitivamente.  Talvolta non è questione di merito o demerito ma anche di fortuna o sfortuna. 

Il gioiello – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka, Lombardia.

Foto Pexels, foto di portata: David McEween, Pexels
In che posto è scomparsa

a Lei cosa cara e preziosa

Dov'è rimasta?


Che raminga

alla ricerca infinita

faccendo finta

di camminare


Che s'è messo a riparo

Esiliando lontano

alle frivolezze

dell'essere.


Cercando di dileguarsi

dalle ombre

che non si allontanano

mai abbastanza.


Trovare la pace

"vivendo" in attesa

di quell'istante di

agognata felicità...

Tua

27 aprile, 2023.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Desidererei – di Frida la loka

Pensieri, Lombardia.

Fonte: foto, National Geographic Rappresentazione del Tramonto del sole al tempio di Hathor.
Secondo quanto narrato da un antico mito, la dea Nut (dea del cielo), ingoiava Ra, dio del sole ogni sera e lo partoriva la mattina dopo in un eterno ciclo di morte e rinascita.
Desidererei fortemente 
che l'essere umano fosse
fatto soltanto d'anima
spirito volatile,

libero di andar
dove porta
l'aria fresca d'autunno,
cambiar rotta
quando arriva
il bramare del sole

Astro torrido d'estate,
ed aquitirsi
sotto un tronco spoglio
d'inverno.

Che la carne non sia tale
Nemmeno le ossa...

Che il tramonto fosse una
cosa passeggera
Indolente, senza paure,
incertezze
frustrazioni.

Che ci fosse soltanto
leggerezza e pace
dove riposare
quando vi è stanchezza.

Ma non tutte le anime
sono uguali...
Non ambisco ciclo eterno
Desidererei soltanto
libertà di scelta.

Tua

27 aprile, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Saudade – di Frida la Loka, (IT-ESP)

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

Immagine di Frida la Loka

Questi versi, gli scrissi come noterete nel 2021, allora non facevo parte del grupo di scrittori e bloggers per i blogs di Pier Carlo Lava, (alessandria.today/ alessandriaonline.com), quindi, mi fa piacere di condividerli con voi.

Hai il fiuto di mostrarti
quando meno te l'aspetti
Giri in torno assediando
calma, languida, furba.

Che trovi la gagliardia
quando vedi mollezza
La tenerezza non è concessa,
ma basterebbe uno sguardo aggraziato
per tornare dell'oblio.

La fitta nebbia
accentua la tua posente figura,
Ma a mala pena
lascia veder il tuo profondo.

Il soffio del vento giocherella
oggi sei quì, domani ti allontani,
Ma chi a paura da chi?

Che scompari
con la tramontana
e pronto sei qui
con lo scirocco.

Saudade...
oggi sei qui
soltanto l'anima;
ma soltanto lo spirito
potrà dirimere
farti entrare o meno.
Immagine di Frida la Loka

Si è soliti tradurre il termine saudade con ”nostalgia” ma in realtà rappresenta un concetto più complesso…La saudade è anche difficile da spiegare ma non bisogna necessariamente essere brasiliani per capirla: non è solamente nostalgia, tristezza e malinconia ripensando a momenti che vorremmo rivivere; la saudade è un misto di tutto questo con l’aggiunta di una forte speranza che da forza e energia per lottare in modo tale da rivivere certi posti, persone e sensazioni.

Anhelo

Tienes la intuición de mostrarte
Quando menos te lo esperas
Giras en torno asediando
Calma, lánguida, astuta.

Che encuentras vigor
Cuando ves blancura.
La ternura no está permitida,
Bastaría sólo una mirada agraciada
Para regresar del olvido.

La densa niebla
Acentúa tu figura poderosa,
Pero a mala pena
Deja ver tu profundidad.

El soplo del viento se divierte
Hoy estás aquí, mañana te alejas,
Quién tiene miedo de quién?

Que te alejas con los vientos del Norte
Y prontamente de nuevo aquí
Con el Siroco.

Anhelo...
Hoy estás aquí,
Sólo el alma;
Tan sólo el espíritu
Podrá dirimir
Hacerte entrar o no.

Tua

17 novembre, 2021

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandriaonline.com

Con il cuore in tasca  – di Frida la loka

Di Frida la loka,  Lombardia

Mentre un cielo blue è trafitto
dalle bianche lische di pesce, fine, scaltre, lacerando in mille pezzi lo spazio

Il silenzio; sempre accanto, compagno fedele dirompe tanti dei mie crocicchi;
E io, osservo il mare lassù.

Mi distraggo, inizio a gioccherellare con il pensiero in una mano,
e il fumo che sale
E non posso, non voglio
Giocare con la tasca della mia camicia...

Uno degli angoli è scucito,
non ho voglia di ripararlo,
-ma il cuore?, penso. Chissà; lasciasse sfuggire qualche pezzetto!...
Infine; non sarebbe male un pò di pace
per il mio animo turbato.

Oh! Quanta voglia di urlare a fin non posso!
Mi chiedo, - cosa ho nella mia piccola tasca ? - il cuore?, pazzia? O resta solo il fondo da raschiare?... briciole.
Da Pexels

Tua

19 aprile,  2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Charles Romuald Gardès – da Frida la loka.

Lombardia

El morocho del Abasto (l’uomo dei capelli scuri)

Conosciuto come Carlos Gardel. 
Quando si parla di Gardel si parla di tango, e in parte dell'Argentina.

Nasce in Francia nel 1890 ma arriva in Argentina da bambino, diventando uno dei simboli più amati, ammirati e rispettati degli argentini.

Gardel, cresciuto nel quartiere Abasto di Buenos Aires, dove si trovava il Mercato Centrale di Frutta e Verdura, proprio lì, di fanciulla età, inizia a essere riconosciuto per il suo canto e da quel momento in poi la sua fama comincia a trascendere.

Nell'anno 1902, diventa un macchinista al teatro La Victoria, inizia ad ascoltare diversi cantanti di zarzuela e d'opera; e nel 1911 forma un duo con "El Oriental" José Razzano, (dopo un presunto duello musicale tra i due).

Nel 1912 registra 15 canzoni per la Columbia Records, solo con la chitarra come strumento. Tra i successi della sua compilation eccelle con il brano "Sos mi tirador plateao", che diventa molto popolare.

Nel 1917 divenne il primo cantante ufficiale di tango, quando presenta in anteprima la canzone di tango intitolata “Mi noche triste”, collaborando con quel tango che era solo musica senza parole. Nello stesso anno gira e presenta in anteprima il suo primo film, "Flor de durazno", e inizia la sua fase di registrazione con José Razzano, con l'etichetta Disco Nacional e la canzone "Cantar eterno".

Negli anni '20 porta il tango in Europa, facendolo conoscere in Spagna e Francia; ed è nel 1925 che si separa da El Oriental.

L'anno successivo l'uomo dei capelli scuri torna in Argentina e inizia a dedicarsi alla fonografia, diventando una figura famosa in Argentina, Uruguay e in diversi paesi europei negli anni '30.

Nel corso della sua carriera, la casa cinematografica Paramount Pictures Corporation chiama Carlos Gardel a recitare in quattro film, girati a Joinville, in Francia, conquistando così il mercato degli Stati Uniti, dove registra dischi, canta in radio e gira films di grande successo che accresce la sua fama in tutta l'America.

Poco dopo Carlos incontra il collaboratore, poeta e giornalista Alfredo Le Pera, con il quale scrive molti tanghi, tra cui i famosi "Mi Buenos Aires Querido", "Volver" e "El Día Que Me Quieras", tra gli altri.

Sebbene sia riconosciuto per i suoi tanghi, Gardel si è distinto in più di settecento registrazioni, non solo di tanghi; ma anche musica folk come milonghe, zambas, rancheras, melodie, stili, ecc.

È l'anno 1935 che Carlos Gardel, insieme ad Alfredo Le Pera e ad altri suoi musicisti, muore nella collisione di due aeroplani in procinto di decollare sulla pista dell'aeroporto Enrique Olaya Herrera nella città di Medellín, in Colombia.

Il distinto e molto apprezzato Gardel era allora nel pieno della sua carriera, impegnato a fare un gran tour in tutta l'America Latina, e milioni di suoi ammiratori lo piansero.
Fonte: Crisholm Larsson. El Tango a Broadway (anni ’30)
Titolo inglese: El Tango en Broadway
ID manifesto: CL83830
Categoria: Film
Progettista: Paciarotti
Anno: anni ’30
Attore/regista: Carlos Gardel, Trini Ramos, Vicente Padula, Suzanne Dulier, Manuel Peluffo, dir. Louis J.Gasnier
Studio cinematografico: Exito
Paese: argentino
Paese del film: argentino / americano

Tua

14 aprile, 2023

Blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

-“La Madonna mi ha scelto”- afferma Gisella Scarpulla .La Chiesa osserva e tace mentre centinaia di migliaia accorrono a Trevignano Romano per assistere al miracolo delle lacrime,Gabriella Paci

Ogni tanto qualcuno dice di sentire messaggi e di vedere  piangere statue rappresentanti il Cristo o la Madonna.

L’ultimo di tali episodi risale a circa 7 anni fa, anche se è solo da pochi mesi che la notizia  si è diffusa a macchia d’olio richiamando fedeli provenienti da ogni parte d’Italia e non solo: a Trevignano Romano, paesino alle porte della capitale sul lago di Bracciano ogni 3 del mese la statua della Madonnina acquistata a Medjugorje  dalla cinquantatreenne Gisella, al secolo Maria Giuseppa Scarpulla, piangerebbe lacrime di sangue.  La donna, una ex imprenditrice in bancarotta è la prescelta per tale miracolo. Anzi, a riprova della sua vocazione ,esibisce delle piaghe sulle mani ,che sembrerebbero stigmate che tuttavia non le impediscono di usare le mani dalle quali esalerebbe un profumo di rose.

Tra i numerosi fedeli accorsi c’è chi giura di aver assistito al miracolo e veder il sole che “pulsa “ durante le apparizioni  e alcuni fanno donazione alla onlus o meglio organizzazione del terzo settore  che Gisella ha fondato con il marito.

Lo psicologo sociale della Bicocca di Milano Lorenzo Montali vicepresidente delCicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.
 spiega le varie motivazioni di tale fiducia che sono da ricercarsi nella disperazione, per un lutto o un familiare gravemente ammalato, nella voglia di credere in qualcosa di sovrannaturale che dia conferma al proprio credo,  nel pathos collettivo,nel senso di colpa ecc.

Il fatto che tanti accorrano, non deve comunque  stupire più di tanto: la dottrina ufficiale accetta le cosiddette “profezie private “ ovvero fenomeni in cui la divinità si manifesta e lascia messaggi a persone non consacrate. Alcuni, pur nel dubbio, non vogliono rischiare di perdere occasione di contatto con il divino.

Secondo il professor Montali ognuno ha,all’interno dello stesso sistema di valori e dogmi, tende a declinarla in modo individuale. Questo accade soprattutto nei paesi occidentali

“Viviamo nella società più secolarizzata della storia, in cui la religione sta perdendo pian piano la sua funzione di collante sociale, e sempre meno persone vi si rivolgono per avere una lettura unificante del mondo».Ci dice Montali

A prescindere, quindi, da cosa dirà la Chiesa dopo l’inchiesta della diocesi, i fedeli della Madonna di Trevignano potrebbero comunque non scoraggiarsi, come di fatto è avvenuto in altri casi (oggi più famosi). «Le apparizioni di  non sono state riconosciute ufficialmente dal Vaticano – dice sempre Montali –  ma oggi attirano milioni di presenze”.

Una delle rare apparizioni riconosciute dalla Santa Sede è stata quella di Fatima,quando tre pastorelli del Portogallo, affermarono di aver visto e di parlare con la Madonna .Il fatto attirò

 migliaia di persone che giurarono di aver visto il sole “ballare” (miracolo del sole del 1917).

I messaggi lasciati dalla Madonna  in tutti i casi sono generici, che si possono leggere in vario modo e un osservatore esterno può leggervi tante somiglianze con Trevignano anche se in questo caso è stata predetta anche la mancanza di cibo e acqua,da sopperire dunque con acquisti di cibi in scatola e acqua minerale.

Attualmente la sedicente Gisella, la “veggente “ non fa più incontri e lei ha dichiarato di “sospendere “momentaneamente gli appuntamenti. Molti sostengono che Gisella ha lasciato l’Italia per la Romania,dove vive il marito. Dal suo staff non emergono informazioni ma solo raccomandazioni a non dare adito alla stampa e alla tv dove la donna viene diffamata.

Si è detto infatti che le analisi hanno rivelato che il sangue del lacrime della statuetta della Madonna sia sangue di maiale ma alcuni sostenitori della veggente obiettano che il suddetto sangue,già analizzato nel 2016 non aveva rivelato compatibilità con quello di Gisella e del marito Gianni Cardia e che la Curia stessa aveva decretato che si trattava di sangue umano ,tanto che il vescovo di Civita Castellana aveva  prestato come location  la chiesa del Sacro Cuore e la parrocchia per recitare il rosario ed aveva benedetto i fedeli con la statuetta.

Certo è che adesso la chiesa tace, specie dopo una presunta moltiplicazione degli gnocchi e della pizza operata da Gisella,durante una conviviale con i fedeli e dopo le lamentele di donatori che, perduta la fiducia specie dopo la sua fuga, rimpiangono il denaro incassato dalla veggente e dal  marito.

Restiamo in attesa di controlli da parte di autorità statali e religiose in merito e , nel frattempo,c’è chi ancora la ritiene una santa e chi compatisce i creduloni burlati….

Due parole su maestri e falsi maestri…

Non ci sono più i grandi maestri. Non poteva essere altrimenti. Basta ricordare alla fine che hanno fatto Socrate, Cristo e in tempi più recenti Pasolini. Ci sono i grandi vecchi, ma non i sono più grandi maestri.  O meglio i maestri ci sono, ma bisogna andarseli a trovare col lumicino.  Bisogna avere il merito e anche la fortuna di trovarli perché molti di loro non si espongono, non vogliono assurgere al ruolo di mentore o di guida spirituale. Rischierebbero troppo. Alcuni rischierebbero la loro vita o forse la loro qualità della vita. A loro non conviene. Il rischio minore sarebbe per loro quello di venire fraintesi, equivocati. Bisogna avere anche la fortuna o il merito di dire no ai falsi maestri, ai tanti ciarlatani che vogliono influenzarti,  plasmarti o più realisticamente deformati mentalmente. Al mondo d’oggi quasi nessuno fa niente per niente e molti sono falsi profeti per business. Discorso a parte meriterebbero gli insegnanti scolastici, che non sempre sono maestri veri, vuoi perché gli studenti non raccolgono i loro input, le loro conoscenze, ma vuoi anche perché talvolta non hanno la capacità né la vocazione per formare veramente i giovani. Non solo ma quest’epoca è difficile da decifrare; chi cerca  di prevedere sbaglia: perfino i futurologi non ci azzeccano spesso. La questione di fondo è che mancano grandi figure autorevoli. A tutto ciò è dovuto anche  il fatto che non viene più riconosciuta autorevolezza, se non a pochissimi. Nei decenni scorsi si è voluta abbattere ogni forma di autorità. Ma si è buttata via l’acqua sporca col bambino.  Si è persa quindi anche l’autorevolezza per un  perenne malinteso senso di ribellismo, di permissivismo, di democrazia  e infine di rivoluzione. Chi vuole oggi la saggezza? Mancheranno anche i saggi per i motivi più disparati, ma pochi cercano la saggezza.  E allora cosa resta? Un grande spaesamento,  un grande smarrimento,  una grande incertezza di fondo, un grande vuoto individuale e collettivo. Non fraintendetemi: per maestri non intendo assolutamente quei capi esoterici che pensano di insegnarti a vivere e di diffondere a pochi iniziati grandi verità, che spesso si dimostrano delle ovvietà. Ci sono al mondo d’oggi falsi illuminati e di conseguenza falsi risvegliati. E poi pensateci bene: di quali segreti gelosamente custoditi sarebbero portatori questi pseudo-maestri in una società millenaria che ha accolto il messaggio rivoluzionario di Socrate e anche di Cristo? Quale sarebbero mai le loro grandi verità da non diffondere al popolo? A pensare male verrebbe da parafrasare Brecht e dire: “sventurato è quel popolo che ha bisogno di maestri”. Di nuovo a pensare male verrebbe da dire che chi cerca dei maestri lo fa solo perché venga riconosciuto da una fonte attendibile e credibile il suo stesso talento e allora la ricerca è interessata; in questi casi frequenti si cerca un protettore, un nume tutelare, un’egida sotto cui ripararsi.  I giovani si lasciano spesso incantare dalle sirene degli/delle influencer, dei vip. Non fraintendetemi: ognuno può avere dei maestri personali, dei maestri di vita e di cultura, ma i maestri intesi come figure pubbliche che lasciano un proprio lascito culturale e formativo sono quasi scomparsi. Però a tutto questo è legato a doppio filo il problema che ben pochi hanno l’umiltà di imparare e la capacità di saper riconoscere un grande maestro, che rimarrebbe probabilmente inascoltato ed emarginato. La migliore cosa a mio modesto avviso è leggere i maestri, più che frequentarli. È meglio ascoltare le voci dei grandi geni dell’umanità passata e presente tramite le loro opere scritte. E se è vero che frequentando dei maestri si può ricevere delle spiegazioni e il loro esempio, è altrettanto vero che la forma compiuta e quasi completa del loro pensiero si può ricevere solo leggendoli. La fortuna più grande sarebbe frequentarli e leggerli, ma bisogna avere tempo, soldi e la disponibilità del maestro a farsi incontrare. A ogni modo alle volte mi chiedo se ci sia davvero bisogno di imparare e se serva a qualcosa il cosiddetto autoperfezionamento.  Non ultimo bisogna avere anche  l’abilità nello scegliersi veri maestri e non dei cazzari che si professano tali. In quest’epoca c’è molta confusione perché persone notevoli vengono derise e messe all’angolo dalla società e falsi guru improvvisati scambiati per persone di spicco.  Non solo ma chi avrebbe davvero qualcosa di interessante da dire viene oscurato dai mass media perché troppo scomodo oppure il suo apporto culturale viene oltremodo banalizzato e perciò semplificato, fagocitato, reso innocuo, annullato. Ma poi chi è davvero un grande maestro? Uno che riesce a trasmettere messaggi dello stesso livello di Cristo? Uno che scopre qualcosa che tutti avevano sotto gli occhi e non avevano visto? Uno che migliora il tuo pensiero? Uno che ti insegna come essere e dover essere? Oppure uno che ti fa sognare come potresti essere? 

Distopia

Frida la loka, Lombardia

Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse. Abbandonati a se stessi, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è.

George Orwell

Las masas nunca se levantan espontáneamente, y nunca se levantan porque están oprimidas. En realidad, hasta que no se les permite hacer comparaciones, ni siquiera se dan cuenta de que están oprimidos. Abandonados a sí mismos, generación tras generación, siglo tras siglo, seguirán trabajando, generando y muriendo, privados no sólo de cualquier impulso de rebeldía, sino también de la capacidad de comprender que el mundo también podría ser diferente de lo que es.

George Orwell

Tua

26 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Il silenzio delle piante – di Wislawa Szymborska

Ripubblicato da Frida la loka

Lombardia

La conoscenza unilaterale tra voi e me
si sviluppa abbastanza bene.

So cosa sono foglia, petalo, spiga, stelo, pigna,
e cosa vi accade in aprile, e cosa in dicembre.

Benché la mia curiosità non sia reciproca,
su alcune di voi mi chino apposta,
e verso altre alzo il capo.

Ho dei nomi da darvi:
acero, bardana, epatica,
erica, ginepro, vischio, nontiscordardimé,
ma voi per me non ne avete nessuno.

Viaggiamo insieme.
E quando si viaggia insieme si conversa,
ci si scambiano osservazioni almeno sul tempo,
o sulle stazioni superate in velocità.

Non mancherebbero argomenti, molto ci unisce.

La stessa stella ci tiene nella sua portata.
Gettiamo ombre basate sulle stesse leggi.
Cerchiamo di sapere qualcosa, ognuno a suo modo,
e ciò che non sappiamo, anch’esso ci accomuna.

Io spiegherò come posso, ma voi chiedete:
che significa guardare con gli occhi,
perché mi batte il cuore
e perché il mio corpo non ha radici.

Ma come rispondere a domande non fatte,
se per giunta si è qualcuno
che per voi è a tal punto nessuno.

Epìfite, boschetti, prati e giuncheti –
tutto ciò che vi dico è un monologo
e non siete voi che lo ascoltate.

Parlare con voi è necessario e impossibile.
Urgente in questa vita frettolosa e rimandato a mai.

Wislawa Szymborska: 2 luglio 1923 – 1 febbraio 2012, è stata una poetessa polacca, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1996. Arguta, sensibile, ironica: la poesia della Szymborska vive delle piccole cose di ogni giorno e al contempo riesce a toccare temi universali e profondissimi. Amava le piccole realtà quotidiane, le coincidenze, la natura in tutte le sue forme. E aveva un dono, raro anche nei poeti più affermati: sapeva restituire la meraviglia e lo stupore per ogni avvenimento umano.

Tua

23 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, decisamente conosciuto come Pablo Neruda  – di Frida la loka.

Lombardia

PUNTO E VIRGOLA.

Pablo Neruda con la moglie Maryka Antonieta Hagenaar.

“Mi chiamo Malva. Il nome è stata un’idea di mio padre, il grande poeta Pablo Neruda. Ma non l’ha mai pronunciato in pubblico”.

Quando si fa il nome di Pablo Neruda, lo si associa subito a un personaggio pubblicamente riconosciuto molto attivo nel campo politico, al contempo  nel campo delle lettere, Premio Nobel per la letteratura nel '71.
Spesso si parla della sua magnifica lirica e ben poco della sua vita personale.

Oggi lo faremo; d'una vicenda, una di tante in particolare, questa.

Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso e brillante.

Inizia così il romanzo Malva della scrittrice e storica olandese Hagar Peeter, oltre ad essere poetessa pluripremiata, è anche una storica. Per un decennio ha seguito le tracce della figlia di Neruda.
Ha trasformato l’indagine nel suo primo romanzo, un monologo con la voce di Malva nel ruolo di piccola inquisitrice:

"Perché tu, poeta degli oppressi, paladino della giustizia, mi hai espulso dalla tua vita? Perché sono fragile? Perché affetta di idrocefalia? Papà, perché mi hai abbandonata?". Neruda nelle sue memorie Confesso che ho vissuto, pubblicate postume nel 1974, non fa alcuna menzione dell’esistenza di una figlia sofferente. Un segreto custodito da ben 70 anni.

Nel tribunale immaginario del romanzo lei è parte e giudice. Con una prosa cristallina chiede giustizia usando un’arma identica a quella paterna, la poesia. La sua giuria popolare sono i lettori.

Così ci ricorda che i genitori, Maryka Antonieta Hagenaar, di origine olandese, e Pablo Neruda si erano sposati nel cuore dell’Indonesia, sull’isola di Giava, dove il poeta era console onorario nel 1930. Evoca la sua nascita a Madrid, nella cosiddetta “Casa de las Flores”, piena di gerani e luce, Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso.

Ma per il poeta cileno la nascita di una figlia malata e deforme (secondo la sua stessa descrizione) era fuori da ogni suo calcolo.

[...]In questo tribunale letterario ci sono altre aggravanti:
Negli archivi olandesi ho trovato poi anche tracce ben più drammatiche: la tessera di detenzione di Marika nel campo di transito nazista di Westerbork (lo stesso di Anna Frank), paradossalmente detenuta per essere sposata con uno straniero. Neruda era un diplomatico ma aveva proibito ai collaboratori di dare a sua moglie un passaporto cileno per fuggire dall’Olanda occupata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, dopo la morte della bambina" dice Hagar Peeters.

Nel giugno 1934, Neruda pubblica "Residencia en la tierra" e incontra l'argentina Delia del Carril, affiliata al Partito Comunista Francese, la famosa Formichina. Delia ha 20 anni più di lui e la storia d'amore sarà istantanea. Nell'agosto del 1934 (Maruca, com'era chiamata da Neruda), la moglie, partorì Malva.

Con un flash, rievoca i bombardamenti della guerra civile spagnola del 1936. Suo padre che la accompagna ad imbarcarsi insieme alla madre su un treno diretto a L’Aia. Sarà l’ultima volta che lo vede.

Neruda scrive all’amante del momento, di essersi liberato di un peso.

Riconosce che suo padre era un idolo della sinistra internazionale, perseguitato dalla destra che — tra le altre accuse — avrebbe voluto processarlo per bigamia. In Messico sposò in seconde nozze Delia del Carril, senza aver divorziato né informato sua madre, Maryka Antonieta.
Un mese dopo la sua nascita, Neruda scrive all'amica argentina Sara Tornú(con la quale ha anche avuto dei rapporti sentimentali): "Mia figlia, o come la chiamo io, è un essere assolutamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una vampiretta di tre chili".  L'8 novembre si separò da Maryka e quel giorno abbandonò Malva.

Fugge con La Hormiguita a Parigi e inizia il segreto dell'abbandono di Malva, coperto per anni con la complicità della confraternita letteraria latinoamericana e del Partito comunista cileno, che ha anche nascosto abusi e maltrattamenti di decine di donne. Tutto è per Pablo Neruda.

Tuttavia, Malva è orgogliosa del padre: ha 5 anni, sente e capisce ma non può parlare. Nel suo corpo esile, cresce solo la testa. Guarda il mondo da una carrozzina in legno. È il 1939, anno della grande impresa umanitaria guidata da Pablo Neruda che riuscì a salvare 2 mila spagnoli antifranchisti rifugiati in Francia. Tra loro 250 bambini, alcuni della stessa età di Malva. Mobilitò donazioni in tutta Europa per noleggiare e riparare una nave, la Winnipeg, dove li imbarcò perché potessero iniziare una nuova vita in Cile. Due piccole mani applaudono l’eroismo di questo padre che incarna l’avanguardia poetica e politica. Ma perché a me non hai dato una seconda possibilità?

Maryka si avvicina a una chiesa a L'Aia, dove trova un asilo nido per Malva. Lì sarà assistita dalla coppia di sposi Hendrik Julsing e Gerdina Sierks. Neruda non risponderà mai alle suppliche della moglie abbandonata, di mandargli 100 dollari al mese.

Attorno a Malva ci sono altri bambini, compagni di gioco e sofferenza. Si diverte con altri figli abbandonati da personaggi celebri, impegnati a migliorare l’umanità. Come Lucia, la figlia schizofrenica dello scrittore James Joyce. O Daniel, secondogenito del drammaturgo Arthur Miller, affetto da sindrome di Down. L’autore di Uno sguardo dal ponte ed Erano tutti miei figli si era battuto contro la guerra del Vietnam definendosi “la coscienza dell’America”. Lui, uno dei mariti della divina Marilyn Monroe, quando con la grande fotografa e prima photoreporter dell’agenzia Magnum Inge Morath ebbe un figlio imperfetto, lo nascose per 40 anni. Malva menziona anche Edward, primogenito del Nobel per la fisica Albert: ricoverato e dimenticato in una clinica psichiatrica di Zurigo fino all’ultimo dei suoi giorni.

Maryka vive in pensioni e lavora su quello che trova per mantenere Malva, prega Neruda di mandarle dei soldi per darle da mangiare: «Spenderò fino all'ultimo centesimo per spedire questa lettera».
La figlia del premio Nobel per la letteratura morì all'età di 8 anni il 2 marzo 1943 a Gouda.

Neruda, che incarna l'avanguardia poetica, l'intellettuale militante calamita per il socialismo in Sud America, negò loro anche il salvacondotto per lo scambio di cittadini che li avrebbe salvati da un'Europa impantanata nelle fatiche della seconda guerra mondiale.

La piccola Malva non è citata nelle sue memorie né vi è un verso a lei dedicato.  Ma il cinismo di Neruda è palpabile in “Canto a las madres de los milicianos muertos” dove finge un affetto che contrasta con l'abbandono che ha fatto provare a Maryka e a sua figlia.
Fonti: Mary Villalobos (Reppublica)
Hagar Peeter, scrittrice, storica.
http://viaggiatiriignoranti.it
https://www.uchile.cl
Foto di portata: Casa de las flores, España.

Tua

20 marzo, 2023.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Tango argentino – di Frida la loka

Lombardia

Un po’ di storia

Il tango è nato sulle rive del Río de la Plata nelle città portuali di Buenos Aires, Argentina e Montevideo, Uruguay, alla fine del 1800. È cresciuto gradualmente fino a diventare una miscela unica di persone e tradizioni musicali che sono cresciute allo stesso tempo . In quel momento, le città portuali hanno ricevuto grandi ondate di immigrazione mentre crescevano rapidamente. Man mano che la popolazione diventava più diversificata, gli stili musicali argentini e uruguaiani (che erano in realtà un mix di musica locale indigena e spagnola) furono affiancati da una vasta gamma di influenze che vanno dal candombe africano e dall'habanera ispano-cubana al valzer europeo, polka, chotis , mazurka e flamenco e dando vita a nuovi generi musicali: prima la milonga e poi il tango.

Ebbe inizio con le classi urbane inferiori, inclusi schiavi, immigrati e classi povere e operaie. La musica e la danza iniziarono a prendere forma nelle strade e nelle case popolari, dove molte persone vivevano insieme in quartieri con aree comuni per socializzare. Il quartiere La Boda di Buenos Aires è stato uno dei luoghi in cui il tango ha brillato di più. All'inizio, questa danza sensuale era famosa nei bordelli, sebbene fosse ballata tra due uomini. In ogni caso il tango aveva una pessima reputazione ed era disprezzato dalle classi superiori.

Tutto questo cambio dopo l'inizio del XX secolo, quando le prime copie del tango scritto hanno viaggiato attraverso l'Atlantico. Il tango divenne molto popolare in Europa dopo la prima guerra mondiale, soprattutto a Parigi, e anche la borghesia cominciò a ballarlo. Da quando la cultura parigina ed europea cominciò ad essere esaltata dalle classi alte di Buenos Aires, il tango iniziò ad essere visto in modo diverso, quindi, un genere che fino ad allora era stato considerato volgare, era stato abbracciato dalla popolazione in generale.

Per quanto riguarda la musica stessa, i primi tanghi erano puramente strumentali. Le prime band di tango erano composte da strumenti portatili: flauti, chitarre e violini; ma questa configurazione si è evoluta nella tipica orchestra, che comprende violini, pianoforte, contrabbasso e fisarmoniche. La fisarmonica, inventata in Germania e portata in Argentina da immigrati europei, divenne lo strumento del tango per eccellenza alla fine del XIX secolo. I cantanti di tango non sono apparsi fino all'inizio del XX secolo, quando hanno iniziato a inserire testi nella musica, incluso il lunfardo: parole gergali molto specifiche influenzate dalle lingue degli immigrati, in particolare l'italiano, che hanno iniziato a far parte dello spagnolo parlato a Buenos Aires.

La prima generazione di musicisti di tango, che suonò dalla fine del XIX secolo agli anni '20, era la cosiddetta Guardia Vieja. Crearono l'identità e la struttura del tango come genere musicale e iniziarono a utilizzare la tipica orchestra. Alcuni dei nomi più famosi in quel momento erano Francisco Canaro, Roberto Firpo e Ángel Villoldo. Divennero famose canzoni come El Entrerriano, Unión Cívica, La morocha, El Choclo o La Cumparsita.


La prima apparizione in scena di Carlos Gardel fu come cantante di tango nel 1917, quando cantò Mi Noche Triste. Il leggendario Gardel è noto per aver inventato la canzone del tango e la sua famosa voce ha avuto un ruolo enorme nella divulgazione del tango. Andò da solista nel 1925 e divenne una star internazionale fino alla sua tragica morte in un incidente aereo nel 1935. Alcune delle sue canzoni più famose furono Volver, Por una cabeza, Mano a Mano, Adiós Muchachos e Mi Buenos Aires querido.

Gardel e la comparsa della canzone del tango segnarono il passaggio tra la Guardia Vieja e la Guardia Nueva, che durò dal 1917/1920 fino al 1955 (gli studiosi di tango differiscono sulle date). Julio de Caro, Carlos Gardel, Sofía Bozán, Aníbal Troilo, Rodolfo Biaggi, Carlos di Sarli, Roberto Goyeneche e Francisco Lomuto sono i rappresentanti di questa generazione. L'ultima parte di questo periodo, quando il tango era già famoso ovunque, fu chiamata L'età dell'oro, e coincise con un importante momento politico con la nascita del peronismo in Argentina negli anni '40.


I club di tango iniziarono a chiudere uno dopo l'altro negli anni '60 e '70, quando la musica rock raggiunse i cuori e le menti degli amanti della musica di tutto il mondo, così il tango fu allontanato dai riflettori. Un artista di tango, virtuoso compositore e fisarmonicista di nome Astor Piazolla, ha reagito reinventando il genere, creando un nuovo tipo di tango chiamato nuevo tango, influenzato dal jazz e da altri stili. Molti puristi hanno criticato Piazolla dicendo che aveva ucciso il tango, ma oggi Piazolla è riconosciuto come uno dei più famosi artisti di tango e uno dei più importanti compositori del XX secolo.

La questione giunse a tal punto che Papa Pio X condannò questo ballo. Inoltre, fu censurato dai governi militari argentini.

Fonti: http://donquijote.org.es , http://todolochic.com

Tua

14 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Su chat Gpt, sul giornalismo, sul postumano…

I giornali cartacei sono quasi finiti. È tutto un pullulare, un moltiplicarsi in modo esponenziale di testate giornalistiche online. Però i giornalisti dovranno cambiare lavoro o rimanere senza lavoro. È già da anni che sono sottopagati. Fino a qualche anno fa i giornalisti venivano considerati dei privilegiati. Si diceva e lo dicevano loro stessi: “sempre meglio che lavorare”. Vecchioni in tempi non sospetti cantava: “il giornalista in fondo è un modo di campare”.  Un tempo c’era chi se la tirava perché era iscritto all’albo dei giornalisti e più recentemente qualcuno sosteneva che per far parte di una redazione giornalistica ci volesse la raccomandazione e ancora c’erano forze politiche come i grillini che denunciavano lo scandalo dei milioni per i finanziamenti pubblici ai quotidiani. Insomma i giornalisti da anni non sono più ben visti e rispettati ma da aplcuni addirittura considerati una casta di mangiapane a tradimento.  Un tempo gli operai venivano licenziati per la diffusione della robotica. C’è stato un tempo in cui il giornalismo ufficiale è stato messo in crisi dal giornalismo partecipativo. Ora è arrivata l’intelligenza artificiale. La casa editrice Axel Springer è in fase di ristrutturazione, durante la quale alcuni giornalisti sono stati licenziati e sostituiti dal chatbot Chat GPT. I tagli riguardano due testate tedesche: Die Welt e Bild. Ora i giornalisti verranno licenziati per l’intelligenza artificiale. Ho scaricato la chat Gpt. Ho chiesto in inglese un articolo sul porno. Mi ha risposto che non poteva trattare temi sessualmente espliciti. Ho chiesto in inglese un saggio sulla poesia. Me lo sono fatto tradurre in italiano. Più che un saggio breve era un riassunto di un riassunto di circa 400 parole, però scritto correttamente, anche se molto basilare e scontato. Dopo 2 minuti ho chiesto direttamente in italiano un saggio sul poeta Montale. Dopo 10 secondi avevo un riassunto di circa 500-550 parole della poetica di Montale. Era più profondo del saggio precedente sulla poesia, non banale, anche se non aveva la stessa qualità di una pagina Wikipedia di Montale oppure di un articolo su Montale di una rivista letteraria online o cartacea. Scrivere un articolo di cronaca locale o fare un’inchiesta giornalistica sarà molto più semplice e più facile con l’ausilio di chatbot. Ma perché -mi chiedo- io chat Gpt è gratuita? Che cosa ci guadagna Musk, che insieme ad altri l’ha ideata? Ebbene questa forma di intelligenza artificiale non è neutrale; la tecnologia non è mai neutrale. I contenuti, così come tutte le risposte di chat Gpt, possono essere strumento di propaganda, possono veicolare certi messaggi e certe ideologie invece di altre. A questo mondo nessuno fa niente per niente. La stessa Alexa fa parte del capitalismo di sorveglianza.  I nostri dati, le nostre abitudini sono tutti in mano del potere. Siamo tutti controllati, schedati, sorvegliati. E state pur tranquilli che chat Gpt è un modo per condizionare i mass media di tutto il mondo. Un tempo c’erano i condizionamenti dei mass media. Ora questi chatbot condizionano i mass media, sono un cavallo di Troia dei mass media. Di sicuro ne è passata tanta di acqua sotto i ponti da quando venne diffuso il primo chatterbot, ovvero Eliza, grazie a cui a molti sembrava di parlare con uno psicoterapeuta.  Certamente l’asticella si è alzata perché oggi con la presenza dell’intelligenza artificiale sopravviveranno solo i giornalisti e i content creator che per l’appunto sapranno scrivere cose pregevoli, di qualità elevata. Forse i giornali e il giornalismo sopravviveranno, ma i giornalisti saranno sempre di meno. E coloro che sopravviveranno per scrivere i propri articoli si avverranno sempre più spesso di chatbot. Insomma intelligenza artificiale,  giornalisti artificiali,  articoli artificiali.  Cosa c’è rimasto di vero o almeno di umano? Benvenuti nell’epoca del postumano, dove noi umani siamo sempre più ibridi e i robot sembrano avere un’anima…

Ch’altro! – di Frida la loka

Lombardia

Sono in sofferenza 

La carne mi tradisce

La testa non pensa

O fin troppo da soffocare

Domanda ricorrente...

Quando! Perché così non

posso, non voglio...

Ah! Cara Frida se tu

fosti qui

Avresti la parola giusta

Per me e ne ho bisogno.
Libreria multimediale W.press

Tua

9 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Diversamente mani – di Frida la loka

Lombardia

Pensieri in poesia

Mani, potere immenso... 
hanno la facoltà di sprimere
mille messaggi
infiniti gesti.

Manipulate in modo morboso, coercitivo
per essere usate in nome del "legitimo"
mani che non trovano pace,
e non la troveranno mai;

macchiate di sofferenza, amarezza
mani che non torneranno a essere le stesse;
macchiate di un profondo rosso...

Altre, compiono mosse straordinarie
richiamo del buono, dello spirito nobile,
desiderose di offrire unione...
trasmettere tenenereza,armonia.

Un semplice abbraccio che scioglie incubi e panico
che regalanno certezze e miracoli
dove la speranza è nascosta sotto il buio di calcinacci.

Mani che si donanno inconsciamente
si bagnanno nell'acqua gelida
e si sporcano di fango,
cercando freneticamente un battito...

Mani che raccolgono in lacrime,
ciò che la tempesta rigetta in riva.
Queste mani, dilagnate, piene di cicatrici
nemmeno esse saranno come prima...

Ma, arrivato il momento dell'abluzione
quei segni sulle mani, diranno che sono lì
perché in ogni dove, esiste ancora il bene.

Tua

28 febbraio, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Quando il sole si sgrana – di Frida la loka

Lombardia

Poesia

Cristallo di neve
refratta contro l'appunntita stalacttite;
mordente.

Sbriciolato sol d'inverno
Non hai verve sufficiente
non è abbastanza per annientarla.

La sottile pelle
mostra fenditure ma
non intimoriscono;

nemmeno l'accentuarsi dei fasci;
bianchi fili in cima
silhouette d'una vita vissuta.

Lo specchio mi rigetta però
sdegnosa immagine
Ella; non sono io.
È solo un'ombra...
Digital Art, Frida la loka

Tua

20 gennaio, 2023

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Scissione dell’Io – da Frida la loka

Lombardia

Poesia

Libreria multimediale W.press
Il tempo è trascorso,
una pioviggine salata
che sa di amaro
scarica torpemente creando scanalature;
irregolari tra le tegole dei tetti,

Scissione dell'anima,
ammaraggio sulle labbra squarciate.
Mente ostinata;
Il mio viso; dipinto su olio,
disgrega;

Lascia cadere passionali sfumature
in un indefinito ritratto. 
Reminiscenze imprese,
fotogrami color seppia
si susseguono in un freddo tramonto.

Distante,
un monotono movimento del lago,
la fredda brezza,
trascina foglie nude, morte...
Come fu quell'amore;
senza senso...

Le mie mani tremolanti
riposano sulla mia fragile schiena
aspettando un tenero abbraccio
che non arriverà mai...
sogghignando, faccio un respiro

asciugo quel che resta di salato in faccia
mi muovo e cammino, adagio;
Da qualche parte esiste ancora
percepisco la sua presenza!
Lo so bene, permane nell'altro Io.
Libreria multimediale W.press

Tua

13 febbraio, 2023.

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Fattene una raggione.

Di Frida la loka, Lombardia.

Perché non tornerà.

A te.

Ti chiedi, -dove ho sbagliato?
Mentre un cristallo d'acqua si riversa sulla tua guancia e tuoi occhi chinati accompagnano la postura della testa e del collo

Una mano appoggiata sul mento, per reggerlo mentre l'altro braccio si effonde, divaricato sul tavolo.
Lo sguardo ofuscato cerca di plasmare immagini, ma non ci riesce.

La domanda è sempre quella o quasi, -perché?
Il silenzio è accanto, ma il frastuono anche...
Il cuore si fa piccolo e non batte, galoppa velocemente.

L'universo, il tuo; ora è come quella biglia sul portagioie vicino alla porta, diminuto e fragile ornato da scintillanti colori, come le stelle in un cielo sereno, ma non fai caso...

Piuttosto quello che arriva, è un'aria gelida che traffigge, lacera viscere, dissangua l'anima.

E ti chiedi ancora, - e se tornasse? Avrà peso la sofferenza?, e il tempo?, avrò fiducia un'altra volta?

Tua.

12 febbraio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Un occhio attento a Sanremo e un occhio distratto ad Aleppo (sic!)…

Ognuno deve fare il suo show.  The show must go on! Ma io mi chiedo se invece di omaggiare Mattarella o di sorbirsi il discorso di Benigni sulla Costituzione non era meglio se cambiavano la scaletta e parlavano per un quarto d’ora del disastro immane della Turchia. C’è stato un silenzio molto colpevole a mio avviso. Un brevissimo accenno soltanto a quello che è successo deve a mio avviso essere considerato silenzio. Sanremo comunque è divisivo.  Si ama o si odia senza se e senza ma. Non esistono sfumature, aree di grigio. Ci sono i fan sfegatati, per cui Sanremo è l’evento dell’anno e che rimangono incollati per ore davanti alla TV a gustarsi canzoni, gossip, polemiche sterili, look dei cantanti. Ci sono intellettuali o sedicenti tali che disprezzano Sanremo perché al festival tutto è apparenza, showbusiness, futilità, stupidità,  disimpegno,  vanità di vanità! Che poi non si capisce perché questi intellettuali o presunti tali non si accaniscono con tanto sarcasmo e sagacia anche su tutto il resto della cultura di massa, almeno del nostro Paese. La cosa più saggia è valutare bene il fenomeno di costume che rappresenta Sanremo senza grande odio né grande amore. È vero che è difficile valutare obiettivamente questo evento perché gli intellettuali lo disprezzano come se non ci fosse domani, mentre esiste una grande pressione mediatica della RAI che lo promuove come un grande spettacolo imperdibile. Molti dei testi delle canzoni non valgono niente. Sono poca cosa. Diciamocelo onestamente: c’è molta superficialità,  leggerezza nel senso peggiore del termine. Nella stragrande maggioranza dei casi è puro intrattenimento e poca espressione artistica. C’è un’accozzaglia di giovani che devono ancora trovare la loro strada artistica e vecchie glorie incartopecorite. Ma è indubbio che ci sia anche del buono tra la tanta mediocrità. Succederà che ci ricorderemo di questo festival solo delle cose più stupide e irrilevanti, delle quisquilie, dei falsi scandali (dato che al mondo d’oggi niente scandalizza più nessuno). Tra l’accanimento terapeutico e l’esaltazione assoluta, tra chi lo snobba e giura di non vederlo e chi ne rimane estasiato finisce che tutti parlano di Sanremo e in questa settimana tutti vivono in funzione di Sanremo. Finiamo così con un occhio attento per quel che succede a Sanremo e un occhio distratto per quel che è successo ad Aleppo. Ma in fondo abbiamo bisogno di divertirci ed è l’overdose di informazione che ci rende disumani. Abbiamo tutti delle scusanti. La stessa Rai parla dedica molto più spazio a Sanremo che ad Aleppo e alla Turchia. Ci sono esigenze di budget. Ma io voglio ricordare le parole del grande Montale:

“….Se uno muore/ non importa a nessuno purché sia/ sconosciuto e lontano.”

E’ arrivata una letera!!

Di Frida la loka, Lombardia

27 gennaio, Giornata della memoria

wordpress
Cara Anne, lo so di averti lasciata un po' nell" oblio, ma sai, qui le cose non vanno tanto bene, non abbastanza come dobrebbero e se ci fosti, sicuramente saresti molto delusa degli uomini. Cosicché colgo questo ritaglio di tempo d'una giornata sicuramente particolare per molta gente, oserei dire per il mondo, anche sé, il mondo tutto non lo sa, oppure ha dimenticato o peggio, se ne frega. 

Eh sì Annuccia; perché da quel momento in poi sappi che non fu mai più lo stesso e purtroppo non hai avuto la possibilità di venirne a conoscenza.
Cercherò di essere poco noiosa, (sei una ragazza inteligente), oggi voglio dedicarti un pò d'attenzione per farmi perdonare,spero ti faccia piacere o almeno, ti raserene sapereche che per quanto sia passato del tempo qualcuno ancora s'interessa di chiarire come fu una parte importante della nostra storia, della tua!

Ti ricordi?! Se ho iniziato  a scrivere, quando avevo più o meno la tua età, è soltanto grazie a te; e le tue preziose pagine, che poi divennero un libro, ma questo te l'ho avevo già detto.

Sai Anne cara, tempo fa, son venuta a conoscenza che una scrittrice importante, ha raccolto in un libro, tantissima  informazione, si parla sul fatto di chi rivelò il vostro nascondiglio segreto, come lo chiamavi. Cinque anni e una squadra investigativa composta da quasi duecento persone!!! Hai capito?! Ahimè... alla tua età, diventata famosa, tu diresti sicuramente, -dovuto a cosa?!, già tì sento!! Grazie alla preziosa e minuziosa informazione che col inchiostro è senza rendertene conto ci stavi lasciando come legado.

Dolce Anne, siete stati traditi d'un altro ebreo, come te, come tuoi famigliari e "coinquilini ", triste già, sarai rammaricata oppure sconcertata e ti capisco...

Ma non uno qualsiasi, tale "signore " chiamatosi, Arnold van den Bergh, notaio ebreo, membro del Consiglio ebraico di Amsterdam, sposato con tre figlie.

Pare facesse parte della commissione del Consiglio ebraico che, su ordine dei nazisti, doveva selezionare i nomi degli ebrei da inserire nelle liste di deportazione.

Era molto facoltoso sai!, era riuscito a farsi inserire nella lista del tedesco Hans Georg Calmeyer che, ufficialmente, addirittura dichiarò la sua non appartenenza alla razza ebraica. Per questo, nonostante il decreto nazista che obbligava i notai ebrei olandesi a cedere la loro attività, Arnold van den Bergh poté svolgere il suo lavoro fino al gennaio del 1943, fino a quando un collega ariano, destinato a occupare il suo studio, J. W. A. Schepers, lo denunciò alle SS e gli fece perdere i suoi privilegi.

Probabilmente, a questo punto, sarai un pò seccata? Forse, ma ho pensato che quello che v'è capitato e non solo a voi, è stata una tragedia imanne. E mi dirai, - ma è passato del tempo, a cosa serve oramai sapere, ricordare?, e io ti dirò una frase scritta da un signore, Primo Levi, che subì come te, perché ebreo, ma
sopravvisse e divento una scrittore! Pensa te, il tuo sogno! E recita,

《"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria"》.

Bene! Chissà cosa continuerai a scrivere, là, dove tu sia; spero siano cose colorate, radiose e piene di emozioni.

Ti abbraccio forte, carissima.

Ps: Sono molto soddisfatta di averti scritto e sedermi con te per terra sui pavimenti in legno, con le gambe incrociate come indiani, mentre tiepida filtra un raggio da qualche fessura
Credo essermi ritagliata un pò "troppo " di tempo, alla prossima.

Tua.
27 gennaio, 2023.

Dal blog personale

http://fridalaloka,com

Rippublicato su

http://alessandria.today

Come sarà fuori?

Pensieri

Di Frida la loka (Lombardia)

Benché gli infissi di casa siano senza chiave, si possano aprire e chiudere quando lo si desideri
E le tende siano spalancate per far spazio alla luce sinonimo di vita
Talvolta non riesco ad uscire dal guscio che mi tiene aggrappata a qualche maniglia di qualche porta
Il tempo passa e il mio orologio vitale rallenta e subentra la paura, soprattuttotanti pensieri...

Perché?
Oggi il cielo è così blu!
Come sarà fuori? L'aria sarà mite o fredda e  profumata di neve?
Non lo so, non lo saprei è calato il buio, le lancette hanno fatto il loro giro, ancora una volta.

Tua

17 gennaio,  2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Sui Poetry Slam, le cover band, la poesia, la musica leggera…

Se un poeta di alto livello partecipa a un Poetry Slam può arrivare a prendere anche 100 euro di gettone di presenza (come scriveva la professoressa Gilda Policastro in una sua poesia, molto prima della crisi economica della pandemia). Un componente di una cover band o di una tribute band percepisce oggi dai 50 ai 100 euro come minimo, senza necessariamente essere di buon livello. Il fatto è che la cover band fa quantomeno 200 serate all’anno, mentre il poeta al massimo ne fa 10 di serate (se va di lusso).  A un componente di una cover band i gestori dei locali offrono sempre da bere e da mangiare, mentre invece ciò non è affatto scontato per il poeta. Inoltre il componente della cover band non è costretto a viaggiare, a fare centinaia di km; di solito suona nei locali vicini, della sua città e dei paesi limitrofi, al massimo qualche volta va fuori provincia ma rimane comunque nella sua regione di appartenenza. Il poeta è costretto spesso a fare centinaia di km, andare fuori regione, spendere per il viaggio, per le spese di pernottamento perché i festival di poesia o i Poetry Slam non sono così diffusi. Gli italiani preferiscono la musica alla poesia. Dirò di più: gli italiani preferiscono canzoni cantate non dai migliori interpreti e non dai migliori musicisti (non me ne vogliate, ma è il mercato a stabilire questo) ai migliori poeti e alle migliori poetesse italiane. Quindi correggo il tiro: gli italiani preferiscono di gran lunga la musica appena passabile alla poesia di buon livello. È sempre il mercato che stabilisce tutto. Andare a sentire dei musicisti e cantanti appena passabili, che fanno le canzoni di Ligabue o Vasco Rossi, è di gran lunga preferibile per tante persone a un Poetry Slam, a un reading,  a una presentazione di un libro di un poeta o di una poetessa importante, riconosciuti dalla critica.  Volete mettere farsi diverse birre o alcolici in un locale pieno di tanti giovani ad ascoltare le canzoni sentite centinaia di altre volte dei propri beniamini, cantate da degli onesti musicisti in buon parte dei casi ma nulla più? Che poi l’importante in serate come quelle è ritrovarsi insieme, condividere qualcosa con gli altri, avere uno stato alterato di coscienza, essere in buona compagnia, avere più probabilità di trovare l’anima gemella, magari con gli stessi gusti musicali. Tutte cose, anche giuste o sacrosante, che una serata musicale può garantire oggi in Italia e una serata poetica invece no. Ma perché confrontare una serata poetica di alto livello con quella di una cover band? Paragoniamo un grande reading poetico a un concerto di un grande cantautore o di una grande interprete. Di solito con poche decine di euro si può assistere al concerto di musica leggera, quella che è considerata oggi la migliore musica leggera, e si vede dal vivo il proprio mito musicale. Inoltre tutti i  cantanti fanno un tour, che tocca ogni regione o ogni città.  Basta solo saper aspettare qualche mese nel peggiore dei casi e il cantante o la cantante prima o poi fanno una data vicino casa del suo fan. Ma alla base di tutto c’è un rapporto diverso tra cantante e pubblico rispetto al rapporto tra poeta e pubblico. Il cantante è adorato. Anche i componenti delle cover band più scarsi hanno le loro fan e spesso non sono belli né bravi (ho conosciuto queste realtà di persona). Il poeta viene considerato uno qualsiasi. Il poeta non ha pubblico. Al massimo amici, parenti, aspiranti poeti pseudoamici. La bravura o presunta tale nel cantare o nel suonare è stimata molto di più che del talento poetico. È così. Non c’è nulla da fare. Alla base di tutto c’è il fatto che la musica leggera emoziona molto di più della poesia. Di conseguenza tra cantante e pubblico si crea un rapporto libidico che non si crea tra poeta e lettrici. La stessa stima o reputazione di cui gode un cantante un minimo decente è di gran lunga superiore a quella dei migliori poeti in circolazione, almeno qui in Italia. E non è solo una questione di soldi.  Ai cantanti e ai musicisti si vuole bene, mentre i poeti sono guardati  come persone strane, eccentriche, singolari,  un poco disturbate. Il poeta non gode di buona reputazione. Spesso scrivere poesie è considerato un tarlo. Di solito vecchi amici, diventate persone serie e rispettabili,  ti chiedono dopo anni che non ti vedono, molto ironicamente e con paternalismo: scrivi ancora poesie? Scrivere poesie non è considerata una cosa seria perché non porta soldi né successo. Non è considerata dagli intellettuali un’attività rispettabile. Detto tra noi, un italianista ti considera degno di nota solo se hai pubblicato con una grande casa editrice, almeno un libro. Non parliamo poi della mentalità comune. C’è sempre qualcosa che alla gente fa ridere di un poeta o di una poetessa, anche se famosi. Il 16% delle persone in Italia scrive poesie, ma pochi tra loro leggono libri di poesia contemporanea.  Invece un d.j, anche uno poco professionale,  è venerato dalle ragazze. Saper mixare delle canzoni (nemmeno scriverle o cantarle) è considerato molto di più che lo  scrivere poesie, anche con talento. I dischi, i CD vengono venduti, nonostante la crisi, i libri di poesia contemporanea invece no. Ma queste problematiche esistevano anche ai tempi antichi (carmina non dant panem) e ai tempi di Orwell, che scrisse “Fiorirà l’aspidistra”. Il poeta o la poetessa oggi fatica a riempire una libreria di 100 persone, che appartengono soprattutto alla sua rete amicale, per non parlare di tutti i parenti che vengono lì per fare numero.  Ci sono poeti che pubblicano con grandi case editrici e si devono raccomandare per far venire le persone alla presentazione del loro libro. Va un poco meglio se l’autore o autrice è insegnante e giocoforza invita gli studenti, obbligandoli a presenziare. Insomma scrivete pure poesie, ma non disturbate troppo gli altri con illusioni e vanagloria. Bisogna sempre farsi un esame di realtà.  

ChiaroScuro: Sassate ma poi si pentono. Altri però imitano…e la spirale della violenza terrorizza il povero clochard,gabriella Paci

In uno spazio verde, resede dell’istituto tecnico per geometri “Fossombroni” di Arezzo è posteggiata una vecchia roulotte:è lì da 10 anni,con il premesso della provincia di Arezzo,proprietaria del terreno.

A viverci,in compagnia di un vecchio cane, è Tiziano Birra, un 56 enne d’origine del  Canton Ticino ed ex falegname. E’ facile incontrarlo nei paraggi, sempre dignitosamente vestito e pulito ,a passeggio con il suo cane. Nessuno si è mai lamentato di lui, ombra che cammina in silenzio senza quasi alzare lo sguardo.

Eppure un gruppetto di ragazzi non ha trovato altro divertimento,tra la notte di Natale e Santo Stefano, che prendere a sassate la roulotte e frantumare il vetro del finestrino. Poi ,il rimorso: si frugano in tasca e racimolano 80 euro che lasciano al clochard con le scuse per il danno fatto e per non avere possibilità di lascargli di più.

Un gesto crudele ,forse commesso senza riflettere e senza trovare un briciolo di compassione se non dopo aver commesso il fatto. Ma ciò che è peggio ,è che il gesto si è ripetuto in un asorta di emulazione della cattiveria fine a se stessa,da parte di altri ragazzi.

A dirlo è lo stesso clochard che ha visto che si trattava di altri giovani che gli hanno frantumato l’unico vetro rimasto indenne. Questo il 3 gennaio scorso. Da questa notte il clochard vive nel timore di nuove rappresaglie ai suo danni.

Eppure intorno ci sono palazzi eleganti,tutti densamente abitati ma,si sa, chi colpisce gli indifesi ha anche la vigliaccheria di farlo di nascosto, temendo di essere sorpreso e di dover affrontare le conseguenze.

Quello che suscita indignazione e sgomento,in una realtà di città di media grandezza, dove finora non c’erano mai stati episodi di bullismo e  teppismo ,che si stia assistendo ad un progressivo espandersi delle baby gang e di episodi  di violenza gratuita, come questo di “cui abbiamo parlato

Il  consigliere comunale Mattesini,di fronte alle denunce di atti di teppismo e bullismo  ha dichiarato a suo tempo :ruolo di un amministratore pubblico non è quello di isolare ed emarginare ma di affrontare alle radici il problema. Gli adolescenti hanno bisogno di ‘guida’ ma spesso non trovano riferimenti adulti, né nella scuola né nei genitori. Siamo di fronte alla crisi delle famiglie: aumento delle separazioni e di situazioni conflittuali, incremento della disoccupazione o sottooccupazione con maggiori povertà e sfratti, impossibilità di far fronte alle spese di casa per l’aumento del costo dell’energia elettrica e del gas, orari di lavoro dilatati anche di notte, figli lasciati soli anche per l’assenza di servizi a sostegno dei minori e degli adolescenti.

Ci associamo a tale richiamo ma siamo anche consapevoli che la punizione serve a far ravvedere un giovane e che talvolta bisogna anche far aver il timore delle conseguenze di un certo comportamento, proprio anche perché le famiglie non esercitano più un serio ruolo educativo e i giovani più fragili sono soggetti a emulare certi comportamenti fuori dalle righe.

Comunque ,indubbiamente, stiamo assistendo,in tutta Italia, ad un preoccupante sviluppo di bande di giovani che disturbano,aggrediscono  e danneggiano l’ambiente.

Controluce : I  giovani ora aspirano a lavori che permettano visibilità e guadagno come essere “Influencer” e disdegnano impieghi tradizionali nonostante le richieste di mercato,Gabriella Paci

Influencer è  chi, grazie alla sua posizione,autorità,conoscenza o carisma ha il potere di influenzare gli acquisti  delle persone, orientandole in modo più o meno intenso. Generalmente, un influencer si impegna attivamente in una nicchia di mercato distinta,che va dal settore dell’abbigliamento a quello dei cosmetici,delle calzature, degli accessori e delle scelte di luoghi di vacanza  in hotel di lusso.

Gli influencer quasi sempre collaborano con le aziende, aiutandole a vendere i loro prodotti o servizi, nell’ambito del cosiddetto “Influencer Marketing”e sono definiti “beni di relazione sociale “dato che possono fare decollare un determinato marchio o prodotto.

Il rapporto di “We are social “del 2020 ci dice che 50 milioni di persone sono online  in Italia , e 35 milioni sono sui social ovvero il 58% della popolazione :esse seguono con evidente interesse e ammirazione gli influencer  per essere guidati nelle scelte, anche negli atteggiamenti stessi.

Pubblicano regolarmente post sul loro argomento sui loro canali preferiti e generano un grande seguito di persone entusiaste e coinvolte, che prestano molta attenzione ai loro punti di vista.

Tipi di influencer

 Ci sono tipi diversi di influencer :il modo più comune di valutarli è sula base del numero di follare(seguaci) che hanno e  il livello di influenza su di loro e anche il tipo di promozione effettuata.  Talvolta tuttavia essi possono cambiare prospettiva .

 Per esempio, molti mega-influencer sono anche celebrità. Sono loro ad avere oltre un milione di seguaci ,anche grazie alla loro popolarità,come Chiara Ferragni.  Eppure hanno spesso meno influenza reale sul loro pubblico, perché mancano di esperienza in una nicchia ristretta dedicata.

In genere solo i grandi marchi possono rivolgersi a loro. I loro servizi sono infatti costosi (anche diverse migliaia di euro a post) e sono estremamente pignoli sulla aziende con cui scelgono di collaborare. In quasi tutti i casi, i mega-influencer hanno agenti che lavorano per loro conto per fare qualsiasi accordo di marketing.

Alcuni micro e persino i nano-influencer possono al contrario avere un impatto enorme sui seguaci nella loro nicchia specialistica, e di conseguenza essere di grande beneficio per un’azienda che vende un prodotto destinato a quel settore. I microinfluencer sono persone comuni che si sono fatte conoscere per la loro conoscenza di quella  nicchia I micro-influencer hanno costruito una community di seguaci specializzati, e non vogliono danneggiare il loro rapporto con i loro fan promuovendo un cattivo prodotto per cui sono generalmente attendibili.

Alcuni micro-influencer sono felici di promuovere un marchio gratuitamente. Altri si aspettano una qualche forma di pagamento.

Possono essere comunque economici e avere un’enorme influenza su un piccolo numero di persone, ma nella maggior parte delle nicchie, è necessario lavorare con centinaia di nano-influencer per raggiungere un vasto pubblico.

Influencer italiane di successo

Di regola ,sono le ragazze più dei maschi a svolger il ruolo di influencer :In Italia ne abbiamo almeno 10 che cavalcano la cresta dell’onda :

#1 Chiara Ferragni, 27,5 milioni di follower

#2 Chiara Biasi, 3,7 milioni di follower

#3 Chiara Nasti, 2 milioni di follower

#4 Veronica Ferraro, 1,4 milione di follower

#5 Giulia Gaudino, 640 mila follower

#6 Eleonora Carisi, 636 mila follower

#7 Nicoletta Reggio, 446 mila follower

#8 Valentina Marzullo, 394 mila follower

#9 Maria Rosaria Rizzo, 369 mila follower

#10 Irene Colzi, 349 mila follower

Il corso di laurea triennale dell’università “E campus”

 Il corso di laurea,nuovo nel suo genere, promette di  far acquisire solide competenze a coloro che sono intenzionati a svolgere questa nuova attività lavorativa in costante crescita, ma di fornire strumenti anche a coloro che di fatto già la svolgono ma ambiscono a rafforzare le proprie conoscenze e/o acquisire nuovi strumenti di lavoro. La preparazione offerta da questo curriculum, consentirà all’influencer di svolgere nel tempo un’attività professionale affidabile e sostenibile, in particolare nel settore Moda & cosmetica , uno degli ambiti con la maggiore domanda di influencer marketing.con tanto di remunerazione professionale.

 Al giorno d’oggi in Italia la professione di influencer non è ufficialmente regolamentata. Tuttavia, nel mondo anglosassone i blogger, gli instagramer, gli youtuber e gli influencer in genere sono tra i professionisti più giovani e richiesti da marchi commerciali e agenzie pubblicitarie di rilievo. E questa realtà è arrivata con forza anche qui da noi .

Ecco il piano di studi che è proposto dall’università

1° anno:

Semiotica e filosofia dei linguaggi, Informatica, Estetica della comunicazione, Sociologia dei processi economici, Tecnica, storia e linguaggio dei mezzi audiovisivi, Organizzazione aziendale

2° anno:

Diritto dell’informazione e della comunicazione, Metodologia della ricerca sociale, Lingua inglese, Sociologia della comunicazione e dell’informazione, Psicologia della moda, Sociologia della moda, Progettazione, processi e comportamenti organizzativi, A scelta dello studente

3° anno:

Linguaggi dei nuovi media, Etica della comunicazione, Social media marketing, Lingua spagnola, Laboratorio di scrittura istituzionale e pubblicitaria, Laboratorio di scrittura, Laboratorio di lettura dell’immagine, A scelta dello studente, Tirocini formativi e di orientamento, Prova finale

Insegnamenti a scelta dello studente Organizzazione di eventi e ufficio stampa, Semiotica del testo, Psicologia della comunicazione, Intercultural communication of multi-level political and social processes, Diritto privato, Comunicazione d’impresa, Antropologia giuridica e comunicazione dei sistemi culturali, Storia della televisione, Governance dell’Unione europea, Storia del giornalismo, Urban and territorial marketing, Gestione delle imprese e marketing, Psicologia del lavoro, Strategie d’impresa e gestione della comunicazione, Diritto sindacale e delle relazioni industriali, Web content marketing, Marketing automation & e-reputation management

Indubbiamente ,come detto,i giovani sono molto attirati da una lavoro che unisce visibilità e successo ad un cospicuo guadagno e pertanto tanti sono gli aspiranti ,mentre lavori più tradizionali restano in attesa di personale disposto ad essere assunto per non dover chiudere l’attività svolta.

Tutto ha un’inizio

Di Frida la loka

Quando ho iniziato a scrivere, non sapevo da dove iniziare, ancora oggi sono confusa, nel cosa…

Volevo scrivere e basta, avevo bisogno di trasmettere, di condividere,  ma no, come nei social, a mio parere molto più, se mi passate la parola, superficiali.  Scrivevo e non riuscivo ad arrivare alle persone, mi sentivo no capita, ho addirittura, giudicata.

Qui, ho trovato un posto molto accogliente,  come per tanti che abbiamo fatto un salto nel vuoto, lasciando ognuno la loro terra.

Non ho mai aspettato niente di nessuno,  né i likes, né parole belle nei miei confronti.  Sorpresa mia, non sono da sola, non mi sento sola, anche sé nel quotidiano lo sia e affrontare,  malattia, famiglia e quello che arriva improvvisamente,  e non aspetti.

Volevo solo ringraziare ogni singola persona che mi ha letto, ha lasciato qualche parola o messo un mi piace.

Non avete idea del peso psicologico che possiede,  in positivo!!! Anche sé,  quest’anno è stato davvero duro per me.

RINGRAZIO A TUTTI VOI!

Avete alleggerito ogni singolo giorno di quest’anno,  mi auguro di cuore che proseguirà…

BUON 2023
A TUTTI VOI
Grazie

Vostra

1 gennaio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com