Dopo una carriera dirigenziale nel settore commerciale-marketing e un’ampia attività di consulenza per imprese e agenzie di comunicazione, Pier Carlo Lava ha scelto di indirizzare le proprie competenze verso il digitale. Oggi coordina la presenza online di Alessandria Today e di Alessandria Online, superando ogni giorno la sfida di coniugare rapidità d’informazione, autorevolezza delle fonti e coinvolgimento della community.
Grazie a un solido background strategico, cura piani editoriali, campagne social e attività di brand storytelling, guidando un network di collaboratori che valorizza cultura, territorio e partecipazione civica. Dall’analisi dei dati ai format video, dalla SEO alla gestione delle relazioni digital PR, il suo obiettivo resta lo stesso: rendere le notizie accessibili e rilevanti, trasformando i lettori in una comunità attiva.
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Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l’ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Un carisma e un fascino che prima di lui aveva avuto nella storia del cinema solo Rodolfo Valentino: il bellissimo Alain Delon ha fatto impazzire generazioni di donne e non solo.
Combattivo e tenebroso : due qualità che tanto affascinano fino a pochi anni fa,quando (era il 2017) aveva così annunciato dignitosamente il suo ritiro dalle scene ;ho l’età che ho .
Ho fatto la carriera che ho fatto. Ora, voglio chiudere il cerchio. Organizzando incontri di boxe, ho visto uomini che si sono pentiti di aver fatto un combattimento di troppo. Per me, non ce ne sarà uno di troppo”.
Consapevole che la sua bellezza lo aveva abbandonato, pur essendo un uomo di grande eleganza e fascino innato era però stato un ictus e la diagnosi di un linfoma ai polmoni ad abbatterlo e a generare in lui la depressione: le beghe legali, i sui tre figli , in litigio sia per l’amministrazione del patrimonio che per le cure da prestargli. lo avevano ulteriormente addolorato.
La sua fragilità era emersa durante l’assegnazione a Cannes nel 2019 della palma d’oro avuta dopo un Prix Cesar :riconoscimento tardivo che non compensava esser stato lasciato in ombra nonostante le sue brillanti e storiche interpretazione ne “Il Gattopardo” , in “Rocco e i suoi fratelli “”Borsalino”nei ruoli di gangster e di conquistatore in oltre trent’anni di attività e un numero impressionante di film. Nato l’8 novembre1935 a Sceux, aveva preso la cittadinanza svizzera ma viveva da anni a Douchy nella sua tenuta con i suoi numerosi cani ;aveva preparato per se stesso,le donne da lui amate e i suoi figli la cappella dove sarà sepolto .
Un declino amaro e difficile dopo la luce sfolgorante del successo che ha concluso una vita già caratterizzata da un’infanzia di abbandono; dopo il divorzio dei suoi (madre farmacista e padre proprietario di un piccolo cinema) ad appena quattro anni viene dato in affidamento ma non si inserisce mai bene nella sua nuova famiglia: ribelle a scuola e insofferente delle regole,a soli 17 anni si arruola in marina e finisce a Saigon dove trascorre anni in carcere.Tornato a Parigi, frequenta Montmatre e svolge i più svariati mestieri frequentando compagnie non sempre affidabili.
L’incontro con Brigitte Auber eJean Claude Brialy è fondementale:incoraggiato a tentare la via del cinema per la sua prestanza fisica, va a Roma ma rifiuta il contratto offerto di David O’Selznick per Hollywood mentre accetta la proposta di Yves Allegret per il film “Godot “ e “Fatti bella e taci”
Nel 1958 incontrerà l’amico /rivale Jean Paul Belmondo ;non ha ruoli emergenti ma viene notato da Renè Clement che gli affida il ruolo di Tom Ripley in “Delitto in pieno sole” e conosce il grande amore della sua vita :Romy Schneider. Insieme a lei vivrà anni di travolgente successo e notorietà e la morte prematura di lei sarà un grande dolore per Alain
Ama ed è riamato da donne bellissime ;Nathalie Delon, Jill Fouquet, Romy Schneider, Nico, Dalida, Mireille Darc, Anne Parillaud, Rosalie Van Breemen)dalle quali ha figli sovente trascurati (ben otto alla fine, più uno mai riconosciuto) e la sua vita dopo il cinema resta caratterizzata da una grande instabilità : grane legali con la sua amante/badante Hiromi Rollin, liti ricorrenti tra i figli, passioni pericolose (i cavalli, la boxe, il gioco), rischiose amicizie nella malavita e il mistero dell’assassinio del suo body-guard, Stevan Markovich.
Il suo volto ed i suoi occhi azzurri sono entrati nelle case di tutti e tutti lo hanno amato per quel suo fare scanzonato e irriverente tranne provare sgomento e compassione quando è apparso fragile e smarrito,in preda ad un destino incontrollabile ed inaccettabile per lui …forse andarsene per sempre è stata una conquista di quella serenità che non ha mai avuto in vita.
“Sbagliato” gridano dietro “sbagliato, sbagliato”. il naso la bocca la borsa della spesa la piantina di fiori sul davanzale il giornalaio e il giornale comprato la città la via dove abiti il codice postale la lingua che parli:
trascini dentro le calze il terreno incolto dell’apparenza il suo odore d’ansia
l’angelo che hai sognato covava un’ orbita nera e tu hai tirato il freno al momento sbagliato
Tutto sbagliato . “Sì sì è vero. L’ assoluzione con cui giacemmo è un mestolo bucato tre volte il congedo il marchio tre volte . che fare adesso?
correre correre a perdifiato sbandando cadendo, sbagliando cedendo fiinendo…….
Ave Madre qualcuno da qualche parte si sta suicidando
Una forte scossa è stata avvertita dalla popolazione. Alle 19.49 un sisma di 3.4 gradi ha terrorizzato tutti.
Terremoto in Italia
In situazioni di forza della natura, mantenere la calma e seguire i protocolli è cruciale, anche se gli eventi spesso colpiscono senza preavviso, come la recente scossa di terremoto a Siena.
Intorno alle 19:49, si è verificata una scossa di terremoto a Siena e nelle zone circostanti, con epicentro a Poggibonsi e una magnitudo stimata tra 3,4 e 3,7 gradi secondo l’Ingv. La scossa, che ha avuto un’epicentro a 8 km di profondità, è stata avvertita da tutti gli abitanti della zona.
La scossa di terremoto ha spinto molte persone a evacuare i loro edifici, incluso chi si trovava ai piani alti. Le province coinvolte sono Siena, Arezzo e Firenze. Il presidente Eugenio Giani ha utilizzato i social media per informare la popolazione sul terremoto e sulle verifiche in corso in tutta la Toscana.
Attualmente, non si segnalano danni gravi a persone o edifici, ma si attendono le valutazioni delle autorità competenti. È essenziale mantenere la calma in queste situazioni e trovare un luogo sicuro per proteggersi durante la scossa. È importante evitare di utilizzare scale o ascensori durante terremoti o incendi. Durante un terremoto, è consigliabile ripararsi sotto una struttura solida come un muro o una colonna, valutando la sicurezza dell’area solo dopo la fine del sisma. Recentemente, l’Italia è stata scossa da altri eventi sismici.
Francis Scott Key è una figura di grande importanza storica negli Stati Uniti, principalmente noto per aver scritto il testo dell’inno nazionale, “The Star-Spangled Banner”. Al di là delle parole immortali che riecheggiano in eventi e raduni in tutta la nazione, la vita di Key è un intrecciarsi di servizio pubblico, competenza legale e una posizione complessa sulle questioni cruciali del suo tempo.
Nato il 1 agosto 1779, nell’attuale contea di Carroll nel Maryland, Key era radicato nel tessuto legale e sociale della prima America. La sua famiglia era ben stabilita, con suo padre che svolgeva la professione di avvocato, ufficiale nell’Esercito Continentale e giudice. Key si formò al St. John’s College di Annapolis, nel Maryland, e successivamente studiò legge sotto la guida dello zio Philip Barton Key.
Durante la sua carriera, Key fu in prima linea in eventi legali di rilievo storico. Partecipò al sensazionale processo di Aaron Burr e all’affare Petticoat riguardante il Segretario alla Guerra John Eaton. Difese anche Sam Houston in un caso di aggressione e servì come procuratore chiave in processi di alto profilo. Più tardi nella vita, il presidente Andrew Jackson lo nominò procuratore distrettuale per il Distretto di Columbia, un incarico che mantenne per otto anni.
La composizione di “The Star-Spangled Banner” nacque dal contesto tumultuoso della guerra del 1812. Dopo l’attacco britannico a Washington, Key si trovò a bordo di una nave britannica, negoziando il rilascio di un americano detenuto. Mentre Fort McHenry subiva un intenso bombardamento, la vista della bandiera americana che ancora sventolava all’alba ispirò Key a scrivere le prime linee della poesia sul retro di una lettera che aveva in tasca. Il testo completato fu poi musicato con una canzone popolare del tempo e divenne un amato inno patriottico, ufficialmente adottato nel 1931.
Il Francis Scott Key Bridge di Baltimora, una significativa opera infrastrutturale intitolata in suo onore, è un tributo alla sua eredità duratura. Il ponte attraversava il fiume Patapsco e serviva come arteria vitale, collegando varie parti della città e facilitando la vita di molti pendolari dalla sua apertura nel 1977. In una giornata limpida, dalle altezze del ponte, si poteva osservare il forte di cui Key aveva scritto, collegando passato e presente in un’unica panoramica.
La vita e le opere di Francis Scott Key rimangono intrecciate nell’identità americana. Le sue parole, rappresentative dello spirito della nazione, e il ponte che portava il suo nome, un emblema della crescita e della connettività del paese, riflettono le complessità e i trionfi di una nazione che si sforza sempre verso i suoi ideali.
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Francis Scott Key stands as a figure of significant historical importance in the United States, known chiefly for penning the lyrics to the country’s national anthem, “The Star-Spangled Banner”. But beyond the enduring words that resonate at events and gatherings across the nation, Key’s life is a tapestry of public service, legal prowess, and a complex stance on the pressing issues of his time.
Born on August 1, 1779, in what is now Carroll County, Maryland, Key was embedded in the legal and social fabric of early America. His family was well-established, with his father serving as a lawyer, officer in the Continental Army, and a judge. Key himself was educated at St. John’s College in Annapolis, Maryland, and went on to read law under his uncle, Philip Barton Key.
Throughout his career, Key was at the legal forefront of notable historical events. He was involved in the sensational trial of Aaron Burr and the Petticoat affair concerning Secretary of War John Eaton. He even defended Sam Houston in an assault case and served as a key prosecutor in high-profile trials. Later in life, President Andrew Jackson nominated him to be the District Attorney for the District of Columbia, a position he held for eight years.
Key’s composition of “The Star-Spangled Banner” arose from the tumultuous backdrop of the War of 1812. Following the British attack on Washington, D.C., Key found himself aboard a British ship, negotiating the release of a detained American. As Fort McHenry endured a fierce bombardment, the sight of the American flag still flying at dawn inspired Key to write the initial lines of the poem on the back of a letter he had in his pocket. The completed verse was later set to the tune of a popular song of the time and went on to become a beloved patriotic anthem, officially adopted in 1931.
The Francis Scott Key Bridge in Baltimore, a significant piece of infrastructure named in his honor, is a tribute to his enduring legacy. The bridge spanned the Patapsco River and served as a vital thoroughfare, connecting various parts of the city and easing the lives of many commuters since its opening in 1977. On a clear day, from the heights of the bridge, one could gaze upon the very fort Key wrote about, connecting the past and the present in a single panoramic vista.
Francis Scott Key’s life and works remain woven into the fabric of American identity. His words, representative of the nation’s spirit, and the bridge that bore his name, an emblem of the nation’s growth and connectivity, reflect the complexities and triumphs of a country forever striving towards its ideals.
Ora tanti si improvvisano esperti del conflitto israelianoplaestinese o araboisraeliano. Dalla propria comfort zone ovattata sputano sentenze, condanne, anatemi. Un tempo gli stessi avevano fatto corsi accelerati di virologia e infettologia, poi di putinologia. Ora dicono la loro, alcuni pure ironizzano o fanno i sarcastici. È chiaro che ognuno ha il diritto-dovere di farsi un’idea, ma invece di esprimere opinioni avventate e fuori luogo di una questione molto complessa dovrebbe ripassarsi la storia e rimanere in silenzio, che non è segno di cerchiobottismo o di compromissione morale o di indifferenza o di paura o di menefreghismo: è solo rispetto per i morti innocenti di entrambe le parti e dei loro familiari, perché, mentre qui si divertono nelle dispute ideologiche, in Medioriente si muore e la vita vale poco o nulla. Tifare emotivamente e infantilmente per una parte o per l’altra significa a mio avviso essere beceri e anche peggio. La solidarietà a chi è coinvolto è un conto, il tifo da stadio è ignobile e stupido. Se tifare in questo modo significa non tirarsi indietro e prendere parte, allora io preferisco il silenzio. Un conto è sentirsi chiamati in causa, ma la partecipazione non deve diventare odio né polemica sterile. E il silenzio, oltre a essere sana e consapevole ammissione di ignoranza, è anche rispetto per i tanti israeliani e palestinesi che non istigano all’odio ma vorrebbero vivere in pace in Medioriente o altrove nel mondo. Lasciate fare informazione ai giornalisti. Lasciate esprimere opinioni a esperti di geopolitica o di politica estera o agli storici. Tutto il resto è un ignobile teatrino che specula sui morti innocenti, su migliaia di morti innocenti. Quindi un bel tacere non fu mai scritto e non è pura questione di opportunismo, ma è soprattutto questione di buon senso e di un minimo di umanità!
L’Isola di Caprera, situata al largo delle coste della Sardegna, è una perla incastonata nel cuore del Mediterraneo. Conosciuta per la sua natura selvaggia, le acque cristalline e una storia intrisa di fascino, Caprera attira visitatori da tutto il mondo, offrendo loro un’esperienza indimenticabile.
“Caprera: foto dalla pagina facebook Caprera
Le sue radici storiche risalgono all’Ottocento, quando l’isola divenne la dimora di uno dei più grandi eroi d’Italia, Giuseppe Garibaldi. Questo patriota e combattente per l’indipendenza italiana trascorse gli ultimi anni della sua vita sull’isola, donandole un’aura di rilevanza storica. Oggi, i visitatori possono esplorare la Casa Bianca, la dimora di Garibaldi, che è stata trasformata in un museo per onorare la sua memoria e conservare il suo patrimonio.
Ma Caprera è molto più di un semplice museo storico. La natura incontaminata dell’isola è un vero paradiso per gli amanti del mare e dell’avventura. Le sue spiagge di sabbia bianca e ciottoli, accarezzate dalle acque turchesi, offrono un ambiente ideale per rilassarsi e prendere il sole, mentre i sentieri che attraversano l’isola sono perfetti per gli escursionisti e gli amanti del trekking.
Una delle gemme più preziose di Caprera è la sua biodiversità. L’isola è protetta all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e ospita una varietà di specie animali e vegetali uniche. Le tartarughe marine, i gabbiani e i falchi pellegrini fanno di Caprera un paradiso per gli appassionati di birdwatching, mentre le sue acque sono ideali per gli amanti delle immersioni, con numerosi siti da esplorare.
Per i viaggiatori che cercano una pausa dalla frenesia della vita quotidiana, Caprera offre tranquillità e serenità. Lontano dal caos delle città, l’isola è un luogo in cui il tempo sembra rallentare e dove è possibile ritrovare il contatto con la natura e con se stessi. Gli scorci panoramici mozzafiato e il suono del mare che culla l’isola trasformano ogni visita in un’esperienza indimenticabile.
Inoltre, Caprera offre una deliziosa esperienza culinaria, con ristoranti che propongono piatti tipici della cucina sarda e mediterranea. I sapori autentici, combinati con ingredienti freschi e di stagione, soddisferanno i palati più esigenti.
Caprera è un’isola unica che cattura il cuore di chiunque la visiti. La sua storia affascinante, la natura incontaminata e la bellezza mozzafiato ne fanno una meta imperdibile per i viaggiatori in cerca di autenticità e di avventure nel cuore del Mediterraneo. Visitare Caprera è come entrare in un sogno, un sogno che si materializza davanti ai nostri occhi con tutto il suo splendore.
La val Borbera, valle piuttosto defilata dalle consuete rotte turistiche, offre in realtà un’ampia serie di risonanze storiche, paesaggistiche e ambientali che meritano un viaggio alla scoperta di questi luoghi. Innanzitutto, la val Borbera, abitata sin dall’antichità da Celti, Liguri e poi Romani, è stata teatro, durante la seconda guerra mondiale, di significativi fatti d’arme e d’eroismo delle brigate partigiane contro gli oppressori nazi-fascisti, infatti, a Pertuso, nel cuore della valle, è collocata una lapide che ricorda l’omonima battaglia dell’agosto 1944 e le imprese dei combattenti della divisione garibaldina Pinan Cichero.
In secondo luogo, a partire da Borghetto Borbera, agli occhi del viaggiatore si apre uno scenario di austera e inaspettata bellezza, sino ad arrivare allo straordinario canyon. Lungo circa sei chilometri, formato dalle acque del Borbera, esso scorre incassato dai maestosi muraglioni di età oligocenica, dando origine a un paesaggio che, durante la stagione estiva, esalta il fascino selvaggio di questo territorio, da Persi sino alle Strette di Pertuso.
Nell’area attrezzata di Boscopiano, lungo la strada provinciale, ci si potrà dedicare al picnic, oppure scendere sino alle acque del Borbera, per godere nello stesso tempo di tanta bellezza e ameno refrigerio. Per chi vuole camminare, è possibile percorrere il sentiero “Serena e Alessandro” che conduce sino a Roccaforte ligure.
Ma la particolarità di questo luogo, che desta stupore agli occhi dei viaggiatori, risiede nella spettacolarità delle anse del Borbera, nei voli dell’averla, dell’ortolano e della calandra che guardano dall’alto le acque cristalline, nei sentori dell’issopo, del giglio martagone e della centaurea, che recano con sé, intatta, l’essenza profonda della natura appenninica.
Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.
La Magia dei Campi di Zafferano nella Incantevole Val Borbera, Provincia di Alessandria
Nella pittoresca provincia di Alessandria, tra le meraviglie paesaggistiche della Val Borbera, si celano i segreti di un fiore dal fascino millenario: lo zafferano. Questa preziosa spezia, conosciuta come “oro rosso,” incanta i sensi e regala un tocco di magia a chiunque si avventuri nei campi in cui cresce. Scopriamo insieme la storia e il mistero di questi campi di zafferano, che rendono unica e suggestiva questa incantevole regione.
Il Fiore dell’Incanto
Lo zafferano è un fiore viola dal profumo inebriante e dal colore intenso. La sua bellezza ha affascinato l’umanità sin dai tempi antichi, e le sue origini risalgono a secoli fa, in terre lontane. Da allora, questa pregiata spezia è stata oggetto di commercio e ha giocato un ruolo fondamentale nella cucina, nella medicina e persino nella cosmetica.
Le colline della Val Borbera, con il loro clima mite e la ricchezza del terreno, offrono un ambiente ideale per la coltivazione dello zafferano. Qui, in piccoli appezzamenti di terra, i coltivatori dedicano passione e cura alla coltivazione di questa meravigliosa pianta, preservando un’antica tradizione agricola che si tramanda di generazione in generazione.
I Segreti della Coltivazione
La coltivazione dello zafferano è un’arte che richiede attenzione, dedizione e competenza. I campi di zafferano nella Val Borbera sono curati con scrupolo, e ogni fase del processo di crescita è seguita con cura e passione.
A partire dal piantare i bulbi, che avviene tra fine agosto e settembre, fino alla raccolta dei fiori in autunno, ogni passo richiede abilità e sensibilità per assicurarsi che la qualità dello zafferano sia mantenuta al massimo livello. La raccolta viene effettuata a mano, e i delicati stigmi viola, parte più pregiata del fiore, sono separati con attenzione e cura.
Un Patrimonio da Preservare
I campi di zafferano nella Val Borbera non sono solo un luogo di produzione, ma rappresentano anche un patrimonio culturale e storico di inestimabile valore. I coltivatori locali, consapevoli della preziosità di questa tradizione, si impegnano nella sua preservazione e trasmissione alle generazioni future.
La coltivazione dello zafferano è anche un’opportunità per promuovere il turismo sostenibile e responsabile nella regione. I visitatori possono immergersi nella magia dei campi di zafferano, partecipando alle fasi della coltivazione e scoprendo i segreti di questa affascinante spezia. L’esperienza di essere circondati dalla bellezza dei fiori viola, il loro profumo avvolgente e l’incredibile paesaggio circostante, rimane impressa nei cuori di chiunque abbia la fortuna di vivere questa esperienza unica.
Un Vero Esempio di Eccellenza
I campi di zafferano nella Val Borbera, provincia di Alessandria, rappresentano un vero esempio di eccellenza nella coltivazione di questa preziosa spezia. La passione e la dedizione dei coltivatori si traducono in uno zafferano di altissima qualità, amato e apprezzato in tutto il mondo.
Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.
Nel corso del secolo scorso, le feste in casa occupavano un posto speciale nella cultura giovanile, offrendo ai ragazzi un modo di socializzare e divertirsi in un ambiente intimo e familiare. Prima dell’avvento delle tecnologie digitali e dei social media, queste feste rappresentavano un’esperienza unica e irripetibile, un viaggio nel tempo che vale la pena esplorare.
“Le Feste in Casa nel Secolo Scorso: Esplorando un Altro Mondo”
Le feste in casa non erano semplicemente raduni casuali, ma eventi attentamente pianificati e anticipati con entusiasmo. Non c’erano inviti virtuali o RSVP online: i ragazzi andavano di persona a chiedere ai loro amici di partecipare. L’attesa e l’ansia per l’evento facevano parte dell’esperienza, e l’aspettativa faceva crescere l’anticipazione per la serata.
Prepararsi per una festa in casa era un rituale in sé. I genitori spesso aiutavano i loro figli a organizzare la casa, a spostare i mobili per creare spazio per ballare e a preparare il cibo e le bevande per gli ospiti. La musica era una parte essenziale del divertimento, e i ragazzi avrebbero passato ore a creare delle playlist con le loro canzoni preferite, spesso registrate su cassette o CD.
Quando la notte della festa arrivava, i ragazzi si presentavano a casa dell’ospitante, portando con sé regali come segno di gratitudine. Le feste iniziavano lentamente, con i primi arrivi che si intrattenevano tra loro, ridendo e scherzando. Man mano che il numero di partecipanti cresceva, la casa si riempiva di energia giovanile e spensieratezza.
Le feste in casa offrivano un’opportunità unica per socializzare e creare legami significativi. Senza le distrazioni degli smartphone e dei social media, i ragazzi erano completamente immersi nel momento presente e si divertivano davvero a interagire tra loro. I balli e i giochi erano all’ordine del giorno, e anche gli introversi si sentivano a loro agio in questo ambiente intimo.
Tuttavia, le feste in casa potevano anche essere un’occasione per imparare importanti lezioni di vita. L’organizzazione e la gestione di un evento di questo tipo comportavano responsabilità, come assicurarsi che i genitori fossero informati e che tutto si svolgesse senza problemi. Ciò aiutava i ragazzi a sviluppare competenze sociali e a prendere confidenza in sé stessi.
Con l’avvento di internet e dei social media, le feste in casa hanno iniziato a perdere terreno, sostituite da eventi pubblicizzati su piattaforme digitali e incontri virtuali. L’esperienza di socializzare di persona ha lasciato il posto a interazioni online, e molte delle tradizioni del passato sono state dimenticate.
Oggi, mentre osserviamo con nostalgia il secolo scorso, possiamo riflettere con affetto sulle feste in casa che hanno caratterizzato la gioventù di tante persone. Sebbene il mondo sia cambiato e la tecnologia abbia trasformato il modo in cui ci relazioniamo, quei momenti di semplicità e autenticità delle feste in casa restano incisi nei ricordi di coloro che li hanno vissuti.
In conclusione, le feste in casa del secolo scorso erano un altro mondo, un luogo in cui i ragazzi si riunivano per creare ricordi indelebili e instaurare amicizie durature. Anche se il tempo e la tecnologia hanno portato cambiamenti nella cultura giovanile, queste feste hanno lasciato un’impronta speciale nella storia sociale di quegli anni, dimostrando che l’essenza delle relazioni umane e del divertimento condiviso rimane eterna.
Giovane sordicieca, Giona 26 anni è di Rovereto e già ai tempi dell’Università aveva lasciato la casa dei genitori per trasferirsi a Trento.
Aveva scelto il corso di laurea in Servizio Sociale “affinchè le ingiustizie e i disservizi che ho vissuto sulla mia pelle non si ripetessero per altri”
Supportata dalla Lega del Filo D’Oro con l’affiancamento di alcuni preziosi volontari è riuscita a raggiungere la propria autonomia. C’è anche il suo compagno a sostenerla, Enrico, nonostante sia anch’egli non vedente, con il quale convive.
Lei ironicamente dice: “Enrico ci sente bene, così compensa la mia difficoltà uditiva”
Giona e la sua grande passione
Giona suona il pianoforte con i tappi alle orecchie.
Azioni apparentemente impossibili da compiere, ma che Giona, sordocieca, fa abitualmente.
È una vita piena di colpi di scena, la sua, una vita che l’ha forgiata unendo insieme forza e fragilità, un’emozione intensa dopo l’altra.
Ma il lavoro non è solo legato al poter comunicare e a renderla indipendente come lei vorrebbe: nel tempo in Giona, con il sostegno di tutti, cresce la fiducia per quello che può e vuole fare. Viene incoraggiata a proseguire gli studi, senza nascondere la fatica che questo comporterà. È una nuova sfida, per Giona, che la vede ancora una volta vincitrice.
Giona e il lavoro tanto desiderato. Un’altra conquista.
Attualmente Giona sta lavorando presso il Centro di Salute mentale di Trento con i giovani e adulti con disturbi psichici.
Da gennaio 2018 fa parte del Comitato delle Persone Sordocieche, un organo consultivo della Lega del Filo d’Oro, presieduto da Francesco Mercurio.
Il comitato è la rappresentazione concreta della visione di Sabina Santilli “Nulla su di noi, senza di noi”: un concetto che è alla base della “Lega”, per la quale tutto ha senso solo se la persona con disabilità è considerata parte attiva della società.
Per Giona il tema della partecipazione della persona sordocieca è fondamentale e s’impegna al massimo per promuoverla.
Giona protagonista di un piccolo docu-film.
Giona è stata anche protagonista di un piccolo docu-film, “Il colore dell’erba”, che racconta l’adolescenza di due giovani non vedenti: e questo ancora una volta le ha permesso di capire che il mondo si cambia solo partecipando alla vita della società.
…
Sono rimasta molto toccata da questa giovane ragazza così piena di amore di vita per la Vita. La solidarità passa attraverso relazioni effettive, per cui solo se riusciremo ad evadere dal nostro egocentrismo e a prenderci cura di chi ci sta accanto, saremo veramente uniti “in solidum” con l’altro e saremo capaci di attualizzare la solidarietà. Da qui, la necessità di cominciare a pensare a sé non in termini individualistici, ma come parte viva e attiva di una relazione sociale.
Imparare a conoscersi senza pregiudizi ed egoismi, guardare all’altro come elemento essenziale di una comunità e immedesimarsi nella sua anima, tutto ciò consente ad ognuno di abitare più profondamente sé stesso riconoscendo l’altro come strumento di amplificazione della comprensione del sé.
Una vita vissuta essenzialmente nel proprio spazio privato è destinata a scivolare verso un malinconico vuoto esistenziale, perché vivere la vita disgiuntamente dai legami comunitari significa privarsi degli elementi essenziali che la elevano a vita autenticamente umana e solidale.
Penso che la scuola e le famiglie devono essere chiamate a perseguire un progetto educatico di relazione, vicinanza attraverso una riprogrammazione continua e costante per l’intera vita, perché nessuno nasce persona, ma lo diventa nel corso del proprio arco vitale, nel suo proiettarsi oltre il presente, perché non si giunge mai ad una forma definitiva e conclusa dell’esistenza. Persona, dunque, come punto di partenza e punto di arrivo, come statuto originario e destinale, come condizione ontologica e teleologica dell’essere umano, frutto di una conquista che si rinnova continuamente nell’orizzonte della propria temporalità: la vita si traduce in un incessante processo di revisione e correzione, in un’apertura al continuo trascendimento del proprio sé che si estende fino a coincidere con l’intero corso della vita.
Con stremo piacere condivido con voi amici, i versi d'un poeta stremamente sensibile quanto lungimirante dei giorni nostri, il nostro amico Marcello Comitini.
Marcello Comitini
a Catherine, onda d’amore
Onde delle mie poesie
Sollevate dall’inquietudine perenne delle mie poesie onde armoniose e azzurre si adagiano lungo il tuo corpo schiumano fra i tuoi corti capelli di maschio ti carezzano sin sulla punta delle dita. Tra le mani le senti turgide come le vene del tuo sesso. Vorresti immergerti nella loro sostanza di parole e carne.
Onde misteriose e intimamente desiderate che sfiorano anche te donna ti carezzano con dolcezza i seni toccano il cuore scivolando sulla seta del tuo ventre s’insinuano tra le tue gambe ti fanno chiudere gli occhi e sognare.
Voi ed io all’apice del desiderio sentiamo che l’amore ci lega e le onde delle mie poesie ci accompagnano come vele frementi. Ci conducono nei porti dove oziano barche e velieri che hanno solcato litorali di terre dalla natura rigogliosa dai nomi che ricordano isole di voluttà e passione.
Cullati dalle onde dei miei versi amiamo e speriamo.
A volte nelle mie poesie onde gonfie e rugose si rivoltano sollevate dai venti che giungono da città disumane di solitudine e alienazione. Specchi di vane speranze iniettano il loro triste incanto sin dentro i cuori di coloro che percorrono lunghi viali assordati da parole che i vincitori urlano.
Onde delle mie poesie inaridite dal sole che brucia come l’uomo intere foreste e la calotta d’ozono che lo protegge e uccide animali, spiana montagne devia e ferma lo scorrere dei fiumi.
Poesie tormentate dalle pene dei deboli dei poveri degli sfruttati dei dimenticati delle donne stuprate abbandonate su spiagge di sangue degli emigranti che chiedono aiuto a una nave che gira su quelle acque e i passeggeri si sporgono dagli oblò cerchiati d’oro aprono e chiudono le braccia li lasciano annegare in colpevole silenzio.
Tutte onde nel mare inquieto delle mie poesie che s’infrangono sulle scogliere della ragione dei sentimenti dei desideri. Siete voi, amici e fratelli, uomini e donne uniti dall’amore reciproco per me per l’umanità per l’arte che v’immergete e salvate l’essere abbracciando la dignità che conosce quanto sia dura la vita e quanti disprezzino quella degli altri.
Olas de mis poesías
Elevadas por la inquietud perenne de mis poesías olas armoniosas y azules se relajan a lo largo de tu cuerpo espuman entre tus cortos cabellos masculinos te acarician, hasta la punta de los dedos;
Entre tus manos, las sientes turgentes como las venas de tu sexo, desearías sumergirte en la substancia, de palabras y carne.
Olas misteriosas e intimamente deseadas que a tí tambíen tocan, mujer acariciando suavemente los senos, llegando a tu corazón deslizándose sobre la seda de tu vientre, se escurren entre tus piernas y cierras los ojos y sueñas.
Ustedes y yo desde la cima del deseo, sentimos que el amor nos une y las olas de mis poesías nos acompañan como velas palpitantes.
Nos conducen en puertos donde ociosos duermen, barcos y veleros que han navegado litorales de tierras, de exuberante naturaleza con nombres que recuerdan, islas de placer y pasión.
Acurrucados por las olas de mis versos, amamos y esperamos.
A veces en mis poesías, las olas son hinchadas y arrugadas, se alzan en vuelo de vientos que llegan de ciudades deshumanas, de soledad y alienación.
Espejos de vanas esperanzas inyectan su triste encanto hasta en los corazones que recorren, largas avenidas ensordecidas de palabras que los Vencedores gritan.
Olas de mis poesías, secas al sol que quema como el hombre, enteras forestas y la capa de ozono que lo protege; mata animales, arraza montañas, desvía y frena el curso de ríos.
Poesías atormentadas por la pena de los débiles, de los pobres, de los explotados, de los olvidados, de las mujeres violadas, abandonadas en playas de sangre de inmigrantes que piden ayuda a un barco que va, sobre las mismas aguas y los pasajeros se asoman de las redondas ventanillas, decoradas de oro, abren y cierran los brazos dejándolos ahogarse en un silencio culpable.
Todas, olas en el mar agitado de mis poesías, que rompen contra el acantilado de la razón de sentimientos, de deseos.
Son ustedes, amigos y hermanos, hombres y mujeres unidos del amor recíproco por mí, por la Humanidad, por el Arte, que se sumergen y salvan el Ser, abrazando la Dignidad que sabe cuán dura es la vida y cuantos desprecian las de los otros.
Un mare agitato vedo; nervoso lo vedo; lo sento... pensieri nel fondo; giacciono
Cozzaglie di vite Mescolanza di sudori, sapori del mondo nelle labbra, profumi che sanno di fiori raccolti tempo addietro e sale di mare e lacrime; Tutti annegati.
Alghe verdastre dei tuoi occhi opachi sovente ondeggiano nel sereno silenzio degli abisi seguendo musiche primitive.
Nel lontano e sottile solco tra mare e cielo Scorgo la vela gonfia e scucita D'una barca...
Gli occhi umidi Lentamente s'annebbiano facendo scomparire la giallastra vela;
Avrei voluto stringerla Afferrare dolcemente Fra le mie braccia ormai troppo lontana.
Andar a prendere ricordi, sofferenze, timori, pure vissuti? Ostico il compito; quando un timone manca...
Il sommergibile Titan,ovvero un capsula di pochissimi metri cubi dove hanno trovato al morte 5 persone doveva scendere nelle profondità dell’Oceano e compiere un giro intorno al relitto del Titanic affondato nel 1912 la cui tragica fine ha alimentato romanzi, films (famoso quello con la romantica storia d’amore interpretata da Di Caprio e la colonna sonora di Celine Dion)e istant book.
Come i passeggeri del Titan siano deceduti resta ancora un giallo da svelare ;certo è che le scorte di ossigeno si sono esaurite prima che potessero risalire ,anche se si afferma che la capsula sia esplosa dopo pochi metri di profondità, sparendo dal sonar della nave madrina Tutto il resto è leggenda come il fatto che si sarebbe chiesto ai passeggeri di indossare le cuffie bluetooth per ascoltare la loro musica preferita mentre davanti ai loro occhi si apriva uno scenario surreale di pesci e creature marine, mentre scendevano a buio completo per risparmiare energia utile a girare intorno al relitto o ancora per risalire
Di certo il fatto della loro scomoda situazione di alloggio all’interno, il freddo (tanto da dover indossare calzini e cappelli di lana e il prezzo di oltre 250 dollari pagati per questo “viaggio” promosso dall’Ocean gate “ a 3.880 metri di profondità.Viaggio su cui ora scendono pesanti dubbi in merito alla sicurezza e alla competenza del personale anche se la Oceangate continua a fare pubblicità a questa “escursione “
Dispiace che il giovane diciannovenne Suleman ,figlio del miliardario pachistano Shahzada Dawood che si era portato dietro il cubo di kubrik sia stato, a quanto ha rivelato la madre, rimasta con l’altra figlia a bordo della nave dalla quale si è calata la capsula, ”praticamente obbligato “ ad andare per non deludere il padre, desideroso di vivere quest’avventura ai limiti delle possibilità umane . Gli altri passeggeri erano l’esploratore multimiliardario britannico Hamish Harding ,il sommozzatore francese Paul-Henri Nargolet e l’amministratore delegato di Oceangate Stockton Rush
La sicurezza poco sicura
Il sommergibile, in fibra di carbonio e titanio, era già stato nelle profondità oceaniche
nei pressi del relitto affondato e ritrovato nel 1985 tre volte; una all’anno dal 2021 e circa 50 erano state le prove fatte anche se c’erano stati dei disguidi come l’interruzione con la nave guida di circa 2 ore e mezza nel 2022.
Titan è stato guidato da un controller di gioco Logitech rinforzato e da schermi tattili. Il gamepad wireless Logitech F710 è stato lanciato per la prima volta nel 2011 e costa circa 42 sterline su Amazon. I membri dell’equipaggio comunicano con la nave madre tramite messaggi di testo e non c’è un sistema GPS.
Tuttora la spedizione viene propagandata con messaggi come questo riportato sotto:
8 Days 7 Nights See the wreck site of RMS Titanic Sail the open ocean Receive onboard training Explore the deep ocean
Non è escluso che il fascino delle esperienze estreme non catturi qualcun altro ma è da chiedersi se il business debba prevalere anche su un senso etico perché dovrebbero essere messi in chiaro i limiti attuali di certi mezzi e la limitata possibilità di intervento nel caso di avarie o inconvenienti.
Il cognome delle donne di Aurora Tamigio è un romanzo familiare che affascina con la sua freschezza e il suo passo veloce. Con un’epica popolare, un’anima antica e una leggerezza immaginifica, l’autrice ci trasporta in un viaggio coinvolgente, fatto di risate e lacrime, con personaggi indimenticabili. La scrittura di Tamigio sembra così semplice, ma è proprio quella semplicità che rende impossibile smettere di leggere fino all’ultima parola.
La storia ha inizio con Rosa, una giovane donna nata nella Sicilia dei primi anni del Novecento e cresciuta in un piccolo paesino montano. Fin da bambina, si dimostra essere fatta della stessa materia del suo nome: una donna forte come i fiori che sbocciano sempre, con una forza che contrasta le avversità come frutti benefici contro i malanni, e una resistenza come il legno spinoso. Non si piega mai completamente di fronte al padre e ai fratelli, che sembrano poter tutto. Ma nel 1925 incontra Sebastiano Quaranta, l’unico uomo al mondo che non sa come conquistarla. È amore a prima vista, un amore reale che non inganna. Rosa scappa con Sebastiano e i due aprono un’osteria che diventa un punto di riferimento per la gente dei dintorni.
Nascono i loro figli: il bel Fernando, Donato che diventerà prete e infine Selma, una ragazza dalle mani delicate come i suoi preziosi ricami. Selma, semplice e docile, si lascia affascinare da Santi Maraviglia, soprannominato Santidivetro per la sua pelle diafana, e lo sposa contro il parere della madre. Ma quando Santi diventa legalmente il capofamiglia, iniziano i guai e un’importante eredità viene sottratta. Le figlie di Selma e Santi, Patrizia, Lavinia e Marinella, pagheranno il prezzo di questa situazione. Patrizia è la più combattiva delle tre sorelle, Lavinia è affascinante come l’attrice Virna Lisi e Marinella è la preferita del padre, che si trasforma in una giovane donna negli anni ’80 e sogna di studiare all’estero. Durante i momenti più difficili, lo spirito di Sebastiano Quaranta veglia su di loro, tornando a far visita quando ne hanno più bisogno.
Il cognome delle donne è un romanzo coinvolgente che cattura l’attenzione del lettore con la sua narrazione vivace e la complessità dei personaggi. Aurora Tamigio ci regala una storia familiare ricca di emozioni, intrighi e segreti che si svelano nel corso del tempo. È un viaggio nel passato e nel presente, un intreccio di generazioni e destini che lascia un segno profondo. Con maestria, l’autrice ci porta in un mondo in cui la forza delle donne e la resilienza familiare si intrecciano in un modo unico. Una lettura che lascia un’impronta nel cuore dei lettori.
Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM
Giampaolo Gipi Sterton
Ogni volta che scrivo un articolo vengo coinvolta emotivamente, scrivo ciò che voglio, ciò che mi coinvolge, cio che mi piace e sento mio. Interagire con le persone che intervisto è essenziale, altrimenti non riesco a sentirle. Premetto che odio il circo, quello dove gli animali vengono addestrati dalla bestialità dell’ uomo. Non andrei mai a vederlo, ma anni fa, mi lasciai coinvolgere, dalla curiosità dei miei figli e da un gruppo di amici. Me ne pentii immediatamente, per tutto il tempo, un nodo alla gola e non riuscivo a parlare per non piangere. La mia commozione immensa nel vedere una tigre reale, addestrata a schiocchi di frustra, che ancora sento negli orecchi, umiliata, denigrata nella sua bellezza e regalità. Il resto totalmente raccapricciante, come raccapricciante far camminare gli elefanti, per ore sull’asfalto per pubblicizzare il proprio circo. Per fortuna il llockodown, pare li abbia silenziati e spero di non vedere più queste oscenità. Io cerco le persone, persone che possono dire qualcosa, non c’è bisogno di essere noti, ma può essere noto ciò che hanno da dire, da raccontare. Ho incontrato così Giampaolo Gipi Sterton, lui si giudica un orso, io penso che abbia un cuore d’oro, chi ama gli animali ha una spiccata sensibilità, normale avercela con i suoi simili, che cacciano, esibiscono gli animali come trofei, li fanno estinguere, li uccidono per un paio di zanne. L’animale più pericoloso della terra, è l’uomo. Non uccide per fame, ma per assoluta crudeltà e divertimento.
Tutta la sua home è un amore sconfinato nei confronti degli animali della sua terra. Come dargli torto? L’Africa è una terra incredibile… Giampaolo Gipi Sterton dichiara ” nato e vivo in Kenya, adoro fare felici scoperte per puro caso, quando sto cercando e vedendo altro…” . Padre irlandese, madre romana, figlio di un colonialismo, ma soprattutto di un uomo in simbiosi con questa terra, da cui ha assorbito ogni umore, anche il suo essere selvaggio, ma nello stesso tempo il suo grande cuore. Io direi di lui, citando una frase che non è mia, ma che lo descrive appieno, ” io non sono africano perchè sono nato in Africa, ma perchè l’Africa è nata in me. Kwame Nkrumah ”. Questa intervista sarà insolita, anche perchè Giampaolo Gipi Sterton è insolito, inframmezzerò le sue parole nel contesto delle mie considerazioni e ricerche. Giampaolo ama la sua terra, ma odia come viene maltrattata specie dalla corruzione e da molti italiani, l’italiano è il peggior viaggiatore, che non comprende, non assimila e non fa sua una terra, nè quando arriva, ne quando parte. Lui è tutt’ uno con la sua terra, ed è il posto dove vorrà riposare per sempre, dove sono seppelliti i suoi genitori. Ci racconta che La gente è senza scrupoli, lucra sui bambini, su giovani donne che si concedono per poco. Gli animali sono fondamentali, da piccolo andava nella savana, insieme a suo padre, per ammirare le bellezze della natura. Prendevano il tè nello Tsavo, sulle colline, si mettevamo in un posto alto ad osservare gli animali, numerosi, tante specie, e ha capito, sin da piccolissimo, che la natura è di gran meglio dell’uomo. Giampaolo Sterton non è un esperto, ma è quello che sente quando è nella sua amata savana. Vive due vite, una principale in Africa, l’altra in Europa, quando devo tornarci. Se deve pensare alla sua casa, la sua casa è il Kenya, il suo posto, il suo rifugio, dove tornare sempre e comunque. Ama tutto ciò che è puro e indifeso, i bambini e gli anziani, perchè sono simili, gli animali perchè sono altrettanto puri e indifesi. Ama di meno l’uomo contaminato da tanto egoismo e superficialità,è importante amare ciò che ci circonda, rispettando e avendone cura, senza martoriare tutto.
L ‘Africa a lui ha dato tanto, ma ha anche tolto tanto, come a tutti quelli cresciuti in quest
a terra Giampaolo Gipi Sterton, vive sul mare a una ventina di chilometri da Malindi, lontano dal caos e a un ora dalla savana. Non sopporta di vivere nella città, turisti e turiste che vanno in certi locali per pochi spicci. Gente che non si fa scrupoli, turisti che gettano caramelle ai bambini, come se fossero scimmie, ma sono bambini affamati. Turisti che toccano stelle marine, uccidendole, e per fare foto con un pesce palla, li uccidono. Locali che venderebbero la propria madre, per mangiare. Giovani donne bellissime, che non hanno scampo, bambini nelle slum che sniffano colla a Nairobi, dove c’è la più grande baraccopoli del mondo con trte milioni di persone. Ci sono persone che provano ad aiutare, ma sconfiggere la corruzione è difficile, se non impossibile. Gli amici lo chiamano orso, gli piace vivere in solitudine, spesso è burbero, non si sopporta neppure lui ma per gli animali c’è sempre. Non ha peli sulla lingua, perchè non ha padroni e si sente libero.
La storia di Giampaolo Gipi Sterton, mi fa pensare a uno dei miei scrittori preferiti, Wilbur Smith, i suoi libri hanno il sapore d’ Africa, il fascino dei colori unici di questo incredibile continente, tanto bello, quanto martoriato dall’ animale più pericoloso, più avido, più crudele di tutta la terra: l’uomo. Sulle Iali Hills, da piccolo si recava a prendere il tè, tutto scorreva come in un film, con animali che passavano, il loro linguaggio, questa terra dal colore di terracotta, arenaria, argilla con un pò di quarzite. Abita a un ora e mezza dalla riserva ” Galana conservancy”, le bellissime Lali Hills e il serpeggiante fiume Galana dominano il paesaggio selvaggio, sicuramente il vero Kenya. Spesso i ranger soccorrono animali, feriti o bracconati. Spesso Giampaolo Gipi Sterton ha partecipato a questi soccorsi. Lui dice – è più preziosa la vita di un animale che quella dell’uomo. L’uomo se povero continua a morire, perchè non può permettersi le cure. Eppure il Kenya ha medici tra i migliori – Lui è un uomo schivo, sicuramente la sua vita non facile, non ha fiducia nelle persone la fiducia è una cosa che va recepita e conquistata con il tempo e con la cura, con la dedizione e con i fatti, con le parole e con le azioni….. certo non si fida neppure di se stesso, ma ha motivi certamente validi. Stare attenti perché alle volte le persone più vicine sono proprio quelle che ti fanno più male, non solo nelle relazioni amorose ma anche in quelle di amicizia. se poi capita che la fiducia si da alla persona giusta, questa durerà tutta la vita
Giampaolo Gipi Sterton
Parole sagge e vere , dalle sue pagine emergono gli animali nella loro incomparabile bellezza e anima, primitiva, ma anima
“sappiate che le Giraffe partoriscono nello stesso luogo dove fisicamente sono nate” e io mi diverto a vederle correre,
Il 21 giugno è stata la giornata mondiale della giraffa rimangono solo 117 mila esemplari viventi nel mondo di questo animale strano ma utilissimo, 117mila…di questo passo vedremo gli animali olografici, porcapuzza… …le capre a macchie come le chiamo io so curiosissime, mangiano tanto e bevono pò di meno, corrono tanto e hanno vere e propri asili, hanno 7 vertebre del collo come gli umani, quando combattono si fanno delle collate enormi, e riescono a mangiare piante con il labbro spesso con le spine, le cosiddette acacie spinose… …io non nutro una particolare simpatia da quando ero piccolo per uno spavento che presi in savana, però capisco che suscitano dolcezza..
Perchè amo i ghepardi? perche li amo? Il loro nome deriva dal greco artigliò immobile, non avendo le unghie retrattili,li amo perché sono schivi e guardinghi, perche hanno piu similitudini ad un cane per fisionomia e per rapporto sociale tra loro, si crede corrano a 120km/h ma la loro velocità a malapena raggiunge gli 87km/h che possono tenere per brevi distanze, perche perche come i Leoni vivono anche in Asia, perché si conoscono da 700 anni prima di Cristo e perche, come tutti gli animali belli e unici sono considerati in via du estinzione… …ricordatevi quando andrete in un circo o in uno zoo o nei parchi safari e vi verrà’ voglia di sapere come sono da liberi… vale la pena vedere un prigioniero triste per un sorriso dei vostri figli? NO Gia una volta ve li avevo fatti ascoltare in natura, loro pigolano come uccellini e non fanno Roarr come i leoni perché hanno l OSSO IOIDE calcificato tutto e permette di pigolare e non ruggire, nei leoni questi osso e’ calcificato incompleto.. i ghepardi sono gli unici insieme al puma e al gatto che fanno le fusa..quando sono felici e quando sono sereno…. ah loro miagolano anche come i nostri amici gatti…
Gli ippopotami loro…i più temibili animali in savana e in Africa, c è chi pensa al leone, chi all elefante chi altro a qualche felino… no signori LORO oltre ai Bufali, sono gli animali più pericolosi dell africa ma non perché carnivori ma perché TERRITORIALI, loro sono quelli che te ciancicano se ti avvicini… a dispetto della loro mole sono velocissimi (30km/h) e sono dolcissimi con la loro prole.
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
Leoni .questi fantastici animaletti sono tra le creature più dolci e sensibili a mio avviso, purtroppo in una cucciolata di sopravvive il 50% e anche meno, è una legge della natura altrimenti non ci sarebbe più selvaggina e se ci pensate bene e’ un bene che la natura regoli così le nascite dalla notte dei tempi…molti non sanno che anche ai maschi spetta il controllo e la nursery, anche se hanno poca pazienza,e come gli elefanti possono essere adottati e svezzati da zie mamme e sorelle… Il leone maschio appena entra a far parte di un pride (o branco) uccide tutti i cuccioli portando di nuovo in estro la femmina, questo per dare la propria casata alla stirpe… così va la natura..
ELEPHANTS molti mi chiedono del perché io ami queste anime gentili e delicate, metteteve seduti che vi dirò delle cose che forse non conoscete: -Praticano funerali, riconoscono dalle ossa i loro simili, avvicinandosi prima la matriarca poi via via gli altri componenti del gruppo e infine i cuccioli, avendoli riconosciuti ricoprono delicatamente con foglie rami le ossa -Sanno curarsi da soli specialmente durante il travaglio con un tipo di foglia -Riconoscono le pozze d acqua ancestralmente tramandate nel corso degli anni da madre in figlio -Adottano orfani -Non hanno minimamente paura dei topi come credenza popolare ma sono infastiditi dalle formiche che penerrano nelle scanalature della pelle e spesso del tessuto del piede che è delicatissimo E cosa non ultima sanno che odore ha l uomo e ne fuggono anche non avendone mai visto uno.. perché l uomo così come tutte le specie animali, PUZZA ed emette un odore caratteristico, che agli animali suona come PERICOLO
Sicuramente un articolo lungo, spero non noioso. La terra ci è stata donata, ma è un dono di cui dobbiamo prenderci cura. Perchè distruggere, estinguere? poi cosa ci rimane? La bellezza di questa terra, albe che si scordano di non esseri tramonti, colori di fuoco in ambedue i casi, occhi stupefatti per i colori di questa terra, dagli animali, alle piante la stessa tonalità calda, disperatamente forti, pieni, decisi. Una Africa che ti entra in ogni poro della pelle, un colore incandescente, cocente, dove lacrime amare si mescolano ad una bellezza eterna, senza paragoni. I canti, il vento, i sacrifici, l’amore, morte miscelati in un unico continente, tanto bello quanto sofferto. Giampaolo Gipi Sterton, un fotografo di talento, dalle sue foto trapela la sua anima, selvaggia, è vero, ma di sognatore e romantico. I suoi occhi colgono il sentire dell’Africa, della sua Africa, del luogo in cui ritorna sempre, un luogo che non tradisce, la sua casa.
Ti ringrazio Giampaolo Gipi sterton di averci raccontato della tua Africa e delle tue foto.
Ciascuno di noi è legato all’Africa, proviene dall’Africa, siamo tutti parenti lontani. Damian Marley.
Queste foto bellissime offerte da Giampaolo Gipi Sterton hanno solo delle controindicazioni: possono far emozionare, troppo.
Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.
Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.
Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.
Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.
Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.
Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.
I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.
corro in volo che accarezza con le mie dita le rotonde colline, forano le mie mani le umbre valli ansiose di posseso e mi copre l'abbraccio dei soavi rami, verdi e freschi. Io penetro il sesso della terra intera, mi abbraccia il suo calore e nel mio corpo il tutto sfiora la freschezza delle tenere foglie. La sua rugiada è il sudore dell'amante sempre nuovo.
Non è amore, non è tenerezza né carineria , è la vita intera, la mia, che trovai al vederla nelle tue mani, nella tua boca, nei tuoi senni. Tengo in bocca, il sapore a mandorla delle tue labbre. I nostri mondi non sono mai usciti fuori. Solo una montagna conosce le viscere d'un altra montagna. Per momenti, fluttua la tua presenza.
Diario di Frida Kahlo. pag, 23/24. (traduzione e adattamento di Frida la Loka)
come avvolgendo tutto il mio essere in un'ansiosa attesa di mattina. E vedo, sono ancora con te. In questo momento pieno di sensazioni, ho le mani affondate nell'arancie, e il mio corpo avvolto dai tuoi abbracci.
«Ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. Quello che noi vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura.»
Parole della figlia Gret: “È rimasto immobile per 24 ore prima di morire e non rispondeva più a nessuna sollecitazione… era molto lontano ormai. I suoi ultimi respiri erano così meravigliosi e liberi che non c’era spazio nel mio cuore per la tristezza.
“Un quarto d’ora dopo la sua morte, con un boato spaventoso, un fulmine a ciel sereno ha lacerato per tutta la sua lunghezza uno dei pioppi del giardino.”
Tragico verso tratto da una lirica premonitrice di Karin Boye (Göteborg, 1900 – Alingsås, 1941), poetessa e critica letteraria svedese morta suicida a soli 41 anni.
Foto: Francesco Ungaro. Foto di portata: Jeff Nissen
Le stelle
Ora è finita. Ora mi sveglio.
Ed è quieto e facile l’andare, quando non c’è più niente da attendere e niente da sopportare.
Oro rosso ieri, foglia secca oggi. Domani non ci sarà niente.
Ma stelle ardono in silenzio come prima stanotte, nello spazio intorno.
Ora voglio regalare me stessa, così non mi resterà alcuna briciola.
Dite, stelle, volete ricevere un’anima che non possiede tesori?
Presso di voi è libertà senza difetto lontana la pace dell’eternità.
Non vide forse mai il cielo vuoto, chi dette a voi il suo sogno e la sua lotta.
Salva
Il mondo scorre da fango, vuoto lo riempie. Ferite, che il giorno ha aperto, si chiudono, quando è sera.
Calma, calma inclino il capo a una santa visione, il tuo ricordo che indugia. Tempio; rifugio; purificazione; santuario mio!
Sulle tue scale lontana la tenebra, salva, serena come un bimbo mi addormento.
La breve esistenza della Boye, divenuta celebre grazie al romanzo distopico 'Kallocaina', che anticipava l'avvento dello Stato mondiale raccontato da Orwell in '1984', è marcata in modo drammatico dalla scoperta della sua omosessualità all'età di 18 anni. La donna vivrà sempre con tormento questo orientamento affettivo, condannato all'epoca dalla Legge e dalla morale comune della sua nazione.
Nel '32 si trasferisce a Berlino, dove convive con la compagna Margot Hanel, e decide di curare una profonda depressione con la psicoanalisi. Invano: come aveva previsto nel suo diario lo stesso terapeuta, la poetessa si toglierà la vita, seppur diversi anni dopo.
*Valeria Consoli: laureata in Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla scrittrice Fausta Cialente.
E’ di pochi giorni f ala notizia dell’accoltellamento di una docente di italiano e storia di 51 anni avvenuta nell’istituto di istruzione superiore “Alessandrini” di Abbiate Grasso in provincia di Milano. L’alunno, un ragazzino di 16 anni doveva essere interrogato a storia per recuperare le insufficienze e la docente la prof.ssa Elisabetta Condò, aveva appunto chiamato il ragazzo a sostenere al verifica ma lui si era portato da casa un coltello da caccia del padre e una pistola giocattolo con cui ha minacciato i compagni prima di procedere con l’aggressione alla donna che ha riportato serie ferite all’avambraccio e alla testa. Il ragazzo ora è ricoverato presso il reparto di psichiatria dell’ospedale mentre al docente è stata operata nell’ospedale di Legnano ma non è in pericolo di vita.
Il padre del ragazzo, avvertito dalle forze dell’ordine accorse sul posto dell’aggressione ,ha dichiarato di non essere informato sulla situazione scolastica e comportamentale del figlio ma resta da chiarire come sia possibile, dato che il ragazzo aveva più di una nota disciplinare a suo carico e che , grazie ad un codice fornito dalla scuola ,ciascun genitore può verificare i voti del figlio riportati nel registro elettronico.
A destare preoccupazione è comunque la sempre maggiore reattività da parte degli adolescenti a qualunque divieto o regola da seguire e alla violenza che mostrano nei confronti dell’ambiente e delle persone. Non a caso episodi di bullismo e di teppismo organizzati in veri e propri raid sono all’ordine del giorno.
I rimedi
La sottosegretaria” all’Istruzione e al merito” Paola Frassinetti dichiara che bisogna far acquisire maggiore autorevolezza ai docenti e punire severamente gli studenti che compiono gravi atti di violenza e di sopraffazione . Purtroppo il ruolo educativo delle famiglia è spesso demandato alla sola scuola che non può sopperire a carenze istituzionali e formative della famiglia se non ha strumenti correttivi validi : la semplice nota negativa non ha efficacia se non è supportata dalla famiglia e da punizioni educative che insegnino ,come nel passato, che ad ogni azione corrisponde un effetto.
Il ministro dell’Istruzione Valditara prevede la figura di uno psicologo operante nella scuola ,affinchè ragazzi in difficoltà vengano sostenuti e guidati. Purtroppo forse non si tiene conto che quando lo psicologo c’è (e parlo di esperienza diretta) il ragazzo problematico non sempre è cooperante o disponibile ad andare alle sedute e certi atteggiamenti, se restano senza conseguenze disciplinari, rischiano altresì di diventare motivo di vanto se non addirittura di emulazione da parte dei più fragili che vedono nel ribelle un leader .
(Fate clik nel titolo ” Sono sorda” , vi porta al post personale).
Siccome tocca una corda molto sensibile e a me, vicina voglio condividere con voi tutti questo appello, non solo per sensibilizzare, ma per tendere una mano solida e concreta a chi ha bisogno.
Perciò, mi auguro con tutto il cuore, che questo mio post non sia invano. (Contattate pure me o l’interessata in primis). Grazie mille!
Se qualcuno è disponibile a contribuire al crowdfunding per Evaporata, sarei lieta di ricevere le vostre collaborazioni. Pensavo se fosse possibile partire con una base di € 20, poi qualsiasi somma è più che gradita.
Nel centro di Arezzo, in piazza San Jacopo, c’è un’edicola “storica “che, nata nel 1953, è sempre stata gestita da Piero Scartoni e lo è tuttora, nonostante che il titolare abbia ben novant’anni. Questa edicola, simbolo di Arezzo, rischiava di essere chiusa se Patrizio Bertelli, il presidente del gruppo Prada, non avesse deciso di acquistarla, realizzando un atto d’amore e di riconoscenza verso la città che ha segnato la sua fortunata carriera.
Ritrovo nel tempo passato di sportivi e frequentata dal giornalista Gianni Brera e da Pier Paolo Pasolini,questa piccola edicola retrò è appunto un “luogo del cuore “per tanti aretini delle passate generazioni. Aveva resistito, per 70 anni, alle mutazioni intorno come l’abbattimento nel 1967 della retrostante chiesa del XII secolo per far posto alla costruzione dei Grandi magazzini Rinascente-Upim.
Lì gravitavano i giocatori della squadra amaranto e gli allenatori Manlio Bacigalupo o Omero Tognon , quando erano allenatori dell’Arezzo” o politici come Walter Veltroni e Luciano Lama e artisti come Pier Paolo Pasolini, in città in visita al suo amico Ninetto Davoli, all’epoca in servizio di leva presso la Cadorna.
Fino a settembre sarà ancora Piero Scartoni con la figlia, a gestire il chiosco ma la continuità grazie all’acquisto di Prada , gestito dall’avvocato Gatteschi, è garantita. Tuttavia ,come rileva Scartoni, la carta stampata oggigiorno interessa pochi,soppiantata dall’informazione online .
“Il caffè de’Costanti”
E’il terzo atto d’amore da parte di Bertelli, il quale ha rilevato anche un altro locale storico, “Il caffè dei Costanti “ situato nella bellissima Piazza San Francesco.Un locale d’altri tempi, dove i liceali di un tempo si fermavano per una rapida colazione e dove le signore sostavano il pomeriggio nella saletta da the interna al locale. Oggi il caffè con il suo outdoor nella bella piazza storica, era affollato da turisti e aretini, specie all’ora degli aperitivi. Chiuso da tempo, circa 500 giorni, nonostante l’espandersi con i tavoli dei locali attigui, la piazza era menomata nel suo tradizionale modo di essere. Ancora il caffè ,che ultimamente era anche un ristornate con piatti veloci, è chiuso, ma il suo acquisto da parte di Bertelli rende imminenti i lavori di ristrutturazione per la sua riapertura a fine estate.
L’asta, lanciata ad inizio anno da Intesa Sanpaolo ,proprietaria dell’immobile ereditato da Ubi e a sua volta da banca Etruria prevedeva una base di 1 milione e 350 mila euro e Prada l’ha acquistata per 1 milione e 600 mila euro.
La” buca di San Francesco”
Altro acquisto che è tuttora attivo ,con un menu toscano ,è il ristorante chiamato “la buca di San Francesco”,situato nell’omonima piazza. Nato nel 1929 ad opera di Giuseppe Porcellotti, detto” Beppino della Buca” è stato gestito fino 2018, anno della sua scomparsa da Mario De Filippis che aveva sposato al figlia del Porcellotti. Gestito poi anche con i due figli ,era diventato un punto fermo di Arezzo. Chiuso poi nel 2019 causa covid, non era stato più riaperto. Il locale ha visto passare regine, scienziati,attori, registi, vips vari, e tutti gli amanti della tradizione culinaria toscana di livello. Perfino Harry Truman, presidente degli Stati Uniti ha mangiato nella Buca,come personaggi del calibro di Charlie Chaplin,Roberto Benigni, Salvador Dalì, Gustavo VI di Svezia, Raymond Peynet, Adriano Celentano,Sting, Carolina di Monaco, Giorgio Gaber ,Margherita Hack e altri…
Sotto le suggestive volte affrescate,il locale ha riaperto ora i battenti con prezzi accessibilissimi.
La città auspica di vivere una nuova stagione di presenze di personaggi di spicco perché questo significa turismo e nuova linfa per una città che ha , peraltro, un centro storico d’eccellenza e borghi limitrofi di straordinaria bellezza.