ER CIMAROLO (vernacolo), di Silvia De Angelis

Ecchime…so’ er cimarolo er mejo

de tutti li carciofi co’ ‘a chioma arotonnata

de’ ‘na grannezza mai vista prima

co’ ‘na tinta fra er verde stantio

e er violetto che te se ‘nfila drento

l’occhio pe’ fallo godè da subbito.

Nun ciò gnente a che vedè co’

quei mei parenti striminziti

che si nun t’avvedi te bucheno er palato

cor pelo niscosto nel profonno

e fregatte mejo ‘n’do’ ‘o sguardo

nun ce po’ arivà.

Nun te poi mai sbaijà…come me

cucini so’ sempre prelibbato…

lesso, a la giudia, a spicchi o

come artro te pare.

Accompagnato cor limone

che me schiarisce ‘ a corolla

ce poi giurà so’ un ‘n piatto sopraffino.

In quer de Caere me piace d’esse

cortivato e lì mani robbuste

me raccojeno da dicembre a

aprile pe’ famme interpretà l’anteprima

ner mercato ove e‘ perzone se litigheno

pe’ potemmese accaparà….

@Silvia De Angelis

IL CIMAROLO (traduzione)

Eccomi, sono il cimarolo il

meglio di tutti i carciofi con la chioma arrotondata

di una grandezza mai vista prima

con una tinta fra il verde stantio

e il violetto che s’infila

dentro l’occhio per farlo godere da subito.

Non ho nulla a che vedere con

quei miei paranti striminziti

che se non fai attenzione ti bucano il palato

col pelo nascosto nel profondo

e fregarti meglio dove lo sugardo

non può arrivare.

Non ti puoi mai sbagliare come mi

cucini sono sempre prelibato…

lesso a la giudia, a spicchi

o come altro desideri.

Insieme al limone

che mi schiarisce la corolla

puoi giurarci sono un piatto sopraffino.

In quel di Caere (Cerveteri) mi piace di essere

coltivato e lì mani robuste

mi raccolgono da dicembre

ad aprile per farmi interpretare l’anteprima

nel mercato ove le persone litigano

per potermi accaparrare.

ONDE , di Silvia De Angelis

 
Rincorro  quelle interminabili onde, che col loro andirivieni, riportano in quell’arenile solitario, fibrillanti attimi di remoto, unici  nel momento,  a inorgogliosire trame nascoste  perse in complicate disavventure d’esistenza, interminabili e irrisolvibili.
Intense nuances smaglianti,  e  variegate sfumature tonalizzano  inquiete  intime trine , risvegliate d’un tratto a inusitati palpiti, che, col loro fremere, hanno delineato inaspettati percorsi  vissuti, volti a donar certezze nella personalità, sempre vogliosa di crescenti  sagome  caratteriali.
Quel continuo plasmare innovativi intenti ,assimilati  da quel che valido, ruota intorno a noi ,riassumendone le parti migliori, quelle che ampliano la nostra visuale, donandole l’ intrigante  nota in più, che insieme a originali accordi, tempra un’armonia interiore in grado di captare ogni minuscola inezia del percorso esistenziale, colorandolo di  straordinaria emozionalità  e di quel sovrappiù, da non sottovalutare, capace di aprire radiosi spiragli.
Quegli spiragli piccolissimi emanano briosa luce, che s’ingrandisce giorno per giorno rendendoci  capaci di osservare oltre il consueto, in una dimensione più languida e accattivante, in grado di percepire arcane sensazioni che proiettano il nostro sentire al di là di un insipido attimo d’essenza….
@Silvia De Angelis

A ROMA MIA, di Silvia De Angelis

Nun me pari più ‘a stessa Roma mia

trasannata drento quei vicoli

cormi de monnezza.

Te sei ‘ngrannita troppo

e li governatori nun te stanno più appresso

dediti solo a magnà pe li fattacci loro.

In passato eri “caput mundi”

pe’ l’indicibbile bellezza che ci avevi

mo pari ‘na vecchia zoccola ‘mbruttita

ch’elemosina quarche vecchia lira

pe’ potesse magnà ‘n tozzo de’ pane ‘ndurito.

Aritorna godibbile, Roma mia,

che a vedette così

me piagne proprio er core!

@Silvia De Angelis2019

A ROMA MIA (traduzione)

Non mi sembri più la stessa Roma mia

trasandata in quei vicoli

colmi d’immondizia.

Ti sei ingrandita troppo

e i governatori non ti seguono più

dediti solo a sfruttare la situazione a loro favore.

In passato eri “caput mundi”

Per l’indicibile bellezza che emanavi

ora sembri una vecchia prostituta

che elemosina qualche vecchia lira

per poter mangiare qualche pezzo di pane indurito.

Torna godibile, Roma mia,

che a vederti così,

mi si stringe proprio il cuore!

GIARDINO DI PALAZZO VENEZIA, di Silvia De angelis

Palazzo Venezia è un edificio fra i più significativi del Rinascimento. Il palazzo fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto papa con il nome di Paolo II, celebre collezionista d’arte, e concluso entro la fine del XV secolo.

 Oltre al progetto, risalgono al periodo rinascimentale l’appartamento Barbo, i saloni e la loggia monumentale, l’appartamento Cybo e il giardino-viridarium. Nel 1564 l’intero edificio venne ceduto alla Repubblica di Venezia, che vi stabilì la propria ambasciata presso lo Stato della Chiesa. Nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformio e alla conseguente fine della Repubblica di Venezia, passò all’Austria, che a sua volta ne fece la sede della propria ambasciata.

 Tra il 1910 e il 1913 il giardino-viridarium, oramai noto come Palazzetto, fu smontato e ricostruito pietra su pietra in un sito più arretrato, così da consentire l’ampliamento di piazza Venezia. Nel 1916, nel corso della Prima Guerra mondiale, il Regno d’Italia lo sottrasse all’Austria e decise di stabilirvi un museo di arte medievale e moderna. Negli anni venti Benito Mussolini lo elesse quartier generale: oltre a farvi realizzare il nuovo scalone monumentale, il dittatore fascista ne fece il suo luogo principale di lavoro e di comunicazione. L’assetto odierno risale fondamentalmente al secondo dopoguerra. Il complesso accoglie fra l’altro gli uffici del Polo Museale del Lazio, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, ricco di alcune migliaia di opere di arte medievale e moderna, inclusi alcuni indiscussi capolavori.

Nonostante l’importanza e la bellezza Palazzo Venezia negli ultimi anni è gradualmente uscito dall’orizzonte dei cittadini e dei turisti. La chiusura al pubblico del giardino, mortificato al rango di parcheggio ministeriale, ha contribuito a renderlo una sorta di oggetto misterioso. Di ‘bella addormentata’.
Il 20 giugno 2016 il letargo si conclude. L’intero complesso riprende la scena che gli compete, nel cuore di Roma. Il segno più forte del cambiamento parte non a caso dal giardino, finalmente restituito al pubblico. Di qui l’attento lavoro di restauro e ricucitura, con l’abbattimento di alcune superfetazioni e al contrario la dotazione di un arredo urbano adeguato all’accoglienza, che comprende panchine, lampioni, cestini dei rifiuti, un sistema di videosorveglianza e un wi-fi gratuito. Di qui anche l’apertura in contemporanea dei tre varchi di accesso, lungo via del Plebiscito, via degli Astalli e piazza san Marco. Alla base un’idea comune: far sì che turisti e romani possano trovare nel giardino un luogo di pace e di relax, in una zona per il resto contrassegnata, specie durante il giorno, da traffico e rumore.
È questo il primo passo di un cammino più lungo e ambizioso, vale a dire di un progetto di completo riassetto museologico, che ha l’obiettivo di mettere in valore tutte le componenti e gli istituti del complesso.

Piccoli pappagallini parrucchetti volano nel giardino donando allo stesso, una nota di colore (web)

ORIGINI

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Calca
la mente
sensibili passi
sul circuito delle origini.
Rarefatte
nella collisione del tempo
sono accentuate
da primigeni itinerari.
Manipolano
azioni e mosse individuali
sul tracciato invisibile d’emotività.
E’ abile centrifugare
frequenze e atteggiamenti
che sgretolino petali di vita
nel loro sbocciare e regredire
in quell’infinitesima parte d’universo
che sciolga
in altri mari
l’essenza indivisibile d’amore.
@Silvia De Angelis

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UN BOCCOLO, di Silvia De Angelis

notevole l’effetto di quel tuo saggio esponenziale

– varca i confini del buio acceso –

migrando scivola nel mio sentiero

ove insinua mordenti spasmi nel frangente di luna che ride

– dolce annodare ambrosia e balsamo estatico nello spalmare ebbrezze di mughetto –

mi immergo estasiata in quel passo non più titubante

ove soffio delicato sfuma esili reticenze

in quel dolce inclinare attorcigliato boccolo sfumato…

@Silvia De Angelis

Gioielli Rubati 228: Filipa Moreira Da Cruz – Laura Segantini – Daniele Barbieri – Matt Taggart – Cipriano Gentilino – Silvia De Angelis – Richard Reeve – Felice Serino.

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Ringrazio l'autore Flavio Almerighi per avermi gentilmente inserito in questo
bouquet natalizio di autori di poesie

La mia vita senza me
.
Viaggiare, partire senza una meta o un appuntamento 
Rimani da sola o tra di noi 
È ancora molto presto, aspetta! 
Non sono pronta per domani
.
Un’altra tazza di tè caldo 
La felicità a volte sembra così falsa 
Spostare, reimballare 
Non ho più tempo per queste sciocchezze
.
Devi crescere in fretta ed è un peccato 
Alcune cose si perdono con l’età 
All’improvviso chiudo gli occhi e me ne vado 
E per la prima volta, immagino la mia vita senza me.
.
di Filipa Moreira Da Cruz, qui:
Ma vie sans moi
. * . Non è un conto di sillabe, questa danza in punta di penna. È la parte buona, il sorriso che non rammentavo di avere. La parte nascosta, quella che doveva dormire, ben coperta. Tra le…

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ER PESO, di Silvia De Angelis

Anco si nun ce penzi

ogni parola

cià ‘na misura diverza.

Infatti quea benevola

che te fa felice

nisconne ‘n peso inestimabbile

che te se ‘mprime ‘ ‘n fonno.

Sei tu cor metro che t’aritrovi drento

a dà er giusto onere

ar dire che te se para ‘nnanzi.

Quanno ‘na frase che nun t’aggrada

te fa arivortà er core

‘a voresti fa spiegà ‘n aria

come ‘na piuma

pe’ nun sentilla più svolazzà

ner padijone

 scojonato

@Silvia De Angelis

IL PESO (traduzione)

Anche se non ci pensi

ogni parola

ha una misura diversa.

Infatti quella benevola

nasconde un peso inestimabile

che s’imprime nel profondo.

Sei tu con la misura che hai dentro

a dare il giusto peso

al dire che ti compare davanti.

Quando una frase non ti piace

ti fa male al cuore

e la vorresti far librare in aria

come una piuma

per non sentirla più svolazzare

nel padiglione

scoglionato

A TU PER TU, di Silvia De Angelis

A tu per tu

sulla terraferma del tuo arrenderti

scosto tende gonfie di silenzio.

Farmaco duttile

nel grembo d’una mezzaluce

bisbigliante disagio

forse riciclato da un dogma

carponi nel passo indeciso.

Cerco un cielo che s’apra in verticale

ove toccare l’apice

della  bellezza infinita

sotterfugio d’una carezza sul mio seno

celata dentro un sogno fugace

ove i mignoli afferrino la voce…

@Silvia De Angelis

ATTIMO FINITO, di Silvia De Angelis

Scaturisce

nella complicanza

un  sentore incerto

posato sull’arcata del sopracciglio.

Restio svanire

nella tenebra che avanza

invade occhi palpitanti

sull’espressione d’un disagio.

Contrappone buonismo e rigore

vividi nel pensiero d’un’immagine

svestita di trasparenze e ambiguità

nell’attimo finito che valicherà

l’insapienza di gomiti inaspriti

@Silvia De Angelis

‘NA PIOGGERELLA di Silvia De Angelis

Me perdo drento ‘na pioggerella che scenne lenta

con ‘n’ticchettìo monotono ch’aricorda

er battito d’en orologgio a pendolo

‘Mplaccabbile segna er tempo fuggitivo

d‘e stranezze d‘a vita

che se rincoreno senza tregua

pe’ fatte capì a un certo punto

quant’ è mejo a stassene da soli a ‘n’angoletto

pe’ sbircià ‘n ‘ silenzio ‘ e follie

de quelli che te stanno ‘ntorno

e nun so’ capaci nimmanco de gustasse

er concerto a mille mani

de ‘na pioggia maggica

che te stuzzica quer pizzico de core

@Silvia De Angelis

UNA PIOGGERELLA (traduzione)

Mi confondo dentro una pioggerella che scende lenta

con un ticchettìo monotono che ricorda

il battito di un orologio a pendolo

Implacabile segna il tempo fuggitivo

delle stranezze della vita

che si rincorrono senza tregua

per farti capire a un certo punto

quanto sia meglio starsene da soli in un angoletto

per osservare in silenzio le  follie

di coloro che ti stanno intorno

e non sono capaci ne anche di gustarsi

il concerto a mille mani

di una pioggia magica

che ti stuzzica un angolo di cuore

FRA LUCCIOLE INVISIBILI, di Silvia De Angelis

M’adagio

nel fiato sobrio

di lucciole invisibili

fondendo

il rumore stantio del buio

col lascito breve d’un pizzo di luna

E in quel muto amplesso

 senza confine

lascio annegare

gli indefiniti niente

che in un abbraccio convulso

hanno sfinito le ipotesi d’un sogno

a mezza realtà

Ora

nella pochezza d’un respiro eccentrico

divarico molecole d’aria

per carezzare foglie di vento

prima che si disperdano

nel vibrar d’un soffio

nella densità del nulla…

@Silvia De Angelis