Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
L’ho ritrovata in sogno la mia infanzia. L’azzurro del settembre, il limite di un monte, bastavan quattro passi indugiando alle svolte, lo sguardo ad occidente dove il tramonto incanta. E quel profumo amaro di sterpi accesi un fuoco nell’orto alfine incolto. Se vuoi te lo racconto.
Rosa Maria Corti Tutti i diritti riservati all’autrice
Alessandria: Sabato 10 settembre al Museo C’era una Volta di Piazza Gambarina ad Alessandria, si terrà un concerto speciale per i vincitori del Concorso Musicale Internazionale Città di Alessandria edizione. 2021 sez. Canto lirico. Il concerto vedrà come partecipanti appunto i vincitori di primo e secondo premio del concorso www.concorsomusicaleinternazionalealessandria.it, di variegate nazionalità, Corea, Cina, Ucraina, Armenia e Italia che proporranno brani da famose opere liriche di Verdi, Donizetti, Puccini, Saint Saens, Bizet e Olivieri. L’appuntamento è alle ore 18 presso il Museo Gambarina e l’ingresso è a offerta libera.
“Chiariamolo subito e diciamolo a voce alta: riguardo al tempo scuola e al tempo di apertura delle scuole oltre l’orario scolastico per ospitare altre attività – scrive Franco Lorenzoni – nessuna riduzione è accettabile perché più avanzano gli squilibri del pianeta e le crisi e le guerre, mettendo in discussione i nostri modelli di vita e di sviluppo, più abbiamo bisogno di istruzione, cultura, ricerca e innovazione…”. Tre proposte su quanto possono fare subito le scuole per cominciare ad affrontare la crisi energetica
Circolano ipotesi surreali e proposte scandalose riguardo al tempo scuola. Poiché l’autunno si annuncia pieno di difficoltà ed incognite dovute all’eccezionale rincaro del prezzo del gas e non solo, c’è chi ha pensato che anche le scuole dovrebbero fare la loro parte chiudendo il sabato, riducendo l’orario o persino tornando in alcune occasioni alla Didattica a distanza.
Chiariamolo subito e diciamolo a voce alta: riguardo al tempo scuola e al tempo di apertura delle scuole oltre l’orario scolastico per ospitare altre attività nessuna riduzione è accettabile perché più avanzano gli squilibri del pianeta e le crisi e le guerre, mettendo in discussione i nostri modelli di vita e di sviluppo, più abbiamo bisogno di istruzione, cultura, ricerca e innovazione.
A scuola si possono ridurre i consumi riscaldando a non più di 18 gradi; si possono dotare tutti gli istituti di pannelli solari, come già si sarebbe dovuto fare da tempo e s’è fatto troppo poco; si possono compiere ristrutturazioni che migliorino le coibentazioni e tutte le scuole dovrebbero ambire a divenire esempi concreti di risparmio energetico efficace per il proprio territorio.
Negli edifici scolastici si dovrebbe poter monitorare giorno dopo giorno, in maniera trasparente, quanto e come si consuma cosa per l’illuminazione e il riscaldamento, in modo da farne oggetto di studio, ricerca e proposta di miglioramento.
Nella nostra scuola di Giove (Terni), ad esempio, da tempo ci sono pannelli solari sul tetto e sono stati utilizzati fondi pubblici per la messa in opera di un moderno impianto di riscaldamento a pavimento, forse il più adatto per rendere accoglienti gli ambienti di studio, di ricerca e di gioco, specie per i più piccoli.
Insomma di cosa da fare ce ne sono molte, a patto che si discuta del tempo scuola solo per incentivare il tempo pieno in tutto il paese e aprire le scuole a molteplici attività più tempo possibile
I miei sogni da bambino. I miei sogni da bambino erano di mille colori fugaci il mio cuore appena nato sognava un mondo colorato pieno di aquiloni che volavano su nel cielo… Sognavo un mondo di arcobaleni di tutti i colori dove erano dipinti i nostri pensieri di tutti i giorni pieni d’amore, non distorti… Questi sogni si perdevano nel blu dell’ ingenuità dove tutti i bambini come me sognavano un mondo di felicità. Ora non sono più piccino ma dentro di me è rimasto quel bambino.
Ricordo il vitreo bulbo oculare di una volpe appena morta. Voragine muschiosa, sospesa nel nulla.
Avevo provato a raccoglierla dalla sua zampa ossuta – scricchiolii di un corpo appena investito – ma scivolava fra le dita. La spostai a lato della strada, il muso ritorto pesava di assenza.
Una carezza ultima gliel’ho voluta dare mentre un ragazzino, fermatosi anche lui, mi chiedeva se fosse ancora calda. “Funzionano anche loro come noi?” Disse, ma non sono sicura di aver inteso davvero il significato di quella domanda. “Bè, non è ancora fredda, forse è morta da una ventina di minuti”, provai a rispondere.
Siamo noi ad attraversare le cose, il bosco. Tutto è bosco anche senza alberi.
E poi la notte, addormentata, ricordo di aver corso nel mio sogno e lei mi seguiva, quella volpe, saltava e correva fra gli alberi, vivace, ma non si faceva toccare. La persi quasi subito. Io delusa e sollevata tornai a casa. Spiai dall’oblò della mia roulotte tutta la notte. Osservavo il buio di cespugli sperando che si animassero all’improvviso. Volevo che tornasse da me.
D’un tratto, al mattino, lei tornò, ma senza pelliccia: la vidi: traballante e spaesata. Solo un corpo nudo di donna, adulta, con un ventre, l’ombelico e i capelli crespi. La bocca era dipinta di terra fino al mento, una leggera peluria d’oro brillava su braccia e gambe. Le andai incontro e la baciai, quanto era morbida, esile. Rimase inginocchiata, inesperta nelle sue gambe, con la testa fra le mie mani, vicina al mio ventre. Toccai le sue labbra e le riempii di fiori, poi baciai la sua fronte e lei socchiuse gli occhi, forse addomesticata dalla sua nuova debolezza.
Presto mi accorsi che il suo corpo era scosso da scariche irregolari e, quasi bruscamente, gli arti cominciarono a tremare. L’adagiai subito vicino ad una pietra e le strinsi la mano, lei soffriva senza emettere alcun suono, la gambe leggermente divaricate come a voler partorire.
D’un tratto un tuono in lontananza lo vidi spaccare il cielo e lasciar filtrare una densa nube di cenere. Non sapevo che un universo aldilà avesse iniziato a bruciare.
Il corpo di lei, tremando, cominciò a perdere contorno; incrociai le sue dita scure e mi accorsi di ciò che teneva stretto, una piccola pietra vitrea, muschiosa. La presi e la imbucai frettolosamente nella tasca.
Il suo viso cominciava a scricchiolare. Tremolii di nervi, sabbia. Provai a baciare la sua bocca socchiusa ma la sentii sfaldarsi sotto la mia pressione, anche le dita si fecero sabbia.
Vidi lo spacco del cielo che continuava a riversare cenere sulla valle. Mi voltai nuovamente ma di lei non rimaneva più alcuna forma. C’era una lieve piramide ocra accanto alla pietra. Lei era svanita, la mia volpe. Ed io seduta lì accanto, con la bocca polverosa.
Un boato terribile, d’un tratto: la nube avanzava e sapevo che avrebbe sparpagliato ovunque quella sua sabbia brillante. Feci per prenderne una manciata, ma fuggì.
Raggiunsi la mia roulotte, ero al sicuro. Scavai nel fondo della tasca per trovare quel piccolo oggetto che mi era scivolato fra le dita. Fuori la cenere infuriava tra gli alberi. Lo guardai da vicino e capii: era un bosco, un micro-bosco vivo dentro una sfera. Le punte minuscole dei suoi abeti fluttuavano, stormi di microorganismi esplodevano fra i rami. La accostai all’orecchio e credetti di sentir provenire un ronzio, un grido lontano. La strinsi fra le mani mentre fuori tutto si faceva buio.
Il peso del petto, mi rifugio nei pensieri di spasmi di foglie, nelle macchie inaspettate dei lampioni. Il vento. Tutto scuote, ma scavo una fossa nel suolo. Il buio e il pube del bosco, il mio bisbigliare assorbito da quelle foglie, insalivate; e lo sento: l’inumidirsi della parola nella deglutizione del vespro. La buca di terra è confortevole.
Vorrei occhi che possano nascondermi al moto delle cose.
Ma, seppellito il corpo a metà, forse mi preparo, immemore, alla separazione da quelle cose; l’allontanarsi, che è il progressivo aumento d’una distanza fra me ed un (s)oggetto qualunque, ad una velocità costante. Preferisco l’ombra solida e il non vedere, per poter delineare meglio qualsiasi cosa informe, che è il sentire. La forma della vacuità.
Gli spazi vuoti mi rendono leggero. Quei segni – che componevano il mio significare – riemergono e si spargono col vento. Forse divengo scrittura nuova, incomprensibile, per adesso.
A SPIGNO MONFERRATO (AL) Venerdì 2 settembre 2022, in collaborazione con il Comune e la Proloco di Spigno M.to, RETETEATRI presenta
L’ANGELO E MONTEVERDE
Testo e regia: Paolo La Farina con Paolo La Farina, Monica Massone Musica dal vivo: Mo. Benedetto Spingardi
SPIGNO M.TO (AL) 2 settembre 2022 ORE 21,00 Sagrato della Chiesa di Sant’Ambrogio
Un dialogo onirico tra sogno e realtà sul finire della vita del grande scultore Giulio Monteverde con la sua opera più iconica, l’Angelo “Oneto”. Oppresso dal dolore di tutti i suoi committenti per la realizzazione di monumenti funebri, Giulio Monteverde chiede all’angelo di farsi carico di tutte quelle sofferenze umane e di restituirgli la serenità. L’angelo, destinato a una tomba del cimitero di Staglieno di Genova, si anima e sembra catturare nei suoi occhi tutte le umane disperazioni. Le evoca e le sublima nei pensieri della persona che sta vegliando, dandogli voce con un dialogo in cui il sogno si fa più reale del ricordo e alla fine diventa realtà. Tra momenti di crisi e di entusiasmo Monteverde raggiunge la consapevolezza delle sue potenzialità di artista che riesce a toccare gli animi. Alla fine, tutto ciò che era nato dal silenzio della veglia funebre ritorna silenzio.
MONFRÀ JAZZ FEST LA MUSICA PROTAGONISTA TRA FILARI E BORGHI
Prima settimana di settembre e primi appuntamenti a Sala, Villamiroglio e Villadeati, per un Festival che sembra non fermarsi mai
Continua, con tanti appuntamenti anche a settembre, il Monfrà Jazz Fest: la festa del jazz e del Monferrato che, cominciata a giugno, non ha praticamente mai fatto pausa. La conclusione sembra ancora lontana vedendo un calendario che propone solo in questo mese ben 7 date e 14 esibizioni.
La formula adottata in questa fase della rassegna è quella di “On the UNESCO road”, cioè portare la musica in luoghi insoliti, quanto incantevoli, capaci di valorizzare il territorio in termini di paesaggio e di sapori. Da sempre, infatti, l’abbinamento tra musica e prodotti locali è uno dei punti di forza del Fest.
Sala, 3 settembre, Orange Blues Band
Si comincia, sabato 3 settembre alle 19 a Sala Monferrato, proprio con un concerto degustazione in vigna. A esibirsi tra i filari dell’Azienda Vitivinicola Botto Marco (SP41, n.16)sarà l’Orange Blues Band, formata dalla polistrumentista e cantante Laura Perilli, voce, armonica, kazoo, ukulele, Matteo Bergamini, chitarra; Andrea Rogato, piano; Gigi Andreone, basso e contrabbasso e Alessandro Casè, batteria. Sarà un omaggio alle più belle canzoni della tradizione blues e jazz interpretate al femminile dalla particolarissima voce della cantante romana, attiva sin dal 2000 in molti locali del Centro-Nord Italia, con alcune collaborazioni live anche in Europa. Ad accompagnarla in questa esperienza musicale, che fonde la sua voce sognante dalle radici Jazz, quattro musicisti di grande esperienza e ampio background musicale che aggiungeranno la giusta dose di british blues, rock pop e soul al sound della band. Durante il concerto ci sarà la merenda sinoira con degustazione vini dell’Azienda Vitivinicola Botto Marco. Il costo è di € 35. Prenotazioni al 340 8509299.
Laura Perilli – Cantante dalla voce raffinata e suadente particolarmente adatta sia al repertorio di “standard” americani che alla Bossanova brasiliana. Autodidatta, si ispira a cantanti storiche come Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e, parlando di artiste odierne, Dee Dee Bridgewater, Diana Krall, le italiane Rossana Casale, Roberta Gambarini e Ada Montellanico. Nel 2006 è stata selezionata come voce del Berklee Award Group per aprire l’edizione 2006-2007 di Umbria Jazz Winter. Attiva soprattutto nel circuito jazz romano, lombardo ed in Germania, grazie alle collaborazioni con il chitarrista Peter Autschbach, con cui ha pubblicato anche un cd nel 2009 (Summer Breeze).
Andrea Rogato – Diplomato in Pianoforte al Conservatorio di Genova e al C.P.M.(Centro Professione Musica) di Milano. Come pianista vanta esperienze televisive(Festivalbar, 30 ore per la Vita, Super, Capodanno su Rai 1) e collaborazioni con artisti nazionali ed internazionali, tra cui Beppe Fiorello, Banco del Mutuo Soccorso, Aldo Tagliapietra (Le Orme), Bernardo Lanzetti (ex voce PFM), Clive Banker (Jethro Tull).Nel 2010 partecipa ai seminari di Umbria Jazz tenuti a Perugia dal Berklee College of Music di Boston, dove approfondisce il piano jazz. Attualmente, oltre a dedicarsi all’attività didattica, è tastierista e coordinatore musicale del S.Bartolomeo Gospel Choir e con Andrea Rogato Jazz Trio tiene concerti nell’ambito del repertorio jazzistico.
Gigi Andreone – Bassista, contrabbassista, didatta, ingegnere del suono, attivo dal 1997 live e in studio, studia armonia ed improvvisazione con Riccardo Fioravanti e successivamente contrabbasso con Riccardo Vigorè. Suona negli anni in più di venti album, tra cui quelli della sua band Odd Dimension di cui è anche autore e che lo porta ad esibirsi in Italia e all’estero in contesti di festival e locali di portata internazionale, proseguendo inoltre come session man e compositore per altre band quali A Perfect Day con cui si esibisce anche al festival internazionale Sonisphere – Roma. Prosegue da sempre la sua passione per il blues ed il jazz che lo porta ad essere premiato ad alcuni concorsi quali Percfest Laigueglia 2007. E’ attivo in ambito jazz e blues con varie formazioni e in studio di registrazione.
Matteo Bergamini – Chitarrista dalle radici rock, inizia giovanissimo l’attività live che lo porta a suonare in molti locali del nord Italia. Attivo discograficamente, pubblica nel 2008 ‘Fiori d’ Arancio’ che avvia il progetto Orange Blues Band. Attualmente prosegue nella sua passione per questo strumento anche come manager nell’ambito dell’industria musicale della produzione di chitarre.
Alessandro Casè – Si laurea nel 2019 in batteria e percussioni Jazz presso i Civici Corsi di Jazz di Milano diretti da Enrico Intra. Ha frequentato i corsi di musica d’insieme e big band diretti da Claudio “Wally” Allifranchini presso la scuola Dedalo di Novara e ha fatto fa parte di alcune orchestre stabili dei Civici Corsi di Jazz come il Workshop Ensemble diretto da Luca Missiti e la Swing Band diretta da Paolo Tomelleri. Ha collaborato in alcune occasioni con la Civica Jazz Band diretta da Enrico Intra, orchestra rappresentativa stabile della scuola. Dal 2021 studia privatamente con il batterista newyorkese Dennis Mackrel, ex-membro della famosa Count Basie Orchestra. Fa parte dal 2016 della Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio, tra le più importanti big band a livello nazionale che ha al suo attivo collaborazioni di grande livello in campo jazzistico (Bob Mintzer, Phil Woods, Dee Dee Bridgewater e altri). Con la stessa ha avuto la possibilità di esibirsi in vari festivals tra cui “AVigevano Jazz”, “Garbagnate in Jazz”, “International Jazz Day” e lo spettacolo teatrale “Sing & Swing” dell’attore e comico Massimo Lopez. Nel 2019 ha collaborato con l’attore e comico Tullio Solenghi in occasione di una serie di concerti dedicati a Duke Ellington e ha condiviso il palco in occasione del festival “Garbagnate in Jazz” con Tullio de Piscopo, icona della batteria. Nello stesso ha avuto la possibilità di suonare e collaborare con Bob Mintzer, sassofonista di fama mondiale. Nel 2020, oltre a collaborare con Rick Margitza (Miles Davis), diventa batterista stabile della JM Jazz World Orchestra, big band giovanile che riunisce talenti da tutto il mondo, diretta da Luis Bonilla.
Villamiroglio, 4 settembre, Italo American Swing
Domenica 4 settembre il Monfrà Jazz Fest si trasferisce in Valcerrina, sulla collina di Villamiroglio. In collaborazione con la rassegna organizzata dal Comune si presenta Italo American swing, duo formato da Max Giglio, voce e chitarra e Veronica Perego al contrabbasso. Il repertorio della formazione è caratterizzato da una eterogenea e frizzante carrellata di successi a partire dai classici dell’era dello Swing americano anni Trenta, passando per gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, in cui non mancano i classici italiani di Fred Buscaglione, Paolo Conte, Domenico Modugno e molte altre rivisitazioni di classici. Il programma prevede alle ore 18.00 la possibilità di visite guidate al borgo, alle 18.30 il concerto (ingresso libero fino ad esaurimento posti) e alle 19.30 l’immancabile merenda sinoira a cura dell’associazione ‘J’amis en festa’ Villamiroglio (costo € 15). Prenotazioni al 348 5763077.
Max Giglio, classe 1988, è un giovane cantante attivo tra Torino e Genova. Grande appassionato di Jazz e di musica latina, si è formato alla scuola civica di Torino e sta attualmente finendo il biennio in canto Jazz presso il Conservatorio Paganini di Genova. Ha seguito corsi e master class di grandi esponenti del Jazz italiano e internazionale (tra cui Andrea Pozza, Pietro Leveratto, Paolo Silvestri, Roberta Gambarini, Barbara Raimondi, Diana Torto, Marianne Sullivan). Nel 2017 ha partecipato al Festival Narrazioni Jazz a Torino come vocalist della Big Band Orchestra Vagante. Nel 2018 ha registrato il suo primo album, Arco-íris, un omaggio al cantautorato brasiliano. Si esibisce regolarmente da anni tra Piemonte e Liguria in varie formazioni. Ha collaborato con numerosi musicisti del panorama italiano come Eleonora Strino, Rodolfo Cervetto, Marco Tindiglia, Palmino Pia, Fabio Gorlier, Veronica Perego, Francesco Negri.
Veronica Perego inizia a studiare musica nel 2001, prima intraprendendo studi classici di pianoforte per passare successivamente al basso elettrico e al contrabbasso. Nel marzo del 2019 si è diplomata in contrabbasso jazz al Conservatorio di Torino G. Verdi con il maestro Furio Di Castri. Tra il 2010 e il 2016 ha partecipato ad alcune masterclass tra cui quella organizzata dalla Berklee School a Perugia durante il festival jazz Umbria Jazz e quella tenuta dalla Juilliard School a Torino durante il Torino Jazz Festival. Nel 2017 ha partecipato ai seminari di Nuoro Jazz, vincendo la borsa di studio per l’anno successivo. Nel 2019 ha partecipato all’interscambio tra Nuoro Jazz e il Festival di Ponferrada (Spagna) KM251. Tra i concerti importanti sono da ricordare quelli all’ Open Jazz Festival di Ivrea, al Torino Jazz Festival con la Julliard School, al Torino Jazz Festival – Fringe, al festival Novara Jazz a TedxCrocetta, al Salone del libro di Torino e al Festival Alta Felicitа in Val di Susa. Nell’aprile e maggio 2018 ha preso parte al tour Akkordeonale, svoltosi in Germania, accompagnando musicisti provenienti da diverse nazioni di tutto il mondo per un totale di 33 concerti. In questi anni ha avuto il piacere di collaborare occasionalmente con Giampaolo Casati, Emanuele Cisi, Alessandro Minetto, Alfredo Ponissi, Joao Pedro Teixeira e Youssra El Hawary. Dal 2017 collabora con il cantautore Federico Sirianni.
Villadeati, 4 settembre, Book in jazz
Giusto il tempo di cambiare collina (ma sempre rimanendo in Valcerrina) e sempre domenica 4 settembre a Villadeati è programmato un appuntamento di Book in Jazz. Si presenta “Io sono un Jazzista” con il suo autore Guido Michelone, accompagnato nella sua narrazione da Tommaso Profeta, sax, e Stefano Profeta, contrabbasso. “Io sono un jazzista” è un romanzo breve che narra le avventure di Richard Goodlife, al secolo Riccardino Bellavita, immaginario suonatore di sassofono nella Milano di fine anni Cinquanta, tra balere e night, spogliarelliste e nobildonne, industriali e spiantati: l’ambiente al contempo quotidiano e favoloso per un giovane di belle speranze, che vive allegramente una realtà popolare di volta in volta comica, piccante, grottesca, che Michelone racconta con una prosa quasi fiabesca, ricca comunque di finezze e citazioni tra Jack Kerouac e Carlo Emilio Gadda.
Il pubblico è atteso dalle 20.00 per una visita al borgo e la cena al circolo “Al cortiletto”. Prenotazioni al 329 0488928. Il concerto-spettacolo comincerà alle 21.00.
Guido Michelone Insegna Storia della Musica Afroamericana al Master in Comunicazione Musicale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Per quanto concerne il jazz, dagli anni Novanta via via lavora ai progetti Tutti for Louis, Miles Gloriosus, Boogie Movie dei registi Daniele Ciprì e Franco Maresco e alla sceneggiatura del lungometraggio in fieri Jazz Story del cartoonist Riccardo Maneglia. È attivo nella jazz-poetry assieme a diversi jazzmen italiani, per i quali compone le sei commedie riunite nel volume Teatro Jazz (2004). Oltre collaborare a festival e rassegne, al Museo del Jazz di Genova, al quotidiano «Il Manifesto», al settimanale «Alias» e alle riviste «Magazzino Jazz», «Niederngasse», «Buscadero», «Jazz Convention», realizza, nel corso degli anni, progetti editoriali come il volume bibliografico Mi ricordo il jazz (prefazione di George Perec) e, a propria firma, una trentina di libri sul jazz tra cui i fortunati Jazz Forever, Jazz Set,Il Michelone. Nuovo dizionario del jazz, Jazz Photo, Musica e politica le antologie Jam Session e Swing in versi(assieme alla poetessa Francesca Tini Brunozzi), è direttore artistico della collana “Introduzione alla storia della musica afroamericana”, autore di alcune dispense per l’Università Cattolica e dei sei romanzi Cinquanta. Secondo Novecento, A Charlie Chàn piace il jazz?, Parigi a Vercelli, Giovane giovane giovane, Faber, Clara Schumann nel XXI secolo e il settimoappena uscito Io sono un jazzista? Le ordinarie avventure di Richard Goodlife.
Tommaso Profeta è untalento emergente del panorama jazz italiano e nonostante la sua giovanissima età (classe 2004) vanta esperienze e collaborazioni internazionali, sia come solista e leader che membro di orchestre e big band.
Stefano Profeta, nato a Vercelli nel 1971, ha iniziato a nove anni lo studio della chitarra classica presso la scuola comunale di musica A. Vallotti di Vercelli. Ha in seguito studiato contrabbasso con Franco Feruglio presso il Conservatorio Statale di Musica di Alessandria ed ha conseguito, nello stesso Conservatorio, la Laurea con lode di I Livello in Musica Jazz, Popular e Musiche Improvvisate con specializzazione strumentale in Composizione e Arrangiamento jazz, discutendo una tesi su Charles Mingus sotto la guida del professor Enrico Fazio. Ha seguito workshop e seminari di musicisti italiani e stranieri tra cui Sandro Gibellini, Ralph Towner e Carl Verhayan. Negli anni ’90, dopo alcuni soggiorni in India, ha cominciato lo studio del sitar e delle forme ritmiche legate alle tabla, approfondendo poi la conoscenza della musica indiana seguendo i corsi del Centro Studi Orientali e Mediorientali, sotto la guida del prof. Perinu, dell’Università di Torino.Inoltre la curiosità e l’amore per la musica in generale lo hanno portato via via a frequentare culture musicali e musicisti di svariate tradizioni, da quella occitana e franco-provenzale, fino a quella africana: è attivo, quindi, su un vasto panorama musicale, che spazia dal jazz alla musica d’autore fino alla musica popolare ed etnica. Tra le collaborazioni si possono annoverare: John Riley, Alberto Mandarini, Kyle Gregory, Giampaolo Casati, Gianni Coscia, Gianluigi Trovesi, Mauro Beggio, Gianni Cazzola, Claudio Allifranchini, Sergio e Renzo Rigon, Emilio Soana, Alfred Kramer, Sandro Gibellini, Mauro Parodi, Marco Detto, Fabrizio Trullu, Piero Pollone, Rudy Migliardi, Francesco D’Auria, Claudio Filippini, Giulio Visibelli, Federico Sanesi, Anupam Shobhakar, Daniele Di Gregorio, Tony Arco, Massimo Manzi, Ginger Brew, Arthur Miles, Maria Pia De Vito.
Per il programma completo e per acquistare i biglietti è attivo il sito www.monjazzfest.it
Allyson Coleman vuole coronare il suo più grande sogno, ma viene di continuo ostacolata dalla maglia numero 9: Arjay Bishop, il ragazzo più indisponente e affascinante del liceo. Tra loro esiste una rivalità che dura anni, ma questa volta lei non è disposta a farsi mettere i piedi in testa e cercherà, con ogni mezzo disponibile, di realizzarsi come giocatrice e distruggere il suo nemico numero uno, ma lungo il percorso qualcosa inizia a cambiare.
Arjay Bishop non ha vita facile e ha una meta da raggiungere e non vuole vederla sfumare per colpa di Allyson e la sua testardaggine. Si sfidano in continuazione, non fanno altro da anni.
Lui la vuole lontana, lei desidera entrare in campo.
Chi avrà la meglio?
Estratto:
per quanto mi ostinassi a provarci, c’era qualcosa in lei che mi faceva rimettere in moto quel muscolo cardiaco involontario. Inutile provare a domarlo, ma potevo costringere il cervello all’obbedienza assoluta. Richiedeva un po’ di sforzo, ma il successo poteva essere garantito.
Biografia: Roberta Damiano nasce a Pantelleria nel 1991. Appassionata lettrice in quanto ama le sensazioni e le emozioni che trasmettono le parole. Forse è grazie a questo che da qualche anno ha scoperto il piacere della scrittura dando origine nel 2014 al romanzo fantasy La Leggenda del Lago di Kraos. Mesi dopo la pubblicazione divide il suo tempo tra la stesura di Un Amore D’AltaModa, primo volume della serie L’amore è un sogno, e gli studi per qualificarsi e successivamente specializzarsi in ambito Estetico nel 2016. Negli anni successivi pubblica Un Amore di Farfalla, Un Amore di Pasticcino, Il Carillon di Bharatajan e nell’agosto del 2020 e del 2021 pubblica L’ultima Meta e La Mia Meta con la Ode Edizioni.
MONFERRATO CLASSICAMASSIMO QUARTA e la MONFERRATO CLASSIC ORCHESTRA
Domenica 4 settembre, alle ore 21, a Casale Monferrato
Palazzo Langosco
Si chiude il festival diffuso del Monferrato
Alessandria, 17 agosto 2022
Sarà Casale Monferrato a chiudere il ciclo di concerti di Monferrato Classica, un evento diffuso a firma del Maestro Alex Leon e promosso dall’Associazione H.E.R., con il concerto del Maestro Massimo Quarta accompagnato, nella sua esibizione, dalla Monferrato Classic Orchestra.
Tra giugno e settembre, le città di Alessandria, Acqui Terme, Nizza e Casale Monferrato, che hanno dato il patrocinio a questo momento musicale, sono state unite da un unico filo conduttore: le vibrazioni delle note suonate dai protagonisti di questo cartellone che ha portato artisti di fama internazionale nel nostro territorio.
Un percorso musicale nella terra Unesco che ha dato la possibilità ai numerosi spettatori di godere delle bellezze del Monferrato, diventando testimoni di un progetto che ha l’ambizione di voler costruire, attraverso la musica, un progetto di sostenibilità e di rispetto dell’ambiente.
“La suggestiva corte di Palazzo Langosco, che per quattro date ha accolto le note dei maestri, sarà ancora una volta il palcoscenico che vedrà esibirsi Massimo Quarta e la Monferrato Classic Orchestra -racconta Alex Leon, direttore artistico della manifestazione- Tutte le date sono state un percorso di intense emozioni. Questa ultima, per me, lo sarà ancor di più perché avrò il piacere e l’onore di salire sul palco con grandi esecutori e in modo particolare con Massimo Quarta, il mio padre “artistico” e non solo. In qualche modo è il mio personale inchino a tutti coloro che mi hanno aiutato in questo progetto, al pubblico che pian piano ci sta conoscendo e a questo territorio cui sento di appartenere”
Un programma che coinvolge la Monferrato Classic Orchestra che con Massimo Quarta suoneranno, musiche di Felix Mendelssohn, concerto per violino in mi minore e di Ludwig van Beethoven, Sinfonia n.7 “La Monferrato Classic Orchestra é diventata recentemente l’ orchestra della Città e del Teatro di Casale Monferrato. Questo permetterà alla nostra realtà di arricchire ulteriormente con nuove ed innovative proposte artistiche la vita culturale della città e limitrofe, preziosi patrimoni UNESCO -afferma Sabrina Lanzi, presidente e direttore artistico di MCO– In collaborazione con Monferrato Classica e il Maestro Massimo Quarta nasce questo grande progetto sinfonico che consentirà alla MCO di acquisire un’ulteriore visibilità sulla scena musicale del territorio piemontese”.
Monferrato Classica, si inserisce all’interno di un progetto più ampio che per tutta l’estate ha coinvolto le piazze di Acqui Terme con dibattiti, incontri, divertimento e territorio. Revolution Culture, anche questo ideato e diretto da Alex Leon e sostenuto dall’Associazione H.E.R come spiega la Project Manager Graziella Boi ”I concerti di Massimo Quarta e la Monferrato Classic Orchestra chiudono la seconda edizione e aprono la nuova stagione. In un certo senso rappresenta per noi “Il momento della vendemmia” evento sacrale legato al ringraziamento per la stagione prodotta, oltre ad essere un’occasione d’incontro, di festa, di celebrazione di “rigenerazione”. Attraverso l’interprete dell’artista più selvaggio e geniale, vogliamo battezzare la nuova stagione musicale che per noi parte ora”.
Il costo del biglietto è di euro 25 comprensivo di una degustazione vino e prodotti monferrini.
Nome d’arte di Alex Florin Leonte è un giovane violinista di formazione classica volto alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi linguaggi musicali. Nasce nel 1987 a Sighetu Marmatiei, città del nord della Romania, e inizia lo studio del violino all’età di 5 anni in una piccola scuola di musica dedicata al grande violinista romeno George Enescu. All’età di 13 anni viene ammesso al prestigioso Liceo Musicale “Sigismund Toduta” a Cluj-Napoca sotto la guida del Maestro Soltan Viorel. Nel 2003 si trasferisce a vivere in Italia, per proseguire gli studi al Conservatorio “N. Paganini” di Genova, dove si diploma sotto la guida del Prof. Valerio Giannarelli. Nel 2011 studia alla “International Menuhin Music Academy” in Svizzera con Maxim Vengerov, Liviu Prunaru e Oleg Kasiv. Nel 2014 studia e si perfeziona con la violinista Bin Huang vincitrice di numerosi premi tra cui il 1° Premio Paganini. Dal 2016 al 2019 studia e si perfeziona in musica da camera con Massimo Quarta a Genova e successivamente Piergiorgio Rosso a Torino. Nel cammino musicale incontra vari musicisti con i quali collabora, tra i quali il pianista Stefano Nozzoli. I due artisti formano un duo stabile e costruiscono negli anni un repertorio cameristico che spazia da J. S. Bach, Mozart, Schubert a Beethoven, Brahms, Schumann, Poulenc, R. Strauss, Debussy e Prokofiev. Violinista versatile trova interesse anche verso altri generi musicali. Nel 2008 inizia la collaborazione con gli Yo Yo Mundi gruppo folk-rock Piemontese, con i quali inciderà diversi dischi, Album Rosso, Munfrà. Insieme agli Yo Yo Mundi terrà numerosi concerti in Italia e all’Estero in teatri e palchi prestigiosi. La collaborazione durata fino al 2013 con la band Piemontese, porterà un enorme bagaglio culturale ed artistico all’artista in divenire. Tra il 2010 e il 2013 sarà tra i fondatori di un progetto musicale e multiculturale chiamato “Orchestra Multietnica Furasté”, con il quale ha tenuto numerosi concerti in giro per l’Italia. Viene invitato come turnista in diversi concerti della band “The Vad Vuc” in Svizzera e insieme alla band “In Vivo Veritas” suona al Festival de Chassepierre in Belgio e a numerosi concerti in Italia. La ricerca di nuove forme e linguaggi lo portano ad approfondire la musica d’improvvisazione, attraverso la quale sente di poter esprimere al meglio le proprie idee ed emozioni. Studia improvvisazione jazz con Marco Tindiglia, Masa Kamaguchi, Dave Douglas, Karl Berger, Ingrid Sertso e Furio di Castri. Ha suonato con: Faondail, Orchestra Multietnica Furastè, In Vivo Veritas, The Vad Vuc, Sharon Shannon, Stefane Mellino (Les Negresses Vertes), Trivette Bluegrass Band, The Thomas, Class Ingstrom, Marius Seck, Valerio Carboni, Maria Teresa Lonetti, Miriam Gallea, Toti Canzoneri, 20 Strings, Andy Sheppard. L E O N suona un violino Ansaldo Poggi del 1974.
Trio Debussy
I torinesi Piergiorgio Rosso, Francesca Gosio e Antonio Valentino, dopo gli studi al Conservatorio, si sono formati nel 1989 alla scuola del Trio di Trieste e dell’Altenberg Trio Wien(grazie ad una borsa di studio della De Sono). Nel 1993 hanno debuttato alla Grosser Saal del Musikverein di Vienna; nel 1995 ottengono il secondo premio al Concorso Internazionale “Gui” di Firenze; nel 1997 il primo premio al Concorso Internazionale “Trio di Trieste”; nel 1999 tengono un ciclo di concerti al Teatro Coliseum di Buenos Aires; nel 2002 sono protagonisti all’Accademia di Santa Cecilia di Roma con il Concerto Albatro di Ghedini, diretti da Jeffrey Tate.
Quartetto Indaco
Nasce presso la Scuola di Musica di Fiesole nel 2007 grazie all’impulso di Piero Farulli e Andrea Nannoni. La formazione ha seguito masterclass con diversi quartetti (Quartetto Artemis, Quartetto Brodsky, Quartetto Prometeo) e corsi di specializzazione tenuti da alcuni tra i maggiori cameristi e quartettisti del nostro tempo (Milan Skampa-Quartetto Smetana, Hatto Beyerle Quartetto Alban Berg, Reiner Schmidt-Quartetto Hagen, Krzysztof Chorzelski Quartetto Belcea). Nel 2017 il Quartetto Indaco ha conseguito il Master in Musica da Camera presso la Musikhoch schule di Hannover, sotto la guida di Oliver Wille (Quartetto Kuss).
Quartetto di Cremona
Nasce nel 2000, durante un periodo di studio all’Accademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini. L’ensemble, nell’attuale formazione dal 2002, si perfeziona con Piero Farulli del Quartetto Italiano presso la Scuola di Musica di Fiesole e con Hatto Beyerle dell’Alban Berg Quartett e in breve si afferma come una delle realtà cameristiche più interessanti sulla scena internazionale. Si esibisce regolarmente nei principali festival e rassegne di tutto il mondo, in Europa, in Sudamerica, Australia e Stati Uniti.
Massimo Quarta e Monferrato Classic Orchestra
Vincitore del Primo Premio al Concorso Nazionale di Violino Città di Vittorio Veneto (1986) e del Primo Premio al Concorso di Violino Opera Prima Philips (1989), nel 1991 Massimo Quarta ha vinto il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale di Violino N. Paganini di Genova. La sua intensa attività concertistica lo porta ad esibirsi per le più prestigiose istituzioni concertistiche, suonando con direttori quali Yuri Temirkanov, Myun Wun Chung, Christian Thielemann e molti altri. Massimo Quarta è considerato uno dei piú importanti violinisti della sua generazione ed è stato ospite di alcuni tra i maggiori festival.
Human Evolution Resource
Siamo una sola associazione, ma costituita da persone, aziende, enti formativi, altre associazioni. Un unico gruppo, un insieme di persone che lavorano insieme per costruire qualcosa di grande. Ognuno conta perché porta qualcosa, aggiunge un pezzo al puzzle che una volta composto costruisce una risorsa imperdibile. Condividiamo e portiamo avanti un obiettivo: l’umanizzazione in ambiti quali l’educazione, la salute e il lavoro. Non si tratta solamente di ciò che possiamo fare, ma di come possiamo pensare insieme e di conseguenza agire.
L’Associazione HER si occupa di Ricerca, Salute e Formazione, si ispira al movimento dell’ecologia profonda di Arne Naesse e vuole fornire la base filosofica e spirituale per un vivere più vicino alla natura e con la sua costituzione e il suo nome segna il punto di svolta. H.E.R. “Di lei” segna la tendenza del cambiamento della nostra epoca dal maschile al femminile; nel pensiero: da auto assertivo a integrativo, da razionale a intuitivo, da analitico a sintetico, da riduzionistico a olistico, da lineare a non lineare. Dal punto di vista dei valori da auto assertivi a integrativi, da conservazione a espansione , da competizione a cooperazione, da quantità a qualità, da dominazione ad associazione.
L’associazione HER APS ETS è partner dei due progetti culturali, Monferrato Classica e Revolution Culture per supportare la realizzazione di eventi culturali in una logica di turismo sostenibile, sostenere le progettualità di transizione green e di economia circolare delle aziende dei territori coinvolti, attraverso la ricerca di fondi o con sostegno diretto.
La HER intende coinvolgere gli stakeholder al fine di definire la stesura del documento di politica di sviluppo sostenibile e la condivisione tra soggetti pubblici e privati di un nuovo modello economico a supporto dello sviluppo territoriale.
Dopo il grande successo dell’appena conclusa ESTATE AL MAGGIORE, venerdì 16 settembre alle ore 21.00, la sala interna del Teatro Maggiore ospita l’anteprima della nuova stagione culturale e teatrale in partenza dopo l’estate.
Human Art presenta la sua terza Rassegna Estiva dal titolo “Leggermente in profondità”
L’associazione HUMAN ART lancia la sua terza rassegna estiva: a partire da venerdì 2 settembre 2022 una serie di eventi, workshop, laboratori, presentazione di libri, degustazioni, spettacoli teatrali e musica.
La rassegna estiva si svolgerà all’aperto, presso il bellissimo Chiostro di piazza Santa Maria di Castello in Alessandria per l’intero fine settimana 2-3-4 settembre 2022.
Si alterneranno workshop e laboratori esperienziali sulle tematiche dell’emotività, dalla rabbia alla libertà, utilizzando la leggerezza come fil rouge. I laboratori saranno un’occasione per sperimentare diverse tecniche di espressione di sé: la scrittura poetica e il caviardage, la voce e il canto, i metodi attivi e il playback theatre, il gioco delle Carte delle azioni possibili. Ci sarà anche un laboratorio divertente rivolto ai bambini di attività outdoor in natura.
“Felici di presentare per il terzo anno questa kermesse di eventi artistici e culturali, un’occasione per stare insieme prendendoci cura del benessere come persone e come cittadini.” Racconta Elena Bongiovanni socia fondatrice dell’associazione.
La rassegna nasce dal desiderio di incontrare e far incontrare le persone, superando le distanze, vivendo un grande desiderio di trovarsi e ritrovarsi, usando la testa, le emozioni ma anche il corpo.
“la terza rassegna è inserita nel progetto Relazioni al Centro, realizzato da Human Art e Penelope grazie al contributo del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali e della Regione Piemonte, lavoro di un anno finalizzato alla manutenzione emotiva dei legami nel periodo post covid e pandemia. La rassegna è sostenuta in parte da un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, realizzata in collaborazione con il Comune di Alessandria, e tanti amici delle associazioni con cui condividiamo da tempo progetti e desideri rivolti al sostengo delle persone, delle famiglie e della collettività.” dice Francesca Brancato, presidente di Human art.
Il sabato mattina, 3 settembre alle ore 11:00 i cittadini e le associazioni sono invitate per una tavola rotonda interattiva dal titolo RELAZIONI AL CENTRO. Proponiamo un momento di confronto tra istituzioni e cittadini sul tema delle relazioni ancora possibili, in modo particolare dopo il periodo di pandemia, per vivere ed abitare gli spazi in modo da aumentare lo stare bene e l’agio, sperimentando di nuovo una fiducia nell’altro.
“Siamo certi che i legami si nutrano di condivisione e di bellezza e che le relazioni si possano consolidare conoscendosi e abitando i luoghi cittadini senza paura sperimentando apertura e di fiducia” afferma Ahmed Osman, vicepresidente.
L’iniziativa è organizzata e promossa da Human Art E Penelope Aps di Casale Monferrato in collaborazione molte altre realtà associative: Il Grande Cammino del Monferrato, Visioni 47, Il Chiostro, APS Sine Limes, Ics ets, Progetto Link – Lab 121 Blog AL. Gli eventi organizzati insieme a Gobetti Book Shop del Teatro Gobetti di San Mauro Torinese, Assemblea Teatro di Torino, gruppo musicale Timbales, gli artisti Matteo Calabrò, Cristiana Voglino, Alessandro Bianchi, Luca Meola, Marzia Ferrarotti, l’autore Bruno Barba, le autrici Francesca Brancato e Elena Bongiovanni, l’operatrice del benessere Shiatsu Roberta Massobrio, la docente Antonella Castagno. Per tutto il fine settimana sarà possibile degustare cibi e bevande realizzate con i prodotti provenienti dalle economie carcerarie, punto ristoro gestito da Fuga di Sapori di Alessandria.
E’ obbligatoria la prenotazione agli eventi chiamando il numero 333.6612598 o scrivendo alla mail associazionehumanart@gmail.com, gli eventi si sosterranno anche grazie alle donazioni consapevoli dei partecipanti.
►A seguire tutti gli eventi:
Terza Rassegna estiva – “Leggermente in profondità”
Venerdì 2 settembre 2022
Ore 19:30 ORIXÁS E MUSICA A VONTADE!
Dialoghi con l’autore di “Santi, Demoni e Orixas” Bruno Barba e Luca Meola, fotografo sociale, Progetto Selva de Pedra. La serata vivrà con le percussioni samba reggae dei Timbales.
Bebida e Comida a cura di Fuga di Sapori.
Sabato 3 settembre 2022
Ore 9:30 Lo shiatsu come pratica di conoscenza di sè con Roberta Massobrio, operatrice e istruttrice APOS. (necessaria prenotazione)
Ore 11:30 RELAZIONI AL CENTRO. Dialoghi liberi tra istituzioni, associazioni e cittadinanza: miglioramenti possibili dal benessere individuale al benessere collettivo.
Ore 12:30 Food and Drinks a cura di Fuga di Sapori.
Ore 15:00 LE CARTE DELLE AZIONI POSSIBILI – Workshop con le autrici Elena Bongiovanni, counselor ed educatrice professionale e Francesca Brancato, counselor e formatrice (prenotazione necessaria)
Ore 15:00 LABORATORI ESPRESSIVI OUTDOOR – Uso dei materiali naturali per giocare e divertirsi, un laboratorio per bambini e bambine dai 4 ai 11 anni. Condotto dalle professioniste dell’Aps Penelope (prenotazione necessaria)
Ore 16:00 LABORATORIO DI CANTO E VOCALITA’ – Esplorando la relazione attraverso il suono della nostra voce. Conduce Matteo Calabrò musicista e studioso della voce.
Ore 18:00 MMERSIONE TRA LE PAGINE – dialoghi in collaborazione con il Gobetti Book Shop del Cinema Teatro Gobetti di Torino gestito da E20INSCENA, conduce Chiara Porcu, attrice e counselor.
Ore 19:30 APERITIVO POETICO “Giochi di parole in emozioni” conduce Marzia Ferrarotti Insegnante Certificata del Metodo Caviardage® ed arte terapeuta (prenotazione necessaria)
Ore 19:30 Degustazione di vini del territorio a cura dell’associazione Il Gran Cammino del Monferrato con DJ Set.
Ore 21:15 L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI – Spettacolo teatrale a cura di Cristiana Voglino attrice drammaturga cantante danzatrice musicista della Compagnia Assemblea Teatro di Torino, liberamente ispirato al libro di Jean Giono.
Domenica 4 settembre 2022
Ore 9:30 LABORATORIO DI TEATRO SOCIALE – “Tra il dentro e il fuori: libertà al centro” Conduce Alessandro Bianchi, regista e attore esperto di teatro sociale in carcere. (necessaria prenotazione )
Il momento in cui accadde fu quando si rese conto che i conti non tornavano più.
E quell’estate non avrebbe portato i suoi figli a Euro Disney.
Ci volevano troppi soldi.
Possibile che lavorando 8 ore al giorno, facendosi un mazzo cosí, dovesse imporre alla propria famiglia una vita di rinunce? Possibile che non fosse in grado di poter mantenere lo stesso tenore di vita che, invece, suo padre era riuscito a dargli?
In quel momento si sentì un fallito, Stefano.
Ma solo in quel momento.
Perché la sua mente non poteva accettare questa realtà. Il suo “ego” non poteva ammettere che fosse così.
Ascoltava i discorsi dei politici. Ascoltava le loro promesse, le loro rassicurazioni e si incazzava ancor di più. “Sono trent’anni che promettono, ma le cose vanno sempre peggio!”
Poi ascoltò quelli che anziché promettere, spiegavano.
E quelle spiegazioni avevano un senso.
Ovvero, davano un senso a ciò che gli stava accadendo e, contemporaneamente, lo scagionavano dal sentirsi un fallito.
Non era lui il problema.
La colpa era dei burocrati europei. Quelli ci vogliono annientare come popolo. La colpa era dei poteri forti, di coloro che hanno come disegno quello di distruggere la classe media per concentrare la ricchezza nelle loro mani.
La colpa era di quelli che continuavano a sprecare risorse per accogliere quei migranti, gente con un’altra cultura, un’altra storia, un’altra pelle, che non riesce ad adattarsi al mondo civile e vive di violenza e furti.
Avevano ragione quei politici che spiegavano tutto questo. Tutto adesso aveva una logica.
E, sopratutto, lui non aveva alcuna colpa.
E fu così che, quell’estate, Stefano cominciò ad odiare!
“L’infelicità dell’uomo e il dramma di Dio”. in un saggio dedicato a David Maria Turoldo
Sono riflessioni antropologiche dedicate al friulano David Maria Turoldo (1916-1992) -presbitero, teologo, scrittore, poeta e antifascista, membro dell’ordine dei Servi di Maria – quelle raccolte nell’ultima opera, fresca di stampa, che arricchisce “I Diamanti della Saggistica” dell’Aletti editore. Si intitola “L’infelicità dell’uomo e il dramma di Dio” ed è scritta dall’autore Michele Cencio, insegnante di Religione Cattolica in un Istituto Tecnico. «Ho parafrasato – racconta l’autore che vive ad Ancona – i titoli di due libri di Turoldo “Anche Dio è infelice” e “Il dramma è Dio”, mettendo in risalto, però, anche la condizione dell’uomo. Emergono, quindi, i due binari su cui si svilupperà il mio saggio. Da una parte c’è la questione fondamentale dell’uomo, la ricerca della felicità. L’altro binario è Dio. L’idea di un Dio vicino all’uomo, anzi simile a lui, giovane, dinamico, che ha il cuore di un innamorato, che attende la sua amata, la cerca, piange e si arrabbia per lei, un Dio impotente davanti alla libera scelta dell’umanità non è ancora entrata nel nostro immaginario collettivo; eppure, è il volto rivelato dalle Scritture e più ancora dai Vangeli».
Il saggio è ispirato dagli ultimi scritti di David Maria Turoldo che, anche a causa della malattia che lo costrinse a letto, s’interrogano sul senso dell’esistere in rapporto alla sofferenza e alla fede. Il linguaggio utilizzato – come sottolinea lo stesso autore – non è propriamente accademico. C’è un continuo sforzo nel rendere la prosa anche poetica, il tentativo di far coincidere erudizione e bellezza. Una scrittura che dice e non dice, racconta, spiega e apre a riflessioni, a volte lasciandole sospese, perché non tutto deve essere spiegato. Uno stile dialettico a tratti evocativo, che mal si adatta ad una lettura veloce e che tende, inoltre, a portare il lettore a fare la sua parte. «Per quanto mi riguarda – spiega Michele Cencio – tutto ciò che scrivo, persino la saggistica, è il frutto di esperienze e letture rielaborate interiormente. È come se fosse l’esigenza, ad un certo punto, di voler dare un ordine al caos interiore, ma anche esteriore e a tutto ciò che ho accumulato nel tempo».
Negli scritti di Michele Cencio emerge sempre il carattere esistenziale della realtà; la domanda di ricerca dell’uomo di fronte all’assetto tragico e drammatico della storia, sia collettiva che personale. «Sono attratto dal Novecento in tutta la sua complessità e dagli eventi cruciali che hanno radici in questo secolo. La morte del concetto di Dio, l’avvento dell’era tecnologica e della società di massa, il superamento dei limiti dell’uomo e, quindi, anche dell’idea di umanità che per millenni abbiamo conosciuto; le nuove e incredibili scoperte scientifiche. In tutto questo delirio cerco una strada per l’uomo, il ritorno alla sua essenza e dimensione originaria». E in un contesto di relazioni fragili, secondo l’autore, la figura di Turoldo diventa cruciale, poiché «è riuscito ad incarnare un’idea di Chiesa profondamente legata alla tradizione e alla Scrittura ma anche coraggiosamente libera e profetica rispetto a pesanti strutture gerarchiche, capace cioè di ascoltare le sfide del presente e rielaborarle con la sapienza di una cultura ricca di studio e di amore concreto per l’umanità. Per Turoldo è importante non aver mai perso di vista la centralità dell’uomo inteso come “sogno di Dio”». L’opera, dunque, è una continua ricerca di una identità più autentica, più umana. «Vorrei trasmettere – conclude l’autore – quell’inquietudine che mi abita, che non è angoscia ma desiderio di non fermarsi, di non accontentarsi di ciò che appare davanti ai nostri occhi. Vorrei provare a far riemergere le domande prime ed ultime, la nostalgia di quell’attimo di bellezza che tutti, anche solo per qualche attimo, abbiamo vissuto. Questa è l’unica forza interiore capace di far compiere rivoluzioni».
P.L. Travers (Helen Lyndon Goff) – vedi qui – era un’avida lettrice di storie fantastiche e miti. Affermò che a tre anni sapeva già leggere e che adorava le fiabe. Non sorprende, quindi, che nel 1934 abbia creato la tata magica, Mary Poppins, ispirata a una sua zia, che aiutava i bambini a lei affidati con consigli sensati quando si trovavano in situazioni difficili. La scrittrice dichiarò: “Le vere fiabe… escono direttamente di miti; sono, per così dire, minuscole riaffermazioni di miti, o forse miti resi accessibili alla mente della gente.”
Quando era adolescente, in Australia, e iniziò a lavorare come attrice professionista shakespeariana, iniziò a scrivere, soprattutto poesie. Scrisse per il Sun, e anche quando emigrò in Inghilterra continuò a inviare lavori al Sun, fino ad avere una sua rubrica. Le sue poesie furono pubblicate sotto il nome “Pamela Young Travers” anche nella rivista erotica “The Triad”, di cui divenne una regolare collaboratrice e anche qui le venne affidato l’incarico di riempire almeno quattro pagine di una sezione femminile, intitolata “A Woman Hits Back /Una donna controbatte”-
Qui pubblicava spesso anche i suoi componimenti erotici. Ad esempio c’è una poesia in cui invitava i lettori a immaginarla mentre si spogliava:
“Il fruscio setoso delle cose intime, impregnate del mio odore, da abbassare gentilmente, lentamente, per togliermi la mia ultima cara difesa.”
E un’ altra in cui si arrendeva a un assalto amoroso:
“Sentire di nuovo le tue dita tra i miei capelli che reclinano il mio corpo restio indietro… e ancora di più finché la roccaforte della mia femminilità viene chiusa dalle tue forti braccia trionfatrici.”
Rimase in Australia fino al 1924, anno in cui quando decise che la sua vita aveva bisogno di qualcosa di diverso. Perché non provare agli antipodi? Allora comprò un biglietto su una nave passeggeri diretta a Southampton, con la speranza di ottenere fama e fortuna come scrittrice a Londra.
Domenica 11 Settembre prossimo, alle ore 11, verrà inaugurata a Lu (Comune Lu e Cuccaro Monferrato) nei locali della Nisolina, la mostra di Acqueforti e Linoleografie di Pio Carlo Barola.
Pittore, Incisore e Grafico Pubblicitario da molti anni vive e insegna a Casale Monferrato (Alessandria). Si è diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – corso di Pittura con il Prof. Piero Martina – e la tesi di Storia dell’Arte che ha portato in esame nel 1980 ha per titolo: “La pittura di Albino Galvano”.
Ha seguito i corsi di Incisione tenuti da Francesco Franco e Vincenzo Gatti. Nel 1997 ha conseguito il Diploma in “Tecnica della grafica e della pubblicità” presso l’Istituto “Albe Steiner” di Torino. Ha insegnato “Discipline Pittoriche” dal 1982 al 1995 presso il Liceo Artistico “Luigi Canina” di Casale Monferrato. Attualmente insegna “Disegno Grafico Pubblicitario” all’Istituto Superiore Statale “Leardi” e “Discipline Pittoriche” al Liceo Artistico “Angelo Morbelli” di Casale.
E’ fondatore del “Gruppo Arte Casale” e organizzatore della Biennale Internazionale “Grafica ed Ex Libris”. E’ socio A.I.E. Associazione Italiana Ex Libris Tra le innumerevoli mostre personali e collettive, ha esposto alla “Promotrice delle Belle Arti” di Torino, al Museo della Xilografia di Carpi, alla Galleria “Segno Grafico” di Venezia, al “Gabinetto Stampe” di Bagnacavallo (RA) e all’Istituto Italiano di Cultura a Praga a cura di Giuliana Bussola e Anselmo Villata.
La mostra resterà aperta nei locali luesi dal giorno 11 al 25 Settembre compreso, in Via G. Mameli, 63 e sarà visitabile al Sabato e Domenica dalle 17 alle 19 e tutti i giorni con appuntamento al n 338.7507298. Il numero di telefono per appuntamento con l’artista è 348.7629167
Pio Carlo Barola di Enzo Di Martino
La scelta di un linguaggio espressivo, per un’artista, si manifesta per vie inspiegabili e misteriose, riguarda probabilmente una sfera inconscia ed istintuale, diventa la sua “voce”, il solo mezzo attraverso il quale riesce a dare forma alle immagini che affollano la sua fantasia. Per Pio Carlo Barola tale linguaggio è la xilografia, o meglio l’incisione del linoleum, in un riconoscimento espressivo fatto di sapienza fattuale e passione, identità negli esiti formali, rispecchiamento gestuale nel processo di disvelamento dell’immagine. Per tale via l’artista piemontese “mette in scena” figure, paesaggi e nature morte che acquisiscono una identità formale inconfondibile che costituisce in definitiva la sua “cifra espressiva”, il suo alfabeto segnico. Raramente, infatti, Barola si serve del colore e la probabilità esistenziale delle sue immagini è affidata essenzialmente al segno forte e sinuoso intagliato nel linoleum, dunque al dialettico confronto del bianco e del nero, del vuoto e del pieno, della carta e dell’inchiostro. Vi è una natura morta, tuttavia, nella quale l’artista, pur non “abbassando” i toni di questo confronto, inserisce una gamma di colori caldi che sembrano avere una vera e propria funzione alchemica, nel senso che trasformano in qualcosa di “altro” l’immagine, conferendole anzi un valore perfino simbolico. E’ evidente il ruolo del “linguaggio” in un caso siffatto, laddove voglio dire la partita espressiva viene giocata anche per mezzo dei procedimenti e risulta chiaro che certi risultati, certi esiti formali, non avrebbero potuto essere conseguiti se non per quella via. Come avviene del resto nella serie dello Zodiaco, al centro della quale Barola pone una figura femminile, una sorta di “altra metà” dell’astrologia. A ben vedere, però, ci si accorge subito che la scelta è semplicemente espressiva e le donne che rappresentano i segni non sono altro che puri e semplici pretesti visivi, motivi di sollecitazioni formali, come avviene sempre, del resto, nell’arte figurativa. Voglio dire che a Barola, al di là della rappresentazione del segno zodiacale, interessa porre a confronto, misurare, le possibilità del segno, le capacità della sgorbia sul materiale, con la sinuosità di un corpo o la cascata fluente di una lunga capigliatura, in una operazione che può risultare perfino indifferente all’iniziale motivo ispirativo. Ecco allora che il linguaggio e rappresentazione tendono ad avere un ruolo indipendente ed in certi casi perfino ad identificarsi, perché è evidente, anche nell’opera di Barola, che l’Arte tende ad affermare la sua “verità”, seppure parziale, solo attraverso i mezzi espressivi, gli unici attraverso i quali è possibile manifestare, dare consistenza concreta, all’invisibile che è dentro ciascuno di noi.
Il 28 agosto 1996 venne ufficializzato il divorzio, dopo 25 anni di matrimonio, tra il principe Carlo e Diana. Con un bollo di 20 sterline e un timbro apposto da Mr. Robert West sul decreto che sancisce il divorzio n. 5029, la principessa Diana Spencer e il Carlo principe di Galles, erede al trono d’Inghilterra, pongono fine alla loro unione.
Si sposarono a 32 anni lui, appena 20 lei. La storia della maestrina d’asilo semplice e bella che avrebbe potuto diventare regina diventò una favola moderna. Arrivarono due figli, William e Henry. I fotografi seguivano ovunque la coppia reale. Ogni vestito, ogni gesto, ogni sorriso della principessa Diana era analizzato e finiva in prima pagina.
Presto però le cose presero una piega diversa. La ventata di nuovo portata a corte da Diana si infranse contro la rigidità della famiglia reale e contro il “fantasma” di un’altra donna”, Camilla Parker Bowles, amore di gioventù di Carlo, da lui mai dimenticata.
Il palazzo dorato divenne ben presto una prigione. I giorni di quella che presto sarebbe diventata semplicemente Lady D si trascinavano tra cerimonie ufficiali, viaggi di rappresentanza e la pressione della casa reale.
Ma purtroppo come spesso accade, l’uccellino libero dalla sua gabbia non sopravvive…finendo per schiantarsi contro un destino avverso.
Assolo sul padre di Paola Ciccioli edito da Aletti è decisamente un bel libro che raccoglie i ricordi di Alessandro Quasimodo relativi al suo rapporto con il padre Salvatore.
Il volume si “ascolta” con piacere, in quanto la voce di Alessandro è presente in tutte le pagine e – proprio come avviene durante una normale conversazione – tali ricordi non sono restituiti al lettore in ordine cronologico, ma narrati passando da un episodio all’altro, seguendo le analogie e un fil rouge che, pian piano, si fa chiaro.
Pagine, a volte, piene di mestizia, altre di divertita nostalgia: il rapporto con il padre, infatti, non fu per nulla semplice.
Anzi, spesso, esso era del tutto inesistente, in quanto Salvatore fu un padre assente (ed ecco il fil rouge).
Padre assente non solo per Alessandro (figlio avuto da Maria Cumani), ma anche per Orietta, avuta da Amelia Spezialetti.
Due figli – si suppone – ingiustamente tenuti a distanza, forse per una malcelata e inconscia forma di gelosia: il timore di non essere più al centro delle attenzioni della donna-madre.
E di donne, Quasimodo padre, ne ebbe tante e con molte di esse Alessandro ebbe rapporti, anche dopo la scomparsa paterna.
Nel libro esse sono presenti, chi più, chi meno.
C’è – ovviamente – Maria Cumani (seconda moglie del poeta); ma c’è anche – di sfuggita – Bice Donetti (la prima moglie).
Ci sono Amelia Spezialetti e Orietta.
Ma sono presenti anche Curzia Ferrari (con la quale Alessandro si recò a Napoli, avuta la notizia della morte del padre); Liliana Fiandra (la “segretaria” con la quale Quasimodo si recò a Stoccolma per ritirare il Premio Nobel) e Alda Merini.
E ci sono pure le donne di casa Sironi…
Tutte donne, quelle elencate – la cui vita fu sconvolta e segnata dall’incontro-scontro con Salvatore.
Un uomo, Salvatore, sostanzialmente, anaffettivo che, afferma Alessandro, conobbe il sentimento amoroso per la prima volta solo quando incontrò la giovane Maria Cumani.
Prima era stato per lui solo sesso.
Un ritratto del padre che – forse – per alcuni può risultare fastidioso, ma che, agli occhi di chi scrive, pare dolorosamente veritiero.