LU e Cuccaro Monferrato. Nisolina: Acqueforti e Linoleografie di PIO CARLO BAROLA

Acqueforti e Linoleografie di PIO CARLO BAROLA

Domenica 11 Settembre prossimo, alle ore 11, verrà inaugurata a Lu (Comune Lu e Cuccaro Monferrato) nei locali della Nisolina, la mostra di Acqueforti e Linoleografie di Pio Carlo Barola.

Pittore, Incisore e Grafico Pubblicitario da molti anni vive e insegna a Casale Monferrato (Alessandria).
Si è diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – corso di Pittura con il Prof. Piero Martina – e la tesi di Storia dell’Arte che ha portato in esame nel 1980 ha per titolo: “La pittura di Albino Galvano”.

Ha seguito i corsi di Incisione tenuti da Francesco Franco e Vincenzo Gatti.
Nel 1997 ha conseguito il Diploma in “Tecnica della grafica e della pubblicità” presso l’Istituto “Albe Steiner” di Torino.
Ha insegnato “Discipline Pittoriche” dal 1982 al 1995 presso il Liceo Artistico “Luigi Canina” di Casale Monferrato.
Attualmente insegna “Disegno Grafico Pubblicitario” all’Istituto Superiore Statale “Leardi” e “Discipline Pittoriche” al Liceo Artistico “Angelo Morbelli” di Casale.

E’ fondatore del “Gruppo Arte Casale” e organizzatore della Biennale Internazionale “Grafica ed  Ex Libris”. E’ socio A.I.E. Associazione Italiana Ex Libris
Tra le innumerevoli mostre personali e collettive, ha esposto alla “Promotrice delle Belle Arti” di Torino, al Museo della Xilografia di Carpi, alla Galleria “Segno Grafico” di Venezia, al “Gabinetto Stampe” di Bagnacavallo (RA) e all’Istituto Italiano di Cultura a Praga a cura di Giuliana Bussola e Anselmo Villata.

La mostra resterà aperta nei locali luesi dal giorno 11 al 25 Settembre compreso, in Via G. Mameli, 63 e sarà visitabile al Sabato e Domenica dalle 17 alle 19 e tutti i giorni con appuntamento al n 338.7507298. Il numero di telefono per appuntamento con l’artista è 348.7629167

Pio Carlo Barola  di Enzo Di Martino

La scelta di un linguaggio espressivo, per un’artista, si manifesta per vie inspiegabili e misteriose, riguarda probabilmente una sfera inconscia ed istintuale, diventa la sua “voce”, il solo mezzo attraverso il quale riesce a dare forma alle immagini che affollano la sua fantasia. Per Pio Carlo Barola tale linguaggio è la xilografia, o meglio l’incisione del linoleum, in un riconoscimento espressivo fatto di sapienza fattuale e passione, identità negli esiti formali, rispecchiamento gestuale nel processo di disvelamento dell’immagine. Per tale via l’artista piemontese “mette in scena” figure, paesaggi e nature morte che acquisiscono una identità formale inconfondibile che costituisce in definitiva la sua “cifra espressiva”, il suo alfabeto segnico. Raramente, infatti, Barola si serve del colore e la probabilità esistenziale delle sue immagini è affidata essenzialmente al segno forte e sinuoso intagliato nel linoleum, dunque al dialettico confronto del bianco e del nero, del vuoto e del pieno, della carta e dell’inchiostro. Vi è una natura morta, tuttavia, nella quale l’artista, pur non “abbassando” i toni di questo confronto, inserisce una gamma di colori caldi che sembrano avere una vera e propria funzione alchemica, nel senso che trasformano in qualcosa di “altro” l’immagine, conferendole anzi un valore perfino simbolico. E’ evidente il ruolo del “linguaggio” in un caso siffatto, laddove voglio dire la partita espressiva viene giocata anche per mezzo dei procedimenti e risulta chiaro che certi risultati, certi esiti formali, non avrebbero potuto essere conseguiti se non per quella via. Come avviene del resto nella serie dello Zodiaco, al centro della quale Barola pone una figura femminile, una sorta di “altra metà” dell’astrologia. A ben vedere, però, ci si accorge subito che la scelta è semplicemente espressiva e le donne che rappresentano i segni non sono altro che puri e semplici pretesti visivi, motivi di sollecitazioni formali, come avviene sempre, del resto, nell’arte figurativa.  Voglio dire che a Barola, al di là della rappresentazione del segno zodiacale, interessa porre a confronto, misurare, le possibilità del segno, le capacità della sgorbia sul materiale, con la sinuosità di un corpo o la cascata fluente di una lunga capigliatura, in una operazione che può risultare perfino indifferente all’iniziale motivo ispirativo. Ecco allora che il linguaggio e rappresentazione tendono ad avere un ruolo indipendente ed in certi casi perfino ad identificarsi, perché è evidente, anche nell’opera di Barola, che l’Arte tende ad affermare la sua “verità”, seppure parziale, solo attraverso i mezzi espressivi, gli unici attraverso i quali è possibile manifestare, dare consistenza concreta, all’invisibile che è dentro ciascuno di noi.

Venezia, settembre 1990 Enzo Di Martino

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