Recensione: ”Amato Mare” di Alma Bigonzoni, a cura di Alessandria today

“Amato Mare” di Alma Bigonzoni è una poesia che trasuda l’amore e la connessione profonda con il mare, portando i lettori in un viaggio emozionale attraverso la bellezza e la magia dell’oceano.

Recensione: ”Amato Mare” di Alma Bigonzoni, a cura di Alessandria today

La poesia si apre con un’immagine maestosa dell’infinito, dove il cielo e il mare si fondono all’orizzonte. L’autrice invita i lettori a osservare questo spettacolo affascinante, dove i pensieri vagano in perfetta sintonia con le onde che si infrangono sulla spiaggia silenziosa. L’atmosfera è rilassante e coinvolgente, e il mare diventa un’entità viva, in grado di accogliere i sogni dei viaggiatori e le emozioni di chiunque si avvicini alla sua maestosità.

La poesia è intrisa di immagini suggestive che catturano i sensi. Il vento sussurra tra i capelli dell’autrice, avvolgendola in una coccola di brezza marina. Le descrizioni dei colori accesi e sfumati del tramonto evocano una sensazione di magia e promessa di un “infinito ritorno”, dando vita a un’atmosfera di speranza e rinnovamento.

L’uso del senso del gusto, con il “sapore del sale che penetra nella pelle”, aggiunge una dimensione sensoriale alla poesia, invitando i lettori a immergersi ancora di più nell’esperienza marina.

Il cuore dell’autrice sembra vibrare in armonia con l’oceano, e i suoi sentimenti si esprimono attraverso un “melodico canto” che rivela un amore profondo e silente per il mare. La poesia si conclude con questa dichiarazione di affetto, un tributo poetico all’infinita bellezza e ispirazione che il mare dona.

Il linguaggio poetico utilizzato da Alma Bigonzoni è delicato e melodico, e le parole si susseguono con grazia e fluidità. La poesia è ricca di immagini evocative e metafore ben collocate, che aggiungono profondità e significato al testo.

In conclusione, “Amato Mare” è una poesia che abbraccia l’anima dei lettori, immergendoli nella poesia del mare e della natura. L’autrice dipinge un quadro di bellezza e serenità, comunicando l’amore e l’affinità con questo elemento primordiale. Una lettura che nutre l’animo e lascia un’eco di meraviglia e contemplazione.

Amato mare, di Alma Bigonzoni
Osservo l’infinito in lontananza,
dove cielo sfiora il mare e si fonde,
lascio che i pensieri vaghino in sintonia
con le onde.
Si infrangono sulla spiaggia silenziosa
i sogni e la bianca sabbia li accoglie.
Il vento sussurra tra i miei capelli e
mi avvolge cullandomi con la sua brezza.
Lo sguardo si posa sulla diversità dei
colori accesi, sfumati del tramonto,
al profumo di una promessa
di un infinito ritorno.
Il sapore del sale penetra nella pelle,
scoprendo sensazioni profonde
come l’oceano.
Dalle labbra fuoriesce un melodico canto
che tocca il mio cuore, non posso fare
a meno di cantare al mio amato mare
il mio silente amore.

Siamo papaveri, (ITA – ESP), di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka

Noi uomini, avidi, pieni d'ingordigia,
la gola non è mai sazia, e il bramare delle tasche
non ha né confini, né morale.

Noi uomini, abbiamo la sporca smania incrostata sotto la pelle morta; come l'anima rinsechita.

Noi uomini con desideri senza fine,
la cupidigia s'è impossessata di noi
e non reagiamo.

Nostra madre si ribella a noi miseri ominidi.
Terra di Demetra aflitta, immersa nel dolore e nell'oblio.

Le sue lacrime sono semi, i suoi occhi l'ovario che genera vita, ogni volta più fievole.

Noi uomini, siamo papaveri,
inabissati in un sonno eterno nel mare della arroganza,

Esili, taciturni, protetti d'un velo dorato di spighe di grano, sommersi.
Papaveri...

Il vento gioca con loro,
ed egli improvisano teneri gesti d'amore.

Mentre il soffio tra una spianata e l'altra, spinge furibondo un fuoco, frutto del peccato della mano di chi e sorto da Lei, Madre.

Giacciono sui cigli di sentieri aridi;
leggeri da movenze di valzer.

Petali rossi, venature di delicate trasparenze, vesti sottili,
come le carezze a un bimbo appena nato.
Immagine:  Žaneta Mišutová, Foto portata: Joanna Chaumontoise

Somos amapolas?

Nosotros los hombres, avaros,
llenos de codicia
La garganta no está satisfecha y la avaricia de los bolsillos, no tiene ni fín, ni moral.

Nosotros los hombres, tenemos el sucio frenesí incrustado bajo la piel muerta; como el alma ajada.

Nosotros los hombres, con un deseo sinfín
la tentación se ha apoderado de nosotros y
no reaccionamos.

Nuestra madre se revela contra nosotros miserables homínidos. Tierra de Deméter, afligida sumergida en el dolor y el olvido.

Sus lágrima son semillas, sus ojos, ovarios que generan vida, cada vez más débil.

Nosotros los hombres, somos amapolas,
Sumergidos en el mar de la arrogancia.

Delgadas, taciturnas, protegidas de un velo dorado de espigas de grano, sumergidas; Amapolas...

El viento juega con ellas,
improvisando tiernos gestos de amor.

Mientras el aliento entre una llanura y otra, lanza furibondo un fuego, fruto del pecado de la mano de aquél, que proviene de Ella, Madre.

Yacen en los bordes de senderos áridos; ligeras en sus movimientos de vals.

Pétalos rojos, líneas de delicadas transparencias,
Vestiduras suaves,
como las caricias a un niño apenas nacido.

Tua

28 luglio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Mappe

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

Linee irregolari

Tracciano mappe uniche

Manifesto d'un trascorso

promemoria di vissuto

ricordi di sofferenza

Breve scritto d'una fine incerta.


Punte delle dita

ognivolta s'immergono in esse

e i suoi bordi appuntiti lacerano

Il pensiero, la mente,

il cuore, persino l'anima.


Mappe che non portano da nessuna parte

Non muteranno;

il percorso è già stabilito

raccontano storia che a nessuno interessa.


Pure i cartelli stradali

Son girati in senso opposto.

Un trascorrere sconclusionato.


Vivere senza una vita

fermo immagine in bianco e nero.

Foto: Pexels / Foto portata: SHVETS production

Tua

23 luglio, 2023

Blog personale di http://fridalaloka.com

La stagione delle ginestre ,Gabriella Paci

Affollano il verde ginestre gialle

fiorite con la fretta dei fiori  selvatici.

Forti della loro solarità d’oro non

temono l’afa che incombe e il sole

che brucia. Attendono quiete l’arrivo

dell’ombra per potersi specchiare

nella luna e fiorire nei sogni.

La loro è la stagione degli amori

sbocciati nel sole d’estate

cresciuti nelle notti stellate :

rincorrono le chimere del tempo

che scioglie i lacci dei capelli

e regala ali alle scapole in giorni

intensi di luce e d’abbandono.

Photo by Harry Cooke on Pexels.com

Cielo in burrasca, i suoi occhi – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka, Lombardia.

Un mare agitato vedo;
nervoso lo vedo; lo sento...
pensieri nel fondo;
giacciono

Cozzaglie di vite
Mescolanza di sudori,
sapori del mondo nelle labbra,
profumi che sanno di fiori raccolti tempo addietro e sale di mare e lacrime;
Tutti annegati.

Alghe verdastre dei tuoi occhi opachi
sovente ondeggiano
nel sereno silenzio
degli abisi seguendo musiche primitive.

Nel lontano e sottile solco
tra mare e cielo
Scorgo la vela
gonfia e scucita
D'una barca...

Gli occhi umidi
Lentamente s'annebbiano
facendo scomparire la giallastra vela;

Avrei voluto stringerla
Afferrare dolcemente
Fra le mie braccia
ormai troppo lontana.

Andar a prendere
ricordi, sofferenze,
timori, pure  vissuti?
Ostico il compito;
quando un timone manca...

Tua

16 luglio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Maremoto,Gabriella Paci

A volte  i sentimenti esondano

dal bacino del cuore:

dilagano

 incontrollati

innegabili

inspiegabili

con un  frastornìo bizzoso

di bambini in cerca d’attenzione

con  un frinìo stordente

di cicale petulanti.

Un’onda  di note stridenti

che ti avvolge

 ti trascina in mare

e poi ti getta a riva

e  ti riprende portandoti

di nuovo nel maremoto.

A nulla vale allora

il faro della ragionevolezza che

getta luce a segnare l’approdo.

Frida Kahlo – il suo mese, il mio mese, oggi particolarmente.

Sfogliando pagine, 31 – di Frida la Loka

Un 6 luglio di 1907, nasceva Magdalena Cármen Frida Kahlo Calderón, maggiormente conosciuta come Frida Kahlo.

Diario di Frida Kahlo. Pag. 31. Traduzione e adattamento di Frida la Loka
Oggi mercoledì 22 gennaio,  1947

Tu mi piovi
io ti cielo
Tu la finezza,
L'infanzia,
la Vita
amore mio
bimbo; vecchio
Madre e centro;
blu, tenerezza.
Io ti dono il mio universo
E tu mi vivi.

Sei tu a chi oggi amo.
Ti amo con tutti i miei amori
Ti doneró il bosco
Con una piccola casa dentro
Con tutto il buono che ci sia

Nella mia costruzione,
E tu, vivrai contento,  desidero
Che tu possa vivere contento.
Anche sé, io ti darò sempre
La mia assurda solitudine
E la monotonia d'una  complessisima
Diversità di amori
Lo vuoi?
Oggi, amando gli inizi
E tu, ami

Tua

6 luglio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

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Ripubblicato in http://alessandria.today

Il 29 giugno 1789 moriva il grande Giacomo Leopardi: dedico a lui questi miei versi,Gabriella Paci

Il tuo passare leggero… (A Giacomo Leopardi )

Era di sicuro una notte di stelle

ad accogliere il tuo respiro

lassù verso quel cielo lontano

che tu interrogavi smarrito

a cercare risposte all’infinito

che ti baciava la fronte

come un amore sfuggente

e perciò più struggente.

Avvolto nell’abbraccio della

tua solitudine, scudo a difesa

dal clamore della vita,

dalla natura amica/nemica

amante illuso volevi sapere

che il rischio di vivere

aveva un perché che forse

neppure la luna poteva dire.

Il tuo passare leggero

sulla terra è stato seme

da cui ha germogliato

una fioritura imperitura

di meraviglie di pensieri

nel profumo delle parole.

Quel che resta – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka.

Fonte: astebabuino.it (BALLO EXCELSIOR, TEATRO SAN CARLO NAPOLI
UGONOTTI, SCENA 1)
E quel che resta di Giugno

scorre tra le dita

insolente indolente

ch'un alito di tristezza

soffia il viso e lo ignora

sgranando l'infinito

galeotto che lotta

dentro la bola di sapone

sogni da bambini

Galoppa furioso

verso altri paesaggi lontani

tra boschi pieni

di antichi cedri

ch'una luna timida

accarezza fra un nembo e l'altro

opacando la lucentezza.

Il cervo si cammuffa

di rotondo satelite

che vegge sull'anime.

Tua

29 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka,comhttp://fridalaloka.com

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Sulla vita e altre amenità (impoesia)…

Impoesia (2013)

SULLA VITA E ALTRE AMENITÀ

Di ogni vita conosciamo molto bene

le radici. Più difficile è giudicarne i frutti.

La vita è lunga. La vita è breve.

La casistica e i punti di vista

sono illimitati, forse infiniti.

Tutti hanno ragione e nessuno.

Chiunque può filosofeggiare sulla vita.

C’è chi ricerca l’intensità,

chi vuole ricchezza di esperienza,

chi vive con leggerezza

e chi in profondità.

Cosa ci rende simili nella diversità?

Cosa ci rende diversi nell’uguaglianza?

Quanta vita abbiamo davvero vissuto?

E tutto l’amore che avremmo voluto

e non c’è stato dato?

E se fossero solo domande illegittime? La fortuna

è quella di vivere qui e ora

senza essere sommersi dagli orrori del mondo.

Altrove e neanche troppo lontano le guerre…

Ringraziamo Dio per questo che è molto.

Siamo qui a pensare che un altro anno

è passato, lasciando poche tracce.

È già sera. Affrettiamo il passo.

Qualcuno è atteso dalla moglie, dai figli.

Ognuno prende la sua strada

(a quest’ora le strade sono vuote,

tutt’intorno regna la quiete).

Dite al nemico che taceremo,

che al massimo bisbiglieremo,

che non sconfineremo dal nostro orticello,

dal piccolo mondo chiuso.

Prenderemo quello che ci viene.

Ci accontenteremo sempre

e non chiederemo di più.

In fondo siamo esseri innocui.

Non abbiate paura di noi.

Ridete pure di noi.

Resterà la genesi di pensieri in fuga

e quando ci congederemo

pochi affetti al capezzale,

poche cose, dei libri sottolineati

e qualche parola, qualche idea scritta

sparsa nelle nostre stanze.

Ti ho visto, sai? – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka, Lombardia.

libreria WordPress
L'afa della città t'accompagnava
camminavi senza fretta, adagio,
scrutando il tutto, come nuovo,
profumi dei bar, locande incantevoli, edicole piene,
sempre accattivante, no?

Un via vai incesante,
il frastuono di macchinari
carico scarico merci
migliaia di piedi come formichine,
automobili, le rottaie del tram,
quello antico e pure quello moderno.

Gente indaffarata,
col pensiero stralunato,
corre a metta precisa,
pure quel giorno,
cristalli scintillanti
di mille uffici
riffletevano lumi multicolori.

E tu camminavi...
come prima volta
sentiero attraversato
infinite volte.

Ho visto la tua ombra, ho accarezzato la tua presenza, inebriante come le magnolie che hanno già fiorito.

Dietro il vetro, quella stanza...
Aspettando cosa?

Ti ho visto, sai?
soltanto con gli occhi del cuore
ch'intensi battevano e mare piangevo.

Tua

23 giugno, 2023

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Da “Rose di velluto rosso”, Giovanna Fileccia, Delta3 Edizioni 2022.

Il libro: http://giovannafileccia.com/2023/06/23/da-rose-di-velluto-rosso-giovanna-fileccia-delta3-edizioni-2022/

ROSE DI VELLUTO ROSSO –Dal primo sguardo all’ultimo respiro, di Giovanna Fileccia, il 10 dicembre 2022 è stato premiato al Premio nazionale L’Inedito – XV edizione – sulle tracce del De Sanctis. 

Giovanna Fileccia, oltre la targa in marmo dell’Irpinia e la motivazione della giuria, ha vinto la pubblicazione e la distribuzione a cura della Delta 3 Edizioni di Silvio Sallicandro.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: Per la forza e insieme la delicatezza con cui l’autrice è riuscita a raccontare il suo dramma personale, sottraendolo all’urgenza del proprio vissuto ed elevandolo a metafora dell’amore assoluto, che è in grado di infrangere le barriere del tempo e dello spazio e di durare oltre il breve arco dell’esistenza umana.

La giuria. Andretta (AV) 2022.




Qui la descrizione del romanzo autobiografico ROSE DI VELLUTO ROSSO di Giovanna Fileccia: https://giovannafileccia.com/rose-di-velluto-rosso-2/

L’ombre – di Frida la Loka

Poesia, di Frida la Loka, Lombardia

Antico disaggio

remore nel tuo aggire

non ti da tregua,

muta il falso sorriso

tormentano la tua anima

già in martirio.


Non resta tanto tempo,

sai?


Spirito debilitato

Ma non troppo, da non

resistere

il vibrato suono

d'un vecchio violoncello

e il trascinare dei piedi

della oscura signora ...


Escandescenza incesante,

le sue compagne;

come avvoltoi, aspettano,

non è ancora momento.


Ombre senza volto

senza remore alcuno,

danzano il rito;

ancora una volta.


Manifesto d'attesa;

inghozzano avide,

Carni vulnerabili.

Schiaffeggiando ovunque,

quando Lei sazia;

e paurosa brezza,

porta con sé,

altrove la tempesta.

Ombre; luride restano.

Tua

16 giugno, 2023

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Poesia: “Parole avvelenate” di Caterina Alagna

Espiro un manto di luce

a guarire parole emarginate

bagnate da un livido barlume

come l’icore di ferite putrefatte

che purpureo si condensa in un magma d’odio

a procurare una lenta eutanasia.

Come un macigno le parole avvelenate

si trascinano sulla pelle,

nello sguardo di una fanciulla ribelle

che, intrepida, brama ruscelli di vita

e un portento fulgore di indomite stelle che a fiotti

pulsa tra l’anima e le dita.

Come un fulmime, un vento di passione

squarcia l’anima in fiamme.

Accanto a un germoglio divelto

si apre l’immagine di un fiore nascente,

di un profumo di malva vivente

a inseminare nei giorni di nuovo la vita.

Uggioso tempo – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

Uggioso tempo!

Fin quando dovrò

sopportarti?

Non vedi che sto

marcendo?

Non vedi?!

Petali teneri e

coloriti sto perdendo...?

Fusti, ora sottili

intorno al corpo nudo

aggrovigliano;

è il vento!!

Ostinato vento...

Fili di aura, coprono

persino una bocca,

mettendo a taccere;

parole, canti,

Sapori, amori...

Da qualche parte

Non ci sarai

E lì, lontano;

Lontano i ricordi

Non riuscirò a

recuperarli.

Uggioso tempo!

Sii misericordioso!

Fai in modo che in un

attimo tuo; possa questa

anima mendicante

trovare sollievo.
Tua
15 giugno, 2023

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I poli opposti

Pubblicato da Frida la Loka, Lombardia

I poli opposti si attraggono e nella loro unione nasce l’Amore Sublime.

L’uomo è la più elevata delle creature. La donna è il più sublime degli ideali.

L’uomo è il cervello. La donna è il cuore.
Il cervello genera la luce, il cuore l’amore.
La luce feconda, l’amore risuscita.

L’uomo è forte per la ragione. La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L’uomo è capace di tutti gli eroismi, la donna di tutti i martiri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.

L’uomo è un codice. La donna è un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.

L’uomo è un oceano. La donna è un lago.
L’oceano ha la perla che adorna; il lago la poesia che abbaglia.

L’uomo è l’aquila che vola. La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio; cantare è conquistare l’anima.

L’uomo è un tempio, la donna è il sacrario.
Davanti al tempio ci scopriamo il capo, davanti al sacrario c’inginocchiamo.

L’uomo è posto dove termina la terra; la donna dove comincia il cielo.

Victor Hugo

Nota: giustamente, l’interpretazione pura: uomo/donna, dobbiamo capirla dal contesto storico, e filosofia del pensiero nel periodo nel quale fu composta. Per essere più chiari non v’è rappresentati altri tipi di “generi”, come al giorno d’oggi. Il mio personalissimo pensiero è, leggerla per quello ch’è, una splendida poesia, ognuno si schiererà dalla parte più femminile e diversamente maschile.

Tua

14 giugno, 2023

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Poesia: “Campi di grano” di Caterina Alagna

D’una coltre di grano

s’indorano i campi

e fiero il contadino

distende lo sguardo

a carezzare il suo raccolto di luce

che trasuda sacrifici

e lacrime di ore buie.

Con il peso sulle spalle-già

la falce lo conduce-

va incontro al destino

abbracciando la sua croce.

Con gli occhi umidi di fatica

bacia la sua terra, bagnata di sudore.

In palpiti d’amore

si consuma il cuore

nel veder nascere una spiga

sul sole che muore.

Io non voglio morire, ma devo – di Karin Boye

Pubblicato da Frida la Loka, Lombardia

Tragico verso tratto da una lirica premonitrice di Karin Boye (Göteborg, 1900 – Alingsås, 1941), poetessa e critica letteraria svedese morta suicida a soli 41 anni.

Foto: Francesco Ungaro. Foto di portata: Jeff Nissen

Le stelle

Ora è finita.
Ora mi sveglio.

Ed è quieto e facile l’andare,
quando non c’è più niente da attendere
e niente da sopportare.

Oro rosso ieri, foglia secca oggi.
Domani non ci sarà niente.

Ma stelle ardono in silenzio come prima
stanotte, nello spazio intorno.

Ora voglio regalare me stessa,
così non mi resterà alcuna briciola.

Dite, stelle, volete ricevere
un’anima che non possiede tesori?

Presso di voi è libertà senza difetto
lontana la pace dell’eternità.

Non vide forse mai il cielo vuoto,
chi dette a voi il suo sogno e la sua lotta.

Salva

Il mondo scorre da fango,
vuoto lo riempie.
Ferite, che il giorno ha aperto, si chiudono, quando è sera.

Calma, calma inclino il capo
a una santa visione, il tuo ricordo che indugia.
Tempio; rifugio; purificazione;
santuario mio!

Sulle tue scale lontana la tenebra, salva,
serena come un bimbo mi addormento.
La breve esistenza della Boye, divenuta celebre grazie al romanzo distopico 'Kallocaina', che anticipava l'avvento dello Stato mondiale raccontato da Orwell in '1984', è marcata in modo drammatico dalla scoperta della sua omosessualità all'età di 18 anni. La donna vivrà sempre con tormento questo orientamento affettivo, condannato all'epoca dalla Legge e dalla morale comune della sua nazione.

Nel '32 si trasferisce a Berlino, dove convive con la compagna Margot Hanel, e decide di curare una profonda depressione con la psicoanalisi. Invano: come aveva previsto nel suo diario lo stesso terapeuta, la poetessa si toglierà la vita, seppur diversi anni dopo.

*Valeria Consoli: laureata in Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla scrittrice Fausta Cialente.

Tua

5 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

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Cultura: Premio letterario “Per Agnese” VII edizione

È partita la VII edizione del Premio letterario per Agnese 2023. Sono on line, sul sito www.sebbenchesiamodonne.com , il nuovo Bando, il Regolamento e la Scheda di partecipazione.

Il Premio si articola in varie Sezioni:

Sezione A – INEDITI DI POESIA

Ogni concorrente partecipa con massimo 3 componimenti di max 30 versi ciascuno.

Sezione B – VOLUME EDITO DI POESIA

Ogni concorrente partecipa con un’opera pubblicata dopo il 1 gennaio 2015, anche autopubblicata

Sezione C – RACCONTAMI UNA STORIA. Racconti e favole per bambini e ragazzi “Giovanna Marchese”

Ogni concorrente partecipa con un racconto di max 5 cartelle di 1.800 battute ciascuna

Sezione D – NARRATIVA EDITA

Ogni concorrente partecipa con un romanzo o un racconto edito dopo il 1 gennaio 2015, anche autopubblicato

Sezione E – VERSI E PAROLE IN CLASSE “Lucio Marino”

Sezione dedicata alle scuole di ogni ordine e grado. La partecipazione a questa Sezione è gratuita.

La quota di partecipazione per ogni Sezione è di € 15,00, tuttavia la partecipazione a più sezioni comporta il versamento di max due quote.

Tutte le quote di partecipazione saranno, come sempre, devolute all’AIRC e alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica.

La Giuria prevede, inoltre, l’assegnazione del PREMIO SPECIALE LIBERA, all’opera che ha meglio saputo raccontare il percorso delle donne nella conquista dei propri diritti.

PREMI

Per i primi classificati delle Sezioni A-B-C-D e per il Premio Speciale LIBERA € 300,00 + targa

Per la Sezione E € 100,00 in materiale didattico

REGOLAMENTO

Ogni partecipante può concorrere per più Sezioni, versando al massimo due quote di iscrizione.

Le OPERE INEDITE potranno essere inviate in formato elettronico alla mail: sebbenchesiamo@libero.it (2 file, uno anonimo e uno con nome, indirizzo e telefono).

Le OPERE EDITE potranno essere inviate in formato elettronico alla mail: sebbenchesiamo@libero.it .

La SCHEDA DI PARTECIPAZIONE (scaricabile dal sito www.sebbenchesiamodonne.com) dovrà essere compilata da tutti i partecipanti in tutte le sue parti, firmata in modo leggibile e spedita, contestualmente alle opere, via  email.

Le MODALITA’ DI PAGAMENTO della quota di partecipazione* sono elencate nella SCHEDA DI PARTECIPAZIONE.

I concorrenti premiati sono tenuti a presenziare alla premiazione; i premi in denaro non riscossi personalmente verranno trattenuti per l’edizione successiva.

Le opere dovranno pervenire entro il 31 ottobre 2023. Le opere della Sezione “Versi e parole in classe – Lucio Marino” dovranno pervenire entro il 30 novembre 2023.

La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione e ufficializzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti il presente premio letterario.

*Le quote di partecipazione saranno devolute all’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

*Le quote di partecipazione per la Sezione C saranno devolute alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica.

https://sebbenchesiamodonne.com/il-premio-letterario-per-agnese/

Poesia : “Utopia” di Caterina Alagna

Potessero le mie mani sfogliare

petali bagnati di cielo

e impregnare di vita la pioggia

che scroscia lungo le vie del pensiero.

Potessero le mani afferrare

lo sciabordio di ardite favelle

che scorre come cascata 

di luce e sfavillanti stelle,

o accogliere il seme dei sogni,

il soffio soffuso di tacite nuvole

rannicchiato sulla cime dei monti

a offuscare foreste incolte.

Potessero le nuvole avvolgere i miei occhi,

scardinare immagini avvinghiate

a lastre di dolore,

cancellare le orme tracciate

da un amaro ricordo

che olezza di vento e d’un lacrimare sordo.

Dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Scala d grigi – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka, Lombardia.

Kürşat KURT (Pexels), foto di portata: Fuzail Ahmad ( Pexels)
Lo sguardo rivolto 

all'insù

mutazione continua

d'un mare in tempesta,

Ali con "anime"

svolazzano nervosamente

Dileguano come tante

altre;

Che a queste, hanno

strappato!, schiacciato!

L'anima. Vagano

per terre monocromatiche

e fangose

Piedi timorosi,

impauriti, esausti...

Sotto una coltre pesante

Sotto una scala di grigi;

Solo un gradiente soporifero

non si percepisce

a semplice sguardo colore

alcuno.

Sarà che la brezza

non vuol portar via il

chiaroscuro?

Dagli occhi, dal cuore!

Sarà che la bellezza

Di vedere arcobaleni

Non è largito

per essi?

Da questi parti, il tutto

è già tinteggiato

di sfumature varie

paradosso assoluto.

Intanto,

la scala di grigi;

avanza inesorabilmente

Facendo del cielo

denso tappeto

Oscurando pure le ali.

Tua

15 maggio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://alessandria.today/di Frida la loka

La Madre – Giuseppe Ungaretti

Pubblicato da Frida la loka, Lombardia

Foto di Rodolfo Quirós (Pexels), foto di portata, Pixabay.

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti

Tua

14 maggio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su: http://alessandria.today/fridalaloka

Sulla solitudine in me, nel mio mondo di provincia…

Nonostante tutto sono già morto. Sono morto in me. Sono morto in voi. Voi siete morti in me. Sono “morto al mondo” e il mondo è morto in me. Tutto è vanità, finzione, pantomima. Tutto è divenire,  secondo noi occidentali.  Tutto è illusione, velo di Maya, secondo gli orientali. Allora Tutto è tutto, è anche il suo contrario perché qui ogni contraddizione si contraddice o è contraddetta.  Non c’è altra soluzione, né alternativa. Lo scriveva molto tempo fa il grande poeta Carlo Michelstaedter: “Vita, morte,/ la vita nella morte;/ morte, vita,/ la morte nella vita”. Risolveteli voi i problemi. Voi risolvete davvero i problemi? Eccoli gli uomini pratici, che pagano le tasse e hanno famiglia!  Eccoli gli uomini arrivati, gli uomini necessari (i cimiteri sono pieni di persone un tempo ritenute indispensabili e il mondo va avanti lo stesso, anche dopo la loro dipartita)! Eccoli i grandi poeti illuminati, che polverizzeranno Montale, Zanzotto e Sanguineti! In realtà nel migliore dei casi si può essere solo buffi epigoni! Se tutto va bene e non è assolutamente detto…In realtà voi cercate di risolvere i vostri piccoli problemi che vi angustiano tanto, ma ve ne fregate dei problemi del mondo. I soldi, l’apparire, l’avere, il decoro sono le vostre uniche ragioni di vita. Vi vedo sempre all’autolavaggio in fila. Alcuni di voi ci sono fissi perché la macchina è un prolungamento del vostro cazzo, pardon, del vostro ego. Il vostro decoro (che Mastronardi chiamava catrame e che se si toglie viene via anche la pelle…così scriveva ne “Il maestro di Vigevano”)! Salvate le apparenze e ostentate benessere. Così va la vita. Io invidio la vostra sicurezza. Credete in Dio o in Vasco Rossi, sua emanazione? Credete in Berlusconi?  Credete in Dio o nella Ferrari, sua emanazione? Credete pure negli status symbol, nei falsi miti e nei falsi idoli. Io fondo la mia causa sul nulla perché anche lo Stato è oppressivo, così come tutte le istituzioni. Io non ho alcuna fede. Cosa ci vuoi sperare? Siamo nella cosiddetta (in)civiltà dell’immagine e non solo perché veniamo da trent’anni di berlusconismo, dove contano solo potere, soldi, aspetto fisico, compromessi sessuali. Importante per un uomo è fare carriera, avere una posizione.  Non c’è soluzione,  né alternativa.  Se non sei un dirigente, se non sei titolare di una società,  se non hai i soldi di famiglia, sei una nullità.  E poi l’aspetto fisico ha una parte preponderante,  gioca un ruolo fondamentale.  Io sono uno scarto. Sono l’eterno rifiutato. Sono una nullità,  anzi meno di zero. Io posso scrivere perché ho fallito, perché sono un fallito.  La scrittura è sempre fallimento in questa società consumista, tecnologica, scientista. La mia poesia è morta. La vostra non è mai nata. Io ho cercato invano e ingenuamente poesia in questo mondo assurdo e ho solo trovato l’assurdo in me e nel mondo. Povero illuso! Vaffanculo anche a Camus!  L’importante è far credere di stare sempre bene e nascondere il malessere nel pozzo senza fondo del vostro animo. Io scrivo solo quando mi vanno queste cose alla rinfusa e non sono meglio di voi e non mi sento meglio di voi e non sto meglio di voi. Nonostante tutto sono già morto e pochi verranno al mio funerale perché mi erano care poche persone e io sono stato caro a poche persone (al funerale di Mozart c’erano solo 14 persone, al funerale di Rimbaud c’erano solo sua madre e sua sorella. Io non sono un genio, ma per favore non fatevi abbindolare e diffidate di chi ha i funerali di Stato). Che poi anche io sono vile e ipocrita, ma almeno non faccio la morale agli altri, né vivo nei sensi di colpa che mi attanagliano. Salvale tu le apparenze, ragazza che ora sei donna, e non mi hai dato neanche il tempo di un aperitivo. La mia poesia è morta, anzi non c’è mai stata in me. Io sono il poeta che non sono. Sono inaccessibile a me stesso. Rinnego me stesso. Rinnego le mie parole. Sono un essere spirituale che ha fatto porcate. Sono un porco con frammenti spirituali. Siamo tutti carnali e mortali. Siamo tutti già morti senza saperlo. Non c’è speranza. Sì. C’è ancora una piccola speranza che un domani possa nascere una speranza. Spero di rinascere da qualche parte in un’altra epoca e diverso da come sono adesso.  Sono un idiota perché non vivo come voi. Sono un ritardato perché non penso come voi. Ho amato ragazze e donne che non mi hanno amato e anche per questo sono uno stupido perdente di cui potete ridere allegramente. A volte penso alle donne che non ci sono state e mi chiedo cosa sarebbe stata la mia vita se mi avessero detto sì. Sliding doors. Citazione scontata, abusata. E naturalmente infiniti bivi e nessuna indicazione perché ogni attimo è un bivio e poi da lassù non sono pervenuti segnali. Vorrei essere come quelli che hanno certezza che Dio esista. Vorrei essere come loro, ma non sono come loro. Purtroppo o per fortuna. Questi sono i miei pensieri oggi. Domani saranno monete fuori corso. Domani saranno da buttare via. Io stesso sono un pensiero già pensato, una vita già (non)vissuta. Non posso neanche andarmene via da qui. Non sono niente. Non sono nessuno. Non credo in niente. Capisco Stirner quando scriveva che fondava la sua causa sul nulla. Mi porto un poco in giro ogni giorno. Cammino da solo, quasi indisturbato. Mi tengo stretta la mia vita. Presto sarò non essere o vero essere. Io mi confondo quando confondo le mie idee. Io sono ripetitivo perché la mia vita è ripetitiva.  Io non ho niente da offrirti, mio grande amore non ricambiato.  Io non ho mai avuto niente da offrirti. Vivo alla periferia della periferia. Scrivo di nulla, del mio nulla. Il fatto è che ognuno cova il suo irrisolto dentro di sé, ovvero tutto quello che non è stato, che non ha mai avuto, che non ha mai vissuto. E badate bene che l’irrisolto è di tutti, non è cosa da ricchi o da perdigiorno che hanno il lusso di rimpiangere e di sprecare il tempo. Io sono tutte le donne che non ho mai avuto, donne che sono e sono state di altri. Il fatto è che un innamoramento non ricambiato non lo scacci dalla mente con una scopata fine a sé stessa ma solo con un innamoramento ricambiato, con un vero amore nuovo. Oggi vogliono tutte il maschio alfa e non si accontentano di me. Non ho neanche 10 euro da spendere al giorno e se ce le avessi sarei un signore. Non posso permettermi di andare in quel bar e offrire da bere due birre a quella ragazza, che forse ci starebbe, ma dovrei muovermi con discrezione e circospezione perché è già fidanzata. Anche la sua amica è già fidanzata. Non ho neanche i soldi per una escort libera professionista.  Resto solo e ritorno nella mia solitudine. “È ovvio” diceva una volta un mio ex amico. Per lui era tutto ovvio, tranne le panzanate che sparava lui e che gli sembravano grandi verità.  Io so di essere un fallito e questa è la mia forza. La tua debolezza è credere di essere. Tutti siamo e non siamo, pensiamo e siamo pensati. La realtà è che la scopata fine a sé stessa senza complicazioni esiste molto raramente. Vale solo se ti scopi una escort, un’esibizionista in un parcheggio, una massaggiatrice, una ragazza di un night club o di un club privé, una tantum. Ma già se vedi una escort o una di queste signorine più di una volta le cose si possono complicare sentimentalmente, affettivamente, umanamente.  La realtà è che prima e dopo una scopata fine a sé stessa tu devi comprendere il vissuto della donna e la donna deve comprendere il tuo vissuto. Insomma ci vuole empatia reciproca, comprensione reciproca. E ve lo dice uno che non scopa! Uno che vorrebbe rompere la solitudine con una donna, ma non con qualsiasi donna! Da certe donne non voglio essere (in)compreso. Sì. Perché c’è sempre il rischio di non comprendere o di essere incompresi!  Che poi ci sono anche altri modi di stimolare il nostro nucleo accumbens, non solo il sesso! La differenza tra me e voi, cari nemici, è che voi credete con tutta la vostra forza in quello che fate e in quello che dite e in quello che scrivete. Stateci  seri! Mi raccomando. Un minimo di autoironia, un mimino di autocritica,  un minimo di umiltà… Cari nemici, vi do il permesso di parlare male di me in mia assenza. Così sarete felici e mi farete contento. Per me voi pubblicamente non esistete e io sono già da tempo immemorabile passato ad altro. E tu smettila di dire che l’anarchia è utopia perché qualsiasi ideologia oppure orientamento politico contiene una discreta dose di utopia. Tu parli di democrazia, ma si è forse realizzata la tua democrazia? Non vedi che anche la tua concezione di democrazia è utopia?!? E smettila anche di dire che l’anarchia andrebbe bene se tutti fossero educati, colti, intelligenti e civili. Non è così. L’anarchia, come la intendo io, potrebbe anche fare diventare migliori gli uomini. Le parole che non dici e non scrivi fanno vincere il non detto. Se non ami una donna, lei amerà altri, e in te prevarrà solo odio, cinismo o indifferenza. Ecco perché in me vince il disamore e il disincanto! Come se ne fossi veramente certo. No. Non siamo sicuri di niente o quasi. E poi tutti questi scrittori seri scrivono un romanzo all’anno, che poi molto raramente vende…Tenetevi i vostri romanzi, che poi a onor del vero non sono neanche tali. Tenetetevi stretti i vostri editor e ghost writer. Io con il mio tablet economico scrivo solo i miei piccoli pensieri senza pretese: è un vizio antico ormai quello di giocare con le parole. 

È la pioggia – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka, Lombardia.

Foto:  Elias Tigiser, Pexels/ Foto di portata: Dimytro Kormylets, Pexels.
È la pioggia del mattino 

Con la sua purezza che dà

la benedizione a tutti

gli esseri

Manto primordiale

che copre ogni singolo

arnese

ogni singolo pietrisco

E va là, nel profondo

scavando solchi

In nera terra

di Primavera

Senza chiedere il

permesso, perché il tutto

Le appartiene

che si fa attendere

in giornate

più lunghe di brio

più lunghe

di sentimenti

sonnacchiosi

che avvolgono

con l'aura mattiniera

amori che svaniscono,

amori che trascendono,

amori che crescono su

terso avorio...

Amori;

È la pioggia...

Tua

4 maggio, 2023

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Graziosa rondine – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka,  Lombardia.

Graziosa rondine 

volteggi per aria

Danzi le note di

Primavera; allegra sei.

Primula per prima

sveglia

d'un lungo inverno

fai capolino per

contemplarla.

Timida viola

giacinto e camelia

si accingono

nel sacro rito

del risveglio

sollecitati d'un intimo

e dolce soffio;

la essenza della vita.

Alito d'energia

è chiamato

ancora una volta.

E pure quello

carente d'inerzia

rinasce indeclinablemente.

(Foto di portata: Sora per Pexels)

Tua

3 maggio, 2023.

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Il gioiello – di Frida la loka

Poesia di Frida la loka, Lombardia.

Foto Pexels, foto di portata: David McEween, Pexels
In che posto è scomparsa

a Lei cosa cara e preziosa

Dov'è rimasta?


Che raminga

alla ricerca infinita

faccendo finta

di camminare


Che s'è messo a riparo

Esiliando lontano

alle frivolezze

dell'essere.


Cercando di dileguarsi

dalle ombre

che non si allontanano

mai abbastanza.


Trovare la pace

"vivendo" in attesa

di quell'istante di

agognata felicità...

Tua

27 aprile, 2023.

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Desidererei – di Frida la loka

Pensieri, Lombardia.

Fonte: foto, National Geographic Rappresentazione del Tramonto del sole al tempio di Hathor.
Secondo quanto narrato da un antico mito, la dea Nut (dea del cielo), ingoiava Ra, dio del sole ogni sera e lo partoriva la mattina dopo in un eterno ciclo di morte e rinascita.
Desidererei fortemente 
che l'essere umano fosse
fatto soltanto d'anima
spirito volatile,

libero di andar
dove porta
l'aria fresca d'autunno,
cambiar rotta
quando arriva
il bramare del sole

Astro torrido d'estate,
ed aquitirsi
sotto un tronco spoglio
d'inverno.

Che la carne non sia tale
Nemmeno le ossa...

Che il tramonto fosse una
cosa passeggera
Indolente, senza paure,
incertezze
frustrazioni.

Che ci fosse soltanto
leggerezza e pace
dove riposare
quando vi è stanchezza.

Ma non tutte le anime
sono uguali...
Non ambisco ciclo eterno
Desidererei soltanto
libertà di scelta.

Tua

27 aprile, 2023

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