Alessandra De Matteis presenta il suo romanzo Noli me tangere.
Secondo te scrivere cosa vuol dire, o cosa vuol dire per te?
La risposta a questa domanda, è, anch’essa, nella premessa del romanzo: “Ma scrivere, per me, non è un lavoro e non è nemmeno un hobby: è l’unico modo per veder accadere l’impossibile. Per renderlo possibile. L’unico modo per liberare l’ordinario corso delle cose dalle costrizioni impostegli dalle regole precostituite del mondo, conoscendo, tuttavia, la netta distinzione tra le due dimensioni.”
Scrivere questo romanzo per me ha significato poter esprimere forte quel sentimento di ingiustizia che ho provato nei confronti del destino quando ho visto per la prima volta Rosalia, e mi ha fatto pensare a quanti altri bambini, quotidianamente, costantemente, nel tempo, sono vittime ingiuste di una sorte immeritata. Ho sempre scritto, fin da piccola: diari, lettere, pensieri, timori. Era ed è sempre stato un modo per esorcizzare paure e cullare speranze.
La parte più semplice dello scrivere?
L’abbandono alle infinite possibilità regalate da un foglio bianco. La consapevolezza che possa succedere di tutto, non avere limiti: i mondi del possibile e dell’impossibile possono collidere e confondersi.
Trama:
A cinque anni di distanza dalla notte in cui per Jeremy e Alice il confine tra vita e morte è diventato sottile come un foglio di carta velina, quel passato da cui sembravano essere ormai lontani e al sicuro ritorna sotto forma di richiesta d’aiuto. Un giovane studioso deve salvare la carriera a cui ha votato la sua esistenza, compiendo ogni sorta di sforzo per tutelare dal tempo e nel tempo Rosalia, “la Bella Addormentata di Palermo”, mentre un analista dati del governo degli Stati Uniti cerca di difendere la propria dalle interferenze di un uomo che vuole condurlo su una strada della quale non riesce a comprendere il senso e la meta. Sullo sfondo, la figura di due padri accomunati dallo stesso terribile destino, che si intreccia con quello di tutti i protagonisti i quali capiranno troppo tardi ciò di cui sono realmente parte, cosa e chi li lega.
Scheda del libro:
Autrice: Alessandra De Matteis
Titolo: Noli me tangere
Anno di pubblicazione: 08 maggio 2023
Presentato da: Agenzia di marketing editoriale Ciclope Lettore
Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.
La Magia dei Campi di Zafferano nella Incantevole Val Borbera, Provincia di Alessandria
Nella pittoresca provincia di Alessandria, tra le meraviglie paesaggistiche della Val Borbera, si celano i segreti di un fiore dal fascino millenario: lo zafferano. Questa preziosa spezia, conosciuta come “oro rosso,” incanta i sensi e regala un tocco di magia a chiunque si avventuri nei campi in cui cresce. Scopriamo insieme la storia e il mistero di questi campi di zafferano, che rendono unica e suggestiva questa incantevole regione.
Il Fiore dell’Incanto
Lo zafferano è un fiore viola dal profumo inebriante e dal colore intenso. La sua bellezza ha affascinato l’umanità sin dai tempi antichi, e le sue origini risalgono a secoli fa, in terre lontane. Da allora, questa pregiata spezia è stata oggetto di commercio e ha giocato un ruolo fondamentale nella cucina, nella medicina e persino nella cosmetica.
Le colline della Val Borbera, con il loro clima mite e la ricchezza del terreno, offrono un ambiente ideale per la coltivazione dello zafferano. Qui, in piccoli appezzamenti di terra, i coltivatori dedicano passione e cura alla coltivazione di questa meravigliosa pianta, preservando un’antica tradizione agricola che si tramanda di generazione in generazione.
I Segreti della Coltivazione
La coltivazione dello zafferano è un’arte che richiede attenzione, dedizione e competenza. I campi di zafferano nella Val Borbera sono curati con scrupolo, e ogni fase del processo di crescita è seguita con cura e passione.
A partire dal piantare i bulbi, che avviene tra fine agosto e settembre, fino alla raccolta dei fiori in autunno, ogni passo richiede abilità e sensibilità per assicurarsi che la qualità dello zafferano sia mantenuta al massimo livello. La raccolta viene effettuata a mano, e i delicati stigmi viola, parte più pregiata del fiore, sono separati con attenzione e cura.
Un Patrimonio da Preservare
I campi di zafferano nella Val Borbera non sono solo un luogo di produzione, ma rappresentano anche un patrimonio culturale e storico di inestimabile valore. I coltivatori locali, consapevoli della preziosità di questa tradizione, si impegnano nella sua preservazione e trasmissione alle generazioni future.
La coltivazione dello zafferano è anche un’opportunità per promuovere il turismo sostenibile e responsabile nella regione. I visitatori possono immergersi nella magia dei campi di zafferano, partecipando alle fasi della coltivazione e scoprendo i segreti di questa affascinante spezia. L’esperienza di essere circondati dalla bellezza dei fiori viola, il loro profumo avvolgente e l’incredibile paesaggio circostante, rimane impressa nei cuori di chiunque abbia la fortuna di vivere questa esperienza unica.
Un Vero Esempio di Eccellenza
I campi di zafferano nella Val Borbera, provincia di Alessandria, rappresentano un vero esempio di eccellenza nella coltivazione di questa preziosa spezia. La passione e la dedizione dei coltivatori si traducono in uno zafferano di altissima qualità, amato e apprezzato in tutto il mondo.
Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.
“La Portalettere” di Francesca Giannone è un romanzo delicatamente costruito che cattura l’anima del lettore sin dalle prime pagine. Articolato in una trama sublimemente intrecciata, il libro offre un ritratto commovente e penetrante del mondo emotivo delle sue protagoniste.
Foto da: lafeltrinelli.it
“La Portalettere: Un Viaggio Inatteso attraverso le Emozioni umane”
L’autrice mostra un’incredibile abilità nell’intrecciare le storie personali dei destinatari delle lettere con quella della portalettere, creando un racconto profondamente umano. C’è una sensazione di autenticità che risuona in ogni pagina, rendendo quasi tangibili le emozioni dei personaggi.
La scrittura di Giannone è affascinante ed elegante, ricca di dettagli evocativi che ti fanno sentire come se tu stessi passeggiando per le strade della città insieme alla protagonista. La sua descrizione delle emozioni e delle interazioni è tanto delicata quanto potente, fornendo un quadro sincero della natura umana.
“La Portalettere” è un viaggio emozionale che tocca il cuore del lettore. Francesca Giannone ha scritto un’opera di grande sensibilità e intensità, che esplora con grazia l’aspetto umano della vita quotidiana. Un libro sicuramente da non perdere per gli amanti delle storie profonde e commoventi.
Nel corso del secolo scorso, le feste in casa occupavano un posto speciale nella cultura giovanile, offrendo ai ragazzi un modo di socializzare e divertirsi in un ambiente intimo e familiare. Prima dell’avvento delle tecnologie digitali e dei social media, queste feste rappresentavano un’esperienza unica e irripetibile, un viaggio nel tempo che vale la pena esplorare.
“Le Feste in Casa nel Secolo Scorso: Esplorando un Altro Mondo”
Le feste in casa non erano semplicemente raduni casuali, ma eventi attentamente pianificati e anticipati con entusiasmo. Non c’erano inviti virtuali o RSVP online: i ragazzi andavano di persona a chiedere ai loro amici di partecipare. L’attesa e l’ansia per l’evento facevano parte dell’esperienza, e l’aspettativa faceva crescere l’anticipazione per la serata.
Prepararsi per una festa in casa era un rituale in sé. I genitori spesso aiutavano i loro figli a organizzare la casa, a spostare i mobili per creare spazio per ballare e a preparare il cibo e le bevande per gli ospiti. La musica era una parte essenziale del divertimento, e i ragazzi avrebbero passato ore a creare delle playlist con le loro canzoni preferite, spesso registrate su cassette o CD.
Quando la notte della festa arrivava, i ragazzi si presentavano a casa dell’ospitante, portando con sé regali come segno di gratitudine. Le feste iniziavano lentamente, con i primi arrivi che si intrattenevano tra loro, ridendo e scherzando. Man mano che il numero di partecipanti cresceva, la casa si riempiva di energia giovanile e spensieratezza.
Le feste in casa offrivano un’opportunità unica per socializzare e creare legami significativi. Senza le distrazioni degli smartphone e dei social media, i ragazzi erano completamente immersi nel momento presente e si divertivano davvero a interagire tra loro. I balli e i giochi erano all’ordine del giorno, e anche gli introversi si sentivano a loro agio in questo ambiente intimo.
Tuttavia, le feste in casa potevano anche essere un’occasione per imparare importanti lezioni di vita. L’organizzazione e la gestione di un evento di questo tipo comportavano responsabilità, come assicurarsi che i genitori fossero informati e che tutto si svolgesse senza problemi. Ciò aiutava i ragazzi a sviluppare competenze sociali e a prendere confidenza in sé stessi.
Con l’avvento di internet e dei social media, le feste in casa hanno iniziato a perdere terreno, sostituite da eventi pubblicizzati su piattaforme digitali e incontri virtuali. L’esperienza di socializzare di persona ha lasciato il posto a interazioni online, e molte delle tradizioni del passato sono state dimenticate.
Oggi, mentre osserviamo con nostalgia il secolo scorso, possiamo riflettere con affetto sulle feste in casa che hanno caratterizzato la gioventù di tante persone. Sebbene il mondo sia cambiato e la tecnologia abbia trasformato il modo in cui ci relazioniamo, quei momenti di semplicità e autenticità delle feste in casa restano incisi nei ricordi di coloro che li hanno vissuti.
In conclusione, le feste in casa del secolo scorso erano un altro mondo, un luogo in cui i ragazzi si riunivano per creare ricordi indelebili e instaurare amicizie durature. Anche se il tempo e la tecnologia hanno portato cambiamenti nella cultura giovanile, queste feste hanno lasciato un’impronta speciale nella storia sociale di quegli anni, dimostrando che l’essenza delle relazioni umane e del divertimento condiviso rimane eterna.
“Le armi della luce” di Ken Follett è un romanzo coinvolgente e ben documentato, che mescola abilmente avvenimenti storici con vicende umane. Con uno stile narrativo avvincente e personaggi indimenticabili, Follett ci regala un viaggio indimenticabile nel passato, mostrandoci quanto sia importante comprendere e riflettere sulle lezioni che la storia ci offre.
Foto: lafeltrinelli.it
Recensione: Le armi della luce di Ken Follett
“Le armi della luce” è il quinto capitolo della saga di Kingsbridge di Ken Follett, un’opera epica che ci trasporta nell’affascinante mondo del XIX secolo, un’epoca di grandi cambiamenti e rivoluzioni. In questa straordinaria narrazione, l’autore ci guida attraverso un intreccio ricco di dettagli storici accuratamente documentati, caratterizzato da eroi coraggiosi, cattivi perfidi e la lotta per un futuro migliore.
La trama si svolge tra il 1792 e il 1824, un periodo segnato da profondi mutamenti sociali ed economici. A Kingsbridge, una città con una lunga tradizione di manifattura tessile, l’industrializzazione fa il suo ingresso inesorabile, portando con sé la miseria per la maggior parte della popolazione. Questo scenario di cambiamenti rivoluzionari si intreccia con gli eventi storici cruciali dell’epoca, come la guerra contro Napoleone Bonaparte e la battaglia di Waterloo.
I personaggi di “Le armi della luce” sono l’anima di questa epopea. Un gruppo variegato di individui, collegati tra loro in modi sorprendenti, si muove sullo sfondo di una società in rapida trasformazione. Tra di essi, una coraggiosa filatrice, un ragazzo geniale, una giovane idealista che lotta per i diritti dei bambini disagiati, un commerciante di tessuti intrappolato dai debiti ereditati, una moglie infedele, un operaio ribelle, un artigiano audace, un vescovo inetto e un ricco imprenditore spietato, tutti contribuiscono a rendere questa storia indimenticabile.
Ken Follett dimostra ancora una volta la sua abilità di affascinante narratore, immergendoci nel passato con una precisione storica sorprendente. La sua capacità di fondere le vicende personali dei personaggi con gli eventi storici globali crea una trama coinvolgente che tiene il lettore incollato alle pagine.
Un aspetto notevole del romanzo è la puntuale rappresentazione dell’ascesa dell’industrializzazione e le conseguenze che essa comporta per le classi sociali più deboli. La lotta tra i lavoratori e i proprietari delle fabbriche, la ribellione contro l’oppressione e l’arruolamento forzato nell’esercito offrono uno spaccato realistico della dura realtà dell’epoca.
La caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti forti del libro. Sono ritratti in modo tridimensionale, con sfumature di grigio che li rendono credibili e umani. Le loro sfide personali, i conflitti interiori e le ambizioni contribuiscono a dar vita a una storia avvincente.
In conclusione, “Le armi della luce” di Ken Follett è un romanzo coinvolgente e ben documentato, che mescola abilmente avvenimenti storici con vicende umane. Con uno stile narrativo avvincente e personaggi indimenticabili, Follett ci regala un viaggio indimenticabile nel passato, mostrandoci quanto sia importante comprendere e riflettere sulle lezioni che la storia ci offre. Questo libro merita sicuramente un posto nella biblioteca di ogni appassionato di narrativa storica e di chiunque ami immergersi in un’epoca passata con grande dettaglio e autenticità.
Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today
“Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo è una poesia emotiva e riflessiva che esplora il rimpianto e l’accettazione della propria esistenza. L’autrice dipinge un quadro intimo e struggente delle esperienze passate e delle scelte mancate.
La poesia inizia con un senso di rammarico per non aver imparato a fronteggiare le avversità, simboleggiate qui dal vento e dall’inverno. L’autrice si chiede se avrebbe dovuto vendere il vecchio cappotto in tempi più opportuni, poiché ora è diventato troppo vecchio e inutile, rifiutato persino dalle bambole. Questo oggetto materiale diventa una metafora della propria inadeguatezza e dei rimpianti che accompagnano le scelte sbagliate o mancate nella vita.
Lucia Triolo esprime il desiderio di essere accettata senza riserve, ma teme che ci siano molte prove contro di lei. La paura è una componente prominente nel testo, e l’autrice ammette di non aver imparato a gestirla o ad affrontare le ragioni che la alimentano. Questa mancanza di preparazione la fa sentire vulnerabile e incerta.
Le parole evocative e le immagini vivide, come “carichi di universo ho gli occhi” e “bambola nude”, rafforzano l’atmosfera malinconica della poesia e aggiungono profondità alle emozioni espresse.
La voce della poetessa è intima e sincera, trasmettendo una gamma di sentimenti, dall’angoscia alla rabbia, dalla fragilità alla forza interiore. Le parole sembrano danzare come foglie al vento, portando il lettore in un viaggio emozionale coinvolgente.
In conclusione, “Vecchio Cappotto” è una poesia che afferra il cuore del lettore, trattando temi universali come rimpianti, accettazione di sé e la lotta contro la paura. La capacità dell’autrice di comunicare sentimenti complessi in modo così potente e viscerale è davvero ammirevole. Una lettura consigliata per chi ama esplorare le sfumature dell’animo umano attraverso la bellezza delle parole poetiche.
Lucia Triolo: vecchio cappotto
Perché non ho imparato quando arrivava il vento cosa è stato per me abbracciare l’inverno? Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
C’è qualcosa di me che si possa accettare senza testimoni contro? Forse ho smesso di galleggiare.
Perché non ho imparato quando arrivava il vento a scaldare le tue mani con la borsa dell’acqua calda, a stringerle bagnate di sguardi come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi e non ho insegnato alla paura a chinarsi dinnanzi alle ragioni. È una paura rozza, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l’angoscia. Lei ora se l’accomoda sulla pelle, la indossa con decisione e rabbia.
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
In un pezzo di carta straccia ho raccolto l’oblio -inappagato respirava lì sotto la gonna a fiori di mia madre poi l’ho infilato in gola per non dimenticare
mi si aggrappa addosso il finimondo del dirimpettaio
sono stata le tue domande a piedi nudi, da cassetti tarlati hai tirato fuori vesti urlanti nello sforzo di stiracchiarsi
mi hai fatto sedere hai segato una gamba alla sedia l’acqua fresca del bicchiere mi è finita addosso uno stupido peso con te sempre di spalle a non vedermi
sono stata l’estraneità dell’ultima abitudine quella nel cervello quando ci si ammassa su di sé ora apro la finestra scavalca, ti faccio entrare
Con stremo piacere condivido con voi amici, i versi d'un poeta stremamente sensibile quanto lungimirante dei giorni nostri, il nostro amico Marcello Comitini.
Marcello Comitini
a Catherine, onda d’amore
Onde delle mie poesie
Sollevate dall’inquietudine perenne delle mie poesie onde armoniose e azzurre si adagiano lungo il tuo corpo schiumano fra i tuoi corti capelli di maschio ti carezzano sin sulla punta delle dita. Tra le mani le senti turgide come le vene del tuo sesso. Vorresti immergerti nella loro sostanza di parole e carne.
Onde misteriose e intimamente desiderate che sfiorano anche te donna ti carezzano con dolcezza i seni toccano il cuore scivolando sulla seta del tuo ventre s’insinuano tra le tue gambe ti fanno chiudere gli occhi e sognare.
Voi ed io all’apice del desiderio sentiamo che l’amore ci lega e le onde delle mie poesie ci accompagnano come vele frementi. Ci conducono nei porti dove oziano barche e velieri che hanno solcato litorali di terre dalla natura rigogliosa dai nomi che ricordano isole di voluttà e passione.
Cullati dalle onde dei miei versi amiamo e speriamo.
A volte nelle mie poesie onde gonfie e rugose si rivoltano sollevate dai venti che giungono da città disumane di solitudine e alienazione. Specchi di vane speranze iniettano il loro triste incanto sin dentro i cuori di coloro che percorrono lunghi viali assordati da parole che i vincitori urlano.
Onde delle mie poesie inaridite dal sole che brucia come l’uomo intere foreste e la calotta d’ozono che lo protegge e uccide animali, spiana montagne devia e ferma lo scorrere dei fiumi.
Poesie tormentate dalle pene dei deboli dei poveri degli sfruttati dei dimenticati delle donne stuprate abbandonate su spiagge di sangue degli emigranti che chiedono aiuto a una nave che gira su quelle acque e i passeggeri si sporgono dagli oblò cerchiati d’oro aprono e chiudono le braccia li lasciano annegare in colpevole silenzio.
Tutte onde nel mare inquieto delle mie poesie che s’infrangono sulle scogliere della ragione dei sentimenti dei desideri. Siete voi, amici e fratelli, uomini e donne uniti dall’amore reciproco per me per l’umanità per l’arte che v’immergete e salvate l’essere abbracciando la dignità che conosce quanto sia dura la vita e quanti disprezzino quella degli altri.
Olas de mis poesías
Elevadas por la inquietud perenne de mis poesías olas armoniosas y azules se relajan a lo largo de tu cuerpo espuman entre tus cortos cabellos masculinos te acarician, hasta la punta de los dedos;
Entre tus manos, las sientes turgentes como las venas de tu sexo, desearías sumergirte en la substancia, de palabras y carne.
Olas misteriosas e intimamente deseadas que a tí tambíen tocan, mujer acariciando suavemente los senos, llegando a tu corazón deslizándose sobre la seda de tu vientre, se escurren entre tus piernas y cierras los ojos y sueñas.
Ustedes y yo desde la cima del deseo, sentimos que el amor nos une y las olas de mis poesías nos acompañan como velas palpitantes.
Nos conducen en puertos donde ociosos duermen, barcos y veleros que han navegado litorales de tierras, de exuberante naturaleza con nombres que recuerdan, islas de placer y pasión.
Acurrucados por las olas de mis versos, amamos y esperamos.
A veces en mis poesías, las olas son hinchadas y arrugadas, se alzan en vuelo de vientos que llegan de ciudades deshumanas, de soledad y alienación.
Espejos de vanas esperanzas inyectan su triste encanto hasta en los corazones que recorren, largas avenidas ensordecidas de palabras que los Vencedores gritan.
Olas de mis poesías, secas al sol que quema como el hombre, enteras forestas y la capa de ozono que lo protege; mata animales, arraza montañas, desvía y frena el curso de ríos.
Poesías atormentadas por la pena de los débiles, de los pobres, de los explotados, de los olvidados, de las mujeres violadas, abandonadas en playas de sangre de inmigrantes que piden ayuda a un barco que va, sobre las mismas aguas y los pasajeros se asoman de las redondas ventanillas, decoradas de oro, abren y cierran los brazos dejándolos ahogarse en un silencio culpable.
Todas, olas en el mar agitado de mis poesías, que rompen contra el acantilado de la razón de sentimientos, de deseos.
Son ustedes, amigos y hermanos, hombres y mujeres unidos del amor recíproco por mí, por la Humanidad, por el Arte, que se sumergen y salvan el Ser, abrazando la Dignidad que sabe cuán dura es la vida y cuantos desprecian las de los otros.
Le prime pagine del DIARIO sono un preludio al mondo surrealista che prevale nel resto del documento. Continuamente, si nota un (equivoco?) che fa intravedere la sua indifferenza ai “fatti razionali”, suggerendo diversi modi di pensiero, ma tutti con una costante, la sua discordanza fra realtà e “illusorietà”
Diario de Frida kahlo. Traduzione e adattamento di Frida la Loka. Immagine di portata: frammento disegno del Diario
Diego, vero è, tanto grande, che non vorrei, né parlar, né dormir né ascoltar, né amar. Sentirmi racchiusa, senza timore al sangue, senza tempo né magia dentro alla tua propria paura, e dentro alla tua angoscia e nello stesso rumore del tuo cuore.
Tutta questa pazzia, se te la chiedessi, io so che sarebbe, per il tuo silenzio, solo turbamento. Ti chiedo violenza, nel senza senso, E tu, mi doni, la tua luce e calore. Dipingerti vorrei, per averli tanti nella mia confusione, La forma concreta Del mio gran amor.
F.
Oggi. Diego mi ha baciata. Ogni momento, lui è il mio bambino, il mio bimbo nato, ogni pagina, diario di me stessa.
E poi ci sarà un giorno un momento in cui avrà senso che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre che mi si svuota dentro? Parlavo una lingua sconosciuta per non far finire mai il momento bello
Ma tu non sei il mio eroe non erano per me quelle prodezze che facevano sentire nuda la carne e senza vesti non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe? Quanto è lunga la via che non c’è!
Hai fatto visita ai sogni degli amici hai frugato la linea di ogni mano Vieni a vederla, ora affrettati Basta un attimo a percorrerla, un palmo ad acciuffarla.
Questi avanzi di stupore nei miei panieri notturni pieni d’acqua basterannoa saziare la fame dell’ eroe.
Pende dal viso uno sguardo lascia il corpo e corre lungo il mare
Si presentò con un pacchetto di fazzolettini di carta in mano. “Per asciugarti le lacrime quando ti avrò lasciata”, le disse. Poi, come sempre, volle fare l’amore. Ma non al buio, le chiese di non chiudere gli occhi. Voleva vederle lo sguardo dal suo grembo. Era lì, nel suo sguardo lunare, cangiante che si sarebbero raccolti i brividi, le sensazioni, i sussulti del sesso …. piccolissime gocce di rugiada all’esterno degli occhi sfuggite ai baci.
Che l’Italia sia il paese con la più alta densità di opere d’arte di grande pregio al mondo è notizia accertata. Attualmente le nazioni che hanno il maggior numero di monumenti considerati Patrimonio dell’Umanità sono infatti nell’ordine: Italia (58), Cina (56), Germania (51), Spagna (49), Francia (49), India (40), Messico (35) e Regno Unito (33), Russia (30) e USA (24).Se poi a questi dati aggiungiamo il numero di opere straordinarie quali statue,dipinti , chiese,o ggetti sacri o reperti archeologici, il numero sale vertiginosamente.
Quello che desta meraviglia è purtroppo anche la cattiva gestione e manutenzione di tale patrimonio artistico-culturale,come ha tristemente confermato anche la stagione turistica da poco iniziata che conta, a breve distanza di giorni, ben 3 episodi di vandalismo nei confronti del monumento storico più famoso della capitale ,il Colosseo sulle cui pareti turisti stranieri hanno pensato bene di incidere il loro nome o quello della fidanzata ,come se si trattasse di una parete con manifesti pubblicitari. A loro parziale discolpa il fatto che….Il colosseo è da anni pieno di scritte -ricordo come fosse davvero un manifesto a cielo aperto su cui lasciare la propria firma . Per primo, IL 26 giugno ,un turista inglese ha pensato fosse un gesto gentile incidere il proprio nome e quella della sua ragazza sulle vestigia del colosseo,per poi scusarsi dicendo che…non pensava fosse tanto antico! Addirittura aveva postato sui social la sua carineria (o cretineria?) Poi è stata la volta di una ragazza svizzera di 17 anni che ,ripresa dai video si è giustificata con il dire che già c’erano tante altre scritte e infine uno studente tedesco ,sempre di 17 anni con la propria docente che è stato visto incidere sul laterizio pe perciò denunciato dai Carabinieri del comando di piazza Venezia per deturpamento del monumento e questo grazie alla richiesta del personale di vigilanza del “Parco archeologico del Colosseo “
E non basta A poco è servito il restauro dell’elefantino del Bernini in piazza Minerva a Roma che è stato sfregiato con il distacco di un pezzo di zanna.E come dimenticare l’affronto subito dalla fontana della Barcaccia nel febbraio del 2015 quando i tifosi del Feynoord olandese occuparono Piazza di Spagna in occasione della partita di Europa League? Fu un danno inestimabile all’opera del Bernini e a Roma.
Nel 1991 fu il David di Michelangelo al museo dell’Accademia di Firenze che Pietro Cannata,prese a martellate e pochi anni dopo arrivò a Roma per sfregiare i “Sentieri ondulati “ di Pollock mentre poco prima si era accanito contro i Pastori di Santa Maria delle Carceri a Roma e gli affreschi di Lippi a Prato
Il 9 agosto 1998 tre ragazzi ruppero il tritone della fontana dei fiumi ubicata in piazza Navona, pochi mesi prima la stessa sorte era toccata ad un putto, il cui dito era stato amputato. L’elenco degli atti vandalici compiuti sarebbe assai lungo ;ne abbiamo elencato solo alcuni per dare la misura di quanto sia facile poter acceder indisturbati alle opere d’arte che necessitano dunque di un più sicuro sistema di vigilanza e di strumenti di protezione .
In ultimo,ricordiamo anche i tanti “artisti falliti “ che si esprimono deturpando pareti,serrande, ponti e vagoni ferroviari con disegni fatti con lo spray che rendono confusionarie e degradate le nostre città
La pena? I protagonisti di tanta inciviltà nei confronti delle opere d’arte rischiano 5 anni di carcere e il pagamento di una multa di 15,00 euro. Ma qual è il prezzo di tanta bellezza,come il Colosseo patrimonio Unesco dal 1980?
Un mare agitato vedo; nervoso lo vedo; lo sento... pensieri nel fondo; giacciono
Cozzaglie di vite Mescolanza di sudori, sapori del mondo nelle labbra, profumi che sanno di fiori raccolti tempo addietro e sale di mare e lacrime; Tutti annegati.
Alghe verdastre dei tuoi occhi opachi sovente ondeggiano nel sereno silenzio degli abisi seguendo musiche primitive.
Nel lontano e sottile solco tra mare e cielo Scorgo la vela gonfia e scucita D'una barca...
Gli occhi umidi Lentamente s'annebbiano facendo scomparire la giallastra vela;
Avrei voluto stringerla Afferrare dolcemente Fra le mie braccia ormai troppo lontana.
Andar a prendere ricordi, sofferenze, timori, pure vissuti? Ostico il compito; quando un timone manca...
selezionare frasi da discorsi al ventre scavarsi lì una buca contro il gelo tacerne altre che sbattono figure come pietre aguzze sull’immediato ieri a sanguinare: non si essicca il mare col ditale se è bucato continua a scaraventarti addosso sabbia bagnata e bollente quasi…di un’estate che tarda ad affacciarsi o forse c’è già stata
Un 6 luglio di 1907, nasceva Magdalena Cármen Frida Kahlo Calderón, maggiormente conosciuta come Frida Kahlo.
Diario di Frida Kahlo. Pag. 31. Traduzione e adattamento di Frida la Loka
Oggi mercoledì 22 gennaio, 1947
Tu mi piovi io ti cielo Tu la finezza, L'infanzia, la Vita amore mio bimbo; vecchio Madre e centro; blu, tenerezza. Io ti dono il mio universo E tu mi vivi.
Sei tu a chi oggi amo. Ti amo con tutti i miei amori Ti doneró il bosco Con una piccola casa dentro Con tutto il buono che ci sia
Nella mia costruzione, E tu, vivrai contento, desidero Che tu possa vivere contento. Anche sé, io ti darò sempre La mia assurda solitudine E la monotonia d'una complessisima Diversità di amori Lo vuoi? Oggi, amando gli inizi E tu, ami
Scopri il toccante romanzo di Matteo Bussola, “Un buon posto in cui fermarsi”, che esplora la fragilità umana senza stereotipi. Attraverso storie commoventi e personaggi autentici, l’autore ci guida nella ricerca del senso della vita e della felicità. Leggi la recensione completa per immergerti in questa narrativa ricca di emozioni e scoprire come la resa può portare ad una inaspettata felicità.
La Feltrinelli
Matteo Bussola, Un buon posto in cui fermarsi, romanzo, fragilità, ricerca della felicità, recensione libro.
Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola: Una toccante riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità
Recensione:
In “Un buon posto in cui fermarsi”, l’autore Matteo Bussola ci regala un romanzo commovente che affronta tematiche profonde e universali. Con la sua scrittura schietta e carica di umanità, Bussola ci guida attraverso le vite di diversi personaggi, ognuno alle prese con la propria fragilità e la ricerca di un senso nella vita.
Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la capacità di Bussola di raccontare la fragilità maschile senza cadere negli stereotipi o nei pregiudizi. I personaggi che popolano il romanzo sono autentici, vulnerabili e pienamente umani. Ciò permette al lettore di connettersi con loro e di vivere le loro emozioni in modo profondo.
Attraverso storie lancinanti, ma permeate da una luce di speranza, Bussola ci invita a guardare il mondo con gli occhi di chi è a terra, di chi ha conosciuto la sconfitta. E in questo sguardo ribaltato, troviamo una strana forma di felicità, un’inattesa risposta alle domande che ci assillano.
Il romanzo esplora temi delicati come la malattia, la perdita, la solitudine e il senso dell’esistenza. Ogni personaggio affronta la propria battaglia interiore e trova una via personale per dare un significato alla propria vita. Bussola ci mostra che anche nelle situazioni più buie, c’è spazio per la speranza, la crescita e la scoperta di se stessi.
La scrittura di Bussola è coinvolgente e ricca di dettagli, permettendo al lettore di immergersi completamente nelle vicende dei personaggi. I dialoghi sono autentici e gli eventi narrati sono pervasi da una verosimiglianza che rende il tutto ancora più emozionante.
“Un buon posto in cui fermarsi” è un romanzo che tocca le corde più profonde dell’animo umano. Matteo Bussola ci regala una narrazione sincera, senza filtri, che invita alla riflessione sulla nostra esistenza e ci spinge a trovare il nostro posto nel mondo, nonostante le avversità.
Titolo SEO: “Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola: Una profonda riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità”
Descrizione SEO: Scopri il toccante romanzo di Matteo Bussola, “Un buon posto in cui fermarsi”, che esplora la fragilità umana senza stereotipi. Attraverso storie commoventi e personaggi autentici, l’autore ci guida nella ricerca del senso della vita e della felicità. Leggi la recensione completa per immergerti in questa narrativa ricca di emozioni e scoprire come la resa può portare ad una inaspettata felicità.
Matteo Bussola, Un buon posto in cui fermarsi, romanzo, fragilità, ricerca della felicità, recensione libro.
Scopri la nostra recensione su “La vita intima Condividi” di Niccolò Ammaniti, un romanzo finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa. Esplora la complessità della mente di Maria Cristina Palma, il suo segreto nascosto e le profonde emozioni che permeano il romanzo. Leggi di più per scoprire come Ammaniti combina audace fantasia, realismo psicologico e un senso del tragico in questo coinvolgente capolavoro letterario.
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“Le otto montagne di Paolo Cognetti: Un viaggio avventuroso tra amicizia e montagne”
Recensione:
“Le otto montagne” di Paolo Cognetti è un romanzo straordinario che ha conquistato numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Strega. La storia ci porta nel mondo di Pietro e Bruno, due ragazzi legati da un’amicizia profonda e dalla passione per la montagna.
Cognetti ci regala un’opera narrativa potente e coinvolgente, in cui la montagna diventa un vero e proprio modo di vivere. Con uno stile raffinato, l’autore ci trasporta tra vette, baite e sentieri, creando una narrazione avventurosa e spirituale allo stesso tempo.
La storia si sviluppa attraverso fughe e tentativi di ritorno, con i protagonisti alla costante ricerca di se stessi e di una strada per riconoscersi. La loro amicizia, nonostante le loro diversità, è il fulcro del romanzo e viene esplorata in profondità, mostrando le dinamiche complesse e affascinanti che possono caratterizzare un legame così intenso.
Paolo Cognetti dimostra una grande sensibilità nel descrivere i paesaggi montani, andando oltre l’aspetto fisico e rivelando il significato profondo che la montagna può avere per chi la vive appieno. Attraverso la storia di Pietro e Bruno, l’autore ci invita a riflettere sulle nostre passioni, sul senso di appartenenza e sulla ricerca della propria identità.
Le parole di Annie Proulx, autrice celebre, descrivono in modo impeccabile l’essenza del romanzo: “Il raffinato racconto di quanto può essere profondo l’amore che lega gli esseri umani”. “Le otto montagne” è una storia universale che tocca le corde dell’animo umano, esplorando temi come l’amicizia, la nostalgia e la ricerca di se stessi.
In conclusione, “Le otto montagne” è un libro straordinario, capace di affascinare i lettori con la sua scrittura evocativa e le sue emozioni profonde. Paolo Cognetti si conferma come uno dei migliori narratori contemporanei, donandoci un’opera indimenticabile che ci spinge a riflettere sulla nostra vita e sui valori che realmente contano.
Titolo SEO: “Le otto montagne di Paolo Cognetti: Un viaggio emozionante tra amicizia e montagne”
Descrizione SEO: Scopri il romanzo vincitore del Premio Strega “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. Esplora la profonda amicizia tra Pietro e Bruno, unita alla passione per la montagna. Lasciati coinvolgere da questa storia avventurosa e spirituale, ricca di emozioni e riflessioni sulla ricerca di sé stessi. Leggi la recensione completa per immergerti in questo caso editoriale internazionale.
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Niccolò Ammaniti ci sorprende ancora una volta con il suo ultimo romanzo, “La vita intima
Finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa, questo libro ci porta nell’intimità di Maria Cristina Palma, un personaggio enigmatico e affascinante.
Maria Cristina sembra avere tutto nella vita: bellezza, ricchezza e fama. Tuttavia, il suo mondo viene sconvolto quando riceve un video sul cellulare che rivela un segreto del suo passato che ha ignorato fino ad ora. Con la maestria di un moderno alienista, Ammaniti ci conduce in un viaggio nella mente di questa donna complessa, esplorando le sue paure, ossessioni e desideri inconfessabili.
Il romanzo si distingue per la sua combinazione unica di fantasia audace, realismo psicologico e un profondo senso del tragico. Ammaniti ci delizia con la sua prosa tagliente e il suo stile incisivo, che ci trascina in un vortice di emozioni contrastanti. Ci fa ridere, riflettere e, allo stesso tempo, ci fa sentire il peso dell’inesorabilità del destino.
In “La vita intima Condividi”, Ammaniti dimostra ancora una volta il suo talento nel creare personaggi indimenticabili e situazioni cariche di tensione. Il suo stile cattivo, divertente e romantico si mescola perfettamente con la trama, regalando al lettore un’esperienza coinvolgente e appagante.
Questo romanzo affronta tematiche profonde e complesse, ponendo domande sulla verità, sulla paura e sulla natura umana. Ammaniti ci invita a esplorare gli angoli più oscuri della mente umana e a interrogarci sulle scelte che facciamo e sulle conseguenze che ne derivano.
In conclusione, “La vita intima Condividi” è un altro capolavoro letterario di Niccolò Ammaniti. Con la sua prosa affilata e la sua narrazione coinvolgente, l’autore ci regala un romanzo che ci lascia senza fiato e ci spinge a riflettere sulla complessità dell’esistenza umana. Non perdete l’occasione di immergervi in questa storia avvincente e appassionante.
Il cognome delle donne di Aurora Tamigio è un romanzo familiare che affascina con la sua freschezza e il suo passo veloce. Con un’epica popolare, un’anima antica e una leggerezza immaginifica, l’autrice ci trasporta in un viaggio coinvolgente, fatto di risate e lacrime, con personaggi indimenticabili. La scrittura di Tamigio sembra così semplice, ma è proprio quella semplicità che rende impossibile smettere di leggere fino all’ultima parola.
La storia ha inizio con Rosa, una giovane donna nata nella Sicilia dei primi anni del Novecento e cresciuta in un piccolo paesino montano. Fin da bambina, si dimostra essere fatta della stessa materia del suo nome: una donna forte come i fiori che sbocciano sempre, con una forza che contrasta le avversità come frutti benefici contro i malanni, e una resistenza come il legno spinoso. Non si piega mai completamente di fronte al padre e ai fratelli, che sembrano poter tutto. Ma nel 1925 incontra Sebastiano Quaranta, l’unico uomo al mondo che non sa come conquistarla. È amore a prima vista, un amore reale che non inganna. Rosa scappa con Sebastiano e i due aprono un’osteria che diventa un punto di riferimento per la gente dei dintorni.
Nascono i loro figli: il bel Fernando, Donato che diventerà prete e infine Selma, una ragazza dalle mani delicate come i suoi preziosi ricami. Selma, semplice e docile, si lascia affascinare da Santi Maraviglia, soprannominato Santidivetro per la sua pelle diafana, e lo sposa contro il parere della madre. Ma quando Santi diventa legalmente il capofamiglia, iniziano i guai e un’importante eredità viene sottratta. Le figlie di Selma e Santi, Patrizia, Lavinia e Marinella, pagheranno il prezzo di questa situazione. Patrizia è la più combattiva delle tre sorelle, Lavinia è affascinante come l’attrice Virna Lisi e Marinella è la preferita del padre, che si trasforma in una giovane donna negli anni ’80 e sogna di studiare all’estero. Durante i momenti più difficili, lo spirito di Sebastiano Quaranta veglia su di loro, tornando a far visita quando ne hanno più bisogno.
Il cognome delle donne è un romanzo coinvolgente che cattura l’attenzione del lettore con la sua narrazione vivace e la complessità dei personaggi. Aurora Tamigio ci regala una storia familiare ricca di emozioni, intrighi e segreti che si svelano nel corso del tempo. È un viaggio nel passato e nel presente, un intreccio di generazioni e destini che lascia un segno profondo. Con maestria, l’autrice ci porta in un mondo in cui la forza delle donne e la resilienza familiare si intrecciano in un modo unico. Una lettura che lascia un’impronta nel cuore dei lettori.
Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM
Giampaolo Gipi Sterton
Ogni volta che scrivo un articolo vengo coinvolta emotivamente, scrivo ciò che voglio, ciò che mi coinvolge, cio che mi piace e sento mio. Interagire con le persone che intervisto è essenziale, altrimenti non riesco a sentirle. Premetto che odio il circo, quello dove gli animali vengono addestrati dalla bestialità dell’ uomo. Non andrei mai a vederlo, ma anni fa, mi lasciai coinvolgere, dalla curiosità dei miei figli e da un gruppo di amici. Me ne pentii immediatamente, per tutto il tempo, un nodo alla gola e non riuscivo a parlare per non piangere. La mia commozione immensa nel vedere una tigre reale, addestrata a schiocchi di frustra, che ancora sento negli orecchi, umiliata, denigrata nella sua bellezza e regalità. Il resto totalmente raccapricciante, come raccapricciante far camminare gli elefanti, per ore sull’asfalto per pubblicizzare il proprio circo. Per fortuna il llockodown, pare li abbia silenziati e spero di non vedere più queste oscenità. Io cerco le persone, persone che possono dire qualcosa, non c’è bisogno di essere noti, ma può essere noto ciò che hanno da dire, da raccontare. Ho incontrato così Giampaolo Gipi Sterton, lui si giudica un orso, io penso che abbia un cuore d’oro, chi ama gli animali ha una spiccata sensibilità, normale avercela con i suoi simili, che cacciano, esibiscono gli animali come trofei, li fanno estinguere, li uccidono per un paio di zanne. L’animale più pericoloso della terra, è l’uomo. Non uccide per fame, ma per assoluta crudeltà e divertimento.
Tutta la sua home è un amore sconfinato nei confronti degli animali della sua terra. Come dargli torto? L’Africa è una terra incredibile… Giampaolo Gipi Sterton dichiara ” nato e vivo in Kenya, adoro fare felici scoperte per puro caso, quando sto cercando e vedendo altro…” . Padre irlandese, madre romana, figlio di un colonialismo, ma soprattutto di un uomo in simbiosi con questa terra, da cui ha assorbito ogni umore, anche il suo essere selvaggio, ma nello stesso tempo il suo grande cuore. Io direi di lui, citando una frase che non è mia, ma che lo descrive appieno, ” io non sono africano perchè sono nato in Africa, ma perchè l’Africa è nata in me. Kwame Nkrumah ”. Questa intervista sarà insolita, anche perchè Giampaolo Gipi Sterton è insolito, inframmezzerò le sue parole nel contesto delle mie considerazioni e ricerche. Giampaolo ama la sua terra, ma odia come viene maltrattata specie dalla corruzione e da molti italiani, l’italiano è il peggior viaggiatore, che non comprende, non assimila e non fa sua una terra, nè quando arriva, ne quando parte. Lui è tutt’ uno con la sua terra, ed è il posto dove vorrà riposare per sempre, dove sono seppelliti i suoi genitori. Ci racconta che La gente è senza scrupoli, lucra sui bambini, su giovani donne che si concedono per poco. Gli animali sono fondamentali, da piccolo andava nella savana, insieme a suo padre, per ammirare le bellezze della natura. Prendevano il tè nello Tsavo, sulle colline, si mettevamo in un posto alto ad osservare gli animali, numerosi, tante specie, e ha capito, sin da piccolissimo, che la natura è di gran meglio dell’uomo. Giampaolo Sterton non è un esperto, ma è quello che sente quando è nella sua amata savana. Vive due vite, una principale in Africa, l’altra in Europa, quando devo tornarci. Se deve pensare alla sua casa, la sua casa è il Kenya, il suo posto, il suo rifugio, dove tornare sempre e comunque. Ama tutto ciò che è puro e indifeso, i bambini e gli anziani, perchè sono simili, gli animali perchè sono altrettanto puri e indifesi. Ama di meno l’uomo contaminato da tanto egoismo e superficialità,è importante amare ciò che ci circonda, rispettando e avendone cura, senza martoriare tutto.
L ‘Africa a lui ha dato tanto, ma ha anche tolto tanto, come a tutti quelli cresciuti in quest
a terra Giampaolo Gipi Sterton, vive sul mare a una ventina di chilometri da Malindi, lontano dal caos e a un ora dalla savana. Non sopporta di vivere nella città, turisti e turiste che vanno in certi locali per pochi spicci. Gente che non si fa scrupoli, turisti che gettano caramelle ai bambini, come se fossero scimmie, ma sono bambini affamati. Turisti che toccano stelle marine, uccidendole, e per fare foto con un pesce palla, li uccidono. Locali che venderebbero la propria madre, per mangiare. Giovani donne bellissime, che non hanno scampo, bambini nelle slum che sniffano colla a Nairobi, dove c’è la più grande baraccopoli del mondo con trte milioni di persone. Ci sono persone che provano ad aiutare, ma sconfiggere la corruzione è difficile, se non impossibile. Gli amici lo chiamano orso, gli piace vivere in solitudine, spesso è burbero, non si sopporta neppure lui ma per gli animali c’è sempre. Non ha peli sulla lingua, perchè non ha padroni e si sente libero.
La storia di Giampaolo Gipi Sterton, mi fa pensare a uno dei miei scrittori preferiti, Wilbur Smith, i suoi libri hanno il sapore d’ Africa, il fascino dei colori unici di questo incredibile continente, tanto bello, quanto martoriato dall’ animale più pericoloso, più avido, più crudele di tutta la terra: l’uomo. Sulle Iali Hills, da piccolo si recava a prendere il tè, tutto scorreva come in un film, con animali che passavano, il loro linguaggio, questa terra dal colore di terracotta, arenaria, argilla con un pò di quarzite. Abita a un ora e mezza dalla riserva ” Galana conservancy”, le bellissime Lali Hills e il serpeggiante fiume Galana dominano il paesaggio selvaggio, sicuramente il vero Kenya. Spesso i ranger soccorrono animali, feriti o bracconati. Spesso Giampaolo Gipi Sterton ha partecipato a questi soccorsi. Lui dice – è più preziosa la vita di un animale che quella dell’uomo. L’uomo se povero continua a morire, perchè non può permettersi le cure. Eppure il Kenya ha medici tra i migliori – Lui è un uomo schivo, sicuramente la sua vita non facile, non ha fiducia nelle persone la fiducia è una cosa che va recepita e conquistata con il tempo e con la cura, con la dedizione e con i fatti, con le parole e con le azioni….. certo non si fida neppure di se stesso, ma ha motivi certamente validi. Stare attenti perché alle volte le persone più vicine sono proprio quelle che ti fanno più male, non solo nelle relazioni amorose ma anche in quelle di amicizia. se poi capita che la fiducia si da alla persona giusta, questa durerà tutta la vita
Giampaolo Gipi Sterton
Parole sagge e vere , dalle sue pagine emergono gli animali nella loro incomparabile bellezza e anima, primitiva, ma anima
“sappiate che le Giraffe partoriscono nello stesso luogo dove fisicamente sono nate” e io mi diverto a vederle correre,
Il 21 giugno è stata la giornata mondiale della giraffa rimangono solo 117 mila esemplari viventi nel mondo di questo animale strano ma utilissimo, 117mila…di questo passo vedremo gli animali olografici, porcapuzza… …le capre a macchie come le chiamo io so curiosissime, mangiano tanto e bevono pò di meno, corrono tanto e hanno vere e propri asili, hanno 7 vertebre del collo come gli umani, quando combattono si fanno delle collate enormi, e riescono a mangiare piante con il labbro spesso con le spine, le cosiddette acacie spinose… …io non nutro una particolare simpatia da quando ero piccolo per uno spavento che presi in savana, però capisco che suscitano dolcezza..
Perchè amo i ghepardi? perche li amo? Il loro nome deriva dal greco artigliò immobile, non avendo le unghie retrattili,li amo perché sono schivi e guardinghi, perche hanno piu similitudini ad un cane per fisionomia e per rapporto sociale tra loro, si crede corrano a 120km/h ma la loro velocità a malapena raggiunge gli 87km/h che possono tenere per brevi distanze, perche perche come i Leoni vivono anche in Asia, perché si conoscono da 700 anni prima di Cristo e perche, come tutti gli animali belli e unici sono considerati in via du estinzione… …ricordatevi quando andrete in un circo o in uno zoo o nei parchi safari e vi verrà’ voglia di sapere come sono da liberi… vale la pena vedere un prigioniero triste per un sorriso dei vostri figli? NO Gia una volta ve li avevo fatti ascoltare in natura, loro pigolano come uccellini e non fanno Roarr come i leoni perché hanno l OSSO IOIDE calcificato tutto e permette di pigolare e non ruggire, nei leoni questi osso e’ calcificato incompleto.. i ghepardi sono gli unici insieme al puma e al gatto che fanno le fusa..quando sono felici e quando sono sereno…. ah loro miagolano anche come i nostri amici gatti…
Gli ippopotami loro…i più temibili animali in savana e in Africa, c è chi pensa al leone, chi all elefante chi altro a qualche felino… no signori LORO oltre ai Bufali, sono gli animali più pericolosi dell africa ma non perché carnivori ma perché TERRITORIALI, loro sono quelli che te ciancicano se ti avvicini… a dispetto della loro mole sono velocissimi (30km/h) e sono dolcissimi con la loro prole.
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
IL leopardo questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi… …come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali
Leoni .questi fantastici animaletti sono tra le creature più dolci e sensibili a mio avviso, purtroppo in una cucciolata di sopravvive il 50% e anche meno, è una legge della natura altrimenti non ci sarebbe più selvaggina e se ci pensate bene e’ un bene che la natura regoli così le nascite dalla notte dei tempi…molti non sanno che anche ai maschi spetta il controllo e la nursery, anche se hanno poca pazienza,e come gli elefanti possono essere adottati e svezzati da zie mamme e sorelle… Il leone maschio appena entra a far parte di un pride (o branco) uccide tutti i cuccioli portando di nuovo in estro la femmina, questo per dare la propria casata alla stirpe… così va la natura..
ELEPHANTS molti mi chiedono del perché io ami queste anime gentili e delicate, metteteve seduti che vi dirò delle cose che forse non conoscete: -Praticano funerali, riconoscono dalle ossa i loro simili, avvicinandosi prima la matriarca poi via via gli altri componenti del gruppo e infine i cuccioli, avendoli riconosciuti ricoprono delicatamente con foglie rami le ossa -Sanno curarsi da soli specialmente durante il travaglio con un tipo di foglia -Riconoscono le pozze d acqua ancestralmente tramandate nel corso degli anni da madre in figlio -Adottano orfani -Non hanno minimamente paura dei topi come credenza popolare ma sono infastiditi dalle formiche che penerrano nelle scanalature della pelle e spesso del tessuto del piede che è delicatissimo E cosa non ultima sanno che odore ha l uomo e ne fuggono anche non avendone mai visto uno.. perché l uomo così come tutte le specie animali, PUZZA ed emette un odore caratteristico, che agli animali suona come PERICOLO
Sicuramente un articolo lungo, spero non noioso. La terra ci è stata donata, ma è un dono di cui dobbiamo prenderci cura. Perchè distruggere, estinguere? poi cosa ci rimane? La bellezza di questa terra, albe che si scordano di non esseri tramonti, colori di fuoco in ambedue i casi, occhi stupefatti per i colori di questa terra, dagli animali, alle piante la stessa tonalità calda, disperatamente forti, pieni, decisi. Una Africa che ti entra in ogni poro della pelle, un colore incandescente, cocente, dove lacrime amare si mescolano ad una bellezza eterna, senza paragoni. I canti, il vento, i sacrifici, l’amore, morte miscelati in un unico continente, tanto bello quanto sofferto. Giampaolo Gipi Sterton, un fotografo di talento, dalle sue foto trapela la sua anima, selvaggia, è vero, ma di sognatore e romantico. I suoi occhi colgono il sentire dell’Africa, della sua Africa, del luogo in cui ritorna sempre, un luogo che non tradisce, la sua casa.
Ti ringrazio Giampaolo Gipi sterton di averci raccontato della tua Africa e delle tue foto.
Ciascuno di noi è legato all’Africa, proviene dall’Africa, siamo tutti parenti lontani. Damian Marley.
Queste foto bellissime offerte da Giampaolo Gipi Sterton hanno solo delle controindicazioni: possono far emozionare, troppo.
Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.
Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.
Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.
Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.
Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.
Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.
I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.
corro in volo che accarezza con le mie dita le rotonde colline, forano le mie mani le umbre valli ansiose di posseso e mi copre l'abbraccio dei soavi rami, verdi e freschi. Io penetro il sesso della terra intera, mi abbraccia il suo calore e nel mio corpo il tutto sfiora la freschezza delle tenere foglie. La sua rugiada è il sudore dell'amante sempre nuovo.
Non è amore, non è tenerezza né carineria , è la vita intera, la mia, che trovai al vederla nelle tue mani, nella tua boca, nei tuoi senni. Tengo in bocca, il sapore a mandorla delle tue labbre. I nostri mondi non sono mai usciti fuori. Solo una montagna conosce le viscere d'un altra montagna. Per momenti, fluttua la tua presenza.
Diario di Frida Kahlo. pag, 23/24. (traduzione e adattamento di Frida la Loka)
come avvolgendo tutto il mio essere in un'ansiosa attesa di mattina. E vedo, sono ancora con te. In questo momento pieno di sensazioni, ho le mani affondate nell'arancie, e il mio corpo avvolto dai tuoi abbracci.