Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

“Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo è una poesia emotiva e riflessiva che esplora il rimpianto e l’accettazione della propria esistenza. L’autrice dipinge un quadro intimo e struggente delle esperienze passate e delle scelte mancate.

La poesia inizia con un senso di rammarico per non aver imparato a fronteggiare le avversità, simboleggiate qui dal vento e dall’inverno. L’autrice si chiede se avrebbe dovuto vendere il vecchio cappotto in tempi più opportuni, poiché ora è diventato troppo vecchio e inutile, rifiutato persino dalle bambole. Questo oggetto materiale diventa una metafora della propria inadeguatezza e dei rimpianti che accompagnano le scelte sbagliate o mancate nella vita.

Lucia Triolo esprime il desiderio di essere accettata senza riserve, ma teme che ci siano molte prove contro di lei. La paura è una componente prominente nel testo, e l’autrice ammette di non aver imparato a gestirla o ad affrontare le ragioni che la alimentano. Questa mancanza di preparazione la fa sentire vulnerabile e incerta.

Le parole evocative e le immagini vivide, come “carichi di universo ho gli occhi” e “bambola nude”, rafforzano l’atmosfera malinconica della poesia e aggiungono profondità alle emozioni espresse.

La voce della poetessa è intima e sincera, trasmettendo una gamma di sentimenti, dall’angoscia alla rabbia, dalla fragilità alla forza interiore. Le parole sembrano danzare come foglie al vento, portando il lettore in un viaggio emozionale coinvolgente.

In conclusione, “Vecchio Cappotto” è una poesia che afferra il cuore del lettore, trattando temi universali come rimpianti, accettazione di sé e la lotta contro la paura. La capacità dell’autrice di comunicare sentimenti complessi in modo così potente e viscerale è davvero ammirevole. Una lettura consigliata per chi ama esplorare le sfumature dell’animo umano attraverso la bellezza delle parole poetiche.

Lucia Triolo: vecchio cappotto

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
cosa è stato per me
abbracciare l’inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

C’è qualcosa di me che
si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani 
con la borsa dell’acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?

Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla 
paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura rozza, 
impreparata.

Mi basta solo per far tremare 
l’angoscia.
Lei ora se l’accomoda sulla pelle, 
la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

Bambole nude
io rischio di affondare.

Recensione: “Bellezza Infinita” – di Caterina Alagna, a cura di Alessandria today

“Bellezza Infinita” di Caterina Alagna è una poesia incantevole e suggestiva che cattura l’essenza della natura e la trasforma in un affascinante ritratto di splendore. L’autrice dipinge un quadro poetico che si srotola come una tela d’arte, rivelando immagini vibranti e sensazioni intense.

La poesia si apre con la potente metafora di una “colata d’oro” che si stende sui campi, creando una scena magica e dorata. Questa visione della natura è sublime, e l’immagine dei girasoli che sbocciano come “un vagito” si fa sentire come una nascita, un’inizio vitale.

La luce del sole è descritta come una “cascata di sprazzi” che illumina tutto ciò che incontra, creando un’atmosfera di calore e vitalità. La scena sembra esplodere di energia, con i girasoli che si offrono avidamente ai raggi del sole, rappresentando una connessione intima e potente tra la natura e l’elemento vitale.

La bellezza della natura si fonde con l’intensità delle emozioni umane nella seconda parte della poesia. I girasoli che si aprono al sole rilasciano “folate di pianti” che colmano il cielo di “perduti istanti”. Questa immagine poetica è affascinante e commovente allo stesso tempo, evocando un senso di effimero e di fugacità dell’esistenza, ma anche di profonda connessione con il ciclo della vita.

L’ultima strofa diventa un momento di riflessione sulla natura dell’anima umana. L’autrice suggerisce che l’anima si ingravida di “nuova vita” in questa esperienza di “bellezza infinita”. La poesia ci invita a considerare la natura come fonte di ispirazione e rinascita, offrendo un messaggio positivo e di speranza.

Il linguaggio poetico utilizzato da Caterina Alagna è delicato e sensuale, e la scelta delle parole contribuisce a creare immagini vivide nella mente del lettore. La musicalità dei versi e la loro disposizione sulla pagina aggiungono un ritmo armonioso alla lettura.

In conclusione, “Bellezza Infinita” è una poesia evocativa e coinvolgente che celebra la meraviglia della natura e il suo impatto profondo sull’animo umano. Caterina Alagna dimostra un talento poetico notevole, trasmettendo emozioni e pensieri in modo elegante e suggestivo. Una poesia che incanta e commuove, lasciando un’impronta duratura nel cuore dei lettori.

“Bellezza infinita” di Caterina Alagna

Una colata d’oro

si sdraia sui campi.

A sbocciare come un vagito,

i girasoli si offrono ai raggi

del sole che piove

una cascata di sprazzi.

E si liberano dal cuore

folate di pianti

a colmare il cielo

di perduti istanti,

mentre già s’ingravida

l’anima di nuova vita

in questo scorcio

di bellezza infinita.

Un buon posto in cui fermarsi, di Matteo Bussola: Una toccante riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità. Einaudi Editore

Scopri il toccante romanzo di Matteo Bussola, “Un buon posto in cui fermarsi”, che esplora la fragilità umana senza stereotipi. Attraverso storie commoventi e personaggi autentici, l’autore ci guida nella ricerca del senso della vita e della felicità. Leggi la recensione completa per immergerti in questa narrativa ricca di emozioni e scoprire come la resa può portare ad una inaspettata felicità.

La Feltrinelli

Matteo Bussola, Un buon posto in cui fermarsi, romanzo, fragilità, ricerca della felicità, recensione libro.

https://www.lafeltrinelli.it/

Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola: Una toccante riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità

Recensione:

In “Un buon posto in cui fermarsi”, l’autore Matteo Bussola ci regala un romanzo commovente che affronta tematiche profonde e universali. Con la sua scrittura schietta e carica di umanità, Bussola ci guida attraverso le vite di diversi personaggi, ognuno alle prese con la propria fragilità e la ricerca di un senso nella vita.

Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la capacità di Bussola di raccontare la fragilità maschile senza cadere negli stereotipi o nei pregiudizi. I personaggi che popolano il romanzo sono autentici, vulnerabili e pienamente umani. Ciò permette al lettore di connettersi con loro e di vivere le loro emozioni in modo profondo.

Attraverso storie lancinanti, ma permeate da una luce di speranza, Bussola ci invita a guardare il mondo con gli occhi di chi è a terra, di chi ha conosciuto la sconfitta. E in questo sguardo ribaltato, troviamo una strana forma di felicità, un’inattesa risposta alle domande che ci assillano.

Il romanzo esplora temi delicati come la malattia, la perdita, la solitudine e il senso dell’esistenza. Ogni personaggio affronta la propria battaglia interiore e trova una via personale per dare un significato alla propria vita. Bussola ci mostra che anche nelle situazioni più buie, c’è spazio per la speranza, la crescita e la scoperta di se stessi.

La scrittura di Bussola è coinvolgente e ricca di dettagli, permettendo al lettore di immergersi completamente nelle vicende dei personaggi. I dialoghi sono autentici e gli eventi narrati sono pervasi da una verosimiglianza che rende il tutto ancora più emozionante.

“Un buon posto in cui fermarsi” è un romanzo che tocca le corde più profonde dell’animo umano. Matteo Bussola ci regala una narrazione sincera, senza filtri, che invita alla riflessione sulla nostra esistenza e ci spinge a trovare il nostro posto nel mondo, nonostante le avversità.

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Le otto montagne, di Paolo Cognetti: Un viaggio avventuroso tra amicizia e montagne. Editore Super ET

Scopri la nostra recensione su “La vita intima Condividi” di Niccolò Ammaniti, un romanzo finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa. Esplora la complessità della mente di Maria Cristina Palma, il suo segreto nascosto e le profonde emozioni che permeano il romanzo. Leggi di più per scoprire come Ammaniti combina audace fantasia, realismo psicologico e un senso del tragico in questo coinvolgente capolavoro letterario.

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Le otto montagne di Paolo Cognetti: Un viaggio avventuroso tra amicizia e montagne”

Recensione:

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti è un romanzo straordinario che ha conquistato numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Strega. La storia ci porta nel mondo di Pietro e Bruno, due ragazzi legati da un’amicizia profonda e dalla passione per la montagna.

Cognetti ci regala un’opera narrativa potente e coinvolgente, in cui la montagna diventa un vero e proprio modo di vivere. Con uno stile raffinato, l’autore ci trasporta tra vette, baite e sentieri, creando una narrazione avventurosa e spirituale allo stesso tempo.

La storia si sviluppa attraverso fughe e tentativi di ritorno, con i protagonisti alla costante ricerca di se stessi e di una strada per riconoscersi. La loro amicizia, nonostante le loro diversità, è il fulcro del romanzo e viene esplorata in profondità, mostrando le dinamiche complesse e affascinanti che possono caratterizzare un legame così intenso.

Paolo Cognetti dimostra una grande sensibilità nel descrivere i paesaggi montani, andando oltre l’aspetto fisico e rivelando il significato profondo che la montagna può avere per chi la vive appieno. Attraverso la storia di Pietro e Bruno, l’autore ci invita a riflettere sulle nostre passioni, sul senso di appartenenza e sulla ricerca della propria identità.

Le parole di Annie Proulx, autrice celebre, descrivono in modo impeccabile l’essenza del romanzo: “Il raffinato racconto di quanto può essere profondo l’amore che lega gli esseri umani”. “Le otto montagne” è una storia universale che tocca le corde dell’animo umano, esplorando temi come l’amicizia, la nostalgia e la ricerca di se stessi.

In conclusione, “Le otto montagne” è un libro straordinario, capace di affascinare i lettori con la sua scrittura evocativa e le sue emozioni profonde. Paolo Cognetti si conferma come uno dei migliori narratori contemporanei, donandoci un’opera indimenticabile che ci spinge a riflettere sulla nostra vita e sui valori che realmente contano.

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Descrizione SEO: Scopri il romanzo vincitore del Premio Strega “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. Esplora la profonda amicizia tra Pietro e Bruno, unita alla passione per la montagna. Lasciati coinvolgere da questa storia avventurosa e spirituale, ricca di emozioni e riflessioni sulla ricerca di sé stessi. Leggi la recensione completa per immergerti in questo caso editoriale internazionale.

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Niccolò Ammaniti ci sorprende ancora una volta con il suo ultimo romanzo, “La vita intima 

Finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa, questo libro ci porta nell’intimità di Maria Cristina Palma, un personaggio enigmatico e affascinante.

Maria Cristina sembra avere tutto nella vita: bellezza, ricchezza e fama. Tuttavia, il suo mondo viene sconvolto quando riceve un video sul cellulare che rivela un segreto del suo passato che ha ignorato fino ad ora. Con la maestria di un moderno alienista, Ammaniti ci conduce in un viaggio nella mente di questa donna complessa, esplorando le sue paure, ossessioni e desideri inconfessabili.

Il romanzo si distingue per la sua combinazione unica di fantasia audace, realismo psicologico e un profondo senso del tragico. Ammaniti ci delizia con la sua prosa tagliente e il suo stile incisivo, che ci trascina in un vortice di emozioni contrastanti. Ci fa ridere, riflettere e, allo stesso tempo, ci fa sentire il peso dell’inesorabilità del destino.

In “La vita intima Condividi”, Ammaniti dimostra ancora una volta il suo talento nel creare personaggi indimenticabili e situazioni cariche di tensione. Il suo stile cattivo, divertente e romantico si mescola perfettamente con la trama, regalando al lettore un’esperienza coinvolgente e appagante.

Questo romanzo affronta tematiche profonde e complesse, ponendo domande sulla verità, sulla paura e sulla natura umana. Ammaniti ci invita a esplorare gli angoli più oscuri della mente umana e a interrogarci sulle scelte che facciamo e sulle conseguenze che ne derivano.

In conclusione, “La vita intima Condividi” è un altro capolavoro letterario di Niccolò Ammaniti. Con la sua prosa affilata e la sua narrazione coinvolgente, l’autore ci regala un romanzo che ci lascia senza fiato e ci spinge a riflettere sulla complessità dell’esistenza umana. Non perdete l’occasione di immergervi in questa storia avvincente e appassionante.

La vita intima, di Nicola Ammaniti: Un romanzo avvincente che svela l’oscuro lato della perfezione. Einaudi Editore

Scopri la straordinaria storia di “La vita intima” di Niccolò Ammaniti, finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa. Attraverso una combinazione di suspense psicologica, realismo psicologico e un pizzico di incanto del paradosso, questo romanzo ti condurrà in un viaggio appassionante nel cuore e nell’anima di Maria Cristina Palma, una donna dai segreti inconfessabili. Svela le paure, le ossessioni e i desideri nascosti che si nascondono dietro la maschera della perfezione. Un’opera avvincente che ti terrà incollato alle pagine fino alla fine. Scopri di più su “La vita intima” e lasciati affascinare dalla maestria narrativa di Niccolò Ammaniti.

La Feltrinelli

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“La vita intima di Nicola Ammaniti: Un romanzo avvincente che svela l’oscuro lato della perfezione”

Recensione: “La vita intima” di Niccolò Ammaniti è un romanzo che ti rapisce fin dalle prime pagine e non ti lascia andare fino all’ultima parola. Finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa, questo libro è un capolavoro di suspense psicologica e analisi della condizione umana.

Nel cuore della storia c’è Maria Cristina Palma, una donna apparentemente perfetta con una vita di lusso e successo. Tuttavia, un video misterioso sconvolge la sua esistenza e riporta alla luce un segreto nascosto nel suo passato. Con maestria, Ammaniti ci conduce attraverso la mente di Maria Cristina, esplorando le sue paure più profonde, le ossessioni e i desideri inconfessabili.

Ammaniti si dimostra un vero maestro della scrittura, mescolando abilmente una fantasia spericolata con un realismo psicologico sorprendente. Le sue descrizioni dei personaggi sono vivide e coinvolgenti, mentre il suo stile di narrazione tiene il lettore con il fiato sospeso pagina dopo pagina.

Ciò che rende “La vita intima” ancora più affascinante è il modo in cui Ammaniti esplora il senso del tragico e l’incanto del paradosso. L’autore ci porta a riflettere sulla fragilità dell’essere umano e su come spesso i nostri desideri più profondi possano essere in conflitto con la realtà.

In conclusione, “La vita intima” è un romanzo coinvolgente che affronta temi complessi in modo brillante. Niccolò Ammaniti dimostra ancora una volta la sua abilità nel creare storie avvincenti, cattive, divertenti e romantiche allo stesso tempo. Se sei alla ricerca di una lettura che ti terrà incollato alle pagine fino alla fine, questo libro è assolutamente da non perdere.

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Recensione del libro: Il cognome delle donne, di Aurora Tamigio. Narratori Feltrinelli

Il cognome delle donne, di Aurora Tamigio

Il cognome delle donne di Aurora Tamigio è un romanzo familiare che affascina con la sua freschezza e il suo passo veloce. Con un’epica popolare, un’anima antica e una leggerezza immaginifica, l’autrice ci trasporta in un viaggio coinvolgente, fatto di risate e lacrime, con personaggi indimenticabili. La scrittura di Tamigio sembra così semplice, ma è proprio quella semplicità che rende impossibile smettere di leggere fino all’ultima parola.

La storia ha inizio con Rosa, una giovane donna nata nella Sicilia dei primi anni del Novecento e cresciuta in un piccolo paesino montano. Fin da bambina, si dimostra essere fatta della stessa materia del suo nome: una donna forte come i fiori che sbocciano sempre, con una forza che contrasta le avversità come frutti benefici contro i malanni, e una resistenza come il legno spinoso. Non si piega mai completamente di fronte al padre e ai fratelli, che sembrano poter tutto. Ma nel 1925 incontra Sebastiano Quaranta, l’unico uomo al mondo che non sa come conquistarla. È amore a prima vista, un amore reale che non inganna. Rosa scappa con Sebastiano e i due aprono un’osteria che diventa un punto di riferimento per la gente dei dintorni.

Nascono i loro figli: il bel Fernando, Donato che diventerà prete e infine Selma, una ragazza dalle mani delicate come i suoi preziosi ricami. Selma, semplice e docile, si lascia affascinare da Santi Maraviglia, soprannominato Santidivetro per la sua pelle diafana, e lo sposa contro il parere della madre. Ma quando Santi diventa legalmente il capofamiglia, iniziano i guai e un’importante eredità viene sottratta. Le figlie di Selma e Santi, Patrizia, Lavinia e Marinella, pagheranno il prezzo di questa situazione. Patrizia è la più combattiva delle tre sorelle, Lavinia è affascinante come l’attrice Virna Lisi e Marinella è la preferita del padre, che si trasforma in una giovane donna negli anni ’80 e sogna di studiare all’estero. Durante i momenti più difficili, lo spirito di Sebastiano Quaranta veglia su di loro, tornando a far visita quando ne hanno più bisogno.

Il cognome delle donne è un romanzo coinvolgente che cattura l’attenzione del lettore con la sua narrazione vivace e la complessità dei personaggi. Aurora Tamigio ci regala una storia familiare ricca di emozioni, intrighi e segreti che si svelano nel corso del tempo. È un viaggio nel passato e nel presente, un intreccio di generazioni e destini che lascia un segno profondo. Con maestria, l’autrice ci porta in un mondo in cui la forza delle donne e la resilienza familiare si intrecciano in un modo unico. Una lettura che lascia un’impronta nel cuore dei lettori.

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Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Giampaolo Gipi Sterton

Ogni volta che scrivo un articolo vengo coinvolta emotivamente, scrivo ciò che voglio, ciò che mi coinvolge, cio che mi piace e sento mio. Interagire con le persone che intervisto è essenziale, altrimenti non riesco a sentirle.
Premetto che odio il circo, quello dove gli animali vengono addestrati dalla bestialità dell’ uomo. Non andrei mai a vederlo, ma anni fa, mi lasciai coinvolgere, dalla curiosità dei miei figli e da un gruppo di amici. Me ne pentii immediatamente, per tutto il tempo, un nodo alla gola e non riuscivo a parlare per non piangere.
La mia commozione immensa nel vedere una tigre reale, addestrata a schiocchi di frustra,
che ancora sento negli orecchi, umiliata, denigrata nella sua bellezza e regalità. Il resto totalmente raccapricciante, come raccapricciante far camminare gli elefanti, per ore sull’asfalto per pubblicizzare il proprio circo. Per fortuna il llockodown, pare li abbia silenziati e spero di non vedere più queste oscenità.
Io cerco le persone, persone che possono dire qualcosa, non c’è bisogno di essere noti, ma può essere noto ciò che hanno da dire, da raccontare. Ho incontrato così Giampaolo Gipi Sterton, lui si giudica un orso, io penso che abbia un cuore d’oro, chi ama gli animali ha una spiccata sensibilità, normale avercela con i suoi simili, che cacciano, esibiscono gli animali come trofei, li fanno estinguere, li uccidono per un paio di zanne. L’animale più pericoloso della terra, è l’uomo. Non uccide per fame, ma per assoluta crudeltà e divertimento.

Tutta la sua home è un amore sconfinato nei confronti degli animali della sua terra. Come dargli torto? L’Africa è una terra incredibile…
Giampaolo Gipi Sterton dichiara ” nato e vivo in Kenya, adoro fare felici scoperte per puro caso, quando sto cercando e vedendo altro…” . Padre irlandese, madre romana, figlio di un colonialismo, ma soprattutto di un uomo in simbiosi con questa terra, da cui ha assorbito ogni umore, anche il suo essere selvaggio, ma nello stesso tempo il suo grande cuore.
Io direi di lui, citando una frase che non è mia, ma che lo descrive appieno, ” io non sono africano perchè sono nato in Africa, ma perchè l’Africa è nata in me. Kwame Nkrumah ”.
Questa intervista sarà insolita, anche perchè Giampaolo Gipi Sterton è insolito, inframmezzerò le sue parole nel contesto delle mie considerazioni e ricerche.
Giampaolo ama la sua terra, ma odia come viene maltrattata specie dalla corruzione e da molti italiani, l’italiano è il peggior viaggiatore, che non comprende, non assimila e non fa sua una terra, nè quando arriva, ne quando parte. Lui è tutt’ uno con la sua terra, ed è il posto dove vorrà riposare per sempre, dove sono seppelliti i suoi genitori. Ci racconta che
La gente è senza scrupoli, lucra sui bambini, su giovani donne che si concedono per poco.
Gli animali sono fondamentali, da piccolo andava nella savana, insieme a suo padre, per ammirare le bellezze della natura. Prendevano il tè nello Tsavo, sulle colline, si mettevamo in un posto alto ad osservare gli animali, numerosi, tante specie, e ha capito, sin da piccolissimo, che la natura è di gran meglio dell’uomo. Giampaolo Sterton non è un esperto, ma è quello che sente quando è nella sua amata savana. Vive due vite, una principale in Africa, l’altra in Europa, quando devo tornarci. Se deve pensare alla sua casa, la sua casa è il Kenya, il suo posto, il suo rifugio, dove tornare sempre e comunque. Ama tutto ciò che è puro e indifeso, i bambini e gli anziani, perchè sono simili, gli animali perchè sono altrettanto puri e indifesi. Ama di meno l’uomo contaminato da tanto egoismo e superficialità,è importante amare ciò che ci circonda, rispettando e avendone cura, senza martoriare tutto.


L ‘Africa a lui ha dato tanto, ma ha anche tolto tanto, come a tutti quelli cresciuti in quest

a terra
Giampaolo Gipi Sterton, vive sul mare a una ventina di chilometri da Malindi, lontano dal caos e a un ora dalla savana. Non sopporta di vivere nella città, turisti e turiste che vanno in certi locali per pochi spicci. Gente che non si fa scrupoli, turisti che gettano caramelle ai bambini, come se fossero scimmie, ma sono bambini affamati. Turisti che toccano stelle marine, uccidendole, e per fare foto con un pesce palla, li uccidono. Locali che venderebbero la propria madre, per mangiare. Giovani donne bellissime, che non hanno scampo, bambini nelle slum che sniffano colla a Nairobi, dove c’è la più grande baraccopoli del mondo con trte milioni di persone. Ci sono persone che provano ad aiutare, ma sconfiggere la corruzione è difficile, se non impossibile.
Gli amici lo chiamano orso, gli piace vivere in solitudine, spesso è burbero, non si sopporta neppure lui ma per gli animali c’è sempre. Non ha peli sulla lingua, perchè non ha padroni e si sente libero.

La storia di Giampaolo Gipi Sterton, mi fa pensare a uno dei miei scrittori preferiti,
Wilbur Smith, i suoi libri hanno il sapore d’ Africa, il fascino dei colori unici di questo incredibile continente, tanto bello, quanto martoriato dall’ animale più pericoloso, più avido, più crudele di tutta la terra: l’uomo.
Sulle Iali Hills, da piccolo si recava a prendere il tè, tutto scorreva come in un film, con animali che passavano, il loro linguaggio, questa terra dal colore di terracotta, arenaria, argilla con un pò di quarzite. Abita a un ora e mezza dalla riserva ” Galana conservancy”, le bellissime Lali Hills e il serpeggiante fiume Galana dominano il paesaggio selvaggio, sicuramente il vero Kenya. Spesso i ranger soccorrono animali, feriti o bracconati. Spesso Giampaolo Gipi Sterton ha partecipato a questi soccorsi.
Lui dice – è più preziosa la vita di un animale che quella dell’uomo. L’uomo se povero continua a morire, perchè non può permettersi le cure. Eppure il Kenya ha medici tra i migliori –
Lui è un uomo schivo, sicuramente la sua vita non facile, non ha fiducia nelle persone
la fiducia è una cosa che va recepita e
conquistata con il tempo e con la cura, con la dedizione e con i fatti, con le parole e con le azioni….. certo non si fida neppure di se stesso, ma ha motivi certamente validi. Stare attenti perché alle volte le persone più vicine sono proprio quelle che ti fanno più male, non solo nelle relazioni amorose ma anche in quelle di amicizia. se poi capita che la fiducia si da alla persona giusta, questa durerà tutta la vita

Giampaolo Gipi Sterton

Parole sagge e vere , dalle sue pagine emergono gli animali nella loro incomparabile bellezza e anima, primitiva, ma anima

  • “sappiate che le Giraffe partoriscono nello stesso luogo dove fisicamente sono nate” e io mi diverto a vederle correre,

Il 21 giugno è stata la giornata mondiale della giraffa
rimangono solo 117 mila esemplari viventi nel mondo di questo animale strano ma utilissimo, 117mila…di questo passo vedremo gli animali olografici, porcapuzza…
…le capre a macchie come le chiamo io so curiosissime, mangiano tanto e bevono pò di meno, corrono tanto e hanno vere e propri asili, hanno 7 vertebre del collo come gli umani, quando combattono si fanno delle collate enormi, e riescono a mangiare piante con il labbro spesso con le spine, le cosiddette acacie spinose…
…io non nutro una particolare simpatia da quando ero piccolo per uno spavento che presi in savana, però capisco che suscitano dolcezza..

  • Perchè amo i ghepardi?
    perche li amo? Il loro nome deriva dal greco artigliò immobile, non avendo le unghie retrattili,li amo perché sono schivi e guardinghi, perche hanno piu similitudini ad un cane per fisionomia e per rapporto sociale tra loro, si crede corrano a 120km/h ma la loro velocità a malapena raggiunge gli 87km/h che possono tenere per brevi distanze, perche perche come i Leoni vivono anche in Asia, perché si conoscono da 700 anni prima di Cristo e perche, come tutti gli animali belli e unici sono considerati in via du estinzione…
    …ricordatevi quando andrete in un circo o in uno zoo o nei parchi safari e vi verrà’ voglia di sapere come sono da liberi… vale la pena vedere un prigioniero triste per un sorriso dei vostri figli? NO
    Gia una volta ve li avevo fatti ascoltare in natura, loro pigolano come uccellini e non fanno Roarr come i leoni perché hanno l OSSO IOIDE calcificato tutto e permette di pigolare e non ruggire, nei leoni questi osso e’ calcificato incompleto.. i ghepardi sono gli unici insieme al puma e al gatto che fanno le fusa..quando sono felici e quando sono sereno….
    ah loro miagolano anche come i nostri amici gatti…
  • Gli ippopotami loro…i più temibili animali in savana e in Africa, c è chi pensa al leone, chi all elefante chi altro a qualche felino… no signori LORO oltre ai Bufali, sono gli animali più pericolosi dell africa ma non perché carnivori ma perché TERRITORIALI, loro sono quelli che te ciancicano se ti avvicini… a dispetto della loro mole sono velocissimi (30km/h) e sono dolcissimi con la loro prole.

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

  • Leoni .questi fantastici animaletti sono tra le creature più dolci e sensibili a mio avviso, purtroppo in una cucciolata di sopravvive il 50% e anche meno, è una legge della natura altrimenti non ci sarebbe più selvaggina e se ci pensate bene e’ un bene che la natura regoli così le nascite dalla notte dei tempi…molti non sanno che anche ai maschi spetta il controllo e la nursery, anche se hanno poca pazienza,e come gli elefanti possono essere adottati e svezzati da zie mamme e sorelle… Il leone maschio appena entra a far parte di un pride (o branco) uccide tutti i cuccioli portando di nuovo in estro la femmina, questo per dare la propria casata alla stirpe… così va la natura..

ELEPHANTS
molti mi chiedono del perché io ami queste anime gentili e delicate, metteteve seduti che vi dirò delle cose che forse non conoscete:
-Praticano funerali, riconoscono dalle ossa i loro simili, avvicinandosi prima la matriarca poi via via gli altri componenti del gruppo e infine i cuccioli, avendoli riconosciuti ricoprono delicatamente con foglie rami le ossa
-Sanno curarsi da soli specialmente durante il travaglio con un tipo di foglia
-Riconoscono le pozze d acqua ancestralmente tramandate nel corso degli anni da madre in figlio
-Adottano orfani
-Non hanno minimamente paura dei topi come credenza popolare ma sono infastiditi dalle formiche che penerrano nelle scanalature della pelle e spesso del tessuto del piede che è delicatissimo
E cosa non ultima sanno che odore ha l uomo e ne fuggono anche non avendone mai visto uno.. perché l uomo così come tutte le specie animali, PUZZA ed emette un odore caratteristico, che agli animali suona come PERICOLO

Sicuramente un articolo lungo, spero non noioso. La terra ci è stata donata, ma è un dono di cui dobbiamo prenderci cura. Perchè distruggere, estinguere? poi cosa ci rimane? La bellezza di questa terra, albe che si scordano di non esseri tramonti, colori di fuoco in ambedue i casi, occhi stupefatti per i colori di questa terra, dagli animali, alle piante la stessa tonalità calda, disperatamente forti, pieni, decisi. Una Africa che ti entra in ogni poro della pelle, un colore incandescente, cocente, dove lacrime amare si mescolano ad una bellezza eterna, senza paragoni. I canti, il vento, i sacrifici, l’amore, morte miscelati in un unico continente, tanto bello quanto sofferto.
Giampaolo Gipi Sterton, un fotografo di talento, dalle sue foto trapela la sua anima, selvaggia, è vero, ma di sognatore e romantico. I suoi occhi colgono il sentire dell’Africa, della sua Africa, del luogo in cui ritorna sempre, un luogo che non tradisce, la sua casa.


Ti ringrazio Giampaolo Gipi sterton di averci raccontato della tua Africa e delle tue foto.

Ciascuno di noi è legato all’Africa,
proviene dall’Africa, siamo tutti parenti lontani. Damian Marley.

Queste foto bellissime offerte da Giampaolo Gipi Sterton hanno solo delle controindicazioni: possono far emozionare, troppo.

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Campi di Lavanda in Piemonte: Un’esperienza incantevole per i sensi

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Foto Cascina Costanza Località Godiasco Salice Terme- da http://www.mammeamilano.com

Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.

Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.

Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.

Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.

Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.

I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.

Ritratto, di Vincenzo Cardarelli, 1916, recensione di Elvio Bombonato

Ritratto, di Vincenzo Cardarelli, 1916, recensione di Elvio Bombonato

Vincenzo Cardarelli

Esiste una bocca scolpita, un volto d’angiolo chiaro e ambiguo, una opulenta creatura pallida dai denti di perla, dal passo spedito, esiste il suo sorriso, aereo, dubbio, lampante, come un indicibile evento di luce.

Il titolo è un indicatore semantico. Il ritratto della donna si ispira allo Stilnovo (angiolo, toscanismo), perché privilegia il viso: bocca, denti, sorriso, in un crescendo irresistibile.

Incipit perentorio, con la ripresa anaforica al v. 6: “esiste”, concretato da “evento”. Ossimori ai vv. 2: chiaro/ambiguo; 3: opulenta/pallida; 7: dubbio/lampante. Un climax anomalo: aereo/dubbio/lampante. L’ultimo verso  rivela che la breve lirica consiste in una similitudine. 

La prepotente luce finale dissolve i precisi contorni della donna (Simona Costa). L’implicita dichiarazione d’amore diventa contemplazione estatica.  Per ora; poi si vedrà. 

foto: Vincenzo Cardarelli nel 1957, fotografato da Paolo Monti da wikipedia

La pioggia è il tuo vestito, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

govoni

La pioggia è il tuo vestito, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

La pioggia è il tuo vestito.Il fango è le tue scarpe.La tua pezzuola è il vento.Ma il sole è il tuo sorriso e la tua boccae la notte dei fieni i tuoi capelli.Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle¨C12C¨C13C

CORRADO  GOVONI, 1943

Strofa insolita di 7 versi: i primi 3 sono settenari piani, gli altri 4 endecasillabi piani. La disposizione versale è sorretta dalla rima: abaCDEE.  Però capelli/stelle è una quasi rima consonantica. Troviamo un’immagine in ciascun verso, mancano infatti gli enjambement.  

Il parallelismo si fonda sulle iterazioni anaforiche: prima di tutte “è”; quindi la congiunzione avversativa “ma”; l’aggettivo possessivo “tua”; per chiudere con “il tuo sorriso”.  La pezzuola – il fazzoletto messo sui capelli – quale terzo membro –  completa il climax: vestito scarpe pezzuola.  

Mi pare evidente la sensualità volatile della breve lirica, morbida delicata affascinante.  L’elogio della donna ricalca le poesie, quelle solari, dello Stilnovo.

Carta Carbone: “Questa Femmina” di Manuela Di Dalmazi

by Filippo Fenara “Questa Femmina” di Manuela Di Dalmazi mette in campo tutta la trasgressiva ma politicamente corretta (per un soffio) femminilità del suo essere donna. Tra questi versi inebrianti c’è tutto: la seduzione, l’emancipazione, il vanto, la tradizione, la sensualità, lo scherzo che rivela, la verità che soggioga, gli occhi profondi, l’anima sfuggente. Pubblicata originariamente l’otto […]

Carta Carbone: “Questa Femmina” di Manuela Di Dalmazi

Tessa Gelisio: età, altezza, Cotto e Mangiato, Massimo Pusceddu

Tessa Gelisio

Conduttrice e attivista ligure, dalla passione per la cucina ai programmi TV e l’attività imprenditoriale in Sardegna

La conduttrice Tessa Gelisio

Fonte: Archivio

  • Nome completo: Tessa Gelisio
  • Data di nascita: 06/05/1977
  • Luogo di nascita: Alghero
  • Segno zodiacale: Toro
  • Altezza: 1.75 m
  • Nazionalità: Italia
  • Professione: conduttrice
  • Data debutto: 2001
  • Social: FacebookInstagramTwitter

Biografia

Tessa Gelisio debutta in tv nel 2001 con Blu & Blu, un programma dedicato al mondo marino, e nella stagione successiva approda su La7 con Oasi, un programma di divulgazione scientifica. Nel 2002 collabora con un’edizione di Sereno Variabile mentre nel 2003 conduce Italia che vai. Nel 2003 le viene affidata la conduzione di Pianeta Mare che porta avanti fino al 2017. Inoltre, dal 2002 al 2006 conduce anche Solaris, il mondo a 360°. Dal 2011 è alla guida di Cotto e mangiato all’interno di Studio Aperto e dal 2014 conduce InForma, un magazine di Canale 5 che tratta di salute, medicina e benessere psicofisico. In qualità d’imprenditrice, nel 2015 ha avviato La Sabbiosa, una tenuta che sorge di fronte al mare, tra le dune dell’Isola di Sant’Antioco, nella provincia del Sud Sardegna. Lì, insieme al suo compagno Massimo Pusceddu, Tessa Gelisio produce uva da tavola biologica e vini d’alta qualità. A partire dal 25 ottobre 2021 torna su Italia 1 alla conduzione di Cotto e mangiato – Il Menù. Sin da giovane è un’attivista e milita in Legambiente e nel WWF. Dal 2021 è entrata a far parte del comitato dei promotori della Fondazione Symbola, presieduta dal presidente onorario di Legambiente.

Vita privata

Tessa Gelisio è nata ad Alghero il 6 maggio 1977 ma è cresciuta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno, paese d’origine della madre, insieme alla sorella Olivia. Il padre Luciano Gelisio è invece un produttore di borse in pelle. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si è trasferita a Milano per proseguire gli studi ed è qui che ha iniziato il suo impegno ambientalista ed ecologista, anche in quanto esperta di comunicazione. È legata sentimentalmente da molti anni a Massimo Pusceddu, operatore che lavora dietro le quinte nel mondo dello spettacolo. I due si sono incontrati nel 2009, ai tempi di Pianeta Mare, e da allora hanno condiviso molti progetti professionali, tra cui la rubrica di Cotto e mangiato e l’apertura della loro azienda agricola in Sardegna…. leggi tutto su: Sorgente: Tessa Gelisio: età, altezza, Cotto e Mangiato, Massimo Pusceddu

Andrea Camilleri: Il maestro del giallo mediterraneo

Andrea Camilleri foto Wikipedia

Andrea Camilleri: Il maestro del giallo mediterraneo

Andrea Camilleri, uno dei più celebri autori italiani del XXI secolo, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della letteratura con la sua serie di romanzi dedicati al commissario Montalbano. Con il suo stile unico e coinvolgente, Camilleri ha saputo creare un universo letterario che combina abilmente il genere del giallo con una vibrante rappresentazione della Sicilia e della sua cultura.

Nato a Porto Empedocle nel 1925, Camilleri ha vissuto una vita ricca di esperienze e influenze che hanno plasmato la sua scrittura. Dopo una carriera come regista teatrale e televisivo, ha iniziato a dedicarsi alla narrativa, conquistando il pubblico con il suo primo romanzo del 1994, “La forma dell’acqua”.

Tuttavia, è con la serie di romanzi incentrati sul personaggio del commissario Montalbano che Camilleri ha raggiunto il successo internazionale. Attraverso le indagini del cinico, ma umanamente imperfetto, commissario, l’autore ha creato una trama avvincente e una ricca galleria di personaggi che riflettono le dinamiche sociali e politiche dell’isola siciliana.

Il fascino dei romanzi di Camilleri risiede nella sua capacità di trasportare i lettori in un affascinante mondo mediterraneo. Le descrizioni vivide dei paesaggi, degli odori e dei sapori della Sicilia si fondono con la trama del giallo, creando un’atmosfera unica e coinvolgente. La scrittura di Camilleri è vivace, ricca di ironia e di dialoghi pungenti che catturano l’autentico spirito siciliano.

Oltre all’intrattenimento, i romanzi di Camilleri affrontano temi sociali complessi. La corruzione, la criminalità organizzata, le tensioni culturali e politiche sono solo alcuni degli argomenti che l’autore esplora nelle sue opere. La critica sociale presente nei romanzi di Montalbano ha reso le storie di Camilleri ancora più rilevanti e amate dal pubblico.

La fama di Camilleri ha superato i confini italiani, raggiungendo un pubblico internazionale. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue, consentendo a lettori di tutto il mondo di apprezzare il suo talento narrativo e la sua capacità di catturare l’essenza della Sicilia.

Andrea Camilleri è stato un autore che ha segnato un’epoca nella letteratura italiana. La sua abilità nel combinare il giallo con la cultura e la società siciliana lo ha reso un maestro indiscusso del genere. La sua eredità letteraria rimarrà per sempre, continuerà a influenzare le generazioni future di scrittori e a incantare i lettori con le sue indimenticabili storie.

In conclusione, Andrea Camilleri è stato un autore straordinario che ha saputo creare un mondo letterario avvincente e unico. La sua serie di romanzi dedicati al commissario Montalbano ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama della letteratura gialla, offrendo al lettore un’esperienza coinvolgente e un viaggio nell’anima della Sicilia.

I movimenti sociali nell’era dei social media: Le manifestazioni di protesta nella società odierna

I movimenti sociali nell’era dei social media: Le manifestazioni di protesta nella società odierna

Oggi qualsiasi evento, anche il Salone del libro di Torino, diventa un occasione per manifestazioni di protesta, con questo teniamo a precisare che non vogliamo entrare nel merito dei contenuti della protesta che si è svolta ieri a Torino ma semplicemente fare alcune considerazioni su un fenomeno sociale dell’attuale epoca:

Ci possono essere diverse ragioni per cui gli eventi, incluso il Salone del libro di Torino, diventano occasione per manifestazioni di protesta:

Visibilità pubblica: Gli eventi di grande portata, come il Salone del libro, attirano l’attenzione dei media e di un vasto pubblico, offrendo alle persone la possibilità di far conoscere le loro preoccupazioni e richieste attraverso le manifestazioni.

Accesso a un pubblico ampio: Gli eventi di questo tipo attraggono spesso una vasta gamma di partecipanti provenienti da diverse sfere della società, offrendo alle organizzazioni e ai movimenti la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio con il proprio messaggio.

Questioni rilevanti: Gli eventi culturali e letterari come il Salone del libro possono essere collegati a questioni sociali, politiche o culturali che generano controversie o disaccordi. Queste questioni spesso diventano il centro delle manifestazioni di protesta durante tali eventi.

Piattaforma per l’espressione: Gli eventi pubblici sono spazi in cui le persone possono esprimere le proprie opinioni e protestare pacificamente per richiamare l’attenzione sulle questioni che considerano importanti. L’organizzazione di proteste durante gli eventi può essere considerata un modo per sfruttare questa piattaforma di espressione.

Coinvolgimento politico: Gli eventi di grande rilievo possono diventare terreno fertile per le manifestazioni politiche, dove le organizzazioni e i movimenti cercano di promuovere le proprie cause o criticare le politiche attuate.

È importante notare che non tutti gli eventi diventano automaticamente occasione per proteste. Tuttavia, quando ci sono questioni rilevanti o dibattute nella società, gli eventi pubblici possono essere scelti come luogo di manifestazioni di protesta per attirare l’attenzione e far sentire la propria voce su tali questioni.

Nella società odierna, ci sono diverse dinamiche e tendenze che possono influenzare il modo in cui le persone si esprimono attraverso le proteste e le manifestazioni. Ecco alcune delle caratteristiche salienti:

Movimenti sociali: Ci sono numerosi movimenti sociali attivi in tutto il mondo che si impegnano per una vasta gamma di cause, come i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la giustizia sociale, l’ambiente e molto altro. Questi movimenti spesso organizzano manifestazioni di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere il cambiamento e far sentire la propria voce.

Utilizzo dei social media: I social media hanno un ruolo significativo nelle manifestazioni di protesta nella società odierna. Piattaforme come Twitter, Facebook, Instagram e YouTube consentono alle persone di organizzarsi, diffondere informazioni, condividere testimonianze e mobilitare sostenitori per le cause che promuovono.

Preoccupazioni ambientali: La questione del cambiamento climatico e dell’ambiente è diventata sempre più importante nella società odierna. I movimenti come Fridays for Future e Extinction Rebellion hanno organizzato manifestazioni di protesta in tutto il mondo per richiamare l’attenzione sulle questioni ambientali e chiedere azioni concrete per affrontarle.

Polarizzazione politica: La polarizzazione politica può portare a tensioni nella società e alimentare manifestazioni di protesta. Le persone possono protestare contro le politiche del governo, le disuguaglianze sociali, l’ingiustizia economica o altre questioni legate alle divisioni politiche.

Questioni di giustizia sociale: La lotta per la giustizia sociale e l’uguaglianza è un tema centrale nelle proteste attuali. Le manifestazioni si concentrano su questioni come il razzismo, la brutalità della polizia, la discriminazione di genere, l’omofobia e la xenofobia, cercando di portare cambiamenti significativi nel trattamento e nei diritti delle diverse comunità.

È importante sottolineare che le manifestazioni di protesta possono assumere forme diverse a seconda del contesto sociale, politico e culturale specifico di ogni paese e regione. Le proteste possono essere pacifiche e mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica o possono sfociare in tensioni e conflitti. La società odierna è caratterizzata da un’ampia gamma di preoccupazioni e movimenti che riflettono la diversità di opinioni, valori e lotte per il cambiamento.

Libri: “Aspettando l’alba” By Zephyro Edizioni di Marco Conti

“Aspettando l’Alba” è il mio secondo romanzo ed è quello che più ho sentito mio. Questo racconto, mi ha permesso di terminare il mio “Strip-tease al contrario”, ovvero mi ha permesso di parlare ancora una volta del mio passato e delle emozioni che mi ha lasciato. E’ una teoria secondo la quale, chi scrive compie appunto una sorta di “Strip-tease al contrario”, parlando di sé e del proprio passato, dapprima in modo insistente, ma via via sempre meno rilevante. Ci si denuda, si ha il bisogno di farlo, di cercare in fondo a sé le motivazioni e gli stimoli per scrivere e per farlo, si parte dalle emozioni vissute in prima persona. Avevo voglia e bisogno di raccontare il mio passato, degli amici con cui sono cresciuto, quelli con i quali ho intrapreso un lungo percorso di vita che continua ancora oggi. Ecco perché la scelta dall’epigrafe di Nelson Mandela:  Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati”.  

Andrea, protagonista del romanzo, dopo un percorso lavorativo e umano a Roma, sente il bisogno e il richiamo della sua terra per chiudere il cerchio e ripartire dalle proprie origini.

Anche per “Aspettando l’alba” ho creato il Book Trailer, nel quale ho cercato di far risaltare il motivo per cui ho scritto questa storia, il senso del mio viaggio nel tempo. Le immagini che vedrete e che ho utilizzato, sono ricavate da pixaby, tranne quelle del furgone che invece sono il frutto di un ottimo lavoro fatto con l’amico fotografo Andrea Lanceni. Tengo a precisare che il furgone utilizzato è stato gentilmente prestato dall’amico Valerio Pievani, appassionato di auto d’epoca che si è messo a nostra disposizione per un set fotografico.

Oggi c’è una grande e importantissima novità: ASPETTANDO L’ALBA verrà pubblicato nei prossimi mesi da ZEPHYRO EDIZIONI che voglio ringraziare per la stupenda cover creata!

Vi lascio la trama e il Book trailer…aspetto i vostri commenti!!

La trama:

Andrea lavora per una piccola testata giornalistica di Roma, ma ambisce a qualcosa di più. Quando meno se lo aspetta e nel modo più inconsueto che abbia mai potuto immaginare, la sua carriera prende una piega decisamente positiva. La sua vita cambia totalmente: i soldi non sono più un problema, ma l’aspetto sociale ne risente molto. Carmen, storica coinquilina con cui ha intrecciato un’amicizia profonda, non lo riconosce più.
La sua relazione con Silvia fatica a decollare. A frenarlo come sempre, sono le stesse paure e angosce che l’hanno costretto ad andarsene da Bergamo parecchi anni prima: un fatto accaduto negli anni della sua adolescenza, ha condizionato e indirizzato la sua vita in maniera irreversibile. In mezzo a questa crisi interiore, Andrea cerca contro tutto e tutti di mantenere quella posizione che da sempre ambiva, ma che rivela aspetti che non aveva previsto. Saranno le stesse persone che tanto hanno creduto in lui, a porlo di fronte a un bivio.

“Aspettando l’alba”…Il BookTrailer:

https://youtu.be/Lfo8kp0LBXY

Marco

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https://marcoscrive.wordpress.com/

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Museo Storico – Reale Mutua Assicurazioni: tra cambiamento, innovazione e integrazione, di Cristina Pipoli

Ph Cristina Pipoli

Museo Storico – Reale Mutua Assicurazioni: tra cambiamento, innovazione e integrazione.

Ph Cristina Pipoli

Il Museo Storico – Reale Mutua Assicurazioni nacque nel 1828/29 sotto la guida dell’avvocato francese Giuseppe Lorenzo Henry tra innovazione, cambiamento e integrazione; questa attività con il sostegno di Re Carlo Felice ebbe per obiettivo quello di dare una copertura assicurativa ai sudditi del Regno di Sardegna contro il pericolo degli incendi, sempre molto presenti nella società del tempo. 

Trasparenza, affidabilità, correttezza verso i propri soci sono i principi che consentono alla Compagnia di conquistare un posto di rilievo nel tessuto economico del Regno d’Italia e di aprire nuovi rami assicurativi, in coerenza con il mutare della società e dell’economia dello stato unitario. Quando il turista visita il museo viene anche a conoscenza della storia dei Savoia e di un ramo in particolare che è quello dei Carignano. La famiglia quindi passò ai cugini cioè i discendenti del fratello di Carlo Felice.

Il museo ubicato a Torino in via Corte d’Appello n.11 è stato inaugurato nel 2007. 

L’edificio è composto da 4 piani ed è l’esempio palese dell’architettura torinese degli anni ‘30.

Lo stabile attuale venne bombardato l’8 dicembre 1942 e il 13 luglio 1943.

La particolarità di questo Museo è la presenza di oggetti inclusivi per persone ipovedenti o non vedenti e spiegazioni per i sordomuti in lingua LIS (la lingua dei segni).

La guida turistica Ludovica Govean si augura che questo museo sia maggiormente conosciuto grazie anche a questo articolo, facilmente troverete lei ad illustrare questo “tesoro storico”.

Nella sua storia secolare Società Reale Mutua di Assicurazioni si è confrontata con le esigenze del tempo per non tradire il suo status di “mutua assicuratrice”.

Giuseppe Giulio Lorenzo Henry (1798-1856) fondatore di questa assicurazione, sin da giovane fece pratica legale a Parigi per poi passare all’intendenza Militare di Bordeaux. Prestò servizio per due anni presso il Ministro della Guerra, approfondendo lo studio dell’organizzazione amministrativa e tecnica delle compagnie francesi di assicurazione. Il 13 gennaio 1829 con il “Decreto Regio Paterno” re Carlo Felice avallò la costituzione della Società, confermando Henry nel ruolo di Direttore Generale. Questa mansione venne svolta fino al giorno della sua morte. 

Luigi Colla il 25 agosto 1829 assunse la carica di Primo Presidente del Consiglio di Amministrazione di Reale Mutua e dal 1830 al 1846 svolse il ruolo di Presidente del Consiglio Generale della Società.

Ph Cristina Pipoli

Dalì genio e sregolatezza, di Felice Serino

Eccessivo, eccentrico, paradossale, contraddittorio. Non ci sono appellativi che non siano stati usati per esprimere le caratteristiche di questo personaggio eclettico e dissacrante, nato per eccellere e stupire agli inizi del XX secolo. Salvador Dalì è nato due volte. La prima, a Figueras, il 21 ottobre 1901, ma il bimbo morì a 21 mesi di vita. Il Nostro nascerà nove mesi e dieci giorni dopo la sua morte, l’11 maggio 1904. Egli si trascinerà dietro tutta la vita il peso di dover reincarnare il fratello maggiore di cui porta il nome: “una sorta di complesso di colpa del sosia, trasformato in fissazione paranoica, estetica” (Marco Vallora). “Tutte le mie eccentricità, tutte le mie esibizioni incoerenti sono la tragica costante della mia vita”, si legge in Conversazione con Dalì (1969), di Alain Bosquet. “Devo provare a me stesso che non sono il fratello morto ma quello vivo. Come nel mito di Castore e Polluce, uccidendo mio fratello ho conquistato l’immortalità per me stesso”. Come dire che la morte del primo Salvador è la molla, l’arco teso che lo lancerà molto lontano…nel firmamento della pittura. “Lo si voglia o no, sono stato chiamato a realizzare prodigi”, ha dichiarato. Nella sua biografia si legge che ha una relazione ambigua col poeta Garcia Lorca, ma si dice che Dalì abbia sempre rifiutato le ripetute avances di Federico. “Canto le tue ansie d’eterno illimitato”, scriverà il poeta in una sua ode dedicata all’amico.Dalì è stato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo (nuovo spirito dell’arte battezzato da Apollinaire col nome di Superrealismo, al debutto del balletto Parade di Cocteau, 1917); costituito fra gli altri dai poeti Paul Eluard e Andrè Breton, dal cineasta Bunuel, dagli artisti figurativi Manritte, Ernst, Mirò, Man Ray; e ancora, Edward James, Hans Arp, Arpo Marx (solo per citare quelli che diverranno famosi). Sposò dopo una convivenza di molti anni, Gala Diakonoff di dieci anni più grande, moglie del poeta Eluard (da cui poi divorziò), ed ex compagna di De Chirico; una donna-manager avida di potere, la quale impostò da subito la relazione col ruolo di “protettrice”, o meglio di impresario, relegando a Dalì quello di “dipendenza”, e desiderosa di organizzargli la vita. In amore prediligeva il triangolo; ma grandi furono le sue sfuriate di gelosia quando nel periodo precedente la seconda guerra mondiale Dalì divenne amante di Edward James.Egli non era per lei che una semplice “macchina per far soldi”. “I Dalì sono due, uno appartenente al suo mondo di vivida, geniale e avvincente paranoia, in cui vive più della metà della sua vita; l’altro è l’accorto affarista, creato dalla moglie Gala” (Edward James a Dalì, marzo 1941). (Fu Andrè Breton a coniare l’anagramma Avida Dollars dal nome Salvador Dalì – cosa che divertì molto l’interessato). Il miele è più dolce del sangue (1927) fu il suo primo dipinto surrealista. Famosa la serie dei suoi orologi molli. Molti i disegni e i dipinti raffiguranti la moglie Gala. Soggetti della sua arte, anche i ritratti di Eluard, Lenin, Freud. Dal 1927 al 1929 fu il periodo per lui più prolifico e rappresentativo. Famoso resta il suo ritratto a una vedette del cinema, Mae West.

La sua potenza espressiva, l’intensità cromatica delle forme nello spazio e nella luce, davano voce e sangue alla tela. Alcuni dei suoi quadri, unici e dalla stesura raffinata, restano l’espressione dell’inconscio collettivo del XX secolo. Egli, il genio, ne è l’archetipo. Vogliamo qui aprire una parentesi per dire che nell’immaginazione popolare il genio è sempre dotato di poteri magici; è sempre considerato come agente di una forza esterna. Questo potere può risultare misterioso anche al genio stesso. Egli obbedisce a una sorta di desiderio istintivo, a una necessità interiore. L’arte visionaria di Dalì passa alla storia anche per i titoli bizzarri e improponibili quali, per citarne qualcuno: “Burocrate medio atmosferocefalico nell’atto di mungere un’arpa cranica”, “Teschio atmosferico che sodomizza un pianoforte a coda”, “Autoritratto molle con pancetta fritta”, “Lo svezzamento del nutrimento dei mobili”, “Acido Galacidalacide sossiribonucleico (Omaggio a Crick e Watson)”. Nella storia dell’arte, in modo specifico egli è il Surrealismo, in una rappresentazione personalissima, spesso dal contenuto delirante, definita “metodo paranoicocritico”.La sua opera apre le porte verso universi paralleli, in una visione allucinatoria; ma Dalì è ben consapevole del confine che separa il mondo reale dall’immaginario. Nel 1944 Alfred Hitchcock lo volle per la realizzazione delle sequenze oniriche per il film Io ti salverò, con Gregory Peck e Ingrid Bergman. Si trattava di illustrare i sogni del protagonista in preda ad amnesia. Egli era originale ad ogni costo e viveva di un protagonismo insaziabile. Sempre in equilibrio sulla corda tesa delle sue assurde trovate, ad una conferenza alla Sorbona del 1955, si presentò in una RollsRoyce bianca, stipata di cavolfiori. Nelle sue performances, ogni cosa che toccava si trasformava in oro. Scrive nel suo Diario di un genio: “in uno stato di permanente erezione intellettuale ogni mio desiderio è esaudito”. Un sempre crescente numero di psichiatri vedevano in lui un caso allettante dal punto di vista di uno studio ravvicinato. Egli è noto agli studiosi della psiche come un “perverso polimorfo”. Nell’opera daliniana gli istinti sessuali appaiono cerebralizzati e sublimati dall’arte. Dalì era sempre eccessivo e le sue manie grandiose e strampalate spesso infastidivano. Fu molto criticato dalla stampa e dall’opinione pubblica, e anche minacciato, per aver dichiarato di simpatizzare per il generale Franco. Fino alla fine, ebbe il culto paradossale della propria immagine. Negli ultimi tempi, fra gli alti e bassi della malattia che lo aveva colpito (morbo di Parkinson), si lamentava dicendo com’era difficile morire. (Gli era già mancata Gala da alcuni anni). Fantasma di se stesso, morì a 87 anni, il 23 gennaio 1989, nella clinica dove era stato ricoverato per collasso cardiaco.

Fonte: Meredith Etherington-Smith, Dalì, Garzanti 1994.

© Felice Serino

https://leggerepoesia.blogspot.com/2023/03/dali-genio-e-sregolatezza.html

UTOPIA, il saggio storico di Duilio Paiano, in memoria delle 576 vittime italiane naufragate nel 1891, di Maria Teresa Infante

Sabato 6 maggio 2023 presso l’A.N.M.I.G. (Associazione nazionale mutilati invalidi di guerra) ha avuto luogo la presentazione del saggio storico Utopia – Il naufragio della Speranza, ed. del Rosone, del giornalista Duilio Paiano nonché poeta, scrittore, saggista.
L’evento – moderato da Maria Teresa Infante La Marca – è stato fortemente voluto dalla Presidente Maria Antonietta Tella la cui associazione può considerarsi un crocevia artistico e letterario della provincia grazie al suo impegno, alla dedizione e all’amore per il sapere e la conoscenza.
La serata è stata intervallata da apprezzabili momenti musicali ad opera dei docenti e alunni del corso a indirizzo musicale “Scuola secondaria di primo grado G. Bovio” (Sergio Paciello, Claudio Rotundi, Michele Campanile – Alice Recchia, Aurora Pontone, Roberto Cagnazzo). La lettura dei passaggi tratti dal saggio è stata affidata ad Anna Ponziano, scrittrice/poetessa e Paola Pizzolla, attrice teatrale)

Il volume vanta la prefazione del prof. Augusto Mastri, della University of Louisville (USA). Pubblicato nel 2017 e già presentato in più occasioni, consta di oltre cento pagine corredate da una folta iconografia riguardante immagini e documenti dell’epoca in cui si svolse la triste vicenda narrata – un dramma di vaste proporzioni dell’emigrazione nazionale – rimasta per lungo tempo inspiegabilmente sconosciuta.
All’autore va il grande merito – in seguito a una certosina opera di indagine, di scavo e lavoro di archivio – di averla riportata alla memoria per restituire dignità alle centinaia di vittime, tutti emigranti della nostra penisola.

“A Faeto, dove io ho casa e dove mi rifugio appena posso per ritrovare me stesso, ho sentito parlare per anni di questa nave naufragata alla fine del XIX secolo con a bordo degli emigranti faetani senza che nessuno sapesse fornirmi particolari che andassero oltre il puro e semplice dato di cronaca: la data e il luogo del naufragio. Sono stato spinto a saperne di più e ho iniziato le mie ricerche: ho scoperto una miniera di notizie e di particolari inimmaginabili che, nella necessaria sintesi ma senza trascurare i passaggi fondamentali, ho riportato nel libro. La cosa che mi ha sconvolto di più è stato il pressoché generale e diffuso oblio che ha ammantato questa tragedia: nei paesi della provincia di Foggia interessati (Faeto e Roseto Valfortore) se ne parla poco e spesso in maniera superficiale e con scarsa aderenza alla verità dei fatti.”
(Duilio Paiano)

Utopia – nel nome un destino? – è il piroscafo della Compagnia britannica “Anchor line” che naufragò il 17 marzo 1891 nella baia di Gibilterra e causò il numero più alto di vittime nel Mediterraneo.

La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia notifica la partenza della nave al 12 marzo 1891 ma in effetti Utopia salpò il 7 marzo dal porto di Trieste per fermarsi a Messina e Palermo e poi giungere nel porto di Napoli il 12 marzo dove imbarcò la maggior parte degli 813 passeggeri a cui vanno aggiunti 59 uomini di equipaggio.

Destinazione il Nuovo Mondo, nello specifico New York, la terra dei sogni e delle illusioni verso cui, a partire dalla seconda metà dell’800, era diretta gran parte della popolazione italiana stremata dalla povertà e ridotta a vivere di stenti. Duilio Paiano, a riguardo, riporta brevi excursus di M. Galante, S. Sonnino, D. Donzella, C. Levi, F.S. Nitti. Riporto brevemente il Nitti che, riferendosi alla miseria in cui versavano gli abitanti del Mezzogiorno, scrive testualmente “o briganti o emigranti, non c’era alternativa”.

Purtroppo le speranze degli emigranti imbarcati sulla nave Utopia furono tranciate cinque giorni dopo la partenza, prima che la nave prendesse il largo nell’Oceano Atlantico. Nello stretto di Gibilterra in cui doveva fare scalo per rifornirsi di carburante, in seguito al peggioramento delle condizioni meteorologiche, urtò la corazzata britannica Anson il cui rostro provocò uno squarcio disastroso.


Erano le 18:36 di martedì 17 marzo 1891. In soli venti minuti, in cui imperversa il panico e il terrore, la nave affondò e per 576 passeggeri (così stimati), già stivati in terza classe in pessime condizioni igienico sanitarie, non ci fu scampo nonostante i soccorsi immediati in una gara di solidarietà.

Le vittime appartenevano alle regioni più disparate, la maggior parte del meridione. Nella tragedia morirono anche diciotto dei ventisette faetani imbarcati, e otto rosetani (FG).
Ad oggi la tragedia è semi sconosciuta seppure riportata abbondantemente dalla stampa nazionale ed estera del tempo di cui troviamo varie illustrazioni nel volume, a testimonianza.

“Ho voluto scrivere questo libro per rendere giustizia alle vittime del naufragio e a tutti gli immigrati che nel tempo hanno alimentato un fenomeno sociale attraverso cui i nostri borghi si sono anche ripresi dalla miseria, grazie alle rimesse in denaro che gli emigrati inviavano a casa.
Ho anche chiesto ufficialmente di intitolare uno spazio significativo di Faeto a questi naufraghi affinché la memoria renda loro giustizia ma, soprattutto, perché il loro sacrificio venga consegnato alla conoscenza delle generazioni più giovani. Al di fuori di ogni retorica, se noi oggi siamo quel che siamo, lo dobbiamo anche alle donne e agli uomini che sono stati costretti ad abbandonare casa, paese e affetti, spesso rimettendoci la vita come nel caso dei naufraghi dell’Utopia. Sono in fiduciosa attesa…”
(Duilio Paiano)

Pochi mesi fa la richiesta del nostro Autore, che peraltro ricevette nel 2011 la cittadinanza onoraria di Faeto, è stata “in parte” accolta dall’amministrazione locale. Oggi infatti visitando il piccolo borgo dei Monti Dauni, di circa seicento abitanti, ci si può fermare in raccoglimento davanti al monumento in memoria delle diciotto vittime faetane del naufragio di cui sono riportati i nominativi. Tra loro una intera famiglia, Domenico, Filomena e i loro tre figli.

Il monumento è stato donato dalla Famiglia Paiano.
Salgono in lunga fila, umili e muti,
e sopra i volti appar bruni e sparuti
umido ancora il desolato affanno
degli estremi saluti
dati ai monti che più non rivedranno.
(E. De Amicis – Gli emigranti)


Maria Teresa Infante La Marca

Venaria Reale ed il suo borgo antico: FESTA DELLE ROSE

FESTA DELLE ROSE

20/05/2023 – 21/05/2023

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/festa-delle-rose

La Festa delle Rose è nata nel 2002 per esaltare il particolare unicum architettonico e ambientale che include la magnificenza della Reggia e dei suoi giardini, la città di Venaria Reale ed il suo borgo antico. È partendo da questa unicità che la Fondazione via Maestra per conto della città di Venaria Reale organizza e promuove la Festa delle Rose, ormai giunta alla 19° edizione. Fin dalla prima edizione questa particolare liaison tra borgo e Reggia ha trasformato l’evento della Festa delle rose in un appuntamento identitario della città. 

Categoria  Sport e Natura

Indirizzo  COMUNE DI VENARIA REALE

Centro Storico 10078 Venaria Reale TO Italy

Telefono  +39 0114072105

Sito web  http://www.festadellerose.it

Museo Gambarina: presentazione del libro di Paolo Lenti “Pavor nocturnus”, a cura della Prof.ssa Barbara Viscardi

Museo Gambarina: presentazione del libro di Paolo Lenti “Pavor nocturnus”, a cura della Prof.ssa Barbara Viscardi

Alessandria: Giovedì, 18 Maggio 2023, presso il Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”, alle ore 17.30, presentazione del libro di Paolo Lenti “Pavor nocturnus”, a cura della Prof.ssa Barbara Viscardi, con letture fatte da alcuni attori della compagnia Teatro Insieme di Alessandria. Al pianoforte eseguirà alcuni brani la Prof.ssa Cecilia Brovero. Sarà presente l’Autore.

La casa editrice TRIPLA E, con il libro di Paolo Lenti, sarà presente al Salone Internazionale del libro di Torino, che si svolgerà dal 18 al 22 Maggio, presso il Padiglione 2 stand M66.

Tre racconti, tre storie di uomini, che trascinano il lettore, costringendolo a entrare nella loro mente, per amarli o detestarli, così come amiamo e talvolta detestiamo noi stessi, quando ci soffermiamo a osservarci, o quando abbiamo timore di farlo.

Tre racconti che, nell’insieme, costituiscono un affresco che suggerisce l’idea di quanto sia complicata e difficile la condizione umana e di quanto sia complessa la nostra psiche.

Docufilm. “Un giorno con… Paola Arcuri”. Quel ricordo di Anna che trasforma il dolore in rinascita

Docufilm. “Un giorno con… Paola Arcuri”.

Quel ricordo di Anna che trasforma il dolore in rinascita

E’ la poetessa Paola Arcuri, medico di professione, ad aprire, questa volta, il suo cuore nel docufilm “Un giorno con…”, targato Aletti, la casa editrice che ha sede a Villanova di Guidonia, nel nuovo format scelto per far conoscere meglio i membri della sua community letteraria. «La scelta di realizzare un docufilm – racconta l’autrice che vive a Roma – è stata principalmente dettata dall’esigenza di esprimere le mie emozioni in una modalità diversa rispetta alla scrittura, vincendo anche determinate remore legate alla timidezza e al fatto che esporsi in prima persona potesse anche comportare di esporsi al giudizio di persone che sostanzialmente non conoscono il mio vissuto: in questo senso é stata anche una sfida con me stessa». Le immagini più belle di Tivoli (Roma), storiche e naturalistiche, introducono l’autrice che si presenta, subito, con il suo animo provato da un grande dolore, facendo da sfondo e cornice alle emozioni espresse [guarda il docufilm]. Un dolore, interiorizzato per troppo tempo, ma che è riuscita a tirar fuori e a condividere proprio grazie alla scrittura, diventata, così, terapeutica. La tematica dell’abbandono, del dolore, della disperazione, emerge sin dalle prime liriche di Paola Arcuri, che ha iniziato a scrivere circa vent’anni fa. Così come il tema dell’amore, un amore ritenuto impossibile. Emozioni intime che scorrono come l’acqua di una cascata ripresa nel docufilm, e che non riescono a bloccare il flusso dei ricordi perché un lutto così devastante, come la perdita di una sorella appena trentatreenne, annienta e rende complicato rialzarsi, ricominciare, rivedere la luce, quando ti viene a mancare la “metà di te”.

Paola, seduta su una panchina, vuole dare voce a questo senso di solitudine, leggendo la sua poesia “Solo con i fiori”, mentre scorrono le foto in bianco e nero che la ritraggono bambina, felice e spensierata. “Non mi è rimasto altro modo per esprimerti il mio amore. Hai solo il mio pensiero, hai solo i miei ricordi”. In questi versi, dedicati alla sorella Anna, una vita spezzata troppo presto, l’autrice vuole rappresentare la disperazione, quella perdita che ti porti dentro in ogni momento della vita, anche in quelli inaspettati, in un ricordo che riaffiora prepotentemente, come nelle foto che le ritraggono insieme e, soprattutto, il senso di impotenza dinanzi ad un evento così tragico e improvviso. Una rosa rossa e Paola che cammina, gradino dopo gradino, affrontando un dolore più grande di lei, sanciscono un rapporto empatico con gli spettatori che accolgono quel dolore ascoltando le sue parole. Sono trascorsi ben ventinove anni da quella perdita, ma ancora incide sulla sua vita. Diverse le poesie dedicate a questo rapporto indissolubile che va oltre il tempo, oltre la vita, oltre la morte. Tra queste: “Nel buio”. “Non vedi una strada, non vedi una luce. Poi vedi una piccola luce, ti accorgi che c’è sempre stata, è dentro di te”; e, ancora, “Quando ti vedevo”. “Quando sei andata via tu è andato via il sole”. Un dolore amplificato dalla delusione per un amore finito. Un amore a metà. “Sai che soffrirai ma ne gioisci. Sai che stai perdendo la libertà ma ti fai legare. Un amore a metà… per un uomo a metà”. Paola cammina tra gli scorci di Tivoli e, intanto, percorre, giorno dopo giorno, la sua esistenza, alla ricerca di un nuovo senso della vita, una nuova consapevolezza e, finalmente, rivede la luce con la nascita della sua bambina. Quella luce che le era stata tolta in estate, sempre in estate, le è stata ridata. Le foto con sua figlia fanno da sfondo alle poesie che Paola le ha dedicato. “Mano nella mano ti terrò finché tu vorrai e sarai in grado finalmente di prendere il volo”. Con lei, il passaggio dal buio della perdita alla luce della speranza e della rinascita, scaturito dalle fotografie di famiglie che scandiscono il tempo che scorre, anche di quegli anni non vissuti, trascorsi nel limbo del dolore. E al tempo, l’autrice dedica la lirica “La clessidra”. “La sabbia dei giorni della mia vita scorre, si assottiglia, scendendo nell’altra metà del mio passato”. Ma il dolore fortifica, lo sa bene Paola, diventata una donna autonoma, indipendente, da medico, empatica anche verso le sofferenze altrui. Senso, libera, clessidra, tempo, buio, estate, fiori, sono il sillabario che insegna a leggere la vita dell’autrice e che viene raccontato, a cuore aperto, nel docufilm. Lo sguardo si pone verso l’orizzonte, verso l’oltre di una esistenza segnata, in ogni caso, dall’amore incondizionato. “Tornerà il tempo delle antiche risate, di racconti, di chiacchiere notturne, delle aspettative e di speranze mai sopite”. 

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

LA PROMESSA, di Giuseppina De Biase

Sapete a cosa sto pensando?
Sto riflettendo molto sul significato della parola “promessa”. Promessa sta a significare un impegno preso verso un’altra persona e che bisogna rispettare.
Ma vedo che oggi mantenere una promessa sembra essere un valore di poco conto… si promette senza mantenere… mentre nei tempi passati la parola di una persona valeva quanto la sua firma… la promessa data faceva parte del loro onore e andava rispettata.
Oggi addirittura non solo non si rispettano le promesse ma molte persone sanno di non rispettarle anche prima di accettarle e questo comportamento sta diventando normale… la promessa ha perso la sua importanza come la fiducia… la sincerità… la fedeltà…
Ma non si comprende, non si capisce l’importanza e il costo psicologico di un tale atteggiamento in quanto si perde credibilità e tutti… parenti, amici e anche persone conoscenti non si fidano più di questa persona perché non possono contare sulla sua parola.
Perché allora si promette tutto con leggerezza e addirittura senza la convinzione di poterla mantenere?
Ma dico?
Ne vale la pena? Barattare la nostra dignità, la nostra autostima in questo modo?
Mantenere anche una piccolissima promessa ci fa onore… influisce positivamente sulla nostra personalità e sulla nostra vita come:
Rinforzare la nostra autostima
Avere fiducia in noi stessi
Essere credibili
migliorando le qualità delle nostre relazioni non solo con gli altri ma anche con noi stessi.
La parola è uno dei valori più importanti di noi esseri umani e le promesse ne rappresentano la massima espressione, un elemento fondamentale che Stephen R. Cowey definiva come il conto corrente emozionale.
Cowey morto nel 2012 è stato scrittore, professore e uomo d’affari statunitense e autore del bestseller “Le sette regole per avere successo”.
Che cosa rappresenta questa metafora: il conto corrente emozionale?
Cowey si riferiva alla quantità di fiducia che una persona si crea nel tempo nelle relazioni con gli altri.
Immaginiamo di avere un conto corrente che utilizziamo ma al posto del denaro ci sono emozioni, attenzioni, comprensioni, sentimenti.
Quando ci dimentichiamo di mantenere le promesse date.. di dare attenzione alle persone che ci vogliono bene noi stiamo prelevando dal nostro conto come in banca a seconda delle nostre disponibilità. Ma cosa succede se preleviamo solo senza mai versare? o addirittura arriviamo a sfiorare il fido concesso?
Che la banca ci chiederà di rientrare immediatamente dalla somma dello sconfinamento altrimenti revoca l’affidamento.
E allora dobbiamo cercare di non arrivare in rosso e in che modo?
Effettuando dei versamenti sostanziosi sul nostro conto corrente emozionale come:
Dare fiducia
Fare piccole attenzioni
Essere leali
Essere coerenti
Essere disponibili
Mantenere le promesse.

Io, Guenda e il gene matto sarà presentato nel cortile della chiesa dell’Azienda Ospedaliera

Io, Guenda e il gene matto sarà presentato nel cortile della chiesa dell’Azienda Ospedaliera

L’iniziativa, che si terrà venerdì 12 maggio, si inserisce nelle attività del Centro Studi per le Medical Humanities

Alessandria: Nella suggestiva cornice del cortile della chiesa SS Antonio e Biagio dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria sarà presentato, venerdì 12 maggio, il libro di Lucia Ravera “Io, Guenda e il gene matto”.

Un’iniziativa che si inserisce nelle attività del Centro Studi per le Medical Homanities dell’AO AL, che ha proprio tra i suoi obiettivi mettere al centro la cultura come parte integrante della cura e della terapia.

Dalle ore 17,00 l’autrice dialogherà, moderata da Patrizia Santinon, psicoanalista della struttura di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, con la protagonista del libro Francesca Seimi, l’editore Silvana Rossi, la presidente della Consulta pari opportunità Enza Palermo e le esponenti di Soroptimist International Clud di Alessandria, Paola Dossena, e dell’associazione Giuditta, Monica Deevasis.

Io, Guenda e il gene matto è la storia di una ragazza che è diventata donna, nonostante la malattia. È il racconto di un viaggio forte di dolore, rabbia, disperazione, ma soprattutto meraviglioso e ricco di incontri, di volti, di luoghi, di profumi, di sapori, di rinnovate epifanie. È una dichiarazione di amore verso la vita, un appello dedicato a quanti non colgono la bellezza del qui e ora.L’appuntamento è a ingresso libero e vede la collaborazione della Biblioteca Civica “Francesca Calvo” e il patrocinio della Città di Alessandria. Per informazioni è possibile inviare una e-mail a comunicazione@ospedale.al.it

Poeti: Dieci poesie di Maria Ricci Paternò Castello, di Donatella Pezzino

Sull’ Etna

Valle d’Etna, vorrei fra’ tuoi vigneti
Signoreggiare una casetta bianca,
E col fantasma de’ miei sogni lieti
Là riposarmi vecchierella stanca;

Fra quercie annose e giganteschi abeti,
Calcando il monte, che la neve imbianca,
Allor quei dolci mormorar secreti
Non detti nell’età che presto, ahi! manca.

Ciccuzza, ancella dalla carne bruna,
Dall’ampio sguardo, dalle membra svelte,
Compagna ne saria della fortuna;

E sorridenti con la fresca aurora,
Dai mondani fastidii alme divelte,
La giovinezza sogneremmo ancora.

*

Rosa felice

Ieri, del vespro nelle placid’ore,
Tornando a casa per la via men corta,
Una rosa di pallido colore
Lasciai cadere sulla vostra porta.

Sembrovvi forse quell’amico fiore,
Fiore che a caso il vento folle porta?
Oppur vi disse, col soave odore,
Come a voi penso, benchè a voi sia morta?

Forse, chi sa? quella beltà che olezza
Lambendovi la faccia lieve lieve,
Del vostro labbro sentì la carezza!

Rosa felice! la tua vita breve
Quanta gioia gustò, quanta dolcezza!
E fiel soltanto la mia, lunga, beve!

*

Fumando una sigaretta

O dolce sigaretta orïentale,
Come la vita in aere te ne vai,
Come l’amore dal potente strale,
Come il ricordo d’ogni idea che amai.

Delle nuvole tue l’onda spirale
Ove corra, dimando, e tu nol sai!
Tale alla gioia che mi torce l’ale,
Chiedo e richiedo invano: «Oh tornerai?»

Mollemente distesa, ebbra di fumo,
In peregrina visïon raccolta,
Due occhi miro tra ’l caldo profumo:

Senza riso vêr me, senza carezze,
Il freddissimo lor guardo si volta….
Perchè vi leggo un mar di strane ebbrezze?

*

E voi passate…

Spazza le nubi sotto il ciel sereno,
Spazza le strade il gelido aquilone,
E di vedervi pochi istanti almeno
Un desiderio dentro il cor mi pone.

Dalla candida brina arso il terreno
Stride all’urto del piè che il sottopone;
Di pellicce m’avvolgo omeri e seno,
E a dispetto del freddo apro il verone.

Ivi passeggio, leonessa in gabbia,
Posa mai non trovando, impazïente,
Finchè di là passar veduto io v’abbia.

E voi passate altero, indifferente,
Senza batter palpèbra o muover labbia,
E voi passate, e non vedete niente!

*

Bionda chimera

Un profumo di morti e di cipressi
Pel gelid’aere a me d’intorno vola;
Varco un’orrida selva: oh tu sapessi
Quanta è miseria nel sentirsi sola!

Oh tu sapessi, nei cupi recessi,
Come, argentata dalla tua parola,
La visïone di gaudî inaccessi
Il pensier m’accarezza e mi consola!

Bionda chimera con la rosea fronte,
Con pupille di sole e ciglia d’oro,
M’arride nell’opal dell’orizzonte!

Nel sol levante e nell’occidua luna
Con tutti i moti del mio cor l’adoro….
E lontana adorarla è mia fortuna!

*

Estate fiorentina

Pungono l’Arno come spilli d’oro
Nell’alta notte, gli schierati lumi,
E corre pel quïeto aere un tesoro
Di fulgidi riflessi e di profumi.

Dall’acque ascende, in murmure sonoro,
La sempiterna melodia de’ fiumi,
Molli aure bevo e a placido ristoro
Par che m’invitin delle linfe i numi.

Ed io disdegno la tranquilla sera,
Chè nel desio fantastico mi romba,
Eco invocata, l’invernal bufera

E il frastuon di gennaio: afosa tomba
M’è l’estiva cittade, e grave e nera
La sonnolenza sua nel cor mi piomba.

*

A L.B.

Nel paese vai tu, dove fioriscono
Con gli aranci le rose,
Dove cresce l’ulivo e al sol biondeggiano
Le mèssi rigogliose?

Nel paese vai tu, dove più teneri
Le fanciulle hanno sguardi,
Ove il sangue fluisce al cor caldissimo
Con battiti gagliardi?

Nel paese vai tu, dove riposano,
Non mai dimenticati,
Vecchi e giovani eroi sotto le cupole
E i campi inseminati?

Nel paese vai tu, dove son gli odii
Feroci e le vendette,
Ove, derisa sull’altar, non frangesi
La fè che si promette?

In quel paese vai? Per me salutalo,
Digli che l’amo anch’io,
O innocente fanciulla, soavissimo
Fior del paese mio.

*

In ferrovia

La vaporiera a volo
Mi spinge sulla via lontana e rapida;
Io passo; immoto e solo
Star veggio un uom sul polveroso tramite.

Ei posa, io fuggo: assai
Il suo destino appar dal mio dissimile:
Più non lo veggo! ormai
Più non c’incontreremo al nostro secolo!

Ma che? Sì varia sorte
Noi forse abbiamo? È la comun miseria
Fine a entrambi e la morte:
Fermo ei le aspetta, io verso lor precipito.

*

Celeste

Tutto m’è caro che ricorda il cielo,
Dell’innocenza mia primo sospiro,
Il mar che lo riflette senza velo
E l’occhio colorato di zaffiro;

Il monumento di turchino gelo,
Cui, sovr’alpestre culmine, m’inspiro,
Il fiore azzurro che, su tenue stelo,
«Pensate,» dice, «a me che vi desiro;»

Il liber estro d’un augel volante,
Della farfalla l’aleggiar tra’ fiori,
L’anima piccioletta d’un infante.

Ma la pietà, che, singhiozzando, accorda
All’uman pentimento i suoi tesori,
Il cielo, sovra tutto, a me ricorda.

*

Io sarò polve

Io sarò polve – e parleranno ancora
Dell’amor mio questi pietosi lai,
Amor modesto, che soffrendo adora,
E il suo mistero non ti disse mai.

Oh forse in quella lontanissim’ora
Ti si rivelerà come t’amai,
E in ogni verso, che la rima infiora,
Una lacrima mia raccoglierai.

Allor, dinanzi alla volgare prosa,
T’alletti l’aura del mio sentimento,
Come profumo di serbata rosa.

Stille, nel sonno, io liberò di miele,
E questi fogli, ch’ora gitto al vento,
La morte meno mi faran crudele.

( da Nuove Poesie, Firenze, Le Monnier, 1885)

*

Maria Paternò Castello di Carcaci nacque a Catania nel 1840 ( nel 1845 o nel 1847, secondo alcune fonti).

Restò orfana di entrambi i genitori in tenera età e fu educata a Palermo da una zia, dimostrando fin da giovanissima una grande intelligenza e una spiccata propensione per la poesia. I suoi primi versi apparvero sulla rivista fiorentina “Letture di famiglia”: la poetessa, allora quindicenne, si cimentava in uno stile ancora scolastico e di maniera, rivelando già, comunque, un precoce talento.

Era dotata di uno spirito indipendente e ribelle che mal si adattava alle convenzioni del suo tempo; era, soprattutto, estremamente curiosa di tutto ciò che poteva arricchirla intellettualmente.

Per questo, non appena fu maggiorenne, Maria manifestò la ferma volontà di emanciparsi e cominciò a viaggiare per l’Europa, frequentando gli ambienti più stimolanti dal punto di vista artistico e culturale. A Ginevra divenne allieva del filosofo materialista Carl Vogt (1817-1895) le cui teorie, in radicale antitesi con le dottrine spiritualistiche dell’epoca, consideravano il pensiero in senso fisico e meccanicistico, riducendolo ad un mero processo biologico.

Ma fu la città di Firenze a segnare maggiormente il destino di Maria: durante la sua permanenza nella città toscana, infatti, la nobildonna pubblicò vari scritti (“Poesie”, “Rosalinda”, “Idillio fantastico”, “Spigolature”, “Note Tragiche”) che furono accolti molto favorevolmente e le diedero una discreta notorietà. A Firenze, inoltre, Maria conobbe il marchese Antonio Ricci Riccardi, diplomatico e scrittore, che sposò nel 1870.

Il matrimonio durò felicemente per cinque anni, prima che la coppia entrasse in crisi a causa di alcune gravi incomprensioni; alla fine, riconosciuta l’impossibilità di sanare i loro contrasti, i due decisero di separarsi.

Affranta per il fallimento del suo matrimonio, Maria si gettò anima e corpo nella scrittura, componendo poesie di rara intensità che furono poi, insieme ai suoi precedenti scritti, raccolte in un unico volume intitolato “Nuove Poesie” ed edito da Le Monnier.

L’eccezionale profondità dei versi, nei quali vibravano sentimenti vivi e autentici, decretò per l’opera un grande successo di pubblico e critica, raccogliendo recensioni molto positive su alcune delle più autorevoli riviste letterarie. Un articolo uscito su “La Libertà” del 4 luglio 1885 definì le Nuove Poesie “un libro che fa onore al sesso femminile.” La raccolta riscosse consensi anche all’estero, tanto che Heise ne pubblicò una traduzione in tedesco.

Successivamente, la poetessa pubblicò i sonetti Fogliuzze erranti (1886) e A Vallombrosa (1895). Morì a Firenze l’11 giugno del 1923.

Esponente del tardo Romanticismo, la Ricci propose una poesia incentrata soprattutto sulle tematiche dell’amore infelice, della disillusione, delle falsità svelate, degli affetti familiari vissuti in una dimensione struggente e sofferta; frequenti nelle sue poesie sono le ambientazioni mondane e salottiere che, almeno per un certo periodo della sua vita, dovettero costituire la sua quotidianità.

Donatella Pezzino

Dal blog dell’autrice: https://www.giardinidipoesia.it/2023/05/09/dieci-poesie-di-maria-ricci-paterno-castello/

L’immagine (da Bing) è puramente rappresentativa, in quanto non mi è stato possibile trovare ritratti o fotografie di Maria Ricci Paternò Castello.

Fonti :

  • Note Biografiche di Paolo Alberti su Liberliber.
  • http://roccaromana.org/LineaCarcaci.aspx
  • Carlo Villani, Stelle femminili, Napoli-Roma-Milano, Albrighi, Segati & C. 1915.
  • Dizionario biografico degli scrittori contemporanei diretto da Angelo De Gubernatis, Firenze, Le Monnier, 1879.

Arquata Scrivia: Mostra “Acqueforti, invenzioni fantasia e ricerca” per celebrare l’artista Gianni Baretta

Mostra Gianni Baretta, 13 maggio 2023_Arquata Scrivia

Si segnala un importante appuntamento culturale promosso dal Comune di Arquata Scrivia : sabato 13 maggio alle ore 17:00 si terrà l’inaugurazione della Mostra “Acqueforti, invenzioni fantasia e ricerca” che vuole celebrare l’artista Gianni Baretta attraverso alcune tra le più significative opere che rimarranno esposte fino al 13 giugno prossimo nell’Atrio del Municipio. La rassegna è frutto della collaborazione con l’Associazione “Il Triangolo Nero” di Alessandria.

Dopo la mostra della tarda primavera 2022 dedicata all’opera grafica di Pietro Villa, un altro incisore alessandrino, Gianni Baretta, peraltro suo grande amico, è protagonista in questo maggio 2023 con una rassegna di acqueforti che si pone come una ragionata e scelta silloge delle sue ultime esperienze di lavoro con i variegati e raffinati mezzi che appartengono a chi pratica questa non facile arte. L’attività di Baretta come artista-incisore è nata già dal lontano 1980, proprio su sollecitazione dell’amico Villa, a tutt’oggi, ha prodotto un numero altissimo di matrici superando ormai le 1100 lastre portate a morsura con numerose tecniche. Baretta riesce a trarre una infinita varietà di immagini che sgorgano dalla sua felice e fluida fantasia che spazia dai temi suggeriti dalla amata geometria come dalla mai esausta ricerca sul segno, attraverso la musica, la poesia, la storia dell’arte, discipline queste filtrate e rivisitate da acuti giochi linguistici  testimoniate dai titoli delle sue opere.Grande la soddisfazione del Sindaco Alberto Basso e del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Nicoletta Cucinella, felici di proseguire la collaborazione con il Triangolo Nero con cui condividono l’obiettivo di promuovere il più possibile la conoscenza dell’arte. Gli amministratori invitano quindi a visitare l’esposizione per scoprire il talento del linguaggio creativo di Gianni Baretta, semplice e delicato, come la sua indole, ma assolutamente non scontato.

TEATRO GIACOMETTI. Novi Ligure. NOVIMUSICAFESTIVAL 2023: GALA DELLE ROSE. Preludio d’estate

NOVIMUSICAFESTIVAL 2023

TEATRO GIACOMETTI

20 maggio  ore 21 

GALA DELLE ROSE

Preludio d’estate

Ensemble I Cameristi Cromatici

Carlo Romano Oboe solista

Constantin Beschieru Violino solista

Federico Mondelci Sax solista

Maurizio Billi Direttore

Dopo il successo del nostro Gala d’inverno 22,   del Concerto di Calogero Palermo con il Quartetto EOS  e del prestigioso concerto dell’Orchestra del Carlo Felice, il 22 Aprile scorso, siamo felici di annunciare  un nuovo importante appuntamento del nostro Festival. 

Il 20 maggio è  infatti in programma  il

GALA DELLE ROSE

Preludio d’estate

Al termine della serata  sarà offerta una rosa a tutte le signore presenti

Il  concerto, che sarà diretto dal Maestro Maurizio Billi, 

frutto della  collaborazione fra l’Associazione Novi Musica e Cultura e l’Associazione Karkadè, gode del Patrocinio del Comune di Novi Ligure e dell’Ambasciata di Spagna, che in data 29 marzo ha comunicato la concessione del patrocinio morale al  Novi Musica Festival e all’annesso Concorso internazionale di composizione, dimostrando pertanto di apprezzare la qualità artistica della manifestazione e la serietà dell’Associazione,  fondata nel 2019 da Renzo Piccinini (Presidente), Gianni Calesini (Vice Presidente), Antonio Donà (Segretario), Patrizia Orsini (Direttore Organizzativo), Claudio Dellacà, Chiara Donà e Veronica Ferrando.

Direttore Artistico Maurizio Billi

L’Associazione, che pone particolare attenzione alla massima accessibilità a tutti i suoi eventi, ha aderito all’Agenda della disabilità

Fb Associazione Novi Musica e cultura

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GLI ARTISTI

In foto Gala 2022

MAURIZIO BILLI

Direttore artistico del Festival e direttore dell’esecuzione

È nato a Roma nel 1964. Ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Musica di Santa Cecilia di Roma diplomandosi in Composizione (sotto la guida di Teresa Procaccini), Musica corale e Direzione di coro, Strumentazione per Banda e Clarinetto. Allievo di Bruno Aprea e Nicola Samale, si è diplomato in Direzione d’Orchestra col massimo dei voti. Ha conseguito il Diploma di perfezionamento per la Composizione all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Franco Donatoni. Laureato con lode in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi su “La produzione sinfonico-corale di Goffredo Petrassi” (relatore Franco Donatoni), pubblicata presso la Sellerio e che ha ottenuto nel 2004 il “Premio Mario Soldati per il giornalismo e la critica”, collabora con alcune riviste musicali.

La sua attività di compositore gli ha valso numerosi premi e riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale fra cui , per ben due volte, l‘ambito premio “Personalità Europea“ (anno 2000 e 2010). I suoi lavori, pubblicati ed incisi per la Edipan, Sonzogno, Berben, Fonè, Quadrivium, Pentaphon, Autostop Music Edizioni, Rugginenti sono stati eseguiti con successo in Italia e all’estero, trasmessi e radiodiffusi dalla Rai (Radiotelevisione Italiana). Membro della WEMA (Wind European Music Association), ha tenuto il Corso di perfezionamento in “Composizione e Direzione per Banda” presso l’Accademia Musicale Umbra. E’sovente invitato in Giurie di numerosi concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione e composizione musicale. Nel 2004 gli è stato conferito dall’Accademia della Musica Valençiana, il prestigioso titolo di Accademico Corrispondente. E’ stato docente di Analisi Musicale per il Corso Superiore presso il Conservatorio di Musica di Teramo, di Direzione e prassi strumentale per Orchestra di Fiati per il biennio Superiore presso i Conservatori di Musica Santa Cecilia di Roma e “Nino Rota” di Monopoli (Bari). Si è esibito nei più importanti teatri in Italia (fra cui il Carlo Felice di Genova, il Massimo di Palermo, il San Carlo di Napoli, il Comunale di Firenze) e all’estero (Stati Uniti, Messico, Israele, Norvegia, Turchia, Malta, Germania, Austria). Ha diretto orchestre prestigiose quali l’Orche stra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, la Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino, la Filarmonica di Torino, i Berliner Symphoniker ed ensembles di musica contemporanea. Interessato alla musica sinfonico-corale, ha realizzato numerose produzioni con complessi artistici delle principali fondazioni lirico-sinfoniche italiane, tra cui quelle dell’Accademia di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera di Roma; del Teatro Comunale di Firenze, del Teatro Regio di Torino e di Parma, del Teatro Massimo di Palermo collaborando con artisti di fama internazionale come Leon Bates, Mariella Devia, Vincenzo La Scola, Stefano Bollani e altri. Impegnato in una intensa attività di promozione e diffusione della musica originale per fiati contemporanea e del Novecento è dal 1992 Direttore della Banda Musicale della Polizia di Stato, considerata tra le migliori Orchestre di Fiati a livello Internazionale, con la quale ha eseguito, in Italia e all’estero, più di cinquecento concerti. Dal 2002 al 2019 è stato Direttore Artistico del Festival Marenco e dell’omonimo Concorso Internazionale di Composizione, manifestazioni volute dall’Amministrazione Comunale di Novi Ligure per ricordare il compositore novese Romualdo Marenco, Maurizio Billi si è particolarmente distinto, in Italia e all’estero, quale musicista, compositore e direttore d’orchestra di indiscusso valore. Di particolare rilievo la Sua partecipazione ad eventi di livello internazionale quali il Ravello Festival e la Stagione Sinfonica del Teatro Carlo Felice di Genova. Dal 2020 è Direttore artistico del NOVI MUSICA  FESTIVAL con ANNESSO CONCORSO DI COMPOSIZIONE, progetto realizzato per la prima volta nel 2020 dall’Associazione Novi Musica e Cultura, in collaborazione con l’Associazione  Karkadè.

ENSEMBLE CAMERISTI CROMATICI

L’Ensemble Cameristi Cromatici, nasce nel Settembre del 2017 dall’amicizia dei due maestri Carlo Romano (Primo Oboe della RAI di Torino) e Roberto Bacchini (organista e compositore) con l’idea di affrontare un repertorio che parte dal periodo barocco fino ad arrivare ai nostri giorni senza escludere le magnifiche Colonne Sonore da films che Roberto Bacchini ha trascritto e arrangiato appositamente per Carlo Romano che da sempre è anche il primo Oboe dell’Orchestra di Ennio Morricone. L’espressività della violoncellista Ruta Tamutyte e del violinista Constantin Beschieru (primo violino) arricchiscono l’Ensemble con le loro sonorità timbriche capaci di far vibrare l’anima di chi ascolta. I Cameristi Cromatici pongono molta attenzione alla loro formazione, essi infatti sfruttano le potenzialità degli strumenti ad arco al suono contrapposto dell’oboe che ricrea quelle sonorità suggestive che guidano l’ascoltatore attraverso il corso della storia della musica. I Cameristi Cromatici hanno fatto concerti in tutta Italia e all’estero passando attraverso i Festival Musicali più importanti. L’Ensemble, che è formato in gran parte da musicisti dell’O.S.N. Rai, si presenta, nel Galà d’inverno, con una formazione da camera, diretti dal Maestro Maurizio Billi.

FEDERICO MONDELCI

 Federico Mondelci è da oltre trent’anni uno dei più apprezzati interpreti della scena internazionale.

La sua carriera, iniziata dopo gli studi a Pesaro e a Bordeaux, lo ha portato anche a fianco di prestigiose orchestre (Scala, Filarmonica di San Pietroburgo, BBC Philharmonic ecc.) in tutto il mondo, dove propone sia le pagine ‘storiche’ per il suo strumento che il repertorio contemporaneo, ambito nel quale esegue brani spesso a lui dedicati, di grandi autori del Novecento (da Nono a Kancheli, da Glass a Sciarrino, da Gentilucci a Fitkin).
Fondatore dell’Italian Saxophone Quartet e dell’Italian Saxophone Orchestra, coi quali gira il mondo da oltre vent’anni, ha registrato per Delos, Chandos, RCA e INA i più importanti brani solistici, con orchestra e per ensemble.
Sempre più rilevante è l’attività di direttore con orchestre e solisti di fama mondiale: tra i numerosi impegni per le prossime Stagioni ricordiamo, in Italia, il Festival delle Dolomiti e il Festival delle Nazioni e gli appuntamenti con le orchestre Toscanini, Tito Schipa, Sinfonica Siciliana e di Sanremo e all’estero quelli con la Bangkok Symphony, la National Symphony Orchestra of Georgia e la Sinfonica di San Pietroburgo, dove è dal 2009 ospite regolare nella stagione diretta da Yuri Temirkanov.

(www.federicomondelci.com)

CONSTANTIN BESCHIERU

Primo Violino e Violino solista

Nato a Chisinau nella Repubblica Moldova inizia lo studio del violino all’età di sei anni presso la scuola di musica “C. Porumbescu” della capitale; durante il ciclo di studi musicali partecipa a diversi master classe e concorsi in Moldavia, Romania, Russia, Germania, USA .

Dopo l’eccellente Diploma moldavo consegue il Diploma in Violino (2004) e il Diploma Accademico di II livello in Violino (2008) presso il Conservatorio di musica “B. Marcello” di

Venezia con il M° M. Valmarana.

E’ vincitore di diversi concorsi nazionali ed internazionali.

Ha ricoperto il ruolo di spalla dei violini primi nell’orchestra Mitteleuropa FVG, nell’orchestra “S. Marco” di Pordenone e nell’orchestra regionale Filarmonia Veneta “G. F. Malipiero”, di concertino dei violini primi nell’orchestra I Virtuosi Italiani;

In qualità di solista si esibisce con l’Orchestra I Virtuosi di Venezia, L’orchestra del Gran Teatro la Fenice e I Virtuosi Italiani, Orchestra Sinfonica di Udine.

Attualmente ricopre stabilmente il ruolo di violino di fila presso l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

CARLO ROMANO

 già primo oboe solista  dell’Orchestra Sinfonica della Rai

Nato a Roma, è entrato nel Conservatorio “S. Cecilia” della sua città conseguendo gli studi musicali studiando pianoforte, armonia e diplomandosi in Oboe con il massimo dei voti nella prestigiosa scuola di Giuseppe Tomassini. Vincitore di più concorsi, si è subito affermato sia come solista che come I° oboe, collaborando con prestigiose orchestre italiane e straniere. Dal 1977 ha iniziato stabilmente l’attività di I Oboe, prima nell’ Orchestra del Teatro “Carlo Felice” di Genova ed in seguito, nel 1978, come vincitore del concorso di I Oboe Solista, nell’ Orchestra Sinfonica di Roma della RAI.

Ha occupato, per 42 anni, lo stesso ruolo presso l’ Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dopo l’unificazione dei complessi nel 1994 a Torino. Ha svolto e svolge un’intensa attività solistica e cameristica con prestigiosi solisti e complessi di fama internazionale in Italia ed all’estero riscuotendo ovunque unanimi consensi di pubblico e di critica, tanto da essere considerato tra i maggiori oboisti italiani.

Nel 2007  gli è stato conferito un prestigioso premio alla carriera di Oboista dall’Associazione Musicale Internazionale  “G.Verdi” di Sabaudia (LT) e nel 2018 ha ricevuto il premio alla carriera dall’Associazione Rossini di Pietrarubbia (PU) e il premio “Matino città della musica” (LE).

Oltre all’attività concertistica si dedica anche alla didattica. Si è dedicato inoltre alla realizzazione di colonne sonore, firmate da compositori di fama mondiale. Ha colloborato per oltre 45 anni con Ennio Morricone, registrando gran parte della sua musica da film e da camera,  tenendo inoltre concerti in tutto il mondo.  Partecipa regolarmente come membro tecnico del suo strumento e di musica da camera, nelle giurie di concorsi nazionali ed internazionali

Libri: “Ritratti di uno qualunque”, di Roberto Brignolo al Salone di Torino

Roberto Brignolo con opere degli allievi del Parodi di Acqui e dell’Alfieri e Penna di Asti 

“Ritratti di uno qualunque” al Salone del Libro di Torino

“Ritratti di uno qualunque”, raccolta di racconti a vocazione impressionista, scritti da Roberto Brignolo ed illustrati dalle immagini dei quadri di artisti affermati o giovani talenti dei Licei Artistici Parodi di Acqui Terme e Alfieri e Perna di Asti, sarà presentato al Salone del Libro di Torino lunedì 22 maggio (ore 15:30-16:30 Sala Bronzo, PAD 2). 

Brignolo, già docente dell’istituto G. Penna di Asti, si avvarrà dei contributi di Renato Parisio, dirigente scolastico del Penna, e Giorgio Boccassi della compagnia teatrale “Coltelleria Einstein” di Alessandria.

“Sono onorato di essere ospite del Salone del Libro di Torino per la presentazione del volume edito da Gallo Vercelli editore. Il progetto, che in qualche modo vede la fusione di poesia, pittura e teatro, è nato dal desiderio di applicare la rivoluzionaria tecnica pittorica dell’impressionismo e post-impressionismo al testo scritto. Una sorta di delirio dove colori toni e parole si scambiano i ruoli e presiedono alla creazione di arti figurative o letterarie seguendo una stessa sintassi”.

Opere d’arte di pittori impressionisti e postimpressionisti hanno ispirato Brignolo i cui poemetti sono stati a loro volta di stimolo per gli studenti. Alla visione di lavori degli allievi acquesi e astigiani, che hanno illustrato i poemetti, si affiancherà la registrazione di un adattamento teatrale di questi ultimi ad opera di Giorgio Boccassi. In questo modo i poemetti, divenuti immagini attraverso l’arte degli studenti, si animano nella loro drammatizzazione.

Nel volume, edito da Gallo Vercelli editore, si alternano le opere artistiche ispiratrici degli artisti affermati e quelle ispirate dei giovani talenti, e si mescolano con la poesia che ne trae origine o le alimenta, in un contesto di contaminazione in cui l’illustrazione libera dei poemetti per mano degli studenti ne mostra l’eccellenza nelle competenze pittoriche acquisite.

Dott.ssa Maria Angela Ciceri. Psicologa Clinica. Alessandria: Si può amare ad ogni età

Si può amare ad ogni età. 

Erikson, psicoanalista infantile e autore della Teoria psicosociale dello sviluppo, sostiene che la vecchiaia, sia il momento dell’incontro di «dimensioni psicologiche quali integrità e disperazione».

Una fase in cui si rivedono le decisioni prese nel corso della propria esistenza, alla luce di nuove informazioni, e si cerca di dare una spiegazione, una giustificazione, un senso, a quello che si è fatto e a quello a cui si è rinunciato.

In questo particolare momento della vita può affiorare anche la consapevolezza di non aver più bisogno (se in passato lo si è avuto) di approvazioni o riconoscimenti, sostituiti da una matura coscienza di aver ormai conseguito stili esistenziali propri che possono o meno incontrare l’approvazione degli altri (da qui la difficoltà di far cambiare idea a qualcuno avanti negli anni).

Tra le gli aspetti della vita che vengono presi in considerazione vi sono anche la sfera affettiva e amorosa che può intraprendere due vie: 

  • quella triste, rispetto a un’esperienza persa (nel caso della vedovanza) o mai avuta, nel caso in cui si fosse deciso o non si fosse potuto, negli anni addietro, costruire legami
  • quella saggia che permette di accettare il tempo trascorso e recuperare nella vecchiaia ciò che non si è avuto prima

L’amore o le relazioni affettive vengono vissute, a seconda del cammino intrapreso in modo conflittuale o maturo poiché, sempre secondo Erikson, «l’adolescenza come la vecchiaia sono stadi complessi.»

La ricerca dell’altro e il consolidamento di un rapporto consentono di vivere in modo pieno e sano un periodo importante della propria vita.

Secondo Harfield e Traupmann i partner devono sentire e ricevere dalla relazione tanto quanto danno (1986) per questo anche nella tarda età le relazioni durano solamente se nella coppia ci sono regole. Anche il riconoscere il proprio bisogno di avere accanto qualcuno da amare e che ci faccia sentire amato, può essere una regola che fa da collante al rapporto.

Secondo uno studio dell’università svedese di Göteborg, che ha messo a confronto la terza età degli anni Settanta con quella di oggi, le ultrasessantenni a differenza delle loro mamme e nonne, continuano ad avere una vita sessuale attiva, divorziano, escono la sera e sono mediamente in buona salute. In una parola, si godono la vita.

Per Francesco Alberoni: «Noi tendiamo a innamorarci quando siamo pronti a cambiare». E il cambiamento, è una prerogativa dalla giovinezza.

Certamente il rischio di innamorarsi delle persone sbagliate esiste, esattamente come esisteva quando avevamo 20 anni. L’amore, a qualunque età si provi, rende fragili e forti, saggi e stupidi.

Tornando a Erikson gli anziani cercano di dare un senso alla loro esistenza quella attuale e quella che ormai vedono in prospettiva passata e futura e la scelta di abbracciare e rischiare un amore tardivo è la dote di chi, non essendo philofobico (paura di innamorarsi) non vede nell’unione con l’altro una minaccia al suo Sé.

Non vi è quindi nulla di ridicolo in un novantenne innamorato, ciò che egli ci mostra è la maturità di un uomo che ha deciso di continuare a dare un senso alla propria esistenza.

Dott.ssa Maria Angela Ciceri

Psicologa Clinica

Libera professionista nel contesto peritale giuridico e forense

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cicerimariangela@gmail.com

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.