L’Accademia delle Arti e delle Scienze Filosofiche premia Alessia Pignatelli sul giornalismo

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manage

L’Accademia delle Arti e delle Scienze Filosofiche premia Alessia Pignatelli sul giornalismo

Sempre più conferimenti per Alessia Pignatelli divulgatrice di attualità, arte e cultura che, a seguito di un suo articolo giornalistico riguardante Alba Fucens, le è stato conferito il Premio Accademico Internazionale di Letteratura Contemporanea “Lucius Annaeus Seneca” dal Presidente di Commissione (Rettore-Preside dei Collegi dello Stato, già Cultore della Materia presso la Cattedra di Glottologia e Linguistica della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Bari) con l’annessa motivazione del Presidente del Premio: “Descrizione circostanziata e chiara del patrimonio storico e valoriale in zona aquilana.

Un buon testo, chiaro e argomentato, dalla corretta forma espositiva, che rispecchia le caratteristiche di base di un articolo giornalistico. – Affrontando e scegliendo un giornalismo che richiede attenzione, l’autrice ha dimostrato una buona capacità divulgativa, per la minuziosa ricerca di notizie e informazioni trattate con precisione e conoscenza; una visione preziosa ed esaustiva sull’argomento. – Un contributo importante per la capacità di ricondurre le notizie all’essenza dei fatti . – Lo stile è degno di nota”.

Il Premio Seneca, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Cultura, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, dell’Università degli Studi di Foggia, della Federazione Italiana Università Terza Età, dell’Università della Terza Età G. Modugno di Bari, della Presidenza della Giunta Regionale della Puglia, dell’Assessorato alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del programma del Comune di Bari e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Sannicandro di Bari, è composto da intellettuali, docenti di numerose università e studiosi di varia estrazione che condividono il valore etico ed estetico dell’Arte, della letteratura contemporanea e delle scienze, favorendo l’integrazione dei linguaggi espressivi della vita.

L’accademia ha quindi ritenuto opportuno inserire il testo giornalistico di Alessia Pignatelli nell’ambita antologia premiandola con un elegante trofeo e l’attestato di merito. 

Museo Gambarina. Presentazione dele libro: Della stessa sostanza dei sogni di Gianni Marchesotti

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager

Continuano gli appuntamenti della rassegna letteraria Storie alessandrine: un libro, tante vite promossa da: Amici del Museo Etnografico Gambarina, Alessandria in Pista, Circolo culturale Marchesi del Monferrato, Circolo provinciale della Stampa, Movimento Cristiano Lavoratori di Alessandria, Società Alessandrina di Italianistica e Spazioidea. 

Mercoledì 9 novembre, alle ore 17:45, nella sala del Museo “C’era una volta”, in piazza della Gambarina n.1, avrà luogo la presentazione del volume Della stessa sostanza dei sogni di Gianni Marchesotti. Dialogheranno con l’autore la scrittrice Maria Angela Damilano e Gian Luigi Ferraris,presidente della Società Alessandrina di Italianistica.L’incontro sarà moderato da Albino Neri e Mauro Remotti.

GABRIELE FIORIO, nato per la musica

A dispetto della giovane età, Gabriele Fiorio vanta già un suo repertorio che varia dalla musica classica arrangiata per percussioni a quella contemporanea. Svolge un’intensa attività concertistica, sia nell’ambito solistico, sia orchestrale, con risultati che lasciano presagire il promettente futuro di un artista. Parallelamente a quello delle percussioni, intraprende lo studio del pianoforte, uno strumento che lo affascina fin dalla più tenera età. Da quando la nonna paterna gli insegna a mettere le mani sui tasti bianchi e neri.

Entrambi i genitori flautisti, gli zii pianisti, i fratelli suonano uno la tromba e l’altra l’oboe. Una famiglia di talenti, quella di Gabriele, che lo sostiene e lo consiglia nella costruzione di un solido percorso professionale. Si ispira al virtuosismo tecnico espressivo di Martha Argerich, Vladimir Horowitz, Arturo Benedetti Michelangeli. Anela ad esprimere la propria personalità musicale sull’esempio di compositori come Leonard Bernstein, Thelonius Monk, Michel Petrucciani, Ennio Morricone, Hans Zimmer.

La musica è la certa speranza che gli illumina gli occhi e il futuro, uno dei motivi per essere felici e gioirne. Non si tratta semplicemente di riprodurre delle note su un pentagramma, quanto piuttosto di trovare la chiave giusta per divertirsi. Un canale privilegiato per concentrarsi e dare libero sfogo alle proprie emozioni.

Sostiene e supera brillantemente l’esame di ammissione presso il liceo artistico e musicale statale “Antonio Canova” di Forlì (FC). Istituto dove attualmente frequenta il quarto anno sotto la guida del Maestri Andrea Rattini e Alba Tasselli. Nel 2020 partecipa a uno dei concorsi online internazionali più importanti, il Music@e-Contest, aggiudicandosi il primo premio. Con il supporto dei suoi professori, nell’anno a seguire decide di iscriversi ad altre competizioni musicali ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Consegue il primo premio all’Iscart International Competitions di Lugano e un secondo piazzamento all’International Music Competition Opus 2021 di Cracovia. Ottiene anche il primo premio e la menzione della Giuria Giovane Talento con il massimo dei voti al CIMP, Concorso Internazionale Musicale Città di Pesaro. Grazie a quest’ultima vittoria, Gabriele Fiorio realizza il suo primo recital dedicato interamente alla marimba, strumento con il quale si distingue anche all’estero.

Contemporaneamente all’attività orchestrale, svolge un percorso solistico che lo vede impegnato con ensemble che vanno dal duo alle formazioni più numerose. Viene diretto dalla bacchetta del Premio Oscar Nicola Piovani, da Simone Genuini, Marco Sabiu, Michele Mangani, Stefano Nanni. Si confronta con palchi di assoluto pregio come la Sala Santa Cecilia presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. E ancora la Sala dei Teatini di Piacenza, il Teatro Masini di Faenza, il Teatro Diego Fabbri di Forlì. Per finire con il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro dell’Osservanza e il Teatro comunale Ebe Stignani di Imola.

Tra pianoforte e percussioni, dedica quotidianamente due o tre ore alla pratica strumentale. Arrangia e compone per altri giovani musicisti, fino a composizioni più ampie per orchestra. Lavora con passione a molti inediti per artisti che proveranno ad accedere al Festival di Sanremo, e magari andrà anche lui. In gara con una sua composizione per un testo di un’altra stella nascente di nostra conoscenza, Matilde Montanari. I due hanno già trionfato al Gran Galà dei Festival che si è svolto al Teatro Ariston nell’ambito della 35ª edizione di Sanremo Rock & Trend.

I traguardi artistici a cui tende sono ambiziosi. Tra questi, riuscire ad ottenere un posto in orchestre prestigiose come quella del Teatro alla Scala di Milano o l’Orchestra Rai di Torino. O ancora entrare alla Karajan Academy di Berlino e – perché no!? – dirigere lui stesso un’orchestra sinfonica. Una cosa è certa: da qui a dieci anni, ci aspettiamo di ritrovare Gabriele Fiorio a condividere il suo grande talento con il mondo.

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ELISA GELOSI, decisamente esplosiva

Ha dovuto lottare per farsi rispettare, sgomitando. Ma oggi può dire di aver vinto. Dalle tavole del palcoscenico alle passerelle di moda, Elisa Gelosi è una miscela esplosiva: una carica di entusiasmo e sex appeal, che profuma di donna. Con quell’innata capacità di cambiare personaggio quando, dove e come vuole, rimanendo sé stessa.

Versatile, eclettica, imprevedibile. L’attrice originaria di Potenza Picena (MC) comunica la sua immagine non stereotipata, quasi imperfetta, leggermente dissonante in diverse angolature. Una figura intrigante e sfaccettata, magneticamente sedotta dal potere erotico dell’arte.

«L’arte è innanzitutto emozione,» sottolinea Elisa Gelosi «qualcosa che ti lascia andare oltre. L’arte è ovunque, bisogna solo essere in grado di osservarla, provare a comprenderla, riuscire ad esprimerla e personalizzarla.»

La musa di Paola Blondi, che la vuole come modella nei suoi scatti per Vogue Magazine, passa con disinvoltura da un’espressione artistica all’altra. Fortemente autocritica, perfezionista nel lavoro, deliziosamente autoironica. È libera di sperimentare l’efficacia di nuovi linguaggi e strumenti di comunicazione.

Da Officina Fotografica e Topdriver, entrambe creature di Daniele Simoni, gemma una collaborazione professionale “violentemente carnale”, appassionata, vitale. Una dose quotidiana di benessere, che è pura energia creativa. Così la serie di successo, dedicata inizialmente alla regione delle Marche, diventa Topdriver 2.0, un affresco sulle città e i borghi più belli d’Italia.

Storia, cultura, tradizioni enogastronomiche e l’incanto dei paesaggi declinati in video straordinariamente diversi tra loro, ma realizzati con lo stesso comune entusiasmo. La soddisfazione di un prodotto artistico di intrattenimento del tutto originale che approda su YouTube (https://www.youtube.com/user/sangiorgese): ricco di contenuti, leggero, mai banale.

E ancora un pensiero, un ricordo passato, un’emozione che torna e scivola via, condensati in pillole audio-visive. Corti che incrociano stati d’animo e rivelano curiosità, piccoli aneddoti, credenze popolari. Il racconto poetico di una vita semplice ma ricca di colpi di scena, di comicità quasi surreale e di sudore. Tanto. Così come il divertimento.

Inesauribile fucina di idee, la premiata ditta Elisa Gelosi e Daniele Simoni dà inoltre alla luce la neonata Officina Show, figlia primogenita di Officina Fotografica. Un’associazione culturale dove continuare a sperimentare nuovi progetti come “Behind the scenes”, una serie incentrata sulla nascita e l’evoluzione di uno spettacolo. Il tema principale, la scaletta, il copione, le prove, la preparazione, il dietro le quinte. E ancora le sensazioni, gli umori, l’attesa, gli imprevisti. Insomma, tutto il bello dello show minuto per minuto. Prima, durante e dopo.

Il loro desiderio è quello di far viaggiare lo spettatore con la mente, trasmettendo al pubblico l’emozione vibrante che trasuda dal palco. L’obiettivo è nobile: promuovere la cultura del teatro, avvicinando a questo luogo del cuore chi ancora non lo conosce o non c’è mai stato.

Tra la passione per l’arte e l’intrattenimento e la dura gavetta, alla squadra si aggiunge un terzo componente, Carlo Junior Berrettoni, ottimo assistente tecnico. Non ci resta che seguire Elisa Gelosi e i suoi due compagni di viaggio per restare aggiornati su tutte le novità e i prossimi eventi.

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MARIO VENUTI, esteta pop orgogliosamente provinciale

Intervista a cura di Gino Morabito

Catania, quella dimensione della provincia che lo rende anche meno omologato, meno standardizzato. Probabilmente sarebbe stato uno dei tanti architetti di interni, fortuna che la musica è arrivata in tempo per salvarlo.

Agli esordi della carriera, Mario Venuti aveva circa quindici anni e frequentava l’istituto d’arte. L’anno del suo diploma i Denovo erano già avviati e suonavano gli Ottanta. A guardarsi indietro sembra un’altra vita. In gruppo poi da solista, di acqua e note ne sono passate sotto i ponti.

Lunedì 10 ottobre al Teatro Ambasciatori per l’ultima tappa di Tropitalia. Dopo oltre venti date in giro per l’Italia, l’artista siciliano concluderà un’intensa estate di live, tornando finalmente a incontrare il suo pubblico. Sul palco, la band composta da Tony Canto, produttore artistico dell’album nonché special guest fisso in questo tour, Vincenzo Virgillito al contrabbasso, Franco Barresi alle percussioni e Manola Micalizzi alle percussioni e cori. Organizzazione e management di Puntoeacapo Concerti.

Un concerto che ripercorre trent’anni di carriera. La carriera di un raffinato artista pop. Fuori dal tempo, come uno degli ultimi interpreti di un’epoca destinata al tramonto, che rimane fedele a una certa estetica della musica.

«Un’estetica pop. Quell’eterna ricerca della canzone perfetta, nel tentativo di racchiudere tutto un mondo in tre minuti. Un’estetica che perseguo continuando una certa tradizione autorale, avendo assimilato importanti lezioni da tanti grandi della musica italiana e internazionale, che hanno contribuito a forgiare il mio stile. Aperto alle contaminazioni, alle novità musicali. Alle sfide.»

Come nell’ultimo disco Tropitalia, dove ha trovato il coraggio di misurarsi con un repertorio così popolare, che è rimasto indelebile nell’immaginario collettivo.

«Proponendolo però in un modo diverso dal solito. Un album che nasce assecondando la mia passione per la musica brasiliana, che è ultraventennale, con la complicità di Tony Canto, anch’egli un grande appassionato del Brasile.»

Dal grande affresco realizzato con quelle sfumature che richiamano le atmosfere dei tropici alle periferie di un’umanità, vitale e dolente, che popola il ventre della sua città.

«Catania è una città problematica e l’umanità che la popola è piuttosto anarchica, indisciplinata, refrattaria ai cambiamenti. Tutto sommato, comunque, resta una città abbastanza dinamica, a dispetto dei siciliani che nella storia si sono contraddistinti per essere dei fantastici passatisti. Forse per pigrizia, facciamo fatica ad accettare i cambiamenti. E questo ci penalizza.»

Sul palco, la celebrazione di una festa.

«Una serata conclusiva durante la quale verrà ripreso il concerto, per poi diffondere il materiale audio-video come contenuto web. Vorrei che rimanesse una traccia, un documento filmato che immortali soprattutto le mie canzoni riarrangiate appositamente per questo tour. Brani che sono stati ulteriormente “tropicalizzati” in una maniera che reputo davvero interessante.»

Qualche giorno per tirare un po’ il fiato e poi da novembre in studio di registrazione.

«Nel prossimo capitolo musicale ci sarà una sorta di evoluzione, a partire dal discorso lasciato interrotto anni fa, agli inizi della mia carriera. Sarà un progetto di “tropicalismo” all’italiana ma con degli elementi più moderni, avanguardisti, sulla scia del lavoro fatto da Arto Lindsay a New York producendo i dischi dei brasiliani. Con quel tipo di sound che è antico e moderno allo stesso tempo.»

Tra gli incontri significativi, nel percorso umano e artistico di Mario Venuti, sicuramente quello con Francesco Virlinzi, con Carmen Consoli, Kaballà e Francesco Bianconi dei Baustelle, del quale ci saranno contributi anche nel nuovo disco.

«Voglio che la mia musica nasca dall’incontro. Con altri luoghi, con altre sonorità, altri autori, produttori, musicisti. La musica che si guarda l’ombelico dopo un po’ diventa sterile. Io invece ho ancora bisogno di nuovi stimoli, di qualcosa che mi scompigli un po’ le carte. Per evitare di restare intrappolato nello schema del mero esercizio di stile, che può diventare vuoto.»

Per quanto un cantautore cerchi di raccontare delle storie, alla fine viene sempre fuori la verità. E, nel racconto di quelle favole, c’è dentro la propria identità: quello che si è, ciò in cui si crede.

«È difficile il rapporto con la propria identità. Sulla scorta degli insegnamenti di alcuni grandi della poesia e della letteratura come Fernando Pessoa e Luigi Pirandello, che hanno approfondito il gioco delle maschere, noi, per fortuna, ci costruiamo tante altre identità che diventano importantissime perché rinnovano in qualche modo il quotidiano, rendendo più interessate la vita.»

Una vita vissuta con determinazione.

«Sono prossimo ai sessanta, li compirò l’anno prossimo, ed è un’età in cui è facile farsi prendere dall’apatia; in cui talvolta mancano gli stimoli, si assopiscono i desideri, tutto sembra un po’ sbiadirsi. Ecco che allora entra in ballo la determinazione. Quella determinazione che ti spinge a cercare nuovi stimoli, che ti rende capace di adattarti ai cambiamenti, sapendo apprezzare quello che la vita ti offre, senza indulgere troppo nel ricordo di quella giovinezza che fu. Bisogna essere determinati per andare avanti. È fondamentale uno scatto di volontà per continuare la mia evoluzione.»

TUTTO QUELLO CHE VOGLIO, il rock sound di ALESSIA RAISI ci fa perdere la testa

Italiano, cinese, inglese e spagnolo. Quattro lingue per l’alternative rock di Alessia Raisi. La cantautrice bolognese che ha fatto appassionare l’Oriente all’Italia, interpretando in cinese i più famosi brani della nostra tradizione, canta Tutto quello che voglio. Un brano che è un richiamo a sognare, a continuare a pensare che si può raggiungere tutto ciò che si desidera. Un chiaro invito a non avere limiti nei nostri pensieri e… ci fa “perdere la testa”.

«Quando ho iniziato a scrivere la canzone,» dichiara l’artista «ho avuto la sensazione che sarebbe stata magica. Mi sono collegata con i miei desideri più puri, lasciando da parte le paure e le barriere che a volte ci imponiamo.»

Tutto quello che voglio è una traccia intensa, coinvolgente e travolgente, con innesti più melodici che danno fluidità all’intero percorso sonoro. L’ottima interazione con la voce, tagliente ma anche morbida, ne esalta il sound generale. Il risultato è un mix perfettamente amalgamato da una sezione ritmica incalzante, con l’intento ben riuscito di rendere il pezzo dinamico. Con questa uscita Alessia Raisi sprigiona ancora una volta la versatilità del suo talento, non solo come cantante ma come compositrice e produttore artistico musicale. Le versioni inglese e cinese di Tutto quello che voglio sono state selezionate come canzoni ufficiali in Cina di Toyota Camry.

Il singolo (disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=OZYkQTyl3CA) fa da traino all’album Rock!. Registrato negli studi “Bamboo Panda” di Pechino, è stato mixato e masterizzato da Luca Bignardi che, con Alessia Raisi, ne ha curato la produzione musicale. Nel disco hanno suonato: Ivano Zanotti alla batteria; Cesare Chiodo al basso; Michele Vanni e Massimo Varini alle chitarre elettriche. Special feat. di Koko che si è esibita nel ruggito della gatta. L’illustrazione di copertina è stata realizzata a Barcellona da Toni López (Retoka).

Testi e musica di Alessia Raisi.

https://linktr.ee/alessiaraisi

Biografia

Xi Ya è il suo nome d’arte cinese ma nasce a Molinella, un piccolo comune del bolognese. Fa la gavetta, si costruisce una solida reputazione sul palco. Collabora in studio con Lucio Dalla, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Paolo Conte, Vasco Rossi. La storia di Alessia Raisi attraversa il continente europeo e asiatico con un elemento fisso: il canto. Prima come hobby e poi come mestiere, tanto da meritarsi il titolo di “Ambasciatrice della canzone italiana in Cina”.

È il 2010 quando l’azienda di logistica per la quale lavora comprende le opportunità che possono offrire i mercati esteri. Il suo direttore commerciale le chiede di spostarsi negli Stati Uniti e lei accetta senza battere ciglio. Poi però le comunicano che la destinazione è un’altra: Shangai. L’economia cinese è in piena ascesa e molti italiani se ne sono accorti. Alessia parte alla volta della Cina, tra entusiasmo e qualche timore. Lì si innamora di questo bellissimo Paese e inizia a impararne la lingua. In seguito, scrive e compone Wo ai ni (爱你), Wo yao (我要), One more. I brani sono contenuti nel suo primo album in lingua cinese 娅的旅程 (Il viaggio di Xi Ya). Il disco ha partecipato ai Golden Melody Awards di Taipei (Taiwan), meglio conosciuti come i “Grammy Awards cinesi”.

Le canzoni di Alessia Raisi sono la fusione di due grandi culture e due grandi passioni: quella italiana e quella cinese. Nel 2012 la vediamo vincitrice del 5° Festival di Shanremo (edizione cinese del più celebre festival italiano) organizzato dal Consolato Generale d’Italia di Shanghai. Quella serata leggera, che per Alessia sembra poco più che una passeggiata, dà il via alla sua carriera da cantante. Con la vittoria, arrivano le prime proposte di esibizione per degli eventi. Da quel momento in poi la strada sarà tutta in ascesa. Grazie ai suoi concerti (dove canta anche in lingua cinese), conquista sempre più popolarità e nel 2015 lascia definitivamente il lavoro nella multinazionale di logistica. Lo stesso anno chiude le cerimonie dei tre padiglioni cinesi dell’Expo di Milano. La sua versione cinese di Nel blu dipinto di blu (Volare) (飞向蓝天) fa subito breccia nel cuore del Dragone asiatico. Diventa un successo senza precedenti. Inoltre, è l’unica straniera in Cina ad aver cantato l’inno nazionale cinese in lingua originale difronte al Governo di Shanghai. Accade durante le celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana del 3 giugno 2018. In quell’occasione riceve il titolo ufficiale di “Ambasciatrice della musica italiana in Cina”.

L’1 novembre 2019 esce I’m on fire, scritta da Alessia per Ducati Cina e che è diventata la canzone ufficiale nel territorio del Dragone. Il 10 dicembre viene invitata al Gala della Fondazione Cina-Italia, all’interno del meraviglioso Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo Da Vinci” di Milano. Canta l’inedito Italia e la richiestissima versione cinese di Nel blu dipinto di blu (Volare). Il 30 agosto 2020, dalle frequenze argentine di Radio Gualeguay, parte ufficialmente “Ahi vamos! Rockeando en la cocina con Alessia Raisi”. Il programma va in onda su due emittenti radiofoniche in Argentina (Mar del Plata e Buenos Aires). Nell’ottobre 2021 è la volta del Chengdu International Sister Cities Youth Music Festival. Lì si esibisce con il suo adattamento cinese di Seen (Io sì) (你在我心里), canzone resa famosa dalla Pausini. Dappoi prosegue con Albachiara e Sally di Vasco Rossi, Piccola stella senza cielo di Luciano Ligabue, Zitti e buoni dei Måneskin.

Il 4 marzo 2022 vede la luce il nuovo lavoro discografico di Frédéric François, che contiene uno splendido duetto con Alessia Raisi. I due artisti hanno scelto Nel blu dipinto di blu (Volare) di Domenico Modugno per fare incontrare le loro voci. Un ambizioso progetto che unisce mondi e tempi apparentemente distanti ma legati in modo indissolubile dalla qualità dell’arte dei due performer. A distanza di qualche giorno, più precisamente il 18 marzo, pubblica il suo primo album in lingua francese. Il disco, intitolato Ma vie, contiene anche due cover: La vie en rose di Edith Piaf e Retourner là-bas del rocker Jean-Baptiste Guegan. Nel settembre 2022 esce Rock!, il suo nuovo lavoro che contiene la hit Tutto quello che voglio in quattro lingue (italiano, cinese, inglese e spagnolo). Un brano che è un richiamo a sognare, a continuare a pensare che si può raggiungere tutto ciò che si desidera. Un chiaro invito a non avere limiti nei nostri pensieri e… ci fa “perdere la testa”.

Per saperne di più su Alessia Raisi e ascoltare la sua musica, basta accedere ai social network e alla biografia completa dell’artista. È facile attraverso il linktree https://linktr.ee/alessiaraisi e le piattaforme digitali ad esso collegate.

Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale

Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale

Operazione dei Carabinieri contro presunti appartenenti ad un’associazione criminale dedita alla commissione di furti, riciclaggio, ricettazione di veicoli, mezzi d’opera e merci varie trasportate a nord di un container in transito o destinate al polo logistico tortonese.

A partire dalle prime luci dell’alba di oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Alessandria e della Compagnia CC di Tortona, coordinati dalla locale Procura della Repubblica e coadiuvati da oltre 150 militari appartenenti alle altre Compagnie del Comando Provinciale di Alessandria e ai Comandi Arma territorialmente competenti per le Province di Milano, Caserta, Brescia, Varese, Savona, Roma, Avellino e Pavia, con il supporto di unità cinofili antidroga e antiesplosivo del Nucleo CC Cinofili di Volpiano (TO), hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Alessandria il 18 ottobre u.s. nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, fatta salva la doverosa presunzione d’innocenza, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, riciclaggio e ricettazione di veicoli, mezzi d’opera e merce in essi contenuta, posti in essere in diverse province del nord Italia, nel periodo compreso tra  i mesi di ottobre 2020 e aprile 2021.

23 le perquisizioni effettuate nei confronti di altrettanti indagati, dei quali 12 colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora.

 6, i soggetti tratti in arresto dei quali:

  • 3, condotti in carcere a Milano e a Alessandria;
  • 3, posti agli arresti domiciliari a Serravalle Scrivia (AL), Tortona e Maddaloni (CE).

6 quelli sottoposti ad obbligo di dimora – con divieto di allontanarsi dal luogo di dimora nelle ore notturne – nelle province di Alessandria, Brescia e Varese.

Le indagini, scaturite a seguito del ritrovamento nell’area del tortonese – nota, tra l’altro, per essere uno dei principali poli logistici del nord-ovest del Paese – di diversi mezzi rubati, sono state caratterizzate da complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito agli investigatori, coordinati dalla Procura alessandrina, di ricondurre tali rinvenimenti all’attività di un vero e proprio sodalizio criminale, le cui figure di spicco erano rimaste già coinvolte, in passato, in altre indagini che avevano riguardato soggetti appartenenti o contigui ad associazioni di stampo mafioso di matrice ‘ndranghetista, operanti nel settore del trasporto merci e della logistica del tortonese mediante imprese del settore spesso intestate a loro congiunti.

La refurtiva, asportata nel nord Italia, in particolare nelle province di Verona e Milano, veniva poi trasferita e nascosta nel tortonese, all’interno di capannoni di proprietà o affittati da privati, dove i mezzi venivano svuotati della merce trasportata e poi “cannibalizzati” o, mediante l’alterazione dei telai e delle targhe, contraffatti per essere rivenduti.

I riscontri effettuati dai Carabinieri hanno anche accertato come, in una circostanza, i trattori rubati erano stati già caricati su un bilico per essere portati in provincia di Caserta, dove erano stati già rivenduti ad un nuovo acquirente.

Al vertice dell’organizzazione, in cui i ruoli degli associati erano ben definiti, un italiano, di origini calabresi, e un egiziano. Il primo sovrintendeva all’attività di riciclaggio e smercio della refurtiva, mentre il secondo, insieme ad altri due extracomunitari, era quello che si occupava di individuare e rubare i mezzi di trasporto. 

Il calabrese, inoltre, si avvaleva a sua volta di altri tre soggetti, tutti di nazionalità italiana, ai quali era affidata, sotto la sua supervisione, la responsabilità dell’occultamento dei mezzi rubati all’interno di capannoni inutilizzati o in disuso, e della successiva alterazione dei numeri di telaio per la loro successiva commercializzazione.

13 i mezzi complessivamente rinvenuti nel corso delle indagini e delle perquisizioni di questa notte, tra i quali due container, la maggior parte dei quali già restituiti ai legittimi proprietari, per un valore complessivo di oltre 500mila euro.

Rinvenuti e sequestrati, ad alcuni degli indagati, anche 35mila euro e 500 dollari in contanti, ritenuti provento dell’attività delittuosa.

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SAPORI E PROFUMI DI LIGURIA: PERCORSO TRA RICORDI DI FAMIGLIA E PIATTI TIPICI

di Ludovica Palì

Madeleine 

Il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievocava nello scrittore Marcel Proust piacevoli ricordi d’infanzia. Ed è proprio così che funziona per tutti. Ognuno di noi conserva in memoria delle fragranze legate a determinati momenti di vita; momenti che riaffiorano anche dopo molti anni se torniamo a contatto con quel particolare odore ad essi collegato.

L’odore del cibo è fra i più evocativi 

Giornalmente la nostra vita è scandita da pranzi e cene, grande varietà di alimenti, e ognuno di noi ha i propri piatti preferiti. Quando sentiamo il profumo di alcune pietanze ci appaiono immagini vivide di momenti vissuti e riproviamo alcune emozioni, anche risalenti all’infanzia. 

La fragranza della pizza appena sfornata

In giornate in cui siamo giù di morale, un consiglio è quello di preparare un piatto che sappiamo essere evocativo per noi e che riporta a galla un ricordo felice. Ricordate, ad esempio, quando nelle fredde sere invernali in prossimità del Natale la mamma ci preparava una cioccolata calda e poi si preparavano insieme i biscotti alla cannella? Al tempo non ci facevamo caso, ma oggi il profumo della cannella e il ricordo che gli associamo potrebbero corrispondere a una vera e propria pillola del buon umore.

Biscotti alla cannella

Tour gastronomico tra i miei ricordi

I piatti tipici della mia vita sono quelli presenti nel territorio ligure della Spezia e del territorio toscano con cui confina, luogo di incontro tra la città di origine di mio padre, Genova, e quella di mia madre, Livorno. A La Spezia ci sono molti ristoranti che offrono piatti della cucina tipica ma quelli tramandati in famiglia sono l’esaltazione di quei sapori antichi che tanto mi piacciono, ricchi di genuinità e autenticità. Ora molte ricette che prepariamo sono state rivisitate aggiungendo altri ingredienti che non fanno parte della tradizione, perciò alcuni piatti sono diversi da quelli preparati all’origine ma fanno parte della tradizione di famiglia

Sgabei

Una specialità locale sono gli sgabei, ovvero pasta lievitata fritta. In genere viene data loro una forma allungata perché dovrebbero essere tagliati a metà e farciti con salumi o formaggio, ma sono buoni anche da soli. Vengono preparati spesso nelle sagre mentre in città si possono gustare in alcune friggitorie o come antipasto in alcuni ristoranti. E il mio ricordo più divertente va all’odore pungente di olio fritto alle sagre di paese. Sgabei farciti di salame o caldi con Nutella erano le nostre cene estive quando ero più piccola, tra balli di gruppo e qualche calcio al pallone erano le sere più belle passate in campagna. 

Sgabei 

Focaccia

Ogni regione d’Italia ha una focaccia tipica e quella spezzina è abbastanza bassa e croccante. Viene preparata tonda, rettangolare oppure a triangolo. Gli ingredienti sono farina, acqua e sale ma quello che cambia è la cottura, l’importante è che sia unta con molto olio. Una delle colazioni preferite da mio padre, «il vero genovese la gusta così» afferma ogni volta che intinge una bella fetta unta nel caffellatte, ritrovandosi poi più olio che latte.  

Focaccia ligure 

La cima alla genovese

La cima ripiena è un piatto povero di ingredienti, ma non di sapore. La ricetta prevede un taglio di carne di vitello, tipicamente preso dalla pancia, piegato in modo tale che possa creare una sorta di tasca da farcire con diversi ingredienti come uova, piselli, animelle, mollica di pane e maggiorana. È sempre stato nella mia famiglia il piatto delle feste, cucinato obbligatoriamente il giorno di Capodanno. «Se l’anno funesto vuoi evitare, cima a Capodanno devi mangiare» cita ogni anno mio zio per sottolineare l’importanza di questo piatto, dunque che fai? Non ne mangi una porzione abbondante per scongiurare la sfortuna? 

Cima alla genovese

Il Pandolce 

La ricetta del Pandolce è semplice pur avendo molti ingredienti. Le varie ricette liguri lo vogliono tutte ricco di uvetta, canditi e pinoli e si prepara senza lievitazione. Ha una consistenza morbida, umida e leggermente sbriciolata. Tradizione vuole, nella mia famiglia, di prepararne due, uno per i “bimbi” di casa e uno per i più “grandi”. Non sono mai stata un’amante di uvetta e canditi, così come i miei cugini, quindi viene chiesto ogni anno, a mio padre, il “pasticcere di Pandolce” della famiglia, di prepararne uno speciale con gocce di cioccolato solo per noi piccoli golosi. 

Pandolce 

Panigacci e testaroli 

Sono due piatti tipici della cucina povera della Lunigiana che nascono da un impasto molto simile – fatto di acqua, farina e sale – ma differiscono quanto a preparazione e consumo. I testaroli vengono cotti su un testo di ghisa, ed una volta raffreddati vengono rapidamente bolliti in acqua e conditi con olio e parmigiano, pesto e sugo. I panigacci vengono invece cotti su testi di terracotta, prima arroventati nel camino o nel forno a legna. I testi vengono impilati uno sopra l’altro, in modo che la pastella rimanga schiacciata ed il calore accumulato dalla terracotta la faccia cuocere rapidamente. Vengono serviti insieme a salumi, affettati e formaggi spalmabili. Quando ero più piccola li preparavamo nel forno a legna nel giardino dei miei zii, non amavo particolarmente questo piatto però mi piaceva l’atmosfera che si creava quando venivano preparati. Tutta la famiglia insieme, nelle calde sere estive illuminati delle lucciole e in lontananza la musica di qualche sagra. 

Panigacci e testaroli

CAMPIONATO MONDIALE DEL PESTO, VINCE LA STUDENTESSA CAMILLA PIZZORNO

Sfidanti da ogni angolo del mondo, a trionfare è la genovese e più giovane della gara 

Camilla Pizzorno vince il Campionato

Frequentando il corso di giornalismo presso l’Università di Genova, ho avuto la possibilità di poter scrivere in prima persona articoli che trattano gli eventi più significativi della zona. Attrezzata di carta e penna, sono riuscita ad intervistare in esclusiva la vincitrice del Campionato Mondiale del Pesto. Con questo articolo voglio portarvi con me alla scoperta di tradizioni familiari e ricette segrete tra il profumo del basilico. 

Il pesto più buono del mondo lo prepara Camilla Pizzorno, 22 anni, studentessa universitaria di psicologia, residente a Pegli. È la terza donnae la ragazza più giovane nella storia a vincere il  Campionato Mondiale del Pesto Genovese, che è tornato dopo 2 anni di assenza, causa Covid. Camilla ha sbaragliato i cento concorrenti provenienti da tutto il mondo, sabato 4 giugno, sfidandosi a colpi di pestello nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Hanno partecipato adulti, bambini e addirittura un robot, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Robo Twin, caratterizzato da un sistema di movimentazione composto da due braccia robotiche dotate di mani poliarticolate e muscoli artificiali che per la prima volta nella storia si è cimentato con la preparazione della storica salsa genovese. 

Robo Twin

Si sono sfidati concorrenti provenienti da  Cambogia, Camerun, Giappone, Guinea, Messico, Moldavia e Stati Uniti, alla presenza di trenta giudici selezionati per esperienza, competenza e attivismo nel mondo del food e della promozione territoriale, e tanti illustri ospiti, ma i veri protagonisti sono i sette ingredienti “magici” uguali per tutti, un mortaio e il pestello. 

La più giovane concorrente in gara vince con due ingredienti segreti “lo faccio con amore e divertendomi”, dedicando la vittoria alla nonna che le ha insegnato da bambina la passione per il pesto genovese “ricordo ancora quando mi veniva a prendere a scuola alle elementari, mi portava  a casa e nella sua cucina preparavamo il pesto con il suo  grosso mortaio. La guardavo affascinata, rappresentava un momento per stare insieme”. 

Una tradizione di famiglia, tanto che il padre aveva già partecipato ad altre edizioni del campionato, nel 2016 e nel 2018, arrivando due volte secondo. Lei lo ha superato: “Adesso il pesto a casa lo farò solo io – ha detto al termine della premiazione – Qual è il segreto del mio pesto? I segreti non vanno mai rivelati”. Inattesa la vittoria dato che il mondo delle cucina non le appartiene, ma da vera genovese è cresciuta tra basilico e mortaio

Il “trofeo”

Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra”. Il Campionato si svolge una volta ogni due anni e il vincitore viene selezionato tra i cento finalisti mondiali. Sarà dunque un compito importante per Camilla che diventa così la portavoce del pesto in tutto il mondo: “spero di adempiere questo ruolo al meglio” spiega emozionata, dovendo partecipare come giudice alle selezioni dei prossimi finalisti, una grande responsabilità rappresentando la Liguria e sopratutto Genova.

TUTTE LE STRADE PORTANO A VEZZANO LIGURE

Vezzano Ligure

Vezzano Ligure, collocato a cavallo tra il Golfo dei Poeti e la valle del Magra, lo si può notare per il suo antico borgo sul cocuzzolo della collina, per cui impossibile passare inosservato. E proprio per i buon intenditori di borghi e panorami mozzafiato, Vezzano Ligure fa a caso vostro e… del mio fidanzato. Originario della Puglia ha subito colto la bellezza e le particolari caratteristiche del borgo ligure, esprimendo da ben due anni il desiderio di visitarlo. Il tempo passava e ogni giorno lungo le strade incontrava indicazioni per Vezzano, sui social leggeva le pubblicità di sagre ed eventi in paese a Vezzano e in treno passava sempre alla stazione di Vezzano… sembrava che ogni strada portasse a VEZZANO! 

Indicazioni per Vezzano

Quale migliore occasione, quindi, se non portarlo alla tipica Sagra dell’Uvae del Vino? Nata nel 1962 per celebrare il più antico rito della vendemmia, era un momento di festa per mettere fine alle fatiche dei contadini che duramente lavorano la terra. Ogni anno la sagra presenta banchi gastronomici colmi di prodotti tipici, intrattenimenti musicali e l’esposizione di antichi attrezzi contadini tra i vicoletti del borgo.

Passeggiando tra i vicoli

All’interno del centro medievale, circondato da vigneti, si può passeggiare immersi nella tipica aria di festa tra artigiani, cibo e vini tipici di produttori locali, sfilate dei rioni, produttori di vino e tanta musica. La Sagra dell’uva per i paesani non è solo un giorno di festa ma è anche il Palio dei Rioni, per contendersi il famoso “strazo” (ossia il palio) attraverso numerose prove come gli addobbi dei rioni sul tema della vendemmia, la sfilata in costume, la disfida in dialetto e la finale Gara dei Vendemmiatori che vede i Rioni impegnati nella pigiatura dell’uva con i piedi. 

Uva pronta per la pigiatura

ISABELLA DE’ MEDICI: UNA STORIA SOSPESA TRA REALTÁ E FANTASIA

Per la notte più spaventosa dell’anno, voglio raccontarvi la storia della bellissima Isabella De’ Medici, una storia che racconta di fantasmi, tradimenti e assassini. Si narra del fantasma della donna, in veste cinquecentesca, avvistato sulle rive del lago di Bracciano, nel Castello Orsini-Odescalchi, durante le notti di tempesta. C’è chi sostiene di aver percepito la sua presenza aggirarsi proprio nella camera da letto, la cosiddetta Stanza Rossa. Non si è a conoscenza se questa fu davvero la camera della giovane, ma per secoli questo è stato il luogo in cui prese vita la sua leggenda. Il racconto inizia nel 1558 quando la quattordicenne Isabella De’ Medici viene costretta dal fratello maggiore a sposare l’insensibile e violento Paolo Giordano Orsini.

Castello Orsini-Odescalchi, lago di Bracciano

Nel 1576 Isabella muore molto giovane a causa di una grave malattia, ma attraverso bocche malevoli passa una terribile notizia: per vendicare i tradimenti di Isabella, Paolo Giordano la uccise. Nel castello la leggendaassume le tinte più torbide, a tal punto che il letto a baldacchino presente nella camera diventa il simbolo dei tradimenti della donna a dir poco spietata. Consumato l’atto invitava lo sventurato ad entrare in una porta che lo avrebbe condotto in un salottino, assicurandogli di raggiungerlo poco dopo, ma dietro la porta l’uomo, ignaro di tutto, sarebbe stato inghiottito da una botola aperta sul pavimento, precipitando in un pozzo pieno di calce viva.

La Stanza Rossa

Storia terrificante di un amore altrettanto spaventoso, ma se vi dicessi che in realtà si tratta di una storia di amore all’altezza dei magici film Disney? Furono infatti scoperte le oltre 700 lettere che Isabella e Paolo si scambiavano durante i periodi di lontananza. Non si era mai preso in considerazione che i due giovani sposi potessero volersi davvero bene, come attesta una dolce lettera in cui Paolo Giordano scrisse «Io ti adoro bella, credi che quando mi morirò né figli, né Stato, né amici, né dame, né niun’altra cosa si ricorderà di me, se non che io ti adoro». Quindi a cosa dobbiamo credere? Che Isabella fosse una donna spietata e depravata o una ragazza moderna capitata in un’epoca in cui non riusciva ad essere compresa?

Isabella De’ Medici

Qualunque sia la storia di Isabella, sembrerebbe che per il modo in cui le fu sottratta la vita, il fantasma della donna si vendichi contro chi si sposa nel castello, lanciando una maledizione. Che la maledizione sia reale, così come quale sia la vera storia di Isabella De’ Medici, non si sa, ma questi racconti danno sicuramente maggiore fascino ad un meraviglioso castello, nel quale ci si può ritrovare all’epoca di Isabella e Paolo Giordano passeggiando tra camere, saloni e scale a chiocciola, circondati da un’aria regale, colma di tradizioni e leggende

Giardini del Castello

“La Materia Oscura”, di Olga Karasso

“La Materia Oscura”, di Olga Karasso

La materia oscura

Recensione di Maria Cristina Flumiani

Olga Karasso ci appassiona di nuovo con “La Materia Oscura”, l’ultimo suo libro scritto con il noto stile fluido e raffinato, così attuale e profondo ma nello stesso tempo così sottilmente ironico; certo non è una lettura leggera poiché richiede una concentrazione particolare per poter cogliere appieno nei contenuti le sue personali allusioni sul mistero della Creazione e sul senso della nostra esistenza. 

Tra le tante riflessioni, mi è piaciuta molto quella sull’equilibrio naturale che l’incessante energia, identificata come Dio, realizza a ogni livello; così l’autrice scrive: “Tutto è intelligenza vibrante di energia che si esprime creando e distruggendo forme ma continuando a vivere oltre le stesse. 

Tutto è armonia, persino la disarmonia che potrebbe ai nostri occhi cancellare intere galassie è armonia”. 

Prima di addentrarci troppo nei misteri del Cosmo di cui non conosciamo tutte le leggi, si sanino i gravissimi problemi del piccolo pianeta Terra e dei suoi confusi abitanti. Un libro che consiglio vivamente di leggere.

VOTRE ÉPOUSE, di Manuela Floris

VOTRE ÉPOUSE

HO Tentato di forzare il mio destino
In una notte lunga ed insidiosa
Convinta che all’arrivo del mattino
Sarei stata nuovamente votre épouse!

Quante mai cose mutano nel tempo!
Però che il tempo degli imperituri anni
Da ogni tema può sciogliere il cuore
e suggerire alle mie labbra un canto,

Prima che il vivo oro di quel campo venga stretto in covoni polverosi
O che rosse foglie dell’autunno
calino sulle stoppie come uccelli

La mia gloria può essere conclusa
Conquistata la torcia ancora accesa
Dietro tutta l’esistenza si combatte con coerenza
Fra l’ingorgo e la paura dell’ignoto e la magnifica avventura!

Manuela Floris

L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA(Acrostico) di Manuela Floris

L’ALTRA FACCIA DELLA
LUNA(Acrostico)

Lucente vita e magica sorpresa
A te che il vento porta buone nuove
Lambisce il mare soffio dell’attesa
Tornando punto e
a capo vado altrove
Rovista l’anima e spesso la scompiglia
Amare l’altra faccia quella oscura

Falciano vite come fosse grano
Alcova del pensiero si fa oscuro
Commuove il pianto della bruna terra
Che avanza cresce e muore senza schema
Innalza un’ode alla luce pura
Alba che giunge tremola appaura

Dedico il verso al grido del perché
È solo attesa senza più parole
Luce del mondo, dimmi tu cos’è
Lacrime e pianti senza più speranze
Avversa appari sorte senza pace

Luna sognante dai un senso a questi giorni
Uguali tutti di timori e pianti
Nuotiamo in questo mare di rimpianti
Amiamo sempre essere accettati.

Manuela Floris

Risvegliarsi

RACCONTIRACCONTI & POESIE

Risvegliarsi

V.R.

Finalmente. 
Esatto, finalmente mi ritrovavo dentro un teatro. Guardavo incredula e con occhi lucidi ogni cosa intorno a me: dallo schermo che cambiava immagini a un ritmo vorticoso, ai sedili in pelle bordeaux ordinatamente in fila, fino a tutta quella gente che parlava entusiasta, quanto lo ero io. Sembrava che fossimo tutti lì per la prima volta e forse lo era per davvero.
Una marea semi composta di persone continuava a entrare, pronti a prendere posto in platea per l’evento. A quanto pare, quella era una serata speciale; infatti si festeggiavano i settant’anni di un film che ha segnato la storia del cinema, con Audrey Hepburn come protagonista.
Una volta raggiunto il mio posto, accanto ad altre persone allegre e agghindate a festa, ricordo che non riuscii a stare seduta per la frenesia del momento. 
Mi sentivo nuovamente una bambina, in attesa che Babbo Natale arrivasse con i doni; oppure ancora un’adolescente, trepidante, nel momento prima che si spegnessero le luci dell’anfiteatro per dare inizio al concerto della sua band preferita.
Ad ogni modo, mancava ancora tempo prima dell’inizio della pellicola. Dunque, una volta chiesto permesso alle tante gambe comodamente sedute perché si spostassero in modo da lasciarmi passare, riuscii infine a uscire dalla sala per raggiungere la hall: e fu solo in quel momento che mi accorsi di essere al MET di New York.

I luoghi dell’arte in funzione del cinema, il quale divulga la cultura come se si trattasse di una nuova primavera. Sembrava un altro mondo, una nuova era, e forse, magari, chissà che non lo fosse sul serio.
E mentre signore e signori inzuppati, con l’ombrello ancora aperto, si facevano strada verso l’interno del teatro, una volta varcate le grandi porte a vetro scorrevoli, io, incurante della pioggia torrenziale che imperava per la città, con il cellulare tra le mani, decisi di uscire fuori. Volevo immortalare quello spettacolo: un grande schermo posto sulla costruzione permetteva anche ai passanti non paganti di ammirare il ritorno di un capolavoro ancora tanto amato, mettendo il cinema a disposizione di tutti e portandolo tra le strade della Grande Mela.

Una volta inquadrato con il telefono lo schermo variopinto con la scritta MET come firma, sulle note languide di Henry Mancini, molte teste distratte subito alzarono il naso all’insù, richiamate dalla dolce melodia di Moon River. E tra quelle c’ero anche io, che con la pelle d’oca, soltanto allora realizzai come tutta New York stesse festeggiando proprio Breakfast at Tiffany
Presi a sorridere inconsapevolmente, mentre intanto continuavo a guardare il film da quella inedita postazione. Un croissant, un lungo tubino di raso nero Givenchy che tocca terra e una donna che si riflette sulle vetrate di un negozio ormai senza tempo. I miei occhi erano incantati dalla visione del mondo sentimentale di Blake Edwards, e mentre una parte di me veniva letteralmente rapita da quelle scene di una città sempre attuale, riuscendo perfino a dimenticare come la pioggia fosse riuscita ad inzupparmi ormai fino ai capelli, non potei fare a meno di pensare a quanto la realtà si avvicinasse al sogno. Un meraviglioso sincretismo artistico, questo il regalo di New York. L’abolizione dei confini, del ‘mio e tuo’, una libertà che va a braccetto con una rinnovata tolleranza: che siano stati questi alcuni degli effetti positivi di due lunghissimi anni di pandemia?
Finalmente la vita ci offriva uno spettacolo più democratico e l’arte era pronta ad aprire le sue porte per risollevare lo spirito umano dopo questa lunga guerra.
Cosa volere di più? “Beh, forse semplicemente un phon per asciugare i capelli, prima di beccarmi una semplice influenza”. Così, risposi tra me e me, mentre tornavo sui miei passi per varcare nuovamente e al contrario le porte scorrevoli del MET. Dopotutto, il mio posto a sedere in platea, finalmente, mi aspettava.

Dopo di ciò, mi svegliai.

Il vecchio diario

RACCONTIRACCONTI & POESIE

Il vecchio diario

V.R.

11/11/18

Vai sereno, cuore di pietra. Vai e sgambetta pure liberamente di fiore in fiore, proprio come ti piace fare. Dopotutto, che importanza hanno avuto tutti i nostri lunghi anni insieme? Il tempo passato l’uno accanto all’altra, uniti a tutti quei soldi che mi avresti fatto risparmiare. Che poi, era necessaria quella attrezzatura per risistemare la tua barca? E di tutti gli strumenti per andare a fare le tue cose spericolate con i tuoi amichetti poco furbi, non potevi farne a meno?
I tuoi giochi ti hanno portato così lontano che non ti sei neanche preso la briga di avvisare che te ne andavi; anzi, preso dalla tua vita com’eri, ti sei pure dimenticato di salutare. E mentre tu socchiudevi la porta di casa per quella che non sapevi fosse l’ultima volta, all’ennesima crepa del mio cuore, ho buttato finalmente la chiave e ti ho lasciato fuori. Tanto, ero certa che non avrei ricevuto neanche un messaggio del tipo: “Non so se tu sia viva o no, e ancora sto cercando di capire quanto la cosa mi interessi, ma spero solo che la botta che ti ho inflitto nuovamente non ti abbia fatto molto male questa volta”. Eh, no, mica l’hai fatto; sennò non saresti il famoso Mr Narcisista, quale tu sei. 
Eppure sai che ti dico, mio caro? Un giorno io e te ci rincontreremo. 
Oh, sì che ci rincontreremo e puoi giurarci. E ti assicuro che io non sarò più la tua fragile “pupetta” con gli occhi chiari e il cuore spezzato. Eh no, quella versione lascerà il posto a una me fatta di cicatrici e un cuore di pietra, proprio come il tuo. 
E accadrà più o meno così: dopo tanti anni da quella porta chiusa alle tue spalle ormai lontane, noi ci rivedremo lì, in una triste sala comune di un ospizio per anziani. Tu sarai quello con la giacca blu e il tuo stupido solito fiore all’occhiello, manco fossimo nell’Ottocento. Io sarò quella ancora figa per i miei anni, che penserai non essere cambiata di una virgola. Allora ti avvicinerai a me, mentre io sarò girata a guardare un’altra anziana suonare una malinconica melodia al pianoforte. Finché mi busserai alla spalla, e dopo aver speso l’ennesimo secondo importante della mia vita per tornare a guardare indietro verso te, tu mi dirai: “Emma, dopotutto questo tempo… Il destino ci ha riuniti”. Dunque, soltanto in quel momento, io ti guarderò con i miei occhi grandi oceano-mare, poi accennerò un sorriso tenero che ti parrà di ricordare e infine ti risponderò delicatamente con: “E tu chi sei?”. 
E allora sarà lì che ti verrà quel principio di infarto che porrà fine alla tua misera vita, e sarà lì che finalmente avrai capito: che una persona non la perdi anche quando ti chiude la porta alle spalle e butta la chiave, che non la perdi nemmeno quando sono gli anni a dividervi. Ma, attento! Che il tempo stringe e poi ci pensa la vita, in questo caso l’alzheimer, a farti perdere l’unico tesoro puro e di valore che ancora rimaneva.
“Signora Emma, è il momento di tornare alla sua camera. Saluti il signor Benito, lui sta tornando al suo ospizio dall’altro lato della città”. Ed io: “Arrivederci signor Benito, è stato un piacere conoscerla.”

“Mamma cosa stai leggendo?”, mi chiese Isabel, mentre feceva capolino nel salotto dove stavo seduta a ripassare tutti i ricordi racchiusi nei miei vecchi diari. “Nulla, tesoro” dissi, prendendola in braccio e facendola sedere sulle mie gambe. “Che cosa sono tutti questi libriccini?”, mi domandò, indicando le copertine variopinte dei tanti blocchetti. “Vedi, c’è stato un tempo in cui la mamma era molto arrabbiata e allora scriveva”, le spiegai, sistemandomi meglio sulla poltroncina gialla. La bambina non capiva, prima guardò le pagine scritte fitte fitte e a tratti scarabocchiate e poi si voltò a indagare il mio viso: “Arrabbiata con chi? Con me?”. “Oh, no amore, non con te!”. 
Ma lei non si dava pace, il suo volto turbato era lo specchio del suo dubbio interiore: “E allora con papà, perché spesso fa le monellerie?”. Io la guardai; accidenti, come somigliava a suo padre. “È vero, papà fa le sue monellerie e la mamma lo sgrida, ma poi ci mettiamo sempre a ridere, non è così?”. La bambina ci pensò su un attimo e sorrise: “Sì, tu ridi e lui ti abbraccia e poi mi prende in braccio e mi fa fare l’aeroplano”. Io la strinsi, ma poi la mia piccola si fermò nuovamente: “E allora mamma, non eri arrabbiata con papà?”, tornò a fissarmi con occhi seri per un’ultima volta. “No tesoro, anzi, è stato proprio dal giorno in cui ho conosciuto il tuo papà che ho definitivamente smesso di essere arrabbiata”.
Dopo aver pronunciato quella frase, stetti in silenzio; era come se per la prima volta, il mio cuore si fosse quasi fermato a realizzare quelle parole, a mo’ di delicata e intima rivelazione. Semplicemente sorrisi, come un riflesso incondizionato o forse fin troppo condizionato da verità a lungo sotterrate nel mio inconscio. Di seguito, i miei occhi si poggiarono automaticamente nella foto di noi tre, posta sul tavolinetto di fianco a me. In un grande parco, c’ero io, in fondo, immortalata nel bel mezzo di una frase di ammonimento, tra il finto arrabbiato e il divertito, mentre davanti a me guardavo Isabel che faceva l’aeroplanino con suo padre.
Dunque, istintivamente chiusi il diario, e lanciai un’occhiata a tutte quelle pagine ingrigite dal tempo e ormai obsolete, sparpagliate sul tavolinetto. Allora feci un respiro profondo e mi alzai dalla poltrona, prendendo in braccio la piccola che guardava ancora incuriosita quella montagna di pensieri lontani in forma scritta: “Dai Isabel, aiuta la mamma a preparare la cena. Sai dov’è papà?”, le chiesi, intuendo già la risposta. Ma la bambina non disse nulla; semplicemente indicò con il suo ditino affusolato e roseo fuori dalla finestra. “Di nuovo tutto sporco di fango per giocare con Rudi! Ah, si salvi chi può!”.
E sorrisi nuovamente. E sorrisi davvero, finalmente.

Giorni, di Maria Rosaria Teni

Giorni

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Giorni pervasi di malinconia, giorni che si frantumano su pensieri e immagini sfocate e che rivelano cocci di rimpianto…
A volte una pagina può rappresentare quel tappeto da cui si raccolgono questi piccoli residui di vita che restano dopo tanti attimi, dopo ore lunghe o brevi, dolorose o liete, vissute o sognate…
Giorni in cui vorresti che il tempo fosse rimasto cristallizzato a quell’istante, impresso in una retina virtuale da cui non si può cancellare nulla…
Giorni in cui il dolore è stato così forte da desiderare un vento impetuoso per spazzare via tutto, in un rapido balenare di follia, in un volteggiare imbizzarrito da cui non si esce che tramortiti…
Giorni che si avviluppano su scorci di momenti che sfumano e raggiungono un cielo che non ha confini…
Giorni che sono onde, sussurri e voci in un mare liquido di emozioni che non si toccano ma si vivono o forse si sognano, perché cosa altro è la vita se non un sogno?

Racconti: La stupidità e la Saggezza, di Antonino Salsone

La stupidità e la Saggezza.

Milan Kundera, celebre scrittore, poeta, drammaturgo e saggista, spiega che “La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall’avere, per ogni cosa, una domanda”.

Il poeta ci ricorda l’importanza di porci delle domande.

Spesso si crede erroneamente che l’uomo saggio sia colui che dispone di tutte le risposte.

In realtà la presunzione di avere già la soluzione a ogni quesito inibisce la curiosità che tiene vivo l’essere umano.

Al contrario, è l’umiltà dovuta alla consapevolezza di non conoscere la verità che motiva ognuno di noi a migliorarsi senza sosta e a percorrere incessantemente la propria via.

Ogni risposta genera a sua volta un’infinità di ulteriori domande e solo chi è davvero saggio ha il buonsenso per capire il dono che si riceve scavando nella profondità delle cose.

Quanto più si approfondisce e si scava, tanto più occorre approfondire ed estrarre.

Racconti: L’Uomo puó guardare oltre la siepe?, di Antonino Salsone

L’Uomo puó guardare oltre la siepe?

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

*

L’Infinito è un’avventura della mente.

Il poeta è sopra un colle e c’è una siepe che gli impedisce di vedere oltre. Ma è proprio questo ostacolo a permettergli di immaginare cosa c’è aldilà.

Verso dopo verso lo sgomento lascia spazio alla dolcezza e il limite visivo diventa un’opportunità per andare oltre usando l’immaginazione.

L’Infinito è una esperienza intima a cui il poeta di Recanati si abbandona, ben rappresentata nei versi “… tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

L’immaginazione, essendo un’attività dell’intelletto, non puó essere impedita da un limite fisico. Dunque, facendola divenire il proprio costume di vita, senza peró disancorarla dalla banchina delle virtù e della misura, l’Uomo, se è coraggioso, se ha la forza di nuotare tra i tumultuosi flutti delle avversità che agitano il mare della vita e se possiede i doni dell’intelletto, dell’intuito e dell’equilibrio, puó veramente andare oltre e portare nella realtà ció che ha visto al di là della siepe.

Racconti: La Dimora del Pensiero, di Antonino Salsone

La Dimora del Pensiero.

“Un’antica leggenda indiana narra che un Serpente senza scrupoli, individuata una Lucciola, iniziò a seguirla con l’intento di nutrirsene. La piccola creatura, in preda alla paura, cercò in tutti i modi di sfuggire alla cattura, finché, dopo tre giorni di persecuzione, allo stremo delle forze, decise di porre fine ad un’insostenibile agonia, affrontando il proprio destino. Fermatasi davanti al suo carnefice, prima che potesse avventarsi sul suo corpo, gli chiese di rispondere a 3 interrogativi.

– Non è mia abitudine dare risposte al mio “pasto”, tuttavia, con te, farò un’eccezione – esclamò la serpe affamata.

– Appartengo alla tua catena alimentare? – fu il primo quesito.

– No – la risposta secca.

– Ti ho fatto qualcosa di male? – il secondo.

– No, assolutamente no! – continuò a rispondere.

– Spiegami, allora, perché vuoi divorarmi? – incalzò, la Lucciola, con il terzo.

– Non posso sopportare il tuo brillare! – concluse la serpe, ponendo fine alla sua vita”.

La morale di questa leggenda orientale è chiara. Il serpente rappresenta l’invidia che avvolge l’uomo in una velenosa spirale allorchè, in relazione ad un bene o ad una qualità posseduta da un altro uomo (la luce, rappresentata dalla lucciola), si insinua nel suo animo il dispiacere, che può trasformarsi anche in astio, prima, e in odio, poi, di non possedere anche lui quel bene o quella qualità. Tanto da desiderare il male di colui che lo possiede e fare che ció accada.

Questa è l’Invidia, uno dei sette vizi capitali!

A ciascun uomo spetta liberamente scegliere se, nei rapporti con il proprio simile, vuole essere serpente o lucciola.

Io ho scelto: desidero essere la lucciola perchè non voglio che nella mia coscienza dimori il peso insostenibile di essere stato serpe verso un altro uomo.

Racconti: La piramide della mente, di Antonino Salsone

La piramide della mente.

Parlare, leggere, scrivere, pensare, sono quattro tappe in ascesa verso una vetta.

Parlare si è capaci presto e molti si fermano a quel punto, facendo spesso scadere la parola nella chiacchiera.

Segue un secondo impegno, il leggere, non praticato da molti ma utile per arricchire cuore e mente.

Puó poi subentrare in alcuni la scrittura di testi, atto importante per offrire ad altri il frutto della parola, della lettura e della conoscenza.

Decisiva è peró l’ultima tappa verso l’apice della piramide, il pensare: molti parlano, leggono e scrivono con un sostanziale vuoto di idee o contrabbandano solo dei luoghi comuni e delle banalità.

Il pensare autentico è, invece, elaborazione, esplorazione, introspezione, scavo in profondità per scoprire il mistero che è in noi e ci avvolge.

Le quattro operazioni della mente, tutte necessarie, sono dunque la parola, la lettura, la scrittura e il pensiero.

Ma, senza l’ultima, le altre si afflosciano, e i grandi maestri sono quelli che hanno messo in pratica il detto dei “Pensieri” di Pascal: “Impegnarsi a pensare bene è il principio della morale”.

Per essere uomini liberi, consapevoli e senzienti bisogna salire in cima alla piramide e pensare, perchè solo pensando e facendo della morale il proprio costume di vita si puó scegliere bene.

https://www.facebook.com/toninosalsone

Libri: “La balena alla fine del mondo”, di JOHN IRONMONGER

JOHN IRONMONGER

“La balena alla fine del mondo”

Se posso valutare con le stelline, le darò 5 su 5 Petra Van Dijk

Joe Haak, un trentenne lavora come analista finanziario nella grande città (Londra). Ha inventato un programma in cui si può prevedere l’andamento del mercato finanziario, il programma fallisce e fa crollare la sua banca. Non riesce a gestire lo stress e scappa. Arriva a St Piran, un piccolo paese dei pescatori in Cornovaglia. Li inizia la storia.. con la balena che arriva nella baia, con Polly in cui si innamora, e con un virus d’influenza che proviene dall’Asia. Sarà la fine del mondo? Però tutto è collegato.. come finirà?

Il libro è scritto nel 2015, ma racconta così in dettaglio se fosse il scrittore ha vissuto la pandemia appena passato, incredibile. Pure non è soltanto il racconto del virus, e di Joe e del suo programma inventato, ma è anche il racconto dei puntini, i puntini che vengono uniti e cosi, tutte le cose nel mondo sono collegati.

Il paese St. Piran mi fa ricordare al paese Polperro in Cornovaglia dove sono stata più di 30 anni fa, accessibile soltanto da 2 strade rapide scendendo giu verso il mare, il paese nascosta in una baia e non visibile dal lato mare. .. un salto nel tempo, ma anche un libro per farti fare tanti riflessioni.

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

VORREI SAPERE, di Tania Scavolini

VORREI SAPERE
Squarci di cielo – poesie di Tania Scavolini


Vorrei sapere cosa si prova
a non soffrire
fermando il tempo quando è felice
cogliendo il senso intenso della gioia
Ma il quadro della vita è in divenire,
colori, oltre che splendenti, spenti.
Oltre che viaggi, brusche frenate, attese infinite, dolori inattesi…
Vorrei sapere cosa si prova
a ripartire dalle paure, dai tormenti.
E resto qui con una valigia vuota,
le spalle pesanti di fatica
che troppo a lungo hanno pianto.

taniascavolini 29 ottobre 2022

Io sono uno straniero in questa terra, di Giuseppe Scolese

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Io sono uno straniero in questa terra
E pietre e confini moltiplicati, radure e ceppi e catene,
e uomini al confine, stanchi e cupi, uomini senza forma.
Ammassati come polli, inutili, mortificati, in balia dei capricci
del mare e dei giudizi degli ignoranti.
( Chi poteva sapere in quali terre sarebbero fuggiti,
dopo che le loro case sarebbero state un mucchio
di polvere).
Chi alza i muri di filo spinato, ha costruito prima il muro
del cuore.
Siedono in fila sulle loro comode poltrone, coi fogli di
protocollo, le sante scartoffie delle loro leggi. Oh come
parlano bene, nel lungo palazzo della solitudine,
sembrano tanti pinguini vestiti a festa.
” Io sono uno straniero in questa terra, dove l’aria
ha finito di parlare, i canti sono divenuti sangue, e
la mia patria una carneficina. Chi ascolterà la mia
nuda parola? Apro le mani inutili, le braccia inutili,
le gambe inutili, lo sguardo inutile, il mio grido
inutile! Chi di voi mi ascolterà? “
Giuseppe Scolese
30-04-2016

Racconti. “Istruzioni per l’uso”: umiltà, pazienza e coraggio, di Antonino Salsone

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Al termine “resilienza”, oggi abusato da tanti perché fa “trendy” ed è perciò omologato e omologante, voglio opporre un famoso proverbio siciliano: “Calati juncu, ca la china passa”.

Mi piace di più, lo sento mio, è pieno di immagini forti, rimanda alla mia infanzia trascorsa nei campi che trasudano di selvaggio, di natura, di Aspromonte. Perché il giunco, così umile, si piega ma non si spezza.

Il sapore del proverbio è “gattopardesco, ma trovo un rimando anche con la ginestra leopardiana, anch’essa umile e fragile, che però spande il suo profumo anche dove c’è distruzione.

Nei momenti bui della nostra vita, quelli in cui non siamo compresi o veniamo denigrati strumentalmente, oppure una cosa bella costruita con sacrificio e dedizione viene violentemente attaccata con azioni che portano divisione e distruzione, trasformiamoci in “giunco” e “ginestra”.

Se saremo umili e sapremo continuare ad effondere incessantemente il profumo che promana dalla nostra caverna interiore e dal nostro cuore, l’alba sorgerà inesorabile e per i demoni della notte non vi sarà scampo.

Si tratta solo di pazientare e di essere umili ma senza cedere, perchè la saggezza popolare che è insita nel proverbio insegna il coraggio, non la resa.

Racconti: La fontana della giovinezza

Me Piemont: La fontana della giovinezza

Tanti anni or sono, in un luogo imprecisato del nostro Piemonte, vi era una fontana che vantava una caratteristica eccezionale: posticipava la vecchiaia.

Se ci si immergeva in essa non si ringiovaniva, la sua peculiarità era quella di rallentare l’invecchiamento corporale bevendo la sua acqua.

Il segreto era conosciuto da Antonio che l’aveva scoperta in una grotta poco distante da casa sua e vi si recava nottetempo.

L’intuizione gli era venuta osservando alcuni animali che lì si abbeveravano ed erano più vispi rispetto agli altri esemplari della stessa specie.

E, sempre con l’osservazione, scoprì che quell’acqua speciale aveva un duplice effetto, rinvigorire il fisico e renderlo longevo in modo particolare.

L’acqua portentosa riduceva della metà gli effetti nefasti del tempo sull’organismo, passati vent’anni l’invecchiamento corporale era soltanto di dieci anni.

Antonio e la sua famiglia bevvero per tutta la loro lunga vita quell’acqua miracolosa in segreto, senza condividere il segreto con nessuno.

Antonio, che ben conosceva l’animo umano, comprendeva che la condivisione di tale scoperta avrebbe scatenato gravi conseguenze per l’accaparramento della fontana.

E così Antonio e la sua famiglia si godettero i benefici di quell’acqua portentosa; i compaesani credevano che fossero longevi di natura.

Se vi capita di vedere degli animali del bosco particolarmente vispi e sentite gorgogliare dell’acqua in una grotta vicina state ben accorti.

Potrebbe trattarsi della miracolosa fontana della giovinezza che vi garantirebbe una lunga vita; in ogni caso l’acqua di fonte male non fa.

Racconto inedito scritto da Ernesto Martinasso

“I racconti del giovedì”.

Racconti: Si critica ogni cosa, di Marina Donnaruma

Buongiorno ☀️🌻🍁🍂

Stamattina vorrei esprimere un mio parere, si critica ogni cosa, il peso di un attrice, le rughe sul viso, ogni imperfezione sottoposta al vaglio e critiche, anche aggressive, offensive ed in genere ad umiliare la persona. Vorrei annunciare, ad esempio, a quelli che criticano le rughe di una donna, forse non le avete? Vorrei dire a chi critica quelli che hanno qualche anno in più, forse la vecchiaia non è per tutti? Faccio un lieto annuncio, chi ha venti, trenta anni, anche loro ne avranno sessanta, settanta ecc.

Quindi da che pulpito viene la critica? Da chi è immortale? Chi critica un attrice con qualche chilo in più, forse non ha problemi di peso o cellulite? Forse voi tutti non avete cellulite, pellecchie, peso in eccesso e avete pelle tonica e soda? Non siamo perfetti, la perfezione non esiste, invecchiamo e può capitare che ingrassiamo, Bisogna farsene una ragione.

Chi combatte il tempo ha un viso plastificato, zigomi innaturali, tette finte, tutto ricostruito,e alla fine si muore tutti e si invecchia tutti. Fatevene una ragione😁

Libri: Fiore di Roccia di Ilaria Tuti

Ilaria Tuti

FIORE DI ROCCIA

La storia di Agata e di tante donne che la guerra, voluta da uomini, ha reso protagoniste nel dolore, nella fatica, nei sogni e nei desideri che si perdono tra quelle vette che dovranno raggiungere con gerle colme di qualche speranza e di tutto quello di cui la morte ha bisogno in quelle trincee.

Gli occhi scorrono su parole dolci che narrano la tragedia con l’amore di un sogno e con la certezza che la gioventù consumata non potrà più tornare.

Resteranno quegli odori, quegli occhi spenti, quelle lacrime che a volte si accompagnano a qualche sorriso per poi tornare in quella guerra che consuma anche l’amore. Non avevo ancora letto nulla di questa scrittrice ed ora ho scoperto la dolcezza e la capacità di far vedere attraverso le parole.

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Claudio Marchetti

BASSA MAREA, di Teresa Tropiano

BASSA MAREA
Come cambia il vento,
dall’oggi al domani
e come cambia l’umore
di noi esseri umani!
Basta poco, un istante
ed è già mutamento.
Io, che nell’anima mia,
ho il mare tutto intero,
irrequieta mi sento
nel mio inconscio profondo
sicché riemergo al senno
che a toccare il fondo
ci vuol coraggio davvero!
Invoco tempesta
perché il silenzio m’annoia,
cerco intense emozioni
che mi diano la gioia
per scacciar via l’ombre
dalla mia folle testa.
Ma quando l’onda tua
dolcemente m’avvolge
non so più cosa fare,
mare immenso e sincero
ché nell’ubbia apnea
potrei pure annegare.
Amore, mettimi in salvo,
nella bassa marea.
Rischierei d’affogare
sola qui, nell’immenso
dove ormai non si tocca.
Tu conducimi a riva
finché il vento mi baci,
e nel cuor mi respiri
poi mi taccia la bocca.
Teresa Tropiano