Io sono uno straniero in questa terra, di Giuseppe Scolese

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Io sono uno straniero in questa terra
E pietre e confini moltiplicati, radure e ceppi e catene,
e uomini al confine, stanchi e cupi, uomini senza forma.
Ammassati come polli, inutili, mortificati, in balia dei capricci
del mare e dei giudizi degli ignoranti.
( Chi poteva sapere in quali terre sarebbero fuggiti,
dopo che le loro case sarebbero state un mucchio
di polvere).
Chi alza i muri di filo spinato, ha costruito prima il muro
del cuore.
Siedono in fila sulle loro comode poltrone, coi fogli di
protocollo, le sante scartoffie delle loro leggi. Oh come
parlano bene, nel lungo palazzo della solitudine,
sembrano tanti pinguini vestiti a festa.
” Io sono uno straniero in questa terra, dove l’aria
ha finito di parlare, i canti sono divenuti sangue, e
la mia patria una carneficina. Chi ascolterà la mia
nuda parola? Apro le mani inutili, le braccia inutili,
le gambe inutili, lo sguardo inutile, il mio grido
inutile! Chi di voi mi ascolterà? “
Giuseppe Scolese
30-04-2016

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