lucia triolo: l’unica verità

Ecco 
la mia immagine
torna a scuotermi la carne
ad attraversarmi
come fossi
un santuario di schegge di ragione 
viva vivente.
Suda il profumo opaco altalenante
dell’incenso sull’altare di un io
in combutta con le sue ferite.
Si accalca su di me perplessa,
mi impietrisce,
si guarda attorno
non riunisce le coscienze che osservano scompigliate,
sa che affondano
per questo è qui lei,
la parte di me che appare
l’unica visibile verità.

Lucia Triolo: un’adozione

luce anticipata
lo sconosciuto, quasi solo,
solo,
prendeva a cuore due bambini
piccoli, molto piccoli
due fratellini 

miniature da andare a trovare
spesso 
delicatamente ne puliva le foto 
piccole, molto piccole
con dita agili e lente pettinava i
ciuffetti ricci dei capelli
ne rassettava svelto i vestitini
quasi fossero frammenti di sé,
una sua incompiutezza incontrata 
per caso su un’infanzia di altri
e si chinava a baciarne le labbra
il bel sorriso.

Si scambiavano preziosi silenzi

i bambini erano morti
lo sconosciuto aveva
adottato
due piccoli morti

prono, certezza era la terra
qualcosa di fermo

Lucia Triolo: s-vantaggio

Mi guardo lì 
testarda
seduta sul mio s-vantaggio.
Incalza la passione!
Non è ancora venuto fuori l’altro di me,

forse l’ ieri l’altro
perché sono un tempo
testardo, segreto
e viaggio, seduta sul mio s-vantaggio
ostaggio di un treno in corsa
parlo con tutti i passaggi a livello chiusi,
con le vie senza uscita

e sbatto avanti e indietro, 
e sono un arabesco in metamorfosi.
Speranza 
-comunque la vivessi, 
una malattia senza narcotico:
non andrò verso di lei-
sai tutto ciò che non so.

La semplicità del caos in me
zampilla come un pene
in un’acquasantiera

lucia triolo: Agosto di questi giorni

E questi giorni di Agosto
fieri, eterni
aggrappati alla distanza
tra ieri e domani
dentro il bicchiere del the freddo

così questi che
non riesco ad affondare
né a far galleggiare
come traverse di una vita
(mia, degli altri, che importa?)
percorsa solo a tratti.

Cedo tutto purché resti la voce
a chiamare implorare gemere
Tu dici: 
ci vestiamo
perché ci si possa acchiappare,

contati le dita
uno è irraggiungibile
poi
attraversati controcorrente

lucia triolo: prima amante

Modificaprima amante

il contesto non sembrava interessante 
i pecorai e le pecore
erano più a sud, forse più a nord
… nei pressi

se ne sentiva l’odore e
l’assenza

ma il rapporto era assai diretto:
figlia di, 
sorella di, 
moglie di
madre di, 
amica di…
e poi vivente, morente
e poi… poi …
prima amante

il pecoraio sentiva
un certo odore 
avvertiva una presenza
l’emblema di corpi che non
si decidevano alla notte rotta

di chi era in somma
questo fantasma angosciato 
di pecore 
senza identità
messe lì al pascolo
sul lato esterno
di ciò che mai ha quiete?

lucia triolo: bambola di paglia, ballata per una canzone

Amore che si rompe,
             amore che si incolla
amor che si trastulla
        e poi che invecchia

Tu sai: adesso non è più come allora
Voltati indietro
                     guarda:
sei sdraiata nel prato,
        gonfia la gonna al vento
e le sue mani dentro.

        Bambola di paglia:
lui accende un fiammifero
          e ti infiamma.
Prendi fuoco al suo tocco
                 e non ti spegne.

Lascia che ti consumi
lentamente.
La cenere d’amore
disperderà in campagna
E l’orologio gira
e gira
mentre la notte avanza

Amore ch’è finito
              eppur continua:
che nulla sia perduto
        di quell’ora.
Il prato ormai invecchiato
             segna la tua sagoma ancora.

Amore che si rompe,
amore che si incolla
amor che si trastulla
amore che s’immola

lucia triolo: in un attimo

C’è stato un tempo,
una brusca emozione nella vita allo specchio 
vissuta.
come su un trapezio volante

balzavo da una cima all’altra dei desideri:
due balzi nel poco, il doppio nell’eccesso,
l’infingardaggine negli uni, 
la sfrontatezza negli altri

e io, nel vuoto, a guardare lo specchio piegarsi, 
strizzarsi, distendersi, allargarsi, 
aggiustarmi il cappello sul volto, 
sorridere alle unghie dipinte, 
offrire una rosa alla ruga dei
miei compleanni, 
lì, sotto l’occhio sinistro.

C’è stato un tempo che lo specchio 
interrogava:
“tu, dei miei desideri che sai,
sei ancora una memoria elegante
e slanciata?”

E’ passata una vita
in un attimo,
uno sguardo
profondo ma anche di sfuggita
dentro noi
nella contrazione dei giorni, delle ore, 
dei minuti
un attimo insomma che, come una bella, 
si guarda allo specchio.
e lì sa tutto di sé.

“Sapessi cosa riflettono gli attimi 
-diceva lo specchio-:
una vita? Ah, come è poco una vita!”

C’è stato un tempo, 
un singhiozzo del tempo
e c’è ancora, quel tempo
ieri, domani 

o forse non più.

lucia triolo: volli te

Volli te
come si vuole
il mal di testa
per un ospite molesto.

Volli te
come si vuole
il veleno per i topi.

Volli te
come si vuole
la buccia di banana
per lo scippatore
o uno sgambetto d’autore.

Volli te
come in graduatoria
si vuol che si ritiri
chi ci sta davanti.

E poi volli te
come si vuole,
dopo la battaglia,
la bandiera garrire
sulla punta
della lancia

Ma tu,
tu volevi solo
essere baciato.
E io
non avrei fatto male
ad una mosca

Lucia Triolo: dies natalis

All’ angolo, lì dove la strada quasi sbatte
contro di sè
quella sagoma,
indefiniti i contorni,
non vuol dir nulla.
È solo un mucchietto
senza sguardo
ne’ voce,
non so da dove venga.

Il giorno che pensa a me
è solo una raccolta di telecomandi rotti
-con le batterie scariche
e una stirpe regale di chips-
eroi sconfitti di insondabili realtà virtuali
cui credere per fede
Una rivisitazione dell’al di là?
Qui non si dice ne’ si ne’ no
e la morte non lascia traccia.

Ma io muoio davvero
Quando la mia tenerezza
invaderà il mondo?
Quando lo accenderà
di fiamma e luce?


Ecco sarà compiuto
il tempo
mio
e il mio
insognabile sogno.
Ecco sarà il giorno
in cui nacqui
alla fine.

Lucia Triolo: la casa cattiva

Camminano le orme,
si infittiscono, corrono agitate
nella tempesta

La casa dove nacque
saltella sempre là con la corda
piroetta frustate sul giardino della polvere
grigia e pallida come
una vecchia bambina spettinata e irriguardosa

ha ancora quell’ odore che si incarna
sulla pelle come un tatuaggio
e non te ne disfai più.

Ma l’ uomo non l’ha portata con sè
in tasca ha solo
la finestra occhiuta
il vento la sbatte,
vento trascinato dal vento
pioggia bagnata dalla pioggia,

i piedi della mente ghignano ancora
tempeste d’anima, dolori umidi
paure trapassanti dove si incontrano anima e carne,
vaga accanto al suo tempo
la casa lo tiene prigioniero
nella sua aria cieca come una buca

In fondo alla porta d’ingresso
stringe in pugno 
un desiderio inespresso ormai avvizzito.
L’ha incastrato prima che uscisse

Ricordati di non ricordare.

Lucia Triolo: esserti sempre

“Solo questo domando: esserti sempre,
per quanto tu mi sei cara, leggero”
(G. Raboni, Canzonette mortali 1981-83)

inscatolare tutte le pratiche?
congelare i respiri?

è tempo ora di
gettare vuoto nel vuoto
come sale su ferita che
       non chiude

e questa vita
fermaglio di passaggi erranti
           sbagliati 
sbaragliati
                      adesso in fuga

si slegano i dettagli nella mente
vagano dentro la dispensa
di assurdi quotidiani
(in amore)
perdono parola
acquistano in ululato

e le insonnie di queste vigilie
(come sta fermo un ti amo!)
a contare il tempo con un pallottoliere
perché sia colorato
a riaccogliere il vuoto
a riempire di per sempre l’ attimo

Esserti sempre!

ora in L. Triolo, Debitum

Lucia Triolo: la sagoma

Tenendomi per mano
ho attraversato il ponte
prima che crollasse
Strano, 
ritrovo la sagoma
là sulla sponda ebbra di specchi sfilacciati.
Solo una pulce avida di polvere vede 
il mio nome imbrunire 
sulla
sponda opposta

Il crollo fu di notte quando la sagoma
iniziò a dibattersi 

Salvator Dalì, il ponte rotto

Lucia Triolo: schiaccianoci

Ho estratto dalla borsa i versi
lastricati sulla mia voglia
e li ho obliterati per sottrarli
alla logica dei fatti
-dove sei?-
Varranno ancora per i prossimi
90 minuti
poi non ci sarà più nulla
dentro il tegame della veglia
se non faccio a pezzi
questa pura lussuria.

Non era vero che potevamo
addentare la luna
solo col tuo desiderio e la mia miseria
-è la’ che mi attendevi?-
Non funzionano
da schiaccianoci, o forse
la luna non è noce
per noi.

Lucia Triolo: omelie

Siamo nati molte volte
tante per quante siamo da stanare dietro
ombre mascherate
e le nostre ombre sono solo omelie

offri loro la benedizione del vino
falle ubriacare
rivestile di specchi
falle impazzire
poi bruciale:

al rogo al rogo le ombre
al rogo le maschere
la loro chiassata!

Lucia Triolo: non fateci caso

non fateci caso
abitare il pericolo è
come bere un bicchiere d’acqua colorato
da tua sorella su un quaderno
allunghi la mano
afferri un ponte volante
…il resto non sai

nella pagina dopo
si gonfia un galleggiante
è bucato 
ma sei ancora vivo
tua sorella guarda verso di te
nuota rivelando la 
rapidità di cambiamento tra i soggetti:
un vedersi guardare

una storia appare e scompare
è sempre una storia da raccontare

Lucia Triolo: Presente!

quel momento che mi parla dentro
non ascolta l’ora
continua a fornicare con la
mia salma:
sa che ho vissuto!

é in collera con me perché
sono in disaccordo
con i suoi tanti dondolii
di fughe.
“Presente” mi lascia gridare sola
al mio funerale

si promette a piccoli diamanti 
di sole