Lucia Triolo: la casa cattiva

Camminano le orme,
si infittiscono, corrono agitate
nella tempesta

La casa dove nacque
saltella sempre là con la corda
piroetta frustate sul giardino della polvere
grigia e pallida come
una vecchia bambina spettinata e irriguardosa

ha ancora quell’ odore che si incarna
sulla pelle come un tatuaggio
e non te ne disfai più.

Ma l’ uomo non l’ha portata con sè
in tasca ha solo
la finestra occhiuta
il vento la sbatte,
vento trascinato dal vento
pioggia bagnata dalla pioggia,

i piedi della mente ghignano ancora
tempeste d’anima, dolori umidi
paure trapassanti dove si incontrano anima e carne,
vaga accanto al suo tempo
la casa lo tiene prigioniero
nella sua aria cieca come una buca

In fondo alla porta d’ingresso
stringe in pugno 
un desiderio inespresso ormai avvizzito.
L’ha incastrato prima che uscisse

Ricordati di non ricordare.

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