Renzo Penna: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

Alessandria: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

“Condividendo molto le ragioni del Comitato che a Spinetta Marengo si batte per tutelare la salute degli abitanti, rivendicando nei confronti della Solvay la messa al banco delle produzione nocive e chiedendo agli Enti di controllo e alle Istituzioni un maggiore impegno e trasparenza nelle loro importanti funzioni, debbo però con franchezza dire che lo slogan “chiusura e bonifica subito” non mi convince e non mi trova d’accordo.

Infatti, oltre a contrapporsi ai lavoratori della Solvay senza offrire loro una credibile alternativa occupazionale, la storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica, ma scarica i costi e le conseguenze di un sito inquinato non su chi lo ha causato, spesso aziende private, ma sul pubblico, cioè a carico della collettività che le risorse per le bonifiche sovente non ha.

Una battaglia giusta, ma molto difficile come quella condotta dal comitato di Spinetta ha bisogno, per risultare vincente, del pieno sostegno delle istituzioni (Comune, Provincia, Regione) e della condivisione da parte delle organizzazioni dei lavoratori, anch’esse interessate alla salute dei lavoratori, per non risultare isolata nei confronti delle iniziative della multinazionale belga. Da questo punto di vista l’esperienza unitaria del sindacato, del Comune e delle strutture sanitarie portata avanti, con costanza e per anni, nei confronti della Eternit di Casale Monferrato rappresenta un utile situazione da prendere come riferimento”.

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Tu, Laura Neri

Tu

‘Stu tiempo malandrino

m ‘arricorda …

È tarde s’è fatte notte

e tu si chille ca arrivave e io te vasavo

Ah si te putesse parla’

Pure stanotte te dicesse

‘o vire ca ‘stu core nun se ferma?

Chiagne

Ie me sento ‘mbriaca

Ie nun capisco niente.

Vulesse turna a nascere …

Ma comme è doce ‘ o silenzio

E tu damme ‘na voce

chiammame

io sento …

# Laura

Viaggio nella poesia francese: la poesia visiva di Guillame Apollinaire

Salerno, ore 12:13

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Il più grande innovatore della poesia del primo Novecento è, senza dubbio, Guillame Apollinaire. Personaggio eclettico: poeta, scrittore, critico d’arte e commediografo. Rivestirà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’arte moderna, in particolare nel passaggio dal Simbolismo all’ Avanguardia. Nota distintiva di Apollinaire è la sua poesia visiva. 

Guillame Apollinaire, pseudonimo di Wilhelm Albert  Wlodzimierz Apollinaris de Vaz-Kostrowicki, nasce a Roma nel 1880, figlio naturale di un ufficiale borbonico napoletano e di una nobildonna di origine polacca naturalizzata russa. I genitori, però, si separano presto e lui si troverà a lasciare Roma per seguire la madre sulle orme di Parigi. Avrà una gioventù tormentata da amori difficili, ma sarà  proprio a Parigi che avrà la possibilità di immergersi completamente nella realtà letteraria e artistica dell’epoca. In quel periodo, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento,  il mondo affronta grandi cambiamenti dal punto di vista scientifico e artistico. Dobbiamo annoverare, infatti, la nascita di quattro movimenti artistici che influenzeranno non poco il pensiero e l’opera di Apollinaire: l’ Espressionismo, il Cubismo, il Futurismo e l’ Astrattismo. L’ estetica cubista  sarà quella che condizionerà in maniera preponderante la sua attività letteraria,  anche grazie all’ importante amicizia che coltiverà con Pablo Picasso. Si avvicinerà alle idee del movimento futurista italiano dopo l’ incontro con il fondatore del Futurismo, Tommaso Marinetti. Ha modo di apprezzare la pittura metafisica di Giorgio De Chirico e quella espressionista di Henri Matisse. A causa del suo  carattere estremamente irrequieto, sarà accusato di essere l’autore del furto del dipinto della Gioconda, avvenuto il 20 agosto del 1911, a seguito del quale sarà arrestato e incarcerato, salvo poi essere rilasciato in quanto persona estranea ai fatti. Successivamente si saprà che l’autore del furto è l’italiano Vincenzo Peruggia, dipendente del Louvre, che dichiarerà di aver compiuto quel gesto per restituire la Gioconda all’ Italia. In piena sintonia con le idee futuriste, note per le loro manifestazioni interventiste, Apollinaire partecipa come volontario al primo conflitto mondiale, definendo la guerra “un grand spectacle“. Incredibilmente quel conflitto gli fornirà grande soddisfazione personale. Le vicende belliche  diventeranno materia fertile per la sua ispirazione poetica. Nel 1916, però, rimane ferito a una tempia e subirà un delicato intervento chirurgico che lo vedrà costretto a ritornare a Parigi. Morirà nel 1918, due giorni prima dell’armistizio, colpito dal virus dell’influenza spagnola, assistito dalla moglie Jacqueline Kolb e dal poeta e amico Giuseppe Ungaretti, giunto presso di lui  per comunicargli la vittoria dell’Intesa. 

Esordisce con opere di narrativa, “Undicimila verghe” del 1907 e   “Bestiario” del 1911; e  con opere  di saggistica, ” La poesia simbolista” del 1909 e “I pittori cubisti” del 1913.  Ma saranno le poesie le opere in cui darà dimostrazione delle sue doti più eloquenti . Del 1913 è una delle  sue raccolte più importanti, “Alcools“, in cui è possibile distinguere l’impronta del Simbolismo mista a una poesia triste e malinconica di romantica memoria. Ma, allo stesso tempo, la forma è ricca di suggestioni che rinnovano l’espressione letteraria dell’epoca. Già in alcune liriche di “Alcools” si sovrappongono e si contrappongono nella maniera più eterogenea immagini e motivi tipici dell’estetica cubista, ricercati in modo da impressionare il lettore. I temi dell’amore e della malinconia, tipici del Romanticismo, si alternano con parodie di poesie e poemi pittoreschi. La forma è caratterizzata dal verso libero, dall’assenza di punteggiatura, da ripetizioni e sinestesie. La raccolta  più rappresentativa della poetica di Apollinairela più rilevante nel determinare l’innovazione estetica letteraria e la più ampiamente contraddistinta dall’ascendenza cubista è, sicuramente, “Calligrammes” del 1918. E’ qui che Apollinaire si dedicherà alla produzione della poesia visiva. Il calligramma è un componimento poetico in cui il poeta dispone le lettere e le parole del testo in modo da formare un disegno, un’immagine che coincida con il tema trattato dalla poesia. Se la poesia ha come soggetto la donna, le lettere saranno disposte in modo da formare l’immagine di una donna.  Per dirlo con le sue parole: “Un insieme di segno, disegno e pensiero, la via più corta per esprimere un concetto e obbligare l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta.

Calligramma “Versi per Lou“, dedicato alla sua amata.  Fa parte della raccolta postuma ” Versi per Lou e altre poesie”

Riconosciti

Questa adorabile persona sei tu 

Sotto il grande cappello da canottiere

Occhio

Naso 

La bocca

Ecco l’ovale del tuo viso

Il tuo collo bellissimo

Ecco infine l’immagine non completa del tuo busto adorato

Visto come attraverso una nuvola

Un pò più in basso è il tuo cuore che batte
   La lirica che preferisco di Apollinaire appartiene alla raccolta “Alcools” e si intitola “Il ponte Mirabeau“. Apollinaire la compone in un periodo di profonda crisi d’amore, dopo la rottura con la sua amata, la pittrice Marie Laurencin. L’amore svanisce e porta via con sé ogni speranza. Nel testo l’amore è simboleggiato dall’immagine del fiume che scorre sotto il ponte. Come il tempo che passa inesorabilmente, così la felicità diventa sempre più irraggiungibile.

Sotto gli archi del ponte Mirabeau 

scorre la Senna e insieme i nostri amori

Fa bisogno che io me lo ricordi?

Sempre veniva gioia dopo il dolore

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

Stiamocene con le mani nelle mani

a faccia a faccia mentre l’onda passa

sotto il ponte che fan le nostre braccia

stanca di quegli sguardi eterni, eguali

    Venga la notte suonino le ore

    i giorni vanno io resto

L’amore se ne va come va questa

acqua corrente, se ne va l’amore

Com’è lenta la vita e invece come

la Speranza si avventa.

     Venga la notte suonino le ore

     i giorni vanno io resto

Passano i giorni e passano le settimane

né il tempo che passò torna o gli amori

Sotto gli archi del ponte Mirabeau

scorre la Senna

       Venga la notte suonino le ore

       i giorni vanno io resto

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“Assenza” di Gabriella Petrelli

Il vuoto che lascia la perdita di una persona cara è incolmabile e la morte della madre, nella lirica di Gabriella Petrelli, è resa così tangibile e palpitante tanto da sentirsi presi dall’emozione pura e sofferta di ultimi e preziosi istanti. Versi che accarezzano un dolore e assecondano la disperazione quasi a voler lenire la lacerazione del distacco. Mi viene da pensare che sia un’elegia consolatoria che si sostanzierà nella nascita di un fiore, nella vita che si rigenera e ridona amore. Una lirica di una bellezza pura e accorata, dimostrazione di un Amore infinito che neanche la morte potrà mai annientare. [Maria Rosaria Teni]

Ti ho amata
Tanto
L’ anima lacerata
Si curva docile
Sull’assenza.
È stato difficile
Raggiungerti
Nel buio del tuo dolore
Dove ogni riverbero
Della vita
Si spegneva
In un flebile pianto.
Volevo recarti
Il fuoco sacro
Ma respingevi ogni scintilla.
Lo accendero, madre, per me
Così il tuo amore
Sara in ogni gesto,
Come un fiore
Che mi sorprende
Nella luce fioca dell’alba.
Gabriella Petrelli

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ph Eleonora Mello

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Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Dark Spell… #prosepoetry #haibun #ekphrastic-poem

Posted on  by Jane Aguiar

where dawn meets the dusk
my arms outstretched for a hug
became straight line 

Kir stretches out his arms to embrace Zhenya passionately

With the help of a dark spell, she forces him to love her again but she chants the wrong spell and stops the fountain, the flow of water and time.

the season’s image
reflection in calm water
like soul’s mirror image

He deceives her in love but she loves him deeply 
After learning that she will be the mother of his child, she wants him back 
She meets a Yogini and learns a dark spell interestingly

In the wedding ceremony of the lovers, 
she recites, ‘I am yours and you are mine’ 
Thinks that her best friend and her groom are true lovers 

She steps down and falls. 
The groom helps her, though it disrupts their wedding
As she chants, her lover re-enters her life only to shower love like heavy rainfall 

He is so engrossed in love that he is not even aware of the child
Loves only and does not allow to take care of the baby
Finally, bored and panicked, she becomes wild

Plans to kill him and an accident occurs 
Even after he dies, his soul yearns 
to become forever hers

Amo” I love you!
love deeply from head to toe
dark spell, drowns me in you

Copyright ©️2022 Jane Aguiar 

Pic Credit: Dark spell 

Written in response to:

what-do-you-see-156 by Sadje 

tankatuesday-poetry-challenge-no-294-10-18-22-ekphrastic-photoprompt by Colleen 

w3-prompt-25-weave-written-weekly by David 

” Amo” means boss. She becomes the boss as she rules his soul. I tried to write idyll haibun for #tankatuesday-syllabic-poetry (one prose and one haiku) according to the rule, the title should connect to the poem.

Thank you for reading!

Stay Blessed! 

Irene Doura-Kavadia cura la traduzione della poesia di Joan Josep Barcelo dall’italiano al greco e all’inglese

La poesia è magica in qualsiasi idioma

Foto : Irene Doura-Kavadia scrittrice e poetessa

Ίσως αύριο βρεις τη σκόνη
μιας αβέβαιης μοναξιάς
από λέξεις σκόρπιες στο κενό•
εκείνα τα ανείπωτα λόγια
από φόβο μήπως πεθάνεις στην εγκατάλειψη –
και τότε θα καταλάβεις τη ζωή
που κρύβεται κάτω από τα ψέματα
μιας βαριά πληγωμένης ψευδαίσθησης
προσμένοντας την ανυπαρξία
.
.
forse domani troverai la polvere
di una solitudine incerta
di parole scadute nel vuoto
quelle parole non dette
per paura di morire nell’abbandono
e allora capirai quella vita
che si nasconde sotto le bugie
di un’illusione gravemente ferita
aspettando di non essere niente

potser demà trobaràs la pols
d’una soledat incerta
de paraules caducades en el buit
aquelles paraules no dites
per por de morir abandonat
i llavors entendràs aquella vida
que s’amaga sota les mentides
d’una il•lusió greument malferida
esperant no ser res
.
.
maybe tomorrow you will find the dust
of an uncertain loneliness
of words scattered, in the void;
those unspoken words
for fear of dying in abandonment
and then you will understand life
that hides under the lies
of a badly wounded illusion
awaiting nothingness

joan josep barcelo
English and Greek translations by Irene Doura-Kavadia

👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/23/irene-doura-kavadia-traduce-in-greco-la-poesia-di-joan-josep-barcelo/

Irene Doura-Kavadia traduce in greco e in inglese la poesia di Joan Josep Barcelo

Foto : Joan Josep Barcelo poeta e artista

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE, di Daniela Patrian

PENSAVO FOSSI UN GIRASOLE

Pensavo fossi un girasole

e ti ho portato nel mio sogno;

perchè,

in una folla di rose

scelgo il girasole,

semplice onesto e retto .

Pensavo: lui è un girasole

porta speranza alle persone..

Ti portai nel mio campo di girasole

alzammo il volto verso il cielo,

apparve una meravigliosa fiducia,

insieme le nostre anime volarono via.

Daniela Patrian

dipinto colori acrilici ,acquarelli

Essere fragili è tipico degli esseri umani, di Cinzia Perrone – Autrice

Essere fragili è tipico degli esseri umani: vi sono però persone che riescono bene a nascondere la propria fragilità indossando una “maschera” di forza e risolutezza. La fragilità denota una spiccata sensibilità, e non è un qualcosa di cui vergognarsi.

Alcuni individui ritengono che la fragilità sia una forma di debolezza, ma in realtà chi riesce a mostrare le proprie fragilità senza timore del giudizio altrui è una persona libera e quindi più felice.

Il segreto per stare bene con se stessi risiede nell’accettare le proprie debolezze e fragilità senza accanirsi contro di esse o combatterle come fossero dei nemici: fanno parte di noi e contribuiscono a renderci esseri umani unici e diversi da tutti gli altri.

Fragilità non significa necessariamente debolezza. Implica piuttosto la capacità di provare emozioni, empatia con gli altri. Le persone fragili non sono indifese come spesso erroneamente si ritiene: la loro forza è tutta nei sentimenti e nella capacità di entrare in sintonia con il prossimo.

Libri: La strada di Cormac McCarthy

La strada di Cormac McCarthy

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Cristina Costa

La strada

Cormac McCarthy

Noi non mangeremmo mai nessuno, vero?

No. Certo che no.

Neanche se stessimo morendo di fame?

Stiamo già morendo di fame.

Hai detto che non era così.

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame.

Ma comunque non mangeremmo le persone.

No. Non le mangeremmo.

Per niente al mondo.

No. Per niente al mondo.

Perché noi siamo i buoni.

Sì.

E portiamo il fuoco.

E portiamo il fuoco. Sì.

Ok.

Certo che dopo Cecità di Saramago, La strada non è certo la strada giusta per tirare un sospiro di sollievo.

Sono passata da una cecità bianco latte, ad un mondo grigio cenere.

“Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo”

La strada è un libro essenziale…in tutti i sensi.

…è una distopia essenziale, indispensabile leggerlo almeno una volta nella vita;

…è essenziale nella scrittura, una scrittura scarna, priva di fronzoli, di giri di parole, non esiste il superfluo, non c’è più nulla di superfluo, anche i puntini e le virgolette dei dialoghi sono di troppo;

…è essenziale nelle ambientazioni e nei colori: solo ed esclusivamente desolazione, terra bruciata grigio cenere, polvere, tanta polvere da sentirla quasi in bocca, riga dopo riga, alberi bruciati, animali estinti;

…è essenziale nelle sensazioni: fame, freddo, paura, dolore;

…è essenziale nella trama e nei protagonisti, un padre e un figlio in un mondo post-apocalittico che percorrono la strada verso sud in cerca di terre più calde…eppure

…eppure una volta terminata la lettura ci si accorge di quanto sia denso, intenso, commovente, pieno di piani di lettura, questo libro meraviglioso.

Un padre e un figlio, l’uno l’universo dell’altro, per i quali il passato non conta, esiste solo il presente, il futuro è inimmaginabile.

“Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato”

Una storia con una potenza emotiva devastante, un libro non per stomaci deboli, eppure McCarthy ha saputo farmi arrivare tutto l’amore per la vita, la famiglia e la giustizia.

La vita, a cui padre e figlio sono aggrappati con tutte le loro forze e le energie, le poche che restano.

Camminano inesorabili verso sud, verso la speranza di un mondo migliore, una nuova vita. Il padre sa che sarà pressoché improbabile trovarla, ma non può e non deve privare il figlio della luce della speranza.

La famiglia, si sostengono, si aiutano, si consolano, si raccontano, litigano, discutono e profondamente si amano. Uno il sostegno dell’altro, uno la forza dell’altro, uno la ragione di esistere dell’altro.

Ti posso chiedere una cosa?

Sì, certo che puoi.

Tu cosa faresti se io morissi?

Se tu morissi vorrei morire anch’io.

Per poter stare con me?

Sì. Per poter stare con te.

Ok.

La giustizia, perché anche in un mondo disumanizzato, senza più regole sociali, dove gli uomini per sopravvivere si mangiano a vicenda, loro sono i buoni, coloro che nonostante tutto hanno un gesto d’amore e generosità verso un vecchio incontrato sul loro cammino, un vecchio che chiede aiuto, a loro che hanno pochissimo più di lui.

E allora nel peggior scenario che si possa immaginare, senza luce, senza vita, senza colori, quello che fa da contraltare è il fuoco, il fuoco che accendono per riscaldarsi, per cucinare il poco che trovano, per far luce nel buio denso della notte, il fuoco dell’amore che sono riusciti a conservare nei loro cuori.

Ed è questo fuoco, questo amore, che riapre alla speranza, alla fratellanza, all’accoglienza, non più solo individui ma collettività.

Non tocca a te preoccuparti di tutto.

Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì. Cosa?, disse.

Il bambino alzò gli occhi, il viso sporco e bagnato. Sì, invece, disse. Tocca a me

Buona lettura!

NELLO SGUARDO DENUDATO, Silvia De Angelis

NELLO SGUARDO DENUDATO

Incursione collettiva di gente

sulla parodia d’un mare

privo del sogno levigato d’un caleidoscopio.

Ambigua la moria di predilette telline

scippate sul nascere d’un rantolo d’onda.

Si fa timida la replica d’un volo asimmetrico

recitato da un gabbiano solitario

alla ricerca d’un indennizzo

per mete dissestate dal suo habitat.

Nella tempra di messaggi inclementi

nel coro della quotidianità

si rincorre un apice scorretto

abboccato a chiaroscuri incerti

che s’approprino di luce

nello sguardo denudato….

@Silvia De Angelis

https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

Libri: ”Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Libri: ”Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Margherita Todaro

“Cuore di tenebra” di Joseph Conrad

Ediz. Penguin 

Confesso che mi sono avvicinata a questo libro con molta diffidenza. Avevo sentito dire che si trattava di un’opera dalla grande complessità dovuta al suo  linguaggio oscuro e quasi incomprensibile. Dato che avevo già letto un libro tosto (L’Ulisse), non avevo molta voglia di ripetere l’esperienza, leggere dev’essere un piacere e non una forzatura. 

Tuttavia, ho provato lo stesso a leggerlo, e non me ne sono pentita. Ciò che mi ha fatto innamorare di questo libro è lo stile  evocativo e simbolico di Conrad. Un linguaggio che ti trasporta nell’oscurità più totale, nel buio dell’anima umana. Una poesia sul genere umano e sulle sue debolezze, che incanta chiunque abbia la fortuna di leggerla. Mi viene da paragonare la  prosa di questo libro, al canto delle sirene dell’Ulisse. Irresistibile, penetrante, intenso e ammaliante. 

Un “piccolo” ( per le dimensioni del libro) gioiello. L’inglese di Conrad è qualcosa di sublime e favoloso che fin da subito ti cattura nella sua rete di metafore e simbolismi di vario genere. 

L’unica pecca è che sia troppo corto! Ma forse è proprio  questo che lo rende un romanzo così speciale. I libri non devono essere necessariamente ‘corposi’ perchè possano venire apprezzati. E poi non conta il numero di pagine ma l’intensità del racconto che trafigge l’animo e che lì rimane, per l’eternità.

Ne consiglio vivamente la lettura (in versione originale poi è magnifico!). 

Concludo con un brindisi a Conrad, che ci ha consegnato un romanzo seducente e indimenticabile. Che ci ha lasciato questo bellissimo diamante letterario da mirare e rimirare. A presto Conrad! Non vedo l’ora di leggere i tuoi altri capolavori…

PATRIA, Giovanni Pascoli, recensione di Elvio Bombonato

PATRIA

Giovanni Pascoli

Sogno d’un dì d’estate.

Quanto scampanellare

tremulo di cicale!

Stridule pel filare

moveva il maestrale

le foglie accartocciate.

Scendea tra gli olmi il sole

In fascie polverose:

erano in ciel due sole

nuvole, tenui, rose;

due bianche spennellate

in tutto il ciel turchino.

Siepi di melograno,

fratte di tamerice,

il palpito lontano

d’una trebbiatrice

l’angelus argentino…

dov’ero? Le campane

mi dissero dov’ero,

piangendo, mentre un cane

latrava al forestiero,

che andava a capo chino.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae, 1893

In un giorno d’estate Pascoli sogna di tornare al paese natio, San Mauro; il paesaggio dell’infanzia è ricostruito con pennellate impressionistiche e sensazioni acustiche.

La lirica è onirica e visionaria, il transfert onirico trasforma il sentire qui in un vedere là. L’incipit è un indicatore semantico, una didascalia.

Ballata minima; rime: a bcbca dedea f ghghf ililf; unico verbo l’imperfetto indicativo, che esprime il passato nella sua durata. 22 versi settenari piani (accento sulla penultima sillaba), sono disposti in 4 strofe, più due isolati.

Nella prima strofa assuonano tra loro: ARE / ALE / ATE, nella seconda: OLE/ OSE, nella terza: INO/ ANO, nella quarta: ANE. Quindi la prima strofa è uditiva, la seconda visiva, la terza visiva/uditiva, la quarta uditiva. (Contini).

Pascoli, al solito, usa la sintassi franta (frasi spezzate), la paratassi (frasi brevi, coordinate), o lo stile nominale (frasi senza il verbo).

L’interrogazione improvvisa e inattesa del v. 18 chiude l’elenco in stile nominale della quarta strofa, interrotto dalla domanda improvvisa; il suono delle campane è il punto di svolta, l’agente acustico che rompe l’incanto del sogno, riportando il poeta alla realtà angosciante, perché prende coscienza della propria condizione di esiliato, della propria esclusione, neppure il cane riconosce “il forestiero che va a capo chino”.

Da rappresentazione di voci dell’estate (cicale, maestrale, le fasce polverose, ‘due bianche spennellate/ in tutto il ciel turchino’, indimenticabile, la trebbiatrice) si muta in evocazione del ricordo.

Il significato non conta, il primato spetta al significante, perché le parole sono scelte soltanto per il loro suono. (Beccaria).

Incontro…, Davide Scuotto

Incontro…

Un averla piccola

che apre il suo piccolo becco

e lascia cadere un piccolo fiore

davanti ai miei passi.

Sorride alla sua vita

pulendosi la testa sulle mie dita

e Io ,avevo perso ,la mia.

Guardo il Cielo

e le nuvole formano

un mare minaccioso e grigio.

L’averla piccola vola al suo riparo

ormai impaurita

la guardo allontanarsi

raccontandomi …

Che non tutti i giorni di questo mondo

hanno il coraggio di restare…

E tu non ci sei più.

Davide Scuotto

MAUSOLEO OSSARIO GARIBALDINO, di Silvia De Angelis

Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo Ossario Garibaldino sorge nel quartiere del Gianicolo, poco distante dal Fontanone e dalla Passeggiata del Gianicolo, oltre che alla Chiesa di San Pietro in Montorio.

E’ stato retto nella località nota come Colle del Pino, luogo in cui tra fine aprile ed inizio luglio del 1849 avvenne l’ultima difesa della Repubblica Romana, capeggiata da Giuseppe Garibaldi: tutto il Gianicolo è tempestato di ricordi e onorificenze alla memoria sua e dei suoi seguaci, per volere suo e del figlio Menotti, promotori di un progetto di raccolta dei corpi dei patrioti caduti e di degna sepoltura proprio nel cuore di questo quartiere romano.

Il Mausoleo Ossario Garibaldino, voluto fortemente dagli eredi dello stesso Garibaldi, è il culmine di tale progetto, affidato all’architetto Giovanni Jacobucci e inaugurato a novembre del 1941, con l’obiettivo esatto di accogliere i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale, negli anni che vanno dal 1849 al 1870.

Mausoleo Ossario Garibaldino

Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo appare come un rettangolo recintato, quasi interamente costruito in travertino con tre archi su ogni lato, rialzati da una gradinata. Al centro dell’opera è posto un altare in granito rosso con figure allegoriche che richiamano l’impero romano. Agli angoli si trovano quattro bracieri di bronzo (accesi in occasione di ricorrenze particolari) sorretti da altrettanti piedistalli in travertino, su cui sono ricordate le battaglie più significative per la liberazione di Roma.

Dal retro del quadriportico si accede al Sacrario, chiuso da un grande portale di bronzo, al cui interno sono ricordati i nomi dei caduti e sono conservati i pochi resti, per lo più anonimi, che sono stati rinvenuti. Posto d’onore, in un sarcofago addossato ad una parete del sacrario, hanno le spoglie di Goffredo Mameli, poeta genovese ferito a morte proprio sul Gianicolo, famoso per aver scritto l’Inno d’Italia.

Mausoleo Ossario Garibaldino: informazioni utili

Il Museo si trova in via Giuseppe Garibaldi, 29.
E’ visitabile, gratuitamente, tutti i giovedì dalle 10:30 alle 12:30.(WEB)

CULTURA: Il colore della poesia. Iris G. DM

Il colore della poesia. Iris G. DM

Date: 23 ottobre 2022Author: irisgdm

Oggi ho molte cose da fare,

devo rispolverare la mia vita,

pulire i vetri della finestra che

guardano un campo di papaveri rossi e

di girasoli innamorati.

Devo sistemate il giardino,

con erba verde e

bagnata di rugiada di primo mattino..

Voglio camminare tra gli scogli e

respirare fino a sentire il sale che

penetra nella pelle.

Oggi,

voglio camminare sulla strada che

costeggia il mare,

correre sulla sabbia e

raccogliere conchiglie.

Da oggi,

non voglio più essere sola,

voglio dire parole che

non ho mai detto,

voglio scrivere una lettera

con inchiostro profumato di lavanda.

Voglio truccarmi,

mettere un rossetto,

dare calci ai muri

con i miei tacchi rossi.

Voglio raccontare una fiaba

a chi non la conosce,

voglio essere Biancaneve

oppure Cenerentola,

voglio sognare e

voglio sognare un principe.

Oggi voglio farlo,

lo voglio baciare,

un unico bacio,

un solo bacio che

parte dolcemente da un angolo e

finisce dove il cuore non resiste

e batte forte.

Sognare ,

oggi lo farò,

per cambiare,

per continuare a vivere la vita,

la vita che cambia e continua,

ama eternamente

per essere immortale.Iris G.DM

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e scarpe con tacco alto

https://fb.watch/gkBDWA-DmM/

Muse e musi

Da Frida la loka ( Lombardia)

Mi hanno raccontato che le muse son "desaparecidas".
Che parolieri; romantici; scrittori; sognatori;
anzi che scrivere,
piangono la loro assenza
sorpresi, straniti;
perdere le muse; come perdere la bussola.

Preoccupazione e incertezze assalgono,
In atto, una mareggiata che arrassa con tutto quel'che trova nella sua corsa.
Senza fonti d'ispirazione;
vagano come zombies penna in mano,
taccuino nell'altra.

Taccuino pieno di pagine ingiallite vuote e anche l'anima...
Son " desaparecidas", che nessuno le ha visto in giro;
corpi dei lineamenti delicati e volutuosi.
Veli trasparenti ricamati saggiamente,
che nella pudicizia, lasciano intravedere l'ombra o contorno d'un seno; un fianco... camuffati da lunghi e affascinanti cappelli ondeggianti donando alla pena, vita eterna, mille lodi; disperse nel nulla. Chissà sé Calliope smorza un'acenno di sornione sorriso?

Gli amanti delle muse, sono a secco, in attesa incerta
Aspettano loro ritorno.
Chissà sé lo faranno?...
E i Dei? Vigorosi, incisivi,
anch'essi sembra siano nel inferno,
catapultati sotto terra?
Tempo addietro, girovagavanno
nel cosmo infinitamente stellato ed
offrendo delle folgorazione mistiche.
Mari burrascosi!, venti in tempesta!,
preannunciavano l'ira!
Oppure oggi, adagiati su qualche dirupo, corpi scolpiti,
scrutano l'ira dell'uomo.
Probabilmente lasciano a noi, le scelte, le decisioni, i patti, l'ordine, non divino, ma ordine...

Tua.

21 ottobre, 2022.

Dal blog personale:

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su:

http://alessandria.today

Ottobre mese rosa

22 ottobre 2022

Fiocco rosa.

Colore delicato che annuncia nuova vita
di una bimba che presto diventerà donna
tra sfide e prospettive futura nonna
giorni come petali strappati di margherita.

Quel fiocco rosa con il tempo muta
diventa lotta per sé, per fratelli e sorelle,
angeli di sollievo, occhi brillano di stelle.
Si è insinuato nel corpo a sua insaputa!

Con tutte le forze adesso combattere,
si è in prima linea, è necessario reagire
amara medicina, non si può addolcire,
cambia personalità e anche il carattere.

Affidarsi all’intima preghiera è compagnia
nei momenti quando tristezza assale,
assaporare le piccole cose è ciò che vale,
ti strappa un sorriso e un po’ di allegria.

Elisa Mascia 19-10-2022


👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/22/ottobre-mese-rosa/

Ottobre mese rosa

Herta Müller: la parola e la forbice, di Lucia Triolo (prima parte)

«La parola e la forbice in Herta Müller», di Lucia Triolo.

«Non è vero che ci sono parole per esprimere ogni cosa. E non è neanche vero ch…

Altro…

La parola e la forbice in Herta Müller

READACTIONMAGAZINE.IT

La parola e la forbice in Herta Müller

La poesia di Herta Müller, Premio Nobel per la letteratura nel 2009, nelle considerazioni ficcanti e approfondite della poetessa Lucia Triolo

Il venditore di auto usate di Lionello Capra Quarelli (Golem Edizioni)

Il venditore di auto usate di Lionello Capra Quarelli (Golem Edizioni)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE IN 2022

Trama
In una sera di vento e di pioggia, un passante
scopre in un’automobile il cadavere di Matteo
Laganà, un pregiudicato che gestiva un
piccolo autosalone e praticava il pugilato, ma
arrotondava i magri introiti prestando soldi a
usura e minacciando i creditori.
Frequentava una donna dal passato doloroso.
ingenua, in difficoltà economiche e a lui
completamente assoggettata.
Quest’ultima s’incontrava spesso con
un’amica in un appartamento, dove
avvenivano cose che dovevano rimanere
segrete, e che si trovava a pochi metri dalla
scena del delitto.
La donna, indagata per favoreggiamento, per
paura che il suo segreto sia rivelato, per la
prima volta nella sua vita farà una scelta.
Mentre il commissario De Nicola vive un
periodo particolarmente felice e il PM Enrica
Risso attraversa una crisi personale, si
scoprirà che l’assassino aveva un movente del
tutto diverso da quello a cui gli investigatori
pensavano.


Autore
vive a Torino, dove è nato nel 1957 in una
famiglia intellettuale.
Ha sempre lavorato nella grande industria ma si
occupa anche di teatro. Ha scoperto tardi il
gusto di scrivere, concentrandosi sul genere
poliziesco e creando il personaggio del
commissario De Nicola.
Ha pubblicato L’uomo in nero e altre storie e La
ragazza ingenua, il tipografo e altre storie con
Robin Editore e L’appartamento del primo piano
e altre storie, Un martedì di pioggia e Il delitto
della casa dei Draghi con Golem Edizioni.


Casa Editrice
Golem Edizioni è una casa editrice di Torino.
Fondata nel 2016 da Giancarlo Caselli, grazie alla
sua dedizione e passione, raggruppa autori,
autrici e libri di vari generi, con predilezione per
i saggi, i thriller e i gialli. I libri del catalogo sono
presenti in tutte le librerie e negli store online.

L’Erranza – Il pensiero poetante di Giacinto Plescia

L’Erranza – Il pensiero poetante di Giacinto Plescia

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICEIN 2022

Poesie di Giacinto Plescia

Arte e ricerca scientifica, dall’ideale greco di bellezza, ai solidi platonici, alla sezione aurea ed alla prospettiva vivono un dialogo mai interrotto. Lucrezio parla del vuoto e ci fa ricordare l’indeterminazione di Heisenberg e Planck, per Galileo “la natura parla la lingua della matematica” e Douglas Hofstadter evidenzia come in Escher convivono matematica, topologia e logica. Sulla natura, sul problema della conoscenza e del sapere s’ interroga l’opera di Leopardi, la sua poesia s’intreccia alla filosofia nei versi “questo globo ove l’uomo è nulla, sconosciuto è del tutto”, e alla matematica, segnatamente, alla topologia: i “nodi quasi di stelle” sono un riferimento ante litteram alla teoria dei nodi, i versi “le nostre stelle o sono ignote, o così paion… un punto di luce nebulosa” confermano la sua attenzione per l’universo e richiamano l’astrofisica infatti, adolescente, scrisse la “Storia dell’astronomia“. Si può dire, per parafrasare Shakespeare che ci sono più cose nella poesia, nella filosofia e nella scienza che in cielo e in terra. I versi di Giacinto Plescia, risentono di queste lezioni e letture.

E’ una poesia ben incardinata nei binari del pensiero heideggeriano, quello di Plescia in “L’Erranza”. Dall’indicazione “formale” del pensiero poetante, la raccolta si propone chiaramente di ragionare, più che evocare, attraverso la voce poetica. Molto bello, dal punto di vista formale, l’uso di alcune espressioni come temporalità immaginaria o capelli di luce, che ricordano i Fadensonnen di Celan.

Giacinto Plescia si laurea in Architettura al Politecnico di Torino, consegue n.2 Attestati di perfezionamento in “Scienza e Filosofia, Temi di Epistemologia Generale ed Applicata” e n.1 in “Estetica ed Ermeneutica delle Forme Simboliche” all’Università di Firenze. Partecipa a Concorsi universitari di Docenza, Convegni internazionali e nazionali di Fisica, Modelli Matematici e Urbanistica. All’attivo ha molte pubblicazioni di Filosofia, Urbanistica, Modelli Matematici e Topologia. Ha presentato dei brevetti sul Fullerene ad Università ed agenzie.

Link dell’autore: Sito web: https://www.giacintoplescia.it/

Blog: https://giacintoplescia.blogspot.com/

Blog di Scienze e Humanities: https://frame-frames.blogspot.com/

Link per l’acquisto: 

Amazon: https://amzn.to/3AVUNAR

Ilmiolibro: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/584321/lerranza-2/

“Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton (Piemme)

“Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton (Piemme)

SU  DA NADIA ARNICE AUTRICE IN 2022

Era grosso quanto un elefante, ma aveva la testa simile a quella di un rinoceronte, con ben cinque occhi.

Per fortuna il Boscaiolo non aveva cuore, quindi non poteva avere paura. PAGINA 131

Un forte ciclone fa volare in aria la piccola Dorothy e il suo cagnolino. All’improvviso i due si ritrovano in un mondo fantastico, dove, insieme a nuovi meravigliosi amici, iniziano un lungo viaggio, alla ricerca del grande Mago di Oz. Un classico della letteratura liberamente adattato da Geronimo Stilton. Ricco di tantissime illustrazioni a colori! Età di lettura: da 7 anni.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi del libro: “Il Meraviglioso Mago di Oz” di Geronimo Stilton.

Dorothy e il suo cagnolino vengono catapultati in aria da un forte ciclone. I due si ritrovano in un mondo fantastico, dove, insieme a nuovi meravigliosi amici, iniziano un lungo viaggio, alla ricerca del grande Mago di Oz.

Un classico intramontabile per i più piccoli, una storia senza uguali. Mia figlia l’ha amato moltissimo.

Le illustrazioni belle e colorati rendono il racconto ancora più intrigante.

Consigliatissimo!

PUNTEGGIO 5/5


Dettagli prodotto

Dopo il bacio di Antonia Pozzi

Grande poetessa del Novecento

Avatar di almerighialmerighi

Antonia Pozzi (1912 – 1938)

Dopo il bacio, dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

*

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Conversazione sulla vita…

“Dov’è la voglia di vivere? Dov’è, se le donne sono degli altri, se ci nutriamo di assenze, se la solitudine cresce? Andiamo avanti per inerzia o forse solo sperando che il domani sia migliore, anche se realisticamente parlando domani sarà peggio, saremo più soli, più vuoti, più poveri, più disperati….”

“Come dice una canzone “siamo nati per essere vivi”. La forza della vita irrompe sempre, è travolgente, è coinvolgente. Se non ci sono l’amore, il sesso, l’amicizia, il lavoro c’è sempre qualche elemento residuale di vita, a cui ci si può aggrappare.”

“Un tempo scrivevo perché mi sentivo solo ma non lo ero, anche se non lo sapevo. Pensavo che per rompere la solitudine ci volesse necessariamente il calore del corpo di una donna, la sua intimità,  etc etc. Cercavo amori trascendentali.  Avevo in testa grandi amori. Invece oggi mi accorgo che è sufficiente molto meno.”

“Basta molto meno per rendere la vita accettabile, per ripararsi dalle offese, dalle ferite del mondo e dalle avversità della vita. Basta un buon libro da leggere, una passeggiata all’alba, una cena con un vecchio amico, un piccolo viaggio.”

“La cosa che mi lascia interdetto è che tutti sono maestri di vita,  che tutti sono giudici. Al contrario nessuno può giudicare nessuno fino a quando quella persona non ti offende o non ti ferisce o non ti danneggia”

“In quei casi specifici il giudizio sorge spontaneo e legittimo.”

“A poco serve lottare contro il mondo, contro le ingiustizie e le guerre.  Non c’è più tempo e tutto sarebbe inutile. Niente cambierebbe perché niente è mai cambiato.”

“Se c’è una costante in questa società è che le ingiustizie e le guerre vengono sempre perpetuate.”

“Forse niente cambierà.  Forse qualcosa cambierà, ma noi non lo vedremo.”

“Non c’è margine di libertà.  La libertà è solo apparente. I voli sono sempre pindarici.”

“Dovremmo vivere nel miglior modo possibile quel poco tempo che ci manca. Dicono che sia così per tutti. Ne prendiamo atto. Ma ciò non cambia la sostanza. Non c’è tempo da perdere e invece ognuno rimane ancorato alle sue abitudini, ai suoi tarli.”

“È difficile cambiare vita perché nella stragrande maggioranza dei casi non basta cambiare luogo, ma si dovrebbe cambiare sé stessi.”

“È la noia che ci assale, che domina, che vince.”

“E la sola cosa che può alternarsi alla noia è il dolore. Schopenhauer insegna a tutti. La gioia è solo un piccolissimo momento transitorio e fuggevole.”

“Eppure bisogna tenere stretti i nostri momenti felici.”

“Oramai sono rari anche i momenti felici. I periodi felici erano solo quelli della giovinezza.”

“La verità è che la solitudine talvolta attanaglia. Ma oramai siamo troppo grandi, troppo vecchi per ammetterlo sinceramente.”

“E la nostra città?”

“La vedo alienante e indifferente, come la New York di Hopper o forse ancora peggio così distante, quasi un altro mondo, come la città metafisica di De Chirico.”

“A volte per rompere la solitudine avrei voglia di affittare una escort…”

“Non hai nemmeno i soldi per farlo. Hai i soldi ogni giorno giusto per un caffè.”

“Mi accontento della convivialità della barista, del suo sorriso”

“Dov’è la vita? Dove si nasconde e dove si disperde? Si disperde chissà dove. La vita fugge dentro il tempo. La vita è il tempo che se ne va. È così semplice. Hanno voglia di dire cogli l’attimo, se ogni attimo è inafferrabile.”

“La vita è una cosa già così complicata e c’è chi la complicata ulteriormente.”

“Che cos’è la vita? È forse infinita la vita? Qual è la vera vita?”

“La vita va vissuta e basta. Ogni pensiero a riguardo è inadeguato. Hanno speso miliardi di parole e hanno fatto miliardi di metafore per raccontare la vita. Ma la vita è inenarrabile,  indescrivibile, indefinibile.”

“Eppure noi esseri umani abbiamo bisogno di cercare di capire la vita. È un giocoforza.  È un automatismo ineludibile riflettere sulla vita.”

“La vita andrebbe accettata così com’è.  Bisognerebbe lasciarsi trasportare dalla corrente e allo stesso tempo continuare a galleggiare. La vita va amata così com’è.”

“Un pensiero non paga un debito. È un antico modo di dire toscano. Forse è davvero così. Probabilmente certi pensieri rovinano la vita.”

“Ci sono cose della vita che non si possono fare a meno di odiare. Amare tutta la vita è impossibile.”

“C’è chi non ce la fa più e ha la smania di raccontare tutta la sua vita, ma talvolta non ha nessuno a cui raccontarla, con cui sfogarsi. A volte vedo ogni nuovo incontro come un nuovo modo di raccontare sé stessi e la propria vita in modo diverso, spesso senza riuscirci. I tentativi spesso sono goffi e improbabili.”

“Guardala la vita che vince sulla morte in tutte le sue forme. I vagiti hanno la meglio sui rantoli.  Coppie si tengono per mano sul far della sera. Bambini giocano tra le tombe. Eros ha sempre la meglio su Thanatos.”

“Forse però non ci sono possibilità di riscatto né di redenzione né di salvezza.”

“Nessuno sa se c’è una via di uscita, ma dobbiamo vivere come se ci fosse. È la nostra illusione, la nostra speranza, forse la nostra unica ancora di salvezza.”

Carezzava i pandiluna, di Amina Narimi

Carezzava i pandiluna con il sesso

delle parole più sottili sulla terra

dalle radici all’orlo di ogni fiore,

superficie profonda della pelle

prima soglia e ultima frontiera.

La sento ancora piantata fra le zolle

mentre allatta le verbene a seni dritti;

è un canto che si muta in acquabuona

nel ventre di qualcuno che lei ama

così le ossa cave del suo credo

nel mistero della sola linea alba

che mi contiene e mi fa volare.

Amina Narimi