a ecco una poesia

a ecco una poesia

ottobre 28th, 2022

mi porto avanti

nel tempo

non si sa mai,

la poesia all’albero di natale

che verrà

al freddo e al gelo con poco gas

poca legna

e pochi danari per corrompere

la vita,

di destra è l’avvenire

volti squadrati e sicuri come allora

cerotti e rattoppi per tutti

noi italiani

noi europei anche

quando serve,

a

ecco una poesia

che non serve.

POESIASTANCABLOG

Poesi: Genom atomer / Through atoms. (Poesia: atomi del genoma/attraverso gli atomi)

Yolanda – Aspergers syndrome – Poetry – Photography/edit – Art – Mental illness 

in Kreativitet / CreativityYolanda – författare / Whriter

Pulserande stjärnfall 

Gråtande gatlyktor

Vattenpölar av glas

Droppar av metallisk glans

Siluetter dansar, spatserar

Längs dimmans skrik 

Där gnistror viskar 

Via ådror av sav.

Poesia: atomi del genoma/attraverso gli atomi.

stella cadente ulcerosa

Lampioni piangenti

Pozzanghere di vetro

Gocce di lucentezza metallica

Le sagome ballano, passeggiano

Lungo l’urlo della nebbia

Dove sussurrano scintille

Attraverso vene di linfa.

Danimarca

“Verrà il tempo” di Katerina Gogou

Verrà il tempo
in cui cambieranno le cose.
Ricordalo Maria.
Ricordi, Maria, durante l’intervallo
quel gioco in cui
correvamo tenendo lo scettro
-Non badare a me – non piangere. Tu sei la speranza.
Ascolta, verrà il tempo in cui i figli
sceglieranno i genitori
non verranno così a caso.
Non ci saranno porte chiuse
con i ripiegati appoggiati di fuori
e il lavoro lo sceglieremo
non saremo cavalli
a cui si controllano i denti.
Le persone – pensa – parleranno
con i colori
e altri con le note.
Solo, conserva in una grande fiala
parole e lemmi come questi
disadattati – repressione – solitudine
dignità – guadagno – umiliazione
per la lezione di storia.
Maria – non voglio
mentire – sono tempi difficili.
E ne verranno altri.
Non so – non ti aspettare molto neanche da me –
ho vissuto questo, ho imparato questo, questo dico
e di quanto ho studiato questo ho trattenuto:
“L’importante è restare umani”
La cambieremo la vita!

Katerina Gogou
 
tratto dalla raccolta di poesie Τρία Κλικ Αριστερά (Tre clic a sinistra), 1978

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ph Eleonora Mello

Katerina GogouΚατερίνα Γώγου (Atene,1940–1993) è stata una poetessa, autrice e attrice greca poeta (Atene, 1940-1993). non trascorse piacevoli anni d’infanzia a causa della seconda guerra mondiale e dell’occupazione dell’Asse della Grecia.Katerina Gogou ha debuttato a teatro con la compagnia teatrale di Dinos Iliopoulos nella commedia Ο Κύριος πέντε τοις εκατό ( Mr. five percento ) nel 1961. La maggior parte dei film a cui ha partecipato erano produzioni Finos Film . È diventata più famosa per i ruoli di donne allegre e spensierate come nei film Το ξύλο βγήκε από τον παράδεισο ( Il legno è uscito dal paradiso – nota che “ξύλο”, letteralmente tradotto in “legno”, in greco è un idioma che significa ” l’atto di picchiare qualcuno”) e Μια τρελή τρελή οικογένεια ( Una famiglia pazza matta ). Ha ricevuto il premio come migliore attrice in un ruolo da protagonista al Festival Internazionale del Cinema di Saloniccoper il film Το βαρύ πεπόνι ( Il melone pesante – questa frase in greco è un idioma che si riferisce a qualcuno che cerca di apparire come un uomo eccessivamente mascolino). Ha fatto la sua prima apparizione cinematografica nel film Ο άλλος ( L’altro / L’altra persona ).
Poesia e scrittura: come poeta era nota per la sua scrittura rivoluzionaria e aggressiva. Era un’anarchica e la sua identità politica si rifletteva spesso nelle sue poesie, come Υπερασπίζομαι την Αναρχία ( Io sostengo l’anarchia ) o Εμένα οι φίλοι μου είναι μαύρα πουλλά sono amici .Ha anche scritto alcuni libri con uno di loro, Τρία κλικ αριστερά (Tre clic rimasti) , tradotto in inglese nel 1983 da Jack Hirschman e pubblicato da Night Horn Books a San Francisco  e anche in turco nel 2018 dall’autore turco Mahir Ergun e pubblicato dalla Belge International Publishing House di Istanbul .

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INAMMISSIBILE SCONFITTA, di Silvia De Angelis

INAMMISSIBILE SCONFITTA

Morde ferocemente lo stinco

sconfinato oltre misura

nel rimbalzo d’una lacerante sconfitta.

Fauci sanguinolente

motivate dal lividore cupo

accendono inaudite morsure

intransigenti al barlume d’uno scacco.

Beffarde ritualità espressive

assiemate a fantocci di crudeltà

nuotano controcorrente in mantelli di rancore

masticando avidi bocconi

nella lingua forsennata.

@Silvia De Angelis

https://deangelisilvia.blogspot.com/

Maschere e volti, di Rosa Maria Chiariello

Maschere e volti

Mi aggiro fra occulti fantasmi

imbellettati di sarcasmo e ipocrisia

Finzione guida i passi,

mostra volti finti.

Si sta vicini

in questo mondo

e mai insieme.

La maschera dell’indifferenza

si appoggia alla solitudine

perdendo il contatto con l’altro.

Togli la maschera,

mostra il tuo volto,

nel gioco delle parti,

le tue unghia affilate

uccidono i fratelli.

Mostra chi sei,

non ti celare.

Si è alzato il sipario,

nel teatro della vita,

le maschere oscurano

i volti dell’indecenza.

Rosa Maria Chiarello

Tutti i diritti riservati

Dipinto di Nicoletta Militello

Vane domande

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Vane domande.

Cosa scrutano quegli occhi all’orizzonte?

Il rosso cupo di incerto tramonto?

O, forse, il brulicare di solitudini sparse?

Oh, le palme delle tue mani arse

a lasciare orme tra salsedine e sabbia

o a scaldarsi nel ricordo di carezze consunte.

Avverti ancora il soffio di antiche presenze?

O i tuoi occhi lacrimano d’altre assenze?

Oh, che vuoto di vane domande!

Me le pone la pelle porosa al tuo vento

Perché, pur lontano,

un’onda lunga di tristezza io sento.

Indicibile

stellare

Tra il diaframma e il cuore

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Tra il diaframma e il cuore.

Scivolano, scivolano le tue care parole

ed io le inseguo come fa la Luna col Sole.

Rotazione di un dire che di te m’affabula

quali bagliori di tua pelle e di quel che ti circonda.

Ed io ti leggo, sonoro come un’onda,

nel vibrato dei miei gravi tra il diaframma e il cuore.

Non so come chiamare

questo inseguire le tue rifrangenze,

scorie d’amore, di sentimento emergenze

Indicibile

stellare

Di tua fragilità

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Di tua fragilità.

Oh diafana, quanto potente, creatura!

Seppur d’ombra permane il tuo segno

questo mio povero corpo se ne fa regno.

L’incarnato del tuo dire

richiama un mesto sorriso

soglia d’accesso al tuo caro viso.

Di tua fragilità mi prende la forza

pelle d’angelo ne è la scorza,

pelle pallida di velluto vibrante,

perdizione di tatto ai sensi

della mia mano che ti cerca, vagante.

Indicibile

stellare

Due volte

Nella mia poesia

Nella mia poesia

Due volte

Ho lasciato decidere alla vita,
e ho perso.
Ho perso quando non ho impuntato i piedi al suolo. Quando non ho studiato.
Ho perso quando ho indossato le scarpe più grandi.
Quando mi sono innamorata non di me stessa.
Quando ho pianto.
Ho perso in ogni modo e in ogni dove.
Quando ho scritto e ho pensato.
Quando volevo essere e non sono stata. Quando non ho ascoltato.
Quando mi hai deriso per strada e ti ho risposto, per questo ho perso.
Ho perso nella vita e non c’è dubbio.
Ho perso con me stessa ma ci ho provato.
E sì, ho perso quando ho resistito
all’urlo, alla rabbia, ai piatti rotti, ai pugni contro il muro. Alle lacrime di mia madre, alla sua mente vaga, alla mia inerme forza. Ho perso quando non me ne sono andata.
Quando avrei dovuto, voluto e ho rinunciato, quando sono stata niente. Ho perso troppe volte
non me ne importa.

“Per ogni fiore incolto io, forse ho perso
per quello specchio dove vedevo ciò che ancora odio.
Due volte sono stata un guanto,
grembo;
due volte ho ammirato il mio perdono.
Due volte sono stata artista, pittore, poeta, e di successo. Due volte ho saputo amare il solo per sempre che esiste al mondo;
e non sarai tu a dirlo, lo so per certo

@nella

Ho la danza nel cuore

Nella mia poesia

Nella mia poesia

Ho la danza nel cuore

Io sono quella persona
che ancora guarda il cielo
aspettando una meteora
e la sua scia luminosa.
Quella che sfoglia le margherite
quella che bara
che finge di perdere il conto.
Quella sono io
matta che sorride alle offese
che saltella nelle campane
disegnate sul nero dell’asfalto
quella immobile quando conti fino a tre
e non sta in equilibrio
quella che perde
quella che ascolta.
Quella
che resta in disparte
in silenzio, o che urla
senza vie di mezzo.
Quella che
non ha voce in capitolo
ombra dei lampioni
riva del mare, luce all’alba.
Il bicchiere mezzo pieno
il digrigno dei denti
le spalle al tempo
lacrima nascosta.
Il verde dell’aurora.
Uno spettacolo. Il controsenso.
Non parlerò in pubblico
non leggerò ciò che scrivo
ho la danza nel cuore
ma non so ballare

@nella

Ho sulle labbra il tuo nome, di Iris G. DM 

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Ho sulle labbra il tuo nome,

mi sfiora appena.

La mia lingua batte sul palato,

poi sui denti

ma,dalla bocca non esce suono.

Mi specchio silenziosa,

le mie mani lisciano sui fianchi la stoffa del vestito.

Mi volto,

il mio letto vuoto,

la mia isola di vento ,

le finestre aperte,

l’aria sa di mandorli e peschi in fiore

e la notte non sa parlare.

Ho sulle labbra il tuo nome,

lo sciroppo d’acero appiccicoso sul mento,

a te leggevo le mie poesie,

pezzi di carta sparsi come vele colorate,

sillabe pronunciate ai piedi che toccavano i tuoi piedi.

Lo sa il cielo quanto erano vicine le stelle

quando io poggiavo il mio cuore

tra le tue costole!Iris G. DM

«Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica

«Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica

La «Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica è un omaggio al maestro della fantasia nel 102esimo anniversario della nascita. Nato ad Omegna il 23 ottobre 1920, Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista. Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, inculcando nei bambini il piacere della lettura, l’arte dell’immaginazione.

«Filastrocca per Gianni Rodari»

Sono Rodari Gianni,

ho centodue anni,

però in lemmi contrari

sono Gianni Rodari. 

Sono nato nel venti

ed ho fatto contenti

tanti e tanti piccini,

babbi, mamme e bambini, 

con racconti e poesie,

varie tipologie:

filastrocche e racconti,

in cielo, in terra e per monti,

fiabe per imparare

a pensare e a giocare,

a capire ed amare,

e perfino a studiare.

Non è per fare prima,

è che ho amato la rima:

rima piana o anche tronca,

rima ricca, mai monca, 

ripetuta, incrociata, 

versi in rima baciata, 

rima ad eco, alternata, 

rime e versi in terzine

per bambini e bambine.

È un segreto e lo rivelo:

Filastrocche in terra e in cielo 

io l’ho scritto come omaggio

prima di mettermi in viaggio.

E così, quando ho finito,

chiuso il libro son partito,

verso il cielo son volato

e non sono più tornato.

Per tornare cosa aspetto?

di finire il mio progetto!

Sì, lo so, non è corretto, 

però non è mica detto,

vedo di fare il biglietto,

e però non lo prometto!

Mimmo Mòllica

La fantasia è una cosa seria

Domenica 23 ottobre 2022 ha compiuto centodue anni Gianni Rodari, il maestro della filastrocca e della fantasia. E la fantasia, si sa, è importante: con la fantasia si può viaggiare per terra, cielo e mare, si può giocare e fare sul serio. Già, perché la fantasia è una cosa seria. Gianni Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, ha sputo inculcare nei bambini il piacere della lettura, l’arte di giocare con le parole e con i concetti.

Nato ad Omegna (provincia del Verbano-Cusio-Ossola), Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista: un pioniere.

Ha messo il bambino al centro del percorso formativo della scuola, senza porre limiti al pensiero creativo. Le sue storie fantastiche hanno sollecitato l’immaginazione di generazioni di bambini e genitori, insegnanti e pedagogisti. 

Nessuno possiede la parola magica

Nel 1970 a Gianni Rodari è stato assegnato il premio “Hans Christian Andersen”, il massimo riconoscimento internazionale per la letteratura per l’infanzia. 

“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo. Per questo credo che scrivere fiabe sia un lavoro utile”, scriveva Gianni Rodari.

Ed ancora: 

“Nessuno possiede la parola magica: dobbiamo cercarla tutti insieme, in tutte le lingue, con modestia, con passione, con sincerità, con fantasia; dobbiamo aiutare i bambini a cercarla, lo possiamo anche fare scrivendo storie che li facciano ridere: non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno, ammettetelo”.

Amica mia

Nella mia poesia

Amica mia

Di notte una mano silenziosa
scarabocchia i muri dell’assenza
amica mia, tu non sai ciò
che di te s’è fatto, in nome tuo
sfregiando il radicare dei tuoi rami
dove i nidi nascondevano gusci
e il vento intonava i suoi canti.
No, non sai amica, quanto profanata la tua anima sottile
sia stata
nella mia morte, nella tua
e non mi so spiegare perché
perché mai tu m’abbia abbandonata
abbia lasciato il cammino
la simbiosi che legava i nostri polsi
l’inciampo, le caviglie
hai spezzato le catene forse?
Le labbra umide hanno ancora parole da intonare tra i miei versi
rovinosa arranca la mia vena
e non ti lascio andare per una zona franca.
Non saprei senza il tuo respiro
sostenere la mia vita
e anche tu, tu intima e segreta
senza questa penna deturpata
dove rinasci e risorgi per me ora
in quale cellula ti addormenti
‘sì serena o tormentata
in quale tuorlo o albume.
Tu sola sai amica cara
quanto bisogno ho
di non restare ombra

@nella

dopobarba e antirughe

dopobarba e antirughe

ottobre 25th, 2022

le speranze

i tanti sogni nel cassetto

come cristalli di luce

e di ghiaccio,

difficile 

vivere l’emozione

tra un bacio e una lacrima

un pantalone e una gonna,

darsi per dispersi

nello specchio

con il viso

di dopobarba e antirughe,

amo quel viale

con alberi alti e piccole foglie

che d’inverno

diventano scheletri.

POESIASTANCABLOG

pulsazioni

pulsazioni

ottobre 25th, 2022

immobile

guardo il tempo

le strade non ancora affollate

le voci che verranno,

le lenzuola sudate

di questa notte movimentata

da sogni strani sfocati

improponibili,

tu poetessa sdraiata

leggi ancora le tue storie

curiosa

quasi timorosa degli errori,

riflettono le vetrine

di fretta e soldi

di questa vita

lasciata andare poco a poco.

POESIASTANCABLOG

le guance rosse

le guance rosse

ottobre 24th, 2022

grigio il cielo

la ruggine sulle idee

odore di rose

nell’aria,

l’ottobre che conoscevo

è lontano

come un quaderno a quadretti

di matematica,

la religione

materia di sicura realtà

ora niente

nuvole,

le guance rosse del primo bacio

in quel portone

aspettando le voci

di richiamo.

POESIASTANCABLOG

Svelami ,o luna, il tuo lato oscuro, di Marina Donnaruma

Svelami ,o luna, il tuo lato oscuro,

lascia che io guardi le stelle

e soffi su piccoli petali

di margherita gialla.

So che gli angeli piangono

Si abbandonano agli zefiri d’oriente

e scrivono su fogli di nuvola.

Io ora sento la musica,

note che percorrono la terra

e di brividi la mia pelle.

Bambini dormono in culle d’argento,

le gote sanno di rosa

e di

baci.

Bambini dormono su nuda terra,

le gote sanno di fango

e di pianto.

Gli angeli volano e le farfalle muoiono,

raccolgono piume che cadono,

raccolgono orrori che non fermano le guerre,

raccolgono innocenza e pianto,

stendono drappi neri

e coprono corpi di cristallo,

coprono fragilità e innocenza,

martirio e sangue,

sono soli e percorrono la terra,

sono soli e gli uomini sono soli,

pietrificatii a raccogliere la loro solitudine,

la solitudine degli angeli. Iris G. DM

Ti ritrovo,Gabriella Paci

Ti ritrovo,madre,nel segno dei gesti

che ti appartennero e che scopro

ora lascito inatteso nei miei

e nella cifra delle disusate parole

che affiorano sulle mie labbra: sigillo

invisibile ci unisce in nome di un legame

che supera il confine dei giorni .

Nell’autunno,che ti fu stagione di vita

ricorre quel tuo essere foglia indomita

attaccata al suo ramo nel bagliore

di occasi a memoria di quel tuo sentirti

sempre e comunque fiamma viva

anche nel languore di giorni brevi

e quel sorridere pallido, confuso tra

parole indomite a  fare la guerra al fato.

Nascoste lacrime nella pioggia mai

ti resero sorella allo sconforto chè

sempre trovasti brace per accendere

speranza nuova. Non ti somiglio,madre,

nel tuo sguardo di guerriera ma nel tuo

acciambellarti tra gli affetti  come riparo

ai dardi in ore di dolore e delusione

e nell’usato passo verso strade di perdono.

Elegia d’autunno, Gabriella Paci

Curo la mia anima con

la voce del vento tra  le foglie,

i colori di fiamma e d’ocra con sprazzi

di verde sulla tavolozza del crinale.

Curo il mio corpo con

Il cammino sul tappeto molle

di muschio che emana aroma

di terra, di resina e foglia.

Ascolto  la risata lieve del ruscello

e il respiro del bosco che si unisce

al canto degli uccelli nel folto là

dove la luce fa capolino  a tratti

nel saluto del giorno che si tinge

di rosso e d’arancio prima di cedere

il limite alla notte ancora tenera

come sa essere una carezza  di commiato.

Si sciolgono i nodi dell’inquietudine

nell’abbraccio di tronchi e di foglie,

nel  dolce sopore della sera che

sa di mosto e castagne  mentre

si posa sulle ciglia il ricordo di

quaderni aperti a sillabare i domani

ancora da scrivere con l’inchiostro

della scuola appena aperta sulla vita.

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Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare
Spesso diciamo che per guarire da un'offesa bisogna scordare ...
Il cuore guarisce solo quando riesci a capire e non quando dimentichi, la dimenticanza è sempre voluta e la ferita credo che rimanga a tutti... Spesso dico che non sono rancorosa e dimentico dopo un pò ...
Ecco ... E' vero, ma so anche che scordare è uscire dalla propria storia, dal proprio vissuto ed io non dimentico del tutto, ma solo temporaneamente...
Le tracce restano indelebili e allora io resto e non scordo, dimentico soltanto che è diverso...
Resto accanto alla mia sofferenza del momento...
Dimenticare è momentaneo, scordare ha un senso più profondo...
Significa sradicare dal cuore e certi momenti non li sradichi...
Puoi solo far finta di scordare ...
Il tempo che serve per accettare un dolore ,una sofferenza, una sconfitta, una delusione o un addio che brucia...
Occorre un pò di tempo e sarà un tempo più o meno breve, ma sarà il tempo che ci vuole per farci una carezza...
Sarà quel tempo che occorre per dire a te stessa che in fondo è andata male, ma sei lì, non sei morta , devi solo ricostruire . Infatti ho imparato che alla fine non si muore ...
No ...Alla fine ...Si rinasce dalle proprie ceneri .
Quindi armatevi di pazienza e cercate di scordare per poter poi rinascere e ripartorirVi.
Certe offese costruiscono muri...
Il tempo che occorre per capire, è il tempo che occorre a costruire quella scala immaginaria che poi serve per avere la spugna per cancellare anche se non c'è spugna tanto grande a sradicare il dolore, la sofferenza, una tragedia...
Una scala immaginaria che possa arrivare ad eliminare ogni traccia , non c'è... Quindi sarà una dimenticanza voluta ...
Desirè Kariny
Cuore e Anima
Desirè Karini – Poesie e riflessioni
https://desire876416000.wordpress.com/2021/07/13/dimenticare-non-e-scordare/