Verrà il tempo
in cui cambieranno le cose.
Ricordalo Maria.
Ricordi, Maria, durante l’intervallo
quel gioco in cui
correvamo tenendo lo scettro
-Non badare a me – non piangere. Tu sei la speranza.
Ascolta, verrà il tempo in cui i figli
sceglieranno i genitori
non verranno così a caso.
Non ci saranno porte chiuse
con i ripiegati appoggiati di fuori
e il lavoro lo sceglieremo
non saremo cavalli
a cui si controllano i denti.
Le persone – pensa – parleranno
con i colori
e altri con le note.
Solo, conserva in una grande fiala
parole e lemmi come questi
disadattati – repressione – solitudine
dignità – guadagno – umiliazione
per la lezione di storia.
Maria – non voglio
mentire – sono tempi difficili.
E ne verranno altri.
Non so – non ti aspettare molto neanche da me –
ho vissuto questo, ho imparato questo, questo dico
e di quanto ho studiato questo ho trattenuto:
“L’importante è restare umani”
La cambieremo la vita!
Katerina Gogou tratto dalla raccolta di poesie Τρία Κλικ Αριστερά (Tre clic a sinistra), 1978
ph Eleonora Mello
Katerina Gogou – Κατερίνα Γώγου (Atene,1940–1993) è stata una poetessa, autrice e attrice greca poeta (Atene, 1940-1993). non trascorse piacevoli anni d’infanzia a causa della seconda guerra mondiale e dell’occupazione dell’Asse della Grecia.Katerina Gogou ha debuttato a teatro con la compagnia teatrale di Dinos Iliopoulos nella commedia Ο Κύριος πέντε τοις εκατό ( Mr. five percento ) nel 1961. La maggior parte dei film a cui ha partecipato erano produzioni Finos Film . È diventata più famosa per i ruoli di donne allegre e spensierate come nei film Το ξύλο βγήκε από τον παράδεισο ( Il legno è uscito dal paradiso – nota che “ξύλο”, letteralmente tradotto in “legno”, in greco è un idioma che significa ” l’atto di picchiare qualcuno”) e Μια τρελή τρελή οικογένεια ( Una famiglia pazza matta ). Ha ricevuto il premio come migliore attrice in un ruolo da protagonista al Festival Internazionale del Cinema di Saloniccoper il film Το βαρύ πεπόνι ( Il melone pesante – questa frase in greco è un idioma che si riferisce a qualcuno che cerca di apparire come un uomo eccessivamente mascolino). Ha fatto la sua prima apparizione cinematografica nel film Ο άλλος ( L’altro / L’altra persona ). Poesia e scrittura: come poeta era nota per la sua scrittura rivoluzionaria e aggressiva. Era un’anarchica e la sua identità politica si rifletteva spesso nelle sue poesie, come Υπερασπίζομαι την Αναρχία ( Io sostengo l’anarchia ) o Εμένα οι φίλοι μου είναι μαύρα πουλλά sono amici .Ha anche scritto alcuni libri con uno di loro, Τρία κλικ αριστερά (Tre clic rimasti) , tradotto in inglese nel 1983 da Jack Hirschman e pubblicato da Night Horn Books a San Francisco e anche in turco nel 2018 dall’autore turco Mahir Ergun e pubblicato dalla Belge International Publishing House di Istanbul .
Ho lasciato decidere alla vita, e ho perso. Ho perso quando non ho impuntato i piedi al suolo. Quando non ho studiato. Ho perso quando ho indossato le scarpe più grandi. Quando mi sono innamorata non di me stessa. Quando ho pianto. Ho perso in ogni modo e in ogni dove. Quando ho scritto e ho pensato. Quando volevo essere e non sono stata. Quando non ho ascoltato. Quando mi hai deriso per strada e ti ho risposto, per questo ho perso. Ho perso nella vita e non c’è dubbio. Ho perso con me stessa ma ci ho provato. E sì, ho perso quando ho resistito all’urlo, alla rabbia, ai piatti rotti, ai pugni contro il muro. Alle lacrime di mia madre, alla sua mente vaga, alla mia inerme forza. Ho perso quando non me ne sono andata. Quando avrei dovuto, voluto e ho rinunciato, quando sono stata niente. Ho perso troppe volte non me ne importa.
“Per ogni fiore incolto io, forse ho perso per quello specchio dove vedevo ciò che ancora odio. Due volte sono stata un guanto, grembo; due volte ho ammirato il mio perdono. Due volte sono stata artista, pittore, poeta, e di successo. Due volte ho saputo amare il solo per sempre che esiste al mondo; e non sarai tu a dirlo, lo so per certo
Io sono quella persona che ancora guarda il cielo aspettando una meteora e la sua scia luminosa. Quella che sfoglia le margherite quella che bara che finge di perdere il conto. Quella sono io matta che sorride alle offese che saltella nelle campane disegnate sul nero dell’asfalto quella immobile quando conti fino a tre e non sta in equilibrio quella che perde quella che ascolta. Quella che resta in disparte in silenzio, o che urla senza vie di mezzo. Quella che non ha voce in capitolo ombra dei lampioni riva del mare, luce all’alba. Il bicchiere mezzo pieno il digrigno dei denti le spalle al tempo lacrima nascosta. Il verde dell’aurora. Uno spettacolo. Il controsenso. Non parlerò in pubblico non leggerò ciò che scrivo ho la danza nel cuore ma non so ballare
La «Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica è un omaggio al maestro della fantasia nel 102esimo anniversario della nascita. Nato ad Omegna il 23 ottobre 1920, Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista. Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, inculcando nei bambini il piacere della lettura, l’arte dell’immaginazione.
«Filastrocca per Gianni Rodari»
Sono Rodari Gianni,
ho centodue anni,
però in lemmi contrari
sono Gianni Rodari.
Sono nato nel venti
ed ho fatto contenti
tanti e tanti piccini,
babbi, mamme e bambini,
con racconti e poesie,
varie tipologie:
filastrocche e racconti,
in cielo, in terra e per monti,
fiabe per imparare
a pensare e a giocare,
a capire ed amare,
e perfino a studiare.
Non è per fare prima,
è che ho amato la rima:
rima piana o anche tronca,
rima ricca, mai monca,
ripetuta, incrociata,
versi in rima baciata,
rima ad eco, alternata,
rime e versi in terzine
per bambini e bambine.
È un segreto e lo rivelo:
Filastrocche in terra e in cielo
io l’ho scritto come omaggio
prima di mettermi in viaggio.
E così, quando ho finito,
chiuso il libro son partito,
verso il cielo son volato
e non sono più tornato.
Per tornare cosa aspetto?
di finire il mio progetto!
Sì, lo so, non è corretto,
però non è mica detto,
vedo di fare il biglietto,
e però non lo prometto!
Mimmo Mòllica
La fantasia è una cosa seria
Domenica 23 ottobre 2022 ha compiuto centodue anni Gianni Rodari, il maestro della filastrocca e della fantasia. E la fantasia, si sa, è importante: con la fantasia si può viaggiare per terra, cielo e mare, si può giocare e fare sul serio. Già, perché la fantasia è una cosa seria. Gianni Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, ha sputo inculcare nei bambini il piacere della lettura, l’arte di giocare con le parole e con i concetti.
Nato ad Omegna (provincia del Verbano-Cusio-Ossola), Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista: un pioniere.
Ha messo il bambino al centro del percorso formativo della scuola, senza porre limiti al pensiero creativo. Le sue storie fantastiche hanno sollecitato l’immaginazione di generazioni di bambini e genitori, insegnanti e pedagogisti.
Nessuno possiede la parola magica
Nel 1970 a Gianni Rodari è stato assegnato il premio “Hans Christian Andersen”, il massimo riconoscimento internazionale per la letteratura per l’infanzia.
“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo. Per questo credo che scrivere fiabe sia un lavoro utile”, scriveva Gianni Rodari.
Ed ancora:
“Nessuno possiede la parola magica: dobbiamo cercarla tutti insieme, in tutte le lingue, con modestia, con passione, con sincerità, con fantasia; dobbiamo aiutare i bambini a cercarla, lo possiamo anche fare scrivendo storie che li facciano ridere: non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno, ammettetelo”.
Di notte una mano silenziosa scarabocchia i muri dell’assenza amica mia, tu non sai ciò che di te s’è fatto, in nome tuo sfregiando il radicare dei tuoi rami dove i nidi nascondevano gusci e il vento intonava i suoi canti. No, non sai amica, quanto profanata la tua anima sottile sia stata nella mia morte, nella tua e non mi so spiegare perché perché mai tu m’abbia abbandonata abbia lasciato il cammino la simbiosi che legava i nostri polsi l’inciampo, le caviglie hai spezzato le catene forse? Le labbra umide hanno ancora parole da intonare tra i miei versi rovinosa arranca la mia vena e non ti lascio andare per una zona franca. Non saprei senza il tuo respiro sostenere la mia vita e anche tu, tu intima e segreta senza questa penna deturpata dove rinasci e risorgi per me ora in quale cellula ti addormenti ‘sì serena o tormentata in quale tuorlo o albume. Tu sola sai amica cara quanto bisogno ho di non restare ombra
Spesso diciamo che per guarire da un'offesa bisogna scordare ... Il cuore guarisce solo quando riesci a capire e non quando dimentichi, la dimenticanza è sempre voluta e la ferita credo che rimanga a tutti... Spesso dico che non sono rancorosa e dimentico dopo un pò ... Ecco ... E' vero, ma so anche che scordare è uscire dalla propria storia, dal proprio vissuto ed io non dimentico del tutto, ma solo temporaneamente... Le tracce restano indelebili e allora io resto e non scordo, dimentico soltanto che è diverso... Resto accanto alla mia sofferenza del momento... Dimenticare è momentaneo, scordare ha un senso più profondo... Significa sradicare dal cuore e certi momenti non li sradichi... Puoi solo far finta di scordare ... Il tempo che serve per accettare un dolore ,una sofferenza, una sconfitta, una delusione o un addio che brucia... Occorre un pò di tempo e sarà un tempo più o meno breve, ma sarà il tempo che ci vuole per farci una carezza... Sarà quel tempo che occorre per dire a te stessa che in fondo è andata male, ma sei lì, non sei morta , devi solo ricostruire . Infatti ho imparato che alla fine non si muore ... No ...Alla fine ...Si rinasce dalle proprie ceneri . Quindi armatevi di pazienza e cercate di scordare per poter poi rinascere e ripartorirVi. Certe offese costruiscono muri... Il tempo che occorre per capire, è il tempo che occorre a costruire quella scala immaginaria che poi serve per avere la spugna per cancellare anche se non c'è spugna tanto grande a sradicare il dolore, la sofferenza, una tragedia... Una scala immaginaria che possa arrivare ad eliminare ogni traccia , non c'è... Quindi sarà una dimenticanza voluta ...
Desirè Kariny
Cuore e Anima
Desirè Karini – Poesie e riflessioni
https://desire876416000.wordpress.com/2021/07/13/dimenticare-non-e-scordare/