Antonella Viola: Abbiamo davvero bisogno del merito?

Antonella Viola: Abbiamo davvero bisogno del merito?

Nessuno più di me crede nel merito applicato ai settori strategici e competitivi del mondo del lavoro. Ho una storia personale dolorosa in questo senso: quando ancora non esisteva l’abilitazione scientifica nazionale e si andava in giro per l’Italia a fare concorsi, sono stata costretta più volte a ritirarmi perché il mio curriculum era troppo forte e avrebbe rotto schemi che si erano decisi a tavolino. Sono stata minacciata, lusingata.. e alla fine ero così disgustata dal sistema che quando arrivò il “mio concorso” (quello in cui dovevo vincere io, sempre per calcoli e incastri accademici) non mi presentai, mandai un sms in cui dicevo che dovevo portare i bambini a scuola. E lasciai l’Italia. Avevo un curriculum da ordinario da anni, ma ero ancora una ricercatrice perché non sono “figlia” di nessuno, nel senso che non ho mai avuto un capo in Italia. Ricordo che quando finalmente arrivarono le abilitazioni nazionali ed io partecipai, tra i vari giudizi (tutti positivi) ce n’era uno in inglese che diceva: ma come è possibile che questa persona non sia già prof. ordinaria da anni? Ho dovuto vincere un ERC Advanced Investigator Grant da 2,5 milioni di euro per diventare ordinaria e continuo a sostenere che il Consiglio Europeo della ricerca sia stato e sia ancora oggi uno strumento fondamentale per favorire la meritocrazia nell’accademia italiana. Ma la scuola, è una cosa diversa. La scuola deve accogliere e accompagnare tutti i bambini e le bambine verso un processo di crescita e formazione, senza metterli in competizione tra loro. La scuola deve insegnare la cooperazione, la complementarietà, il valore delle differenze, l’utilità degli errori. L’unico obiettivo della scuola dovrebbe essere di non lasciare indietro nessuno, insegnando ai nostri ragazzi che la bellezza del viaggio sta nel percorso, non nella meta.

Amica mia

Nella mia poesia

Amica mia

Di notte una mano silenziosa
scarabocchia i muri dell’assenza
amica mia, tu non sai ciò
che di te s’è fatto, in nome tuo
sfregiando il radicare dei tuoi rami
dove i nidi nascondevano gusci
e il vento intonava i suoi canti.
No, non sai amica, quanto profanata la tua anima sottile
sia stata
nella mia morte, nella tua
e non mi so spiegare perché
perché mai tu m’abbia abbandonata
abbia lasciato il cammino
la simbiosi che legava i nostri polsi
l’inciampo, le caviglie
hai spezzato le catene forse?
Le labbra umide hanno ancora parole da intonare tra i miei versi
rovinosa arranca la mia vena
e non ti lascio andare per una zona franca.
Non saprei senza il tuo respiro
sostenere la mia vita
e anche tu, tu intima e segreta
senza questa penna deturpata
dove rinasci e risorgi per me ora
in quale cellula ti addormenti
‘sì serena o tormentata
in quale tuorlo o albume.
Tu sola sai amica cara
quanto bisogno ho
di non restare ombra

@nella

I miei jeans

Nella mia poesia

I miei jeans

Alcune volte il mondo mi sembrava un confessionale, uno di quelli delle chiese dissacrate; un tatuaggio, un anello al naso, una moda.

Ché ogni cosa ritorna tra quelli civili, quelli che fanno tutto diventando dozzinali. Qualcuno penserà, senti chi parla -io me la rido.

E mi ricordo i miei jeans da ragazza
almeno due taglie più grandi
celesti, con le macchie a mo’ di leopardo fatte nella vasca con la candeggina.

Li tenevo su col cinturone e l’infilavo negli anfibi. Amavo le mie magliette corte, aderenti, e gli orecchini a cerchio con la croce appesa come Madonna.

In questo paese dove le comari guardavano dietro le tende di bambù, e additavano chiunque, vestite di nero, col fazzoletto sulla testa.

Loro andavano in chiesa, con l’occhio vigile e il rosario tra le mani, tra un padre nosto e un’ave maria. (Hai visto quella, ma com’è vestita?)


Sì, loro andavano in chiesa…
Loro non erano me

@nella

Giovani italiani

Giovani italiani

Nella mia poesia

A me non piacciono le costrizioni, i parametri, le rime, le stilose porzioni di sillabe che costringono i versi al conto e a cercare l’ultimo accento nel vocabolario. Io sono una di fretta, come di fretta è il mondo, mi sono adeguata.
Eppure se ci penso la vita qui da me è più lenta, c’è ancora una primavera da aspettare, c’è ancora un albero in fiore, una poesia. Ma niente, mi sono dovuta adeguare, al caos, allo smog, alla voce bassa, alla settimana della moda, al tram, alla metro, al Duomo, alle corse, a non scivolare sui sampietrini, e a stare attenta, attenta alle lancette quando vivevo al nord. Qui da me un’amica dice, dai, ci vediamo nel pomeriggio per un caffè, e tu dici, d’accordo ti avviso quando esco. Al nord invece un’amica dice, ci becchiamo alle quindici e quindici, se non ci sei io vado.

Ricamare i petti delle giacche era diventata una sequenza, una sorta di catena di montaggio, pensavo come Frederick Taylor e agivo come Ford.
Per non parlare della fabbrica dove cucivamo i vestiti giganti delle mascotte, i guanti di spugna, mentre aspettavamo che asciugasse la colla dei copriscarpa, e tagliavamo le magliette che andavano veloci alla signora di turno alla tagliacuci per la rifinitura.
Non vi dico il call-center, un numero dietro l’altro e un continuo ripetere le stesse cose, a cadenza, tra un non mi interessa, non rompermi i maróni e un vaffa… Beh dai, al nord sono tutti gentili, salutano ovunque e chiedono sempre come stai, salvo poi non aspettare nemmeno che tu risponda, sono di fretta, corrono.
Il lavoro non manca, salvo esaltare il fatto che il lavoro non manca e trattarti come uno del sud. (Non sono tutti uguali, c’è brava gente ovunque, ovviamente).

Non che qui al sud sia differente, ma del lavoro nero si è sempre parlato solo al sud, oggi è diverso, sì, non che non si parli del lavoro nero, no, anzi, se ne dà perfino una giustificazione, esiste grazie al famigerato reddito di cittadinanza. Beh! Certo, il sud ne ha sempre una per scansare il lavoro, però bisogna considerare anche che le persone del nord che ho conosciuto erano imparentate in qualche modo con qualcuno del sud, insomma, un nonno, uno zio, un cugino, un padre.
Perché non è così difficile da credere e pensare, sapete? I giovani italiani del sud un tempo emigrati a nord, sono gli anziani di oggi che hanno i figli del nord che dicono male del sud. Non hanno tutti i torti forse, il sud non dà modo di restare, perché restare agli occhi di tutti oggi come ieri è sinonimo di “Non avere voglia di lavorare “. È vergognoso.

E io? A me non piacciono le costrizioni, i parametri, le rime, le stilose porzioni di sillabe che costringono i versi al conto e a cercare l’ultimo accento nel vocabolario, sono sempre di fretta per chi è di fretta, sono lenta per la mia vita, mi sono adeguata, e non aspetto che mi chiami un call-center per mandarvi a … ché io so come funziona, lo so, perchè sono una del sud, che ha dovuto lavorare in nero a nord per mantenere agli studi una figlia del sud che per lavorare, non sta al sud, non sta al nord, sta all’estero.

Perché questa è l’Italia, l’Italia non dà modo di restare… Al sud come al nord

@nella

La favola Gender, di Giovanni Mainato

La favola Gender

Postato il  di Giovanni Mainato

Ero già abbastanza indignato per la favola che la maestra aveva fatto leggere a mio figlio la settimana scorsa.

La cicala è là, fornica. Questo il titolo nel quaderno. “Sei sicuro di avere scritto bene?” “Sì sì, papà”.

Questa settimana la favola si intitola Un orsetta.

Ho sperato, ho pregato fino all’ultimo che l’assenza di apostrofo fosse un errore di mio figlio.

Invece anche in questo caso non è così.

E’ un infido tentativo della maestra di propagandare teorie Gender.

Per fortuna sono esperto di ortografia e l’ho colta in fallo. Scusate la volgarità.

Domani stesso mi recherò dal preside.

No ai Genders! Contronaturisti! Vergogna.

gen

IL BLOG DI GIOVANNI MAINATO

Istruzioni per l’uso, di Giovanni Mainato

Istruzioni per l’uso

Postato il  di Giovanni Mainato

Penso che molti di voi abbiano avuto modo di apprezzare la raffinata comicità dei miei post(s), una comicità che ha alle spalle molti modelli, da Aristofane ad Achille Campanile (in effetti mi considero un campanilista). 

Non tutti però avranno colto il fatto che i miei post(s) si prestano a due livelli di lettura: c’è un livello, immediato, basso, quello della battuta facile, per intenderci; ma c’è anche un livello più sottile, un significato profondo, allegorico, subliminale, sublime. 

Supponiamo che ad esempio uno zotico faccia una pernacchia. La gente dirà: ‘Dio mio, che burino! Ma che gente c’è in giro? Di questo passo dove andremo a finire? Che ignoranza!’. Se invece faccio una pernacchia io (con la bocca, s’intende), ecco che voi subito penserete: ‘Mainato ha fatto una pernacchia: questa cosa non è assolutamente da prendere alla leggera. Se solo avesse voluto, avrebbe potuto dissertare di filosofia, musica atonale e fisica quantistica. Invece facendo una pernacchia, Egli intende risvegliare le nostre coscienze assopite, denunciare il materialismo becero della società dei consumi in cui viviamo, la mercificazione dell’io, l’alienazione dell’uomo moderno, questo neoliberismo che ci rende schiavi e nemici gli uni degli altri’. In realtà io volevo solo fare una pernacchia, ma naturalmente mi fa piacere che voi pensiate tutte queste cose.

Insomma, per dirla in breve il mio blog è concepito in modo dale da rivolgersi sia ai raffinati intellettuali che al popolo bue. A proposito, voi in quale delle due categorie vi riconoscete? 

L BLOG DI GIOVANNI MAINATO

Filosofia che passione, di Giovanni Mainato

Filosofia che passione

Postato il  di Giovanni Mainato

Come mostrano chiaramente alcuni miei post(s), io sono da sempre un grande appassionato di filosofia. Nella biblioteca in salotto ho a portata di mano quasi tutti i grandi classici.

A cominciare da Platone: l’Antologia di Socrate (i suoi scritti più belli), il Melone, il Pedro (ambientato in Messico, se non sbaglio), il SolistaKrizia (sulla compianta stilista), le Greggi (una dura critica a quei pecoroni che non sanno che cos’è la virtù), ecc. ecc.

… e da Aristotele: fondamentali la sua Fisica e la sua Chimica, mentre trovo un po’ fuori luogo gli Anali primi e gli Anali secondi.

Anche la filosofia romana non scherza: le Ascolane di Cicerone, e soprattutto le Lettere a Lucignolo di Seneca (quante ne pensa per cercare di raddrizzare quel ragazzaccio!)

E che dire delle Confessioni? Non so mai se preferire quelle di Agostino, quelle di Rousseau, quelle di Un Italiano o quelle di Ilona Staller.

Cosa scegliere nello sterminato mare della filosofia moderna e contemporanea? L’Elogio della razzia di Erasmo da Rotterdam, gli Assaggi di Montaigne (filosofia e cucina), i Pensieri di Pascale (adoro la sua definizione “l’uomo è una cagna pensante”), Livia t’amo di Hobbes, la Clinica del giudizio di Kant (un elogio della buona sanità), la Fenomenologia dello spirito di Hegel (un saggio sull’umorismo), Il Capitano di Marx, Il mondo come volontà e aberrazione di Schopenhauer (un libro molto forte), Così pallottola turcaUmano tanto umano, e La nascita è una tragedia (un saggio molto pessimista, di stampo leopardiano) di Nice, ecc. ecc.

E’ proprio vero che la filosofia nasce dalla meraviglia, come diceva Aristotele! Io infatti mi meraviglio di non avere aperto quasi nessuno dei suddetti libri, e di sapere già così tante cose.

melone
IL BLOG DI GIOVANNI MAINATO

dopobarba e antirughe

dopobarba e antirughe

ottobre 25th, 2022

le speranze

i tanti sogni nel cassetto

come cristalli di luce

e di ghiaccio,

difficile 

vivere l’emozione

tra un bacio e una lacrima

un pantalone e una gonna,

darsi per dispersi

nello specchio

con il viso

di dopobarba e antirughe,

amo quel viale

con alberi alti e piccole foglie

che d’inverno

diventano scheletri.

POESIASTANCABLOG

pulsazioni

pulsazioni

ottobre 25th, 2022

immobile

guardo il tempo

le strade non ancora affollate

le voci che verranno,

le lenzuola sudate

di questa notte movimentata

da sogni strani sfocati

improponibili,

tu poetessa sdraiata

leggi ancora le tue storie

curiosa

quasi timorosa degli errori,

riflettono le vetrine

di fretta e soldi

di questa vita

lasciata andare poco a poco.

POESIASTANCABLOG

le guance rosse

le guance rosse

ottobre 24th, 2022

grigio il cielo

la ruggine sulle idee

odore di rose

nell’aria,

l’ottobre che conoscevo

è lontano

come un quaderno a quadretti

di matematica,

la religione

materia di sicura realtà

ora niente

nuvole,

le guance rosse del primo bacio

in quel portone

aspettando le voci

di richiamo.

POESIASTANCABLOG

Serravalle Scrivia. “L’anno senza estate. Leggere gotico ieri e oggi”. Con la giornalista e scrittrice Patrizia  Ferrando. Venerdì 28 ottobre in Biblioteca.

Serravalle Scrivia. “L’anno senza estate. Leggere gotico ieri e oggi”. Con la giornalista e scrittrice Patrizia  Ferrando. Venerdì 28 ottobre in Biblioteca.

Continuano presso la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia gli incontri della rassegna “Gotico d’Autunno”. Il prossimo venerdì 28 ottobre, alle 17.00, sarà la volta di: “L’ Anno senza  Estate. Leggere gotico ieri e oggi”. Un incontro in cui la giornalista e scrittrice Patrizia  Ferrando approfondirà la nascita, le peculiarità e le suggestioni del romanzo gotico, genere letterario di grande pregio che ebbe notevole fortuna nell’Inghilterra di fine settecento e ottocento. Seguirà l’inaugurazione di un nuova sezione dedicata interamente alla letteratura gotica in Biblioteca, dove saranno disponibili tutti i grandi classici “di fondazione” di questo particolare genere letterario. Dato il fascino che questo genere suscita nei giovani la sezione gotica andrà ad inserirsi in un progetto molto più ampio, dedicato ai ragazzi, a cui la Biblioteca sta lavorando.

“Leggere e scrivere non sono verbi solitari. -spiega Patrizia Ferrando–  Lettura e scrittura sono atti individuali, la cui condivisione però si esprime nel dono di una voce che coinvolge gli altri in un racconto, o nello scambio di opinioni, impressioni, ispirazione che si rinnova e trae linfa dalle parole. Ma esiste una scia letteraria molto più vasta, quella che dal capitolo di un romanzo conduce verso testimonianze artistiche, verso l’improvvisa attrazione suscitata da luoghi e personaggi, verso altre opere di fantasia attraverso il tempo. Se tutto questo è vero per la lettura in generale, lo diviene di più per romanzi e racconti dal fortissimo potenziale evocativo, come quelli detti ‘gotici’.

La letteratura gotica viene, giustamente, definita letteratura del sentire. Le sue trame si dipanano fra inquietudine suscitata da circostanze misteriose e fenomeni perturbanti e un misto di curiosità e tensione, ma tutto questo riguarda più l’ineffabile del concreto, diventa più brivido dell’emozione e spirito del tempo e delle sue domande, a volte sottile malinconia dell’inconoscibile, che immediato spavento e impressione dei sensi di stampo horror.

Probabilmente per questo il gotico non si ferma a un periodo storico circoscritto, perché dai romanzi di fine settecento giunge a interessi degli adolescenti di oggi, con molteplici declinazioni in mezzo. L’esperienza del sentire è pressoché inesauribile, può farsi gioco o dilemma esistenziale, può riportarci a una notte di antichi lumi o camminare per le metropoli.

L’anno senza estate fu quello in cui Lord Byron, il suo segretario e medico Polidori, il poeta Shelley e la moglie Mary si trovavano sul lago di Ginevra. Il tempo era pessimo e piovoso, qualche ora era stata dedicata alla lettura di racconti di fantasmi, ma poi la noia spinse a una sfida : scrivere un racconto “di paura”. L’emozione di quel temporale creativo fu così forte che ancora leggiamo storie di vampiri, e mostri, e strane dimore…”

Questo il calendario completo dei prossimi appuntamenti di “Gotico d’Autunno”:

27 ottobre  Dolcetto Scherzetto! Racconti  Brividosi aspettando  Halloween. Per bambini da 0 a 6 anni. Alle 17.00 in  Biblioteca.

28 ottobre L’ Anno senza  Estate. Leggere gotico ieri e oggi. Con la giornalista e scrittrice  Patrizia  Ferrando.Inaugurazione scaffale dedicato alla letteratura gotica. Alle 17.00 in  Biblioteca.

30 ottobre.  Bocconi di  Paura. Sarete ammessi alla Scuola del  Male? Cena Gotica presso il Circolo Arci “La Storia” alle 20.00. Posti limitati! Prenotazioni entro il 23 ottobre al n° 379-2133332 ( Luigi)

31 ottobre. La  Danza delle  Streghe. Escape  Room per famiglie. Dalle 15.00 alle 18.00 in  Biblioteca.

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Libri: Le ragazze del bosco delle ninfe, di F.Giorgi e I. Schiavetta

Due balordi rapinano il “Liguria Market” di Savona, nel quartiere della Villetta. Durante la fuga in moto perdono per strada una sacca contenente ossa umane e strani mazzetti di fiori. Si apre così lo scenario inquietante della nuova indagine che vede coinvolti il Sostituto Ludovica Sperinelli e il suo storico collaboratore Francesco Mancini. Pian piano emergerà una realtà penosa: un giro di prostituzione minorile e ricatti sessuali, orchestrati con perversa maestria da un oscuro Stregone. Per salvarsi dalla giustizia, l’uomo non esiterà a mettere in atto spietate esecuzioni. La squadra di investigatori dovrà impegnarsi al massimo nelle indagini, mentre le vicende personali di ognuno continueranno a occupare i loro pensieri: Mancini è alle prese con le turbolenze della crescita dei figli, e la vita sentimentale di Ludovica prende una piega inaspettata.

Pagg. 208 coll. SuperNoir Bross € 15,90 Isbn 9788869436369

Fiorenza Giorgi è nata, vive e lavora a Savona. Da molti anni in magistratura, attualmente ricopre l’incarico di Giudice della Sezione Penale. È appassionata di musica lirica e tradizioni liguri ed è autrice di alcune raccolte di modi di dire savonesi che hanno riscosso grande successo.

Irene Schiavetta, musicista, vive a Savona e insegna presso il Conservatorio di Genova. Per le edizioni Carisch e Dantone ha scritto libri di didattica pianistica. Ha pubblicato i romanzi Le tre signore (Coedit), L’occhio di Bubuz e La tabacchiera di Otto Schmitt (Il Ciliegio). Per Fratelli Frilli Editori ha pubblicato Cuneo rosso sangue.

Per Fratelli Frilli Editori, Fiorenza Giorgi e Irene Schiavetta hanno pubblicato: Delitto alla Cappella Sistina, Morte al Chiabrera, La sala nera, Omicidio in Darsena e Il mistero di San Giacomo

LA NUVOLA, di LEONARDO SINISGALLI. Recensione di Elvio Bombonato

LA NUVOLA

Tu divaghi senza meta

per dissolverti e morire,

nube in cielo,

e avanzi sola, lieta

di rivivere e svanire

in un velo

di bei fiori nati in mare,

verdazzurri, trasparenti

e irreali.

Nel silenzio navigare

dietro il mùrmure dei venti,

come d’ali,

verso angoli remoti

d’uno spazio senza fine

è il destino.

Poi cadere per i vuoti

invisibili di trine

nel cammino,

e tornare a navigare

e tornare a naufragare

nel tuo mare.

LEONARDO SINISGALLI

Strofa unica di 21 versi piani, di lunghezza variabile, dal quaternario all’ottonario. La poesia è una dichiarazione d’amore originale e strana.

Svelami ,o luna, il tuo lato oscuro, di Marina Donnaruma

Svelami ,o luna, il tuo lato oscuro,

lascia che io guardi le stelle

e soffi su piccoli petali

di margherita gialla.

So che gli angeli piangono

Si abbandonano agli zefiri d’oriente

e scrivono su fogli di nuvola.

Io ora sento la musica,

note che percorrono la terra

e di brividi la mia pelle.

Bambini dormono in culle d’argento,

le gote sanno di rosa

e di

baci.

Bambini dormono su nuda terra,

le gote sanno di fango

e di pianto.

Gli angeli volano e le farfalle muoiono,

raccolgono piume che cadono,

raccolgono orrori che non fermano le guerre,

raccolgono innocenza e pianto,

stendono drappi neri

e coprono corpi di cristallo,

coprono fragilità e innocenza,

martirio e sangue,

sono soli e percorrono la terra,

sono soli e gli uomini sono soli,

pietrificatii a raccogliere la loro solitudine,

la solitudine degli angeli. Iris G. DM

PM WARSON in concerto alla Ristorazione Sociale di Alessandria

Tornano i concerti alla Ristorazione Sociale ! 
Come di tradizione le proposte musicali sono di livello internazionale. Sul palco LUNEDI’ 31 OTTOBRE 2022  troveremo PM WARSON & HIS BAND direttamente dalla Gran Bretagna con un live composto da suoni soul, swing e blues e un atteggiamento moderno.
Il concerto è proposto dalla Ristorazione Sociale con la collaborazione di Pupille Gustative, Il Grande Cammino del Monferrato, Vinile Alessandria e Visioni_47
PM WARSON & HIS BAND in Concerto
https://www.facebook.com/pmwarson
Polistrumentista e cantante di base a Londra, il giovane PM WARSON si è presto imposto sulla scena retro soul come uno dei nomi più chiacchierati e da tener d’occhio. Il suo primo singolo auto-prodotto e uscito su 7″ è andato sold-out in tempo record, diventando introvabile per gli appassionati del genere, mentre il rinomato marchio Fred Perry lo ha scelto come colonna sonora di un breve filmato.
Definito dagli appassionati del genere come “un piccolo gioiellino di groove oldschool”, l’attesissimo album di debutto “True Story” è un’esplosione di garage, latin funk, mod soul, swing, girl pop ma soprattutto rhythm n blues di ispirazione anni ’50 e ’60. PM WARSON pesca da un passato intramontabile e lo ripropone con una sensibilità moderna, perché la buona musica non stanca mai, ed è senza tempo.

Prorogata la mostra sui Marchesi del Monferrato

Informiamo che la mostra “I Marchesi di Monferrato di ferro vestiti”, allestita a cura di Stefano Fracchia nel Torrione Sud Est del Castello del Monferrato, è stata prorogata fino a domenica 13 novembre 2022.
L’esposizione sarà aperta nelle giornate di sabato e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Per maggiori info sulle mostre al Castello del Monferrato: www.comune.casale-monferrato.al.it/MostreCastelloOtt22

Shakespeare: Sonnetto 130

La regina Elisabetta I era considerata un’icona da venerare, la cui bellezza era segno del suo diritto divino a governare. Come sappiamo, faceva uso di cerussa, per far apparire la pelle più pallida e levigata  (vedi qui) e di rossetto (vedi qui) , imitata da molte altre dame del suo tempo, la cui bellezza veniva lodata dai poeti.

Uno dei sonetti di Shakespeare sembra una presa in giro di quel concetto di bellezza ideale, convenzionale nella letteratura e nell’arte dell’era elisabettiana, quando era consuetudine lodare il  fascino di una donna paragonandolo alle cose belle che si trovano in cielo e in terra.

Sonnet 130: My mistress’ eyes are nothing like the sun

My mistress’ eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red than her lips’ red;
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damasked, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound;
I grant I never saw a goddess go;
My mistress, when she walks, treads on the ground.
And yet, by heaven, I think my love as rare
As any she belied with false compare.

Sonetto 130

Gli occhi della mia donna non sono affatto come il sole;
il corallo è assai più rosso del colore delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi  grigiastri;
se i capelli sono crini, neri crini le crescono sul capo.
Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma non ne vedo di simili sulle sue guance;
e in certi profumi c’è più delizia
che nel fiato che dalla mia donna esala.
Mi piace sentirla parlare, eppure so bene
che il suono della musica è ben più gradevole:
ammetto di non aver mai visto camminare una dea,
ma la mia donna, quando cammina, preme il suolo.
Eppure ritengo che la mia amata sia straordinaria
come qualsiasi altra, resa incredibile da falsi paragoni.

(Trad: L.Z.)

Il Sonetto 130 è dedicato alla sua “dama bruna”, di cui non sappiamo nulla: Shakespeare la paragona ad alcune bellezze naturali.ma ogni volta sottolinea l’inadeguatezza della sua amata in tali confronti.

Nel distico finale il poeta tuttavia  rivela il suo intento, che non è quello di ridicolizzarla, ma di farle il complimento più alto, quello di vederla e accettarla così com’è.

Per questo motivo, non  ha fatto falsi paragoni (l’implicazione è che altri poeti fanno proprio questo) ma ha voluto concentrarsi sulle sue qualità autentiche, sulla vera natura della bellezza

Immagine: autore “President Lethe”.
I lineamenti di Shakespeare sono stati abbinati al volto di Elizabetta I-
Caricato su Wikipedia per illustrare un post su Talk:Shakespearian authorship question#First Folio frontispiece.

Matching Shakespeare’s features to Elizabeth’s face

NATURA

Foto dal web

Sei il fascino di un tempo mai finito

il perpetuo rinnovo di linfa vitale

l’equilibrio di ogni respiro felice.

La tua immortale magia si può sentire

correndo nei boschi

ondeggiando fra i fiori

abbracciando gli alberi.

Il corpo leggiadro si libra in alto

come un’aquila in volo.

La voce armoniosa risuona

come il canto di uccelli.

E’ vivo il pensiero d’amore.

Ogni creatura

deve essere innamorata della natura

di questa antica dimora

di infinita libertà senza confine.

Natalia Castelluccio

https://pensieriparoleepoesie.wordpress.com

“Notti insonni”, di Salvatore Scalisi

Fa fatica perfino a pensarci; è stata una grande recita, una falsità. Alla notizia della gravidanza di Carla si è sentito come una fitta al cuore, di quelle che fanno veramente male, che scombussolano la vita, tanto da desiderare l’estremo gesto così da impedirne la venuta alla luce del futuro nascituro. È un pensiero contorto, Paolo ne è pienamente consapevole, ma, visto la situazione al momento della coppia, lo prende come alibi; problematiche che andrebbero discusse, se non fosse che l’uomo non se la sente di affrontare un argomento così delicato con Carla, dopo averle mentito spudoratamente. Ma in qualche modo deve sfogarsi.

– Lo so che è terribile quello che ho detto … – ammette Paolo, seduto a un tavolo all’interno di un bar.

– Più che orribile lo definirei assurdo – replica la collega di lavoro accomodata dinanzi. – Il problema non è tanto non desiderare il bambino, ma il fatto che non ne parli con lei; per me sta qui l’anomalia. –

– Se potessi, lo farei. Ho sempre desiderato avere un bambino, ma ora … –

– Cosa ti succede? –

– Ho sbagliato, ho creduto che la storia potesse andare … –

– Ti riferisci alla tua compagna? –

– Non lo so … –

– Che significa non lo so. –

– L’ho amata tanto … –

– Ma ora non ne sei più sicuro. Può succedere, nulla di strano; ma il fatto che non ne parliate non fa altro che allontanarvi. Dovreste mettere da parte ogni astio e affrontare il problema prima che sia troppo tardi; sempre che non abbiate voglia di distruggere la vostra favola. –

– Pensa che abbia una storia con te. –

– Non mi dire? –

– Già. –

– E cosa le fa credere che io sia la tua amante? –

– Solo il fatto di lavorare insieme a stretto contatto e le relative cene che sono diventate la sua e la mia croce. –

– Non le si può negare di possedere una fervida fantasia. –

– Ha una gelosia ossessiva, patologica; ho paura che la cosa possa degenerare, potrei pensare che non stia bene …. –

– Lo dici per dare un alibi alle sue ossessioni? –

– Non lo so, ho la mente confusa … –

– Certo, non ti trovi in una bella situazione e venirne a capo non è per nulla facile; se posso fare qualcosa per aiutarti … intendo come amica – dice la donna, riuscendo a strappare un lieve sorriso a Paolo.

“Favole e Racconti per tutti”, di Gianna Binda. Aletti Editore

“Favole e Racconti per tutti”. 

La bellezza della scrittura contro le “trappole” della vita

E’ stata definita la “scrittrice della speranza”, perché è riuscita ad interiorizzare il dolore causato da una separazione dolorosa e a trasformarlo in bellezza e rinascita, mettendo nero su bianco i suoi sentimenti. «Dall’esperienza vissuta, ho compreso che esistono personaggi “predatori”, desiderosi di denaro altrui. Da qui la mia elevazione verso un mondo più pulito e sano, e il desiderio di inviare messaggi d’amore. Quell’amore in cui ho creduto e in cui credo ancora, nonostante tutto». Lei è Gianna Binda, farmacista e biologa nata a Veleso (provincia di Como), “figlia del mondo” che ora vive e lavora in Svizzera, autrice dell’opera “Favole e Racconti per tutti”. Il libro arricchisce la collana “Gli Emersi della Narrativa” della casa editrice Aletti. «Sono abituata – racconta l’autrice – a sperimentare e ritengo che siamo in questa “dimensione” per sperimentare, attraverso le nostre esperienze mirate a comprendere che siamo fatti di materia, ma anche di “spirito” che dovrebbe essere il nostro “spirito guida” in questo cammino terreno».E, troppo, spesso, nella frenesia dedita al materialismo peggiore, non si riconoscono gli angeli posti sul nostro cammino, come l’autrice evidenzia in Nessuno si è accorto che sono un angelo.

L’opera raccoglie favole e racconti che vogliono dare, agli adulti ma anche ai più piccoli, messaggi di speranza. Dinanzi alle brutture della realtà, alle difficoltà che spesso la attanagliano, a volte basta indossare degli occhiali colorati e il mondo cambia colore. Magari diventa rosa. La scrittura oscilla, dunque, tra realtà e immaginazione. «Scrivo di getto – racconta l’autrice – come sotto un fluido ispiratore di luce universale a cui mi sento collegata. Scrivo di esperienze di vita vissuta, come nel racconto Adina – Gara di solidarietà, in cui sono rimasta felicemente colpita da questa meravigliosa azione umana, oppure episodi frutto della mia fantasia per cercare di far star bene gli altri, per quanto ciò mi sia possibile». Ad arricchire i racconti e le opere dell’autrice sono anche delle illustrazioni. Immagini che risaltano l’armonia delle parole e le rendono ancora più significative e prorompenti. Un impeto di bellezza ad indicare che il rispetto dovrebbe stare alla base dei rapporti, anche nelle separazioni e nei dolori più lancinanti. Gianna Binda, infatti, non è solo una scrittrice, ma si cimenta con l’incisione, la pittura su ceramica, la pittura a olio e la scultura. «Vorrei regalare al lettore qualcosa di particolare e unico, come espressione della mia anima, e ritengo che la forma pittorica possa veicolare messaggi e sensazioni in maniera immediata».

L’arte diventa, così, una forma di riscatto, catartica per liberarsi dalle sofferenze. «Per me – afferma – la scrittura è un modo per dialogare con il lettore e comunicargli una visione più spirituale di quella materialista, in cui siamo immersi da un po’ di tempo a questa parte, e stimolarlo a riflettere sugli eventi. L’arte potrà essere un valido aiuto verso la scoperta del sé interiore e delle bellezze del mondo, a lungo soffocate da situazioni create solo per interessi personali, contro il bene collettivo di più ampia portata». Nelle sue opere, spesso, l’autrice ricorre a dei paragoni. “Come il torrente Pioverna di Bellano trova sempre la strada giusta per gettarsi nelle acque del lago di Como, incanalando tutto il suo impeto in un piccolissimo tratto, così la forza della verità avrebbe trovato lo sbocco naturale verso l’affermazione del bene comune”, o a delle analessi, per rafforzare concetti e chiarirli al lettore, cosicché si possa avviare un “dialogo” finalizzato ad un’attenta analisi e meditazione. E, con un paragone, arriva anche il messaggio finale che l’autrice vuole comunicare ai suoi lettori“Ginbad e i suoi cuccioli: la madre leonessa, attenta e amorevole verso i suoi cuccioli, insegna loro a non cadere in insidie velenose”. Un messaggio d’amore e di luce, sulla gioia di vivere, nonostante tutto, e di gioire delle piccole cose. Ma, soprattutto, di riflettere sulla realtà dei fatti «così da non cadere in “trappole” che possono essere velenose».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare

Dimenticare non è scordare
Spesso diciamo che per guarire da un'offesa bisogna scordare ...
Il cuore guarisce solo quando riesci a capire e non quando dimentichi, la dimenticanza è sempre voluta e la ferita credo che rimanga a tutti... Spesso dico che non sono rancorosa e dimentico dopo un pò ...
Ecco ... E' vero, ma so anche che scordare è uscire dalla propria storia, dal proprio vissuto ed io non dimentico del tutto, ma solo temporaneamente...
Le tracce restano indelebili e allora io resto e non scordo, dimentico soltanto che è diverso...
Resto accanto alla mia sofferenza del momento...
Dimenticare è momentaneo, scordare ha un senso più profondo...
Significa sradicare dal cuore e certi momenti non li sradichi...
Puoi solo far finta di scordare ...
Il tempo che serve per accettare un dolore ,una sofferenza, una sconfitta, una delusione o un addio che brucia...
Occorre un pò di tempo e sarà un tempo più o meno breve, ma sarà il tempo che ci vuole per farci una carezza...
Sarà quel tempo che occorre per dire a te stessa che in fondo è andata male, ma sei lì, non sei morta , devi solo ricostruire . Infatti ho imparato che alla fine non si muore ...
No ...Alla fine ...Si rinasce dalle proprie ceneri .
Quindi armatevi di pazienza e cercate di scordare per poter poi rinascere e ripartorirVi.
Certe offese costruiscono muri...
Il tempo che occorre per capire, è il tempo che occorre a costruire quella scala immaginaria che poi serve per avere la spugna per cancellare anche se non c'è spugna tanto grande a sradicare il dolore, la sofferenza, una tragedia...
Una scala immaginaria che possa arrivare ad eliminare ogni traccia , non c'è... Quindi sarà una dimenticanza voluta ...
Desirè Kariny
Cuore e Anima
Desirè Karini – Poesie e riflessioni
https://desire876416000.wordpress.com/2021/07/13/dimenticare-non-e-scordare/

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore , delusione e sofferenza

Dolore, delusione e sofferenza 


Si prova delusione e dolore quando cerchi qualcosa che già sai di non poter avere né cercare né trovare… Dolore  è se la nostalgia ti assale con irruenza e ti arriva come un fulmine a scompigliare l’Anima…
Dolore è continuare a sperare pur sapendo che quella speranza già in partenza è un inutile sperare…
Quando le persone deludono e cerchi anche di trovare una giustificazione che non arriva…
È dolore quando gli altri ti trattano come un opzione e ti fanno credere d’ essere meno degli altri , scalcolato quasi deriso…
Quando quello che hai non ti basta e vorresti trovarti in un’altra pelle, in un’altra vita e sei solo e non sai a chi poter chiedere aiuto… 
È dolore se ti isoli perché senti la superficialità degli altri ,
l’ oppressione e l’avvilimento…
Quando la vita ti appare tanto dura da non  calcolarla più come un dono, ma una costrizione e in quel contesto ci stai male…
Quando il tuo unico pensiero è sparire  e non trovi nessun motivo per andare avanti e ti areni come un relitto spiaggiato e vorresti solo sparire e far perdere le tue tracce come se mai fossi nato…
Quando  entri nel baratro dei tuoi pensieri e non sai come uscirne, non sai come sei arrivato lì…
È sempre un dolore allucinante che la vita che stai vivendo non ti dà più nulla e ogni giorno è un morire dentro… Quando sei in quell’ammasso di pensieri ed è come farla finita , ma è il coraggio che ti manca…
È dolore , solo dolore…
Lancinante e inespressivo dolore.©
Desire’ Kariny

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Ci sei anche tu

Cuore e Anima

Desirè Karini – Poesie e riflessioni

Ci sei anche tu

Nella vita bisogna avere consapevolezza e andare avanti  anche quando non va tutto bene , anche quando ti sembra che le difficoltà siano insormontabili. Così hai sempre fatto e così hai superato tante vicissitudini, però cominci a riflettere e c’è qualcosa che non va per il verso giusto…A quel punto realizzi che qualcosa dentro te sta cambiando , incominci a vedere la realtà diversamente ; realizzi che la tua vita comincia ad essere vuota che hai vissuto sempre per gli altri e mai secondo le tue regole, le tue voglie , la tua libertà .Quella libertà  inesistente che non hai avuto mai perché c’erano sempre altre priorità, altre esigenze, altre esperienze da mettere avanti e non hai mai deciso tu, ma  altri che decidevano per te e continuavi lo stesso con il cuore gonfio e la voglia di scappare.
Arriva  anche il giorno in cui capisci che ti meriti un po’ di pace, di pace vera. Che dopo tanto lottare,  ingoiare delusioni, cercare spiegazioni inesistenti , sopravvivere ai momenti difficili e cercare di  ricominciare e passarci sopra e  perdonare, hai voglia solo di pace .  La pace interiore è quello che cerchi. Inizi a sentire  una strana consapevolezza che non è un rimpianto, ma una presa di coscienza, il momento in cui, non si sa come smetti di guardare le situazioni e le persone solo con il cuore e finalmente attivi il cervello. E ti rendi conto che hai sopravvalutato, hai dato troppa importanza a cose che non ne avevano, hai sofferto un po’ troppo e non ne valeva la pena. E adesso ti tocca perdonare te stessa, perché inconsapevolmente ti sei fatta del male . Sul momento ti senti disorientata perché non capisci se sei cambiata tu o se sono gli altri che ti hanno cambiata, se è diverso il tuo modo di vedere le cose o se le cose non siano oggettivamente più le stesse, ti fai delle domande e ti sembra di non comprenderti più. Quasi non ti riconosci, non sai più cosa importa davvero. Poi ti rendi conto che a volte è superfluo interrogarsi, bisogna solo accettare che alcune cose non sono andate come avresti voluto e che invece di accettare avresti dovuto prendere le redini in mano e finalmente guidare tu la tua vita ed essere forte solo per te  .Più forte anche se molto più triste, più consapevole , più intransigente, più esigente .Capisci che devi  pensare ad andare avanti senza trascurare  la tua essenza che adesso più che mai ha bisogno che tu ti voglia più bene, esisti anche tu e gli altri non devono essere la tua priorità, ci sei anche tu…
La libertà ha un costo e finalmente capisci che non puoi stare dietro a chi non capisce che devi essere tu a decidere per te stessa…Tu, tu e poi ancora tu…Se ci riesci puoi finalmente essere libera.©


Desire’ Kariny