Mimosa,Gabriella Paci

La fragilità dell’erba insegna la resilienza

alla brina che abbatte ma non svelle.

Arriva tardivo un sole pallido

che non consola ma è segno

che può tornare a irrorare le pupille

vogliose di luce.

Guardare le braccia dell’albero tese

in preghiera nell’inganno del cielo

che finge l’azzurro è sperare ancora

nella gemma e concedere pazienza

all’attesa nel vedere il  colore della gialla

mimosa che è tornata a fiorire

dentro la timidezza della borragine

che non copre la sua esuberante solarità.

Esonda dagli occhi un oro che pare

senza pudore imitare sole e calore:

si fa coriandolo e rallegra un giorno

che ignora l’assedio del freddo

nella tregua di un palpito di primavera.

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“RITORNO AL VUOTO” saggio breve di Giovanna Fileccia

Per il Maggio dei libri del 2023 ho preso parte al Convegno dal titolo “La poesia: quel poco che riempie il vuoto” promosso dall’Associazione Faro Convention Citizens of Europe presso la Biblioteca di Villa Trabia (PA). Il mio intervento dal titolo “RITORNO AL VUOTO” adesso è stato pubblicato dalla Nuova Euterpe – Rivista di poesia e critica letteraria nella persona di Lorenzo Spurio che ringrazio.
Il quell’occasione la mia opera di Poesia Sculturata Utero della terra è stata inserita in locandina ed esposta per la durata del convegno.

Il mio saggio verte su una mia idea che riguarda due aspetti della poesia.
Buona lettura a voi e attendo i vostri commenti.
Tra l’altro vi anticipo che tale argomento, ampliato e approfondito, sarà protagonista di un incontro a Palermo presso l’ Ottagono Letterario nel mese di giugno. In quell’occasione ne parleremo io e l’amica Giovanna Sciacchitano.

Giovanna Fileccia

N.E. 02/2024 – “Ritorno al vuoto”, saggio di Giovanna Fileccia

Mi è capitato in passato di affermare che la poesia possiede i suoni della musica jazz la quale produce onde sonore elastiche che danno vita a emozioni-come-colori. La poesia accade nell’animo di chi la sa accogliere e si rannicchia in un angolo del corpo fino a che esplode nello spazio circostante. La poesia può fare molto rumore e può anche placare un animo in fermento. Immaginiamo il poeta, la poeta, come se fosse un equilibrista che, asta alla mano, cammina sul filo e, in bilico, ascolta la voce del vento che conduce a due passi dal sole dove è più facile asciugare le lacrime. In questo miracolo poetico vi è nascosto un segreto: il funambolo sa dove e come poggiare i piedi, egli attraversa a piccoli tentativi le emozioni su di un filo sospeso che è sì fragile, ma resistente; nel suo procedere si affida alla propria forza, al proprio coraggio e colma il vuoto – qui rappresentato dall’altezza e dalla sospensione -, prendendo energia dal sé-baricentro.

 La poesia è capace di alleggerire le menti e di sollevare il corpo. Guardiamo, altresì, alla poesia come a una cordicella che lega noi agli altri: come se le parole fossero i minuscoli fili resistenti, compatti che compongono la corda. Scrivere fortifica: è un processo comune a chi, come noi, incide su carta le emozioni più profonde. E, scrivendo, affiorano sentimenti che appartengono a ognuno.

Mi reputo una lettrice esuberante: non riesco a stare lontana dalle parole di poeti e narratori. Tra l’altro ho fatto parte di giurie di concorsi letterari, ho recensito e presentato vari libri e ho ideato alcune rubriche letterarie nelle quali parlo e scrivo di autori sia classici che contemporanei. Questa premessa da parte mia è doverosa in quanto ho rilevato, già da tempo, che, in letteratura in generale e nella poesia in particolare, spesso chi scrive espone più o meno consapevolmente ciò che gli manca. Anche i grandi poeti hanno scritto per mancanza, per difetto, per sottrazione e alienazione. Il poeta desidera, anela con tutto se stesso a (continua sul sito della rivista Nuova Euterpe)

Marzo,Gabriella Paci

Sono nata in un giorno di marzo

quando primule e viole s’affacciano

dai bordi dei fossi a dire la primavera.

La loro venuta riempie gli occhi d’una

tenerezza nuova che cerca il colore

come salvezza da troppa nebbia posata

sulle ciglia e risveglia la voglia d’amare

e di correre ancora la vita sul prato

del tempo senza  lo strappo delle ore.

E’marzo anche se il soffio del vento

spoglia il mandorlo in fiore

nell’aria che s’incrina alla fragilità

del sole che balugina dietro

 lo sfranto  velo di  una nube:  

tu lo senti nell’odore di sambuco

e nella voce dei nidi che grida

là in alto dove s’incunea  l’azzurro

a dire che è mese di nascita…

e non solo la mia

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Un cammino segreto,Gabriella Paci

( a volte l’amore è anche resilienza.

Hai  indossato una corazza di durezza

contro cui si rifrangono

 parole di acqua e di sole

e gesti d’amore senza ritorno.

 Invulnerabile, hai tatuato sulla pelle

 l’illusione di un dominio sul mondo.

Solo gli occhi tradiscono una tenerezza negata

e una fragilità nascosta sotto la maschera

dell’indifferenza e del rifiuto.

La tua sofferta solitudine mi penetra

come acuta lama e taglia

le mie disancorate sicurezze

di esser per te guida e porto.

Inutilmente cerco la mappa

per percorrere il labirinto dell’anima.

Eppure sento di aver ancora

un cammino segreto per raggiungerti

perché ho

il filo rosso dell’amore

che mi tiene agganciata

alla parete scoscesa del tuo cuore.

l’anima voleva essere pietra(shoah)Gabriella Paci

In quei giorni d’attesa del niente

dove c’era timore del tempo che

divorava   la vita nella carne ora

solo pelle attaccata al respiro,

l’anima voleva  essere pietra per non

sentire l’agonia delle ore nel vibrare

del cuore devastato dal dolore per chi

era ormai solo cenere al vento dispersa.

L’anima voleva  essere pietra per non

vedersi morire ogni volta in uno sguardo

specchiato nel fango che non era più

quello di un uomo vero nell’inferno

di terra dove si scriveva l’orrore

con l’inchiostro del sangue a scolorare

della neve caduta  il biancore …

e nell’aria vibrava della morte il dolore

Ecco  l’anima voleva essere pietra

lapide con i numeri ignoti del trionfo

del male….per essere memoria

perenne di un genocidio

Intervista a Ilaria Cino

Ilaria Cino è nata a Napoli nel 1978. È sociologa e operatrice culturale.  È stata inserita in antologie poetiche prestigiose. Ha fondato  il blog letterario Le stanze di carta. Recentemente ha aperto il lit-blog personale Ilaria Cino – literature influencer, che potete trovare qui: https://www.ilariapage.blogspot.com

Dopo un periodo di assenza dalla comunità poetica e dai social, in cui tutti ci chiedevamo che cosa avesse fatto, finalmente è tornata e ne siamo tutti lieti. 

1) Quando è nato il tuo amore per la poesia?

Più che di amore per la poesia parlerei di evento casuale, cominciato con la perdita del lavoro di Fabbrica. Avevo circa trent’anni, un sogno nel cassetto, e un altro poeta militante di famiglia. Prossima ai cinquant’anni, la poesia è una questione di Luna rispetto ad un paese che, per le mie origini mussulmane, mi ha declassata socialmente.

2) Leggere poesia può aprire la mente, e combattere i luoghi comuni?

Leggere poesia non ha mai fatto male, scrivere è diverso. Se pensi che per una poesia sul fiore, scritta dieci anni fa sulla Recherche.it c’è una guerra letteraria, ancora in corso, si dà la risposta.

3) Secondo l’immaginario comune il poeta è una persona sensibile. Secondo te, ciò corrisponde alla realtà?

Se consideriamo il termine sensibile, assimilandolo ad un sinonimo come “suscettibile”, allora si, il poeta è una persona sensibile, sensibile al vento…

4) Cosa ne pensi di quella che viene definita attualmente poesia di ricerca?

Scartando le ipotesi che relegano la poesia alla Treccani, alla Psichiatria, e altre scienze, rimane tutto il resto, rimane l’umano, e la ricerca.

5) Che rapporto hai con altri poeti, e poetesse italiane?

Ho molta stima dei poeti in generale, e di amicizia con chi mi è rimasto accanto, andando oltre le apparenze. In passato ho avuto delle relazioni sentimentali con poeti italiani. Ricordo il poeta F. Repetto, le sue letture pubbliche dedicatemi a Genova. 

Per i salotti letterari eravamo una buona speranza di poesia contemporanea italiana, sulla scia di E. Miller e la poetessa Anais Nin. È a lui che devo i versi sul poeta, pubblicati da Aletti Editore, nel 2017/18, con la poesia “Il poeta”: /Sei un uomo di brughiere/di luoghi incerti/dove il sospiro mette radici/ …

6) Puoi spiegare in parole semplici la tua poetica?

Se consideriamo la poetica come l’insieme dei versi, delle ispirazioni, e delle esperienze che confluiscono nella scrittura, allora parlerei della mia poetica come poetica repettiana, “un militante atto artistico”, lasciatomi dal poeta Francesco Repetto.

7) Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Ho letto con piacere Rilke, Campana, A. Rosselli, e molto intimismo americano, tra cui S. Plath, e A. Sexton.

8) Se dovessi salvare un solo libro di poesia italiana per i posteri, quale salveresti?

Salverei il libro che non ho mai scritto e che mai scriverò.

9) Secondo te la poesia morirà con l’ultimo uomo oppure è destinata a scomparire nella civiltà dell’immagine? Aveva ragione Montale che era molto pessimista sul futuro della poesia nella società di massa?

La storia è una cosa strana che sorprende, se pensiamo all’estinzione di massa come fenomeno fisiologico, al “natura crea, natura distrugge”, ai cataclismi degli anni,  Leopardi, la peste, l’esplosione del Vesuvio, la recente epidemia di coronavirus, il motto di Whitman, il “cogli la rosa quand’è il momento”, si afferma quasi come un imperativo.

10) Che cosa hai in cantiere? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Cosa dare al futuro se non la commozione di una fine alla C. Chaplin? È in essere un ipotesi di libretto artistico di poesie con il poeta L. Mullon.

Pillola impoetica…

C’è chi di fronte a un buon vino o a un buon cibo esclama: “questa è poesia”. C’è al contrario chi esclama: “non scrivere una poesia. Sii chiaro”. Nel primo caso si intende per poesia qualcosa di sublime. Nel secondo caso la poesia diventa qualcosa di inutile, di inessenziale, di superfluo, addirittura di fuorviante. Pareyson, grande maestro dell’estetica tra le tante cose, sosteneva che l’arte è il bisogno dell’inutile. L’arte, quando è vera arte, è inutile e sublime. La poesia nel caso specifico, quando è vera poesia, ci insegna il senso del bello e ci ricorda che tutto è relativo, perfino lo stesso relativismo, perché, come pensava Pessoa, i poeti veri non sono assolutisti, piuttosto sono tutti politeisti. Chi ama la poesia perciò non ha bisogno della religione? La poesia può essere una sorta di nuovo deismo, ricerca di Dio senza alcuna religione? E si può essere poeti senza scrivere versi? In fondo non aveva ragione forse l’extraterrestre di “Micromega” di Voltaire, che lascia agli uomini come insegnamento solo un libro tutto di pagine bianche? Forse la vera poesia è solo quella della vita, l’unica poesia sublime e a volte terrificante ma mai inutile, mentre la poesia dei poeti è inutile? Forse non sarebbe meglio il silenzio, lo sciopero dei poeti per qualche anno? Forse la poesia dei poeti è mero barocchismo, pura decorazione. Forse non sarebbero meglio la meditazione, la contemplazione della natura, la rinuncia, la preghiera, il silenzio? Chi inizia per primo/a? 

Poesia: ” Una tazza di cielo” di Caterina Alagna

Bevo una tazza di cielo stasera

mentre le tue dita come ali

frullano sulla tastiera.

Nel silenzio mi par di sentire

il profumo dei fiori,

il cinguettare di una primavera

ancora troppo lontana

e che tuttavia trasuda dalle mura,

dai tessuti consunti della mia casa.

Persino tra le lame sfavillanti 

dei coltelli mi sembra di scorgere 

la timida luce di aprile.

Scorrono le tue dita

e scrivono di numeri,

di sterili liste della spesa

mentre s’appresta nel mio cuore

un gracile gracidare di rime

rabbuiate nelle notti d’inverno 

a scolpire il roseo canto

di un placido sole di maggio.

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

3 dicembre ;giornata mondiale della disabilità.Gabriella Paci

Oggi 3 dicembre è la giornata mondiale della disabilità. Vorrei ricordare con questa poesia ,un mio alunno portatore di handicap, deceduto prematuramente, la cui dolcezza era un dono per tutti.  

A Jacopo

Ti annunciava il tuo passo lieve di folletto 

e il sorriso verde degli occhi

aperti sullo stupore della vita

nel bosco delle meraviglie.

A te, Jacopo, creatura leggiadra,

si rivelava il battito d’ali della farfalla

o il tremito della foglia sul ramo;

per te le parole assumevano

il suono magico dell’incanto

quando leggevi assorto

e gioivi del raggio di sole

come un dono inatteso…

Ci hai regalato la tua voglia di vita,

hai seminato  affetto e tenerezza

lasciandoli crescere nel giardino

sconfinato dei sentimenti

dove nessuno potrà mai reciderli.

Ed ora tu, creatura leggiadra,

 sei lassù

nell’azzurro del cielo

dove fioriscono  per sempre

 i fiori  dell’innocenza.

Photo by MART PRODUCTION on Pexels.com

Poesia: “La poesia non è dei poeti” di Caterina Alagna

Piove la notte sui miei occhi

a scarmigliare questi pallidi versi

da crocefiggere ai lati della bocca

per sentirli avvinghiati alla pelle,

per aspirare il profumo ribelle

che ho cucito sulle labbra.

Vorrei trattenerli,

sputarli sulle tele dei mie quadri,

vederli colare e creare

nuovi spettacoli di luce.

Ma scivolano i versi, corrono sotto

la carne e poi bucano il cielo

per nascere su nuove bocche,

su occhi appena sbocciati.

La poesia non è dei poeti,

è un alito che s’incarna

nella loro anima per mutarsi

in verbo superbo

e librarsi in volo a espugnare

la rocca del cielo.

Cadono come foglie secche…(dedicata a Giulia Cecchettin),Gabriella Paci

Alcune se ne vanno in silenzio,

sprofondate nell’assenza di un grido

alto che dissotterri radici antiche

di soprusi e violenze dietro il sipario

del teatro del normale quotidiano.

Cadono come foglie secche a terra

sotto il calpestìo incurante della fretta

del giorno che ne annienta la forma

e ne ricorda a tratti -forse- il colore

smagliante nella passata stagione.

Sono tenaci guerriere rese fragili

dall’amore che si traveste da Narciso

e le pone su un altare dove poi

saranno dono votivo da immolare

alla sete insaziabile di possesso.

Saranno poi vuoto a perdere nella

discarica dei sentimenti, dove muore

ogni possibile forma d’umanità,

dove solo il cielo ha per loro pietà.

Se ne vanno così troppe donne,

ancelle segrete della compassione

o del coraggio di abbracciare la libertà

chiuse nel manto nero della morte,

ombre senza nome e senza voce

immagini fisse d’un’ orrida realtà.

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Parole salmastre, di Frida la Loka (IT-ESP)

Poesia di Frida la Loka

Le parole spariscono di fronte alla miseria umana... dubito di essa,
faccio fatica pronunciare "umano"
mi vergogno.

Le parole si disperdono stipate
nella fitta nebbia di polvere color cemento mischiata bruttalmente con particelle di fino cremisi...

Laddove; sorrisi, piccoli passi e avorio disegnavano dentini, affrescando innocenti visi, tanti...

Le parole non sono più tali, urla silenziose lamenti caustici,
sguardi persi nel nulla, solo quello s'è salvato.

Fiato rubato ad un'ammasso di anime,
semplici atomi per qualcuno
convinto d'essere diverso, eppure sempre la stessa materia è.

Le parole... parole che divengono amare blasfemie inecesarie ipocrite
Tanto pianto, parole salmastre...
Immagine: Pexels, (Beyzaa Yurtkuran). Foto portata: Pexels (Disha Sheta)

Palabras salobres, de Frida la Loka

Las palabras desaparecen de frente a la miseria humana... dudo de ella,
me cuesta pronunciar "humano",
me avergüenzo.

Las palabras se desparraman apiñadas
en la densa niebla de polvo color cemento mezclado brutalmente con partículas de delicado carmesí...

Donde un tiempo; sonrisas, pequeños pasos y marfil diseñaban dientecitos
delineando inocentes rostros, tantos...

Las palabras, no son más tales,
lamentos silenciosos, lamentos cáusticos, miradas perdidas en la nada,
sólo eso se ha salvado.

Aliento robado a un montículo de almas,
simples átomos para alguien
convencido de ser diferente,
sin embargo siempre
la misma materia es.

Las palabras resultan amargas
blasfemias innecesarias hipócritas
demasiado llanto, palabras salobres...

Tua

7 novembre, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Dov’è? – di Frida la Loka (IT – ESP)

Nota: questa poesia è datata 6 settembre, 2022, ho aggiornato il post aggiungendo la versione in spagnolo e modificando dati sul argomento “amuleto del cuore, Antico Regno”

Poesia di Frida la loka

Vorrei che l'anima
tornasse al suo corpo,
non so di preciso il momento
nel quale è stata rapita,
folgorata, affranta
al contempo da non so cosa,
oppure si sa ...
(ma non si vuole accettare),
spegnendo quell'che resta
solo materia ibrida, ammuffita ...
Il vento arido
l'ha portato con sé;
trascinando e lasciando
solo scie d'acqua salata
nel suo percorso,
successione infinita di pelle spenta.
È ora; il tempo è questo,
non seguo nient'altro
la verità per cruda che sia,
le ferite nel corpo e anima
ormai sono calli rinsechiti,
segni indelebili; differenti valli non più fertili;
il nulla cresce,
non c'è modo di seminare,
è destinato a soccombere.
Foto: Pexels

Poesía, Donde está?

Quisiera que el alma
regresara a su cuerpo,
no sé precisamente el momento
en el qual fue raptada,
fulminada, desconsolada
al mismo tiempo de no sé qué
o tal vez se sabe...
(pero no se quiere aceptar)
haciendo morir aquello que queda
solo materia híbrida, enmohecida...
El viento árido
lo ha llevado con él;
arrastrando y dejando
tan solo un sendero de agua salada
en su recorrido,
sucesión infinita de piel muerta.
Es la hora; el tiempo es éste
no persigo nada más
la verdad por dura que sea
las heridas en el cuerpo y alma
ahora son callos secos
marcas indelebles; distintos valles, no más fértiles. Crece la nada,
no hay modo de sembrar,
está destinado a expirar.
Il Cairo, museo egizio.
Fonte: Tutankhamun, T.G.H. James

Amuleto del cuore, Antico Regno, Egitto

Il cuore rapresenta la vita e la sede dell’anima. Cita il Libro dei Morti:

“Questo cuore che mi appartiene piange dinnanzi a Osiride, supplica per me [...], o mio cuore non levarti contro di me, non accusarmi nel tribunale, non volgerti contro di me al cospetto degli addetti alla Bilancia [...], se tu ti rivolgi bene saremo salvi[...], non calunniare il mio nome alla corte che assegna la posizione alla gente, sarà bene per noi il giudizio, sarà lieto il cuore di chi giudica [...], non dire menzogna contro di me davanti al Dio dell’Occidente [...]." (1)

Gli Egizi ritenevano fosse il cuore, l’ib, l’organo più importante del corpo umano. Al momento del giudizio di Osiride, il peso del cuore del defunto veniva confrontato con quello della piuma di Maat, per giudicare la sua vita; se il cuore aveva lo stesso peso della piuma, significava che era leggero e dunque privo di colpe: il defunto poteva allora accedere all’Aldilà. Per gli Egizi il cuore era la sede del pensiero e delle emozioni, l’artefice di tutti i sentimenti e di tutte le azioni, oltre a essere sede della memoria, e perciò responsabile del carattere di ciascun individuo. (2)

Questo amuleto era fatto in pietra vitrea bianca, corniola o lapislazzuli e durante la mummificazione veniva posto tra le bende che avvolgevano il defunto per assicurare al morto che il suo cuore potesse rispondere in modo sincero nel momento del giudizio di Osiride.

Nell'Antico Egitto, “ib”, era il luogo in cui gli Egizi credevano fosse racchiuso il carattere della persona, dimoravano le emozioni dalle quale scaturivano i sentimenti, l’intelletto che generava le azioni e, soprattutto, conteneva la memoria. Di conseguenza, il cuore serbava anche la morale dell’individuo, che doveva rimanere quanto più “giusta” possibile in previsione del momento della sua pesatura al cospetto degli dèi.

Tra gli organi interni, il cuore era dunque quello che vantava il privilegio di rimanere (quasi sempre) dentro il corpo del defunto durante il processo di mummificazione. In aggiunta, tra le bende venivano anche posti amuleti con la sua forma e, nella fase finale del processo, molti incantesimi venivano pronunciati per proteggerlo e renderlo forte per il momento del giudizio.(3)

Fonti: (1)Libro dei morti, antico testo funerario egizio, utilizzato stabilmente dall'inizio del Nuovo Regno (1550 a.C. circa) fino alla metà del I secolo a.C.
(2), Maria Carmela Betro’ Geroglifici, 580 Segni per capire l’Antico Egitto. (3) Museo egizio TO.

Tua.
6 settembre,  2022.

Dal blog personale: http://fridalaloka.com

Poesia: “Sciacqui d’amore” di Caterina Alagna

Sciacqui d’amore

lavano il buio dalla mia vita,

dalla mia anima intorpidita

che a lungo ha vegliato 

all’ombra di un alito diafano

a osservare le orme desolate

del mio canto solitario.

Sciacqui d’amore

inondano, ora, i meandri dell’anima

e la passione già s’incarna 

in una voce di musa sovrana,

in un canto gemmato di perla

assetato di carezze e desideri carnali.

Su d’un talamo 

imbevuto di balsamo e miele

un germoglio di sussurri amorosi

ingravida il cielo di sospiri 

e canti erotici

Oggi 2 ottobre si celebra la festa dei nonni. Ed ecco la mia poesia…Gabriella Paci

Nonna Rosina

Ricordo le tue mani nodose

come rami di quercia contorta

dalla furia del tempo che però

aveva rispetto della tua fragilità

altera di donna d’altra epoca,

stretta nei tuoi vestiti austeri

con i capelli canuti raccolti sulla nuca

già a  quarant’anni, forse appena.

Ricordo il tuo profumo di talco

e le tue tasche colme di mentine

colorate da donare una a una

come fa chi conosce la guerra

 con la fame che non perdona

e di rosari per contare i grani

in litanie affondate tra le labbra

nella dispersione dei suoni come

un lamento da fare piano ,nella

levità dei gesti che ti era padrona.

Avevi l’odore buono delle cose antiche

tu, statuina di porcellana dal nome

d’un fiore che mai vidi scomposta

se non nel sonno dove forse

era il sogno forse d’una rosa recisa

a spaventarti il cuore.

Photo by Suzy Hazelwood on Pexels.com

Ancora sa di Primavera, di Frida la Loka, (IT-ESP)

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

E il divino se la gode, 
la tua presenza profuma tuttora
volteggia in mille giri
una brezza impazzita
confusa ti porta
non sapendo nemmeno lei
da dove arriva e dove è diretta, ti si vede splendente
tra cespugli ancora in fior.

Il grande vaso in cotto
crea un dipinto a olio
un bouquet di begonie
ibisco, fresie e petunie
rifiutano di chiudersi
facendo a gara per la soppravvivenza
il divino li protegge e regala vigore.

Tuttavia in fondo a quel profondo verde
che permea tra i vecchi muri del borgo
si intravedono nei giardini di case senz'anime, sfumature
delle tonalità autunnali
foglie senza padrone, senza destino
vagano facendo mucchio
e un venticello bramoso
conosce il tempo, esso sa che il momento del cambio è arrivato.    
Immagine: Pexels, (Lina 
Kivaka). Immagine portata: Pexels(Dagmara Dombrovska)

Todavía sabe a Primavera

Y el divino disfruta,
tu presencia aún perfumada
en mil volteretas
una brisa enloquecida
confundida te lleva
no sabiendo ni siquiera ella
de donde viene y hacia donde va, se te ve esplendido
entre arbustos todavía en flor.

La grande maceta en terracota
crea un cuadro en olio
un bouquet de begonias
hibisco, fresias y petunias
se niegan a cerrarse
compitiendo por la sobrevivencia
el divino las protege y regala vigor.

No obstante en fondo a aquel verde profundo
que penetra entre viejos muros del casco antiguo
se divisan en jardines de casas sin almas,
matices de tonalidades otoñales
hojas sin dueño, sin destino
deambulan formando una montaña
y un vientecito deseoso
conoce el tiempo, aquel sabe que el momento del cambio ha llegado.

Tua

30 settembre, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su alessandria.today

Elegia d’autunno,Gabriella Paci

Curo la mia anima con

la voce del vento tra  le foglie,

i colori di fiamma e d’ocra con sprazzi

di verde sulla tavolozza del crinale.

Curo il mio corpo con

Il cammino sul tappeto molle

di muschio che emana aroma

di terra, di resina e foglia.

Ascolto  la risata lieve del ruscello

e il respiro del bosco che si unisce

al canto degli uccelli nel folto là

dove la luce fa capolino  a tratti

nel saluto del giorno che si tinge

di rosso e d’arancio prima di cedere

il limite alla notte ancora tenera

come sa essere una carezza  di commiato.

Si sciolgono i nodi dell’inquietudine

nell’abbraccio di tronchi e di foglie,

nel  dolce sopore della sera che

sa di mosto e castagne  mentre

si posa sulle ciglia il ricordo di

quaderni aperti a sillabare i domani

ancora da scrivere con l’inchiostro

della scuola appena aperta sulla vita.

Photo by Abi Greer on Pexels.com

Oggi, 25 settembre è la giornata mondiale dei sogni…

Ecco una poesia per celebrarli

I sogni sono chimere

Ci illudono i sogni e colorano notti senza stelle

nel baluginare di chimere variopinte

che ci smemorano del tempo e degli affanni

Incantano i sogni e ci regalano brividi

di felicità nel caleidoscopio della fantasia

che rende possibile ogni desiderio.

Restano appesi alla ciglia del mattino

 ci bagnano le labbra con un sorso di sole

nel tremolìo di un’alba di temporali…

Sono il  tappeto magico con cui

volare sopra il grigio della quotidianità

 immaginando  terre lontane dove

viaggiare senza sentire il peso del

bagaglio che abbiamo sulle spalle

e illuderci di vivere altra vita.

Photo by Jeremy Bishop on Pexels.com

LA MEMORIA DEL CUORE, di Miriam Maria Santucci

#Alzheimer

💔 LA MEMORIA DEL CUORE

Cammini sul viale lentamente,

lo sguardo vuoto, pieno di stupore.

Ricordi il suo nome ed il suo volto

e la voce che parlava dolcemente,

ma non ricordi altro e non trovi

colui che accanto a te restava sempre.

Non sai chi sei… Non sai più ricordare…

Stringi forte il guinzaglio del tuo cane

ed esso con amore t’accompagna,

si ferma e s’accuccia sulla terra

dove ora riposa il suo padrone…

Riaffiora un ricordo flebilmente

e scivola pian piano dentro il cuore…

Sfiori con le tue mani quella croce

poi t’inginocchi e t’appresti a pregare,

ma rimani in silenzio a mani giunte

perché hai scordato tutte le parole.

T’aggrappi a quel guinzaglio nuovamente…

Appoggi la tua testa sul tuo cane

con un misto di dolcezza e di dolore.

Unico filo che ancora ti consente

di risvegliare la memoria del cuore…

#MiriamMariaSantucci

LE DONNE DI ARTEMISIA, di Rita Stanzione

La poesia dalle parte delle donne

il concorso letterario: LE DONNE DI ARTEMISIA promosso da Poesie Metropolitane e MomentiDiversi.

Dopo il successo delllo scorso anno,  Poesie Metropolitane insieme al Blog MomentiDiversi rinnova l’impegno sociale attraverso la poesia per parlare ancora una volta del femminile con la seconda edizione del contest letterario “Le donne di Artemisia”.

Oggi più che mai è necessario un intervento per il sociale, un cambio di rotta, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica, cercare di restituire alle donne la loro dignità, il loro posto nel sociale; spronarle a sognare, raggiungere i loro obiettivi, denunciare la violenza anche attraverso la forza delle parole. Il concorso letterario nasce allo scopo di premiare poesie e racconti con la pubblicazione in un’antologia che si vorrebbe portare nelle scuole, per strada, per farlo diventare un appuntamento annuale ma anche un progetto di crescita, un’opportunità per tutte le donne e per chi voglia cambiare idea su alcuni concetti. Anche questa edizione si arricchisce della collaborazione con la rivista Momenti DiVersi di Irene Mascia che ospiterà alcuni testi meritevoli nella nuova edizione.

L’antologia sarà pubblicata verso il finire dell’anno 2023. All’interno del libro oltre ai vincitori tante voci di donne che lavorano nel sociale che offriranno al lettore le loro storie.

Il concorso letterario in questione ha durata 13 luglio – 15 ottobre a seguito della recente proroga; il tema proposto è “Noi donne”. Un contest poetico dedicato all’universo del femminile, alla sensibilizzazione e al contrasto della violenza di genere, a ogni tipo di azione quotidiana che può ledere la dignità della persona, con attenzione al racconto di ogni sfaccettatura del femminile.

Il contest si suddivide in due sezioni:

A: Poesia in lingua italiana (massimo 25 versi);

B: Racconti oppure Storie autobiografiche (massimo n. 1 cartella).

La quota di partecipazione per ciascuna sezione è di 10 euro.

Dieci poesie vincitrici nelle Sezione A del concorso saranno pubblicate sull’antologia cartacea “Le donne di Artemisia” e nel LibroAgenda 2024. Le prime cinque classificate saranno pubblicate anche sulla rivista “Momenti DiVersi”.

Cinque storie autobiografiche saranno pubblicate nell’antologia “Le donne di Artemisia” e nel LibroAgenda 2024. Il racconto primo classificato verrà pubblicato sulla rivista Momenti DiVersi.

A ciascuno dei vincitori sarà consegnato un attestato di merito.

Per ulteriori informazioni e per scaricare la modulistica di partecipazione, è possibile consultare il link:
https://www.poesiemetropolitane.com/regolamento-le-donne-di-artemisia-ii-edizione-contest-letterario-dedicato-al-mondo-femminile-dal-13-luglio-al-30-settembre/2023/07/13/

Frutto acerbo – di Frida la Loka, (IT-ESP)*

Di Frida la loka, Lombardia.

Poesia al bambino che fu.

Bambino che non sei altro 
Il tuo percorso l'hai fatto;

camminavi goffamente una volta;

poi hai corso per lungo tempo; e senza accorgertene, sei stato derubato dal vivere.

Cosa si sente, camminare ex novo?; i pavimenti scintillanti;
luccicano lungo i corridoi monotoni, silenziosi.
Sei soddisfatto?

Raccontami! Dolce bambino, filtra la luce tra le finestre?

Sei stanco oramai;
Riesci a vedere il colore dei fiori?

Riesci ad amarli?

Chissà sé al calar la notte, ti spaventa, non essa, dico la solitudine?

La tua voce echeggia nelle stanze vuote.

Tansolo una musica soave ti fa compagnia.

Ancora oggi, si sente il ticchettio dei passettini di quel frutto acerbo.

Fruto verde

Poesía al niño que fue

Niño que no eres otra cosa
tu cammino lo haz hecho;

caminabas una vez graciosamente;

después haz corrido por mucho tiempo;
y sin darte cuenta, te robaron el vivir.

Que se siente, caminar ex novo?,
los pisos brillantes;
centellean a lo largo
de corredores monótonos, silenciosos.
Estás satisfecho?

Cuéntame, dulce niño,
pasa la luz a través de las ventanas?

Ya estás cansado;
logras ver el color de las flores?
Puedes amarlas?

Quien sabe si quando cae la noche, te asusta, no ella; digo la soledad?

Tu voz lanza ecos
en las habitaciones vacías.

Solamente una música poética
te hace compañía.

Hoy todavía, se siente el repiqueteo de los pasitos de aquel fruto verde.

Tua.

7 febbraio, 2023.

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

*Nota: questa poesia è stata pubblicata come noterete a febbraio di quest’anno. Mi faceva piacere riproporla con l’aggiunta della versione in spagnolo. Come farò di seguito con le altre, grazie a tutti quanti per la lettura. Frida.

Un inno all’amore vero  quello di Montale nella lirica “Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale “Gabriella Paci

“Satura” è la raccolta poetica di Montale il cui titolo deriva dal latino “Satura lanx” ovvero piatto pieno di cibo che spesso era dono votivo per gli dei in cui si trova la sezione “Xenia” parola che significa le offerte ai defunti. Qui compare la poesia “Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale “il cui titolo è riconducibile dunque a due motivazioni che sono l’invocazione al divino e l’offerta poetica alla deceduta.moglie, Drusilla Tanzi .

La poesia di Montale è davvero una lirica che vuol essere ,con un linguaggio semplice eppure altamente evocativo, un ‘offerta ,un dono che celebri la figura della donna amata ,anch’essa un dono, senza tuttavia delinearla  in modo concreto.

Versi che raccontano la quotidianità

Già nell’incipit della poesia , si trova una qualità imprescindibile della donna: quella di far scendere e dunque riportare alla realtà un sognatore, un uomo che non sa o non vuole ancorarsi alla realtà e che ha sempre quel senso di vuoto che lo caratterizza.

Quel braccio offerto in sostegno alla moglie sarà in realtà un appoggio per le fragilità del poeta e quell’iperbole “almeno un milione di scale “vuol da subito sottolineare una ripetitività di occasioni di vita che necessitano di un sostegno, di un amore che lo aiuti nel suo percorso esistenziale.

Un viaggio a due che ,come dice con un ossimoro, forse è stato lungo ma il tempo è relativo e può essere breve se lo si vive con il piacere e la necessità della condivisione  

Il vuoto esistenziale

La fragilità del poeta si rivela nella sua interezza ora che è più che mai consapevole che la realtà non è fatta di impegni , di lavoro, di orari e di sconfitte perché c’è una realtà interiore che sfugge alle prenotazioni e allo scandire degli incarichi da svolgere che, comunque, la donna gli ricordava ,tenendolo ancorato alla concretezza .

E’ quel vuoto ,quel male di vivere che riaffiora in Montale ora che è privo della sua ancora di salvezza a cui si  stava aggrappato .E lo scendere ora, appare un miraggio  che il poeta ripete, quasi a creare un’invocazione o  un grido di dolore per quella quotidianità così banale eppure così essenziale.

Il saper guardare della donna

In questi endecasillabi liberi il poeta ci ricorda che non è il “vedere la realtà “ che è importante ma il saper guardare a fondo ,tanto è vero che non era poi così importante che lui guardasse gli scalini dove posare i piedi per aiutare la donna, quanto fosse lei, benchè assai debole di vista, a vedere oltre quello che appare e a costituire quindi la sua luce e la sua vista.

Conclusione

 Questa lirica,diventata una delle più celebri del poeta premio Nobel, ci fa capire il ruolo evocativo della poesia dove oltre alla concretezza di oggetti, luoghi o persone, il messaggio simbolico ci porta ad ampliare la situazione descritta diventando paradigma del percorso esistenziale, spesso apparentemente dipendente dagli impegni lavorativi e da smanie di successo mentre in realtà dovremmo interrogarci sul senso della vita vera e sulla morte, che nella nostra società laica finisce per assumere la connotazione di un evento senza risvolti.

Il fatto che Montale chiami la sua raccolta Xenia ci ricorda la fiducia degli antichi nell’esistenza ultraterrena e sul fatto che il dono possa in qualche modo rappresentare un elemento di continuità tra i vivi e i morti.

E’altresì una delle più belle dichiarazioni d’amore in poesia che .pur non ricorrendo a frasi e a temi usuali, ci fa capire quanto la presenza di una donna. di cui non si presentano lusinghe estetiche, sia stata fondamentale per il poeta e il gesto di scendere insieme le scale nasconde una potente intimità elettiva e un amore oltre, appunto, la fisicità che può ,con il tempo, venire a mancare.

Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale

Ho sceso,dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

APPRODI (impoesia)

APPRODI

Approdare? A guardare bene

non esiste nessun approdo.

Abbiamo davvero poche certezze

(si contano sulle dita d’una mano);

sono il nostro terreno che giorno

dopo giorno si sfalda 

sotto i piedi. Basta poco,

magari un niente per

smontare le nostre meccaniche

razionali.  Importante

è mangiare pane e companatico,

avere salute, essere autosufficienti, 

avere da campare (chissà per quanto

ancora poi?), dimenticare i torti subiti,

gli amori non corrisposti,

il disagio, il dolore provato

o che pensavamo di provare

da giovani.

Le auto sfrecciano sulla

circonvallazione, un opuscolo 

pubblicitario è in balia del vento

caldo, un anziano porta a spasso

il suo cane; arriva in lontananza

dalle case il vociare delle famiglie, 

un uomo brizzolato lava la sua macchina

in giardino, dei ragazzi nello spiazzo

sono a torso nudo sotto

il sole battente e forse

tutti abbiamo margini 

di miglioramento,  perfino

le nostre esistenze potrebbero

avere margini di miglioramento. 

È domenica. La calura ci attanaglia.

I meteorologi dicono che gli anticicloni

subsahariani hanno preso il posto

dell’anticiclone delle Azzorre.

Forse noi sopravviveremo ancora,

ma dall’Antropocene all’abisso 

il passo è breve

e nessuno è disposto a fare

piccole rinunce per salvare

le prossime generazioni,

mentre nei circoli letterari

si discute animatamente

se sia meglio in poesia

l’intimismo o l’impersonalità. 

Viene sera e confidiamo di impatrichirci

ancora con la vita, ora che

qualcuno ci chiede informazioni 

e mentre noi ci apprestiamo 

a darle se ne va e chiede

ad altri passanti, ritenuti più svegli,

e rimaniamo interdetti sul da farsi

e poi affrettiamo il passo

e ritorniamo a casa;

deve essere così morire:

essere fraintesi totalmente 

come degli idioti

o lasciati soli inaspettatamente 

nel disinteresse generale

in un pomeriggio estivo qualsiasi

in una strada  periferica polverosa.

Sospesa in attesa,Gabriella Paci

La pratica inevasa del pianto

diventa pozza dopo il temporale

pozzo nel fondale dell’anima

 dove  galleggiano parole e volti

a richiamo struggente di un tempo

           sempre troppo vicino al cuore.

Attendo la quiete dopo la tempesta

che riporti sperata chiarità nel cielo

e rifletta le stelle sul pelo dell’acqua.

Respiro di pace è il canto delle

rondini  e il colore mai dismesso

delle rose selvatiche a coprire lo

sbrano del muro tra le ortiche

anche se code di nubi vagano

            indomite su strade senza bordi.

Oggi però resto sospesa in attesa

di placare l’arsura con

                                un sorso d’azzurro.

Recensione di “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

“Lo Spiraglio” è una poesia che afferra l’attenzione del lettore grazie alla sua brevità e alla sua capacità di dipingere immagini evocative in poche parole. L’autrice, Lucia Triolo, ci trasporta in un mondo di ombre e luci, di passato e futuro, in un fluire di emozioni e sentimenti che si fondono e si sciolgono

Foto da Pexels

Il verso iniziale “uno spiraglio lucida la propria ombra poi i dilegua” ha un impatto notevole, aprendo la poesia con una visione enigmatica e suggestiva. Ciò che sembra un’immagine semplice si rivela invece ricco di significato, evocando il concetto di fugacità dell’essere umano e delle esperienze che ci attraversano.

La successiva descrizione della vasca da bagno e dell’accappatoio umido crea un’atmosfera intima e personale, offrendo al lettore una finestra sulla quotidianità dell’individuo. La poesia sembra esplorare il concetto dell’effimero, della transitorietà delle esperienze e dei sentimenti, come la vita stessa che scorre attraverso noi.

Le parole “nell’ombra tutto accade, il passato il presente il futuro…” esprimono una prospettiva filosofica, suggerendo che l’oscurità sia il luogo in cui si svolgono tutti gli aspetti del tempo. Questa riflessione sulla temporalità e sull’essenza stessa dell’esistenza umana dona profondità alla poesia.

La presenza del “fuori luogo” con spalle e profilo aggiunge una nota di estraneità e stranezza, come se l’io narrante si trovasse in un contesto ambiguo e incerto. Questa ambivalenza potrebbe essere intesa come una rappresentazione della complessità delle emozioni umane.

Inoltre, l’apparire e il dileguarsi di qualcosa “altrove” introduce il concetto di desiderio e passione, ma poi si dissolve nel nulla. Questa dualità tra presenza e assenza, tra ciò che è cercato e ciò che è perduto, arricchisce la poesia di una malinconica bellezza.

L’ultima immagine di qualcosa “vaga vestita di stracci” ci proietta in una realtà meno definita, una rappresentazione di un sentimento che è sfuggente e sfocato, come un ricordo sbiadito.

In conclusione, “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo è una poesia di grande impatto emotivo, che cattura il lettore con immagini suggestive e una riflessione profonda sulla temporalità e l’intangibilità delle esperienze umane. La brevità della poesia è una sua forza, poiché riesce a comunicare tanto in così poche parole, lasciando spazio all’interpretazione personale. Una lettura altamente consigliata per gli amanti della poesia che cercano di esplorare l’animo umano e la sua eterna ricerca di significato.

lucia triolo: lo spiraglio

uno spiraglio
lucida la propria ombra
poi
i dilegua;

nella vasca da bagno
ha lasciato
l’accappatoio 
umido 
e i piedi

nell’ombra tutto 
accade,
il passato il presente il futuro…..
un fuori luogo
di spalle, di profilo

Altrove fa capolino talvolta
fra oscure titubanze
il fremito di un volto
…desiderio,
…passione.
Poi nulla

Qualcosa
vaga
vestita di stracci

Nell’ora assetata del giorno,Gabriella Paci

Nel silenzio delle nuvole e del cielo,

si consuma l’ora assetata del giorno

dove non alito smuove la stasi del bagliore accecante

che mitiga la forza dell’ombra rendendola vana.

Tutto è fermo, tutto tace

 Nell’apatia delle membra e della parola

solo s’ode il frinìo  costante della cicala

che pare solidificarsi nell’aria densa

 senza romperne l’assurda immobilità.

Tutto è fermo, tutto tace.

Il pensiero solo  rompe l’inerzia:

è volontà di volo verso immagini lontane

dove dissetare l’ansia del cuore che mai tace

dove trovare nuova linfa per ridare vita alla vita.

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