Articolo di Marina Donnarumma. Roma 14 novembre 2022.
Io sono una fans della parola, mi rendo conto che le parole possono farti bene, tanto male, tanta gioia, lacrime, risate. Le parole possono essere fiore o coltello, calde e accoglienti come una tazza di caffè, fredde come l’ultima glaciazione. Hanno un fascino speciale, misterioso, come i numeri, le costellazioni, sono sempre e comunque nel bene e nel male, multicolori. Io mi sento come una ricercatrice, in questo caso di parole, e la mia mente e il mio cuore frenano bruscamente, facendo attrito quando trovo qualcuno che , in qualche modo mi colpisce. Emy’s words, le parole di Emy, una pagina che mi ha colpito, per i contenuti immediati, Emanuela Cadoni e le sue frasi, direi una poesia in pillole di impatto, che comunicano gioia di vivere, passioni, emozioni, veramente vibranti. Percepisci una donna vivace, grintosa, romantica, un pò guerriera, ma con una grande sensualità e di un fascino di cui lei stessa è consapevole, ma anche le persone con cui comunica, percepiscono.
Se mai rischi
Mai saprai.
L’accendiamo? Emy
Tutto ciò che scrive, è lei, per conoscerla fatelo attraverso le sue parole. Definirei la sua poesia, uno shortino, lo bevi e poi ne vuoi un altro. Una personalità colorata e non tra le righe, lei che ascolta il mare come una musica e l’accorda al suo cuore. Aggiungerei per finire, una solarità che trasmette in ogni sua chiave di lettura.
“Tutti hanno diritto alla propria favola… la mia è da qualche parte in attesa di essere scritta.” Emanuela Cadoni.
Tu non ti definisci una poetessa, cosa mi diresti di te, come ti definiresti?
Non mi definisco una poetessa, non amo le etichette, scrivo semplicemente quello che mi suggerisce il cuore. Ho sempre amato scrivere, fin da piccola, ma ho dovuto accantonare per anni questa passione che ho potuto riprendere, in una fase particolare della mia vita, circa tre anni fa. Per me scrivere è permettere all’anima di respirare. Amo fissare su carta le mie emozioni e tutto ciò che scrivo mi ha toccata personalmente nel profondo del cuore. Attraverso i miei scritti, ripercorro le varie fasi della mia vita. Inizialmente, quasi mi vergognavo a pubblicare i miei pensieri, ma ho sentito che dovevo farlo, dovevo esprimere la vera me, dovevo farlo per me. I ricordi mi arrivano improvvisi, in ogni istante della giornata; è sufficiente una canzone, una parola, un profumo e mi ritrovo a scrivere
Dovremmo fare come i bambini
Che disegnano il sole anche quando non si fa vedere ..
Ma lui c’è ..
È dentro noi.
-Emanuela Cadoni
Nella tua vita, tu fai , un lavoro totalmente diverso, che ti occupa gran parte della giornata, quando trovi il tempo di scrivere?
Il lavoro mi tiene impegnata gran parte della giornata e spesso è capitato di dovermi portare il lavoro anche a casa. Ora preferisco usare il tempo libero, anche se ridotto, per coltivare la mia passione. Da qui nasce la mia pagina “Emy’s words”, una sorta di diario delle emozioni, dove pubblico, non solo i miei pensieri, ma poesie di autori noti e/o sconosciuti a molti, che mi rappresentano.
Quando influisce la tua vita sul tuo modo di scrivere, le tue emozioni?
Sono una persona comune, una donna indipendente che lavora, e una mamma premurosa. Ho 57 anni, non ho mai nascosto la mia età, perché dovrei? A che scopo? Non vorrei tornare indietro, tutto quello che è stato è passato e tutto insegna. Sono una sognatrice, ma con i piedi saldi a terra. Ho un legame particolare con il mare, quando sento il bisogno di rilassarmi e ne ho l’opportunità anche solo per qualche ora, niente mi trattiene. Ciò che amo di più è viaggiare di notte per arrivare il mattino presto e potermi godere l’alba in spiaggia. Si, lo so, sono un’ inguaribile romantica. Ho anche una compagna fedele: la mia malinconia, non mi abbandona mai, ma anche il sorriso non manca, anzi .. mi piace scherzare e quando vedo qualcuno triste trovo il modo di fargli cambiare umore. Basta veramente poco.
Parlami di te, poche parole a 360 gradi.
Sono orgogliosa di me. Si può dire? Lo sono per i risultati che in quasi tre anni sono riuscita a raggiungere; tre raccolte di poesie insieme ad altri autori, e ora, in uscita un libro monografico, edito dalla casa editrice Libereria che ha creduto in me e in chi come me vive di emozioni e riesce a trasmetterle attraverso la scrittura.
Il tuo significato di felicità.
. Non c’è età per poter rincorrere i sogni e uno di questi era poter esprimermi e dimostrare a me stessa che non è mai troppo tardi per essere felici. Lascerò in eredità ai miei figli, oltre il mio ricordo, le mie parole. Questo, per me, è il significato di felicità.
Potete spegnere tutte le luci
ma io spalancherò le finestre
e queste mura saranno il marciapiede del mio mondo
in questi giorni rubati.
-Emanuela Cadoni
Quelle come te
Non chiudono le porte
Le lasciano socchiuse
Non per fiducia, ma
perché ormai
Si sanno difendere
E ci riescono ..
Da sole.
-Emanuela Cadoni
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 14 novembre 2022
“Tutti hanno diritto alla propria favola… la mia è da qualche parte in attesa di essere scritta.” Emanuela Cadoni.
Io sono una fans della parola, mi rendo conto che le parole possono farti bene, tanto male, tanta gioia, lacrime, risate. Le parole possono essere fiore o coltello, calde e accoglienti come una tazza di caffè, fredde come l’ultima glaciazione. Hanno un fascino speciale, misterioso, come i numeri, le costellazioni, sono sempre e comunque nel bene e nel male, multicolori. Io mi sento come una ricercatrice, in questo caso di parole, e la mia mente e il mio cuore frenano bruscamente, facendo attrito quando trovo qualcuno che , in qualche modo mi colpisce. Emy’s words, le parole di Emy, una pagina che mi ha colpito, per i contenuti immediati, Emanuela Cadoni e le sue frasi, direi una poesia in pillole di impatto, che comunicano gioia di vivere, passioni, emozioni, veramente vibranti. Percepisci una donna vivace, grintosa, romantica, un pò guerriera, ma con una grande sensualità e di un fascino di cui lei stessa è consapevole, ma anche le persone con cui comunica, percepiscono. Tutto ciò che scrive, è lei, per conoscerla fatelo attraverso le sue parole. Definirei la sua poesia, uno shortino, lo bevi e poi ne vuoi un altro. Una personalià colorata e non tra le righe, lei che ascolta il mare come una musica e l’accorda al suo cuore.
Nasce il 16/06/ 1965 a Monza, dove viene assorbita fin dalla giovane età nell ‘azienda storica familiare, dove ancora oggi lavora attivamente. Ma nel cuore di Emanuela batte forte una passione che la richiama come fosse un sussurro d’anima, nel profondo e intrinseco viaggio della Poesia, regalandoci queste sue Perle di brezza che si staccano dal cielo al mare e toccano in fondo Fin dove devono andare nel più profondo essere che il lettore non puoi che catturare e rendere i suoi scritti battiti vivi di emozione che ci dona senza nulla chiedere. “È anima il dolce canto leggero, profondo il sospiro di vita che si fa lettera e inchiostro tra le dita di questa autrice.” Fatta di rosso smeraldo e profonda luce, Emanuela dipinge sui suoi fogli bianchi attimi di vita, che strugge tra i pensieri e battiti di un cuore che semplicemente… si fa Poesia. Emanuela è una poetessa in erba che ci riserverà certamente delle grandi sorprese poetiche perché come cita in uno dei suoi scritti di infinito vedere..Emanuela nelle sue liriche è semplice e va dritta al punto, delucidando il lettore e regalandogli un pensiero semplice che lo conquista. Il suo primo esordio letterario lo fa nel 2020 con il suo primo ‘”Luci sparse 18″, una raccolta di quindici autori; il secondo, “Emozioni”, una collana di sette autori nel 2021. Oggi con “Note”, una nuova collana di quattro autori che nasce per dimostrare che la poesia contemporanea esiste ed è molto forte, e con le sue poesie ce ne dà piena dimostrazione regalandoci ancora una volta una dolce emozione. Emanuela Cadoni
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 novembre 2022
Questa, una mattina in cui ti svegli già indisposta verso il mondo, perchè ti girano ” le cosiddette”. Cielo grigio, pensieri grigi, ti sbatti giù dal letto pensando come il mondo è ingiusto con te. Vorresti fregartene di tutto e di tutti, velenosa come una tarantola, poi ti imbatti in qualche cosa che ti fa dire – cavoli dove ti giri è peggio!- EMPATIA, GIUSTIZIA, ” PIETAS”. Sapete quell’antico sentimento che induce amore, compassione e rispetto , per le altre persone ? Lo conosciamo? Lo conoscete?.
Leggo spesso un bellissimo blog, che si chiama ” la farfalla della gentilezza” e sono venuta a conoscenza della storia di Marta, ma ” Marta” è la storia di una – uno- e di tanti. Tutte storie avvolte dal massimo menefreghismo e indifferenza, da parte dello stato, ma anche da parte di ognuno di noi. Noi pensiamo solo al nostro ” io” mostruoso ed egoico.
Con il permesso della blogger ” della farfalla della gentilezza ” posto il suo articolo
Anche Marta è una studentessa straordinaria. Ma lei non vuole bruciare le tappe, non vuole nemmeno diventare una studentessa da record. Vorrebbe solo il diritto di fare quello che fanno i suoi coetanei, senza troppi problemi. Anche cose molto semplici, come uscire, andare a prendere un caffè al bar, farsi un bel giro per il centro di Napoli, dove abita.
Però per Marta Russo tutto questo non è così semplice, perché per muoversi ha bisogno di una sedia a rotelle.
E quindi non può uscire sola, perché anche scendere sotto casa diventa un’impresa impossibile: le macchine parcheggiate male le rendono impossibile anche gli spostamenti più semplici, il trasporto pubblico per lei è praticamente inesistente, le barriere architettoniche di fatto diventano una barriera anche sociale.
Marta per fortuna ha una famiglia che le sta vicino, e che ha sempre provveduto ai suoi spostamenti, fin dai tempi della scuola primaria, quando il servizio comunale al quale avrebbe avuto diritto si era rivelato inadeguato. Ma Marta, oggi, studentessa universitaria, non ha gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri studenti perché ci sono le barriere architettoniche, e perché sa che non troverà il parcheggio riservato, che lo scivolo sul marciapiede sarà ostruito da un automobilista egoista…
Abbiamo un bellissimo articolo della nostra Costituzione, il terzo, che afferma che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Ma una barriera architettonica è evidentemente un ostacolo che impedisce a Marta il pieno sviluppo della sua personalità.
Per questo Marta ha scritto una lettera aperta alLA Presidente del Consiglio, per raccontarle le sue difficoltà quotidiane e farle notare, a proposito del merito, che se lei, Marta, vince una borsa di studio, è una grande soddisfazione, ma poi cosa succede? Che l’Inps sottrae l’intero importo al 100% dalla pensione di invalidità, cioè dalla sua unica fonte di reddito.
A proposito d
el merito…
Questo è un paese a due velocità. E ha ragione Marta, che non ha ricevuto il clamore mediatico che invece la sua vicenda meriterebbe, a dire che le girano le ruote…
(Potete seguire Marta Russo sulla sua pagina e nel suo canale youtube “I Pensieri di Marta”). La farfalla della gentilezza.
Ora mi domando, ma i propri affari personali devono diventare pubblici per essere compresi ? Compresi relativamente direi, perchè si continua a parcheggiare nei parcheggi dei disabili, non ci sono strutture adeguate per viaggiare sui mezzi, non c’è l’educazione necessaria per il rispetto, per capire.
Studentessa con disabilità scrive al premier Meloni: “Sono Marta, ho 22 anni e mi girano le ruote!”
La 22enne napoletana, costretta in sedia a rotelle, lancia un appello alla maggioranza, chiedendo maggiore attenzione per le istanze degli studenti disabili. Nessuno dovrebbe rimanere indietro: uno dei valori fondanti la società democratica si scontra però con una realtà crudele.
Credo che ognuno di noi sia testimonio concreto di questa situazione, di vedere parcheggi per disabili occupati, forse anche noi l’abbiamo fatto, oppure parcheggiare davanti una passerella per disabili. Spesso con il ” passeggino” io stessa mi sono trovata in difficoltà per un posto dove scendere dal marciapiedi, vogliamo parlare delle spiagge, di ogni luogo pubblico dove è impossibile accedere? Noi non siamo gli unici ad avere diritti, ci sono, spesso, persone che hanno bisogno che non ci siano barriere architettoniche, queste persone hanno il diritto di accedere dovunque, neppure dovrebbe essere messo in discussione.
A questo proposito vorrei citare articoli della costituzione.
Art. 2
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”
Art. 3
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”¦”
Art 24
“Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri interessi legittimi”¦.”
Art. 32
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività “¦”
Un handicap non deve essere mai causa di discriminazione e che la persona che ne è portatrice non solo deve essere opportunamente curata, tutelata , ma deve avere le stesse possibilità di una persona sana per principio di eguaglianza, a cui vorrei aggiungere per empatia e” pietas” che sarebbe amore e comprensione dell’altro, da non confondere assolutamente con la pietà che intendiamo in genere. Questa ” pietas” deve essere per ogni persona in difficoltà, che abbia un handicap o no. Siamo una società civile? Davvero non lo so più, una società violenta, dove vige la legge del più forte, in questo caso leggi del ”più ricco”, dove l’aggressività si manifesta verbalmente e fisicamente, la buona educazione, la comprensione, la tutela del cittadino, in balia di se stesso. Siamo una civiltà civile? Io non lo so, non lo so!
Vorrei che ognuno di noi riflettesse, che ognuno di noi si mettesse nei panni di Marta, Giuseppe, Giovanni, Francesco…, pensate di essere al loro posto.
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 novembre 2022
La preoccupazione peggiore di tantissime persone che posseggono animali e la conseguente domanda che si pongono è: che fine farà il mio cucciolo se io dovessi mancare?
Mancare non significa necessariamente morire ma anche andare in una casa di riposo, o sprofondare in una demenza senile ed essere nelle mani di chi non ama gli animali.
Io penso spesso alla fine che farebbero i miei beniamini senza di me. Garantisco loro una notevole qualità di vita. Ho la fortuna d’essere circondata da persone che se ne farebbero carico ma la loro vita non sarebbe la stessa.
Quasi cinque anni fa è venuto a mancare una persona a me molto cara, che ha portato con sé un pezzo del mio cuore, aveva quattro cani. Era un uomo giovane, atletico, nel pieno della sua meravigliosa forza fisica.
In cuor mio lo consideravo il figlio che non ho mai avuto vista la notevole differenza di età e la rassomiglianza sia fisica che mentale che ci legava.
Con lui condividevo tantissime cose, dallo sport all’amore per i cani, alla vita libera, spartana, vissuta all’aria aperta.
Portava ogni giorno i suoi cani a correre, nuotare, rotolarsi nell’erba fresca, nella neve e a giocare. Devo dire però che è stato “fortunato” perché sua cognata, la dolcissima Laura e suo fratello Carlo, se ne sono fatti carico unendoli al loro branco composto da due cani e due gatti.
In pratica si son ritrovati con sei cani e due gatti. Non tutti gli animali hanno lo stesso fortunato destino. Io lo so bene perché essendo volontaria spesso vengo consultata per piazzare animali orfani. Esseri viventi che passano dal divano, ricoperti da mille attenzioni, al pavimento freddo di cemento a volte sporco e puzzolente, o peggio rinchiusi al buio in qualche garage o in una stalla, o abbandonati in qualche luogo sperduto, o addirittura legati ad un palo lungo una strada a scorrimento veloce. Sbarazzarsi del cane di una persona non più in grado di occuparsene è un atto davvero ignobile, soprattutto per la memoria di chi non c’è più.
Nelle foto Stefano Viganò con i suoi quattro popi Luky, Easy, Stella e Cody. La dolcissima Laura Bonati sua cognata /sorella e il marito Carlo. Io con tutti loro ( sono la zia che insieme al mio branco li fa correre e divertire con lo zio Ezio )
Ecco! Comincio a presentarvi Giovanni Cacia con l’anteprima di una delle sue bellissime poesie. Lo incontro virtualmente e ho l’impressione di un uomo gentile, di altri tempi, ma con un carattere fermo e deciso, di chi sa perfettamente ciò che vuole. Giovanni Cacia prima aspirante medico e poi psicologo e poi imprenditore medico, con un amore appassionato verso la poesia, che da lui si eleva come musica, come note musicali che fanno vibrare l’aria e l’anima. Una personalità forte, carismatica, il tutto unito ad un animo estremamente poetico, e lui con le parole, ci sa fare decisamente.! Bella voce, gentilezza, fermezza, quante sorprese ci riserverà? Leggi le sue poesie e le amerai tutte! Un uomo che sogna e ci fa vivere sogni con le sue parole musicali, ci entrano dentro e dentro ruotano e noi le assaporiamo. Giovanni Cacia scrittore dalle mille sorprese, dalle tante sfumature metà razionale, metà sognatore.
Il suo segreto? scoprire la bellezza. Un dono veramente grande, tutto in Giovanni Cacia che unisce una forte razionalità come imprenditore, ma con un anima che va oltre e ci regala con le sue poesie e il suo vissuto interiore.
Il tuo lavoro principale di imprenditore nel campo della medicina, oltre ad essere precursore di una certa medicina estetica, non ti ha impedito di mettere su un salotto letterario, come ti è venuta questa idea?
Mia mamma ha cercato di educarmi al “sentire”, alla musicalità delle parole, al sentimento, facendomi respirare amore in casa. E’ stata la mia educazione sentimentale. Mi diceva: Giovanni, per scrivere versi bisogna avere orecchio, essere intonati.. e cercava di trasmettermi un mare di Musica, di Fantasia e Tenerezza. Ha immesso in me i primi semi di Fantasia e mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi di poesia. Ho avuto l’idea del salotto letterario, perchè innamorato della letteratura e l ho messo in atto. Fin da giovane ho iniziato a frequentare i miei MITI letterari, e per farlo creai un Salotto Letterario, il Sofà delle Muse (Ad Virgines Musas). Giocavo a fare l’anfitrione, ma in realtà ero solo un ragazzo di Bottega di nomi che per me erano davvero giganti, le loro opere mi SCAVAVANO DENTRO. Ed ero felice di potermi innestare anche marginalmente nelle loro vite. MORAVIA, ALBERTAZZI, ALBERTO BEVILACQUA, ALDA MERINI… per citare solo alcuni passati dal mio SOFA’. Con alcuni strinsi amicizia, altri divennero miei MAESTRI. cercavo un Maestro, non più professori. Il professore insegna ciò che sa, il MAESTRO ciò che NON SA… Cioè il Maestro cerca INSIEME A TE. TI mette nelle condizioni di imparare, non fa calare dall’alto il Sapere, LO RESPIRI. Ti ISPIRA.. Il più grande Maestro è stato per me Alberto Bevilacqua, Scrittore, regista, la sua prosa poetica ha ispirato molto della mia poetica e ridefinito il mio rapporto col Tempo. Non ho mai saputo perchè siano venuti al mio sofà delle muse. Qualcuno non aveva neanche libri da promuovere e io ero assolutamente sconosciuto. Fortuna? Sarà piaciuto il modo un di invitarli? la filosofia del salotto era di conoscere la persona sottesa al personaggio, al di là dei riflettori.
Ho conosciuto ALBERTO MORAVIA alla fine degli anni 80 a Sabaudia, con la sua compagna CARMEN LLERA, una DONNA DEL SUD, spagnola, tutta ardore, con negli occhi gli ulivi di Calabria e le nacchere di Pamplona.
SI AMAVANO.
Tutti dicevano che lei stesse con lui per interesse (letterario), io ebbi la netta sensazione che si AMASSERO, nonostante un enorme divario di età: l’amore si percepisce, si annusa…
Lei amava di lui la mente, diceva di trovarlo erotico, credo avvertisse le sue Erezioni mentali, l’Eros della sua mente come una droga potente e invincibile; lui la sentiva come una donna di ispirazione, amava la sua AMABILITA’, il suo ESSERCI, l’amava di un amore tenero, passionale, struggente e autentico, come sanno essere le cose più vere…
Dell’amore diceva che lo si riconosce quando arriva perchè alza il tasso di vitalità e spazza tutto ciò che è avvenuto prima.
Sui suoi libri e sulla sua frequentazione mi sono formato, lo considero un MAESTRO di vita oltre che di lettere.
Le Donne sono come i camaleonti, che dove si posano prendono e danno colore.
.Mi.pare di aver capito che negli anni ottanta hai creato una serie di studi medici di estetica, laser e altro, non ricordo bene, quindi un precursore dei tempi, visto che la medicina estetica ormai è diventata tanto normale che la praticano quasi tutti Quindi questo fa di te una persona alla ricerca del bello, inconsciamente o consciamente. Un bello estetico, ma il bello dell’anima?certe volte bellezza esteriore e bellezza interiore non sono direttamente proporzionali, che mi dici di questo?
Forse nasce da un inconsapevole voglia di cambiamento, o di vivere piu vite, chissà. Alla ricerca di qualche nuovo stupore, di qualche nuovo entusiasmo. Sento dentro il bisogno di mettere radici, ma poi prevale la spinta di cercare altre terre, e le mie radici restano così volanti, in cerca di nuove terre dove radicarmi. Sono una antonomìa, cerco certezze e insieme mi programmo e mi sprogrammo e volto pagina e scenario. Mi rimetto in gioco. La cosa non è indolore ma forse seguo un istinto. Mia madre mi disse una volta, ero adolescente, che io ero come quegli uccelli di passo che sostano un attimo sul balcone e poi riprendono il viaggio per terre lontane. Chissà, forse aveva visto giusto.
Scrivi da sempre? Cosa provi?
Da giovane la scrivevo al buio la poesia, a volte ritrovo poesie.. e non ricordo di averle scritte, le scrivo quando non me l’aspetto, è un canto di notte, che ti viene da lontano, a volte dico grazie grazie, continua a cantare… . A volte leggendola ci accorgiamo che parla di noi, che parla per noi Io e la poesia non ci siamo proprio sposati, diciamo che siamo una coppia di fatto, ci siamo lasciati ma lei mi ha ripreso quando ha voluto.
Che senso ha per te?
il senso per cui scrivo non so, scrivevo da ragazzo e non sapevo perchè, né mi chiedevo perchè, era naturale, mi meravigliavo che gli altri non lo facessero, il senso è estistenzialistico. I versi Sono carismatici, sotto il senso della grazia, del dono, Ci sono flashback nelle mie poesie La poesia non avrebbe bisogno di esser libro. Si fa poesia non pensandoci, come si fa musica. , la si fa perché occorre farla.. , alcune le ho scritte sui postik rosa, su cartoni sui bugiardini è come una idea, un sentimento che ti tormenta, un retropensiero, urge, preme. Va e poi ritorna. A volte un travaglio breve a volte mesi per una parola.
Come definiresti un poeta?
Un poeta è uno stupito, stupito dello stupore che prova , è un miracolato. La poesia , la poeticita la senti. Se c’e.. la intendi. Altrimenti avverti che si tratta di un poetante. Scrive poesie non è detto sia poesia e che sia poeta, è poetante, bisogna avere orecchio per scrivere poesia per leggere e per sentire poesia, si deve essre intonati. Alcune poesie son sotto il segno della grazia, altre della gioia o dolore. Trasforma il dolore in bellezza, nella poesia vera musica e parole si fondono .. la poesia non va spiegata se non in piccola parte, va goduta se la si ritiene godibile… noi della Bellezza cerchiamo quella roba li. POETA: è troppo solenne è meglio scrittore di versi, autore. POETA: è troppo solenne è meglio scrittore di versi, autore, la poesia è spina, fiore e frutto..La poesia non dà risposte, concede solo domande
Perchè scrivere?
e dunque perchè scrivere.. non è facile da spiegare,, Una volta un grande poeta scrisse una lettera a un grande scrittore. Il poeta si chiamava Francesco Petrarca e… lo scrittore.. Giovanni Boccaccio … Adesso io non ricordo esattamente le parole di quella lettera,…. ma più o meno diceva: Non c’è…. cosa più leggera della penna e non ci sono cose più belle delle parole. Uno scrive parole e… dopo mille anni ci saranno persone che continueranno a leggerle… e ad amarle. Se quelle parole avranno anima, musicalità, se veicoleranno emozioni. Oggi è tempo di contraddizioni ma quando io leggo una lirica del Petrarca io sento che … Che è la celebrazione della vita, perché lui amava la vita…. e amava le parole. Le ultime parole della sua lettera, me le ricordo molto bene, dicevano: Poiché devo morire, spero che la morte possa trovarmi intento a leggere o a scrivere”. Ecco perché mi sgomenta quando la gente cerca di analizzare la poesia, come un teorema intellettuale. Non lo è. E’ feeling. non è un aforisma, è solo la chiave di lettura di attimi, attimi che scolpisco con il tempo, è la chiave non è assoluta, non fa la morale, non indica strade.
Scrivi molto d’ amore
L’Amore ha un posto privilegiato, un sentimento tutto teso tra il platonico e il sensuale, con un ritmo che va dall’innocenza primordiale a un’altra innocenza, conquistata attraverso la sofferenza, il dolore, la vita. Molte delle mie poesie, infatti, sono personali e formano una biografia intima ed emotiva. Nelle mie pagine la DONNA (spesso i miei versi sono come scritti in prima persona da una donna) non è angelicata, è una donna con le sue contraddizioni, con la sua anima carnale, col suo gioco delle passioni, col suo smarginare. L’Amare è il centro vitale di queste poesie, il solo vero messaggio, l’amore profondo verso il senso dell’amare. Non è solo amore per una donna, è l’amore gioioso e malinconico per l’esistenza, per i suoi solchi di sofferenza e per le sue esplosioni di passione.
Tu hai avuto un incontro di poesia con delle donne deternute in carcere, come è stata questa esperienza?
Sull’incontro in un carcere del nord Italia con le detenute( non cito il carcere per un accordo all’epoca preso dalla associazione organizzatrice, magari forse oggi non più da secretate, non so). . Quei luoghi concentrazionari hanno un che di emozionante e di terribile. Ho fatto un post sulla poesia nelle carceri. Portando nelle CARCERI la Poesia ti accorgi che ci sono Donne diventate Bachi da Seta. Tessono Speranze e Disperazioni, Eterne PENELOPE che non attendono un ULISSE…(Nella vita di fuori sono state spesso loro Ulisse). Lavorano fili, PARTORISCONO Sogni e Incubi C’è una Serra di Fiori nella loro Anima, una Tempesta di Vetro nel loro Cuore, e sembrano dire: “Faccio l’amore ma solo con me stessa, e quando nella Stanza sento l’Eco penso sia un Gemito dell’Uomo che ho amato” Sono ultime tra gli ultimi le CARCERATE, certo hanno colpe, sono a volte figlie di famiglie sbagliate, e stanno saldando un debito sociale. La loro paura e il loro coraggio ruggisce tra le sbarre ma chi getterà la Prima Pietra senza concedere loro una SPERANZA di RISCATTO????. Giovanni Cacia
Dedicata a mia MADRE Anna, alla stanza del suo pianoforte e al giardino di note che fioriva dalle sue mani…
E a mio PADRE Francesco che l’ha amata e protetta FINO ALLA FINE.
Roma 31 ottobre 2022. Articolo di Marina Donnarumma
Non c’è Segreto più intimo di quello che lega la Vela al suo Vento il Cavaliere al suo Cavallo la Rosa al suo Profumo il Vino al suo Colore l’Uccello di passo al suo Balcone il Tuo Ricordo al Mio. Giovanni Cacia.
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Ecco! Comincio a presentarvi Giovanni Cacia con l’anteprima di una delle sue bellissime poesie. Lo incontro virtualmente e ho l’impressione di un uomo gentile, di altri tempi, ma con un carattere fermo e deciso, di chi sa perfettamente ciò che vuole. Giovanni Cacia prima aspirante medico e poi psicologo e poi imprenditore medico, con un amore appassionato verso la poesia, che da lui si eleva come musica, come note musicali che fanno vibrare l’aria e l’anima. Una personalità forte, carismatica, anche estremamente incentrata nel suo mondo, il tutto unito ad un animo estremamente poetico, e lui con le parole, ci sa fare decisamente.! Bella voce, gentilezza, fermezza, quante sorprese ci riserverà? Leggete le sue poesie e le amererete tutte! Un uomo che sogna e ci fa vivere sogni con le sue parole musicali, ci entrano dentro e dentro ruotano e noi le assaporiamo. Giovanni Cacia scrittore dalle mille sorprese, dalle tante sfumature metà razionale, metà sognatore.
L’AUTUNNO AL PARCO NAZIONALE DELLA SILA
.
Come si può dimenticare la Bellezza?
Come riviverla quando la si è persa?
Alcuni Luoghi hanno il colore dei Pensieri
assorbono l’anima,
la nascondono nei vicoli della mente
in un ordine sparso di memorie
per riaffidarle un giorno a chi le sa ascoltare…
… o a chi ritorna
per riprendersi il Passato. Giovanni Cacia
DA BAMBINO Da Bambino mi chiedevano: DI CHI SEI Tu? Io appartengo a Rime e Sogni, avendo corso il rischio di viverli davvero quei sogni. Io sono delle alte maree d’inverno a cui non ho dato naufragio delle Albe anche quando l’alba non è di lettere mai spedite mai scritte. Io sono di un Desiderio racchiuso nel mio cuore sono di una stagione che non avrà fioritura sono di ricordi dimenticati degli spigoli smussati e dei perdoni mai avuti sono di chi mi ha amato e di chi mi ha ignorato, e di chi mi ha amato e ignorato sono di una gatta acciambellata addosso per la sua troppa voglia di essermi anima. Di una nuvola passeggera io sono di porte sbagliate e mai varcate di una Vita che si cela alla morte. Giovanni Cacia
Giovanni scrive ” “… e sono di quella voglia di ritornare Bambino, quando bastava un girotondo a far cascare il mondo.” Essere ancora bambini, nonostante passino gli anni e magari le rughe ci segnano, ma la nostra anima, no ! il nostro cuore, no! rimangono spigliati e giovani come erba bagnata di rugiada e ci fa conservare quello stupore di osservare le cose come se fosse la prima volta e in una forma sempre nuova. La novità, in tutto quello che osserviamo se abbiamo occhi per vedere oltre. Come si può dimenticare la Bellezza? Come riviverla quando la si è persa? Alcuni Luoghi hanno il colore dei Pensieri assorbono l’anima, la nascondono nei vicoli della mente in un ordine sparso di memorie per riaffidarle un giorno a chi le sa ascoltare… … o a chi ritorna per riprendersi il Passato. Giovanni Cacia
Il suo segreto? scoprire la bellezza. Un dono veramente grande, tutto in Giovanni Cacia che unisce una forte razionalità come imprenditore, ma con un anima che va oltre e ci regala con le sue poesie e il suo vissuto interiore.
Messina. La verità è che rivisito spesso la mia infanzia, mi è rimasta dentro l’orma di quei cieli e anche ora che da quel mio albero è caduta ogni foglia quei rami sono ancora cosi pieni di voci! Che pace in quei richiami! Ogni volta che ci torno mi nascondo tra le sue nuvole passeggere e un che di saporoso liquore del mio sangue m’invade quando quel pensiero antico si getta nella mia pelle come un grido… …………………………………………………………….. e a quel punto a volte piango. Giovanni Cacia
Le terre che mi hanno dato l’anima sono ancora intrise di onde greche… e da quel mare mi arriva una musica senza tempo
Biografia letteraria BREVE AUTOBIOGRAFIA LETTERARIA La Poesia ha tenuto a battesimo Giovanni Cacìa fin dalla sua nascita a Messina. La mamma, poetessa e musicista, gli ha sussurrato di arte e lettere fin da piccolo tanto che all’età di 15 anni vince il Premio Mosè. La passione per la poesia non lo abbandona mai, neanche quando si trasferisce a vivere a Milano, dove invece incontra artisti, scrittori e poeti come Alda Merini, e scrittori come Alberto Moravia, Alberto Bevilacqua. Da oltre trent’anni conduce un salotto letterario “Il Sofà delle Muse” e ha curato la prefazione del libro “ Le mie vie senza tempo” di Danila Porta ( Pellegrini editore). Da anni scrive di medicina per diverse testate giornalistiche online, oltre ad aver trovato nei social lo strumento per far conoscere le sue poesie. È stato Consulente Editoriale di Benessere e Bellessere, della Rivista Antiaging, di Esteticamente e Natura e Benessere. Poeta, autore del libro “Il Respiro del Tempo”. La sua poetica ha uno stile riconoscibile.
Giovanni Cacia dice di se – Sono nato a Messina ma dopo il liceo classico mi sono trasferito a Padova a studiare prima medicina, poi ho lasciato per psicologia. Poi ho creato dei centri medici imprenditorialmente, e da lì mi sono trasferito a Milano dove sono vissuto 25 anni. A Milano ho aperto una agenzia di comunicazione in campo medico. Da pochi anni vivo vicino CZ, in un paese della presila dove era nato mio padre. Un luogo della memoria e dell’anima per me. Qui riesco a scrivere i miei versi. Il sofà delle muse…
La depressione è un’epidemia di portata mondiale. Nel 2020 secondo le stime dell’OMS la depressione sarà la più diffusa malattia del pianeta. Personalmente credo che la maggior parte delle depressioni abbiano le sue radici nella solitudine, ma la comunità medica preferisce parlare di depressione piuttosto che di solitudine. È più facile liberarci del problema dando una diagnosi e una scatola di farmaci. Perché se cominciassimo a parlare di solitudine, sapremmo, per certo, che non ci sono farmaci. Non c’è industria medica che tenga, basta l’amore umano. (Patch Adams)
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A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro. Charles Bukowski.
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Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. Eugenio Montale. Quando lessi per la prima volta questa poesia mi colpì con tutta l’intensità di cui era capace, un ariete che mi sfondava, l’esistenza stessa che mi crollava addosso. Questa poesia parla sel trauma dell’ esistenza. Il dolore dell’uomo e della sua solitudine, con un Dio che non riusciamo a sentire, una tragedia dentro la vita, la fatica del vivere, il dolore delle cose ci lasciano attoniti nella verticalità immensa della natura.
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Solitudine, oh solitudine! un vocabolo molto moderno che ci appartiene in totale. : “La solitude fait des gens à talents ou des idiots”, che tradotta significa “La solitudine crea persone d’ingegno o idioti, Questo diceva Victor Hugo, padre del romanticismo francese, ma cosa diciamo noi a proposito della solitudine? L’etimologia della parola è interessante: dal latino “solus”, per la maggior parte forma di “sollus” che significa intero, a sé stante. Il termine rimanda alla parola “separare”, dal latino “Se” con “parare” ovvero una particella che indica “divisione” con un termine che significa appaiare, mettere assieme, unire, ma anche “preparare”. Da qui il significato di rompere un’unione, separare appunto.
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Esistono diversi tipi di solitudine Ad esempio la solitudine rigenerativa e costruttiva, ci si sofferma per riflettere, per capire, per risolvere, per guardare dentro se stessi per andare oltre, per vedere chiaro in certe problematiche, lontano da tutti per non subire influenze. C’è la solitudine della tristezza, dopo un dolore, talmente forte che non si riesce a comunicare con nessuno, si ha bisogno di essere soli, per metabolizzare la sofferenza, soli con se stessi. Una solitudine in genere di lacrime, che se non emergono fuori ristagnano dentro di noi. Poi vi è la solitudine involontaria che è sempre subita. E’ una condizione che culmina con la malinconia e tristezza e viene avvertita con sensazioni negative. Ad esempio accade quando una persona, per motivi di lavoro o altro, si reca in un luogo lontano dal luogo natio e il doversi confrontare con usi, costumi diversi e soprattutto modi di comportamento differenti potrebbe essere causa di solitudine. Capita ad una persona solare, abituata a comunicare con tutti, spostata ad esempio in un posto dove parlano poco, dove se interagisci troppo ti marcano come “invadente”: quella persona non riuscirà mai a imporsi, ma dovrà allinearsi per confondersi e non essere guardato come “diverso”. Spesso in questi casi ci si sente dire “non ti sei integrato”, ma l’integrazione è uno scambio, e in questo caso piuttosto si tende a schiacciare e reprimere il proprio bagaglio di comportamenti per potersi allineare. Per potersi adeguare, ci si reprime, e si avverte un grande senso di solitudine. Tutti, almeno una volta abbiamo provato questa condizione interiore. Poi, senza entrare nello specifico, parlerei della solitudine dei tempi, e il tempo della solitudine che devasta la società moderna, ne soffrono soprattutto i giovani, in Giappone li chiamano Hikkomori, letteralmente stare in disparte, staccarsi, rinchiudersi. E’ una persona che fisicamente ha scelto di scappare dalla vita sociale, ricorrendo a livelli estremi di isolamento, perchè accade? La fragilità della persona, dell’adolescenza in particolare , vissuto insieme a una società che fagocita, spesso violenta verbalmente e fisicamente, spinge a rinchiudersi in un guscio protettivo, gli unici mezzi di comunicazione i social. Una solitudine volontaria che ha molte cause, ma che vedo provocato da fenomeni mediatici di bullismo, di bombardamenti senza fine di un futuro difficile e senza sbocchi.Il fatto di non essere capiti che diventa come un circolo vizioso. ” tu non mi capisci e se non mi capisci io non comunico più”. Sembra assurdo, ma è proprio cosi. Anche noi adulti soffriamo di solitudine, i social sono un surrogato persopperire a ciò, ma siamo noi stessi che la provochiamo e la vogliamo. Nella realtà, isoliamo il diverso, ci piagnucoliamo addosso, ci lamentiamo ma siamo i primi a scansare gli altri per una forma grave di egoismo e di piccolezze che ci avvelenano l’anima.
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Un’altra forma grave di solitudine è quella forzata a causa di problematiche serie economiche, parliamo di bambini e adulti rinchiusi tra quattro mura perchè non possono permettersi nulla, uno stato di solitudine aggravato dal pensiero come arrivare a far mangiare la famiglia a fine giornata. Persone che vivono il loro stato nel massimo riserbo per non essere derisi o additati.
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E la solitudine degli invisibili, ne vogliamo parlare? tutte quelle persone in strada, di cui nessuno o pochi si cura. Persone costrette, per tanti motivi a stare in strada, nessuno dovrebbe subire ciò, nessuno dovrebbe dormire tra i cartoni. Ogni individuo è dignitoso e meritevole di non subire tutto ciò, non dovrebbe essere invisibile.
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La solitudine più brutta? La solitudine dell’anima, che è causa di tutta questa solitudine negli individui.. ”La solitudine, nella sua dimensione metaforica, è una condizione ineliminabile della vita, e in essa si riflettono desideri di riflessione e di contemplazione, di tristezza e di angoscia, di silenzio e di preghiera, di attesa e di speranza” Eugenio Borgna
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La lingua inglese ha saggiamente intuito i due aspetti contraddittori della solitudine. Così ha creato la parola “solitude” per esprimere la scelta di essere soli (l’uomo solitario che sta bene con se stesso). E ha creato la parola “loneliness” per esprimere una solitudine sofferta e non scelta. Nella lingua italiana per esprimere i due concetti esiste solo la parola ” solitudine”
La solitudine è sofferenza maledetta non quando si è soli ma quando si ha il sentimento di contar niente per nessuno. (Enzo Bianchi)
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Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell’altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a ruotare nutrendosi della solitudine delle persone? (Haruki Murakami)
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Per chi è cristiano sa bene come anche Gesù ha provato la solitudine. E per il cristiano è luogo di comunione con il Signore che gli ha chiesto di seguirlo là dove lui si è trovato: quanta parte della vita di Gesù si è svolta nella solitudine! che ha vissuto la solitudine del tradimento dei discepoli, dell’allontanamento degli amici, del rigetto della sua gente, e perfino dell’abbandono di Dio, ci indica la via dell’assunzione anche delle solitudini subìte, delle solitudini imposte, delle solitudini “negative”. Colui che sulla croce ha vissuto la piena intimità con Dio conoscendo l’abbandono di Dio, ricorda al cristiano che la croce è mistero di solitudine e di comunione. Essa, infatti, è mistero di amore! Questo un altro tipo di solitudine, rivestita di amore e di fede.
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articolo di Marina Donnarumma iris G. DM. Roma 26 ottobre 2022
Oggi, per la ricorrenza del diciannovesimo anno della morte della mia mamma Itala, vorrei parlare dei cani che si lasciamo andare fino a morire per la mancanza dell’amato due zampe.
Mia madre Itala
Tanti non credono che un cane dopo la mancanza del padrone possa lasciarsi andare fino a morire.
Invece ciò è possibile, al mio è successo.
Tra l’altro non sono l’unica ad aver avuto questa dolorosa esperienza, ci sono molteplici testimonianze in merito. Io, tanto tempo fa, abitavo in una casa col giardino e sopra di me e mio marito abitava la mia mamma Itala.
Lei era la persona che si prendeva cura dei nostri cani e gatti durante la nostra assenza.
Allora avevamo quattro cani e 4 gatti.
I cani: Ginetto un meticcio incrocio setter dalmata, Petrus un pastore tedesco, Nebbia una pastore bergamasco e Oreste un meticciotto incrocio volpino e non si sa. I gatti: Susy, la gatta che amava la mia mamma e che dopo la sua morte è sparita una settimana, Brunello, Attila, Lemonsoda.
Io, allora giovane donna, portavo, come faccio ancora, i cani attivi a correre con me.
Oreste non amava fare sport, aveva una passione innata per il divano, o meglio per la poltrona che troneggiava nel salotto della mia mamma, la quale all’epoca era malata e stava seduta su quella di fronte a quella dove c’era Oreste.
Oreste, il cane di mia madre, si lasciò morire di dolore dopo la dipartita della mia carissima mamma
Mentre lei sorseggiava te e tisane, sgranocchiando biscotti, mentre leggeva un buon libro, o guardava la televisione oppure ascoltava la radio, lui se ne stava lì ad osservarla con sguardo adorante. Ogni tanto elemosinava qualche biscottino.
Mia mamma venne ricoverata per un intervento chirurgico che non riuscì a superare.
Portammo la bara in casa sua e lasciammo salire Oreste che si infilò sotto all’altezza della tesa della mamma. Da quel giorno Oreste smise di essere felice.
Passava ore in giardino ad osservare l’orizzonte per poi rivolgere lo sguardo sul terrazzo dove lei lo chiamava come se dovesse comparire da un momento all’altro.
Da allora iniziò ad avere crisi cardiache sempre più frequenti e devastanti.
articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 ottobre 2022
Spesso le parole ti sfuggono, le insegui , le cerchi, ti arrovelli per cercarle, ma si allontanano sempre di più! Il senso di impotenza mentale ti mette in una posizione di stallo dove tu non puoi far altro che attendere. Attendere che le parole e le emozioni ti travolgano come un fiume in piena. Allora si affollano dentro di te, improvvisamente, e le devi tirare fuori per trovare sollievo. Per provare quel senso di catarsi che da pace alla tua anima. Hai bisogno di scriverle le parole, oppure raccontarle a chi è capace di ascoltarle. Ascoltare le parole, immergersi in quell’oceano verbale di sensazioni, frustrazioni, gioie, amori, dolori, insomma emozioni da ascoltare. Ascoltare, ascoltare! Difficile trovare qualcuno che ascolta e che sente dentro quello che provi, che ti accarezza con le sue risposte dettate dalla comprensione e dall’affetto. Tutti possono sentire, però ascoltare lo fa solo un amico. Difficile essere un amico, difficile ascoltare! Essere un amico, essere amici, è proprio” essere” Infatti è essere se stessi, le parole possono essere se stesse, tu puoi essere quello che sei e il tuo amico ti ascolterà, sempre, fino in fondo. Le parole troveranno sollievo, perché potrai dirle, quando troverai un amico sempre pronto a porgerti la mano, la sua mano! In particolare quando hai un oceano di parole e di emozioni che altrimenti ti farebbero annegare. Questa è l’amicizia.
L’amicizia è anche amore,
l’amore esiste in tante sfumature meravigliose.
L’amore per i figli, l’amore per i genitori,
l’amore per i fratelli,l’amore per gli amici,l’amore per il
proprio compagno o compagna,l’amore per l’arte,
l’amore per gli animali,
l’amore per il creato,
l’amore per il Signore Dio.
Ogni amore è di per se completo, soddisfa pienamente l’amore
in tutte le sfumature talvolta le sublima..
Possiamo provare amore per tutto e per tutti,
in maniera completa e soddisfacente.
Abbiamo un cuore infinito e amare infinitamente ,
non è questa la meraviglia per cui il Signore ci ha creato.?
Siamo nati per questo,amare ed essere amati,
per elargire questo dono con generosità. Iris G. DM
Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM 24 ottobre 2022
Gli animali hanno un anima e la condividono con noi
Domenica prossima, 23 0ttobre, a Besnate, in provincia di Varese, si terrà l’allenamento collettivo di canicross.
Sarà presentato dall’atleta della Nazionale CSEN Giulia Nobile. L’attrezzatura verrà messa a disposizione dall’organizzazione.
Il canicross è uno sport che attraverso un imbrago indossato dal due zampe, una pettorina indossata dal quattro zampe e una coda, e una linea che lega l’uno all’altro, come se fosse un cordone ombelicale attraverso il quale scorre una corrente che fonde l’uomo al cane, forma un binomio molto particolare.
È uno sport che crea un legame unico.
Tu il tuo cane, il tuo cuore il suo cuore, i tuoi polmoni i suoi polmoni, le tue gambe le sue zampe, il tuo entusiasmo il suo entusiasmo, la natura madre che vi circonda: il gioco è fatto.
articolo di Marina Donnarumma. Roma 22 ottobre 2022
ottobre 2019 street workout dedicato alle donne operate di tumore al seno
Nell’ottobre del 2019 partecipai a uno street workout particolare, dedicato alle donne operate di tumore al seno. Quel giorno fu memorabile ed emozionante, partecipe di tanto coraggio e testimonianze. Donne che si sono rimesse in gioco dopo paura e sofferenza, donne che vivono la vita con entusiamo e coraggio, che fanno sport duri e lavorano come tutte. Molte fanno sport duri come ad esempio il ” dragon boat” per riacquistare la forza nelle braccia.
Pink Day Street workout ottobre 2019
Oggi la donna è rosa, la donna è rosa tutti i giorni, come un alba e come tutte le albe che rinnovano il giorno. Fare prevenzione si può? Si può arrivare in tempo, se scopri in tempo, qualche volta è silente, ma le vittorie sono più frequenti delle sconfitte. Il cuore delle donne, la forza, il coraggio è rosa, colore fresco profumato come il più bel fiore che porta questo nome.
All-focus
Nell’ ottobre 2019, partecipai a Terracina, provincia di Latina, a questo street workout indimenticabile.
Street workout, io. Pink Day
A tutte può accadere, tutti siamo sotto lo stesso cielo, uniti possiamo sconfiggere questo mostro che si chiama cancro. Qualcuna non ce l ha fatta, ma questo non vuol dire che non ha combattuto fino all’ultimo respiro. Io ne ho conosciuta qualcuna, il ricordo ancora mi strazia, tutti abbiamo ricordi che ci devastano e ci fanno soffrire.
Questo racconto è tratto da una storia vera, ho scritto in prima persona perché ho cercato di essere lei ,non so se sono riuscita a capire fino in fondo lo stato d’animo di chi sa che sta per morire ma, una cosa l’ ho capita che il suo ricordo e coraggio dentro l’anima mia per sempre.
Vivevo fuori di me, ero io che mi osservavo. La realtà, solo il marchio delle dita sul nodulo del mio seno destro.
Non l’avevo più palpato, ma il peso delle dita era cosi intenso, che le sentivo ancora. Nonostante ci fosse stata l’attesa snervante delle analisi, mi avevano operata subito.
Ora, sentivo che sotto le fasciature il seno mi tirava, ce l’avevo ancora! Respirai di sollievo, mentre mio marito, mia madre, mi osservavano con apprensione in attesa che, io mi svegliassi dall’anestesia.
I loro volti erano pallidi e tirati ma, in quel momento mi venne da ridere perché pensai a come era il mio!
Andò tutto bene e pensai -mai più quelle squallide mura verdoline semi scrostate dall’odore ripugnante di antisettico e brodo di dado-.
-No!- dissi al dottore -non mi sottoporrò alla cura per non avere più le mestruazioni, sono giovane, ho un figlio solo e ne voglio un altro!- Il dottore espresse il suo disappunto io, però, mi sentivo forte e grossa come una leonessa.
-Mi sottoporrò ad ogni cura preventiva ,farò gli esami di routine ma, io voglio un altro figlio!-.
Tutto era andato bene, avevo sconfitto la bestia, potevo occuparmi di mio figlio, andare in palestra,
fare l’aperitivo con le amiche. Ora la vita aveva un sapore diverso, un odore migliore, entusiasta di vivere.
Dopo le notti insonni e il terrore iniziale, da cui mi svegliavo zuppa di sudore con gli occhi terrorizzati, era passato tutto..
L’estate e anche le cinque estati dopo, furono bellissime, mio figlio cresceva, adoravo il mare! L’unico neo,
bello grosso, mio marito.
Sempre più lontano da me e dai nostri dialoghi, non mi cercava più, eppure io, ero sempre quella di prima, due belle tette, capelli ricci scuri, lunghi.
Carnagione calabrese di cui ero orgogliosa e che testimoniava la mia origine..
MI specchiavo, ero sempre la stessa, forse più interessante, sempre ironica , divertente, mio marito sempre più impenetrabile. Amava gli amici eccessivamente e non so chi altri, tra di noi un mutismo che non riuscivo a spezzare.
Credo che ce l’avesse con mia madre, invadente, secondo lui. Anche secondo me ma, non riuscivo a dirle no e mi dominava con la sua personalità e, alla fine lui accettava tutto.
Che mia madre ci facesse la spesa, ci pagasse le vacanze, ovviamente insieme a lei,
ci comprasse la macchina nuova oppure nuovi mobili.
Questo era comodo ed io non riuscivo a liberarmi dalla forte e prepotente personalità di mia madre. Quando avevo qualche screzio con lei, per farle capire, per tutta risposta, mi portava a fare shopping e io dimenticavo il motivo della discussione.
Ogni sei mesi facevo i controlli di routine, e quel giorno non fu come tutti gli altri.
Il medico mi fece sedere e mi disse che avevo una macchia ai polmoni ed era necessaria una biopsia urgente. -Bisogna agire subito- mi disse -la chiamerò per l’imminente ricovero.
Ma come? Avevo fatto tutti i controlli preventivi e ora ?La prevenzione? Cosa è la prevenzione?.
Un abisso si era aperto dentro e fuori di me. Non so come uscii dallo studio del medico! Io stavo bene.
Stavo bene. Come era possibile? Ero morta mentre camminavo, muta, muta oh mio Dio, muta.
Non avevo voce eppure parlai con mio marito e con mia madre, avvisai le amiche più intime.
Essere ricoverata e operata tutt’uno.
Mi svegliai dolorante, non come la prima volta.
Mi toccai ,ero piena di tubicini, i capelli ce li avevo tutti e ancora non so perché. mi vennero in mente i capelli, i miei capelli. Ero distrutta! Ero incinta e avevano dovuto procurarmi un aborto terapeutico.
Avevo tentato anni per avere un altro figlio e ora morto come un pezzo abbondante del mio polmone..
Non mi veniva da ridere, però, continuavo a fare battute cretine. e dentro come stavo? .Non mi sentivo più ma ce l’avevo un cuore? E le lacrime che fine avevano fatto? Mi osservavo da fuori, il mio corpo, la mia famiglia e pensai- ce la farò! Supererò anche questo- Non feci i conti con la chemio. MI dissero – è necessario tutelarla, è di prassi, dobbiamo bruciare le eventuali cellule, dobbiamo bonificare-.
Cominciai a farla e vomitai, vomitai tutto quello che c’era da vomitare e anche di più per una settimana intera. Una settimana al mese, un mucchio di stracci maleodorante di vomito.
Cominciai a perdere i capelli, a ciuffi. I miei capelli belli, lunghi e ricci.
Mio fratello portò la macchinetta per rasare la testa, rasò anche la sua, i miei capelli ai miei piedi, ricci, lunghi , scuri da calabrese ai miei piedi, ci abbracciammo e non so per quanto tempo piangemmo.
La malattia ti impedisce tutto, anche di essere madre per quel mio unico figlio che mi vedeva vomitare per un intera settimana al mese e senza capelli.
Passò anche quello e comprai una parrucca e una bandana. Avevo perso anche le ciglia e le sopracciglia, avevo le ragadi e gli occhi con una congiuntivite perenne e chissà cos’altro!.
L’estate dopo andò meglio, mi sentivo forte fisicamente, avevo recuperato, non il rapporto con mio marito e pensavo seriamente a una separazione.
Pensavo di aver superato tutto, di nuovo effervescente, operativa, forte, ma qualche tempo dopo, fatti i soliti esami di routine, l’oncologo mi annunciò che avevo diverse macchie al fegato..
In quel momento volevo morire ma avevo un figlio, un figlio!.
Decisi di essere forte, forse avevo qualche altra alternativa?:Ormai la mia vita non si chiamava più vita ma ,sopravvivenza alla malattia! Passi le giornate in questa prospettiva,dopo questa sentenza. Decisero di non operarmi ma, di farmi cure alternative che funzionarono poco o nulla anche perché ormai non reggevo più la chemio, se non mi ammazzava il cancro l’avrebbe fatto la chemio.
Cominciarono a farmi il cortisone, divenni affamata, grassa, gonfia, i capelli radi e sottili.
Cominciavo a perdere ogni identità di donna, eppure volevo essere amata ,almeno abbracciata, consolata,
fare all’amore. Mio marito neanche mi toccava e la separazione che avevamo pensato ormai non se ne parlava più.
La mia vita era la mia malattia ma, anche di chi mi stava intorno. Pregavo tanto, tanto, andavo da sacerdoti, cercavamo nuove cure in tutta italia, all’estero ma, io ero sempre meno donna e più asessuata. Il dolore ti invade e ti pervade ma io sempre con le mie battute e la mia allegria sconsiderata e ironica.
Un giorno, d’estate, non mi sentii più le gambe, caddi per terra, sulla sabbia. Non mi feci male ma, capii che c’era qualcosa che non andava.
Tornammo a Roma ed ebbi l’ultima diagnosi, tumore al cervello inoperabile.
Ricominciarono con la chemio, il mio fisico non la sopportava più, gli occhi mi lacrimavano, vomitavo e mio figlio scappava lontano da me. Sarei scappata pure io se avessi potuto. Non riuscivo a comunicare neppure con mio figlio, giocare o fare i compiti con lui. Gli avrei voluto dire- parliamo ,vieni, poi non potrò più!-
Le dosi di cortisone aumentarono per ridurre la massa e io andai a trovare mia cugina, anche lei amavo tanto e mi stava vicina..
Quel giorno faceva l’albero di natale e io volli aiutarla ad annodare i nastri, non riuscivo ad annodarli, afare un semplice fiocco ma lei mi disse -sono bellissimi, li mettiamo sull’albero!-
MI portarono a ballare, amavo tanto farlo! Camminavo male, ero grassa, gonfia, avevo pochi capelli ma, volevo vivere e continuavo a fare le mie battute in dialetto calabrese..
Volevo essere abbracciata, un abbraccio d’amore, non lo avevo avuto più. Mio marito mi faceva da infermiere e io non so per quanto ancora riuscirò a scrivere , una lettera a mio figlio.
La leggerà quando sarà più grande e capirà quanto io l’abbia amato , da morire.Il mio unico, solo figlio.
Lo so che questo è il mio ultimo natale e questo è il mio ultimo giorno dell’anno, ho bisognodi essere imboccata, lavata, cambiata, alcune volte, non mi ricordo dove sono.
Il mio volto? Il mio volto è di una donna che è stata donna e ora è il volto di chi sta morendo di cancro e forse sarà un sollievo. La malattia ti annulla, diventi senza volto, diventi senza corpo, un ammasso dolorante e informe.
Ogni ora, ogni minuto non è vita ma, malattia, non è solo il dolore del corpo ma, il dolore dentro che è forte, strisciante, un dolore impenetrabile solo al dolore. Non puoi guardare nessuno, chiudi gli occhi, lo specchio di fronte al letto riflette un immagine in cui non ti riconosci, non ti ricordi ma, dentro sei ancora tu e nessuna malattia te lo può togliere.
Sono io, calabrese, dalla pelle sempre abbronzata, dai capelli lunghi, scuri, ricci e sto per morire.
Sono sola Dio,
sola davanti a te,
davanti agli uomini.
Sono sola e sono madre.
Mi piaceva anche essere donna!
Con la luce negli occhi e nei capelli.
Ora sono terra, sono fiore, cosa sono?
Forse ho vissuto invano
O forse ho solo vissuto ma,
volevo essere ancora madre,
volevo essere ancora donna.
Volevo essere solo essere.
Sicuramente col mio essere imperfetta.
Ho accettato non perché lo volessi,
perché è accaduto.
Non siamo dominatori della vita
Ma, solo dell’amore anche quello negato
per un solo abbraccio.
Lascio la vita ,
non perché lo voglio
ma, faccio ciò che è ineluttabile.
Non sono una dea,
sono una donna senza capelli,
sono una donna senza gambe,
senza braccia.
Sono senza volto
Ma, ho il volto di ogni donna che sta per morire
E vorrebbe vivere. Iris G. DM.
Dedicata a una mia, cara amica, sorella, mai ti dimenticherò, mai
Domenica 9 ottobre, nella splendida località Valcava sita nel Comune di Torre dè Busi (BG), si è svolta la terza edizione dog trail trofeo Spirito Libero, gara CSEN, organizzata dall’ASD dog trail canicross Lecchese.
Il primo uomo a tagliare il traguardo è Marco Mangialavori col suo impagabile Filippo. I due si sono comportati da grandissimi campioni facendo il vuoto assoluto dietro di loro.
La prima donna Jenny Andreola, grande campionessa, è arrivata insieme agli uomini accompagnata dall’esuberante Holly.
Hanno inoltre gareggiato tre meravigliosi cani meticci, con i loro due zampe, provenienti dallo stesso canile, il Canile di Colzate sito nel Comune di Colzate in valle Seriana nella bergamasca.
Isacco Ghidotti con Dinga, arrivati terzi assoluti al traguardo, (la madrina di Dinga sono io perché l’ha adottata tramite me).
Tre cani felici perché svolgono attività col loro compagno di vita fra monti, laghi, mare, fiumi, con sole, pioggia, acqua, neve, vento, e aria pura.
Cani che accompagnano il loro amico ovunque, che si adattano a qualsiasi situazione, che hanno il cuore e i polmoni da atleta. Cani che hanno zampe robuste e per restare in tema “Spirito Libero”.
Tutti i bau e anche i due zampe sono stati fotografati dal fotografo Fabio Carissimi.
Alla faccia di chi sostiene che il dog trail e il canicross sono una violenza per il proprio “quattrozampeeunacoda”.
Venite durante le nostre gare, le nostre passeggiate, i nostri ritrovi, a conoscere queste splendide discipline. Siamo presenti in quasi tutta Italia. Sulla pagina e sui siti della CSEN cinofilia, dove potrete conoscere tanti altri sport legati al mondo della cinofilia, sulla pagina canicross CSEN troverete tute le informazioni necessarie per raggiungerci ovunque.
Un appuntamento molto importante si terrà all’Abbazia di Mirasole, a Opera (Mi), domenica 13 novembre dalle 10:30 alle 12:00 circa. Chi vorrà potrà provare accompagnati dai nostri atleti della Nazionale Italiana.
Le attrezzature per la prova saranno messe a disposizione dall’organizzazione.
L’evento sarà presentato dall’atleta Katia Franzese.
Ci saranno: un tecnico di 1° livello e Giudice Canicross CSEN e membro dello Staff di Canicross Italia CSEN (Ente, non ASD).
Simone Ciuffo: tecnico di 1° livello e Giudice Canicross CSEN e Presidente Canicross Italia CSEN.
Franco Quercia: Responsabile Nazionale Canicross e membro dello Staff di Canicross Italia CSEN.
Sarà presente Maria Turra con le sue Footbike per far provare il Dog Scooter.
Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 15 ottobre 2022
Marco PIemonte
Abbiate cura di incontrare chi non sta nel mezzo. Cercate gli esseri estremi, i deliri, gli incanti. Franco Arminio
Tutti gli incontri che si fanno o si cercano sono conoscenze reciproche, se lo fai in modo gratuito e generoso, ogni persona ti lascerà qualcosa di prezioso di se. Prima di raccontarvi di lui, perchè è notevole, vorrei io dire qualcosa di Marco Piemonte. E stato come dire, un incontro poetico, nel senso che le sue foto nei testi di uno splendido poeta romanesco. Foto rigorosamente in bianco e nero e le stesse, pura poesia.
Può capitare, sulla tua strada, la porta del Paradiso. Basta un istante, per riconoscere la luce, un attimo dopo, potrebbe essere troppo tardi. Iris G. DM. Foto di Marco Piemonte
Marco Piemonte ha vinto il ” best photos of the year nel Las Vegas contest” nel 1998. Nel 2003 espone all’Art Gallery di Chicago, nella Gallery of fashion di Sidney. Ha collaborato e collabora con Burberry’s, Prada e tanti altri marchi famosi come Gucci, Calzedonia, e tanti altri, e le sue foto su riviste come Cosmopolitan, Max e Life, National Geographic, insomma un elenco lungo. Su google trovi poco e niente di Marco Piemonte, lui un uomo schivo, dedito alla sua passione che non è solo lavoro, ma la sua vita. Marco Piemonte è un bravissimo fotografo di moda e poche attrici mancano all’appello, Jennifer Aniston , Charlize Theron, Danni De Vito, tantissimi altri.
Lui è un uomo d’arte, lui immortala gli istanti, questi istanti diventano poesia. Ama il bianco e nero, le sue foto hanno quell’atmosfera magica degli anni quaranta, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, non so perchè, ma è come ritornare indietro in quell’atmosfere fumos
Se non balli sotto la pioggia, allora prova a saltare. Iris G. DM Foto di Marco Piemonte
e, dove si amava appassionatamente, o si viveva appassionatamente. Lui fotografa il tempo, lo manipola e tu vorresti entrare nelle sue foto, senza chiedere permesso.
Magari solo per accompagnare o seguire quel qualcuno che si allontana, da solo sotto la pioggia, sul ponte di Brooklin. Le sue foto sono pitture in chiaro scuro, dove spesso viene adoperato il carboncino, e vorresti una parete tutta cosi. Perchè lui gli istanti li rende immortali, magici, atmosfere, nonostante tutto, calde, enigmatiche. Le sue foto raccontano, Marco Piemonte, non dice di se, parlano le sue foto, le sue emozioni in bianco e nero e se a colori, i colori caldi ,ocra, atmosfere gialle, luminose. La macchina fotografica è il prolungamento della sua anima, delle sue intuizioni, che lo fanno restare ore sotto la pioggia per un solo scatto magico.
In una pozzanghera lui fotografa la porta del paradiso, gioca con le luci, mani che raccontano, sensazioni emotive in un semplice trucco da clown. Ogni foto una storia, una storia in una foto, una panchina, un lampione, una scarpetta da punta, una scala senza destinazione…
Cosa so di Marco Piemonte? in realtà nulla, ma lui è ciò che è dietro l’obbiettivo, immenso , profondo nella sua arte, si svela foto dopo foto e cosi racconta di se. Marco Piemonte un romano metà italiano, metà di origine scozzese, un connubio di uomo artista, ma anche di visioni forti, selvagge, tradizionali.
Sotto la luce dei lampioni la pioggia e le strade sono d’oro. Iris G. DM. Fotografia di Marco Piemonte
Nella sua vita, è stato un pò di tutto, attore, cantante, per poi approdare all’arte fotografica, per cui ha un naturale talento. I grandi fotografi, vedono dove gli altri non guardano, loro guardano cose che a noi sfuggono. La fotografia è pura emozione, come una musica, una poesia, un balletto, un opera d’arte. Nelle sue foto io sento Louis Amstrong, Frank Sinatra, Gene Kelly che balla e canta ” singing in the rain”. Quindi ha importanza chi sia lui? Ammiriamo le sue foto, cosi lo scopriamo!
Marco Piemonte,discreto, timido, riservato, le sue foto sono lui, lui è le sue foto. Lui è un cacciatore di istanti a cui spara una foto. Il grande Bresson dice ”fotografare è trattenere il respiro, quando tutte le facoltà convergono per catturare la realtà fugace, E in quel preciso momento che padroneggiare un immagine diventa una grande gioia fisica e intellettuale”. La mia ultima citazione è per Marco Piemonte, per la sua predilezione nel bianco e nero. Il colore dedrammatizza…il bianco e nero è più carico di sensi. ( Jean Baudrillard).
A una goccia ho parlato di te, non ha mantenuto il segreto, ora tutta la pioggia , mormora il tuo nome. Dal web. Foto di Marco Piemonte
Il bianco e nero una scatola che puoi aprire per vedere l’infinità dei colori che contiene. ” Io sono quello che scatto, ogni volta mi immedesimo, la foto è l’istante, l’universo di un film. Devo sempre cogliere quell’inquadratura che mi permetta di attraversare il tempo, di finalizzare lo scatto in qualcosa di godibile e non banale, c’è poesia e fantasia in ogni momento e situazione della giornata. La mia foto è cresciuta con me. ”Marco Piemonte.
Sono incantata da queste parole, il suo talento, è un talento del cuore, un artista degli attimi, che lui rende eterni.
Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 14 ottobre
Abbiate cura di incontrare chi non sta nel mezzo. Cercate gli esseri estremi, i deliri, gli incanti. Franco Arminio
Tutti gli incontri che si fanno o si cercano sono conoscenze reciproche, se lo fai in modo gratuito e generoso, ogni persona ti lascerà qualcosa di prezioso di se. Prima di raccontarvi di lui, perchè è notevole, vorrei io dire qualcosa di Marco Piemonte. E stato come dire, un incontro poetico, nel senso che le sue foto nei testi di uno splendido poeta romanesco. Foto rigorosamente in bianco e nero e le stesse, pura poesia.
Marco Piemonte ha vinto il ” best photos of the year nel Las Vegas contest” nel 1998. Nel 2003 espone all’Art Gallery di Chicago, nella Gallery of fashion di Sidney. Ha collaborato e collabora con Burberry’s, Prada e tanti altri marchi famosi come Gucci, Calzedonia, e tanti altri, e le sue foto su riviste come Cosmopolitan, Max e Life, National Geographic, insomma un elenco lungo. Su google trovi poco e niente di Marco Piemonte, lui un uomo schivo, dedito alla sua passione che non è solo lavoro, ma la sua vita. Marco Piemonte è un bravissimo fotografo di moda e poche attrici mancano all’appello, Jennifer Aniston , Charlize Theron, Danni De Vito, tantissimi altri.
Lui è un uomo d’arte, lui immortala gli istanti, questi istanti diventano poesia. Ama il bianco e nero, le sue foto hanno quell’atmosfera magica degli anni quaranta, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, non so perchè, ma è come ritornare indietro in quell’atmosfere fumose, dove si amava appassionatamente, o si viveva appassionatamente. Lui fotografa il tempo, lo manipola e tu vorresti entrare nelle sue foto, senza chiedere permesso. Magari solo per accompagnare o seguire quel qualcuno che si allontana, da solo sotto la pioggia, sul ponte di Brooklin. Le sue foto sono pitture in chiaro scuro, dove spesso viene adoperato il carboncino, e vorresti una parete tutta cosi. Perchè lui gli istanti li rende immortali, magici, atmosfere, nonostante tutto, calde, enigmatiche. Le sue foto raccontano, Marco Piemonte, non dice di se, parlano le sue foto, le sue emozioni in bianco e nero e se a colori, i colori caldi ,ocra, atmosfere gialle, luminose. La macchina fotografica è il prolungamento della sua anima, delle sue intuizioni, che lo fanno restare ore sotto la pioggia per un solo scatto magico. In una pozzanghera lui fotografa la porta del paradiso, gioca con le luci, mani che raccontano, sensazioni emotive in un semplice trucco da clown. Ogni foto una storia, una storia in una foto, una panchina, un lampione, una scarpetta da punta, una scala senza destinazione… Cosa so di Marco Piemonte? in realtà nulla, ma lui è ciò che è dietro l’obbiettivo, immenso , profondo nella sua arte, si svela foto dopo foto e cosi racconta di se.
Marco Piemonte un romano metà italiano, metà di origine scozzese, un connubio di uomo artista, ma anche di visioni forti, selvagge, tradizionali.
Nella sua vita, è stato un pò di tutto, attore, cantante, per poi approdare all’arte fotografica, per cui ha un naturale talento. I grandi fotografi, vedono dove gli altri non guardano, loro guardano cose che a noi sfuggono. La fotografia è pura emozione, come una musica, una poesia, un balletto, un opera d’arte. Nelle sue foto io sento Louis Amstrong, Frank Sinatra, Gene Kelly che balla e canta ” singing in the rain”. Quindi ha importanza chi sia lui? Ammiriamo le sue foto, cosi lo scopriamo! Marco Piemonte,discreto, timido, riservato, le sue foto sono lui, lui è le sue foto. Lui è un cacciatore di istanti a cui spara una foto. Il grande Bresson dice ”fotografare è trattenere il respiro, quando tutte le facoltà convergono per catturare la realtà fugace, E in quel preciso momento che padroneggiare un immagine diventa una grande gioia fisica e intellettuale”. La mia ultima citazione è per Marco Piemonte, per la sua predilezione nel bianco e nero. Il colore dedrammatizza…il bianco e nero è più carico di sensi. ( Jean Baudrillard). Il bianco e nero una scatola che puoi aprire per vedere l’infinità dei colori che contiene. ” Io sono quello che scatto, ogni volta mi immedesimo, la foto è l’istante, l’universo di un film. Devo sempre cogliere quell’inquadratura che mi permetta di attraversare il tempo, di finalizzare lo scatto in qualcosa di godibile e non banale, c’è poesia e fantasia in ogni momento e situazione della giornata. La mia foto è cresciuta con me. ”Marco Piemonte.
Sono incantata da queste parole, il suo talento, è un talento del cuore, un artista degli attimi, che lui rende eterni.
Quando i colori sono potenti, la foto è essa stessa forzaQuando la moda messaggiaAmericaninoUn attimo, ed è modaI colori, questi protagonistiI caldi colori dell’estateLa moda scolpita e la foto ha lo scalpelloGwyneth PaltrowAnna FarisMarco Piemonte con Венета Харизанова.con Chazz Palminteri.con Jennifer Aniston.Ashley JuddCharlize TheronRon Howard
Marco Piemonte l’intervista: fotografo dell’anima, ovvero quando la fotografia diventa un quadro e i figli del vento. I Tuareg, gli uomini blu, e i colori del deserto. 2° parte
Roma 12 ottobre 2022. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM
Marco Piemonte
Tutti gli incontri che si fanno o si cercano sono conoscenze reciproche, se lo fai in modo gratuito e generoso, ogni persona ti lascerà qualcosa di prezioso di se. Prima di raccontarvi di lui, perchè è notevole, vorrei io dire qualcosa di Marco Piemonte. E stato come dire, un incontro poetico, nel senso che le sue foto nei testi di uno splendido poeta romanesco. Foto rigorosamente in bianco e nero e le stesse, pura poesia.Marco Piemonte ha vinto il ” best photos of the year nel Las Vegas contest” nel 1998. Nel 2003 espone all’Art Gallery di Chicago, nella Gallery of fashion di Sidney. Ha collaborato e collabora con Burberry’s, Prada e tanti altri marchi famosi come Gucci, Calzedonia, e tanti altri, e le sue foto su riviste come Cosmopolitan, Max e Life, National Geographic, insomma un elenco lungo.
Su google trovi poco e niente di Marco Piemonte, lui un uomo schivo, dedito alla sua passione che non è solo lavoro, ma la sua vita. Marco Piemonte è un bravissimo fotografo di moda e poche attrici mancano all’appello, Jennifer Aniston , Charlize Theron, Danni De Vito, tantissimi altri. Lui è un uomo d’arte, lui immortala gli istanti, questi istanti diventano poesia. Ama il bianco e nero, le sue foto hanno quell’atmosfera magica degli anni quaranta, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, non so perchè, ma è come ritornare indietro in quell’atmosfere fumose, dove si amava appassionatamente, o si viveva appassionatamente. Lui fotografa il tempo, lo manipola e tu vorresti entrare nelle sue foto, senza chiedere permesso. Magari solo per accompagnare o seguire quel qualcuno che si allontana, da solo sotto la pioggia, sul ponte di Brooklin. Le sue foto sono pitture in chiaro scuro, dove spesso viene adoperato il carboncino, e vorresti una parete tutta cosi. Perchè lui gli istanti li rende immortali, magici, atmosfere, nonostante tutto, calde, enigmatiche. Le sue foto raccontano, Marco Piemonte, non dice di se, parlano le sue foto, le sue emozioni in bianco e nero e se a colori, i colori caldi ,ocra, atmosfere gialle, luminose. La macchina fotografica è il prolungamento della sua anima, delle sue intuizioni, che lo fanno restare ore sotto la pioggia per un solo scatto magico. Ogni foto una storia, una storia in una foto, una panchina, un lampione, una scarpetta da punta, una scala senza destinazione… Cosa so di Marco Piemonte? in realtà nulla, ma lui è ciò che è dietro l’obbiettivo, immenso , profondo nella sua arte, si svela foto dopo foto e cosi racconta di se. Marco Piemonte un romano metà italiano, metà di origine scozzese, un connubio di uomo artista, ma anche di visioni forti, selvagge, tradizionali.
Foto di Marco Piemonte
Nella sua vita, è stato un pò di tutto, attore, cantante, per poi approdare all’arte fotografica, per cui ha un naturale talento. I grandi fotografi, vedono dove gli altri non guardano, loro guardano cose che a noi sfuggono. La fotografia è pura emozione, come una musica, una poesia, un balletto, un opera d’arte. Nelle sue foto io sento Louis Amstrong, Frank Sinatra, Gene Kelly che balla e canta ” singing in the rain”. Quindi ha importanza chi sia lui? Ammiriamo le sue foto, cosi lo scopriamo! Marco Piemonte,discreto, timido, riservato, le sue foto sono lui, lui è le sue foto. Lui è un cacciatore di istanti a cui spara una foto. Il grande Bresson dice ”fotografare è trattenere il respiro, quando tutte le facoltà convergono per catturare la realtà fugace, E in quel preciso momento che padroneggiare un immagine diventa una grande gioia fisica e intellettuale”. La mia ultima citazione è per Marco Piemonte, per la sua predilezione nel bianco e nero. Il colore dedrammatizza…il bianco e nero è più carico di sensi. ( Jean Baudrillard). Il bianco e nero una scatola che puoi aprire per vedere l’infinità dei colori che contiene.
” Io sono quello che scatto, ogni volta mi immedesimo, la foto è l’istante, l’universo di un film. Devo sempre cogliere quell’inquadratura che mi permetta di attraversare il tempo, di finalizzare lo scatto in qualcosa di godibile e non banale, c’è poesia e fantasia in ogni momento e situazione della giornata. La mia foto è cresciuta con me.
”Marco Piemonte. Per me vuol dire creare un rapporto di empatia con il soggetto da fotografare ma non è sufficiente. Cerco di creare una sorta di intimità, di confidenza affinchè io possa ottenere il meglio, dal soggetto. Una simbiosi in cui la modella o il modello possano esteriorizzare la loro parte latente, quella parte che non sanno di possedere e che io tiro fuori.
Come se fossero materiale grezzo, che io ripulisco per farli brillare. Se devo fotografare un talento nuovo, cerco di creare già da almeno un paio di settimane prima, una sorta di contatto, in modo che possa fidarsi e diventare il prolungamento del mio obiettivo. Molto importante è la sensualità del soggetto, da alla foto un aspetto tridimensionale e qualcuno ha detto che io riesco a far uscire l’anima dalle foto.
Le tue foto raccontano. Ma raccontaci come è capitato che tu arrivassi a regalarci queste emozioni. –
Marco Piemonte
Le mie fortune risalgono all’età di 18 anni, anche se già da prima, sfruttando la notorietà televisiva di mia sorella che fu l amata Susanna tutta panna dei formaggini, ebbi la fortuna di essere scelto per la pubblicità dell’algida come campagna pubblicitaria cartellonistica che rimase pet circa 3 anni. In quel tempo io mi sentivo un cantautore e riuscii anche a farmi produrre un 45giri sotto etichetta Durium e a fare quattro concertini.. il primo al teatro delle Muse, due al teatro Olimpico e l ultimo al teatro. Manzoni, per poi capire che studiare, lavorare e cantare non erano molto conciliabili e quindi deciso di lasciare l attività meno probabile…ma nel frattempo avendo conosciuto Fabrizio Ferri, fotografo molto famoso che aveva scattato per algida appunto virai il mio lato artistico dal canto alla fotografia….un caso quindi. Quindi quando andai a Milano per un corso di marketing presso la MC Ericsson, produttrice degli spot algida, Fabrizio mi invitò a vedere il suo super studio (così è chiamato) che era iper tecnologico… E da lì iniziai a scattare sotto la sua guida ed a sviluppare un mio modo di vedere attraverso l obbiettivo. Ho sempre avuto una sensibilità per le arti, pensavo fosse il canto, poi è diventata la foto.
Chi ama l’arte, ama vivere in un suo mondo parallelo, fatto di fantasia, per me è sempre stata tutto. Non so dove posso ancora arrivare, ma sono felice di ciò che ho e faccio.
So che suoni anche il sax, non finisci mai di sorprendere! Tu dici che solamente un artista può vivere due volte. Questa frase veramente profonda, vorrei che tu mi spiegassi, perchè solo un artista può vivere due volte?-
La frase aveva un duplice significato. Il primo è generalizzato per il semplice fatto che l artista agisce come un medium che si connette ad una dimensione a pochi accessibile,… quindi vive due vite parallele, ha e assume due sensibilità! Deve forzatamente dividersi tra due mondi energicamente lontani. La seconda è più introspettiva e personale e si riferisce ai tradimenti subiti durante la vita non considerando quelli di coppia ma di amicizie e collaborazioni.
Nella tua vita hai realizzato tutto ciò che desideravi, sei stato capace di diventare un grande artista, le tue foto hanno occhi, mani, odori, emozioni, ora ti vorrei chiedere se hai un sogno nel tuo cassetto, traboccante di cose stupefacenti!-
Il sogno nel cassetto non è nato da tanto… Gli altri che avevo li realizzati con un po’ di fortuna… Da un po’ di anni sento il bisogno personale di voler insegnare quello che sono riuscito a raccogliere durante la mia strada, metterlo a disposizione e vedere crescere nuovi artisti felici.
Quindi il mio sogno, molto fantasioso questa volta, sarebbe quello di andare ad insegnare in un college le mie materie, un po’ come in quel film di Hugh Grant, con un titolo italiano idiota, professore per amore, che ho trovato bellissimo e calzante. Se vedi il film vedi il mio sogno.
Io ti ringrazio Marco Piemonte per la tua disponibilità, sono rimasta sorpresa per la tua umiltà, il tuo essere profondamente umano e sensibile. Le qualità, indiscutibili, di un grande artista.
Tutte le foto ci sono state gentilmente concesse dal fotografo Marco Piemonte
Sono fermamente convinta che possedere un animale domestico, soprattutto durante l’infanzia, dia una serenità particolare.
Flavia Sironi con uno dei suoi cani
Occuparsi di un cane, un gatto, che sempre contraccambiano ciò che si offe loro con effusioni, sguardi adoranti, fusa e quant’altro, appaghi il desiderio d’amore che sta dentro ognuno di noi.
Portare a spasso un cane aiuta a socializzare e, per i single, spesso a “cuccare”, come si dice in gergo.
Portare a passeggio un cane da la possibilità di stare all’aria aperta e di fare movimento abbandonando così una vita sedentaria dannosa per la salute.
Addormentarsi con un gatto accoccolato accanto e sentire la sue fusa cadenzate rilassa i nervi e fa fare sonni tranquilli.
Avere un gatto sdraiato sul proprio petto riscalda con il suo caldo corpo e la sua morbida pelliccia tutto l’organismo portandovi beneficio.
Tutto questo porta ad avere un equilibrio oltre che fisico anche mentale, donandoci salute, gioia e
Abbiate cura di incontrare chi non sta nel mezzo. Cercate gli esseri estremi, i deliri, gli incanti. Franco Arminio
Tutti gli incontri che si fanno o si cercano sono conoscenze reciproche, se lo fai in modo gratuito e generoso, ogni persona ti lascerà qualcosa di prezioso di se. Prima di raccontarvi di lui, perchè è notevole, vorrei io dire qualcosa di Marco Piemonte. E stato come dire, un incontro poetico, nel senso che le sue foto nei testi di uno splendido poeta romanesco. Foto rigorosamente in bianco e nero e le stesse, pura poesia. Marco Piemonte ha vinto il ” best photos of the year nel Las Vegas contest” nel 1998. Nel 2003 espone all’Art Gallery di Chicago, nella Gallery of fashion di Sidney. Ha collaborato e collabora con Burberry’s, Prada e tanti altri marchi famosi come Gucci, Calzedonia, e tanti altri, e le sue foto su riviste come Cosmopolitan, Max e Life, National Geographic, insomma un elenco lungo. Su google trovi poco e niente di Marco Piemonte, lui un uomo schivo, dedito alla sua passione che non è solo lavoro, ma la sua vita. Marco Piemonte è un bravissimo fotografo di moda e poche attrici mancano all’appello, Jennifer Aniston , Charlize Theron, Danni De Vito, tantissimi altri. Lui è un uomo d’arte, lui immortala gli istanti, questi istanti diventano poesia. Ama il bianco e nero, le sue foto hanno quell’atmosfera magica degli anni quaranta, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, non so perchè, ma è come ritornare indietro in quell’atmosfere fumose, dove si amava appassionatamente, o si viveva appassionatamente. Lui fotografa il tempo, lo manipola e tu vorresti entrare nelle sue foto, senza chiedere permesso. Magari solo per accompagnare o seguire quel qualcuno che si allontana, da solo sotto la pioggia, sul ponte di Brooklin. Le sue foto sono pitture in chiaro scuro, dove spesso viene adoperato il carboncino, e vorresti una parete tutta cosi. Perchè lui gli istanti li rende immortali, magici, atmosfere, nonostante tutto, calde, enigmatiche. Le sue foto raccontano, Marco Piemonte, non dice di se, parlano le sue foto, le sue emozioni in bianco e nero e se a colori, i colori caldi ,ocra, atmosfere gialle, luminose. La macchina fotografica è il prolungamento della sua anima, delle sue intuizioni, che lo fanno restare ore sotto la pioggia per un solo scatto magico. In una pozzanghera lui fotografa la porta del paradiso, gioca con le luci, mani che raccontano, sensazioni emotive in un semplice trucco da clown. Ogni foto una storia, una storia in una foto, una panchina, un lampione, una scarpetta da punta, una scala senza destinazione… Cosa so di Marco Piemonte? in realtà nulla, ma lui è ciò che è dietro l’obbiettivo, immenso , profondo nella sua arte, si svela foto dopo foto e cosi racconta di se. Marco Piemonte un romano metà italiano, metà di origine scozzese, un connubio di uomo artista, ma anche di visioni forti, selvagge, tradizionali.
Nella sua vita, è stato un pò di tutto, attore, cantante, per poi approdare all’arte fotografica, per cui ha un naturale talento. I grandi fotografi, vedono dove gli altri non guardano, loro guardano cose che a noi sfuggono. La fotografia è pura emozione, come una musica, una poesia, un balletto, un opera d’arte. Nelle sue foto io sento Louis Amstrong, Frank Sinatra, Gene Kelly che balla e canta ” singing in the rain”. Quindi ha importanza chi sia lui? Ammiriamo le sue foto, cosi lo scopriamo! Marco Piemonte,discreto, timido, riservato, le sue foto sono lui, lui è le sue foto. Lui è un cacciatore di istanti a cui spara una foto. Il grande Bresson dice ”fotografare è trattenere il respiro, quando tutte le facoltà convergono per catturare la realtà fugace, E in quel preciso momento che padroneggiare un immagine diventa una grande gioia fisica e intellettuale”. La mia ultima citazione è per Marco Piemonte, per la sua predilezione nel bianco e nero. Il colore dedrammatizza…il bianco e nero è più carico di sensi. ( Jean Baudrillard). Il bianco e nero una scatola che puoi aprire per vedere l’infinità dei colori che contiene. ” Io sono quello che scatto, ogni volta mi immedesimo, la foto è l’istante, l’universo di un film. Devo sempre cogliere quell’inquadratura che mi permetta di attraversare il tempo, di finalizzare lo scatto in qualcosa di godibile e non banale, c’è poesia e fantasia in ogni momento e situazione della giornata. La mia foto è cresciuta con me. ”Marco Piemonte.
Sono incantata da queste parole, il suo talento, è un talento del cuore, un artista degli attimi, che lui rende eterni. Uno scatto che diventa un quadro immortale di bellezza, più che un’intervista questa vuole essere una piccola mostra fotografica virtuale, ne beneficiano gli occhi e il cuore.
Oggi vorrei presentare una carrellata di foto bellissime della sua Scozia, lui Marco Piemonte metà scozzese, metà romano.
Credo che dopo questa carrellata di foto, dipinti? Tutti abbiamo voglia di visitare la Scozia, senza dimenticare che questo è la patria del mostro di Loch Ness, degli Highlander, dei Kilt, delle cornamuse. I suoi panorami ispirano ogni sorta di leggende, e credetemi questo paese ne ha iosa
ancora sto cercando la giusta terapia per l’ipocrisia, per la carenza di compassione E per tutti quegli strani effetti avversi di un’altra endovena di questo nostro folle amore” Giovanni Ciao
E questo ci fa unici Guardarci senza parlarci A volte il solo stringerci la mano Le nostre voci che d’improvviso dicono la stessa parola nello stesso tempo con lo stesso tono E ci sorprendiamo ancora nel sorriderci indosso. Giovanni Ciao. Da giorni alla finestra
Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice ”scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione. Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita. In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni. ” Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao ”
Giovanni Ciao con Jean Luc Bertone
GIORNI ALLA FINESTRA – Bertoni Editore – 2022 “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, 2022, è stato curato del Gruppo Letterario “Women@work”. Qui la narrazione assume l’aspetto di un diario che si dipana in un anno, il 2020, di segregazione in corso della recente pandemia. Giorni vissuti per lo più dietro i vetri delle finestre, guardando con ansia ciò che là fuori si viveva. Un ritrovarsi in spazi domestici, a volte angusti, ma per l’Autore sempre fortemente amati. È un cammino narrativo che si modifica dalla prima all’ultima pagina, assumendo toni e stili espressivi che sembrano quasi risentire del passare dei giorni forzatamente distanti dal resto del mondo. Unica nota positiva e quasi costante, l’abbraccio domestico, sempre così amato e ricercato dall’Autore. Motivo di quiete anche nelle peggiori delle tempeste.
“Ho sempre avuto un debole per le timide fossette del tuo sorriso per quelle amabili rughe sopra il tuo labbro per le pudìche borse sotto i tuoi occhi
Mi cantano della tua allegria Mi dicono dei nostri baci Mi raccontano delle tue lacrime” _______________________ Giovanni Ciao ( Giovanni Ciao) _______________________ da “Giorni alla finestra” – Bertoni Editore – Women@work – 2022
Ho avuto modo di provare la gioia di sentire camminare il tuo sorriso lungo la mia pelle Ho pianto a volte sulle tue labbra e ti ho asciugato la pioggia tra le mani tese quando tremavano alla fine dell’estate Ho bestemmiato in silenzio le tue assenze e benedetto anche i minuti che non ci hanno separato I tuoi respiri mentre ti guardo nel buio delle nostre notti I tuoi pensieri quando non mi vedi mentre io ti sto sapendo Quel giorno forse c’ero anch’io quando sei venuta al mondo Nascosto dietro un angolo spiavo la nostra vita che ci rincorreva gia da quell’iride di marzo. Giovanni Ciao. Da i giorni alla finestra
Giovanni Ciao con la splendida figlia Giulia
Ho girato lo sguardo Ed erano li Loro, che si concedevano alla generosita di un altro bacio Ed io che li guardavo che mi restavo li affascinato Mi si sospendeva il fiato quasi complice del loro stare per un attimo fuori del nostro mondo Vedevo la bellezza che gli scorreva intorno ed io in silenzio ne assaporavo tutti i suoi meravigliosi effetti avversi Giovanni Ciao. Da i giorni alla finestra
Di cos’altro abbisogna l’uomo? Un alito, un sospiro, un suono. Un suono e poi un altro e un altro ancora. Una melodia che unisce e che inevitabilmente accora. Musica, canto, note Incanto che strugge, Fremito che scuote l’animo, i nervi, il core E poi all’improvviso: Amore.
Che dire! Un intervista che mi ha emozionato, un uomo di altri tempi, perla rara oggi. Una persona vera, artista vero, sensibile nell’anima, lo dimostra con i pazienti che assiste, con le parole, le sue splendide poesie, che sono appunti inesauribili della sua interiorità. Con il suo modo di fare volontariato, canta lirica, insieme alla figlia per dare sollievo anche alle persone che soffrono. Grazie di esserci Giovanni Ciao.
Ti ringrazio, chiunque ti legga, ti ringrazia con il cuore.
Art. di Marina Donnaruma Iris G. DM. Roma 8 ottobre 2022
Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice” scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione. Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita. In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni. ” Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao ”
APPUNTI DI VITA – Bertoni Editore – 2017 È la prima raccolta pubblicata dell’Autore. Qui si racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori. Si tratta di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti preparati in studio, ma istantanee, immagini in versi di ciò che circonda l’Autore e da lui più amato, con forti richiami al suo spirito mediterraneo. Un viaggio, quasi, a visitare le stanze del proprio sentire, le più nascoste, di cui l’Autore fornisce generosamente la chiave. Lo stile espressivo è evidentemente classico, con ricordi della letteratura dei primi dello scorso secolo.
E CANTERÒ DI TE – Bertoni Editore – 2020 La seconda pubblicazione dell’Autore. Raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne, madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un amorevole piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che più gli sono quotidianamente accanto. Ma l’intento travalica la domesticità raccontando anche di tempi e spazi distanti dall’entourage più prossimo all’Autore, narrando così anche di realtà femminili purtroppo condivisibili in tutte le società ed epoche culturali.
I ragazzi di una quinta della Scuola Primaria dell’Alto Casertano torneranno a casa, abbraccerano i loro nonni e reciteranno loro una poesia
Non una di quelle presenti nei libri di testo, nelle antologie con i Poeti, quelli veri
Ma un semplice scritto, un pensiero di un perfetto sconosciuto: Giovanni Ciao …
Penso a questi ragazzi che dicono a memoria quello che ho scritto per una persona anziana
Ed è un’immagine che mi emoziona
Mi riempie di gioia. E di umile orgoglio
Un caro grazie alla Maestra Nicolina, per aver pensato a me e consegnato il mio sentire agli occhi e al cuore di questi ragazzi distanti da me centinaia di chilometri e ora a me così tanto vicini
E un abbraccio a tutti i Nonni e non, comunque nostre sorelle e fratelli anziani
Un poeta rimane comunque una donna o un uomo, con i propri limiti legati all’essere umano. Non me la sentirei mai di idolatrare un poeta solo perché scrive cose “belle”. Dico solo che il vero poeta esprime sentimenti (ch’essi siano di rabbia, d’amore, di compassione, di ribellione o quant’altro) che sono realmente sentiti, anche se poi, per i propri limiti appunto, non sempre vengono messi in pratica. Giovanni Ciao.
Penso che il vero valore di chi scrive poesia sia quello di trasmettere un sentimento condivisibile, che possa poi far “nascere” in chi legge un sentimento analogo. Qui, secondo me, sta lo spirito della poesia: la parola che fa (ri)nascere. Giovanni Ciao
Tutto questo ed ancora, è Giovanni Ciao. Persona di grande spessore e umanità, le sue parole ci entrano di getto, una sorsata di acqua fresca e rigenerante.
“In tanti anni di onorata professione ancora sto cercando la giusta terapia per l’ipocrisia, per la carenza di compassione E per tutti quegli strani effetti avversi di un’altra endovena di questo nostro folle amore” Giovanni Ciao
Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice” scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione. Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita. In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni.
Quando hai scoperto il tuo amore per la scrittura?
È difficile risalire ad una data precisa. Da ragazzo divoravo letteralmente libri, dai romanzi ai gialli, dalla fantascienza all’avventura. Ma non disdegnavo la letteratura, specie l’inglese romantica e l’americana dei primi dello scorso secolo. Ho cominciato ad apprezzare la poesia durante gli studi universitari. D’Annunzio rimane il mio preferito. Saba e Cardarelli di seguito. In età matura ho saputo apprezzare Caproni e Campana. Forse è da allora che ho cominciato a buttare su carta alcuni dei miei pensieri, ma sempre in maniera “destrutturata”. Non mi hanno mai convinto… Forse un giorno ritiro fuori quegli appunti, magari potrebbero sorprendermi nel rileggerli.
Perché la poesia?
Da medico ritengo di avere un pensiero prevalentemente analitico, forse è per questo che non mi sono mai dedicato alla prosa. La poesia in poche parole riesce a descrivere momenti ed emozioni che, tradotti in prosa, impiegherebbero decine di pagine. È un po’ come la fotografia e il cinema . La poesia ha il dono della sintesi tramite la parola. Arriva rapidamente all’animo del lettore e innesca reazioni che durano poi nel tempo. Penso, inoltre, che una poesia letta più volte, con stati d’animo diversi possa trasmettere emozioni altrettanto differenti. Mi piace perché è potente.
Bellissima risposta! mi piace sondare le persone. Tu fai un lavoro delicato, hai a che fare con malati gravi, certe volte non riesci a salvarli come vorresti. La poesia ti aiuta?
Esternare i propri sentimenti dovrebbe essere il fulcro intorno cui ruota la nostra esistenza. Condividere un proprio sentire facendo partecipe chi ci sta intorno è alla base di ogni psicoterapia di gruppo. Perché non farlo con la poesia? Certo sarebbe utopistico pensare ad un suo auspicabile potere salvifico, ma sicuramente potrebbe essere d’aiuto in diverse situazioni. La solitudine, la malattia, la morte… Il proprio senso di impotenza, la propria limitatezza. In questo senso, sì, mi aiuta. Esprimere su carta la propria frustrazione di fronte all’inevitabile fuggirsi della vita può, a volte, avere un potente valore catartico
Tu hai pubblicato diversi libri, per te è stato facile farti pubblicare, oppure hai fatto in self publishing?
Circa 10 anni fa, per curiosità mi sono iscritto su Facebook. Social certamente criticabile, che tuttavia, tra i tanti aspetti negativi, me ne ha fatto subito riconoscere uno decisamente positivo: la condivisione praticamente immediata e amplissima. Ho cominciato a pubblicare alcuni miei scritti, con un discreto riscontro, tant’è che una mia cara amica di Perugia mi ha suggerito di raccoglierli in una pubblicazione su carta, suggerendomi il nome di un Editore locale, Jean Luc Bertoni, cui provare a sottoporne il vaglio. Beh, quest’anno mi ha pubblicato la terza raccolta… In verità non simpatizzo molto per il self-publishing; un Editore ha una visione molto più ampia e professionale, segue passo passo l’editing, appoggia l’eventuale pubblicizzazione. Da non dimenticare, poi, che se un Editore pubblica un libro è perché comunque ne ravvede un valore. A me piace poco l’autoreferenzialità.
Cosa conta per te nella vita?
Viverla. Nel senso: dobbiamo renderci conto che comunque la vita è un dono. Da parte di Dio, se credi; è la Natura che l’ha reso possibile, o, molto più “terra terra” la nostra vita è un dono che mamma e papà ci hanno donato. E questa è l’opzione che preferisco. Scherzi a parte. La Vita va vissuta. Ogni singolo minuto non va sprecato. Cosa conta di più? Apprezzare tutto ciò che ci vive intorno. Capire che tutto questo non è un obbligo, un qualcosa che ci è dovuto. Ma un meraviglioso privilegio. Il sole che sorge e che tramonta, la donna che ti respira accanto, il passare dei giorni e delle stagioni, non sono banalità. Dobbiamo guardare tutto ciò come un miracolo. Ed è così che tutto ci conta nella vita.
Tu fai un lavoro che ti fa vivere vicino al dolore della gente, come affronti tutto ciò?
A volte è difficile, complicato. Stare vicino ad una persona che soffre ti fa capire quanto siamo fragili e ti riporta con i piedi per terra. Ma a lungo logora. Specie nei casi in cui è chiara l’evoluzione fatale del caso. Lì bisogna trovare il modo migliore per accompagnare il paziente, essere comunque vicini ai suoi cari e, soprattutto, vincere quel senso di frustrazione che tenta di sopraffarti. In questo lavoro bisogna vincere la voglia di presunzione, comprendere che un medico non è un padreterno e non può sostituirsi alla natura. È pericoloso, controproducente ed espone a quello che di più deleterio un medico può fare ad un suo paziente: accanirsi. Poi esco dall’ospedale, mi svesto del camice, della divisa, ma non dei pensieri, che a volte mi seguono fino a casa. La famiglia qui entra in gioco in maniera determinante: entro in un porto sicuro, accogliente e mi rassereno. Almeno fino al turno successivo.
Quanto influisce il tuo lavoro sui tuoi scritti?
Come dicevo, il mio lavoro mi continua ad insegnare ogni giorno i miei limiti. Mi pone dinanzi inesorabilmente la mia finitezza, non solo in termini professionali, ma soprattutto, per ciò che riguarda il mio vivere, che ha avuto un inizio e avrà certamente una fine. E, tra l’inizio e la fine, ritengo sia compito di ogni donna ed uomo cercare il “fine” di questo magnifico viaggio. Spesso scrivo di quanto mi circonda, della meraviglia che ho intorno, perché è necessario tornare a porre la dovuta attenzione a tutto ciò. Dovremmo riprendere a guardare il mondo con gli occhi di bambino e stupirci anche e soprattutto per le piccole cose, apprezzandone l’enorme valore. E la mia professione mi insegna ogni giorno che tutto questo potremmo perderlo, per un semplice soffio di vento.
Ho notato che spesso parli d’amore nelle tue poesie, lo conosci, lo vivi, ci credi? Nel senso che trovo le tue poesie non solo ispirate, ma dedicate.
“… e di cosa vorreste scrivere?” – Io? Del cuore! “E… voi lo conoscete?” -In parte… Questo per dirti: chi è che conosce l’amore, davvero, nella sua completezza? Intanto bisognerebbe definirlo, l’Amore. Accanto a me, da sempre, c’è una Donna, l’unica, che sempre più spesso è interprete principale dei miei pensieri, dei miei scritti. Dei miei giorni e delle mie notti. Ecco: lei, per me è Amore. E cerco di viverlo, goderlo ogni attimo del mio tempo. E lo temo. Ne temo la mancanza. È il mio incubo ricorrente.
Quest’ultima risposta mi ha commossa, un vero dono. Se ti dovessi descriverti cosa diresti di te stesso?
“Da sempre ho disdegnato le alte quote e non per il mio soffrire le vertigini Mi piace sguazzare nel mio pittoresco stagno E mentre soddisfatto guardo sopra di me volare in alto in cerchio aquile fiere e nobili falconi, io me ne resto qui Umile folaga nel mio inalienato domestico piccolo e sempre amato mondo antico Ed è proprio così che tra questa enorme folla anonima io mi procaccio i giorni E mi continuo a vivere””
Onorata di questa intervista, ho l’impressione di nuotare nel cuore, Grazie Giovanni Ciao.
L’uomo/donna appartiene al regno animale e ha, o meglio dovrebbe avere, un’anima.
Noi umani associamo la parola anima al divino. L’anima per noi umani è la sede dei sentimenti.
Per molti di noi l’anima è immortale e ci sopravvive dopo la morte del corpo.
Purtroppo però spesso molti di si scordano di averla e, o per ingordigia, o per sete di potere, o per tantissimi altri egoismi terreni, la mettono da parte per poi ricordarsene al momento della morte per paura di sprofondare nel profondo regno degli inferi. Attraverso la religione chiedono perdono delle loro malefatte.
Questo non accade alle specie che consideriamo animali, ai quali molti non attribuiscono il possesso dell’anima ma li considerano esseri inferiori da utilizzare a loro piacimento, uso e consumo.
Invece gli animali hanno una gerarchia ben precisa, si accoppiano solo con gli esseri della loro specie ( tra noi umani esiste persino la zoorastia ), rispettano i loro cuccioli, ovviamente per quanto riguarda i selvatici con la selezione per la sopravvivenza della razza.
Quelli che noi consideriamo animali non hanno inquinato il mondo, non hanno distrutto foreste, non hanno estinto altre specie di animali ma hanno, o meglio avrebbero, mantenuto l’equilibrio naturale del pianeta.
Buona giornata degli animali al lupo che a fatica sta tornando sulle nostre montagne per via della caccia spietata di alcuni umani ma, per fortuna, con la salvaguardia di altri.
Buona giornata degli animali all’orso che ha la stessa sorte del lupo.
Buona giornata degli animali alla volpe, alla quale attribuiscono colpe che spessissimo non ha, per lucrare sulle sue presunte malefatte, e per usare la sua splendida pelliccia per sciocche donne che non per questo diventano più belle.
Buona giornata degli animali ai gufi, alle civette, alle aquile, ai tassi, ai procioni, ai topolini, agli scoiattoli che si apprestano ad affrontare il letargo insieme alle marmotte, insomma buona giornata degli animali a tutti gli animali di tutto il creato e anche a quegli umani che un’anima la possiedono davvero.
Non è obbligatorio prendere un cane, anzi se non lo considerate uno della famiglia lasciatelo a chi lo merita. Non pensate di prenderlo per fare la guardia. Se avete paura dei ladri prendete un antifurto, non mangia, non fa’ i bisognini, non si ammala, non invecchia, non muore, non lo possono avvelenare e costa una volta sola. UN CANE È UN COMPONENTE DELLA FAMIGLIA
Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM. Roma 4 ottobre 2022
Giovanni Ciao
“In tanti anni di onorata professione ancora sto cercando la giusta terapia per l’ipocrisia, per la carenza di compassione E per tutti quegli strani effetti avversi di un’altra endovena di questo nostro folle amore” Giovanni Ciao
dottor Giovanni Ciao
Sono un medico. Ma non solo. Ho bisogno di esprimermi e condividere il mio sentire. Mi fa stare bene. Giovanni Ciao
“Hai sbagliato tutto, uomo Potrai fiaccarle i fianchi Rasarle il capo Privarla del piacere Potrai toglierle il tempo Potrai imporle un dio e la forza del tuo pugno Ma hai sbagliato tutto, credimi Perché le hai lasciato gli occhi Per piangere Per soffrire Per sorridere Per arrossire Per gioire Per amare, ancora Potrai renderla schiava, uomo Ma non potrai strapparle via la libertà di farsi guardare dentro l’animo”
Io mi innamoro delle parole, sono loro che giungono a me, io allora mi lascio avvolgere dalla loro magia. Cosi che ho incontrato lo scrittore Giovanni Ciao, medico nefrologo, che cura il corpo e l’anima. Le parole delle sue poesie brillano di luce propria, lui stesso dice”scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere” Scritti nati da esperienze di vita molto forti a cui ci si aggrappa come fulcro per raggiungere un certo equilibrio Sono versi intensi, intrinsechi, che si aggrappano all’anima, che si arrampicano, cercando vette più alte, più difficili, perchè se ne va della nostra vita. Tutto ciò Giovanni Ciao lo capisce benissimo, lui che sull’altalena della vita ci sta in prima persona, in un alternarsi tra la vita e la morte, che, lui , spesso, per via del suo lavoro, accompagna. Cosa è la vita? Noi siamo in questa terra provvisori, vicini o distanti alla morte. Spesso la sfioriamo e neanche ne siamo consci. Giovanni un uomo, un medico, uno scrittore, figure ugualmente intense ed innamorate, in una fusione superba, lui innamorato dell’amore, di cui scrive intensamente, con passione. Nelle sue poesie d’amore, ci si sofferma particolarmente, perchè non sono solo ispirate, ma dedicate ad una donna, cioè sua moglie Paola. Padre, marito, medico amorevole, amante della lirica che canta con la stessa intensità della sua vita. In un mondo come questo potremmo pensare che sia una figura aliena, eh no! In questo caso siamo noi, gli alieni! Coltivare i rapporti dovrebbe essere compito di ciascuno di noi, un impegno gravoso, ma che ci ripaga circondandoci di amore. L’amore non si dice, l’amore si fa e Giovanni Ciao, lo coltiva con i pazienti, con la famiglia, con ogni persona. Un mito? Sicuramente lo è, nell’aridità dei sentimenti lui è l’oasi, il sollievo con l’esempio della sua vita, con le azioni e con i suoi versi. Leggere Giovanni Ciao ti arricchisce dentro, lui è l’amico che vorresti avere vicino, che vorresti ascoltare, in questo caso che devi leggere, leggere per capire quanto sia profondo. Una intensità, una profondità che sicuramente è frutto del suo lavoro, ma di lui, persona estremamente sensibile, che ha conservato la sua umanità, che non ha fatto del suo lavoro un abitudine, ma un esperienza metafisica. Molti medici dimenticano l’umanità, freddi, distanti, poco disponibili, arroganti, bruschi, in malattie che invece ne hanno bisogno di tanta, tanta umanità. Lui l’umanità non la dimentica, la scrive, la vive, la dona. Cosa dire ancora di questo scrittore straordinario? Leggetelo, amate ciò che scrive, ciò che dona a tutti noi, in un mondo cosi ostile, desertificato di sentimenti, di emozioni.
GIOVANNI CIAO Nato a Pescara(1960) da genitori assolutamente meridionali; da loro ha imparato ad apprezzare la spontaneità del carattere siciliano e la vivacità del pensiero campano. È comunque sempre vissuto a Perugia. Medico di professione (nefrologo) ha provato sulla propria pelle la sofferenza umana. Nonostante la formazione scientifica ha da sempre amato la letteratura classica. Ha pubblicato tre raccolte poetiche, con Bertoni Editore, Perugia. La prima, “Appunti di vita”, del 2017 racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori. Si tratta di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti, ma poesie di ciò che circonda l’Autore, con chiari richiami al suo spirito mediterraneo La seconda pubblicazione “E canterò di te”, 2020 raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne, madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un amorevole piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che più gli sono quotidianamente accanto. La terza raccolta si intitola “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, 2022, a cura del Gruppo Letterario “Women@work”. La narrazione assume l’aspetto di un diario che si dipana in un anno di segregazione in corso della recente pandemia. Giorni vissuti per lo più dietro i vetri delle finestre, guardando con ansia ciò che là fuori si viveva. Un ritrovarsi in spazi domestici, a volte angusti, ma per l’Autore sempre fortemente amati. Ha partecipato alle antologie “Donne che parlano agli uomini. Uomini che parlano alle donne” – ed. La casa degli Artisti – Quaderni; “Inno all’amore” – Bertoni Editore. L’Autore asserisce spesso: “…scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere…”
Le visite, al tempo del Covid
(Memorie di un medico di campagna)
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“Un mio paziente, un mio caro amico, l’altro giorno è venuto in ospedale, alla visita di controllo.
Si è parlato di tutto, meno che di salute.
Lui ha la passione per la fotografia.
Ma più che altro per la vita.
Mi dice che legge con piacere i miei scritti.
Lui le chiama “poesie”…
Mi dice:
“Posso chiederti una cosa? Puoi anche non rispondermi”
“Dimmi”
“Leggo sempre con interesse ciò che scrivi, ma… dì la verità: ma è proprio vero che hai trovato l’amore della tua vita?”
Ha pubblicato tre raccolte poetiche, con Bertoni Editore, Perugia. La prima, “Appunti di vita”, del 2017 racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori. Si tratta di una sorta di album fotografico, dove sono presenti non scatti, ma poesie di ciò che circonda l’Autore, con chiari richiami al suo spirito mediterraneo
La seconda pubblicazione “E canterò di te”, 2020 raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne, madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. In questa raccolta l’Autore pone su un amorevole piedistallo la Donna nel suo universale valore, con particolare attenzione alle donne che più gli sono quotidianamente accanto. La terza raccolta si intitola “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, 2022, a cura del Gruppo Letterario “Women@work”. La narrazione assume l’aspetto di un diario che si dipana in un anno di segregazione in corso della recente pandemia. Giorni vissuti per lo più dietro i vetri delle finestre, guardando con ansia ciò che là fuori si viveva. Un ritrovarsi in spazi domestici, a volte angusti, ma per l’Autore sempre fortemente amati. Ha partecipato alle antologie “Donne che parlano agli uomini. Uomini che parlano alle donne” – ed. La casa degli Artisti – Quaderni; “Inno all’amore” – Bertoni Editore. L’Autore asserisce spesso: “…scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere…”