Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Eloise Balia, pittrice e muralista diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con esperienza trentennale nell’ambito di pittura murale e pittura collettiva…
PROPONE
Un progetto di pittura collettiva
che intende stimolare e rafforzare le naturali attitudini creative, la collaborazione e l’apprendimento mediante:
L’apprendere la tecnica di pittura del murale con l’uso di pigmenti e terre naturali.
L’esprimersi attraverso l’attività pittorica per rafforzare la fiducia nelle proprie capacità espressive e superare le inibizioni.
L’interagire in modo costruttivo e creativo per realizzare opere comuni mediante il confronto, la collaborazione.
Il Laboratorio si terrà presso la “Fondazione Casa Regina della pace” – Assisi
Adotta un paese: il nuovo progetto di valorizzazione territoriale di Rosmarino
“Adotta un paese”, questo il nome del progetto di marketing territoriale di Rosmarino che ha deciso di valorizzare i piccoli borghi del Cilento attraverso videoclip musicali.
Come si sa, l’arte, capace di impressionare lo spettatore grazie alla sua capacità di raccontare ed emozionare, ha spesso influenzato tramite i mezzi di comunicazione l’immagine di una destinazione. La musica coadiuvata dal video, infatti, riesce a ricoprire un ulteriore ruolo strumentale capace di, non solo far conoscere un territorio, ma anche di promuoverlo originando nello spettatore e uditore la volontà di esplorare e conoscere nuovi posti, nuove culture e nuove usanze.
«Il rapporto con il territorio è una delle componenti fondamentali della missione del nostro progetto. Vogliamo sviluppare cultura in diversi borghi cilentani, così da valorizzarli e rivalutarli sviluppandone il background delle risorse e ottenere anche il loro progresso economico. Il nostro progetto, infatti, nasce dalla volontà di indirizzare l’interesse del pubblico trasformando i paesi cilentani in destinazione per viaggi, vacanze o semplici gite». Spiega Vito Buccella, owner di Rosmarino.
Un’occasione di confronto e di crescita culturale individuale e collettiva quella di “Adotta un paese” che attraverso videoclip musicali – che vedranno alla consolle il celebre Dj Gigi Squillante – rappresenta una corretta sintesi di cultura, socialità e territorio che solo un bilancio sociale è in grado di comunicare. Grazie a tale coalizione, infatti, il territorio e la musica trovano nel marketing turistico uno strumento infallibile. È un’opportunità per far conoscere le beltà delle piccole località cilentane così da favorirne il turismo e la conseguente nascita di tante attività economiche, come spiega Squillante:
«La musica non rappresenta soltanto un’espressione creativa o artistica, ma definisce anche un insieme di attività economiche complesse che ne influenzano lo sviluppo e l’evoluzione di un territorio. Quest’ultimo, infatti, riveste i panni di una vera e propria impresa, costituita da varie componenti basate su parametri di efficienza, efficacia ed economicità, che può comportare inevitabilmente alla nascita di nuove figure professionali, o un incremento di quelle già esistenti, che fruttano lavoro e ricchezza. Il progetto rappresenta una vera e propria strategia di promozione territoriale volta ad attirare turismo come conseguenza della visione dei lavori presentati dal nostro progetto».
“Adotta un Paese” vanterà la partecipazione di ben 12 paesi cilentani, tra cui: Cicireale, Piaggine, Giungano, Roscigno, Sacco, Laurino, Stio Cilento.
Ecco il lago. Sono ore che scarpiniamo, ma la vista di questo strato di lapislazzuli incastonato fra monti dagli aridi pendii, mi ripaga delle fatiche. Non ho mai visto in natura un lago di un azzurro così intenso: sembra finto. Il colore pastoso e denso delle sue acque gelide e senza vita, mi fa provare una bizzarra sensazione, forse dovuta all’aria rarefatta che agisce sul cervello modificandone le percezioni. E’ come se anch’io avessi gli occhi di quel colore chimerico.
A Ringmo, la località che vi si specchia, sorge un tempio dall’insolita forma di fungo, fatto di pietra, argilla e legno. All’interno un monaco sta recitando i versi del suo strano libro di preghiera, con le pagine unite una all’altra come se fosse una fisarmonica e la copertina costituita da due tavolette di legno. “E’ un lama BonPo” mi sussurra Kvac, “un’antichissima religione prebuddista, animist, aggiunge nel suo inglese scolastico”.
Lasciato il lago, la strada si inerpica aggrappandosi alle rocce; inizia la parte più dura del percorso: dovremo superare due passi da 5.200 metri.
A quota 4.000 la vegetazione è ormai rada, ci sono solo dei muschi, dei licheni e qualche ciuffo d’erba che spunta tra le rocce e viene brucato da alcuni yak selvatici.
Un vento freddo ci tormenta, per fortuna che il cielo è sereno e il sole ci conforta un poco coi suoi raggi. Una ragazza ha una crisi di nervi, butta via il suo zainetto e urla che vuole tornare a casa, che non ce la fa più, e piange disperatamente. Cosa sarà venuta a fare qui? Credeva fosse un gioco? Un film? Magari di quelli che prendono per i fondelli quelli che vogliono provare questo tipo di esperienza.
Il caso, (chiamiamolo caso) l’aiuta, di lì a poco infatti compare alle nostre spalle, quasi fosse sortito fuori dal nulla, un cavaliere solitario che la fa montare in sella e che più tardi si accamperà con noi.
pastedGraphic.png All’alba ci accorgiamo che quell’uomo è sparito assieme al suo robusto pony. Perché se ne sarà andato senza dire nulla? E come mai nessuno se n’è accorto?
Ma intanto Betta, così si chiama la ragazza, si è rincuorata e, riposata, riprende il cammino con maggiore serenità.
Stiamo attraversando una zona desolata e dobbiamo stringere i denti e farci forza, per superare pareti ripide e franose. In quella immensa solitudine ognuno è perso nei suoi pensieri, unico compagno il silenzio rotto ogni tanto da folate di vento freddo. Tutto appare ovattato, anche i nostri passi: provo un senso di vuoto cerebrale, di pace interiore, sono tutt’uno col paesaggio, forse uno spicchio di cielo, un sasso. Ad entrambi i passi di 5.200 metri, gli Sherpa e i portatori depositano una pietra lavorata, che va ad ingrandire il cumulo creato da tutti quelli che hanno voluto ringraziare le divinità della montagna per averli fatti arrivare quassù sani e salvi.
Dopo i passi inizia la lenta discesa alla lunga valle Do, attraverso terreni sempre più friabili. Verso quota 3.000 il cane che si era aggregato alla comitiva ad un’altitudine più elevata, sparisce come il cavaliere; “nato e cresciuto in un’aria rarefatta non sopravviverebbe altrove” dice Ubud, la guida. Ma un umile portatore appesantito da un carico sui cinquanta chili, sostiene invece che quelli che abbiamo incontrato erano gli spiriti buoni della montagna che accompagnano i viaggiatori per proteggerli. Qualcuno sorride, ma altri rimangono seri.
Scendendo iniziamo ad incontrare nuovamente gente; per un tratto godiamo, nostro malgrado, della compagnia di due portatori di sterco di Yak: un ragazzo e una bimbetta di pochi anni, carina, ma sporca, come del resto qui tutti lo sono. E’ vero, sono sporchi, maleodoranti, ma è gente senza malizia, semplice, figlia di una cultura arcaica, io però mi chiedo se sia giusto, alle soglie del Duemila, farli vivere nella miseria, impotenti di fronte alle malattie e con una speranza di vita media di appena trent’anni.
Questa è la mia ultima notte in tenda, domani saremo a Katmandu; tra tre giorni finirà questo viaggio che sa di burro rancido e fuliggine, d’essenze vegetali e di sudore, d’acqua dolce e di vento; finirà la fatica, finirà il sogno, e dovrò tornare al mio quotidiano, ai miei problemi, ma ho la sensazione che una volta a casa, qualcosa cambierà, perché quando si arriva a due passi dal cielo, non lo si fa mai invano.
Un frinìo d’ali impigliate, ogni sera, rimbalzano da una parete all’altra fino a trovare un cantuccio lanoso che li catturi. Mi ronza vicino proprio adesso, un corpicino sconosciuto, vibrante di polvere notturna e il suo soffio sussurra all’orecchio una vertigine inquieta.
Dall’altro lato della stanza un altro microspasmo mi giunge lieve: la masticazione lentissima di alcuni pidocchi della carta che si affaccendano fra le pagine di alcuni vecchi libri. Se aprissi adesso, una pagina casuale del libro di Bernardo Soares, vedrei la sua punteggiatura esplodere, virgole e punti impazziti sulla superficie del foglio come a scombinare il tempo di lettura. Li offenderei un po’ per via della loro minutezza, mi risponderebbero, gridando in coro, con le fauci grondanti d’oceano e di vuoto, che la loro dimensione non ha confine con l’altezza del corpo ma con ciò che vedono adesso, aperta la pagina, col buio sconfinato di questa stanza. E se aprissi la finestra anche col buio sconfinato del cosmo. Così il buon Bernardo ha insegnato loro.
Riponendo poi quel libro probabilmente urterei una scocca rugosa e solida, il frutto di un’altra masticazione ancestrale, quella della vespa vasaia che oggi ha attraversato le mie tende innumerevoli volte. Il piccolo nido di terra giace su un’altra costola, come una bara di ingegno e saliva, nella quale ha riposto con cura un uovo, e insieme a lui un essere vivo ma immobile – un ragno paralizzato dal veleno della vespa, catturato e ficcato dentro – a sigillarne l’apertura. Giace adesso, quel ragno saltatore, in attesa di qualcosa. Trattengo il respiro, forse potrei percepire il suo palpito di terrore e bramosia per quell’uovo così vicino da poterlo assaggiare, se davvero potesse muoversi, ma che invece, una volta schiuso, si nutrirà di lui. Associazioni improvvise mi suggeriscono che la cella somiglia un po’ alla vita stessa, la larva è il corpo, il ragno la coscienza che ne sarà nutrimento. Lui che la osserva evolversi, la brama, poi scompare, risucchiato in tutto e per tutto dalle sue fauci. Una volta formata, la vespa fuggirà altrove, abbandonando la cella vuota.
Ora potrei sbirciare sopra l’armadio, approfittando del volo di una falena a cui mi aggrapperei con le mie piccole chele tenaci. Là sopra dev’essere un cimitero di addomi logorati, ali sparse, grumi di antenne. Forse incontrerei gli occhi del ragno violino feroce, essere imperituro, in attesa eterna. Divino e timoroso. Porterei lui un sacrificio per placare la sua fame.
La falena esita, non vuole posarsi vicino ai resti di altri, vira e riprende il volo al centro della stanza. Gli occhi del violino li immagino soltanto, ci allontaniamo: adesso fendo l’oscurità, in groppa al mio insetto scuro, appesa in realtà alle sue zampe rassegnate, mi lascio trasportare dove vuole lui e d’un tratto ho un’intuizione, mi sento come loro, come tutto il brulichio entomologico della camera: in perenne spaventosa attesa. Io pseudoscorpione umana che sono solita viaggiare per foresi, da una parete all’altra del mondo, mi aggrappo a poche zampe altrui che mi permettano il volo – altrimenti altro non sarebbe la mia vita che un immota palude di polvere – trattengo il respiro per ascoltare meglio chi sta immobile nel buio, in attesa di divorare, o essere divorato.
Artworks creati a partire da Mid Journey Artificial Intelligence
Devo assolutamente premettere che amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire talvolta in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri.
La scrittura breve sparge i pensieri su piani multidirezionali, senza organicità, senza progetto, forse in modo meno comprensibile, ma fieramente disobbediente.
a galleria SoaveArte va in trasferta non molto distante dalla sede di Via San Francesco d’Assisi e inizia una collaborazione con FERMENTO di Via Pistoia 48 Alessandria.
Le pareti della champagneria ospiteranno per circa tre mesi alcuni progetti del grande artista CHRISTO scomparso recentemente.
Il singolare evento, primo nel capoluogo di provincia, trova spazio in uno dei locali simbolo del design alessandrino.
I landscape projects, le litografie dei wrapped building si potranno ammirare sorseggiando un drink e degustando un piatto d’autore. CHRISTO ( 1945-2020) ha creato alcune delle opere visivamente più mozzafiato del XX° e XXI° secolo, dai primi oggetti confezionati ai progetti di monumenti outdoor, l’artista ha trasceso i confini tradizionali della pittura, della scultura e dell’architettura.
DAL18LUGLIOAL30SETTEMBRE
FERMENTOWINEBARVIAPISTOIA48ALESSANDRIA
ORARIODELLOCALE18,30–24,00
INAUGURAZIONELUNEDI18LUGLIO DALLE ORE 18,30 CON LA PRESENZA DEL GALLERISTA E SOLO PER LA SERATA ESPOSIZIONE DI ALTRE PRESTIGIOSE OPERE DELL’ARTISTA.
Al tempo della missione Apollo-9 nel 1969, l’astronauta Rusty Schweickart uscì dalla navicella spaziale legato soltanto da un sottile cordone ombelicale. In genere la NASA non vuole che ci siano tempi vuoti lassù, per evitare che una qualche esperienza mistica faccia irruzione senza preavviso, ma quella volta avvenne un fatto imprevisto.
Proprio nel momento in cui Schweickart uscì dalla navicella spaziale, qualche cosa attirò l’attenzione del centro di controllo di Houston e dei suoi compagni rimasti all’interno.
Il povero astronauta si trovò cosi totalmente abbandonato a sé stesso, mentre fluttuava in orbita attorno alla Terra in un impressionante silenzio cosmico.
Avvenne allora una sorta di conversione, un inatteso risveglio del sentimento di compassione.
Osservava la Terra e vi vedeva “un gioiello splendente che si stagliava su un velluto nerissimo”.
Fu allora che Schweickart realizzò che tutto quel che amava: la sua famiglia, il suo paese, la musica, la storia umana con le sue follie e le sue grandezze stava in quel gioiello verde e blu.
Ne fu talmente sconvolto che racconta “volevo prenderla tra le braccia, stringerla a me, come una madre abbraccia il proprio bambino”.
Quale meraviglia devono essere stati quei giorni di avventure spaziali! Quanti cambiamenti nel cuore dell’uomo!
Ne porta traccia anche la poesia di un poeta, che proviene proprio dalle mie terre e che nei giorni dello sbarco sulla luna scrive:
Alla fine Enea Riccardino, non partì per la luna, continuò a svolgere la sua professione di medico. Ma le due storie ci insegnano il ritmo armonico di sogno, gioco e compassione, che sono per noi come i movimenti della luna.
Fr. Alberto Maria
[1] L’altra notte a forza di pensare/ ho deciso di fare un affare, / e appena giunto il giorno, / ho disposto e stabilito:/ “Visto che qui non c’è più niente, più nessun modo per passarsela bene, / visto che non ho fortuna, / voglio prendere un biglietto e andare sulla luna”. Sono stufo di pagare le tasse, / non ho più voglia di soffrire, / non voglio più fare queste vitacce, / cerco il modo di migliorare. / Per non diventare grigio/ saluto questa vita/ ormai ho deciso/ compro un biglietto e faccio una gita. / Vado in cerca della fortuna/ sul satellite che va, / vado su fino alla luna/ e se arrivo…io sto là.
O Madre Terra, o Padre Cielo, i vostri figli sulle schiene stanche portano doni splendidi. Tessete in cambio per noi vesti di luce: la trama sia la luce bianca del mattino, l’ordito sia la luce rossa del tramonto, le frange siano di pioggia, e l’orlo d’arcobaleno, così che camminiamo ben vestiti là dove cantano gli uccelli e verde è il colore dell’erba. O Madre Terra, o Padre Cielo.
CANTO INDIANI D’AMERICA: IL TELAIO DEL CIELO – PUEBLO TEWA
Mamma Terra e Babbo Cielo. Ecco l’inizio di una famiglia.
Ambiente di vita dal sapore materno nel suo essere fatto di erba, di muschio, di rocce, di fiori e alberi, paterno nelle nubi del cielo, nei grandi azzurri luminosi, nel gioco spensierato delle stelle.
E noi immersi in questa famigliarità nella sua grandezza e nella sua piccolezza. Nel mezzo, come immersi in un contesto vitale la nostra umanità di figli. Uomini e donne caratterizzati troppo spesso dalla fatica, dallo sguardo spento, schiene stanche di portare doni splendidi.
È vero, il dono di vivere in quest’immensità talvolta é faticoso. Troppo spesso ci stanchiamo della bellezza, della fedeltà, dell’amore, della semplicità, ma paradossalmente chiediamo ancora un dono, quello di essere coperti, sostenuti, il dono di un abito.
Nella Bibbia si parla dell’abito di Giuseppe (Gn 37,1-14), che indica l’essere figli amati di un amore speciale, e di Adamo ed Eva che ricevettero un abito di pelle (Gn 3,20-21).
Qui il corpo con le sue malattie, le sue stanchezze, sembra essere la ragione di questo canto e per questo chiede il dono di un abito di luce, di leggerezza. Quello che forma la trama del tessuto è la luce del mattino, il cammino della speranza, quando ci svegliamo e ci attende la vita. Così l’ordito che tutto tiene assieme è la luce rossa del tramonto.
Trama bianca e ordito rosso fanno un abito rosa, leggero come le nubi che incontrano il sole.
Nubi che talvolta portano la pioggia, che sono come le frange dell’abito e parlano di tutto quello che sta tra il sottile confine di noi stessi e il mondo che ci circonda. E così su queste nubi di pioggia spunta talvolta l’orlo dell’arcobaleno, quel luogo di luce che nella tradizione biblica unisce il cielo e la terra, segno della pace ritrovata, dell’amore svelato di Dio verso l’uomo.
Ecco, è ritrovando il nostro legame con la luce celeste, lasciando che il nostro corpo di terra si illumini dei raggi della luce divina, che ritroviamo il gusto, la gioia e la gratitudine di ascoltare il canto degli uccelli, la vita degli esseri alati . Ritorniamo a contemplare il verde delle cose che crescono. Così alati dello strascico del nostro abito, abbigliati di luce, camminiamo nella vita.
La Vita è frutto di una madre che ci dà forza e di un padre che ci dona la sua luce e il suo splendore. Vita di nubi che camminano tra il bosco e il cielo.
FRAMMENTI: Appunti disordinati di una mente confusa, di FRANCESCA DELL’OSA
Copertina flessibile – 19 marzo 2022
Esiste un modo per farsi ricordare? L’unico che trovo sempre valido è quello di essere d’esempio per gli altri e non smettere di sorridere mai. Perchè un bel sorriso te lo ricordi, la gentilezza la ricordi. Tutto il resto viene dimenticato. Ho appuntato tutto qui, pagina dopo pagina. Incontri, silenzi, momenti, paure, generose litigate e corpose notti d’amore perchè anche voi possiate sognare insieme a me. Non solo solo sognare ma provare a mettere fuori dal cassetto i vostri sogni, si trasformeranno in coraggio. Ve lo garantisco.
L’inquinamento ambientale è costituito dall’immissione di sostanze inquinanti nell’ambiente naturale, causando gravi squilibri nell’ecosistema, danni spesso irreversibili, e conseguenze negative per la salute degli esseri viventi, piante e animali, uomo compreso. Vediamo insieme quali sono le principali cause e la situazione nel nostro paese.
Per inquinamento ambientale si intende la presenza di elementi inquinanti in tutto l’ambiente naturale. Per cui comprende non solo l’atmosfera, ma anche l’acqua e il terreno. Questi elementi possono essere di qualunque genere: gas, polveri, residui di combustione, liquidi, ma anche radiazioni elettromagnetiche, sostanze radioattive, rumori e vibrazioni.
Inquinamento ambientale: principali cause e situazione in Italia
Negli ultimi anni, il tema dell’inquinamento ambientale è stato trattato frequentemente. Infatti rappresenta un fattore di degrado per l’ambiente e di serio pericolo per la salute. Escludendo le pochissime cause di inquinamento naturale, ad esempio le emissioni di zolfo e anidride carbonica causate dalle eruzioni vulcaniche, ad inquinare l’ambiente è sempre la mano dell’uomo.
I processi industriali, il traffico, gli impianti di incenerimento dei rifiuti, le centrali termoelettriche, le raffinerie petrolifere, la lavorazione del ferro e della plastica, l’utilizzo di fertilizzanti chimici, la produzione di scorie nucleari, oltre al traffico stradale e al riscaldamento, sono fonti di inquinamento dell’ambiente ormai diffuse a livello mondiale.
Le cause dell’inquinamento ambientale dovute ad eventi naturali riguardano principalmente le sostanze chimiche emesse durante le eruzioni vulcaniche. Queste sono zolfo, benzene e monossido di carbonio, che si sviluppano anche dagli incendi di boschi e foreste. Tuttavia, anche gli incendi sono spesso causati dall’uomo, per favorire lo sviluppo dell’urbanistica e la costruzione di impianti industriali e infrastrutture.
Molto più estese sono le cause di inquinamento ambientale derivate dalle attività umane. In particolare, industria, produzione di energia elettrica e riscaldamento, agricoltura intensiva (compreso allevamento) e traffico automobilistico.
Le sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera in forte concentrazione sono il monossido di carbonio, l’ossido e il biossido di azoto, l’anidride solforosa, l’ozono e le polveri, oltre a benzene e idrocarburi in minori quantità. Derivano tutte dalla combustione del petrolio, dai processi industriali, dalle infrastrutture e dagli impianti di refrigerazione e riscaldamento.
A rendere più aggressiva l’azione degli elementi inquinanti è la deforestazione, che inibisce la capacità dell’ambiente naturale di assorbire l’anidride carbonica, oltre a provocare forti squilibri all’ecosistema e alla catena alimentare. Inoltre, da non sottovalutare è l’inquinamento acustico: le fonti di rumore intense, dovute al traffico e all’attività industriale, influiscono notevolmente sulla salute e sulla qualità della vita.
L’inquinamento ambientale in Italia
Per quanto il fenomeno passi inosservato, l’inquinamento ambientale in Italia tocca livelli altissimi, e provoca numerose vittime. La contaminazione dell’acqua e dell’aria dovuta ai processi industriali, al traffico e alle onde elettromagnetiche, la quantità di rifiuti tossici e le esalazioni chimiche dovute alla loro combustione spesso abusiva (è tristemente noto il fenomeno della Terra dei fuochi), ha provocato l’insorgere di decine di malattie dovute al contatto diretto con gli agenti inquinanti, alle radiazioni ultraviolette e ai cambiamenti climatici.
Le sostanze più diffuse nell’atmosfera italiana sono le polveri, il biossido di azoto e l’ozono. Questo soprattutto nelle aree settentrionali, da Torino a Brescia, ma anche a Roma e nelle città dove il traffico è più intenso. L’inquinamento ambientale in Italia riguarda soprattutto la contaminazione dell’aria. Questa causa morti premature, patologie cardiache e respiratorie e la diffusione di alcune forme di tumore.
Fenomeni che, per quanto negli ultimi anni vi siano stati continui miglioramenti, continuano a verificarsi. Una causa determinante è il continuo utilizzo di fonti energetiche dannose, come gasolio, GPL e metano, ma anche pellet e olio combustibile. Una situazione che rende sempre più necessario il passaggio a fonti di energia rinnovabile.
Un qualche giorno fa abbiamo dovuto sopprimere il cane di mia madre, Tabù, il quale aveva compiuto 16 anni. Aveva un tumore al fegato, le cataratte, che lo rendevano semi cieco, e non aveva quasi più l’udito. Si trascinava, causa, anche, una tremenda forma reumatica alle gambe posteriori.
Mia madre sta soffrendo molto causa tale perdita, infine era il suo cane … infatti mia figlia ed io non l’abbiamo mai sentito più di tanto nostro, sebbene lui, un qualche gioco, anche da noi se lo lasciasse fare. Mia madre, che sta elaborando il lutto, ha lasciato tutte le cose di Tabù al proprio posto … la cuccia, le sue scodelle, la vecchia coperta sulla quale dormiva, e, nel giardino, ha lasciato la bacinella dove Tabù beveva, e, ogni giorno, aggiunge acqua.
Sono 5 o 6 mattinate che, all’alba, in quel recipiente, va a bere e si fa il bagno un giovane merlo di recente nidiata. Mia madre se n’è accorta e sono già 3 giorni che punta la sveglia alle 5 e 30 così da vedere quel nero volatile dal becco giallo fare le sue abluzioni nella ciotola di Tabù.
Lei dice che l’anima del suo cane è migrata in quel piccolo merlo, e, quando mi domanda se così può essere, io le rispondo con un sì convintissimo, poi le dico che certamente Tabù è in quel merlotto, e che mai nulla si perde in questo universo … anche se ben so che siamo anche noi uomini già sperduti fin dalla nascita, o, meglio, ancor prima di nascere.
Sono felice che mia madre si sia votata a questa sorta di credenza orientale “metempsicotica”, del resto l’importante è credere in un qualcosa, soprattutto in cose che non puoi provare, vedere o che mai si sono rivelate, cose che comunque fanno parte della nostra tradizione, della nostra cultura, del nostro essere umani, a cui giusto il credere nello Spirito, non tanto nella Materia, resta …
In questa straordinaria Fotografia, è ritratto un Cappellano Militare Bavarese con i suoi cani durante la Grande Guerra.
Dopo l’autunno del 1914, i Cappellani di divisione furono anche assistiti da Cappellani di campo volontari.
In Baviera i Cappellani agirono negli ospedali da campo e si presero cura dei feriti.
Diversi Rabbini volontari furono impiegati anche per i soldati ebrei.
L’uniforme da campo stabilita per i Cappellani da campo nel 1913 aveva il viola come colore distintivo.
Indossavano il berretto da campo degli Ufficiali con una fascia viola e una speciale croce smaltata bianca tra le coccarde. Avevano anche un grande cappello di feltro Feldgrau con una fascia viola indossata con la falda rivolta verso l’alto.
Le divise da campo erano le stesse per entrambe le confessioni, quindi indossavano croci diverse per differenziarsi. Questi erano indossati su una catena intorno al collo per tutti i servizi religiosi. La croce protestante era liscia e decorata con le lettere “XP” (Chi-Rho), mentre la croce cattolica era un crocifisso con il corpo di Cristo e bordi d’argento.
PER NON DIMENTICARE
Foto Archivio Storico Bundesarchive
(Foto non presente all’interno del libro)
IL SOLDATO DIMENTICATO. La storia di Giovanni Battista Faraldi (Leucotea Edizioni Sanremo). In tutte le Librerie e Webstore.
WLLIAM BUTLER YEATS (Dublino 1865-1939); trad. di Carlo Franzini.
Yeats è il più importante poeta irlandese del ‘900, e uno dei massimi in Europa. Ebbe un amore tempestoso e sfortunato per Maud, attrice della sua compagnia teatrale a Dublino, cui si riferisce il tu della breve lirica. Entrambi militarono nella lotta per l’indipendenza dell’Irlanda dalla Gran Bretagna, lui più tiepido, lei più accesa. Splendida l’immagine finale: ‘ho steso i miei sogni sotto ai tuoi piedi; cammina leggera perché cammini sui miei sogni’. La poesia è solare nei primi cinque versi; sfiduciata, ma consolata dai sogni, negli ultimi tre.
Avete stancato con il vostro perbenismo ipocrita, dove chi si comporta seguendo le regole è punito, chi le vìola è premiato, di Fabio Canepari
In più di mille si sono dati appuntamento da questa mattina per un rave party in riva al Po, in provincia di Pavia, non lontano dal comune di Pieve del Cairo, in Lomellina, ai confini con la provincia di Alessandria. La festa dovrebbe avere il suo momento culminante stanotte, estendendosi forse anche alla vicina area di Tortona, sempre nei pressi del fiume. I partecipanti sono stati richiamati dagli annunci diffusi via internet. Le forze dell’ordine stanno tenendo sotto controllo la zona, con la presenza di polizia, carabinieri e anche della protezione civile. L’area è stata “cinturata” per evitare nuovi afflussi.
Punto primo i rave sono abusivi.
Punto secondo , fanno feste di paese limitate e sui mezzi pubblici c’è obbligo di mascherina, li invece è tutto concesso.
Punto terzo, nei rave c’è la droga e alcool non siamo nel medioevo e con questo caldo puo’ capitare la disgrazia.
Punto quarto, forze dell’ordine , protezione civile ecc. tutti in allerta per sto branco di celebrolesi pagati con le spese dei contribuenti.
Punto quinto, avete stancato con il vostro perbenismo ipocrita, dove chi si comporta seguendo le regole è punito, chi le vìola è premiato
Sono lieto di annunciare che il programma della presentazione dei miei romanzi per questa estate è di massima completato. Spero che sia d’interesse di molti. Le presentazioni saranno condotte da Maria Luisa Cipriani a Sarteano, da Angelica La Grotta a Montecatini e da Nicola D’Argenio e dall’Autore nelle altre sedi. Gli eventi saranno animati dalla lettura di alcuni passi (brevi non temete…) a cura di Alessandra Rossi degli Arrischianti. Si parlerà non solo del romanzo giallo “La notte”, ma anche di scrittura e di rapporti editoriali, se il tempo lo concederà. Nell’evento “Cetona stregata” parlerò della “Strega di Cetona” per festeggiare la vittoria nel premio letterario “Il borgo 2022” conseguita dal romanzo e dal borgo associato Cetona. Parlerò di stregoneria, Santa Inquisizione e altro, mentre Massimo Cinelli parlerà della storia di Cetona del 1500 e di altre storie con intriganti rivelazioni. A Cetona e Radicofani presenterò il Corto “Espiazione” (che sarà girato a settembre nella Fortezza di Radicofani per gentile concessione del Sindaco e del gestore Paul Mazzuoli) di cui ho scritto la sceneggiatura originale ispirandomi al romanzo “La strega di Cetona”. Saranno presenti il regista e gli attori. Il programma definitivo è il seguente:
24 LUGLIO CHIANCIANO ore 11 “Villa Simoneschi” ospiti di un evento organizzato dall’”Associazione la Dea Athena ETS”: Presentazione de “La notte”. Parteciperà l’Editore. Letture dal libro di Alessandra Rossi degli Arrischianti
7 AGOSTO SARTEANO ore 16,30 Sala Mostre: Presentazione de “La notte”. Letture dal libro di Alessandra Rossi degli Arrischianti
9 AGOSTO RADICOFANI ore 18 Sala Consiliare del Comune: presentazione de “La notte” e del Corto “Espiazione” su mia sceneggiatura ispirata al romanzo “La strega di Cetona”. Presenti il regista e gli attori; Letture dal libro di Alessandra Rossi degli Arrischianti
13 AGOSTO “CETONA STREGATA” ore 18 presso “La Collegiata” di Cetona per gentile concessione del parroco Don Piero. L’Autore presenterà “La strega di Cetona” in occasione della vittoria nel concorso letterario “Il Borgo italiano 2022” riportata dal romanzo e dal Borgo di Cetona al quale era associato. Sarà anche annunciato il Corto “Espiazione” ispirato al romanzo. Si parlerà di stregoneria e di S. Inquisizione con considerazioni sorprendenti. Massimo Cinelli racconterà la storia di Cetona nel 1500, epoca nella quale è ambientato il romanzo, e altre storie, rivelando particolari inediti e intriganti. Saranno presenti il regista e gli attori.
3 SETTEMBRE MONTECATINI ore 18 presso la Libreria “Amo i libri”: Presentazione de “La notte” di Angelica La Grotta
Sono uscito a prendere “Robinson”, come ogni sabato mattina.
Quando torno dall’edicola il rito prevede caffè nero, pane tostato, tavolinetto in giardino, solo allora apro il giornale.
Ammetto che stavolta non ho resistito. Ho iniziato a sfogliarlo piano già mentre camminavo verso casa, pensando “Ma su, figurati se.”
Quando stavo arrivando alla pagina delle classifiche mi è arrivato un WhatsApp di mia mamma, conteneva una foto storta. Ho visto prima la sua foto e poi la pagina, ed è stato ancora più bello saperlo così.
La foto l’ho rifatta un po’ meglio dieci minuti dopo, è quella qui sotto.
Insomma, ecco.
Per la seconda settimana consecutiva, un piccolo romanzo che parla di storie di donne e di ragazze, di cadute e dignità e coraggio, è nella top ten dei dieci libri più venduti nel Paese, a un’incollatura dal premio Strega.
Cercando la propria dignità e perdono nell’anima, stropicciata e abusata da un sentimento privo d’amore. La poesia del suo essere donna plasmò il suo viso regalandole un sorriso, una tacita introspezione dalla quale emerse la voglia di smettere di amare quella vita colma di nulla. Un nulla pressato dal tutto, incontenibile nel suo assordante vuoto assoluto. Forse l’amore che conosceva non bastava per colmare quella voragine dentro il cuore. Forse esisteva un’altro tipo di amore per sollevare gli occhi verso il cielo e provare una inspiegabile emozione così intensa e passionale. Forse bastava librarsi nell’aria spiegando le ali senza domandarsi nulla, lasciandosi trasportare dal vento. Senza ascoltare inutili parole, inseguendo false linee di pensiero obsolete.
Forse bastava davvero poco per credere di volare, ma soprattutto di credere nell’amore più puro cristallino e lucente di tutto l’Universo.
– al primo posto il verde in tutte le sue sfumature. Verde menta e mela, verde salvia e menta, verde del mare fosforo quando il cielo è plumbeo e sta per scoppiare il finimondo; io, verde di cuore, come voi, preferisco sempre la via di mezzo, il chakra verde che batte il tamburo della vita.
– al secondo posto, il rosso. Rosso fuoco vivo, rosso sangue e labbra, rosso che si sposa bene con il verdeblu. Infrarosso e ultravioletto nella danza uroborica che, lavorandoci senza sosta, diventa produzione della differenza, opera personale e universale. Bello il rosso, signora in rosso. I capelli rossi. La maturità rubedo.
– al terzo posto, tutte le gradazioni di bianco fino al blu nero della notte, in accordo però con i toni della terra e della corteccia di un albero. The Tree of Life ha le fronde rivolte verso il cielo e un formicolio di animali, e un universo di fiori nell’erba. È saldo nelle radici.