UN ABITO DI NUVOLE

UN ABITO DI NUVOLE

Posted on  by albosenga

O Madre Terra, o Padre Cielo, i vostri figli sulle schiene stanche portano doni splendidi. Tessete in cambio per noi vesti di luce: la trama sia la luce bianca del mattino, l’ordito sia la luce rossa del tramonto, le frange siano di pioggia, e l’orlo d’arcobaleno, così che camminiamo ben vestiti là dove cantano gli uccelli e verde è il colore dell’erba. O Madre Terra, o Padre Cielo. 

CANTO INDIANI D’AMERICA: IL TELAIO DEL CIELO – PUEBLO TEWA

Mamma Terra e Babbo Cielo. Ecco l’inizio di una famiglia.

Ambiente di vita dal sapore materno nel suo essere fatto di erba, di muschio, di rocce, di fiori e alberi, paterno nelle nubi del cielo, nei grandi azzurri luminosi, nel gioco spensierato delle stelle. 

E noi immersi in questa famigliarità nella sua grandezza e nella sua piccolezza. Nel mezzo, come immersi in un contesto vitale la nostra umanità di figli. Uomini e donne caratterizzati troppo spesso dalla fatica, dallo sguardo spento, schiene stanche di portare doni splendidi.

È vero, il dono di vivere in quest’immensità talvolta é faticoso. Troppo spesso ci stanchiamo della bellezza, della fedeltà, dell’amore, della semplicità, ma paradossalmente chiediamo ancora un dono, quello di essere coperti, sostenuti, il dono di un abito. 

Nella Bibbia si parla dell’abito di Giuseppe (Gn 37,1-14), che indica l’essere figli amati di un amore speciale, e di Adamo ed Eva che ricevettero un abito di pelle (Gn 3,20-21). 

Qui il corpo con le sue malattie, le sue stanchezze, sembra essere la ragione di questo canto e per questo chiede il dono di un abito di luce, di leggerezza. Quello che forma la trama del tessuto è la luce del mattino, il cammino della speranza, quando ci svegliamo e ci attende la vita. Così l’ordito che tutto tiene assieme è la luce rossa del tramonto. 

Trama bianca e ordito rosso fanno un abito rosa, leggero come le nubi che incontrano il sole. 

Nubi che talvolta portano la pioggia, che sono come le frange dell’abito e parlano di tutto quello che sta tra il sottile confine di noi stessi e il mondo che ci circonda. E così su queste nubi di pioggia spunta talvolta l’orlo dell’arcobaleno, quel luogo di luce che nella tradizione biblica unisce il cielo e la terra, segno della pace ritrovata, dell’amore svelato di Dio verso l’uomo. 

Ecco, è ritrovando il nostro legame con la luce celeste, lasciando che il nostro corpo di terra si illumini dei raggi della luce divina, che ritroviamo il gusto, la gioia e la gratitudine di ascoltare il canto degli uccelli, la vita degli esseri alati . Ritorniamo a contemplare il verde delle cose che crescono. Così alati dello strascico del nostro abito, abbigliati di luce, camminiamo nella vita. 

La Vita è frutto di una madre che ci dà forza e di un padre che ci dona la sua luce e il suo splendore. Vita di nubi che camminano tra il bosco e il cielo.

Fr. Alberto Maria

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