La collina dei delitti, di Roberto Carboni

GIALLI/RECENSIONE/ROMANZO

La collina dei delitti

 ROBERTO IOVACCHINI

Titolo: La collina dei delitti

Autore: Roberto Carboni

Editore: Newton Compton

La collina dei delitti è un giallo/noir/thriller ad alta tensione, con richiami esoterici ed al satanismo, non manca nulla per accontentare gli appassionati del genere. Alcuni ritrovamenti di vittime di omicidi del passato stanno mettendo apprensione a molte persone che hanno dimenticato le loro imprudenze giovanili. La storia è complessa ed intricata, persone molto diverse che hanno in comune un passato che vorrebbero fosse caduto nell’oblio per sempre, si ritrovano a dover combattere contro gli incubi di quel passato che sta ritornando, mettendo a repentaglio il presente. Sono persone benestanti, di successo, professionisti, imprenditori, tutte con un presente invidiabile ma con un passato oscuro, che rischia di compromettere tutto. Un racconto incalzante, imprevedibile, una sequenza infinita di eventi inquietanti, raccontati con abilità e realismo, con uno stile netto, diretto, capace di evocare interesse per i fatti, paura per quello che potrebbe accadere, orrore per quello che accade. I personaggi vivono notti insonni, incubi, pedinamenti veri o solo immaginati, hanno il fiato della polizia sul collo, temono che la verità sia scoperta e resa pubblica. Aleggia una atmosfera diabolica, un sentore di zolfo che si diffonde dalle stesse pagine del libro, tanto è reale la sua descrizione. La città di Bologna è l’ambientazione ideale per il romanzo, città esoterica per eccellenza che forma con Praga e Santiago di Compostela, il triangolo alchemico. Carboni utilizza i riferimenti esoterici e diabolici con giusta misura, riuscendo a mantenere alta la credibilità della storia, creando una suspence altissima, resa ancora più veritiera da sapienti e ben dosati riferimenti a fatti inquietanti realmente accaduti, al limite del sovrannaturale. La trama sorprende per la continua tensione crescente, con un colpo di scena finale del tutto imprevedibile.

Il Duca, di Matteo Melchiorre

NARRATIVA/RECENSIONE/ROMANZO

Il Duca

 ROBERTO IOVACCHINI

Titolo: Il Duca

Autore: Matteo Melchiorre

Editore: Einaudi

“Il Duca” narra la vicenda dell’ultimo discendente della famiglia dei Cimamonte, che ha deciso di vivere nell’antica villa di famiglia che domina il paese di Vallorgàna, da solo, senza grossi contatti con la popolazione locale. Vive di rendita e non ha bisogno di lavorare, grazie alle ricchezze ereditate. Passa le giornate a studiare vecchie carte, a leggere libri e fare piccoli lavori di manutenzione. Una vita tranquilla, sobria e riservata. Così fino a quando il suo aiutante e uomo di fiducia Nelso, non lo avvisa che in cima al bosco stanno rubando i suoi alberi, sconfinando nelle sue proprietà. Il furto sta avvenendo sotto la regia perfida di Mario Fastréda, un uomo avido che in paese fa un po’ quello che vuole. Il Duca cambia improvvisamente atteggiamento e comincia a far valere i suoi diritti di proprietario terriero oltre a esibire il potere che gli deriva dall’appartenere all’antica famiglia. Inizia una piccola guerra tra compaesani dagli esiti imprevedibili.

Un romanzo che ha una trama ben costruita e sviluppata in modo da coinvolgere e affascinare il lettore, che tocca temi di grande attualità come la vita sociale nelle piccole comunità, la difficoltà di saper decidere quando si è in preda alla furia del potere, la potenza della natura e le sue leggi non scritte, le libertà individuali ed i condizionamenti che derivano dal passato.

Il racconto è scritto in modo incalzante, i fatti si susseguono riservando sempre delle piccole sorprese, si alternano fatti contemporanei della cronaca del paese alle storie del passato. I tormenti del Duca sono quelli di un uomo che vorrebbe essere libero di fare quello che vuole ma che sente l’impegno di mantenere alta la tradizione del casato a cui appartiene. Ma è necessario conoscere tutto il proprio passato per non subirne l’influenza negativa. Il Duca lo scoprirà sulla sua pelle.

SGUARDI (vernacolo),di Silvia De Angelis

I sguardi nun zo’ tutti uguali.

Ce vo ‘na bravura

pe’ capì quei che so’ veri

e quei fasulli

che quanno te sfioreno

te dànno li brividi

cor gelo che cianno drento.

E’ proprio vero l’occhi

racchiudeno tutto er monno

che te gira ‘ntorno

e nun poi nisconne

si stai a passà l’inferno

o tanta felicità.

So’ ‘intriganti sguardi d’amore

che te fanno scioje

dietro a ‘n’emozzione

e occhi materni

protettivi e dorci

come ‘no zucchero filato

che te s’appicciga sur viso

e nun ‘o stacchi più

pe’ quanto te s’avvince…

@Silvia De Angelis

SGUARDI (traduzione)

Gli sguardi non sono tutti uguali.

Bisogna essere abili

a capire quelli veri

e quelli falsi

che quando ti sfiorano

ti trasmettono brividi

con il gelo che hanno dentro.

E’ proprio vero gli occhi

racchiudono tutto il mondo

che ti gira intorno

e non puoi nascondere

se stai passando l’inferno

o tanta felicità.

Sono intriganti gli sguardi d’amore

che ti fanno sciogliere

in seguito a un’emozione

e occhi materni

protettivi e dolci

come lo zucchero filato

che ti si appiccica sul viso

e non lo stacchi più

per quanto ti si avvince…

I Preraffaelliti. Il Simbolismo della Natura, di Felice Marino

I Preraffaelliti. Il Simbolismo della Natura di Felice Marino

20 Settembre 2022 Ecologica online

preraffaelliti

Con la definizione di preraffaelliti si fa riferimento ad un movimento artistico nato in Gran Bretagna a metà Ottocento e per certi aspetti affine al simbolismo e all’art nouveau, che osò mettere in discussione Raffaello e la pittura accademica che da questo era scaturita e che aveva dominato la scena per alcuni secoli. Essi si rifecero, nel tentativo di perseguire un ideale antiaccademico, alle opere realizzate prima di Raffaello, pittore ritenuto colpevole di “aver inquinato l’arte esaltando l’idealizzazione della natura e il sacrificio della realtà in nome della bellezza”.

I principi

I pittori preraffaelliti si posero dunque l’obiettivo di abolire i modelli vigenti dell’arte vittoriana dell’epoca, un’arte che come un intero modello sociale appariva ormai logora e bisognosa di un cambiamento, e nel fare questo tentarono di unificare fra loro i concetti di vita, di arte e di bellezza riportando in essere i costumi di un passato immaginario e nostalgico, ove predominavano temi letterari e fiabeschi, ma anche biblici e sociali, senza trascurare la pittura di paesaggio che, sebbene non centrale nella loro produzione, finì per influenzare profondamente Corot e la scuola di Barbizon (Ecologica: Barbizonniers e impressionisti). I maggiori pittori preraffaelliti sono unanimemente considerati i tre fondatori del movimento, vale a dire John Everett Millais, Wiliam Hunt e Dante Gabriel Rossetti, che fu anche uno dei poeti più importanti dell’epoca vittoriana. A questi si unirono in un secondo momento Ford Madox Brown, Edward Burne Jones e John William Waterhouse. Le loro opere traboccano di dense pennellate fatte di colori lucenti, attraverso immagini nitide e particolareggiate alla maniera nordica, nelle quali si fondono mondi onirici e fiabeschi, che però diventano crudelmente reali. La rottura con la tradizione è evidente, niente più ritratti rispettosi e panorami suggestivi ma distanti. Il preraffaellismo al contrario parlava all’anima, cercando di ritrovare nello spettatore lo sguardo stupito e un po’ incantato di un bambino.

L’Ofelia

Uno dei quadri simbolo del movimento è l’Ofelia di John Everett Millais, dove una dei personaggi più famosi dell’Amleto di Shakespeare è ritratta nel celebre passaggio nel quale la giovane, precedentemente respinta da Amleto e completamente fuori di sé per la morte del padre perpetrata dallo stesso, cade disgraziatamente in un ruscello e vi annega: “Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell’elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa”.

Millais per ritrarre la sua Ofelia scelse la modella Elizabeth Siddal, una delle donne chiave dell’epopea preraffaellita e mise in campo tutta la sua conoscenza naturalistica, caricando l’opera di dettagli tecnici e scientifici ma anche di annessi valori simbolici. Ecco allora che i ranuncoli bianchi simboleggiavano ingratitudine e superficialità, le margherite l’innocenza della ragazza, mentre le rose invece erano simbolo di gioventù, amore e bellezza. L’olmaria, la regina dei prati, sottolineava la futilità della morte della fanciulla, l’adonide il dolore che stava lacerando la ragazza, mentre il papavero con i suoi lugubri semi neri era il simbolo del sonno e della morte.

Millais nella fase matura della sua opera finirà per rinnegare l’esperienza preraffaellita, indicando come modelli della propria pittura addirittura Rembrandt e Velazquez, e lo stesso movimento si spegnerà dopo pochi decenni di vita riuscendo tuttavia a lasciare un segno nell’arte, nella letteratura attraverso una reciproca contaminazione, addirittura nella moda visto che le donne inglesi cominceranno a vestirsi come le donne dipinte dai preraffaelliti e soprattutto sdoganeranno l’idea di un corpo libero di muoversi e di mostrarsi nella propria bellezza, senza corsetti e costrizioni varie. Come ebbe a dire il poeta, storico e critico d’arte John Ruskin, che dei preraffaelliti fu grande sostenitore: “L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo”.

Rinnoviamo il mondo, di Francesco Alemanni

Rinnoviamo il mondo

di  Francesco Alemanni 20 Settembre 2022

crisi

Ecologicaonline

Questo articolo è uscito sul numero di Settembre 2022 della versione digitale di Ecologica. Puoi leggerlo scricando l’app su Apple o Android, oppure sfogliarlo online.

La crisi climatica e quella energetica esplosa con l’invasione dell’Ucraina mettono tutti davanti ad un bivio. È arrivato il momento di liberarci dalla nostra dipendenza energetica e rinnovare il nostro impegno per una seria transizione ecologica verso le energie rinnovabili. Fa bene al pianeta e alle nostre tasche.

I cambiamenti climatici in atto sono quasi tutti imputabili alla nostra specie. L’innalzamento delle temperature, sostanzialmente, è stato causato dall’abuso dei combustibili fossili come petrolio, carbone e metano.

A destare allarme sono anche l’aumento dei tassi di deforestazione. Il livello di anidride carbonica presente nell’atmosfera ha già superato le 400 parti per milione, un livello che sulla Terra non veniva toccato da almeno 3 milioni di anni.

Se non riusciremo a ridurre questi valori, le conseguenze sul clima potrebbero essere devastanti e nel giro di pochi anni il numero dei morti a causa dei fenomeni climatici potrebbe diventare spaventoso.

Energia sostenibile

Di sicuro non è saggio continuare a vivere come se si trattasse di scenari possibili e lontani. Occorre, piuttosto, dar seguito immediatamente agli Accordi di Parigi sul Clima e investire sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile, sulla riduzione dei gas climalteranti.

A livello nazionale ed europeo, è necessario lavorare per una politica energetica sostenibile che punti al 100% di energie alternative. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica, scaglioni vincolanti di riduzione di CO2 e l’abbandono progressivo delle fonti fossili.

Il nostro Paese, attraversato da una crisi profonda aggravata prima dalla pandemia e poi dagli effetti della guerra d’invasione dell’Ucraina, deve promuovere la conversione ecologica dei modelli sociali e di quelli produttivi. Una conversione che può tradursi anche in un volano per uscire dallo stallo e per creare occupazione di qualità.

Energia conveniente

Certo, qualche passo in avanti è stato compiuto. Nel corso del 2020 in Europa l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da fonti fossili. Tuttavia, la strada da percorrere per conseguire quanto stabilito dal Consiglio Europeo, abbattere il 55% delle emissioni entro il 2030, è ancora lunga e deve fare i conti con numerosi ostacoli, spesso legati al pregiudizio che un mondo al 100% di energia rinnovabile sia troppo costoso. Un pregiudizio che resiste nonostante la crisi del gas e che, anzi, ha riportato in auge un fantomatico nucleare sicuro!

È vero che si tratta di una sfida enorme. Che però è resa praticabile dalla discesa continua dei costi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili. Il rapporto dell’International Renewable Energy Agency pubblicato nel 2021 afferma che “il solare fotovoltaico e l’eolico sono, sempre di più, la fonte di elettricità più economica in molti mercati”. Una conferma sulla praticabilità ed economicità viene anche dal Dipartimento dell’energia statunitense che, nel suo rapporto Solar Futures Study, afferma la capacità statunitense di poter accrescere la produzione di energia elettrica da solare dall’attuale 4% al 40% entro il 2035, fino ad arrivare al 45% nel 2050. Nello stesso studio, si stima una crescita dell’eolico fino al 36% del paniere. In questo modo solare ed eolico sarebbero in grado di produrre il 75% dell’energia elettrica statunitense.

Nello specifico, risulta che, mediamente, occorrono 3,7 dollari per produrre 1 kilowattora di elettricità con il fotovoltaico, 4 dollari se si tratta di eolico, 5,9 dollari con il gas, 11,2 dollari se si passa al carbone e addirittura 16,3 dollari con il nucleare.

È evidente come la transizione verso le fonti rinnovabili non sia soltanto utile al Pianeta e indispensabile a combattere i cambiamenti climatici, ma anche estremamente conveniente.

Ostacoli

La situazione italiana, in vista del 2050, richiede che vengano installati, da qui al 2030, almeno 7 GW ogni anno. Obiettivo raggiungibile se consideriamo che nel 2010 e 2011 nel nostro paese sono stati installati 6 GW ma lontanissimo dal ritmo degli ultimi 5 anni che ci hanno sempre visto sotto un GW all’anno.

Le cause di questo forte rallentamento vanno ricercate soprattutto nei lunghi iter autorizzativi e burocratici.

Eppure, come sostiene il Direttore esecutivo di IEA Fatih Birol, “Paesi, città, famiglie e imprese devono dare la priorità al risparmio energetico, all’efficienza energetica e alle tecnologie a basse emissioni di carbonio” ma soprattutto, aggiunge Birol, “I sindaci e i governi nazionali devono sostenerli sbloccando politiche e investimenti in materia di energia pulita su una scala senza precedenti”.

In Italia, se solo Governo e Regioni autorizzassero nei prossimi tre anni nuovi impianti per 60 GW, che rappresentano appena un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna, avremmo nuovi investimenti per 85 miliardi e la creazione di 80.000 posti di lavoro.

Si risparmierebbero, inoltre, 15 miliardi di metricubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato e ben sette volte tanto rispetto a quanto il Governo stima di ottenere con l’aumento dell’estrazione di gas nazionale. Si tratta quindi di un’operazione strutturale che accresce la nostra sicurezza e indipendenza energetica e che può ridurre drasticamente gli importi della bolletta elettrica.

Nuove crisi

Da quando lo scorso 24 febbraio il Presidente russo Vladimir Putin ha dato il via all’invasione dell’Ucraina, oltre al suo portato di morte e distruzione, le conseguenze di quella terribile guerra si fanno sentire anche nel resto del mondo, in particolare sulle bollette di una larga parte dei Paesi dell’Unione Europea.

La nostra dipendenza energetica, la Russia fornisce all’Europa circa il 40% del suo fabbisogno di gas, e le speculazioni sui mercati dell’energia fossile hanno portato ad un aumento delle bollette, ormai insostenibile per moltissime famiglie e imprese.

Un tetto Ue al prezzo del gas è necessario così come la separazione del mercato delle energie rinnovabili da quelle del gas. Secondo le regole del mercato pay-as-clear, infatti, il prezzo di tutta l’elettricità venduta nel mercato all’ingrosso è determinato dall’unità di energia più costosa. Un meccanismo che crea speculazioni e ingiustizia e genera un meccanismo di effetti negativi a catena. Si riduce innanzitutto il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, depauperati da bollette insostenibili, mentre aumenta il costo degli alimentari.

Una situazione drammatica se solo pensiamo che già nel 2021, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, oltre 4 milioni di nuclei familiari vivevano una condizione di povertà energetica.

Risparmi e sostegni

Ognuno si ingegna, nella quotidianità, per ridurre al minimo il consumo di elettricità e gas e cercare di limitare gli effetti della crisi. Ma queste azioni, certo utili anche per una questione di emissioni e sostenibilità ambientale, certo non riusciranno ad arginare la crisi.

Anche gli interventi messi in atto dai governi dei diversi Paesi europei per contenere il caro bollette, per quanto indispensabili, sono assolutamente insufficienti. Occorre, nell’immediato, un prelievo del 100% degli extraprofitti intascati dalla filiera energetica da utilizzare per coprire gli extra costi sostenuti da famiglie e imprese. È necessario, poi, che per un periodo di almeno 12 mesi venga fissato per legge il prezzo dell’energia e che per lo stesso periodo di tempo venga imposto anche un tetto al prezzo del gas. Senza dimenticare le fasce sociali più deboli alle quali garantire una fornitura gratuita fino ad un massimo di 1.800 KWh/anno.

Via d’uscita

E siamo di nuovo al punto. Gli interventi tempestivi e immediati per tentare di limitare danni gravissimi a famiglie e imprese sono indispensabili ma, allo stesso tempo, dobbiamo liberarci dalla nostra dipendenza energetica e a rinnovare il nostro impegno per una seria transizione ecologica verso le energie rinnovabili.

La crisi climatica affama sempre più il mondo

La crisi climatica affama sempre più il mondo

di Raoul Oliva 23 Settembre 2022

mondo

ecologica.online

Il 16 settembre 2022 Oxfam, leader mondiale nei progetti di sviluppo in ambito rurale e nel portare acqua e servizi igienico sanitari nelle emergenze, ha pubblicato il report “Hunger in a heating world – How the climate crisis is fuelling hunger in an already hungry world” nel quale si evidenzia che la fame nel mondo è alimentata anche dagli impatti del cambiamento climatico.

La sintesi dello studio evidenzia una situazione critica che deve essere affrontata immediatamente:

  • un terzo del Pakistan allagato;
  • in Somalia la peggiore siccità degli ultimi 40 anni;
  • eventi meteorologici estremi quintuplicati negli ultimi 50 anni;
  • fame acuta più che raddoppiata, da 21 milioni a 48 milioni di persone, nei paesi più colpiti dal 2000 (Afghanistan, Burkina Faso, Gibuti, Guatemala, Haiti, Kenya, Madagascar, Niger, Somalia e Zimbabwe) che sono responsabili solo dello 0,13% delle emissioni globali di carbonio ed i meno preparati ad affrontare la crisi climatica;
  • 18 giorni dei profitti dell’industria del petrolio e del gas (circa 2,8 miliardi di dollari al giorno per ciascuno degli ultimi 50 anni), coprirebbero l’intero appello umanitario delle Nazioni Unite che ammonta a 48,82 miliardi di dollari per il 2022.

Ingiustizia climatica

Gli eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici (siccità, incendi, tifoni, inondazioni e cicloni) uniti all’innalzamento del livello del mare ed alla desertificazione causano perdite di raccolti, bestiame e pesca, degradano il suolo e gli ecosistemi ed interrompono le catene alimentari locali; la sola siccità è costata ai paesi a basso e medio reddito circa 37 miliardi di dollari in perdite tra il 2008 e il 2018.

Inoltre, le condizioni meteorologiche estreme causano carenza di acqua e cibo e costringono le persone a spostarsi; ad esempio, in Somalia, quasi un milione di persone ha abbandonato la propria casa dal gennaio 2022 a causa della siccità.

I paesi che hanno meno risorse per far fronte alla crisi climatica ne sono anche i meno responsabili mentre i paesi del G20, che controllano l’80% dell’economia mondiale, insieme rappresentano oltre tre quarti delle emissioni mondiali (76%); un’imposta aggiuntiva dell’1% sui profitti dei combustibili fossili basterebbe a finanziare l’intero programma globale per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite.

A dimostrazione di quanto la crisi climatica stia aumentando le disuguaglianze ci sono i dati di due recenti eventi di siccità:

  • Stati Uniti – grazie alla preparazione al cambiamento climatico ed alla potenza economica, il governo può sostenere i piccoli agricoltori colpiti e le persone svantaggiate nonostante sia alle prese dal 2020 con la peggiore siccità degli ultimi secoli;
  • Somalia (172° su 182 paesi nell’indice di adattamento mondiale) – la siccità ha portato conseguenze molto gravi (oltre 7 milioni di somali ridotti alla fame e circa tre milioni di capi di bestiame morti) e servirebbero 1,5 miliardi di dollari, equivalente al 30% del PIL somalo, per fornire acqua e cibo per evitare che altre persone muoiano per la fame.

Gli eventi estremi più significativi sono localizzati nelle aree più povere:

  • i tifoni asiatici in Bangladesh, Nepal, Pakistan e India e nelle principali parti del sud-est asiatico fra cui le Filippine;
  • la siccità dell’Africa orientale con oltre 21 milioni di persone in Etiopia, Kenya e Somalia che stanno soffrendo di fame acuta;
  • i cicloni dell’Africa meridionale che hanno colpito Mozambico, Malawi e Zimbabwe interrompendo l’accesso ai servizi e all’istruzione e sfollando milioni di persone;
  • la siccità del Sahel con 6,3 milioni di casi di malnutrizione acuta ed un aumento del 62% rispetto al 2018;
  • il corridoio asciutto dell’America Centrale con impatto sull’agricoltura (caffè e mais per primi) e su 10 milioni di persone che vivono in Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala;
  • l’innalzamento del livello del mare del Pacifico con lo sbiancamento dei coralli e la destabilizzazione dell’intero ecosistema marino;
  • la scarsità d’acqua del bacino del fiume Eufrate e Tigri in una zona nota per la terra fertile (Siria, Iraq e Turchia) con diminuzioni di oltre il 50% dei raccolti.

Azioni possibili e conclusione

Oxfam ha identificato alcune azioni urgenti da intraprendere:

  • fornire aiuti per affrontare l’immediata crisi della fame in questi hotspot climatici;
  • garantire un clima adeguato e un finanziamento anticipato per aiutare le persone colpite ad adattarsi, prepararsi e far fronte al prossimo disastro;
  • risarcire i paesi più colpiti per ciò che hanno già perso a causa della crisi climatica;
  • ridurre gli impatti futuri sul clima presentando piani climatici realistici che riducano le emissioni per limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C.

Aiuti e risarcimenti dovrebbero essere forniti dai paesi più ricchi e inquinanti e dalle aziende che traggono profitti dalle attività dannose per il pianeta.

Anche l’Italia è stata colpita da eventi estremi in aumento rispetto agli anni precedenti, ivi compreso un periodo di siccità particolarmente lungo, e per ora la capacità di adattamento dimostrata è stata sufficiente ad impedire problematiche peggiori (la nostra nazione è ritenuta, come tutti gli stati del G7, ad alta adattabilità al cambiamento climatico e bassa vulnerabilità).

1 PREMIO LETTERARIO

CITTA’ DI MESAGNE X1X ED 22

LA STREGA SEGRETA (MARTA)

                                                 LA STREGA SEGRETA

Un segreto nascosto per anni, custodito, blindato dal resto del mondo. Tra i ricordi legati alla mia infanzia uno in particolare, irreale sotto alcuni aspetti, è un’esperienza di vita che mi è stata cara ed è ancora lì, nel mio cuore. È un ricordo singolare: basta un nonnulla per riattivare la memoria, perché noi siamo i ricordi e per questo ho cura di loro.

Un giorno qualunque, come di consueto, mi allontanai da casa per avviarmi in prossimità del bosco che era circondato da alte montagne: un posto che inseguito divenne il mio habitat.  Una volta arrivata non persi tempo a iniziare il mio gioco preferito, quello di imitare il canto degli uccelli che a loro volta si mostravano lusingati per il mio tentativo di aprirmi a una relazione con l’ambiente circostante. Insieme a loro, in un’armonia festosa, avvertivo una suggestione. Un incanto alimentava quello strano concerto, quando a un tratto il silenzio fece da padrone. Udii un ritornello, cantato da una voce di donna, innalzarsi sopra di noi: una melodia che arrivava dalla collina. Incuriosita, m’inoltrai in direzione della voce, così acuta da zittire tutti gli animali abitanti della selva. La cantante era vestita con noncuranza, trasandata, disordinata, con un cappellino in testa, messo all’indietro come per dire: «È così!»

Quando ebbi il piacere d’incontrarla, lei generosamente mi sorrise, protese la sua mano e, presentandosi, mi disse il suo nome: «Marta».

Da quel giorno m’insegnò la sua musica, capace di trasportarmi in un mondo fantastico che, ancora, non ho capito cosa fosse di preciso. Il nostro canto sincronizzato, all’unisono, s’innalzava fino a toccare il cielo.

A Marta piaceva perdersi nei suoi monologhi, con il suo modo di parlare, gesticolando. Immaginava di scambiare parole con persone, oppure vedeva personaggi fantasiosi che, pontile si affacciavano nella testa. Quando Marta camminava in paese, i bambini, in compagnia degli adulti, la prendevano in giro e si divertivano schernendola.

Nell’osservarli, soffrivo molto, anche perché inevitabilmente al suo passaggio si sussurravano credenze erronee o cupe fantasie. Marta, incurante, per tutta risposta li guardava e passava. Devo confessare che, in sua compagnia, mi sentivo una principessa e lei diventava la mia regina, e come per magia la sua voce, mentre bevevo ogni sua parola, mi dava la sensazione di assaporare uno squisito gelato. Assaporavo tutto quello che lei diceva.

Estasiata, non volevo perdermi nulla.

Il tempo scorreva, come sempre, e al tramonto ci salutavamo per rientrare nelle nostre rispettive dimore.

Ricordo che, una sera, mia madre a tavola, in presenza della famiglia, mi riprese con queste testuali parole: “Tu con quella pazza non devi avere nulla a che fare, capisti

Annuii con la testa osservando mio fratello, di fronte soddisfatto, mentre mi faceva la linguaccia, contento per il rimprovero. Con mio dispiacere, anche gli altri presenti si unirono a dare ragione alla mamma. Solo mio padre prese le mie difese: «Lasciala stare! Non fanno niente di male, cantano e basta! Cosa vuoi che sia un canto? Male non fa! “Mia madre non si diede per vinta e disse: «Tutto il paese considera Marta strana per non dire pazza… Non vorrai che su tua figlia cada la stessa insinuazione?!»

Papà si alzò di scatto con voce autorevole, per farsi sentire anche dai sordi: “Hai detto bene: insinuazioni! Questi sono solo pettegolezzi di persone che sono sempre lì a giudicare il prossimo! Noi dobbiamo essere lontani da questo bisbiglio continuo: un sussurrare che non ci appartiene. Eva non commette alcun errore a frequentarla. Le ho osservate nel bosco e non hanno fatto altro che cantare e ridere; questo non mi sembra affatto strano! Non voglio più sentirti riprendere la bambina per queste stupidaggini. Lasciala libera, non è scema!» Detto questo si ritirò nella sua camera, non prima di avermi strizzato l’occhio in segno di approvazione.

Mamma rimase a bocca aperta, non fece nessun commento all’omelia del marito e, nel guardarmi, alzò le spalle come per dire: veditela tu!

Da quel giorno spesso andai a trovare Marta nel bosco. Il silenzio mi aiutava a carpire la sua presenza. La seduzione del posto dove ci s’incontrava si sentiva a pelle e, nonostante la mia tenera età, captavo quell’attrattiva ogni volta che mi trovavo in sua compagnia. Marta, una donna con mille risorse, grazie alla sua ricchezza interiore affascinava tutti quelli che riuscivano a conoscerla per davvero. Non a caso si avvicinò a lei, prima come amico e poi come marito, un giovane del posto molto sensibile, e Marta non rifiutò le sue attenzioni. Un giovane geologo che, appieno titolo, conquistò il cuore di Marta, fino a farla diventare sua sposa e madre dei suoi figli.

Tutto il paese fu incuriosito dall’evento del matrimonio di Marta.

In chiesa accorsero numerosi per guardare la sposa che non disdegnò l’attenzione dei presenti regalando loro sorrisi luminosi. Il mormorio, alle spalle della coppia, sembrava non avere fine, tanto è vero che il parroco fu costretto più volte a invitare i fedeli al silenzio. Persino la mia famiglia, nonostante fosse a conoscenza della nostra amicizia, non risparmiò i commenti senza curarsi della mia presenza. Per mio conto continuai a guardare felice la coppia, strizzando l’occhio come faceva mio padre, che era assente, quel giorno, per ragioni di lavoro.

In seguito, nonostante Marta avesse impegni di moglie e madre, non smise di venirmi a cercare nel nostro spazio, lì nel bosco, per parlare e ridere anche di cose banali che, però, a noi bastavano.

Una volta arrivò in compagnia del suo gatto dallo sguardo umano. Avvertivo un certo disagio e facevo fatica a osservarlo, ma Marta mi rassicurò nel dirmi che il suo gatto, in un’altra vita, era stato una persona e che ora la sua anima era prigioniera nel corpo di un animale. Mi disse che anche lei in passato era stata una volpe furba e intelligente. A questo punto mi chiesi io chi fossi stata, e non feci in tempo a formulare il pensiero che Marta mi anticipò rispondendomi: «Tu eri uno scoiattolo rosso, vivevi nella foresta, eri disseminatore all’interno del bosco, grazie all’abitudine tipica degli scoiattoli di sotterrare e nascondere scorte alimentari, proprio come fai adesso che mi porti avanzi di pranzo e altro per consumarli nei nostri incontri!»

Replicai: «Bello essere stato uno scoiattolo carino con i dentini sporgenti, un roditore autonomo, libero di muoversi nel suo spazio, non come noi che abbiamo dei limiti circoscritti: questo si può fare, quest’altro no! Ci sono delle regole da osservare per il bene di tutti, non è vero?»

   «I codici di comportamento a volte sono validi, altri sono stati attuati per tenerci buoni e trattenerci dal fare tutto quello che si vuole; se così non fosse vivremmo in un mondo per sbranarci a vicenda!  Ti chiami Eva come la prima donna, almeno per quello che dice la Bibbia sei stata la prima figura femminile nella storia dell’umanità. Chi può negare il contrario? Chi può averne la certezza? Chi può fare da garante a tutto questo?»

   «Ma allora… siamo in un mondo d’incertezze pronte a dispensare confusione!»

   «Ebbene sì! Però la forza del pensiero supera i confini: possiamo pensare liberamente quello che vogliamo. Eva, parliamoci chiaro: quando tu pensi c’è qualcuno che ti mette le catene o ti proibisce di pensare?»

«No!»

   «Allora noi siamo gente libera nell’immaginazione, nell’osservazione, nell’intelligenza; questo spirito non può essere chiuso, imprigionato…Nessuno ha questo potere! Tu, ragazzina, non farti mettere i piedi in testa dalla prepotenza altrui. Io sono quello che sono, nonostante alle mie spalle si continui a schernire il mio essere, ovvero una donna fuori dagli schemi fissati dai protocolli di comportamento. Io sono libera perché sono diversa da tutti gli altri e mi accetto per quello che sono!»  

Mi precipitai a rispondere: «Tu mi sei piaciuta così come sei e nessuno mi ha impedito di avvicinarti per conoscerti ed esserti amica. Sei bella! Non ti serve altro! Ho capito che il giudicarti da parte nostra non è corretto. Io voglio essere come te che: anche da sposata, trovi ugualmente spazio per continuare a essere te stessa e spesso vieni in questo posto con i bambini a insegnare loro l’amore per la natura! Felice di essere parte di questo gruppo e che tu, in questa esperienza, sia stata anche la mia insegnante!»

   «Sono lusingata per le cose belle che pensi di me. Quest’altopiano mi chiama come un’attrattiva che nessuno riuscirebbe a comprendere, perché da questi alberi emana un’atmosfera magica che la mia fantasia non può fare a meno di trascurare; intravedo figure storiche del passato che hanno dato lustro alla nostra letteratura in tutto il mondo. Per questa ragione cammino a qualsiasi ora per venire in questo posto, perché alcune voci mi chiamano per salutarmi prima di partire!»

Ascoltavo con la bocca aperta: «Davvero… tu vedi personaggi importanti?!»

   «Certo! Attenta, ti farò vedere il rito…La prima cosa è quella di accendere un piccolo fuocherello per poi gettarvi sopra una polvere magica custodita sempre nelle mie tasche; una spolverata capace di formare una nube di fumo che si dissolverà con la comparsa di gente che passeggia.»

   E così fu! Un rito magico accompagnato da formule e invocazioni con alcuni nomi complicati mai sentiti. Ma non ebbi paura nemmeno quando lo sguardo penetrante di Marta si posò su di me.

«Si! Tu mi devi credere se ora ti confermo di vedere un letterato sotto braccio al suo maestro Virgilio passeggiare in questa selva. Si avviano per soffermarsi di fronte alla fiamma, sorridenti mi cercano per scambiarci i pensieri, per poi salutarmi e proseguire il cammino fino a scomparire. Sono una visione operata da un potere soprannaturale.»

Impaziente, per l’eccitazione dello scenario, chiesi: «Ma che cosa dovrei fare per vederli?»

   «Ci vuole pazienza, il tempo ti dirà come fare.»

   «Sono i soli, ospiti di questa collina? “Domandai ancora, ansiosa di sapere.

   «No. Ci sono altre persone. Ancora adesso, nel nostro tempo, si parla di loro: un certo filosofo con un suo seguito di discepoli che si ferma a tratti per spiegare loro il Demiurgo, l’artefice dell’universo; un musicista sordo, che se ne va in giro con una bacchetta in mano e continua a fare il direttore d’orchestra senza sentire musica, perché lui nel suo silenzio è già uno strumento musicale; l’imperatore Nerone, che è stato il più amato e allo stesso tempo il più odiato imperatore dei romani, per aver causato l’incendio di Roma, fugge inseguito da sua madre Agrippina che con la scopa in mano rincorre il figlio incendiario per continuare a colpirlo; infine c’è Petrarca che cerca ancora la sua Laura con le trecce morbide sull’affannoso petto.»

Esclamai: «Mamma mia! Cosa mi dici!  Per questo vieni qui! Tu non sei sola come tutti credono, ma in compagnia di personaggi incredibili. Dimmi… anche i tuoi figli riescono a vedere qualcosa?»

«No! Non credo. Questo è un dono, che appartiene ad alcune persone sensibili, la cui anima che va oltre la sensibilità comune.»

Impaziente di capire chiesi: «Ma come si fa ad avere questa sensibilità rara?»

«Si nasce! Poi a un certo momento della vita senti dentro un richiamo che t’invita ad allontanarti da tutti per cercare te stessa. Solo raggiunto questo traguardo cominci ad avvertire dei suoni, scorgi immagini che si accavallano e che piano piano si focalizzeranno nella memoria con la volontà di vederci chiaro.»

Quel giorno particolare vive dentro di me, limpido e incollato nel ricordo di aver conosciuto una persona che, oltre l’immaginario, è stata per la mia fanciullezza una persona speciale che mi ha spinta a non smettere di sognare, perché attraverso i sogni si raggiunge l’impossibile, il desiderio e la speranza si riaccendono per darci la forza di andare avanti fino alla fine del mondo. Io non sono mai riuscita a vedere le cose e i personaggi da lei descritti, però è come se lo avessi fatto: attraverso i suoi occhi ho visto quello che lei vedeva.

Il suo amore verso la natura ancora oggi mi commuove, quando ricordo quel periodo ricco di fantasia che solo una mente speciale come Marta è riuscita a darmi; quella purificazione necessaria a proseguire questo viaggio da sola senza di lei.

Per mesi rimanemmo tranquille a improvvisare e sognare l’impossibile, ma tutto questo a un certo punto finì: per qualche oscura ragione, di Marta non si seppe più nulla. A giorni alterni mi assentavo da casa per recarmi al solito posto, ma lei non veniva per consolare il mio pianto, che non dava segno di fermarsi. Uno di quei giorni, a oscurità inoltrata, ritornai dalla mia famiglia che era lì in pensiero per la mia assenza prolungata oltre l’orario prestabilito.

Mamma e papà, con gli occhi spalancati, mi chiesero la ragione delle mie lacrime. Risposi di essere triste per la mia amica Marta che sembrava essere svanita: «Qualcuno sa dirmi cosa è successo?» domandai.

«Certo! Sappiamo che Marta con la sua famiglia si è trasferita in un’altra città lontana. Suo marito ha accettato una proposta di lavoro importante per tutti loro. Tu non ti devi preoccupare per Marta: lei, con il suo temperamento e la sua particolare genialità, si farà apprezzare in qualsiasi luogo.»

   «Ma… come, è andata via senza salutarmi, lei che mi ha sempre detto di volermi bene? … Perché mi ha fatto questo?!»

Mia madre, stranamente, si avvicinò e, nel baciarmi per consolarmi, mi disse: “Bambina mia, le sorprese non finiscono mai… Non disperare, un giorno si farà rivedere o sentire, e tornerete a essere amiche.»

Sono passati molti anni dalla sua scomparsa…  Ma non dal mio cuore che continua ad amarla per la sua stranezza peculiare. So bene di non aver incontrato mai più una persona che mi ricordasse il suo sorriso. Non sentii più la sua voce inconfondibile danzare nell’aria, la sua melodia preziosa rimuovere le foglie per echeggiare e diffondersi, per attaccarsi nella memoria di chi, come me, non riesce a scordarla.

Confesso che, nonostante Marta non venisse più nel bosco, più volte tornai per sentirla vicina in qualche modo, come accadde quel pomeriggio con il sole amico che filtrava tra la siepe e gli alberi ondeggianti. Mi sembrò di vederla in compagnia di poeti e sofisti intenti a raccontarle leggende legate a eventi che hanno lasciato il segno. La meraviglia mi regalò pochi attimi di gioia, e devo ammettere che in quel momento io mi sentii Marta.

Ho imparato che la diversità è un valore aggiunto, che le cose strane fanno parte della nostra esistenza e anche oltre. Nulla è sbagliato, e tutto può entrare a far parte della logica se accettato dalla ragione che, illuminata dal cuore, non risparmia di suggerirci la via del bene

Momenti letterari: Claudia Filippini: “La dritta schiena”, a cura di Vincenzo Calò

Claudia Filippini…

Nata a Roma nel 1951. Autrice profonda e a volte spigolosa, ma sempre fedele a se stessa. Imprenditrice in diverse realtà, compresa la fondazione di un giornale. Pittrice per decenni e artista eclettica, in poche parole: una donna vera. Nel 2018 è cofondatrice della PlaceBook Publishing insieme a Fabio Pedrazzi. Ha pubblicato:
Un gazebo pieno di nuvole, 2018
La dritta schiena, 2021
L’area grigia, Città in Giallo, 2021
I segreti nel cassetto, Città in Giallo, 2021
L’uomo e il cane, Città in Giallo, 2021
La donna perfetta, Città in Giallo, 2021
Sotto l’asfalto, Città in Giallo, 2021
Tra le pieghe dell’anima, Città in Giallo, 2022
Il sole non sorgerà, Città in Giallo, 2022.

  • Dimmi un po’ Claudia, ma non ci si stanca mai di mettersi in discussione?
  • Se una persona vuole fare un percorso di crescita, non può stancarsi di mettersi in discussione. Ognuno di noi non è la stessa persona rispetto a ieri o a domani, quindi il mettersi in discussione è accettarsi per quello che si è in un dato momento, magari constatando che è diverso rispetto al passato.
  • Come raffigureresti l’onestà intellettuale? Ciò richiede sia l’istinto che il raziocinio, e se sì in che percentuali?
  • Ciò non richiede nessuno di tutti e due. Si tratta di rispetto verso il Prossimo nel non distorcere le parole o i vissuti per sostenere la propria versione o la propria opinione. Vuol dire rispettare, anche in un momento di disaccordo, i punti fragili dell’altro. E questo, francamente, non fa parte di me.
  • C’è ancora qualcosa per cui non ci può essere alcun tipo di giustificazione (con buona pace dei giallisti?)?
  • Da una causa scaturisce un effetto. Più che giustificare direi capire la ragione per cui una persona possa aver agito in un determinato modo. Da qui ad assolvere un individuo per quello che ha fatto, ce ne passa. L’opinione dello scrittore può essere differente da quella del lettore. A volte il cattivo non è così cattivo come il buono può essere visto come figura negativa.
  • In quale fase compositiva un giallista si diverte maggiormente, a differenza di altri generi di scrittura qui conta di più o di meno il fare ordine tra le idee?
  • Il giallista è uno scrittore che deve prevedere ogni cosa e non può dare troppo spazio alla fantasia se non nella fase descrittiva delle scene dove si parla per esempio del tempo atmosferico, o nella descrizione fisica del personaggio… basta che corrispondano a veridicità. Nessuna cosa deve essere messa lì a caso, altrimenti si rischia di scrivere delle castronerie. Dove il giallista si diverte di più? Quando architetta il crimine, sempre con veridicità e competenza.
  • Claudia Filippini è Miriam Ricciardi in buona sostanza?
  • In ogni romanzo lo scrittore mette una parte del proprio vissuto. Anche inconsapevolmente. D’altronde non potrebbe essere altrimenti.
  • Un affetto per conquistarlo va smarrito?
  • Se parliamo della sfera dei sentimenti, questa è un caleidoscopio di sensazioni dove una può essere il contrario dell’altra. Non c’è una regola fissa.
  • La costituzione di una saga attrae inevitabilmente il lettore?
  • Dipende dall’abilità dello scrittore. Se il lettore si affeziona ai personaggi, allora vuol dire che lo scrittore è stato bravo.
  • Gestire una casa editrice si sta rivelando sempre più una missione impossibile?
  • Lo è stato fin dall’inizio come per ogni attività che qualcuno intraprende. Quando si ha a che fare con il materiale umano, e nel nostro caso mettiamo mano a qualcosa che scaturisce dal profondo dell’anima di uno scrittore, ci vuole molto equilibrio, lungimiranza e attenzione specialmente nel valutare le opere che ti arrivano. Per non parlare dei rapporti umani.

… La dritta schiena
Grazie all’autrice vibrano narrativamente un patrimonio indesiderato per chi lo poteva possedere per discendenza; una raccolta sigillata d’intime confessioni consumata dal passare del tempo ma che non si darà per persa; e una dimora extraurbana, col territorio toscano a contornarla.
Ma soprattutto all’orizzonte persevera un arcano pressoché sibillino, vago; che, adagio adagio, si accentuerà.
Trattasi di un giallo dalla non univoca chiave interpretativa, per accedere alle esperienze che prova il personaggio cardine, ossia Miriam Ricciardi.
Già, lei e la sua dedizione nell’informare sull’agone criminale, fedele professionalmente a uno dei più seguiti quotidiani australiani; presa dalle pagine del diario di un caro affetto non vissuto, dovendo sottostare volenti o nolenti al destino.
La Filippini contorce fili amorevoli (perché capita di fissare pur inconsciamente degli appuntamenti con la vita), conducendo tutti coloro che apriranno il libro dentro un canale passionale di volta in volta con rapida scioltezza, verso la fine… ma attenzione, è solo il primo atto dei tre di questa storia che non può fare assolutamente a meno della figura di Miriam Ricciardi. A CURA DI VINCENZO CALO’

Di rosso e di luce, di Valeria Corciolani

Titolo: Di rosso e di luce

Autore: Valeria Corciolani

Editore: Rizzoli

 ROBERTO IOVACCHINI

Autore: Valeria Corciolani

Editore: Rizzoli

Una preziosa statuetta scompare dalla residenza di un ricco collezionista, insieme ad alcuni preziosi manoscritti medioevali. La scoperta del furto avviene durante una serata in cui era presente come invitata Edna Silvera, storica dell’arte e restauratrice in pensione.

Edna non può tirarsi indietro e per indagare forma una squadra variegata con una sua ex alunna in cui non era molto in sintonia, un vicino di casa esperto di informatica, il derubato stesso ed il fratello. Le indagini saranno lunghe e dispendiose, per arrivare ad una conclusione imprevedibile.

Il romanzo mescola la trama gialla e le indagini con le vicende della vita privata dei protagonisti, che si mostrano in tutti i loro limiti e difetti, descritti con humor gentile e raffinato. L’ambientazione in Liguria ci regala il mare stupendo, i paesaggi dell’entroterra, i vini e la cucina locale. I gialli italiani ci hanno abituato ad investigatori improvvisati provenienti dalle professioni più varie, Edna Silvera, esperta d’arte dal carattere difficile, offre la possibilità di trattare di arte in modo informale ma non per questo poco interessante. Come i riferimenti alla ricerca del Santo Graal, ossia il Sangue Reale, la discendenza diretta da Gesù dei figli di Maria Maddalena, sbarcata in Provenza fuggendo dalla Palestina o come il riferimento all’opera di Jacopo da Varazze, Vescovo di Genova, autore della “Legenda Aurea” che ancora oggi è un riferimento fondamentale per interpretare l’iconografia di opere pittoriche di arte sacra e gli spunti di tecnica alchemica per la produzione dei colori nell’antichità. Tanti dotti riferimenti inseriti con misura che non appesantiscono la lettura ma possono suscitare una benefica curiosità per dare inizio a letture meno brillanti ma di indubbio interesse. Un libro interessante per i riferimenti culturali, accattivante per l’ambientazione e la trama, divertente per i personaggi fuori dagli schemi.

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La rete Ksenofont

La rete Ksenofont

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Titolo: La rete Ksenofont
Autore: Piernicola Silvis
Editore: SEM
 

Questo libro è stato pubblicato nel 2019 da SEM in ebook, ma la prima edizione risale al 2010, con il titolo “Gli anni nascosti”. Un romanzo di fantapolitica, con protagonisti personaggi nei quali non sarà difficile riconoscere alcuni degli uomini politici che hanno fatto la storia d’Italia, ambientato tra il dopo guerra e gli anni 90. E’ la storia recente d’Italia, riscritta svelando il dietro le quinte di tanti eventi che ancora oggi destano dubbi ed interrogativi, come Il referendum tra Repubblica e Monarchia, il sequestro della nave da crociera Achille Lauro, il quasi scontro armato tra esercito USA e Carabinieri a Sigonella, l’indagine di Mani Pulite, l’aereo precipitato ad Ustica, le azioni delle brigate rosse e molto altro. I vertici dello stato sono occupati da personaggi ambigui, c’è una organizzazione con politici, imprenditori e militari che vorrebbe organizzare un colpo di stato, poteri occulti e malavitosi trattano con i vertici politici per orientare a loro favore l’azione di governo. I golpisti si affidano ad un appartenente alla Gladio, la famigerata organizzazione clandestina paramilitare, promossa dalla Cia per contrastare la possibile invasione in Occidente da parte dell’Unione Sovietica, per organizzare il colpo di stato nei minimi dettagli. Ma c’è qualcuno nei Servizi Segreti che vuole che l’Italia resti un paese libero.

Una storia avvincente, verosimile, che richiama molti dei sospetti che da sempre accompagnano le versioni ufficiali di molti dei fatti raccontati. Piernicola Silvis conferma le sue doti di scrittore con un thriller fantapolitico di grande interesse ed attualità. L’autore è un ex dirigente della polizia, ex questore, di sicuro ha conoscenza diretta di tante verità che non possono essere raccontate, ci ha voluto svelare una parte di verità oppure ci ha regalato sono una storia immaginaria? Il libro lascia irrisolto questo interrogativo.

“Fiabe del niente e del mondo”: l’esordio poetico del giovane torinese Francesco Prioli con l’encomio di Alessandro Quasimodo

“Fiabe del niente e del mondo”: l’esordio poetico del giovane torinese Francesco Prioli con l’encomio di Alessandro Quasimodo

Il giovane poeta frequenta il primo anno della Scuola Holden

Incoraggiante esordio per il giovanissimo autore torinese Francesco Prioli (classe 2001), che si affaccia al mondo poetico con il libro d’esordio “Fiabe del niente e del mondo”, editato dalla Aletti nella collana “Le Perle”, con prefazione del maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo.

Prioli ha passato buona parte della sua vita con carta e penna tra le mani e il fido zaino in spalla, si legge nel testo riportato nel retro di copertina. Da quando ha imparato a scrivere non ha più smesso. Ha coltivato in particolare la passione per la poesia durante gli studi classici presso il Liceo Classico Bodoni di Saluzzo ed attualmente continua la sua formazione, nel campo della scrittura, frequentando il primo anno della Scuola Holden di Torino. 

Ma qual è il mondo rappresentato da Francesco nei propri versi? Quale realtà emerge dai testi, da queste «canzoni mormorate sul pullman verso scuola o al tavolo di un bar»? 

«Le “Fiabe del niente e del mondo” sono i racconti di un menestrello che si trova a far fronte al moderno nichilismo, col quale combatte e instaura una buffa storia d’amore – confida il giovane nell’introduzione scritta per i lettori, soffermandosi anche sul significato del titolo -. Le “Fiabe del niente e del mondo” sono mondo perché innamorate di un lancinante impressionismo dell’animo e sono niente perché si rivolgono alla filosofia, al fumo, alla silenziosa e crudele volta celeste: sono mondo perché sono dettagli irrilevanti e bellissimi, sono dei quadri fini a sé stessi e struggentemente romantici; sono niente perché sono le parole inventate delle stelle lontane».

Lo spessore intellettuale di Prioli è lampante già da queste brevi frasi, così come la sua consistenza poetica, che gli ha fatto maturare importanti riconoscimenti, qualificandosi tra i vincitori dei concorsi di poesia “Imbookiamoci”, indetto dal Sistema Bibliotecario di Fossano, Saluzzo e Savigliano, e “Engel Von Bergeiche”, indetto dall’omonima associazione culturale di Castelfranco Emilia. 

L’universo di Prioli è “uno sfondo vibrante di suggestioni e vaghe presenze”, secondo il critico letterario e regista teatrale Alessandro Quasimodo, che è stato conquistato dalla profondità della poetica del giovane. «L’opera di Francesco Prioli nasce dal desiderio di conoscere eventi, emozioni, magari marginali, osservando il mondo circostante, anche se “gli astri sono immobili”». 

Ed è proprio quel sano affanno di conoscenza, tipico della gioventù, che dovremmo imparare a conservare col passare degli anni e che emerge con forza dalla raccolta poetica. Una peculiarità che fa, di questo libro, una speciale lettura per ogni fascia d’età.

L’artista Alessia Pignatelli prende in carico un’intera collana editoriale di medicina

Milano:L’artista Alessia Pignatelli prende in carico un’intera collana editoriale di medicina

Si tratta di pregiati libri universitari caratterizzati da una dettagliata e curata contenutistica scientifica e medica e mediante la prima dispensa realizzata con il quadro “L’incontro” di Alessia Pignatelli, i laureandi della Bocconi di Milano ne apprendono un percorso di crescita intellettiva e formativa sulle attività prescelte.

Attraverso un tracciato sensoriale realizzato accuratamente dall’artista Alessia Pignatelli, è stata attribuita ad ogni copertina una sua opera d’arte, creando una colleganza analitica e filosofica che, ben descritta dalla pittrice all’interno di ogni volume, crea una completezza pluriconcettuale sulle analisi delle materie trattate.

Inoltre, vi è riportata all’interno di ogni libro anche la sua personale biografia. I sette volumi, sono editi dall’editoria BookTribu per la piattaforma del settore education technology di TeachCorner e l’artista Alessia Pignatelli in qualità di curatrice grafica editoriale, pittrice e scrittrice, ha elaborato le grafiche delle copertine con l’inserimento dei suoi quadri: “L’incontro, L’unione, Il flusso della cultura, Il germoglio della consapevolezza, Sorgente di luce, Il bagliore della speranza e Voglia d’evoluzione” infondendo al progetto delle costruzioni insolite che coinvolgono l’arte pittorica su cognizioni ottiche davvero interessanti e originali.

PERCEZIONE, di Silvia De Angelis (Roma)

Focale percezione

dentro le mura astratte delle mie ciglia.

Accentua inaspettate forme nel pensiero

ribaltando un azzurro sotterfugio

in una profetizzante incandescenza

sui cardini della pelle.

Sembra quasi mirare

a un doloroso flagello.

Traverserà

il torace fiaccato

da un disavanzo della soglia

impreparata a spianare

le piaghe di un’ombra d’amore

che discosti la mano alla luna…

@Silvia De Angelis 2021

“Una questione di matematica”, di Salvatore Scalisi

Parker si sveglia di soprassalto. Il detective, disteso supino sul letto, non impiega molto a capire che si è trattato di un incubo, molto simile a quelli avuti in passato, con la sola differenza che questa volta il mostruoso insetto ha un nome e un volto: la sua ex professoressa di matematica. Il destino non è benevolo nei suoi confronti, mettendogli sulla strada una figura tanto lontana nel tempo e alquanto deleteria nella sua metamorfosi. Il detective pensa che al momento non è il caso, visto l’ora, di soffermarsi troppo sull’argomento e così, dopo aver guardato Norah al suo fianco che dorme beatamente, socchiude gli occhi provando a riaddormentarsi.

***

Alla fine è riuscito con fatica a riprendere il sonno, ma il risveglio non è tra i più felici; affrontare la giornata lavorativa dopo una notte da incubo non è il massimo che ci si può aspettare, quindi è opportuno rimboccarsi le maniche e tuffarsi nella quotidianità. Il lavoro è lavoro, ma darsi un appuntamento fuori dal centro abitato e in un posto isolato, all’interno di un piccolo casolare, è quanto meno insolito.

– Mi scusi per il luogo … – dice l’uomo, un distinto cinquantenne, con un’aria frastornata.

– Be’, non fa nulla – risponde Parker.

– Spero che non mi abbiano seguito. –

Parker l’osserva attonito.

– Di chi parla? –

– Dei miei nemici, i mostri. –

L’espressione del detective si fa sempre più perplessa.

– Mi faccia capire, chi sarebbero i nemici, i mostri come li chiama lei? –

– Sono dei mostri, che lei ci creda o no. –

Parker ha un gesto di incredulità.

– Non metto in dubbio la sua buona fede, ma io su questo argomento ho già i miei problemi … –

– Anche lei è perseguitato dai mostri? –

– In qualche modo, sì … mi dica piuttosto in cosa posso aiutarla. –

– Ad allontanarli e abbatterli se necessario. –

– Di chi sta parlando? –

– Dei mostri, naturalmente. È questo l’aiuto di cui ho bisogno, liberarmi da essi. Non so quanti siano, uno, due, forse tre o magari molti di più. –

– Ci risiamo … – si lascia sfuggire Parker.

– Cosa? – replica l’uomo.

– No, nulla, solo pensieri … senta, credo che lei abbia sbagliato persona, glielo dico con sincerità, io non posso darle nessun aiuto, sono un investigatore privato e non uno sterminatore di mostri. –

– La pagherò profumatamente. –

– Non è questione di denaro, ma di competenze, ed io ne ho abbastanza di mostri, alieni e quant’altro; perché è di questo che stiamo parlando, giusto? –

– Non lo so … –

– Ecco, tutto ritorna, io non sono adatto per questo tipo di lavoro e non posso darle nessun consiglio in merito se non di non perdere tempo inutilmente con me. Le auguro buona fortuna – dice Parker in procinto di porre fine alla conversazione.

– Lei non è tipo di tirarsi indietro, almeno da quello che ne so, perché dovrebbe farlo proprio con me? –

– Da qualche parte bisogna pur iniziare, ed è toccato a lei, mi dispiace. –

– Potrebbe pentirsene … la mia vita è in pericolo. –

– No, non ci casco, questo è un ricatto vero e proprio. Nulla di personale, mettiamola così, diciamo che sono strapieno di impegni e di conseguenza non sarei per lei un buon investimento. La ringrazio per la fiducia, augurandole nuovamente buona fortuna. –

NECESSITA’ DI PRECE, Silvia De Angelis

NECESSITA’ DI PRECE00

Una postura primordiale

nella modalità d’impronte spirituali

concretizza l’urgenza

d’impaginare preci.

Nel preludio di mancati alfabeti

su falsariga d’un cantico emotivo

traboccano istanze

stimolate da un travaglio

oltre il rantolo d’universo

nel rituale effetto logico d’un’illusione

galleggiante nel vuoto

@Silvia De Angelis

https://quandolamentesisveste.wordpress.com/

IL POMO DELLA DISCORDIA – brevi riflessioni su un mito classico, di Antonino Salsone

IL POMO DELLA DISCORDIA – brevi riflessioni su un mito classico.

Il mito sul “pomo della discordia” è davvero affascinante: alle nozze di Teti e Peleo non venne invitata Eris, la dea della discordia, che per vendicarsi dell’offesa subita si presentò comunque al banchetto e gettò in mezzo agli invitati una mela d’oro da destinarsi alla più bella delle convitate.

Atena, Era e Afrodite, che litigarono fra loro ciascuna vantando la superiorità della propria bellezza, finalmente si accordarono affinché la dorata meraviglia fosse assegnata da un giudice imparziale, il principe troiano Paride. Il giovane scelse Afrodite e da quel momento in poi una profonda discordia divise le tre dee e portò alla rovina di Troia.

Il mito greco tratta la discordia, cioè il comportamento di chi, con subdola consapevolezza e unicamente per soddisfare i propri fini egoistici o della propria ristretta cerchia, o, peggio ancora, per saziare la famelica invidia che è innaturalmente provata da chi vive nell’odio verso chi vive nell’amore e nell’armonia, vuole dividere, disunire, smembrare, insomma vuole portare il contrasto.

La storia è maestra nel descrivere i tanti volti della discordia: nei tempi passati i regnanti usavano portare la divisione tra i nobili promettendo ai più poveri di spirito tra essi, diamanti, oro e argento, feudi sempre più vasti e titoli sempre più altisonanti. Filippo il Macedone e Luigi XI di Francia, ad esempio, facevano largo uso della discordia (quest’ultimo amava dire “diviser pour règner”). E i nobili non arguti e non illuminati ci cascavano, si dividevano e si combattevano. Così il regnante poteva continuare a regnare.

Persino la Chiesa e gli ordini cavallereschi facevano largo uso di porpore, tuniche, medaglie, grembiali e altri ammennicoli attrattivi per concupire l’ego del malcapitato e acquistarne docilmente l’accondiscendenza e la fedeltà.

La discordia, purtroppo, continua a serpeggiare tra gli uomini e conserva la sua forza corruttrice pure nel nostro tempo. Miete le sue vittime anche nelle famiglie, travolgendo i legami di sangue, di amicizia e di idee, dividendo i figli dai genitori e i fratelli dai fratelli, ingannando gli amici e facendoli divenire nemici.

Chi la porta lo fa con subdola consapevolezza per continuare a regnare, mentre chi la subisce non si accorge che si tratta solo di un misero pomo e di nient’altro.

Ma gli dei furono magnanimi e assieme al veleno crearono anche l’antidoto.

L’amore e la saggezza di Zeus donarono ad Ares e Afrodite una figlia, Harmonìa, la dea della concordia e dell’armonia. E di questo dono – antidoto l’Uomo, se vuole, può berne a sazietà. Così facendo può giovarsi dell’energia feconda che la dea effonde, può lavorare e plasmare la propria coscienza, può rendere il proprio animo insensibile al richiamo delle mortifere sirene, può difendere la propria dignità rifiutando il dono velenoso e, sopra a tutto, può restare unito ai propri compagni di viaggio (genitori, fratelli, amici, compagni di ideali) con i quali, sino all’arrivo della discordia, ha vissuto in pace, unità e amore.

Di fronte a una falange di Uomini legati tra loro da sentimenti granitici di unità e armonia la discordia nulla può ed Eris è destinata alla sconfitta.

FOGLIE, Augusta Del Corso

FOGLIE, Augusta Del Corso

FOGLIE

L’estate al mio paese

li ritrovavo tutti

a rotolarci 

nel granturco sgranato

a correre nel viola

odoroso di trifoglio…

sotto la luna a spannocchiare

al suono vagabondo di un’armonica.

Ma il vento bussa a cancellare

voci, sembianze, colori.

E’ il vento che porta

lontano le foglie…

non sa giocare

ma striscia

lungo i muri la notte,

senza lasciar traccia

se non lo schiaffo

gelido, sorpreso

che non dà scampo

un mulinello,

un soffio più freddo

che reca lo schiocco

di porte sbattute

nello scippo

d’un ora inattesa.

Foglie schiacciate

sui vetri appannati

ma solo per poco

che lasciano il dubbio

d’averle mai viste.

Soffio di foglie

nell’ultimo volo

che le disperde…

frantumi, ricordi,

fantasmi, ostaggi del vento…

Foglie…

Soltanto foglie…

Augusta Elena Del Corso

22 Settembre 2022

Diritti Riservati

Gira la luna e gira il sole, Franco Bonvini

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Gira la luna e gira il sole

 franco bonvini  cazzate varie  21 settembre 2022 

Passano immagini in questi occhi d’allora
viste più volte e riviste più ancora
non mille non una ma mille e una.
E’ questo cielo così grigio e spoglio
questo cielo di settembre che fa da foglio
ci metto un prato, e un agrifoglio
e poi anche tutto quello che voglio.
E gira il sole da sinistra a destra
finche fa buio alla finestra
ci metto le stelle, la luna e un soffitto
e sotto il soffitto un silenzio zitto.
E gira la luna, da sinistra a destra
tornerà il sole alla finestra
nel prato c’è il sole, e l’agrifoglio
spero soltanto che quella che voglio
si sdrai al sole e non sull’agrifoglio.

Anime di luce, Franco Bonvini

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Anime di luce

 franco bonvini  Pensieri  21 settembre 2022 

Non come ombra alla finestra appare
ma come lama di luce accesa in cielo
e tu passi lento sotto a quel cielo
da cui cade freddo tutto l’agosto appena passato.
Ci puoi vedere una promessa d’ inverno e di neve
mentre gli amanti promettono una nuova estate.
E intanto l’ aria si riempe di schizzi bianchi
nel cielo mutevole dal grigio al bianco
la luce vibra come piccole ali
c’è un gran caldo intorno e niente altro
nemmeno io
nemmeno tu
soltanto Noi e un felice pensiero.
E ad ogni lama di luce appare,
quel che non si vede appare
Come quel che invece si vede
lentamente scompare.
Si resta così, nudi sotto a quel cielo
da cui cade freddo tutto l’ agosto passato.
Potremmo guardare il fiume dal bosco o il bosco nel fiume
dico sotto a quel cielo
attraverso le nebbie che fanno le nuvole, dici
poi scendere leggeri verso la riva.
Potremmo scendere da quella scaletta, dico sotto quel cielo
e arrivare davanti all’acqua, dici, e amarsi alla fine di quel sentiero.
Davanti alle pace delle onde inquiete
tra la nostra stella e la luna
Lì, dove le rocce si scuriscono in rifugi di buio
Lì dove si alza il silenzio buono
quello che contiene speranze e sogni.
Potremmo aspettare la sera, dici
e addormentarci come bimbi, dico
in un felice pensiero che è più di un rifugio di buio.

Qualcosa di meglio della gioia, Franco Bonvini

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Qualcosa di meglio della gioia

 franco bonvini  Pensieri  24 agosto 2022

Certo che l’uomo è strano
quando deve restare vuol tornare
quando deve tornare vuol restare.
E intanto il posto più bello al mondo non lo si trova mai
che chissà dov’è o quand’è
forse è un abisso di stupore senza la paura di morirci dentro.
Qualcosa di meglio della gioia.

Thank you Olga

Thank you Olga

I am extremely grateful for this review of my book, The Peaceful Village. A heartfelt thank you to OlgaNM and Rosie’s Book Review Team. From AMAZON U.K. OlgaNM 5.0 out of 5 stars *****A heartfelt homage and a very timely reminder of the fragility of peace Reviewed in the United Kingdom on 20 July 2022 […]Thank yo

https://wuotto.wordpress.com/2022/09/20/thank-you-olga/

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TORNEREMO, Augusta Del Corso

TORNEREMO

Torneremo a sera

a vivere le piazze

ed i giardini…

Sorriderà la luna

ai bimbi addormentati

e un vento fresco

s’alzerà leggero

scorrendo sopra i tetti

e tra le case…

e dai balconi, vicoli e cortili…

tra le case e gli orti

tornerà l’aria di musiche e canzoni.

Sarà un trionfo di zagare e limoni

posato in mezzo alla tovaglia

della festa….

Augusta Elena Del Corso

13 Settembre 2022

Diritti Riservati

FORSE… DOMANI… Augusta Del Corso

FORSE… DOMANI…

Soffro le sere

deserte delle cose

in cui non ti ritrovo…

scruto il silenzio

costretto in questo vuoto

che non t’aspetta…

ascolto il tempo

mentre solleva i lembi

d’una felicità fatta di cocci

da stringere nel pugno

tanto da farmi male…

Immagino di te rovesci d’ombra

che chiudi nello sguardo…

il tuo tacere…il tuo guardare

un brivido subito spento

quando malinconia conduce

dove s’è spento il sole…

Ora non scrivo più.

Il tuo profilo l’ha cancellato il tempo…

Il tuo nome in un fiato :

forse… domani.

Augusta Elena Del Corso

14 Settembre 2022

Diritti Riservati

“L’ ULTIMO AFFONDO”, Augusta Del Corso

“L’ ULTIMO AFFONDO”

Io non sogno di terre lontane

e d’esotiche genti ,

in mente ho solo un paese…

il cadenzato dire della gente

è voce di mia madre…

… Saliva cantando la scala ,

bacile in gioco sulla crocchia bruna ,

il viso perlato di sudore e gocce d’acqua…

E sogno , madre mia prima

del nostro tempo insieme …

non so perché solo questo

e non altro alle mie spalle…

Ti vedo nell’aura di luce del balcone ,

con ansia chinare la testa

cui m’attirava scarna la tua mano

a leggermi più dentro

i piccoli tormenti giovanili…

Taceste al mio andare

quasi senza avvertire…

colpo d’ala improvviso

da spingere lontano il mio fuggire,

più di quanto lo possa la smania

di spazi infiniti….

così vi rammento ,

di me rimpianto mai consumato…

E penso a te , terra mia

fragranze di fieno e di mare

e folli corse alla marina

fra tigli e canti di cicale…

mia terra ferita e ripudiata

è non aver capito allora

che ora mi porta l’ultimo affondo.

Augusta Elena Del Corso

16 Settembre 2022

Diritti Riservati –

IL RESPIRO DEL CIELO, Augusta Del Corso

IL RESPIRO DEL CIELO

Non aspettare…ritrovalo tu

il leggero respiro del cielo…

il profumo dei fiordalisi

nel grano maturo di sole…

la voglia d’un giorno diverso.

Trovalo il mio abbraccio

il mio desiderio di te…

il tenero velluto

d’una tua carezza.

Trovami che mi sono perduta.

In qualche luogo che non ricordo più

s’ è smarrito il mio piacere

d’una corsa nel verde…

addormentarmi al tepore d’un camino

che sfrigola pian piano…

mentre sottovoce mi sussurri una canzone…

Cercami…

che ho solo bisogno di te.

Augusta Elena Del Corso

17 settembre 2022

Diritti Riservati-