“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
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L’Infinito è un’avventura della mente.
Il poeta è sopra un colle e c’è una siepe che gli impedisce di vedere oltre. Ma è proprio questo ostacolo a permettergli di immaginare cosa c’è aldilà.
Verso dopo verso lo sgomento lascia spazio alla dolcezza e il limite visivo diventa un’opportunità per andare oltre usando l’immaginazione.
L’Infinito è una esperienza intima a cui il poeta di Recanati si abbandona, ben rappresentata nei versi “… tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
L’immaginazione, essendo un’attività dell’intelletto, non puó essere impedita da un limite fisico. Dunque, facendola divenire il proprio costume di vita, senza peró disancorarla dalla banchina delle virtù e della misura, l’Uomo, se è coraggioso, se ha la forza di nuotare tra i tumultuosi flutti delle avversità che agitano il mare della vita e se possiede i doni dell’intelletto, dell’intuito e dell’equilibrio, puó veramente andare oltre e portare nella realtà ció che ha visto al di là della siepe.
“Un’antica leggenda indiana narra che un Serpente senza scrupoli, individuata una Lucciola, iniziò a seguirla con l’intento di nutrirsene. La piccola creatura, in preda alla paura, cercò in tutti i modi di sfuggire alla cattura, finché, dopo tre giorni di persecuzione, allo stremo delle forze, decise di porre fine ad un’insostenibile agonia, affrontando il proprio destino. Fermatasi davanti al suo carnefice, prima che potesse avventarsi sul suo corpo, gli chiese di rispondere a 3 interrogativi.
– Non è mia abitudine dare risposte al mio “pasto”, tuttavia, con te, farò un’eccezione – esclamò la serpe affamata.
– Appartengo alla tua catena alimentare? – fu il primo quesito.
– No – la risposta secca.
– Ti ho fatto qualcosa di male? – il secondo.
– No, assolutamente no! – continuò a rispondere.
– Spiegami, allora, perché vuoi divorarmi? – incalzò, la Lucciola, con il terzo.
– Non posso sopportare il tuo brillare! – concluse la serpe, ponendo fine alla sua vita”.
La morale di questa leggenda orientale è chiara. Il serpente rappresenta l’invidia che avvolge l’uomo in una velenosa spirale allorchè, in relazione ad un bene o ad una qualità posseduta da un altro uomo (la luce, rappresentata dalla lucciola), si insinua nel suo animo il dispiacere, che può trasformarsi anche in astio, prima, e in odio, poi, di non possedere anche lui quel bene o quella qualità. Tanto da desiderare il male di colui che lo possiede e fare che ció accada.
Questa è l’Invidia, uno dei sette vizi capitali!
A ciascun uomo spetta liberamente scegliere se, nei rapporti con il proprio simile, vuole essere serpente o lucciola.
Io ho scelto: desidero essere la lucciola perchè non voglio che nella mia coscienza dimori il peso insostenibile di essere stato serpe verso un altro uomo.
Parlare, leggere, scrivere, pensare, sono quattro tappe in ascesa verso una vetta.
Parlare si è capaci presto e molti si fermano a quel punto, facendo spesso scadere la parola nella chiacchiera.
Segue un secondo impegno, il leggere, non praticato da molti ma utile per arricchire cuore e mente.
Puó poi subentrare in alcuni la scrittura di testi, atto importante per offrire ad altri il frutto della parola, della lettura e della conoscenza.
Decisiva è peró l’ultima tappa verso l’apice della piramide, il pensare: molti parlano, leggono e scrivono con un sostanziale vuoto di idee o contrabbandano solo dei luoghi comuni e delle banalità.
Il pensare autentico è, invece, elaborazione, esplorazione, introspezione, scavo in profondità per scoprire il mistero che è in noi e ci avvolge.
Le quattro operazioni della mente, tutte necessarie, sono dunque la parola, la lettura, la scrittura e il pensiero.
Ma, senza l’ultima, le altre si afflosciano, e i grandi maestri sono quelli che hanno messo in pratica il detto dei “Pensieri” di Pascal: “Impegnarsi a pensare bene è il principio della morale”.
Per essere uomini liberi, consapevoli e senzienti bisogna salire in cima alla piramide e pensare, perchè solo pensando e facendo della morale il proprio costume di vita si puó scegliere bene.
Veronica Scano vive a Cagliari dal 1978, sua città natale.
Figlia d’arte, il padre Franco Scano poeta e pioniere del TAEKWONDO del panorama Sardo nei primi anni Settanta. Pronipote d’arte, Francesco Atzeni scrittore poeta e benefattore. A lui dedicata una piazza nella sua ador- ata Gon nosfanadiga. Taekwondoka Maestra Illustratrice Poeta Pittrice Creativ Artist Designer. Imprenditrice del brand di t-shirt Artmea nato e svilupattosi – in pan demia avvenuto grazie a un risveglio interiore di luce e naturalità dell’essere. Orfana di padre all’età di undici anni e vedova all’età di 42 anni, decide di ricominciare una nuova vita creando dalle sue originarie passioni la pittura e la scrittura una rinascita. Con l’adorato figlio Filippo e un ritrovato Amore si dedica a ciò che la fa stare bene, l’Arte. Il cambiamento è vita. L’autrice lo esprime attraverso le sue mani e la sua creatività che utilizza come strumento di condivisione e come – prose guo della propria anima. Frequenta assiduamente la Galleria d’arte Il Colore di Ignazio Cabras, partecipando attivamente a varie collettive di pittura. Con l’artista sardo Archimede Scarpa frequenta con curiosità e impegno un corso di acquerello che le apre la porta nei primi anni del duemila per il suo – labora torio d’arte a Cagliari. Nel 2020 frequenta un corso di pittura botanica sarda della pittrice Maria Cristina Zara. All’interno delle più diverse esperienze lavorative vince svariati premi di pittura e poesia. Tra le ultime collettive di pittura la ritroviamo – impe gnata nel Salotto Dell’Arte di Silvana Belvisi Cagliari, 2015. Attraverso un percorso di consapevolezza e Naturopatia realizza la sua prima Personale di Pittura nel settembre 2020, Cagliari, anno della Riconciliazione e della Rinascita.
Artmea «la mia arte» in Sardo. Inseritosi a pieno ritmo nel mercato locale Artmea vince numerosi riconoscimenti. Partecipa attivamente con il Gruppo culturale eventi di Alessandra Sorcinelli a progetti artistici e poetici. Tra i più significativi citiamo il 1^premio come miglior Fashion brand design Sardo organizzato dall’Atelier della stampa Milano Accademy 9luglio2022. Menzione speciale Gianni Corda & Friends per la poliedricità Artistica. Nono posto Regionale alla finale della Biennale Internazionale di Roma 2022 con la pitto-scultura «L’Angelo», astratto materico emozionale. Vincitrice popolare del concorso pittorico on-line La quasi estemporanea di agosto con il figurativo pennarelli e matite colorate «Maria coglie l’uva». Novembre 2022 Biennale Internazionale di Barcellona con «I quattro mori di Artmea» «La Sardegna che soffre». Con l’ agenzia di Moda Fashion Squad Agency partecipa ad una serie di spettacoli e sfilate tra cui la finale di Miss Cinema Regione Sardegna 2022, per l’uscita casual le ragazze indossano il Brand Artmea.
RICONOSCIMENTI 1997-21 – Dicembre (Cagliari): 3^ Edizione del Concorso Letterario “IO e l’Amore” con la Poesia “Cuore”. 1999-8 – Dicembre (Cagliari): Primo premio con la poesia “Azzurro Cielo” 9^ manifestazione culturale CRAL Sanità Riunita Sardegna. 18 ottobre 2008 (Galerie Le Patio): 1^ Prix International Artiste – De Mont martre Sezione “Ricerca Innovazione e Creatività”. La sua opera “L’angelo” è un esempio di pittoscultura, dal tratto pittorico da lei creato, astratto materico emozionale. Mandelieu La Napoule-Cannes (Francia). 2008-6 – Dicembre (Portovenere): primo premio CINQUE TERRE sezione poesia “ Speciale Ricerca”, Artexpò Promotion. 2011-2 – Luglio (Palermo): Villa Malfitano Whitaker Arte in Passerella, – sezio ne pittura Premiata per il Notevole “Valore stilistico e artistico”.
L’abbraccio
Se avessi la forza di bloccare l’istante lo tratterrei nel mio respiro insieme al vento.
Eternamente cullarti e all’infinito del mio cuore stringerti…
Avvicinare tra le mie labbra ogni tua lacrima e con gesta leggere asciugarne ogni incertezza.
Sei l’amore che solca ogni resa.
Rintocco di ali che si fondono nell’assolo di un abbraccio.
Regalano al cielo petali senza fine di instancabili carezze.
Con filamenti dorati e trame preziose tesserò l’armonia del tuo viso per ricordarmene ogni traccia e giocherò con il tuo sorriso intrecciato dal sole.
Quell’abbraccio che mi accarezza l’anima è immobile nel suo spazio che diventa sicuro ad ogni tuo tocco.
Incuranti del tempo regaliamo alla vita ogni imprudenza e noi che restiamo lì su come cerchi sospesi di luce tonante diventiamo emblemi dipinti nel mare la sera!
Se posso valutare con le stelline, le darò 5 su 5 Petra Van Dijk
Joe Haak, un trentenne lavora come analista finanziario nella grande città (Londra). Ha inventato un programma in cui si può prevedere l’andamento del mercato finanziario, il programma fallisce e fa crollare la sua banca. Non riesce a gestire lo stress e scappa. Arriva a St Piran, un piccolo paese dei pescatori in Cornovaglia. Li inizia la storia.. con la balena che arriva nella baia, con Polly in cui si innamora, e con un virus d’influenza che proviene dall’Asia. Sarà la fine del mondo? Però tutto è collegato.. come finirà?
Il libro è scritto nel 2015, ma racconta così in dettaglio se fosse il scrittore ha vissuto la pandemia appena passato, incredibile. Pure non è soltanto il racconto del virus, e di Joe e del suo programma inventato, ma è anche il racconto dei puntini, i puntini che vengono uniti e cosi, tutte le cose nel mondo sono collegati.
Il paese St. Piran mi fa ricordare al paese Polperro in Cornovaglia dove sono stata più di 30 anni fa, accessibile soltanto da 2 strade rapide scendendo giu verso il mare, il paese nascosta in una baia e non visibile dal lato mare. .. un salto nel tempo, ma anche un libro per farti fare tanti riflessioni.
VORREI SAPERE Squarci di cielo – poesie di Tania Scavolini
Vorrei sapere cosa si prova a non soffrire fermando il tempo quando è felice cogliendo il senso intenso della gioia Ma il quadro della vita è in divenire, colori, oltre che splendenti, spenti. Oltre che viaggi, brusche frenate, attese infinite, dolori inattesi… Vorrei sapere cosa si prova a ripartire dalle paure, dai tormenti. E resto qui con una valigia vuota, le spalle pesanti di fatica che troppo a lungo hanno pianto.
Io sono uno straniero in questa terra E pietre e confini moltiplicati, radure e ceppi e catene, e uomini al confine, stanchi e cupi, uomini senza forma. Ammassati come polli, inutili, mortificati, in balia dei capricci del mare e dei giudizi degli ignoranti. ( Chi poteva sapere in quali terre sarebbero fuggiti, dopo che le loro case sarebbero state un mucchio di polvere). Chi alza i muri di filo spinato, ha costruito prima il muro del cuore. Siedono in fila sulle loro comode poltrone, coi fogli di protocollo, le sante scartoffie delle loro leggi. Oh come parlano bene, nel lungo palazzo della solitudine, sembrano tanti pinguini vestiti a festa. ” Io sono uno straniero in questa terra, dove l’aria ha finito di parlare, i canti sono divenuti sangue, e la mia patria una carneficina. Chi ascolterà la mia nuda parola? Apro le mani inutili, le braccia inutili, le gambe inutili, lo sguardo inutile, il mio grido inutile! Chi di voi mi ascolterà? “ Giuseppe Scolese 30-04-2016
Al termine “resilienza”, oggi abusato da tanti perché fa “trendy” ed è perciò omologato e omologante, voglio opporre un famoso proverbio siciliano: “Calati juncu, ca la china passa”.
Mi piace di più, lo sento mio, è pieno di immagini forti, rimanda alla mia infanzia trascorsa nei campi che trasudano di selvaggio, di natura, di Aspromonte. Perché il giunco, così umile, si piega ma non si spezza.
Il sapore del proverbio è “gattopardesco, ma trovo un rimando anche con la ginestra leopardiana, anch’essa umile e fragile, che però spande il suo profumo anche dove c’è distruzione.
Nei momenti bui della nostra vita, quelli in cui non siamo compresi o veniamo denigrati strumentalmente, oppure una cosa bella costruita con sacrificio e dedizione viene violentemente attaccata con azioni che portano divisione e distruzione, trasformiamoci in “giunco” e “ginestra”.
Se saremo umili e sapremo continuare ad effondere incessantemente il profumo che promana dalla nostra caverna interiore e dal nostro cuore, l’alba sorgerà inesorabile e per i demoni della notte non vi sarà scampo.
Si tratta solo di pazientare e di essere umili ma senza cedere, perchè la saggezza popolare che è insita nel proverbio insegna il coraggio, non la resa.
Tanti anni or sono, in un luogo imprecisato del nostro Piemonte, vi era una fontana che vantava una caratteristica eccezionale: posticipava la vecchiaia.
Se ci si immergeva in essa non si ringiovaniva, la sua peculiarità era quella di rallentare l’invecchiamento corporale bevendo la sua acqua.
Il segreto era conosciuto da Antonio che l’aveva scoperta in una grotta poco distante da casa sua e vi si recava nottetempo.
L’intuizione gli era venuta osservando alcuni animali che lì si abbeveravano ed erano più vispi rispetto agli altri esemplari della stessa specie.
E, sempre con l’osservazione, scoprì che quell’acqua speciale aveva un duplice effetto, rinvigorire il fisico e renderlo longevo in modo particolare.
L’acqua portentosa riduceva della metà gli effetti nefasti del tempo sull’organismo, passati vent’anni l’invecchiamento corporale era soltanto di dieci anni.
Antonio e la sua famiglia bevvero per tutta la loro lunga vita quell’acqua miracolosa in segreto, senza condividere il segreto con nessuno.
Antonio, che ben conosceva l’animo umano, comprendeva che la condivisione di tale scoperta avrebbe scatenato gravi conseguenze per l’accaparramento della fontana.
E così Antonio e la sua famiglia si godettero i benefici di quell’acqua portentosa; i compaesani credevano che fossero longevi di natura.
Se vi capita di vedere degli animali del bosco particolarmente vispi e sentite gorgogliare dell’acqua in una grotta vicina state ben accorti.
Potrebbe trattarsi della miracolosa fontana della giovinezza che vi garantirebbe una lunga vita; in ogni caso l’acqua di fonte male non fa.
Stamattina vorrei esprimere un mio parere, si critica ogni cosa, il peso di un attrice, le rughe sul viso, ogni imperfezione sottoposta al vaglio e critiche, anche aggressive, offensive ed in genere ad umiliare la persona. Vorrei annunciare, ad esempio, a quelli che criticano le rughe di una donna, forse non le avete? Vorrei dire a chi critica quelli che hanno qualche anno in più, forse la vecchiaia non è per tutti? Faccio un lieto annuncio, chi ha venti, trenta anni, anche loro ne avranno sessanta, settanta ecc.
Quindi da che pulpito viene la critica? Da chi è immortale? Chi critica un attrice con qualche chilo in più, forse non ha problemi di peso o cellulite? Forse voi tutti non avete cellulite, pellecchie, peso in eccesso e avete pelle tonica e soda? Non siamo perfetti, la perfezione non esiste, invecchiamo e può capitare che ingrassiamo, Bisogna farsene una ragione.
Chi combatte il tempo ha un viso plastificato, zigomi innaturali, tette finte, tutto ricostruito,e alla fine si muore tutti e si invecchia tutti. Fatevene una ragione
La storia di Agata e di tante donne che la guerra, voluta da uomini, ha reso protagoniste nel dolore, nella fatica, nei sogni e nei desideri che si perdono tra quelle vette che dovranno raggiungere con gerle colme di qualche speranza e di tutto quello di cui la morte ha bisogno in quelle trincee.
Gli occhi scorrono su parole dolci che narrano la tragedia con l’amore di un sogno e con la certezza che la gioventù consumata non potrà più tornare.
Resteranno quegli odori, quegli occhi spenti, quelle lacrime che a volte si accompagnano a qualche sorriso per poi tornare in quella guerra che consuma anche l’amore. Non avevo ancora letto nulla di questa scrittrice ed ora ho scoperto la dolcezza e la capacità di far vedere attraverso le parole.
BASSA MAREA Come cambia il vento, dall’oggi al domani e come cambia l’umore di noi esseri umani! Basta poco, un istante ed è già mutamento. Io, che nell’anima mia, ho il mare tutto intero, irrequieta mi sento nel mio inconscio profondo sicché riemergo al senno che a toccare il fondo ci vuol coraggio davvero! Invoco tempesta perché il silenzio m’annoia, cerco intense emozioni che mi diano la gioia per scacciar via l’ombre dalla mia folle testa. Ma quando l’onda tua dolcemente m’avvolge non so più cosa fare, mare immenso e sincero ché nell’ubbia apnea potrei pure annegare. Amore, mettimi in salvo, nella bassa marea. Rischierei d’affogare sola qui, nell’immenso dove ormai non si tocca. Tu conducimi a riva finché il vento mi baci, e nel cuor mi respiri poi mi taccia la bocca. Teresa Tropiano
Nella sua stanza lei s’è appena alzata i fianchi belli e curvi come una chitarra la gonna e l’intimo ancora sulla sedia e ancor m’incanta una curva d’inguine la camicetta non ancora allacciata e ancor m’incanta la curva perfetta del suo seno. Penso aspetta, ad allacciarla e lei come sentisse si mette in posa il seno spinge via la stoffa penso sposta un po’ la mano dove la curva incanta ma questo pensiero forse non l’ha sentito ed è un peccato perchè s’è infilata già il vestito.
Così si fa si va dove si è stati saltando a piè pari sugli acciottolati cercando un filo, una biglia, un segno, negli spazi vuoto qualcosa che luccichi uno spago che ricrei al presente il passato. Così si fa si trova quel che c’è si lucida e si crea un ricordo nuovo che faccia vero quel che non c’è.
Non è così che si fa in questi giorni? Così verrò con l’erica e tre margherite i tuoi fiori preferiti dopo babbo e i tuoi figli. Verrò a trovarti una volta in più perchè già ti trovo ogni giorno nelle margherite selvatiche che crescono lungo gli argini pietrosi o nello zampettare di un Merlo. Lo so che preferiresti una fetta d’ anguria a fregamusun ma l’è minga la stagiun.
Nuova stagione di dialoghi, incontri, seminari, laboratori e spettacoli
con
Inaugurazione anno accademico Domenica 6 Novembre ore 15,30
Polo musicale di Salabue
Il concerto di inaugurazione dell’Anno Accademico 2022-23 apre la nuova stagione “Open Mind” realizzata da Le Muse Accademia Europea d’Arte in collaborazione con il Comune e la pro loco di Ponzano Monferrato, la Banda della Collina e la rassegna Books&Blues.
Domenica 6 novembre presso il Polo musicale di Salabue alle ore 15,30 il concerto, che da tradizione apre ufficialmente le attività didattiche dell’Accademia Le Muse, vedrà la partecipazione dei docenti Andrea Cataneo, Andrea Rogato, Gabriele Guglielmi, Gigi Andreone, Giulia Motta, Matteo Foresto con alcuni allievi dei corsi musicali; il Coro Anima Mundi diretto da Massimiliano Limonetti; e una formazione ridotta de La Banda della Collina diretta da Luca Cecchini. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Da quest’anno l’Accademia Le Muse, oltre alla sede in Via Trevigi di Casale Monferrato, avrà una sede distaccata delle attività presso il Polo artistico musicale di Salabue, dove insieme diverse realtà culturali del territorio offrirà un ricco calendario appuntamenti, la nuova stagione “OPEN MIND”.
“Un sogno fino a ieri, da oggi una realtà. Il Polo artistico musicale di Salabue muove i primi passi. Questo grazie alla perseveranza dell’amministrazione comunale e della Pro loco che hanno trovato nell’Accademia Le Muse e nella Banda della Collina i partners ideali per realizzare il grande progetto!”Paolo Lavagno, sindaco di Ponzano Monferrato.
La stagione OPEN MIND che proseguirà fino a maggio, sarà un’occasione di dialoghi, incontri, seminari, laboratori e spettacoli che soddisferà la curiosità e l’interesse di tutte le età, abbracciando diverse arti performative. Sarà anche il gradito ritorno dopo 18 mesi di fermo di Book&Blues, la rassegna di musica e libri, ideata da Paolo Bonfanti, checomincia con 2 incontri che vedranno Paolo Bonfanti dialogare prima con Ezio Guaitamacchi, noto giornalista, conduttore radiofonico e autore di molti libri a tema musicale e successivamente con il vulcanico Aldo Pedron, giornalista e divulgatore. Entrambi presenteranno le loro più recenti produzioni librarie.
Prossimi appuntamenti di Novembre, che si terranno preso il Polo Artistico Musicale di Salabue, nel Palazzo Comunale (ex scuole) in Via Garibaldi 1:
Concerto _ Domenica 6 novembre, ore 15.30
Inaugurazione dell’anno accademico, presentazione dei corsi e della stagione OPEN MIND
Docenti Le Muse Accademia Europea d’arte: Andrea Cataneo, Andrea Rogato, Gabriele Guglielmi, Gigi Andreone, Giulia Motta, Matteo Foresto accompagnati da alcuni allievi dei corsi musicali Fabiana Rosa, Francesco Zavanone, Glauco Held, Michele Minja, Samanta Valsecchi ;
Coro anima Mundi, diretto da Massimiliano Limonetti;
La Banda della Collina, diretta da Luca Cecchini;
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Books&Blues _ Domenica 20 novembre, ore 16.30 Ezio Guaiatamacchi: “La Storia del Rock”, Hoepli Editore, con Paolo Bonfanti.
La prima opera italiana che, a 60 anni esatti dalla nascita, celebra la storia della musica che ha cambiato il nostro mondo. Dalle radici folk e blues all’avvento di Elvis, dalla Swinging London di Beatles e Rolling Stones alla San Francisco psichedelica, dalla rivoluzione punk al “fragore del metallo” sino al nichilismo grunge e ai suoni del nuovo Millennio. Il rock è un’arte straordinaria, una delle più rilevanti e influenti del secolo scorso. Ma anche una delle forme d’espressione più rivoluzionarie mai concepite dagli esseri umani. Perché il rock non è stato soltanto ritmo e melodia: nuove mode, stili di vita innovativi, filosofie di pensiero alternative, arti, culture e controculture sono state influenzate o addirittura generate da questa formidabile miscela sonora. Una blend acustica nata a metà del ‘900 dall’incrocio tra la cultura nordamericana bianca e quella afroamericana, fenomenale mix di folk e blues che ancora oggi è in grado di affascinare il mondo intero. Come le sue “radici” sono lì a testimoniarlo, il rock è una forma d’arte popolare. E, come tale, deve essere analizzato tenendo così conto del tempo, del luogo e del contesto socio-culturale da cui è emerso. Ecco perché quest’opera, la prima in Italia come unicità e completezza, traccia un percorso per “momenti”, “scene” e “fenomeni” piuttosto che concentrarsi sulle bio-discografie (per altro presenti) dei protagonisti o seguire un percorso strettamente cronologico.
L’autore: Ezio Guaitamacchi, milanese e milanista, viaggiatore e tennista, nella vita fa tante cose divertenti: è giornalista musicale, autore e conduttore radio/tv, scrittore, musicista, docente e performer. Direttore di JAM, voce di Lifegate Radio, docente di giornalismo al CPM di Milano, ha diretto collane di libri musicali e scritto una dozzina di saggi rock.
Novi Ligure: PROSEGUE LA RASSEGNA LETTERARIA IN BIBLIOTECA
Novi d’Autore, i nuovi appuntamenti
Prosegue con numerosi appuntamenti la rassegna letteraria Novi d’Autore organizzata dalla Biblioteca Civica di via Marconi, 66.
Venerdì 4 novembre (ore 17,30) presso la Sala Conferenze, Roberto Livraghi, direttore del Museo ACdB (Alessandria Città delle Biciclette), presenta “PISTA! Alessandria capitale ciclistica della Belle Époque (1867-1915)” (Touring Club Editore, 2020). Il volume racconta le origini del ciclismo e, grazie al meticoloso lavoro di ricerca archivistica e fotografica dell’autore, l’importanza che ha rivestito Alessandria nello sport delle due ruote.
Venerdì 11 novembre (ore 17,30), al primo piano della Biblioteca (Sala Consultazione “Michelangelo Mori”), Gianluca D’Aquino presenterà i volumi “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” e “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”. Due romanzi molto diversi nel genere, da una parte un romanzo storico (pluripremiato e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia”) che ripercorre la vita di Marco Ulpio Traiano, imperatore romano vissuto a cavallo fra il I e il II secolo, dall’altra una piccola guida nata in seguito all’esperienza del lockdown dove anche la vita di coppia ha dovuto affrontare realtà che, nella frenetica vita moderna, non si era più abituati a vivere.
Mercoledì 16 novembre (ore 17,30) Guido Rosso, novese di nascita, attualmente dirigente presso l’Istituto Superiore Marconi di Tortona, ci accompagna in quella che definisce “civiltà contadina letteraria” con un saggio dal titolo “Terra (Terrae). Riflessioni sul mondo contadino in Cesare Pavese, John Steinbeck e altri autori” (Puntoacapo editrice,2022), nel quale si concentra sull’analisi dei romanzi pavesiani “Paesi tuoi” e “La luna e i falò”, conducendo un approfondito parallelo con alcuni lavori di John Steinbeck. Il libro è corredato da appendici didattiche per l’utilizzo scolastico. La partecipazione all’incontro avrà valenza come aggiornamento del personale docente e, al termine, verranno rilasciati gli attestati agli insegnanti e agli studenti che parteciperanno.
È invece in programma sabato 3 dicembre alle ore 10,30 l’appuntamento con Federico Fornaro e la presentazione del suo ultimo libro “Il collasso di una democrazia. L’ascesa al potere di Mussolini (1919-1922)” (Bollati Boringhieri, 2022). Un saggio che analizza gli avvenimenti che segnarono l’ascesa al potere di Mussolini con un’attenzione ulteriore all’analisi della situazione sociale dell’Italia di inizio ‘900.
Il romanzo autobiografico “Scampoli di vita” di Francesco Giannattasio, giovedì 15 dicembre (ore 17,30) ripercorre la gioventù dell’autore e, con una narrazione briosa e vivida, offre uno spaccato dell’Italia degli anni ‘50 e ‘60, caratterizzati dall’emigrazione interna con i problemi sociali che la causarono e caratterizzarono.
Infine, è in fase di definizione la data della presentazione del romanzo “La ragazza del circo” del dottor Gianfranco Di Somma, primario del reparto di chirurgia dell’Ospedale San Giacomo di Novi Ligure.
Roma 31 ottobre 2022. Articolo di Marina Donnarumma
Non c’è Segreto più intimo di quello che lega la Vela al suo Vento il Cavaliere al suo Cavallo la Rosa al suo Profumo il Vino al suo Colore l’Uccello di passo al suo Balcone il Tuo Ricordo al Mio. Giovanni Cacia.
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Ecco! Comincio a presentarvi Giovanni Cacia con l’anteprima di una delle sue bellissime poesie. Lo incontro virtualmente e ho l’impressione di un uomo gentile, di altri tempi, ma con un carattere fermo e deciso, di chi sa perfettamente ciò che vuole. Giovanni Cacia prima aspirante medico e poi psicologo e poi imprenditore medico, con un amore appassionato verso la poesia, che da lui si eleva come musica, come note musicali che fanno vibrare l’aria e l’anima. Una personalità forte, carismatica, anche estremamente incentrata nel suo mondo, il tutto unito ad un animo estremamente poetico, e lui con le parole, ci sa fare decisamente.! Bella voce, gentilezza, fermezza, quante sorprese ci riserverà? Leggete le sue poesie e le amererete tutte! Un uomo che sogna e ci fa vivere sogni con le sue parole musicali, ci entrano dentro e dentro ruotano e noi le assaporiamo. Giovanni Cacia scrittore dalle mille sorprese, dalle tante sfumature metà razionale, metà sognatore.
L’AUTUNNO AL PARCO NAZIONALE DELLA SILA
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Come si può dimenticare la Bellezza?
Come riviverla quando la si è persa?
Alcuni Luoghi hanno il colore dei Pensieri
assorbono l’anima,
la nascondono nei vicoli della mente
in un ordine sparso di memorie
per riaffidarle un giorno a chi le sa ascoltare…
… o a chi ritorna
per riprendersi il Passato. Giovanni Cacia
DA BAMBINO Da Bambino mi chiedevano: DI CHI SEI Tu? Io appartengo a Rime e Sogni, avendo corso il rischio di viverli davvero quei sogni. Io sono delle alte maree d’inverno a cui non ho dato naufragio delle Albe anche quando l’alba non è di lettere mai spedite mai scritte. Io sono di un Desiderio racchiuso nel mio cuore sono di una stagione che non avrà fioritura sono di ricordi dimenticati degli spigoli smussati e dei perdoni mai avuti sono di chi mi ha amato e di chi mi ha ignorato, e di chi mi ha amato e ignorato sono di una gatta acciambellata addosso per la sua troppa voglia di essermi anima. Di una nuvola passeggera io sono di porte sbagliate e mai varcate di una Vita che si cela alla morte. Giovanni Cacia
Giovanni scrive ” “… e sono di quella voglia di ritornare Bambino, quando bastava un girotondo a far cascare il mondo.” Essere ancora bambini, nonostante passino gli anni e magari le rughe ci segnano, ma la nostra anima, no ! il nostro cuore, no! rimangono spigliati e giovani come erba bagnata di rugiada e ci fa conservare quello stupore di osservare le cose come se fosse la prima volta e in una forma sempre nuova. La novità, in tutto quello che osserviamo se abbiamo occhi per vedere oltre. Come si può dimenticare la Bellezza? Come riviverla quando la si è persa? Alcuni Luoghi hanno il colore dei Pensieri assorbono l’anima, la nascondono nei vicoli della mente in un ordine sparso di memorie per riaffidarle un giorno a chi le sa ascoltare… … o a chi ritorna per riprendersi il Passato. Giovanni Cacia
Il suo segreto? scoprire la bellezza. Un dono veramente grande, tutto in Giovanni Cacia che unisce una forte razionalità come imprenditore, ma con un anima che va oltre e ci regala con le sue poesie e il suo vissuto interiore.
Messina. La verità è che rivisito spesso la mia infanzia, mi è rimasta dentro l’orma di quei cieli e anche ora che da quel mio albero è caduta ogni foglia quei rami sono ancora cosi pieni di voci! Che pace in quei richiami! Ogni volta che ci torno mi nascondo tra le sue nuvole passeggere e un che di saporoso liquore del mio sangue m’invade quando quel pensiero antico si getta nella mia pelle come un grido… …………………………………………………………….. e a quel punto a volte piango. Giovanni Cacia
Le terre che mi hanno dato l’anima sono ancora intrise di onde greche… e da quel mare mi arriva una musica senza tempo
Biografia letteraria BREVE AUTOBIOGRAFIA LETTERARIA La Poesia ha tenuto a battesimo Giovanni Cacìa fin dalla sua nascita a Messina. La mamma, poetessa e musicista, gli ha sussurrato di arte e lettere fin da piccolo tanto che all’età di 15 anni vince il Premio Mosè. La passione per la poesia non lo abbandona mai, neanche quando si trasferisce a vivere a Milano, dove invece incontra artisti, scrittori e poeti come Alda Merini, e scrittori come Alberto Moravia, Alberto Bevilacqua. Da oltre trent’anni conduce un salotto letterario “Il Sofà delle Muse” e ha curato la prefazione del libro “ Le mie vie senza tempo” di Danila Porta ( Pellegrini editore). Da anni scrive di medicina per diverse testate giornalistiche online, oltre ad aver trovato nei social lo strumento per far conoscere le sue poesie. È stato Consulente Editoriale di Benessere e Bellessere, della Rivista Antiaging, di Esteticamente e Natura e Benessere. Poeta, autore del libro “Il Respiro del Tempo”. La sua poetica ha uno stile riconoscibile.
Giovanni Cacia dice di se – Sono nato a Messina ma dopo il liceo classico mi sono trasferito a Padova a studiare prima medicina, poi ho lasciato per psicologia. Poi ho creato dei centri medici imprenditorialmente, e da lì mi sono trasferito a Milano dove sono vissuto 25 anni. A Milano ho aperto una agenzia di comunicazione in campo medico. Da pochi anni vivo vicino CZ, in un paese della presila dove era nato mio padre. Un luogo della memoria e dell’anima per me. Qui riesco a scrivere i miei versi. Il sofà delle muse…
E la tempesta giunse. Non più zagare in fiore né gelsomini e mandorli, non più albe profumate di gioia, non più tramonti d’amore… ma amara prigione. senza speranze.
E voló via come rondine d’inverno, tra il suo grande amore e i sogni mise l’oceano, che attraversò con il cuore trafitto.
Per trovare la pace rinunciò all’unico uomo che avesse mai amato.
Ma basterà, tale distanza dell’oceano a darle pace? O sarà solo malinconica follia?…
Monique Wittig (1935 – 2003) è stata una poetessa, saggista, teorica femminista e docente universitaria francese È ricordata per la sua visione dell’eterosessualtià vista più come un sistema sociale, che come una categoria naturale.
C’è stato un tempo in cui non eri schiava, ricordalo.
Camminavi da sola, ridevi, ti facevi il bagno con la pancia nuda.
Dici di non ricordare più niente di quel periodo, ricorda…
Dici che non ci sono parole per descrivere quel tempo, dici che non esiste.
Nella piana di Amarna il faraone Onuris ama stabilire la sua elegante residenza, indiscussa, naturalmente per solidità ed eleganza.Infatti è immersa in ampi e verdi cortili rettangolari, ravvivati dal turchino d’una piscina in cui sguazzano pesci variopinti, alla mercè di vistose piante acquatiche.
L’atmosfera vivacissima nelle ore del giorno, si tinge di mistero, nelle ore del buio, velato di sussulti e aliti arcani , che rendono ancora più intriganti i respiri di quegli ambienti.
E’ Nefret la ragazza enigmatica, che da qualche giorno s’addentra fra le stanze della suntuosa dimora e Onuris, che ne ha notato la presenza, per l’indicibile bellezza , cerca di sondare il terreno, circa notizie che la riguardano,rimanendo il più possibile nell’anonimato.
L’entourage del sommo, rende noto allo stesso,che la donna è una delle ancelle addette al controllo delle stanze e al riordino dei papiri, riguardanti trame ataviche e tracce di mappe astronomiche, in corso di aggiornamento.
In una sera particolare, in cui l’acqua del Nilo è bassa, e un vento di tramontana fa sentire il suo sibilo, fino all’udito di Onuris, questi si sente pervaso da un incomprensibile inquietudine, che rende agitate e schiuse le sue palpebre….come se una invincibile contrasto, gli impedisse un sonno tranquillo…
Il re, allora, si avvicina al tavolo per bere una morbida tisana, che col suo calore renderà più facile il rilassamento delle ore notturne….ma quando cerca di allungare il braccio, per afferrare la bevanda, una mano, lo trattiene,accarezzandolo con dolcezza, e con voce suadente. Narra di essere lo spirito di Isis, la figlia morta dopo poche ore dalla nascita. L’eterea fanciulla, afferma, di voler incarnarsi in una delle donne che si addentrano nella residenza, per riprendere, il posto e l’autorità che le spettano, e che le sono sfuggite di mano per la morte prematura.
Onuris è quanto mai sbigottito, per l’incredibile evento, e certo che si tratti di un’allucinazione, si corica, cercando di non dare importanza all’accaduto. Isis insiste, e sedendosi accanto al padre, inizia a parlargli con un tono quasi trascendente, indicando in Nefret, la persona in cui lei immedesimerà il suo spirito.
All’alba il faraone si sofferma con gli scribi per delle missive importanti, quando ecco comparire, bellissima, negli abiti smaglianti, Nefret….subito Onuris torna col pensiero a quanto accaduto la sera prima, ma cerca di convincersi, che ha sognato e chiede udienza alla donna non appena lui avrà congedato gli amanuensi.
Nefret è ragazza dolcissima, e affascinante, e il re è quasi rapito dal suo raffinato porsi e dalla sua voce aggraziata,mentre lei lo aggiorna sul significato di complicati geroglifici, riportati sugli antichi papiri.
Ma inaspettatamente, mentre la donna sta esprimendo il suo dire, muta il timbro di voce, assumendone un altro, assai cupo e velato, e iniziando a muoversi lentamente… indi si rivolge al sovrano in modo del tutto anomalo, facendo chiaramente capire che non è altri che Isis, che si è introdotta nel corpo di Nefret, prendendone le sembianze.
La ragazza fa capire chiaramente al padre che intende portare avanti, in modo definivo, la situazione, ma cercherà di non farlo intendere, al resto dei presenti, nella regia dimora.
Il suo scopo è quello di riappropriarsi di una vita, che le è stata negata sul nascere, per via di una malformazione…ma il suo spirito ha continuato a vivere ed è carico di energia.
Il sovrano è sconcertato, dalla rivelazione di Isis, e molto pensieroso si rivolge, al sacerdote, suo fedele consigliere, e amico,per avere un parere sulla situazione e su che tipo di atteggiamento assumere per l'occasione.
Naturalmente il religioso rende noto al sovrano che nessuno si può impossessare della vita d’un'altra creatura, tanto più che ormai sia stato designato alla tenebra, quindi dona al re un manoscritto, con una formula, che il sovrano dovrà recitare, alla presenza di Isis, per farla tornare nella dimensione remota da cui è venuta.
Così, suo malgrado, e molto combattuto, Onuris decide di optare per la soluzione proposta dal religioso, e non appena Isis è alla sua presenza, recita “il dictat” per farle lasciare il corpo di Nefret…immediatamente la ragazza inizia a tremare, poi innalza un acuto gemito e cade a terra svenuta.
Soccorsa e curata dai medici, dopo molte ore, riprende conoscenza e con grande sollievo del re, la ragazza ha la voce di Nefret, che è ritornata perfettamente lucida nel suo corpo.
Trascorrono molti giorni e non ve ne è uno in cui Onuris non pensi a Isis e le dedichi profondi pensieri affettuosi, anche se fortemente rammaricato per le sue decisioni.
Ma è in un dì fatale, durante un viaggio del faraone sul Nilo, che d’un tratto, il fiume comincia ad agitarsi e ad elevare onde altissime, che fanno sobbalzare l’imbarcazione…l’equipaggio precipita rovinosamente in acqua, ed è quel punto che si sente la voce di Isis inferocita, perché è stata fatta tornare, contro la sua volontà, dove non c’è luce, e, per vendetta, attirerà nella tenebra lo spirito paterno e quello di Nefret, perché soffrano in eterno nella dimensione del buio e della solitudine.
@Silvia De Angelis
Talvolta, capita, di trovarsi a parlare con persone che la pensano, in modo diverso, dal nostro iter mentale.
Ascoltiamo il loro colloquiare, intensamente, e non possiamo fare a meno, dentro noi, di constatare che abbiamo dei punti di vista di tutt’altro tipo.
Se intendiamo non intavolare una discussione, che infine potrebbe diventare imbarazzante, annuiamo in silenzio, con un sorrisetto, altrimenti iniziamo un’accesa polemica, che in realtà non porterebbe a buoni risultati, in quanto ognuno, certamente, rimarrebbe della propria opinione.
Ma i motivi di queste diverse osservazioni, della mente, dipendono da una serie infinita di motivazioni: dall’educazione ricevuta in ambito familiare, dalle frequentazioni, dalla cultura, dall’esperienza.
Sono principalmente tutti questi fattori, a modellare la personalità di un individuo, che poi si trova a dover agire in una società collettiva, non facile da gestire, per le precarie situazioni che presenta, a tutti i livelli, nell’epoca che ci ospita.
Sarebbe consigliabile, anche se non sempre si riesce nell’intento, di essere carichi di una certa dose di positività, che dà manforte, in qualsiasi momento complicato, e di tanta pazienza, per riuscire a raggiungere gli scopi prefissati.
In una società avanzata tecnologicamente, e velocissima, è necessario essere sempre aggiornati per stare al passo con le varie esigenze del quotidiano, cercando di estrapolarne, le cose migliori, e lasciando da parte tutto ciò che è dispendioso e non pratico.
Infine anche se il nostro interlocutore ha idee contrastanti con il nostro pensiero, evitiamo di colpevolizzarlo, ma accettiamo bonariamente, il suo punto di vista, perché in realtà essere dissimili rende congruo l’andamento della società.
Era speciale la mia scuola in riva al bosco, dalle pareti di vetro si vedeva come una spiaggia verde fatta di fili d’erba e margherite per conchiglie finiva su una fila d’ alberi, dove iniziava il bosco. Era difficile star fermi nel banchetto così col bel tempo si usciva a raccoglier ghiande e foglie e margherite, per contarle o farci le operazioni. I banchetti erano di quelli verdi, col foro per il calamaio proprio come quelli della scuola in centro e anche lì era difficile starci fermo dentro ma non si poteva uscire. In riva al bosco invece si poteva uscire sul prato, ascoltare gli uccellini e cantar insieme filastrocche mettere ghiande in fila e far di conto. Era davvero speciale piena anche di bambini speciali che proprio non riuscivano a star fermi nel loro banchetto.
Perchè avrà pure una fonte un luogo dove se ne sta nascosta in attesa di sgorgare. E forse sgorga in note strappate con ruvida forza che mandano le valvole in saturazione e riempiono l’ aria riecheggiando in un delay se pur digitale. O forse sgorga in una poesia o anche in una sola parola di quella poesia che colpisca le corde giuste saturando un sentimento e riecheggi per giorni e anni, forse per sempre. E se invece sgorgasse in colori? un accostamento tra forme liquide e colori danzanti che si imprimono nella retina e non se ne vanno chiudendo gli occhi. Oppure tutte tre insieme una danza colorata che satura gli occhi e le orecchie e i sentimenti. Forse tutto questo sgorga da un inguine di donna e tu sei tutto questo.
Sta alla balaustra e guarda il lago affacciata a un’invisibile finestra aspettando un’ onda, un segno, un brillare o un guizzo e si lascia ammirare. Non le importano le stagioni o gli anni non teme il freddo o il caldo nè d’esser dimenticata quando farà l’inverno la neve le farà un mantello che Primavera poi scioglierà. Soltanto aspetta e lo sa che tornerai per guardare il lago insieme in quei posti che sono sempre stati tuoi. Ha una spada al fianco per demoni o fantasmi che non userà mai nonostante tutti i peccati che le racconterai.