Il mare è considerato da sempre una meta ideale per sfuggire alla calura estiva e per
svolgere un’azione mitigatrice su tutti i territori circostanti . Ovviamente il mare è una via di separazione e comunicazione ,fonte di cibo e di energia . Abbiamo sempre pensato inoltre, di utilizzarlo come bacino di scarico ,convinti che gli oceani,con la loro estensione ,fossero in grado di accogliere rifiuti senza grossi problemi ma oggi è sufficiente prendere in considerazione la zona morta che si forma ogni estate nel Golfo del Messico – dalla grandezza equivalente a quella dello stato del New Jersey negli U.S.A. – oppure il cinturone largo un chilometro dell’Oceano Pacifico settentrionale di rifiuti di plastica, per renderci conto che questa “politica” del passato ha portato l’ecosistema di quelli che erano dei fiorenti oceani sull’orlo del collasso riducendo o danneggiando in modo irreparabile specie animali e vegetali in essi presenti.
Inquinamento selvaggio
Gli oceani occupano circa il 70% della superficie della terra e il saperli gravemente inquinati ci dà la misura dell’impatto umano sull’ambiente
Fino al 1972rifiuti, fanghi di depurazione e scorie di tipo chimico, industriale e radioattivo venivano impunemente gettati in mare in ogni pare del pianeta . Milioni di tonnellate di metalli pesanti e contaminanti chimici, oltre a migliaia di container di rifiuti radioattivi, venivano deliberatamente gettati in mare.
Fu la convenzione di Londra del 1975 ratificata dagli Usa il primo accordo internazionale stipulato per la salvaguardia del mare e dunque regolamentare gli scarichi e lo smaltimento di rifiuti pericolosi .Il protocollo di Londra del 2006 restringeva lo smaltimento dei rifiuti in mare a un breve elenco come i residui del dragaggio.
Molti elementi gettati in mare precipitano nelle profondità e si spingono,portati dalle correnti molto lontano divenendo cibo per microrganismi marittimi e pesci e dunque, entrando anche nella nostra catena alimentare.
Varie tipologie di inquinamento
Un tipo di inquinamento è quello chimico con cui si intende l’introduzione di contaminanti pericolosi. Tra questi i più comuni prodotti dall’uomo che precipitano in mare includono pesticidi, erbicidi, concimi, detersivi, petrolio, prodotti chimici industriali e acque reflue.
Molte sostanze inquinanti vengono depositate nell’ambiente a monte rispetto alle linee costiere. I concimi ricchi di sostanze nutritive utilizzati in agricoltura, ad esempio, spesso vengono riversati nei corsi fluviali locali e finiscono per depositarsi in estuari e baie ma questo scatena la proliferazione di massa di alghe che derubano l’ossigeno acqueo e provocano zone morte in cui solo pochi organismi possono sopravvivere. Alcune sostanze chimiche inquinanti risalgono fino al vertice della catena alimentare, come il DDT,un potente l’insetticida che ha provocato l’estinzione o quasi di varie specie della fauna marittima .Addirittura alcune sostanze contenute in prodotti alimentari si fermano nel nostro sangue e in alcune specie marittime.
C’è anche l’inquinamento luminoso che no riguarda solo l’entroterra .Secondo gli scienziati l’inquinamento luminoso si addentra nel mare e le specie più prossime alla terra ne vengono coinvolti poiché la luce altera i segnali naturali che regolano migrazione e riproduzione.
Inoltre certe specie di predatori risultano favoriti dalla luce a scapito di specie meno forti
L’inquinamento acustico è meno evidente ma nei grandi specchi d’acqua le onde sonore possono propagarsi senza attenuarsi per chilometri. L’emissione superiore di rumori forti o persistenti provenienti da navi, dispositivi sonar e piattaforme petrolifere alterano i suoni naturali dell’ambiente marino e disorientano la fauna.
In particolare molti mammiferi marittimi, come balene e delfini,usano la comunicazione non visiva che è di primaria importanza. Le balene dentate utilizzano l’eco-localizzazione, ovvero l’emissione di suoni che si riflettono sulle superfici, che le aiutano a “vedere” nell’oceano. I suoni non naturali interrompono la comunicazione e disturbano gli schemi di migrazione, comunicazione, procacciamento del cibo e riproduzione di molti animali marini.
L’inquinamento dovuto alla plastica si infiltra negli oceani attraverso gli scarichi di drenaggi o o attraverso il deliberato smaltimento di rifiuti.
La quantità di plastica presente nell’Oceano Atlantico si è triplicata a partire dagli anni ’60.
Ora la macchia dei rifiuti- due volte le dimensioni del Texas- che galleggia sull’Oceano Pacifico si estende per quasi 620.000 chilometri quadrati ed è un’immagine che raffigura potentemente il problema della plastica in mare.
I frammenti di plastica arrivano a grandi profondità marine e hanno raggiunto i coralli dell’Oceano Atlantico i quali le hanno ingerite al posto del cibo abituale.
I mammiferi marini moribondi e spiaggiati presentano anch’essi un contenuto di plastica all’interno dello stomaco.
Da decenni ormai siamo di fronte a cambiamenti climatici sempre più accentuati e dovuti in gran parte all’azione inquinante dell’uomo che altera l’equilibrio della natura.
Ma quali sono le principali cause dell’ inquinamento che causa rischi per tutti gli esseri viventi della terra?
Le principali fonti di inquinamento dell’ambiente sono le attività industriali, le fabbriche inquinanti, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico. Si calcola che il 75% dell’inquinamento atmosferico sia prodotto dalla lavorazione e dall’uso dei combustibili fossili,divenuti ora di nuovo fonte di energia dopo lo stop del gas russo.
Un effetto con cui dobbiamo fare i conti,oltre le piogge acide,l’inquinamento di aria, terra ed acqua è l’aumento delle temperature che stanno sconvolgendo il normale equilibrio della natura. E il quadro peggiora se ci aggiungiamo una siccità mai prima così duratura e diffusa in tuta Europa.
Temperature più elevate
Se il 2020 è stato un anno record per le temperature fatte registrare, stiamo assistendo quest’anno a un supermento di tale record con maggior numero dei giorni caldi e di aumento delle ondate di calore che sono arrivate a fare registrare oltre 40 ° gradi in Italia e che hanno raggiunto addirittura i 47°i n Portogallo e Spagna.
Questo, oltre che a danneggiare l’agricoltura e gli animali da allevamento, aumenta le malattie legate al caldo e facilita lo scoppio e il propagarsi degli incendi che stanno infatti imperversando in tutta Europa e che hanno già causato la perdita di migliaia di ettari di verde,il nostro preziosa fornitore di ossigeno e di riparo dal caldo .
Tempeste più intense
I cambiamenti della temperatura provocano altresì tempeste intense e frequenti che causano morti e distruzione di raccolti, frane ,smottamenti e inondazioni che alterano fauna e flora e che comportano anche la perdita di milioni di dollari che potrebbero essere impiegati in opere di utilità sociale e ambientale.
Aumento della siccità
Altro effetto è la mancanza di pioggia e la relativa siccità che può, tra l’altro, scatenare tempeste di sabbia e polvere spostando tonnellate e tonnellate di sabbia tra i continenti.
Del resto, la desertificazione è un fenomeno sempre in cresci tanche riduce il territorio coltivabile.
La guerra russo-ucraina del resto ha fatto peggiorare la situazione alimentare proprio in quei paesi dove incombe una grave minaccia di avere regolarmente acqua e, dunque, cibo
Previsioni future
Ci sono ormai molte proiezioni, scientificamente elaborate, al riguardo. La comunità scientifica ha lanciato da anni un allarme sul cambiamento climatico e sulle conseguenze. Sono diversi gli scenari climatici che possono essere considerati: dal più estremo al meno estremo. Il livello di gravità varia in ragione di ciò che l’umanità riuscirà o non riuscirà nel frattempo a fare.
Primo step è limitare le emissioni di gas serra nell’atmosfera.
Secondo la proiezione peggiore (emissioni ai ritmi attuali) a fine del secolo, l’Italia – parte dell’Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Abruzzo, Molise, Puglia… – andranno verso un clima definito, secondo la classificazione dei climi di Köppen-Geiger, arido, mentre oggi il clima delle regioni sopra menzionate (escludendo parte della Puglia e della Toscana, già ora con clima arido) è temperato.
Tale scenario riguarderebbe non solo l’Italia, ma anche buona parte dell’Europa, soprattutto dell’Est, Romania e Ucraina comprese.
Il Sud della Spagna potrebbe essere interessato da una severa desertificazione.
Ovviamente le ripercussioni della produzione alimentare diminuita riguarderanno tutta l’Europa e non solo,causando migrazioni di massa e conflitti .
La classe dirigente politica a livello globale,nonostante i ripetuti appelli di Greta Thumberg, non sembra avere recepito la gravissima situazione attuale e temporeggia sui provvedimenti da prendere.
Una bravata di pessimo gusto o più semplicemente una cattiva azione gratuita,dettata da pochezza di relazioni e di capacità di riflessione che è costata la fine di un’attività trentennale e la perdita di un piccolo patrimonio di saggezza.
Come definire altrimenti l’incendio doloso che è costato la perdita di circa 6.000 volumi di vari genere letterario,autore e data? In soli 10 metri quadri a Piazzale Flaminio a Roma Alberto Maccaroni,prima occupato nell’edilizia, aveva realizzato in trent’anni di vita quello che era il suo sogno: conoscere e far conoscere agli altri ,attraverso la lettura,qualcosa in più del mondo intorno a noi e dietro di noi. Frequentata da intellettuali e non ,comprava e vendeva libri usati per ogni esigenza,da quella della semplice lettura di un romanzo a quella specifica di autori classici.
Eppure quella bancarella,gestita con garbo e competenza dal signor Alberto che per questo era stato insignito del titolo di “professore” ha dato noia a qualche teppistello che ha pensato bene di farne un bel falò ,magari per far parlare del suo gesto scellerato .
Il 9 luglio scorso,alle 5 di mattina qualcuno aveva infatti allertato i vigili per quell’incendio in centro che stava divorando i libri e la struttura di metallo e plastica che era stata costruita a protezione .
Ma lui,il professore,intervistato da qualche reporter e giornalista, con la sua naturale signorilità e pazienza,non ha inveito contro i responsabili né si è lasciato andare alla commiserazione ma con apprezzabile spirito di resilienza ha detto che si sarebbe fatto daccapo nella ripresa della sua attività.
Non sono mancati apprezzamenti e gesti di solidarietà nei suoi confronti che,subito dopo il disastro, gli hanno consentito di avere già un recupero di quasi la metà dei libri perduti e dopo soli quattro giorni, la bancarella era di nuovo in funzione.
Purtroppo certe edizioni “storiche “ di volumi classici sono andate irrimediabilmente perdute ma la bancarella di Piazzale Flaminio tornerà ad esserci perché come ha detto lo stesso gestore:”La culturarisorge sempre “
Cento anni fa nasceva Maria Luisa Spaziani in un’agiata famiglia borghese di Torino, dove il padre era proprietario di un’azienda produttrice di macchinari per industrie chimiche e dolciarie.
Giovanissima ,collaborò con una rivista letteraria”Il girasole” e ebbe modo di conoscere e pubblicare autori come Sandro penna Leonardo Sinisgalli,Umberto Quasimodo e Vasco Pratolini
Si laureò nell’università di Torino con una tesi su Marcel Proust:amante della letteratura francese consegue nel 1953 un borsa di studio e soggiorna a periodi Parigi.
Qualche anno prima ha conosciuto Eugenio Montale, al quale si lega con un’affettuosa amicizia e un sodalizio intellettuale. Lui la celebrerà con lo pseudonimo di “Volpe”
Inizia così la sua produzione poetica che invia alla casa editrice Mondadori che la pubblica nella collana “lo specchio” con il titolo di “Le acque del sabato”.
Di ritorno dagli Stati Uniti dove si era recata per un viaggio premio,è costretta per il tracollo della fabbrica del padre a trovarsi un lavoro stabile e va ad insegnare francese in un collegio di Torino.
L’insegnamento le piace e le fa scrivere l’originale raccolta di poesie ”Luna lombarda”.Passa poi ad insegnare lingua e letteratura francese a Treviglio nel liceo scientifico e vince nel 1958 io premio Lerici con la poesia “Suite per A”.
Si sposa nel 1958 con Elemire Zolla e Alfonso Gatto le fa da testimone ma il matrimonio si scoglie dopo solo due anni.
Passa a insegnare all’università di Messina lingua e letteratura tedesca per poi tornare alla
Cattedra di francese . Traduce vari autori inglesi,francesi e tedeschi ed ha modo di conoscere EzraPound Thomas Eliot ,Jean Paul Sartre.
Ispirata ala Sicilia è al raccolta “L’occhio del ciclone”a cui seguono raccolte più intimistiche come “Transito con catene “e “Geometria del disordine” che vince il premio Viareggio
Autrice di un poema”Giovanna D’Arco” ,scrive numerosi articoli ,saggi e uan raccolta di racconti.
Tre volte candidata al Nobel ,è stata presidente in vari prestigiosi premi letterari.
Muore nel 2014 a 91 anni di età.
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Alcune delle sue poesie più belle per comprendere la sua grandezza:
Scorreva un vento caldo sugli abeti tenebrosi da secoli, e portava da fondali africani un grido lungo come un corno da caccia. Solo il tonfo delle pigne ritmava il suo ruggito lontano, quasi musica, e rasente il disco della luna, rari uccelli notturni sciabolati sul confine d’ombra e di luce qui da te giungevano a portare messaggi che ora il tempo mi esalta e mi confonde. Fu una notte di aspettazione, e lento San Lorenzo si annunciava con pianti di comete, gigli che si sfogliavano nel buio senza mani a raccoglierli. Passavano lungo il tratturo i cani dei pastori, neri dentro la tenebra dei pini, i cani, occhi provvidi del giorno e ora anime perse, inquieti lemuri dell’estate che scavano entro zone precluse il loro grido di rivolta, e da millenni lo affidano al canto delle sorgenti in corsa verso il mare.
L’occhio del ciclone (Mondadori, 1970)
La cometa
Quel mio amore per lui aveva ali di cera lunghe le ali sembravano eterne battevano il cielo sicure, sfioravano picchi, puntavano al sole con nervature nervine.
Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro, soltanto ora perdute mi diventano vere, e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma troppo importante, uomini, per potersi incarnare.
Chiomate vaganti comete di Halley, presagi disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue, nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare coaguli di pura lontananza – morgane.
Realtà e metafora
Tu, realtà e metafora, luminoso corpo dal doppio segno. Tu moneta d’inscindibile faccia, bianco cigno che ingloba il suo riflesso.
Penso all’abbraccio, e all’improvviso scende in acque buie il mio vascello ebbro. Confluiscono oceani. L’energia, duraturo arabesco di fulmine.
L’indifferenza
L’indifferenza è inferno senza fiamme, ricordalo scegliendo fra mille tinte il tuo fatale grigio.
Se il mondo è senza senso tua solo è la colpa: aspetta la tua impronta questa palla di cera.
Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno del 1798 da Adelaide Antici e dal conte Monaldo Leopardi ,primo di 10 figli ,di cui solo lui, ,Paolina, Carlo Pierfrancesco e Luigi restano in vita.
Giacomo stesso ha una salute assai cagionevole:soffre di artrite reumatoide, scoliosi, colite ulcerosa asma e non solo, ma anche i fratelli non sono di buona salute, forse per la consanguineità dei genitori,che erano cugini tra loro.
Giacomo, che è considerato uno dei più grandi poeti di tutto l’800 nel panorama europeo e non solo, è altresì scrittore di commedie , filologo ,matematico,studioso del cosmo e delle lingue e filosofo ,in quanto elabora una sua teoria del piacere e del dolore che è quanto mai degna di attenzione e condivisione ancora oggi. Classicista, materialista, romantico sono altri aggettivi che gli si possono attribuire in merito al suo modo di concepire l’arte e la sua visione .
E’conosciuto,comunemente, come il poeta del pessimismo ma questa sua visione della vita e del mondo,espressa in poesia e nello “Zibaldone “, sorta di libro di appunti e considerazioni, trova appiglio in un sistema di pensiero profondamente logico.
Indubbiamente la sua esperienza di vita, a partire dai rapporti con la famiglia,dalla quale ,fatta eccezione per Carlo e Paolina, non si sentiva abbastanza amato e caratterizzata da una salute malferma alla quale si aggiunse un disturbo alla vista,non gli ha giovato.
Il suo carattere ombroso e schivo,dovuto forse anche ad una superiorità intellettiva e ad una cultura non riscontrabile facilmente nei suoi coetanei,unitamente al suo aspetto fisico non piacente,non gli hanno reso facile i rapporti e la frequentazione degli altri e tantomeno con le donne.
Si è più volte innamorato ma senza alcuna speranza di successo, di donne conosciute nel suo ambiente :esperienze che hanno accentuato il suo pessimismo e il suo rapporto conflittuale con la vita. Leopardi infatti ci stupisce per quanto sia delicato e attento a cogliere i vari aspetti della natura,specie nelle sfumature di passaggio da una stagione ad un’altra o da un particolare momento della giornata , per poi arrivare a deprecare la delusione e esprimere la negatività di quella natura,che alletta gli uomini con le sue lusinghe per poi presentare il suo conto nelle malattie e nella morte stessa.
Parlare di Leopardi significa aprire uno scenario senza possibilità di chiusura , tanti sono gli aspetti che egli osserva nella vita di ogni giorno come ad esempio il fatto che il tedio che è un quid più forte della noia,sia un male oscuro che colpisce soprattutto chi ha troppo tempo senza occupazione alcuna o la tristezza,che subentra immediatamente dopo aver provato un qualsiasi illusione di gioia.Eppure …guai a vivere senza sogni e illusioni che sono quello per cui si continua a vivere e la scienza,spiegandoci ambiti prima riservati alla fantasia o alla supposizione, ci fa essere sempre più consapevoli, ma per questo ,infelici; oppure il ricordo…chi non sa che il ricordo addolcisce il vero e lo rende più accettabile ?
Come abbiamo detto, parlare di Leopardi significa seguire un percorso che si snoda in cento e più sfaccettature :valga per ricordarcelo leggere un paio delle sue meravigliose composizioni che tutti abbiamo studiato e che continueranno ad essere oggetto di riflessione e meraviglia.
Nella prima c’è lo sconsolato accorgersi di come lui sia un “diverso” e di quanto poi si pentirà di non essere riuscito ad essere come i suoi coetanei ,a differenza del passero che segue un comportamento consono alla sua natura, nella seconda c’è un pessimismo fortissimo che induce Leopardi,dopo al morte di Silvia(forse Teresa,figlia del fattore di casa Leopardi) a considerare la natura matrigna che ci illude per poi toglierci ogni speranza e la vita stessa.
Il passero solitario
D’in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l’armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell’aria, e per li campi esulta, Sì ch’a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo de’ provetti giorni Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch’omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s’allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell’aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogi vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all’altrui core, E lor fia voto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest’anni miei? che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.