La verità, mi domando dove sia! Per me la verità è bianca o nera, senza sfumature. La vita è diversa è colorata è piena di colori, sfumature, luce. In Platone la verità è concordanza è la parola che la traduce la verità,, è svelatezza,, Platone dice.. Che l’essere vero di qualunque cosa è che esso, in ciò che dice, concorda con la cosa su cui dice qualcosa. In questo senso la verità risulta essere conformità con la cosa, concordanza con essa. In greco questa parola,, è svelatezza,,. Molti ostentano di sostenere la verità ma, purtroppo capita che anneghi in un mare di menzogna. Quello che fa male che quando incontri un amante della ricerca della verità ne rimani affascinata è a priori credi fiduciosamente a tutto ciò che dice, che legifera. La verità, una parola che spesso è solo mistificazione ma che sostieni con forza perché è l’unica alternativa alla vita. La verità è in punta a un fucile quando smetti di dirla parte un colpo è tutto viene massacrato. Quando credi in colui che la sostiene e ti chiede fiducia incondizionatamente pensi che la verità è la persona sono tutt’uno. Anche perché fidarsi è aprirsi, mettere le tue emozioni, i tuoi sentimenti, la tua intimità nelle mani di chi ha la tua fiducia a trecento sessantasei gradi. Che bello fidarsi! Lasciarsi cullare da parole che corrispondono, hanno concordanza con i fatti. Poi ti domandi quali fatti? Li hai visti? La verità è stata in azione? La concordanza? Quindi cerchi di giustificare il legiferatore di verità, mille scuse, un Odissea di promesse mai mantenute. Mille problemi, mille scuse, mille vittimismi, mille martiri, eppure la verità è sempre una sola, una sola. La verità è concordanza tra parole è azione. Allora ti domandi come è possibile aver creduto per tanto tempo a un mistificatore? Non lo so, non lo saprò mai, perché la menzogna è senza parole. La menzogna tace e si veste da tragedia greca per giustificare l’assenza di verità. Esatto l’assenza, senza giustificare nulla. La strada comoda della menzogna, rivestita di pietre che bruciano l’anima. La verità sarà sempre un punto interrogativo, non saprei mai dove inizia o finisce la verità o la menzogna. Qualcosa su cui meditare ma, senza risposte, perché la menzogna non ce l ha e la verità richiede coraggio, molto che, pochi possiedono. Ora mi domando perché accade tutto questo? Un quesito che mi dilaniera’l’anima tutta la vita. Spesso la menzogna viene accompagnata dal silenzio, menzogna e codardia tutto uno. Chi conosce la filosofia, sa che la ricerca della verità è importante ma, che soprattutto abbia concordanza, chi studia e conosce ciò, legge ma non capisce, non capisce il significato della verità. Allora, come direbbe il filosofo, non leggere ciò che non comprendi, non sostenere ciò che non capisci, magari leggi ,, Topolino, più a portata. Iris G. DM
Io amo, imbattermi per caso, nel ” per caso” fai le più felici scoperte, ed ecco sbucare un paese incantato, un poco remoto, tra balle di fieno, monti e aria antica, un paese di circa 1600 abitanti, si trova a metà strada tra Isernia e Campobasso, questo paese magico dove le panchine sono libri, e gli uomini raccontano storie, e conosciuto come ” la terrazza sul Matese”, è anche sede nazionale di un network nazionale ” Borghi della lettura”. Aderiscono a questo network, 70 -80 comuni di regioni italiane. Essi promuovono il loro territorio attraverso il libro, come dice il sindaco Felice Cecconi – il libro è l’arma di resilienza.- Un termine che mi ha fatto sobbalzare per l’intensità del suo significato. Il motto di questo progetto è ”portami un libro e ti regalo l’anima”.
Macchiagodena
Se potessi definire Macchiagodena, direi che sta diventando il DNA della cultura, i libri altro non sono che le informazioni di millenni di storia. Sono le informazioni genetiche della terra scritte. Il libro è promotore del territorio e attore principale. A promuovere l’iniziatica è stato il primo cittadino il sindaco Felice Ciccone, il progetto ” Genius Loci”,
Nato nel 2021 ha portato, in estate, oltre 200 persone a soggiornare gratis in questo paese sul massiccio montuoso molisano, senza contare tantissime, altre persone, che sono andate attirate dalle proposte culturali. Il sindaco, Felice Cecconi, ideatore del progetto, per salvare il paese dalla solitudine e spopolamento. Un paese dove i giovani sono andati via, quindi il libro la loro arma di resilienza per attirare e parlare del territorio. Parlando di Macchiagodena, Felice Ciccone dice che a differenza degli altri, lui non ha mai desiderato andarsene, i suoi concittadini gli hanno dato tanto, e lui cerca di tenere costante la fiducia e affetto nei loro confronti. Ha fatto e fa il contabile da tutta una vita, il suo studio, i suoi rapporti umani, radicati a Macchiagodena, è un modo di ringraziare ed essere riconoscente verso i suoi concittadini.
Chi vuole partecipare al progetto, vacanze gratis, deve portare in cambio un libro, firmato, con dedica e di specificare , perchè quel libro. https://travel.thewom.it/destinazioni/news-lowcost/macchiagodena-vacanze-gratis-libri.html L’intento è di riabilitare i territori, interni, borghi bellissimi, che hanno abbandonato a favore di metropoli disincantate, dispersive e pressanti. Magari chi sceglierà il lavoro in smart working, potrà riacquistare la sua identità abitando in paese suggestivi ed accoglienti, dove i rapporti umani sono prioritari.
Il sindaco Felice Cccone dice ” crediamo nella cultura e nelle iniziative ad ampio respiro ” nasce cosi l’iniziativa del 2021, ” la divina commedia in 100 borghi”. l’attore Matteo Fratarcangeli portò in un viaggio itinerante le terzine di Dante Alighieri, recitando nelle varie piazzette di Macchiagodena e in seguito in altri borghi. ” I borghi della lettura” , in associazione con ”Borghi autentici”.
la divina commedia
Dal 29 luglio 2022 a Macchiagodena un viaggio suggestivo e affascinante da Piero Della Francesca a Pier Paolo Pasolini. Un viaggio di circa 500 anni di storia dell’arte e del cinema. Il regista Perrella nato a Macchiagodena racconterà il suo lavoro tra docufilm e mostre, il tutto interpretato dall’attrice Dafne Rapuano.
Le iniziative sono molteplici si arriva anche a due eventi a settimana e numerosi scrittori a Macchiagodena presentano il loro libro. Rinascere dai libri, dalla cultura, saziare la mente insaziabile, sorgono cosi le panchine letterarie, sono sette. Due panchine dedicate all’art. 1 e 3 della costituzione italiana, due dedicate a Dante, per celebrare i 700 anni della sua morte, un’ altra dedicata a Gianni Rodari, Un altra ancora con una celebre frase di Daniel Pennac e l’ultima dedicata al poeta molisano Amerigo Iannaccone.
panchine letterarie
In questo ambito, si possono leggere libri, prenderli in prestito, scambiarli, oppure aggiungere dei propri, condivisione e rispetto. Felice Ciccone sta a Macchiagodena, come Macchiagodena sta a Felice Ciccone, una proporzione perfetta, perchè lui è la sua anima. Lui è un sognatore, in questo caso una figura mitologica, perchè pensi,- ma davvero esiste? – ” Quelli che sognano ad occhi aperti, sono a conoscenza di molte cose che sfuggono, a chi sogna addormentato. Edgar Allan Poe”.
meravigliose panchine letterarie
Il motto di Felice Ciccone è ” custodire e costruire” , non solo il patrimonio culturale, ma soprattutto le qualità umane, un paese migliore attento a ogni esigenza, più giusto, dove i giovani possono restare, costruirsi un futuro, quindi crescere e gli anziani raccontare. Nel 2021, Felice Ciccone, questo sindaco molisano è stato eletto tra i primi cinque, il sindaco più virtuoso d’ Italia, è stato selezionato per partecipare a ” il gioco del sindaco”, prevede 11 finalisti e lui tra i primi. Macchiagodena, paese modello , sotto innumerevoli punti di vista. Ulteriore fiore all’occhiello di questa rara persona, sul sito dei comuni virtuosi si legge ”ha saputo valorizzare il proprio territorio, attraverso la promozione del turismo lento e della cultura del libro ”. Macchiagodena sede nazionale dei ” borghi della lettura ” un pozzo di eventi, mostre, concerti, presentazione di libri, libri scambiati, in prestito, donati, rilancio delle tradizioni, un vero scambio culturale, nel vero senso della parola. A Macchiagodena non solo si respira aria fina e fresca, soprattutto aria di pregi antichi. E stata restaurata la Torretta medioevale, che contiene la bellezza di seimila libri, tanto per cominciare, perchè siamo agli inizi!
Torretta medievaleTorretta medioevale, particolare interno. Naufragare in un mare di libri
La chiacchierata con il sindaco mi ha fatto sperare in un mondo nuovo, lui ha sempre creduto nelle potenzialità del suo paese, i suoi coetanei invece hanno preferito andarsene e lavorare in grandi città. Felice Ciccone sono quarant’anni che lavora attivamente e non lascerebbe Macchiagodena per nessun motivo, ama enormemente il suo paese e direi che è ricambiato. Alla fine Macchiagodena è un paese fantastisco, ci sono draghi, principesse, streghe, maghi, cavalieri, elfi, gnomi, tante storie da raccontare, da vedere, da leggere, e noi cosa possiamo fare? Semplice! Dobbiamo andare a Macchiagodena e leggere, leggere! Ringrazio la persona del sindaco Felice Ciccone, di avermi raccontato e fatto conoscere questa splendida realtà. Vorrei aggiungere che Macchiagodena ha anche tradizioni gastronomiche che ha la sua identità nella polenta, è possibile degustare due varianti : rossa con salsiccia e peperoni, bianca con baccalà e cipolle, quest’ultima ha avuto un prestigioso riconoscimento con il deposito della ricetta presso la camera di commercio di Isernia.
Altro prodotto di eccellenza il tartufo, lo scorzone nero, e formaggi di antica tradizione pastorale.
Macchiagodena nutre la mente, l’anima e anche altro.
Macchiagodena e la sua meravigliosa Torretta Medioevale, traboccante di libri.
Per ” ti spaccio l’ intervista” il 20 luglio presentavo il libro ” il fiore della quintessenza” un antologia di fantascienza in finale al premio ” Vegetti”
Il premio ” Vegetti” si può definire l’oscar della fantascienza italiana, in essa non si premiano gli autori, ma le loro opere. Per i non addetti ai lavori può essere un premio sconosciuto, ma in realtà di grande prestigio, è il più noto premio assegnato da una giuria , esclusiva e ristretta, a opere di fantascienza pubblicate. Devo annunciare a tambur battente, che ” il fiore della quintessenza” ha vinto il premio ” Vegetti” per le antologie. Un antologia che raccoglie nomi famosi , curata da Sergio Mastrillo, a cui partecipano Riccardo Vezza e Salvatore Vita. Un amicizia che sta dando frutti eccezionali, una collaborazione di amici, che condividono la passione per la scrittura.
Congratulazione a questi ragazzoni dall’animo gentile e pieno di fantasia, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita.
La presentazione del libro é avvenuta a Gaeta, in una bellissima location.
Grazie a Enrico Vezza per le belle foto. Grazie ai convenuti e a quelli che sono rimasti a girare in tondo alla ricerca di un parcheggio. Quelle sedie non erano vuote. C’eravate.
Quanto pesa una lacrima di un bambino? La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra. Gianni Rodari.
Cosi recita questa poesia, che raccoglie la disperazione, il dolore, la fame che ha un bambino. I nostri figli hanno gote rosee, puliti, accuditi, sfamati, l’occidente ci tiene ai propri figli, anche se capita che qualche volta li ammazza. Mi riferisco ai terribili fatti di cronaca, che avvengono sempre più spesso e riguardano i bambini. Noi siamo la società del benessere, ma con tanto malessere! Ci preoccupiamo dell’identità di genere, ormai bandiera di tanti, perchè questo costituisce un problema serio. Stranamente io non ho mai avuto di questi problemi, a me l’orientamento sessuale di tizio e caio non mi importa, guardo le persone, il loro cuore, il loro modo di fare. Non mi pongo il problema perchè il problema non c’è. Quando andavo a scuola, dalle suore, avevo un grembiule blu ed un colletto bianco, uguale per tutti. Ora i grembiuli devono essere gialli, ne rosa, ne celeste, un uguaglianza per tutti i generi, ma io mi devo vergognare di essere femmina? oppure sono razzista perchè dico che lo sono? Per me tutte gli individui, anzi i singoli sono delle identità uniche e preziose, non potrei mai guardarli con occhi diversi. I bambini amano tutti, non guardano il genere, sentono il cuore. Ai bambini non interessa se sei giallo, blu, a righe, con i pois, loro hanno occhi diversi dai nostri e per fortuna! Dietro episodi di bullismo ci siamo sempre noi adulti, noi che non facciamo giocare i bambini perchè hanno le scarpe nuove, oppure si strappano i pantaloni. Siamo quelli delle protezioni eccessive ”non fare il bagno, non correre” che lasciamo per ore i figli davanti al televisore, a cui non parliamo della morte, per non spaventarli e poi rimangono ore davanti ai video giochi e fanno strage di avversari con scimitarre, pugnali, fucili, pistole. Siamo quelli che si inalberano e corrono dalle insegnanti perchè il bambino ha preso un brutto voto. Che difendono sempre e comunque i figli, anche davanti all’evidenza, e i bambini sono dislessici, discalculi, iperattivi. Ultimamente casi di autismo in aumento, e che i primi mesi sono difficili per la scolarizzazione? Ritornando al problema dei grembiuli, esiste il problema del colore dei grembiuli. Ne parlano tutti e se ne parlano tutti diventa un problema. Secondo alcune stime, sono circa 40.000 i bambini minorenni sfruttati nelle miniere e soprattutto quelle di cobalto. Questi bambini lavorano in condizioni estremamente crudeli, più di 12 ore al giorno, portano sulle spalle carichi molto pesanti, muoiono stremati, si ammalano, percepiscono salari da fame, la loro infanzia è negata, non vanno a scuola, solo duro lavoro. Avete mai visto gli occhi di questi bambini? Ci siamo mai posti il problema? In Siria 7, 3 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria, senza contare adulti, anziani, donne. Sono bambini che non conoscono altro che bombe, terrore e fame, loro non ascoltano musiche, ma fischi di bombe e canti di mitragliatrici. Bevono acqua sporca, contraggono malattie infettive, un infanzia violata, negata, terribile. Quanto pesa la lacrima di un bambino? la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra. Conoscete la storia di Iqbal Masish? Il bambino che sfidò la mafia dei tappeti?
dal web
Oggi sarebbe un avvocato di circa quarant’ anni. Viveva in Pakistan, la sua famiglia poverissima, per dei debiti lo vendettero, all’età di cinque anni, per 12 dollari americani, a un fabbricante di tappeti che lo ridusse in schiavitù. Sono milioni i bambini venduti per integrare il bilancio familiare, o avviati alla prostituzione, o per quialsiasi altro sporco commercio. Ritornando ad Iqbal, era incatenato al suo telaio, i bambini hanno mani piccole, per fare nodi piccoli, ai tappeti, per 12 ore al giorno. Lo vedete il problema? A gambe incrociate per ore e tenta di scappare ripreso e messo nel buio di una cisterna, senza aerazione, picchiato. Non si arrende nel !992 esce di nascosto, partecipa ad una manifestazione dove sente parlare di libertà, ha il coraggio di parlare in pubblico, il suo discorso commovente scuote le coscienze. Un sindacalista lo prende a cuore, non torna in fabbrica e va a scuola, ritrova un infanzia negata, ma a 10 anni un fisico fortemente segnato dagli stenti e dalle posture. Appare sui teleschermi di tutto il mondo, riceve premi e donazioni , ma lui non diventerà mai grande, morirà in un attentato. I diritti dei bambini ogni giorno vengono violati, nonostante si sappia, il problema non c’è. Bambini nelle miniere, bambini nella fame, bambini assassinati, bambini sfruttati dalla prostituzione e dalla pedofilia. Il disgustoso tour sessuale con bambine piccolissime, la libertà esiste? cosa è che dobbiamo chiamare libertà? La compassione, l’amore dove è? ci sarebbe da scrivere cascate di parole e tutte pesanti come pietre. Quanti Iqbal? Sui social, bambini mangiati dalle mosche per raccogliere donazioni, certo un video forte per donazioni forti? Quanti soldi vanno per il loro benessere, per salvarli dalle mosche, dalla cecità, dalla fame, dalla sofferenza, dal dolore, Dolore! non conoscono altro che questo! Ma il problema non esiste, noi comodi nei nostri letti, nelle nostre case pulite, sazi di cibo, ma non di altruismo, compassione, generosità. Quello che mi domando, con tutte le donazioni che si fanno, con tutto quello che eccede in occidente, il resto del mondo ha fame e sete, è poverissimo. Che fine fa ciò che si dona? Forse il problema è decidere il colore del grembiule, anche per questi bambini. Quanto pesa la lacrima di un bambino? la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato più di tutta la terra. Gianni Rodari
Il titolo dell’intervista, in realtà, è un modo di presentare un gruppo di scrittori e amici veramente insoliti. In questo contesto mi viene in mente la canzone di Gino Paoli.. eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualcosa in più…. Comincio allora a presentare Riccardo Vezza, classe 1974, portavoce del gruppo, appassionato di medioevo, di fantascienza e soprattutto di fantasy. Grazie a lui ho conosciuto un genere totalmente nuovo, di cui nonostante avessi letto, non ne ero a conoscenza. Sono rimasta affascinata e totalmente incuriosita. Riccardo è un uomo che si divide tra due lavori come guardia giurata e avvocato part time, come per dire non si vive di solo pane, ma anche di altro. Sempre Riccardo Vezza, mi ha raccontato i particolari di scrivere e come, un libro ad otto mani.
Sergio Mastrillo, classe 1976, ha iniziato scrivendo poesie, insieme al gruppo ha concepito un progetto fantasy, che piano piano, sta prendendo forma, molto ambizioso, che parla di due mondi appartenenti a due universi paralleli, collegati in qualche modo. Al momento è , fra di loro, lo scrittole più prolifico. Il suo ultimo libro ” le cinque vie”, fa parte di quel progetto fantasy, che il gruppo aveva progettato. Sergio Mastrillo tra tutti del gruppo, è il più entusiasta e ottimista.
Insieme, il gruppo di amici ha partecipato alla creazione del ” world building ” che è letteralmente la costruzione fisica del mondo in cui avverrà tutta la storia. Non riguarda solo la semplice ambientazione, tipo la descrizione della flora o della fauna,quindi non solo personaggi, magia, religione, ma è qualcosa che poi permette alla trama di funzionare. Ovviamento parliamo di fantasy.
Salvatore Vita, classe 1980, come lo definisce Riccardo Vezza, è il più talentuoso, è capace di scrivere su soggetti di altri, quindi uno scrittore a richiesta, capace di scrivere e continuare storie di altri scrittori.Molto timido e paranoico conosce a memoria, centinaia di films, fumetti e manga.
Cristian Gaito, classe 1981, ha partecipato solo al loro libro di esordio ” true legends”. Molto riservato, è legato , soprattutto, ai temi della fanciullezza e della magia, per motivi di lavoro, si è dovuto allontanare dal gruppo.
Questi fantastici ragazzoni, ogni fine settimana, invece di penzolare in inutili, paranoie da bar, passeggiate per rimorchiare, dimenamenti da discoteca, si riunivano, in una vecchia casa, fatta di mobili sgangherati, senza riscaldamento, per leggere, e dico”leggere” non solo tra virgolette, ma a caratteri cubitali, leggere libri, commentarli, spaziavano in ogni genere, anche classici. Un giorno, arrivati a saturazione di tanta lettura, hanno pensato bene di scrivere loro quattro, ed è nato ” true legends” non solo primo libro, di quattro ragazzi esordienti, ma finalisti di un premio importante, il premio Vegetti, come dire l’oscar della fantascienza italiana. Niente male per questi quattro ragazzoni legati da un amicizia profonda. Il bello è, che tutto nasce da questa cosa fantastica che li lega da anni e anni, l’amicizia. Amicizia, un sostantivo bellissimo, raro, emozionante, profondo, come il legame che hanno questi quattro scrittori, Riccardo Vezza, Sergio Mastrillo, Salvastore Vita e Cristian Gaito. Scrive Cristian Gaito, nella dedica del libro, che mi ha fatto commuovere…al luogo dove tutto ebbe inizio, ”l’ Alaska”. Esiste ancora nei nostri cuori: un tavolo scalcagnato, sedie e freddo… eppure ci riscalda ancora il ricordo di quelle nostre risate, l’emozione di quelle storie tanto appassionatamente condivise, e quell’anello mai infranto di solidale amicizia”
Come hanno fatto a scrivere questo libro a otto Mani? si sono divisi i ruoli come una squadra, ognuno di loro un ruolo, attaccante, difensore, ecc. Ognuno di loro, nel ruolo che ricopriva, scriveva dei capitoli, alla fine un lavoro bellissimo, un amalgama di scrittura perfettamente funzionante.
Proseguendo nella canzone di Gino Paoli… eravamo tre amici al bar, uno si è impiegato in una banca, si può fare molto pure in tre…”
La cosa bellissima che mi ha colpito è intanto questo progetto fantasy che avere elaborato insieme, cioè il world building, in modo che ognuno di voi elaborasse con lo stesso mondo da voi creato, dei nuovi romanzi e racconti. Raccontaci qualcosa Riccardo Vezza.
Il progetto Fantasy, è stato elaborato nel 1997, già sono stati scritti vari racconti e Sergio Mastrillo ha ultimato e pubblicato ” le cinque vie”, anche io spero di terminare il mio e vederlo al più presto nelle librerie.
Il primo libro scritto a otto mani è stato ”true legends” un libro di fantascienza e distopico, ma non troppo, visto i tempi che corrono. Poi avete scritto insieme, però senza Gaito, il fantasy ” Gloriosi Bastardi”
Il nostro romanzo collettivo ” True legends” l’abbiamo iniziato nel 2013, compatibile con i nostri impegni, pubblicato nel 2019 e finalista al premio ” Vegetti ”nel 2020 2021. E una storia basata sul gioco del calcio, in un futuro distopico, nel quale i terrestri dominano gran parte della via lattea, le dispute dell’accaparramento delle risorse non sono risolte con le armi, ma con un torneo interplanetario denominato ” true legends”, che si tiene ogni quattro anni su un satellite artificiale detto ” Cittadella”.
Però la nostra vera passione il genere fantasy, insieme, senza Cristian Gaito, abbiamo scritto ”Gloriosi bastardi’ ‘magie e sortilegi che si intrecciano.
Il vostro ultimo libro scritto i collaborazione con altri scrittori, vorrei che me ne parlassi Riccardo Vezza
L’ultimo libro pubblicato è un antologia di Fantascienza, ”il fiore della quintessenza”. il cui curatore è Sergio
, io e Salvatore Vita, partecipiamo con due racconti. Un antologia di fantascienza con tema portante, universi paralleli. Vi partecipano scrittori di premi Urania e Vegetti e finalisti di questi premi. La particolarità è la varietà di racconti più classici, vicini alla hard sci fi, altri legati alla space opera, alla fiction speculativa, al bizzarro, al comic…, altra caratteristica è il mezzo o lo strumento, con cui puoi avere accesso agli universi paralleli…, si va dai congegni tecnologici, alle facoltà genetiche, alle malattie,, ai semplici oggetti, ai poteri esp. ” il fiore della quintessenza, è in finale al premio ” Vegetti” per le antologie. Io e Salvatore Vita siamo in finale come autori, Sergio Mastrillo come curatore, e sempre Sergio Mastrillo è in finale sempre al premio ”Vegetti” con il suo racconto, ”The Jam”
Questa vostra amicizia, la trovo veramente profonda e particolare, direi rara .So che avete scritto racconti partecipando ad un altra antologia ” Santi e demoni” genere fantasy.
Santi e demoni
Tu Riccardo Vezza, mi parli di questi tuoi amici e collaboratori con vero affetto, siete una vera squadra, e io sono onorata di aver conosciuto persone come voi, che insieme lavorano supportandosi, senza competizione, ma solo per fare meglio, il 24 luglio a Gaeta alle ore 19,00 ci sarà la presentazione della vostra ultima fatica ” il fiore della quintessenza”, a Gaeta, magnifica location e magnifici voi. Mi viene in mente sempre la canzone di Gino Paoli che dice… sono qui, con quattro amici al bar, che hanno voglia di cambiare il mondo…ognuno a rincorrere i suoi guai e poi ci troveremo come le star… Mi fate pensare ai tre moschettieri, Cristian Gaito sicuramente un D’artagnan della nostra era. Tutti per uno, uno per tutti. Aspetto ancora le vostre collaborazioni, i vostri collettivi di cui non vedrò l’ora di parlarne.
il fiore della quintessenza
Vi aspettiamo domenica 24 luglio a Gaeta, ore 19:00.
Le parole sono solo parole, verba volant, facta manent. Per quanto possano essere belle e travolgenti si dimostrano solo attraverso i fatti. Altrimenti rimangono vuote, senza senso. Per quanto si possa fare, le parole coinvolgono e noi tendenzialmente se ne siamo sommersi tendiamo a credere che possano diventare fatti. Noi essere umani impariamo a fidarci delle parole anche quando non dovremmo farlo, una parte di noi cede, si apre una fessura che alla fine diventa una ferita grave, si rimarginerà con il tempo, tanto tempo. Allora bandiamo le parole senza fatti, le parole che ci fanno soffrire, che ci illudono. Le parole distruggono, ti annientano, tu sei stato ad ascoltarle e pensi tutto cambia, tutto può cambiare. Poi realizzi che non è così, quelle parole che hanno portato scompiglio ora lasciano macerie e distruzione. Puoi promettere del pane a chi non ce l’ha? Il povero aspetta il pane perché l hai promesso e muore di fame nell’attesa. Ogni parola ha una conseguenza, le parole non si pronunciano a caso, chi ci rimette è il più debole, perché è il più debole che ha bisogno. Un povero mendicante che da peso alle parole e pensa che possa accadere il miracolo. Le parole non fanno i miracoli, i miracoli sono i fatti. Molti pronunciano parole bellissime, sconvolgono vite con le loro parole ma, alla fine hanno paura, si tirano indietro. Le parole esprimono emozioni ma, che emozioni possono essere se rimangono vuote e poi feroci! . Le parole danno l’illusione di poter cambiare verità pronunciate, non è così. La realtà si scontra con le parole, le parole perdono lasciano solo dolore. Iris G. DM di Marina Donnarumma
Da bambina mi dicevano fai piano parla piano, fai silenzio, non far rumore. Sono cresciuta e ancora continuo a fare silenzio, forse troppo perché ho paura di non essere ascoltata o disturbare. Ho imparato a nascondermi da me stessa, ho lasciato camminare le mie paure, le mie incertezze, sono diventata madre con la paura di non essere adatta a farlo, sono stata moglie con l’incapacità di esserlo raggomitolata nelle mie ansie, nelle mie angosce, nelle mie paure paralizzanti. Pensando di sbagliare di essere io a sbagliare ed . Ho rinchiuso il mio modo di essere sotto chiave, senza desideri per paura di averli, per paura di rinnegarli. La mia vita è stata all’insegna della mia paura della vita stessa. Un insegna pesante, gravosa che mi ha curvata, forgiata, come io non ero. Un fuoco sotto la cenere, una lava sotto un vulcano, una disperata ricerca dell’amore che ti porta ad essere serva e servile. Pensare che amare è essere serva per accontentare ed essere gratificata.. Vivere nel concetto sbagliato che se vuoi essere amata devi accontentare per essere accontentata. Stravolgere il senso dell’amore , i tuoi sensi per placarsi ed essere sottomessa, perché deve essere così, diverso non può essere. Incateni la tua vivacità, la tua voglia di essere senza inibizioni, pregiudizi, subisci ricatti morali per un mutismo, ti senti in colpa per ogni cattivo umore che ti circonda e cerchi di mitigare con parole che non senti pur di non sentire quell’aria opprimente, pesante che ti circonda e ti fa sentire male, vorresti fuggire, certe volte le porte aperte sono più chiuse delle prigioni. Certe volte hai catene pesanti senza averle attaccate alle caviglie, perché c’è chi ti fa sentire in colpa, inadatta, incerta. Vorresti fuggire da quella cupa prigione, certe volte anche morire ma c’è sempre qualcosa che ti salva. Il tempo passa, tutta la vita insopportabile, non sei mai pronta per essere te stessa, ti vergogni di esserlo, non osi C’è sempre qualcuno che ti dice, fai silenzio, non far rumore, sei ridicola, sei vecchia, potevi farlo prima, potevi dirlo prima. Ma prima non eri pronta, non eri pronta a sfondare i tuoi silenzi e rimetterti in gioco. Ognuno di noi ha bisogno del suo tempo e non sai quanto tempo passerà per diventare quello che veramente sei e quando succede non è facile, non sarà mai facile ma, non permetterai più a nessuno di dirti, fai piano, non far rumore, fai silenzio. Non dirai, non risponderai ma farai rumore e allora comincerà la tua vita, la mia vita. Iris G. DM
Quali parole possono cambiare la tua vita? Quali azioni possono cambiare il destino? ma esiste il destino?pensare al destino è come avere una vita già segnata, nel senso che non puoi cambiare. Nascere, vivere,amare, morire non avrebbe più significato. Io ho immaginato la mia vita come un bocciolo di rosa, petali stretti su sogni e speranze. La rosa si apre, petali sviluppano la bellezza e il profumo, i petali poi cominciano ad appassire, cadono ad uno ,ad uno, è triste i petali ai tuoi piedi, i sogni ai tuoi piedi,le speranze ai tuoi piedi, l’amore ai tuoi piedi. Rimane il gambo verde pieno di spine che stringi forte perché la vita è stringere forte, con i denti per ogni passo che compi. Le spine ti feriscono, uno stelo verde sporco di sangue, però nonostante tutto. e’un gambo che puoi piantare , farà nuove radici, avrà nuove foglie e una nuova rosa. Nella vita non esiste il destino, esistiamo noi, padroni delle nostre scelte e non sempre. Vivere significa coraggio, la vita è un equilibrio fra vita e morte, ma le scelte dettate dall’amore sono le migliori. Amare vuol dire avere forza e coraggio, chi ama non sbaglia mai, chi ama dona senza ritorno, l’amore per amore. Semplice ,gratuito eppure così difficile! dovremmo conservare in noi quella freschezza dell’essere fanciulli, a un bambino basta l’amore, essere amati basta. L’amore basta a se stesso, un dono gratuito che fa felice la più infelice delle persone. Quale è la parola che ci fa felice? Amore semplicemente e dannatamente questo. Quali sono le azioni che fanno cambiare la vita? le azioni fatte con amore. Nella vita si cercano tante soluzioni ma le soluzioni sono dentro ognuno di noi, ce le abbiamo nel cuore. Se tutto ciò che facessimo fosse dettato dalla ragione del cuore ci sarebbe soluzione per ogni cosa. La sofferenza è mancanza d’amore, il dolore è mancanza d’amore, la povertà è mancanza d’amore ,le guerre sono mancanza d’amore .Non è che l’amore risolve tutto, ma risolve tutto, tutto ciò che viene fatto con amore. Allora ogni volta avremo una rosa da piantare, con amore. Iris G.DM di Marina Donnarumma
PER ” IL RISTORANTE CHE PIACE A ME” VI PRESENTO LE ” SCUDERIE DEI TEMPLARI” A SAN FELICE CIRCEO in provincia di Latina, di Assunta Palombi e la figlia Milla Montalbano, sommelier della Fis .Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM
San Felice Circeo è un borgo marinaro, un vero gioiello, racchiuso ancora nella sua cinta muraria, che ha origini antichissime. profuma di mirto, rosmarino,colorato da oleandri, bouganville e panorama mozzafiato sul mare. Ha miti che risalgono ad Omero e Ulisse, alla famosissima maga Circe. La sua storia ufficiale risale all’epoca romana. Ma dal punto di vista politico religioso è stata sede dei cavalieri templari, perchè potevano controllare dalla Rocca del Circeo un bel tratto di costa e poi sopratttto per la vicinanza con la sede papale; Roma. Parlare di tutta la storia sarebbe troppo lunga perchè il mio intento è di parlare di una perla di ristorante ” le scuderie dei templari”, le cui mura, esterne ed interne conservano secoli si storia. Ci sono colonne portanti e pavimento che risalgono al medioevo, poi si sono sovrapposte altre strutture, ma ha matenuto bellezza e fascino. Nel corso dei secoli all’interno delle ” Scuderie dei templari” si sono alternate varie botteghe. Troviamo segni speciali dovunque e i proprietari hanno saputo mantenere le straordinarie caratteristiche architettoniche, nella porta di accesso della cucina, troviamo rimarcati i segni delle grosse botti che facevano uscire a forza e hanno determinato il segno di una mezza luna in basso. L’ingresso del ristorante è semplice, ma quando si entra si viene soggiogati ed immersi in un luogo che ha una storia da raccontare. Una cucina modernissima, a vista, dove lavorano in modo infaticabile la Signora Assunta Palombi e la Figlia MIlla Montalbano. Un atmosfera accogliente con cimeli mediovali, palle di cannone, scudi, armature; da una parte, un vecchio tavolo a ribalta, completamente restaurato, all’interno, punte di armi risalenti all’epoca mediovale.Antico e moderno miscelati sapientemente e con gusto e hai immediatamente voglia di sederti e chiedere il menù. Dovunque posi gli occhi, buon gusto e tutto curato nei minimi particolari. La cucina è veramente eccezionale, ovviamente il pesce, è il loro punto di forza, freschissimo, portato direttamente dal pescatore. Loro amano fare questo lavoro, fanno marmellate ottime, che sono in vendita nel ristorante. Una cantina dei vini eccezionale, scelti personalmente dalla giovane Milla Montalbano, sommellier della fis, studia gli abbinamenti, fa la carta dei vini, devo dire molto accurata, C’é la possibilità di abbinare ad ogni pietanza un calice di vino adatto, dall’antipasto al dolce, dolci rigorosamente made Assunta Palombi e Milla Montalbano. Milla Montalbano, portavoce e in qualche modo volto delle ” Scuderie dei Templari”
Colonna portante e pavimento risalenti al 1200, Epoca templarePalle di cannone risalenti allo stesso periodo.
Milla, da quanti anni avete iniziato questa attività di ristorazione?
L attività è nata 7 anni fa, riportando alla luce le “ stalle “ dei templari del 1200, facendo un restauro conservativo della struttura durato anni. Ad oggi il ristorante “scuderie templari”, comprende tre sale interne con soffitto a volta di 5,04 m totali da terra, un soppalco adibito a magazzino e scorta vino e spazio esterno con tavoli, sedie e ombrelloni per mangiare all’ esterno.
Mettersi nella ristorazione è una bella impresa, richiede organizzazione e fatica, però avete scelto questo particolare settore, una vostra passione?
Siamo figli di ristoratori, di generazione in generazione questo amore verso la cucina nasce da mio nonno, che apri anni fa un ristorante sul mare e da lì nacque tutto.
Ogni quando compilate il menù?
Il menù varia ogni settimana a seconda del pescato, essendo noi principalmente un ristorante di pesce, e del prodotto di stagione che prendiamo a km 0.
Menù ”scuderie dei templari
Fate ogni volta dei piatti diversi, ma ovviamente avete dei capisaldi. Le Scuderie dei Templari, hanno un piatto che lo rappresenta?
Possiamo dire che due sono i veri e propri capisaldi: lo spaghettone Mancini alle vongole e bottarga di tonno, e la frittura di calamari con cipolle di tropea caramellata
Spaghettone Mancini con vongole e bottarga di tonnofrittura di calamaro e cipolla di tropea caramellata
La carta dei vini, è affidata a te, bravo sommelier della Fis, la rinnovi e aggiungi?
Milla Montalbano
Dopo l esperienza del corso da sommelier con Barbara Palumbo a villa Latina vedi il vino con altri occhi. Mi affido a piccoli viticoltori che preferisco alla grande casa vitivinicola, con vini autoctoni. La carta dei vini è impostata principalmente con l idea del prodotto del territorio italiano. La carta dei vini come dicevo prima è strutturata in modo da trovare di regione in regione il vitigno autoctono. Parlo di vitigno perché si parla sempre e solo prima di uva e poi di vino che possa essere biologico, biodinamico o natura. Mi rifaccio a cataloghi di viticoltori indipendenti e piccole aziende che producono poco prodotto ma lo definirei nettare più che prodotto, uno di questi cataloghi è “les caves de pyrene”.
Prima di ogni stagione scelgo accuratamente l uva da poter proporre provandola e pensando e sperimentando abbinamenti con il cibo da poter presentare. C’è tutto uno studio dietro la carta dei vini, non sono semplici bottiglie messe lì.
Stare nel vostro ristorante è un oasi di piacere, per gli occhi, il cuore e la mente. Io sostengo che il cibo è poesia, quali sono i vostri progetti futuri?
Stare nel vostro ristorante è un oasi di piacere, per gli occhi, il cuore e la mente. Io sostengo che il cibo è poesia, quali sono i vostri progetti futuri?
Ritornando agli abbinamenti cibo e vino, so che fate dei menu completi, dall’ antipasto al dolce, abbinando ad ogni portata un calice di vino.
Per serate speciali a seconda del pescato del giorno riusciamo a fare menu con abbinamento cibo-vino come per esempio la settimana scorsa è arrivato del buonissimo pesce da zuppa e in abbinamento abbiamo scelto una Schiava della Meran.
Io ringrazio Assunta Palombi e Milla Montalbano del ristorante le” Scuderie dei Templari”, un esempio di imprenditoria al femminile di cui essere orgogliosi.
Ristorante sito al centro Storico di San Felice Circeo. 0773 284207
mazzancolle alla griglia con lemon curd salataPer finire mi ci metto anche io, insieme a Milla Montalbano durante le nostre degustazioni
Articolo di Marina Donnarumma Iris G: DM
Bauletto di frolla al cioccolato ripieno di ricotta e arancia candita~
Ci siamo mai soffermati sulla parola arte? Ars, artis, dal latino, non è solo una parola dal significato etimologico , ma è la più alta espressione umana di creatività e fantasia, in cui l’uomo manifesta attraverso l’esteriorità la propria unica interiorità. L’etimologia della parola, sembra derivi dalla radice ariana ” ar-” che in sanscrito significa andare verso, adattare, produrre, la capacità di fare in modo armonico. L’arte è la sublimazione del nostro interiore, è esternare le nostre sensazioni, emozioni, cosi l’arte diventa grande: Armida Pellegri. Io non sono un esperta d’arte, guardo e dico mi piace o non mi piace. Con Armida Pellegri non è cosi, ti innamori immediatamente di ciò che dipinge. Ti senti attratta da ogni suo quadro, ti senti proiettata dentro i suoi colori, i suoi paesaggi, le sue figure, abitare nelle sue case, raccogliere i suoi fiori, stare nei suoi tramonti, stare sulla riva ad aspettare i pescatori che tornano, oppure nelle sue notti cosi piene di luce. Una sua caratteristica è la luce che illumina i suoi dipinti, lei con la luce ci sa fare, non hai bisogno di lampadine per vedere i suoi quadri, hanno propria luce. I colori sono caldi, accoglienti, vorresti abitarci dentro. Cosa dicono i suoi quadri? dicono il suo mondo interiore, un mondo bellissimo, sensibile, comunicativo, gentile. Un anima scaldata dal dolore, dalla gioia, dall’amore. Armida Pellegri, è nata e vive a Tellaro, in provincia della Spezia, è stato recensito come uno dei borghi più belli d’Italia. Ha avuto la fortuna di abitare in un posto incantevole, il mare è una continua fonte di ispirazione, chi abita al mare lo sa. I suoi occhi però, hanno la capacità di vedere oltre, nei suoi quadri lei mette la sua anima, il suo essere Armida, oltre sempre oltre. IL suo amore immenso nei confronti del mare, che lei dipinge in ogni sfumatura, quindi noi aspettiamo il suo mare, ci immergiamo nel suo mare, nelle sue notti di luna.
Armida Pellegri
Armida la prima cosa che ti voglio chiedere la tua tecnica per dipingere. Considera che io non sono un esperta di pittura,sono solo amante di questa bellissima arte. Il mio preferito è Caravaggio, per il modo in cui illuminava il soggetto principale
Dipingo olio su tela. La mia tecnica è frutto di decenni di sperimentazione e pratica . Una tecnica molto particolare affinata soprattutto per i notturni per ottenere luci e riflessi (Diciamo che ho ottenuto “una ricetta” i cui ingredienti restano segreti)
Libeccio da sud- ovest
Tu hai avuto degli incontri importanti che diciamo hanno dato slancio alla tua pittura.Vorrei che me ne parlassi
Si, ho avuto incontri che hanno in qualche modo lasciato tracce indelebili nella mia anima. (Premetto che sono nata nel 1949) All’età di sei o sette anni conobbi una pittrice famosa di Firenze , Anna Scotti, che aveva acquistato una casa a Tellaro vicino alla nostra. Io disegnavo seduta sui gradini della porta di casa, nel carugio di fronte al mare. Lei mi osservava e mi incoraggiava ed io , già allora, sapevo di fare la cosa giusta per me. Importantissima fu la vicinanza della professoressa delle scuole medie , anche lei fiorentina , anche lei si era formata all’Accademia di belle Arti di Firenze. Con lei imparai tutto sul disegno tecnico, sulla trigonometria, sulla prospettiva, sull’uso del colore .Sperimentai acquerello , tempera, china e mi appassionai di storia dell’arte. Nel 1968 approdai all’uso dei colori ad olio e da allora sono ,ancora oggi, il mezzo con cui mi esprimo.
Ti diletti in questa arte fin da piccolissima? Mi diletto fin da piccolissima nel disegno , ero in età di asilo , parlavo pochissimo, timidissima, ma disegnavo di continuo .
Quando dipingi sei sempre spinta emotivamente a farlo, o è casuale? Quando dipingo , da sempre, sono spinta da un prepotente bisogno intimo. Non dipingo , proprio non ci riuscirei, a farlo per gli altri, per piacere agli altri, per vendere o per compiacermi del consenso degli altri. Quando dipingo è una specie di attrazione fatale. La tela sul cavalletto mi sfida, so che nasconde i miei pensieri. A volte lotto per non cedere, fingo di non vederla, prendo tempo ma poi cedo ed allora è adrenalina pura. Sono io che mi racconto perché ne ho bisogno, per sentirmi viva, per dare un senso alla mia esistenza. Quando questo succede è adrenalina pura , e credimi se ti dico che non mi importa nulla del parere dei critici, continuerei a dipingere , proprio perché ne ho bisogno io, anche se non fossi apprezzata da nessuno. Io sono una artista , la sono perché così sono nata , non è arroganza la mia , è un dato di fatto . Ci sono stati periodi di tempo in cui ho dovuto stare lontana dai colori , dalle tele per motivi familiari ed è stato come vivere in apnea, aspettando di riemergere per respirare ancora.
Io personalmente ritengo che i tuoi quadri abbiamo un impatto emozionale. Il tuo soggetto preferito il mare, nei tuoi quadri sempre presente in notturna, ritengo che le luci siano straordinarie, producono qualcosa di magico e sognante.
Vivere a Tellaro fin dalla nascita è stato un regalo preziosissimo del destino. Cresci con il rumore del mare, con il salino nelle narici. Figlia di un uomo di mare, tellarese , un navigante che ha visto tutto il mondo e di una mamma veneziana della Giudecca, il mare posso dirlo è nel mio DNA. Tellaro , fin dagli anni trenta è stato metà di scrittori, pittori , musicisti, attori, filosofi , registi famosi. È stata per me importante per la mia formazione culturale l’amicizia con lo scrittore Mario Soldati che a Tellaro soggiornava molti mesi all’anno in una meravigliosa villa sulla scogliera del Trigliano. Mi aspettava ogni mattina sulla strada per Tellaro e mi parlava in anteprima dei romanzo che scriveva un quel momento e di mille altri argomenti. Io una ragazza, lui con i suoi cappelli bianchissimi, il suo vocione squillante, il suo immancabile sigaro toscano, camminavamo a braccetto in una nuvola di fumo aromatico. Spesso si univa a noi il poeta Attilio Bertolucci, padre dei registi Bernardo e Giuseppe Bertolucci. Io in mezzo a loro ero una spugna che assorbiva ogni singola parola. Quelle conversazioni erano per me una ricchezza immensa , mi facevano “crescere”.
Armida Pellegri
Tutto in te ha respiro dell’arte, un profumo inebriante. Cosa ti ha segnato di più? Se il dolore è maestro di vita, beh non mi ha risparmiata. La morte , oltre ai miei genitori ha strappato alla vita le mie due sorelle maggiori, giovanissime, nel fiore degli anni . Le cerco e sono in contatto con loro nei miei notturni, mi mancano ogni giorno, ed anche se mi hanno lasciata da moltissimi anni, per me è sempre ieri. Sono “assenze” che ti dilaniano l’anima, che ti segnano, che ti cambiano profondamente. Il dolore, ed è un percorso lunghissimo, che continua ancora oggi, ti costringe ad un esercizio di introspezione in cerca della tua essenza nel tentativo di gestire la sofferenza.
Cosa vuol dire per te dipingere? Dunque dipingere per me è sempre stato , esporre era per me una violenza. Era come spogliarsi nuda in piazza alla mercé delli sguardo di tutti. Per moltissimi anni ho rifiutato di farlo. Fondamentale è stato l’incontro con il Prof. Zeno Birolli , figlio del famosissimo pittore Renato Birolli. Zeno Birolli, docente all’Accademia d’arte di Brera mi esorto a trovare il coraggio di esporre e di cimentarmi con opere in notturno. Mi fidai di lui. Nel contempo , l’incontro e l’amicizia fraterna con il compianto giornalista Giuliano Fontani, appassionato d’arte , capo redattore del giornale Tirreno e della moglie Anna Tonazzini fu fondamentale per organizzare , nel 2006, le prime mostre personali importanti a Carrara ed a Pisa . Poi non le ho più contate.
Armida Pellegri
Parlaci delle tue mostre! Importanti per me sono state tutte le mostre che ho fatto , in particolare ho ricordi cari al mio cuore a mostre organizzate a Pisa a Palazzo Gambacorti, a Firenze cattedrale di San Lorenzo , a Lucca presso Collegio Reale , a Carrara, a Forte dei Marmi, a Marina di Pietrasanta ecc… In particolare ho avuto il privilegio di avere a disposizione per me tutto il Castello di San Giorgio d di Lerici, il comune di appartenenza. Il Sindaco Dott. Leonardo Paoletti e tutta la giunta mi hanno organizzato una mostra antologica personale per un mese , provvedendo a tutto . Li ho esposto 156 opere spaziando fra paesaggi in notturno ed in piena luce, arte sacra , ritratti . È stato un riconoscimento davvero importante .
Le tue opere spaziano e toccano vari temi: arte sacra, ritratti, paesaggi e tanto mare pieni di luce. La tua opera ” San Giorgio a Tellaro” è in esposizione permanente presso la chiesa Stella Maris di Tellaro. So che ultimamente sei stata colpita da un grave lutto, da un grande dolore.
Nel 2021 io e mio marito Cesare, siamo stati contagiati dal Covid. Io mi sono salvata, lui no. Cesare ed io ci siamo sposati giovanissimi, vivevamo in simbiosi. Lui era il mio più grande sostenitore, era l’organizzatore di ogni mia mostra. La sua morte ha stravolto la mia vita, “camminare “da sola è dolorosissimo. Il 18 agosto inaugurerò a Tellaro, presso l’oratorio Santa Maria nella piazzetta di Selaa a picco sul mare , la mia prima mostra senza di lui. Ma so che sarà con me in ogni istante, ed a lui la dedico….continuo a dipingere per restare insieme a lui.
Ora vorrei che tu mi parlassi di Armida donna.
Di me come donna posso dirti che sono madre di due figli ,che sono ilmio “dipinto” più bello. Mariagrazia web designer / assistente fiscale e Massimo imprenditore. Sono nonna di Anita , oggi una giovane ragazza di sedici anni che mi regala tenerezza. Ho 73 anni, amo la vita, è un miracolo che dobbiamo rispettare . Una vita intensa, impreziosita da incontri con persone straordinarie che non dimenticherò mai , che tanto mi hanno donato. Ritengo che a volte accadano eventi, incontri con persone che vanno al di là della nostra volontà , poi puoi esercitare il tuo libero arbitrio accettando di “,vivere” questi incontri, questi eventi , ma esiste il “fato” . Perciò vivo giorno per giorno , il futuro è adesso, per ogni attimo in più ringrazio il Signore . Anche il nostro “incontro” fa parte di un disegno che non conosciamo Penso di averti raccontato di me l’essenziale.
Ho tralasciato di dirti che, visto i miei studi, avrei potuto essere una hostess di volo Alitalia , ma mio padre non volle che intraprendessi quella carriera. Se ciò fosse avvenuto forse non avrei dipinto Il destino segue percorsi misteriosi.
Armida Pellegri
Io ti ringrazio Armida, e se il destino segue percorsi misteriosi, felice di averti incontrata in questa strada. Un artista a tutto tondo, una vera artista, un dono per tutti noi, Grazie.
La psicologia del colore è legata alle emozioni e i significati dei colori possono variare anche a seconda delle culture. I colori hanno degli impatti sul nostro cervello e la psicologia dei colori diventata essenziale per il neuromarketing. Lo scopo è di studiare le reazioni del consumatore alla vista di un certo colore. Molti pittori hanno utilizzato il colore per esprimere la spiritualità dell’anima, con l’armonia deicolori. I colori esprimono delle emozioni ben precise, come i lineamenti del viso. Parlerò di un colore preciso, il rosso. Ad esempio la rabbia è rossa, ma oltre che l’odio rappresenta l’amore ed è un colore che spicca più di ogni altro. Il rosso è il cuore, il sangue, le passioni violente, l’energia, il desiderio. Un colore che viene usato per attirare l’attenzione, viene rappresentato anche come colore di pericolo. Io trovo che il rosso sia ” hot” ed è un colore che adoro, nel mio guardaroba ho molti vestiti rossi, tacchi, stivaletti rossi, giacche rosse. Un colore emozionante, eplosivo, sensuale, passionale. Il rosso ti veste in modo emozionale, emana presenza, emana luce. Una rosa rossa, una ciliegia, rossa, una fragola rossa, un rossetto rosso, unghie laccate di rosso, un bicchiere di vino rosso, lava rossa incandescente, tramonto rosso. Il rosso è una poesia di amore, rabbia, furia, passione, ma è anche pomodoro rosso. Impazzisco per il rosso e per il pomodoro, un calice di sauvignon blanc che esprime potente la foglia del pomodoro. La fresella con i pomodorini, inondazione di olio evo, basilico abbondante, olive di Gaeta. La salivazione aumenta, se poi aggiungi il peperoncino fresco, le papille vanno in visibilio. La mia discendenza è napoletana, il peperoncino e il pomodoro dovunque. Tagliolini al pomodoro fresco, pizza margherita, alla marinara. Il pomodoro fa da padrone ovunque e il suo aspetto, rotondo, oblungo, piccolo, grande, rigato, poesia pura per gli occhi, per il cuore, per il sapore. Esistono tante qualità di pomodori, anche gialli. Un orto di pomodori è qualcosa di sublime, in mezzo ad una folta vegetazione spiccano lucidi, polposi, poetici. Pomodoro e sole, pomodoro e amore. Pomodoro ed emozione, fame, tanta fame e tanto basilico.
Il pomodoro, un nobile che fa da padrone in ogni piatto, mai una nota stonata.
Uno spartito musicale che rende armonica ogni cucina.
Ode al pomodoro Un estate adolescente con pezzi di frutta nei capelli, Un sole che sa di pomodoro rosso maturo, un tramonto che sorge dalla terra con mazzi di basilico, pioggia di origano e aglio sfrigolante. Pomodori lucidi di olio, nevicati di sale e fiori di capperi. Grappoli del piennolo agli angoli delle porte di legno antico, Alle persiane grigie di tempo spiccano rossi ad asciugare. Cesti di pomodori, dopo il crepuscolo, come lampade accese, capaci porcellane di Vietri ricamate, spaghetti di grano e acqua corrente, arrotolati in punta di forchetta, un ode alla terra e ai suoi pomi d’oro. Iris G. DM
Per finire una mia ricetta sul pomodoro molto semplice. Io amo i pomodori rossi, polposi, carnosi. I miei preferiti i san marzano e i piccadilly. Lavare i pomodori, togliere la parte del picciolo, tagliarli a pezzi. Mi raccomando in un insalatiera di ceramica bianca. Condirli con sale, olio evo, cipollotto fresco di tropea, olive se volete, tanto basilico. Girare il tutto con delle posate degne di tale piatto e servire con abbondante pane casareccio a fianco. Buono per mangiarli e scarpettare il tutto. Bon appetit. Autore Iris G. DM
Ho passato la giornata a medicarmi le ferite con i raggi del sole. Ho passato il pomeriggio a cancellare la mia infelicità con l’acqua salata. Ho passato la sera a togliere le paure dalla mente, mettendovi dentro stelle e canzoni. Se qualcuno mi chiede come ho passato la mia giornata al mare, io rispondo: “A guarire”. Perché nient’altro al mondo mi guarisce come il mare. (Fabrizio Caramagna)
Io voglio perdermi tra i tuoi pensieri nel modo in cui ascolti il mare mentre ti addormenti. (Fabrizio Caramagna)
Lui, Fabrizio Caramagna, ama il mare, come posso dargli torto, lo capisco. Io amo immensamente il mare, perchè ci vivo e lo vivo.
Ho notato che una caratteristica dei veri grandi è rimanere umile sempre e comunque. Nessuno lo conosce bene, un uomo timido e schivo, la sua vita privata un mistero, ma nasce a Torino il 23 settembre 1969, un aforista sorprendente, viene citato dovunque, anche all’estero. Le sue frasi sono multicolori, il vento le sparge ovunque, e allora fioriscono e ci ammaliano. Lui è Fabrizio Caramagna, pronuncio il suo nome, con una sorta di timore reverenziale, perchè io cerco le sue frasi, i suoi aforismi e ne rimango incantata. Fabrizio ha una sensibilità spiccata per la natura, la sua è un anima che pesca le parole, diventando immediatamente luminose. Lui dice che un aforista è dotato di un filo intermentale, anche questo è sorprendente! Già dai tempi dell’università si occupava di letteratura abbreviata, in questo caso ricordiamoci dell’ermetismo, corrente di letteratura che coagulava una poesia molto intensa , ma non sempre di facile interpretazione. Questa ricerca di brevità fa parte del nostro Fabrizio, ma in modo diverso, in lui le parole che scaturiscono sono di facile comprensione, l’aforisma è una proposizione che riassume una massima di vita pratica. Nella sua vita precedente, ha fatto l’operatore di borsa, per poi dedicarsi completamente, io direi alla magia delle parole che producono incantesimi. Alla fine del 2000, fonda ” Aforisticamente”. Nonostante questa passione il suo primo libro risale al 2009, ” Contagocce, 69 aforismi”, edito da Genesi editore. Il suo secondo libro, ”Linee di seta” da Lietocolle editore nel 2012. Nel 2018 firma un contratto con la Mondatori, con la quale ha pubblicato nel 2019 ”Il numero più grande è due” e nel 2020 ” Se mi guardi esisto”. Sena contare che ha collaborato a livello internazionale e anche a traduzione e ricerche importanti nell’ambito degli aforismi. Un contributo importante per la letteratura moderna, Fabrizio Caramagna, fotografa gli istanti con le parole. Traduce le emozioni, le sensazioni in parole. Lui è il mago delle parole, come se fossero in un calderone, una mescolata ed escono fuori in incantesimi e meraviglia. Quello che scrive, vive improvvisamente, fiori in una crepa di muro, suono della risacca, mormorii del mondo. Fabrizio Caramagna ”…scrive parole sul pentagramma delle emozioni, ogni parola, come una nota si colloca sulle righe e negli spazi, e diventano note. Le parole sono lo spartito della vita e delle emozioni. Dalle note del vento, dalla pioggia, dal frusciare dell’erba…, le parole cantano e sono musica”. Ognuno di noi da ciò che ha nel cuore, la prima domanda che ti faccio, apparentemente banale, tu cosa hai nel cuore? Tu ci regali sensazioni uniche, le tue frasi sono fotografie istantanee di ciò che tu sei. Vorrei per questo che ci raccontassi.
Nel mio cuore ci sono campi di girasole, mare turchese, stupore e incanto. Ma c’è anche una ferita, dentro il mio cuore. Uno scrittore che non ha una ferita sempre aperta, quella ferita che grida di notte, per me non è uno scrittore. Magari preferisce tenerla nascosta, perché non vuole farsi compatire, ma una ferita deve averla. Solo chi soffre, solo chi mette a nudo il proprio cuore, può davvero raggiungere davvero il lettore., In un mio aforisma scrivo: “La scrittura – anche quella più delicata – è il cuore messo a nudo, è oltraggio al pudore, è brivido. La scrittura finta e mascherata la riconosci subito. E vuota e scontata e non mette in pericolo nessuna parte di noi”. Quando scrivo sulla bellezza di un campo di tulipani, insieme ai colori ci metto sempre un grammo di dolore.
A scrivere immagino avrai iniziato presto, cosa ti piaceva, cosa scrivevi e come sei arrivato a questa letteratura breve?
Avevo 16 anni. Scrivevo racconti brevi di 2-3 pagine. Ho sempre amato Cesare Pavese e volevo scrivere racconti con il suo stile. Poi nel corso del tempo ho cominciato ad abbreviare sempre più quello che scrivevo. Una pagina, mezza pagina, finché mi sono trovato a scrivere racconti di poche righe. Allora mi sono chiesto il perché di questa brevità, che mi portava a concentrare in poche parole le mie emozioni, e da lì è nata la scoperta di quel mondo magico e sconosciuto che è l’aforisma… La Rochefoucauld, Joubert, Lichtenberg, Kraus, Cioran, Canetti, scrivevano tutti breve come me! Avevo scoperto dei fratelli, simili a me!
Io penso che scrivere è un moto irresistibile, per chi scrive poesia e aforismi, specie se colpiti improvvisamente da una forte sensazione, io dico che la sindrome è del tipo” mi sto scrivendo sotto”, magari qui ci scappa da ridere, ma è cosi.
Scrivere è mettere una scala sopra il linguaggio affinché le cose salgano verso le stelle. Io scrivo perché ogni volta ho bisogno di toccare quelle stelle. Ho il vizio di toccare le stelle.
. Tu sei citato dovunque, hai scritto migliaia di aforismi, hai fondato ” Aforisticamente” come si evolve tutto ciò?
Aforisticamente nasce nel 2008 con l’obiettivo di far conoscere in Italia i principali scrittori di aforismi contemporanei. In realtà il sito era rivolto non solo al pubblico italiano, ma al pubblico di tutto il mondo. A differenza della poesia e della narrativa, non esisteva una bibliografia dell’aforisma contemporaneo mondiale né antologie per nazione (tranne in alcuni rari casi). Definisco il lavoro fatto su Aforisticamente dal 2009 al 2014 una follia, un po’ come fu follia quella del protagonista del film Fitzcarraldo, che si propose di portare l’opera lirica nella foresta dell’Amazzonia. Ho fatto tradurre 400 aforisti di ogni parte del mondo, dal Costa Rica alle Isole Mauritius, dalla Lituania all’Australia. Ho anche curato e pubblicato, con il marchio Aforisticamente, l’antologia dell’aforisma in Serbia (34 autori contemporanei), l’antologia dell’aforisma in Romania (20 autori contemporanei) e l’antologia dell’aforisma in Spagna (13 autori contemporanei), Con Edizioni Il Foglio Clandestino ho curato l’antologia dell’aforisma in Finlandia, mentre insieme alla Associazione Italiana per l’Aforisma ho pubblicato negli Stati Uniti l’antologia dell’aforisma italiano in italiano-inglese (The New Italian aphorists) con i migliori aforisti italiani viventi. Purtroppo i lettori di Aforisticamente dal 2009 al 2014 erano 50 al giorno. A nessuno interessava conoscere l’aforisma in Costa Rica o in Bolivia o in Macedonia. Né tantomeno acquistare le antologie. Così, nel 2014, di fronte a due alternative, chiudere il sito o trasformarlo, ho seguito la seconda opzione e Aforisticamente è diventato un sito per temi (amore, amicizia, auguri di compleanno, etc). Solo allora il pubblico si è moltiplicato all’ennesima potenza. Il fatto è che al pubblico italiano non interessa lo scrittore di aforismi in Costa Rica. Il pubblico vuole un aforisma per i suoi cinque minuti di saggezza e ironia su un tema ben definito. Per tale motivo definisco il mio monumentale lavoro portato avanti dal 2009 al 2014 un enorme fallimento. E non sono certo orgoglioso di sapere che migliaia di persone vanno ogni giorno su Aforisticamente perché cercano una frase utile. Aforisticamente è un distributore automatico di frasi per ogni occasione. Non era quello che volevo.
Fare lo scrittore è gratificante, scrivi ciò che tu sei, specialmente nel tuo caso, ma quante difficoltà nel mondo esterno lo scrivere?
Fare lo scrittore di aforismi non è per nulla gratificante. I motivi sono molti. La gente cita la mia frase ma non mette il tuo nome e cognome. Oppure mette il nome e cognome (magari su instagram usa anche l’hashtag #fabriziocaramagna che ha 55.000 post, che è tantissimo) ma non si chiede chi è Fabrizio Caramagna. Molti pensano che io sia morto. Addirittura un importantissimo festival ha usato una mia frase come slogan, ma non mi ha invitato (non ci ha proprio pensato, secondo me!). Le mie frasi sono molto più famose di me. Ma anche loro hanno vita breve. Durano cinque minuti e poi finiscono nel dimenticatoio. In una mia frase scrivo: “Gli aforismi sono i coriandoli della letteratura. Li si butta in aria per cinque minuti di saggezza e ironia, e poi cadono in terra e vengono dimenticati”.
Le persone che scrivono, sono dei sognatori, su questo non c’è dubbio! Quanti sogni tu hai? Quanti progetti concreti e che stai ultimando?
Per quanto riguarda i miei progetti ho deciso che non pubblicherò più nessun libro, dopo i due recenti romanzi (i primi romanzi al mondo scritti solo per aforismi e frasi brevi, un esperimento mai tentato da nessun altro scrittore). Ho conosciuto il mondo editoriale, i librai che non leggono e mettono in vetrina i soliti libri, i supplementi di cultura con le loro recensioni di scambio, i festival letterari dove invitano sempre i soliti noti o gli amici degli amici. Non voglio più avere a che fare con quel mondo. Sto curando una dizionario di 20.000 voci aforistiche dalla A di abbraccio alla Z di zucchero, che non verrà mai pubblicato in vita e neanche dopo la mia morte, perché si tratta di migliaia e migliaia di pagine che non possono stare dentro la forma di un libro. Per ogni voce ci sono decine di aforismi, per cui stiamo parlando di un’immensa cattedrale che non so neanche se riuscirò mai a ultimare. Si possono leggere alcune voci (per adesso ce ne sono 1500) sul mio sito https://fabriziocaramagna.com/ . La difficoltà più grossa – e anche la sfida più impegnativa – è quando dovrò scrivere aforismi su voci come aulico, bailamme, corrusco, discrasia, egida, frattale, etc, etc… Mi sono divertito a scrivere su 200 animali e su almeno 30 colori diversi. E sto scrivendo su diverse località italiane. Adoro le sfide impossibili.
Alla fine vorrei che tu mi parlassi di te, del tuo essere intrinseco Fabrizio Caramagna.
La mia vita è la scrittura e la scrittura è la mia vita. Ogni tanto vado al mare e faccio palestra (sollevo 150 kg con il bilanciere, faccio 130 kg di stacchi, 50 flessioni di seguito. Sto cercando di fare trazioni con una mano sola, insomma, mi impegno!). Purtroppo è un peccato che ciò che scrivo resti confinato nella mia stanza o nel mio sconosciuto blog fabriziocaramagna.com, ma – come dicevo sopra – non voglio avere più nulla a che fare con il mondo letterario. E quanto ai social, sto valutando se chiuderli.
Allora Fabrizio se adori le sfide impossibili, continua a donarci le tue magie, il mondo è una sfida impossibile, la vita ogni giorno è una sfida impossibili, se ci arrendessimo l’uomo non esisterebbe più. Siamo in un periodo oscuro, ma le tue parole sono luce e bellezza pura, tu non vedi solo, ma guardi dentro le cose, e questo è più profondo. Quando guardiamo veramente, vuol dire uno scavare, anche un farsi male. un osservare oltre. Questo oltre da un significato maggiore, andare sotto la superficie, per sondare, per scoprire, siamo radice in questo caso, perchè il nostro sguardo va oltre la scoperta e scoprire nutimenti meravigliosi. Come una vigna che va nel terreno più profondo, con le sue radici, per avere un nutrimento unico e speciale. Allora facciamoci vigna, i nostri grappoli migliori e succosi. Io personalmente ti incontro ovunque e spesso, nei gruppi dei poeti e scrittori, su google, accostato a frasi di Neruda, Lorca, Ungaretti, Quasimodo,e credimi l’elenco è lunghissimo. Tutto vero ciò che dici, vanno a cercare le tue frasi, come quelle di altri famosi e neppure il nome, triste realtà, ma cosa c’è di più triste di chi ruba un pensiero e lo sa suo, quando non è capace di farne uno suo? Vorrei terminare con miliardi di ringraziamenti e per quanto mi riguarda, TU ESISTI. GRAZIE
Fabrizio Caramagna ”il ricercatore di meraviglie” foto presa da web. Una storia d’amore tra Alberto e d Eleonor. Raccontato in modo personale attraverso aforismi.
l numero più grande è due
Non è che di miliardi il numero più grande che ci sia. Il numero più grande è due. Ti sfiora passando per strada e tu pensi di averla già conosciuta, forse sei sto un fiore nella sua mano, qualche secolo fa. Fabrizio Caramagna.
C’è chi cerca un palcoscenico, chi un ponte di comando, chi un piedistallo. Poi c’è chi vorrebbe solo una panchina, per fermarsi a respirare e guardare un fili d’erba che cresce. Fabrizio Caramagna.
L’ultimo libro di Fabrizio Caramagna e il suo insolito modo di raccontare storie attraverso aforismi, piuttosto direi cullati dalle emozioni e le sensazioni che trasmettono. ”…in modo poetico che ci presenta la storia di un uomo, che si trova a dover spiegare a suo figlio perché la sua mamma e il suo papà non possono più vivere insieme…” “Tu sei colui a cui posso finalmente mostrare il mio fuoco e le mie tempeste.” Fabrizio Caramagna.
Ci sono così tante impronte qui in terra – sulle banconote, le tastiere, i vestiti – e quasi nessuna, lassù, nel cielo. Del resto, si sa, solo pochi riescono a toccarlo con un dito. Fabrizio Caramagna
Deve essere stato un soffio di vento che ha rubato la morbidezza dei miei anni di bambino. Chissà a chi l’ha donata. Forse a un altro bambino o a un prato di primavera. O forse dopo tanti anni continua a portarla con sé come un tesoro. Se trovassi le vie segrete dei venti, mi metterei alla ricerca di quel soffio e gli chiederei di restituirmi – anche anche se solo per pochi istanti – la mia morbidezza perduta. Fabrizio Caramagna È solo più tardi che si scopre se un bacio è stato una breve escursione, l’inizio di un lungo viaggio o un soffio che si sposta, forse per sempre, in una nuova dimora Fabrizio Caramagna
Guardare il mare di notte come si guarda una madre che dorme. Avere cura di ogni suo respiro. Imparare a udire quel suo fiato che sembra dire “Apriti alle cose e sogna”. Fabrizio Caramagna
La resilienza appartiene a chi traccia strade dove c’erano ostacoli, a chi camuffa una caduta con un magnifico volo, a chi sa che qualcosa sta nascendo, proprio lì, sotto quel sasso arido e sterile che tutti ignorano. Fabrizio Caramagna
Ora potrei continuare all’infinito, come se le sue frasi fossero stipate nella borsa magica di Mary Poppins, non si finisce mai, e soprattutto di stupire e sorprendere
Suono i segreti del mio giardino, concentrica l’acqua dei miei notturni, mezzi archi di violino e di mezza luna, è lì dove si fissano le stelle e i pensieri perduti. Chi ama è perduto, irrisolvibile, senza conforto, inesprimibile. Non conoscono le parole della mia lingua, un alfabeto, che muto rimbalza e si perde, si perde! Ognuno di noi ha paura di entrare, anche se abitiamo nello stesso posto del cuore! Iris G. DM
Affondo il viso nel velluto notturno della notte, scende verticale il suo drappeggio di stelle e la luna appesa alle note della ninna nanna. Danzano i rami in odore di limonaie, posa la madre il bimbo nella culla. Le onde blu e sonnolenti, sciabordano lievi, la spiaggia è stesa di seta e di conchiglie.
I cuori che amano dormono e sognano, i cuori che non amano sono insonni, leggono libri dentro le loro storie.Iris G. DM
Un apologia del piatto o meglio dei piatti ispirata dalla mia amica Imma Paradiso. Un rapporto molto vissuto, intrinseco ed estrinseco con i piatti.
Certe volte le amicizie ti colgono all’improvviso, alcune magari sono dei mattoni tosti sul collo, altre invece danno alla tua vita un senso di ilarità e di complicità. Una di queste mie amiche conosciuta in modo inaspettato mi ha ispirato ” l’ apologia del piatto ” Non ci avevo mai pensato ma la vita di noi donne è dominata dalle stoviglie . Magari ci pensiamo ma è un pensiero talmente indecente che non vorresti averlo. Riflettiamo donne a quanti piatti abbiamo lavato o laveremo. Intanto avete fatto caso che i piatti hanno una vita propria? Quando la sera vai a dormire, dai una sbirciata al lavello, molto malevola e decidi di farti una doccia ed andare a dormire. La mattina dopo, i piatti sono cresciuti. Eh si crescono! Nel mio lavello crescono tutti i momenti, una gemmazione continua di piatti, bicchieri, pentole, posate! Ogni tanto compri piatti e bicchieri di plastica ma, poi ti senti un assassina del pianeta Terra e quindi non li compri più, perché, hai anche notato che, la tua famiglia adopera di tutto e i piatti crescono crescono. Quando diciamo che abbiamo una vita piatta, si ben capisce cosa intendiamo! Io direi una vita di una piattitudine immensa. Comunque devo ammettere che, durante la mia vita ne ho rotti di piatti! Tante volte i piatti mi sono serviti per sfogare la mia rabbia. Avete presente quando ti sale il sangue al cervello e per non commettere un omicidio, prendi i piatti e uno per uno li lanci per terra? E quel rumore di cocci una soddisfazione immensa! L’unico inconveniente che devi raccoglierli, buttarli e… pesano! E comunque ti ritroverai per casa, anche per più di qualche mese frammenti di cocci, volati nei posti più impensati. Ritornando alla mia amica, per lei i piatti sono il suo incubo. In ogni momento della sua giornata ancora non ha finito di fare i piatti. Lei non ha un appuntamento con la vita ma, con i piatti. Due sono le cose o il problema è lei o sono i piatti che ce l hanno con lei. Sentirsi perseguitate dalle stoviglie è un vero incubo, noi donne non diciamo me so rotta le…ma mi sono rotta i piattiI piatti possono essere anche un motivo serio di separazione quando la scusa è…. Caro, ma devo fare i piatti … . In poche parole la nostra vita è devastata dai piatti , dominata da montagne di stoviglie, da mancati appuntamenti a causa dei piatti. Quante volte abbiamo detto nella nostra vita, -non posso, ho tanti piatti da fare! . Insomma è vita questa o un insieme di vicissitudini di piatti? Sinceramente non so, ora vado, devo finire di fare i piattiIris G.DM
Vivevo fuori di me, ero io che mi osservavo. La realtà, solo il marchio delle dita sul nodulo del mio seno destro.
Non l’avevo più palpato ma, il peso delle dita era cosi intenso che, le sentivo ancora. Nonostante ci fosse stata l’attesa snervante delle analisi, mi avevano operata subito.
Ora, sentivo che sotto le fasciature il seno mi tirava ma, ce l’avevo ancora e, respirai di sollievo, mentre mio marito, mia madre, mi osservavano con apprensione in attesa che, io mi svegliassi dall’anestesia.
I loro volti erano pallidi e tirati ma, in quel momento mi venne da ridere perché pensai a come era il mio!
Andò tutto bene e pensai ,,mai più quelle squallide mura verdoline semi scrostate dall’odore ripugnante di antisettico e brodo di dado,,.
,,No!,, dissi al dottore ,,non mi sottoporrò alla cura per non avere più le mestruazioni, sono giovane, ho un figlio solo e ne voglio un altro!, ,Il dottore espresse il suo disappunto ma, io mi sentivo forte e grossa come una leonessa.
,,Mi sottoporrò ad ogni cura preventiva ,farò gli esami di routine ma, io voglio un altro figlio!,,
Tutto era andato bene, avevo sconfitto la bestia, potevo occuparmi di mio figlio, andare in palestra,
fare l’aperitivo con le amiche. Ora la vita aveva un sapore diverso, un odore migliore, entusiasta di vivere.
Dopo le notti insonni e il terrore iniziale ,da cui mi svegliavo zuppa di sudore con gli occhi terrorizzati, era passato tutto..
L’estate e anche le cinque estati dopo furono bellissime, mio figlio cresceva ,il mare lo adoravo, l’unico neo,
bello grosso, mio marito.
Sempre più lontano da me e dai nostri dialoghi, non mi cercava più ma, io ero sempre quella di prima, due belle tette, capelli ricci scuri, lunghi.
Carnagione calabrese di cui ero orgogliosa e che testimoniava la mia origine..
MI specchiavo, ero sempre la stessa, forse più interessante, sempre ironica , divertente ma, lui sempre più
Impenetrabile. Amava gli amici eccessivamente e non so chi altri, tra di noi un mutismo che non riuscivo a spezzare.
Credo che ce l’avesse con mia madre, invadente, secondo lui. Anche secondo me ma, non riuscivo a dirle no e mi dominava con la sua personalità e, alla fine lui accettava tutto.
Che mia madre ci facesse la spesa, ci pagasse le vacanze, ovviamente insieme a lei,
ci comprasse la macchina nuova oppure nuovi mobili.
Questo era comodo ed io non riuscivo a liberarmi dalla forte e prepotente personalità di mia madre. Quando avevo qualche screzio con lei, per farle capire, mi portava a fare shopping e io dimenticavo il motivo della discussione..
Ogni sei mesi facevo i controlli di routine ma, quel giorno non fu come tutti gli altri.
Il medico mi fece sedere e mi disse che avevo una macchia ai polmoni ed era necessaria una biopsia urgente. ,,Bisogna agire subito,, mi disse ,,la chiamerò per l’imminente ricovero.
Ma come? Avevo fatto tutti i controlli preventivi e ora ?La prevenzione? Cosa è la prevenzione?.
Un abisso si era aperto dentro e fuori di me. Non so come uscii dallo studio del medico! Io stavo bene.
Stavo bene. Come era possibile? Ero morta mentre camminavo, muta, muta oh mio Dio, muta.
Non avevo voce eppure parlai con mio marito e con mia madre, avvisai le amiche più intime.
Essere ricoverata e operata tutt’uno.
Mi svegliai dolorante, non come la prima volta.
Mi toccai ,ero piena di tubicini, i capelli ce li avevo tutti e ancora non so perché. mi vennero in mente i capelli, i miei capelli. Ero distrutta! Ero incinta e avevano dovuto procurarmi un aborto terapeutico.
Avevo tentato anni per avere un altro figlio e ora morto come un pezzo abbondante del mio polmone..
Non mi veniva da ridere ma, continuavo a fare battute cretine. e dentro come stavo? .Non mi sentivo più ma ce l’avevo un cuore? E le lacrime che fine avevano fatto?Mi osservavo da fuori, il mio corpo, la mia famiglia e pensai,, ce la farò! Supererò anche questo,, Non feci i conti con la chemio. MI dissero ,,è necessario tutelarla, è di prassi, dobbiamo bruciare le eventuali cellule, dobbiamo bonificare.
Cominciai a farla e vomitai, vomitai tutto quello che c’era da vomitare e anche di più per una settimana intera. Una settimana al mese, un mucchio di stracci maleodorante di vomito.
Cominciai a perdere i capelli, a ciuffi. I miei capelli belli, lunghi e ricci.
Mio fratello porto la macchinetta per rasare la testa, rasò anche la sua, i miei capelli ai miei piedi, ricci, lunghi , scuri da calabrese ai miei piedi, ci abbracciammo e non so per quanto tempo piangemmo.
La malattia ti impedisce tutto, anche di essere madre per quel mio unico figlio che mi vedeva vomitare per un intera settimana al mese e senza capelli.
Passò anche quello e comprai una parrucca e una bandana. Avevo perso anche le ciglia e le sopracciglia, avevo le ragadi e gli occhi con una congiuntivite perenne e chissà cos’altro!.
L’estate dopo andò meglio, mi sentivo forte fisicamente, avevo recuperato ma, non il rapporto con mio marito e pensavo seriamente a una separazione.
Pensavo di aver superato tutto, di nuovo effervescente, operativa, forte ma, qualche tempo dopo, fatti i soliti esami di routine, l’oncologo mi annunciò che avevo diverse macchie al fegato..
In quel momento volevo morire ma avevo un figlio, un figlio!.
Decisi di essere forte, forse avevo qualche altra alternativa?:Ormai la mia vita non si chiamava più vita ma ,sopravvivenza alla malattia! Passi le giornate in questa prospettiva,dopo questa sentenza. Decisero di non operarmi ma, di farmi cure alternative che funzionarono poco o nulla anche perché ormai non reggevo più la chemio, se non mi ammazzava il cancro l’avrebbe fatto la chemio.
Cominciarono a farmi il cortisone, divenni affamata, grassa, gonfia, i capelli radi e sottili.
Cominciavo a perdere ogni identità di donna, eppure volevo essere amata ,almeno abbracciata, consolata,
fare all’amore. Mio marito neanche mi toccava e la separazione che avevamo pensato ormai non se ne parlava più.
La mia vita era la mia malattia ma, anche di chi mi stava intorno. Pregavo tanto, tanto, andavo da sacerdoti, cercavamo nuove cure in tutta italia, all’estero ma, io ero sempre meno donna e più asessuata. Il dolore ti invade e ti pervade ma io sempre con le mie battute e la mia allegria sconsiderata e ironica.
Un giorno, d’estate, non mi sentii più le gambe, caddi per terra, sulla sabbia. Non mi feci male ma, capii che c’era qualcosa che non andava.
Tornammo a Roma ed ebbi l’ultima diagnosi, tumore al cervello inoperabile.
Ricominciarono con la chemio ma, il mio fisico non la sopportava più, gli occhi mi lacrimavano,vomitavo e mio figlio scappava lontano da me. Sarei scappata pure io se avessi potuto.Non riuscivo a comunicare neppure con mio figlio, giocare o fare i compiti con lui. Gli avrei voluto dire,, parliamo ,vieni, poi non potrò più!,,
Le dosi di cortisone aumentarono per ridurre la massa e io andai a trovare mia cugina, anche lei amavo tanto e mi stava vicina..
Quel giorno faceva l’albero di natale e io volli aiutarla ad annodare i nastri, non riuscivo ad annodarli, afare un semplice fiocco ma lei mi disse ,,sono bellissimi, li mettiamo sull’albero!,,.
MI portarono a ballare, amavo tanto farlo! Camminavo male, ero grassa, gonfia, avevo pochi capelli ma, volevo vivere e continuavo a fare le mie battute in dialetto calabrese..
Volevo essere abbracciata, un abbraccio d’amore, non lo avevo avuto più. Mio marito mi faceva da infermiere e io non so per quanto ancora riuscirò a scrivere per fare una lettera a mio figlio.
La leggerà quando sarà più grande e capirà quanto io l’abbia amato , da morire.Il mio unico, solo figlio.
Lo so che questo è il mio ultimo natale e questo è il mio ultimo giorno dell’anno, ho bisognodi essere imboccata, lavata, cambiata, alcune volte non mi ricordo dove sono.
Il mio volto? Il mio volto è di una donna che è stata donna e ora è il volto di chi sta morendo di cancro e forse sarà un sollievo. La malattia ti annulla, diventi senza volto, diventi senza corpo, un ammasso dolorante e informe.
Ogni ora, ogni minuto non è vita ma, malattia, non è solo il dolore del corpo ma, il dolore dentro che è forte, strisciante, un dolore impenetrabile solo al dolore. Non puoi guardare nessuno, chiudi gli occhi, lo specchio di fronte al letto riflette un immagine in cui non ti riconosci, non ti ricordi ma, dentro sei ancora tu e nessuna malattia te lo può togliere.
Sono io, calabrese, dalla pelle sempre abbronzata, dai capelli lunghi, scuri, ricci e sto per morire.