FAVOLA, di Silvia De Angelis

FAVOLA, di Silvia De Angelis

FAVOLA

luna rosata nella sua inclinata curva

si crogiola al buio d’una notte spalancata

silenziosa s’investe d’altere percezioni

provocata dal fascino d’un chiostro

ch’emana soffi di calcedonio

sussulti velati d’ombre cinesi

figurine di carta ritagliate da un palmo deciso

compaiono in una scenografia bislacca

ove l’asfalto vernicia di rosso sampietrini

significati improvvisi rivelano una storia che si ripete

quella del mondo che disfa

per poi rinventare poteri scambiati

se ne conosce il fascino e la noia

fratturati nel silenzio che grida…

@Silvia De Angelis

Sarah Disabato: 30 anni fa, al Global Forum di Rio de Janeiro, fu istituita la giornata mondiale degli Oceani

30 anni fa, al Global Forum di Rio de Janeiro, fu istituita la giornata mondiale degli Oceani

Sarah Disabato

È dal mare che dipende la vita della Terra ed è per questo che ognuno di noi può dare un contributo per limitare i danni che l’essere umano infligge, costantemente, alla vita marina e ai mezzi di sussistenza che l’oceano fornisce. 

Gli effetti della crisi climatica hanno un impatto drastico sui mari e sugli oceani: 

– cresce la temperatura degli oceani con il conseguente cambio di circolazione dei mari, cambio dei regimi di evaporazione e, con essi, delle precipitazioni sulla terraferma;

– si alza il livello del mare, anche a causa dello scioglimento dei ghiacci: un rischio per gli ambienti costieri;

– messa a rischio della biodiversità;

– la morte dei coralli.

Le modifiche strutturali nelle acque, causate dal riscaldamento globale, mettono a rischio gli Oceani: patrimonio indispensabile per garantire l’equilibro del Pianeta.

Ecco quindi che ciascuno di noi dovrebbe far la propria parte a tutela del Pienate e della vita stessa di ognuno di noi.

PEOPLE ARE STRANGE – UN POETA DI NOME JIM MORRISON, di Riccardo Lestini

PEOPLE ARE STRANGE – UN POETA DI NOME JIM MORRISON, di Riccardo Lestini

PEOPLE ARE STRANGE – UN POETA DI NOME JIM MORRISON 

Un nuovo libro interamente dedicato alla vita e alle opere di Re Lucertola. 

di Riccardo Lestini, Les Flaneurs Edizioni

con la prefazione di Francesco “Fry” Moneti

Sciamano, sex symbol, aspirante regista, attore, artista decadente e trasgressivo viveur.

Vocalist e anima di una delle più grandi rock band della storia e messia lisergico dei turbolenti anni 60.

Ma soprattutto, poeta. 

Tra i mille volti di questo personaggio così iconico e sfaccettato, poliedrico, complesso e inclassificabile, l’unico leit motiv possibile è quello della sensibilità poetica. 

Un libro che, seguendo la cronistoria della sua brevissima e incendiaria parabola artistica ed esistenziale, indaga la scrittura di James Douglas Morrison, in un meraviglioso labirinto tra testi musicali, appunti, poemi e spoken word. 

Opere dotate di un immaginario potentissimo – con echi che spaziano da Nietzsche a Kerouac, da Rimbaud alla Beat Generation – che ne fanno una voce folle e geniale, uno dei massimi esponenti della letteratura americana del novecento. 

Lo trovi in LIBRERIA (se non c’è a scaffale ordinalo al tuo libraio di fiducia!)

Oppure on line cliccando qui: http://bitly.ws/s6K3

Oppure in formato kindle (promozione euro 0,00 per clienti Kindle Unlimited): http://bitly.ws/s6Kp

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IL NOSTRO GIARDINO, di Daniela Patrian

IL NOSTRO GIARDINO, Daniela Patrian

IL NOSTRO GIARDINO

Feci un giardino,per essere felice;

tra le nubi dell’arcobaleno;

cercai di rendere il terreno fertile

perchè i giardini fioriti

riflettono le cure che ricevono,

l’amore rende ciechi,

non i vicini;

è difficile,come governare un Regno;

scrivo,standovi vicino ma nel giardino,

apro il cancello ed entro,

come se accingessi ad entrare  in un mondo

sepolto,dentro me,dentro noi.

I raggi del sole luccicano sulla vanga,

appagante relazione possibile,

mi abbandono ad una deliziosa spensieratezza,lascio che idee ed immagini si formino e disfino

come le nuvole in cielo,

quanti sciocchi adorano dare suggerimenti

nel nostro giardino

 e tu ascoltandoli,

mi chiami amore.

Daniela Patrian 

DIPINTO: pastelli ,acquarelli su cartoncino

BUONGIORNO

Riflessioni: IO LO SO, Gregorio Asero

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Riflessioni: IO LO SO, Gregorio Asero

I poeti fioriscono al buio

IO LO SO

Il tempo, inesorabile, prosciugherà come un arido ruscello i ricordi del tempo passato e la mente e il cuore dei miei figli viaggeranno verso altre emozioni. Verso il loro futuro.

Io lo so, il tempo toglierà dal loro quotidiano il mio nome, le mie arrabbiature, i miei rimproveri, le mille volte in cui li ho sorretti.

Io lo so, il tempo cancellerà, un poco alla volta o forse all’improvviso, la familiarità del nostro mondo, cancellerà l’odore delle nostra pelle che si mescolava al sudore di quando si giocava a pallone nel prato sotto casa.

Io lo so cesserà la confidenza che ci rendeva un corpo solo, cesserà l’affanno delle rincorse.

Io lo so, smetteranno, scherzosamente, di litigare per occupare la stessa sedia dopo aver corso “a chi arriva primo”.

Avranno la loro vita, il loro futuro e allora a separarci per sempre, subentrerà il pudore, il giudizio, la vergogna. La consapevolezza, che loro, ormai adulti, coglieranno le nostre differenze: loro proiettati al futuro ed io, oramai canuto e debole verso la strada che mi porta alla fine del mio lungo cammino. E come un fiume che scava con pacata costanza il letto su cui scorre, così il tempo minerà la fiducia che mi rese, ai loro occhi, onnipotente.

Capiranno che non era vero che io potessi fermare il vento, calmare il mare, sconfiggere i mostri cattivi.

Capiranno che non ero un mago o un guaritore che sanava le loro sbucciature con un semplice bacio, impareranno che non ero infallibile o immortale, che non ero un guaritore. Scopriranno che ero un uomo comune, un uomo fallace, e anche un poco bugiardo, ma solo per farli felici.

Smetteranno di chiedermi aiuto, perché avranno smesso di credere che io fossi in grado di salvarli.

Smetteranno di imitarmi, perché non vorranno diventare simili a me.

Smetteranno di cercarmi o di preferire la mia compagnia, scegliendo quella di chi li tratta da uomini e non da figli. Si perché per me saranno sempre i miei bambini, che posso sempre sgridare, e guai se questo non dovesse accadere. Vorrebbe dire che non sono cresciuti, che non sono diventati uomini.

Io lo so, sbiadiranno le passioni, la rabbia, la gelosia, l’amore e la paura.

Si spegneranno gli echi delle risate e delle canzoni che cantavamo a squarciagola quando, in auto, li portavo agli allenamenti di calcio.

Scorderanno le ninne nanne e i “C’era una volta” termineranno di risuonare nel buio a far loro immaginare un mondo fatato.

Con il tempo scopriranno di avere avuto un padre con molti difetti e pochi pregi e, se sarò fortunato, me ne perdoneranno qualcuno.

Il tempo, nella sua saggezza, porterà con sé l’oblio e una malinconica ricordanza. Dimenticheranno, perché saranno presi alla costruzione della loro vita, ma io… io non dimenticherò.

I baci, i pianti, gli abbracci, i giochi, saranno “cose” del tempo passato: indimenticabili.

Le gite in auto con la mamma, sempre premurosa e “chioccia”, le passeggiate, le febbri, le corse al pronto soccorso, le torte, le carezze mentre si addormentavano.

Si i miei figli dimenticheranno tutto, come tutti i figli del resto. Dimenticheranno che li ho cullati per ore e ore, e che li ho tenuti per mano o a “cavalluccio”. Dimenticheranno che li ho imboccati e assaggiato per primo la loro “pappa”, per assicurarmi che non scottasse troppo. Dimenticheranno che li ho consolati e sollevati dopo cento, mille cadute. Dimenticheranno di aver dormito nel “lettone” con mamma e papà, che c’è stato un tempo in cui hanno avuto bisogno di me quanto dell’aria che respiravano.

Dimenticheranno, perché è questo che fanno i figli, perché è giusto che sia così, perché è questo che il tempo pretende.

E io, io, non dimenticherò, non mi dimenticherò di loro. Io devo ricordare ma senza rimpianto, solo con tenerezza e amore, senza nulla pretendere in cambio.

Oramai sono un vecchio brontolone e ho capito che il tempo, sornione e indifferente, è stato buono con me perché mi ha concesso di veder diventare grandi i miei figli. È stato gentile con me e spero che lo sia anche con i miei figli

.

da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Non è più domenica: Qualcuno doveva pur dirlo…

Non è più domenica: Qualcuno doveva pur dirlo…

“Se fossi rimasto in Italia oggi sarei a lavorare nello studio di commercialista di mio fratello. In Italia la meritocrazia purtroppo non esiste.

Nell’anno che rimasi fermo ricevetti tre proposte, ma mi dissero che per allenare, in serie C, avrei dovuto pagare. Fui schifato. Preferii stare lontano dal calcio pensando appunto ad un altro lavoro.”

Marco Rossi

Qualcuno doveva pur dirlo, dicevo.

In questo paese c’è poca meritocrazia, nel calcio come in tutti gli altri campi.

E questo fa male, perché poi la gente va via è l’unica domanda che ci si pone è “perché?” quando il perché è sotto agli occhi di tutti.

#nonèpiùdomenica

#meritocrazia

Gian Paolo Cabella Sindaco: Un orto scolastico alla Scuola Zucca!

Gian Paolo Cabella Sindaco: Un orto scolastico alla Scuola Zucca!

Novi Ligure: I cinquant’anni della Scuola Primaria Zucca si festeggiano anche con l’orto scolastico, spazio didattico per i bambini.

Una bellissima attività realizzata dall’Istituto Comprensivo 3 e dalla Cooperativa Sociale Azimut, grazie alla sinergia con Slow Food – Condotta del Gavi e Ovada, Silvia Piacentino Nutrizionista, Azienda agricola Sale in Zucca, Sportinnovi e il nostro Comune, e Istituto di Istruzione Superiore “Ciampini Boccardo”, con docenti e alunni del corso di Agraria, Agroalimentare ed Agroindustria.

Con questa attività i bambini sono stati avviati alla conoscenza di diverse tipologie di piante, all’osservazione e cura del terreno, sono stati guidati verso una maggiore consapevolezza dell’importanza del mangiare sano. Hanno potuto toccare con mano e osservare il compost, i diversi tipi di semi, le piantine e la paglia. 

L’impegno degli studenti di Agraria del “Ciampini Boccardo” continuerà durante l’estate per l’irrigazione dell’orto didattico, affinché il lavoro svolto fino ad oggi non vada perduto.

Questo è davvero un ulteriore esempio dell’alta qualità dell’offerta didattica presente nella nostra città, perché intreccia, attorno al tema dell’orto e alla sua realizzazione, percorsi di educazione civica, ambientale, alimentare, oltre al recupero di antichi saperi e della manualità del lavorare la terra, aiuterà i bambini a crescere in modo sano e in armonia con l’ambiente che li circonda.

Voglio davvero ringraziare l’Istituto Comprensivo 3 e tutti quelli che hanno collaborato a questo progetto e, visto il suo successo e gli effetti positivi, ne prevediamo la prosecuzione nei mesi di settembre/ottobre.

Una mujer inteligente, Gabriel García Márquez

Una mujer inteligente, Gabriel García Márquez

Da: La Finestra della Letteratura

«Quanti uomini ho sentito dire che desiderano una donna intelligente nella loro vita!… Io li incoraggerei a pensarci bene. Le donne intelligenti prendono decisioni da sole, hanno desideri propri e mettono dei limiti. Tu non sarai mai al centro della sua vita perché questa, ruota intorno a lei stessa.

Una donna intelligente non si lascerà manipolare né ricattare, lei non manda giù colpe, si assume responsabilità. Le donne intelligenti mettono in discussione, analizzano, litigano, non si accontentano, avanzano. Quelle donne hanno avuto una vita prima di te e sanno che continueranno ad avercela una volta che te ne sarai andato.

Lei è qui per avvisare, non per chiedere il permesso. Quelle donne non cercano nella coppia un leader da seguire, un papà che risolva loro la vita, né un figlio da salvare. Loro non vogliono seguirti né segnare la strada a nessuno, vogliono camminare al tuo fianco. Lei sa che la vita senza violenza è un diritto, non un lusso né un privilegio. Loro esprimono rabbia, tristezza, gioia e paura allo stesso modo, perché sanno che la paura non le rende deboli nello stesso modo in cui la rabbia non le rende “maschili”.

Queste due emozioni e le altre, tutte insieme, la rendono umana e basta! Una donna intelligente è libera perché ha lottato per la sua libertà. Ma non è una vittima, è sopravvissuta. Non cercare di incatenarla perché saprà come scappare. Ricorda che l’ha già fatto prima. La donna intelligente sa che il suo valore non risiede nell’aspetto del suo corpo né in quello che fa con esso. Pensaci due volte prima di giudicarla per la sua età, l’altezza, il volume o il comportamento sessuale, perché questa è violenza emotiva e lei lo sa. Quindi… prima di aprire la bocca per dire che desideri una donna “intelligente” nella tua vita, chiediti se tu sei davvero fatto per inserirti nella sua.»

(Una mujer inteligente, Gabriel García Márquez)

Racconti: DOVE SEI PERDUTO AMORE, di Gregorio Asero

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DOVE SEI PERDUTO AMORE, di Gregorio Asero

La cultura è cibo per l’anima, di Pier Carlo Lava

DOVE SEI PERDUTO AMORE

Un uomo o una donna, nella sua intera esistenza vive il ricordo della nostalgia dell’amore perduto con un grande senso di dolore. Molti pensano di conoscere la faccia “brutta” dell’amore perché sono stati innamorati incompresi o respinti. Questa esperienza, seppur negativa, e un’esperienza del non-amore. L’esperienza dell’amore perduto avviene quando i sentimenti sono vissuti con una sensazione di fine perenne del rapporto, quando a interrompere questa comunione d’intenti e di passioni a intervenire è la morte, allora i gesti, le parole, i sentimenti che si sprigionano in questi stati d’animo fanno pensare che mai più una persona sarà in grado di amare. Ci si chiude in un “lutto” dell’anima che sembra debba durare per sempre. A volte, capita, che avvenga qualcosa che ri-sconvolge i nostri sentimenti e capita di incontrare, lungo il cammino della nostra vita, un’altra persona che riesca a colmare il vuoto lasciato, intendiamoci, non è una “riserva” che entra in campo, ma è un’altra forma d’amore un nuovo amore e allora la vita torna a sorridere.

da “I MIEI PENSIERI.”

di Gregorio Asero

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

PUBBLICATO DA Daniele Ciardo 8 GIUGNO 2022 19:28

Per accompagnare dei secondi piatti o per arricchire buffet, antipasti e aperitivi un’ottima ricetta da fare al volo è la focaccia. Semplice, golosa e veramente super versatile, essa si può preparare davvero in tantissimi modi. Infatti si potrebbe servire senza condimenti, oppure si potrebbe farcire aggiungendo, ad esempio, spinaci e scamorza.

Oggi concentreremo la nostra attenzione sulla focaccia senza condimenti, proponendo una versione davvero semplice e veloce. Nelle prossime righe sveleremo tutti i procedimenti necessari per prepararla, senza neanche accendere il forno. Infatti andremo a stenderla e cuocerla direttamente in una padella antiaderente, sfruttando il coperchio per trattenere il calore. Per realizzare questa focaccia avremo bisogno soltanto di 4 ingredienti, ossia:

  • 200 g di yogurt greco;
  • 200 g di farina 0;
  • 5 g di lievito istantaneo;
  • 3 cucchiai di olio EVO.

Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

Innanzitutto, versiamo all’interno di una ciotola lo yogurt greco, l’olio EVO ed un pizzico di sale. Naturalmente, al posto di quest’ultimo ingrediente potremmo inserire anche altre spezie.

Quindi, con l’aiuto di un cucchiaio, iniziamo a mescolare bene tutti gli ingredienti. Dopo di che aggiungiamo al composto anche la farina ed il lievito istantaneo, entrambi setacciati, e procediamo ad impastare con le mani. Una volta finito ed ottenuto un panetto morbido e compatto, riponiamolo nuovamente nella ciotola. Fatto ciò, ricopriamo quest’ultima con della pellicola trasparente e lasciamo riposare il panetto per circa 20 minuti.

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https://www.proiezionidiborsa.it/si-prepara-in-un-attimo-e-con-soli-4-ingredienti-questa-sofficissima-focaccia-in-padella-buona-come-quella-del-panettiere/amp/

VISCERE E ARTEFATTI, di Rebecca Lena

VISCERE E ARTEFATTI

 di Rebecca Lena

rebecca lena photography

Qualcosa si fa loquace fra i gesti delle mie dita e quelle altrui che non vedo. Ma quei segni di parole insonorizzate altro non sono che ombre dei miei? O quegli arti che sostengono il peso fragilissimo dell’apparenza non appartengono davvero a me? 

Le funzioni segniche nelle pieghe delle mani sono estensione di un dialogo muto, sgomento dell’essere in vita, che non è triste, perché la tristezza altro non è che delusione di ciò che non è, e non è emotivo, perché le emozioni sono uno strato artefatto troppo superficiale; forse è fatto di malinconia, che è intervallo di incertezza a tratti meravigliata, o d’inquietudine, per la paura di aver perso tutto il Tempo possibile, e di angoscia, per le aspettative potenzialmente infrante di un Dio. 

Mi faccio eterea non per raccontare ciò che sono io, ma per spogliare ciò che di mio è in ognuno. Talvolta raggrinzito alla luce, squamato, altre volte molle e verecondo come un nocciolo inabissato dalla vergogna o dall’incapacità di sentire tutto ciò che è buio. La nudità non è motivo di orgoglio autocompiaciuto, ma è disperata separazione di ciò che è autentico da ciò che è posticcio. Meticolosa trama di viscere del bosco che, nell’oscurità incomprensibile, tiene insieme una montagna.

Tutto il resto è accessorio del tempo e col tempo esala. 



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LA TEMPESTA SOTTO IL MARE, di Rebecca Lena

LA TEMPESTA SOTTO IL MARE

di Rebecca Lena 

rebecca lena photography-2

Non vivere di emozioni, ma vivi di intuizioni. 

Ogni cosa, ogni cima di abete incorniciata da una finestra emette un grido atono, una movenza lieve che scuote qualcosa. Pare così, ma non è – dice – è molto di più – la differenza di potenziale che muove le cose. Forse un giorno…aggiungo io. Ma quando, e dove.
La guaina del tempo racchiude lo spazio in una sacca amniotica, e il suo mistero giace proprio nel volume: poco più grande dell’organismo che intuisce di essere sospeso, anche se appare circoscritto all’orizzonte.

A che serve esistere se non a struggersi beatamente nella consapevolezza di non poter sapere, nell’attesa ascetica di un privilegio che innalzi: catturare tutto il tempo e genufletterlo al proprio sguardo, anche se grida e tenta di fuggire. Perché non ora? Perché non posso flettere, bucare la pellicola e cogliere un altro presente (che non è il mio, il passato)? 

Molti si compiacciono, stordendosi, nel piacere di costruire edifici confortevoli, mura di certezze, solide nicchie di adorazione pagana del futuro per custodire i simulacri degli dei a cui vorrebbero somigliare; ma c’è anche chi rosola nell’enigma lieto, per fortuna, gli onanisti del dettaglio che sfugge ai più, le vittime sacrificali di se stessi che scoprono tutto il corso della vita dentro una crepa, e in suo nome si puniscono col disadattamento e la ricerca perpetua di ulteriore incomprensibile mistero. Esseri contro natura forse, ma che soccombono al difetto stesso della natura di sentire ciò che non è possibile vedere, o comprendere.

Non siamo emergenti, piuttosto ci inabissiamo, in cerca di una tempesta silenziosa, sotto il mare.



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FORI SULLA MEMBRANA, di Rebecca Lena

FORI SULLA MEMBRANA

 di Rebecca Lena 

Lei se n’è andata e mi coglie il grido di tutto ciò che scompare, non solo il dolore del suo divenire assenza, ma il potenziale assenteismo di chiunque. Siamo giunti e partiti al contempo, nati scomparsi, da sempre. Pare che esista un sigillo di garanzia impresso sul polmone del primo respiro. E quel marchio pulsa lungo tutto l’arco dell’esistere con una vitalità abbacinante, ma invisibile. 

Pioviggino sul mio corpo scrivendo traiettorie con le gocce in picchiata, crocifiggere le parole forse ci aiuta a pettinare il sentire, a sbrogliarlo di tutti i nodi. Le righe dritte precipitano da sé, guarda, orizzontalmente.  Anche il tempo è un precipizio. Eppure credo nella dolcezza dell’inquietudine, che non è attività inquieta, ma incomprensibile e tesa ricerca dell’immoto. Tutto muove, niente vive l’immobilità e dunque l’immobilità esiste solo nell’immaginazione di un’assenza di mobilità. Desiderio irraggiungibile quando si esiste dentro ad un cosmo.  

La morte, che non può essere realmente vissuta, magari è solo un modo di vivere, finalmente, l’immobilità del fondo. Là, ora lei giace immobile, dopo aver corso fino allo stremo. Qui, piove. Piovono tutti. E si dipana il fischio terribile di una membrana bucata.  Il mondo si sgonfia a poco a poco.

A Daniela. Quattrocentista, mezzofondista azzurra, poetessa.

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Napoli. La Certosa di San Martino 

foto. Stefania Lava

Napoli. La Certosa di San Martino 

Il museo Barocco della città 

Napoli, la città più popolosa d’Italia e dell’Impero Spagnolo, nel Seicento vide momenti difficili che tuttavia non fermarono lo sviluppo del Barocco nel complesso del suo tessuto urbano, architettonico e culturale

L’eruzione del Vesuvio (1631), la rivolta di Masaniello (1647), e la grande pestilenza (1656), passarono senza intaccare il fasto e il lusso estremo di un’aristocrazia cittadina noncurante della massa disperata di poveri ridotti a vivere ai margini della società.
Il Regno di Napoli prevedeva allora un Viceré in carica per soli tre anni, pochi per prendere decisioni impegnative sul territorio urbano, e in più, la densità abitativa del centro, cresceva vertiginosamente causa un decreto che impediva di abitare fuori le mura per motivi di controllo sociale. 

Pertanto, i palazzi seicenteschi di Napoli crescevano in verticale nei stretti vicoli, spesso come schermi, facciate che nascondevano dietro vecchie edifici

Solo i grandi ordini religiosi, riuscirono ad aprire varchi nel tessuto urbano, creando le piazze e i luoghi di ritrovo della vita sociale; e tra gesuiti, teatini, certosini e oratoriani, gli spazi del sacro si infittirono in monasteri, chiese, conventi, ospizi e chiostri, sia maschili, sia femminili. 

Ulteriori dettagli su:

https://www.raiscuola.rai.it/storiadellarte/articoli/2022/03/Napoli-La-Certosa-di-San-Martino–07ecd461-c7de-439f-b5f4-87403330c571.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_San_Martino

ISCHIA: La storia del Castello Aragonese

Foto: Stefania Lava

La terza generazione della famiglia Mattera si prende oggi cura del Castello garantendone l’apertura al pubblico 365 giorni all’anno, realizzando le necessarie opere di manutenzione e restauro e promuovendo eventi culturali che ne animano la vita.

Infatti l’opera più importante, oltre il restauro, è quella di tenere in vita il Castello: esso non è una semplice mostra di reperti storici ma un essere vivente dal quale pulsa un’energia utile alla comprensione del passato e del futuro: certo non c’è più l’affannoso movimento di una roccaforte che si difende, non c’è più la tumultuante vita quotidiana di 1800 famiglie che lavorano e si incontrano, ma una serenità ed una pace ineguagliabili che avvolgono il Castello di oggi, animato da mostre d’arte antica e contemporanea, studiato da storici e ammirato da migliaia di turisti che lo visitano e ne catturano il ricordo.

L’arte dialoga con il Castello e lo rende vivo; dopo aver ricoperto tanti ruoli, il maniero riprende quello di interlocutore privilegiato di tutte le forme d’arte e ripropone un’ennesima volta la sua presenza come indispensabile all’equilibrio dell’intero “regno” circostante.

L’intuizione iniziale dell’Avv. Nicola Ernesto Mattera trova ancora oggi nei suoi eredi il pieno entusiasmo e la conferma della giustezza di un gesto che, apparentemente inspiegabile all’epoca, ha garantito la rinascita di un protagonista della Storia dell’Isola e dell’intero Regno di Napoli.

Ulteriori dettagli su:

https://www.castelloaragoneseischia.com/it/la-storia-del-castello

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Aragonese_(Ischia)

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

Fa il giro social in ogni dove la foto della giovanissima Valerie con un meraviglioso abito rosso tra le macerie della guerra. Look studiatissimo, tutto pronto per debuttare al ballo di fine anno. Che non c’è e non ci sarà. 16 anni, Valerie è una studentessa di Kharkiv. Dall’immagine potremmo desumere abbia indossato l’abito per il ballo di fine anno per recarsi  tra le macerie dello scheletro fumante dell’Ucraina. Forse è un fotomontaggio. E se lo fosse, lo studio che c’è a monte riesce alla perfezione. Rosso su nero. Viso fanciullesco, candido, capelli raccolti. Sogni affondati. Testa reclinata in avanti e sguardo a terra.

La ragazza in rosso

Valerie, la ragazzina in rosso, arriva dalla galassia social. Il primo post pare sia made in Canada. Poi, si dice, a riprendere il tutto la zia della giovanissima. Comprendere se la foto sia reale o verosimile non è semplice. Anche se con un pizzico di malizia ci viene in mente la regia del «Presidente attore» Zelensky che in fatto di media e comunicazione social è ormai un guru. Per Zelensky i video e le foto tra le macerie con tanto di elmetto e giubbotto antiproiettile sono pensate, sebbene il fantasma cittadino sia certamente reale. Ne vediamo il fumo, i cadaveri, i resti evanescenti di strutture edili ridotte a scabrose colonne di cemento in bianco e nero.

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

La sedicenne Valerie si immortala con trucco e parrucca e le macerie su cui poggia il bellissimo vestito in tulle dovrebbero essere quelle della sua scuola. Delle aule dove Valerie studia fino al terribile 24 febbraio. Subito l’effetto emulazione. Altri liceali di Kharkiv ballano un valzer nel posto in cui sono. Davanti le fessure nere di edifici pubblici che non ci sono più. Al netto della propaganda, certamente l’Ucraina è invasa e subisce quella che i russi chiamano «operazione militare speciale».

Ma è guerra. Sporca guerra. E il significato simbolico del vestito rosso (saremmo curiosi di conoscere il nome dello stilista!) è forte. Poco spontaneo ma efficace. La vita che s’interrompe come i sogni propri della giovane età. La normalità che non c’è e al cui posto c’è una nuova vita sempre in grigio. Cielo scuro, orizzonti bui, fumo e cenere. E poi le sirene. Giorno dopo giorno, senza fine e senza pace.

Lettura consigliata

Pensioni, c’è il taglio agli assegni per chi esce prima: dal 10 al 18%

Pensioni, maxi-taglio a chi esce prima: quanto si perdeCon Quota 102 al capolinea, l’esecutivo ipotizza una mini-riforma del sistema pensionistico che potrebbe portare al taglio degli assegni4 Giugno 2022È corsa contro il tempo per evitare di tornare, nel 2023, alla tanto temuta legge Fornero sulle pensioni. Quota 102, infatti, volge ormai a conclusione e tra poco meno di sette mesi il governo dovrà avere a disposizione un giusto piano per la revisione del sistema pensionistico. Il dialogo tra le parti non sembra ancora far emergere una posizione netta, ma tra le ipotesi c’è quella di rendere accessibile a tutti l’uscita a 64 anni con 20 anni di contributi.Taglio pensioni, a quanto ammonta la riduzioneIl confronto avviato dal governo a inizio 2022 con le parti sociali per giungere in anticipo all’auspicata mini-riforma del sistema pensionistico è ormai fermo da febbraio. A causa dello scoppio del conflitto russo-ucraino e l’aggravarsi della crisi energetica è infatti cambiato l’ordine di priorità nell’agenda di Palazzo Chigi, ma non passa giorno senza il pressing di forze politiche e sindacati per riaprire il tavolo con numerose proposte al vaglio (intanto sono arrivate le istruzioni Inps per l’anticipo con Ape Sociale, ne abbiamo parlato qui).Tra queste ci sarebbe l’opzione di rendere accessibile a tutti il canale d’uscita con almeno 64 anni d’età e 20 di contribuzione, oggi di fatto consentito solo a chi è totalmente “contributivo”. Grazie a delle simulazioni tecniche, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, è però emersa una netta riduzione dell’assegno per quei lavoratori con metodo misto che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contributi. Il taglio oscillerebbe tra il 10 e il 18%, mentre il picco si registrerebbe al 18,6% per un numero limitato di lavoratori in possesso fino a 17 anni di versamenti al momento ”agganciati” al retributivo (anche se i prossimi assegni potrebbero aumentare, ve ne abbiamo parlato qui nel dettaglio).

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Superbonus, nuovi chiarimenti AE per i coniugi in comunione dei beni

Superbonus, cosa cambia in caso di comunione dei beni col coniugeL’agenzia delle Entrate ha fornito nuovi chiarimenti in merito al Superbonus e al suo ottenimento in caso di proprietà tra coniugi in comunione dei beni26 Maggio 2022Con la risposta all’Interpello n. 298/2022, l’Agenzia delle Entrate ha fornito nuovi e ulteriori chiarimenti in merito al Superbonus e al suo ottenimento in caso di proprietà in comunione dei beni. L’Amministrazione finanziaria, nello specifico, ha specificato come e quando è possibile richiederlo e riceverlo due volte, dettando limiti e condizioni per i coniugi.Vediamo, nel dettaglio, di cosa si tratta.Superbonus, una coppia di coniugi può ottenerlo due volte? L’IstanzaIl caso portato all’attenzione della Direzione Centrale delle Entrate riguarda delle abitazioni di cui risultano comproprietari, al 50 per cento, due coniugi (marito e moglie) in comunione di beni: due edifici a prevalenza residenziale, entrambi su due piani e funzionalmente indipendenti con accesso autonomo dall’esterno. Nello specifico:

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Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

Moltissimi automobilisti sarebbero soddisfatti se potessero contestare le multe comminate per violazione del Codice della Strada. In particolare, tra quelle più salate abbiamo le contravvenzioni per eccesso di velocità. Prova inconfondibile per l’imposizione del loro pagamento sono i rilievi fotografici, che immortalano l’auto usata per commettere la violazione. Sicché, quando la polizia effettua l’accertamento di siffatta trasgressione, si tratta di un accertamento indiretto. Per questo motivo, la prova fotografica da cui risulta la violazione rappresenta una prova necessaria. Tuttavia, non sempre le procedure si eseguono correttamente. Così, è proprio dell’errore dell’ente impositore o dell’autorità che bisogna approfittare. In particolare, c’è un modo per contestare efficacemente siffatti tipi di multe. Si tratta della contestazione basata sull’assenza o irregolarità del rilievo fotografico.

Caso giurisprudenziale in cui si è annullata la multa presa con l’autovelox

Recentemente, anche la giurisprudenza ha ribadito la necessità della sussistenza del rilievo fotografico ai fini dell’imposizione della sanzione. In particolare, il Giudice di Pace di Latina ha annullato dei verbali impugnati da un automobilista incorso in siffatto tipo di violazione. Il caso è stato deciso con sentenza del 13 aprile 2022. Nell’occasione, il giudice accoglieva il ricorso esperito contro delle multe per eccesso di velocità, accertate mediante autovelox. Ciò in quanto mancava il materiale fotografico documentante le infrazioni, definito dalla Cassazione prova insostituibile della stessa. Pertanto, l’automobilista ricorreva contro detti verbali irrogatigli per violazione dei limiti di velocità, ai sensi dell’art. 142 comma 7 del Codice della Strada.

In definitiva, ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ossia proprio seguendo lo stesso percorso motivazionale adottato nel caso di specie dall’automobilista. Egli, infatti, lamentò la carenza di documentazione esibita dall’ente accertatore ed, in particolare, l’assenza di una prova fotografica della violazione.

Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

A fronte delle suddette argomentazioni, il Giudice di Pace di Latina ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Nel decidere in questo senso, il giudice si è rifatto ad una sentenza della Cassazione, ossia la n. 16713/2003. Essa ha stabilito che l’accertamento sull’eccesso di velocità, compiuto dai pubblici ufficiali, è indiretto. Infatti, esso viene eseguito rifacendosi ad immagini registrate. Ne deriva che la documentazione fotografica è una prova insostituibile della correttezza dell’accertamento. Dimodoché, la sua carenza dimostra non correttezza dell’accertamento. In questi casi, come in quello descritto, pertanto, il ricorso viene accolto e il verbale annullato.

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Come contestare una multa fatta per l’uso del telefonino alla guida

“Ontologia della guerra e antropologia della pace” di Apostolos Apostolou

“Ontologia della guerra e antropologia della pace” di Apostolos Apostolou

da culturaoltre14

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Tutti conosciamo che esiste una cultura della guerra; per esempio, le società sono indissolubilmente legate nel loro sviluppo all’esistenza dei conflitti. Così se analizziamo la storia della filosofia occidentale, ci accorgiamo che esiste una filosofia della guerra ma non esiste una filosofia della pace. Il primo che ha parlato di guerra nella filosofia occidentale era Eraclito di Efeso, quando sosteneva che “polemos” cioè la guerra è il padre di tutte le cose. Che cosa significa la frase di Eraclito? Tutto ciò che esiste, come gli dei, o il cosmos, cioè il mondo, tutto ciò che si afferma nella realtà esiste attraverso una continua quanto sanguinosa e pericolosa guerra, che allo stesso tempo appare bilanciata e armoniosa. In altre parole, Eraclito non vede la guerra solo come una violenza armata. Il concetto di guerra è un elemento antagonistico della pace e questo perché, pensa Eraclito, c’è sempre la dialettica cioè il sistema tesi – antitesi – sintesi. Così il concetto di guerra diventa sinonimo del concetto di potere di M. Foucault, quando il potere venga già inteso come produttivo. Anche la guerra, secondo Eraclito, diventa regola dell’esistenza.

Secondo Platone la guerra è uno strumento per la politica e non deve essere aprioristicamente condannata, ma usata come mezzo di governo per lo stabilimento dell’ordine e il perdurare della pace nella polis. (Vedi: Protagora, Leggi, Repubblica). Aristotele ha cercato di giustificare la guerra da un punto di vista morale; pertanto ha detto che la guerra è necessaria in tre casi: I) Per la difesa dei confini; II) Per esercitare egemonia sui popoli conquistati; III) Per ridurre in schiavitù i barbari. In altre parole, la guerra era considerata giusta non per motivi specifici di difesa o possiamo dire di liberazione, ma semplicemente perché dichiarata e combattuta secondo determinate procedure giuridiche. Aristotele scrive (vedi Politico) che ciò che la maggior parte degli uomini chiamano pace non è nient’altro che un nome, ma nella realtà per forza di natura c’è sempre una guerra.

Nel pensiero di Omero, per esempio nell’ Iliade, esistono tre forme di eroi. Aiantas ed Ettore che rappresentano la guerra con le regole, Achille che rappresenta la guerra violenta e Ulisse che rappresenta la guerra malvagia che si muove abilmente per sorprendere l’avversario. Ulisse è l’ unico sopravvissuto della guerra di Troia.

Secondo gli antichi Romani, la guerra era lo jus belli per regolare i confitti che dovevano essere indetti. Possiamo dire che esiste una grande contraddizione nel pensiero romano – latino riguardo il problema della guerra e della pace. Possiamo vedere che da un lato si aspirava a perseguire la pace, dall’altro l’imperialismo romano produsse guerre e distruzione. Nel pensiero romano esiste la cultura della guerra come nel pensiero greco antico così ci sono inni per quanto riguarda la virtù, la forza, la bellezza dell’eroismo e il coraggio. Cicerone diceva che se vogliamo godere della pace dobbiamo fare la guerra.

 Sant’ Agostino riconosce tuttavia che la guerra riveste talvolta un valore positivo, mentre Kant – leggiamo nella sua polemologia – afferma che di volta in volta la guerra promuove lo sviluppo morale dell’umanità. Dove c’ è vita c’ è conflitto che è il progresso civile e morale dei popoli. Nietzsche sosteneva che la guerra è il principio di salute per popoli infiacchiti. Il filosofo Hegel diceva che la guerra garantisce non solo la risoluzione della controversie ma esprime un alto valore morale. E secondo Hobbes la guerra di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes) è la legge del mondo. Secondo Grozio, (era il padre o il fondatore del Giustaturalismo moderno) e secondo Pufendorf, ci sono sempre “giuste cause” della guerra. I positivisti e i marxisti sostenevano che la guerra rimane un fenomeno naturale e inevitabile.

Mentre Clausewitz scriveva: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica del procedimento politico, ma sua continuazione con altri mezzi.”

Il più antico testo d’arte militare esistente che descrive l’ontologia orientale è quello di Sun Tzu che dice “Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere”, anche “Se conosci il nemico e te stesso la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali.” E anche  “La invincibilità dipende da noi. La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli”.

L’ antropologia della pace esiste con Aristofane e la sua opera Lisistrata, che descrive che le donne greche, per porre fine allo stato di guerra, si riuniscono e decidono un atto estremo, lo sciopero del sesso che alla fine piegherà gli uomini, mettendo d’ accordo tutti sull’ irrinunciabilità di un’esigenza comune. Tucidide diceva che la guerra è patologia. Eschilo, nei Persiani, diceva che la guerra è legata all’ idea del disastro e del lutto. Anche Fichte scriveva: “Chi fa la guerra e la provoca crea la distruzione alla fine anche di sé stesso.” E il filosofo tedesco Kant ha proclamato pace perpetua tra gli stati parlando più per un governo universale. Ciò che possiamo vedere è che la pace, sfortunatamente, rimane ancora un “pensiero debole”.

Apostolos Apostolou
Scrittore e professore di filosofia

RIPETIZIONE INSISTENTE DEL MORSO, di Rebecca Lena

RIPETIZIONE INSISTENTE DEL MORSO

di Rebecca Lena ·

Il mondo è cose attaccate a sputi di coscienza. Oppure il mondo è cose attaccate e basta, che pian piano si scollano fra loro. 

Estasi nella crepanza bruna dei tuoni, ogni ruggito è terrificante e pura bellezza. I lampi sono battiti di ciglia elettriche, sono le crepe del bussare di qualcuno che vuole entrare nella cupola del mondo. Bussa adesso nel guscio di nuvole e argilla grigia.

Conservo un ragno violino nella mia fessura. Pare sibilare un alito di freddo, quieto e inquieto, impalpabile fra le fessure di questo e quest’altro spazio lassù, là dietro, qui dentro. Mi hai detto che è pericoloso, devo farlo fuori, ma è il mio tesoro adesso, è il piano B della vita. Un morso raro che possa finalmente tagliare le mie mani, che non debbano fare, non debbano creare mai più. 

Sono le opere migliori quelle mai compiute. Sono pure, idee eteree che sopravvivono alla disidratazione. Pensa a come sarebbe gratificante non fare, non ricevere, non dover dare più nulla a nessuno. Privi di mani e senza l’inconveniente del peso, essere solo con l’essere, mai più con l’avere.

Di notte lo sento picchiettare sul vetro della finestra, una musica di stoffa per diciotto musicisti. Ed è come se ci mordesse senza tregua, sulle dita, sì, anche tu che non vuoi ma che in fondo menti. Ipnosi.

Loxosceles Rufescens, e tutti gli altri insetti, segreti e menzogne della casa; una cancrena si fa più larga fra le crepe del muro. Loro ci osservano, tutto il giorno, Penates di un tempo che non può esistere, che non avviene né è mai avvenuto. Mordicchiano, ipnotizzano il sogno nel sogno. Tentano di scavare un po’ con le tenaglie traslucide. Ogni tanto anche un ronzio di tela di zucchero. Mi coglie appena la tenerezza in mezzo al codice ovattato; il ragno violino ci appartiene e noi apparteniamo alla casa con le mura e il suolo incollati. I legami che si sfaldano come nidi di ragno ci fanno più lontani, impercettibilmente, mentre il vuoto necrotico colma le fenditure. Eppure è l’avvicinarsi, così pare, l’annullamento della distanza nella ripetizione potenziale del morso, la distanza che era l’avere stesso, le nostre mani tagliate, noi insetti imprigionati fra le pareti delle dimensioni indefettibili.

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Ape Sociale 2022, nuove istruzioni Inps anticipo pensione

Pensioni, nuove istruzioni Inps per anticipo con Ape Sociale 2022Posticipato il termine di scadenza della sperimentazione e introdotte nuove disposizioni in materia di Ape Sociale, nuove istruzioni a chiarimenti sono stati forniti dall’Inps2 Giugno 2022Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2022, pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 49/L della Gazzetta Ufficiale n. 310 del 31 dicembre 2021, sono state introdotte dal legislatore modifiche e alcuni chiarimenti in materia di Ape Sociale. Posticipato il termine di scadenza della sperimentazione e introdotte nuove disposizioni in materia, con il messaggio n. 62 del 25 maggio 2022 l’Inps ha voluto fornire ulteriori e specifiche istruzioni applicative e chiarimenti al riguardo.Vediamo, nello specifico, di cosa si tratta.Ape Sociale: novità e chiarimenti sul posticipo del termineCome comunicato con il messaggio n. 274 del 20 gennaio 2022 dell’Inps, in accordo con quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2022, il periodo di sperimentazione dell’Ape Sociale è stato pertanto posticipato al 31 dicembre 2022.

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Bonus psicologo: chi può richiederlo, come e quanto spetta

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Bonus psicologo, c’è il decreto: chi può richiederlo, come e quanto spettaOk definitivo al Bonus psicologo, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto. Ecco come funziona il nuovo aiuto30 Maggio 2022Ok definitivo al Bonus psicologo. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto che istituisce questo nuovo aiuto pensato per i cittadini in una fase particolarmente delicata. “Ho firmato il decreto che attiva il Bonus psicologo finanziato dal Parlamento con 10 milioni di euro. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sarà possibile richiedere un contributo da utilizzare presso psicologi iscritti all’albo. È un primo passo. La salute mentale è uno dei grandi temi di questo tempo” ha detto il ministro su Facebook.

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Referendum giustizia 12 giugno 2022, i 5 quesiti: dove e come si vota

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Referendum 12 giugno, i 5 quesiti: dove e come si votaOltre ai circa 1.000 Comuni che votano per le elezioni amministrative, domenica 12 giugno si esprime soprattutto il proprio parere su 5 quesiti referendari sul tema giustizia7 Giugno 2022Domenica 12 giugno si torna a votare. Ma per cosa? In tanti state ponendo questa domanda a QuiFinanza, perché si è capito pochissimo di questa nuova chiamata ai seggi. Prima di tutto, va chiarito che circa 1.000 Comuni vanno al voto per le elezioni amministrative, che interessano quasi 9 milioni di elettori. Ma in contemporanea, si vota in tutto il Paese per 5 quesiti referendari sui quali l’elettore è chiamato ad esprimersi.Il corpo elettorale, comprensivo anche degli elettori residenti all’estero, desunto dalla rilevazione semestrale al 31 dicembre 2021, è pari a 51.533.195, di cui 25.039.273 uomini e 26.493.922 donne.

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VENERDI’ 10 GIUGNO LA GRANDE FESTA DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI GIORGIO ABONANTE

VENERDI’ 10 GIUGNO LA GRANDE FESTA DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI GIORGIO ABONANTE

Alessandria: Una grande giornata di festa chiuderà, venerdì 10 giugno, la campagna elettorale del candidato sindaco Giorgio Abonante e della sua coalizione. Gli eventi prenderanno il via già dalla mattina con un percorso che toccherà quattro “Abo Point” individuati nei quartieri della città. Si parte alle 9 da Spinetta, per proseguire alle 11 a Valmadonna, alle 15.30 a San Michele e alle 18 al quartiere Cristo. Quattro punti cardinali di Alessandria, quattro momenti di incontro per condividere con la cittadinanza gli ultimi attimi della lunga ma entusiasmante campagna elettorale che porterà alle elezioni di domenica 12 giugno.
Il clou della giornata sarà però la grande serata di chiusura. Il ritrovo è alle 19.00 ai Giardini Pubblici, da dove partirà un “tour” dei locali del centro passando attraverso corso Roma e Via Milano per giungere in Piazza Santo Stefano. Qui, dalle 21, si festeggerà sulle note dei “Mega Toto”, tribute band dei Toto per poi concludere con un Dj Set.

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagnaPrimo Pianomer 8 giugno 2022, 5:14 PMVicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna (Getty)La 42enne di origine serba Lidia Miljkovic è stata uccisa a Vicenza a colpi di pistola dall’ex compagno. Il corpo senza vita del killer, che dopo l’omicidio si era messo in fuga, è stato ritrovato in un’auto.Secondo le prime informazioni avrebbe ucciso anche l’attuale compagna e poi si sarebbe tolto la vita. I corpi sono stati trovati in un’automobile, ferma in una piazzola della tangenziale ovest di Vicenza, che è stata chiusa al traffico.GUARDA ANCHE: I numeri del femminicidio: “Colpevole” di essere donna

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna

NON QUI, di Rebecca Lena 

NON QUI

di Rebecca Lena 

Appena volgo lo sguardo verso la melma lunare ho come la sensazione improvvisa di essere nient’altro che una potenzialità di cose mai raggiunte. Un bisticcio di mani ansiogene, che uno spirito recondito – fra i miei tanti, sfuggenti – muove. E i fili non li trovo, davvero, adesso che mi vedo così, groviglio burattinato, arranco nell’aria per spezzarli, ma non si fanno spezzare.

Il male più viscido non sta tanto nell’inconcludenza che si fa concreta fra le dita, quanto nel sentimento necessario che la precede. Perché mai devo scrutarmi le mani adesso, contare i frutti, investire nuove energie nelle conquiste? Quale originale anomalia mi muove alla capitalizzazione dei pensieri, delle azioni, per produrre per guadagnare per spendere per guadagnare, nel sogno dell’accumulo, della stabilità, nella smania di approvazione lungo un processo di ossessiva dilatazione della mia vecchiaia?

Guardo le mani che non sono più mie e scorgo la crosta di un mito uroborico di cui non conosco il nome. Il mito della crescita. Non può che essere un subdolo parassita di civiltà evolute. Per non dire il motore stesso.

Non ho mai disegnato per me un mondo fantastico, piuttosto sarebbe stato meglio uno fatalistico. Così che ognuno possa liberarsi dalle responsabilità di presunto fallimento. Ma avrei voluto sognare anche un mondo spogliato fino all’osso crudo, in cui il tempo scava e il peso di esistere si fa più lieve; un mondo più povero di se stesso ogni giorno, lungo il senso dell’essenzialità, che si fa sacrificabile, senza pretese di approvazione o di grandezza, né ombra di pentimento.

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SATELLITISMO, di Rebecca Lena

SATELLITISMO

di Rebecca Lena 

La meteopatia mascherata da malessere mascherato da esperienza metafisica è l’unica autentica condizione perché possa incontrare nuove solitudini nascoste al mio io, esse prendono la forma di altre ombre che non mi appartengono, che sono le ombre di tutti coloro che si nascondono da loro stessi, e dunque da me. Nel malessere metafisicopatico non esistono davvero “altri” ma solo ombre di vuoti affini. Proprio nella lettura, indotta da questa condizione, è possibile penetrare vasti maelstrom neri, esattamente come wormhole, per governare il tempo psicologico nonché bucare la dimensione del vero contatto con l’altro.
L’altro non è il diverso ma semplicemente il corpo successivo, o precedente. Una buccia originale attecchita ad un meccanismo mobile che internamente è dotato solo di paura e attrazione. Ma il motore che lo muove non sono davvero quest’ultimi, piuttosto un vortice residuo di nullità cosmica, come un fuocherello che non brucia, custodito dentro un’ampolla fatta di menzogna. Allora la paura e l’attrazione turbinano vorticosamente intorno ad essa, ma non sono capaci di vedere attraverso perché la superficie di quest’ampolla è opaca; dunque bruciano vive, alimentate dal dubbio del suo contenuto. 

Questo satellitismo atomico è scintilla di tutto l’organismo che sostiene, ma si manifesta stratificato: in altre vertigini o cose brusche antropomorfizzate, in ombre, profili, volti o ghigni, discorsi e dialoghi, banchetti, silenzi, paralisi e danze, manie, insicurezza, spasmo, dolcezza, fastidio, malessere, desiderio.


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INTUIZIONI ATOMIZZATE, di Rebecca Lena

INTUIZIONI ATOMIZZATE

di Rebecca Lena 

Vorrei rifugiarmi dentro una storia compiuta, perfettamente strutturata, con valli disegnate tutte intorno e colline che si incastrano nettamente; coi ruderi disposti dove la composizione più vi aggrada, e certi esseri perfettamente interessanti che pascolano, al momento giusto, vivendo un’esistenza consequenzialmente stabile.

Basterebbe soffermarsi su uno o un altro punto dello scenario per pescare azioni e poi storie, anch’esse così bene incastrate ed esattamente chiare poiché la luce ben si confà alle loro protuberanze. La luce, appunto, sparpagliata ovunque per scandire il tempo con le sue fasi naturali. 

Piacevoli, quelle storie con quei personaggi, perché iniziano e si concludono proprio come statue, e hai tutto il tempo per affezionarti (o provare pietà). In esse il racconto si fa torrente, docile comprensione immersiva sotto la quale proteggermi. Da cosa?


Dalla nebbia. Questa nebbia che in verità ammutolisce i pori e sfalda la chiarezza; non distrugge, scioglie soltanto, e non c’è scampo per ombre o flussi che persuadono i pensieri lungo alvei liscissimi. La nebbia intinta di guazza inghiotte la mia finestra tutta intera. Nebulizza la volontà di pensare, il potere di capire.  Allora gli esseri non sono, le colline nemmeno. Tutta l’aria non è. Ovunque è solo il tempo senza dimensione, omogeneo e immobile.

Vorrei rifugiarmi dentro qualcosa che non sia questa nebbia, ma non posso. Perché lo spazio stesso non è spazio, niente ha profilo o confine; e il ritagliarsi un bacino di realtà richiederebbe uno sforzo interminabile assolutamente vano (come costruire con la sabbia asciutta).

Magari è meglio – mormoro fra me e me – piuttosto che un paesaggio vivido di abitualità, questa finestra senza sguardo, fra la nebbia in cui non fare, non parlare.


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