Cinema: Autopsy (2016)

Oggi cinema

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Mi piace Brian Cox, è un bravissimo attore noto per aver interpretato Agamennone nel kolossal Troy. Mi piace Autopsy, un film a basso costo, claustrofobico e poco splatter, ma ricchissimo di tensione. La trama, giusto l’inizio per non rovinare e/o spoilerare nulla. Il cadavere non identificato di una giovane donna viene trovato semi-sepolto nel seminterrato di una casa in cui si è verificato un cruento pluri-omicidio, anomalo sotto più aspetti: nessun segno di effrazione, causa della morte incerta e movente non apparente. Nella piccola cittadina il medico legale Tommy Tilden (Brian Cox)  porta avanti l’obitorio-crematorio costruito e ampliato da generazioni sotto la casa di famiglia, assistito dal figlio Austin. Lo sceriffo consegna loro il corpo della ragazza per stabilire le cause della morte entro la mattina successiva. Austin, in procinto di vedere un film con la fidanzata Emma, decide di rimanere per aiutare il padre… vedetevelo, è un gran bel…

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INFORMAZIONE

Controluce: Eloì, Eloì, Lama Sabachtani.

Date: 10 febbraio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 febbraio 2023

Terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter, ha colpito la Siria e la Turchia, si contano oltre 21.000 morti, ma il numero è destinato a crescere paurosamente

Prego di leggere con attenzione la scala Richter, solo per avere una pallidissima idea di cosa sia accaduto

Grado Richteresplosione equivalenteGrado Mercalli
00.5 Kg TNT
115 Kg TNT (scontro camion di 2 tonnellate a 100 Km/h)
2500 Kg TNT (mina media di una cava)II-III°
315 Tonnellate TNTIII-IV°
4Atomica di HiroshimaV°-VI°
520 KilotoniVII°
6Bomba all’idrogenoVIII°
720 MegatoniIX°
81000 bombe atomiche all’idrogeno
9Energia totale consumata negli USA in 1 meseXII°

Sono passate ben più delle 72 ore che i soccorritori considerano in media la deadline oltre la quale è quasi impossibile trovare sopravvissuti sotto le macerie, ma la forza della vita riesce a superare la media statistica anche con temperature glaciali e senza acqua. E il miracolo è avvenuto per Mohammed, 9 o 10 anni, estratto vivo dopo 80 ore dalle macerie di un palazzo di quattro piani crollato nel distretto di Elbistan a Kahramanmaras, luogo dell’epicentro del terremoto del 6 febbraio e che finora ha registrato in totale 650 scosse di assestamento. Fragile e disidratato, con il pigiama e i calzini a righe che ha addosso da quella notte, ma già con quella flebo che significa vita mentre viene portato via in barella. Gli applausi della folla hanno festeggiato un altro salvataggio che ha del miracoloso a Belen, nella provincia devastata di Hatay. Gli uomini dell’Afad, l’Autorità turca per la gestione delle calamità, hanno portato alla luce un’intera famiglia, padre, madre e tre figli, dopo 82 ore. Ha sei anni invece Beren, tirata fuori a Gaziantep dalla squadra della National Disaster Response Force (Ndrf), il corpo indiano di risposta alle emergenze, che sta collaborando con il governo turco nelle aree più colpite.

Articolo di ANSA.it

Mesut Hancer tiene la mano della figlia quindicenne Irmak, morta nel terremoto di Kahramanmaras, vicino all’epicentro del sisma, il giorno dopo che un terremoto di magnitudo 7,8 ha colpito il sud-est del paese. Da Rai News

Uno dei tanti miracoli che la vita riserva, non sappiamo perchè o a chi capita, ma succede. Come il bambino ancora attaccato al cordone ombelicale della madre morta, Storie strazianti di dolore, sofferenza per un paese, come la Siria, martirizzato da 12 anni di guerra. Soffrono freddo, gelo, fame, sete, piangono i loro cari seppelliti dalle macerie, i soccorsi arrivano? I soccorsi arrivano, ma nn potranno mai risolvere, colmare nulla, una tale devastazione! Dovrei raccontare la guerra civile in Siria, l’intervento della Russia e Turchia. La Russia che sostiene l’attuale presidente siriano in carica Bashar Al Assad, la Turchia che odia i curdi, la conclusione una guerra civile, più guerra nella guerra, ovviamente a rimetterci i civili, che non c’entrano nulla, solo carne da macello, città ridotte in macerie, una non vita e ora anche il terremoto. Cosa può importare a chi è al potere la morte di tanta gente, se poi già tanta gente muore per la guerra? a cosa serve la guerra? serve al potere, alle armi, alla distruzione di pochi uomini che non hanno interessi per l’umanità, se non l’egoismo, i soldi e il potere. Vorrei domandare a tutti, cosa ci faranno, una volta che saranno morti! Moriranno anche loro, nella loro cassa cosa ci sarà? il loro potere, i loro soldi, sul loro cadavere che prima marcirà e poi diventerà polvere. A cosa serve? Poi succede anche questo, disastri naturali come questo, dolore nel dolore, sofferenza nella sofferenza, impotenza nell’impotenza: Piangeranno i loro morti, ne hanno già pianti tanti! Forse le lacrime non ce le hanno più, desertificate in un cuore e in una mente diventati chiusi nel dolore, un unico grumo di dolore. Allora piangiamo tutta questa gente, gente che continua a morire per la follia umana, per disastri nei disastri, mi viene in mente una croce dove c’è un uomo crocefisso, per non aver fatto nulla, a cui il popolo ha preferito un assassino. Un uomo innocente di nome Gesù, crocefisso, bastonato, umiliato, dalle carni dilaniate, che si è visto abbandonato, come tutti noi, come tutti noi! Le sue parole furono«EloìEloìlemà sabactàni» ” Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato!”. Questo grido si eleva ancora e noi siamo ammutoliti,enoi chiediamo perchè!

https://www.lescienze.it/news/2023/02/07/news/terremoto_turchia_faglie_magnitudo_danni_catastrofe_prevenzione_costruzione_edifici-11278948/

Consiglio di leggere questo articolo di ” Le scienze” per approfondimenti.

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 10 febbraio 2023

Cultura: Matera, Città dei Sassi di Caterina Alagna

Link al mio bloghttps://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2021/11/a-matera.html

Definita dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, la città di Matera è unica nella sua bellezza. Matera è una città che ti abbraccia con la sua arte e con la sua tranquilla, ma mai spenta, vita cittadina. Non poche le cose da vedere che ti lasciano a bocca aperta. La città antica, meglio conosciuta come I Sassi, sorge su due nuclei: il Barisano e il Caveoso. Una volta che ti inoltri nei vicoli, vieni avvolto da un’aura di rara bellezza che però mostra segni di un passato di sofferenza. E’ possibile visitare alcune case, oggi musei, che sono state arredate con i mobili e gli utensili originali del periodo in cui erano abitate, donati dai discendenti delle famiglie che vi abitarono fino a metà del secolo scorso. Le case, scavate nelle grotte, non hanno all’interno l’aspetto delle nostre case, sono piuttosto caratterizzate da una sola stanza senza finestre, con un povero mobilio costituito da una piccola tavola, qualche mensola, da un’umile dispensa e un cassettone. Negli angoli di questa unica stanza troviamo minuscoli vani: il vano cucina,  il vano stalla ( all’esterno non c’era spazio per gli animali per cui li ospitavano in casa) e il vano notte costituito da un un letto e una piccola culla. Queste case erano abitate da poveri contadini, erano luoghi molto umidi privi di luce, di finestre, di porte e di acqua corrente. Possiamo solo immaginare, quindi, le condizioni malsane in cui vivevano: scarsa igiene, poco cibo, odore nauseabondo anche a causa della presenza degli animali in casa (dove immaginiamo espletassero i loro bisogni fisiologici). Inoltre erano abitate da nuclei di famiglie molto numerose. Ogni famiglia, infatti, aveva in media otto figli. Si veniva a creare un vero e proprio microclima deleterio per la salute. In questi territori erano diffuse molte malattie che provocavano vari focolai endemici: tubercolosi, leishmaniosi, rachitismo, polmoniti, malaria. Altissima la mortalità infantile, che arrivò  tra il 1923 e il 1933 a raggiungere percentuali addirittura del 45%. Nel 1945 Carlo Levi nel suo capolavoro “Cristo si è fermato ad Eboli” pose la questione materana all’attenzione della politica nazionale. Nel 1948, il leader del Partito comunista italiano, dopo avervi fatto visita,  definì Matera “la vergogna nazionale”. Dello stesso avviso fu il primo ministro Alcide De Gasperi quando vi fece visita nei primi anni ’50 e con una legge del 1952 impose lo sgombero delle case grotte. I cittadini vennero trasferiti in nuove strutture che poi costituirono le abitazioni della città nuova. Solo negli anni ’80 i Sassi vennero di nuovo rivalutati e iniziò un graduale percorso di recupero che portò nel 1993 l’Unesco a definire Matera patrimonio mondiale dell’umanità. Nel 2019 Matera è stata capitale europea  della cultura. Ad ogni modo, oggi quando ti inoltri nei piccoli vicoli dei sassi, una forte emozione ti strugge il cuore. Grande attenzione merita il complesso di chiese rupestri scavate nelle grotte. Tra le  più importanti troviamo Santa Lucia alle Malve,  Santa Maria di Idris che sorge sulla sommità dell’omonima rupe e San Pietro Barisano che ospitano al loro interno numerosi affreschi importanti purtroppo deteriorati dal tempo ( alcuni ormai quasi totalmente perduti). Meritano una visita anche tutte le meravigliose chiese della città nuova. Sono in realtà molto antiche anche se costruite fuori dai sassi. Alcune risalgono al 1200. Degne di nota sono le grotte del Paleolitico nel parco materano della Murgia in cui sono stati ritrovati utensili e pitture rupestri risalenti a 400.000 anni fa, periodo in cui visse l’Homo Habilis e successivamente l’Homo Erectus. Insomma Matera è un esempio di un ecosistema  straordinario che parte dalla preistoria e arriva fino ai nostri giorni attraversando vari piani: culturale, artistico, architettonico, naturale e urbanistico.


A Matera ho voluto dedicare dei versi 

“A Matera”

Matera

dai vividi splendori, 

ti ergi su due cuori 

di sassi e di dolori.

Tempio consacrato alla 

filosofia povera,

adornato di atavici stenti 

e di giorni iti alla 

malora.

Tu,

intima alcova

di un’anima nuda

che nell’amore di Maria

si ristora.

Si eleva sincera 

la tua umile pietra 

che di arte e di gloria 

lasciò il suo segno

nella storia.

Matera,

la mia anima si sposa

alla tua pietra,

la tua magnificenza

gli occhi mi sottrae

mentre deliziata affondo

nella tua terra 

di bellezza soave.



Caterina Alagna

L’Arte di Herman Melville

Il grande Herman Melville era anche poeta.

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Herman Melville romanziere e poeta americano (1819 – 1981)

Compiaciuti, sogniamo nelle ore di calma
tanti bei progetti senza sostanza.
Ma per dare forma, far pulsare la vita,
quante cose diverse devono incontrarsi e sposarsi:
una fiamma per sciogliere, un vento per gelare,
mesta pazienza ed energia gioiosa:
umiltà, eppure orgoglio e spregio;
istinto e studio, amore e odio:
audacia, reverenza. Questi devono fondersi
e poi del cuore mistico di Giacobbe avere parte,
per lottare con l’angelo: l’Arte.

*
Traduzione di Massimo Bacigalupo

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NELLE NUBI, di Silvia De Angelis

Talvolta la nostra mente si condensa al grigio delle nubi, quasi ne diventasse parte integrante  e in quella fusione, pensiero/natura, ci si spersonalizza quasi per caricarsi d’essenze del passato,  che abbiamo accuratamente messo da parte, per crogiolarci in esse, quando ne capitasse  l’occasione.

Si rimugina su quelle scelte non fatte, che avrebbero potuto, in qualche modo donarci dei  vantaggi o facilitarci parte del percorso, sempre così accidentato….ma il timore di insuccessi  e quella parte predominante di insicurezza, che preme, nel momento sbagliato, ci ha fatto  soprassedere dal mutare quella stantia abitudine di sempre.

Anche quelle parole non dette, a una persona che consideravamo speciale, le riascoltiamo  amplificate dentro noi….e non possiamo più pronunciarle, perché il tempo implacabile ci  ha privato di quella focale presenza….

Quanti tasselli della vita compaiono, in un labirinto mentale senza uscita e senza ritorno, che  inducono ad attente riflessioni e a un’indispensabile crescita, che ci permetterà, in futuro  di mediare passi più attenti e precisi, evitando di scivolare in qualche trabocchetto del terreno,  sempre presente nel lungo cammino…..

@Silvia De Angelis

Lucia triolo: le parole e le ore, numeri a caso

certo
le parole:
più numerose delle ore vissute
quante per ogni ora?

(manca una emozione)

anche i silenzi
dilapidate parole a
calcoli muti
a calme raggelate
ad anime 
a cose…

parole fuggite
saltando le corde

(cosa sporge fuori dal contatto?)

non ti ho detto quella volta
dietro la tazza di the fumante
tu mia-non-detta-parola
mai

nel tuo occhio ora fa capolino
cosa si vede?

BASILICA DI SAN CELEMENTE, di Silvia De Angelis

La basilica di San Clemente è dedicata a San Clemente Papa, terzo successore di S. Pietro, morto alla fine del I secolo d.C, sorge su piazza di San Clemente e via di San Giovanni in Laterano, Rione Monti, Sant’Ireneo del II o III secolo,  parla di San Clemente, come contemporaneo di San Pietro e San Paolo, comunque fu martire al tempo di Domiziano, forse un liberto di origine ebraica della famiglia di Tito Flavio Clemente, nelle cui case si suppone sorgesse la domus ecclesiae. La sua leggenda può essere desunta dagli”acta” del IV secolo, in cui si narra che egli fosse Papa al tempo di Traiano, il quale lo condannò in esilio in Crimea e ai lavori forzati nelle miniere, qui convertì al cristianesimo soldati e compagni di prigionia, e terminò la vita con il martirio, gettato nel Mar Nero legato ad un’ancora, e sembra che per un miracolo le acque ogni anno si aprissero nel punto ove era la sua tomba e che ogni anno i pellegrini vi si recassero per rendergli devozione. Nell’VIII secolo, i santi Cirillo e Metodio, si recarono nei pressi del Mar Nero alla ricerca delle reliquie di San Clemente, e sembra che le ritrovarono insieme all’ancora.

 Papa Nicola I le richiese e i Santi Cirillo e Metodo le portarono a Roma, dove furono solennemente traslate nella Basilica dedicata al Santo, che qui esisteva già dal IV secolo, San Girolamo la menziona intorno all’anno 390. Nel 1837 furono condotti degli scavi ad opera del domenicano irlandese Joseph Mulloy e dall’archeologo De Rossi, altri scavi del 1912 – 1914, hanno portato alla luce vari strati di costruzione : la basilica inferiore, che non è la cripta, ma la prima chiesa, abbandonata e ricostruita su un livello superiore, quello attuale, agli inizi del XII secolo, forse perché semi-distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo che nel 1084 invasero, distruggendo Roma. Al di sotto della prima basilica vi sono testimonianze romane, l’edificio più antico del periodo dell’incendio neroniano del 64 d.C. Forse era un edificio pubblico e si presenta come un fabbricato a pianta rettangolare suddiviso in ambienti con muri in opus reticulatus e con volte a botte. Nel II secolo fu costruita dietro l’edificio più antico dal quale la separava uno stretto viottolo tutt’ora esistente una casa per abitazioni, nel cui cortile interno nel III secolo fu ricavato un mitreo, poco tempo dopo il mitreo, fu trasformato in un grande ambiente.  Il mitreo era una sorta di sala suddivisa da file di pilastri o colonne.

 Forse era la domus ecclesiae corrispondente al Titulus Clementis, trasformato poi in basilica inferiore, nel IV secolo, ed è sulle rovine della prima basilica che si è costruita la seconda, nel 1099 al tempo di Papa Pasquale II e poi rinnovata dal Papa Clemente XI che ne diede incarico a Carlo Stefano Fontana tra il 1713 e il 1719. Attualmente la basilica di San Clemente ha un muro perimetrale nel quale si apre l’ingresso principale con un portico, su via San Giovanni in Laterano, il portale è ornato da una cornice marmorea con motivi floreali ad intreccio, Sui muri esterni della chiesa sono inseriti frammenti marmorei di recupero provenienti dalla basilica inferiore o dai fabbricati romani. Oltre all’ingresso c’è un cortile del XII secolo con quadriportico a colonne ioniche architravate, alcune delle quali realizzate dal Fontana per il pronao della facciata, questa è a due ordini separati da un marcapiano, ed è segnata da paraste corinzie nella parte superiore, ai lati del finestrone centrale, la completano due volute di raccordo ed un timpano. Sul fianco sinistro un campanile del XVIII secolo, al centro del cortile una fontana a forma di vasca a pianta ottagona.

L’interno della basilica è a 3 navate, terminanti ciascuna in un abside, e con poche varianti, riprende l’andamento della basilica inferiore. Anche qui le colonne furono sistemate dal Fontana che vi adattò dei capitelli ionici in stucco. All’altezza del presbiterio le colonne sono sostituite da pilastri con capitelli a caulicolo rovesciato. Il pavimento ha varie epigrafi frammentarie ed è un bell’esemplare cosmatesco, i 3 soffitti sono a cassettoni e sono dorati con le armi di Papa Clemente XI Albani, al centro si trova la gloria di S. Servolo (di Pietro Rasini), e ai lati la Gloria di San Clemente (di Giuseppe Chiari) e l’incoronazione di Maria (tela del Rasini), nei riquadri con cornici a stucco  sono raffigurate la Storia di San Clemente e la Storia di Sant’Ignazio. Vi troviamo anche la Cappella di San Domenico, con decorazioni a stucco e tre vele attribuite a Sebastiano Conca, poi vi è la Cappella dei SS. Cirillo e Metodio che è stata aperta nel secolo scorso, sulle pareti gli affreschi di Salvatore Nobili del 1886, sull’altare la Madonna attribuita al Sassoferrato. Seguono i monumenti funebri quello a Giovan Francesco Brusati opera di Luigi Capponi del 1485 e quello al Cardinale Bartolomeo Roverella opera di Giovanni Dalmata. Nella Cappella del Battista affreschi della fine del XVI secolo. Il catino è rivestito da un bellissimo mosaico eseguito poco dopo il 1100 rimasto prodigiosamente intatto, al centro è raffigurato il Crocefisso tra i dolenti Maria e Giovanni e posate sui quattro bracci della croce 12 colombe bianche che rappresentano gli apostoli. Sotto il mosaico absidale, distinto da un cornicione di stucco un affresco più volte ridipinto del XIII secolo che rappresenta il Cristo tra gli Apostoli, poi una edicola marmorea donata da Giacomo Caetani, cardinale titolare di San Clemente dal 1295 al 1300 e nipote di Papa Bonifacio VIII, insieme al quale è effigiato in atto di adorare la Madonna con il Bambino, presentato da San Clemente, anno di donazione 1299. Nell’abside di sinistra vi è la Cappella del Rosario aperta nel 1627 dedicata alla Natività di Maria. Gli Angeli musicanti e le stimmate di San Francesco e l’Elemosina di S. Carlo Borromeo forse sono del XVII e attribuibili al Carracci. Di fianco all’ingresso laterale vi sono alcuni affreschi della Cappella di Santa Caterina, staccati e riportati su tela nel 1952, raffiguranti la Crocefissione, il martirio di Santa Caterina d’Alessandria, attribuiti a Masolino da Panicale (1383-1447) questa cappella venne affrescata per il Cardinale Branda di Castiglione, titolare di San Clemente dal 1411 al 1431. Sulla parete di destra sono affrescate le storie di Sant’Ambrogio danneggiate e anche queste opera del Masolino. 

Dalla Sagrestia si scende alla Basilica inferiore, lungo la parete della scala vi sono vari calchi in gesso e frammenti di sculture provenienti dalla Basilica del IV secolo e dal Mitreo, vari frammenti rinvenuti durante gli scavi del secolo scorso, e tra questi un affresco del IX secolo, raffigurante Cristo benedicente tra S. Michele, Sant’Andrea e San Clemente, due figure inginocchiate , forse, San Cirillo e San Metodio, sulla parete opposta affreschi dell’XI secolo che rappresentano il Miracolo del Bambino ritrovato, in basso San Clemente, il committente e la sua famiglia, Beno de Rapiza, Maria Macellaria, ed i figli Clemente e Altilia, poi la Traslocazione delle relique di San Clemente, con la dedica di Maria Macellaria per grazia ricevuta. La navata mediana ha dei pilastri e un muro di sostegno che ne hanno modificato lo spazio originario, a sinistra si vedono dei frammenti di un “ciclo cristologico” risalente all’Epoca di Papa Leone IV, al soglio tra l’847 e l’855, tra questi la Crocefissione, le Marie al Sepolcro, la discesa al limbo, le nozze di Cana. Sulla parete di sinistra la Morte e il Riconoscimento di S. Alessio, sembra che Sant’Alessio, giovane patrizio romano, fuggito di casa subito dopo il matrimonio, per vivere in povertà e verginità, tornò in incognito presso la casa paterna, dove svolse le più umili mansioni, e solo dopo la sua morte, per una straordinaria luce celeste che si sprigionò dal suo corpo, fu riconosciuto dalla sposa e dai familiari. Poi si vede il Cristo in trono tra gli angeli e i Santi, pannello mutilato nella parte alta dal pavimento della basilica superiore. Altri due affreschi raffigurano la Messa di San Clemente e San Clemente perseguitato da Sisinio, un altro affresco frammentario rappresenta la Madonna con il Bambino, vi sono anche i resti di una tomba che si suppone siano del Santo Cirillo.

lucia Triolo; una morte che mi somigli

“la morte assomiglia ad ogni uomo più ancora della vita” 
C. Campo, da Lettere ad A. Pizarnik, 25 luglio 65

guardare con occhi
chiusi in gabbia
dove maestro è il mistero
e la luce fioca presagio

costruire verdi coscienze
e metamorfosi
un peccare stupito
da ritagli di giornale
poi chiodi d’anima
su fake news

strani punti di slancio
per la raccolta degli esausti
tra un fuggire e
un tornare

e poi lasciami la nostra marmellata
e quei brandelli di morsi:
ha bisogno di una morte
che le somigli

lasciami il gesto
dove trovo le tue mani,
lì volano a precipizio i miei
fianchi
con un’allegra voglia di
pozzo senza fondo:

ho bisogno di una
morte che mi somigli

De natura rerum di Yves Bonnefoy

Tra i più grandi poeti francesi

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Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923 – Parigi, 1º luglio 2016) è stato un poeta, traduttore e critico d’arte.

Lucrezio lo sapeva:
Apri il baule,
vedrai, è colmo di neve
che turbina
e a volte due fiocchi
s’incontrano, unendosi
oppure uno si volta, graziosamente
nella sua poca morte.
Di dove quel chiarore
in alcune parole
quando l’una non è che notte,
l’altra, solo sogno?
Di queste due ombre
che, ridendo, vanno
e l’una raggomitolata
in una lana rossa?

*

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Un occhio attento a Sanremo e un occhio distratto ad Aleppo (sic!)…

Ognuno deve fare il suo show.  The show must go on! Ma io mi chiedo se invece di omaggiare Mattarella o di sorbirsi il discorso di Benigni sulla Costituzione non era meglio se cambiavano la scaletta e parlavano per un quarto d’ora del disastro immane della Turchia. C’è stato un silenzio molto colpevole a mio avviso. Un brevissimo accenno soltanto a quello che è successo deve a mio avviso essere considerato silenzio. Sanremo comunque è divisivo.  Si ama o si odia senza se e senza ma. Non esistono sfumature, aree di grigio. Ci sono i fan sfegatati, per cui Sanremo è l’evento dell’anno e che rimangono incollati per ore davanti alla TV a gustarsi canzoni, gossip, polemiche sterili, look dei cantanti. Ci sono intellettuali o sedicenti tali che disprezzano Sanremo perché al festival tutto è apparenza, showbusiness, futilità, stupidità,  disimpegno,  vanità di vanità! Che poi non si capisce perché questi intellettuali o presunti tali non si accaniscono con tanto sarcasmo e sagacia anche su tutto il resto della cultura di massa, almeno del nostro Paese. La cosa più saggia è valutare bene il fenomeno di costume che rappresenta Sanremo senza grande odio né grande amore. È vero che è difficile valutare obiettivamente questo evento perché gli intellettuali lo disprezzano come se non ci fosse domani, mentre esiste una grande pressione mediatica della RAI che lo promuove come un grande spettacolo imperdibile. Molti dei testi delle canzoni non valgono niente. Sono poca cosa. Diciamocelo onestamente: c’è molta superficialità,  leggerezza nel senso peggiore del termine. Nella stragrande maggioranza dei casi è puro intrattenimento e poca espressione artistica. C’è un’accozzaglia di giovani che devono ancora trovare la loro strada artistica e vecchie glorie incartopecorite. Ma è indubbio che ci sia anche del buono tra la tanta mediocrità. Succederà che ci ricorderemo di questo festival solo delle cose più stupide e irrilevanti, delle quisquilie, dei falsi scandali (dato che al mondo d’oggi niente scandalizza più nessuno). Tra l’accanimento terapeutico e l’esaltazione assoluta, tra chi lo snobba e giura di non vederlo e chi ne rimane estasiato finisce che tutti parlano di Sanremo e in questa settimana tutti vivono in funzione di Sanremo. Finiamo così con un occhio attento per quel che succede a Sanremo e un occhio distratto per quel che è successo ad Aleppo. Ma in fondo abbiamo bisogno di divertirci ed è l’overdose di informazione che ci rende disumani. Abbiamo tutti delle scusanti. La stessa Rai parla dedica molto più spazio a Sanremo che ad Aleppo e alla Turchia. Ci sono esigenze di budget. Ma io voglio ricordare le parole del grande Montale:

“….Se uno muore/ non importa a nessuno purché sia/ sconosciuto e lontano.”

Lucia triolo: ragnatele

era nell’aria il terremoto

lo avevo avvertito
a temperatura ambiente 
nel sentirmi fandonia senza patria
ne’ mandibola:

quando tuo spazio è
un sottoscala d’anima
il corpo guida l’orizzonte
solo con l’aguzzio dello sguardo

stridono cerniere nel cuore
al non senso del dire

dentro 
la cassapanca 
delle ragnatele fui accolta
come una di loro

mai visto un cavolo a merenda parlante?
non dissi nulla!

Sguardo animale di Flavia Sironi

Date: 7 febbraio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Flavia Sironi 7 febbraio 2023

Canicross per tutti.

Cosa vuol dire canicross per tutti?

Chi vuol conoscere il canicross sia a livello competitivo, sia a livello amatoriale, o semplicemente per curiosità, può venire sabato 25 febbraio a Paderno Dugnano in provincia di Milano.

Il percorso si svolge lungo un terreno sterrato, a Paderno Dugnano dove si correrà, la domenica, una tappa del cross per tutti, organizzato dalla squadra Euroatletica 2002.

L’evento è organizzato dalla squadra Dog Trail Canicross Lecchese in collaborazione con Euroatletica 2002.

Il sabato, sullo stesso percorso, tutti quelli che vogliono conoscere questa meravigliosa disciplina, possono col loro “quattrozampeeunacoda” venire a trovarci e provare insieme ai nostri atleti Andrea Sancini e Loredana Bartucci del team Dog Trail Canicross Lecchese, che accompagneranno i partecipanti che vogliono mettersi in gioco.

Il percorso, immerso nel verde all’esterno del centro sportivo prevalentemente pianeggiante si snoda interamente su un manto erboso che, ben curato, anche in caso di piogge abbondanti non diventa eccessivamente fangoso, è di due chilometri che si può percorrere due volte se si ha voglia di correre, altrimenti lo si può fare una volta sola.

Ci saranno premi simbolici e, dato che la manifestazione si svolgerà il giorno del carnevale ambrosiano, verrà premiata la maschera più simpatica.

Saranno presenti alla manifestazione, per dare preziose informazioni riguardanti la disciplina, un giudice di Canicross CSEN, Flavia Sironi ed un tecnico nonché giudice di Dog Trail CSEN Marco Drech.

Alla fine si potrà gustare dell’ottimo vinbrulè facendo quattro chiacchere con i nostri tecnici ai quali potrete fare tutte le domande di vostro interesse e togliervi tutte le curiosità riguardo questa disciplina sportiva.

Correre col proprio cane è un modo davvero molto divertente per passare del tempo con lui e rafforzare il vostro rapporto.

Dà la possibilità di vivere all’aria aperta immersi nella natura.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi.https://m.facebook.com/…/1iR2174MQuHdSX31u…/viewform…#camminacollcane#sguardoanimaledisironiflavia#sironiflavia#camminacolcane#sguardoanimale#canidiinstagram#canibellissimi#canifelici#caniche#caniliberi#canicross#flaviasironi#canifelici♥️#canichegiocano#sportcinofili.

Articolo di Flavia Sironi. 7 febbraio 2023

Le “Bad Girls” arrivano ad Alessandria

7/02/23

EVENTI: FINALMENTE ANCHE AD ALESSANDRIA, IN COLLABORAZIONE CON L’ASSOCIAZIONE DI CULTURA CINEMATOGRAFICA “LA VOCE DELLA LUNA”, ARRIVANO LE BAD GIRLS!

FIC – Federazione Italiana Cineforum e “Cineforum” Rivista presentano BAD GIRLS | Le cattivissime del cinema di tutti i tempi (e di tutti i generi)

Un nuovissimo ciclo di 6 incontri in presenza, ciascuno della durata di 2 ore, dedicato alle cattivissime del cinema di tutti i tempi (e di tutti i generi): dark lady, vampire, vamp, donne fatali, assassine, serial killer, vendicatrici, regine, mammine (e sorelline) care. Il progetto è a cura di Emanuela Martini, direttore responsabile di “Cineforum”, e vede la partecipazione di nomi illustri della critica contemporanea (oltre ad Emanuela Martini: Pier Maria Bocchi, Luca Malavasi, Ilaria Feole, Barbara Rossi).

Successivamente all’esordio bresciano, Fondazione Brescia Musei (ottobre-dicembre 2022), il nuovo tour 2023 approda anche ad Alessandria dopo Bergamo, Genova e Reggio Emilia.

DETTAGLIO MODULI E CALENDARIO

(sei incontri di due ore ciascuno, il sabato pomeriggio dalle 15 alle 17. Ciascun incontro verrà attivato al raggiungimento del numero minimo di dieci partecipanti).

1) Vampire, vamp, Marlene e donne fatali (a cura di Pier Maria Bocchi) – 11/03/2023

2) Il noir, Rita e le dark lady (a cura di Ilaria Feole) – 15/04/2023

3) Assassine, avvelenatrici, serial killer, vendicatrici (a cura di Barbara Rossi) – 27/05/2023

4) Le bastarde del mélo, da Bette Davis a Lady Macbeth (a cura di Emanuela Martini) – 25/03/2023

5) Mammine (e sorelline) care (a cura di Emanuela Martini) – 29/04/2023

6) Regine e altre cattive di Disney & co. (a cura di Luca Malavasi) – 13/05/2023

COSTI

Singolo appuntamento intero: euro 15; pacchetto sei corsi intero: euro 75

Singolo appuntamento ridotto*: euro 12; pacchetto sei corsi ridotto*: euro 60

* Le riduzioni sono offerte agli abbonati alla rivista “Cineforum” e ai tesserati alla Voce della Luna.

INFO E ISCRIZIONI

lavoce.dellaluna@virgilio.it: ros.barbara@tiscali.it

N.B. Per aggiornamenti sui corsi è possibile consultare anche il sito www.voceluna.altervista.org ; la pagina FB della Voce della Luna: http://www.facebook.com/Voce/Luna; oppure la pagina Instagram associazione_lavocedellaluna

Vampire, vamp, Marlene e donne fatali


a cura di Pier Maria Bocchi

Non è mai esistita una donna-vampiro star. L’immaginario maschile dai canini aguzzi è leggendario (Bela Lugosi, Christopher Lee), quello femminile no. È un caso se nell’horror l’immagine del femminino molto raramente coincide con l’immagine dello stardom? Le vampire del cinema nascono nell’ombra e nell’ombra ritornano (i kaidan giapponesi), sono delle figure. Nella Hammer la vampira è generalmente un’illustrazione. Le dive si prestano a succhiare il sangue una tantum (Delphine Seyrig, Catherine Deneuve, Grace Jones). La femme fatale e la vamp al contrario conquistano da sempre il centro dell’inquadratura, muovono la scena, fanno la scena; l’uomo ne ha paura, non vuole sconfiggerle, vuole innamorarsi, perciò soccombe. A questo proposito, non c’è nessuno al cinema che abbia saputo muovere e fare la scena come Marlene Dietrich, in particolare nel suo matrimonio artistico con Josef von Sternberg (7 film).

Pier Maria Bocchi è studioso e critico cinematografico. Collabora con “Film Tv”, è redattore di “Cineforum” e scrive per cineforum.it. Tra le sue pubblicazioni, Michael Mann (Il Castoro), Mauro Bolognini (con Alberto Pezzotta, Il Castoro), Mondo Queer – Cinema e militanza gay (Lindau), Woody Allen – Quarant’anni di cinema (Le Mani), Invasion Usa – Idee e ideologie del cinema americano anni ’80 (Bietti Heterotopia), Brivido caldo – Una storia contemporanea del neo-noir (Rubbettino) e Michael Mann – Creatore di immagini (minimum fax). Ha curato le interviste e le ricerche per il documentario Made in Hong Kong. Dal 2007 al 2019 ha fatto parte del comitato di selezione del Torino Film Festival. Dal 2020 al 2021 è stato curatore della sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival.

Il noir, Rita e le dark lady

a cura di Ilaria Feole

Dalla Barbara Stanwyck di La fiamma del peccato alla Carey Mulligan di Una donna promettente, passando per la Rita Hayworth di La signora di Shanghai, la Catherine Deneuve di La mia droga si chiama Julie e la Jessica Lange di Il postino suona sempre due volte: tutte le sfumature di nero delle dark lady, seduttrici fatali, mangiauomini e vamp, e le loro mutazioni dal cinema classico fino alla rivoluzione del #MeToo.

Ilaria Feole è nata a Milano nel 1983. Scrive di cinema e serialità per il settimanale «Film Tv» e fa parte del comitato di selezione della Settimana Internazionale della Critica. È autrice delle monografie Wes Anderson. Genitori, figli e altri animali (Bietti, 2014) e C’era una volta in America di Sergio Leone (Gremese, 2018) ed è tra gli autori di Tutto Fellini (Gremese, 2019) e Architetture del desiderio. Il cinema di Céline Sciamma (Asterisco, 2021).

Assassine, avvelenatrici, serial killer, vendicatrici

a cura di Barbara Rossi

Si sa – come recita il titolo del celebre film di George Cukor del 1935, con Katharine Hepburn e Cary Grant – che “Il diavolo è femmina”. C’è di più: l’animo femminile – pare raccontarci il cinema della contemporaneità – è capace di sfoggiare, se messo duramente alla prova e in determinate situazioni, non soltanto astuzie mefistofeliche, ma anche temibili, impreviste e raccapriccianti capacità di reazione agli eventi avversi e ai reali o presunti oltraggi perpetrati a suo danno. Dalla Alex di Attrazione fatale alla Annie di Misery non deve morire, passando per La Sposa di Kill Bill: Volume 1 e 2 sino ad arrivare alla Alma di Il filo nascosto, un viaggio cinefilo tra i personaggi femminili più diabolici e violenti degli ultimi trent’anni, per i quali la vendetta può assumere molte forme, ma di sicuro non è un piatto che si consuma freddo.

Barbara Rossi, media e film educator, è vicepresidente della FIC (Federazione Italiana Cineforum) e presidente dell’Associazione di cultura cinematografica e umanistica “La Voce della Luna” di Alessandria. Dal 2018 è organizzatrice e curatrice, ad Alessandria, della Summer School sui linguaggi del cinema e dei media “Immersi nelle storie”. Giornalista pubblicista, collabora con la rivista “Cineforum”, con “Il Piccolo” di Alessandria e altre testate locali. Nel 2022 ha ripubblicato, con l’editore Petite Plaisance Anna Magnani, un’attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood (prima edizione Le Mani, 2015); nel 2019, con la casa editrice Bietti, Edgar Reitz. Uno sguardo fatto di tempo, monografia dedicata a uno dei maestri fondatori del Nuovo Cinema Tedesco degli anni Sessanta; nel 2021 ha visto la luce per la casa editrice Petite Plaisance Recitare il tempo. Le voci della Heimat di Edgar Reitz.

Le bastarde del mélo, da Bette Davis a Lady Macbeth

a cura di Emanuela Martini

La terribile, ossessionata antieroina interpretata da Gene Tierney in Femmina folle (capolavoro fiammeggiante del 1945 di John Stahl) non è la più crudele né certamente la prima delle tante signore che hanno percorso il melodramma cinematografico senza mai piegarsi al riscatto morale, o chiedere perdono o, tantomeno, pentirsi. A partire dalle voraci vamp del muto, attraverso le numerose, volitive malvage cui diede volto e tempra Bette Davis e le insospettabili incursioni nella perfidia di Katharine Hepburn (Improvvisamente l’estate scorsa) e Isabelle Huppert (spesso, nei mélo-noir di Chabrol), per arrivare fino alla recente Florence Pugh di Lady Macbeth (raggelato mélo brönte-vittoriano diretto nel 2016 da William Oldroyd), le signore dilaniate per troppo amore o disamore, per odio o vendetta, per gelosia o rabbia, o per pura, intima ossessione di dominio hanno sedotto più di un secolo di cinema (e svariati secoli di narrativa e drammaturgia).

Mammine (e sorelline) care

a cura di Emanuela Martini

Un ramo della famiglia delle Bad Girls, non meno ricco di spunti e di figure interessanti, è quello delle mamme e delle sorelle. Qualcosa di più del mero rapporto di natura disfunzionale fra consanguinee, affonda le sue radici nelle zone più misteriose della mente e nei territori più impervi del mélo e del noir. Queste donne non sono dark ladies, non ambiscono a ricchezza, rivalsa o potere; sono mamme e sorelle che covano livori e desideri di controllo molto più profondi. Donne che rendono la vita impossibile alle proprie sorelle, vuoi per vendetta (Che fine ha fatto Baby Jane?) vuoi per invidia (Lo specchio scuro; Sisters), o che tormentano le proprie figlie spinte dal fanatismo religioso (Carrie, lo sguardo di Satana) o da una specie di complesso di superiorità (Mammina cara). Non bisogna cadere, però, in errore: fra loro vi sono anche madri amorevoli e affettuose come la protagonista La signora ammazzatutti, un vero angelo della famiglia che per il benessere e la sicurezza dei suoi cari è disposta a tutto. Fin troppo a tutto…

Emanuela Martini, romagnola, nata a Forlì, laureata in Scienze Politiche, appassionata di cinema fin dall’infanzia, cresciuta tra i generi più disparati (dai mélo di Sirk a Jerry Lewis, dai musical alla fantascienza) e tra le più eccentriche proiezioni dei cineclub (Bergman, Neorealismo, Stroheim, Busby Berkeley e Hammer horror). Critico cinematografico, nel comitato di redazione di «Cineforum» dalla fine degli anni ’70, direttore di «FilmTv» dal 1996 al 2007, a lungo collaboratore del Domenicale del «Sole 24 Ore», co-direttore di Bergamo Film Meeting dal 1987 al 2007, è stata membro della commissione di selezione della Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia e poi selezionatore di altre sezioni della Mostra, e dal 2007 al 2019 vicedirettore e poi direttore del Torino Film Festival. Attualmente è direttore di “Cineforum”. Esperta di cinema anglo-americano, ha scritto: Storia del cinema inglese, Il lungo addio. L’America di Robert Altman, il Castoro su Powell e Pressburger e su Gianni Amelio, Shakespeare e il cinema e numerose altre monografie su generi e autori. Vive a Milano, prevalentemente con compagni felini.

Regine e altre cattive di Disney & co.

a cura di Luca Malavasi

Cattive, a volte cattivissime, ma anche, molto spesso, eccentriche, sensuali, divertenti. Le antagoniste del mondo dell’animazione non hanno nulla da invidiare, in termini di fascino e popolarità, alle (generalmente) giovani e belle cui si oppongono. Disney, di cattive, ne ha create di memorabili, da Grimilde (Cenerentola) a Ursula (La Sirenetta), da Crudelia De Mon (La carica dei 101) a Madre Gothel (Rapunzel), ma anche al di fuori della produzione di questo studio le “star” sono innumerevoli, dalla prima strega (dell’Ovest) a colori della storia del cinema protagonista (Il mago di Oz) alla spietata, sensualissima Catwoman, in malefico movimento tra fumetti, cinema e cartoni animati.

Luca Malavasi è professore associato presso l’Università di Genova, dove insegna Storia e analisi del film ed Elementi di cultura visuale. Si occupa prevalentemente di teoria dell’immagine, cultura visuale e cinema contemporaneo. È membro del comitato direttivo della rivista “La Valle dell’Eden”, redattore di “Cineforum” e collaboratore di “FilmTv”, “Limina” e “L’indice dei libri del mese”. Tra i suoi libri: Il cinema. Percorsi storici e questioni teoriche (con G. Carluccio e F. Villa, Carocci, 2015, nuova edizione 2022); Postmoderno e cinema. Nuove prospettive d’analisi (Carocci, 2017); Il linguaggio del cinema (Pearson, 2019); Dalla parte delle immagini. Temi di cultura visuale (con B. Grespi, McGraw-Hill Education, 2022); Pianeta Varda (con A. Masecchia, ETS, 2022), The Future of the Post. New Insights in the Postmodern Debate (con E. Bricco, Mimesis International, 2022).

NEL FIATO DELLA MEZZANOTTE, di Silvia De Angelis

Cognome d’un sogno ricorrente.

Essenzialità dello sguardo

disorientato dal profilo d’una lunga assenza.

Volti addomesticati

evocano gestualità inviolate

in un infinito

centillinato di leggende sfrangiate.

Scivolano allusioni e indugi appesi

a chiodi di nuvole ideali

rilasciando taciti bisbigli

nel fiato della mezzanotte

contagiato da un pugno di stelle….

@Silvia De Angelis

Una poesia di Christine Lavant

Adoro questa poetessa e il suo scrivere

Avatar di almerighialmerighi

Christine Lavant poetessa austriaca (1915 – 1973)

Mentre io, turbata, scrivo,
nel disco della luna piena brilla
la parola che osservo
da quando la colomba mi ha deriso
perché dallo specchio dell’acqua
senza nome, senza sigillo,
entravo nell’arido.
Non fosse cresciuta
la semina dell’osservazione
dovrei uccidere luna e colomba
che sempre m’ingannano
e fanno il nido sul mio albero del sonno
che per questo rinsecchisce.
Spesso una parola s’imprime a fuoco
da sé nella sua corteccia,
e allora mando quel cieco
messaggio, che inutilmente si rigira
aggredendo il tuo sonno
mentre nel disco della luna
è in salvo la risposta.

*

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EPOCA DISSONANTE

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Dissonanze di suoni e umanità
nella scansione di fiati incerti
al crocicchio d’echi equidistanti.
Scommesse nel dì
d’aliti graffianti
perduti nel bieco spessore
d’estranee sequenze.
Decadenti armonie del costume
nel disincanto d’un sogno
scivolato nel pozzo.
E’ passeggero balenio
nel passo cadenzato
d’un transito di luna nera
al confine d’un’eclisse
in bilico sulla costellazione di rinascita.
@Silvia De Angelis 

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“Itaca”: poesia  per chi ha una mèta da raggiungere, o ancora è alla ricerca.

Ripubblicato da Frida la loka,  Lombardia.

Costantino Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere di incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,

né nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.



Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia –

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta;

più profumi inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti



Sempre devi avere in mente Itaca –

raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?


E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Breve biografia:

Un 29 Aprile 1863 nasceva ad Alessandria d’Egitto il poeta Constantino Kavafis. La sua produzione  è stata raccolta in un corpus di centocinquantaquattro poesie, originariamente scritte su fogli volanti e solo sporadicamente ordinate in fascicoli. La sua prima raccolta di poesie venne pubblicata, postuma, nel 1935.
Le liriche di Kavafis hanno spesso carattere epigrammatico ed essenziale; lo stile è caratterizzato da un vena ironica, rivelatrice di un atteggiamento disincantato verso la realtà. La poesia, occasione di nobilitazione e di riscatto dalla miseria umana, è per Kavafis fondamentalmente memoria, rielaborazione di un passato che se da un lato è biografico dall’altro si incarna nella storia e nella tradizione di un popolo, di una civiltà. In questa chiave si iscrive la scelta del poeta di usare il greco, lingua parlata dalla madre del poeta, e di far rivivere, attraverso le sue liriche, fatti e personaggi dell’epoca ellenistico-romana e bizantina.
Fonte: RaiCultura.
Fonte: Libraccio

Tua

7 febbraio,  2023.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
immagini inventate
ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
dimenticate
parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
immagini inventate
ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
dimenticate
parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
immagini inventate
ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
dimenticate
parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
immagini inventate
ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
dimenticate
parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
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ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
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parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

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parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
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la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

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E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
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la notte?

lucia triolo

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parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
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la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

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ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
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parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?

lucia triolo

scompare ciò che finisce?

scandalo o benedizione
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ricoprono le vere
proteggono speranze ormai
dimenticate
parentele proibite

E tu, sasso nella scarpa,
indimenticata frenesia d’amore
dove giace solleticante follia
che nome indossi
la notte?