CULTURA

Iris G. DM: il colore della poesia

Date: 20 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Potrebbe essere un contenuto artistico raffigurante una o più persone

Se è lecito che io ti parli,

allora lo farò.

mi guarderò intorno!

Quei bottoni gialli ti dicono, è primavera!

Quel vento gentile ci sfiora, come una carezza!

Lo so, tu sai che è arrivato il tempo per cambiare.

Ti prendo per mano, lasciati guidare!

Sai, io sono quella polvere dell’universo,

che si pensa tra gli alberi,

si pensa brezza,

io mare, io nuoto, io fiore.

Un fiore, un bacio, ancora un fiore,

si apre umido come la terra,

ancora un bacio.

Il cielo, un tordo ferito,

percorrono l’azzurro,

frecce lanciate e poi appannate,

le nuvole e poi cade la pioggia,

il giorno, la notte,

io dentro la mia carne,

nascosta nella tua,

ancora un bacio,

poi il cuore, poi noi,

insieme, e mai insieme, perchè!

E’ difficile, cosa è difficile?

Amare, amare, è difficile!

Io polvere, io fiore,

un bacio, un bacio ancora! Iris G. DM

L’Acrobata di Antigone Kefala

Interessante poetessa australiana

Avatar di almerighialmerighi

Antigone Kefala (1935 – 2022) fu una poetessa e scrittrice australiana di origini greco-rumene. È stata membro del Literature Board dell’Australia Council ed è riconosciuta come una voce importante nel catturare l’esperienza dei migranti nell’Australia contemporanea.

Sono colui che celebra giorno dopo giorno
i riti della ricerca davanti al tuo occhio nudo.
Non arrivo a te – benché
riesca a gridare il tuo nome –
nella sconfinata desolazione del cielo,
giorno dopo giorno,anno dopo anno,
eternità. Lo sai bene.

Grido soltanto per placare la paura.
Riscaldo il corpo gelato con la mia eco.
Fingo che tu non sia là.
Dimentico a me stesso ammirando i miei giochi di prestigio.
Resisti. Lo sforzo di tenerti
a questa fune tesa che non offre
sostegno contro l’oscurità.

Chi mi insegnerà a non temere
la caduta?

*

View original post

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, decisamente conosciuto come Pablo Neruda  – di Frida la loka.

Lombardia

PUNTO E VIRGOLA.

Pablo Neruda con la moglie Maryka Antonieta Hagenaar.

“Mi chiamo Malva. Il nome è stata un’idea di mio padre, il grande poeta Pablo Neruda. Ma non l’ha mai pronunciato in pubblico”.

Quando si fa il nome di Pablo Neruda, lo si associa subito a un personaggio pubblicamente riconosciuto molto attivo nel campo politico, al contempo  nel campo delle lettere, Premio Nobel per la letteratura nel '71.
Spesso si parla della sua magnifica lirica e ben poco della sua vita personale.

Oggi lo faremo; d'una vicenda, una di tante in particolare, questa.

Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso e brillante.

Inizia così il romanzo Malva della scrittrice e storica olandese Hagar Peeter, oltre ad essere poetessa pluripremiata, è anche una storica. Per un decennio ha seguito le tracce della figlia di Neruda.
Ha trasformato l’indagine nel suo primo romanzo, un monologo con la voce di Malva nel ruolo di piccola inquisitrice:

"Perché tu, poeta degli oppressi, paladino della giustizia, mi hai espulso dalla tua vita? Perché sono fragile? Perché affetta di idrocefalia? Papà, perché mi hai abbandonata?". Neruda nelle sue memorie Confesso che ho vissuto, pubblicate postume nel 1974, non fa alcuna menzione dell’esistenza di una figlia sofferente. Un segreto custodito da ben 70 anni.

Nel tribunale immaginario del romanzo lei è parte e giudice. Con una prosa cristallina chiede giustizia usando un’arma identica a quella paterna, la poesia. La sua giuria popolare sono i lettori.

Così ci ricorda che i genitori, Maryka Antonieta Hagenaar, di origine olandese, e Pablo Neruda si erano sposati nel cuore dell’Indonesia, sull’isola di Giava, dove il poeta era console onorario nel 1930. Evoca la sua nascita a Madrid, nella cosiddetta “Casa de las Flores”, piena di gerani e luce, Ci farà riflettere s'un  Neruda uomo, uno di tanti, e Neruda poeta, politico, uomo esitoso.

Ma per il poeta cileno la nascita di una figlia malata e deforme (secondo la sua stessa descrizione) era fuori da ogni suo calcolo.

[...]In questo tribunale letterario ci sono altre aggravanti:
Negli archivi olandesi ho trovato poi anche tracce ben più drammatiche: la tessera di detenzione di Marika nel campo di transito nazista di Westerbork (lo stesso di Anna Frank), paradossalmente detenuta per essere sposata con uno straniero. Neruda era un diplomatico ma aveva proibito ai collaboratori di dare a sua moglie un passaporto cileno per fuggire dall’Olanda occupata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, dopo la morte della bambina" dice Hagar Peeters.

Nel giugno 1934, Neruda pubblica "Residencia en la tierra" e incontra l'argentina Delia del Carril, affiliata al Partito Comunista Francese, la famosa Formichina. Delia ha 20 anni più di lui e la storia d'amore sarà istantanea. Nell'agosto del 1934 (Maruca, com'era chiamata da Neruda), la moglie, partorì Malva.

Con un flash, rievoca i bombardamenti della guerra civile spagnola del 1936. Suo padre che la accompagna ad imbarcarsi insieme alla madre su un treno diretto a L’Aia. Sarà l’ultima volta che lo vede.

Neruda scrive all’amante del momento, di essersi liberato di un peso.

Riconosce che suo padre era un idolo della sinistra internazionale, perseguitato dalla destra che — tra le altre accuse — avrebbe voluto processarlo per bigamia. In Messico sposò in seconde nozze Delia del Carril, senza aver divorziato né informato sua madre, Maryka Antonieta.
Un mese dopo la sua nascita, Neruda scrive all'amica argentina Sara Tornú(con la quale ha anche avuto dei rapporti sentimentali): "Mia figlia, o come la chiamo io, è un essere assolutamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una vampiretta di tre chili".  L'8 novembre si separò da Maryka e quel giorno abbandonò Malva.

Fugge con La Hormiguita a Parigi e inizia il segreto dell'abbandono di Malva, coperto per anni con la complicità della confraternita letteraria latinoamericana e del Partito comunista cileno, che ha anche nascosto abusi e maltrattamenti di decine di donne. Tutto è per Pablo Neruda.

Tuttavia, Malva è orgogliosa del padre: ha 5 anni, sente e capisce ma non può parlare. Nel suo corpo esile, cresce solo la testa. Guarda il mondo da una carrozzina in legno. È il 1939, anno della grande impresa umanitaria guidata da Pablo Neruda che riuscì a salvare 2 mila spagnoli antifranchisti rifugiati in Francia. Tra loro 250 bambini, alcuni della stessa età di Malva. Mobilitò donazioni in tutta Europa per noleggiare e riparare una nave, la Winnipeg, dove li imbarcò perché potessero iniziare una nuova vita in Cile. Due piccole mani applaudono l’eroismo di questo padre che incarna l’avanguardia poetica e politica. Ma perché a me non hai dato una seconda possibilità?

Maryka si avvicina a una chiesa a L'Aia, dove trova un asilo nido per Malva. Lì sarà assistita dalla coppia di sposi Hendrik Julsing e Gerdina Sierks. Neruda non risponderà mai alle suppliche della moglie abbandonata, di mandargli 100 dollari al mese.

Attorno a Malva ci sono altri bambini, compagni di gioco e sofferenza. Si diverte con altri figli abbandonati da personaggi celebri, impegnati a migliorare l’umanità. Come Lucia, la figlia schizofrenica dello scrittore James Joyce. O Daniel, secondogenito del drammaturgo Arthur Miller, affetto da sindrome di Down. L’autore di Uno sguardo dal ponte ed Erano tutti miei figli si era battuto contro la guerra del Vietnam definendosi “la coscienza dell’America”. Lui, uno dei mariti della divina Marilyn Monroe, quando con la grande fotografa e prima photoreporter dell’agenzia Magnum Inge Morath ebbe un figlio imperfetto, lo nascose per 40 anni. Malva menziona anche Edward, primogenito del Nobel per la fisica Albert: ricoverato e dimenticato in una clinica psichiatrica di Zurigo fino all’ultimo dei suoi giorni.

Maryka vive in pensioni e lavora su quello che trova per mantenere Malva, prega Neruda di mandarle dei soldi per darle da mangiare: «Spenderò fino all'ultimo centesimo per spedire questa lettera».
La figlia del premio Nobel per la letteratura morì all'età di 8 anni il 2 marzo 1943 a Gouda.

Neruda, che incarna l'avanguardia poetica, l'intellettuale militante calamita per il socialismo in Sud America, negò loro anche il salvacondotto per lo scambio di cittadini che li avrebbe salvati da un'Europa impantanata nelle fatiche della seconda guerra mondiale.

La piccola Malva non è citata nelle sue memorie né vi è un verso a lei dedicato.  Ma il cinismo di Neruda è palpabile in “Canto a las madres de los milicianos muertos” dove finge un affetto che contrasta con l'abbandono che ha fatto provare a Maryka e a sua figlia.
Fonti: Mary Villalobos (Reppublica)
Hagar Peeter, scrittrice, storica.
http://viaggiatiriignoranti.it
https://www.uchile.cl
Foto di portata: Casa de las flores, España.

Tua

20 marzo, 2023.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

SIMBOLICO PRISMA, di Silvia De Angelis

Alternanza d’insieme

fa prezioso gioco

in un simbolico prisma

ove effervescenza e

razionalità colmano l’effigie

Acquista preziosa valenza

quel tuo fruire esaltante allegrezza

che in malinconici lidi

a forza cattura indolenti raggi

a rischiarar bigia laguna

La tua fragilità persuado

con sane convinzioni

che di razionalità fan senno

in un gioioso togliere

granelli dai tuoi capelli

@Silvia De Angelis

il 18 marzo è la giornata in cui si celebra il ricordo dei morti di covid… una mia poesia per celebrarla, Gabriella Paci

18 marzo: giorno della memoria covid

A chi ha superato il confine della vita

senza la tenerezza di un bacio,

abbraccio o carezza vanno queste parole:

siano esse per sempre aiole dove

 far fiorire i gesti negati  scaldati

dal calore mai spento del ricordo.

 Come preghiera sale alle labbra

di ognuno un addio da ricucire

nel vuoto delle mani ma non del cuore

dove non mancano nomi e volti di tanti

che come sabbia sugli occhi bucano

lo sguardo che cerca a terra le radici

antiche che ci ancoravano al tempo.

Sventola lo scampolo dell’oggi

sul pennone della fragilità. Ci sentiamo

un po’ più soli e un po’ più vecchi

nell’accasciarsi della luce sulla notte

di un corteo senza fanfare,solo di bare

clandestine che ha reciso il filo della prospettiva.

Difficile alzare ora gli occhi al cielo

alla ricerca della stella cometa a indicare

la via della speranza con i  pesanti  passi del dolore.

Photo by Ivan Samkov on Pexels.com

Te di Mohamed Arezki Hamour

Poeta algerino

Avatar di almerighialmerighi

Mohamed Arezki Hamour, nato nel 1961 ad Hakkafa, è un estremista della Democrazia. Da sempre aspira a “vedere proclamato in Algeria lo Stato di Diritto, vedere trionfare le libertà e la democrazia sul suolo nazionale, e rivedere FINALMENTE sui volti degli Algerini il sorriso”.

La sorgente non aveva
la freschezza dei tuoi occhi
la sua acqua non scorreva
come scorreva il tuo ridere
per le pianure
le montagne e sotto i grandi alberi
che restituivano al tuo ridere
il suo eco di sogno. 

*

View original post

CAPRICCIO, di Silvia De Angelis

Quel corteggiare titubante d’emozione

sembra plasmato da caldi fiati

ma trova in me indugio

e un tergiversare d’approccio

Nel mio profondo ho impronte

autentiche di vene scaldate

e per spronare quel proporre delicato

frugavo parole flessuose

che si specchiano come vele al vento

verso una meta intarsiata di colori

Un’eccitazione mentale sussurra

pregnanti trasporti

che si smarrisono in quell’anima

lievitante modulate sensazioni

Non è tardi per quel capriccio d’amore

nascente da ciò che sa di rugiada

all’alba di un di’ qualsiasi

@Silvia De Angelis

Un gioco, solo un gioco

Avatar di Cipriano GentilinoCipriano Gentilino

Era un gioco immaginarti cieca
spifferare, tra i baffi delle gamma
e le schiene curve degli omicron,
di cavalli con la pancia di legno,
spade, orchi e soffi di saffo,
danza di esametri
e passi di giambi
mentre il Rocci imperterrito
non ci assisteva sdegnato,

come un gioco sbirciarti
tra dita bruciate di sigarette,
pareiodolie di sorrisi compiacenti
e tele disfatte ogni notte,
un gioco cercarci quando tu
non mi cercavi più e
svolazzavi tra i sorrisi delle ragazze
da marito e madrasse di svendita all’incanto.

Come fosse stato un gioco ingannare
insieme questa fine del giorno e
sorridere beffardi alla notte.

©Cipriano Gentilino
Per la Giornata Mondiale della Poesia.

View original post

LA FRETTA, di Silvia De Angelis

Siamo sempre portati a voler risolvere una qualsivoglia controversia della nostra vita il più 

presto possibile , anche se, raggiungere questo ambito traguardo non è sempre facile.

Soprattutto quando siamo vittime di una malessere fisico, ci barcameniamo, in un qui di rapidissime soluzioni mediche, per tornare quanto prima in ottima forma.

Purtroppo non sempre il nostro organismo, è disposto a venirci incontro, e impiega un tempo molto diverso dalle nostre aspettative, mettendoci davvero in crisi.

Non siamo educati mentalmente a saper attendere i tempi giusti di ogni cosa.

Anche nell’apprendimento di nuove mansioni lavorative, pretendiamo di ottenere, dei risultatistupefacenti, subito dopo che ci è stato spiegato in che consiste il nostro campito.

Non ci rendiamo conto che solo con l’esperienza, e la pratica quotidiana, saremo in grado di svolgerlo nel modo migliore e di essere veramente soddisfatti del nostro operato.

Anche nei sentimenti vorremmo avere a portata di mano la persona giusta, quanto prima, per poter trascorrere indimenticabili momenti intinti in grandi emozioni.

Purtroppo non accade quasi mai con rapidità.

E’ bene coltivare la pazienza, e attendere con calma che ogni cosa della vita si attui al momento giusto, senza voler precorrere le stagioni, che anticipate, potrebbero riservare sgradevoli sorprese…

Il discorso non è di facile portata, ma col ragionamento, e la tenacia, si sarà in grado di fare dei passi avanti, e di affrontare qualsiasi situazione nel suo giusto equinozio….

@Silvia De Angelis 

Eventi: Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023 con l’artista Letizia Caiazzo

Letizia Caiazzo

Nell’ambito del Premio Biennale Internazionale di Agiografia/Iconografia 2023 – POESIA E ARTE

“Chi ha due tuniche, darà a chi non ne ha” Luca γ’11 La WRITERS CAPITAL FOUNDATION è orgogliosa di annunciare la Biennale di International Hagiography/Iconography Awards 2023 con l’obiettivo di evidenziare l’agiografia che instilla la Parola Divina e l’Amore di Cristo per l’uomo e la promozione dell’arte dell’iconografia.

Presentiamo la partecipazione alla Biennale 2023 Agiografia Iconografia Internazionale dell’ artista Letizia Caiazzo.

LETIZIA CAIAZZO

Residente a Pian di Sorrento (Na), Artista, Poetessa, Saggista, Diploma Accademico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, da sempre ha coltivato la passione per l’Arte che ha profuso, in qualità di Docente e per decenni, a generazioni di giovani. Molto attenta alle varie espressioni artistiche, ha sperimentato le tecniche più svariate, proponendosi e imponendosi anche nella Cyberpittura. Tale percorso eclettico e multivalente, intrapreso con forza, determinazione ed eccellenti scaturigini dell’estro, le ha permesso e le consente tutt’oggi d’essere protagonista di Grandi Mostre e Cataloghi d’Arte inerenti e, inoltre, d’essere lei stessa organizzatrice e collaboratrice di Mostre ed Eventi  con relative pubblicazioni, per la promozione dell’Arte, della Letteratura, della Pace e della Solidarietà. Le sue opere pittoriche sono anche presso Musei, Gallerie, Collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.

Numerose anche le opere letterarie in cui, da sola o con altri Autori, ha dimostrato d’essere valida Poetessa, pluripremiata in Italia e all’estero poiché in grado di emozionare fortemente i fruitori con liriche su vari temi, dall’amore ad un purissimo erotismo, da scenari naturalistici a un rigoroso ed esemplare impegno sociale.

Titolo dell’opera: Icona n.1 cm. 20×30    Digital Painter

Eventi: Letizia Caiazzo partecipa alla Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023 della Writers Capital Foundation

http://alessandria.today/2023/03/16/eventi-alla-biennale-2023-agiografia-iconografia-internazionale-con-lartista-letizia-caiazzo/

Magia Nera di Anne Sexton

Notissima poetessa americana

Avatar di almerighialmerighi

Anne Sexton (1928 -1974)

Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza,
come se iettatori e pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell’essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza;
come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell’essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe,
i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è…

View original post 5 altre parole

MENTE STANCA, di Silvia De Angelis

Il nostro cervello è sottoposto a una serie di notizie, nell’arco della giornata, e non sempre del tuttopositive. Queste informazioni provengono, sia dal mondo esterno, che dai dintorni del proprio ambiente.

Di certo la nostra mente farà una cernita cercando di distinguere le notizie più urgenti, alle quali bisogna provvedere in un tempo breve, e mettendo  da parte, per modo di dire, quelle che considererà rimandabili e meno degne di un’attenzione subitanea.

Non ci siamo mai chiesti, in realtà, quanto il bombardamento di comunicazioni che riceviamo, sia cospicuo e, in un certo senso disordinato. Infatti il nostro io dovrà effettuare un certo assetto dell’attimo, cercando di dare la precedenza a quegli interventi, per cui occorre la nostra veloce presenza, e “riassemblare” gli altri, per cui anche un tempo non precoce sarà giusto per ottemperare all’evento che si presenta.

Naturalmente non abbiamo tutti lo stesso tipo di atteggiamento in queste occasioni della vita. Infatti le persone ansiose, e dinamiche, si metteranno subito in movimento, con adeguati ragionamenti, per dar

corso ad azioni mirate nel significato e nell’intervallo d’agire, mentre gli individui più calmi e superficiali si prenderanno del tempo, e nella maggior parte dei casi, si muoveranno nel termine ultimo dell’episodio.

Un altro discorso vale per l’apprendimento di notizie d’attualità, più o meno gravi, per le quali l’attenzione si fa forte, per un certo periodo, poi quando la mente non ne può più, di incamerare fatti negativi, di

qualsiasi genere, cerca di isolarsi o di cambiare argomento, per difendere quel lato interiore di positività, o buona speranza, che in molte circostanze, sa consigliare nel modo migliore.

@Silvia De Angelis

Vertigine alla ribalta di Nicole Brossard

Nicole Brossard

Avatar di almerighialmerighi

Nicole Brossard (1943) è una poetessa e scrittrice franco-canadese di spicco. Il suo lavoro è noto per l’esplorazione di temi femministi e per la sfida del linguaggio e dei punti di vista maschili nella letteratura francese.

il futuro sarebbe poesia sarebbe
occhi di silenzio e di aeroporti
occhi curiosi di velocità e di immenso
luglio ci renderebbe fertili
con leggi dimenticate che sfiorano le nostre guance
e insieme una folla di esistenze
tante vite utili alla vita
ben presto il mondo sarà riempito dalle nostre braccia
mutando senza sosta
noi avremo un falso aspetto
e la preoccupazione di fermare
nel cuore e nelle orecchie
le sillabe colmate di vissuto
non tocchiamo il silenzio
è la nostra riserva di speranza
funzione che rigenera il futuro
una fervida attesa che pazienta
sotto le nostre palpebre

*

View original post

Lucia Triolo; qualcosa da tacere

“I miei misteri, penzolano
all’aperto in terrificata preoccupazione” 
(A. Rosselli, “preferiresti vedermi friggere nella minestra?”
da Sonno).

sono poliglotti i silenzi
parlano molte lingue
e ignorano 
i segreti del mestiere

mai visto un silenzio che 
stia zitto!

non sapevo fossero  
autobiografici:
come in una tirannica alchimia
resta di noi alla fine qualcosa
da tacere

Il cibo è poesia: il pomodoro

Date: 14 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 14 marzo 2023

La psicologia del colore è legata alle emozioni e i significati dei colori possono variare
anche a seconda delle culture. I colori hanno degli impatti sul nostro cervello
e la psicologia dei colori diventata essenziale per il neuromarketing.
Lo scopo è di studiare le reazioni del consumatore alla vista di un certo colore.
Molti pittori hanno utilizzato il colore per esprimere la spiritualità dell’anima, con l’armonia
deicolori. I colori esprimono delle emozioni ben precise, come i lineamenti del viso.
Parlerò di un colore preciso, il rosso. Ad esempio la rabbia è rossa, ma oltre che l’odio
rappresenta l’amore ed è un colore che spicca più di ogni altro.
Il rosso è il cuore, il sangue, le passioni violente, l’energia, il desiderio.
Un colore che viene usato per attirare l’attenzione, viene rappresentato anche come colore
di pericolo.
Io trovo che il rosso sia ” hot” ed è un colore che adoro, nel mio guardaroba ho molti vestiti
rossi, tacchi, stivaletti rossi, giacche rosse. Un colore emozionante, eplosivo, sensuale,
passionale. Il rosso ti veste in modo emozionale, emana presenza, emana luce.
Una rosa rossa, una ciliegia, rossa, una fragola rossa, un rossetto rosso, unghie laccate
di rosso, un bicchiere di vino rosso, lava rossa incandescente, tramonto rosso.
Il rosso è una poesia di amore, rabbia, furia, passione, ma è anche pomodoro rosso.
Impazzisco per il rosso e per il pomodoro, un calice di sauvignon blanc che esprime potente
la foglia del pomodoro. La fresella con i pomodorini, inondazione di olio evo, basilico
abbondante, olive di Gaeta. La salivazione aumenta, se poi aggiungi il peperoncino fresco,
le papille vanno in visibilio.
La mia discendenza è napoletana, il peperoncino e il pomodoro dovunque.
Tagliolini al pomodoro fresco, pizza margherita, alla marinara. Il pomodoro fa da padrone
ovunque e il suo aspetto, rotondo, oblungo, piccolo, grande, rigato, poesia pura per gli
occhi, per il cuore, per il sapore. Esistono tante qualità di pomodori, anche gialli.
Un orto di pomodori è qualcosa di sublime, in mezzo ad una folta vegetazione spiccano
lucidi, polposi, poetici. Pomodoro e sole, pomodoro e amore.
Pomodoro ed emozione, fame, tanta fame e tanto basilico.

Il pomodoro, un nobile che fa da padrone in ogni piatto, mai una nota stonata.

Uno spartito musicale che rende armonica ogni cucina.

Ode al pomodoro
Un estate adolescente con pezzi di frutta nei capelli,
Un sole che sa di pomodoro rosso maturo,
un tramonto che sorge dalla terra
con mazzi di basilico, pioggia di origano
e aglio sfrigolante.
Pomodori lucidi di olio, nevicati di sale
e fiori di capperi.
Grappoli del piennolo agli angoli delle porte di legno antico,
Alle persiane grigie di tempo
spiccano rossi ad asciugare.
Cesti di pomodori,
dopo il crepuscolo,
come lampade accese,
capaci porcellane di Vietri ricamate,
spaghetti di grano e acqua corrente,
arrotolati in punta di forchetta,
un ode alla terra e ai suoi pomi d’oro. Iris G. DM

Per finire una mia ricetta sul pomodoro molto semplice.
Io amo i pomodori rossi, polposi, carnosi. I miei preferiti i san marzano e i piccadilly.
Lavare i pomodori, togliere la parte del picciolo, tagliarli a pezzi. Mi raccomando in
un insalatiera di ceramica bianca.
Condirli con sale, olio evo, cipollotto fresco di tropea, olive se volete, tanto basilico.
Girare il tutto con delle posate degne di tale piatto e servire con abbondante pane
casareccio a fianco. Buono per mangiarli e scarpettare il tutto.
Bon appetit.

foto presa dal web

Articolo di Marina Donnarumma Roma 14 marzo 2023

Il colore della poesia: Iris G. DM

Date: 14 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Pochi mi conoscono,

ma la primavera si ricorderà di me,

una collana di margherite

che profuma di camomilla,

una cravatta di farfalle,

un barattolo di miele,

millefiori di dolcezza e nostalgia.

Il vento, scivoloso muschio,

la battigia color cammello,

morbida ed intonsa.

Le impronte svaniscono

nella terza onda,

le conchiglie sbiancano

come occhi ciechi,

cristalli di calcio,

giglio delle dune di marzo,

ai lati del leccio piccole viole.

Tra le dita migliaia di granelli,

disegno una vela,

il vento la porta via.

Ingoio troppe parole,

la gola graffia e fa male,

L’albero delle nespole

è ancora verde,

le fragole hanno macchiato

il bianco del mio vestito,

Io sono ancora ad osservare

La mia primavera,

non è ancora 21,

se devo morire lo voglio fare ora. Iris G. DM

GUFO REALE

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Eccellente
notturno rapace
stupendo ipnotico
strigiforme.
Territorio
nidifica
europeo

Tipico
ruotante 
tondo capo
frontali
immobili occhi
aranciati.
Sfoggia
due appariscenti ciuffi

Rilevante corpo
fiero
spicca 
taciturno volo
montando
feroci artigli
su sensibili
vista e udito

TEMIBILISSIMO PREDATORE

Predilige boschi 
e piccole pareti rocciose.
Intere ingoia prede
preferendo
piccoli mammiferi
Non teme rivali

Solitario 
e stanziale volatile
non migratore
sofferma 
personale territorio
cacciando notturne ore

Affascina
suo atavico
canto d'amore.
Schiusa delle uova
piccoli sopravvissuti
godono duratura
aspettativa di vita
@Silvia De Angelis 

View original post

Anselmo Pagani presenta: “Un’impresa rara e mirabile”, “un bellissimo inganno”, “un’azione degna dell’antica Roma”.

Date: 14 marzo 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Articolo di Anselmo Pagani, 14 marzo 2023

“Un’impresa rara e mirabile”, “un bellissimo inganno”, “un’azione degna dell’antica Roma”.

Sono le definizioni date, rispettivamente, da Niccolò Machiavelli, Paolo Giovio e Luigi XII di Francia di quello che oggi chiameremmo piuttosto eccidio o strage efferata.

Ad idearla fu Cesare Borgia, alias “il Valentino”, che, con la scusa di festeggiare il Capodanno del 31 dicembre del 1502, invitò ad un banchetto riconciliatore nel palazzo del Governatore di Senigallia coloro che sapeva essere stati gli ideatori della “Congiura della Magione”, località sul lago Trasimeno dove, nel settembre precedente, era stato ordito un piano, poi fallito, per sbarazzarsi di lui, da poco diventato Duca di Romagna, e restituire ai rappresentanti delle Casate sconfitte (Riario, Manfredi e Malatesta) i rispettivi Stati.

Una volta caduti in trappola, Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo coi cugini Paolo e Francesco Orsini furono arrestati dalle guardie del Valentino, imprigionati e infine strangolati.

Questa la pasta di cui era fatto il ventisettenne Cesare Borgia, figlio naturale dello spagnolo Alessandro VI, eletto Papa nel 1492 al termine di uno dei conclavi più simoniaci della storia.

Creato cardinale dal padre a 18 anni, Cesare capì subito che la carriera ecclesiastica non faceva per lui. Bello, atletico e dotato di una straordinaria forza fisica, riusciva a piegare con le mani un ferro da cavallo e a decapitare un toro con un solo colpo di spada durante le corride.

Le donne se lo contendevano per i suoi modi da gentiluomo, l’aura da tenebroso e il parlare forbito. Deposto il galero cardinalizio, si dedicò anima e corpo al progetto che più gli stava a cuore: la creazione di uno Stato personale, per ottenere il quale il padre non gli fece mancare nulla, attingendo risorse un po’ dovunque pur di costituirgli un patrimonio che gli consentisse di armare un esercito di circa 4.000 mercenari svizzeri, più 2.000 italiani di varia provenienza.

“Gratta” di qua, arraffa di là, Cesare poté così presentarsi alla Corte di Francia nelle fiammanti vesti di condottiero militare nella primavera del 1499 per essere ricevuto come un principe da re Luigi XII, tanto più perché latore di bolle papali quanto mai attese.

L’astuto Papa Alessandro infatti, in uno scambio alla pari con quel sovrano, gli concesse l’annullamento delle nozze con la sterile Giovanna di Valois, così lasciandolo libero d’impalmare in seconde nozze la Duchessa Anna di Bretagna. Inoltre, concesse al suo ministro Georges d’Amboise il tanto agognato cappello cardinalizio, ottenendo in cambio per il figlio Cesare la mano della principessa Charlotte d’Albret insieme alla titolarità del Ducato di Valentinois, che gli sarebbe valso il famoso soprannome.

Rientrato trionfalmente a Roma dalla Porta del Popolo il 26 febbraio del 1500 Cesare Borgia fu onorato dal padre con la nomina a “Capitano generale e Gonfaloniere della Chiesa”, che accrebbe ulteriormente la sua insaziabile ambizione personale.

Sospettato d’aver fatto ammazzare il suo stesso fratello Giovanni, Duca di Gandia, fu il mandante certo dell’assassinio del cognato Alfonso, Duca di Bisceglie e secondo marito della sorella Lucrezia. Miracolosamente scampato ad una prima imboscata, quest’ultimo fu visitato da Cesare che, chinatosi su di lui, gli mormorò sibillino: “Ciò che non s’è fatto a pranzo, si farà a cena”. Pochi giorni dopo fu strangolato nel letto da un sicario.

La rapidità con cui Cesare Borgia conquistò gli Stati di Imola, Forlì, Rimini e Faenza, impressionò moltissimo Machiavelli, che di lui fece il prototipo del suo “Principe”, descrivendone ogni piccolo gesto con un misto di terrore, stupore ed ammirazione.

In politica si sa, però, che la ruota della fortuna può rapidamente girare in senso contrario e così, quando nell’afoso mese d’agosto del 1503 Alessandro VI spirò a causa di un attacco malarico, con la successiva elezione al soglio pontificio di Giulio II Della Rovere per Cesare il passaggio da persecutore a perseguitato fu veloce.

Fuggito prima in Aragona e poi in Navarra, qui trovò la morte trafitto da ventitré colpi di picca di fronte alla città di Viana, il 12 marzo del 1507.

Accompagna questo scritto il “Ritratto di Cesare Borgia”, di Bartolomeo Veneziano, 1510 circa, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Roma.

(Testo di Anselmo Pagani)

Articolo di Anselmo Pagani 14 marzo 2023

Foglio di via di Franco Fortini

Orgoglio della poesia italiana

Avatar di almerighialmerighi

Franco Fortini (1917 – 1994) , nato Franco Lattes, è stato poeta, saggista, critico letterario e traduttore.

Dunque nulla di nuovo da questa altezza
dove ancora un poco senza guardare si parla
e nei capelli il vento cala la sera.
Dunque nessun cammino per discendere
se non questo del nord dove il sole non tocca
e sono d’acqua i rami degli alberi.
Dunque fra poco senza parole la bocca.
E questa sera saremo in fondo alla valle
dove le feste han spento tutte le lampade.
Dove una folla tace e gli amici non riconoscono.

*

View original post

Tango argentino – di Frida la loka

Lombardia

Un po’ di storia

Il tango è nato sulle rive del Río de la Plata nelle città portuali di Buenos Aires, Argentina e Montevideo, Uruguay, alla fine del 1800. È cresciuto gradualmente fino a diventare una miscela unica di persone e tradizioni musicali che sono cresciute allo stesso tempo . In quel momento, le città portuali hanno ricevuto grandi ondate di immigrazione mentre crescevano rapidamente. Man mano che la popolazione diventava più diversificata, gli stili musicali argentini e uruguaiani (che erano in realtà un mix di musica locale indigena e spagnola) furono affiancati da una vasta gamma di influenze che vanno dal candombe africano e dall'habanera ispano-cubana al valzer europeo, polka, chotis , mazurka e flamenco e dando vita a nuovi generi musicali: prima la milonga e poi il tango.

Ebbe inizio con le classi urbane inferiori, inclusi schiavi, immigrati e classi povere e operaie. La musica e la danza iniziarono a prendere forma nelle strade e nelle case popolari, dove molte persone vivevano insieme in quartieri con aree comuni per socializzare. Il quartiere La Boda di Buenos Aires è stato uno dei luoghi in cui il tango ha brillato di più. All'inizio, questa danza sensuale era famosa nei bordelli, sebbene fosse ballata tra due uomini. In ogni caso il tango aveva una pessima reputazione ed era disprezzato dalle classi superiori.

Tutto questo cambio dopo l'inizio del XX secolo, quando le prime copie del tango scritto hanno viaggiato attraverso l'Atlantico. Il tango divenne molto popolare in Europa dopo la prima guerra mondiale, soprattutto a Parigi, e anche la borghesia cominciò a ballarlo. Da quando la cultura parigina ed europea cominciò ad essere esaltata dalle classi alte di Buenos Aires, il tango iniziò ad essere visto in modo diverso, quindi, un genere che fino ad allora era stato considerato volgare, era stato abbracciato dalla popolazione in generale.

Per quanto riguarda la musica stessa, i primi tanghi erano puramente strumentali. Le prime band di tango erano composte da strumenti portatili: flauti, chitarre e violini; ma questa configurazione si è evoluta nella tipica orchestra, che comprende violini, pianoforte, contrabbasso e fisarmoniche. La fisarmonica, inventata in Germania e portata in Argentina da immigrati europei, divenne lo strumento del tango per eccellenza alla fine del XIX secolo. I cantanti di tango non sono apparsi fino all'inizio del XX secolo, quando hanno iniziato a inserire testi nella musica, incluso il lunfardo: parole gergali molto specifiche influenzate dalle lingue degli immigrati, in particolare l'italiano, che hanno iniziato a far parte dello spagnolo parlato a Buenos Aires.

La prima generazione di musicisti di tango, che suonò dalla fine del XIX secolo agli anni '20, era la cosiddetta Guardia Vieja. Crearono l'identità e la struttura del tango come genere musicale e iniziarono a utilizzare la tipica orchestra. Alcuni dei nomi più famosi in quel momento erano Francisco Canaro, Roberto Firpo e Ángel Villoldo. Divennero famose canzoni come El Entrerriano, Unión Cívica, La morocha, El Choclo o La Cumparsita.


La prima apparizione in scena di Carlos Gardel fu come cantante di tango nel 1917, quando cantò Mi Noche Triste. Il leggendario Gardel è noto per aver inventato la canzone del tango e la sua famosa voce ha avuto un ruolo enorme nella divulgazione del tango. Andò da solista nel 1925 e divenne una star internazionale fino alla sua tragica morte in un incidente aereo nel 1935. Alcune delle sue canzoni più famose furono Volver, Por una cabeza, Mano a Mano, Adiós Muchachos e Mi Buenos Aires querido.

Gardel e la comparsa della canzone del tango segnarono il passaggio tra la Guardia Vieja e la Guardia Nueva, che durò dal 1917/1920 fino al 1955 (gli studiosi di tango differiscono sulle date). Julio de Caro, Carlos Gardel, Sofía Bozán, Aníbal Troilo, Rodolfo Biaggi, Carlos di Sarli, Roberto Goyeneche e Francisco Lomuto sono i rappresentanti di questa generazione. L'ultima parte di questo periodo, quando il tango era già famoso ovunque, fu chiamata L'età dell'oro, e coincise con un importante momento politico con la nascita del peronismo in Argentina negli anni '40.


I club di tango iniziarono a chiudere uno dopo l'altro negli anni '60 e '70, quando la musica rock raggiunse i cuori e le menti degli amanti della musica di tutto il mondo, così il tango fu allontanato dai riflettori. Un artista di tango, virtuoso compositore e fisarmonicista di nome Astor Piazolla, ha reagito reinventando il genere, creando un nuovo tipo di tango chiamato nuevo tango, influenzato dal jazz e da altri stili. Molti puristi hanno criticato Piazolla dicendo che aveva ucciso il tango, ma oggi Piazolla è riconosciuto come uno dei più famosi artisti di tango e uno dei più importanti compositori del XX secolo.

La questione giunse a tal punto che Papa Pio X condannò questo ballo. Inoltre, fu censurato dai governi militari argentini.

Fonti: http://donquijote.org.es , http://todolochic.com

Tua

14 marzo, 2023

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Eventi: Biennale 2023 Agiografia Iconografia Internazionale della Writers Capital Foundation International – Gabriella Paci e la sua poesia

Poesia – Preghiera silenziosa alla Vergine Maria


Nell’ambito del Premio Biennale Internazionale di Agiografia/Iconografia 2023 – POESIA E ARTE

“Chi ha due tuniche, darà a chi non ne ha” Luca γ’11 La WRITERS CAPITAL FOUNDATION è orgogliosa di annunciare la Biennale di International Hagiography/Iconography Awards 2023 con l’obiettivo di evidenziare l’agiografia che instilla la Parola Divina e l’Amore di Cristo per l’uomo e la promozione dell’arte dell’iconografia.

Presentiamo la partecipazione alla Biennale Agiografia Iconografia Internazionale della poetessa Gabriella Paci.

Gabriella Paci è nata a Cortona ,in provincia di Arezzo .Ha conseguito la maturità classica nel liceo “F.Petrarca” da Arezzo e la laurea in “storia e filosofia “ nell’Università degli studi di Firenze.
Vincitrice del concorso a cattedre subito dopo la laurea,ha insegnato  italiano e storia in un Istituto superiore della sua città fino al 2020.
Da sempre appassionata di letteratura in ogni sua forma espressiva, ha scritto e diretto, a livello amatoriale, alcune commedie  realizzate poi  a livello scolastico. Ama leggere e viaggiare, meglio se in terre esotiche dove la fantasia è maggiormente sollecitata.
Solo dal 2014 scrive in modo più o meno continuativo, poesie : da quando ha sentito più fortemente l’esigenza di dare voce per condividere emozioni, sentimenti ed  opinioni  ritenendo la poesia l’espressione più immediata capace di cercare o di dare risposta ad inquietudini ed al  fluire del pathos.
Ne sono derivati, nel tempo, raccolte edite :”Lo sguardo oltre…”edito da Aletti nel 2015;”Onde mosse “edito da Effigi nel 2017 ;“Le parole dell’inquietudine “edito da LuoghInteriori nel 2019 ; “Sfogliando il tempo” edito da Helicon nel 2021e “Dissonanze “ edito da Helicon 2023 
Tutte le sillogi contengono per la quasi totalità, poesie vincitrici di concorsi nazionali ed internazionali e gli stessi libri  hanno ricevuto  numerosi e prestigiosi riconoscimenti tra i quali si annoverano:  “Premio Internazionale AUPI “”premio Casentino”  premio internazionale Quasimodo “ premio internazionale “Ut pictura  poesis “;premio internazionale “Il canto delle muse “”premio “Alda Merini” premio mondiale “Nosside”, Premio “Giglio blu di Firenze “ premio “Apollo Dionisiaco” ecc..per un totale attuale di circa 300 riconoscimenti, molti da podio.
Fa parte di “Italian poetry “ ,di Wiki poesia di cui è membro fondatore, di “Poetas du mundo”e di “Writers capital foundation”
Le sue poesie sia edite che inedite, sono presenti in numerosissime  antologie, sul giornale online” Alessandria today “ e sono state pubblicate su riviste letterarie quali “Luogos “ del “Giglio blu di Firenze, Euterpe e  ”Buonasera Taranto.”
Scrive anche articoli di cultura e informazione, oltre che nel già citato “Alessandria today “anche su “Alessandria online “ e “la voce agli italiani”.
E’ critica e membro di giurie letterarie.

Preghiera silenziosa alla Vergine Maria

Tu,madre di tutte le madri
sei  donna che conosce
il dolore e la solitudine
di tutti i figli qui,sulla terra.

Il tuo sguardo è un manto
sotto cui rifugiarsi nelle notti
scure ,quando il navigare a vista
fa temere ogni tempesta …

Tu sai ,Madre Santa quanta
pena  sia il Figlio che s’immola
senza aver alcuna pietà per
salvare tutta questa umanità

che ancora oggi non sa quello
che fa .Ma il tuo sguardo d’amore
mentre tieni in braccio il Signore
ancora bambino è messaggio

che fa salire alle labbra una
preghiera silenziosa  rivolta
a te,Vergine Maria,per
la salvezza dell’anima mia.

Eventi: Gabriella Paci alla Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023

http://alessandria.today/2023/03/14/eventi-gabriella-paci-partecipa-alla-biennale-agiografia-iconografia-internazionale-2023-della-writers-capital-foundation-international/

Eventi: Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023 della Writers Capital Foundation – Franca Balla

Foto: Franca Balla -artista


Nell’ambito del Premio Biennale Internazionale di Agiografia/Iconografia 2023 – POESIA E ARTE

“Chi ha due tuniche, darà a chi non ne ha” Luca γ’11 La WRITERS CAPITAL FOUNDATION è orgogliosa di annunciare la Biennale di International Hagiography/Iconography Awards 2023 con l’obiettivo di evidenziare l’agiografia che instilla la Parola Divina e l’Amore di Cristo per l’uomo e la promozione dell’arte dell’iconografia.

Presentiamo la partecipazione alla Biennale Agiografia Iconografia Internazionale dell’ artista Franca Balla.

Biografia

Franca Balla, nasce a Torino il 04 giugno 1949, dove frequenta gli studi primari poi segue la sua idea, iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti Albertina di Torino. Il famoso pittore futurista Giacomo Balla, nato a Torino il 18 luglio 1871 e scomparso a Roma il 1 marzo 1958, era il cugino diretto del nonno paterno di Franca.
Giacomo Balla, insieme a Gino Severini, Umberto Boccioni e Carlo Carrà, firmò il manifesto del Movimento Futurista.

“Insieme svilupparono la rappresentazione del concetto di movimento attraverso la molteplice riproduzione di un unico soggetto come in una sequenza di fotogrammi.”
Tratto da The Art edito da Mondadori (periodico bisettimanale n. 4 del 25/8/1998).

Franca Balla, dopo il Diploma Artistico, inizia a frequentare la bottega d’Arte del Maestro Giorgio Rocca, per imparare la tecnica della velatura. In seguito, si avvia verso una strada personale, attraverso sperimentazioni e nuove tecniche, affacciandosi dapprima alla pittura Fiamminga poi all’Impressionismo, copiando diversi quadri di Van Gogh, Monet e Renoir, passando poi successivamente al Verismo ed al Naturalismo, con nature morte raffiguranti cesti di frutti, fiori e paesaggi, approdando infine all’Iper-Realismo, tecnica con la quale dipinge attualmente.

Partecipa a diverse mostre personali e collettive, in Italia ed all’estero, ultima tra queste, quella organizzata dal 29 lug al 18 ago 2022 dall’Associazione Artistica Arte e Cultura di Manfredonia, nel Fossato Sud del Castello Svevo – Angioino – Aragonese, dove ha ottenuto consensi sia tra i visitatori, sia dalla Giuria Artistica, che ha apprezzato i suoi lavori di copiatura e non solo.

Dal 14 novembre al 2 dicembre, espone in collettiva alla Galleria delle Cornici al Lido di Venezia, l’opera dal titolo: Silenzio – Il Volo, abbinata ad una poesia scritta dalla Poetessa Dr.ssa Viviana Zanoboni, scomparsa recentemente.

Dal 2 al 15 dicembre, espone in personale, presso la Provveditoria del Comune di Venezia.

Dal 21 dicembre 2022 al 20 gennaio 2023, ha esposto in personale, presso l’Hotel President di Mestre (VE).

A seguire l’ opera con dal titolo

Maria – Madonna bambina
Olio su tela – Anno 1995 – cm 50 x cm 70


http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/03/14/eventi-biennale-agiografia-iconografia-internazionale-2023-della-writers-capital-foundation-con-lartista-franca-balla/


http://alessandria.today/2023/03/14/eventi-franca-balla-partecipa-alla-biennale-agiografia-iconografia-internazionale-2023-della-writers-capital-foundation/

Lucia Triolo: c’era una volta

“Da dove venivano? Dal luogo più vicino. Dove andavano?
Si sa forse dove si va?” (D. Diderot, “Jacques le fataliste“)*

“C’era una volta”:
un inizio che
non voglio schivare

c’ero
quella volta 
anche se non sapevo 
cosa fare
anche se non sapevo 
dove andare
Ma chi sa dove va?

Cercavo il mio 
mutamento
quello che non appartiene 
al sogno
né alla casa dai muri grigi

chi mi avrebbe
narrato con certe 
parole
nella vita degli altri?

lui, il narratore sudato di
una trasmissione di 
esperienze
di consigli pratici 
e volti familiari!

e lui dormiva di buon’ora
mi svegliava
di buon’ora
tra mercanti di ricordi
come le lenzuola

veniva dal  luogo
più vicino 
e ricominciava:
“c’era una volta”

*”D’où venaient-ils ? Du lieu le plus prochain. Où allaient-ils ? 
Est-ce que l’on sait où l’on va ?”