Oltre il sipario del vento
assaporo
un senso incredibile di vuoto
Paia infrangersi
sulla nudità del pensiero
distante assai dalla morfina blu d’un cielo.
E nella percezione monocorde
d’un tacito istante
traballano lemmi di colori.
Inseguono un destriero
che galoppi
in slarghi del deserto
sull' impronta d’un miraggio
incollato allo sguardo
nella cadenza d’anni luce
dalle voci di labbra
che ridono nel frivolo mormorio del fiume…
@Silvia De Angelis
UN SIMPATICO PENSIERO POETICO DEDICATO AL BLOGGER PIER CARLO LAVA (L’UOMO DEI NUMERI) E
ALLA POETESSA SILVIA DE ANGELIS (LA DONNA DELLE PAROLE)
THE MAN OF NUMBERS AND WOMEN OF WORDS
Col sole specchiato negli occhi
percepisce un raggio di numerologia
colui
che in un tempo indefinito
plasma il rumore delle scarpe sul selciato.
Lo ode la donna che declina
verbi e nomi
intinta in un mare di parole.
Attratta dal brio della conta
districa nodi, fermenti e pesi oscuri
ma il suo vociare trasmigrato
nel suono aritmico d’unicorno
si disperde fra nebbie evanescenti
@Silvia De Angelis
Sul piedistallo d’immaginoso
un’insperata interferenza…
Sul limite d’un sogno
vaga
col suo artificio più appagante
rendendo miope
una realtà penzoloni
segregata
in un angolo
come sconcerto.
E nella tessitura
di quel lieve vaneggiare
s’assottiglia
la fune del pensiero
in quel salto
ginnasta
d’un rito ideale
che faccia di nuovo
dolce novella.
@Silvia De Angelis
Parole ammorbidite sulle labbra
stondano l’effigie di pelle
mossa dall’elargizione
d’un flautato appiglio.
E’ leggiadro rito
l’inezia d’amore
soffusa sull’apice d’un’odissea di piacere.
Su sottigliezza
d’un afflato impalpabile
leccato d’un lieve mugolio
induce a melato nirvana
occhieggiante l’universo.
@Silvia De Angelis
Tintinnano
nel soave sottaciuto
le stagioni…
una appresso all’altra.
S’invaghisce allora il tempo
di svelati fregi
intinti nell’universo del profondo
e su fattezze del volto
evaporato di pensieri.
Fluttuano nelle domande mute
e su solinghe malinconie
precipitate nel vuoto
d’un remoto antico.
E in un valzer d’aria
si disperdano impronte digitali
nel dissenso
d’una consapevolezza vaga
che scorra senza retrocessione alcuna
afferrando il verso della vita.
@Silvia De Angelis
Esistono degli eventi, nella nostra vita, che si ripetono più volte e ci conducono riflettendo, sempre nella stessa direzione…a parer mio è il nostro imput a dare invio a quell’accadere così specifico, che nel suo ripetersi, ci pone dinanzi a pensieri , affrontati in ottiche diverse .
E’ vero sono del tutto differenti le osservazioni che ci poniamo, anche se infine conducono allo stesso traguardo: siamo noi con i nostri atteggiamenti, e il nostro carisma, a procurare degli effetti sugli altri, che si comportano, di conseguenza in modo pressoché uguale….
Non è facile modificare l’impronta della propria personalità, anzi direi che, nel tempo, essa si rafforza, definendosi in modo più delineato e consapevole, dando saggi raffinati del proprio modo di essere, che se ne bea, infischiandosene del suo prossimo…
Silvia De Angelis tutti i diritti riservati maggio
Rilevante dimensione
assoggetta airone cinerino
a diversità dai consanguinei
accentuata da splendida livrea
grigio cenere
Radiosa primavera
dona corallati toni al becco giallastro
e alle brune zampe
A frequentar si diletta stagni, risaie
e costemarine evidenziando
immobile stabilità
tramutata in fulmineo balzo nel catturar
rane, rettili, piccoli molluschi
Nidificare ama in intense colonie
prediligendo alberi d'alto fusto
situati nel nord Europa
riscontrando per gelo
elevato tasso mortalità
Immensa capacità recupero
delinea il carattere della specie
diffusissima e sempre in crescendo
ad allietare sfondi naturali
@Silvia De Angelis
Talvolta la nostra mente si condensa al grigio delle nubi, quasi ne diventasse parte integrante e in quella fusione, pensiero/natura, ci si spersonalizza quasi per caricarsi d’essenze del passato, che abbiamo accuratamente messo da parte, per crogiolarci in esse, quando ne capitasse l’occasione.
Si rimugina su quelle scelte non fatte, che avrebbero potuto, in qualche modo donarci dei vantaggi o facilitarci parte del percorso, sempre così accidentato….ma il timore di insuccessi e quella parte predominante di insicurezza, che preme, nel momento sbagliato, ci ha fatto soprassedere dal mutare quella stantia abitudine di sempre.
Anche quelle parole non dette, a una persona che consideravamo speciale, le riascoltiamo amplificate dentro noi….e non possiamo più pronunciarle, perché il tempo implacabile ci ha privato di quella focale presenza….
Quanti tasselli della vita compaiono, in un labirinto mentale senza uscita e senza ritorno, che inducono ad attente riflessioni e a un’indispensabile crescita, che ci permetterà, in futuro di mediare passi più attenti e precisi, evitando di scivolare in qualche trabocchetto del terreno, sempre presente nel lungo cammino…..
La basilica di San Clemente è dedicata a San Clemente Papa, terzo successore di S. Pietro, morto alla fine del I secolo d.C, sorge su piazza di San Clemente e via di San Giovanni in Laterano, Rione Monti, Sant’Ireneo del II o III secolo, parla di San Clemente, come contemporaneo di San Pietro e San Paolo, comunque fu martire al tempo di Domiziano, forse un liberto di origine ebraica della famiglia di Tito Flavio Clemente, nelle cui case si suppone sorgesse la domus ecclesiae. La sua leggenda può essere desunta dagli”acta” del IV secolo, in cui si narra che egli fosse Papa al tempo di Traiano, il quale lo condannò in esilio in Crimea e ai lavori forzati nelle miniere, qui convertì al cristianesimo soldati e compagni di prigionia, e terminò la vita con il martirio, gettato nel Mar Nero legato ad un’ancora, e sembra che per un miracolo le acque ogni anno si aprissero nel punto ove era la sua tomba e che ogni anno i pellegrini vi si recassero per rendergli devozione. Nell’VIII secolo, i santi Cirillo e Metodio, si recarono nei pressi del Mar Nero alla ricerca delle reliquie di San Clemente, e sembra che le ritrovarono insieme all’ancora.
Papa Nicola I le richiese e i Santi Cirillo e Metodo le portarono a Roma, dove furono solennemente traslate nella Basilica dedicata al Santo, che qui esisteva già dal IV secolo, San Girolamo la menziona intorno all’anno 390. Nel 1837 furono condotti degli scavi ad opera del domenicano irlandese Joseph Mulloy e dall’archeologo De Rossi, altri scavi del 1912 – 1914, hanno portato alla luce vari strati di costruzione : la basilica inferiore, che non è la cripta, ma la prima chiesa, abbandonata e ricostruita su un livello superiore, quello attuale, agli inizi del XII secolo, forse perché semi-distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo che nel 1084 invasero, distruggendo Roma. Al di sotto della prima basilica vi sono testimonianze romane, l’edificio più antico del periodo dell’incendio neroniano del 64 d.C. Forse era un edificio pubblico e si presenta come un fabbricato a pianta rettangolare suddiviso in ambienti con muri in opus reticulatus e con volte a botte. Nel II secolo fu costruita dietro l’edificio più antico dal quale la separava uno stretto viottolo tutt’ora esistente una casa per abitazioni, nel cui cortile interno nel III secolo fu ricavato un mitreo, poco tempo dopo il mitreo, fu trasformato in un grande ambiente. Il mitreo era una sorta di sala suddivisa da file di pilastri o colonne.
Forse era la domus ecclesiae corrispondente al Titulus Clementis, trasformato poi in basilica inferiore, nel IV secolo, ed è sulle rovine della prima basilica che si è costruita la seconda, nel 1099 al tempo di Papa Pasquale II e poi rinnovata dal Papa Clemente XI che ne diede incarico a Carlo Stefano Fontana tra il 1713 e il 1719. Attualmente la basilica di San Clemente ha un muro perimetrale nel quale si apre l’ingresso principale con un portico, su via San Giovanni in Laterano, il portale è ornato da una cornice marmorea con motivi floreali ad intreccio, Sui muri esterni della chiesa sono inseriti frammenti marmorei di recupero provenienti dalla basilica inferiore o dai fabbricati romani. Oltre all’ingresso c’è un cortile del XII secolo con quadriportico a colonne ioniche architravate, alcune delle quali realizzate dal Fontana per il pronao della facciata, questa è a due ordini separati da un marcapiano, ed è segnata da paraste corinzie nella parte superiore, ai lati del finestrone centrale, la completano due volute di raccordo ed un timpano. Sul fianco sinistro un campanile del XVIII secolo, al centro del cortile una fontana a forma di vasca a pianta ottagona.
L’interno della basilica è a 3 navate, terminanti ciascuna in un abside, e con poche varianti, riprende l’andamento della basilica inferiore. Anche qui le colonne furono sistemate dal Fontana che vi adattò dei capitelli ionici in stucco. All’altezza del presbiterio le colonne sono sostituite da pilastri con capitelli a caulicolo rovesciato. Il pavimento ha varie epigrafi frammentarie ed è un bell’esemplare cosmatesco, i 3 soffitti sono a cassettoni e sono dorati con le armi di Papa Clemente XI Albani, al centro si trova la gloria di S. Servolo (di Pietro Rasini), e ai lati la Gloria di San Clemente (di Giuseppe Chiari) e l’incoronazione di Maria (tela del Rasini), nei riquadri con cornici a stucco sono raffigurate la Storia di San Clemente e la Storia di Sant’Ignazio. Vi troviamo anche la Cappella di San Domenico, con decorazioni a stucco e tre vele attribuite a Sebastiano Conca, poi vi è la Cappella dei SS. Cirillo e Metodio che è stata aperta nel secolo scorso, sulle pareti gli affreschi di Salvatore Nobili del 1886, sull’altare la Madonna attribuita al Sassoferrato. Seguono i monumenti funebri quello a Giovan Francesco Brusati opera di Luigi Capponi del 1485 e quello al Cardinale Bartolomeo Roverella opera di Giovanni Dalmata. Nella Cappella del Battista affreschi della fine del XVI secolo. Il catino è rivestito da un bellissimo mosaico eseguito poco dopo il 1100 rimasto prodigiosamente intatto, al centro è raffigurato il Crocefisso tra i dolenti Maria e Giovanni e posate sui quattro bracci della croce 12 colombe bianche che rappresentano gli apostoli. Sotto il mosaico absidale, distinto da un cornicione di stucco un affresco più volte ridipinto del XIII secolo che rappresenta il Cristo tra gli Apostoli, poi una edicola marmorea donata da Giacomo Caetani, cardinale titolare di San Clemente dal 1295 al 1300 e nipote di Papa Bonifacio VIII, insieme al quale è effigiato in atto di adorare la Madonna con il Bambino, presentato da San Clemente, anno di donazione 1299. Nell’abside di sinistra vi è la Cappella del Rosario aperta nel 1627 dedicata alla Natività di Maria. Gli Angeli musicanti e le stimmate di San Francesco e l’Elemosina di S. Carlo Borromeo forse sono del XVII e attribuibili al Carracci. Di fianco all’ingresso laterale vi sono alcuni affreschi della Cappella di Santa Caterina, staccati e riportati su tela nel 1952, raffiguranti la Crocefissione, il martirio di Santa Caterina d’Alessandria, attribuiti a Masolino da Panicale (1383-1447) questa cappella venne affrescata per il Cardinale Branda di Castiglione, titolare di San Clemente dal 1411 al 1431. Sulla parete di destra sono affrescate le storie di Sant’Ambrogio danneggiate e anche queste opera del Masolino.
Dalla Sagrestia si scende alla Basilica inferiore, lungo la parete della scala vi sono vari calchi in gesso e frammenti di sculture provenienti dalla Basilica del IV secolo e dal Mitreo, vari frammenti rinvenuti durante gli scavi del secolo scorso, e tra questi un affresco del IX secolo, raffigurante Cristo benedicente tra S. Michele, Sant’Andrea e San Clemente, due figure inginocchiate , forse, San Cirillo e San Metodio, sulla parete opposta affreschi dell’XI secolo che rappresentano il Miracolo del Bambino ritrovato, in basso San Clemente, il committente e la sua famiglia, Beno de Rapiza, Maria Macellaria, ed i figli Clemente e Altilia, poi la Traslocazione delle relique di San Clemente, con la dedica di Maria Macellaria per grazia ricevuta. La navata mediana ha dei pilastri e un muro di sostegno che ne hanno modificato lo spazio originario, a sinistra si vedono dei frammenti di un “ciclo cristologico” risalente all’Epoca di Papa Leone IV, al soglio tra l’847 e l’855, tra questi la Crocefissione, le Marie al Sepolcro, la discesa al limbo, le nozze di Cana. Sulla parete di sinistra la Morte e il Riconoscimento di S. Alessio, sembra che Sant’Alessio, giovane patrizio romano, fuggito di casa subito dopo il matrimonio, per vivere in povertà e verginità, tornò in incognito presso la casa paterna, dove svolse le più umili mansioni, e solo dopo la sua morte, per una straordinaria luce celeste che si sprigionò dal suo corpo, fu riconosciuto dalla sposa e dai familiari. Poi si vede il Cristo in trono tra gli angeli e i Santi, pannello mutilato nella parte alta dal pavimento della basilica superiore. Altri due affreschi raffigurano la Messa di San Clemente e San Clemente perseguitato da Sisinio, un altro affresco frammentario rappresenta la Madonna con il Bambino, vi sono anche i resti di una tomba che si suppone siano del Santo Cirillo.
Dissonanze di suoni e umanità
nella scansione di fiati incerti
al crocicchio d’echi equidistanti.
Scommesse nel dì
d’aliti graffianti
perduti nel bieco spessore
d’estranee sequenze.
Decadenti armonie del costume
nel disincanto d’un sogno
scivolato nel pozzo.
E’ passeggero balenio
nel passo cadenzato
d’un transito di luna nera
al confine d’un’eclisse
in bilico sulla costellazione di rinascita.
@Silvia De Angelis
E’ nella proiezione d'un riflesso alternativo
lo sfiorare d'onde calme d'esistenza
attirano docili penombre
in quella piazza muta ove si rincorrono
al di là di sguardi altrui... i segreti
(nel buio immenso brillano di luce propria
in quel frizzo d'adrenalina che scatenano
misto a fumi d'arcano)
Celati fanno capolino al rabbuiare del sole
nello scantinato al sapor di ceralacca
catturando quell'intrinseco baleno
che sprizza invincibilità a musicare
una nota in più nell'accordo che intona...
@Silvia De Angelis