Libri: Trans europa espress, di Paolo Rumiz

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Per info: alessandriatoday@yahoo.com

Autore: Paolo Rumiz

Titolo: Trans europa espress

A 60 anni si può partire da una terra di confine come Trieste verso un’altra terra di confine: la Scandinavia là dove la Norvegia lascia il posto alla Russia.

Trieste città rifugio punto di partenza per l’altrove. Guardare il mondo all’incontrario da nord a sud su una mappa per stabilire l’itinerario. Non un viaggio turistico, ma un viaggio insolito in verticale attraverso l’Europa centrale.

“Inutile prepararsi, tanto poi il viaggio farà del suo meglio per far saltare i nostri schemi. E tutto pare una metafora della vita”

Fin dalle prime pagine il libro ti cattura, le descrizioni sono dettagliate, mai noiose, sembra di vedere il luogo descritto, così come di provare le stesse sensazioni dello scrittore. Il bello è abbandonarsi alla lettura, provando a immaginare i luoghi descritti in un lungo e interessante viaggio virtuale tra le righe del libro.

Inizia da quello strettissimo lembo di terra norvegese che confina con l’ex impero sovietico di cui ancora porta i segni, dove ancora residui bellici sparsi ovunque come ricordi della grande guerra e continua per paesaggi industriali come Nikel, una zona dove il grigio è il colore dominante esattamente come il metallo che vi si estrae..

Confini ancora fortemente militarizzati dove i controlli sono minuziosi.

Sono i luoghi che tanto hanno amato gli esploratori dei ghiacci, che da qui sono partiti alla conquista del Polo Nord.

Tra le tante pagine, una descrive una notte insonne a causa della luce che entra dalle finestre che seppur dotate di tende, lasciano ai raggi di un sole basso all’orizzonte la libertà di penetrare tra le sue fessure e abbagliare. Un sole nordico che spunta da nord, non da est all’una di notte, che impedisce di prendere sonno. E quando già arriva l’ora di alzarsi il mondo fuori cade nella penombra. È mattina presto e fuori nella città più a nord d’Europa e della Terra nevica. Dalla luce al quasi buio.

E’ un viaggio anche di incontri fugaci, di conoscenze con le persone del luogo e le loro brevi storie di vita. Conoscere il mondo viaggiando ammirando la diversità di luoghi e di persone.

Pescatori, apicoltori, musicisti, insegnanti per bambini, una coppia di ortodossi, ognuno con la sua vita, con le sue insoddisfazioni e le sue gioie. La storia dei paesi Baltici raccontata in poche pagine: la Lettonia il primo paese a nord simile al sud, i lettoni detti gli italiani del nord e i lituani gli Italiani del sud. Un’analogia con l’italia, che li distingue dalla poca socialità degli scandinavi e dal mutismo degli estoni. Il mondo da nord a sud “diversamente uguale” ovunque.

NB: Per tutto il viaggio incombe la presenza sia dell’ex impero sovietico a partire dagli avamposti di confine con la regione scandinava, sia del nuovo predominio russo imposto da Putin, descritto come l’uomo che sta alimentando una nuova Guerra Fredda.

“I sommergibili nucleari di Putin, allineati come sgombri luccicanti sul bancone di un pescivendolo, dicono all’Ovest che l’Orso non dorme”.( Cattivi presagi)

“La mia mappa delle meraviglie dice che da queste parti passano molti dei gasdotti russi che riforniscono l’Europa. Dai loro rubinetti dipendono gli equilibri mondiali” ( Bielorussia)

“Noi la sentiamo benissimo la tensione. Qui passa la vera frontiera tra Est e Ovest…… Se l’Ucraina smette di essere quello che è stata per secoli, cioè confine cuscinetto, per entrare in un’alleanza occidentale, succede il putiferio. Il paese che è filo-russo a oriente, si spezza in due e allora Mosca interviene. “

Passando e ripassando più volte il confine l’autore si sente come un gatto che é passato sotto il naso dell’orso senza svegliarlo.

Il viaggio è del 2008 e il libro è stato pubblicato nel 2012. Nel 2014 l’orso si è svegliato e nel 2022 è successo il “putiferio ” che tutti si aspettavano.

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri | Titolo: Se l’acqua ride, di Paolo Malaguti

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri | Titolo: Se l’acqua ride

Loretta Rainato

Nei periodi estivi e dopo la terza media il ragazzo impara il lavoro del nonno e del papà, trasportatori di generi di prima necessità via fiume, con il burcio, (barca tipica dal fondo piatto), la Teresina. Si parte dal canale Battaglia, attraverso il Bacchiglione e il Brenta fino ad arrivare al mare Adriatico verso Chioggia, Venezia, Trieste. Sono gli anni 60, la terra è la bassa padovana e si avvicina l’alluvione del 66 con le sue tragiche conseguenze. Questo lavoro così affascinante agli occhi del ragazzo sarà destinato a scomparire, per dare spazio al trasporto via terra, così come tutti i lavori connessi, il cavalante, il cariolante…

I ricordi della mia infanzia mi sono tornati tutti in mente, risvegliati dalle parole nel mio dialetto di Padova, dai detti e dai proverbi. Le descrizioni dei paesaggi con la nebbia (caligo), della notte con le lucciole, dell’acqua de fiume, sono vera poesia, come pure lo stupore e la meraviglia di Ganbeto all’arrivo a Venezia in una mattina di sole.

“Quando senti che l’acqua ride, che gorgoglia, vuol dire che lì c’è una piera, o il fondo basso, e bisogna starci alla larga. Se l’acqua ride, il burcio piange”. Questo è uno dei tanti insegnamenti impartiti dal padre e dal nonno Caronte al nipote soprannominato Ganbeto, che non ho capito come si chiama, forse non lo ricordo o forse non è proprio scritto nel libro! 😊

Nei periodi estivi e dopo la terza media il ragazzo impara il lavoro del nonno e del papà, trasportatori di generi di prima necessità via fiume, con il burcio, (barca tipica dal fondo piatto), la Teresina. Si parte dal canale Battaglia, attraverso il Bacchiglione e il Brenta fino ad arrivare al mare Adriatico verso Chioggia, Venezia, Trieste. Sono gli anni 60, la terra è la bassa padovana e si avvicina l’alluvione del 66 con le sue tragiche conseguenze. Questo lavoro così affascinante agli occhi del ragazzo sarà destinato a scomparire, per dare spazio al trasporto via terra, così come tutti i lavori connessi, il cavalante, il cariolante…

I ricordi della mia infanzia mi sono tornati tutti in mente, risvegliati dalle parole nel mio dialetto di Padova, dai detti e dai proverbi. Le descrizioni dei paesaggi con la nebbia (caligo), della notte con le lucciole, dell’acqua de fiume, sono vera poesia, come pure lo stupore e la meraviglia di Ganbeto all’arrivo a Venezia in una mattina di sole.

Anche questa volta il gruppo di lettura della biblioteca mi ha consigliato bene, e voglio condividerlo con voi. Portate pazienza, troverete parole strane (ma si capiscono) e mancheranno delle doppie (noi veneti non le usiamo tanto) ma ne varrà la pena!

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Il Duca e il Cortigiano, di Luciana Benotto

Il Duca e il Cortigiano, di Luciana Benotto

Dalla quarta di copertina

In pieno Rinascimento si ripercorrono le vicende legate ai nomi della famiglia dei Borgia, alla conquista dei feudi dell’Italia Centrale, e a quella dei Montefeltro, duchi di Urbino, strenui oppositori alle mire di supremazia ordite dal papato. 

Ai continui giochi di potere, i contrasti, le strategie di espansione territoriale e i dettagliati resoconti dei fatti accaduti durante l’Italia di inizio Cinquecento, resiste l’ideale di giustizia e di un amor cortese che fa sperare in un futuro per cui valga la pena combattere. 

Circostanze, queste, che permettono a don Ferrante d’Aragona – figlio illegittimo di Alfonso I di Napoli e amico fidato di Guidobaldo da Montefeltro – e ad Aura Middelburg, giovane ceramista, di incontrarsi e innamorarsi. Una storia romantica nata dalla speranza di potersi ritrovare e che possa, questa, essere vissuta nonostante le circostanze sfavorevoli ai due. 

L’estrema attenzione alla verità storica e il frequente uso di aneddoti fanno de Il Duca e il Cortigiano un virtuoso esempio di romanzo storico che fotografa e restituisce al lettore un quadro fedele dell’Italia dell’epoca.

Castello di Montechiarugolo – Parma (XII secolo)

Castello di Montechiarugolo – Parma (XII secolo)

da: Italia – Un museo a cielo aperto

Il castello è aperto al pubblico dai primi anni 2000 e fa parte del circuito dei castelli dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.

Secondo la leggenda, tra le mura del castello si aggirerebbe il fantasma della Fata Bema

La versione più comune del mito racconta che nel maggio del 1593, durante una festa organizzata nel castello cui partecipava anche il duca Ranuccio I Farnese, malaticcio fin dalla nascita, apparve la giovane Bema, bellissima ragazza, che allestì un piccolo palco per predire il futuro degli astanti, affiancata dal suo aiutante Max; anche il piccolo Pio, figlio del conte Pomponio Torelli, si avvicinò curioso di conoscere il proprio futuro; la fata si rifiutò in un primo momento di parlare, ma successivamente, derisa dalle dame di corte, rivelò: “Vedo un lago di sangue, su cui galleggiano nobili teste e vedo anche il capo di questo bambino nel sangue, come quello delle dame presenti.” In un primo momento il duca rimase affascinato dalla giovane, tanto da concederle un lasciapassare per muoversi liberamente nel territorio del ducato di Parma e Piacenza; in seguito, tuttavia, temendo di esserne stato manipolato, la fece arrestare e rinchiudere nelle prigioni della Rocchetta a Parma.

Grazie all’appoggio della popolazione e all’aiuto di Max, Bema riuscì in seguito a fuggire dal carcere, per rifugiarsi a Montechiarugolo, ove il conte Pomponio l’accolse, assumendola per i lavori domestici. Nel periodo ivi trascorso il giovane Pio Torelli se ne innamorò corrisposto, ma la ragazza, considerando l’impossibilità del loro amore a causa della differenza di ceto sociale, fu costretta a respingerlo. In seguito il nobile rampollo fu mandato a Parma per terminare la sua formazione.

Alcuni anni dopo il duca Ranuccio, per impossessarsi della contea di Montechiarugolo, fece arrestare Pio con l’accusa di aver congiurato contro di lui; Bema riuscì a farlo evadere con l’aiuto di Max, ma durante la fuga il conte fu bloccato e riportato in prigione, per poi essere pubblicamente giustiziato il 19 maggio del 1612, assieme ad altri nobili parmensi.

La fata buona non volle più allontanarsi da Montechiarugolo, ove rimase per molti anni, amata da tutti gli abitanti del paese, fino alla sua scomparsa in tarda età.

Da allora la tradizione vuole che il suo fantasma riappaia nel castello ogni anno nella notte fra il 18 e il 19 maggio e salga in cima all’alto mastio, per guardare verso la città di Parma.

Secondo la leggenda, inoltre, la mummia ritrovata nel XVIII secolo all’interno del maniero sarebbe la sua, poiché accanto al corpo sarebbe stato rinvenuto anche un piccolo foglio con le parole: “Della Bema questo è il corpo, chi felice viver vuole non lo tolga dal suo letto”. A ogni tentativo di allontanare la mummia dal castello, si sarebbero infatti verificate colossali tragedie, tra cui terremoti, alluvioni e altre calamità. (Wikipedia)

“Leonardo Sciascia: Il Maestro della Letteratura e del Mistero Siciliano”

Nel panorama della letteratura italiana del XX secolo, pochi autori possono vantare una voce e uno stile tanto distinti quanto Leonardo Sciascia. Scrittore, saggista e intellettuale, Sciascia ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura contemporanea attraverso il suo esplorare i misteri della Sicilia, la critica sociale e la riflessione sulla giustizia. In questo articolo, esamineremo la vita e l’opera di questo autore straordinario e l’eredità duratura che ha lasciato.

Foto da Wikipedia

“Leonardo Sciascia: Il Maestro della Letteratura e del Mistero Siciliano”

Nel panorama della letteratura italiana del XX secolo, pochi autori possono vantare una voce e uno stile tanto distinti quanto Leonardo Sciascia. Scrittore, saggista e intellettuale, Sciascia ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura contemporanea attraverso il suo esplorare i misteri della Sicilia, la critica sociale e la riflessione sulla giustizia. In questo articolo, esamineremo la vita e l’opera di questo autore straordinario e l’eredità duratura che ha lasciato.

Una Vita in Sicilia

Nato il 8 gennaio 1921 a Racalmuto, un piccolo paese in provincia di Agrigento, Sciascia ha trascorso gran parte della sua vita in Sicilia. Questa terra ricca di storia, cultura e contraddizioni avrebbe influenzato profondamente il suo lavoro letterario. Sciascia ha esplorato le complessità della Sicilia, rivelando le sue bellezze e le sue brutture attraverso la lente dell’osservatore acuto.

Opere Letterarie

La produzione letteraria di Sciascia è vasta e variegata. Tra le sue opere più celebri troviamo:

  1. “Il giorno della civetta” (1961): Questo romanzo poliziesco è una denuncia della mafia siciliana. Attraverso la storia di un investigatore che cerca di scoprire la verità dietro a un omicidio mafioso, Sciascia offre una potente critica sociale.
  2. “Il contesto” (1971): Questo romanzo esplora il tema del potere e della corruzione. Ambientato a Palermo, il libro segue le indagini di un giornalista su un misterioso omicidio politico.
  3. “Una storia semplice” (1989): In questo romanzo, Sciascia esplora i segreti e le bugie di un uomo di potere. La storia mette in discussione la verità e la comprensione della realtà.
  4. Saggi e Raccolte di Racconti: Oltre ai suoi romanzi, Sciascia ha scritto una serie di saggi critici, che spaziano dalla letteratura alla politica, e raccolte di racconti brevi che esplorano le sfumature della vita siciliana.

La Critica Sociale e la Giustizia

Uno dei temi centrali nelle opere di Sciascia è la critica sociale. Attraverso le sue storie, l’autore ha messo in luce le ingiustizie, la corruzione e la mancanza di trasparenza presenti nella società italiana e in particolare in Sicilia. La sua scrittura ha spesso funzionato come uno specchio riflettente, costringendo i lettori a confrontarsi con le problematiche della loro epoca.

Eredità Duratura

Leonardo Sciascia è scomparso il 20 novembre 1989, ma la sua eredità letteraria continua a influenzare le generazioni di scrittori e lettori successivi. La sua critica acuta e il suo stile eloquente hanno posto le basi per un’analisi più profonda della società e della cultura siciliana. La sua opera è stata tradotta in molte lingue e continua a essere studiata nelle scuole e nelle università di tutto il mondo.

In conclusione, Leonardo Sciascia rimane un pilastro della letteratura italiana contemporanea. La sua abilità nell’esplorare il mistero e la complessità della Sicilia, insieme alla sua critica sociale, continua a ispirare e a incantare i lettori. La sua voce rimane viva nelle pagine dei suoi romanzi e nei cuori di coloro che amano la letteratura di alta qualità.

Campi di Lavanda in Piemonte: Un’esperienza incantevole per i sensi, di Alessandria today

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Foto Cascina Costanza Località Godiasco Salice Terme- da http://www.mammeamilano.com

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Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.

Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.

Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.

Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.

Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.

I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.

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Francesca Giannone: L’autrice di “La Portalettere” e il Suo Affascinante Mondo Letterario

Francesca Giannone, la talentuosa scrittrice originaria della Puglia, ha conquistato il mondo della letteratura con la sua opera più recente, “La Portalettere”, che si è aggiudicata il prestigioso Premio Bancarella 2023. La sua biografia è una storia affascinante di passione per la scrittura, dedizione alla cultura, e un ritorno alle radici nel Salento.

Foto da: foggiatoday.it

Francesca Giannone: L’autrice di “La Portalettere” e il Suo Affascinante Mondo Letterario

Nata in Puglia, Giannone ha coltivato fin da giovane un amore per la scrittura e la cultura. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione, ha proseguito i suoi studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove ha affinato le sue capacità narrative. Tuttavia, il suo percorso l’ha portata a trasferirsi a Bologna, dove ha partecipato al corso biennale di scrittura presso la Bottega di Narrazione “Finzioni”. Durante questo periodo, si è anche dedicata all’importante compito di catalogare i trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi, una testimonianza della sua passione per la cultura e la conoscenza.

Dopo alcuni anni trascorsi lontano dalla sua terra d’origine, Giannone è tornata a vivere a Lizzanello, nel cuore del Salento. Qui ha continuato a scrivere, pubblicando numerosi racconti su diverse riviste letterarie e affermando la sua voce come narratrice. Oltre alla scrittura, Francesca Giannone nutre una grande passione per la pittura, con una particolare predilezione nel ritrarre le donne come soggetto principale delle sue opere, creando un connubio unico tra parole e immagini.

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Il punto culminante della sua carriera letteraria è stato il romanzo “La Portalettere”, pubblicato nel 2023 dalla casa editrice Nord. Questo libro è emerso come un’appassionante epopea che attraversa il paesaggio emotivo dell’Italia degli anni ’30. La trama si apre in un pittoresco paesino nel Sud Italia, dove una coppia, Carlo e Anna, arriva portando con sé un’aura di mistero e cambiamento. Il loro amore appassionato e segreto sfida le convenzioni sociali, e Anna, una “forestiera” venuta dal Nord, si rivela come un’anima ribelle che rifiuta di sottomettersi alle rigide norme che imprigionano le donne del Sud.

Il romanzo offre una profonda esplorazione delle relazioni umane, con un triangolo amoroso tra Anna, Carlo e Antonio, fratello di Carlo, che si sviluppa in parallelo con le trasformazioni sociali, la Seconda Guerra Mondiale e l’emergere delle istanze femministe. La decisione audace di Anna di partecipare a un concorso per le Poste e diventare la prima portalettere di Lizzanello diventa il momento chiave del romanzo, scuotendo le fondamenta delle aspettative sociali e culturali della comunità e portando alla luce il potenziale di trasformazione derivante da un atto coraggioso.

“La Portalettere” non è solo una storia di amore e coraggio, ma anche un’opera che offre uno sguardo profondo sulla resilienza umana e sul potere delle scelte personali nel forgiare il proprio destino. Il libro cattura il lettore in un vortice di emozioni, riflessioni e speranze, lasciando un’impronta duratura nella mente e nel cuore di chi lo legge.

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In conclusione, Francesca Giannone è una scrittrice di straordinario talento il cui lavoro, come evidenziato da “La Portalettere”, ci trasporta in mondi affascinanti e complessi. La sua biografia e il suo ultimo romanzo ci mostrano una autrice che ha saputo unire passione, cultura e impegno in un’opera letteraria che rimarrà impressa nella storia della letteratura italiana.

“La Portalettere, di Francesca Giannone: Una Toccante Odissea di Amore e Autenticità”. Recensione a cura di Alessandria today (Grazie Google)

Il romanzo “La Portalettere” di Francesca Giannone emerge come un’appassionante epopea che attraversa il paesaggio emotivo dell’Italia degli anni ’30. Vincitore del prestigioso Premio Bancarella 2023 e finalista per il Premio Alassio Centolibri, il libro offre ai lettori un intenso viaggio nel tempo e nell’animo umano, con una narrazione che si snoda attraverso l’amore, l’autenticità e il riscatto.

Foto da: La Feltrinelli

“La Portalettere, di Francesca Giannone: Una Toccante Odissea di Amore e Autenticità”. Recensione a cura di Alessandria today

Una Donna dal Nord, Un Paese del Sud

La trama si apre in un pittoresco paesino nel Sud Italia, dove una coppia arriva, portando con sé un’aura di mistero e cambiamento. Carlo e Anna sono protagonisti di un amore appassionato e segreto, un amore che sfida le convenzioni e le aspettative. Anna, la “forestiera” venuta dal Nord, si dimostra subito un’anima ribelle, rifiutando di piegarsi alle rigide norme sociali che imprigionano le donne del Sud. Questa lotta per l’indipendenza personale e la sfida alle convenzioni la rendono un personaggio complesso e affascinante.

Amore, Legami Fraterni e Rivoluzione Personale

Tra i protagonisti, emergono relazioni profonde e conflittuali. L’amore di Anna per Carlo e la forza del legame che li unisce sono messi alla prova quando Antonio, fratello di Carlo, si innamora follemente di Anna fin dal primo istante. Questo triangolo amoroso si sviluppa in parallelo con le trasformazioni sociali, la Seconda Guerra Mondiale e l’ascesa delle istanze femministe. Il coraggio e la determinazione di Anna nel perseguire i propri sogni di indipendenza si intrecciano con l’amore e i conflitti che caratterizzano la famiglia Greco.

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La Forza di Una Donna Rivoluzionaria

Il momento chiave del romanzo è quando Anna prende la decisione audace di partecipare a un concorso per le Poste e diventare la prima portalettere di Lizzanello. Questa scelta scuote le fondamenta delle aspettative sociali e culturali della comunità, portando alla luce il potenziale di trasformazione portato da un singolo atto coraggioso. La sua lotta per essere se stessa, unita alla sua dedizione a consegnare messaggi di speranza e legame, la rende un personaggio ispiratore e simbolo di rivoluzione personale.

Conclusioni

“La Portalettere” di Francesca Giannone è un romanzo avvincente che intreccia saggiamente amore, autenticità e trasformazione sociale. Con una trama che attraversa decenni di cambiamenti storici e personali, la storia di Anna e dei suoi legami fraterni cattura il lettore in un vortice di emozioni, riflessioni e speranze. Questo romanzo racconta non solo una storia individuale, ma offre anche uno sguardo profondo sulla resilienza umana e sul potere delle scelte personali nel forgiare il destino. Una lettura che lascia un’impronta duratura nella mente e nel cuore dei lettori.

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“La Sera del Dí di Festa” di Giacomo Leopardi: Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino. Recensione a cura di Alessandria today

Nel contesto del mio blog “Alessandria Today”, Maria Pellino ci conduce attraverso un’analisi profonda e raffinata della lirica “La sera del dí di festa” di Giacomo Leopardi. Con uno sguardo acuto e una conoscenza approfondita, Pellino getta luce su questa composizione idilliaca, mostrandoci i sottili intrecci di significato e l’elegante riferimento a diverse influenze letterarie.

Giacomo Leopardi Wikipedia

“La Sera del Dí di Festa” di Giacomo Leopardi: Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino. Recensione a cura di Alessandria today

La lirica si apre con un incipit notturno, una scena lunare che richiama il vago e l’immaginario, un’atmosfera simile a quella evocata nell’Iliade di Omero. Maria Pellino sottolinea la connessione di questo passaggio con l’opera di Leopardi che riflette sul concetto di poesia romantica, evidenziando come il poeta ricrei e reinterpreti queste immagini mitiche.g

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Attraverso l’uso magistrale dell’immaginario, Leopardi dipinge un quadro di serenità e solennità, che si riflette nell’interiorità del poeta stesso. Maria Pellino delinea abilmente la dualità tra il sentimento di solitudine e infelicità del poeta e la sua capacità di attingere alla bellezza e alla contemplazione della natura. Il poeta si trova a naufragare tra il ricordo delle glorie passate e l’accettazione malinconica del flusso del tempo, che porta via tutto come il suono che si dissolve nella notte.

L’analisi di Maria Pellino ci offre uno sguardo in profondità su questa lirica e sulle sfumature dei suoi versi. Attraverso il suo contributo esperto, siamo guidati in un viaggio attraverso il pensiero di Leopardi, cogliendo le sfumature di tristezza e bellezza che si mescolano armoniosamente nella sua poesia. “La Sera del Dí di Festa” emerge come una composizione che riflette la complessità dell’animo umano e l’interconnessione tra la natura, il tempo e l’esperienza umana.

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Situato lungo la costa cilentana in Campania, Palinuro offre un mix unico di bellezza naturale e ricchezza storica. Questa affascinante località turistica è un punto di riferimento per tutti coloro che cercano una vacanza immersi nella natura incontaminata, lontano dal trambusto delle grandi metropoli.

Foto Pixabay

“Palinuro: Un Gioiello di Natura e Storia nella Costa Cilentana”

Circondata dal Mar Tirreno, Palinuro è famosa per le sue bellissime spiagge, il mare cristallino, le suggestive grotte e i paesaggi mozzafiato. Le sue acque azzurre e le scogliere frastagliate creano un meraviglioso contrasto con il verde della vegetazione che domina l’entroterra, creando uno spettacolo di colori vivaci.

Tra le principali attrazioni naturalistiche c’è il promontorio di Capo Palinuro, da cui la località prende il nome, famoso per le sue numerose grotte volteggiate da miti e leggende. Tra queste, la Grotta Azzurra, così chiamata per l’effetto luminoso creato dalla rifrazione della luce sull’acqua, è senz’altro da visitare.

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Tuttavia, Palinuro non vanta solo un’incredibile bellezza naturale. È un luogo ricco di storia e cultura, dove mito e realtà si fondono per creare un’atmosfera unica. Palinuro, secondo la leggenda, era il nome del timoniere dell’eroe Enea, noto per essere stato maledetto dagli Dei e condannato a un sonno eterno, naufragando sulle coste del promontorio. 

Oggi, Palinuro è una meta turistica amata, con un’ampia scelta di attività all’aria aperta, come immersioni, escursioni, visite guidate alle grotte ed esplorazione dei dintorni ricchi di storia e tradizioni.

Impossibile resistere al suo fascino antico e alla sua bellezza nuda, che dall’acqua cristallina

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“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”. Recensione a cura di Alessandria today

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“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”. Recensione a cura di Alessandria today, post anche su Google news

La poesia “𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è un toccante omaggio all’amore e alla memoria di una persona cara. Con parole delicate e sentite, l’autrice dipinge un ritratto dell’amato attraverso i ricordi che scaturiscono dalla sua voce, dalla sua gioia di vivere e dalle risate condivise.

“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”

Recensione:

Il poema inizia catturando l’attenzione del lettore con l’immagine suggestiva dell’eco della voce dell’amato, creando un’atmosfera intima e nostalgica fin dalle prime righe. La narrazione si sviluppa attraverso frammenti di ricordi, come le risate condivise e le serate in cui l’attesa era un dolce tormento, mentre l’autrice anticipava con gioia il ritorno dell’amato.

La poetessa sa affrontare con grande sensibilità il cambiamento drammatico di tono e atmosfera nel verso “Quella sera pioveva / cadesti nell’ acqua …”, una svolta inaspettata che tocca profondamente l’anima del lettore. La bellezza delle parole si combina con l’intensità delle emozioni, creando una narrazione potente e coinvolgente.

Laura Neri cattura l’essenza della relazione tra due anime affini che si cercano e si trovano, che condividono sogni e aspirazioni. L’immagine dell’amore come un inseguimento reciproco è forte e suggestiva, evocando l’idea di due individui destinati a condividere il cammino della vita.

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La poesia culmina con un tocco di speranza e di eternità, con l’autrice che chiede all’amato di restare vicino anche dopo la sua partenza. Questa richiesta si trasforma in un messaggio di amore che trascende il tempo e lo spazio, continuando ad accendere il cuore dell’autrice e dei lettori.

“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è una poesia che tocca le corde più profonde dell’animo umano, esplorando temi universali come l’amore, la memoria e la perdita. Con una prosa sincera e profonda, l’autrice crea un’opera che risuona nel cuore dei lettori, offrendo un ritratto struggente dell’amore che vive oltre i confini della vita terrena.

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𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri Poesie

L’eco della tua voce

la tua voglia di vivere

Il ricordo delle nostre risate

mi riporta la gioia nel cuore.

Ogni sera le tue parole .Rientravi

ti aspettavo …

poi la mia gioia

preparavo per te

Quella sera pioveva

cadesti nell’

acqua …

Chissà se ricordi

Ridevo mentre ti guardavo

che uomo

eri bello…tutto era bello .

volere le stesse cose.

Due anime che si rincorrevano e si cercavano.

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Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino.

Recensione a cura di Alessandria today

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“Portami Via: Una Poesia di Laura Neri che Abbraccia il Desiderio e la Nostalgia”. Recensione a cura di Alessandria today

La poesia “Portami via” di Laura Neri è un’opera toccante che cattura l’intensità del desiderio e la profondità della nostalgia. Con una prosa poetica, l’autrice dipinge un quadro di emozioni intense e desideri struggenti che prendono vita tra le parole.

“Portami Via: Una Poesia di Laura Neri che Abbraccia il Desiderio e la Nostalgia”. Recensione a cura di Alessandria today

Nel cuore della poesia, troviamo un richiamo all’amore e alla sua forza unificante. Il verso “E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo” evoca il potere dell’amore di attraversare spazi e tempi, di richiamare l’essenza stessa di una persona nel cuore di un altro.

L’immagine della luna frantumata e della ricerca tra le onde dei silenzi oscuri crea un’atmosfera di mistero e passione. Sotto un cielo cupo e una terra devastata, l’autrice dipinge un panorama emotivo che è allo stesso tempo oscuro e affascinante.

La poesia invita il lettore a un viaggio attraverso i ricordi, con l’idea di “sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti”. Questo richiamo all’atto di rivivere i momenti passati è potente, poiché suggerisce che i ricordi contengano tesori nascosti da scoprire.

Il verso finale, “Portami via,” è una richiesta di fuga, un desiderio di essere portati via dalla realtà e immersi in un mondo di emozioni e ricordi condivisi. È un invito a unire le anime e a cercare la bellezza nei momenti vissuti insieme.

In conclusione, “Portami via” è una poesia che affonda le radici nel profondo delle emozioni umane. Laura Neri cattura il desiderio ardente e la nostalgia struggente con un linguaggio poetico che avvolge il lettore in un abbraccio caloroso. Una poesia che invita a riflettere sul potere dell’amore e dei ricordi nella nostra vita.

Portami via, di Laura Neri poesie 

E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo,

Frantumerai la luna e mi verrai a cercare.

Io sarò lì tra le onde dei silenzi oscuri,

Sotto un cielo cupo e una terra devastata da tempeste.

Nella penombra della sera appoggerai la tua testa alla mia,

e ce ne staremo lì a sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti.

E quando in ogni angolo di tempo cancellerai i riflessi del passato,

Raccoglierai le perle riposte dentro il cuore mio.

Allora allungherò la mano e ti dirò…. 

Portami via.

Stagione Teatrale 2023-2024 del Teatro Filodrammatici di Milano – Comunicato stampa di Carlo Tomeo, Milano

P.A.U.R.A., acronimo di Pensare A Una Realtà Alternativaè il titolo che definisce la stagione 2023/2024 del Teatro Filodrammatici Milano.

Stato emotivo capace di generare in chi lo prova, un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo, P.A.U.R.A. nasconde in realtà il desiderio di cambiare le cose attraverso la volontà d’immaginare e perseguire ideali e sogni.

“Siamo fatti di fatiche, bisogni, aspirazioni e prospettive – affermano Tommaso Amadio e Bruno Fornasari, direttori artistici del Teatro Filodrammatici – che spesso viviamo in solitaria, con senso d’impotenza o addirittura con frustrazione e rabbia. Condividere queste energie vitali, questi stimoli a far cambiare le cose, è una possibilità che il teatro racconta come un materiale personale che diventa collettivo, come l’immaginazione di pochi che scatena la fantasia di tutti”.

“In teatro – proseguono i due – si può imparare a domare la paura col costante sforzo di trasformarla in possibilità di riscatto, salvezza, libertà di pensiero ed emozioni. Abbiamo quindi deciso di scegliere una parola così scomoda per provare ad esorcizzarla, per trasformarla, attraverso il gioco dell’acronimo, nella volontà di immaginare e perseguire ideali e sogni che sembrino al di là della realtà attuale”.

L’anno della P.A.U.R.A. sarà caratterizzato da numeri importanti: 8 mesi di programmazione, 13 spettacoli in cartellone, 4 produzioni originali del Teatro Filodrammatici di cui 2 inedite in prima nazionale. E ancora la nuova edizione del festival lgbtqia+ Lecite Visioni, i nuovi cicli dei format La storia a processoStoria & narrazione e molto altro ancora.

Il calendario 2023/2024 prenderà il via con due produzioni del Filodrammatici in prima nazionale: dal 5 al 15 ottobre 2023, The Trials (I processi) di Dawn King che condurrà gli spettatori in un futuro molto prossimo, in cui è cominciata la resa dei conti per la ferita inferta dall’umanità all’ambiente e con L’Amleto di nessuno (Hamlet of no one) di Nassim Soleimanpour (24 ottobre – 5 novembre 2023), autore di Coniglio bianco, coniglio rosso.

Basato su Blind Hamlet del drammaturgo iraniano, in cui una persona affronta la lenta perdita della vista, la paura di non poter più vedere il mondo e il fatto di non aver mai letto l’Amleto di William Shakespeare, lo spettacolo è una meditazione piena di sorprese su cosa significhi agire e interagire in un mondo che si sta pian piano sfuocando e riducendo.

Tra le altre produzioni del Teatro Filodrammatici spicca Bed Boy Jack di Bruno Fornasari (dall’8 al 25 febbraio 2024) che racconta un fatto realmente accaduto nei primi anni ’90 in Austria, sconvolta da una serie di omicidi di prostitute, compiuti da Jack Unterweger, il primo serial killer nella storia del Paese. Condannato all’ergastolo, Jack Unterweger, diventato un vero e proprio idolo tra gli intellettuali austriaci, riuscì a ottenere la libertà grazie all’appoggio dell’élite letteraria. Ma quando le indagini sugli assassini delle prostitute sembravano a un punto morto, la polizia cominciò a sospettare proprio dell’uomo che tutti credevano pienamente riabilitato. Il testo di Bruno Fornasari si svolge intorno al tentativo di Jack Unterweger di salvare ancora la vita attraverso il talento della scrittura.

Torna al Filodrammatici, dopo la prima messa in scena di gennaio 2023, A casa allo zoo di Edward Albee (dal 14 al 26 maggio 2024), una commedia che ritrae un’umanità sola, disabituata a comunicare in un mondo materialistico fatto d’ingiustizie e disparità sociali, raccontata dallo stile incalzante di Albee con amara ironia e la consueta maestria dialettica.

Nel weekend del 2 e 3 giugno 2024, torna CON_TESTO, la più folle e spiazzante festa del teatro creato in tempo reale, dopo l’edizione promossa dall’Institut del Teatre di Barcellona nel febbraio 2023.

Il progetto, ideato da Bruno Fornasari in collaborazione con Tommaso Amadio, è un esperimento dove drammaturghi, registi e attori dovranno, nell’arco di 24 ore, creare uno spettacolo originale, ispirato a notizie e fatti accaduti nella settimana precedente la data della messa in scena.

Come da tradizione il Teatro Filodrammatici accoglierà le produzioni di altri enti teatrali, tutte alla loro prima milanese.

La prima, dal 7 all’11 novembre 2023, sarà quella del Teatro del Loto, Teatrimolisani, con Figli di Abramo. Un patriarca, due figli, tre fedi e un attore di Svein Tindberg, un viaggio, con musica dal vivo, di un attore che da Gerusalemme si mette alla ricerca dell’Abramo perduto.

Dal 24 al 26 novembre 2023, la Fondazione Teatro Metastasio porta a Milano, Alexo di e con Claudio Morici, ospite fisso nelle passate edizioni del programma Propaganda LiveAlexo, versione spuria – italo-cinese, romana di Torpignattara – del più noto assistente vocale è freddo di fronte alle richieste del suo proprietario Claudio, ma si attiverà improvvisamente per conquistare, per conto del suo padrone, il cuore di una ragazza.

Dal 28 novembre al 3 dicembre 2023, A number di Caryl Churchill, una produzione del Teatro Libero di Palermo, affronta il tema del rapporto tra padre e figlio in una società contemporanea, dove la perfezione e l’adeguatezza sono diventati i nuovi dogmi da onorare, che s’incrocia con quello della clonazione, della sperimentazione genetica, in cui l’uomo vuole sostituirsi a Dio e creare i propri figli perfetti.

Dicembre è tradizionalmente il mese di Paolo Nani. L’attore e autore italiano sarà in scena il 19 e il 20 dicembre 2023 con La Lettera il suo evergreen, un successo che resiste da anni e che viene rappresentato ininterrottamente dal 2011 al Filodrammatici.

Quest’anno debutterà inoltre il suo nuovo spettacolo Piccoli miracoli, dal 12 al 17 dicembre 2023, nel quale Paolo Nani sperimenta un linguaggio scenico originale, dove si fondono teatro e arte visiva, interpretando il ruolo di un disegnatore, che sembra essersi chiuso per sempre all’interno del suo piccolo mondo, costituito unicamente dal suo studio.

Limfjordsteatret LIVETS SMÅ MIRAKLER Paolo Nani Foto: Lars Horn / Baghuset Dato: 09.09.21

Il nuovo anno sarà aperto dal 9 al 14 gennaio 2024, da Il racconto dell’ancella (produzione Teatro della Città) che riprende la sceneggiatura del romanzo distopico scritto nel 1985 dalla canadese Margaret Atwood, tornato alle cronache per il grande successo della serie televisiva The Handmaid’s Tale.

Martin Mc Donagh, già conosciuto per Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’Isola, è l’autore di Una mano mozzata a Spokane, che, dal 3 al 4 febbraio 2024, porterà in scena una dark comedy con protagonista Carmichael, un sicario di mezz’età a cui manca la mano sinistra e che cerca di ritrovare da 27 anni. Produzione ariaTeatro.

Dal 7 al 10 marzo 2024, ALONSO. Don Chisciotte tra reale e virtuale, una produzione ibrida tra teatro e realtà virtuale, scritta e diretta da Sara Meneghetti, con tre episodi pensati come un unico arco narrativo racchiuso da una cornice recitata dal vivo dall’attore premio Ubu Andrea Cosentino, che segue le vicende di un Don Chisciotte adolescente che erra per la pianura padana, in tempo di lockdown, spinto non dalla follia ma dall’immaginazione, suo rifugio e chiave per interpretare il mondo. Gli spettatori assisteranno allo spettacolo in parte attraverso visori per la realtà virtuale e in parte dal vivo.

Dal 21 al 24 marzo 2024, L’altro mondo. Piccole storie di cambiamento di Daniele Ronco tratto da L’altro mondo di Fabio Deotto, produzione Mulino ad Arte, è un viaggio in cui gli spettatori e le loro percezioni dei temi ambientali diventano centrali rispetto alla rappresentazione.

Anche quest’anno, dal 7 al 12 maggio 2024, torna Lecite visioni. Festival lgbtqia+, giunto alla sua undicesima edizione, per la direzione artistica di Michele Di Giacomo. Cinque giorni di spettacoli di teatro, danza e performance per raccontare vite, storie, temi, battaglie lgbtqia+, insieme a incontri, dibattiti, presentazioni e laboratori per discutere, approfondire, condividere.

Durante la stagione 2023/2024 si riproporranno i format di successo La Storia a processo, ideato da Elisa Greco, e Storia & narrazionea cura di Paolo Colombo.

Il primo trasforma il palco del Filodrammatici in un’aula di un tribunale, con imputati che hanno fatto la Storia e temi di stretta attualità che accenderanno dibattiti mostrando ogni volta la forte relazione tra passato e presente.

Il secondo è un ciclo di quattro appuntamenti che racconta la storia della seconda metà del secolo scorso in maniera appassionante, coinvolgente e divertente, attraverso le vicende di alcuni suoi protagonisti quale Martin Luther King, o di argomenti come la caduta del Muro di Berlino, la nascita della Disco Music o l’affermarsi dei Cartoni giapponesi.

Sulla scia di un successo sempre crescente, sono confermati anche per la prossima stagione I concerti della domenica, che propongono un cartellone di grande livello artistico allestito dal Maestro Roberto Porroni.

Milano, Teatro Filodrammatici – Piazza Paolo Ferrari, 6 (angolo via Filodrammatici)

STAGIONE 2023/2024

Prevendite alla biglietteria del Teatro Filodrammatici e su www.teatrofilodrammatici.eu

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“Caprera: L’Isola Incantata al Cuore del Mediterraneo”

L’Isola di Caprera, situata al largo delle coste della Sardegna, è una perla incastonata nel cuore del Mediterraneo. Conosciuta per la sua natura selvaggia, le acque cristalline e una storia intrisa di fascino, Caprera attira visitatori da tutto il mondo, offrendo loro un’esperienza indimenticabile.

“Caprera: foto dalla pagina facebook Caprera

Le sue radici storiche risalgono all’Ottocento, quando l’isola divenne la dimora di uno dei più grandi eroi d’Italia, Giuseppe Garibaldi. Questo patriota e combattente per l’indipendenza italiana trascorse gli ultimi anni della sua vita sull’isola, donandole un’aura di rilevanza storica. Oggi, i visitatori possono esplorare la Casa Bianca, la dimora di Garibaldi, che è stata trasformata in un museo per onorare la sua memoria e conservare il suo patrimonio.

Ma Caprera è molto più di un semplice museo storico. La natura incontaminata dell’isola è un vero paradiso per gli amanti del mare e dell’avventura. Le sue spiagge di sabbia bianca e ciottoli, accarezzate dalle acque turchesi, offrono un ambiente ideale per rilassarsi e prendere il sole, mentre i sentieri che attraversano l’isola sono perfetti per gli escursionisti e gli amanti del trekking.

Una delle gemme più preziose di Caprera è la sua biodiversità. L’isola è protetta all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e ospita una varietà di specie animali e vegetali uniche. Le tartarughe marine, i gabbiani e i falchi pellegrini fanno di Caprera un paradiso per gli appassionati di birdwatching, mentre le sue acque sono ideali per gli amanti delle immersioni, con numerosi siti da esplorare.

Per i viaggiatori che cercano una pausa dalla frenesia della vita quotidiana, Caprera offre tranquillità e serenità. Lontano dal caos delle città, l’isola è un luogo in cui il tempo sembra rallentare e dove è possibile ritrovare il contatto con la natura e con se stessi. Gli scorci panoramici mozzafiato e il suono del mare che culla l’isola trasformano ogni visita in un’esperienza indimenticabile.

Inoltre, Caprera offre una deliziosa esperienza culinaria, con ristoranti che propongono piatti tipici della cucina sarda e mediterranea. I sapori autentici, combinati con ingredienti freschi e di stagione, soddisferanno i palati più esigenti.

Caprera è un’isola unica che cattura il cuore di chiunque la visiti. La sua storia affascinante, la natura incontaminata e la bellezza mozzafiato ne fanno una meta imperdibile per i viaggiatori in cerca di autenticità e di avventure nel cuore del Mediterraneo. Visitare Caprera è come entrare in un sogno, un sogno che si materializza davanti ai nostri occhi con tutto il suo splendore.

Recensione di “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

“Lo Spiraglio” è una poesia che afferra l’attenzione del lettore grazie alla sua brevità e alla sua capacità di dipingere immagini evocative in poche parole. L’autrice, Lucia Triolo, ci trasporta in un mondo di ombre e luci, di passato e futuro, in un fluire di emozioni e sentimenti che si fondono e si sciolgono

Foto da Pexels

Il verso iniziale “uno spiraglio lucida la propria ombra poi i dilegua” ha un impatto notevole, aprendo la poesia con una visione enigmatica e suggestiva. Ciò che sembra un’immagine semplice si rivela invece ricco di significato, evocando il concetto di fugacità dell’essere umano e delle esperienze che ci attraversano.

La successiva descrizione della vasca da bagno e dell’accappatoio umido crea un’atmosfera intima e personale, offrendo al lettore una finestra sulla quotidianità dell’individuo. La poesia sembra esplorare il concetto dell’effimero, della transitorietà delle esperienze e dei sentimenti, come la vita stessa che scorre attraverso noi.

Le parole “nell’ombra tutto accade, il passato il presente il futuro…” esprimono una prospettiva filosofica, suggerendo che l’oscurità sia il luogo in cui si svolgono tutti gli aspetti del tempo. Questa riflessione sulla temporalità e sull’essenza stessa dell’esistenza umana dona profondità alla poesia.

La presenza del “fuori luogo” con spalle e profilo aggiunge una nota di estraneità e stranezza, come se l’io narrante si trovasse in un contesto ambiguo e incerto. Questa ambivalenza potrebbe essere intesa come una rappresentazione della complessità delle emozioni umane.

Inoltre, l’apparire e il dileguarsi di qualcosa “altrove” introduce il concetto di desiderio e passione, ma poi si dissolve nel nulla. Questa dualità tra presenza e assenza, tra ciò che è cercato e ciò che è perduto, arricchisce la poesia di una malinconica bellezza.

L’ultima immagine di qualcosa “vaga vestita di stracci” ci proietta in una realtà meno definita, una rappresentazione di un sentimento che è sfuggente e sfocato, come un ricordo sbiadito.

In conclusione, “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo è una poesia di grande impatto emotivo, che cattura il lettore con immagini suggestive e una riflessione profonda sulla temporalità e l’intangibilità delle esperienze umane. La brevità della poesia è una sua forza, poiché riesce a comunicare tanto in così poche parole, lasciando spazio all’interpretazione personale. Una lettura altamente consigliata per gli amanti della poesia che cercano di esplorare l’animo umano e la sua eterna ricerca di significato.

lucia triolo: lo spiraglio

uno spiraglio
lucida la propria ombra
poi
i dilegua;

nella vasca da bagno
ha lasciato
l’accappatoio 
umido 
e i piedi

nell’ombra tutto 
accade,
il passato il presente il futuro…..
un fuori luogo
di spalle, di profilo

Altrove fa capolino talvolta
fra oscure titubanze
il fremito di un volto
…desiderio,
…passione.
Poi nulla

Qualcosa
vaga
vestita di stracci

Recensione: ”Amato Mare” di Alma Bigonzoni, a cura di Alessandria today

“Amato Mare” di Alma Bigonzoni è una poesia che trasuda l’amore e la connessione profonda con il mare, portando i lettori in un viaggio emozionale attraverso la bellezza e la magia dell’oceano.

Recensione: ”Amato Mare” di Alma Bigonzoni, a cura di Alessandria today

La poesia si apre con un’immagine maestosa dell’infinito, dove il cielo e il mare si fondono all’orizzonte. L’autrice invita i lettori a osservare questo spettacolo affascinante, dove i pensieri vagano in perfetta sintonia con le onde che si infrangono sulla spiaggia silenziosa. L’atmosfera è rilassante e coinvolgente, e il mare diventa un’entità viva, in grado di accogliere i sogni dei viaggiatori e le emozioni di chiunque si avvicini alla sua maestosità.

La poesia è intrisa di immagini suggestive che catturano i sensi. Il vento sussurra tra i capelli dell’autrice, avvolgendola in una coccola di brezza marina. Le descrizioni dei colori accesi e sfumati del tramonto evocano una sensazione di magia e promessa di un “infinito ritorno”, dando vita a un’atmosfera di speranza e rinnovamento.

L’uso del senso del gusto, con il “sapore del sale che penetra nella pelle”, aggiunge una dimensione sensoriale alla poesia, invitando i lettori a immergersi ancora di più nell’esperienza marina.

Il cuore dell’autrice sembra vibrare in armonia con l’oceano, e i suoi sentimenti si esprimono attraverso un “melodico canto” che rivela un amore profondo e silente per il mare. La poesia si conclude con questa dichiarazione di affetto, un tributo poetico all’infinita bellezza e ispirazione che il mare dona.

Il linguaggio poetico utilizzato da Alma Bigonzoni è delicato e melodico, e le parole si susseguono con grazia e fluidità. La poesia è ricca di immagini evocative e metafore ben collocate, che aggiungono profondità e significato al testo.

In conclusione, “Amato Mare” è una poesia che abbraccia l’anima dei lettori, immergendoli nella poesia del mare e della natura. L’autrice dipinge un quadro di bellezza e serenità, comunicando l’amore e l’affinità con questo elemento primordiale. Una lettura che nutre l’animo e lascia un’eco di meraviglia e contemplazione.

Amato mare, di Alma Bigonzoni
Osservo l’infinito in lontananza,
dove cielo sfiora il mare e si fonde,
lascio che i pensieri vaghino in sintonia
con le onde.
Si infrangono sulla spiaggia silenziosa
i sogni e la bianca sabbia li accoglie.
Il vento sussurra tra i miei capelli e
mi avvolge cullandomi con la sua brezza.
Lo sguardo si posa sulla diversità dei
colori accesi, sfumati del tramonto,
al profumo di una promessa
di un infinito ritorno.
Il sapore del sale penetra nella pelle,
scoprendo sensazioni profonde
come l’oceano.
Dalle labbra fuoriesce un melodico canto
che tocca il mio cuore, non posso fare
a meno di cantare al mio amato mare
il mio silente amore.

Il gran canyon della val Borbera, a cura di Donatella Brusati

 La val Borbera, valle piuttosto defilata dalle consuete rotte turistiche, offre in realtà un’ampia serie di risonanze storiche, paesaggistiche e ambientali che meritano un viaggio alla scoperta di questi luoghi. Innanzitutto, la val Borbera, abitata sin dall’antichità da Celti, Liguri e poi Romani, è stata teatro, durante la seconda guerra mondiale, di significativi fatti d’arme e d’eroismo delle brigate partigiane contro gli oppressori nazi-fascisti, infatti, a Pertuso, nel cuore della valle, è collocata una lapide che ricorda l’omonima battaglia dell’agosto 1944 e le imprese dei combattenti della divisione garibaldina Pinan Cichero.

In secondo luogo, a partire da Borghetto Borbera, agli occhi del viaggiatore si apre uno scenario di austera e inaspettata bellezza, sino ad arrivare allo straordinario canyon. Lungo circa sei chilometri, formato dalle acque del Borbera, esso scorre incassato dai maestosi muraglioni di età oligocenica, dando origine a un paesaggio che, durante la stagione estiva, esalta il fascino selvaggio di questo territorio, da Persi sino alle Strette di Pertuso.

Nell’area attrezzata di Boscopiano, lungo la strada provinciale, ci si potrà dedicare al picnic, oppure scendere sino alle acque del Borbera, per godere nello stesso tempo di tanta bellezza e ameno refrigerio. Per chi vuole camminare, è possibile percorrere il sentiero “Serena e Alessandro” che conduce sino a Roccaforte ligure.

Ma la particolarità di questo luogo, che desta stupore agli occhi dei viaggiatori, risiede nella spettacolarità delle anse del Borbera, nei voli dell’averla, dell’ortolano e della calandra che guardano dall’alto le acque cristalline, nei sentori dell’issopo, del giglio martagone e della centaurea, che recano con sé, intatta, l’essenza profonda della natura appenninica.

Il nuovo thriller di Alessandra De Matteis, a cura di Silvestra Sobrera

Alessandra De Matteis presenta il suo romanzo Noli me tangere.

 Secondo te scrivere cosa vuol dire, o cosa vuol dire per te?

La risposta a questa domanda, è, anch’essa, nella premessa del romanzo: “Ma scrivere, per me, non è un lavoro e non è nemmeno un hobby: è l’unico modo per veder accadere l’impossibile. Per renderlo possibile. L’unico modo per liberare l’ordinario corso delle cose dalle costrizioni impostegli dalle regole precostituite del mondo, conoscendo, tuttavia, la netta distinzione tra le due dimensioni.” 

Scrivere questo romanzo per me ha significato poter esprimere forte quel sentimento di ingiustizia che ho provato nei confronti del destino quando ho visto per la prima volta Rosalia, e mi ha fatto pensare a quanti altri bambini, quotidianamente, costantemente, nel tempo, sono vittime ingiuste di una sorte immeritata. Ho sempre scritto, fin da piccola: diari, lettere, pensieri, timori. Era ed è sempre stato un modo per esorcizzare paure e cullare speranze. 

 La parte più semplice dello scrivere?

L’abbandono alle infinite possibilità regalate da un foglio bianco. La consapevolezza che possa succedere di tutto, non avere limiti: i mondi del possibile e dell’impossibile possono collidere e confondersi.

Trama:

A cinque anni di distanza dalla notte in cui per Jeremy e Alice il confine tra vita e morte è diventato sottile come un foglio di carta velina, quel passato da cui sembravano essere ormai lontani e al sicuro ritorna sotto forma di richiesta d’aiuto. Un giovane studioso deve salvare la carriera a cui ha votato la sua esistenza, compiendo ogni sorta di sforzo per tutelare dal tempo e nel tempo Rosalia, “la Bella Addormentata di Palermo”, mentre un analista dati del governo degli Stati Uniti cerca di difendere la propria dalle interferenze di un uomo che vuole condurlo su una strada della quale non riesce a comprendere il senso e la meta. Sullo sfondo, la figura di due padri accomunati dallo stesso terribile destino, che si intreccia con quello di tutti i protagonisti i quali capiranno troppo tardi ciò di cui sono realmente parte, cosa e chi li lega.

Scheda del libro:

Autrice: Alessandra De Matteis

Titolo: Noli me tangere

Anno di pubblicazione: 08 maggio 2023

Presentato da: Agenzia di marketing editoriale Ciclope Lettore

Genere: Thriller

La Magia dei Campi di Zafferano nella Incantevole Val Borbera, in Provincia di Alessandria

Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.

La Magia dei Campi di Zafferano nella Incantevole Val Borbera, Provincia di Alessandria

Nella pittoresca provincia di Alessandria, tra le meraviglie paesaggistiche della Val Borbera, si celano i segreti di un fiore dal fascino millenario: lo zafferano. Questa preziosa spezia, conosciuta come “oro rosso,” incanta i sensi e regala un tocco di magia a chiunque si avventuri nei campi in cui cresce. Scopriamo insieme la storia e il mistero di questi campi di zafferano, che rendono unica e suggestiva questa incantevole regione.

Il Fiore dell’Incanto

Lo zafferano è un fiore viola dal profumo inebriante e dal colore intenso. La sua bellezza ha affascinato l’umanità sin dai tempi antichi, e le sue origini risalgono a secoli fa, in terre lontane. Da allora, questa pregiata spezia è stata oggetto di commercio e ha giocato un ruolo fondamentale nella cucina, nella medicina e persino nella cosmetica.

Le colline della Val Borbera, con il loro clima mite e la ricchezza del terreno, offrono un ambiente ideale per la coltivazione dello zafferano. Qui, in piccoli appezzamenti di terra, i coltivatori dedicano passione e cura alla coltivazione di questa meravigliosa pianta, preservando un’antica tradizione agricola che si tramanda di generazione in generazione.

I Segreti della Coltivazione

La coltivazione dello zafferano è un’arte che richiede attenzione, dedizione e competenza. I campi di zafferano nella Val Borbera sono curati con scrupolo, e ogni fase del processo di crescita è seguita con cura e passione.

A partire dal piantare i bulbi, che avviene tra fine agosto e settembre, fino alla raccolta dei fiori in autunno, ogni passo richiede abilità e sensibilità per assicurarsi che la qualità dello zafferano sia mantenuta al massimo livello. La raccolta viene effettuata a mano, e i delicati stigmi viola, parte più pregiata del fiore, sono separati con attenzione e cura.

Un Patrimonio da Preservare

I campi di zafferano nella Val Borbera non sono solo un luogo di produzione, ma rappresentano anche un patrimonio culturale e storico di inestimabile valore. I coltivatori locali, consapevoli della preziosità di questa tradizione, si impegnano nella sua preservazione e trasmissione alle generazioni future.

La coltivazione dello zafferano è anche un’opportunità per promuovere il turismo sostenibile e responsabile nella regione. I visitatori possono immergersi nella magia dei campi di zafferano, partecipando alle fasi della coltivazione e scoprendo i segreti di questa affascinante spezia. L’esperienza di essere circondati dalla bellezza dei fiori viola, il loro profumo avvolgente e l’incredibile paesaggio circostante, rimane impressa nei cuori di chiunque abbia la fortuna di vivere questa esperienza unica.

Un Vero Esempio di Eccellenza

I campi di zafferano nella Val Borbera, provincia di Alessandria, rappresentano un vero esempio di eccellenza nella coltivazione di questa preziosa spezia. La passione e la dedizione dei coltivatori si traducono in uno zafferano di altissima qualità, amato e apprezzato in tutto il mondo.

Mentre la tecnologia e il progresso avanzano, i campi di zafferano nella Val Borbera ci ricordano l’importanza di preservare le antiche tradizioni e di connetterci con la terra e i suoi doni. Questo fiore dal fascino millenario continua a regalare emozioni uniche e a incantare il cuore di chiunque si avvicini a scoprire la sua magia nella Val Borbera.

La Portalettere, di Francesca Giannone: Un Viaggio Inatteso attraverso le Emozioni umane. Recensione di Alessandria today

“La Portalettere” di Francesca Giannone è un romanzo delicatamente costruito che cattura l’anima del lettore sin dalle prime pagine. Articolato in una trama sublimemente intrecciata, il libro offre un ritratto commovente e penetrante del mondo emotivo delle sue protagoniste.

Foto da: lafeltrinelli.it

“La Portalettere: Un Viaggio Inatteso attraverso le Emozioni umane”

L’autrice mostra un’incredibile abilità nell’intrecciare le storie personali dei destinatari delle lettere con quella della portalettere, creando un racconto profondamente umano. C’è una sensazione di autenticità che risuona in ogni pagina, rendendo quasi tangibili le emozioni dei personaggi.

La scrittura di Giannone è affascinante ed elegante, ricca di dettagli evocativi che ti fanno sentire come se tu stessi passeggiando per le strade della città insieme alla protagonista. La sua descrizione delle emozioni e delle interazioni è tanto delicata quanto potente, fornendo un quadro sincero della natura umana.

“La Portalettere” è un viaggio emozionale che tocca il cuore del lettore. Francesca Giannone ha scritto un’opera di grande sensibilità e intensità, che esplora con grazia l’aspetto umano della vita quotidiana. Un libro sicuramente da non perdere per gli amanti delle storie profonde e commoventi.

Ricordi. Le Feste in Casa dei ragazzi nel Secolo Scorso: Un Altro Mondo

Nel corso del secolo scorso, le feste in casa occupavano un posto speciale nella cultura giovanile, offrendo ai ragazzi un modo di socializzare e divertirsi in un ambiente intimo e familiare. Prima dell’avvento delle tecnologie digitali e dei social media, queste feste rappresentavano un’esperienza unica e irripetibile, un viaggio nel tempo che vale la pena esplorare.

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Foto da Pinterest

“Le Feste in Casa nel Secolo Scorso: Esplorando un Altro Mondo”

Le feste in casa non erano semplicemente raduni casuali, ma eventi attentamente pianificati e anticipati con entusiasmo. Non c’erano inviti virtuali o RSVP online: i ragazzi andavano di persona a chiedere ai loro amici di partecipare. L’attesa e l’ansia per l’evento facevano parte dell’esperienza, e l’aspettativa faceva crescere l’anticipazione per la serata.

Prepararsi per una festa in casa era un rituale in sé. I genitori spesso aiutavano i loro figli a organizzare la casa, a spostare i mobili per creare spazio per ballare e a preparare il cibo e le bevande per gli ospiti. La musica era una parte essenziale del divertimento, e i ragazzi avrebbero passato ore a creare delle playlist con le loro canzoni preferite, spesso registrate su cassette o CD.

Quando la notte della festa arrivava, i ragazzi si presentavano a casa dell’ospitante, portando con sé regali come segno di gratitudine. Le feste iniziavano lentamente, con i primi arrivi che si intrattenevano tra loro, ridendo e scherzando. Man mano che il numero di partecipanti cresceva, la casa si riempiva di energia giovanile e spensieratezza.

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Le feste in casa offrivano un’opportunità unica per socializzare e creare legami significativi. Senza le distrazioni degli smartphone e dei social media, i ragazzi erano completamente immersi nel momento presente e si divertivano davvero a interagire tra loro. I balli e i giochi erano all’ordine del giorno, e anche gli introversi si sentivano a loro agio in questo ambiente intimo.

Tuttavia, le feste in casa potevano anche essere un’occasione per imparare importanti lezioni di vita. L’organizzazione e la gestione di un evento di questo tipo comportavano responsabilità, come assicurarsi che i genitori fossero informati e che tutto si svolgesse senza problemi. Ciò aiutava i ragazzi a sviluppare competenze sociali e a prendere confidenza in sé stessi.

Con l’avvento di internet e dei social media, le feste in casa hanno iniziato a perdere terreno, sostituite da eventi pubblicizzati su piattaforme digitali e incontri virtuali. L’esperienza di socializzare di persona ha lasciato il posto a interazioni online, e molte delle tradizioni del passato sono state dimenticate.

Oggi, mentre osserviamo con nostalgia il secolo scorso, possiamo riflettere con affetto sulle feste in casa che hanno caratterizzato la gioventù di tante persone. Sebbene il mondo sia cambiato e la tecnologia abbia trasformato il modo in cui ci relazioniamo, quei momenti di semplicità e autenticità delle feste in casa restano incisi nei ricordi di coloro che li hanno vissuti.

In conclusione, le feste in casa del secolo scorso erano un altro mondo, un luogo in cui i ragazzi si riunivano per creare ricordi indelebili e instaurare amicizie durature. Anche se il tempo e la tecnologia hanno portato cambiamenti nella cultura giovanile, queste feste hanno lasciato un’impronta speciale nella storia sociale di quegli anni, dimostrando che l’essenza delle relazioni umane e del divertimento condiviso rimane eterna.

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Recensione: Le armi della luce di Ken Follett, a cura di Alessandria today

“Le armi della luce” di Ken Follett è un romanzo coinvolgente e ben documentato, che mescola abilmente avvenimenti storici con vicende umane. Con uno stile narrativo avvincente e personaggi indimenticabili, Follett ci regala un viaggio indimenticabile nel passato, mostrandoci quanto sia importante comprendere e riflettere sulle lezioni che la storia ci offre.

Foto: lafeltrinelli.it

Recensione: Le armi della luce di Ken Follett

“Le armi della luce” è il quinto capitolo della saga di Kingsbridge di Ken Follett, un’opera epica che ci trasporta nell’affascinante mondo del XIX secolo, un’epoca di grandi cambiamenti e rivoluzioni. In questa straordinaria narrazione, l’autore ci guida attraverso un intreccio ricco di dettagli storici accuratamente documentati, caratterizzato da eroi coraggiosi, cattivi perfidi e la lotta per un futuro migliore.

La trama si svolge tra il 1792 e il 1824, un periodo segnato da profondi mutamenti sociali ed economici. A Kingsbridge, una città con una lunga tradizione di manifattura tessile, l’industrializzazione fa il suo ingresso inesorabile, portando con sé la miseria per la maggior parte della popolazione. Questo scenario di cambiamenti rivoluzionari si intreccia con gli eventi storici cruciali dell’epoca, come la guerra contro Napoleone Bonaparte e la battaglia di Waterloo.

I personaggi di “Le armi della luce” sono l’anima di questa epopea. Un gruppo variegato di individui, collegati tra loro in modi sorprendenti, si muove sullo sfondo di una società in rapida trasformazione. Tra di essi, una coraggiosa filatrice, un ragazzo geniale, una giovane idealista che lotta per i diritti dei bambini disagiati, un commerciante di tessuti intrappolato dai debiti ereditati, una moglie infedele, un operaio ribelle, un artigiano audace, un vescovo inetto e un ricco imprenditore spietato, tutti contribuiscono a rendere questa storia indimenticabile.

Ken Follett dimostra ancora una volta la sua abilità di affascinante narratore, immergendoci nel passato con una precisione storica sorprendente. La sua capacità di fondere le vicende personali dei personaggi con gli eventi storici globali crea una trama coinvolgente che tiene il lettore incollato alle pagine.

Un aspetto notevole del romanzo è la puntuale rappresentazione dell’ascesa dell’industrializzazione e le conseguenze che essa comporta per le classi sociali più deboli. La lotta tra i lavoratori e i proprietari delle fabbriche, la ribellione contro l’oppressione e l’arruolamento forzato nell’esercito offrono uno spaccato realistico della dura realtà dell’epoca.

La caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti forti del libro. Sono ritratti in modo tridimensionale, con sfumature di grigio che li rendono credibili e umani. Le loro sfide personali, i conflitti interiori e le ambizioni contribuiscono a dar vita a una storia avvincente.

In conclusione, “Le armi della luce” di Ken Follett è un romanzo coinvolgente e ben documentato, che mescola abilmente avvenimenti storici con vicende umane. Con uno stile narrativo avvincente e personaggi indimenticabili, Follett ci regala un viaggio indimenticabile nel passato, mostrandoci quanto sia importante comprendere e riflettere sulle lezioni che la storia ci offre. Questo libro merita sicuramente un posto nella biblioteca di ogni appassionato di narrativa storica e di chiunque ami immergersi in un’epoca passata con grande dettaglio e autenticità.

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