Non solo poesia: Il lato scientifico di Giacomo Leopardi di Caterina Alagna

A pochi è noto l’interesse scientifico che il grande poeta di Recanati dimostra fin da piccolo per la scienza. Ne “L’infinita scienza di Leopardi”, pubblicato da Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi, viene data per assodata la passione del Leopardi per le materie scientifiche e l’importanza che queste abbiano avuto sulla sua vita, finendo per influire sulla sua carriera di poeta e scrittore. Leopardi, che fin da piccolo è profondamente innamorato dello studio, non cresce leggendo solo le grandi opere dei grandi personaggi della letteratura classica, quali Omero, Ovidio e Virgilio, ma anche leggendo le opere scientifiche di Newton, Copernico e Galileo. Ma non è tutto, sembrerebbe che il poeta di Recanati, prima del greco, abbia incontrato proprio le scienze.

Il primo approccio alle discipline scientifiche avviene nella biblioteca paterna, che ospitava 16000 volumi, e in particolare con due testi scritti dall’Abate Pluche, l’Historie du ciel (1739) e lo Spectacle de la Nature (1732), e con l‘Entretiens sur la pluralité des mondes di Bernard de Bovier de Fontanelle. Grazie a questi libri, Leopardi acquisirà una solida cultura scientifica che sfocerà nelle prime opere dell’adolescenza. A soli 14 anni scrive le Dissertazioni Filosofiche e a 15 anni la Storia dell’ Astronomia. Ma non solo, Leopardi mostra grande interesse per la chimica, studiando i processi di ossidazione e la chimica dei fluidi. Frequenta alcuni tra i più importanti chimici del suo tempo che lo introducono all’interno del mondo accademico scientifico. Non mancano studi sull’idrostatica e l’idrodinamica a cui si lega la fisica newtoniana. Come evidenzia Polizzi, il poeta riteneva il sistema newtoniano “l’espressione più completa della interpretazione fisica della natura“. Meno forte,invece, il suo rapporto con Copernico e Galileo a causa del suo legame col cattolicesimo. Con gli anni, però, riconosce riconosce a Copernico il coraggio di aver sovvertito il vecchio sistema geocentrico, mentre con Galieo mantiene una certa distanza, anche se ne condivide le idee e l’interesse per gli esperimenti. Se ne distanzia soprattutto per quanto concerne la matematica, che Galileo considera come strumento necessario per lo studio della Natura, laddove il Leopardi la concepisce solo come un linguaggio convenzionale che ha poco a che fare con la Natura e che non costituirà mai un elemento fondamentale nella sua formazione.

Ma qual è il pensiero scientifico di Leopardi? Bisogna dire, innanzitutto, che il rapporto che ha con la scienza non rimane sempre lo stesso, ma cambia col passare degli anni, soprattutto in relazione al suo pessimismo cosmico. Essenzialmente, soprattutto negli anni della sua giovinezza, Leopardi pensa che la scienza sia lo strumento migliore per conoscere e capire il mondo. Essa ha una valenza culturale, perché permette di acquisire nuove conoscenze che aiutano a superare l’ignoranza e la superstizione, e una valenza sociale, in quanto il progresso scientifico e tecnologico migliora le condizioni di vita delle persone. Negli anni della sua maturità, invece, con la progressiva adesione al pessimismo cosmico, riconosce alla scienza dei limiti. Essa, infatti, aumentando le conoscenze umane finisce, inevitabilmente, col produrre maggiore infelicità, perché più si conosce e si acquisisce consapevolezza, più si soffre. Ma la scienza, tuttavia, conserva il suo lato utile e necessario per sconfiggere l’ignoranza.

In rapporto alla filosofia della natura, su cui è incentrato il pensiero leopardiano, sempre negli anni della giovinezza, pensa che la scienza abbia tutte le potenzialità per scoprire le grandi verità della natura e per capirne le leggi. Come scrive Polizzi, il giovane Leopardi “è un fiducioso assertore del razionalismo scientifico” . Ma con la grande crisi intellettuale del 1817, che trasforma radicalmente la sua visione della Natura, che da spettacolo meraviglioso e comprensibile diventa incomprensibile e matrigna, Giacomo realizza che anche la scienza non possegga tutti gli strumenti utili a carpire le verità del mondo perché le sfuggono molte dimensioni della realtà. Ne critica, in particolare, il riduzionismo e il suo limite nel cogliere la complessità della natura e la sua infinita varietà.

Insomma la Natura, per Leopardi, è così complessa e ricca di dettagli che non bastano le leggi universali a descriverla. Il poeta, in questo modo, riconosce i limiti della natura umana destinata a soffrire a causa della Natura. Idea che cambierà ulteriormente negli ultimi anni della sua vita, aprendo a una speranza per gli uomini di non arrendersi a un destino inesorabile.

Una poesia di Elina Sventsytska

Dall’Ucraina

Avatar di almerighialmerighi

Elina Mykhailivna Sventsytska (nata nel 1960 a Samara, ora Russia) è una scrittrice, filologa ucraina, professoressa dell’Università Nazionale di Donetsk intitolata a V. Stusa, docente del Dipartimento di Filologia e Giornalismo Slavo dell’Istituto di Filologia e Giornalismo dell’Università Nazionale di Tavri intitolato a V. I. Vernadskyi. Scrive poesie in ucraino e prosa in russo.
Attualmente è rifugiata ad Anzio.

Non fare avanti indietro fra luce e tenebre,
dove gli ultimi termini sono scaduti,
dove le canzoni brutali sono cantate,
dove sotto il cielo della polvere e del sonno
gli anni/le estati dagli occhi profondi si sono adagiati?

Raccontami, raccontami come
prima della morte il volto arde,
e gli alberi sono l’ombra dell’albero della vita,
che su al cielo innalza l’abbraccio.

Stenta a cadere la stella morta,
dondola nel cielo lentamente…
potessi non scrivere versi, ma dove
prendere vestiti per il dolore nudo?

Ecco, siamo finalmente arrivati
per viverci in queste parole di sabbia,
e al mattino, nella…

View original post 15 altre parole

Il 29 giugno 1789 moriva il grande Giacomo Leopardi: dedico a lui questi miei versi,Gabriella Paci

Il tuo passare leggero… (A Giacomo Leopardi )

Era di sicuro una notte di stelle

ad accogliere il tuo respiro

lassù verso quel cielo lontano

che tu interrogavi smarrito

a cercare risposte all’infinito

che ti baciava la fronte

come un amore sfuggente

e perciò più struggente.

Avvolto nell’abbraccio della

tua solitudine, scudo a difesa

dal clamore della vita,

dalla natura amica/nemica

amante illuso volevi sapere

che il rischio di vivere

aveva un perché che forse

neppure la luna poteva dire.

Il tuo passare leggero

sulla terra è stato seme

da cui ha germogliato

una fioritura imperitura

di meraviglie di pensieri

nel profumo delle parole.

L’amore è compimento

L’amore è COMPIMENTO non è riempimento, è compimento di noi stessi, ciò che ci compie come persone, non è riempire un nostro vuoto usando l’altro per colmarlo, come la logica del mondo ci fa credere.

È l’amore l’unica cosa che si può contrapporre alla morte, non c’è nient’altro, tutte le altre cose sono tentativi di rimanere vivi, solo l’AMORE ci fa affrontare a viso scoperto la morte.

Continua👇

L’amore è compimento

Quel che resta – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka.

Fonte: astebabuino.it (BALLO EXCELSIOR, TEATRO SAN CARLO NAPOLI
UGONOTTI, SCENA 1)
E quel che resta di Giugno

scorre tra le dita

insolente indolente

ch'un alito di tristezza

soffia il viso e lo ignora

sgranando l'infinito

galeotto che lotta

dentro la bola di sapone

sogni da bambini

Galoppa furioso

verso altri paesaggi lontani

tra boschi pieni

di antichi cedri

ch'una luna timida

accarezza fra un nembo e l'altro

opacando la lucentezza.

Il cervo si cammuffa

di rotondo satelite

che vegge sull'anime.

Tua

29 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka,comhttp://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Quel giorno di Adam Zagajewski

Uno tra i più grandi del Novecento

Avatar di almerighialmerighi

Adam Zagajewski (1945 – 2021)

Quel giorno in cui giunge la notizia
che è morto qualcuno di vicino, un vero amico, oppure
qualcuno
che non conoscevamo, ma soltanto ammiravamo
da lontano
il primo istante, le prime ore: egli oppure ella ormai
non è più vivo,
ciò sembra certo, inesorabile, forse finanche
dimostrato, ci fidiamo (malvolentieri) della persona
che c’informa
attraverso il telefono, disperata, oppure forse dello
speaker di un’indifferente
stazione radio, eppure non possiamo crederci,
per niente al mondo possiamo accettarlo,
perché ancora non è morto (per noi), non è
completamente, non è affatto morto,
egli non c’è più (ella), ma ancora non è svanito
per sempre, al contrario, è, sembra, nel più forte
punto della sua esistenza, ancora cresce,
sebbene non ci sia più, ancora parla,
sebbene si sia ammutolito, ancora trionfa,
sebbene abbia già perso, abbia perso la lotta – con
che cosa?
col tempo? col corpo? –…

View original post 69 altre parole

Variazioni sul Canone di Pachelbel eseguite da George Winston con tre poesie di Dino Azzalin

Ascolta e Leggi

Avatar di almerighialmerighi

E’ un percorso preciso fatto di foglietti
sparsi, piccole minute su scontrini, biglietti
del treno o del metrò, mentre si ascoltano parole
di fuoco annotate sul risvolto di copertine
o in fondo ai libri; meglio ancora se attraversate
da un lampo o da un sogno. E nessuno sa veramente
a cosa serva la poesia, eppure a primavera i giardini
si vestono di foglie e le gemme a legno scrivono silabe
sui fogli e ancora fiori, granuli pollinici, venti e di nuovo
l’argilla, il solco, i germogli, le stagioni, l’aratro e la vita ….

*

Sono andato a rileggere i miei primi versi:
erano sciocchezze destinate agli anni
del cuore e non sapevo che si sarebbero
vestiti di galouises e dei sampietrini di Milano
o di slogan urlati nelle metropolitane,
nè che si sarebbero vestiti di sillabe rosse
delle pervinche in fiore.
Però non sono mai stato così maldestro
da scambiare…

View original post 134 altre parole

Sulla vita e altre amenità (impoesia)…

Impoesia (2013)

SULLA VITA E ALTRE AMENITÀ

Di ogni vita conosciamo molto bene

le radici. Più difficile è giudicarne i frutti.

La vita è lunga. La vita è breve.

La casistica e i punti di vista

sono illimitati, forse infiniti.

Tutti hanno ragione e nessuno.

Chiunque può filosofeggiare sulla vita.

C’è chi ricerca l’intensità,

chi vuole ricchezza di esperienza,

chi vive con leggerezza

e chi in profondità.

Cosa ci rende simili nella diversità?

Cosa ci rende diversi nell’uguaglianza?

Quanta vita abbiamo davvero vissuto?

E tutto l’amore che avremmo voluto

e non c’è stato dato?

E se fossero solo domande illegittime? La fortuna

è quella di vivere qui e ora

senza essere sommersi dagli orrori del mondo.

Altrove e neanche troppo lontano le guerre…

Ringraziamo Dio per questo che è molto.

Siamo qui a pensare che un altro anno

è passato, lasciando poche tracce.

È già sera. Affrettiamo il passo.

Qualcuno è atteso dalla moglie, dai figli.

Ognuno prende la sua strada

(a quest’ora le strade sono vuote,

tutt’intorno regna la quiete).

Dite al nemico che taceremo,

che al massimo bisbiglieremo,

che non sconfineremo dal nostro orticello,

dal piccolo mondo chiuso.

Prenderemo quello che ci viene.

Ci accontenteremo sempre

e non chiederemo di più.

In fondo siamo esseri innocui.

Non abbiate paura di noi.

Ridete pure di noi.

Resterà la genesi di pensieri in fuga

e quando ci congederemo

pochi affetti al capezzale,

poche cose, dei libri sottolineati

e qualche parola, qualche idea scritta

sparsa nelle nostre stanze.

Ti ho visto, sai? – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka, Lombardia.

libreria WordPress
L'afa della città t'accompagnava
camminavi senza fretta, adagio,
scrutando il tutto, come nuovo,
profumi dei bar, locande incantevoli, edicole piene,
sempre accattivante, no?

Un via vai incesante,
il frastuono di macchinari
carico scarico merci
migliaia di piedi come formichine,
automobili, le rottaie del tram,
quello antico e pure quello moderno.

Gente indaffarata,
col pensiero stralunato,
corre a metta precisa,
pure quel giorno,
cristalli scintillanti
di mille uffici
riffletevano lumi multicolori.

E tu camminavi...
come prima volta
sentiero attraversato
infinite volte.

Ho visto la tua ombra, ho accarezzato la tua presenza, inebriante come le magnolie che hanno già fiorito.

Dietro il vetro, quella stanza...
Aspettando cosa?

Ti ho visto, sai?
soltanto con gli occhi del cuore
ch'intensi battevano e mare piangevo.

Tua

23 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Poesia Notturna di Erich Fried

Poesia dall’Austria

Avatar di almerighialmerighi

Erich Fried (1921 – 1988)

  (…)
In un vestito di fiamme che rotolano nel cielo è così
che mi sentii la notte che mi disse
che aveva un’amante e con timido orgoglio
tirò fuori una foto.

Non posso vederne la faccia ho detto con rabbia,
buttandola a terra. Mi ha guardata.

Eravamo alla finestra (di un ristorante) in alto sulla
strada,
sposati da poco più di un anno.
 
Un lavoro veloce dissi io. Sarai maligna disse lui.
Ruppi il vetro e saltai.
Adesso certo sai

che non è questa la verità, ciò che si ruppe non era vetro,
ciò che cadde a terra non era corpo.
Tuttavia quando ricordo quella conversazione questo è
ciò che vedo – me stessa come il pilota di un caccia
che si salva sul canale. Me stessa come preda.

Oh no non siamo nemici disse lui. Ti amo! Vi amo
entrambe.
Non sembra…

View original post 63 altre parole

Il Bacio di Siegfred Sassoon

Poeta britannico della prima guerra mondiale

Avatar di almerighialmerighi

Siegfried Loraine Sassoon (1886 – 1967) è stato un poeta inglese. La sua fama è principalmente legata alla sua produzione poetica dai toni satirici contro la prima guerra mondiale.

In loro credo, a loro mi rivolgo –
Fratello Piombo e Sorella Acciaio.
al loro cieco potere mi affido;
dalla magnifica beltà la ruggine tolgo.
Lui ruota, brucia e abbraccia l’aria,
e squarcia teste per sedurmi;
durante le marce in armi
lei splende bella, fredda e spoglia.
Dolce Sorella, promettilo al tuo soldato;
che nella quieta furia lui possa sentire
con il tallone su un corpo che sta per morire
l’estasi regalata dal tuo bacio affilato.

Aprile 1916

View original post

Memoria di Samuel Brussell

Un poeta franco israeliano

Avatar di almerighialmerighi

Samuel Brussell è nato a Haifa nel 1956. Di nazionalità francese, ha vissuto in Francia, Inghilterra, Belgio e sucessivamente negli Stati Uniti e in Brasile.

l’erba è cresciuta e copre le rotaie
lo spirito di esercita a ricostruire
a rinominare questo passaggio il luogo della tua
infanzia tanti fantasmi in agguato attorno
l’edificio il rovo trattiene nella sua
mascella di pietra e smalto – ferma il tuo
sguardo: un bambino ti supplica con gli occhi
su quest’anima cento volte hai portato
la lama ora tu devi incidere
la tacca nel tronco dove ricordo
attraverso una vegetazione amara
non conserva che l’espressione di una fine

*

 
 

View original post

Da “Rose di velluto rosso”, Giovanna Fileccia, Delta3 Edizioni 2022.

Il libro: http://giovannafileccia.com/2023/06/23/da-rose-di-velluto-rosso-giovanna-fileccia-delta3-edizioni-2022/

ROSE DI VELLUTO ROSSO –Dal primo sguardo all’ultimo respiro, di Giovanna Fileccia, il 10 dicembre 2022 è stato premiato al Premio nazionale L’Inedito – XV edizione – sulle tracce del De Sanctis. 

Giovanna Fileccia, oltre la targa in marmo dell’Irpinia e la motivazione della giuria, ha vinto la pubblicazione e la distribuzione a cura della Delta 3 Edizioni di Silvio Sallicandro.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: Per la forza e insieme la delicatezza con cui l’autrice è riuscita a raccontare il suo dramma personale, sottraendolo all’urgenza del proprio vissuto ed elevandolo a metafora dell’amore assoluto, che è in grado di infrangere le barriere del tempo e dello spazio e di durare oltre il breve arco dell’esistenza umana.

La giuria. Andretta (AV) 2022.




Qui la descrizione del romanzo autobiografico ROSE DI VELLUTO ROSSO di Giovanna Fileccia: https://giovannafileccia.com/rose-di-velluto-rosso-2/

Uomo e donna a letto alle dieci pomeridiane di Charles Bukowski

Il fascino intramontabile della poesia di Hank

Avatar di almerighialmerighi

Charles Bukowski detto Hank (1920 – 1994)

Mi sento come una scatola di sardine, disse lei.
Mi sento come un cerotto, dissi io.
Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
Mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
Mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Non me la sento di lavorare, dissi.
Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
Mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
Mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

View original post 166 altre parole

E ora la primavera riporta il caldo di Anne Carson

Dal Canada

Avatar di almerighialmerighi

Anne Carson (1950) è poetessa, saggista, traduttrice dal greco antico e classicista canadese.

Ora la primavera si dischiude.
Ora l’equinozio cessa le sue furie blu si quietano
Come pagine.
Ti dico lascia Troia lascia la terra che brucia, loro
l’han già fatto.
Guarda cambieremo tutto tutti i significati
Tutte le chiare città d’Asia tu e io.
Ora la mente non è anch’essa un’avida precipitosa
vagabonda?
Ora ai piedi crescono foglie così felici di vedere di chi
il verde adeschi.
Aspetta.
O tesoro non andare.
Indietro per la vecchia via percorri una nuova via.

*

View original post

Il Ciottolo di Zbigniew Herbert

Dalla Polonia

Avatar di almerighialmerighi

Zbigniew Herbert (Leopoli, 29 ottobre 1924 – Varsavia, 28 giugno 1998) è stato un poeta, saggista e drammaturgo polacco.

Il ciottolo è una creatura
perfetta

uguale a se stesso
attento ai propri confini

esattamente ripieno
di senso pietroso

con un odore che non ricorda nulla
non spaventa nulla non suscita desideri

il suo ardore e la sua freddezza
sono giusti e pieni di dignità

provo un grave rimorso
quando lo tengo nel palmo
e un falso calore
ne pervade il nobile corpo

I ciottoli non si lasciano addomesticare
fino alla fine ci guarderanno
con un occhio calmo e molto chiaro

*

View original post

Squrl con poesie di Aldo Nove

Ascolta e Leggi

Avatar di almerighialmerighi

«Se sa sedurti soltanto un sonetto»…,
principiava Edoardo Sanguineti
in un’altra esistenza… Io mi ci metto
d’impegno ad imitarlo in versi vieti

e ingabbiati tra selve di divieti
e libertà mimate. Comprometto
il nuovo che non c’è nei suoi decreti
intermittenti. Steso sotto al letto,

provo e riprovo, e sono Corazzini
e Saba, sono Shakespeare e Petrarca
nel regno numinoso dei bambini

che affondano sodali in una barca
sotto le stelle o oggi lumicini
cinesi d’una contraffatta marca.

*

Madre di Dio

Madre di Clivio e di Gerusalemme,
Madre di Betsabea e Baranzate,
Madre delle Bustecche e di Betlemme,
Madre del Monte Nero e di Tradate;

Madre del Crocifisso e della strada
che va dal tabaccaio a Primaticcio,
dove alle sei la sera si dirada
al primato di nuvole rossiccio,

Al primato del sole che si slaccia
dal cielo tra le nuvole di mille
colori ombreggiando della Tua faccia

Tra…

View original post 222 altre parole

Una poesia di Emilio Rentocchini

Poeta emiliano di grande valore

Avatar di almerighialmerighi

Emilio Rentocchini, poeta e scrittore emiliano (1949)

Inverno suona lungo e come di
marmo mentre parlo da solo
in dialetto dentro il garage, e sorrido
sentendo che tra il dire e il fare non c’è
l’abisso che non c’era, che ci sarà, così decido
di scandirlo per sentirlo tornare in me
come fosse ciò che c’è all’esterno:
la neve, la poltiglia, la febbre, la nudità interiore.

*

Invèren al sòuna lengh e come èd
mèrem minter ch’am pèrel da per me
in dialètt dèintr al garage, e a surèdd
a sèinter che tr’al dir e al fera n gh’è
l’abèss ch’a gh’era, ch’agh srà, ‘csè a decèdd
‘d scandìrel per sintìrl turnèr in me
come ch’al fòssa quèll cha gh’è a l’estèren
la nèiva, al pòcc, la fèvra, al nud intèren.

View original post

L’ombre – di Frida la Loka

Poesia, di Frida la Loka, Lombardia

Antico disaggio

remore nel tuo aggire

non ti da tregua,

muta il falso sorriso

tormentano la tua anima

già in martirio.


Non resta tanto tempo,

sai?


Spirito debilitato

Ma non troppo, da non

resistere

il vibrato suono

d'un vecchio violoncello

e il trascinare dei piedi

della oscura signora ...


Escandescenza incesante,

le sue compagne;

come avvoltoi, aspettano,

non è ancora momento.


Ombre senza volto

senza remore alcuno,

danzano il rito;

ancora una volta.


Manifesto d'attesa;

inghozzano avide,

Carni vulnerabili.

Schiaffeggiando ovunque,

quando Lei sazia;

e paurosa brezza,

porta con sé,

altrove la tempesta.

Ombre; luride restano.

Tua

16 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Poesia: “Parole avvelenate” di Caterina Alagna

Espiro un manto di luce

a guarire parole emarginate

bagnate da un livido barlume

come l’icore di ferite putrefatte

che purpureo si condensa in un magma d’odio

a procurare una lenta eutanasia.

Come un macigno le parole avvelenate

si trascinano sulla pelle,

nello sguardo di una fanciulla ribelle

che, intrepida, brama ruscelli di vita

e un portento fulgore di indomite stelle che a fiotti

pulsa tra l’anima e le dita.

Come un fulmime, un vento di passione

squarcia l’anima in fiamme.

Accanto a un germoglio divelto

si apre l’immagine di un fiore nascente,

di un profumo di malva vivente

a inseminare nei giorni di nuovo la vita.

Dorina di Giorgio Orelli

Poeta da rivalutare

Avatar di almerighialmerighi

Giorgio Orelli (1921 – 2013) scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana.

Non sapevo: tuo padre
è morto prima che tu nascessi:
Dorina figlia di Isidoro
detto il Monco, guardiano del Tremorgio.
Che un giorno d’autunno (già qualche fagiano
andava in pianta) era in barca sul lago
per il solito giro idroelettrico
e dalla capanna s’è messo a suonare il telefono
e il suono non cessava; né s’è dovuto affrettare
a piedi, tanto durava la squilla sulla lacrima
azzurra, su tutto.

*

View original post

Essere con o contro? Alla disperata ricerca di un’identità…

Questa società di massa è sempre più spersonalizzante, molto dipende perché c’è una grande pressione indebita della società stessa ad uniformare i cittadini, un poco perché le persone rinunciano spontaneamente al libero pensiero, alla libera espressione, insomma ai loro tratti distintivi, al loro marchio specifico per conformismo. E perché si è conformisti? Per evitare solitudine, emarginazione, incomprensione, ostracismo, antipatia, odio. Si è conformisti per essere accolti, per essere amati dal prossimo. Ognuno ha una mente duale che lo porta a stare in coppia e una mente gruppale che lo porta alla comunità,  agli altri. E anche i più soli il senso della comunità e il pensiero degli altri lo hanno interiorizzato, lo hanno introiettato. L’uomo è un animale sociale e questo è ormai appurato fin dagli albori della  filosofia.  In psicologia Tajfel teorizzò l’identità sociale, ovvero l’identità di ognuno deriva in gran parte dall’appartenenza ai gruppi a cui appartiene.  La stessa psicologia ha scoperto che l’intrapsichico nasce dall’interpsichico, anche se la facoltà di parlare e di stare con gli altri sono innate. Non se ne esce. È così. Non c’è via d’uscita. Perché le persone si fanno i tatuaggi? Forse per distinguersi? Oppure come dicono gli psicologi per una sorta di “identificazione tribale”? Probabilmente per entrambe le cose. Però gli esperti propendono più per “l’identificazione tribale”. In definitiva  l’essere umano qui e ora è uomo-massa. È molto più forte la spinta a uniformarsi,  ad aggregarsi, a essere uguale agli altri, a far parte del gregge, che a caratterizzarsi per la sua specificità,  unicità e irreperibilità. È solo una frase fatta “siamo tutti unici e irripetibili”. In realtà è vero tutto il contrario: facciamo tutto il possibile per assomigliare agli altri. Per avere consenso e approvazione dagli altri bisogna uniformarsi agli altri.  È molto più semplice essere con che essere contro. Essere con è la via più facile, quella con più soddisfazioni e gratificazioni. Così ci si adegua, ci si adatta a tutto e a tutti, si fa quello che fanno gli altri, si segue gli altri. Essere con ha tanti vantaggi. Essere contro ha tanti svantaggi. Così la scelta più vera e più grande che oggi uno possa fare, ovvero essere con o contro, dai più non viene neanche presa in considerazione.  I più scelgono di essere con. C’è poi chi dichiara di essere contro, ma è falso, è troppo debole, non ha la capacità di essere veramente contro, anche perché il suo sistema di pensiero è conformista, non è veramente contro. Essere contro è difficilissimo, perché significa essere iconoclasta, non credere a quelli che Bacone chiamava gli idoli del mercato e del teatro. Diciamocelo francamente: il margine del gusto personale si è ridotto notevolmente. Abbiamo il diritto, la libertà di scegliere dei modelli, di scegliere a chi assomigliare, di decidere quale sarà la nostra tribù.  Ma guai a smarcarsi troppo dal senso comune (anche se come hanno scritto in tanti questo non combacia spesso col buon senso),  da quello che Foucault chiamava l’ordine del discorso. Il rischio è di essere condannati alla solitudine. A ben vedere è difficile distinguersi per il proprio talento, per i propri meriti, per il proprio impegno. Al mondo d’oggi le stesse opere d’arte si assomigliano tutte. Difficile rivendicare uno stile unico, veramente originale.  È più facile distinguersi per le nostre colpe e i nostri errori. Forse mettiamo più del nostro nei nostri errori, nei nostri difetti, nelle nostre pecche che nei nostri talenti e nelle cose fatte bene. Probabilmente il bello di sbagliare è che ognuno sbaglia a modo suo. Forse è una delle poche, piccole libertà rimaste. Ed è molto meglio sbagliare a modo nostro che seguendo come pecore gli altri. Almeno la libertà di saper sbagliare da sé, come recita un noto proverbio, è una libertà rimasta. Ma anche riguardo a questo c’è chi vuole seguire gli altri, anche se gli altri finiscono nel precipizio. Uguale a chi? Diverso da chi? Siamo diversi nell’uguaglianza, differenziandoci per microscelte e microvarianti. Siamo uguali nella differenza, perché anche qui esiste il conformismo dell’anticonformismo. Chi cerca di fare una scelta radicale finisce male o muore solo nell’indifferenza generale. Si ha un bel dire che questa società è individualista quando questo è vero solo teoricamente. Si ha un bel dire che siamo tutti liberi. I condizionamenti dei mass media, della società in ogni sua forma omologano moltissimi e creano un individualismo senza più individuo. Il gioco delle tre carte è servito. La libertà è solo apparente. In realtà moltissimi desiderano, vogliono, cercano, pensano, fanno, amano, odiano le stesse identiche cose. I veri liberi pensatori hanno vita difficilissima e non trovano seguaci né tantomeno amici. Ma è difficilissimo pensare veramente.  I più pensano cose già pensate in questi millenni dell’umanità che ci ha preceduto. Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Al massimo si può cercare di ripetere al meglio cose giá dette. Anche questo può essere utile. Come scriveva in una poesia Sandro Penna: “Felice chi è diverso/ Essendo egli diverso./ Ma guai a chi è diverso/ Essendo egli comune”. Il fatto è che nessuno è veramente diverso e siamo tutti comuni, prodotti dalla stessa “fabbrica”. È questa la nostra croce e delizia. 

Uggioso tempo – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

Uggioso tempo!

Fin quando dovrò

sopportarti?

Non vedi che sto

marcendo?

Non vedi?!

Petali teneri e

coloriti sto perdendo...?

Fusti, ora sottili

intorno al corpo nudo

aggrovigliano;

è il vento!!

Ostinato vento...

Fili di aura, coprono

persino una bocca,

mettendo a taccere;

parole, canti,

Sapori, amori...

Da qualche parte

Non ci sarai

E lì, lontano;

Lontano i ricordi

Non riuscirò a

recuperarli.

Uggioso tempo!

Sii misericordioso!

Fai in modo che in un

attimo tuo; possa questa

anima mendicante

trovare sollievo.
Tua
15 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

L’amore che tace di Gabriela Mistral

Grandissima poetessa cilena

Avatar di almerighialmerighi

Gabriela Mistral, poetessa cilena (1889 – 1857)

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con parole rotonde e sicure;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana così oscura!
Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.
Io sono come uno stagno ricolmo
e a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!

*

View original post

I poli opposti

Pubblicato da Frida la Loka, Lombardia

I poli opposti si attraggono e nella loro unione nasce l’Amore Sublime.

L’uomo è la più elevata delle creature. La donna è il più sublime degli ideali.

L’uomo è il cervello. La donna è il cuore.
Il cervello genera la luce, il cuore l’amore.
La luce feconda, l’amore risuscita.

L’uomo è forte per la ragione. La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L’uomo è capace di tutti gli eroismi, la donna di tutti i martiri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.

L’uomo è un codice. La donna è un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.

L’uomo è un oceano. La donna è un lago.
L’oceano ha la perla che adorna; il lago la poesia che abbaglia.

L’uomo è l’aquila che vola. La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio; cantare è conquistare l’anima.

L’uomo è un tempio, la donna è il sacrario.
Davanti al tempio ci scopriamo il capo, davanti al sacrario c’inginocchiamo.

L’uomo è posto dove termina la terra; la donna dove comincia il cielo.

Victor Hugo

Nota: giustamente, l’interpretazione pura: uomo/donna, dobbiamo capirla dal contesto storico, e filosofia del pensiero nel periodo nel quale fu composta. Per essere più chiari non v’è rappresentati altri tipi di “generi”, come al giorno d’oggi. Il mio personalissimo pensiero è, leggerla per quello ch’è, una splendida poesia, ognuno si schiererà dalla parte più femminile e diversamente maschile.

Tua

14 giugno, 2023

Blog personale, http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Kolmar di Susanna Rafart

Autrice catalana di altissimo livello

Avatar di almerighialmerighi

Susanna Rafart nasce a Ripoll (Girona) nel 1962. Laureata in Filologia Spagnola (1985) e in Filologia Catalana (1992) presso l’Università Autonoma di Barcellona, è poeta, narratrice e critica letteraria, nonché docente di lingua e letteratura catalana nelle scuole superiori. Dal 2004 appartiene al gruppo degli «Imparables», poeti accomunati dall’esigenza di rifiutare il postmoderno e di fare una letteratura di idee guardando principalmente all’Europa, senza però rinnegare quelli che per loro sono i grandi modelli del panorama catalano. Oltre alle opere di narrativa, di traduzione e di saggistica letteraria, ha pubblicato ben quindici raccolte di poesia, molte delle quali sono state insignite di importanti riconoscimenti, tra cui il prestigioso premio Carles Riba (2001). All’interno della sua opera poetica spiccano per notorietà Pou de glaç (2002), Retrat en blanc (2004), Baies (2005), La llum constant (2013), En el teu nom (2015).
Il suo ultimo volume di poesie, D’una sola branca

View original post 93 altre parole