Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero – o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento. È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle sono state equipaggiate con singolari stelle. È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere come fossero bambini, per questo accade che i bambini all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui si ostina a dire che la vita è tonda. No, rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma; il bello sempre sale e sempre scende. Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora. Nell’albero la linfa luminosa ascende
-“La Madonna mi ha scelto”- afferma Gisella Scarpulla .La Chiesa osserva e tace mentre centinaia di migliaia accorrono a Trevignano Romano per assistere al miracolo delle lacrime,Gabriella Paci
Ogni tanto qualcuno dice di sentire messaggi e di vedere piangere statue rappresentanti il Cristo o la Madonna.
L’ultimo di tali episodi risale a circa 7 anni fa, anche se è solo da pochi mesi che la notizia si è diffusa a macchia d’olio richiamando fedeli provenienti da ogni parte d’Italia e non solo: a Trevignano Romano, paesino alle porte della capitale sul lago di Bracciano ogni 3 del mese la statua della Madonnina acquistata a Medjugorje dalla cinquantatreenne Gisella, al secolo Maria Giuseppa Scarpulla, piangerebbe lacrime di sangue. La donna, una ex imprenditrice in bancarotta è la prescelta per tale miracolo. Anzi, a riprova della sua vocazione ,esibisce delle piaghe sulle mani ,che sembrerebbero stigmate che tuttavia non le impediscono di usare le mani dalle quali esalerebbe un profumo di rose.
Tra i numerosi fedeli accorsi c’è chi giura di aver assistito al miracolo e veder il sole che “pulsa “ durante le apparizioni e alcuni fanno donazione alla onlus o meglio organizzazione del terzo settore che Gisella ha fondato con il marito.
Lo psicologo sociale della Bicocca di Milano Lorenzo Montalivicepresidente delCicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. spiega le varie motivazioni di tale fiducia che sono da ricercarsi nella disperazione, per un lutto o un familiare gravemente ammalato, nella voglia di credere in qualcosa di sovrannaturale che dia conferma al proprio credo, nel pathos collettivo,nel senso di colpa ecc.
Il fatto che tanti accorrano, non deve comunque stupire più di tanto: la dottrina ufficiale accetta le cosiddette “profezie private “ ovvero fenomeni in cui la divinità si manifesta e lascia messaggi a persone non consacrate. Alcuni, pur nel dubbio, non vogliono rischiare di perdere occasione di contatto con il divino.
Secondo il professor Montali ognuno ha,all’interno dello stesso sistema di valori e dogmi, tende a declinarla in modo individuale. Questo accade soprattutto nei paesi occidentali
“Viviamo nella società più secolarizzata della storia, in cui la religione sta perdendo pian piano la sua funzione di collante sociale, e sempre meno persone vi si rivolgono per avere una lettura unificante del mondo».Ci dice Montali
A prescindere, quindi, da cosa dirà la Chiesa dopo l’inchiesta della diocesi, i fedeli della Madonna di Trevignano potrebbero comunque non scoraggiarsi, come di fatto è avvenuto in altri casi (oggi più famosi). «Le apparizioni di non sono state riconosciute ufficialmente dal Vaticano – dice sempre Montali – ma oggi attirano milioni di presenze”.
Una delle rare apparizioni riconosciute dalla Santa Sede è stata quella di Fatima,quando tre pastorelli del Portogallo, affermarono di aver visto e di parlare con la Madonna .Il fatto attirò
migliaia di persone che giurarono di aver visto il sole “ballare” (miracolo del sole del 1917).
I messaggi lasciati dalla Madonna in tutti i casi sono generici, che si possono leggere in vario modo e un osservatore esterno può leggervi tante somiglianze con Trevignano anche se in questo caso è stata predetta anche la mancanza di cibo e acqua,da sopperire dunque con acquisti di cibi in scatola e acqua minerale.
Attualmente la sedicente Gisella, la “veggente “ non fa più incontri e lei ha dichiarato di “sospendere “momentaneamente gli appuntamenti. Molti sostengono che Gisella ha lasciato l’Italia per la Romania,dove vive il marito. Dal suo staff non emergono informazioni ma solo raccomandazioni a non dare adito alla stampa e alla tv dove la donna viene diffamata.
Si è detto infatti che le analisi hanno rivelato che il sangue del lacrime della statuetta della Madonna sia sangue di maiale ma alcuni sostenitori della veggente obiettano che il suddetto sangue,già analizzato nel 2016 non aveva rivelato compatibilità con quello di Gisella e del marito Gianni Cardia e che la Curia stessa aveva decretato che si trattava di sangue umano ,tanto che il vescovo di Civita Castellana aveva prestato come location la chiesa del Sacro Cuore e la parrocchia per recitare il rosario ed aveva benedetto i fedeli con la statuetta.
Certo è che adesso la chiesa tace, specie dopo una presunta moltiplicazione degli gnocchi e della pizza operata da Gisella,durante una conviviale con i fedeli e dopo le lamentele di donatori che, perduta la fiducia specie dopo la sua fuga, rimpiangono il denaro incassato dalla veggente e dal marito.
Restiamo in attesa di controlli da parte di autorità statali e religiose in merito e , nel frattempo,c’è chi ancora la ritiene una santa e chi compatisce i creduloni burlati….
Louise Glück ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura 2020 “per la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Nata a New York nel 1943, ha collaborato con le più importanti riviste americane ed ha vinto nel 1993 il premio Pulitzer per L’iris selvatico.
Non io, idiota, non il sé, ma noi, noi: onde di blu-cielo come una critica del paradiso: perché fai tesoro della tua voce quando essere una cosa è essere pressoché nulla? Perché guardi su? Per udire un’eco come la voce di dio? Per noi siete tutti uguali, solitari, alti sopra noi, programmando le vostre sciocche vite: andate dove siete mandati, come ogni cosa, dove il vento vi pianta, e l’uno o l’altro di voi guarda sempre giù e vede qualche immagine d’acqua, e cosa sente? Onde, e sopra onde, uccelli che cantano.
La Cisterna delle Sette Sale a via delle Terme di Traiano, Colle Oppio, Rione Monti, è composta da 9 grandi navate con volte a botte che compongono un serbatoio d’acqua con una capacità di oltre 8000 litri, che servivano a rifornire di acqua le vicine Terme di Traiano, fatte edificare tra il 104 e il 109 d.C. dall’imperatore Traiano, spagnolo, sopra i muri della “Domus Aurea” di Nerone, credute sette, furono disegnate nella condizione in cui si trovavano durante il Rinascimento da Pirro Ligorio, che all’epoca conservano ancora frammenti di colonne marmoree, ma in realtà sono nove. In epoca tardo antica, sull’attico del container venne edificata una “domus patrizia” della quale rimangono pavimenti a mosaico, unica testimonianza di questa dimora. Le Sette Sale furono costruite in cemento e rivestite in laterizio, la struttura si articolava su due piani, il primo aveva una suddivisione in 9 corridoi che poggiavano direttamente sul terreno, scavato solo in corrispondenza dei muri di fondazione dei tramezzi ed aveva fondamentalmente una funzione di sostegno per il grande serbatoio che si trovava al piano superiore, e che solo in parte emergeva sul colle Oppio per mantenere la pendenza necessaria ad alimentare le vicine Terme di Traiano. La planimetria delle Sette Sale era una sorta di grande rettangolare, con uno solo dei lati lunghi, quello posteriore, di forma convessa, e per questo motivo, le navate, che sono disposte in modo parallelo ed hanno tutte la stessa larghezza di 5,30 metri, hanno invece una lunghezza differente che varia da un minimo di 29,30 metri ad un massimo di 39,75 metri. Le “sale” larghe più o meno 1,80 metri, sono divise tra loro da pareti in calcestruzzo spesse all’incirca 1,20 metri, tutte intercomunicanti attraverso delle aperture lungo la parete divisoria, e distribuite secondo degli assi diagonali per evitare la formazione di correnti d’acqua e alleggerirne la pressione sulle pareti, internamente questi ambienti furono impermeabilizzati da uno spesso strato di cocciopesto che arrivava fino all’imposta della volta a botte. Il lato posteriore convesso ed i due fianchi laterali che erano profondamente incassati nel terreno avevano la parte frontale a vista rivestita in laterizio e architettonicamente suddivisa su entrambi i piani in 9 nicchie arcuate, che al primo livello hanno un gioco che si alterna con le linee rettangolari e concave, mentre nelle nicchie del piano superiore si vedono ampi finestroni oggi chiusi da delle grate di ferro. Il condotto dell’acqua era posto sul lato posteriore della struttura, e sempre sul retro si trovavano gli accessi per l’ispezione e la pulizia. La particolare struttura della cisterna, con l’andamento curvilineo del frontale era finalizzata a contenere la spinta del terreno tagliato, mentre la facciata con le nicchie, alternativamente rettangolari e concave , agiva da contrafforte, così che tutto l’edificio potesse offrire la resistenza necessaria alla pressione della massa d’acqua in esso contenuta. La suddivisione in ambienti multipli aveva invece la funzione di depurare l’acqua. In epoca romana generalmente i serbatoi d’acqua era costruiti incassati nel terreno e totalmente o in parte rivestiti da materiale impermeabile. Forse le Sette Sale erano rifornite con l’Acqua Giulia attraverso la diramazione di uno degli acquedotti che arrivava a Roma da Porta Maggiore oppure dall’Esquilino, si è ipotizzato che l’approvvigionamento idrico delle Sette Sale provenisse dall’Acqua Traiana, per il ritrovamento di una fistula in piombo recante tale scritta, ma in realtà l’acqua Traiana riforniva la zona di Trastevere e non quella di Colle Oppio, resta anche incerto come le Sette Sale fossero collegate alle Terme di Traiano, probabilmente tramite un collettore frontale. Negli scavi tra il 1967 e il 1975, sulla terrazza della cisterna hanno rivelato la presenza di una “domus”, la prima sviluppatasi ad ovest della cisterna e di epoca traianea, e quindi contestuale alla edificazione delle sette sale, probabilmente riferibile ad ambienti di servizio, ed una seconda domus risalente al IV secolo. Probabilmente era la villa di ampie dimensioni appartenuta ad una famiglia facoltosa, i ritrovamenti sono scarsi, si sono ritrovati una grande sala absidata ed un’aula esagonale circondata da ambienti circolari con esedre. Era riccamente decorata come testimoniano i pavimenti a mosaico ed i rivestimenti delle pareti in opus sectile. Erroneamente le Sette Sale erano state ritenute pertinenti alla Domus Aurea, ma ormai è stato appurato che appartenessero alle Terme di Traiano, queste furono costruite in parte sui resti della casa di Nerone. Le Terme di Traiano, come testimoniato dal ritrovamento di bolli in laterizio furono inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Le Sette Sale sono visitabili su richiesta alla Sprintendenza comunale ma solo esternamente, perchè le sale interne sono chiuse al pubblico, mentre della antica domus purtroppo poco si vede perchè le murature non raggiungono i 50 cm ed i mosaici sono stati accuratamente ricoperti. Comunque a via delle Terme di Traiano, angolo con via Mecenate, al di la del cancello si può avere una panoramica della facciata ed una idea della monumentale cisterna. La storia delle Sette Sale prosegue, perchè uno scavo archeologico ha portato alla luce, ricoperti di calce viva, i resti di almeno un migliaio di scheletri, per lo più di sesso femminile, probabilmente una fossa comune di corpi probabilmente di suore, decedute in occasione della terribile pestilenza seicentesca, ricordata dal Manzoni nei “Promessi Sposi”. Furono inoltre rinvenute sulle pareti scritte di artisti e di vagabondi, e di soldati napoleonici, fino al ritrovamento di oggetti gettati dentro alla rinfusa dai soldati tedeschi che abbandonarono Roma nel 1944 e oggetti di ladri e rapine effettuate probabilmente nella zona.
Fotografie della Cisterna delle Sette Sale a Colle Oppio Rione Monti Roma
Gli ho dato appena un’occhiata e l’ho sposato siamo stati caotici non abbiamo avuto figli quando mi andava preparavo una minestra abbiamo vissuto un po’ a caso abbiamo avuto degli amici casuali il tempo è trascorso così e così siamo invecchiati con un piede nella fossa per caso siamo diventati un modello “erano fatti l’uno per l’altra” … una vita armoniosa con semplicità abbiamo esalato l’ultimo respiro
Sul sincopare
d’azioni contemporanee
si snoda un vantaggio reciproco
Nel suo dare avere
rende congruo consenso alla vita
celata dietro un andirivieni
sole luna
Essi si rincorrono all’infinito
nell’eco d’un instancabile gioco d’eclissi
spettinate nella vertigine
d’un gioco libero
@Silvia De Angelis
Delineata atavica origine
distinta razza il cane bassotto.
Rasato pelo, esigua statura
affinata coda
Su allungato capo
posano
sopracciglia sporgenti arcate.
Ornano l'idonea dentatura
robuste mascelle.
Trasmette suo volto
energica
vivace espressione.
Gli ancestrali antenati bassotto
scortar faraoniche guardie 1700 A. C.
Nascita variegate specie
anche in lungo pelo
sviluppano temporali stagioni
Manifesta un fiero portamento
aggraziate linee
seppur
sproporzionati arti
Ottimo offre compagnia
unita a devota affettuosità.
Generoso
idonea
dedica
profonda comunicabilità ai bambini.
@Silvia De Angelis
David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (1916 – 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore, poeta e antifascista italiano, membro dell’ordine dei Servi di Maria.
No, credere a Pasqua non è giusta fede: troppo bello sei a Pasqua! Fede vera è al Venerdì Santo quando Tu non c’eri lassù! Quando non una eco risponde al suo grido e a stento il Nulla dà forma alla Tua assenza.
Non ci rendiamo ne anche conto di quanto la nostra memoria registri ogni sfumatura della vita : un odore, un rumore…che accadono nelle più diverse circostanze , per poi ripetersi in futuro, in un’occasione completamente diversa e risvegliare, attimi del passato, per farci precipitare in una dimensione dimenticata, alla quale non avevamo ne anche prestato la giusta attenzione.
Attimi appena sfiorati, eppure ripresentati, per affermare quanto ogni respiro della nostra esistenza racchiuda un intrinseco valore, da non sottovalutare.
La nostra mente è presente per ricordarcelo e risvegliare, in noi, sensazioni lontane, a volte piacevolissime, altre non proprio.
E bello, in ogni caso, tornare indietro nel tempo, perché ci rendiamo conto, quanto in realtà siamo cambiati, probabilmente più consapevoli, anche nel dare un peso mutato alle vicissitudini che man mano si presentano al nostro cammino.
Probabilmente un evento che in remoto ci sembrava insormontabile, nel presente ci appare di minima entità, e risolvibilissimo, perché l’esperienza ci ha dimostrato che ogni cosa, ha una soluzione, e col ragionamento e la pazienza si può tranquillamente arrivare alla giusta meta.
Con l’andare delle stagioni avviene un importante cambiamento in noi, che ci rende più pronti alla formazione di un equilibrio interiore, sul quale muoversi più agevolmente, soprattutto nelle situazioni complesse, che inevitabilmente, si presentano…
Il buon senso ci suggerisce di essere positivi, anche se talvolta il nostro profondo “ha degli sbuffi di fragilità”, purtroppo inevitabili, che non ci permettono di sorridere sempre….
Invece fa molto bene ridere, e saper captare il senso di ironia in ogni situazione, ci fa stare davvero bene e ci aiuta a minimizzare situazioni, che in caso contrario diventerebbero pesanti e del tutto insormontabili…
Vincenzo Costantino (1964), detto Cinaski, è un poeta, scrittore e cantautore.
La stagione della neve sta finendo come sta finendo il giorno delle lunghe ombre dietro gli scarichi delle auto mentre trasportano la miseria dell’abitudine e l’assenza di curiosità. Sta finendo l’idea di guardare senza toccare con mano di ascoltare la voce della persuasione dal televisore, unico referente di coscienza sta finendo la stagione dei famosi un quarto d’ora della gloria vana senza pietà della fuga dal proprio futuro sta finendo l’amaro calice dell’indulgenza l’odore di passerella e piccioni il sapore di ferro e tabacco della movida la fiducia nell’ignoranza e l’arroganza dell’idiozia. Sta finendo la pazienza
Gesù rivedeva, oltre il Giordano, campagne sotto il mietitor rimorte, il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte delle case, dicendo: “Ave, Profeta!” Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all’ombra d’una mèta di grano, e disse: “Se non è chi celi sotterra il seme, non sarà chi mieta”.
Egli parlava di granai ne’ Cieli: e voi, fanciulli, intorno lui correste con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste brune; e Cefa parlò: Se costì siedi, temo per l’inconsutile tua veste.
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi: Il figlio Giuda bisbigliò veloce – d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ’piedi: “Barabba ha nome il padre suo, che in croce morirà.”
Ma il Profeta, alzando gli occhi “No”, mormorò con l’ombra nella voce, e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.
Una poesia che possiamo interpretare come una lirica religiosa e che possiamo definire una lettura ideale durante il periodo che conduce alla Pasqua. Contenuta nella raccolta Il piccolo Vangelo, pubblicata postuma nel 1912, descrive il Cristo in cerca della sua natura divina.
Pascoli ci restituisce l’immagine di un Gesù umano, rivestito di quell’umanità che lo rende simile a noi. I primi versi si aprono con l’immagine di una profezia: Gesù pensa alla propria morte e intuisce che la sua fine è vicina. Intorno a lui si raccolgono i bambini che portano tra i capelli aridi steli. Immagine che riconduce alla corona di spine che Gesù sarà costretto a indossare. Egli stringe a sé questi fanciulli, che Pascoli chiama “i suoi eredi”, in quanto Gesù sa che , una volta scomparso, questi si faranno promotori del suo messaggio, della buona novella. Nei versi finali compare il presagio della croce. Tra i bambini, infatti, è presente il figlio di Barabba che, il discepolo Giuda, il traditore, dice, bisbigliando a Gesù, essere il figlio di un ladro che morirà sulla croce. Gesù respinge quest’affermazione con un “no” deciso, ma con “l’ombra nella voce”. Con questa sinestesia Pascoli rimarca il presagio della crocifissione a cui Gesù reagisce con un gesto di amore. Prende il figlio di Barabba e lo conduce sulle sue ginocchia per abbracciarlo. È l’accettazione del sacrificio. Non sarà Barabba a morire, ma lui.
Pascoli con questa poesia non intende parlare della morte di Gesù o della sua passione, né evidenziare la sua natura divina. Descrive soprattutto un uomo che va incontro al suo cruento destino in modo docile, compiendo gesti d’amore.
Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964) è stata una poetessa, insegnante e giornalista, è considerata oggi dalla maggior parte dei critici come la più grande poetessa di lingua portoghese.
Tu hai una paura: Finire. Non vedi che finisci ogni giorno. Che muori nell’amore. Nella tristezza. Nel dubbio. Nel desiderio. Che ti rinnovi ogni giorno. Nell’amore. Nella tristezza. Nel dubbio. Nel desiderio. Che sei sempre un altro. Che sei sempre lo stesso. Che morirai lungo immense età. Fino a non avere (più) paura di morire. E allora sarai eterno
“Fra noi, fino alla fine, tutto fu inizio. Perché l’inizio saturava le condizioni dell’amore” L. Triolo, “Lettera a Nicola” da Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola
Non c’è un “prima d’incontrarti” come uccelli che il vento non contiene i nostri camuffamenti baci come ossa saldati alla carne e senza indulgenza
noi che non scegliemmo le nostre trappole non uccidemmo la nostra morte tra noi fino alla fine tutto fu inizio
Giampiero Neri (1927 – 2023), pseudonimo di Giampietro Pontiggia, è stato un poeta italiano.
Quella casa isolata quasi nel centro del paese era passata indenne dalla guerra e dopoguerra come la salamandra nel fuoco, adesso sembrava un corpo estraneo venuto da chissà dove.
Non ci sono più i grandi maestri. Non poteva essere altrimenti. Basta ricordare alla fine che hanno fatto Socrate, Cristo e in tempi più recenti Pasolini. Ci sono i grandi vecchi, ma non i sono più grandi maestri. O meglio i maestri ci sono, ma bisogna andarseli a trovare col lumicino. Bisogna avere il merito e anche la fortuna di trovarli perché molti di loro non si espongono, non vogliono assurgere al ruolo di mentore o di guida spirituale. Rischierebbero troppo. Alcuni rischierebbero la loro vita o forse la loro qualità della vita. A loro non conviene. Il rischio minore sarebbe per loro quello di venire fraintesi, equivocati. Bisogna avere anche la fortuna o il merito di dire no ai falsi maestri, ai tanti ciarlatani che vogliono influenzarti, plasmarti o più realisticamente deformati mentalmente. Al mondo d’oggi quasi nessuno fa niente per niente e molti sono falsi profeti per business. Discorso a parte meriterebbero gli insegnanti scolastici, che non sempre sono maestri veri, vuoi perché gli studenti non raccolgono i loro input, le loro conoscenze, ma vuoi anche perché talvolta non hanno la capacità né la vocazione per formare veramente i giovani. Non solo ma quest’epoca è difficile da decifrare; chi cerca di prevedere sbaglia: perfino i futurologi non ci azzeccano spesso. La questione di fondo è che mancano grandi figure autorevoli. A tutto ciò è dovuto anche il fatto che non viene più riconosciuta autorevolezza, se non a pochissimi. Nei decenni scorsi si è voluta abbattere ogni forma di autorità. Ma si è buttata via l’acqua sporca col bambino. Si è persa quindi anche l’autorevolezza per un perenne malinteso senso di ribellismo, di permissivismo, di democrazia e infine di rivoluzione. Chi vuole oggi la saggezza? Mancheranno anche i saggi per i motivi più disparati, ma pochi cercano la saggezza. E allora cosa resta? Un grande spaesamento, un grande smarrimento, una grande incertezza di fondo, un grande vuoto individuale e collettivo. Non fraintendetemi: per maestri non intendo assolutamente quei capi esoterici che pensano di insegnarti a vivere e di diffondere a pochi iniziati grandi verità, che spesso si dimostrano delle ovvietà. Ci sono al mondo d’oggi falsi illuminati e di conseguenza falsi risvegliati. E poi pensateci bene: di quali segreti gelosamente custoditi sarebbero portatori questi pseudo-maestri in una società millenaria che ha accolto il messaggio rivoluzionario di Socrate e anche di Cristo? Quale sarebbero mai le loro grandi verità da non diffondere al popolo? A pensare male verrebbe da parafrasare Brecht e dire: “sventurato è quel popolo che ha bisogno di maestri”. Di nuovo a pensare male verrebbe da dire che chi cerca dei maestri lo fa solo perché venga riconosciuto da una fonte attendibile e credibile il suo stesso talento e allora la ricerca è interessata; in questi casi frequenti si cerca un protettore, un nume tutelare, un’egida sotto cui ripararsi. I giovani si lasciano spesso incantare dalle sirene degli/delle influencer, dei vip. Non fraintendetemi: ognuno può avere dei maestri personali, dei maestri di vita e di cultura, ma i maestri intesi come figure pubbliche che lasciano un proprio lascito culturale e formativo sono quasi scomparsi. Però a tutto questo è legato a doppio filo il problema che ben pochi hanno l’umiltà di imparare e la capacità di saper riconoscere un grande maestro, che rimarrebbe probabilmente inascoltato ed emarginato. La migliore cosa a mio modesto avviso è leggere i maestri, più che frequentarli. È meglio ascoltare le voci dei grandi geni dell’umanità passata e presente tramite le loro opere scritte. E se è vero che frequentando dei maestri si può ricevere delle spiegazioni e il loro esempio, è altrettanto vero che la forma compiuta e quasi completa del loro pensiero si può ricevere solo leggendoli. La fortuna più grande sarebbe frequentarli e leggerli, ma bisogna avere tempo, soldi e la disponibilità del maestro a farsi incontrare. A ogni modo alle volte mi chiedo se ci sia davvero bisogno di imparare e se serva a qualcosa il cosiddetto autoperfezionamento. Non ultimo bisogna avere anche l’abilità nello scegliersi veri maestri e non dei cazzari che si professano tali. In quest’epoca c’è molta confusione perché persone notevoli vengono derise e messe all’angolo dalla società e falsi guru improvvisati scambiati per persone di spicco. Non solo ma chi avrebbe davvero qualcosa di interessante da dire viene oscurato dai mass media perché troppo scomodo oppure il suo apporto culturale viene oltremodo banalizzato e perciò semplificato, fagocitato, reso innocuo, annullato. Ma poi chi è davvero un grande maestro? Uno che riesce a trasmettere messaggi dello stesso livello di Cristo? Uno che scopre qualcosa che tutti avevano sotto gli occhi e non avevano visto? Uno che migliora il tuo pensiero? Uno che ti insegna come essere e dover essere? Oppure uno che ti fa sognare come potresti essere?
Karl Kraus (1874 – 1936) scrittore, giornalista, aforista, umorista, saggista, commediografo, e poeta austriaco.
Capitano, portami qui il tribunale di guerra! Io non muoio per l’imperatore! Capitano, sei il furfante dell’imperatore! Quando sarò morto, non farò il saluto militare! Quando sarò dal mio Signore, sotto di me si troverà il trono dell’imperatore, e mi farò beffe degli ordini suoi! Dov’è il mio paese? Lì gioca il mio bambino. Quando mi addormenterò nel mio Signore, arriverà l’ultima mia lettera dal campo. Gridava, gridava, senza scampo! Oh com’è profondo il mio amore! Capitano, sei fuor di senno, perché mi hai spedito qui. Nel fuoco si è bruciato il mio cuore. E io non muoio per nessuna patria! Voi non mi piegate, non mi piegate! Ecco, come la morte le catene ha spezzate! Davanti al tribunale portate la morte! Io muoio, ma non per l’imperatore!
Catania – 2023 RED 2: PERFORMANCE ART SITE-SPECIFIC DI FILIPPO PAPA A CATANIA – GIORNO 11-04-2023 all’interno dell’evento “FAI in arte – I colori dell’anima” presso il PICCOLO TEATRO DUSMET Via Teatro Greco, 32 – Catania “Red” la performance live site-specific di Filippo Papa realizzata all’interno della sua mostra personale “Five circles” nel comune di Alzate Brianza lo scorso marzo, si svolgerà a Catania in una nuova versione dal titolo “Red 2” . Durante “Red” L’artista ha regalato non poche emozioni mettendosi a nudo ed esprimendo attraverso la gestualità del suo corpo e del colore, la chiusura simbolica di un cerchio per rappresentare l’equilibrio trovato nella sua ricerca dopo anni di sperimentazione. Anche in questo caso Papa si adatterà totalmente ad un nuovo luogo, un vero gioiello architettonico di fine 800 nel cuore di Catania “Il Piccolo Teatro Dusmet”. Papa per la prima volta avvicinerà la sua arte al teatro performativo dove come nella prima versione di “RED” continuerà ad esprimersi utilizzando la simbologia del cerchio ed il colore rosso inoltre saranno proiettate su di lui le sue opere di fotografia d’architettura. Sarà un momento in cui l’espressione fotografica e quella performativa che ormai contraddistinguono Papa in una sorta di dualismo, si fonderanno aumentando la loro forza comunicativa per dare messaggi di forza, unione, amore per l’arte, per se stessi e verso il prossimo. Filippo Papa sarà “ospite speciale” con questa sua nuova performance all’interno dell’evento “FAI in arte – I colori dell’anima” nato dalla collaborazione con In Aria Ciné-Club e il Gruppo FAI Giovani Catania. Con il patrocinio del FAI – Fondo Ambiente Italiano
BIOGRAFIA Filippo Papa nasce a Leonforte (EN) il 24/10/1986 dimostra ecletticità e versatilità spaziando tra fotografia, performance, graphic design, promozione culturale internazionale, videoarte e installazioni, pittura e scrittura. Fra le più emblematiche mostre personali nel mondo: Treanime nel 2012, Archai nel 2016, Il Canto della Pietra nel 2017, Aqua nel 2018, Contrasto & Contesto nel 2019, Pathos/Mathos nel 2021 e Omniscient nel 2022. Ha ottenuto numerosi premi, riconoscimenti e pubblicazioni intercontinentali. Nel 2012 una sua foto è stata selezionata a livello mondiale sul sito di Vogue. Nel 2014 e nel 2016, le sue opere sono state pubblicate nel programma televisivo “Tgr Mediterraneo” – Rai 3, visibile in Italia e all’estero. Nel 2020/21 Papa viene inserito tra una élite di artisti di fama mondiale: “protagonisti dell’Atlante dell’Arte Contemporanea” edito dalla storica casa editrice De Agostini ed il prestigioso “56° Catalogo dell’Arte Moderna” edito dalla Giorgio Mondadori. Nel 2022 vince il “Premio Italia per la fotografia” assegnato dalla Biennale Internazionale d’arte di Asti. Viene inoltre insignito del “Premio di Alto Merito Arte Performativa” dato dalla giuria del Premio Intercontinentale di letteratura “Le Nove Muse” per il suo impegno internazionale nell’innovazione artistica in questo ambito. A tal proposito crea la tecnica inedita dello “Skin Collage” che applica per la prima volta a livello mondiale nella performance art “Le poesie delle Muse”. Questo atto performativo rientra nella serie artistica ideata insieme al poeta Joan Josep Barcelo denominata “Performance Art & Poetry” ovvero la realizzazione di performance art che uniscono la corporeità a parole e poesie. Papa e Barcelo studiano l’espressione dell’arte attraverso nuove tecnologie. Inaugurano per la prima volta a livello mondiale la performance art dal titolo “Poetry Box” iniziata già nel 2021 e perfezionata nel corso del 2022. Inventano il neologismo “Holoperformace” che rappresenta la creazione di atti performativi con la presenza di performer reali e olografici, la loro prima Holoperformace è “Regeneration” ospiti della “Fondazione Amedeo Modigliani” a Venezia. In contemporanea Filippo Papa presenta la mostra personale di fotografa con le poesie di Barcelo dal titolo “Omniscient” pubblicando il catalogo omonimo edito da Edizioni Setteponti.
Nel 2023 continua la collaborazione con Barcelo inventando un nuovo neologismo la “Metaperformance” realizzano la prima performance art live al mondo nel “Metaverso” dal titolo “Eros Captivity”. L’artista attualmente vive a Catania e lavora in giro per il mondo. L’EVENTO Sito: Piccolo Teatro Dusmet Via Teatro Greco, 32 – Catania Durata: 11 aprile 2023 Orario: dalle ore 20:00 Proiezione cinematografica + Performance Live + Degustazione
Leopoldo María Panero (1948 – 2014) è stato un poeta spagnolo comunemente inserito nel gruppo Novísimos.
Vivo senza cercarti all’altezza precisa della vita; all’altezza di un volo di colomba nella verde campagna, ti trovo. Che fatica colmare le domande, le risposte del sangue! Vivo senza cercarti alla luce delle ali nascono verdi isole. Io sono! Questo esempio creato dalla fede in ciò che il petto vuole.