Violenta danza
e travolgente
è la falcata della parola
Mentre scrivi
conosci la morte
Scrivi adesso
con impeto e ferocia
Ti si è sganciata l’anima.

Violenta danza
e travolgente
è la falcata della parola
Mentre scrivi
conosci la morte
Scrivi adesso
con impeto e ferocia
Ti si è sganciata l’anima.

guardare dal buco della
serratura
l’attimo di scena cui
la parola
dà vita
(ascolti quel suono prima che
la mente lo pronunci)
poi veloce
nascondere la mano che deruba
l’anima mentre fugge
a voce vuota
mettere la
scoperta-che–siamo-stati
a disposizione di ciascuno
di noi

“gli uomini primitivi credevano che anche le pietre avessero un’anima. Io voglio che lei sia la custode della mia anima.”
(Dal film Prendimi l’anima di Roberto Faenza)
soldino di pietra
in cerca di custode
sigaretta di bocca bocca
attende
spazientita di essere
fumata
sogno cattivo
in un giardino insoddisfatto del proprio verde:
scappa senza controllo al taglia erba
disorienta
quest’ anima disorientata
va presa dopo i pasti
a piccole dosi
attenzione a non superare quelle consigliate!
quest’ anima
al sangue come una bistecca:
la mia pazzia!

vi condanno ad essere voi
per il resto della vita;
“voi”
non “voi stessi”
in tonfi d’identità
(non si cavalcano andirivieni
in uteri di arcobaleni)
vi condanno a recitare per me:
sarò insieme pubblico
e copione
non so chi di voi
renderò immortale e
chi consacrerò alla noia di
corone funerarie
il mio biglietto
plauso o sberleffo
lo pagate voi
vostra aff.
Anima

Abito solo gesti e parole
L’ anima
cos’è la mia anima?
Tu attendi su tegole rosse quella
nuvola impensierita
per rivoltarla come tasche vuote
e fai allungare su di me l’abisso
Tu ultimo margine
di me
i luoghi dell’anima
ci cacciano
a noi preferiscono il deserto
le distanze silenziose
in cui
la pietà del guardare
gioisce
nel non dover più distinguere
il bene dal male

Era uguale e diversa la strada.
Per me tracciava rette e per te cerchi,
taceva il senso
dove eravamo ancora
già non eravamo più
Come per caso,
incespicasti in me
di traverso.
Non so se fu sgambetto,
ti finii addosso.
Perché?
Avrò nel mio futuro il tuo mistero
le tue mani vuote, il tuo girovagare
affaccendato e un po’ retrò?
Ma in fondo,
cosa ne so di noi,
di quel che ci accadrà?
Non occorre risposta,
non sempre l’anima
si dà,
non sempre è pronta.
Se la tua anima non si fa la barba
lasciala incolta e un po’ beffarda.
Che me ne faccio
di un’anima in abito da sera,
attenta a non sgualcirsi
il farfallino?
L’ intimità riguarda
adesso
lo sguardo.
E’ direzione del pensiero:
dove volge e dove posa,
trafiggendo silenzi
e squarciando veli ignoti.
E’ sapere che ci sei
in una qualunque
profondità di me

Tragico verso tratto da una lirica premonitrice di Karin Boye (Göteborg, 1900 – Alingsås, 1941), poetessa e critica letteraria svedese morta suicida a soli 41 anni.

Ora è finita.
Ora mi sveglio.
Ed è quieto e facile l’andare,
quando non c’è più niente da attendere
e niente da sopportare.
Oro rosso ieri, foglia secca oggi.
Domani non ci sarà niente.
Ma stelle ardono in silenzio come prima
stanotte, nello spazio intorno.
Ora voglio regalare me stessa,
così non mi resterà alcuna briciola.
Dite, stelle, volete ricevere
un’anima che non possiede tesori?
Presso di voi è libertà senza difetto
lontana la pace dell’eternità.
Non vide forse mai il cielo vuoto,
chi dette a voi il suo sogno e la sua lotta.
Il mondo scorre da fango,
vuoto lo riempie.
Ferite, che il giorno ha aperto, si chiudono, quando è sera.
Calma, calma inclino il capo
a una santa visione, il tuo ricordo che indugia.
Tempio; rifugio; purificazione;
santuario mio!
Sulle tue scale lontana la tenebra, salva,
serena come un bimbo mi addormento.
La breve esistenza della Boye, divenuta celebre grazie al romanzo distopico 'Kallocaina', che anticipava l'avvento dello Stato mondiale raccontato da Orwell in '1984', è marcata in modo drammatico dalla scoperta della sua omosessualità all'età di 18 anni. La donna vivrà sempre con tormento questo orientamento affettivo, condannato all'epoca dalla Legge e dalla morale comune della sua nazione.
Nel '32 si trasferisce a Berlino, dove convive con la compagna Margot Hanel, e decide di curare una profonda depressione con la psicoanalisi. Invano: come aveva previsto nel suo diario lo stesso terapeuta, la poetessa si toglierà la vita, seppur diversi anni dopo.
*Valeria Consoli: laureata in Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla scrittrice Fausta Cialente.
Tua
5 giugno, 2023
Dal blog personale di http://fridalaloka.com
Ripubblicato su http://alessandria.today/Frida la Loka

Desidererei fortemente
che l'essere umano fosse
fatto soltanto d'anima
spirito volatile,
libero di andar
dove porta
l'aria fresca d'autunno,
cambiar rotta
quando arriva
il bramare del sole
Astro torrido d'estate,
ed aquitirsi
sotto un tronco spoglio
d'inverno.
Che la carne non sia tale
Nemmeno le ossa...
Che il tramonto fosse una
cosa passeggera
Indolente, senza paure,
incertezze
frustrazioni.
Che ci fosse soltanto
leggerezza e pace
dove riposare
quando vi è stanchezza.
Ma non tutte le anime
sono uguali...
Non ambisco ciclo eterno
Desidererei soltanto
libertà di scelta.
Tua
27 aprile, 2023
Dal blog personale di
Ripubblicato su
Di Frida la loka (Lombardia)
Oggi c'è, è venuto a trovarmi, io l'ho accolgo con tenero abbraccio, mi scalda, sento il brivido accarezzando il corpo
Sono grata; e mi disperdo, come bimbi ch'accolgono la curiosaggine.
Non so quanto durerà; non ha importanza...
S'è affacciato ed è quello che conta per me.
Tornerà?...
Sicuramente.

Tua.
24 gennaio, 2023
Dal blog personale
Ripubblicato su
Di Frida la loka (Lombardia)
Non dico basta, perché ancora non finisce
perché pese a tutto, ancora fiore sboccia
germogli d'ogni sono lì pronti.
Perché sempre torniamo sui nostri passi,
su sentieri già battuti mile volte,
avvolti di bruma
che toglie il fiato e ci si sbaglia, ancora.
Non dico basta, perché ancora non è finita
perché malgrado questo grigiore che ci avvolge
e soffoca, resta quel poco di pensiero, se pur onnubilato, per riflettere.
Non dico basta, perché ancora non è finita
si può percepire timidamente
ancora, il cinguettio fremere al mattino.
Non dico basta, perché ancora non è finita
perché c'è da piangere ma anche tanto per cui,
vale la pena ridere a squarciagola.
Non dico basta, perché ancora non è finita
perché ci sono infinite sfide d'intraprendere
perché se non mi ci butto sarà stato
un semplice forse.
Non dico basta, perché ancora non è finita
finché ci sia aria da riempire polmoni,
voce per canticchiare oppure urlare, occhi per vedere tutto, il bello, pure quello che no sopporti.
Ma, nel caso, il tempo si ostinasse con me, sarò io a dire la mia.
E sarà la volta buona per dire, basta.
Tua
23 marzo, 2022.
Dal blog personale
Ripubblicato su
Di Frida la loka (Lombardia)
Benché gli infissi di casa siano senza chiave, si possano aprire e chiudere quando lo si desideri
E le tende siano spalancate per far spazio alla luce sinonimo di vita
Talvolta non riesco ad uscire dal guscio che mi tiene aggrappata a qualche maniglia di qualche porta
Il tempo passa e il mio orologio vitale rallenta e subentra la paura, soprattuttotanti pensieri...
Perché?
Oggi il cielo è così blu!
Come sarà fuori? L'aria sarà mite o fredda e profumata di neve?
Non lo so, non lo saprei è calato il buio, le lancette hanno fatto il loro giro, ancora una volta.
Tua
17 gennaio, 2023
Dal blog personale
Ripubblicato su
Nelle mie fughe con te
si sopiscono quelle sommosse senza mediazione
difficili da spiegare a chicchessia
Quasi un moto di ribellione
a un non consenso di vita
nei suoi margini severi…duri da condividere
Mi prendi per mano
consona di quel fremito sulla schiena
forte d’un’ispirazione serrata nelle dita strette
capaci carezzare soliloqui d’eccedenti smanie
placate da un tenero languore
che si fa parola
per avvicinare le sillabe all’anima sedotta
@Silvia De Angelis