Maremoto,Gabriella Paci

A volte  i sentimenti esondano

dal bacino del cuore:

dilagano

 incontrollati

innegabili

inspiegabili

con un  frastornìo bizzoso

di bambini in cerca d’attenzione

con  un frinìo stordente

di cicale petulanti.

Un’onda  di note stridenti

che ti avvolge

 ti trascina in mare

e poi ti getta a riva

e  ti riprende portandoti

di nuovo nel maremoto.

A nulla vale allora

il faro della ragionevolezza che

getta luce a segnare l’approdo.

Non lo so con certezza di Jaime Sabines

Grande poesia dal Messico

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Jaime Sabines Gutiérrez (1926 – 1999) è stato un poeta e politico messicano.

Non lo so con certezza…
Non lo so con certezza, ma immagino
che una donna e un uomo
un giorno si innamorano,
rimangono soli poco a poco,
qualcosa nei loro cuori dice loro che sono soli,
soli sulla terra si penetrano,
vanno uccidendosi l’un l’altro.
Tutto accade in silenzio. Come
si forma la luce dentro l’occhio.
L’amore unisce corpi.
In silenzio vanno riempiendosi l’un l’altro.
Un giorno si svegliano, sopra le loro braccia.
Pensano allora che sanno tutto.
Si vedono nudi e sanno tutto.
(Non lo so con certezza. Lo immagino)

*

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Partenza di Philip Larkin

Grande poeta britannico

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Philip Larkin, poeta britannico (1922 – 1986)

Quando, verso mezzogiorno, si trovò al centro
del teatro antico,
lui, giovane greco, privo di sospetto, ma bello
quanto quelli,
lanciò un grido (non di ammirazione; l’ammirazione
non la provava affatto, e se anche l’avesse provata
non l’avrebbe certo manifestata), un grido semplice
forse per la gioia incontenibile della sua giovinezza
o per saggiare la sonorità del luogo. Di fronte,
al di sopra dei monti verticali, l’eco rispose –
quest’eco greca che non imita né ripete
ma semplicemente continua a un’altezza smisurata
l’eterno grido di evviva del ditirambo.

.
Traduzione di Nicola Crocetti

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Lettera di un datore di lavoro a un suo dipendente di Eros Alesi

Poeta prematuramente perduto

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Eros Alesi è stato un poeta giovanissimo, morto suicida a soli vent’anni, il 31 gennaio 1971.

Carissimo operaio,
ti voglio tanto bene,
perché sei così fesso da farti
sfruttare da me (comm. Ambrogio)
ti sei ridotto un relitto umano,
un essere incapace di pensare,
un nevrotico, un complessato,
e tutto questo lo hai fatto
per permettermi:
una bellissima villa al mare,
una velocissima spider
tante donne,
e moltissima grana.
Ringrazio di tutto cuore
Il tuo PADRONE.
(continua così se no ti farò
crepare di fame)
Pasticca…..

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Un viaggio mozzafiato che non sarà raccontato dai protagonisti quello del Titan alla visita del relitto del Titanic,la cui sventura sembra riproporsi. Muoiono i 5 passeggeri nelle profondità dell’Oceano nei pressi di Terranova.Gabriella Paci

Il sommergibile Titan,ovvero un capsula di pochissimi metri cubi dove hanno trovato al morte 5 persone doveva scendere nelle profondità dell’Oceano e compiere un giro intorno al relitto del Titanic affondato nel 1912 la cui tragica fine ha alimentato romanzi, films (famoso quello con la romantica storia d’amore interpretata da Di Caprio e la colonna sonora di Celine Dion)e istant book.

Come i passeggeri del Titan siano deceduti resta ancora un giallo da svelare ;certo è che le scorte di ossigeno si sono esaurite prima che potessero risalire ,anche se si afferma che la capsula sia esplosa dopo pochi metri di profondità, sparendo dal sonar della nave madrina Tutto il resto è leggenda come il fatto che si sarebbe chiesto ai passeggeri di indossare le cuffie bluetooth per ascoltare la loro musica preferita mentre davanti ai loro occhi si apriva uno scenario surreale di pesci e creature marine, mentre scendevano a buio completo per risparmiare energia utile a girare intorno al relitto o ancora per risalire

Di certo il fatto della loro scomoda situazione di alloggio all’interno, il freddo (tanto da dover indossare calzini e cappelli di lana e il prezzo di oltre 250 dollari pagati per questo “viaggio” promosso dall’Ocean gate “ a 3.880 metri di profondità.Viaggio  su cui ora scendono pesanti dubbi in merito alla sicurezza e alla competenza del personale anche se la Oceangate continua a fare pubblicità a questa “escursione “

Dispiace che il giovane diciannovenne Suleman ,figlio del miliardario pachistano Shahzada Dawood   che si era portato dietro il cubo di kubrik sia stato, a quanto ha rivelato la madre, rimasta con l’altra figlia a bordo della  nave dalla quale si è calata la capsula, ”praticamente obbligato “ ad andare per non deludere il padre, desideroso di vivere quest’avventura ai limiti delle possibilità umane . Gli altri passeggeri erano l’esploratore multimiliardario britannico Hamish Harding ,il sommozzatore francese Paul-Henri Nargolet e l’amministratore delegato di Oceangate Stockton Rush

La sicurezza poco sicura

Il sommergibile, in fibra di carbonio e titanio, era già stato nelle profondità oceaniche

nei pressi del relitto affondato e ritrovato nel 1985   tre volte; una all’anno dal 2021 e circa 50 erano state le prove fatte anche se c’erano stati dei disguidi come l’interruzione con la nave guida di circa 2 ore e mezza nel 2022.

Titan è stato guidato da un controller di gioco Logitech rinforzato e da schermi tattili. Il gamepad wireless Logitech F710 è stato lanciato per la prima volta nel 2011 e costa circa 42 sterline su Amazon. I membri dell’equipaggio comunicano con la nave madre tramite messaggi di testo e non c’è un sistema GPS.

Tuttora la spedizione viene propagandata con messaggi come questo riportato sotto:

Titanic Expedition – Explore the Titanic

From$250,000

8 Days 7 Nights

Availability : May 23’ – June 23’

St. John’s Newfoundland

 8 Days 7 Nights
 See the wreck site of RMS Titanic
 Sail the open ocean
 Receive onboard training
Explore the deep ocean

Non è escluso che il fascino delle esperienze estreme non catturi qualcun altro ma è da chiedersi se il business debba prevalere anche su un senso etico perché dovrebbero essere messi in chiaro i limiti attuali di certi mezzi e la limitata possibilità di intervento nel caso di avarie o inconvenienti.

Frida Kahlo – il suo mese, il mio mese, oggi particolarmente.

Sfogliando pagine, 31 – di Frida la Loka

Un 6 luglio di 1907, nasceva Magdalena Cármen Frida Kahlo Calderón, maggiormente conosciuta come Frida Kahlo.

Diario di Frida Kahlo. Pag. 31. Traduzione e adattamento di Frida la Loka
Oggi mercoledì 22 gennaio,  1947

Tu mi piovi
io ti cielo
Tu la finezza,
L'infanzia,
la Vita
amore mio
bimbo; vecchio
Madre e centro;
blu, tenerezza.
Io ti dono il mio universo
E tu mi vivi.

Sei tu a chi oggi amo.
Ti amo con tutti i miei amori
Ti doneró il bosco
Con una piccola casa dentro
Con tutto il buono che ci sia

Nella mia costruzione,
E tu, vivrai contento,  desidero
Che tu possa vivere contento.
Anche sé, io ti darò sempre
La mia assurda solitudine
E la monotonia d'una  complessisima
Diversità di amori
Lo vuoi?
Oggi, amando gli inizi
E tu, ami

Tua

6 luglio, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato in http://2010fugadapolis.wordpress.com

Ripubblicato in http://alessandria.today

Canone V di Mirko Servetti

Alla cara memoria di Mirko Servetti

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Alla cara memoria di Mirko Servetti (1953 – 2023)

Perché tu possa respirare ancora
i sogni infranti nell’aria serale,
ti farai muta come la città
nel momento in cui s’addensa nebbia
sul tuo profilo di allettante menade.
Un tempo in cui sorridesti brevemente all’incontro
delle nostre ombre fu intorno a mezzogiorno;
fuori del centro certi casolari
tenuti sulle secche dei torrenti,
offrivano riparo ai sottintesi.
La notte fu poi nuda rifrazione
dell’essere. Al di là di ogni confine.

*

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Un buon posto in cui fermarsi, di Matteo Bussola: Una toccante riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità. Einaudi Editore

Scopri il toccante romanzo di Matteo Bussola, “Un buon posto in cui fermarsi”, che esplora la fragilità umana senza stereotipi. Attraverso storie commoventi e personaggi autentici, l’autore ci guida nella ricerca del senso della vita e della felicità. Leggi la recensione completa per immergerti in questa narrativa ricca di emozioni e scoprire come la resa può portare ad una inaspettata felicità.

La Feltrinelli

Matteo Bussola, Un buon posto in cui fermarsi, romanzo, fragilità, ricerca della felicità, recensione libro.

https://www.lafeltrinelli.it/

Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola: Una toccante riflessione sulla fragilità e la ricerca della felicità

Recensione:

In “Un buon posto in cui fermarsi”, l’autore Matteo Bussola ci regala un romanzo commovente che affronta tematiche profonde e universali. Con la sua scrittura schietta e carica di umanità, Bussola ci guida attraverso le vite di diversi personaggi, ognuno alle prese con la propria fragilità e la ricerca di un senso nella vita.

Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la capacità di Bussola di raccontare la fragilità maschile senza cadere negli stereotipi o nei pregiudizi. I personaggi che popolano il romanzo sono autentici, vulnerabili e pienamente umani. Ciò permette al lettore di connettersi con loro e di vivere le loro emozioni in modo profondo.

Attraverso storie lancinanti, ma permeate da una luce di speranza, Bussola ci invita a guardare il mondo con gli occhi di chi è a terra, di chi ha conosciuto la sconfitta. E in questo sguardo ribaltato, troviamo una strana forma di felicità, un’inattesa risposta alle domande che ci assillano.

Il romanzo esplora temi delicati come la malattia, la perdita, la solitudine e il senso dell’esistenza. Ogni personaggio affronta la propria battaglia interiore e trova una via personale per dare un significato alla propria vita. Bussola ci mostra che anche nelle situazioni più buie, c’è spazio per la speranza, la crescita e la scoperta di se stessi.

La scrittura di Bussola è coinvolgente e ricca di dettagli, permettendo al lettore di immergersi completamente nelle vicende dei personaggi. I dialoghi sono autentici e gli eventi narrati sono pervasi da una verosimiglianza che rende il tutto ancora più emozionante.

“Un buon posto in cui fermarsi” è un romanzo che tocca le corde più profonde dell’animo umano. Matteo Bussola ci regala una narrazione sincera, senza filtri, che invita alla riflessione sulla nostra esistenza e ci spinge a trovare il nostro posto nel mondo, nonostante le avversità.

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Le otto montagne, di Paolo Cognetti: Un viaggio avventuroso tra amicizia e montagne. Editore Super ET

Scopri la nostra recensione su “La vita intima Condividi” di Niccolò Ammaniti, un romanzo finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa. Esplora la complessità della mente di Maria Cristina Palma, il suo segreto nascosto e le profonde emozioni che permeano il romanzo. Leggi di più per scoprire come Ammaniti combina audace fantasia, realismo psicologico e un senso del tragico in questo coinvolgente capolavoro letterario.

La Feltrinelli

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Le otto montagne di Paolo Cognetti: Un viaggio avventuroso tra amicizia e montagne”

Recensione:

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti è un romanzo straordinario che ha conquistato numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Strega. La storia ci porta nel mondo di Pietro e Bruno, due ragazzi legati da un’amicizia profonda e dalla passione per la montagna.

Cognetti ci regala un’opera narrativa potente e coinvolgente, in cui la montagna diventa un vero e proprio modo di vivere. Con uno stile raffinato, l’autore ci trasporta tra vette, baite e sentieri, creando una narrazione avventurosa e spirituale allo stesso tempo.

La storia si sviluppa attraverso fughe e tentativi di ritorno, con i protagonisti alla costante ricerca di se stessi e di una strada per riconoscersi. La loro amicizia, nonostante le loro diversità, è il fulcro del romanzo e viene esplorata in profondità, mostrando le dinamiche complesse e affascinanti che possono caratterizzare un legame così intenso.

Paolo Cognetti dimostra una grande sensibilità nel descrivere i paesaggi montani, andando oltre l’aspetto fisico e rivelando il significato profondo che la montagna può avere per chi la vive appieno. Attraverso la storia di Pietro e Bruno, l’autore ci invita a riflettere sulle nostre passioni, sul senso di appartenenza e sulla ricerca della propria identità.

Le parole di Annie Proulx, autrice celebre, descrivono in modo impeccabile l’essenza del romanzo: “Il raffinato racconto di quanto può essere profondo l’amore che lega gli esseri umani”. “Le otto montagne” è una storia universale che tocca le corde dell’animo umano, esplorando temi come l’amicizia, la nostalgia e la ricerca di se stessi.

In conclusione, “Le otto montagne” è un libro straordinario, capace di affascinare i lettori con la sua scrittura evocativa e le sue emozioni profonde. Paolo Cognetti si conferma come uno dei migliori narratori contemporanei, donandoci un’opera indimenticabile che ci spinge a riflettere sulla nostra vita e sui valori che realmente contano.

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Descrizione SEO: Scopri il romanzo vincitore del Premio Strega “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. Esplora la profonda amicizia tra Pietro e Bruno, unita alla passione per la montagna. Lasciati coinvolgere da questa storia avventurosa e spirituale, ricca di emozioni e riflessioni sulla ricerca di sé stessi. Leggi la recensione completa per immergerti in questo caso editoriale internazionale.

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Niccolò Ammaniti ci sorprende ancora una volta con il suo ultimo romanzo, “La vita intima 

Finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa, questo libro ci porta nell’intimità di Maria Cristina Palma, un personaggio enigmatico e affascinante.

Maria Cristina sembra avere tutto nella vita: bellezza, ricchezza e fama. Tuttavia, il suo mondo viene sconvolto quando riceve un video sul cellulare che rivela un segreto del suo passato che ha ignorato fino ad ora. Con la maestria di un moderno alienista, Ammaniti ci conduce in un viaggio nella mente di questa donna complessa, esplorando le sue paure, ossessioni e desideri inconfessabili.

Il romanzo si distingue per la sua combinazione unica di fantasia audace, realismo psicologico e un profondo senso del tragico. Ammaniti ci delizia con la sua prosa tagliente e il suo stile incisivo, che ci trascina in un vortice di emozioni contrastanti. Ci fa ridere, riflettere e, allo stesso tempo, ci fa sentire il peso dell’inesorabilità del destino.

In “La vita intima Condividi”, Ammaniti dimostra ancora una volta il suo talento nel creare personaggi indimenticabili e situazioni cariche di tensione. Il suo stile cattivo, divertente e romantico si mescola perfettamente con la trama, regalando al lettore un’esperienza coinvolgente e appagante.

Questo romanzo affronta tematiche profonde e complesse, ponendo domande sulla verità, sulla paura e sulla natura umana. Ammaniti ci invita a esplorare gli angoli più oscuri della mente umana e a interrogarci sulle scelte che facciamo e sulle conseguenze che ne derivano.

In conclusione, “La vita intima Condividi” è un altro capolavoro letterario di Niccolò Ammaniti. Con la sua prosa affilata e la sua narrazione coinvolgente, l’autore ci regala un romanzo che ci lascia senza fiato e ci spinge a riflettere sulla complessità dell’esistenza umana. Non perdete l’occasione di immergervi in questa storia avvincente e appassionante.

La vita intima, di Nicola Ammaniti: Un romanzo avvincente che svela l’oscuro lato della perfezione. Einaudi Editore

Scopri la straordinaria storia di “La vita intima” di Niccolò Ammaniti, finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa. Attraverso una combinazione di suspense psicologica, realismo psicologico e un pizzico di incanto del paradosso, questo romanzo ti condurrà in un viaggio appassionante nel cuore e nell’anima di Maria Cristina Palma, una donna dai segreti inconfessabili. Svela le paure, le ossessioni e i desideri nascosti che si nascondono dietro la maschera della perfezione. Un’opera avvincente che ti terrà incollato alle pagine fino alla fine. Scopri di più su “La vita intima” e lasciati affascinare dalla maestria narrativa di Niccolò Ammaniti.

La Feltrinelli

http://www.lafeltrinelli.it

“La vita intima di Nicola Ammaniti: Un romanzo avvincente che svela l’oscuro lato della perfezione”

Recensione: “La vita intima” di Niccolò Ammaniti è un romanzo che ti rapisce fin dalle prime pagine e non ti lascia andare fino all’ultima parola. Finalista del prestigioso Premio Viareggio-Rèpaci 2023 nella categoria Narrativa, questo libro è un capolavoro di suspense psicologica e analisi della condizione umana.

Nel cuore della storia c’è Maria Cristina Palma, una donna apparentemente perfetta con una vita di lusso e successo. Tuttavia, un video misterioso sconvolge la sua esistenza e riporta alla luce un segreto nascosto nel suo passato. Con maestria, Ammaniti ci conduce attraverso la mente di Maria Cristina, esplorando le sue paure più profonde, le ossessioni e i desideri inconfessabili.

Ammaniti si dimostra un vero maestro della scrittura, mescolando abilmente una fantasia spericolata con un realismo psicologico sorprendente. Le sue descrizioni dei personaggi sono vivide e coinvolgenti, mentre il suo stile di narrazione tiene il lettore con il fiato sospeso pagina dopo pagina.

Ciò che rende “La vita intima” ancora più affascinante è il modo in cui Ammaniti esplora il senso del tragico e l’incanto del paradosso. L’autore ci porta a riflettere sulla fragilità dell’essere umano e su come spesso i nostri desideri più profondi possano essere in conflitto con la realtà.

In conclusione, “La vita intima” è un romanzo coinvolgente che affronta temi complessi in modo brillante. Niccolò Ammaniti dimostra ancora una volta la sua abilità nel creare storie avvincenti, cattive, divertenti e romantiche allo stesso tempo. Se sei alla ricerca di una lettura che ti terrà incollato alle pagine fino alla fine, questo libro è assolutamente da non perdere.

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Recensione del libro: Il cognome delle donne, di Aurora Tamigio. Narratori Feltrinelli

Il cognome delle donne, di Aurora Tamigio

Il cognome delle donne di Aurora Tamigio è un romanzo familiare che affascina con la sua freschezza e il suo passo veloce. Con un’epica popolare, un’anima antica e una leggerezza immaginifica, l’autrice ci trasporta in un viaggio coinvolgente, fatto di risate e lacrime, con personaggi indimenticabili. La scrittura di Tamigio sembra così semplice, ma è proprio quella semplicità che rende impossibile smettere di leggere fino all’ultima parola.

La storia ha inizio con Rosa, una giovane donna nata nella Sicilia dei primi anni del Novecento e cresciuta in un piccolo paesino montano. Fin da bambina, si dimostra essere fatta della stessa materia del suo nome: una donna forte come i fiori che sbocciano sempre, con una forza che contrasta le avversità come frutti benefici contro i malanni, e una resistenza come il legno spinoso. Non si piega mai completamente di fronte al padre e ai fratelli, che sembrano poter tutto. Ma nel 1925 incontra Sebastiano Quaranta, l’unico uomo al mondo che non sa come conquistarla. È amore a prima vista, un amore reale che non inganna. Rosa scappa con Sebastiano e i due aprono un’osteria che diventa un punto di riferimento per la gente dei dintorni.

Nascono i loro figli: il bel Fernando, Donato che diventerà prete e infine Selma, una ragazza dalle mani delicate come i suoi preziosi ricami. Selma, semplice e docile, si lascia affascinare da Santi Maraviglia, soprannominato Santidivetro per la sua pelle diafana, e lo sposa contro il parere della madre. Ma quando Santi diventa legalmente il capofamiglia, iniziano i guai e un’importante eredità viene sottratta. Le figlie di Selma e Santi, Patrizia, Lavinia e Marinella, pagheranno il prezzo di questa situazione. Patrizia è la più combattiva delle tre sorelle, Lavinia è affascinante come l’attrice Virna Lisi e Marinella è la preferita del padre, che si trasforma in una giovane donna negli anni ’80 e sogna di studiare all’estero. Durante i momenti più difficili, lo spirito di Sebastiano Quaranta veglia su di loro, tornando a far visita quando ne hanno più bisogno.

Il cognome delle donne è un romanzo coinvolgente che cattura l’attenzione del lettore con la sua narrazione vivace e la complessità dei personaggi. Aurora Tamigio ci regala una storia familiare ricca di emozioni, intrighi e segreti che si svelano nel corso del tempo. È un viaggio nel passato e nel presente, un intreccio di generazioni e destini che lascia un segno profondo. Con maestria, l’autrice ci porta in un mondo in cui la forza delle donne e la resilienza familiare si intrecciano in un modo unico. Una lettura che lascia un’impronta nel cuore dei lettori.

Per acquisti: 

https://www.lafeltrinelli.it/cognome-delle-donne-libro-aurora-tamigio/e/9788807035609

Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Per ” Ti spaccio l’intervista” vi presento: L’ Africa di Giampaolo Gipi Sterton. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Giampaolo Gipi Sterton

Ogni volta che scrivo un articolo vengo coinvolta emotivamente, scrivo ciò che voglio, ciò che mi coinvolge, cio che mi piace e sento mio. Interagire con le persone che intervisto è essenziale, altrimenti non riesco a sentirle.
Premetto che odio il circo, quello dove gli animali vengono addestrati dalla bestialità dell’ uomo. Non andrei mai a vederlo, ma anni fa, mi lasciai coinvolgere, dalla curiosità dei miei figli e da un gruppo di amici. Me ne pentii immediatamente, per tutto il tempo, un nodo alla gola e non riuscivo a parlare per non piangere.
La mia commozione immensa nel vedere una tigre reale, addestrata a schiocchi di frustra,
che ancora sento negli orecchi, umiliata, denigrata nella sua bellezza e regalità. Il resto totalmente raccapricciante, come raccapricciante far camminare gli elefanti, per ore sull’asfalto per pubblicizzare il proprio circo. Per fortuna il llockodown, pare li abbia silenziati e spero di non vedere più queste oscenità.
Io cerco le persone, persone che possono dire qualcosa, non c’è bisogno di essere noti, ma può essere noto ciò che hanno da dire, da raccontare. Ho incontrato così Giampaolo Gipi Sterton, lui si giudica un orso, io penso che abbia un cuore d’oro, chi ama gli animali ha una spiccata sensibilità, normale avercela con i suoi simili, che cacciano, esibiscono gli animali come trofei, li fanno estinguere, li uccidono per un paio di zanne. L’animale più pericoloso della terra, è l’uomo. Non uccide per fame, ma per assoluta crudeltà e divertimento.

Tutta la sua home è un amore sconfinato nei confronti degli animali della sua terra. Come dargli torto? L’Africa è una terra incredibile…
Giampaolo Gipi Sterton dichiara ” nato e vivo in Kenya, adoro fare felici scoperte per puro caso, quando sto cercando e vedendo altro…” . Padre irlandese, madre romana, figlio di un colonialismo, ma soprattutto di un uomo in simbiosi con questa terra, da cui ha assorbito ogni umore, anche il suo essere selvaggio, ma nello stesso tempo il suo grande cuore.
Io direi di lui, citando una frase che non è mia, ma che lo descrive appieno, ” io non sono africano perchè sono nato in Africa, ma perchè l’Africa è nata in me. Kwame Nkrumah ”.
Questa intervista sarà insolita, anche perchè Giampaolo Gipi Sterton è insolito, inframmezzerò le sue parole nel contesto delle mie considerazioni e ricerche.
Giampaolo ama la sua terra, ma odia come viene maltrattata specie dalla corruzione e da molti italiani, l’italiano è il peggior viaggiatore, che non comprende, non assimila e non fa sua una terra, nè quando arriva, ne quando parte. Lui è tutt’ uno con la sua terra, ed è il posto dove vorrà riposare per sempre, dove sono seppelliti i suoi genitori. Ci racconta che
La gente è senza scrupoli, lucra sui bambini, su giovani donne che si concedono per poco.
Gli animali sono fondamentali, da piccolo andava nella savana, insieme a suo padre, per ammirare le bellezze della natura. Prendevano il tè nello Tsavo, sulle colline, si mettevamo in un posto alto ad osservare gli animali, numerosi, tante specie, e ha capito, sin da piccolissimo, che la natura è di gran meglio dell’uomo. Giampaolo Sterton non è un esperto, ma è quello che sente quando è nella sua amata savana. Vive due vite, una principale in Africa, l’altra in Europa, quando devo tornarci. Se deve pensare alla sua casa, la sua casa è il Kenya, il suo posto, il suo rifugio, dove tornare sempre e comunque. Ama tutto ciò che è puro e indifeso, i bambini e gli anziani, perchè sono simili, gli animali perchè sono altrettanto puri e indifesi. Ama di meno l’uomo contaminato da tanto egoismo e superficialità,è importante amare ciò che ci circonda, rispettando e avendone cura, senza martoriare tutto.


L ‘Africa a lui ha dato tanto, ma ha anche tolto tanto, come a tutti quelli cresciuti in quest

a terra
Giampaolo Gipi Sterton, vive sul mare a una ventina di chilometri da Malindi, lontano dal caos e a un ora dalla savana. Non sopporta di vivere nella città, turisti e turiste che vanno in certi locali per pochi spicci. Gente che non si fa scrupoli, turisti che gettano caramelle ai bambini, come se fossero scimmie, ma sono bambini affamati. Turisti che toccano stelle marine, uccidendole, e per fare foto con un pesce palla, li uccidono. Locali che venderebbero la propria madre, per mangiare. Giovani donne bellissime, che non hanno scampo, bambini nelle slum che sniffano colla a Nairobi, dove c’è la più grande baraccopoli del mondo con trte milioni di persone. Ci sono persone che provano ad aiutare, ma sconfiggere la corruzione è difficile, se non impossibile.
Gli amici lo chiamano orso, gli piace vivere in solitudine, spesso è burbero, non si sopporta neppure lui ma per gli animali c’è sempre. Non ha peli sulla lingua, perchè non ha padroni e si sente libero.

La storia di Giampaolo Gipi Sterton, mi fa pensare a uno dei miei scrittori preferiti,
Wilbur Smith, i suoi libri hanno il sapore d’ Africa, il fascino dei colori unici di questo incredibile continente, tanto bello, quanto martoriato dall’ animale più pericoloso, più avido, più crudele di tutta la terra: l’uomo.
Sulle Iali Hills, da piccolo si recava a prendere il tè, tutto scorreva come in un film, con animali che passavano, il loro linguaggio, questa terra dal colore di terracotta, arenaria, argilla con un pò di quarzite. Abita a un ora e mezza dalla riserva ” Galana conservancy”, le bellissime Lali Hills e il serpeggiante fiume Galana dominano il paesaggio selvaggio, sicuramente il vero Kenya. Spesso i ranger soccorrono animali, feriti o bracconati. Spesso Giampaolo Gipi Sterton ha partecipato a questi soccorsi.
Lui dice – è più preziosa la vita di un animale che quella dell’uomo. L’uomo se povero continua a morire, perchè non può permettersi le cure. Eppure il Kenya ha medici tra i migliori –
Lui è un uomo schivo, sicuramente la sua vita non facile, non ha fiducia nelle persone
la fiducia è una cosa che va recepita e
conquistata con il tempo e con la cura, con la dedizione e con i fatti, con le parole e con le azioni….. certo non si fida neppure di se stesso, ma ha motivi certamente validi. Stare attenti perché alle volte le persone più vicine sono proprio quelle che ti fanno più male, non solo nelle relazioni amorose ma anche in quelle di amicizia. se poi capita che la fiducia si da alla persona giusta, questa durerà tutta la vita

Giampaolo Gipi Sterton

Parole sagge e vere , dalle sue pagine emergono gli animali nella loro incomparabile bellezza e anima, primitiva, ma anima

  • “sappiate che le Giraffe partoriscono nello stesso luogo dove fisicamente sono nate” e io mi diverto a vederle correre,

Il 21 giugno è stata la giornata mondiale della giraffa
rimangono solo 117 mila esemplari viventi nel mondo di questo animale strano ma utilissimo, 117mila…di questo passo vedremo gli animali olografici, porcapuzza…
…le capre a macchie come le chiamo io so curiosissime, mangiano tanto e bevono pò di meno, corrono tanto e hanno vere e propri asili, hanno 7 vertebre del collo come gli umani, quando combattono si fanno delle collate enormi, e riescono a mangiare piante con il labbro spesso con le spine, le cosiddette acacie spinose…
…io non nutro una particolare simpatia da quando ero piccolo per uno spavento che presi in savana, però capisco che suscitano dolcezza..

  • Perchè amo i ghepardi?
    perche li amo? Il loro nome deriva dal greco artigliò immobile, non avendo le unghie retrattili,li amo perché sono schivi e guardinghi, perche hanno piu similitudini ad un cane per fisionomia e per rapporto sociale tra loro, si crede corrano a 120km/h ma la loro velocità a malapena raggiunge gli 87km/h che possono tenere per brevi distanze, perche perche come i Leoni vivono anche in Asia, perché si conoscono da 700 anni prima di Cristo e perche, come tutti gli animali belli e unici sono considerati in via du estinzione…
    …ricordatevi quando andrete in un circo o in uno zoo o nei parchi safari e vi verrà’ voglia di sapere come sono da liberi… vale la pena vedere un prigioniero triste per un sorriso dei vostri figli? NO
    Gia una volta ve li avevo fatti ascoltare in natura, loro pigolano come uccellini e non fanno Roarr come i leoni perché hanno l OSSO IOIDE calcificato tutto e permette di pigolare e non ruggire, nei leoni questi osso e’ calcificato incompleto.. i ghepardi sono gli unici insieme al puma e al gatto che fanno le fusa..quando sono felici e quando sono sereno….
    ah loro miagolano anche come i nostri amici gatti…
  • Gli ippopotami loro…i più temibili animali in savana e in Africa, c è chi pensa al leone, chi all elefante chi altro a qualche felino… no signori LORO oltre ai Bufali, sono gli animali più pericolosi dell africa ma non perché carnivori ma perché TERRITORIALI, loro sono quelli che te ciancicano se ti avvicini… a dispetto della loro mole sono velocissimi (30km/h) e sono dolcissimi con la loro prole.

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

IL leopardo
questi fantastici animali sono felini molto schivi e solitari in genere ed e molto difficile vederli di giorno, esistono ben 7 sottospecie a seconda di dove vivono, e’ un animale versatile e che non disdegna insetti se non trova selvaggina come gli scarabei stercorari, e’ purtroppo minacciato perché
qualche genio di voi ama le pellicce e per questo viene ucciso senza pietà, sono animali letali ma dolcissimi con la prole che lasciano una volta svezzati intorno ai 15/18 mesi…
…come sempre un occhiata alla sensibilità e alla cura degli animali

  • Leoni .questi fantastici animaletti sono tra le creature più dolci e sensibili a mio avviso, purtroppo in una cucciolata di sopravvive il 50% e anche meno, è una legge della natura altrimenti non ci sarebbe più selvaggina e se ci pensate bene e’ un bene che la natura regoli così le nascite dalla notte dei tempi…molti non sanno che anche ai maschi spetta il controllo e la nursery, anche se hanno poca pazienza,e come gli elefanti possono essere adottati e svezzati da zie mamme e sorelle… Il leone maschio appena entra a far parte di un pride (o branco) uccide tutti i cuccioli portando di nuovo in estro la femmina, questo per dare la propria casata alla stirpe… così va la natura..

ELEPHANTS
molti mi chiedono del perché io ami queste anime gentili e delicate, metteteve seduti che vi dirò delle cose che forse non conoscete:
-Praticano funerali, riconoscono dalle ossa i loro simili, avvicinandosi prima la matriarca poi via via gli altri componenti del gruppo e infine i cuccioli, avendoli riconosciuti ricoprono delicatamente con foglie rami le ossa
-Sanno curarsi da soli specialmente durante il travaglio con un tipo di foglia
-Riconoscono le pozze d acqua ancestralmente tramandate nel corso degli anni da madre in figlio
-Adottano orfani
-Non hanno minimamente paura dei topi come credenza popolare ma sono infastiditi dalle formiche che penerrano nelle scanalature della pelle e spesso del tessuto del piede che è delicatissimo
E cosa non ultima sanno che odore ha l uomo e ne fuggono anche non avendone mai visto uno.. perché l uomo così come tutte le specie animali, PUZZA ed emette un odore caratteristico, che agli animali suona come PERICOLO

Sicuramente un articolo lungo, spero non noioso. La terra ci è stata donata, ma è un dono di cui dobbiamo prenderci cura. Perchè distruggere, estinguere? poi cosa ci rimane? La bellezza di questa terra, albe che si scordano di non esseri tramonti, colori di fuoco in ambedue i casi, occhi stupefatti per i colori di questa terra, dagli animali, alle piante la stessa tonalità calda, disperatamente forti, pieni, decisi. Una Africa che ti entra in ogni poro della pelle, un colore incandescente, cocente, dove lacrime amare si mescolano ad una bellezza eterna, senza paragoni. I canti, il vento, i sacrifici, l’amore, morte miscelati in un unico continente, tanto bello quanto sofferto.
Giampaolo Gipi Sterton, un fotografo di talento, dalle sue foto trapela la sua anima, selvaggia, è vero, ma di sognatore e romantico. I suoi occhi colgono il sentire dell’Africa, della sua Africa, del luogo in cui ritorna sempre, un luogo che non tradisce, la sua casa.


Ti ringrazio Giampaolo Gipi sterton di averci raccontato della tua Africa e delle tue foto.

Ciascuno di noi è legato all’Africa,
proviene dall’Africa, siamo tutti parenti lontani. Damian Marley.

Queste foto bellissime offerte da Giampaolo Gipi Sterton hanno solo delle controindicazioni: possono far emozionare, troppo.

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Campi di Lavanda in Piemonte: Un’esperienza incantevole per i sensi

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Foto Cascina Costanza Località Godiasco Salice Terme- da http://www.mammeamilano.com

Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.

Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.

Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.

Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.

Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.

I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.

Blues in memoria di Wystan Hugh Auden (in italiano e nella versione originale)

Dalla Gran Bretagna

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Wystan Hugh Auden, poeta britannico (1907 – 1973)

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

(traduzione di Gilberto Forti)

*

Funeral Blues

Stop all the…

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Frida Kahlo, il suo mese, il mio mese – di Frida la Loka

Sfogliando pagine – di Frida la Loka

Diario di Frida Kahlo, pag. 23/24
corro in volo che accarezza con
le mie dita le rotonde colline,
forano le mie mani le umbre valli
ansiose di posseso e mi copre l'abbraccio
dei soavi rami, verdi e freschi.
Io penetro il sesso della terra intera,
mi abbraccia il suo calore e nel mio corpo
il tutto sfiora la freschezza delle tenere foglie.
La sua rugiada è il sudore dell'amante sempre nuovo.

Non è amore, non è tenerezza né carineria ,
è la vita intera, la mia, che trovai al vederla nelle tue mani,
nella tua boca, nei tuoi senni.
Tengo in bocca, il sapore a mandorla delle tue labbre.
I nostri mondi non sono mai usciti fuori.
Solo una montagna conosce le viscere d'un altra montagna.
Per momenti, fluttua la tua presenza.
Diario di Frida Kahlo. pag, 23/24. (traduzione e adattamento di Frida la Loka)
come avvolgendo tutto 
il mio essere in un'ansiosa attesa
di mattina. E vedo, sono ancora con te.
In questo momento pieno di sensazioni,
ho le mani affondate nell'arancie,
e il mio corpo avvolto dai tuoi abbracci.

Tua

5 luglio, 2023

dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Nick Drake con poesie di Luca Ormelli

Poesie di un autore padovano contempiraneo

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Se mi buttassi giù dal tetto
di un palazzo dell’Arcella
sarei per questo più poeta?
Se me ne andassi a vivere
su una quercia e intrecciando
con i rami la mia barba mutilata
mi giocassi il futuro
tra farmaci e White Russian
mi chiamereste eroe della Resistenza?
Scrivere versi è noioso come suonare
jazz e inutile quanto leggere Cioran.
A un poeta non resta che questo:
prendere a calci nel culo
chi marcia per l’accoglienza.

*

Pensano alle piastrelle loro
al barbecue in pietra
sul prato ben rasato
il sabato pomeriggio
all’Esselunga
per farsi le scarpe
come Dio comanda
da buoni vicini
io penso ai cazzi miei
a non lasciarmi dietro
nulla
d’intentato.

*

Questa realtà o un’altra non fa differenza.
La realtà è una finzione necessaria.
Altroché ontologie, metafisiche o classifiche
di gradimento buone soltanto per i quotidiani
e le puttane che ancheggiano in Tv.
Bastasse la sertralina a…

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Amo in te di Nazim Hikmet Ran

Il grande Nazim Hikmet

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Nazin Hikmet (1902 – 1963) poeta e scrittore turco naturalizzato polacco.

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

*

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Il mio primo orgasmo alla Main Street Baptist Church di LaWanda Walters

Dagli States, poesia ocntemporanea

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LaWanda Walters è autrice di Light Is the Odalisque (Press 53, 2016). Vive a Cincinnati, Ohio.

Era la piccola Bibbia che avevo in grembo: Il Nuovo Testamento.
Era “brevetto bianco”, come le mie scarpe.
Potrebbe essere una pochette, ho intuito,
ero mirabilmente immobile e silenziosa
 
con la mia pochette di vernice bianca,
fingendo di essere una modella, pregando
quando il predicatore recitava o cantava l’inno
Papà ha guidato, tenendo anche la mia pochette
 
dopo ci siamo seduti di nuovo, fingendo che fossi una modella
come Colleen Corby in Seventeen.
Mi fossi seduta come domenica scorsa, la mia pochette
alla stessa angolazione, un ronzio
 
di piacere sarebbe tornato. Colleen Corby era un “fiore”,
disse mia madre, una volta che andammo a Gulfport.
A volte ronzava il Nuovo Testamento
e un formicolare, frizzare un po’ di piacere nel mio vestito della domenica.
 
Ecco com’era mia madre a…

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Non solo poesia: Il lato scientifico di Giacomo Leopardi di Caterina Alagna

A pochi è noto l’interesse scientifico che il grande poeta di Recanati dimostra fin da piccolo per la scienza. Ne “L’infinita scienza di Leopardi”, pubblicato da Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi, viene data per assodata la passione del Leopardi per le materie scientifiche e l’importanza che queste abbiano avuto sulla sua vita, finendo per influire sulla sua carriera di poeta e scrittore. Leopardi, che fin da piccolo è profondamente innamorato dello studio, non cresce leggendo solo le grandi opere dei grandi personaggi della letteratura classica, quali Omero, Ovidio e Virgilio, ma anche leggendo le opere scientifiche di Newton, Copernico e Galileo. Ma non è tutto, sembrerebbe che il poeta di Recanati, prima del greco, abbia incontrato proprio le scienze.

Il primo approccio alle discipline scientifiche avviene nella biblioteca paterna, che ospitava 16000 volumi, e in particolare con due testi scritti dall’Abate Pluche, l’Historie du ciel (1739) e lo Spectacle de la Nature (1732), e con l‘Entretiens sur la pluralité des mondes di Bernard de Bovier de Fontanelle. Grazie a questi libri, Leopardi acquisirà una solida cultura scientifica che sfocerà nelle prime opere dell’adolescenza. A soli 14 anni scrive le Dissertazioni Filosofiche e a 15 anni la Storia dell’ Astronomia. Ma non solo, Leopardi mostra grande interesse per la chimica, studiando i processi di ossidazione e la chimica dei fluidi. Frequenta alcuni tra i più importanti chimici del suo tempo che lo introducono all’interno del mondo accademico scientifico. Non mancano studi sull’idrostatica e l’idrodinamica a cui si lega la fisica newtoniana. Come evidenzia Polizzi, il poeta riteneva il sistema newtoniano “l’espressione più completa della interpretazione fisica della natura“. Meno forte,invece, il suo rapporto con Copernico e Galileo a causa del suo legame col cattolicesimo. Con gli anni, però, riconosce riconosce a Copernico il coraggio di aver sovvertito il vecchio sistema geocentrico, mentre con Galieo mantiene una certa distanza, anche se ne condivide le idee e l’interesse per gli esperimenti. Se ne distanzia soprattutto per quanto concerne la matematica, che Galileo considera come strumento necessario per lo studio della Natura, laddove il Leopardi la concepisce solo come un linguaggio convenzionale che ha poco a che fare con la Natura e che non costituirà mai un elemento fondamentale nella sua formazione.

Ma qual è il pensiero scientifico di Leopardi? Bisogna dire, innanzitutto, che il rapporto che ha con la scienza non rimane sempre lo stesso, ma cambia col passare degli anni, soprattutto in relazione al suo pessimismo cosmico. Essenzialmente, soprattutto negli anni della sua giovinezza, Leopardi pensa che la scienza sia lo strumento migliore per conoscere e capire il mondo. Essa ha una valenza culturale, perché permette di acquisire nuove conoscenze che aiutano a superare l’ignoranza e la superstizione, e una valenza sociale, in quanto il progresso scientifico e tecnologico migliora le condizioni di vita delle persone. Negli anni della sua maturità, invece, con la progressiva adesione al pessimismo cosmico, riconosce alla scienza dei limiti. Essa, infatti, aumentando le conoscenze umane finisce, inevitabilmente, col produrre maggiore infelicità, perché più si conosce e si acquisisce consapevolezza, più si soffre. Ma la scienza, tuttavia, conserva il suo lato utile e necessario per sconfiggere l’ignoranza.

In rapporto alla filosofia della natura, su cui è incentrato il pensiero leopardiano, sempre negli anni della giovinezza, pensa che la scienza abbia tutte le potenzialità per scoprire le grandi verità della natura e per capirne le leggi. Come scrive Polizzi, il giovane Leopardi “è un fiducioso assertore del razionalismo scientifico” . Ma con la grande crisi intellettuale del 1817, che trasforma radicalmente la sua visione della Natura, che da spettacolo meraviglioso e comprensibile diventa incomprensibile e matrigna, Giacomo realizza che anche la scienza non possegga tutti gli strumenti utili a carpire le verità del mondo perché le sfuggono molte dimensioni della realtà. Ne critica, in particolare, il riduzionismo e il suo limite nel cogliere la complessità della natura e la sua infinita varietà.

Insomma la Natura, per Leopardi, è così complessa e ricca di dettagli che non bastano le leggi universali a descriverla. Il poeta, in questo modo, riconosce i limiti della natura umana destinata a soffrire a causa della Natura. Idea che cambierà ulteriormente negli ultimi anni della sua vita, aprendo a una speranza per gli uomini di non arrendersi a un destino inesorabile.

Una poesia di Elina Sventsytska

Dall’Ucraina

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Elina Mykhailivna Sventsytska (nata nel 1960 a Samara, ora Russia) è una scrittrice, filologa ucraina, professoressa dell’Università Nazionale di Donetsk intitolata a V. Stusa, docente del Dipartimento di Filologia e Giornalismo Slavo dell’Istituto di Filologia e Giornalismo dell’Università Nazionale di Tavri intitolato a V. I. Vernadskyi. Scrive poesie in ucraino e prosa in russo.
Attualmente è rifugiata ad Anzio.

Non fare avanti indietro fra luce e tenebre,
dove gli ultimi termini sono scaduti,
dove le canzoni brutali sono cantate,
dove sotto il cielo della polvere e del sonno
gli anni/le estati dagli occhi profondi si sono adagiati?

Raccontami, raccontami come
prima della morte il volto arde,
e gli alberi sono l’ombra dell’albero della vita,
che su al cielo innalza l’abbraccio.

Stenta a cadere la stella morta,
dondola nel cielo lentamente…
potessi non scrivere versi, ma dove
prendere vestiti per il dolore nudo?

Ecco, siamo finalmente arrivati
per viverci in queste parole di sabbia,
e al mattino, nella…

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Il 29 giugno 1789 moriva il grande Giacomo Leopardi: dedico a lui questi miei versi,Gabriella Paci

Il tuo passare leggero… (A Giacomo Leopardi )

Era di sicuro una notte di stelle

ad accogliere il tuo respiro

lassù verso quel cielo lontano

che tu interrogavi smarrito

a cercare risposte all’infinito

che ti baciava la fronte

come un amore sfuggente

e perciò più struggente.

Avvolto nell’abbraccio della

tua solitudine, scudo a difesa

dal clamore della vita,

dalla natura amica/nemica

amante illuso volevi sapere

che il rischio di vivere

aveva un perché che forse

neppure la luna poteva dire.

Il tuo passare leggero

sulla terra è stato seme

da cui ha germogliato

una fioritura imperitura

di meraviglie di pensieri

nel profumo delle parole.

L’amore è compimento

L’amore è COMPIMENTO non è riempimento, è compimento di noi stessi, ciò che ci compie come persone, non è riempire un nostro vuoto usando l’altro per colmarlo, come la logica del mondo ci fa credere.

È l’amore l’unica cosa che si può contrapporre alla morte, non c’è nient’altro, tutte le altre cose sono tentativi di rimanere vivi, solo l’AMORE ci fa affrontare a viso scoperto la morte.

Continua👇

L’amore è compimento

Quel che resta – di Frida la Loka

Poesia di Frida la Loka.

Fonte: astebabuino.it (BALLO EXCELSIOR, TEATRO SAN CARLO NAPOLI
UGONOTTI, SCENA 1)
E quel che resta di Giugno

scorre tra le dita

insolente indolente

ch'un alito di tristezza

soffia il viso e lo ignora

sgranando l'infinito

galeotto che lotta

dentro la bola di sapone

sogni da bambini

Galoppa furioso

verso altri paesaggi lontani

tra boschi pieni

di antichi cedri

ch'una luna timida

accarezza fra un nembo e l'altro

opacando la lucentezza.

Il cervo si cammuffa

di rotondo satelite

che vegge sull'anime.

Tua

29 giugno, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka,comhttp://fridalaloka.com

Ripubblicato su http://2010fugadapolis.wordpress.com

Quel giorno di Adam Zagajewski

Uno tra i più grandi del Novecento

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Adam Zagajewski (1945 – 2021)

Quel giorno in cui giunge la notizia
che è morto qualcuno di vicino, un vero amico, oppure
qualcuno
che non conoscevamo, ma soltanto ammiravamo
da lontano
il primo istante, le prime ore: egli oppure ella ormai
non è più vivo,
ciò sembra certo, inesorabile, forse finanche
dimostrato, ci fidiamo (malvolentieri) della persona
che c’informa
attraverso il telefono, disperata, oppure forse dello
speaker di un’indifferente
stazione radio, eppure non possiamo crederci,
per niente al mondo possiamo accettarlo,
perché ancora non è morto (per noi), non è
completamente, non è affatto morto,
egli non c’è più (ella), ma ancora non è svanito
per sempre, al contrario, è, sembra, nel più forte
punto della sua esistenza, ancora cresce,
sebbene non ci sia più, ancora parla,
sebbene si sia ammutolito, ancora trionfa,
sebbene abbia già perso, abbia perso la lotta – con
che cosa?
col tempo? col corpo? –…

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Variazioni sul Canone di Pachelbel eseguite da George Winston con tre poesie di Dino Azzalin

Ascolta e Leggi

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E’ un percorso preciso fatto di foglietti
sparsi, piccole minute su scontrini, biglietti
del treno o del metrò, mentre si ascoltano parole
di fuoco annotate sul risvolto di copertine
o in fondo ai libri; meglio ancora se attraversate
da un lampo o da un sogno. E nessuno sa veramente
a cosa serva la poesia, eppure a primavera i giardini
si vestono di foglie e le gemme a legno scrivono silabe
sui fogli e ancora fiori, granuli pollinici, venti e di nuovo
l’argilla, il solco, i germogli, le stagioni, l’aratro e la vita ….

*

Sono andato a rileggere i miei primi versi:
erano sciocchezze destinate agli anni
del cuore e non sapevo che si sarebbero
vestiti di galouises e dei sampietrini di Milano
o di slogan urlati nelle metropolitane,
nè che si sarebbero vestiti di sillabe rosse
delle pervinche in fiore.
Però non sono mai stato così maldestro
da scambiare…

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