Una piccola nota sul conflitto in Medioriente…

Ora tanti si improvvisano esperti del conflitto israelianoplaestinese o araboisraeliano. Dalla propria comfort zone ovattata sputano sentenze, condanne, anatemi. Un tempo gli stessi avevano fatto corsi accelerati di virologia e infettologia, poi di putinologia. Ora dicono la loro, alcuni pure ironizzano o fanno i sarcastici. È chiaro che ognuno ha il diritto-dovere di farsi un’idea, ma invece di esprimere opinioni avventate e fuori luogo di una questione molto complessa dovrebbe ripassarsi la storia e rimanere in silenzio, che non è segno di cerchiobottismo o di compromissione morale o di indifferenza o di paura o di menefreghismo: è solo rispetto per i morti innocenti di entrambe le parti e dei loro familiari, perché, mentre qui si divertono nelle dispute ideologiche, in Medioriente si muore e la vita vale poco o nulla. Tifare emotivamente e infantilmente per una parte o per l’altra significa a mio avviso essere beceri e anche peggio. La solidarietà a chi è coinvolto è un conto, il tifo da stadio è ignobile e stupido. Se tifare in questo modo significa non tirarsi indietro e prendere parte, allora io preferisco il silenzio. Un conto è sentirsi chiamati in causa, ma la partecipazione non deve diventare odio né polemica sterile. E il silenzio, oltre a essere sana e consapevole ammissione di ignoranza, è anche rispetto per i tanti israeliani e palestinesi che non istigano all’odio ma vorrebbero vivere in pace in Medioriente o altrove nel mondo. Lasciate fare informazione ai giornalisti. Lasciate esprimere opinioni a esperti di geopolitica o di politica estera o agli storici. Tutto il resto è un ignobile teatrino che specula sui morti innocenti, su migliaia di morti innocenti. Quindi un bel tacere non fu mai scritto e non è pura questione di opportunismo, ma è soprattutto questione di buon senso e di un minimo di umanità!

Lucia Triolo: disagio

mi passo la mano sul volto, 
un gesto come tanti

c’è un racconto nell’aria, 
come un’atmosfera che si affretta
a un’ esperienza 
la mano sul volto la sente
ma non l’accarezza, 
la respinge

lo vogliamo chiamare disagio? 
d’accordo 
non aggiungiamo “esistenziale”

rimanderebbe a una qualche
esistenza

Lucia Triolo: in piscina

nelle sere d’estate
quei luoghi
intorno a me
passeggiano tra le parole
come tra boschi incantati
di mitiche stagioni infantili

“Chi cercate”
chiedo in nome delle favole
di cui, sventatamente,
li ho nutriti.
“non sapete che mai nella tempesta
ci si affida a un nocchiero
inconcludente?”

Infrante certezze vivono
nei mie volti
mentre mi tuffo in piscina

Sulla mentalità in provincia, sulla guerra tra i sessi, i fasciocomunisti, il comunismo-consumismo…

Da un lato c’è la mentalità sessuofobica cattolica. Dall’altro c’è il bombardamento pornografico di questa società occidentale. La risultante di queste due forze contrapposte varia da persona a persona. Le donne vogliono essere emancipate sessualmente, ma vogliono fare in modo da salvaguardare la reputazione. Gli uomini invece esigono che le donne siano delle pornostar in privato, ma poi non vogliono risparmiarsi il piacere di dirlo agli amici e magari fanno anche i video porno con le amanti o la ragazza da mostrare come trofei. Gli uomini soprattutto in provincia si comportano da talebani adolescenti, raccontando tutto agli amici della propria partner. Le donne in provincia, visto che c’è una maggiore repressione nei paesi e nelle cittadine, credono ciecamente ai complimenti degli uomini, alle becere captatio benevolentiae, fatte unicamente per portarsele a letto. E in Italia sono poche le grandi città e molti i paesi e le cittadine! La provincia trionfa e detta legge! Ci sono persone che sono fiere di essere provinciali e non si farebbero mai sprovincializzare a nessun costo! Comunque se si aggiunge che bisogna essere fighi, ricchi, sessualmente superdotati, come i mass media impongono, ecco allora che gli italiani per fare del buon sesso devono soprattutto apparire e mentire spudoratamente. Quanto sforzo per una conquista! Quanta apparenza! E questa è solo la parte ludica o benevola. Poi c’è la guerra tra sessi quotidiana (femminicidi, divorzi, separazioni, stalking, ghosting, padri poveri, querele e controquerele, etc etc). Per non parlare poi dell’omofobia strisciante, dilagante che esiste in provincia, dove si ha paura perfino di uscire da soli con un amico per non “rischiare” di essere considerati gay!

Ora anche in Toscana è cambiato vento. Il primo partito a Pontedera è Fratelli d’Italia, dopo lo scandalo del keu e l’andazzo politico generale, ma il centrosinistra ha in questa regione la forza della tradizione: è qui che è stato fondato il partito comunista. Per ora Fratelli d’Italia sono “brava gente”, come c’era scritto su una pagina Facebook satirica riguardante i toscani, mentre fino a qualche anno fa molti urlavano “fascista carogna ritorna nella fogna”, “uccidere un fascista non è reato” oppure cantavano “ho un rigurgito antifascista: se vedo un punto nero gli sparo a vista”. Ormai sono lontani quei tempi. Il vento è cambiato. I comunisti più duri e puri si arruffiano, fanno compromessi, chiedono favori a chi potrebbe governare regione, province e comuni in futuro. Era il 2008 quando lessi la bella raccolta di Butcovan e lui riteneva che in Romania ci fosse stato il comunismo e in Italia invece il consumismo. Aveva ragione a grandi linee, ma c’erano le regioni rosse che erano comuniste e consumiste: veri ossimori viventi dalle mille contraddizioni intrinseche; Pasolini notava i difetti capitalistici di Bologna, lo sviluppo industriale selvaggio, etc etc. I vescovi emiliani ponevano l’accento a quei tempi sull’ateismo ideologico dei loro concittadini. Le regioni rosse erano viste male dal Nord e considerate negli anni Settanta isole felici dal Sud, in quanto comuni e province avevano una loro politica di accoglienza, inclusione, integrazione nei confronti dei meridionali (si pensi al modello di Bologna per gli studenti fuorisede del Sud). Ritornando ai giorni nostri, alle prossime elezioni centrosinistra e centrodestra se la giocheranno. Da una parte una destra autoritaria, miope, convenzionale che ha rifiutato 37 miliardi del Mes sanitario e che sperpera miliardi per il ponte sullo stretto di Messina, basando tutto su demagogia, faciloneria, retaggi ideologici stantii. Dall’altra parte un centrosinistra non convincente, senza idee, amante delle supercazzole, che non piace agli italiani, al popolo, che come cantava Gaber ha avuto un cedimento a destra. La destra fa errori madornali, la sinistra non ha argomentazioni convincenti e con la Schlein spaventa l’elettorato incerto, moderato, conservatore, che fa l’ago della bilancia (e non mi riferisco al suo orientamento sessuale, ma alla patrimoniale e altre proposte). L’importante comunque è dare qualche contentino alla base, che vive di vecchi retaggi e simbologie. Gli eletti guardano con occhio paternalistico la base. Gli elettori, nonostante molta scontentezza, votano per un’antica e consolidata fede i partiti di centrosinistra. Ma a dire il vero in Toscana votano per il centrosinistra anche per rapporti di clientelismo, perché qui i rossi hanno sempre governato e ci sono ricchi imprenditori che fanno il voto disgiunto e ci sono ricchi politicanti del centrodestra locale che magari in gran segreto finanziano il PD. Così procede la vita in Toscana tra fasciocomunisti e comunisti-consumisti. E se è vero che in Toscana non esistono fascisti veramente duri e puri, perché si fanno condizionare dalla mentalità rossa vigente, è altrettanto vero che, se un tempo nelle regioni rosse il consumismo veniva determinato, modellato dal comunismo regionale, oggi il comunismo si è ormai consumato e l’unica ideologia, l’unica religione, l’unico comunismo rimasto ormai è quello del consumismo.

Il Nobel 2023 per la letteratura va a un drammaturgo norvegese: Jon Fosse .Gabriella Paci

Il vincitore del premio Nobel per la letteratura 2023 è il sessentaquattrenne Jon Fosse di Standebarm, piccola città della Norvegia ma residente a Grotten, a Oslo, grazie alla residenza onoraria vicino alla stessa reggia,  che il re gli ha attribuito per meriti letterari.

Questo scrittore, forse non tanto conosciuto da molti in Italia, è in realtà uno dei drammaturghi  più rappresentati al mondo per le sue celebri opere teatrali e adesso anche di prosa dopo la pubblicazione, in lingua norvegese ma tradotta in 40 lingue,di “Nynorsk”.

Cenni di vita.

A sua detta, il trauma avuto per un grave incidente a sette anni, avrà un grande impatto sulla sua vita. Cresce in un clima misto tra anarchia e comunismo e diventa una specie di hippie che suona il violino e ama la campagna, ma poi si iscrive all’università di Bergen, dove studia letteratura comparata e inizia a scrivere in nynorsk lo stile delle regioni rurali e legge Heidegger e Derrida

Circa 40 anni fa esordisce come romanziere  con “Raudt, Sart” ovvero “Rosso,Nero “ed continua la sua attività di scrittore poliedrico e assai prolifico con opere di saggistica, narrativa breve, narrativa per l’infanzia, poesia.

Ci spiega l’enciclopedia “Treccani” che già nel suo primo dramma del 1992-3 “Qualcosa sta per arrivare” si delinea il suo stile asciutto e la sua scrittura dura ,che coglie le contraddizioni linguistiche e relazionali sia di coppia che di generazione e familiari ingenere, un po’ sulla scia del nostro Pirandello o meglio il dissacrante Dario Fo, che però Fosse rinnega.

 Jon Fosse deve la sua fama in specie ai drammi quali “E la notte canta”2002  o  “Io sono il vento”2012 ma forse i lavori più noti in Italia .grazie alla traduzioni fatte sono “Mattino e sera “del 2019 e “L’altro nome: settologia” del 2021

Prima del Premio Nobel per la Letteratura, Fosse dal 2007 è Cavaliere dell’Ordine nazionale al merito della Repubblica francese.

In Italia i suoi libri sono stati pubblicati da La nave di Teseo e in misura minore da Fandango. Da martedì 10 ottobre nelle librerie usciranno in unico libro per La Nave di Teseo i volumi dal terzo al quinto del romanzo-mondo Settologia, con il titolo “Io è un altro”.

La motivazione del riconoscimento e la fede

L’Accademia dei Nobel ha motivato il premio di Fosse con il fatto che  i suoi testi teatrali e la prosa sono innovativi perché danno spazio all’indicibile .Come ha detto lo stesso Fosse:”Ciò che non puoi dire, devi scriverlo

Nella sua produzione si trova una atmosfera cupa misteriosa, come una indagine mistica ma esterna a credo religioso e istituzioni religiose, anche se dal 2012 da ateo si è convertito al cattolicesimo, minoranza religiosa sul territorio

Alla richiesta della sua opinione sugli autori premi Nobel ha risposto, senza peli sulla lingua:

Quello a Pirandello era giusto, quello a Dario Fo no. Il Nobel dovrebbe andare a uno scrittore e Dario Fo non lo era. Lo stesso vale per Bob Dylan. Dargli il Nobel è stato sbagliato. Se c’era un americano a cui andava dato era John Ashbery. Ma è morto poco dopo il premio a Dylan».

Jon Fosse

Oggi 2 ottobre si celebra la festa dei nonni. Ed ecco la mia poesia…Gabriella Paci

Nonna Rosina

Ricordo le tue mani nodose

come rami di quercia contorta

dalla furia del tempo che però

aveva rispetto della tua fragilità

altera di donna d’altra epoca,

stretta nei tuoi vestiti austeri

con i capelli canuti raccolti sulla nuca

già a  quarant’anni, forse appena.

Ricordo il tuo profumo di talco

e le tue tasche colme di mentine

colorate da donare una a una

come fa chi conosce la guerra

 con la fame che non perdona

e di rosari per contare i grani

in litanie affondate tra le labbra

nella dispersione dei suoni come

un lamento da fare piano ,nella

levità dei gesti che ti era padrona.

Avevi l’odore buono delle cose antiche

tu, statuina di porcellana dal nome

d’un fiore che mai vidi scomposta

se non nel sonno dove forse

era il sogno forse d’una rosa recisa

a spaventarti il cuore.

Photo by Suzy Hazelwood on Pexels.com

Ancora sa di Primavera, di Frida la Loka, (IT-ESP)

Poesia di Frida la Loka, Lombardia

E il divino se la gode, 
la tua presenza profuma tuttora
volteggia in mille giri
una brezza impazzita
confusa ti porta
non sapendo nemmeno lei
da dove arriva e dove è diretta, ti si vede splendente
tra cespugli ancora in fior.

Il grande vaso in cotto
crea un dipinto a olio
un bouquet di begonie
ibisco, fresie e petunie
rifiutano di chiudersi
facendo a gara per la soppravvivenza
il divino li protegge e regala vigore.

Tuttavia in fondo a quel profondo verde
che permea tra i vecchi muri del borgo
si intravedono nei giardini di case senz'anime, sfumature
delle tonalità autunnali
foglie senza padrone, senza destino
vagano facendo mucchio
e un venticello bramoso
conosce il tempo, esso sa che il momento del cambio è arrivato.    
Immagine: Pexels, (Lina 
Kivaka). Immagine portata: Pexels(Dagmara Dombrovska)

Todavía sabe a Primavera

Y el divino disfruta,
tu presencia aún perfumada
en mil volteretas
una brisa enloquecida
confundida te lleva
no sabiendo ni siquiera ella
de donde viene y hacia donde va, se te ve esplendido
entre arbustos todavía en flor.

La grande maceta en terracota
crea un cuadro en olio
un bouquet de begonias
hibisco, fresias y petunias
se niegan a cerrarse
compitiendo por la sobrevivencia
el divino las protege y regala vigor.

No obstante en fondo a aquel verde profundo
que penetra entre viejos muros del casco antiguo
se divisan en jardines de casas sin almas,
matices de tonalidades otoñales
hojas sin dueño, sin destino
deambulan formando una montaña
y un vientecito deseoso
conoce el tiempo, aquel sabe que el momento del cambio ha llegado.

Tua

30 settembre, 2023

Dal blog personale di http://fridalaloka.com

Ripubblicato su alessandria.today

Lucia Triolo: i giorni del silenzio

C’è una strana immobilità oggi nello spazio
non la capisco e un po’ la temo
come se volesse cadermi improvvisamente
addosso.
Ricorda quella della belva
pronta a spiccare il salto 
sulla preda

Se qualcosa m’accarezza
oggi o ancora non è il giunco che si piega
al mio passaggio
né l’uscio di una porta aperta
su invisibili occhi che sai che ci sono
ma non sai se son dolci o indagatori
né il tuo ricordo sempre coronato di spine e
sanguinante

C’è una strana immobilità 
oggi 
sul foglio dell’anima
come se fosse cresciuto poco e
niente ci si potesse scrivere sopra
Ricorda la profonda stanchezza
di ciò che deve sempre cominciare e 
mai ha inizio

 Se qualcosa m’ accarezza oggi o ancora
è il silenzio

non sono che una sua voce

Elegia d’autunno,Gabriella Paci

Curo la mia anima con

la voce del vento tra  le foglie,

i colori di fiamma e d’ocra con sprazzi

di verde sulla tavolozza del crinale.

Curo il mio corpo con

Il cammino sul tappeto molle

di muschio che emana aroma

di terra, di resina e foglia.

Ascolto  la risata lieve del ruscello

e il respiro del bosco che si unisce

al canto degli uccelli nel folto là

dove la luce fa capolino  a tratti

nel saluto del giorno che si tinge

di rosso e d’arancio prima di cedere

il limite alla notte ancora tenera

come sa essere una carezza  di commiato.

Si sciolgono i nodi dell’inquietudine

nell’abbraccio di tronchi e di foglie,

nel  dolce sopore della sera che

sa di mosto e castagne  mentre

si posa sulle ciglia il ricordo di

quaderni aperti a sillabare i domani

ancora da scrivere con l’inchiostro

della scuola appena aperta sulla vita.

Photo by Abi Greer on Pexels.com