Lucia Triolo: strano incontro
Era uguale e diversa la strada.
Per me tracciava rette e per te cerchi,
taceva il senso
dove eravamo ancora
già non eravamo più
Come per caso,
incespicasti in me
di traverso.
Non so se fu sgambetto,
ti finii addosso.
Perché?
Avrò nel mio futuro il tuo mistero
le tue mani vuote, il tuo girovagare
affaccendato e un po’ retrò?
Ma in fondo,
cosa ne so di noi,
di quel che ci accadrà?
Non occorre risposta,
non sempre l’anima
si dà,
non sempre è pronta.
Se la tua anima non si fa la barba
lasciala incolta e un po’ beffarda.
Che me ne faccio
di un’anima in abito da sera,
attenta a non sgualcirsi
il farfallino?
L’ intimità riguarda
adesso
lo sguardo.
E’ direzione del pensiero:
dove volge e dove posa,
trafiggendo silenzi
e squarciando veli ignoti.
E’ sapere che ci sei
in una qualunque
profondità di me

lucia triolo: un minuto
Il corpo era entrato nella sua canzone,
l’altra tua vita s’era messa
al piano per suonarla
con piccole mani,
accarezzandola.
Solo un minuto.
Volevi che a sorprenderti
fosse un attimo di gioia
ricevuto in dono
Era il desiderio che
l’aveva composta:
l’esserti desiderata nel desiderio
di un altro
un preludio per consegnare
il corpo a lui che
sapeva spezzare i minuti per farne
ore intarsiate

lucia triolo: i barbagianni della morte
non uccidetemi
ho dei ricordi
guarda la morte
come salta alla corda
ho addomesticato le sue streghe e
i barbagianni
sul volto dell’abbandono
oggi c’è un sorriso
accade una memoria
un segreto smette di riposare
su una smorfia
e uno scambio di intese
apre la casa alle parole
non morirò con me
ho una storia
(da Debitum)

Memorie

Memorie La bruma sfuma i ricordi delle notti infami offerte sugli altari, olocausti a Dei incauti, * si dirada con i sogni lasciati agli inni e alle …
Memorie La bruma sfuma i …
Intervista a Ilaria Cino
Ilaria Cino è nata a Napoli nel 1978. È sociologa e operatrice culturale. È stata inserita in antologie poetiche prestigiose. Ha fondato il blog letterario Le stanze di carta. Recentemente ha aperto il lit-blog personale Ilaria Cino – literature influencer, che potete trovare qui: https://www.ilariapage.blogspot.com .
Dopo un periodo di assenza dalla comunità poetica e dai social, in cui tutti ci chiedevamo che cosa avesse fatto, finalmente è tornata e ne siamo tutti lieti.
1) Quando è nato il tuo amore per la poesia?
Più che di amore per la poesia parlerei di evento casuale, cominciato con la perdita del lavoro di Fabbrica. Avevo circa trent’anni, un sogno nel cassetto, e un altro poeta militante di famiglia. Prossima ai cinquant’anni, la poesia è una questione di Luna rispetto ad un paese che, per le mie origini mussulmane, mi ha declassata socialmente.
2) Leggere poesia può aprire la mente, e combattere i luoghi comuni?
Leggere poesia non ha mai fatto male, scrivere è diverso. Se pensi che per una poesia sul fiore, scritta dieci anni fa sulla Recherche.it c’è una guerra letteraria, ancora in corso, si dà la risposta.
3) Secondo l’immaginario comune il poeta è una persona sensibile. Secondo te, ciò corrisponde alla realtà?
Se consideriamo il termine sensibile, assimilandolo ad un sinonimo come “suscettibile”, allora si, il poeta è una persona sensibile, sensibile al vento…
4) Cosa ne pensi di quella che viene definita attualmente poesia di ricerca?
Scartando le ipotesi che relegano la poesia alla Treccani, alla Psichiatria, e altre scienze, rimane tutto il resto, rimane l’umano, e la ricerca.
5) Che rapporto hai con altri poeti, e poetesse italiane?
Ho molta stima dei poeti in generale, e di amicizia con chi mi è rimasto accanto, andando oltre le apparenze. In passato ho avuto delle relazioni sentimentali con poeti italiani. Ricordo il poeta F. Repetto, le sue letture pubbliche dedicatemi a Genova.
Per i salotti letterari eravamo una buona speranza di poesia contemporanea italiana, sulla scia di E. Miller e la poetessa Anais Nin. È a lui che devo i versi sul poeta, pubblicati da Aletti Editore, nel 2017/18, con la poesia “Il poeta”: /Sei un uomo di brughiere/di luoghi incerti/dove il sospiro mette radici/ …
6) Puoi spiegare in parole semplici la tua poetica?
Se consideriamo la poetica come l’insieme dei versi, delle ispirazioni, e delle esperienze che confluiscono nella scrittura, allora parlerei della mia poetica come poetica repettiana, “un militante atto artistico”, lasciatomi dal poeta Francesco Repetto.
7) Quali sono i tuoi poeti preferiti?
Ho letto con piacere Rilke, Campana, A. Rosselli, e molto intimismo americano, tra cui S. Plath, e A. Sexton.
8) Se dovessi salvare un solo libro di poesia italiana per i posteri, quale salveresti?
Salverei il libro che non ho mai scritto e che mai scriverò.
9) Secondo te la poesia morirà con l’ultimo uomo oppure è destinata a scomparire nella civiltà dell’immagine? Aveva ragione Montale che era molto pessimista sul futuro della poesia nella società di massa?
La storia è una cosa strana che sorprende, se pensiamo all’estinzione di massa come fenomeno fisiologico, al “natura crea, natura distrugge”, ai cataclismi degli anni, Leopardi, la peste, l’esplosione del Vesuvio, la recente epidemia di coronavirus, il motto di Whitman, il “cogli la rosa quand’è il momento”, si afferma quasi come un imperativo.
10) Che cosa hai in cantiere? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Cosa dare al futuro se non la commozione di una fine alla C. Chaplin? È in essere un ipotesi di libretto artistico di poesie con il poeta L. Mullon.
lucia triolo: l’odore del corpo
L’odore del corpo
è quello di tutte le maschere
che indosso
identità precarie sulle barricate
contro il vuoto
Ho provato a contarle
una sera che soffiava il vento
e il ritratto nel quadro mi guardava
in silenzio
Non ce l’ho fatta,
diverse hanno solo un occhio
o solo la bocca
o solo il naso.
Una poi è la maschera di un’ unghia
spezzata e di un’impronta.
Insopportabile.
Anche l’odore è spezzato
spezzato anche il vuoto.
Il ritratto nel quadro è sudato
indossa la maschera di
un risveglio improvviso
senza odore.
Qualcuno arriva da una speranza dimenticata

lucia triolo: paludi di vero
paludi di vero?
vorrei farmene
vanto da sprecona,
ma
qui non c’è spazio
per chiamare a raccolta
tutti quelli
che (non) ho conosciuto
né per tenere insieme
tutti gli slittamenti
imbecilliti
in me:
né altri, né io,
direte?
Già,
Il cuore sa cose che
lo stomaco non digerisce.

Pillola impoetica…
C’è chi di fronte a un buon vino o a un buon cibo esclama: “questa è poesia”. C’è al contrario chi esclama: “non scrivere una poesia. Sii chiaro”. Nel primo caso si intende per poesia qualcosa di sublime. Nel secondo caso la poesia diventa qualcosa di inutile, di inessenziale, di superfluo, addirittura di fuorviante. Pareyson, grande maestro dell’estetica tra le tante cose, sosteneva che l’arte è il bisogno dell’inutile. L’arte, quando è vera arte, è inutile e sublime. La poesia nel caso specifico, quando è vera poesia, ci insegna il senso del bello e ci ricorda che tutto è relativo, perfino lo stesso relativismo, perché, come pensava Pessoa, i poeti veri non sono assolutisti, piuttosto sono tutti politeisti. Chi ama la poesia perciò non ha bisogno della religione? La poesia può essere una sorta di nuovo deismo, ricerca di Dio senza alcuna religione? E si può essere poeti senza scrivere versi? In fondo non aveva ragione forse l’extraterrestre di “Micromega” di Voltaire, che lascia agli uomini come insegnamento solo un libro tutto di pagine bianche? Forse la vera poesia è solo quella della vita, l’unica poesia sublime e a volte terrificante ma mai inutile, mentre la poesia dei poeti è inutile? Forse non sarebbe meglio il silenzio, lo sciopero dei poeti per qualche anno? Forse la poesia dei poeti è mero barocchismo, pura decorazione. Forse non sarebbero meglio la meditazione, la contemplazione della natura, la rinuncia, la preghiera, il silenzio? Chi inizia per primo/a?
lucia triolo: somiglianze
io non sono come gli altri
anche se ci somiglio
moltissimo
niente di più
si può dire di loro
DA

lucia triolo: vino rosso
lascia il bicchiere di vino rosso
sul tavolo
pronto a sfinirsi,
lascia che
riposi
fino a cena
vieni alla punta
dei ricordi
lì dove il cervo d’oro impiglia
le sue corna
quando tutte le
mie vite
mi afferrano al collo
dai contorni della
tua figura
i tempi del mio pensiero

Poesia: “Un bacio non dato” di Caterina Alagna

Scorrono i miei versi
e spogliano la notte.
Denudato di scorie,
si specchia il mio volto
sulla faccia delle stelle
e s’incupisce il germoglio setato
che sboccia sulla mia finestra.
Stasera mi ricorda
quel bacio non dato che brucia
come uno strillo di tromba
strozzato in gola.
Un urlo d’amore dimenticato
tra i versi sciupati della mia preghiera.
Lucia Triolo un bicchiere di vino
un bicchiere di vino in mano
lunghe passeggiate
tra le ginocchia
il Venerdì Santo praticavo il digiuno
ma non avevo locuzioni interiori
la preghiera ha provato
le stelle
non è restata tra i frantumi
dei padri
gambe bagnate da sottili piogge
aspetta ora
l’ autobus in colorate vesti di badanti
ansia di provenienza e destinazione
ignota
forse ora uscirò di scena
come buono a nulla
sorvolare sulla fine

Lucia Triolo: preghiera
“Se esisti per davvero-fatti avanti”
Nina Cassian, Preghiera
……..
Se esisti per davvero non ti fare avanti
è tardi ormai
senza di te ho girato
nei bar dai tavolini vuoti
nelle stanze a pensione ho frantumato assenze
senza di te ho pensato
il mio lungo racconto
mostravo in giro il corpo
giovane e bello
per far pubblicità al cervello
Tutti i miei sguardi erano
più di un forse
se senza di te ho schivato urti
scavato tenacia nel verde delle foglie
e ho raso il pelo ai morti.
Ora lascia che muoia ostinata
non risuscitarmi
voglio vendicarmi
del vuoto che c’ è in te
farti capire e mordere l’assenza:
se esisti per davvero
sarai tu a
piangere per me

Lucia Triolo; Il paese degli “io”
il paese degli “io”
è un fertile terreno
a tutti offerto
in scatola di montaggio
vi sorgono
cattedrali
su una zampa sola.
Lì proliferano statue
di Egoismi e Dei
e ogni giorno
qualcosa
cambia loro
la testa
oggi
quella di Atena
-persona informata
sui fatti-
ha il volto
dell’urlo di Munch
e così accade il “me stesso”
balocco bislacco e incompleto
come un fatto
a pezzi
smarriti, trovati ora qui
ora lì

Poesia: ” Una tazza di cielo” di Caterina Alagna

Bevo una tazza di cielo stasera
mentre le tue dita come ali
frullano sulla tastiera.
Nel silenzio mi par di sentire
il profumo dei fiori,
il cinguettare di una primavera
ancora troppo lontana
e che tuttavia trasuda dalle mura,
dai tessuti consunti della mia casa.
Persino tra le lame sfavillanti
dei coltelli mi sembra di scorgere
la timida luce di aprile.
Scorrono le tue dita
e scrivono di numeri,
di sterili liste della spesa
mentre s’appresta nel mio cuore
un gracile gracidare di rime
rabbuiate nelle notti d’inverno
a scolpire il roseo canto
di un placido sole di maggio.
Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/
Due parole sul lavoro e sulla formazione…
Si parla tanto di mismatch tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Le imprese non trovano certe figure professionali. Danno perciò colpa alla scuola che non forma adeguatamente oppure danno colpa ai giovani che non vogliono sporcarsi le mani e non vogliono più fare certi lavori (ma ci sono alcuni titolari di attività commerciali che addirittura pagano pochissimo i giovani, da qui la definizione di generazione 250 euro, oppure che non vorrebbero pagarli, perché danno loro l’opportunità di imparare un mestiere). D’altronde l’Italia è fanalino di coda in Europa per le spese nell’istruzione. Quindi l’istruzione pubblica con le risorse economiche attuali a disposizione non può formare adeguatamente. Le aziende oggi investono molto di più di un tempo nella formazione dei dipendenti, ma non ancora in modo sufficiente per affrontare adeguatamente le sfide dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. Ma davvero poi i corsi aziendali, fatti da società esterne, spesso costosi, sono efficaci? Il vero tessuto produttivo italiano è costituito da piccole imprese. Sono queste il motore dell’economia italiana. Il sintomo manifesto che la formazione non è adeguata in queste imprese si vede dal fatto che i figli che dovrebbero rilevare le piccole ditte non si rivelano adeguati imprenditorialmente e perciò il problema maggiore di queste realtà è il mancato ricambio generazionale in gran parte dei casi. Se è vero che le grandi aziende se la cavano se i figli dei grandi imprenditori non sono validi, perché hanno un esercito di consulenti, professionisti, dirigenti, altrettanto non accade nelle piccole imprese, che hanno meno risorse economiche e meno professionalità. Nelle grandi aziende, nelle corporation, nelle multinazionali a dirigere e a governare non sono spesso i proprietari o i soci di maggioranza ma i tecnocrati, mentre nelle piccole imprese molto è delegato all’imprenditorialitá dei proprietari e degli eredi. Sempre a proposito di formazione a questo si aggiunga il fatto che molto spesso le aziende ricercano esclusivamente sia gente giovane in età di apprendistato che gente esperta, ovvero vogliono in gran parte lavoratori giovani da formare che lavoratori maturi già adeguatamente formati. Finisce così che i disoccupati cinquantenni si trovano senza futuro, senza pensare poi che le conoscenze diventano subito obsolete e i corsi per disoccupati delle regioni spesso servono a ben poco. Si parla tanto di formazione continua, ma spesso questa diventa autoformazione continua, che adesso è più efficace tramite il digitale learning, cioè con i corsi a distanza, online. Tutto ciò naturalmente finisce a carico, sulle spese del singolo individuo. Il fatto è che dobbiamo accontentarci di questa realtà economica, dato che le risorse sono quelle che sono e il mercato è quello che è. Siamo lontanissimi dalla società post-capitalista di Marx, in cui “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni” oppure dallo slogan socialista “da ciascuno a secondo delle sue capacità, a ciascuno a secondo del suo lavoro”. Per Rousseau per combattere l’ineguaglianza e la forza bruta dello stato di natura ci voleva un contratto sociale tra i singoli e lo Stato, che esprimeva la sovranità popolare. Il contrattualismo è stato visto come la vittoria dello stato di diritto, della democrazia. Eppure in questi ultimi anni in Italia il diritto di lavorare e i diritti dei lavoratori sono venuti meno. Si pensi alla grande disoccupazione giovanile, per cui tanti ragazzi emigrano, o si pensi all’elevata precarizzazione dei lavoratori, che non hanno più garanzie per avere un mutuo dalle banche. Il governo Meloni festeggia perché è aumentato il tasso di occupazione, ma queste problematiche restano nascoste sotto il tappeto. Però i problemi restano, gli italiani li vivono quotidianamente sulla loro pelle, al di là dei trionfalismi di facciata.
Lucia Triolo: dissolvenze
scivolano le passioni
sporcano per terra come
abitudini
scivola la luce
su detriti di felicità
e li scompone
poi li ricompone quasi
per gioco
ancora tenere scivolano le immagini
come leggere vestaglie
sul corpo
ma il caleidoscopio è ormai
abusato
….
e quegli arcobaleni di desideri
