All’angolo d’uno sbadiglio
si cela
la replica d’un desiderio
messo a tacere
nel semibuio d’un sogno antico.
Mani d’ombra
carezzano
monosillabi di pori raddolciti
velando tempre immaginose d’amore
al di fuori di ruvide tempeste
che in silenzio
in un mancino rimbalzo
artigliano la vita
@Silvia De Angelis
Sui miei occhi
bende discostate
per assaporare flash della tua presenza.
E’ remota dai tempi degli sguardi
ma ancor sa meditare
di fibrillanti carezze di ciglia
mosse da un alito
d’animata follia.
Morde dolci inquietudini
sulla tremula linea di respiro
quasi indissolubile
pur essendo in bilico
su alture d’orizzonte.
Ne supera la maestà
nel suo rilasciare
morbida impronta digitale
nelle caviglie ansimanti
ch’eguagliano quasi la curva del vento
@Silvia De Angelis
Nell’eventualità
che interferenze irriverenti
diano impulso
a un soggiacere
di mani mobili
s’appiattisce il bandire
teatralità impulsive
che governino ore del giorno.
Incenerite
da fuochi del profondo
che sappiano intrattenere
un astio tramandato
sorge un’incapacità
di trasmettere ai polsi
la direzionalità
di gesti tonanti
adottati da riflessi di silenzio.
@Silvia De Angelis
Roma racchiude tesori artistici di rara bellezza e mi sono davvero emozionata, visitando la basilica di San Giovanni in Laterano, di cui inserisco qualche particolare fotograficoCondividi
Un affascinante percorso sotterraneo nella Roma dell’età imperiale, vero e proprio centro nevralgico della vita culturale e politica dell’Urbe. A due passi dal Foro di Traiano, durante i lavori di scavo e riqualificazione del 2005, tra i cinque e i sette metri al di sotto del cinquecentesco Palazzo Valentini, viene alla luce una straordinaria area archeologica costituita da due dimore patrizie risalenti al IV secolo d.C., dotate di un’area termale privata, e appartenenti a influenti famiglie dell’epoca. Nel corso dei secoli, l’aspetto originario delle sale è stato modificato da muri medievali e rinascimentali che, comunque, consentono di ricostruire un importante tassello della topografia antica di questa zona. L’area delle terme private, inoltre, era piena di detriti dovuti al crollo del piano superiore, dovuto forse a un terremoto avvenuto nel 538 d.C. Sono presenti, infatti, delle fratture orizzontali nelle lastre marmoree e delle tracce di un incendio scatenatosi probabilmente dopo il sisma. Attraverso l’accurata ricostruzione multimediale e alla computer grafica curate da Piero Angela, Paco Lanciano e da un’équipe di tecnici ed esperti, oggi è possibile rivivere la magnificenza delle Domus, appartenute alle nobili famiglie romane che vi avevano stabilito la propria dimora. Le strutture murarie, gli ambienti, le terme, le decorazioni e gli arredi, rinascono e accompagnano il visitatore in un suggestivo viaggio virtuale all’interno della Roma imperiale. L’installazione di una pavimentazione trasparente gli permette, inoltre, di camminare come sospeso su questo straordinario sito e, attraverso dei giochi di luce, ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati, di ammirare i suoi ambienti immergendosi completamente nell’atmosfera dell’antica Roma. La visita inizia dal complesso termale delle Piccole Terme di Traiano, nella cui piscina centrale i padroni di casa potevano rilassarsi dopo la palestra. Le piscine erano dotate di impianto idrico privato, un lusso che solo i cittadini più abbienti potevano permettersi. Si prosegue entrando nel laconicum, una sauna in cui la temperatura raggiungeva i 50 gradi, grazie a una fornace alimentata dalla legna bruciata dagli schiavi. Le altre vasche delle terme: il calidarium, il tepidarium e il frigidarium, erano utilizzati per adattare il corpo ai diversi livelli di calore. Nel frigidarium è stata rinvenuta la testa marmorea della dea Minerva risalente al I secolo d.C. che costituiva già un’antichità per l’epoca. Dalle terme si accede direttamente alla casa patrizia e in uno dei suoi salotti la cui pavimentazione e le pareti sono rivestite di pregiati marmi policromi. Dalla rimozione dei detriti utilizzati per riempire il terreno prima della costruzione di Palazzo Valentini è emersa una porzione di strada romana in basolato del I secolo d.C. composta da grandi blocchi di pietra spessi 30 centimetri e del peso variabile tra i 50 e i 300 kg. Nella stessa area sono state rinvenute anche due statue romane. Una scala monumentale portava al piano superiore della domus dove si trovavano delle camere da letto di dimensioni piuttosto contenute. Le domus erano dotate anche di una biblioteca per lo studio e la lettura dei papiri, nonché di una grande cucina. Il salone della seconda domus presenta uno straordinario pavimento a mosaico con disegni geometrici e floreali, in seguito tagliato in due dal muro cinquecentesco del palazzo. Per realizzarlo ci sono volute circa mezzo milione di tessere e centinaia di migliaia di tasselli. Un altro mosaico si trova nella stanza adiacente che probabilmente esibiva un colonnato che si apriva verso giardini della casa. Il materiale di risulta degli scavi è organizzato in una piccola esposizione museale e contribuisce a tracciare usi e costumi delle varie epoche attraversate dall’edificio. Il percorso di visita culmina in un grande plastico ricostruttivo dell’area in età romana e delle fasi attraversate da Palazzo Valentini, grazie al quale il visitatore può rivivere il contesto urbano dell’epoca con le sue stratificazioni storiche. Le foto sono di proprietà dell’Amministrazione della Città Metropolitana di Roma Capitale(WEB)
Peduncoli reclinati
sull’orma d’una cromatica potestà
rinascono su fiori di carta.
Orgia di pennelli talentuosi
coricati su logica ansante
d’un immaginoso fragile
donano essenzialità al respiro.
Luce ritrovata nella severità del buio
proietta ciocche di colore
capaci sminuire l’orma di paura
rifugiata nel pozzo nero
dopo la caduta a picco nel sogno…
@Silvia De Angelis
Come tornai da la Madon-dell’-Orto Co cquer pizzicarolo de la scesta, Aggnede poi cor mannataro storto Ar Cimiterio suo che cc’è la festa.
Ner guardà cqueli schertri io me sò accorto D’una gran cosa, e sta gran cosa è cquesta: Che ll’omo vivo come ll’omo morto Ha una testa de morto in de la testa.
E ho scuperto accusí cche o bbelli, o bbrutti, O ppréncipi, o vvassalli, o mmonziggnori, Sta testa che ddich’io sce ll’hanno tutti.
Duncue, ar monno, e li bboni e li cattivi, Li matti, li somari e li dottori Sò stati morti prima d’èsse vivi.
Notevole chiazza bianca
a sfiorare la gorgia
e setoso manto oscuro come la pece
sensibilizzano i tratti
d’un solitario mustelìde.
Son solchi spogli in desertiche pianure
e rocce accidentate in curvature montuose
ad accentuare iridi accese della faina
nell’impatto controluce.
La dimenticanza del giorno
nel blu di notti mute
pone predilezione a feroci agguati
nel balzo repentino alla nuca della preda
suggendone il sangue
mentre l’orizzonte di cielo e terra mescolati
si fa invisibile
@Silvia De Angelis
Inaspettata fanfara
rumoreggiante
su davanzale aperto
alle fauci del giorno.
Sancisce una volontà diversa
dal crisma motivato nell’attimo.
Consapevolezze e ironie
si scambiano inusuali ritmi
alla ricerca d’un talento
dolce/amaro stupefacente.
Disegnerà bocci di magnolia cangianti
nel retrovia del pensiero
divenuto crepitio d’umore
come disfatta d’un dolo…
@Silvia De Angelis
Una serie di persone sconosciute, in una metropoli che si muove compulsivamente, nelle giornate colme di impegni, di tutti i generi, ai quali attenersi con la migliore precisione.
I contatti, fra esseri umani, sono sempre più sporadici, nelle città super abitate e in cui il modo più veloce, per sentirsi, è quello dei messaggi sul telefonino.
Da quando si è diffuso l’uso del web, le persone si guardano negli occhi e si toccano meno, lasciando trapelare le loro sensazioni su strumenti altamente tecnologici, ormai, alla portata di tutti.
Forse sono una romantica, ma preferivo i tempi addietro, quando ci si parlava fra simili e attraverso un contatto, prettamente umano, ci si scambiavano punti di vista ed emozioni, a volte indimenticabili.
Inoltre, in quest’epoca, è tutto velocizzato, come se fossimo degli automi, alle prese con una continua corsa, per il raggiungimento di una qualsiasi cosa della vita.
In strada si cammina con sospetto, molto guardinghi, per paura di essere scippati, o di essere avvicinati da qualcuno che abbia reconditi scopi, pericolosi per noi.
Decisamente non è un bel vivere, ancorati principalmente ad amicizie di vecchia data, che sappiano trasmetterci sicurezza o, in alternativa, avere conoscenze superficiali con cui argomentare in modo
generico, senza far trapelare la parte più genuina di noi.
Mi auguro che la situazione possa evolversi al meglio, ritornando a momenti di solidarietà, fra la gente, e fiducia gli uni negli altri, anche diminuendo episodi spiacevoli, e violenti, che talvolta ci dànno un senso
Sterzo su evolute trazioni del presente
lasciando scivolare
nessi scomodi al respiro
nel risveglio d’una luce fioca.
Svuotata di conforto
supero incognite gravose
nella bocca
che aggiunge respiri all’ugola
vogliosa d’un canto originale.
Dita impalpabili si muovono
a sorreggere codici svelati
nelle mani solide
sognanti carichi di fiducia
oltre segrete tane.
@Silvia De Angelis