ESITO D’UN’ILLUSIONE, di Silvia De Angelis

Plagiata quasi

da quella musica

che inabissa il nulla

e trae l’esito d’un’illusione

rivivo te

nell’essenza d’un’espressione intraprendente

e al contempo dolcissima

Smuove passionali fantasie

intinte in un lento fremere di gemiti

fino a morire in un incontenibile amplesso

mentre scosto

la mossa dei capelli

per evadere lo sguardo ammiccante

@Silvia De Angelis

TOCCHI MEMORI, di Silvia De Angelis

Quel respiro

imprestato nell’attimo fuggente

per poter abbreviare

la distanza

strascico di polvere tra noi.

Lontane sillabe

diradate con sguardi vaporosi e vaghi

sono decadute nel gioco di flussi lenti.

Una farsa algida e scostante

lambisce un pressappoco

di sotterfugi nomadi

sgretolati in un qui di aperto ascolto

ove tocchi memori siano asfaltati

da una carezza vicino all’ombelico…

@Silvia De Angelis

LA CURVA DEL VENTO

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Sui miei occhi
bende discostate
per assaporare flash della tua presenza.
E’ remota dai tempi degli sguardi
ma  ancor sa meditare
di  fibrillanti carezze di ciglia
mosse da un alito
d’animata follia.
Morde dolci inquietudini
sulla tremula linea di respiro
quasi  indissolubile
pur essendo in bilico
su alture d’orizzonte.
Ne supera la maestà
nel suo rilasciare
morbida impronta digitale
nelle caviglie  ansimanti
ch’eguagliano quasi la curva del vento
@Silvia De Angelis

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IN CONTROLUCE, di Silvia De Angelis

Oltre l’opacità della barba

le sillabe svuotate di vigore

eludono sogni d’uno spessore antico.

Vagano su dune informi

modellate

da instabilità precaria e austera

distante da un benessere voluto.

Lo sguardo cristallino e verace

naviga su un qui

di speranze d’alba su cosmiche carezze

ove la mano

sempre presente

possa abbracciare i tuoi occhi

laghi in controluce.

@Silvia De Angelis

LA COCCINELLA, di Silvia De Angelis

Accattivante
divertente aspetto
cela
agressività intensa
elevata predazione

Coloristica coccinella
rotondeggiante corpo
fragili antenne

Lungo vissuto sonno
adagia 
aranciate foglie
Preferite spaccature
querce corteccianti

Primavera abbandona
teneri giacigli
Larve minute
mutano in ninfe

Predatori sofisticati
forte emettono
emotività
maculato manto

Prediligono 
efferato cannibalismo

Umani
pregiano sua specie
Divora insetti
devastanti
preziose colture

@Silvia De Angelis 2009

INTERFERENZE

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Nell’eventualità
che interferenze irriverenti
diano impulso
a un soggiacere
di mani mobili
s’appiattisce il bandire
teatralità impulsive
che governino  ore del giorno.
Incenerite 
da fuochi del profondo
che sappiano intrattenere
un astio tramandato
sorge un’incapacità
di trasmettere ai polsi
la direzionalità
di gesti tonanti
adottati da riflessi di silenzio.
@Silvia De Angelis

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DOMUS ROMANE DI PALAZZO VALENTINI, di Silvia De Angelis

Un affascinante percorso sotterraneo nella Roma dell’età imperiale, vero e proprio centro nevralgico della vita culturale e politica dell’Urbe. A due passi dal Foro di Traiano, durante i lavori di scavo e riqualificazione del 2005, tra i cinque e i sette metri al di sotto del cinquecentesco Palazzo Valentini, viene alla luce una straordinaria area archeologica costituita da due dimore patrizie risalenti al IV secolo d.C., dotate di un’area termale privata, e appartenenti a influenti famiglie dell’epoca. Nel corso dei secoli, l’aspetto originario delle sale è stato modificato da muri medievali e rinascimentali che, comunque, consentono di ricostruire un importante tassello della topografia antica di questa zona. L’area delle terme private, inoltre, era piena di detriti dovuti al crollo del piano superiore, dovuto forse a un terremoto avvenuto nel 538 d.C. Sono presenti, infatti, delle fratture orizzontali nelle lastre marmoree e delle tracce di un incendio scatenatosi probabilmente dopo il sisma. Attraverso l’accurata ricostruzione multimediale e alla computer grafica curate da Piero Angela, Paco Lanciano e da un’équipe di tecnici ed esperti, oggi è possibile rivivere la magnificenza delle Domus, appartenute alle nobili famiglie romane che vi avevano stabilito la propria dimora. Le strutture murarie, gli ambienti, le terme, le decorazioni e gli arredi, rinascono e accompagnano il visitatore in un suggestivo viaggio virtuale all’interno della Roma imperiale. L’installazione di una pavimentazione trasparente gli permette, inoltre, di camminare come sospeso su questo straordinario sito e, attraverso dei giochi di luce, ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati, di ammirare i suoi ambienti immergendosi completamente nell’atmosfera dell’antica Roma. La visita inizia dal complesso termale delle Piccole Terme di Traiano, nella cui piscina centrale i padroni di casa potevano rilassarsi dopo la palestra. Le piscine erano dotate di impianto idrico privato, un lusso che solo i cittadini più abbienti potevano permettersi. Si prosegue entrando nel laconicum, una sauna in cui la temperatura raggiungeva i 50 gradi, grazie a una fornace alimentata dalla legna bruciata dagli schiavi. Le altre vasche delle terme: il calidarium, il tepidarium e il frigidarium, erano utilizzati per adattare il corpo ai diversi livelli di calore. Nel frigidarium è stata rinvenuta la testa marmorea della dea Minerva risalente al I secolo d.C. che costituiva già un’antichità per l’epoca. Dalle terme si accede direttamente alla casa patrizia e in uno dei suoi salotti la cui pavimentazione e le pareti sono rivestite di pregiati marmi policromi. Dalla rimozione dei detriti utilizzati per riempire il terreno prima della costruzione di Palazzo Valentini è emersa una porzione di strada romana in basolato del I secolo d.C. composta da grandi blocchi di pietra spessi 30 centimetri e del peso variabile tra i 50 e i 300 kg. Nella stessa area sono state rinvenute anche due statue romane. Una scala monumentale portava al piano superiore della domus dove si trovavano delle camere da letto di dimensioni piuttosto contenute. Le domus erano dotate anche di una biblioteca per lo studio e la lettura dei papiri, nonché di una grande cucina. Il salone della seconda domus presenta uno straordinario pavimento a mosaico con disegni geometrici e floreali, in seguito tagliato in due dal muro cinquecentesco del palazzo. Per realizzarlo ci sono volute circa mezzo milione di tessere e centinaia di migliaia di tasselli. Un altro mosaico si trova nella stanza adiacente che probabilmente esibiva un colonnato che si apriva verso giardini della casa. Il materiale di risulta degli scavi è organizzato in una piccola esposizione museale e contribuisce a tracciare usi e costumi delle varie epoche attraversate dall’edificio. Il percorso di visita culmina in un grande plastico ricostruttivo dell’area in età romana e delle fasi attraversate da Palazzo Valentini, grazie al quale il visitatore può rivivere il contesto urbano dell’epoca con le sue stratificazioni storiche. Le foto sono di proprietà dell’Amministrazione della Città Metropolitana di Roma Capitale(WEB)

FIORI DI CARTA

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Peduncoli reclinati
sull’orma d’una cromatica potestà
rinascono su fiori di carta.
Orgia di pennelli talentuosi
coricati su logica ansante
d’un immaginoso fragile
donano essenzialità al respiro.
Luce ritrovata nella severità del buio
proietta ciocche di colore
capaci sminuire l’orma di paura
rifugiata nel pozzo nero
dopo la caduta a picco nel sogno…
@Silvia De Angelis 

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ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACHINO BELLI, di Silvia De Angelis

ER CIMITERO DE LA MORTE DI GIOACCHINO BELLI

Come tornai da la Madon-dell’-Orto
Co cquer pizzicarolo de la scesta,
Aggnede poi cor mannataro storto
Ar Cimiterio suo che cc’è la festa.

Ner guardà cqueli schertri io me sò accorto
D’una gran cosa, e sta gran cosa è cquesta:
Che ll’omo vivo come ll’omo morto
Ha una testa de morto in de la testa.

E ho scuperto accusí cche o bbelli, o bbrutti,
O ppréncipi, o vvassalli, o mmonziggnori,
Sta testa che ddich’io sce ll’hanno tutti.

Duncue, ar monno, e li bboni e li cattivi,
Li matti, li somari e li dottori
Sò stati morti prima d’èsse vivi.

Roma, 10 dicembre 1832

LA FAINA

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Notevole chiazza bianca
a  sfiorare la gorgia
e setoso manto oscuro come la pece
sensibilizzano i tratti
d’un solitario mustelìde.
Son solchi spogli in desertiche pianure
e rocce accidentate in curvature montuose
ad accentuare iridi accese della faina
nell’impatto controluce.
La dimenticanza del giorno
nel blu di notti mute
pone predilezione a feroci agguati
nel balzo repentino alla nuca della preda
suggendone il sangue
mentre l’orizzonte di cielo e terra mescolati
si fa invisibile
@Silvia De Angelis



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RINASCITA, di Silvia De Angelis

Riscoprirti ora

quando una dolcissima inerzia

interferisca

sull’intento di sempre

Circostanziale

ora

quel tuo aspetto famoso

inaspettatamente

lascia fraintendere

un che di fascinoso e occulto

che giochi

sul gheriglio di commozione

forse in letargo da qualche tempo

S’amplia la visura

d’un pregiudizio antico

votato sullo schiudersi di labbra

non più barcollanti

ma assai decise

in un sentiero bagnato

in cui mosto vermiglio

sciolga una densità prediletta

alla sua rinascita….

@Silvia De Angelis

IL FATTO

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Inaspettata fanfara
rumoreggiante
su davanzale aperto
alle fauci del giorno.
Sancisce una volontà diversa
dal crisma motivato nell’attimo.
Consapevolezze e ironie
si scambiano inusuali ritmi
alla ricerca d’un talento
dolce/amaro stupefacente.
Disegnerà bocci di magnolia cangianti
nel retrovia del pensiero
divenuto crepitio d’umore
come disfatta d’un dolo…
@Silvia De Angelis 

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VIVERE OGGI, di Silvia De Angelis

Una serie di persone sconosciute, in una metropoli che si muove compulsivamente, nelle giornate colme di impegni, di tutti i generi, ai quali attenersi con la migliore precisione.

I contatti, fra esseri umani, sono sempre più sporadici, nelle città super abitate e in cui il modo più veloce, per sentirsi, è quello dei messaggi sul telefonino.

Da quando si è diffuso l’uso del web, le persone si guardano negli occhi e si toccano meno, lasciando trapelare le loro sensazioni su strumenti altamente tecnologici, ormai, alla portata di tutti.

Forse sono una romantica, ma preferivo i tempi addietro, quando ci si parlava fra simili e attraverso un contatto, prettamente umano, ci si scambiavano punti di vista ed emozioni, a volte indimenticabili.

Inoltre, in quest’epoca, è tutto velocizzato, come se fossimo degli automi, alle prese con una continua corsa, per il raggiungimento di  una qualsiasi cosa della vita.

In strada si cammina con sospetto, molto guardinghi, per paura di essere scippati, o di essere avvicinati da qualcuno che abbia reconditi scopi, pericolosi per noi.

Decisamente non è un bel vivere, ancorati principalmente ad amicizie di vecchia data, che sappiano trasmetterci sicurezza o, in alternativa, avere conoscenze superficiali con cui argomentare in modo

generico, senza far trapelare la parte più genuina di noi.

Mi auguro che la situazione possa evolversi al meglio, ritornando a momenti di solidarietà, fra la gente, e fiducia gli uni negli altri, anche diminuendo episodi spiacevoli, e violenti, che talvolta ci dànno un senso

di grande ansia interiore.

@Silvia De Angelis

FIOCA LUCE

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Sterzo su evolute trazioni del presente
lasciando scivolare
nessi scomodi al respiro
nel risveglio d’una luce fioca.
Svuotata di conforto
supero incognite gravose
nella bocca
che aggiunge respiri all’ugola
vogliosa d’un canto originale.
Dita impalpabili si muovono
a sorreggere codici svelati
nelle mani solide
sognanti carichi di fiducia
oltre segrete tane.
@Silvia De Angelis 


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FASCINOSA SOLITUDINE, di Silvia De Angelis

 Con dolcezza

apro le mani

le appoggio

sul silenzio imperante

d’un attimo sfacciato

Trapela dalle sue fessure

un manto di fascinosa solitudine

S’inarca

nel profondo

come le onde del mare

sussurrando di velate creste

intarsiate di scirocco

Immersione azzurra

nella smania d’un respiro solitario

che risorge

e lascia scivolare

ombre dagli occhi

nel blu d’inviolato amore

e sagace inganno

@Silvia De Angelis

TIRO ALLA FUNE, di Silvia De Angelis

Nel vortice inconsueto

di quel tuo ansimare denso

muovo
su stanze d’amore

il tracimare infinito

di passione condivisa

Quasi una sfuriata incontrollabile

migrante

su mobilità di sinuose mani

vibranti nel vagito del tempo

Inutile dire

che caviglie slanciate
 rincorrano i tuoi passi

So, nello sconcerto

che ibridi artifici

fanno leva

sul manto delle tue emozioni

nel tiro alla fune

resa sottile


dallo scandire


d’un inverno in sordina

@Silvia De Angelis

ALLA VOCE DEL TEMPO, di Silvia De Angelis

 

Dentro quei soli grandi

disegnavamo a iosa

cerchi concentrici d’amore

nel contrappeso di binari fermi

presidio invisibile di sguardi.

Nella mossa artificiosa d’accadere

si sbrinano giorni

in un’implosione di tocchi

e oscure scansioni

disciolte in volute opache.

Indossa altresì

la memoria

un impeto a sé stante

scostando i cardini del buio

che è alle spalle

nel salto d’una scheggia di luce grezza

trafugata alla voce del tempo

insaporita di lavanda e dolore…

Silvia De Angelis