NEI PRESSI DEL LAGO

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S’accosta alla vena del silenzio 
quel brusìo tacito del lago
mentre nel cerchio raffermo della coscienza
s’addentrano pensieri d’inconfessate smanie.
S’adagiano sul torace concavo
per discendere sull’estro dell’io
che ne esalti il fascino
intinto su cerchi concentrici d’acqua
mossi da un ciottolo intrigante.
Nella lucentezza metallica d’un riflesso
in un limpido abbandono
il disamore raffermo s’identifica
allo stupore d’un verbo
che si fa muto
sull’ebbrezza di sassi sbiaditi
al calore d’un ‘emozione
@Silvia De Angelis 

 
 

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“TUTTO QUESTO SI PERDERA'”, libro di Massimo Occhiuzzo, presentazione di Silvia De Angelis

Una scrittura intraprendente e omogenea, quella di Massimo Occhiuzzo, per introdurci
in una dimensione d’esistenza in cui agiscono diversi personaggi, con le loro svariate problematiche di vita.
Su tutto domina l’ansietà d’una madre che perde le tracce del proprio figlio, la difficoltà dei giovani d’introdursi in un ambiente lavorativo che renda certezze e la situazione precaria del sud della nostra penisola, ancora macchiata da strati mafiosi.
Sono questi i temi trattati dall’autore in questo volume articolato in un succedersi
di situazioni fortemente  collegate tra loro, che permettono una lettura colma di brio.
Un bene assoluto e inscindibile, nel corso del tempo, quello di una mamma, assai
apprensiva, per il buon andamento della sorte della prole, per cui  è sempre pronta  a rafforzare quel collante emotivo. Una madre che dà tutta sé stessa in ogni occasione, nella speranza che sempre il meglio sia riservato a quella parte di sé, così importante ed evoluta fino ad annullarsi quasi, per uno spiraglio di benessere rivolto al figlio.
I figli da parte loro, lottano per un cammino migliore, “catturando” qualsiasi occasione lavorativa, che permetta loro un senso d’indipendenza economica, anche se talvolta debbono pagare lo scotto delle loro scelte precipitando in un ambiente non consono alle loro aspettative , anzi, trovandosi addirittura in situazioni drammatiche, da cui risulti difficile districarsi.
E ancora quell’egoismo occulto che li rende complici di una fuga dal bene
materno, una sparizione, così inspiegabile e fuori dimensione che diverrà protagonista, infine, di “un non riconoscimento da parte della genitrice” sconvolta dal dolore di una mancanza nel tempo, che crea addirittura uno scompenso mentale.
Un sud d’Italia rimasto ancorato a trame mafiose del passato, che non  si dissolvono
in alcun modo, ma che sono ancora frutto d’un clientelismo accentuato e insane forme
di violenza, da cui e’ difficile salvaguardarsi…
Una terra calda, che offre poche possibilità di lavoro e si basi ancora sulla prepotenza di “signorotti”…. sono “loro” a  fare il bello e il cattivo tempo con un’inaudita prepotenza e abuso di potere.
Credo che Occhiuzzo si sia avvicinato, con questo scritto, a eventi assai ricorrenti
nell’oggi e che dimostrano quanto sia ancora radicato in noi “il passato”
 rafforzato ancor più da un’epoca quanto mai incerta per la situazione politica del paese,  in forte disagio economico, per le scelte recenti fatte dai governanti.
Il volume, nel suo incedere, si rende assai interessante, trasmettendo, per così dire” una certa curiosità di sapere cosa stia per succedere da un momento all’altro
e accelerando, così, il passo di lettura.
Una lettura nitida, pur affrontando, nel suo insieme, argomenti complessi che sono
alla base di un racconto, non privo di situazioni inaspettate, che andranno a completare un quadro descrittivo, nell’insieme, non troppo drammatico. Lascerà intravedere, in ogni caso, uno spiraglio di positività, nello svolgersi dei suoi giorni.
Essi trascorrono assai velocemente, e comprendono fatti salienti che danno corpo alla struttura del libro.
Un libro che dimostra la profonda sensibilità dell’autore, e il suo affrontare chiaroscuri del percorso, non semplici nelle loro notevoli sfumature, ma che sanno prendere sapientemente corpo in uno scorrere di esiti, collegati tra loro, ma del tutto insoliti , in uno scenario assai consapevole di vita che fugge…..

@SILVIA DE ANGELIS














LIBRO “UNA SCATOLA DI LATTA” di MASSIMO OCCHIUZZO, recensione di Silvia De Angelis

Cosa accada nella mente umana sembra  rappresentare un’essenza unica e imprendibile
talvolta labile, altre misteriosa, ma come spesso succede può racchiudere una carica aggressiva irrecuperabile, che non permetta di poter tornare sui propri passi.
E’ quanto spesso si verifica soprattutto nella mente di soggetti maschili, che per motivi forse atavici o di forte frustrazione, sono capaci di riversare, completamente, sulle donne.
In un tracciato di scrittura notevole, per la sua creatività e ambientazione, è quanto mette in rilievo l’autore del testo “  UNA SCATOLA DI LATTA”,Massimo Occhiuzzo, rifacendosi, in parte,  a rapimenti di ragazze avvenuti in Italia negli anni passati.
Situazioni assai dolorose, che hanno coinvolto giovani donne, e indotto le loro famiglie, a ritrovarsi in un ginepraio disordinato, dal quale poter riuscire a estrapolare,  indizi e motivazioni, utili alla risoluzione del caso.. 
 In una circostanza di forte malessere interiore, agiscono alcuni dei personaggi presentati dall’autore  in questo volume, inserito in una Roma che si dimostra quasi indifferente alla gravità di certi avvenimenti, per la sua  ormai presa di coscienza, di dar vita a una società malsana, in cui si sono  dissolti, quasi del tutto, remoti valori interiori.
Due innocue signore d’età avanzata, dopo il ritrovamente d’una scatola con delle missive, danno inizio a un’indagine, inizialmente fantomatica, ma che col trascorrere del tempo darà corpo a fatti meno immaginosi e concreti su cui, le autorità, potranno muovere dei passi più decisi e risalire a quanto effettivamente accaduto anni prima.
Fanno la loro comparsa, gradualmente, nel volume i vari interpreti, che daranno il via a una serie di eventi ben congegnati tra loro e che metteranno in risalto, di volta, in volta, le peculiarità caratteriali di ogni personaggio. Aumenterà, nel corso della lettura la suspance della storia, in un crescendo di occasioni, che terranno avvinto  il lettore alle pagine del libro, giungendo così, ad un’inaspettata, quanto imprevedibile conclusione dello stesso.
L’autore oltre a rendere scorrevolissima la lettura, con un’attento tratteggio dei vari protagonisti, che a mano a  mano, compaiono sulla scena del giallo, ne raffigura con abilità  l’impronta ideologica, rendendo ognuno di loro molto vicino a una dialettica di vita che scorre giornalmente nel nostro quotidiano. In questo contesto, Occhiuzzo, rende assai appropriato alla dinamica del libro, l’atteggiamento dei vari soggetti, che si muovono in un’atmosfera precisa in tutti gli accadimenti, davvero correlati tra di loro.
 Dimostra pertanto, lo scrittore, una spiccata sensibilità d’animo a pennellare personalità umane dal profilo, talvolta complesso, che operano in una dimensione ambigua, celando la propria oggettività in atteggiamenti discordanti e lontani da una realtà accettabile di vita.
Una visione approfondita e delineata, risulta, essere stato il proponimento dell’autore, in questo testo, della primitività e violenza del maschio, che poco sembra essersi evoluto, nel corso dei secoli, dando vita a scene di possessività esasperante e cruenta nei confronti dell’altro sesso, assai più sensibile  e progredito, e in grado di dare scacco a sollecitazioni mentali dai toni assai superati.
@Silvia De Angelis

NOTIZIE, di Silvia De Angelis

Siamo continuamente bersagliati da notizie di ogni genere. Ultimamente la televisione, e i giornali,fanno a gara per chi riesce a divulgare più panico nelle genti.E’ incredibile quanto, ogni notizia, diventi esasperante solo per poter fare uno scoop giornalistico eriuscire a stare il più possibile, al centro dell’attenzione.I latori di queste “bravate” non si rendono conto della grande entità dei danni procurati a tutti.Innanzi tutto  lasciano accadere un gran rallentamento in tutte le azioni che normalmente fanno parte del quotidiano, in quanto, molte persone si sentono bloccate per paura di subire un qualsiasi danno e la cosa si ripercuote sull’andamento generale dell’andare di vita, con ripercussioni estremamente negative.Effettivamente le “notizie pesanti” debbono essere riportate, ma in modo giusto, senza essere caricatedi quei giudizi e considerazioni “catastrofici”, capaci di suggestionare, in modo negligente, la massa che ascolta e interpreta in modo peggiorativo ogni cosa memorizzata.Sembra che da un momento all’altro fra terremoti,  bombe esasperanti di pioggia, virus incontrollabilie violenti tzunami prima o poi saremo inghiottiti inevitabilmente da una di queste tremende calamità.I pensieri negativi non giovano alla nostra mente, in continua elaborazione di dati e in assiduo apprendimento di cose nuove. Queste dovrebbero avere la loro giusta dimensione e interpretazione,ma senza cagionare stati di stress, o di pressante ansia, come invece capita spesso in seguito all’ascolto di un telegiornale basato su un 99% di notizie disastrose, senza essere minimamente intercalato da flash di cronache interessanti e distensive.@Silvia De Angelis

LA PREVISIONE, di Silvia De Angelis

Ha appena salutato il suo ragazzo, Sabrina, e si reca a casa perché all’indomani ha una giornata molto

faticosa.

Finalmente si corica, e cerca di svuotare la mente dalle varie preoccupazioni della vita, per provare ad

addormentarsi presto.

Improvvisamente, il buio della sera, viene interrotto dal una luce fortissima, che si staglia sulla finestra,

della stanza della ragazza. Sbigottita, e anche impressionata Sabrina si alza velocemente, cercando di

capire da dove provenga quel faro abbagliante…prima che si renda effettivamente di quanto stia succedendo, inizia ad ascoltare una voce metallica che le dice, di essere stata prescelta, per un’osservazione della sua persona sul pianeta  Oibaf e quindi dovrà prepararsi quanto prima per affrontare il viaggio, in astronave, onde raggiungere la nuova meta.

La ragazza pensa che stia sognando, e si stropiccia, a forza, gli occhi per cercare di destarsi, ma la voce del

suo interlocutore, con tono perentorio, le impone di camminare sul flusso della luce, per poter partire alla

volta di Oibaf.

In men che non si dica Sabrina si trova a bordo d’un veicolo supersonico, e velocissimo, che si dirige alla

volta del luogo prestabilito. A bordo della navicella si muovono dei robot, che hanno il pieno comando

dei veicolo. I robot, con voce decisa, cercano di tranquillizzare la donna, promettendole che all’arrivo

a destinazione, si troverà a suo agio nel loro mondo.

La velocità dell’astronave inizia a diminuire, e dai suoi oblò,  la nostra protagonista intravede un paesaggio colorato, e molto invitante, per le sfumature che riserva, allo sguardo, molto incuriosito.

Una donna eccentrica d’aspetto, non proprio umano, la accoglie al suo arrivo, e l’accompagna in quella che sarà la sua dimora.

Sabrina chiede delle spiegazioni, intimorita, e Aifa (questo è il nome della donna) le spiega che occorrerà

che si realizzi una profezia, tramandata dagli avi, che prevede che un essere umano, si congiunga con un

individuo della loro specie, per generare un figlio speciale che dovrà regnare sulla loro terra.

La ragazza impaurita cerca di scappare….ma si rende conto che non ci sono molte vie d’uscita. Allora finge di prestarsi alla situazione e chiede di conoscere quello che sarà il suo partner.

Eccolo Ocram… il futuro compagno di Sabrina… si fa avanti baldanzoso, sfiorando la mano della ragazza e

cingendola con un delicato abbraccio.

Sabrina vorrebbe essere furiosa, ma in realtà la dolcezza di quel delicato approccio con Ocram, l’ha lusingata molto e, fra sé, desidera conoscerlo più a fondo. Infatti dopo poco tempo si trova in un alloggio

con lui ed è sempre più ammaliata dal fare di quell’essere così diverso, ma così stranamente amabile.

Mentre si lascia andare alle carezze del partner, viene improvvisamente tramortita da un corpo

contundente e perde i sensi.

Dopo giorni di cure, Sabrina riprende conoscenza, e le è reso noto che  Aloa, una donna innamorata di Ocram, la aveva colpita per gelosia. Quindi starà a Sabrina  decidere se punire l’avversaria, con la morte, o con un trasferimento in una galassia buia.

La nostra ragazza, nel frattempo, si meraviglia sempre più del desiderio inconscio di stare vicino ad Ocram e di accarezzarlo ovunque.

Ocram la cerca, e col suo fare, molto suadente, l’avvicina a sé, facendole capire di volerla amare completamente.

Sabrina cede alle richieste di Ocram, e non sa spiegarsi come  sia  potuto avvenire tutto questo cambiamento di vita in lei…. ma, in un flash inaspettato,  ricorda di una previsione stranissima che le aveva fatto da piccola la nonna….che ora intravede, gioiosa, in un cielo stellato…..

@Silvia De Angelis

SOLITARIA STANZA, di Silvia De Angelis

Corde quiete

nella malinconia di cortecce sterili

coccolate in un letargo

che usurpa l’imperfezione d’un sentimento.

Parole predilette

disperse nel bivacco del buio

sorprendono

il librarsi d’un mutamento assiduo

dato da un cerchio

che gira monotono, colmo d’assenza.

S’evolve un tempo non tempo

nella solitaria stanza

contagiato a forza

da un linguaggio di carne

che non trova silenzio…

@Silvia De Angelis

VILLA ADA SAVOIA A ROMA, di Silvia De Angelis

Il grande parco, adorno di numerosi edifici neoclassici ed eclettici quali il Tempio di Flora, la Villa Polissena, le Scuderie Reali, lo Chalet svizzero, la Torre Gotica è caratterizzato da boschi di lecci, querce da sughero, pinete e prati, secondo la tradizionale configurazione irregolare del giardino all’inglese. La vastità territoriale di Villa Ada, contraddistinta da una vegetazione rigogliosa, la graduale riqualificazione del suo patrimonio ambientale, attuata attraverso un attento recupero dell’assetto vegetativo originario e la ricostituzione della fauna, ne fanno un luogo ideale per passeggiate e jogging nella natura; alla fine degli anni novanta è stato attrezzato un nuovo accesso da via Panama, dove è possibile introdursi nella parte rimasta più integra dal punto di vista floreale e faunistico, passeggiando in una zona boschiva caratterizzata da estese macchie di pini, lecci, allori e castagni e popolata da scoiattoli, ricci, conigli selvatici, e ampie comunità di uccelli, che hanno trovato in questo parco il giusto habitat.

Dove si trova: Municipio II, quartiere Parioli
Epoca: XVIII – XX secolo
Estensione: 160 ettari
Ingressi: via Salaria 267 – 273 – 275, via di Ponte Salario, via di Monte Antenne, via Panama

 La villa, conosciuta soprattutto come residenza dei Savoia, che la possedettero dal 1872 al 1878 e dal 1904 al 1946, comprende numerosi edifici di varia natura ed epoca: il Casale detto “La Finanziera”, sul colle omonimo, attuale sede del WWF; il Fienile, adibito a centro ippico della società Cascianese; il Casale delle Cavalle Madri, così denominato per la sua destinazione, in epoca Savoia, a ricovero per le cavalle in procinto di partorire, provenienti dalle scuderie del Quirinale; la Villa Polissena, le Scuderie reali, la Villa Reale, il Casino Pallavicini, il Tempio di Flora, le Tribune, edifici ubicati lungo il muro di cinta a confine con la via Salaria e una serie di fabbriche legate a funzioni non solo rurali ma anche residenziali oggi di proprietà del Demanio dello Stato, di privati e del Comune.

L’attuale comprensorio della villa consta di 160 mq e corrisponde a un territorio di grande importanza storica, abitato sin dall’epoca romana. Sulla collina oggi in parte occupata dal Forte Antenne, prospettante la confluenza del Tevere con l’Aniene, era ubicata l’antica città di Antemnae (ante amnem = davanti al fiume), il cui nome diede origine all’attuale toponimo. La vasta zona del parco sulla sinistra della via Salaria, estesa proprio fino alla confluenza del Tevere con l’Aniene, era frazionata, ancora alla seconda metà del Settecento, in innumerevoli poderi e tenute, con vigne, boschi, seminativi e canneti, tra i quali emergevano casini nobili e giardini. La parziale unificazione di queste proprietà si deve al principe Luigi Pallavicini alla fine degli anni Ottanta del Settecento. Del progetto di sistemazione della villa fu incaricato l’architetto francese Auguste Chevalle de Saint-Hubert (1755-1798) che progettò, avvalendosi della collaborazione di Francesco Bettini (1737-post 1809), un parco adorno di quelle fabbriche da giardino tipiche del tempo.

Tra gli arredi del parco spicca per qualità architettonica il coffee-house settecentesco presso il casino Pallavicini, meglio conosciuto come il Tempio di Flora. La sua tipologia, con pronao e facciata neoclassici, nasconde sul retro un corpo absidato, che riprende il motivo del colonnato, affacciato su un sottostante invaso ad anfiteatro con al centro una fontana in ghisa tardo-ottocentesca, frutto di un rimaneggiamento in chiave romantica del luogo.
Nella pianta della Presidenza del Censo del 1839 buona parte della tenuta già Pallavicini figura come proprietà dei Potenziani che nel 1872 la vendettero al re Vittorio Emanuele II di Savoia. Il sovrano, intenzionato a trasformare la tenuta in residenza suburbana della famiglia Savoia, a seguito del trasferimento della corte a Roma, nuova capitale del regno, decise per un suo immediato ampliamento, con l’acquisizione delle numerose vigne confinanti.

Grazie all’intervento del paesaggista Emilio Richter, Direttore delle Ville e Parchi Reali, la proprietà venne trasformata, a partire dal 1874, in un parco rustico all’inglese. In soli sei anni furono inoltre costruiti il Casino Nobile, oggi sede dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto, edifici residenziali, scuderie, vennero restaurati antichi casali, contestualmente alla demolizione di numerosi edifici rustici. Le tenute rurali vennero quindi trasformate in un grandioso parco, popolato di piante esotiche e abbellito con piccole costruzioni quali lo Chalet svizzero e la torre gotica.
Alla morte del re, nel 1878 la villa fu venduta al conte di origine svizzera Tellfner, potente amministratore dei beni della casa reale, che la chiamò Ada in onore della moglie. Dopo poco più di un ventennio, nel 1904, il complesso venne riacquistato dai Savoia, che avviarono nuovi consistenti interventi di risistemazione. Negli anni 1941-42 venne realizzato, nella zona s-w del parco a circa 350 metri dalla residenza reale, un bunker antiaereo a pianta circolare per ospitare il re e la sua famiglia.
Alla caduta della monarchia nel 1946, la parte della Villa che era proprietà personale del re rimase ai suoi eredi, mentre quella proprietà della Casa reale divenne patrimonio pubblico e dopo alcuni interventi di sistemazione che la alterarono anche in modo improprio, nel 1957, è entrata a far parte delle ville di pertinenza del Comune di Roma e quindi liberamente accessibile. La parte privata è stata invece lasciata in uno stato di abbandono pressoché totale e conserva ancora oggi molti tracciati del vecchio impianto, tra cui quelli del giardino informale settecentesco.
In questi ultimi anni si sono avuti alcuni significativi interventi di restauro riguardanti il portale monumentale sulla via Salaria, l’annesso casino-guardiania, il coffee-house (ora purtroppo in grave stato di degrado) e la fontana in ghisa. A marzo del 2016, dopo il restauro a cura dell’associazione Roma Sotterranea, è stato aperto al pubblico il bunker antiaereo visitabile su prenotazione (WEB)

NINO ROTA CON TRE POESIE DI SILVIA DE ANGELIS


Ringrazio infinitamente l’autore Flavio Almerighi per essersi soffermato

sui  miei versi con questo bell’articolo (dal blog di Flavio Almerighi https://almerighi.wordpress.com/)

Arcano silenzio.

Sull’incipit della sera

nel mormorato di vortici lontani

s’assiepano vibranti schiume d’oceano

mosse da lumi di cose già narrate.

Pesanti tocchi di neve

impalmano tacite astrazioni

scivolate su anse di buio….

Gelide ne quietano l’ardire

nell’assenza di pochezza

approdata su un pallore d’abbandono.

Un arcano silenzio nel viola del pensiero

è interrotto da un suono di campana

scivolato su perfetti sgarbi

naufragati su lingua prosciugata…

*

Controllo delle emozioni.

Incisioni sulla pelle

nella linea che s’incurva

lasciando un fremito dolente

su ventre ceduto alla fiamma.

Mozioni tenute a bada

nella matrice che scandisce passi

sul tempo affusolato d’un narciso.

Abbaglia voci antagoniste

nell’inganno senza licenza

scivolato su trucchi non riusciti…

*

La destinazione.

Nelle pulsazioni d’aria metallica

spulcio il tuo dire silenzioso

inteso come una sberla alla vita che accade.

Affilo gli occhi in caduta libera

sul tuo ego riciclato

da una quasi ibernazione voluta.

Gazzelle si muovono velocemente

fuori del muto dogma

senza raggiungere la traversa

che ti attraversa …

proseguono imperterrite la corsa

mutando destinazione …

Silvia De Angelis è nata a Roma, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo. Dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni “scarniti”, cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici, in particolare, un volume, completamente riservato agli animali “CONOSCIAMOLI MEGLIO”. Ne pubblica poi un secondo, “CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO”, in cui si sofferma volutamente su tratti d’inconscio. Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo “’N’ANTICCHIA DE’ ROMA MIA”. Segue un libro di poesie del profondo “INGANNI TRAVESTITI D’INCANTO” e infine un’ultima pubblicazione, di emozioni poetiche, dal titolo “SCREZI NEL VENTO”

https://almerighi.wordpress.com/

*

DUE IMPORTANTI BLOG, CURATI DA PIER CARLO LAVA, di Silvia De Angelis

Un modo costruttivo, e creativo, quello di Pier Carlo Lava ex direttore vendite e marketing, quello di interessarsi vivamente alle problematiche di Alessandria la sua città natale, illustrandole e inviandole alle varie autorità comunali del luogo con i relativi suggerimenti alfine di sollecitarne la soluzione.  
Cosa non semplice, ma che in qualche modo sottolinea, con insistenza, i vari disagi cui sono sottoposti i cittadini, sempre in attesa di miglioramenti dell’habitat ove trascorrono la loro vita.
Ma non si ferma qui l’attività di Lava… diventa blogger attivissimo, con la creazione sul web, di due importanti blog: “ALESSANDRIA TODAY” https://alessandria.today/ e “ ALESSANDRIA POST” https://piercarlolava.blogspot.com/ nei quali  oltre a dialogare sulle tematiche della città di Alessandria, si parla di tutti quegli avvenimenti artistici e folcloristici che ruotano intorno all’urbe e non solo.
Cenni di politica, pubblicazione di poesie di autori vari e avvenimenti d’attualità riguardanti il nostro paese, contribuiscono a dare una grande visibilità alle due testate, sempre aggiornatissime sul web.
Molti autori si sono uniti a questa iniziativa mettendo in evidenza le loro variegate opere, sui due blog, che nel giro di poco tempo, hanno raggiunto tantissime letture, per il grande interesse che hanno suscitato i vari articoli contenuti nelle pagine.
Dunque facciamo i nostri complimenti a questo instancabile blogger, che giornalmente riesce a catturare la nostra attenzione con i suoi avvincenti post. @Silvia De Angelis

PERFEZIONE

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Nell’estensione d’un canovaccio

motivato da figurazioni assidue

s’addensano parole promiscue

che ne ingrandiscano l’entità

E quel tenace ripetere

d’una didascalia

che si fa mito

se ne annovera la sostanza

tramutata

nella costante ideale

d’un astrattismo di perfezione

@Silvia De Angelis

O N D E, di Silvia De Angelis

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Rincorro  quelle interminabili onde, che col loro andirivieni, riportano in quell’arenile solitario fibrillanti attimi di remoto, unici  nel momento,  a inorgogliosire trame nascoste  perse in complicate falangi d’esistenza, interminabili e irrisolvibili.

Intense nuances smaglianti,  e  variegate sfumature tonalizzano  inquiete  intime trine , risvegliate d’un tratto a inusitati palpiti, che, col loro fremere, hanno delineato inaspettati percorsi  vissuti, volti a donar certezze nella personalità, sempre vogliosa di crescenti  sagome  caratteriali.

Quel continuo plasmare innovativi intenti ,assimilati  da quel che valido, ruota intorno a noi ,riassumendone le parti migliori, quelle che ampliano la nostra visuale, donandole l’ intrigante  nota in più, che insieme a originali accordi, tempra un’armonia interiore in grado di captare ogni minuscola inezia del percorso esistenziale, colorandolo di  straordinaria emozionalità  e di quel sovrappiù, da non sottovalutare, capace di aprire radiosi spiragli.

Quegli spiragli piccolissimi emanano briosa luce, che s’ingrandisce giorno per giorno rendendoci  capaci di osservare oltre il consueto, in una dimensione più languida e accattivante, in grado di percepire arcane sensazioni che proiettano il nostro sentire al di là di un insipido attimo d’essenza….

@Silvia De Angelis

P O E S I A, di Silvia De Angelis

Nelle mie fughe con te

si sopiscono quelle sommosse senza mediazione

difficili da spiegare a chicchessia

Quasi un moto di ribellione

a un non consenso di vita

nei suoi margini severi…duri da condividere

Mi prendi per mano

consona di quel fremito sulla schiena

forte d’un’ispirazione serrata nelle dita strette

capaci carezzare soliloqui d’eccedenti smanie

placate da un tenero languore

che si fa parola

per avvicinare le sillabe all’anima  sedotta

@Silvia De Angelis